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luglio-agosto

anno

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n • trentadue

Aut. del Tribunale di Firenze n. 5838 del 9 Maggio 2011 - Direttore responsabile Riccardo Basile Proprietario Fabrizio Marco Provinciali • Editore Ilaria Marchi

in questo numero:

Bad Brother’s Tattoo • ISOMA • Viaggi di lusso per poveri • Gong Black History Month • Decibel Open Air Festival • Francesco Preite Sara Ciregia • Crema fiorentina • Orrido di Botri • Federico Montani 1.


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p. 4/6 musica

ISOMA

p. 7/9 natura

ORRIDO DI BOTRI

p. 10/12 gusto

CREMA FIORENTINA

Tempo di concerti, viaggi, escursioni, gelati… e perché no anche di tatuaggi! Quelli alchemici dei BAD Brother’s Tattoo. Di musica parliamo con ISOMA, negozio di vinili all’Antella, e con il Decibel Open Air Festival che si è appena concluso. Per i più golosi, la storia della crema fiorentina nell’intervista al mastro gelataio Vetulio Bondi e la cucina giapponese del MOI di Francesco Preite. In tema viaggi, una rinfrescante escursione all’Orrido di Botri e i consigli del blog “Viaggi di lusso per poveri”. L’arte non può mai mancare e in questo numero si parla di Gong di Eliseo Mattiacci al Forte Belvedere e di cultura afro con il Black History Month. L’artista ospite è Sara Ciregia e il 5di5 a cura di Federico Montani.

p. 12/14 viaggi

VIAGGI DI LUSSO PER POVERI

p. 16/18 arte

GONG

p. 20/22 gusto

FRANCESCO PREITE

Buona estate! Annalisa Lottini

p. 24/25 cultura

Aut. del Tribunale di Firenze n. 5838 del 9 Maggio 2011 Direttore responsabile Riccardo Basile Proprietario FMP Editore e realizzazione grafica Ilaria Marchi

Ideazione Marco Provinciali e Ilaria Marchi Coordinamento editoriale Annalisa Lottini Se sei interessato all’acquisto di uno spazio pubblicitario: marco@firenzeurbanlifestyle.com • tel. 392 08 57 675 Se vuoi comunicare con noi ci puoi scrivere ai seguenti indirizzi: ilaria@firenzeurbanlifestyle.com ufficiostampa@firenzeurbanlifestyle.com redazione@firenzeurbanlifestyle.com commerciale@firenzeurbanlifestyle.com Foto in copertina Laura Vinck on Unsplash Abbonamenti

Volete ricevere la vostra copia di FUL direttamente a casa? Scrivete a commerciale@firenzeurbanlifestyle.com

BLACK HISTORY MONTH

p. 26/28 tecnologia

DECIBEL OPEN AIR FESTIVAL

p. 29/31 tatuaggi

BAD BROTHER’S TATTOO

p. 32 5di5

FEDERICO MONTANI

p. 33

uno straniero a Firenze

ACHIM REESE

p. 33

un fiorentino all’estero

TOMMASO VANNOCCI

p. 34

pagina dell'artista

www.firenzeurbanlifestyle.com

FUL *firenze urban lifestyle*

SARA CIREGIA 3.


ful musica

ISOMA DI LORENZO FORTINO: DOVE LA MUSICA NON DORME MAI Ha aperto quasi un anno fa all’Antella, era il sogno di Lorenzo Fortino: ISOMA, un negozio di dischi proprio sotto casa, un progetto commerciale dalle molte sfaccettature, anche poetiche. T esto

di

M artina S capigliati , F oto

di

V irginia M isuri

L

o avete letto Alta fedeltà di Nick Hornby? In una Londra irrequieta e vibrante, le avventure, gli amori, la passione per la musica, i sogni e le disillusioni di una generazione di trentenni ancora pieni di voglia di vivere. Il protagonista del romanzo, Rob, e il suo negozio di dischi: «tutto, per il serio collezionista di dischi…». Io ho incontrato Lorenzo Fortino, trentenne dj producer fiorentino, sotto il sole di un Vinyl Market, davanti al suo stand con giradischi portatile… e mi ha ricordato un po’ Rob. Si presenta, Lorenzo: «Sono dj dal 2006. Ho fatto vari lavori e mi sono laureato nel 2013 in Scienze della Comunicazione. Passione innata per la musica: ho comprato i piatti a 17 anni e da lì ho iniziato a suonare a Firenze e fuori città. Suono principalmente house, techno e ambient. Sono anche produttore: ho la mia etichetta, nata nel 2016, la Futop (= futuro utopia) musica. Ho pubblicato il mio primo lavoro, Empaetia (= empatia con Ponte a Ema) uscito su cd, di ambient sperimentale. La seconda uscita è stata in vinile, Il Momento Di Salire, dedicato a Gino Bartali: due tracce dello stesso genere. A settembre uscirà il secondo disco in vinile, La Pazzia Del Cancro, composto da sei tracce, quattro techno e due ambient». Poi, Lorenzo ha inaugurato ISOMA, lo scorso settembre a Firenze Sud, in Via U. Peruzzi 44 all’Antella, comune di Bagno a Ripoli: il suo primo negozio di dischi. ISOMA sembra prudentemente piazzato in .4

ENGLISH VERSION>>>> Did you read High Fidelity by Nick Hornby? Did you remember Rob, the protagonist of the novel and his record store? I met Lorenzo Fortino, a thirty years old Florentine dj producer and he reminds me a bit of Rob. He introduces himself in this way: «I’m a dj since 2006, I graduated in 2013 in Scienze della Comunicazione but I have an innate passion for music: I bought the first turntables at 17 and, from that moment on, I started playing music in Florence and the surroundings, mainly house music, techno and ambient. I’m also a producer: I’ve got my own label since 2016, the Futop (= futuro utopia) musica. I released my first cd of experimental ambient, Empaetia (= empatia con Ponte a Ema), and the second one Il Momento Di Salire, dedicated to Gino Bartali, is a two tracks vinyl. In September I’ll release my second vinyl, La Pazzia Del Cancro, a six-track-album with techno and ambient music». Then, in September 2017, he opened up ISOMA: his own first record store in Via U. Peruzzi 44 in Antella, south of Florence. Since the beginning, he found his customers everywhere: people living in the neighbourhood and others that are coming not only for cd and vinyl but also for the street-wear clothing. The concept is the one


modo da attirare il minor numero possibile di curiosi di passaggio: ma è il simbolo del sogno realizzato di Fortino, frutto di un progetto commerciale dalle molte sfaccettature, direi perfino poetiche. «Volevo aprire il negozio vicino casa. Io sono di Ponte a Ema, quindi volevo assolutamente aprirlo a Firenze Sud, come simbolo di appartenenza. Ho trovato il fondo all’Antella: una serie di coincidenze, e mi sono lanciato in questa nuova impresa, che è stata una vera scommessa, anche a livello di crescita individuale». Il negozio è grande quanto basta: sono circa 20 mq di fondo luminoso sulla strada. ISOMA ha trovato da subito una clientela regolare, gente che abita in zona e altra che fa in modo di andare lì, davanti a quegli espositori, dove oltre ai vinili, i cd e le cassette, c’è una linea di streetwear. Il concept è quello che Lorenzo ha conosciuto grazie a Andy Hilfiger, fratello del newyorkese Tommy. La coincidenza è certamente curiosa: gemellaggio NYAntella, perché Lorenzo ha lavorato nel 2016 come

started by Andy Hilfiger, Tommy’s brother, that Lorenzo met because he had an internship there in 2016. Andy was sponsoring his fashion brand in the music world: «Talking with him, I understood that fashion could pair with music: so I matched clothes and cds and I created my own label, ISOMA: this name comes from my grandmother’s name, Isotta Maretti. I’m producing capsule collections of homemade items, realized by my mother and my grandmother». Even the shutter of the store is unique: it was painted by Castì, Mario Farina, a famous rapper. In Isoma there are also live dj sets and events with important names as Motin, Creep Giuliano, Castì, Zak and Filippo Zenna, Teo Naddi, dj Blasy, Dagdrom. «The store is an endless activity: I feel the responsibility of owning ISOMA deeply and to improve myself day by day in my research and in the musical selection». Finally ISOMA is also a school for djs who use vynils: a lot of theory and practice right inside the shop.

stagista nel negozio Tommy Hilfiger, dove ha conosciuto Andy che all’epoca sponsorizzava il suo marchio di abbigliamento nel mondo della musica, con nomi importanti, soprattutto in ambito hip hop anni ’90. «Parlando con Andy Hilfiger ho capito che l’abbigliamento poteva andare di pari passo con la musica: così ho abbinato i dischi ai vestiti, e ho creato il mio marchio, ISOMA. Il termine viene dalla fusione di Isotta Maretti, nome della mia nonna materna. Sto producendo pezzi limitati di magliette, felpe, sciarpe di lana e cappellini fatti a mano, da mia mamma e mia nonna. Per le grafiche, per ora mi aiuta TAJA, la mia amica dj che è anche designer, e ho anche altri progetti». Il bandone di ISOMA contribuisce a rendere unico il negozio: è stato dipinto da Castì, Mario Farina, «… noto rapper, poeta vero: dipinge in giro per l’Italia. È uno dei rapper che più stimo, è stato un privilegio avere un suo lavoro per il mio negozio, che è del tutto insolito per il posto dove sono. All’Antella sono molto tradizionali… ma alla fine tutto il paese ha apprezzato. È il ritratto di me che calo dalla finestra un paniere pieno di dischi, tenendolo per un filo. Metafora della mia vita: qui la musica non dorme mai». Da ISOMA trovate tutto il nuovo, in vinile. C’è anche una selezione di cd, di musica indipendente piuttosto difficile da trovare. Ambient, hip-hop, vecchia musica italiana… tutte le influenze di Lorenzo sono inglobate nel negozio, costruito a sua misura e somiglianza. Dischi techno, house, ambient, etichette italiane. E poi c’è una piccola selezione di usato: rock, jazz, metal, punk. «In questo momento sto ascoltando soprattutto i lavori di Passenger, un mio amico dj produttore di Torino, il nuovo disco dell’etichetta Angis Music del dj fiorentino Samuele Pagliai, i nuovi lavori dell’etichetta Sublunar degli amici dj Sciahri e Dagdrom. Poi coltivo tutta la parte hip5.


hop, che è l’altra mia grande passione, ascolto lavori americani e italiani». Da ISOMA ci sono state infatti presentazioni live di album di artisti hip hop da tutta Italia (tra cui: il milanese Motin, il fiorentino Creep Giuliano, Castì, l’mc e produttore Pezzone da Pisa). Oltre a dj set in store: Zak e Filippo Zenna (in collaborazione con Intro-Spettiva - Novaradio), Teo Naddi, dj Blasy, Dagdrom. «Il negozio è un’attività in cui non stacchi mai. Sento profondamente la responsabilità di avere ISOMA, di dovermi migliorare ogni giorno, nella ricerca e nella selezione musicale. La tipologia di clientela è veramente la più varia. Da me passano dj vecchi e nuovi, e i nuovi vengono per farsi consigliare. Un mio assiduo cliente è il chitarrista di una band rock anni ’80. Con lui è nata una collaborazione, la sera siamo riusciti a registrare un po’ di “musica del futuro” come la chiama lui: io sui sintetizzatori, lui alla chitarra. Appena saremo pronti, uscirà un disco di queste jam serali». ISOMA è anche scuola, un corso per dj con vinili, Non Perdere il Tempo: teoria e tanta pratica in negozio, con le varie tecniche di mixaggio sia con mixer a fader, che su mixer rotary. Per finirla con Hornby: «Sì, sì, lo so. Scaricare musica è più semplice, e forse costa di meno. Ma cosa ascoltano nel negozio in cui abitualmente scaricate musica? Niente. Chi ci incontrerete? Nessuno. Dove sono le bacheche in cui si segnalano appartamenti da condividere, o si cercano musicisti per sfornare band destinate a sfondare? Chi vi dirà di smettere di sentire questo per passare a quest’altro? Continuando così risparmierete un po’ di sterline, ma avrete gettato alle ortiche una carriera nel settore, un bel po’ di amici “giusti”, il vostro gusto musicale e, alla fine, la vostra anima. I negozi di dischi non vi salveranno la vita, ma possono renderla migliore». Facebook: @isomafirenzesud Instagram: @isomafirenzesud

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ful natura

I LOVE TREKKING: IMMERGERSI NELLA NATURA SELVAGGIA DELL’ORRIDO DI BOTRI Gita fuoriporta nel canyon più grande e profondo della Toscana. Horridus significa “essere irto, ruvido, fa provare orrore”, ma l’Orrido di Botri, suscita solo meraviglia: fidatevi. Testo

e foto di

Benedetta Perissi

S

olitamente si esce da quel bel mucchietto di affascinanti palazzi di pietraforte color ocra alternati a localini ed eventi di ogni genere per dilettarsi ai giorni d’oggi, solitamente si esce da Firenze, per andare al mare e mettersi in pari con la tintarella e recuperare il deh all’inizio di ogni frase, per una giratina fra le colline chiantigiane e un’ottima pausa enogastronomica e, nel periodo invernale, all’Abetone, per sfrecciare sulle piste. Si sa l’uomo è un animale abitudinario, il fiorentino di più. Senza abbandonare le care e rassicuranti tradizioni fuoriporta, assai divertenti, si può pensare di uscire dalla culla, del Rinascimento o comfort zone che sia, e per un giorno di avventurarsi in un luogo sorprendente quanto selvaggio, diverso dai soliti quadretti toscani, l’Orrido di Botri. 7.


A un paio d’ore da Firenze si giunge al cospetto di una spettacolare gola calcarea scavata nel massiccio appenninico; circondata da ambienti rupestri ed estese faggete, è un’ambiente permeato da un’atmosfera primordiale e incantata. È il canyon più grande e profondo della Toscana, le sue pareti rocciose a picco in alcuni punti possono toccare i 200 metri di altezza, e si trova nel comune di Bagni di Lucca ai piedi del Monte Rondinaio e dell’Alpe Tre Potenze, cime dell’Appennino Settentrionale che per poco non sfiorano i 2.000 metri di quota. Il rio Pelago è il responsabile di tutto ciò, il torrente che, con il suo scorrere lento e incessante nel corso di milioni di anni, ha dato vita a questo spettacolo della natura, immerso in un ambiente incontaminato, ove l’uomo praticamente niente ha toccato. Praticando canyoning si risale il letto del fiume circondati da una natura maestosa, selvaggia, stupefacente e la cosa ancor più stupefacente è che non sono richieste particolari doti fisiche per avventurarsi in questo luogo magico. Sono necessarie capacità deambulatorie normali, alcune accortezze e un equipaggiamento base, suggerito più avanti nel corso della lettura. Per chi non fosse ancora sicuro a quale casello uscire della FirenzeMare e sentisse ancora il forte richiamo della spiaggia, l’Orrido di Botri copre un’area di circa 280 ettari ed è Riserva Naturale Statale dal 1971, per tutelarne l’ambiente di altissimo pregio naturalistico. Accoglie specie rare ed endemiche sia floristiche che faunistiche; la regina di tutti i cieli, l’aquila reale, ha scelto questi acclivi per nidificarvi. Lungo le pareti sono presenti faggi dalle insolite forme ascendenti. La gola, piuttosto stretta in alcuni punti, non permette a molti raggi solari di filtrare, creando un clima particolarmente fresco e umido tanto da far assumere curiose fisionomie al faggio in cerca di luce e permettergli di vegetare nella fascia climatica inferiore alla sua naturale (di solito in fascia montana vegeta a circa 900 mt. di quota, qui invece siamo sui 700 mt.).Un luogo da esplorare con l’acqua a mezza gamba e il naso verso il cielo, ma non sempre, il letto del rio Pelago è disseminato di rocce scivolose a cui è bene prestare attenzione camminandovi sopra, facendo piccole pause per lasciarsi pervadere dalla natura selvaggia da cui si è circondati e godendosi il luogo eccezionale in cui ci si trova. Le acque cristalline del rio sono piuttosto fresche, la temperatura si aggira intorno agli 8° gradi, una benedizione per chi proviene dalla calura della piana e anche per la circolazione. Chi è freddoloso non abbia timore, bastano neanche 5 minuti per ambientarsi e far abituare le gambe alla nuova rigenerante temperatura. I più temerari si potranno .8

ENGLISH VERSION>>>> Besides the same itineraries and destinations for your summer’s short trips, Orrido di Botri is a new, wonderful and wild experience, out of your comfort zone and of the Renaissance’s city, that takes only two hours driving from Florence. Horridus in Latin means “to be fraught, rough, scaring” but instead Orrido di Botri arouses only wonder. Being the deepest and biggest canyon in Tuscany, it’s a calcareous gorge, surrounded by beech forests, located inside Appennini’s mountains and its rocks can reach a height of 200 m. It’s situated in Bagni di Lucca, at the bottom of Monte Rondinaio and Alpe Tre Potenze, 2000 m high peaks belonging to the northen Appeninis. Rio Pelago is the river that, with its constant flow, originated this awesome nature’s spectacle: a pristine environment, extending for


godere anche un bagnetto rinfrescante a fine itinerario dove il corso del fiume presenta un balzo con cascatella e piscina, non a caso il sito è denominato La Piscina. L’unico accesso al canyon è in località Ponte a Gaio dove si trova il centro accoglienza del Corpo Forestale dello Stato oggi Carabinieri. L’equipaggiamento di cui munirsi è minimo e recuperabile già dall’armadio di casa, uno zainetto, una felpa o meglio un pile, un cambio completo da lasciare in auto. L’unica cosa fondamentale sono le scarpe, non pensate di usare le scarpette da scoglio o stivali di gomma, sono necessarie le scarpe da trekking con un buon grip della suola e, sì, le scarpe verranno completamente immerse nell’acqua e il piede resterà bagnato per tutta l’escursione, ma niente di tutto questo sarà d’interesse durante la vostra avventura all’Orrido di Botri: le scarpe asciugheranno! Il percorso, come già annunciato, si svolge per gran parte nel letto del fiume risalendolo, il dislivello è pressoché nullo ed è praticabile anche da bambini dai 6 anni in su. Per circa un paio d’ore si è immersi in un luogo che è quanto di più vicino ci possa essere all’Eden, per giungere poi a La Piscina punto finale dell’itinerario, non del fiume che continua il suo corso (sarebbe necessaria l’attrezzatura alpinistica e una guida alpina per proseguire). Il percorso di rientro è il medesimo dell’andata. Al rientro a Ponte a Gaio si può fare una lauta merenda al bar ristorante vicino al centro d’accoglienza o un bel pic nic nei prati adiacenti. Per la tutela dell’ambiente naturale e per le temperature e livello dell’acqua, la riserva è aperta da circa metà giugno fino a metà settembre. Raccomandato per chi non voglia stravolgere troppo le tradizioni fuoriporta ma avventurarsi nel lato più selvaggio di sé e della Toscana, per, come cantava Lou Reed, “walk on the wild side”.•

280 hectares and ‘Riserva Statale’ since 1971. It’s the natural habitat for some rare and protected species of flora and fauna, as eagles and beeches. The only access is from Ponte Gaio, where there is a reception center. Then, for almost two hours, you will be immerged in an Eden Paradise, culminating with The Pool, the final point of the itinerary, a wonderful and natural small lake hidden in the mountains. For the environment’s protection and due to temperatures, the reserve is only opened from June to September. The equipment you require it’s very basic: backpack, sweatshirt and a change of clothes. The only important things are the shoes: you must have trekking shoes, with a good sole’s grips, because you will walk in a slippery field and into the water for all the duration of the excursion. The itinerary mostly follows the riverbed, with a low difference in level, it is viable also for children from 6 years old on: you don’t need to be supersporty to do that but only to enjoy, as Lou Reed sang: “take a walk on your wild side”. • 9.


ful gusto

A LEZIONE DA VETULIO BONDI: LA VERA CREMA FIORENTINA Vetulio Bondi è nato a Firenze, proprio come la crema fiorentina, e da bambino faceva tappa fissa in una gelateria vicino a dove oggi c’è la sua. Gelatiere con la G maiuscola e artigiano dell’antica arte del gelato, legato alla tradizione della sua città e innovatore del gusto. La persona ideale con cui chiacchierare in un’afosa giornata di metà giugno, soprattutto per i golosi come noi. T esto

di

F ederica G erini

N

essuna pomposa lectio magistralis sul gelato più antico del mondo, anzi. Quello con lui è stato un pomeriggio fatto di tante curiosità in cui la storia e la preparazione della crema fiorentina sono andate di pari passo. Abbiamo parlato delle origini di questo gusto, del come e quando, perché è nato e di come oggi sia ancora uno tra i più amati. Vetulio Bondi più che un Cicerone è un inguaribile Peter Pan. Ci ha fatto ridere con i suoi aneddoti, ci ha accolto nel suo laboratorio e ci ha fatto divertire insieme a lui come se fossimo i suoi piccoli Bimbi sperduti. In fondo, qual è il metodo più bello per imparare qualcosa di nuovo se non giocando? Meglio ancora se con un maestro d’eccezione. Partiamo dalle basi, siamo a Firenze nella corte dei Medici. Un giovane, Bernardo Buontalenti, architetto con la passione per la cucina, e il cuoco per hobby Ruggeri, si dilettano a parte.10

ENGLISH VERSION>>>> Vetulio Bondi was born in Florence, as well as “crema fiorentina”, and when he was a child he always stopped at an ice cream parlour, very close to where today he has his own one. Ice cream maker and artisan of the ancient art of “ice cream’s making”, he is the ideal person to talk with about the history of ice cream and Florence. We are at the Medici’s court in Florence and young architect Bernardo Buontalenti, with the passion for cuisine, and chef amateur Ruggeri took part in a culinary competition to create a unique recipe. They proposed “crema fiorentina”: a mix of milk, egg and honey. At that time, there wasn’t that much in common with nowadays’ ice cream, because of the lack of technology, and


cipare a una gara culinaria alla ricerca di un piatto singolare. Propongono la cosiddetta crema fiorentina: un mix di latte, uova e miele. All’epoca c’era davvero poco di “gelato”, infatti il risultato appariva piuttosto liquido, vista la mancanza di un’apposita tecnologia, ma ai giudici poco importa, non hanno dubbi, sono loro i vincitori. Divenuta immediatamente famosa in tutta la Toscana, Caterina de’ Medici la porta con sé Oltralpe per umiliare in cucina i suoi sudditi francesi. Ma colui che più di tutti ha contribuito all’espatrio della crema fiorentina è stato il palermitano Procopio dei Coltelli, che lasciata la Sicilia in cerca di fortuna si dirige a Parigi e apre il Caffè Procope, un salotto dove oltre a mangiare il gelato si faceva il miglior gossip della città. Un’attività che si basa su cibo e chiacchiere pungenti come poteva non avere successo? Bene, ora che siamo ferrati su storie, nomi e leggende possiamo passare alla parte migliore: come si fa la crema fiorentina. Ci mettiamo il grembiule e tiriamo fuori gli ingredienti. La ricetta è semplicissima, da “ma allora posso farla anche io”. Versiamo il latte, aggiungiamo le uova e poi il miele di castagno nella stessa quantità del tuorlo. Ciò che fa la differenza per avere un buon risultato è la temperatura con cui si realizza il gelato. Pochi minuti e tac… la nostra crema fiorentina, cucchiaino in mano e siamo pronti all’assaggio. A nostro dire “buonissimo”, secondo Vetulio “diverso”. Sì perché come titola il suo libro Il gelato (non) è uguale per tutti. Va assaporato e vanno sentiti i sapori, uno distinto dall’altro. Il latte, le uova, il miele. Va riconosciuto proprio quel miele di castagno che avevamo scelto pochi minuti prima. Va capito che ogni gelatiere ha la sua ricetta, le sue materie prime e il suo gusto personale. Il gelato dovremmo assaggiarlo con gli occhi chiusi, senza guardarlo ma semplicemente mangiandolo. Un poʼ come nella vita di tutti i giorni, provare la diversità cogliendone le sfumature ed estrapolandone il lato migliore. Aprirsi a ingredienti diversi, mescolare i sapori e vedere come il melting pot dei nuovi gusti sia buono. Questa è una lezione che va oltre il gelato… • the final result was very liquid, but judges did not care at all: Bernardo and Ruggeri were the winners. The cream became famous all around Tuscany and Caterina de’ Medici brought the recipe with her to France to humiliate his French vassals in the cuisine’s field. The Palermitan Procopio dei Coltelli exported further the recipe contributing to his fame in France. He had left Sicily seeking fortune and opened up his Caffè Procope in Paris, a lounge cafè where eating ice cream and gossiping. So, how “crema fiorentina” is made? The recipe is very simple: pour the milk, add chestnut tree’s honey and yolks in the same quantity. What makes the difference is the temperature in which we realize the ice cream… So delicious! But, in Vetulio’s opinion, every ice cream is “different” because, as his book’s title recites: “Ice cream is (not) the same for everybody.” In fact, you have to taste it, perceiving every single flavor in it; as we should do with the little things of everyday life: try different tastes, catch the nuances and get the best side of each of them…This is a lesson well beyond ‘gelato’! •

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FUL VIAGGI

VIAGGI DI LUSSO PER TUTTE LE TASCHE: UN TRAVEL BLOG CONTROCORRENTE “Viaggi di lusso per poveri” sembra una contraddizione di termini. Ma FUL non ama fermarsi alle apparenze: abbiamo incontrato Daniele di Gioia, originale travel blogger, che ci hai illustrato il concept del suo sito. Con un pizzico di irresistibile ironia. T esti

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di

E lisa D’A gostino

Foto di Tom Barrett

L

’ironia è il sale della vita: questo è sicuramente uno dei principi di Daniele di Gioia, mente e tastiera geniale dietro uno dei blog di viaggi più atipici del web. Il suo Viaggi di lusso per poveri, infatti, non affronta certo itinerari comuni, a cominciare dal titolo, che ha spesso suscitato perplessità. Cominciamo la nostra chiacchierata proprio dalla locuzione incriminata, di cui Daniele ci spiega il senso: «Ciò che un tempo era ritenuto un lusso, come fare un viaggio o


prendere un volo, oggi è accessibile anche alla persona comune (ironicamente “povero”): ne sono la prova le numerosissime compagnie low cost nel mondo che permettono a chiunque di viaggiare». Un punto di vista interessante, sicuramente. Senza contare che il concetto di lusso in sé è soggettivo: Daniele ricorda come alcuni amici preferissero sempre l’Italia per le vacanze come più economica. A conti fatti, però, nei suoi viaggi nel mondo il blogger aveva speso meno e guadagnato moltissimo in fatto di accrescimento personale e confronto con culture diversissime dalla nostra, ritenendo questo un privilegio incredibile. Ma torniamo al principio: come e quando nasce l’idea di un travel blog? «La mia idea è nata da un particolare episodio durante il mio viaggio in Giappone: appena arrivato cercavo l’albergo evitando di utilizzare il taxi, sconsigliato da tantissimi travel blogger per le tariffe folli. Prendendo la metro, ovviamente, mi sono perso e dopo molte ore in balia di una lingua straniera e strade a me sconosciute, mi sono arreso al taxi. Alla fine ho speso meno rispetto alle tariffe italiane!» Ecco perché Daniele cerca sempre di informare i suoi lettori nel modo più completo e oggettivo possibile, evitando di creare allarmismi e falsi miti. Come per il lusso, anche considerazioni di questo tipo sono molto soggettive! Al blog lavora da solo per lasciare un’impronta più personale possibile, collaborando con altre persone questo principio potrebbe venire meno. Il nome del blog è molto ironico, non hai paura di allontanare un pubblico di lettori che non si definisce povero? «È vero, ho ricevuto alcune critiche, molti l’hanno ritenuto persino offensivo. Purtroppo bisogna anche saper prendere la vita con un minimo di ironia. Viaggiando ho avuto la possibilità di avere una mente aperta e di non soffermarmi solo alle apparenze. La prima regola del buon viaggiatore è “mai fermarsi alle apparenze»: ci sono città che sembrano sporche, trascurate, caotiche, ma vantano bellezze nascoste che aspettano solo di essere fotografate. È un piccolo step che chiedo ai miei lettori, sperando possano capire il vero senso del mio blog».

ENGLISH VERSION>>>> “Luxury travels for poor people” seems to be a contradiction in terms but, meeting up with Daniele di Gioia, its author and owner, we are introduced to his personal new travel’s concept: one of the most atypical web’s travel blog. Luxury travels for poor people in fact, doesn’t deal with the most common itineraries and, as the title disclaims: «What before was considered as a luxury, like travelling or taking a flight, today is affordable for many ‘common’ (or, ironically said, ‘poor’) people: as a proof, look to all the different low cost companies which allows everybody to travel almost everywhere». How the idea of a travel blog was born? During a vacation in Japan, I had a particular episode: I had just landed when, trying to avoid taxis (as many travel blogger recommended, due to the

Foto di Austin Neill

Dopo la forma, approfondiamo la sostanza: in che cosa Viaggi di lusso per poveri si differenzia nella vasta giungla dei travel blog? «Viaggi di lusso per poveri nasce da un’idea prettamente informativa e assolutamente non commerciale. Il mio scopo principale è avvicinare quanti più lettori alla possibilità di viaggiare: quando riesco a trovare un volo o un hotel che rientra nel budget del “mio follower” che aveva ormai rinunciato alla vacanza, quella costituisce già una bella soddisfazione. Inoltre, si può definire un blog “homemade”: racconto solo viaggi che ho vissuto in prima persona, pubblicando foto scattate da me con lo smartphone. Cerco di mostrare anche i lati negativi, a volte prendendo in contropiede i miei lettori che, però, sono ormai affezionati a questo mio aspetto». Come avviene la scelta delle destinazioni inserite nel tuo blog? «Ho pubblicato molti dei miei viaggi in diretta, solo un paio in differita. Si tratta dunque di una scelta piuttosto personale, dipende dal Paese che ho voglia di visitare in quel periodo. Ho già molti altri viaggi nel cassetto, cercherò di pubblicarli tutti piano piano, come unico autore devo riuscire a organizzare bene il lavoro». Come tutti i travel blogger, anche tu ami viaggiare. O sbaglio? «Ovviamente: viaggiare è la mia passione! Tutti i miei viaggi sono stati indimenticabili, ognuno a modo suo ma ne ho un paio che sono stati veramente unici». Quali? Siamo curiosi! «Ho vissuto circa un anno in Venezuela e per me è stata unʼesperienza davvero eccezionale, ho avuto modo di visitarlo in lungo e in largo conoscendo tutti gli aspetti di questo Paese magnifico. Altrettanto 13.


Foto di STIL crazy charges of taxi drivers), I took the metro. Getting lost and many hours after, I gave up and called a taxi, spending less than I expected. The first rule of a good traveller in fact is “never judge from the first impression”: for example, even cities that seem to be dirty or messy, may reserve hidden beauties, waiting only to be discovered. What makes Luxury travels for poor people different from other blogs? It’s just an informative blog and it doesn’t aim to be commercial. My purpose is to approach as many readers as I can: it’s a homemade blog, I tell only about travels that I personally made, posting pictures taken with my smartphone. I try also to show the negative aspects and my followers appreciate this effort. How do you choose your travel’s destination? I publish most of my travels live, only a few are catch-ups. As all travel bloggers I love travelling and all of my trips were unforgettable, a couple of them have been unique indeed! Which one? I spent one year in Venezuela and, to me, was a huge experience, getting in touch with all its aspects. The same I felt for Japan, another country that I frequently visit, and that I’m fond of. Which are the upcoming news for your blog? Firstly, a new travel: I’d love to visit China, discovering its ancient and traditional soul. Another project is a written version of my adventures around the world: emotions, feelings and situations experimented travelling. Another way to make my own world more familiar also to “traditional” readers. •

posso dire per il Giappone, una nazione sviluppatissima, anni luce avanti rispetto a noi, abitato da persone stupende e con un tasso quasi nullo di micro criminalità». Un’ultima domanda prima di salutarci: quali sono le novità in cantiere per Viaggi di lusso per poveri? «Per prima cosa, un nuovo viaggio, mi piacerebbe andare alla scoperta della Cina, della sua anima più tradizionale e remota. Un altro progetto che spero andrà presto in porto è la stesura, nero su bianco, di una raccolta delle mie avventure in giro per il mondo: aneddoti, situazioni, emozioni che si provano solo viaggiando. Un modo per far conoscere il mio mondo anche ai lettori “tradizionali”, lontani dai social e dal web». Noi di FUL siamo sicuri che riuscirà a coinvolgere nei suoi viaggi di lusso per poveri anche i lettori allergici a tastiere e schermi. Voi cosa ne pensate? Se siete curiosi, andate a visitare subito il suo blog: la vostra prossima vacanza da sogno forse vi sta già aspettando su www.viaggidilussoperpoveri.it! •

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XXXVIII STAGIONE CONCERTISTICA 2018 / 2019 Giorgio Battistelli direttore artistico

Daniele Rustioni direttore principale

Thomas Dausgaard direttore onorario Celso Albelo Salvatore Accardo George Andguladze Giordano Bellincampi Mario Brunello Francesca Dego Pietro De Maria Lorenzo Fratini Gianluigi Gelmetti Kerem Hasan Niklas Benjamin Hoff mann Tiina-Maija Koskela Hennig Kraggerud Jan Lisiecki Raffaella Lupinacci

Alexander Malofeev Michele Marelli Michele Mariotti Edgard Moreau Angela Nisi Eva Ollikainen Maxime Pascal Erica Piccotti Miriam Prandi Beatrice Rana Federico Maria Sardelli Peppe Servillo Markus Stenz Eduardo Strausser

Coro del Maggio Musicale Fiorentino Orchestra Haydn di Trento e Bolzano C o n s e r v a t o r i d e l l a To s c a n a YO Y O Yo u t h O r c h e s t r a Yo u t h O R T con il contributo di

orchestradellatoscana.it 15.


FUL ARTE

GONG: LE COSMOGONIE DI ELISEO MATTIACCI

Al Forte Belvedere l'importante mostra antologica dedicata a uno dei protagonisti dell'arte contemporanea italiana. T esto .16

di

F ederica G erini


ENGLISH VERSION>>>>

D

opo Giuseppe Penone, Antony Gormley, Jan Fabre e Ytalia, quest’anno Forte Belvedere ospita Gong, un’imponente mostra antologica dedicata a Eliseo Mattiacci, artista marchigiano, classe 1940. Tra i grandi protagonisti dell’arte contemporanea, pioniere dell’avanguardia italiana della fine degli anni Sessanta, artefice della sperimentazione della scultura. Il suo è un esercizio sciamanico, un’esplorazione del cosmo. Gong è una mostra in cui viene portato alla luce uno dei desideri più bramati dall’uomo: avventurarsi nello spazio. Fino al 14 ottobre 2018 i giardini, le terrazze e le stanze del Forte Belvedere accolgono disegni, installazioni e sculture dell’artista di Cagli. Campi magnetici, cosmogonie, corpi celesti. Il Cielo, la Terra. Questa esposizione non è semplicemente un occhio sull’arte, un mero esercizio manieristico. È metafisica. È un vedere attraverso: attraverso le opere, attraverso l’autore, attraverso il cielo, attraverso la città, attraverso i pensieri, attraverso noi stessi. Forte Belvedere è la rampa di lancio perfetta da cui Mattiacci inizia il suo e il

After Giuseppe Penone, Antony Gormley, Jan Fabre and Ytalia, this year Forte Belvedere will host Gong, an impressive exhibition dedicated to a collection of Eliseo Mattiacci’s masterpieces. The artist was born in 1940 in Marche and he’s one of the most important protagonists of contemporary art, pioneer of Italian avant-garde at the end of the ’60s, experimenter in the field of sculpture. His work is a shaman’s exercise, an exploration of the cosmos; Gong is an exhibition in which is carried out one of the most coveted human desire: venturing the space. Until October 14th 2018 gardens, terraces and rooms of Forte Belvedere will host designs, installations and sculptures of the artist born in Cagli. Magnetic fields, cosmogonies, celestial bodies: Sky, Earth, this exhibition it’s not just a simple insight on art or a manierismo’s exercise, it’s metaphysic. It’s a way to look through: through the works, the author, the sky, the city, the thoughts and finally through ourselves. Forte Belvedere is the perfect launching pad from where Mattiacci starts his and our journey to the infinite: his massive totems in weathering steel make us look up, getting lost in the blue of the sky and, in the end, they give us brand new frames of San Miniato, Cappelle Medicee, Cupola del Brunelleschi, and over the red roofs of San Niccolò. Mattiacci’s words express the poetry of his research: «I feel attracted by the sky with its stars and planets and, beyond them, by our galaxies, it is an imagination that goes further, as if trying to challenge fantasy itself, as in a dream. I’d like to launch one of my sculptures in orbit in the space. It would be a wonderful dream to know that, up there, one of my spatial shapes is wandering around». In the background, it feels like listening David Bowie singing «Can you hear me, Major Tom? Can you… Here am I floating round my tin can. Far above the Moon. Planet Earth is blue and there’s nothing I can do». We too have left Planet Earth to float in the Space with Gong.• 17.


nostro viaggio verso l’infinito. I giganteschi totem in acciaio corten ci fanno alzare gli occhi, ci fanno perdere nell’azzurro del cielo. E infine, ci regalano inquadrature mai viste prima su San Miniato, sulle Cappelle Medicee, sulla Cupola del Brunelleschi, sui tetti rossi di San Niccolò. Le parole di Mattiacci esprimono la poesia della sua ricerca: «Mi sento attratto dal cielo con le sue stelle e pianeti e, al di là, dalle nostre galassie, è una immaginazione che va oltre, come a voler sfidare la fantasia stessa, come in un sogno. Mi piacerebbe lanciare una mia scultura in orbita nello spazio. Sarebbe davvero un bel sogno sapere che lassù gira una mia forma spaziale». In sottofondo è come sentire David Bowie che canta «Can you hear me, Major Tom? Can you… Here am I floating round my tin can. Far above the Moon. Planet Earth is blue and there’s nothing I can do». Anche noi abbiamo lasciato il Pianeta Terra e galleggiato nello Spazio con Gong. • .18


ful arte

Lungarno Colombo :: Firenze

::summer season 2018 ::everyday

/drink&food /music /art

sunday

::WOOD’ART

monday

::HOLYWOOD

tuesday

::LEGNO&MARMELLATA

wednesday

::APERISUNSET

thursday

::LAPSUS & FRIENDS

friday

::B.RIGHT

saturday

::WOOD.IN.THE.BASEMENT

like a paper boat . . .

#woodmusicgarden

19.


ful gusto

MOI, L’ARTE GIAPPONESE DI MANGIARE Aperto in viale Piave il nuovo MOI, uno spazio dedicato alla cultura giapponese del cibo e all’arte del Sake T esto

e foto di

L uca M anaglia

D

opo otto anni esatti dall’apertura del suo primo MOI a Prato – un piccolo locale dedicato al sushi, in via Giuseppe Verdi – lo chef imprenditore Francesco Preite, classe 1983, ha aperto un nuovo spazio dedicato al cibo giapponese in viale Piave 10. Francesco Preite, era un operaio delle tante aziende tessili di Prato, fino a quando, in un suo viaggio in Giappone, arriva la folgorazione; una sorta di innamoramento e “scambio di amorosi sensi” con la cultura giapponese quasi come se fosse già parte del suo DNA. L’occasione arriva con la crisi, l’azienda lo licenzia e Preite tenta il salto imprenditoriale creando il suo primo piccolo Sushi Bar, aiutato da una maestra di cucina di Tokyo. Poi arriva lo studio, tanto: durante i primi due anni, un apprendista può soltanto osservare il proprio “Shokunin” e svolgere mansioni di lavapiatti o pulizia di pavimenti. In seguito imparerà la tecnica di cottura del riso e solo dopo quattro anni potrà apprendere l’arte del taglio del pesce e della composizione del sushi. In questo stesso periodo imparerà anche ad acquistare il pesce al mercato, cosa che richiede molta esperienza. «Farsi accettare da un maestro giapponese, non è una cosa semplice soprattutto da europeo, diverse sono state le prove che .20

ENGLISH VERSION>>>> Recently opened in viale Piave 10, eight years after the opening of the first one, MOI is the new sushi restaurant of Francesco Preite. Born in 1983, Preite was a worker in the textile field but, after a travel in Japan, he got fascinated by this country and its culture. After having been fired by his company, due to financial reasons, he created its first Sushi bar with the help of a Japanese chef. Then, he started to study: for two years he was just able to watch his master (“Shokunin”) and helped him as a dishwasher, after that he could learn the technique of rice’s cooking and, only after 4 years, he could finally learn the art of fish-cutting and sushi rolls compositions. «Being accepted by a master, it’s not that easy, especially for Europeans: I had to pass many tests, like guessing the ten mysterious ingredients in a particular chef’s recipe!


La cucina nella tradizione giapponese, è una vera e propria arte, che coinvolge tutti i sensi; fondamentale è ad esempio, il “tocco” dato dalla temperatura delle mani del cuoco all’ingrediente che compone la ricetta, così come la forma e composizione del cibo stesso, perché l’armonia del gusto deve coincidere con l’armonia delle forme e dei colori» così dichiara Francesco Preite che offrirà ai suoi ospiti un menù in formula “Omakase” dal giapponese (mi fido di te). In poche parole lo chef, in base agli ospiti che avrà davanti comporrà la sua proposta menù, e chiederà ai commensali di affidarsi alla sua esperienza. La novità che colpirà forse per prima l’occhio del cliente è che al MOI si offre una proposta di piatti alternativa; questo perché la cucina giapponese come afferma lo chef: «È ricca di prelibatezze per la maggior parte sconosciute agli occhi di noi occidentali, che non sappiamo che per il Giappone il sushi è paragonabile alla nostra “pizza” e rappresenta una pietanza che non viene consumata tutti i giorni

ho dovuto superare, come quella volta in cui ho dovuto indovinare i dieci ingredienti di cui era composto un piatto del maestro e solo quello mi avrebbe permesso di accedere alla sua arte: quella fu la mia giornata più fortunata perché ne indovinai il numero necessario per farmi accettare!» così ricorda lo chef che ha voluto ricreare nel suo nuovo locale, l’atmosfera poetica ed essenziale degli spazi orientali dedicati al nutrimento, alcuni dei quali, a Tokyo, sono considerati dei veri e propri “templi” e “laboratori d’artista”. Aiutato dalle mani esperte dell’artigiano Luciano Monfardini – già conosciuto per aver contribuito alle splendide rifiniture dell’Hotel Four Season di Firenze – il nuovo MOI è costruito usando tutti materiali naturali, un gioiello di artigianato finissimo, realizzato quasi interamente “senza chiodi” da abili maestranze; legno e pietra per lo spazio dedicato al “Sake Bar” dove, durante l’orario dell’aperitivo, si potrà stare comodamente seduti per degustare; fino ad arrivare alla zona cena caratterizzata dalla presenza di un bancone creato con il legno profumato del cipresso che costituisce il palcoscenico principale nel quale, quattordici fortunati, ogni sera, possono sperimentare dal vivo il “rito” della creazione del piatto dello Chef. «Quando in Giappone si mangia, non ci si sta solo “sfamando”, si sta prendendo parte a una cerimonia.

Fortunately, that was my lucky day!» he told us. In his new restaurant, he wanted to recreate the poetic and essential atmosphere of Japanese spaces, some of them considered, for example in Tokyo, as “temples” or “artist’s labs”: with the help of Luciano Monfardini, MOI has been built only using natural materials and almost entirely realized “nail free”. Wood and stone for the sake bar and a big cypress wood’s counter in the middle of the dinner-room around which, every night, fourteen lucky people can experiment live the chef’s “creation”. «In Japan, when you’re eating, you’re not just feeding yourself, you’re taking part to a ceremony. Cuisine, in Japanese tradition, is a fine art that involves every sense: harmony in the taste must correspond to harmony in the shapes and color’s composition» said Francesco. His menu will be an “Omakase” formula (that means “I trust in you”): basically the chef will create his proposal according to his guests and will ask them to trust in him and his experience. «Japanese cuisine is rich in unknown delicacies: sushi in Japan is like a pizza for us!» In MOI restaurant, the main course is Nigiri (created by a balanced combo of rice and fish) and special Sake’s cocktails. Francesco keeps experimenting and travels to Japan as often as he can. • 21.


ma solo nelle uscite in comitiva…». Al MOI il piatto protagonista è il Nigiri (creato da una combinazione bilanciata di riso e pesce) in tutte le sue declinazioni. Uno dei protagonisti del MOI sono anche i cocktail. Prima della cena Preite proporrà agli ospiti cocktail a base di Sake studiati ad hoc per preparare i palati alla degustazione. La cena è una vera e propria “performance”: un’intensa immersione in un mondo fatto di dedizione, precisione e amore puro per l’ingrediente, una esecuzione culinaria che diviene risultato tra la naturale ed esplosiva pulsione creativa dello chef che dialoga con la geometria e il rigore della forma e dell’esecuzione, per poi esplodere nell’esperienza di gusto del fortunato spettatore. Francesco parte dal fascino per le Katane e i coltelli e dal fascino per la cultura stratificata giapponese, fatta di sfumature a volte impalpabili come la stessa realizzazione dei Nigiri: taglio diverso dei diversi pesci, cottura del riso, temperature, consistenze, sembra facile ma confrontate e ne rimarrete sorpresi. Non smette mai di imparare e passa il tempo che rimane in viaggi in Giappone, con l’idea dell’assaggio alla ricerca del sapore perfetto. MOI Viale Piave 10/14 Tel. 0574 065595 www.moiprato.it

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ful cultura

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BLACK HISTORY MONTH FLORENCE 2018 Intervista all’artista newyorkese Justin Randolph Thompson, direttore e co-fondatore della ricorrenza che celebra la cultura “black”. T esto

di

R ita B arbieri

A

rtista visivo nato a Peekskill, New York, in Italia dal ’99, Justin Randolph Thompson è una personalità creativa, poliedrica e dinamica che ha deciso di portare in Italia, specialmente a Firenze, un progetto ambizioso per promuovere la cultura “black” nel contesto italiano. Con l’aiuto della sua squadra e di preziosi collaboratori Justin ha organizzato, dalla prima edizione del 2016 a quella di oggi, un calendario di eventi con un programma vastissimo, che spazia dall’arte, la musica, il cibo e il cinema per permettere alle diverse culture afro-discendenti di esprimersi, raccontarsi, aprirsi e interagire con la comunità fiorentina. Ecco la nostra intervista. Justin cos’è il Black History Month e come nasce? Si tratta di una ricorrenza, presente negli Stati Uniti, in Canada e nel .24

Regno Unito, nata per celebrare la cultura “black”e ricordare la storia afroamericana negli stati uniti e la diaspora Africana nei contesti della Canada e del UK. Negli Usa, dove originariamente nacque negli anni ’20, e in Canada dal ’95 avviene nel mese di febbraio, nel Regno Unito dove è stato stabilito nel ’85 invece in quello di ottobre. Il precursore del “Black History Month” risale al 1926, quando lo storico Carter G. Woodson e l’associazione ASALH annunciarono che la seconda settimana di febbraio, che contiene i compleanni di Abramo Lincoln e di Frederick Douglass, sarebbe stata chiamata “Negro History Week” e sarebbe stata un’occasione per incoraggiare l’insegnamento coordinato della storia dei neri americani nelle scuole pubbliche della nazione. Il successo dell’iniziativa crebbe sempre di più, finchè nel 1976 il governo americano riconobbe ufficial-

A visual artist born in Peekskill, New York, in Italy since ’99, Justin Randolph Thompson is a multi-faceted and dynamic creative personality who has decided to bring an ambitious project to Italy, specifically to Florence, to promote “black” culture in the Italian context. With the help of his team and the various collaborators, Justin has organized, since the first edition of 2016 a great calendar of events with a vast program, ranging from art, music, food and cinema to allow different Afro-descendant cultures to express themselves, engage in conversations, open up and interact with the Florentine community. Here is our interview. Justin what is Black History Month and how is it born? It is a celebration, present in the United States, in Canada and in the United Kingdom, born to celebrate the “black” culture and remember African American history in the case of the USA and the African diaspora in the context of Canada and the UK. In the United States, where it was born in the 1920s, and in Canada since 1995, it takes place in February, in the United Kingdom, where it was established in 1985, instead it is in October. The precursor of the “Black History Month” dates back to 1926, when the historian Carter G. Woodson and the ASALH association announced that the second week of February, chosen because it contained the birthdays of Abraham Lincoln and Frederick Douglass, would be called “Negro History Week” and would have been an opportunity to encourage the coordinated teaching of the history of Black Americans in the public schools of the nation. The success of the initiative grew more and more, until in 1976 the American government officially recognized the project and changed the initial name of “Negro History Week” in “Black History Month”. Why did you decide to export this project to Italy? Basically to illuminate the diversity of “black” cultures present on the Italian territory. Very often there is a flat and homogenized perception of Afrodescendent cultures but, with this series of events, we would like to make it clear that there is a vastness of different cultures and subcultures, often grouped under a singular, not nearly vast enough, label. Together with the co-founder Andre Halyard, we felt the need to broaden this vision, to enhance the specifics and, as artists, we thought of exploiting various kinds of artistic forms of organization as a means of expression and communication. Thus was born, in 2016, the first Black History Month in Florence. How has the festival changed during subsequent editions? From an initial calendar of 19 events in 2016, with the support of 15 partners, a small team and no funding, we tried to immediately create an expanding model. Currently, I am happy to say that the festival has grown both numerically and in its diffusion. The III Edition of BHMF held in February, which was organized together with Janine Gaëlle Dieudji and Matias Mesquita, this year had 60 events scheduled, as many as 63 partners (including the municipality of Florence as a co-promotion and various Cultural Institutes) and more than 90 protagonists. They are beautiful numbers but we can, we want and we need to grow more. Our goal is to expand on the national territory, not just Florence or Tuscany. What was the public response in these years? What were the greatest difficulties encountered? The answer was undoubtedly positive: in Florence there is interest and the possibility of dialogue at all levels. The


greatest difficulty was that linked to communication and spreading the word: very often people are not aware of the quantity and variety of events that populate the city’s cultural and social life. This is a limitation that we try to bypass as much as possible by making new networks and looking for new means and channels of diffusion. A success destined to grow: what are your future goals? Apart from extending to the national territory and expanding more and more our horizon of artists, events and contacts, in the future we would like to collect all this material in a library or archive, to be made available to anyone interested: scholars, researchers, those simply curious. We would like to be a site of support (which at the moment is lacking in Italy) for anyone who wants to make a historical, cultural, contextualized and specific reflection on the subject, extending beyond what is interpreted as a singular “lens of immigration” that, very often, more than provide clarity, distorts. In this sense, we really want the Black History Month Florence to be a starting point, a beginning of a path of knowledge, interaction and mutual exchange. Precisely in this regard, you have scheduled two events that focus on these issues, right? Yes, in July we will inaugurate the exhibition Schengen curated by BHMF, which can be visited from July 12th to August 24th at Villa Romana which, through the works of three contemporary artists, Délio Jasse, Anna Raimondo and Jebila Okongwu, will explore the limits and boundaries of identity, in a fluid and participatory way. In addition, at Villa Romana we are engaged in a co-promotion and co-organization of a film festival, the African Diaspora Cinema Festival founded by Fide Dayo, which will take place from the 5th to 8th of July, with a selection of films from 18 countries from the African continent and beyond that will elaborate, through cinematic language, the theme of migration and exchange from the most ample and variegated point of view. Events that will be just a taste of what we can and want to offer to make our cultures known, to enhance them and to encourage mutual exchange.•

mente il progetto e cambiò il nome iniziale di “Negro History Week” in “Black History Month”. Perchè hai deciso di esportare questo progetto in Italia? Fondamentalmente per illuminare la diversità di culture ‘nere’ presenti sul territorio italiano. Molto spesso c’è una percezione piatta e omologata degli afrodiscendenti ma, con questa serie di eventi, vorremmo far capire che esiste una vastità di culture e sottoculture differenti, spesso raggruppate sotto un’unica, quantomai scomoda, etichetta. Insieme al co-fondatore Andre Halyard abbiamo sentito la necessità di ampliare questa visione, di valorizzare le specificità e, in quanto artisti, abbiamo pensato di sfruttare varie forme artistiche come mezzo di espressione e comunicazione. Così è nato, nel 2016, il primo Black History Month in Florence. Come è cambiato il festival nel corso delle successive edizioni? Da un calendario iniziale di 19 eventi nel 2016, con l’appoggio di 15 partner, una piccola squadra e nessun finanziamento, abbiamo cercato di creare fin da subito un modello espandibile. Attualmente, sono felice di dire che il festival è cresciuto sia numericamente che come diffusione. La III edizione di BHMF svoltasi a febbraio di quest’anno e organizzata insieme a Janine Gaëlle Dieudji e Matias Mesquita aveva 60 eventi in programma, ben 63 partner (tra cui il comune di Firenze come co-promozione e vari Istituti di Cultura) e più di 90 protagonisti. Sono dei bei numeri ma possiamo, vogliamo e dobbiamo crescere di più. Il nostro obiettivo è quello di espanderci sul territorio nazionale, non solo fiorentino o toscano. Qual è stata, in questi anni, la risposta del pubblico? Quali sono state le difficoltà maggiori? La risposta è stata indubbiamente positiva: a Firenze c’è interesse e possibilità di dialogo a tutti i livelli. La difficoltà maggiore è stata quella legata alla comunicazione: molto spesso le persone non sono a conoscenza della quantità e varietà di eventi che popolano la vita culturale e sociale della città. Questo è un li-

mite che cerchiamo di arginare il più possibile facendo network e cercando nuovi mezzi e canali di diffusione. Un successo destinato a crescere: quali sono i vostri obiettivi futuri? A parte estenderci sul territorio nazionale e ampliare sempre di più la nostra panoramica di artisti, eventi e contatti, in futuro ci piacerebbe raccogliere tutto questo materiale in una biblioteca o in un archivio, da mettere a disposizione di chiunque sia interessato: studiosi, ricercatori, semplici curiosi. Vorremmo essere un supporto (che al momento in Italia manca) per chiunque voglia fare una riflessione storica, culturale, contestualizzata e specifica sull’argomento, espandendo oltre quello che spesso viene interpretato come l’unica “lente dell’immigrazione” che, molto spesso, più che far vedere con chiarezza, distorce. In questo senso, vorremmo davvero che il Black History Month Florence fosse uno spunto, l’inizio di un percorso di conoscenza, interazione e scambio reciproco. A questo proposito, avete in programma due eventi che vertono proprio su questi temi, giusto? Sì, nel mese di luglio inaugureremo la mostra Schengen a cura di BHMF, visitabile dal 12 luglio al 24 agosto presso Villa Romana che, avvalendosi delle opere di tre artisti contemporanei, Délio Jasse, Anna Raimondo e Jebila Okongwu, esplorerà i limiti e i confini identitari, in maniera fluida e partecipativa. Inoltre, sempre a Villa Romana co-promuoviamo e co-organizziamo un festival cinematografico, l’African Diaspora Cinema Festival fondato da Fide Dayo, che avrà luogo dal 5 all’8 luglio, con una selezione di film provenienti da 18 Paesi dal continente africano e oltre, che elaborerà, attraverso il linguaggio cinematografico, il tema della migrazione e dello scambio da un punto di vista il più possibile ampio e variegato. Eventi che saranno solo un assaggio di ciò che possiamo e vogliamo offrire per far conoscere le nostre culture, valorizzarle e favorire il reciproco scambio. www.blackhistorymonthflorence.com 25.


ful tecnologia

SUL PALCO DEL DECIBEL OPEN AIR CON KLAUS HAUSHERR La quarta edizione del Festival di musica elettronica è stata un successo. Incontro con l’ingegnere del suono per l’evento alla Visarno Arena. Testo di Francesco Sani, Foto di Nicolò Nisi

I

nserita tra gli appuntamenti imperdibili dell’Estate Fiorentina 2018, domenica 24 giugno è andata in scena da mezzogiorno a mezzanotte la celebre maratona per gli amanti dell’elettronica: il “Decibel Open Air”. La rassegna ha fatto registrare 17.000 presenze, ben oltre le attese degli organizzatori, una bella giornata di musica sul solito main stage che solo pochi giorni prima aveva infiammato il Firenze Rocks. Stavolta però ad alternarsi sul palco, dietro una consolle, davanti ad una platea danzante composta da migliaia di ragazzi giunti da tutta Europa, si sono esibiti alcuni dei più grandi nomi del firmamento elettronico internazionale: Paul Kalkbrenner, Carl Cox e Nina Kraviz, introdotti dai dj set di Marco Faraone, Nic Fanciulli, Uner e Monolink. A fine serata, grazie a K-ARRAY, fornitore ufficiale dei sistemi audio del festival, abbiamo scambiato alcune battute con l’ingegnere del suono Klaus Hausherr. Quelli come Klaus operano die.26


tro le quinte, non godono di copertine, ma è grazie al loro lavoro se il pubblico può fruire di un’ottima esperienza d’ascolto. Svizzero di nascita, ma ormai italiano d’adozione, ha oltre quarant’anni d’esperienza nel settore dell’audio professionale e ha lavorato come sound engineer per i concerti di artisti del calibro di U2, Sting e in Italia Vasco Rossi. Klaus, qual è la sua storia? Sono un giovane di vent’anni con quarantatré di esperienza! Ho iniziato a fare “l’ingegnere del suono” alla fine degli anni ’70. Nel 1992 sono entrato a lavorare in una struttura internazionale come Clair Global, il più grande rental di equipment per concerti al mondo, gli unici che producono e noleggiano i loro propri sistemi audio in così vasta scala. Per capire, lavorano ai live di band come i Rolling Stones! Ero assunto presso la filiale europea, che è in Svizzera, per loro sono stato in tour con U2, Sting, Tina Turner, Santana e Bon Jovi. Un lavoro affascinante ma faticoso, sempre in viaggio. Il mio ultimo tour come tecnico dei sistemi audio è stato con Shakira. Nello specifico di cosa si è occupato per il Decibel Open Air? Ho curato il progetto audio e seguito l’allestimento dell’attrezzatura, nonché la sua taratura. Diciamo che ho preparato l’impianto e i dj hanno suonato con il mio sistema sul palco! Quando iniziano i dj set io sto in regia audio, dove c’è anche il mixer per intenderci. Ho in mano la gestione del suono, tengo sotto controllo il sound con dei software che mi permettono di fare l’equalizzazione e monitorarne il livello, quindi intervenire se troppo alto, troppo basso, ecc…

ENGLISH VERSION>>>> Among the most important events of Estate Fiorentina 2018, the electronic music festival “Decibel Open Air”, took place on 24th of June from 12 am to 12 pm on the main stage of Visarno Arena, with guests such Paul Kalkbrenner, Carl Cox and Nina Kraviz, dj set by Marco Faraone, Nic Fanciulli, Uner and Monolink and a public of more than 17000 people coming from all Europe. Here, working in the backstage, we met Klaus Hausherr, a sound engineer originally born in Switzerland but who’s been living in Italy for a long time, with a huge professional experience in the sound and audio field. He worked as a sound engineer in U2, Sting and Vasco Rossi’s concerts. What did you technically do with Decibel Open Air? I looked after the audio project and followed the equipment staging: I prepared the sound system, with which djs played their music on the stage. What is your personal history? I’m a 20-year-old guy with an experience of 43: I started working as sound engineer at the end of the ’70s. In 1992, I started a cooperation with an international company, Clair Global, the biggest rental company of concert’s equipment in the world: they work also for the live concerts of bands like the Rolling Stones! I was working for their European branch in Switzerland and I’ve been in tour with U2, Sting, Tina Turner, Santana and Bon Jovi. It was an amazing job but also very hard: I was always travelling! My last tour as audio system technician was with Shakira. 27.


Per la prima volta i sistemi audio del Decibel Open Air sono stati forniti da una realtà fiorentina, la K-ARRAY. Come nasce la sua collaborazione con loro? Fui contattato da K-ARRAY cinque anni fa. Non li conoscevo e inizialmente fui un po’ spocchioso data la mia esperienza, comunque decisi di incontrarli. Quando visitai l’azienda, rimasi colpito dai loro prodotti, mi resi subito conto che c’erano cose interessanti e m’innamorai dei loro progetti. Quindi accettai la loro proposta, smisi con le tournée e da allora faccio parte dell’organico come product specialist, in particolare mi dedico alla gamma “live”. Che tipo di attrezzatura ha fornito K-ARRAY per il festival? Quale esperienza di suono ha goduto il pubblico? Tutti i sistemi audio forniti sono nostri prodotti, i top di gamma. In particolare abbiamo optato per il KH8 della linea FIRENZE. Si tratta di un diffusore innovativo perché utilizza la tecnologia del digital steering. Praticamente ha un processamento digitale che consente al sistema di poter scegliere l’area dove indirizzare il suono. Anziché orientare le casse in fase di montaggio, le classiche “banane” che solitamente si vedono ai concerti, questo sistema ha un assetto completamente verticale e il suono si “sterza” dalla regia: permette uniformità di pressione sonora e di frequenza. Considerato che l’A.R.P.A. aveva imposto dei limiti di decibel molto stretti, 95 dB fino alle ore 22.00 e poi 93 dB fino a mezzanotte, un po’ bassi per eventi del genere e rispetto alla potenza che avrebbe potuto esprimere l’impianto, abbiamo lavorato sulla chiarezza. Il pubblico ha così potuto ugualmente beneficiare di un’ottima esperienza d’ascolto grazie a un suono estremamente godibile. •

For the first time, Decibel Open Air audio systems were entirely provided by a Florentine brand: K-ARRAY. How did you start working with them? I was contacted by them five years ago and, at the beginning, I was a little bit smug due to my experience but anyway, I decided to meet them and I was impressed by their products and projects. Therefore, I accepted their offer and I became part of their staff as a product specialist. All the audio systems used here in the festival are part of our best products, in particular we adopted KH8, FIRENZE’s collection: an innovative diffusor case using the “digital steering” technique, a special device that allows the system to select specific areas in which directly throw the sound, ensuring uniformity of sound pressure and frequency, getting a perfect sound during a live event like this. • .28


ful tatuaggi

BAD BROTHER’S TATTOO

Quando i “cattivi” si mettono al servizio degli altri: tatuaggi, fratelli e il tentativo di essere sempre meglio. T esto

ENGLISH VERSION>>>> Our personality is a result of our skills and external inputs, it’s important to recognize our uniqueness and try to share it with others: tattoos can be a mean to communicate and show our personality. Alessandro and Tommaso are two brothers who, recently, opened up a tattoo studio nearby piazza Savonarola. Both travellers and nightlife’s lovers, they decided to join forces and start tattooing together. After attending several courses organized by Regione Toscana and the Municipality of Florence (supposed to be the best courses in Italy), they started a period of self-education and opened up their studio in November 2017. «Tattoos are a mean to come back to the origins, to communicate and share a message, to

di

C amilla P ieri

L

a nostra personalità si costruisce sulle nostre capacità e si modifica in base agli stimoli esterni, ma è importante riconoscere la nostra unicità e provare a trasmetterla agli altri. è difficile e non sempre ci riusciamo, l’importante è mettersi in gioco! È così che nasce Bad Brother’s Tattoo. Un luogo di ricerca e attenzione. Un luogo pronto a crescere a seconda delle esigenze degli altri, con una grandissima voglia di far esprimere ciò che fa bene al cuore, all’anima e al corpo. Alessandro e Tommaso sono due fratelli che hanno aperto, poco lontano da piazza Savonarola uno studio di tatuaggi. Abbiamo deciso di raccontarvi la loro storia perché è molto diversa dal classico tatuatore tutto


inchiostro, guanti di lattice e macchinetta. L’ingresso di Bad Brother’s Tattoo si apre sulla strada, ci sono disegni appesi alle pareti, un corridoio che arriva fino alla sala tatuaggi e un tavolino all’esterno. È proprio qui che ci sediamo per farci stregare dai loro racconti. Entrambi viaggiatori e appartenenti al “mondo della notte”, Alessandro e Tommaso decidono di unire le forze e provare a tatuare, ricorrendo alla loro lunga esperienza di vita. Dopo aver frequentato i corsi previsti dalla regione e dal comune di Firenze (a quanto pare i migliori d’Italia) si formano totalmente da autodidatti. e aprono il loro studio a novembre 2017. E qui viene il bello. Come chiunque riesca a viaggiare, ad aprire la mente e interrogarsi su quello che sta intorno, maturano dentro di loro la necessità di esprimerlo in qualche modo. «Il tatuaggio» racconta Alessandro «è un modo per tornare alle origini, per trasmettere un messaggio, per far rimanere qualcosa». Il tatuaggio nasce come un rito sciamanico che apparteneva alle popolazioni indigene, per passare a uno stadio “interiore” diverso da quello di partenza. Ed è proprio qui che sta il punto: trovare nel tatuaggio un modo per portare un messaggio, per esorcizzare qualcosa, per affrontare paure, gioie, dolori. Riscoprire nel rito del tatuaggio una simbologia strettamente collegata con il nostro essere, affrontare se stessi. Bad Brother’s Tattoo si caratterizza per uno stile “alchemico” di creazione, riconoscibile e unico, appositamente creato per ogni cliente. Intrigante e forse un po’ misterioso, Alessandro e Tommaso decidono di coniugare l’alchimia ai tatuaggi. .30

make something last forever» said Alessandro. Tattoos are also ways to face the fears and sorrows of life, to show joy: there is a symbolism behind tattoos strictly connected to our inner nature. Bad Brother’s Tattoo is characterized by an “alchemical style” of creation: a mysterious and unique process, specifically created for every client, a surprising mix of alchemy and tattoos. «Coming here entails an interchange with us, to get a new oversight of your inner self»: you’re going to create with them, step by step, your own personal tattoos, starting from a dialogue that will lead to a growing awareness of your hidden inner “images”, that will come to the fore through the tattoo. •


«Venire da noi vuol dire avere un confronto, un’apertura». Sì, perché se mai vi capitasse di avere la voglia di farvi un tatuaggio, lo costruirete insieme a loro, non solo nello stile e nel disegno, ma partendo da un dialogo condiviso che porterà a una maggiore consapevolezza di voi stessi. Dalla lettura della carta del cielo alla definizione del messaggio di vita che vi piacerebbe trasmettere, insomma, le immagini che vi portate dentro e avete bisogno di esprimere. Non si tratta di chiromanzia ma della scoperta del nodo particolare che avete in quel momento di vita, che viene trasportato graficamente e simbolicamente in un immagine, che esorcizzi, che aiuti, che vi ricordi, che parli di voi. Non vi sentite esclusi se pensate di tatuarvi solo una barchetta o un dragone. Ale e Tommi sono pronti a soddisfare qualsiasi richiesta. Ricordatevi solo che si chiamano Bad Brother’s Tattoo. •

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ful 5di5

5di5 SOFT B&W di Federico Montani | www.federicomontani.com | IG: Federico Montani

Fiorentino di nascita, si è formato tra Londra, Roma, Barcellona e Milano. Nella sua fotografia coesistono due stili quasi all’antitesi: quella più artistica, decostruita e istintiva dettata da una attrazione per le geometrie e i giochi di luce nei contesti urbani, e l’interesse per la fotografia di moda. Con dei suoi amici ha creato “Rebobina”, un collettivo fotografico per progetti sperimentali, ha lavorato con la casa di produzione Madeleine, per i cataloghi di marchi come Mango e Hero, e con El Pais Semanal. Florentine born, he studied and trained between London, Rome, Barcelona and Milan. In his photography coexist two styles, almost antitheticals: the more artistic, deconstructed and instinctive photography that springs from the attraction for geometry and light games in urban contexts, and the interest for fashion photography. With some friends he created “Rebobina”, a photographic collective for experimental projects, he worked with Madeleine production studio, for the catalogues of Mango and Hero and for El Pais Semanal. •

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ful uno straniero a firenze /\ un fiorentino all’estero

ACHIM REESE

Quando uno scrive di sè, puo scegliere se essere noiosamente modesto o se strafare. Mi sentirei abbastanza a disagio se ne uscissi fuori solo come “il tedesco”, anche se sono originario della Ruhr. Sembrerebbe anche discutibile se mi presentassi come un architetto, dato che di fatto non progetto nessun edificio. E nonostante il fatto che sono venuto a Firenze per scrivere una tesi di dottorato due anni fa, il mio italiano ancora lascia molto a desiderare. Ma dopo tutto, una cosa l’ho imparata: che non so ballare. Cosa porteresti a Firenze dalla Regione della Ruhr? Dato che Firenze e la Ruhr non potrebbero essere più diverse, qualsiasi comparazione tra le due sembra destinata al fallimento, e qualsiasi tentativo di trovare qualcosa in comune del tutto futile. Ciò che apprezzo di più della Ruhr è una certa dimessa sicurezza in se stessi – la sicurezza che altri posti sono altrettanto schifosi come quello in cui si è nati. Cosa porteresti nella Regione della Ruhr da Firenze? Dopo essermi spruzzato con il repellente per gli insetti, mi servono un certo numero di manovre ogni sera per avvolgere il mio accampamento in una rete per zanzare che potrebbe proteggere il figlio di un re come una tettoia. Passi indispensabili di un familiare rituale serale, questi accorgimenti sono solo il preludio all’inserimento del profumato elettroemanatore anti-zanzare, che è l’unico che possa garantirmi una notte di sonno – e che non dovrebbe mancare in nessuna parte del mondo. Writing about yourself, you have the choice of being either boringly humble or a showoff. Besides, I’d feel more than uncomfortable to appear as ‘German,’ although I’m originally from the Ruhr. It would, moreover, seem questionable to introduce myself as an architect, since I don’t design any buildings. And despite the fact that I came to Florence to write a doctoral thesis two years ago, my Italian still leaves much to be desired. But after all I’ve learned that I cannot dance at all. What would you take from Rurh to Florence? Since Florence and the Ruhr couldn’t be more contrary, any comparison between the two seems doomed to failure, while any request to bring them closer must be futile. But what I appreciate about the Ruhr is the widespread unassuming self-confidence – suggesting that other places are just as crappy as one’s home. What would you take from Florence to Ruhr? After perfuming myself with an insect repellent, it takes a number of complex manipulations every night to wrap my encampment tightly with a mosquito net that would be worthy to shield a king’s child as a canopy. Indispensable steps of a familiar evening ritual, these arrangements are nevertheless a mere prelude to the insertion of the fragrant plug, which alone is able to ensure my night’s sleep – and which one shouldn’t have to do without anywhere in the world. •

TOMMASO VANNOCCI

Ho 38 anni e vivo a Londra da 10. Sono un ricercatore nel campo dell’ingegneria genetica e al momento lavoro nel dipartimento di neuroscienze del King’s College. A fine università mi sono spostato per motivi di lavoro e per imparare meglio l’inglese, lingua fondamentale per lavorare in scienza. Inizialmente pensavo di rimanere solo 3/4 anni per fare il dottorato ma Londra mi ha piano piano conquistato, mi sono fatto una vita qua e al momento mi sento egualmente fiorentino e londinese. Cosa porteresti da Londra a Firenze? Sicuramente la multiculturalità e il livello d’integrazione. Londra è un crogiolo di culture dove ognuno può mantenere la propria individualità senza sentirsi un diverso. In egual misura ci sono gli inglesi, i pakistani, gli indiani, i cinesi e gli europei. Ogni quartiere ha la sua identità, camminando per strada sei assalito dai colori e gli odori di mille nazioni. A volte può esserci tensione, a volte incomprensione ma alla fine il rispetto per l’altro vince sempre. A Firenze porterei anche il sistema di trasporti pubblici: in 10 anni non ho mai sentito la necessità di comprare una macchina. Cosa porteresti da Firenze a Londra? Sicuramente porterei l’artigianato e le botteghe, il valore che diamo ai prodotti locali fatti a mano e con passione. Porterei anche il legame che Firenze ha con il passato: il medioevo dei vicoli, dei palazzi e delle torri. Mi mancano anche le colline, gli odori e i colori della campagna toscana. E, da bravo fiorentino, vorrei avere una scorta pressoché infinita di olio d’oliva, vino e lampredotto. I’m 38 and I’ve been living in London for the last 10 years. I am a researcher in the field of genetic engineering and I’m currently working at the neuroscience department of King’s College. When I finished the university I moved abroad for working and for improving my English, a language that is fundamental if you work in science. At the beginning I thought I was going to stay only 3/4 years for a PhD but London has gradually won me over, I have a life here and at the moment I feel equally Florentine and Londoner. What would you take from London to Florence? The multiculturality and level of integration for sure. London is a melting-pot of cultures where everyone can maintain his individuality without feeling different. There are English, Pakistan, Indian, Chinese, European people in the equal measure. Every neighbourhood has its own identity, walking down the street you are assaulted by the colours and the smells of a thousand nations. Some times tensions may arise, other times incomprehensions but in the end the respect for the others always win. To Florence, I will also bring the public transportation: in 10 years I have never felt the need to buy a car. What would you take from Florence to London? I’d definitely take the craftmanship and the workshops, the value we give to local handmade products created with passion. I’d take also the relationship that Florence has got with the past: the medioeval alleys, palazzos and towers. I miss the hills, the smells and the colours of the Tuscan countryside too. And, as every good Florentine, I’d like to have an almost infinite reserve of olive oil, wine and lampredotto. • 33.


la pagina dell'artista* per il numero XXXII è a cura di SARA CIREGIA

Ritratti Urbani | saraciregia.wixsite.com/architetturanuda | instagram: la.cire

Sara è un’architetto (con l’apostrofo) che ama l’Architettura. Ed è da questa passione che sono nati i “ritratti urbani”: di solito si fa un ritratto a una persona per coglierne l’animo e il carattere, in questo progetto il ritratto viene fatto alle strade e agli edifici per cogliere la vita che l’architettura ospita. Le tavole si riempiono così di persone che raccontano i loro ricordi vissuti in quel preciso pezzetto di città. Sara is an architect who loves Architecture. The “urban portraits” are born from this passion. Usually a portrait tries to catch the spirit and soul, in this project the streets and buildings are portrayed to catch the life that the architecture hosts. The figures are full of people who recall their memories of that precise spot in the city. • .34


Non c’è problema

presenta

n i o c l a l o F

Comune di Follonica

e s t ival r F e m m u #sempremeglio S

11AGO SUPERSTAR 12 AGO COEZ GIANNA 13 AGO NANNINI GREASE 15 AGO IL MUSICAL FOLLS ONICA 16 BIGNIGHT AGO JESUS CHRIST CON TED NEELEY

INGRESSO GRATUITO

Direzione Artistica Paolo Ruffini

APAREZZA 17AGO CPRISONER 709 TOUR ENRICO 18 AGO BRIGNANO MADE IN 19 AGO INTERNET FAVIJ+MATES+LaSABRI

20 co SMO AGO studio dell'avv. Valerio Barone in Napoli alla piazza San Nazzario n. 71

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COSMOTRONIC

PAOLO RUFFINI AGO SONO SOLO, CON TE.

PARCO CENTRALE FOLLONICA www.follonicasummerfestival.it - www.ticketone.it - Infoline: 393.90.72.099


Piazza dei Ciompi Open Kitchen from 11:00 to 23:00 Hamburger - Pizza - Cocktails Music Live Show

Festeggia con noi il tuo evento privato: laurea, compleanno o quello che vuoi tu. FB: plazflorence / tel. 055 242081

FUL | Firenze Urban Lifestyle #32  

Tempo di concerti, viaggi, escursioni, gelati… e perché no anche di tatuaggi! Quelli alchemici dei BAD Brother’s Tattoo. Di musica parliamo...

FUL | Firenze Urban Lifestyle #32  

Tempo di concerti, viaggi, escursioni, gelati… e perché no anche di tatuaggi! Quelli alchemici dei BAD Brother’s Tattoo. Di musica parliamo...

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