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Vicenza, 23 Marzo 2013 - Anno 4 n. 2

Futuro Nazionale Futuro Nazionale - Periodico di approfondimento e dibattito politico

Registrato presso Tribunale di Vicenza - Registro periodici n. 1.234 del 30.08.10 Editore: Giorgio Conte - Direttore responsabile: Giancarlo Andolfatto - Direttore editoriale: Marco Bonafede Redazione: Vicenza Corso Fogazzaro, 234 - Prodotto e stampato in proprio - Futuro Nazionale è scaricabile dal sito www.futuronazionale.it

Avevamo ed abbiamo ragione Memorie di un militante di FLI disperso nel deserto

Questo manoscritto si ritiene appartenga ad un militante di Futuro e Libertà, il cui bagaglio è stato rinvenuto da alcuni nomadi nel bel mezzo del deserto del Gobi. Del militante, purtroppo, ancora nessuna traccia. Scrivo mentre le cronache sono invase dalla “marcia” dei deputati del PDL sul Tribunale di Milano, per esprimere “solidarietà” a Silvio Berlusconi. D’altro canto, molti di loro hanno votato in Parlamento che Ruby è la nipote di Mubarak, per cui va riconosciuta una certa coerenza nella loro condotta. [N.d.A. Non chiedetemi come io sia informato, nel deserto del Gobi, delle vicende del Tribunale di Milano del giorno 11 marzo 2013. Accontentatevi altrimenti viene meno l’artificio letterario. Comunque, vi basti sapere che sono ancora vivo e sostanzialmente in buona salute, anche se momentaneamente scomparso]. Riprendiamo. Non mi pare fuori tema richiamare questa vicenda del “processo Ruby” (davvero triste, a mio modo di vedere), come premessa di una breve riflessione sul risultato elettorale di Futuro e Libertà, partito in cui ho militato fin dalla sua fondazione, e per il quale mi sono anche candidato nella circoscrizione Veneto1 alla Camera dei Deputati, in una posizione volutamente secondaria, per puro “spirito di servizio”. Richiamare la crepuscolare manifestazione dei deputati PDL serve a tenere ben presente il contesto di partenza Berlusconi e il berlusconismo - nei confronti dei quali, Futuro e Libertà ha inteso reagire. E’ alla luce di questo contesto che vanno valutati torti, ragioni e anche responsabilità del catastrofico risultato elettorale di FLI. Il Presidente Gianfranco Fini, come è noto, si è assunto tutta la responsabilità

di tale risultato. Tuttavia, l’analisi non può certo concludersi qui, perché in tal caso sarebbe ingiusta, incompleta e superficiale. Al riguardo, voglio affrontare subito l’argomento più scomodo, ovvero la vicenda della “casa di Montecarlo”. Confesso che su tale questione Fini mi ha profondamente deluso. E non tanto per il merito della vicenda, che io ritengo politicamente irrilevante, così come lo è sul piano giuridico (come hanno certificato i magistrati). Sono rimasto grandemente deluso da come Fini, politico

di grande esperienza, ha gestito la vicenda dal punto di vista delle comunicazione. Fini non avrebbe dovuto mettere la mano sul fuoco per le persone a lui più vicine, che purtroppo, forse, hanno tradito la sua fiducia; per il sempli-

ce motivo che, assieme a lui, per quella vicenda tutti i militanti di Futuro e Libertà sono

rimasti con la mano ustionata. Tuttavia, questo grave errore di comunicazione è, a mio parere, assolutamente compensato dai numerosi atti di dignità, responsabilità e coraggio compiuti dal Presidente, che mi hanno personalmente convinto a seguirlo fino in fondo in questa “traversata nel deserto” [N.d.A.: ecco perché il deserto del Gobi], conclusasi, purtroppo, con la morte per sete. [N.d.A.: non parlo di me, io sono in gran forma]. Ne elenco tre.

Game Over Cancellati, ma grazie e arrivederci di Mario Guerra

Le elezioni politiche sono state impietose: hanno decretato, di fatto, la cancellazione di Futuro e Libertà. Avevamo tutti abbracciato con convinzione ed entusiasmo un progetto politico che appariva e, per quanto mi riguarda, appare tutt’ora di grande spessore e di grandi ambizioni. Si ambiva a creare una Destra nuova, basata sui pilastri del Manifesto fondativo, che proponeva all’Italia l’uscita da un bipolarismo litigioso e sterile e la costituzione di una vasta area politica che mettesse al centro gli interessi supremi della Nazione. Messaggio non recepito. 0.5%. Game over! A tutti i livelli del Partito l’analisi è stata condotta con estrema lucidità, senza giustificazioni pretestuose, senza alibi. Pur tuttavia se è vero che i numeri ci puniscono e che le scelte degli elettori vanno rispettate, ritengo che, for-

se con presunzione, non tutti i voti abbiano lo stesso peso specifico. Abbiamo creato attorno al nostro progetto gruppi di politici e di comuni cittadini fortemente compatti, attivi, ricchi di contenuti e di tanto, tanto spessore umano e culturale.

Abbiamo incontrato sul nostro impervio percorso numerosissimi giovani con forti e radicate motivazioni. Anche nelle ultime, meste riunioni “liquidatorie” di questo nostro soggetto politico perdente, il clima che si è respirato non è stato quello della resa senza condizioni, bensì quello della

delusione profonda per non essere riusciti a veicolare con la dovuta incisività un messaggio che si ritiene tutt’ora valido e innovativo, ma ancora decisi a ritrovare strumenti più efficaci per ripartire quando le condizioni lo permetteranno. Da tutti emerge chiara la volontà di non disperdere un grande gruppo umano che si è battuto con convinzione in tutti i lunghi, faticosi ma stimolanti mesi che ci hanno portato fin qui. Il mio vuole essere un grazie sincero a tutti, nessuno escluso, e un arrivederci ad una prossima e, speriamo, imminente ripresa di un’azione politica bruscamente interrotta ma sicuramente, con i doverosi correttivi, tutt’ora degna di essere vissuta con la passione e l’amore che ci ha sempre uniti. I fallimenti hanno in se’ il germe della rinascita. Arrivederci!

Innanzitutto, l’atto di dignità con cui Fini si è proposto come leader di tutti coloro che non tolleravano più la leadership di Berlusconi, per i motivi che ho accennato in premessa, ma anche e soprattutto per la sua politica (vi ricordate il baciamano a Gheddafi, l’amicizia subalterna con Putin, l’alleanza prona alla Lega sui temi dell’immigrazione?), per il modo in cui aveva strutturato il PDL e per le dinamiche interne a tale “partito”. Certo, ci sarà stata una dose di calcolo politico negli atti di Fini, ma è un fatto, però, che nel centrodestra nessun altro ha avuto il coraggio di opporsi con forza a Berlusconi nel corso della XVI Legislatura. Un secondo atto di dignità - e soprattutto di responsabilità - è stata, a mio parere, la decisione di Fini di completare il proprio mandato di Presidente della Camera. Sono certo che su questo punto non tutti, e anzi forse non molti sono d’accordo. Tuttavia io sono convinto che per Fini, in certi momenti, sarebbe stato molto più facile dimettersi da tale carica. Forse, dal punto di vista del consenso elettorale, gli sarebbe addirittura convenuto. Io sono convinto che non l’abbia fatto per non consegnare la Presidenza della Camera ad un pretoriano di Berlusconi, con le relative inevitabili ripercussioni sull’andamento dei lavori parlamentari. Un giorno, quando sarà possibile farlo con il dovuto distacco, occorrerà analizzare con oggettività il ruolo che Fini, quale Presidente della Camera, ha avuto come barriera contro le innumerevoli, ripetute proposte di legge “ad personam” volute da Berlusconi e dai suoi. Un ruolo di cui Fini forse, ad un certo punto, è rimasto politicamente “prigioniero”. Il terzo atto di grande dignità, responsabilità e coraggio di Fini è stato, infine, quello di Mattia Magrassi continua a pagina 4


Futuro Nazionale

23 Marzo 2013

Riforme prima di tutto La XVII Legislatura, dovrà pensare prima di tutto alle riforme. La questione delle riforme istituzionali non è davvero più rinviabile. Qualsiasi siano i risultati delle trattative in corso per la formazione di un nuovo Governo e per l’elezione del futuro Presidente della Repubblica, il Parlamento appena insediato ha l’obbligo politico e prima ancora morale di approvare nelle prossime settimane alcune riforme essenziali per la vita democratica del nostro Paese. Agli occhi dell’opinione pubblica, costretta dalla crisi economica a fare i conti per poter arrivare a fine mese, sembrano questione di lana caprina, foglie di fico della politica politicante per nascondere i veri problemi del Paese, ma mai come questa volta la forma equivale alla sostanza. La prima questione da affrontare è il cambiamento della legge elettorale, per poter restituire ai cittadini la possibilità

e la responsabilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti in Parlamento. Orientiamoci dunque verso una legge maggioritaria a doppio turno, che possa da un lato costringere i partiti politici a convergere in due o tre grandi coalizioni, ma che dia la possibilità di rappresentanza anche a minoranze che sparirebbero con il turno unico. Elezione diretta del Capo dello Stato, che diventerebbe automaticamente Capo del Governo con la responsabilità diretta sulla scelta dei Ministri. Abolizione del bicameralismo perfetto con l’attribuzione al Senato di funzioni consultive in relazione a temi esclusivamente regionali. Cancellazione delle Province ed assegnazione agli attuali capoluoghi di funzioni metropolitane, fusione dei Comuni con meno di diecimila abitanti ed abolizione totale del finanziamento pubblico ai partiti.

Ognuna delle questione riportate meriterebbe un approfondimento molto attento; la nostra Costituzione chiede per queste riforme modalità di approvazione lunghe e ripetute, ma se la volontà è condivisa dalle forze politiche presenti in Parlamento, sono queste le riforme che devono essere la priorità. Non si risolverà la crisi economica che attanaglia le nostre imprese e le nostre famiglie, ma l’esempio, espressione abusata ma che non può e non deve passare di moda, deve essere quello di un’assunzione di responsabilità, collettiva da parte del Parlamento tutto, che vada al di là delle appartenenze ideologiche o partitiche, in modo che il Paese abbia la forza di ripartire e la speranza di credere nel futuro. Gli Italiani non perdonerebbero un altro fallimento. Enzo Giordino

Le vignette di FN: www.massimilianosoriente.com

Le elezioni e la percezione dei mercati Come sono andate le elezioni? Bene per Grillo e Berlusconi? Male per il PD e malissimo per Monti? La verità è che sembra non siano andate per niente. Non appaiono veri vincitori ma una sola sconfitta: l’Italia intesa come sistema economico e sociale, non come visione politica. Lo spread proprio non ha mandato giù i risultati: si aspettava un comportamento diverso da noi Italiani alle urne. Il differenziale tra i titoli italiani e tedeschi rappresenta in parte la situazione attuale delle due economie ed in parte la percezione aggregata degli investitori su come le due nazioni si comporteranno in futuro. È difficile dire se conta più la realtà del momento o le previsioni. Un fatto è lampante: lo spread

è molto più alto di prima. Eppure quanto può cambiare l’economia reale da una settimana all’altra? Non credo molto. A mutare sono state le previsioni sull’andamento della nostra economia: quelle si sono più volatili. Il governo tecnico aveva dato una parvenza pragmatica al nostro Paese, un’aria un po’ meno beffarda ed inaffidabile. Il Presidente Monti cercava di far stare a galla la barca pur senza essere capace di compiere un incantesimo (servono le televisioni per quello!) e risanare i conti senza alzare le tasse e tagliare la spesa. I cittadini sembrano non aver gradito questa iniziativa, come dimostrano con chiarezza i risultati elettorali. Si può forse dire che lo spread si aspettasse un comportamento

più responsabile da parte di noi elettori? Si può forse dire che non apprezzi la mancanza di stabilità o la mancanza di una solida maggioranza o coalizione? Il differenziale ci credeva diversi di quello che ci siamo rivelati ed è rapidamente salito a testimonianza degli inattesi risultati e del conseguente aggiornamento delle previsioni: in negativo per l’Italia. Di chi è la responsabilità? Di chi promette di restituire l’impossibile o di chi gli crede? Di chi fa il comico di professione o di chi lo segue? Lo spread, per chi lo volesse ascoltare, sembra dirci di cercare i colpevoli davanti allo specchio di casa, non tra i politici in televisione o internet. Alessandro Rigato

CRISI DIPLOMATICA Ma anche economica la crisi Italia – India Ad ormai più di un anno di distanza dall’arresto in India dei due Marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, la crisi diplomatica tra i due Paesi è arrivata all’apice. La decisione di trattenere i due militari in Italia, prima, ed i tardivi ripensamenti che hanno indotto i nostri diplomatici a reinviare in India i nostri Marò dopo il permesso elettorale, non poteva che accompagnarsi a conseguenze la cui gravità è ancora tutta da valutare, non solo per la crisi diplomatica ma anche per il profilo economico nei rapporti tra Italia e India. L’Italia si stava stancando di aspettare con pazienza e rispetto le decisioni dei tribunali indiani, nonostante sin da subito fosse chiaro che il diritto internazionale legittimasse il nostro Paese a giudicare i due Marò. La, sia pur revocata decisione di trattenere in Italia i Marò, mantiene alto il rischio di crisi diplomatica tanto che, come abbiamo visto, il nostro ambasciatore in India, in barba all’immunità diplomatica e al diritto internazionale, veniva addirittura costretto a non lasciare il Paese, quasi fosse un criminale. Le conseguenze, come detto, non sono semplicemente diplomatiche: l’interscambio commerciale con l’India vale 8,5 miliardi di euro e le aziende italiane con uffici di rappresentanza e interessi in India sono circa 400. Fonti indiane ci dicono ora che la vita degli Italiani residenti in India e degli investitori Italiani sarà resa difficile dalle autorità locali: ma è davvero giusto farsi piegare dagli interessi economici di un colosso in via di sviluppo? L’Italia ha una sua storia, una sua cultura e soprattutto un suo orgoglio. Avremmo dovuto indignarci un anno fa, quando i nostri due militari sono stati trattenuti contro le consuetudini internazionali, e ora a maggior ragione dovremmo far valere la nostra posizione. I nostri politici invece di accordarsi sulla spartizione delle poltrone dovrebbero unirsi alla posizione che una certa Italia - e solo quella - da un anno mantiene per difendere i due Marò che, in fondo, stavano facendo il loro lavoro e proteggevano un’imbarcazione italiana. Lo stallo politico italiano, l’assenza di un Governo politico realmente in grado di porre posizioni internazionali nette, certo non ha aiutato e il rischio è che la frammentazione politica e istituzionale uscita dalle urne dia spazio al governo indiano per fare pressioni inaccettabili. Ad iniziare dalla violazione della più sacra tra le regole della diplomazia: la violazione dei diritti del nostro Ambasciatore. L’Europa, al tempo stesso, sta a guardare e non riesce a schierarsi. Ancora una volta, l’impatto economico dell’India vale quasi 1000 miliardi all’anno per l’Eurozona, e il futuro promette ingenti investimenti e grandi opportunità per gli imprenditori del vecchio continente. Ad alcuni sembra motivo sufficiente per svendere l’onore dell’Italia. Piergiacomo Mion Per conoscere la nostra Diplomazia: http://www.esteri.it/mae/it


23 Marzo 2013

Futuro Nazionale

La bacchettata di Marco Bonafede

India - Italia 5 a 0 Ammettiamolo: nelle scorse settimane la volontà dell’Italia di non far rientrare in India i nostri Fucilieri di Marina ci aveva inorgogliti, in un sussulto di dignità nazionale. La storia della (vergognosa) carcerazione in India dei nostri militari è ben nota. Nel febbraio 2012 primo goal dell’India, che trattiene gli Italiani rifiutando fermamente ogni dialogo sulla competenza della nostra Magistratura: un Paese serio avrebbe forse mandato i reparti speciali per riportarli a casa... A natale 2012 seconda rete dell’India, a porta vuota: i Marò tornano in oriente dopo una vacanza natalizia “gentilmente concessa” e profumatamente pagata sotto forma di cauzione. Post elezioni politiche 2013: l’Italia tenta la rimonta e trattiene in Italia i nostri uomini dopo una licenza concessa per l’esercizio del diritto di voto. Applausi dalle tribune. Ma l’azione non si concretizza e, anzi, fa segnare il terzo goal all’India: al nostro Ambasciatore, contro ogni protocollo diplomatico, viene vietato di allontanarsi dal paese, con foto segnaletiche nei porti e negli aeroporti. Successivo collasso dell’Italia e 4 a 0 per l’India: i nostri Marò, su indicazione (leggasi “ordine”) del Governo rientrano in India perché “la parola data dall’Italia e sacra” e (sic!) “ci è stato assicurato che non saranno condannati alla pena capitale”. L’Ambasciatore d’Italia è salvo; abbiamo rinunciato alla giurisdizione e anche solo a rivendicarla. Il 5 a 0 finale è un autogoal del nostro Ministro degli esteri: “Non mi dimetto”... tanto tra poche ore sarà a casa comunque. Anche alla realpolitik dovrebbe esserci un limite.

Sguardo rivolto al Quirinale Garante dell’Unità nazionale e della Costituzione Il Presidente della Repubblica è garante dell’Unità nazionale e della Costituzione. Definizione manualistica ma quanto mai importante in un momento cosi delicato, in cui si è completamente smarrito il senso delle istituzioni. Il rapporto tra politica e giustizia è ormai avvelenato da vent’anni ed il cavaliere, andandosene, non ha mancato di avvelenare ancora una volta i pozzi, sulla scalinata del Palazzo di Giustizia di Milano. La funzione di equilibrio del Quirinale è uno dei pochi punti fermi che abbiamo a disposizione, in settimane quanto mai delicate per scadenze costituzionali rese terribilmente complesse dall’esito delle elezioni. Destabilizzare la funzione di Napolitano è un gesto irresponsabile da parte di quelle forze politiche che dovrebbero invece essere il cardine dell’equilibrio democratico, senza dare ancora prova, con discutibili modalità, di lotta politica volta alla cancellazione dell’avversario. Le sue parole di condanna nei confronti dei parlamentari del PDL che hanno sfilato sulle scalinate del tribunale di Milano non sono certo state indulgenti! Ciò nonostante il Capo dello Stato è stato accusato di

aver concesso udienza al leader del PDL Angelino Alfano, senza voler capire che il suo compito non è certo quello di praticare un ostracismo verso chi ha ancora un seguito elettorale non trascurabile. Non è stato neppure apprezzato che Napolitano esortasse tutti i politici ad un maggior senso di responsabilità di fronte ad una crisi verticale del sistema politico, senza voler capire che non si può certo auspicare o, peggio, favorire un’alleanza segreta con il potere giudiziario per affossare l’avversario politico. E’ necessario rimettere al centro dell’attenzione la responsabilità ed evitare strappi e scomuniche su una parte ancora importante dell’opinione pubblica. Napolitano con la sua esortazione alla serietà delle forze politiche dimostra di essere la voce della responsabilità istituzionale in un momento di drammatica gravità della situazione politica. Evitiamo, nelle prossime ore, di prendere a pretesto ogni atto e parola proveniente dal Quirinale per farne scenario di guerra civile. Occhi rivolti al Colle, invece, per traghettare l’Italia fuori da questo pasticcio istituzionale.

IMPARARE E GUARDARE AVANTI La debacle elettorale che ha fatto scomparire FLI dal Parlamento ci impone una riflessione approfondita: quali errori abbiamo commesso? Gli Italiani hanno capito la nostra proposta? Abbiamo peccato di superbia e ascoltavamo senza sentire? Non ci siamo resi conto che è cambiato il mondo che ci circonda? Gli errori sono tutti e solo del capo o anche altri non hanno saputo capire e segnalare i cambiamenti? Parlando con molti (potenziali) elettori in questi mesi che hanno preceduto le elezioni, alcune frasi erano ricorrenti: “che fine a fatto Fini?”; “non voglio morire democristiano!”; “perché Fini non si è dimesso da Presidente della Camera e non si è dedicato al partito?”; “Monti ha messo in ginocchio l’economia!”; “Berlusconi ha detto che ci restituisce l’IMU!”; “bisogna rinnovare, basta con le solite persone in Parlamento da decenni! Al massimo due legislature!”; “dimezziamo lo stipendio dei parlamentari!”.

Alla luce dei risultati, e pensando soprattutto della campagna elettorale, Monti si è dimostrato incapace di competere su piano comunicativo contro Berlusconi, Bersani e Grillo: è stato come sparare sulla croce rossa! In una campagna elettorale combattuta soprattutto attraverso i media eravamo pressoché assenti nei telegiornali ed inesistenti in internet, surclassati dalle sparate dei candidati premier delle altre coalizioni, mentre le dichiarazioni di Fini venivano riportate senza che neppure lo inquadrassero mai. Abbiamo puntato su temi riguardanti i diritti civili, l’onestà che deve caratterizzare i candidati, sull’integrazione europea, anche fiscale, la responsabilità... ma gli elettori erano semplicemente terrorizzati dalla perdita di valore dei loro redditi, schiacciati dalle tasse e dalla crisi economica. Per riassumere: scarsa presenza televisiva; inesistenza di un’attività ufficiale in rete del partito; accanimento nel mantenere la carica di Presi-

UN MESE, UNA DATA 12 marzo: 150 anni del Principe di Montenevoso

Immotus nec iners

Fu groviglio inestricabile di grandissimi contrasti, nelle forme del suo vivere e nello spirito col quale voleva riuscirvi, sempre, meravigliosamente libero e padrone. Una vita e una fantasia piene di contraddizioni ingovernabili, commistione di storia e leggenda. Il poeta-soldato-politico-aviatore che infiammava con i suoi discorsi. “Fiume è come un faro luminoso che splende in mezzo ad un mare di abiezione...” così proclamò l’annessione all’Italia, l’impresa di Fiume precorse i tempi; resta, ancora oggi, di straordinaria modernità. Vogliamo ricordarlo attraverso le sue parole, le sue lettere, con questo stralcio significativo in cui si rivolge al Duce, “chi con-

duce un’impresa di fede e di ardimento, tra uomini incerti o impuri, deve sempre attendersi d’essere rinnegato e tradito ‘prima che il gallo canti per la seconda volta’. E non deve adontarsene né accorarsene. Perché uno spirito sia veramente eroico, bisogna che superi la rinnegazione e il tradimento.” D’Annunzio riservò parole di disprezzo ai nemici politici “A tutti i politicastri, amici o nemici, conviene dunque ormai disperare di me. Amo la mia arte rinovellata, amo la mia casa donata. Nulla d’estraneo mi tocca, e d’ogni giudizio altrui mi rido”. 150 anni non sembrano trascorsi: sembra domani. Il Vittoriale degli Italiani su: http://www.vittoriale.it/

dente della Camera; distanza dagli elettori; scarsa attenzione alle istanze della base ed un’alleanza malvista ai più. L’iniziativa “Mille x l’Italia” sembrava una grande iniziativa per arricchirsi di idee prese direttamente dalla “società civile”, ma forse bisognava spiegare cosa si intendeva: si è preferito ascoltare i presidenti di associazioni di categoria e alcuni professori universitari, piuttosto che ascoltare la gente comune; per sentire le idee di professori e presidenti di associazioni di categoria, basta alzare il telefono e chiedergli di scrivere un articolo, tanto sono già conosciuti e hanno mille altre occasioni per parlare! Per ricostruire questa nostra casa, letteralmente crollata, è necessario ripartire dallo spirito de i “Mille x l’Italia”, dall’idea di ascoltare la gente comune, i loro problemi ed anche le loro proposte; la classe dirigente deve impegnarsi per incontrare la base, per trovare chi ha idee per ricostruire una destra moderna ed europea, chi ha il carisma per guidare un partito che è già “dopo di noi” e per presentarlo con volti nuovi. Solo facendo un passo indietro e contribuendo alla fondazione di una nuova casa per la destra italiana si può ridare credibilità ad una proposta a cui crediamo ancora; una proposta che dovrà incidere profondamente sugli sprechi, sulle inefficienze e sui privilegi che da decenni affossano la nostra economia; una proposta che sappia rilanciare la competitività e l’economia italiana perché la maggior parte della classe media -che fino ad ora ha pagato e sopportato- ha paura perché non intravede una via d’uscita; una proposta che sappia far funzionare la giustizia sia civile che penale in tempi ragionevoli, perché nessuno è più disposto ad accettare indulti o condoni e che i rei ed i disonesti la facciano franca mentre gli onesti sono depredati da Equitalia; una proposta che premi i lavoratori -sia dipendenti che imprenditoriche onestamente ogni giorno compiono il loro dovere fino in fondo, pagano le tasse fino all’ultimo centesimo e poi si vedono derisi da chi impunito evade, opera ai margini della legalità e sfrutta leggi equivoche a suo pro; una proposta che rimetta ordine nel sistema pensionistico e ridia fiducia a chi oggi lavora con la certezza di una vecchiaia serena. Una proposta politica che sentiamo e vogliamo sia nostra e che sappia, prima di ogni cosa, far ritrovare l’orgoglio di essere Italiani! Mauro Figari


Futuro Nazionale segue dalla 1^:

23 Marzo 2013

Avevamo ed abbiamo ragione

candidarsi alla Camera, alla testa delle liste di Futuro e Libertà. Fini ha rischiato in prima persona, ha giocato la partita a viso aperto, e ha perso, affrontando la sconfitta (a differenza, ad esempio, di Casini che furbescamente si è rifugiato in un seggio sicuro al Senato nella lista Monti). A mio parere, proprio alla luce di tutto quanto sopra, si tratta di un gesto che compensa ogni torto o responsabilità che Fini possa aver avuto dalla fondazione di FLI fino ad oggi. Personalmente, si tratta del gesto che ha convinto anche me a candidarmi, a “metterci la faccia”, come si dice in gergo. Il gesto di coraggio e dignità di Fini è stato condiviso da tutti coloro che, in questo contesto e, pur a fronte di sondaggi drammatici, hanno avuto il coraggio di candidarsi e di esporsi per una semplice e giusta convinzione. Avevamo - e abbiamo - ragione noi, su tutto: su Berlusconi, sul PDL (solo “da dentro”, ahimè, ci siamo resi conto, dopo essere stati ingannati dalla chimera di un grande partito di centrodestra, in un contesto bipolare…), su Putin, su Gheddafi, su Ruby, su Scilipoti e Razzi, sulla Lega, sulle leggi ad personam, eccetera eccetera. Insomma, l’Italia è davvero strana, o quantomeno è davvero strano il momento che l’Italia sta vivendo. L’Italia è un Paese in cui la promessa irresponsabile di Berlusconi di restituire l’IMU è sostanzialmente vincente (nonostante tutti gli scandali, le condanne, il conflitto d’interessi), mentre viene punito l’atto di responsabilità di Fini e di FLI, di sostenere il governo Monti e le sue politiche di rigore - inevitabili dopo le decisioni che proprio Berlusconi aveva preso prima di abbandonare la nave e lasciare a Monti i contraccolpi dell’impopolarità. La riflessione è evidentemente amara, soprattutto per il suo significato politico. I flussi elettorali rivelano che la maggior parte dei voti alla coalizione Monti sono arrivati dal centro-sinistra.

Purtroppo, il senso della responsabilità istituzionale e del rigore economico nel contesto UE - che sono sostanzialmente declinazioni particolari e puntuali di un più ampio concetto di legalità- in questo momento non fanno breccia nell’elettorato di centrodestra. Quest’ultimo, infatti, continua a riconoscersi in Berlusconi, che si erge paladino e difensore degli “status” che tutti in Italia hanno a cuore, della sicurezza di molti imprenditori, ma, soprattutto, dei moltissimi piccoli proprietari immobiliari (la stragrande maggioranza degli Italiani). Nell’elettorato di centrodestra, concetti come responsabilità, rigore, legalità, in questa fase non fanno breccia, forse perché considerati scuse per garantire risorse ad uno Stato avido, iniquo ed inefficiente. Vi sono poi alcuni aspetti più puntuali che comunque vanno presi in considerazione. E’ vero, in FLI ha pesato forse troppo il ruolo dei parlamentari. E’ vero, è stata scelta -sbagliando, a mio parere- la forma del partito “pesante” (con le tessere, le sezioni, i Congressi), ed è stata abbandonata la forma del partito “leggero”. E’ vero, a Milano si è perso lo “spirito di Bastia Umbra”. Tuttavia, non dobbiamo dimenticarci che tra Bastia Umbra e Milano c’è stato il 14 dicembre, data in cui la sfida lanciata a Berlusconi da Gianfranco Fini è stata perduta in Parlamento. Credo che la scelta di Fini per il partito organizzato, “pesante”, sia stata determinata dalla convinzione che sarebbe stato uno strumento indispensabile per affrontare Berlusconi alle elezioni. Certamente a Fini è mancata quella capacità visionaria che - per dirne una, a mò di provocazione- ha consentito a Grillo e Casaleggio di costruire un movimento che ha ottenuto il 25,55% alla Camera, senza un euro di finanziamento pubblico (proprio come FLI!). Ma non deve sorprendere la diversità di approccio, che era forse inevitabile: Fini - ed in

certa misura tutti coloro che lo hanno seguito - hanno una visione della politica che è agli antipodi rispetto a quella di Grillo e Casaleggio. Inoltre, è troppo facile puntare il dito contro responsabilità individuali per il risultato elettorale di FLI catastrofico, ripeto - in Italia e in Veneto (N.d.A.: Regione che mi sta a cuore, visto che ci vivo e lavoro, a parte ora che sono momentaneamente disperso nel deserto del Gobi). Per un’analisi completa e oggettiva, occorre ricordare che proprio a Milano abbiamo assistito a defezioni fondamentali e sconcertanti per il partito veneto (per il modo in cui sono state, anzi, NON sono state sostanzialmente spiegate, almeno alcune, a parte quella di Bellotti che si commenta da sola): Urso, Saia e Bellotti. A mio modo di vedere, FLI Veneto è rimasto scosso nelle fondamenta da tali atti, e i contraccolpi non sono mai davvero cessati. Per questo occorre riconoscere il merito di chi ha accettato, nonostante tutto, dopo tali defezioni, di raccogliere il testimone e continuare la sfida. E mi riferisco soprattutto a Giorgio Conte, che si è trovato a guidare uno dei Coordinamenti regionali più difficili, in uno scenario ancora più difficile. Io personalmente lo ringrazio per questo; è stato un costante punto di riferimento, e ritengo che lo dobbiamo ringraziare tutti. Un solo dato di fatto, su tutti: se Giorgio non avesse resistito alle sirene berlusconiane, FLI Veneto sarebbe morto ben prima di febbraio 2013. Cosa fare adesso? A mio parere - ma forse sono un po’ naif e troppo legato alle regole - servirebbe un Congresso, anche solo per sciogliersi. Ma non è questo il punto essenziale. Ciò che conta è che ho visto i deputati del PDL fare un sit in davanti al Tribunale di Milano perché - evidentemente - sono ancora convinti che Ruby sia la nipote di Mubarak, e per questo mi ripeto: avevamo, e abbiamo ragione noi. E’ da questo che dobbiamo ripartire. Mattia Magrassi

IN CAUDA VENENUM di Giancarlo Andolfatto Io non so addossare tutte le colpe - se pur se ne sia fatto carico apertamente - al presidente Gianfranco Fini e credo che molti di quanti ci leggono gli debbano molto. Saprebbero fare altrettanto, compreso il ritirarsi in buonordine? E non mi si fraintenda a bell’apposta quando evoco le colpe, perchè non intendo solo quelle di aver disperso il patrimonio di valori, idealità, convinzione che animava da decenni almeno la parte del FLI proveniente da Alleanza Nazionale, ma soprattutto quelle ( a ciascuno le sue ) di non essersi adoperati abbastanza perchè ciò non avvenisse. Sono stati gli onorevoli commensali sempre accondiscendenti al capotavola per mero tornaconto o sono stati onesti nel riportargli quanto la base inviava al desco? Compresi i commenti sempre più avvelenati degli ultimi giorni? Erano commenti dettati solo dal “caso Montecarlo”, dall’essersi confusi prima col PDL, poi con l’MPA e l’UDC o non anche dalla percezione che i nostri rappresentanti cercassero solo la maniera di costruire l’ennesima scatola cinese - non importa quanto grande - che potesse contenere ancora loro e solo loro. Sono perplessità dichiarate apertamente nei nostri congressi ai vari livelli, eppur rimaste lettera morta, vacuo ammonimento. Mal che si vuole, non duole. Oh, se duole. Ma quello è problema loro. Il mio problema è che sono vecchio ed anchilosato: non mi riesce nemmeno il salto d’una ..quaglia. E fuori dal mio nido sono perso, preda dei cattivi pensieri che inducono all’abbandono; nemmeno capace di tirare fuori l’animo del combattente abituato, come mi avevano, alla condiscendenza ed all’ingurgitar bocconi amari in vista di tempi migliori: i nostri bei tempi andati. A volte è stato anche peggio: chi non ricorda il congresso regionale del neonato Terzo Polo, a Verona, quando fummo invitati a riporre le nostre ingombranti bandiere? Ecco cosa rimprovero a chi mi ha guidato nel baratro: il non aver avuto il coraggio di noi che non avevamo niente da perdere e di non ascoltare gli umori della piazza, persi com’erano nei calcoli che li avrebbero visti perpetuare la loro fortuna saltando un’asticella portata dal 4 al 1,5%. Medaglia di legno, ma medaglia. Di buon legno, peraltro, come quello degli scranni in corso di manutenzione. Ah, con quanta rinnovata umiltà, al termine della pugna, sarebbero tornati a riposarvi i fausti lombi, sacrificando la propria professione, la famiglia, gli amici. Gli amici più cari eravamo noi, i capipopolo, i capi bastone e non vi assillavamo alla ricerca di un posto in lista avanti al vostro, ma perchè ci era sempre più difficile serrare le fila ...a causa dei vostri silenzi. Tant’è: la fortuna arride a chi se la merita, e le bastonate piovono per lo stesso motivo. Credo siano tante le proposte vicentine giunte alla scrivania del presidente e spero le abbia distrutte prima di lasciare gli uffici di Montecitorio, giacchè un Bersani, un Grillo o uno stesso Berlusconi se ne contenderebbero la paternità, tanto sono sensate e basate sui reali bisogni della gente. Sono stato io stesso tentato di fornirle a Berlusconi quando è ricomparso sulla scena per scopi elettorali:“A quello - mi dicevo - nessuno nega visibilità ed a me preme l’interesse della brava gente, chiunque si senta di difenderlo”. Come vi confessavo, però, sono più maldestro di una quaglia caduta dal nido.. Ecco però: non mi sono adoperato abbastanza neanch’io e mi assumo la mia parte di responsabilità, preso da un’ansia che non mi da pace perchè tutte le nostre ragioni - caro Magrassi - non valgono a niente se ce le teniamo per noi lasciando il campo all’inconcludenza di un Bersani, al disfattismo di un Grillo o al populismo d’un Berlusconi.

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Futuro Nazionale Marzo 2013