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novembre 2011

n°01

Prospettiva Coworking

Multiverso: condividere, crescere I progetti di coworking sono una modalità di telework che, sia per un’utilità che per una necessità pratica-economica stanno espandendosi a macchia d’olio, soprattutto nelle grandi città

Musica da camera? No, da salotto

In America si chiamano House Concerts e sono dei veri e propri «eventi a domicilio». Basta mettere a disposizione il salotto di casa, garantire entusiasmo e partecipazione e il gioco è fatto…

San Lorenzo, tra presente e futuro

Firenze: una città a misura d’uomo, un luogo di condivisione, oppure un «museo a cielo aperto», bello a vedersi ma non altrettanto vivibile? Gran parte del futuro dell’amministrazione Renzi si gioca sulla risposta a questa domanda: i turisti portano soldi, ma non votano… Aut. del Tribunale di Firenze n. 5838 del 9 Maggio 2011 - Direttore responsabile Daniel Meyer Proprietario Fabrizio Marco Provinciali • Realizzazione grafica Ilaria Marchi


Care lettrici, cari lettori, bentornati sulle pagine di FUL, che torna dopo il «numero zero» che forse avrete avuto occasione di trovare a giro per Firenze. O benvenuti, su questo che è ufficialmente il numero 1, se è la prima volta che vi imbattete nel nostro mensile. E scommettiamo che non sarà l’ultima… Il numero zero è andato letteralmente a ruba… Siamo contenti di questo, e vogliamo migliorare ancora, e crescere assieme a voi. E, soprattutto, vogliamo condividere qualcosa con voi. E quello della condivisione è proprio il tema che fa da asse portante - e da sottofondo - ai temi affrontati in questo numero di FUL. D’altronde, FUL sta per Firenze Urban Lifestyle: Firenze è il fulcro di tutto ciò che scopriamo, vediamo, e vi raccontiamo; e Firenze è la nostra città, dove tutti noi condividiamo piazze, locali, eventi, tendenze, mostre artistiche, sogni, ambizioni e anche - siamo sinceri - arrabbiature. Firenze si discute, perché i fiorentini sono notoriamente di gusti difficili e non si tirano indietro quando si tratta di criticare, ma Firenze si ama, anche e soprattutto. E amare significa condividere: noi condividiamo con voi questo numero di FUL, e i prossimi, e lo consideriamo il nostro atto d’amore verso Firenze, e soprattutto verso di voi. Care lettrici, e cari lettori.

p.6

L’evoluzione del web

p.10

San Lorenzo, tra presente e futuro

p.13

Multiverso: condividere, crescere

p.16

La colla per il successo

p.18

Musica da camera? No, da salotto

p.21

Rosa Canina. l’atelier dei fioriBacco, il dio del vino, Plinio il Vecchio, l’autore di Naturalis Historia e due fratelli fiorentini, Tania e Tommaso, hanno qualcosa che, in tempi e mondi lontani, li tiene vicini: la rosa canina

p.22

Artsenal: lo spazio al servizio dell’artista

p.24

Una storia come tante, o forse no!

p.26

rubrica: Respira che ti passa

Cosa significa «condividere», oggi? Tante cose: sarebbe difficile - se non impossibile esaurire un argomento così complesso in poche righe. Ma una cosa è certa: oggi non si può parlare di condivisione senza chiamare necessariamente in causa la Rete Firenze: una città a misura d’uomo, un luogo di condivisione, oppure un «museo a cielo aperto», bello a vedersi ma non altrettanto vivibile? Gran parte del futuro dell’amministrazione Renzi si gioca sulla risposta a questa domanda: i turisti portano soldi, ma non votano… I progetti di coworking sono una modalità di telework che, sia per un’utilità che per una necessità pratica-economica stanno espandendosi a macchia d’olio, soprattutto nelle grandi città Viralità. Il concetto riporta a quello di virus. Una volta contratto, ne rimani segnato. Parliamo di questo nel nostro primo numero, dunque come non raccontare la vicenda partorita al grido di Oh No! John! In America si chiamano House Concerts e sono dei veri e propri «eventi a domicilio». Basta mettere a disposizione il salotto di casa, garantire entusiasmo e partecipazione e il gioco è fatto…

Forse ci saremo domandati se è più difficile fare o essere un artista oggigiorno o ai tempi che furono. Essere un artista è una questione ontologica, sussiste cioè autonomamente, o dipende dal fare? Partendo dall’idea che per noi i differenti orientamenti sessuali hanno lo stesso peso che può avere la scelta di un caffè amaro piuttosto che dolce, vi riportiamo un po’ di esuberanti avventure di un nostro vecchio amico che a noi hanno sempre divertito e fatto sorridere


Alle ore 7 del 13 giugno 1982 sono entrato in contatto con le prime facce umane. Dopo un mese, assieme a Pablito Rossi, Tardelli e tutti gli italiani ero già campione del mondo. Il calcio divenne per me una malattia. I posti che amo? I bar di quelli un po’ sudici e le piazze di quelle un po’ trasandate che poi in fondo in fondo sono la stessa cosa. Ad oggi una posizione da definire nel mondo del lavoro, domani chissà!!! Ma tanto la certezza, mica esiste…

J&B

Firenze l’è la mia città. La amo e la adoro. Mi piacciono i vicoli stretti, le realtà nascoste. Girarla con la mia vecchia bicicletta era una cosa fantastica, era, perché adesso me l’hanno rubata, mannaggia!!! Non vi dico l’età ma sono una giovane grafica a cui piace respirare la libertà, mangiare cose buone e ridere con gli amici.

Marco Provinciali

Ilaria Marchi

Daniel Meyer

Come disse qualcuno, «Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare…». Non ho mai sognato, o neppure pensato, di fare il giornalista. È stato il giornalismo che ha trovato me: è come se ci fossimo sempre conosciuti, ma ci siamo incontrati solo grazie ad una serie di coincidenze. Io questo lo chiamo Destino… Viaggiare, conoscere persone interessanti, intrufolarsi dappertutto, soddisfare la propria curiosità, imparare sempre qualcosa di nuovo, dialogare coi lettori, scrivere… che volere di più?

Sono nato a Firenze il 20 giugno del 1981. In teoria dovevo nascere qualche mese dopo, ma mia nonna dava una festa e non avevo nessuna intenzione di perdermela. O forse, visto che non sono un appassionato di vita mondana, volevo solo rompere le scatole. Dal punto di vista professionale, ho lavorato per tre anni all’Editoriale Olimpia, seguendo varie testate a diffusione nazionale. E collaboro con la rivista Hot Italia Magazine.

Cristina Battaglini

Teresa Tanini

Alice Colombini

Tommaso Baroncelli

Cristina Battaglini 26enne vagabondante tra Germania ed Austria, attualmente vive a Graz in veste di assistente di lingua italiana. Neolaureata in Studi Rinascimentali si chiede che ne sarà di lei, ma non sgomenta. Intanto scrive, poesia e svolge ardite performance poetiche in giro qua e là. Collabora come giornalista freelance in diverse riviste. Chiamatela anche Ladycri.

Fiesole, 1982. Vive e lavora a Firenze. Ha da sempre un rapporto conflittuale con i propri capelli. Un amore immenso per il mare e un’antipatia profonda verso le meduse. Ascolta tanta musica, non si sveglia la mattina, incline alla risata rumorosa, arrossisce per lontane associazioni di idee. Quando può ficca il naso nel mondo reale e virtuale alla ricerca di (belle) cose da vivere, regalare o anche solo da raccontare.

Sono Alice Colombini, vivo a Firenze e  sono una psicologa… con quattro colleghi abbiamo deciso di dar vita ad un’associazione (Associazione Spontanea) in cui ci unisce la curiosità verso tutto ciò che è nuovo e creativo, la passione per la meditazione e per tutte le tecniche che favoriscono un contatto profondo con se stessi. Per Ful ho pensato di creare questa rubrica per dare la possibilità a chiunque di sperimentare piccoli esercizi per allentare le tensioni quotidiane.

Firenze, 23 Luglio 1979. Nasco pigramente 23 giorni dopo la scadenza del tempo, il primo giorno disponibile del Leone. Sin da piccolissimo rimango per ore incantato ad ascoltare musica ed a guardare i dischi girare nel piatto… Colleziono vinili, leggo molto, mi piace cucinare e amo il buon vino. Credo che le belle canzoni aiutino ad essere persone migliori.


Francesco Gori

Jana Kim

27 anni, fiorentino di nascita, campagnolo d’adozione, si occupa di estetica, cinema, letteratura, politica, arte contemporanea, culture urbane, viaggi & ortaggi. Quando non scrive è in bicicletta, o a giro per sentieri, oppure a zappare nell’orto. Difficile trovarlo sul cellulare, controlla poco la mail, e controvoglia. Decisamente pigro e inaffidabile, è una strana creatura, che si serve ancora di carta e penna per scrivere e della voce, dello sguardo e delle mani per comunicare con gli altri.

Il viaggio è dunque il mio destino, dagli Urali fino a qua… e  ancor più in là, passo dopo passo, scatto dopo scatto, perché uno dei tesori che veramente ci appartiene è ciò che la memoria conserva di ogni soggetto che abita il mondo.

Aut. del Tribunale di Firenze n. 5838 del 9 Maggio 2011 Direttore responsabile Daniel Meyer Proprietario Fabrizio Marco Provinciali Realizzazione grafica Ilaria Marchi

Ci puoi contattare per l’acquisto di uno spazio pubblicitario tramite posta elettronica all’indirizzo: marco@firenzeurbanlifestyle.com tel. 392 08 57 675 Se vuoi collaborare con noi ci puoi scrivere all’indirizzo: daniel@firenzeurbanlifestyle.com oppure ilaria@firenzeurbanlifestyle.com visita il nostro sito www.firenzeurbanlifestyle.com

Lorenzo Giorgi

MArtina Scapigliati

Lorenzo Giorgi. 28 anni, barman, viaggiatore ed aspirante fotoreporter, come molti miei coetanei ancora alla ricerca di un ruolo in questo tempo. L’importante è riderci su, dopotutto «le fotografie sono come le barzellette, se le devi spiegare vuol dire che non sono venute bene».

Quello della Scapigliatura fu un movimento artistico e letterario sviluppatosi nell’Italia Settentrionale a partire dagli anni sessanta dell’Ottocento. Gli Scapigliati erano giovani tra i venti e i trentacinque anni, nutriti di ideali e amareggiati dalla realtà, propensi alla dissipazione delle proprie energie vitali. « …tutti amarono l’arte con geniale sfrenatezza; la vita uccise i migliori  » (in introduzione, La Scapigliatura e il 6 febbraio, Sonzogno, Milano, 1862). Martina è nata nel 1985. Sa leggere la musica, ama scrivere e cantare, è in procinto di terminare gli studi per la Laurea Magistrale in Giurisprudenza. Vive a Firenze col suo adorato Jack Russel Napoleone, di anni 7.

pagina facebook FUL *firenze urban lifestyle*

ringraziamenti prof. Alberto Del Bimbo, Paola Iafelice e Claudio Ripoli, Toni e Sancho Ramone, vice sindaco Dario Nardella, arch. Alberto Breschi, Alessandra Garzanti, Francesca Magnelli, Comune di Firenze, Alessandra Sarzanti, Multiverso, Pietro Paolini, Fabio Tempestini, Jacopo Turrini, Zeno Cosini, Davide Manea, Angelo Trani, Associazione Spontanea, Associazione Giacomo Onlus, Artsenal63, Nacho


Novità in rete

L’evoluzione

del web

Cosa significa «condividere», oggi? Tante cose: sarebbe difficile - se non impossibile - esaurire un argomento così complesso in poche righe. Ma una cosa è certa: oggi non si può parlare di condivisione senza chiamare necessariamente in causa la Rete Testi di Daniel Meyer, dati professor Alberto Del Bimbo, infografica Ilaria Marchi

.6

web ontologies

syntactical

semantical

P

ochi anni, e la nostra vita sociale è stata completamente cambiata (stravolta?) dall’avvento di Internet, e di tutto ciò che è connesso alla Rete. Siamo ancora lontani dall’avere assimilato tutte le novità che il Web ha portato nelle nostre vite, e, soprattutto, dal capire come si evolverà la Rete e come cambierà ancora la società. Tecnicamente, gli esperti affermano che siamo nel pieno della fase del cosiddetto Web 2.0 ( ma il Web 3.0 è dietro l’angolo…). Spiega Alberto Del Bimbo, professore di Progettazione e produzione Multimediale e di Basi di Dati Multimediali presso il Dipartimento di Sistemi e Informatica della Facoltà di Ingegneria di Firenze, Direttore del Master in Multimedia Content Design e del MICC (Media Integration and Communication Center), un centro di eccellenza nazionale sulle tecnologie dell’informazione che è parte dell’Università di Firenze: «Il Web nasce per mettere in comunicazione un soggetto con altri soggetti attraverso sistemi di elaborazione e di comunicazione di informazione digitale, in un contesto globalmente interconnesso. Nella sua prima versione la comunicazione avviene attraverso l’informazione in un sito web, o un messaggio di e-mail. I motori di ricerca consentono di ritrovare informazione semplicemente ricercando la presenza di elementi di testo nei documenti senza alcuna interpretazione. L’interpretazione del significato dei contenuti sarà ciò che ci riserverà il Web 3.0. Nel frattempo oggi siamo pienamente nell’epoca del Web 2.0, del web sociale. In questa nuova dimensione, all’utente è data la possibilità non solo di leggere informazione messa a disposizione da altri, ma anche di partecipare ad altri la propria, aggregandosi intorno a interessi condivisi, dichiarando il proprio interesse per qualcosa (il «mi piace» di Facebook ad esempio),... Creando quindi micro-comunità

grafico 1. L’evoluzione del web


possono individuare profili dei loro clienti e loro interessi e fare quindi operazioni di marketing personalizzato». Non c’è solo Facebook: ma anche social network sempre più specifici. Nel mondo dello sport ad esempio alcune società sportive già sfruttano la profilazione dei loro tifosi per vendere meglio i loro prodotti di merchandising e al contempo fidelizzarli alla squadra. I giocatori interagiscono con i loro tifosi sui social network, contribuendo ad alimentare questo meccanismo. Altri esempi sono social network che aggregano sulla base di interessi puramente professionali, come LinkedIn o strumenti di micro-blogging come Twitter... Anche la politica ha scoperto l’utilità del Web 2.0. L’attivismo sul web del Sindaco di Firenze Matteo Renzi ne è l’esempio più lampante. Uno strumento di comunicazione utile ed efficace, anche se per ora limitato, per motivi anagrafici, solo a determinate fasce di età, e comunque in crescita. Quindi, il Web 2.0 e i social network hanno cambiato in modo irreversibile il nostro modo di agire e la comunicazione? Sì certo, ma ci sono anche questioni aperte e problemi ancora da risolvere. Spiega il Professor Del Bimbo: «Personalmente, credo che un elemento di grande criticità sia rappresentato dal problema della privacy. Nella rete sociale un individuo è invogliato a raccontare fatti personali della sua vita che in un certo momento, sotto una qualche spinta emotiva, sembra opportuno dover condividere. Sono nella maggior parte dei grafico 2. Internet users in the world casi informazioni “innocue”, ma che un domani, se messe a Distribution by world regions - 2011 disposizione di altri e decontestualizzate, potrebbero magari Source: Internet World Stats essere interpretate in modo malizioso, o semplicemente www.internetworldstats.com/stats.htm divenire non più opportune. È un elemento critico, su cui si Basis: 2,095,006,005 Internet users on March 31, 2011 deve presto fare una profonda riflessione». I problemi sono Copyright©2011, Miniwatts Marketing Group molto complessi anche perché la Rete è sovranazionale, con incompatibilità e conflitti di normative giuridiche tra Paese e Paese, e le leggi hanno difficoltà ad aggiornarsi rispetto ai intorno a questi qualcosa. È un meccanismo in realtà molto rapidi cambiamenti della tecnologia. semplice». L’aspetto partecipativo, il social networking è il Indietro però non si torna. E, se alcuni ricercatori hanno più evidente e interessante dei fenomeni che caratterizzano addirittura pubblicato studi che correlano differenziazioni il Web 2.0, in grado di espandere i rapporti sociali oltre ogni nella struttura del cervello a una intensiva partecipazione ai limite. Attraverso il web, gli utenti social network, il nostro modo di interagiscono tra di loro come comunicare e il linguaggio sono L’interpretazione del «amici» e intrattengono rapporti comunque sicuramente cambiati, significato dei contenuti di vario tipo tra di loro. Il bisogno forse per sempre, come chiarisce di partecipare e di condividere è la bene il Professor Del Bimbo: sarà ciò che ci riserverà il molla fondamentale che alimenta «Il linguaggio è il modo che noi Web 3.0. Nel frattempo oggi questo meccanismo. Ma c’è di più: abbiamo di riportare le nostre i social network hanno cambiato siamo pienamente nell’epoca esperienze. Da un certo punto anche il marketing e il modo di del Web 2.0, del web sociale di vista, il Web ha aumentato agire delle imprese, e per questo le opportunità di esperienza sono destinati probabilmente ad dell’uomo, riducendo in maniera avere ancora un lungo futuro, e a non sparire in una bolla come drammatica i limiti di tempo e spazio; senza dubbio siamo è successo in passato a mode temporanee apparse sul Web (una molto diversi rispetto a come eravamo prima dell’avvento su tutte: Second Life). Spiega il Professor Del Bimbo: «Poiché i di queste tecnologie. Il linguaggio che oggi usiamo è soggetti si aggregano intorno a interessi condivisi, il fenomeno conseguentemente e naturalmente diverso e più ricco. D’altro è di per sé assai interessante dal punto di vista del marketing. canto, per sua natura il Web, è multimediale. Rispetto alla Utilizzando gli strumenti di social networking, le aziende carta stampata le regole di scrittura e le modalità di lettura

7.


Usage

Email Social IM Bookmark Blog

55% 24% 18% 3%

0.1%

Click through

Social Email Blog IM

60% 31% 8% 1%

sono diverse: l’informazione è trasmessa non solo attraverso il testo ma anche attraverso, immagini, video, audio...; la lettura è piuttosto uno scorrimento veloce. Leggere su un dispositivo elettronico, sia questo un terminale o uno smart-phone, anche per motivi di natura ergonomica, non consente di mantenere l’attenzione a lungo. La scrittura sul Web è per sua natura più concisa, e – potremmo dire - più “superficiale” utilizzando una vecchia categoria. Ma la possibilità di associare collegamenti ad altra informazione la rende più completa. Può essere continuamente aggiornata e quindi è più attuale e in definitiva “più viva”. Il Web ha anche il grande potere di amplificare e moltiplicare i messaggi, come è accaduto di recente ad esempio nella “primavera araba”. Certamente dovremo rivedere le categorie con cui classifichiamo la qualità e la profondità dei contenuti.». Il Web ormai è parte imprescindibile della vita sociale di milioni di soggetti, anche come cittadini. Lo hanno compreso bene il Comune e la Provincia di Firenze. Mentre la Provincia ha avviato la copertura in WiFi di una serie di zone della campagna, il Comune sta portando avanti un progetto innovativo nella città di Firenze con la creazione di una rete in banda larga su cui poter veicolare informazioni, e consentire, attraverso un provider, l’accesso al Web grazie ad access point dislocati in città (presto anche sul percorso della tramvia). È un servizio per i cittadini principalmente di tipo informativo, ma data l’ampiezza della banda disponibile potrà essere utilizzato anche per soluzioni avanzate di sicurezza, per informare sulla mobilità, per il controllo del traffico e perché no?, per fornire assistenza medica in condizioni di emergenza, e molte altre applicazioni ancora. Un progetto importante soprattutto per le prospettive. Condividere, ed essere connessi al Web: le due cose sembrano destinate a coincidere. La comunità «reale» e quella «virtuale» sono sempre più unite: la Rete, oggi, siamo noi.• grafico 3. Trends in Multimedia Internet social networking www.linkedin.com www.myspace.com www.facebook.com www.twitter.com www.youtube.com


9.


Piazze di città

San Lorenzo,

tra presente e futuro Firenze: una città a misura d’uomo, un luogo di condivisione, oppure un «museo a cielo aperto», bello a vedersi ma non altrettanto vivibile? Gran parte del futuro dell’amministrazione Renzi si gioca sulla risposta a questa domanda: i turisti portano soldi, ma non votano… Testo di Daniel Meyer, foto di Lorenzo Giorgi

U

no dei progetti più interessanti portati avanti da Renzi, in questo senso, è quello dei cosiddetti «Cento luoghi»: cento incontri, in cento luoghi diversi, per decidere assieme come cambiare questa città; un importante momento di scambio e di verifica tra chi amministra la città e i cittadini. Per vivere, e convivere, meglio. In quest’ottica, una delle zone più importanti su cui l’Amministrazione comunale ha messo gli occhi è quella del Mercato di San Lorenzo: uno spazio ampio, in una posizione centrale, e - per definizione - uno dei centri della vita cittadina. Ecco perché è particolarmente interessante riuscire a capire come cambierà nei prossimi mesi. Dario Nardella, Vicesindaco di Firenze, sa che questa partita è molto importante, e sarà determinante per capire - e far capire - qual idea del futuro di Firenze l’Amministrazione Renzi ha in mente. Per questo, non si sottrae alle domande sui prossimi progetti del Comune per il Mercato di San Lorenzo. Un mercato è un luogo «popolare» per antonomasia. Il progetto al primo piano di San Lorenzo non rischia di snaturarlo? Qual è il confine tra quello che è tradizione e di pubblica utilità e quello che è «decoro»? «Il nostro intento è quello di riqualificare il mercato, renderlo più attraente e dunque più fruibile dai cittadini, farlo diventare un luogo di incontro sul modello europeo. Al primo piano, vogliamo uno spazio che possa ospitare attività per i residenti e di promozione economica, aperto tutto il giorno con attività quotidiane e sistematiche, che rafforzino la sua vocazione commerciale e portino benefici a tutti gli operatori. Credo che “popolare” sia una bella parola, che in San Lorenzo potrà essere interpretata nella sua accezione più vera. Cultura ed enogastronomia saranno le linee guida».


Il mercato può oggi essere ancora un luogo di condivisione per la comunità cittadina o ha perso questa funzione? «Questa funzione deve essere rafforzata e il nostro progetto va proprio in questa direzione. Non solo con gli interventi all’interno della struttura, ma anche con la riorganizzazione dei banchi esterni, che farà tornare la piazza del Mercato Centrale il baricentro di tutta l’attività mercatale della zona. E la piazza è per antonomasia uno spazio per la comunità». Come cambierà la viabilità? Non ci saranno inconvenienti? «I nostri uffici stanno studiando le soluzioni migliori per migliorare non solo la viabilità dell’area, ma anche l’accesso al mercato e la fruibilità del parcheggio sotterraneo». Cosa si farà per la sicurezza in zona? «Il problema della sicurezza in città, e in particolare in San Lorenzo, per noi è una priorità sulla quale abbiamo investivo molte risorse come dimostra il costante impegno nel Cosp, il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica che si tiene regolarmente in Prefettura. Proprio al Cosp abbiamo concordato una intensificazione dei controlli, di concerto con le altre forze dell’ordine; inoltre abbiamo incrementato il numero delle telecamere e potenziato l’illuminazione». Bancarelle: che farete? «Noi abbiamo un progetto preciso: da un lato riportare il fulcro dell’attività in piazza del Mercato centrale; dall’altro liberare piazza San Lorenzo per renderla totalmente fruibile a fiorentini e turisti e permettere il passaggio di una nuova linea Ataf che connetterà la zona di piazza San Marco a quella della stazione. Per questo dovremo spostare 83 postazioni, che saranno provvisoriamente trasferite nella vicina piazza del Mercato centrale, oppure in largo Annigoni o sul lungarno Pecori Giraldi. L’obiettivo finale è di riportare tutti i 232 operatori intorno al Mercato centrale, con banchi più piccoli, più belli e con merce più qualificata». Il mercato e la zona delle bancarelle stanno perdendo la connotazione fiorentina, sono sempre più gli extracomunitari e gli stranieri in genere. Cosa ne pensa l’Amministrazione comunale?

progetto

arch. Alberto Breschi

«Il problema non è certo a nazionalità degli ambulanti, ma la qualità della merce in vendita, che sempre più spesso non ha niente a che fare con la tradizione e la qualità del nostro territorio. Per questo, ho proposto alle categorie economiche un progetto per la tutela del “made in Tuscany” e per promuovere i prodotti del nostro artigianato. Mi auguro che si possa andare verso questo obiettivo con la più larga condivisione». >>>>


La facciata della Basilica di San Lorenzo: è necessario rifarla? Ci sono i fondi? È una delle spese più urgenti in città in questo momento?

cittadini; sugli altri tutta l’amministrazione sta lavorando con impegno».

Quest’amministrazione, quanto crede nel dialogo con le comunità «L’idea lanciata dal sindaco sulla facciata è una bellissima locali? E cosa fa di concreto in questo senso? “provocazione culturale” sulla quale discutere e confrontarsi, «Crediamo molto nel confronto, che però non può diventare ma naturalmente non è una priorità di questa amministrazione. un alibi della politica per evitare di fare delle scelte. Troppo Certo, se qualche sponsor privato dovesse farsi avanti perché spesso la ricerca dell’unanimismo è stata la giustificazione interessato al progetto, potremmo affrontare la questione; dell’immobilismo. I “Cento luoghi” sono l’esempio del nostro anche con un referendum fra i modo di operare, momenti continui cittadini, come già detto dal sindaco di verifica e di responsabilità per gli «Il nostro intento è quello Renzi». Mettiamo sempre di riqualificare il mercato, amministratori. la nostra faccia per illustrare i I «Cento luoghi»: trovata «furba», renderlo più attraente nostri progetti ed eventualmente fatta ad hoc per i titoli dei giornali, o aggiornarli sulla base di legittime reale esigenza per Firenze in questo e dunque più fruibile dai istanze provenienti dalle comunità». momento?

cittadini, farlo diventare un luogo di incontro sul modello europeo»

«I “Cento luoghi” sono stati un pilastro dell’impegno del sindaco Renzi fin dalla campagna elettorale che lo ha portato in Palazzo Vecchio: evidentemente i fiorentini hanno subito capito la portata e la concretezza di questa iniziativa, che ha coinvolto migliaia di persone. Oggi stiamo portando avanti i progetti presentati nell’ultima tornata di assemblee, che si è tenuta nel settembre scorso; tra l’altro quella che abbiamo fatto in San Lorenzo è stata una delle più importanti e seguite. Molti progetti sono già stati realizzati, con grande apprezzamento da parte dei

A forza di pedonalizzare, Firenze non rischia di diventare solo un «museo all’aperto»?

«La scelta di pedonalizzare va proprio nella direzione opposta. Il nostro obiettivo è liberare delle aree del centro storico dal traffico per restituirle ai cittadini. Il Duomo non poteva più essere uno spartitraffico, Via Tornabuoni un’autostrada. Non è così che una città viene vissuta dai cittadini. Noi vogliamo sostituire le auto con biciclette e passeggini, è un cambiamento culturale prima che logistico e stiamo già registrando un’inversione di tendenza».•

Lorenzo e Filippo, i proprietari, assieme agli chef vi aspettano per una piacevole serata in compagnia. Di fronte a Coverciano e vicinissima al centro, l’osteria il piacere è uno di quei pochi locali dove ancora si può respirare un’atmosfera amichevole e casereccia. Il menù, che viene mensilmente cambiato, propone dal tagliere misto di salumi e formaggi, alla bistecca cotta come si deve! Ma anche i numerosi primi e le svariate ricette degli chef Emiliano e Tommaso sono davvero di buon gusto. Di tutto rispetto la carta dei vini dove tra i tanti si propone un chianti classico “Il Villino” di produzione propria a Castellina in Chianti. L’ambiente giovanile ma riservato offre servizio sia a pranzo che a cena e si presta per la prenotazione di sale o dell’intero locale per organizzazione di piccoli eventi.

OSTERIA IL PIACERE Via Gabriele d’Annunzio, 149/b 50135 - Firenze (FI) tel. 055/602605

Gli chef propongono questo piatto di assoluta provenienza fiorentina.

Salare leggermente il filetto (180gr per persona) da ambo i lati con sale fino dopodiché metterlo a cottura 5/6 minuti da un lato, 5/6 minuti dall’altro. Condire con olio crudo (olio il Villino) e servire in tavola il piatto accompagnandolo con patate chips, verdure o insalata secondo stagione.


Prospettiva Coworking

Multiverso:

condividere, crescere

I progetti di coworking sono una modalità di telework che, sia per un’utilità che per una necessità pratica-economica stanno espandendosi a macchia d’olio, soprattutto nelle grandi città Testo di Cristina Battaglini, foto Pietro Paolini

13.


S

tare al passo con i tempi, oggigiorno, significa seguire e lanciare tendenze che hanno sempre una nuova pista dove allargare i propri orizzonti: bisogna però essere abili non solo nel rinnovarsi, ma, altrettanto, nel migliorarsi e questo - nostro malgrado cade spesso in secondo piano. Un professionista freelance ha la possibilità o di lavorare da casa - condizione privilegiata a discrezione del soggetto, ma anche a rischio di isolamento - o in uno studio privato, ma spesso, per ovvie ragioni di costi (ma non solo), si opta per uno spazio condiviso. Multiverso è una società di coworking di seconda generazione tutta farina del sacco fiorentino. Nato dalla collaborazione di Antonio Ardiccioni e Silvia Baracani (Switch), Niccolò Pecorini (Zone Future) e Omar Rashid (Gold) con la gestione della società Back S.a.s. prende forma nella sua location in via Campo D’Arrigo nell’Aprile 2011, dopo una fase di gestazione durata circa sei mesi. In pochi tempo Multiverso è riuscito a registrare ben trenta adesioni di professionisti freelance e ha organizzato eventi tra i quali ne ricordiamo solo alcuni come Zone Future, Switch, Disco_nnect, Gold, Sviluppo Europa e Ideo Energy. Attualmente in piena fase start up, l’inaugurazione ufficiale di Multiverso avverrà a Gennaio 2012 con l’apertura della caffetteria all’interno di una sala da adibire a luogo di meeting point. Al di là della condivisione dello spazio - denominatore comune a tutti i coworking - Multiverso si configura di seconda generazione proprio perché offre una vasta gamma di servizi e soprattutto un numero ingente di postazioni al suo interno. All’interno di un open space di circa 600m² troviamo le postazioni di lavoro, circa una quarantina (sono ancora disponibili quindici posti circa); una sala conferenze con una capienza di circa trenta persone, disponibile ad essere affittata per workshop, seminari di formazione, con un tariffario orario o con formule a pacchetti, e una sala riunioni più piccola con una capienza di circa quindici

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persone. I professionisti all’interno di Multiverso, con una regolamentazione di autocertificazione, s’impegnano in uno share distributivo del lavoro creando così un circuito di opportunità che non guarda solo al proprio rendiconto economico e professionale, ma si muove su una distribuzione equa delle proprie competenze con un ranking a provvigione del 5%. I trenta freelance già dentro il circuito Multiverso sono per la maggior parte sviluppatori web, architetti, organizzatori di eventi, ma proprio per la varietà di competenze si abbracciano anche giornalisti, public relations, account commerciali, associazioni culturali. Per aderire va stipulato un contratto di adesione di un minimo di sei mesi che prevede una quota mensile di 250 euro più iva che include – oltre ovviamente alla propria postazione lavorativa- l’utilizzo di tutti i servizi messi a disposizione dalla Il coworking è dunque anche società, fra cui una segreteria e l’uso illimitato della sala riunioni. La fucina creativa della una maniera intelligente, per teoria Multiverso si basa sulla promozione dei evitare gli stress creati da spazi professionisti e la creazione un giro d’affari con alte aspettative di rendita (si prevedono lavorativi spesso non salubri né opportunità lavorative per circa 400.000 Euro tanto meno accoglienti annui), dati gli ottimi risultati già ottenuti in questi pochi mesi dalla nascita. L’ambiente di Multiverso è sicuramente meno vincolato dei classici formalismi del luogo tradizionale d’ufficio, ma ovviamente tutto sta alla buona coscienza di ogni fruitore, nel mantenere un comportamento rispettoso all’interno della location. Il coworking è dunque anche una maniera intelligente, per evitare gli stress creati da spazi lavorativi spesso non salubri né tanto meno accoglienti. Creare rete fra professionisti in settori affini è certamente un approccio essenziale per crescere, magari non con risultati immediati, ma senza dubbio, più fruttiferi e con un’opportunità di espansione collettiva e individuale. •

15.


Guerrilla marketing

La colla per il successo

Viralità. Il concetto riporta a quello di virus. Una volta contratto, ne rimani segnato. Parliamo di questo nel nostro primo numero, dunque come non raccontare la vicenda partorita al grido di Oh No! John! Testo di Martina Scapigliati foto di Fabio Tempestini, Jacopo Turrini, Zeno Cosini, Davide Manea

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oni e Sancho Ramone hanno cominciato in piccolo per trovarsi in mano qualcosa di molto grande. Sono partiti da una leggera consolle di polistirolo per arrivare a quelle solidissime e patinate dei locali milanesi. Il loro slogan da anni gira il mondo, ed è dappertutto conosciuto. E molto di più. Ma andiamo con ordine. Erano i primi 2006 e lo ricordiamo bene, quando la nostra Firenze cominciava ad incollarsi di adesivi. Un quadrato nero con su scritta, bianca, un’esclamazione in stile fumettistico: Oh No! John! Magnetica, irresistibile. Niente di Oh No! John! più semplice. Nessuno aveva la più pallida idea Magnetica, di chi fosse John, ad ogni modo irresistibile. Niente ha attratto tutta la simpatia che ha di più semplice potuto («Un fenomeno emotivo» lo hanno anche definito Sancho e Tony). Il numero degli adesivi appiccicati crebbe in poco tempo in maniera incontrollabile, attaccati in ogni dove, e insieme a quelli, il desiderio collettivo di sapere. Cosa si nasconde dietro questa accattivante esclamazione, questa bizzarria? Appunto. Il fenomeno è adesso studiato sotto il nome di guerrilla marketing, e degli stessi Sancho e Tony si è discusso in sedi prestigiose come quelle della Sapienza di Roma, in qualità di «case history», caso da esaminare. La trovata è quella di disseminare la città col tuo slogan per pubblicizzarlo. Capacità di convincimento, costi .16


praticamente nulli, tempi di propagazione ridotti. Oh No! John! ha coronato la sua fortuna così ed è stato per questo segnalato su molte riviste nazionali e internazionali. Nel 2008 il loro caso viene citato anche nella traduzione italiana della bibbia del Marketing non - convenzionale, Guerrilla Marketing, ed. Castelvecchi. Precursori per quanto riguarda le vicende nate in questa città, i due ragazzi grazie allo stickering selvaggio si fecero conoscere. Poi, in una sorta di divertente «follow the white rabbit», gli adesivi vennero incollati lungo le strade che portavano alle prime feste private organizzate sui vicini colli fiorentini. In molti seguivano la pista per raggiungere i party che in poco tempo divennero affollatissimi. Le feste richiamavano gente e - qui sta la chiave del discorso - la gente era richiamata dallo slogan, cercavano gli adesivi, li volevano, indossavano gadget brandizzati. Il fenomeno fu così interessante da esser stato copiato: «Non avete idea della miriade di esemplari fake che mi son trovato a staccare, veri e propri tentativi di contraffazione» racconta Sancho, «mega direttore galattico» del marchio - così da poratre la Digos a indagare sull’origine e il significato di quelle poche parole. Alle porte delle elezioni del 2006, le organizzazioni di polizia temevano si trattasse di uno slogan a fini politici sovversivi! Rivoluzione? Sì. Ma solo per quel poco che le vecchie mura della culla del rinascimento avevano visto. E nessunissimo fine politico, solo sano divertimento, intelligente creatività. Da ricordare con amore, il merchandising di magliette che venivano vendute con packaging accattivante: t-shirt infilate dentro copertine di vinile. Ed ognuna con un disegno diverso, uno più divertente e ricercato dell’altro. «Le Disco T-shirt - spiega Sancho - nascono dall’idea di voler raccontare tramite le uscite delle copertine contenenti la maglietta, una storia fantastica di un gruppo di nome Oh No! John! che da fine ’67 attraversa i momenti più significativi della musica lasciando traccia di sé». Successivamente l’uscita del singolo «I Love you still». Poi, dal 2008 al 2010, l’approdo al milanesissimo Bond, locale della Boutique Antonioli, dove sotto il nome di Oh No! John!hanno ballato volti noti del fashion system e non. L’esclamazione si è anche prestata a numerosissime vicende di partenariato. «Le partnership sono fondamentali, collaborare fa crescere» puntualizza Sancho. Ed eccoli così presenziare al celeberrimo festival Sziget di Budapest, tanto per citarne uno, alla bolognese Villa delle Rose, al Maxxi Romano. E poi la partecipazione con MTV. Sancho sa che «lavorare per MTV è sempre una grande soddisfazione, specialmente quando ti cercano loro!». Nell’ultimo paio di anni si è anche collaudato un interessante progetto di Design, approdato alle Design Week di Milano e Firenze: «HEROES by Sancho Ramone». Perché anche in questo campo, il ragazzo ha qualcosa da dire. Il fenomeno di «collaggio» di non si è fermato e non ha intenzione di farlo, anzi gli adesivi fanno da qualche anno ormai il giro dell’intero emisfero. Potete seguirne le vicende sul sito (www.ohnojohn. com), cogliere l’occasione per iscrivervi alla newsletter per rimanere aggiornati sulle ultime novità, richiedere stickers e inviare le vostre foto. Tutto questo vorremmo finisse con le parole che trovo scritte sul retro della copertina del vinile - porta t-shirt di qualche anno fa: «We would like to dedicate this album (article!) to all the people of the Oh No John art movement, for their enthusiasm and work». •

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Nuove tendenze in musica

Musica da camera?

No, da salotto

In America si chiamano House Concerts e sono dei veri e propri «eventi a domicilio». Basta mettere a disposizione il salotto di casa, garantire entusiasmo e partecipazione e il gioco è fatto… Testo di Tommaso Baroncelli, foto Angelo Trani

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trasformare il vostro salotto in una sala concerti ci pensano due pionieri come Paola Iafelice e Claudio Ripoli, fondatori di «SalottoLive», che in quattro anni ha ospitato - solo per citarne alcuni - Simone Cristicchi, Le Luci Della Centrale Elettrica, Paola Turci e Niccolò Fabi. Abbiamo incontrato Paola che ci ha raccontato come è nata e come si è trasformata negli anni la loro preziosa creatura. Come nasce l’idea di «SalottoLive»?

Un concerto è una delle massime esperienze di condivisione collettiva, ma quelli di «SalottoLive» possono essere definiti di condivisione elitaria (anche basandosi sul concetto di «Musica di Corte» presente nel vostro sito)… Cosa li rende davvero unici?

SL fa pensare ad un’iniziativa d’élite quando si crede che il pubblico sia stato invitato dal proprietario di casa e da noi. In realtà basta prenotarsi in tempo e comprare il biglietto, come si fa per un qualsiasi concerto. SalottoLive ha avuto il successo che ha avuto anche perché è un bell’esempio di progetto partecipativo. Nel Rinascimento le corti Oggi la musica è di italiane furono il centro della musica tutti, per questo europea e l’occasione d’incontro per molti musicisti, ma erano iniziative solo SalottoLive non per un’aristocrazia ricca e colta. Oggi la vuole essere esclusivo, musica è di tutti, per questo SalottoLive ma inclusivo non vuole essere esclusivo, ma inclusivo.

Per puro caso. Nel 2007 organizzammo alcuni house concerts nel nostro salotto a Firenze. Poi abbandonammo l’idea «casalinga» del concerto cioè quella più spontanea e imprevedibile, e iniziammo a pensare a un format in stile italiano con una forte connotazione estetica. L’obiettivo mio e di Claudio era raggiungere un alto livello qualitativo da un evento apparentemente piccolo. Il salotto è piccolo per dimensioni fisiche rispetto a una vera sala da concerti, ma può essere una scenografia importante per uno spettacolo indimenticabile. In più di quattro anni avete ospitato con successo alcuni tra i più importanti artisti italiani… È stato facile convincerli a una dimensione «casalinga» di concerto?

Non li abbiamo dovuti convincere. Quelli che hanno detto di sì conoscevano già il progetto. C’è stato un efficace passaparola tra gli artisti. Hanno capito che l’accezione«casalinga», nel caso di SalottoLive, era dovuta solo alla particolare location (il salotto di casa), l’organizzazione era tutt’altro che casalinga. I fiorentini come hanno accolto l’idea degli «House Concerts»? È stato amore a prima vista? I fiorentini sono stati la forza propulsiva del progetto: generosi e collaborativi come non ci saremmo mai aspettati. La riuscita di «SalottoLive» non sarebbe stata forse possibile senza Internet… Quanto è stato importante questo mezzo, per voi e per la musica in genere? Direi che il web è stato indispensabile: la promozione dell’evento, le prenotazioni al concerto, la divulgazione di foto, notizie e video di SL. Tutto è avvenuto via internet, anche se nel 2007 Facebook non era ancora tanto diffuso in Italia. In quegli anni era molto utilizzato Myspace, il primo sito mondiale di social network, che ha avuto largo uso nel mondo musicale. Le potenzialità del web, se colte in modo intelligente, possono essere una grande opportunità anche per il mondo musicale. Pur avendo contribuito alla crisi discografica, internet offre la possibilità di conoscere della musica a cui forse mai ci avvicineremmo.

«SalottoLive» nasce a Firenze, per poi spostarsi in altre città d’arte come Verona, Roma e Madrid… Come nasce la scelta di queste città? Si tratta di città cosmopolite dove non si fa fatica a ospitare sconosciuti in casa. Per la Spagna è un altro discorso: la scelta è andata su Madrid, che pure è una città fortemente cosmopolita, per motivi di opportunità. In base a cosa scegliete le location per i concerti? La dimensione della sala, la dislocazione della casa, la messa a norma dell’impianto elettrico, l’accessibilità, i parcheggi. Sono preferibili abitazioni indipendenti ma siamo riusciti a realizzare dei concerti anche nei condomini senza arrecare disturbo ai vicini. «SalottoLive» non potrebbe esistere se non ci fosse una compartecipazione totale tra gli organizzatori, i musicisti e i proprietari delle case… Come si crea questa alchimia ed è sempre facile farlo? È facile se c’è piena fiducia da parte loro. L’entusiasmo di chi ci ospita e degli artisti è per noi motivo di serenità dunque indispensabile per la buona riuscita dell’evento. In caso contrario, bisogna cogliere anticipatamente ogni incertezza e saper anche rinunciare a proposte interessanti. Ma di solito c’è grande collaborazione; il più delle volte sono loro a contattarci perché ne hanno sentito parlar bene. Quando poi viene confermato un evento bisogna che tutte le persone coinvolte seguano precise regole senza lasciar nulla al caso: informare tutti di ogni dettaglio organizzativo, pretendere un timing serrato, assicurare il rispetto della privacy dei proprietari e degli artisti, rispettare gli adempimenti Siae (a cui spesso si credono esonerati eventi di questo genere), ricordare che non si tratta di una festa casalinga. Queste sono le prime regole da seguire per lavorare in armonia.

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Ci racconti un paio di aneddoti e curiosità divertenti dei concerti che avete organizzato? Un episodio fuori programma può suscitare motivo di grande curiosità in un salotto. Spesso ci siamo ritrovati artisti noti in mezzo al pubblico. Mentre in Spagna lo abbiamo saputo addirittura dopo l’evento, attraverso i giornali. Complici gli artisti ospiti, ci sono stati anche duetti o scambi di palco con artisti spettatori. Momenti di grande emozione insomma, come quando Gian Maria Testa ha invitato Marco Parente a suonare un brano, o quando Peppe Voltarelli ha suonato un brano con il chitarrista Finaz (Bandabardò) che pure era in mezzo al pubblico. Rispetto agli esordi, come sono cambiati i vostri eventi? Tantissimo. Un progetto come questo ha senso portarlo avanti solo se tende a crescere anche quando tutti dicono che è perfetto. Su questo io e Claudio abbiamo sempre avuto le idee chiare. Per questo stringere importanti collaborazioni è stato fondamentale, come ricevere l’attenzione dei media, realizzare un disco compilation SalottoLive (Adesiva/ Universal), andare in Spagna e collaborare con un grande sponsor (Fiat 500), una rete televisiva e un magazine come Rolling Stone. Da febbraio 2007 ad oggi se ne abbiamo fatta di strada… Hai qualche anticipazione di progetto futuro per «Salotto Live»? Un evento come SL, per quanto piccolo, richiede un importante investimento economico. Siamo alla ricerca di uno sponsor per poter far ripartire in Italia il progetto. Poi avremmo in mente un’altra idea folle ma per scaramanzia è meglio non parlarne ancora.• .20


Angoli di città

Rosa Canina l’atelier dei fiori

Bacco, il dio del vino, Plinio il Vecchio, l’autore di Naturalis Historia e due fratelli fiorentini, Tania e Tommaso, hanno qualcosa che, in tempi e mondi lontani, li tiene vicini: la rosa canina Testo e foto di Teresa Tanini

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a leggenda narra di un Bacco invaghito (e – quello che era uno sciccoso ortolano è diventato - con probabilmente alticcio) a passeggio nel bosco. A pochi sapienti tocchi che ammiccano al gusto francese – un seguito di torbide vicende amorose di cui non incantevole spazio dedicato ai fiori, alle piante e ai vasi. faremo menzione in questa sede, pare che il Quando vado a intervistarla una domenica mattina, Tania giovane discolo decise di donare a un cespuglio è al vecchio bancone da lavoro, concentrata su un mazzo di meravigliosi fiori del colore delle guance della donzella per cui profumatissime fresie color arancio. Tutto intorno, tra pareti perse la testa, trasformandolo così in una bellissima rosa. dai colori tenui, ci sono cassette, sedie e scale in legno, pigne, In tempi più recenti, la Rosa del Bosco fu ribattezzata Rosa ghirlande di arbusti secchi e bacche, cocci in terracotta, vasi Canina da Plinio il Vecchio. Sembra infatti che grazie ad di zinco, cestini di vimini: complementi e piccole cose che un portentoso decotto di radici della pianta, abbia visto un rendono l’ambiente accogliente senza però rubare la scena ai soldato romano, morso da un cane con la rabbia, guarire veri protagonisti, i fiori. completamente.  Rigorosamente di stagione e in prevalenza di importazione La Rosa Canina è il nome del negozio di fiori di Tania e olandese, i fiori de La Rosa Canina sono di prima qualità. Le Tommaso Torrini che si arrampica su per Via dell’Erta Canina, composizioni, curate nei più piccoli dettagli, vengono realizzate così chiamata proprio per le rose che secondo attenti accostamenti di Quando vado a intervistarla un tempo ricoprivano e profumavano forme, colori, sfumature. Forse perché le colline nei dintorni. Tania è una restauratrice, fatto sta che una domenica mattina, Ai limiti del quartiere di San Niccolò in questo è brava e il risultato sono Tania è al vecchio bancone - appena fuori dalle mura della città creazioni di grande, sobria, eleganza. da lavoro, concentrata su All’abilità dei due fratelli si affidano un mazzo di profumatissime importanti aziende e alberghi di lusso, fresie color arancio tra cui quelli della famiglia Ferragamo, ma tanti sono anche gli habitué del quartiere, gli innamorati, chi deve farsi perdonare, i cultori delle composizioni fatte ad arte e chi semplicemente ama i fiori. Clienti molto particolari sono infine gli sposi, spesso di terre straniere: forse perché Tommaso è un fotografo, fatto sta che in questo è bravo e il risultato sono bellissimi allestimenti scenografici (si possono sbirciare nella loro pagina Facebook, La Rosa Canina Firenze). Insomma, tanto lavoro e tante belle soddisfazioni, anche quando e soprattutto, in caso di richieste bizzarre e peculiari, l’esecuzione è in linea alle aspettative.  Ma dico, non vorreste sposarvi a Firenze sapendo che ci sono due artisti dei fiori disposti a tempestare di micro rose anche il collare del vostro adorato chihuahua? Bacco e Plinio, secondo me, sì.• ROSA CANINA Via dell’Erta Canina, 1 - tel. 055 2342449 www.larosacaninafioristi.it

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Creatività in città

Artsenal:

lo spazio al servizio dell’artista

Forse ci saremo domandati se è più difficile fare o essere un artista oggigiorno o ai tempi che furono. Essere un artista è una questione ontologica, sussiste cioè autonomamente, o dipende dal fare? Testi di Cristina Battaglini, foto by Artesanal

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ei secoli passati essere un artista coincideva, completa, ma molto limitata e poco divulgativa. Firenze, quasi sempre, con farlo di professione. che possiede un pullulare di valide gallerie, ma anche L’entità dell’artista contemporaneo è diversi locali del tipo poc’anzi illustrati, manca invece soggetta all’azione del poterlo fare veramente. di spazi dove a un budget low cost sia possibile esporre. Tante sono le persone che realizzano arte, Data la pesante aria di crisi che si respira risulta interessante, soprattutto nel panorama fiorentino, ma spesso siamo lungi per di più in una città come Firenze, avere spazi come dal chiamarli artisti, oppure li chiamiamo automaticamente Artsenal , un’associazione culturale che nasce nel 2007 in artisti. C’è da dire che il poter fare l’artista è soggetto, prima via S. Reparata proprio con questa idea di fondo: mettere di tutto, nell’avere gli strumenti e gli spazi necessari per a disposizione uno spazio in cui a un artista sia data la renderlo possibile. Gli spazi: spesso e volentieri sono proprio possibilità non solo di esporre le proprie opere, ma anche di quelli a mancare! Un artista contemporaneo, necessariamente lavorare con l’adeguata attrezzatura a cui spesso è costretto promoter di se stesso, oltre al a rinunciare perché risulta essere L’associazione, oltre che tempo per creare, deve trovare troppo dispendiosa. L’ex spazio di l’ottima offerta di spazi il tempo per costruire una rete S. Reparata, principalmente per di contatti, scoprire spazi in problemi legati agli elevati costi in affitto, offre anche cui farsi conoscere e, appunto, d’affitto, data l’evidente grandezza l’opportunità di creare promuovere la sua attività. Ma dell’immobile, ha chiuso i battenti una rete di contatti e ciò risulta essere molto difficile. nel 2009. I soci fondatori, circa collaborazioni anche Tolte le gallerie e i musei una decina, hanno deciso di non -principalmente spazi in cui attraverso l’inserimento nella gettare la spugna e di rimettersi il talento non basta per farne in gioco con un altro spazio più loro neonata rivista on line parte- i luoghi a disposizione piccolo - circa 60m²- sempre in via sono molto pochi. Rimane S. Reparata, che prevede l’apertura sempre il proprio studio, se qualcuno ha la fortuna di poterselo per Dicembre 2011. L’organizzazione sarà sempre la stessa: permettere, o locali come bar, caffè letterari, dove l’artista un tariffario a ore per prendere in affitto lo spazio da gestire, cerca di inserirsi, ma il più delle volte, essendo spazi che anche con pacchetti molto convenienti da utilizzare, sia offrono la loro location senza scopi di lucro (o nel peggiore per lavorare che per esporre. Sarà presente infatti una dei casi con un tariffario che si eguaglia a quella di una stanza per operare, con strumenti quali il torchio e altro galleria!) diventa difficile per l’artista crearsi un humus fertile. materiale necessario per l’incisione, tra cui si prevede anche Oppure la propria abitazione diventa al contempo spazio un’apparecchiatura per la lavorazione serigrafica; una stanza di vita e di elaborazione artistica, quest’ultima sicuramente per le esposizioni; una per la realizzazioni di corsi, laboratori conciliazione necessaria e volendo anche artisticamente e workshop e anche un interrato da utilizzare, data anche

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la suggestività del luogo, per performance e quant’altro. I fruitori di Artsenal, dall’apertura del 2007 alla chiusura nel 2009, sono stati molti e altrettante le soddisfazioni degli organizzatori che hanno visto una ricezione dal pubblico più che positiva. L’associazione, oltre che l’ottima offerta di spazi in affitto, offre anche l’opportunità di creare una rete di contatti e collaborazioni anche attraverso l’inserimento nella loro neonata rivista on line REVOLUTION # 1, completamente gratuita, una vera e propria vetrina in cui è data un’occasione di visibilità, oltre che ovviamente attraverso il sito A63 e il blog. L’entrata nell’associazione prevede una minima selezione che non comporta gli stessi requisiti d’ammissione di una galleria, ma si basa principalmente dell’attività formativa e motivazionale dell’autore. La quota associativa annuale è di 10 euro e di fondamentale importanza è, da sottolineare, l’assenza di una percentuale di vendita per l’associazione sulle opere vendute all’interno dello spazio, anche durante le esposizioni. I fondatori, loro stessi artisti, tengono a evidenziare la cura e l’impegno con cui investono per creare questo nuovo spazio confortevole, anche, ad esempio, attraverso l’utilizzo di prodotti e vernici naturali e una grande attenzione nella scelta dell’apparecchiatura idonea. Attendiamo dunque, fiduciosi, curiosi e perché no, anche con un po’ di orgogliosi, il realizzarsi di questo progetto, sicuramente importante e di controtendenza rispetto alla venalità che gira intorno all’arte nel panorama fiorentino. • per saperne di più

www.a63.it Blog: http://artsenal63.wordpress.com Magazine: http://revolutionartsenal.blogspot.com email info@a63.it

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Storie e Personaggi

Una storia come tante, o forse no!

Partendo dall’idea che per noi i differenti orientamenti sessuali hanno lo stesso peso che può avere la scelta di un caffè amaro piuttosto che dolce vi riportiamo, nelle righe che seguono, la testimonianza di Nacho un amico omosessuale che abbiamo incontrato una sera, in un locale di Santo Spirito Testi di Marco Provinciali

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acho è una persona che nella vita ha provato Secondo notizie lette in rete sono già più di 6000 (a meno e fatto di tutto, e si è anche fatto moltissimi di venti giorni del debutto in Italia) gli iscritti fiorentini al uomini! È stato barista, rappresentante, primo e più singolare portale di incontri extraconiugali bagnino, ma la professione più controversa Ashleymadison.com; dato questo che evidenzia in città una che ha esercitato è l’aver fatto per due anni il tendenza fedifraga in notevole aumento sia tra le coppie gay contadino, in mezzo ai campi della Val di Pesa. sia tra le coppie etero. Vi immaginate quante sono le volte in cui ha dovuto sostenere inutili disquisizioni sulla passera seppur questa gli abbia Ma si può affermare che all’interno di coppie omosessuali il sesso sempre fatto piuttosto schifo? goda di molta più libertà rispetto a quel che può accadere nelle Nacho, soprannome questo che gli venne attribuito quando canoniche coppie etero? lavorarava in un club madrileño, è una persona che oltre ad essere egocentrica «Tra gli omosessuali gay e lesbiche, «Una sera come tante, e molto simpatica, è anche dotata di il sesso ha una fondamentale un’acuta intelligenza, cosa che da sempre uscito per qualche drink importanza così come però lo ha gli ha permesso di manifestare la sua in giro per Firenze, ho all’interno di una coppia etero. sessualità con molta naturalezza, come Ma paradossalmente pur essendo conosciuto una coppia di ghettizzati e dovendoci ancora è giusto che sia, fregandosene altamente fidanzati etero molto nascondere tra le mura delle varie di quei giudizi bigotti che spesso purtroppo, ancor oggi alle porte del comunità è vero che noi omosessuali simpatica e con cui la 2012, vengono indirizzati nei confronti godiamo di molta più libertà mentale serata filava benissimo...» degli omosessuali. riguardo a quella fondamentale Con Nacho le serate trascorrono sempre attività sessuale necessaria all’interno con piacere così, in un normale martedì del mese di novembre, di una coppia. Questo provoca, tra le coppie gay e lesbiche, nella sera in cui dopo tanto tempo ci siamo rivisti, è venuto una percentuale altissima di tradimento fatto che spinge a far spontaneo l’iniziare a parlare di come stiano andando le cose vigere spesso la regola dell’occhio non vede cuore non duole; dopo l’uscita del numero 0 di FUL. ma altre coppie invece sono talmente affiatate da riuscire a Ed è proprio nell’ambito di questa conversazione che abbiamo condividere un rapporto sessuale con un medesimo partner, proposto a Nacho di rilasciarci una sorta di intervista, seppur ed essendomi ritrovato nelle vesti di questa figura, posso inaspettata, da poter riportare su questo numero del magazine. affermare che la cosa è veramente eccitante. È forse proprio

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per questo che portali di incontri di cui mi parlavate prima hanno tale successo. Certamente nel mondo gay ci sono moltissime chat, ed oggi anche alcune applicazioni che hanno permesso, negli anni, alle persone di manifestare il proprio orientamento sessuale con maggiore libertà». Addirittura delle applicazioni? «Si caro, siamo nell’era della condivisione e in rete posso condividere quello che voglio. A Firenze come nel resto del mondo chat equivalenti a Gay Romeo, ad esempio, hanno fatto da battistrada, liberando dagli obsoleti dogmatismi comuni moltissime persone; adesso però l evoluzione degli smart-phone consente addirittura di scaricare sul proprio telefono applicazioni come Grindr, esclusivamente dedicate ad omosessuali, che indicano quante persone all’interno del medesimo locale stanno condividendo con me la stessa applicazione; l’imbrocco non è mai stato così facile! Ma non preoccupatevi, ho letto che fra meno di un mese arriverà anche per voi etero un qualcosa di simile, si dovrebbe chiamare Project Amicus!». Negli ultimi anni, anche a Firenze, i locali più cool vengono classificati quelli dichiaratamente gay forse per trasgressione o forse per gusto, ma sicuramente si ha una sorta di rovescio della medaglia in cui sono le persone etero a chiedere il permesso per poter entrare nel vostro mondo, credi che questo possa essere il passo giusto per giungere a quella libertà di espressione tipica di città notoriamente più free come Berlino o altri centri urbani europei? “La mia risposta è sicuramente si, anche se tuttavia si registrano fenomeni di omofobia come quelli avvenuti nello scorso settembre quando due giovani sono stati aggrediti e massacrati di botte, in differenti luoghi e momenti, a causa della sola aggravante di essere omosessuali. Ma questo non credo che, a livello italiano, sia un problema prettamente fiorentino, è una problematica che si ripercuote su tutta la nazione, probabilmente a causa della poca informazione che ancora gira attorno all’argomento. Per forza di cose siamo costretti in un certo senso a ghettizzarci, a rinchiuderci tra le nostre mura,- ancora oggi un bacio in piazza tra due omini fa scalpore, non c’è niente da dire!- dunque ben vengano i locali come il Crisco, il Tabasco e molti altri ancora dove la tendenza omosessuale possa stimolare l’intera comunità urbana alla conoscenza e alla condivisione dei nostri medesimi spazi; ovviamente sempre aperti alle differenti diversità!”.•

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Respira che ti passa A cura di Alice Colombini Il diritto di essere persone nasce ancora prima del nostro primo respiro, ma è proprio questo che ci accompagna per tutta la vita, inesorabile e fedele come un compagno di viaggio. A volte lo trascuriamo o ce ne dimentichiamo, ma lui instancabile non ci abbandona e continua a scandire ogni momento della nostra vita attento come solo lui sa fare. Il respiro è vita e noi vogliamo essere vitali, allora perché lo trascuriamo? Gli animali e i bambini respirano con naturalezza e permettono al proprio respiro di fluire liberamente per tutto il corpo, non tutte le parti ne sono impegnate attivamente, ma tutte ne sono influenzate. Respirare profondamente vuol dire sentire profondamente: il nostro corpo si anima al passaggio dell’aria, i nostri muscoli si ossigeno e l’onda respiratoria che parte dal profondo della cavità addominale sale verso la testa e viceversa. Prima di proporvi il secondo esercizio sulla respirazione vorrei che provaste a rendervi conto di come respirate, che vi soffermiate qualche minuto ad ascoltarvi, provate ad osservare se inspirate attraverso il naso o la bocca, se trattenete il fiato o se è maggiore l’inspirazione rispetto all’espirazione. Una volta fatto questo, come propone Lowen «chinatevi in avanti fino a toccare il pavimento con la punta delle dita. I piedi stanno a circa trenta centimetri con le punte rivolte leggermente verso l’interno e le ginocchia quasi a contatto. Il peso non deve poggiare sulle mani, ma interamente sulle gambe e sui piedi. La testa deve stare all’ingiù e il più rilassata possibile». In bioenergetica questa posizione viene utilizzata per portare la persona a percepire il contatto con le gambe e con i piedi, per stimolare la respirazione addominale, rilassando la parte frontale del corpo, in special modo la muscolatura addominale che era stata messa in tensione dal primo esercizio. La bocca deve rimanere aperta e la respirazione deve svilupparsi agevole e libera, se si trattiene il respiro, si perde l’efficacia dell’esercizio. Se effettuato correttamente, le gambe dovrebbero cominciare a vibrare o a tremare per tutta la durata della respirazione, le vibrazioni involontarie del corpo hanno un effetto immediato sul sistema respiratorio, stimolando e rilassando i movimenti respiratori. Quando un corpo si trova in uno stato di vibrazione, la respirazione si approfondisce spontaneamente. Che state aspettando….. mettetevi al lavoro e riprendetevi il vostro respiro!

Alice Colombini psicologa. Psicoterapeuta in formazione presso la scuola di specializzazione Biosistemica, Vice-Presidente di Associazione Spontanea www.associazionespontanea.com associazionespontanea@gmail.com

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Firenze Urban Lifestyle - 1