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Vicenza, 24 Novembre 2012 - Anno 3 n. 11

Futuro Nazionale Futuro Nazionale - Periodico di approfondimento e dibattito politico

Registrato presso Tribunale di Vicenza - Registro periodici n. 1.234 del 30.08.10 Editore: Giorgio Conte - Direttore responsabile: Giancarlo Andolfatto - Direttore editoriale: Marco Bonafede Redazione: Vicenza Corso Fogazzaro, 234 - Prodotto e stampato in proprio - Futuro Nazionale è scaricabile dal sito www.futuronazionale.it

UN NUOVO PROGETTO PER L’ITALIA Eccolo il nostro progetto per andare oltre

Quel “dito alzato” non fu solo un atto di coraggio, ma l’inizio della rottamazione di uno schema politico che aveva fallito il suo principale obiettivo, il grande proposito promesso agli Italiani, di rinnovamento della Nazione. Ma è negli ultimi mesi che l’impegno di Futuro e Libertà si arricchisce di contenuti, idee e speranze per trasformarle in un progetto politico. Dopo Arezzo, esordio del movimento “Mille per l’Italia”, l’appuntamento di Vicenza del 17 novembre scorso, ha rappresentato una tappa fondamentale di un nuovo percorso che, attraverso l’Italia, è dedicato ad una fase di ascolto di chi opera quotidianamente nel mondo dell’economia, delle professioni, del terzo settore, della scuola e della cultura. Perché dopo aver ascoltato è più facile immaginare e costruire assieme le politiche di cui l’Italia ha bisogno. Protagonista di questo percorso è proprio la “politica”, che a mio parere non va rottamata ma deve semplicemente rinnovarsi. Il Presidente Fini ci ha indicato un percorso, non facile ma inno-

vativo, che abbandona lo schema del recinto pre-costituito e guarda oltre gli steccati ideologici che hanno caratterizzato la prima e la seconda repubblica. La grande partecipazione di pubblico che abbiamo registrato a Vicenza mette in evidenza proprio il fatto che esiste un’Italia ben cosciente che una politica diversa è possibile, che è possibile costruire un percorso che, soprattutto per i giovani, possa rappresentare idee, speranze e progetti. Un progetto che offra prima di tutto concretezza a una proposta politica innovativa, che riunisca anche soggetti che provengano da percorsi politici differenti, ma accomunati dal proposito di “fare alcune cose chiare” e porre al centro l’Italia. Se non sapremo offrire agli Italiani questa opportunità at-

LA SCUOLA FERITA

traverso un vero “Progetto per l’Italia di domani”, il rischio concreto è che si apra una nuova stagione di populismo. L’approdo si chiama Lista per l’Italia -e non poteva chiamarsi diversamente!- nella quale è necessario far confluire il contributo civico di tutti coloro che

riconoscono la necessità di andare oltre una stagione di veleni, contrapposizione e gossip che ha regalato solo guasti al nostro Paese. Il “grande inganno” si è infran-

di Simona Sclocchi

“Trasformare i sudditi in cittadini è il miracolo che solo la scuola può compiere” Piero Calamandrei

Un’altra ferita, un altro schiaffo alla scuola, l’ennesimo. Se esiste una “costante” di ogni Governo, senza dubbio la si può individuare nell’uso indiscriminato e reiterato dei tagli alla scuola pubblica, nell’incompetenza che accomuna i vari ministri dell’Istruzione che si sono avvicendati. Poco importa che si tratti di un governo tecnico o politico, ognuno di loro (compreso l’attuale ministro), ci ha abituato ad annunci e proclami che si sono concretizzati in provvedimenti ed iniziative a dir poco contraddittorie e scellerate. La beffa? Il Tirocinio Formativo Attivo (TFA), concorso bandito a dispetto dei precari da stabilizzare, i già abilitati ai corsi di Scuola Superiore per l’Insegnamento Secondario (SISS),

le mancate riforme, le promesse deluse, l’abbandono colpevole… Ecco allora la rabbia della scuola che invade le piazze con studenti e insegnanti uniti perché non ci stanno più a farsi strappare il futuro: la

scuola ha già dato, ha già pagato un prezzo altissimo per colpe non sue. Questa scuola ferita e che riceve continuamente schiaffi dallo Stato, malgrado tutto,

in cambio continua a sfornare giovani uomini e cittadini consapevoli. Ma un Paese che non investe nell’istruzione e nelle competenze non ha futuro e noi dobbiamo invece avere fame di futuro. La scuola è il luogo in cui si coltiva il valore unico di ogni ragazzo, la scoperta di sé e del mondo. La scuola è il luogo della conoscenza intesa come ricerca e scoperta della convivenza. La scuola è vocazione: essa fa scoprire la bellezza del vivere, dell’incontro e della forza della speranza. La scuola è un ponte verso un domani dove l’uomo non sarà mai il mezzo, ma sempre il fine. Insomma:“La cultura è il nostro passaporto per il futuro, il domani appartiene a coloro che si preparano oggi”.

to contro l’ammaliante specchio della demagogia e del populismo, senza tenere conto delle conseguenze che le promesse annunciate e mai realizzate, perché contenute in un libro dei sogni, avrebbero portato per il Paese. La realtà, le vere necessità della Nazione, imponevano invece una lunga stagione di duri sacrifici per rimediare a decenni di sprechi e clientelismo. Il prof. Monti non gode certo della migliore popolarità e simpatia, ma è altrettanto certo che l’azione del suo Governo ha salvato il nostro Paese dallo spettro del fallimento. Ora vi è la necessità di spiegare agli Italiani che l’opera di risanamento non è terminata e vi è la necessità di mantenere attuale “l’agenda Monti”; che non può essere solo sinonimo di austerità e rigore, ma deve contemplare anche il coraggio nelle riforme, strutturali ed istituzionali. Il nuovo governo non sarà tecnico, ma potrà in questo modo avvalersi del contributo di quella politica sana, sobria e responsabile, che nel frattempo ha saputo rinnovarsi in uno stretto contatto con il territorio. La Lista per l’Italia -e in essa Futuro e Libertà con gli alleati che condivideranno assieme a noi questo percorso- può quindi aprire questa nuova stagione politica, partendo da un impegno non più eludibile se si vuole evitare un massiccio voto di

protesta: la riforma della legge elettorale. Alla quale deve poi seguire una vigorosa azione di disciplina morale per la politica, cominciando dalla riduzione del numero di eletti al Parlamento e nei Consigli regionali e dalle condizioni di ineleggibilità per corrotti e condannati. Ciò che emerge dal momento di ascolto avviato dal Presidente Fini ad Arezzo e a Vicenza è tutto questo: il generoso tessuto socio economico italiano è pronto e disponibile a farsi carico di una prolungata stagione di sacrifici, ma con equità ed esempi virtuosi che devono provenire della classe politica e dirigente più in generale. Nella Lista per l’Italia si inserisce perfettamente il nostro manifesto di Bastia Umbra: Nazione, Legalità e Merito. Il centrodestra è imploso –lo abbiamo visto nello stillicidio di questi mesi- travolto da un problema morale che supera addirittura l’incapacità di proposta politica. Il sogno e il proposito di Futuro e Libertà, fin dalla sua costituzione, è quello di offrire all’Italia un nuovo soggetto liberale ed europeista per archiviare in fretta l’immagine di un centrodestra caricaturale che ha negato ogni principio della storia della destra europea. Un centrodestra -di cui saremo protagonisti- che sappia riconoscersi nella dignità e nello spessore politico degli analoghi schieramenti presenti nei parlamenti europei. L’opera di ricostruzione del nostro futuro, può e deve partire da qui: da una fase costituente nella quale patriottismo, legalità, innovazione e diritti civili devono costituire gli ingredienti indispensabili di una nuova stagione politica. Per l’Italia. On. Giorgio Conte


Futuro Nazionale

24 Novembre 2012

MILLE x L’ITALIA

Un successo l’incontro vicentino dello scorso 17 novembre alla presenza di Gianfranco Fini

Mille x l’Italia Al via da Vicenza una nuona stagione politica A Vicenza, sabato 17, si è alternata al microfono l’Italia più vera; l’Italia che vuole credere nel suo futuro, che lo vuole costruire con determinazione e impegno ma anche con idee, progetti e tanta concretezza. Nella sede del gruppo SICURA -innovativa e ben riuscita ambientazione in uno stabilimento industriale- hanno parlato rappresentanti del terzo settore, delle libere professioni, dell’imprenditoria, di cooperative per disabili, delle forze dell’ordine, magistrati in pensione, insegnanti precari, nuovi cittadini italiani. L’Italia più vera. “Mille per l’Italia” è esattamente questo: l’ascolto delle tante proposte che provengono da chi ogni giorno al lavoro, nella scuola, nelle associazioni, nelle professioni fa avanzare questo Paese. E “Mille per l’Italia” vuole proseguire anche attraverso queste pagine, che ospitano fin da questo numero interventi propositivi per un “progetto per l’Italia”. Progetto che deve nascere con il contributo di tutti, per rappresentare le speranze del nostro popolo e dare sostanza ad un intendimento autenticamente riformatore. Leggi il documento programmatico su: http://www.millexlitalia.it/


24 Novembre 2012

Futuro Nazionale

UN MESE, UNA DATA: 9 Novembre 1989

La bacchettata

AL DI LA’ DEL MURO

di Marco Bonafede

Giuseppe Spinelli, chi era costui? Premessa, di ordine morale: il sequestro di persona è un reato gravissimo ed odioso nei confronti di ogni individuo. Detto ciò, non ce ne voglia il ragionier Spinelli se nell’attesa che la Magistratura faccia chiarezza sul non chiarissimo episodio che lo ha visto, suo malgrado, protagonista, narriamo la storia con alcune sfumature politiche. Il mitico ragionier Spinelli, il “cassiere delle Olgettine”, è stato sequestrato a scopo di estorsione. Nell’attesa di alcuni spostamenti tra cassette di sicurezza in Svizzera, ecco che i sequestratori sottopongono la loro vittima a prove di ogni tipo. Mentre altri e più sfortunati rapiti hanno dovuto scrivere drammatiche lettere ai famigliari, ecco che al ragionier Spinelli viene intimato di guardare un DVD, il cui contenuto viene per sua stessa dichiarazione ritenuto veritiero. Dopo la descrizione dei contenuti, il video non può che essere classificato come un vero film dell’orrore. Inquadratura principale: un tavolo di magistrati (orrore! Sicuramente erano comunisti) che parlano con il Presidente Fini (doppio orrore! Il traditore che ha osato alzare l’indice contro Berlusconi) e tramano proprio contro Berlusconi (triplo ed indescrivibile orrore: qui un vero berlusconiano è già svenuto). Fine del film. Ci siamo tutti augurati che il pagamento del riscatto sia avvenuto in fretta, per non sottoporre ancora il rag. Spinelli a simili prove.

Aldilà del muro c’era la libertà, una libertà negata per 28 anni, e da allora quel muro, “il muro”, è diventato simbolo per eccellenza della liberazione e della democrazia. La caduta del muro ha rappresentato l’avvio di cambiamenti profondi che hanno portato alla costruzione della nuova Europa. Quel 9 novembre del 1989 migliaia di giovani superarono con coraggio la linea di un confine non solo fisico e fecero una scelta fondamentale per il proprio futuro, schierandosi dalla parte della libertà e di una nuova Europa. Molti oggi sono i muri ancora da abbattere: il muro dell’indifferenza per i diritti violati e per i massacri di fronte ai quali l’Europa oggi appare cieca, dominata solo da interessi prettamente economici. I muri ideologici, legati a vecchie e ormai desuete categorie. E non ultimo il muro tra cittadini e politica, con l’attuale classe politica che persevera

in vecchie vie consumate da scandali e fallimenti, quando è invece tempo di sfide nuove. Sfide che richiedono, prima di ogni altra cosa, il coraggio di un progetto. Perché non è sufficiente creare continuamente nuovi movimenti. E’ necessario che la situazione nascente diventi matrimonio, che il movimento politico di-

venti governo, azione e fatica quotidiana. Bisogna trasformare l’ansia in speranza, la paura in desiderio di cambiamento, l’incertezza in un nuovo progetto. E’ l’unico modo per ritrovare le chiavi del futuro: facendo nostra una lezione che ci viene proprio da quel 9 novembre, da quel muro abbattuto dalla storia e dalla voglia di libertà.

ANCORA TROPPI MURI

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Non è cambiato nulla

L’alluvione due anni dopo Il Veneto è ancora in ginocchio e la Toscana piange vittime e danni a causa delle piogge di questo mese di novembre. Esattamente a due anni dal disastro del 2010, la paura per le esondazioni non solo si è fatta nuovamente sentire ma è diventata, in parecchie zone della provincia di Vicenza, una angosciante realtà con la quale convivere. Esattamente due anni dopo, pensavo che almeno per una volta i nostri amministratori prendessero veramente coscienza di un territorio debole e ad alto rischio idrogeologico. Ma nonostante gli alti dirigenti, i luminari interpellati ed un ex/futuro commissario straordinario (leggasi Luca Zaia), i risultati non sembrano apprezzabili. Sono bastati un giorno e mezzo di pioggia per ritrovare paesi e città in apprensione, territori alluvionati, acqua che ha riempito le case di inermi cittadini e dan-

ni per milioni di euro. E’ di tutta evidenza che nonostante i proclami elettorali non sia stato ancora elaborato un serio piano d’intervento in caso di rischi idrogeologici o calamità naturali, e prova ne è l’ultima affermazione del governatore Zaia, secondo cui “il rischio idrogeologico è un tema che diventerà organico nella programmazione regionale”. Ed allora queste 800 opere già brillantemente realizzate, con quale criterio sono state fatte? Giusto per tappare qualche buco? Ma la gente del Veneto non ha nulla da preoccuparsi perché dalla crisi si esce con qualche consigliere regionale che va in giro a tagliare nastrini per l’indipendenza della Catalogna. E’ sarà cosi che non avremo nemmeno più una regione da rendere indipendente. Nicola Giangregorio

Il 9 Novembre è stato celebrato il 23° anniversario della caduta del muro di Berlino; in tutto il mondo viene ricordato come la fine della guerra fredda e l’apertura Sovietica all’Occidente, e in molti considerano la caduta del muro la fine dello scontro bipolare tra Ovest ed Est del mondo. In realtà, il muro di Berlino non è altro che il più conosciuto, perché nel mondo sono tuttora esistenti molti, troppi, altri “muri”. Ne sono un esempio il confine tra Messico e Stati Uniti, le due Coree, Cipro e il muro fra Israele e Palestina. Questi muri testimoniano l’ancora attuale importanza dell’argomento. Tra Stati Uniti e Messico, vi è uno dei confini più pericolosi e sanguinosi del mondo. La costruzione di un muro, avvenuta nel 1994, è un segnale alla popolazione oltre che un tentativo di bloccare l’immigrazione illegale. L’amministrazione americana ha voluto rassicurare i cittadini dell’impenetrabilità dei propri confini, alzando così anche il divario sociale tra immigrati e non.

Il 38esimo parallelo, segna il confine tra le due Coree. Nord e Sud Corea sono uno degli ultimi baluardi della guerra fredda. Il 38esimo parallelo, come il muro di Berlino, separa famiglie e amici, villaggi, strade e ponti, che da 60 anni si trovano in due mondi separati e le cui esistenze sono separate da un muro. Le due Coree sono formalmente ancora in guerra e la

soluzione al conflitto sembra ancora lontana. Israele e Palestina, sin dalla fine della seconda guerra mondiale, sono stati un territorio politicamente incandescente. La tensione fra i due stati è sempre alta, e per questioni di sicurezza nazionale nel 2002 Israele ha costruito un muro per evitare infiltrazioni terroristiche. In questi giorni

i bombardamenti che minacciano anche Gerusalemme ci ricordano questa dolorosa frattura, in cui ancora una volta un muro è fronte di guerra. Potremmo elencare altri muri, fisici ed ideologici, presenti nel mondo, tutti a testimoniare che la cauta del muro di Berlino non ha di certo segnato la fine di un’era di conflitti e di “muri”. Negli anni ne sono stati costruiti di nuovi e rafforzati i già esistenti, sotto gli occhi di quella stessa comunità internazionale che plaude incessantemente ad ogni anniversario della caduta del muro di Berlino, condannandone la costruzione e la lunga permanenza... mentre sembra non vedere i troppi muri (ancora in piedi) del mondo. La caduta del muro di Berlino, purtroppo, non ha segnato la fine di un processo, ma solo l’inizio di un lungo periodo di sviluppo e cooperazione che durerà a lungo prima di dirsi completo, prima di abbattere tutte le barriere. Piergiacomo Mion Nella foto: Il muro della Cisgiordania


Futuro Nazionale

24 Novembre 2012

Mille per l’Italia 1 - avv. Glenda Benetti

Mille per l’Italia 2 - Michele Beozzo

I giovani avvocati e la professione

Il nostro impegno per il futuro

In uno scenario notoriamente poco edificante per la Giustizia italiana (durata abnorme dei processi, strutture inadeguate e piante organiche non omogenee e non in linea con i carichi di lavoro delle varie circoscrizioni giudiziarie), si inserisce l’annosa questione dell’ipertrofia dell’avvocatura italiana, che supera ormai le 230mila unità, con circa 60mila iscritti “invisibili” alla Cassa Forense poiché raggiungono/dichiarano meno della soglia minima di reddito professionale (circa 10.000,00 euro) oltre la quale scatta l’obbligo di iscrizione all’Ente previdenziale. Gli ultimi dati resi noti da Cassa Forense sono allarmanti: il 37,5% degli iscritti guadagna meno di 1.300,00 euro al mese. Cosa fare? Innanzitutto una sana autocritica: l’avvocatura troppo spesso non ha saputo esprimere un’unica voce politica, trasversale, che potesse opporsi efficacemente a provvedimenti che hanno notevolmente inciso sull’esercizio della professione come, ad esempio, la cancellazione delle tariffe forensi, solo apparentemente volta a contenere i costi della giustizia per i comuni cittadini, ma in realtà fortemente auspicata dagli istituti di credito ed assicurativi, i quali ne hanno tratto i maggiori benefici. Si sta discutendo della riforma della professione e la giovane avvocatura, da parte sua, si è fatta promotrice tramite l’A.I.G.A. (Associazione Italiana Giovani Avvocati) di momenti propositivi importanti, finalizzati ad ideare percorsi nuovi che avvicinino la professione forense alle concrete esigenze della società italiana. In questa ottica, appare necessario, ad esempio, che le classiche specializzazioni in diritto civile, amministrativo e penale cedano il passo, o comunque si affianchino, a percorsi formativi più settoriali, quali ad esempio: diritto europeo, dell’ambiente, della navigazione, dell’informatica, del turismo, del commercio europeo e doganale. Il diritto europeo, in particolare, ha implicazioni importantissime per il nostro ordinamento e su di esso va plasmata la nuova formazione forense, se vogliamo che resti al passo con le nuove esigenze imprenditoriali e sociali del continente. A livello progettuale, utile sarebbe poi prevedere sgravi fiscali per i neoiscritti che decidano di esercitare la professione in forma associata; prolungare ad almeno un quinquennio le agevolazioni contributive attualmente limitate ai primi tre anni di iscrizione alla Cassa; prevedere incentivi per l’acquisto di beni strumentali; istituire borse di studio per corsi di specializzazione in materie giuridiche e commerciali magari specificamente individuate dal governo. Concludo, riportando un passaggio dell’ultima rassegna stampa dell’A.I.G.A.: “è giunto il momento di capire se le professionalità, acquisite dopo anni a prezzo di consistenti investimenti economici e sacrifici personali, debbano dissolversi nel nulla, creando le basi di un grave problema sociale, o possano servire al Paese attraverso un ripensamento della professione forense e della gestione delle aree in cui occorrono competenze legali”.

Mille per l’Italia non vuole essere uno slogan elettorale e non è neppure un motto di storica memoria dato che nessuno qui indossa una giubba rossa. Ma dai “Mille” del nostro Risorgimento dobbiamo prendere una suggestione: guardare al nostro domani consapevoli di quanto impegno richieda, già oggi, l’agire. Non possiamo pensare di presentare agli elettori un progetto che sia solo una carta di buoni propositi. Le bugie e le barzellette le hanno sempre raccontate altri, e non siamo certo qui per rubar loro questo triste primato. Realisticamente dobbiamo riconoscere la prima e la seconda Repubblica come esperienze concluse. Dobbiamo ricordare e rinnovare l’impegno di quelli che sono stati i padri fondatori della nostra Repubblica; dobbiamo salvare - anche innovandolo - il nostro impianto democratico ed istituzionale che i Costituenti vollero a garanzia dell’indipendenza dei poteri dello Stato e della sovranità popolare. Ma dobbiamo soprattutto

MEDIAZIONE OBBLIGATORIA Uno strumento poco conosciuto dalle grandi potezialità Lo scorso 24 ottobre la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità, per eccesso di delega legislativa, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n.28 nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione civile e commerciale. Si attende ora il dispositivo della sentenza, con la speranza che possa sedare gli animi e gettare ponti tra un’avvocatura (per la maggior parte) scontenta dell’istituto della mediazione e gli organismi a vocazione conciliativa. Scrive la professoressa Maria Martello, giudice onorario presso il Tribunale dei minori di Milano e tra le massime esperte in processi di mediazione: “Comunque vada, non può che rammentarsi che la mediazione è, in ogni caso, uno strumento che risulta tanto più efficace quanto basato sulla reale volontà delle parti di parteciparvi, ma difficilmente oggi questa via verrebbe liberamente scelta dal cittadino che nulla sa di qual-

cosa di così nuovo e da poco inserito nell’ordinamento giuridico fin qui noto e fruito. Ciò che, in realtà, deve restare fondato sulla assoluta libertà di scelta è la decisione di giungere, o meno, ad un accordo.”. Che cosa manca perché si diffonda la cultura della mediazione? Tale cultura è portatrice sana di risorse e risparmio per il cittadino? Quali garanzie può dare il procedimento dinnanzi a un mediatore e quali limite può invece avere? L’accordo in mediazione è possibile o è solo una chimera? Facendo rispondere sempre la professoressa Martello, vediamo che “i responsabili degli organismi di mediazione ed i mediatori, superato lo sgomento dell’attuale sentenza della Corte Costituzionale potrebbero meglio indagare il senso del futuro possibile investendo nel consolidamento della pratica della mediazione

attraverso il miglioramento delle competenze; gli enti di formazione, invece, prospettare un modello di formazione più incisivo ed efficace. E’ serio impegnarsi a tutti i livelli per cercare le strade affinché la mediazione abbia gli sviluppi che sono auspicabili, a condizione che sia praticata con il rispetto che si deve ad un procedimento che agisce nel profondo delle persone, che non può essere ridotto ad una forma di giustizia ‘minore’, ma – al contrario - favorisce una evoluzione del diritto e della giustizia medesima.” Non dobbiamo avere timore alcuno, perché i tempi sono maturi per porre in essere una giustizia non togata, in grado di abbattere i tempi ed i costi del contenzioso, ma che rimane saldamente forte nei contenuti. Una giustizia che sappia percorrere nuove strade, che vadano ben oltre le ragioni ed i fatti, restituendo alle parti il potere decisionale. Sara Zanon

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guardare oltre a quelli che sono stati gli attori delle recenti stagioni teatrali della politica, per le quali, diciamolo chiaramente, è calato il sipario. Mille per l’Italia può e deve essere uno strumento attraverso cui recuperare positività, moralità, contatto con il territorio; con cui mettere in sinergia le nostre migliori risorse, energie e competenze per il bene comune. Raccogliamo dalla nostra storia le tante cose buone e belle, il nostro patrimonio civico, i frutti dell’unità dei territori per poter costruire oggi le basi solide su cui fondare un futuro migliore. Per essere Italiani non basta (solo) esserci nati o conoscere l’Inno nazionale; non è lo sventolare un Tricolore il 4 Novembre o il 17 marzo, sfilando il 25 aprile o il 2 giugno; non è l’uso corretto dei congiuntivi o l’aver studiato Manzoni o Leopardi. Essere Italiani significa sentirsi responsabilmente e fraternamente figli di questa Madre Patria, significa trovare la propria serenità all’ombra di uno dei mille campanili delle

nostre realtà urbane e rurali, significa valorizzare le nostre capacità individuali in questa terra e per questa terra; essere Italiani vuol dire rendersi utili all’interesse collettivo della Nazione. Il governo Monti, anche attraverso i sacrifici richiesti, ci ha aiutato in questo percorso di ritrovata responsabilità verso il nostro Paese e “Mille per l’Italia” vuole essere lo strumento per moltiplicare l’energia di questa nuova stagione. Abbiamo infatti bisogno di una rinnovata classe dirigente: non ho, personalmente, la presunzione di poter cambiare il mondo, ma ho piuttosto la certezza che ciò sia possibile. E mi sento in dovere di contribuire come posso affinché ciò accada. Al Presidente della Camera dei Deputati vogliamo dire - ad Arezzo come a Vicenza che, per il bene dell’Italia, ci sono donne e uomini, cittadine e cittadini di buona volontà pronti a spendere ogni energia per una politica genuina, per testimoniare che c’è un Italia migliore in cui credere, la nostra Italia.

Energie positive dalla famiglia di Luciano Parolin La famiglia è la risorsa più importante per la Nazione Italiana. La famiglia è calore umano, rifugio, dispensa di energie positive per affrontare la vita. Di questi tempi, in cui si sono persi i valori guida, le regole, il rispetto della memoria, c’è bisogno di ritornare alla famiglia, quella vera, composta da un uomo e una donna: è il gruppo sociale primario, anche se indebolito dalle assenze di una politica che non applica l’articolo 29 della Costituzione, che non da nessun sostegno alla genitorialità, alla cura degli anziani e dei parenti. Questa è la famiglia. Chi cura tutto questo se non una donna, una mamma, una nonna? Ecco perché nel terzo millennio essere donne e mamme, dare la vita ad un figlio, è una missione. La famiglia è la protagonista sociale nel mondo, il modello di sviluppo più vantaggioso e felice per la società, soprattutto nella crisi attuale. E’ necessario ritornare a riconoscere il primato dei coniugi, della persona, della solidarietà nel matrimonio, secondo l’articolo 29 della Costituzione. La storia della Repubblica è piena di scontri ideologici sui temi come il divorzio, i registri anagrafici, l’utero in affitto, la fecondazione in vitro, la clonazione, le

adozioni per coppie omosessuali, tutto “nel segno della modernità” come ci dicono alcuni sindaci... Nel frattempo siamo un paese senza bambini, con la più bassa natalità europea e politiche famigliari nulle, asili nido cari o inesistenti, nessuna agevolazione fiscale, ma con tanti “Assessorati alla Famiglia” che non sostengono nessuno. Se una donna lavoratrice è incinta, rischia di perdere il lavoro, se va in aspettativa il reddito si dimezza: nella pratica le condizioni COSTITUZIONALI non sono realizzate, altro che registri anagrafici! Credo che i comune, lo Stato, il Governo debbano occuparsi di questo problema con urgenza, rivolgendosi alle giovani coppie, cercando risultati positivi. Per quanto mi riguarda, come marito, padre, nonno, vivendo in due secoli alquanto diversi, posso affermare che stavamo meglio “nel secolo scorso”, quando mia nonna a tavola metteva quattordici piatti. Ora vogliamo allinearci ai “moderni” che per famiglia intendono “due persone che condividono durevolmente lo stesso letto e la stessa tavola”. Può andar per molti, ma per noi Cristiani è il nulla! Luciano Parolin Comitato Difesa Famiglia

Futuro Nazionale Novembre 2012  

Periodico di informazione politica