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Vicenza, 18 Agosto 2012 - Anno 3 n. 8

Futuro Nazionale Futuro Nazionale - Periodico di approfondimento e dibattito politico

Registrato presso Tribunale di Vicenza - Registro periodici n. 1.234 del 30.08.10 Editore: Giorgio Conte - Direttore responsabile: Giancarlo Andolfatto - Direttore editoriale: Marco Bonafede Redazione: Vicenza Corso Fogazzaro, 234 - Prodotto e stampato in proprio - Futuro Nazionale è scaricabile dal sito www.futuronazionale.it

Grillismo e dintorni La fenomenologia della prossima campagna elettorale sarà senza dubbio ricordata e studiata per la discesa in campo di Beppe Grillo. Ma analizzando ciò che propone e urla il comico-politico (o politico-comico?) ci possiamo accorgere come non vi sia nulla di nuovo; l’antipolitica urlata è tema vecchio almeno quanto la politica e le proposte grilline non vanno oltre la sparata per strappare l’applauso facile. Per carità, quasi mai nulla di disdicevole; battute sprezzanti e divertenti, caricature irriverenti e sane nel canzonare una politica che non sta certamente vivendo il suo periodo migliore. Ciò che Grillo interpreta è però qualcosa di grave per la democrazia; il malcontento, la voglia di abbattere anche fisicamente “la casta”, lo slogan facile del “mandiamoli a lavorare”, riempie con facilità estrema - e a volte estremista - le piazze. Ma il dopo? Dopo aver abbattuto, incarcerato, cacciato a calci in culo, mandato nei campi di lavoro politici e amministratori di ogni ordine e grado, cosa rimane? Cosa c’è, di politico, in quest’onda che i sondaggisti stimano a due cifre? Nulla... Il M5S (un partito uguale a tutti i soggetti politici che già conosciamo, con l’aggravante volontaria del verticismo e del leaderismo) non propone nulla di concreto su cui discutere/dibattere per il futuro del Paese, per il “dopo”. Avrà probabilmente il merito di recuperare qualcosa sull’astensionismo (e con un grosso travaso di consenso soprattutto da Lega e IDV...) ma nulla è chiaro per chi decide di delegare la sua rappresentanza politica ai grillini. Proviamo a fare un passo avanti, politico, nell’analisi di questa (non nuova) fenomenologia. Beppe Grillo dice forse qualcosa di diverso da Futuro e Libertà? La sua invettiva continua e dantesca contro la “mala politica” è forse qualcosa di diverso dalla nostra proposta contenuta, ad esempio, nelle petizioni “liste pulite” o nel nostro codice etico antimafia? Possiamo dire, arrendendoci dunque, che Grillo rappresenta l’unica alternativa e l’unica novità? La risposta, tutt’altro che retorica, è “NO”: il Beppe nazionale non rappresenta una novità e certamente non una “novità politica”. E sicuramente non una novità per noi di FLI.

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La politica da sola non basta I partiti stessi non sono più adeguati I partiti, almeno come li abbiamo intesi in questi ultimi anni, si sono dimostrati inadeguati sia a livello nazionale che amministrativo. La maggior parte dei comuni è governata da liste civiche, che hanno superato la politica delle barricate e fanno riferimento a gruppi spontanei, aggregati da un progetto e non da una bandiera ideologica. La politica, per rigenerarsi, deve quindi aprirsi al mondo del volontariato e delle associazioni. Non rinnego nulla della mia storia personale, ma quando in questi giorni mi è stato chiesto se mi avesse creato una particolare suggestione l’idea della rifondazione di Alleanza Nazionale o se fossi interessato a un’ipotesi di questo tipo, ho rifiutato senza esitazioni. Il dibattito di ferragosto, con-

Parità di genere nei CdA e donne tunisine

di Paola Bucci

UNO STRIDENTE CONTRASTO

E’ diventata operativa la legge sulle quote di genere nelle società quotate e pubbliche i cui consigli d’amministrazione d’ora in poi dovranno essere composti, almeno per un quinto, dal genere meno rappresentato, (solitamente) le donne. La previsione delle quote di genere è un passaggio significativo ed obbligato per consentire l’effettiva partecipazione delle donne a tavoli decisionali di grande rilevanza economica e sociale, rimuovendo pregiudizi e conservatorismi ormai fuori dalla storia. Purtroppo ancora oggi dobbiamo parlare di gender gap, e l’introduzione di tali strumenti come azione positiva per recuperare il divario di partecipazione uomo–donna dovrebbe essere solo temporaneo, strumento per portare gli attori sociali -uomini o donna che siano- a medesime condizioni di partenza. Poi devono però entrare in campo il merito e le competenze, che per FLI sono fondamentali per ricoprire ogni incarico. Le azioni positive per la rappresentanza sono necessarie ma non si può prescindere dalla valutazione

dei curricula e non si può cadere nell’ossessione delle pari opportunità: l’inserimento di “donne a tutti i costi” rischia solo di danneggiare l’ambito -economico o sociale- in cui una maggiore e qualificata presenza femminile potrebbe invece portare vantaggi. Tutto ciò è (quanto mai) auspicabile anche in politica. Su questo tema si inserisce la proposta del Presidente Fini di candidare nelle liste il 50% di donne, senza necessità di quote, ma assicurando tramite una libera scelta del Partito che candidati e candidate siano in numero eguale, senza candidature simbolo ma solo con merito, competenze, dedizione, idee e impegno sociale e politico. Deve essere un primo passo verso una vera “rivoluzione culturale” nei confronti delle donne, in modo tale che in futuro non ci sia più bisogno di un intervento normativo per veder riconosciuta la professionalità e l’intelligenza femminili. E mentre in Italia stiamo vincendo la nostra battaglia per la rappresentanza, nella vicina Tunisia

ci sono donne che lottano contro la nuova Costituzione. Anche in queste ore sono in piazza per ricordare a chi è al potere che anche le donne sono la Tunisia e non una “mezza parte dell’uomo”. La bozza, tanto contestata, dell’articolo 28 della Costituzione tunisina stabilisce infatti che «lo Stato assicura la protezione dei diritti della donna, sotto il principio della complementarità all’uomo in seno alla famiglia e in qualità di associata all’uomo nello sviluppo della Patria». Complementarità e non più uguaglianza. Di fatto la donna smette di esistere come individuo a sé e viene definita solo in funzione del uomo. E nel momento in cui viene abbandonato il principio di uguaglianza, tutto è possibile. La nostra, piccola, vittoria nei CdA la dobbiamo dedicare proprio alle donne Tunisine, in un’area geografica così vicina a noi da richiedere il nostro impegno, culturale, per evitare che la nuova Tunisia si allontani dai diritti umani di eguaglianza prima ancora che di pari opportunità. Paola Bucci fliveneto.pariopportunita@gmail.com

dizionato dalla calura estiva, non ha mai prodotto nulla di serio e trova spesso politici assopiti dalla spiaggia in cerca di visibilità. In questo caso, chi ha proposto il ritorno alle origini (lo conosco bene!)

teme in verità che la sua componente, chiamiamola pure corrente interna al PDL, possa pagare un altissimo prezzo in termini di numeri e quindi di agibilità politica, tenuto conto che riemergono all’interno del partito nostalgie forziste. Si tratta in altre parole di un tatticismo tutto interno al PDL per alzare il prezzo con Berlusconi che potrebbe far pagare proprio agli ex AN la rottura con Fini che ha portato inesorabilmente anche alla fine della esperienza di governo. La destra che con una buona dose di ambizione intendiamo rappresentare, (anche se fatichiamo a costruire, dobbiamo ammetterlo!) deve guardare avanti con coraggio e senza nostalgie, che potrebbero essere utili ad alcuni, ma non lo sono certo al Paese. Partiamo quindi dall’esistente. Il PDL è un partito di lotta o di governo? Credo piuttosto sia stato un grande bluff perché in molti hanno creduto alla costruzione, anche in Italia, di un centrodestra europeo. Purtroppo le cose non sono andate esattamente in questo modo: il centrodestra italiano, sul crinale sudamericano, si è caratterizzato per un partito padronale e senza idee che non fossero quelle relative al giudizio sulla magistratura e all’occupazione di spazi televisivi. Un progetto fallito che ha rischiato di portare sull’orlo del fallimento un’intera Nazione. Il governo Monti non gode certo della migliore popolari-

tà, ma è inconfutabile che il nostro Paese abbia recuperato credibilità, gli alleati d’occidente ci guardano con maggior rispetto e si intravede qualche flebile speranza. Solo così si spiega il nervosismo di alcuni esponenti del PDL che criticano e urlano contro il governo, ma in Aula si adeguano silenziosi garantendo la fiducia all’esecutivo e approvando ogni decreto. Solo così si spiega la patetica gara degli insulti al Presidente Fini, per compiacere il Capo e garantirsi la ricandidatura alle elezioni della prossima primavera. La metafora del randagio che ringhia mostrando i denti, ma non morde mai, rappresenta la caricatura della responsabilità politica di un partito che non si è ancora emancipato ed eredita dalla Lega il suo peggior connotato: partito di lotta o di governo? Dicevo che la politica non basta più, perché i partiti autoreferenziali non hanno saputo rinnovarsi, ma la politica deve tornare ad essere centrale, non centrista. Il dibattito sulla “cosa bianca” non mi appassiona, ma un nuovo soggetto politico, che sappia interpretare il prossimo scenario, è necessario e si inserisce perfettamente nel solco dell’esperienza di Futuro e Libertà, nato per rinnovare, per andare oltre, anche mettendoci tutti in discussione. Poco importa se ci sarà o meno il simbolo di FLI alle prossime elezioni, importa invece che ci siano la nostra struttura, i nostri dirigenti e tutti i simpatizzanti che ci hanno seguito e implorato, nei momenti più difficili, di proseguire la nostra battaglia. Il cemento che ci ha unito nelle scelte dolorose, nella lunga traversata del deserto (ancora in corso...), costituisce quel valore fondamentale che non va disperso ne con sterili liti interne, ne nell’ambito di una nuova aggregazione politica che, qualora si presentasse, aprirebbe la sfida al nostro presente, per il futuro di tutti. On. Giorgio Conte


Futuro Nazionale

18 agosto 2012

IO SONO PER IL NO QUORUM E...

di Giancarlo Andolfatto

Non ci sorpassino a destra I nostri rappresentanti politici continuano a ragionare attorno al bipolarismo, quale unica possibilità che garantisca il buon governo, senza accorgersi che l’elettore italiano ne ha le scatole piene solo a sentirli parlare. Non sfugge più a nessuno, infatti, come tutti stiano lavorando solo per garantirsi uno stipendio anche nella prossima legislatura. Non si accorgono, tapini, che l’elettorato sta cercando altre strade, altre facce, altri lidi, quali che siano? Oppure è probabile che lo sappiano bene, invece, tanto che non intendono cambiare la legge elettorale. Ma potrebbe mai volerla cambiare la Lega, all’indomani dello sconquasso procuratole dal “cerchio magico”? O la vorrà cambiare la Sinistra, insicura di mantenere il consenso, vuoi per i bla-bla-bla alla Bersani, vuoi per la spocchia di Vendola o la smania di protagonismo del sindaco di Firenze? Che la voglia cambiare Di Pietro, ormai all’angolo? Non la vorrà cambiare neppure il PdL, i cui numeri sono stati assotigliati dalla rottura di Fli e dal fiasco del “berlusca”; ma neppure i Centristi alla Rutelli o Casini, che sanno di potersi garantire il posto solo grazie ai listoni bloccati, nei quali saranno in testa. Insomma, si andrà a votare, l’anno prossimo, con le vecchie regole ma con le incognite dell’astensionsimo e del populismo di grillina maniera.

Come dire: in Italia, bipolarismo è solo un termine per indicare i due grandi contenitori nei quali far posto ai soliti noti. E non si tratta neppure di bipolarismo, a ben vedere, se venute meno le ideologie e vietato parlare di destra e sinistra, conservatori e progressisti hanno puntato tutti ( vedi tabella in alto) all’ammuccchiata di centro: luogo

rassicurante, per gente moderata, comunisti imborghesiti e fascistoni senza guida. L’ammucchiata - figurativa e non - ha dato il voltastomaco all’elettore e la fiducia nei partiti è, come sappiamo, calata ai minimi storici. Nella tabella in basso, dunque, è l’interrogativo: dove andranno gli elettori italiani

dopo lo schifo cui hanno assistito? I politici che puntano allo “status quo” per i motivi anzidetti, dovrebbero ridare l’Italia agli italiani o con un bipolarismo effettivo, caratterizzato da valori e punti di riferimento dei quali non vergognarsi, quali: famiglia, rispetto, impegno, legalità, merito. Oppure, favorendo la nascita di nuovi movimenti politici, azzerando il “quorum” e prevedendo meccanismi di apparentamento che consentano comunque il buon governo. Non è forse vero che siamo un Paese dalle mille specificità? L’Italia non è forse così bella proprio perchè è varia nelle sue tradizioni, dialetti, cibi, usi, costumi, “enclave” territoriali ed organizzazione civica? Se l’Italia è del popolo, ridiamola al popolo. Niente di nuovo sotto il sole, si potrà dire, ma è un pensiero che sta tentando molti politici: sia quelli che hanno fondate speranze di mantenere posto e privilegi - penso a Bocchino ed alle sue ultime derive - sia quelli che potrebbero essere scaricati dallo zatterone sul quale erano baldanzosamente saliti, ovvero gli ex AN. Ecco il punto. Io che, forte delle mie idee, sullo zatterone mi ero rifiutato di salire e fra le angherie degli imbarcati ho aspettato che qualcuno si ravvedesse, non vorrei mai essere sorpassato a destra, complici, magari, i miei attuali compagni di viaggio.

La Russa tra paura del futuro e un brano di Al Bano

NOSTALGIA CANAGLIA La nostalgia è un nobile sentimento, che mal si addice a certe persone. Ricordiamo agli amici ex - Alleanza Nazionale che l’eventuale grande coalizione non serve a salvare qualche scranno parlamentare e tanto meno un seggio in consiglio comunale, ma semplicemente a salvare l’Italia, proprio quel paese che dicono di amare. Futuro e Libertà, movimento all’interno del quale si discute e ragiona anche di “grande coalizione”, non vuole andare al Governo ad ogni costo, ma vuole ad ogni costo togliere l’Italia dalle sabbie mobili in cui proprio il Partito delle Li-

bertà e la Lega l’hanno portata negli ultimi anni. Troppo facile, oggi, evocare Alleanza Nazionale - esperienza gloriosa - ed il periodo caratterizzato dalla presenza anche di quel partito al Governo. Tutte le persone che, provenendo da Alleanza Nazionale, hanno aderito a Futuro e Libertà, l’hanno fatto in piena coscienza ed in un momento in cui sarebbe stato fin troppo semplice rimanere ancorati alla maggioranza. Abbiamo, invece, deciso di rischiare ed aprire gli occhi agli Italiani sul malaffare e l’inefficienza della politica di Berlusconi e dei suoi accoliti, ex

compagni di partito in prima fila, rinunciando perfino a posti da ministro e sottosegretario. Non accettiamo dunque lezioni da nessuno, tanto meno da coloro che solo ora parlano di sciogliere il Partito delle Libertà, quando la barca sta definitivamente affondando ed allora si cercano altre strade, queste sì, utili a salvare più di qualche sedia.

Enzo Giordino FLI Vicenza

Leggi & Rifletti... POLITICA E COMPORTAMENTO ELETTORALE

a cura di Didachos Leggendo riviste, articoli, lettere, commenti e prendendo parte a dibattiti, scambi di riflessioni tra conoscenti e amici, si percepisce come il tema della politica, seppur in un generale clima di disaffezione, è e rimane un argomento di attenzione, discussione e disquisizione. Considerato il difficile momento che stanno vivendo alcuni paesi europei - Italia compresa - ognuno analizza la fase di crisi, esprime la propria idea, espone la sua “ricetta”, ragiona sull’argomento con attenzione anche se, spesso, vi è un sentimento di sfiducia, di “non consenso” sulle decisioni e sui comportamenti dei rappresentanti la classe politica. Si percepisce una netta distanza tra società civile e istituzioni politiche, espressa anche nel comportamento elettorale in occasione delle elezioni amministrative dello scorso maggio. E’ necessario eliminare quel che infastidisce la gente: nella politica di risanamento dei conti pubblici è un dovere incidere nei confronti delle spese eccessive, degli sprechi, degli onerosi costi della politica. Ci vuole coraggio e i segnali devono essere decisi. L’operazione risparmio deve coinvolgere tutti compresi i politici ed è quanto mai opportuno riflettere e ragionare su un manuale etico. L’attività politica di governo richiede un alto senso di responsabilità verso le istituzioni (“La Repubblica, una e indivisibile...”), verso la gente, verso il Paese; richiede un comportamento deontologico e la gestione del bene pubblico in modo equo, a garanzia di una crescita culturale, sociale ed economica dei suoi cittadini e a vantaggio della stessa società nella quale ognuno di noi interagisce. Sarebbe auspicabile un’attività di formazione della futura classe politica (etica, competenza, etc.). E’ ragionevole pensare che, di fronte ad un tasso di astensionismo elevato, manifestato anche nelle recenti elezioni amministrative, si concretizzi una disistima e una diminuzione dell’interesse delle persone nei confronti della politica e dei partiti in generale. Sta proprio ai partiti porre le condizioni per invertire la tendenza: la (buona) politica migliora il comportamento elettorale.

La bacchettata di Marco Bonafede

TEPPISMO RELIGIOSO Come la democrazia ha paura di se stessa Ve la ricordate la grande madre Russia? L’enorme ed invincibile impero dei Soviet? L’alba radiosa del comunismo mondiale? Il grande futuro di democrazia e libertà dei popoli? Ve la ricordate la trasparenza (glasnost’) e la ricostruzione (perestrojka)? Sono passati più di due decenni dalla svolta di Eltsin, ultimo presidente del Soviet supremo dell’URSS e primo presidente della Federazione Russa, che pareva aver traghettato la grande madre Russia (già democratica, dei lavoratori, invincibile, ecc. ecc.) verso la democrazia. Ebbene, nell’anno domini 2012 e in una Russia che lo zombie dell’URSS, tre giovani musiciste russe si esibiscono sull’altare della chiesa del Cristo Salvatore di Mosca chiedendo alla Madonna di scacciare Putin dal Cremlino. Apriti cielo (e proprio il caso di dirlo): arrestate e processate per “teppismo religioso” (leggasi: per aver protestato verso il presidente). Ovvero per aver manifestato la propria idea, per aver espresso dissenso e critica/satira politica: in una parola, per aver esercitato “democrazia”. Condanna a due anni di carcere (russo!). Strano mondo la Russia democratica: basta un po’ di punkrock per mettere in crisi il paese. Ma in fondo il punkrock viene pur sempre dagli Stati Uniti, demonio del capitalismo... E la distensione non prevedeva esercizi musicali e neppure un gruppo, dalle pericolose chitarre, chiamato Pussy Riot. I cori gospel di tutto il mondo stanno tramando contro il potere: il cadavere del regime sovietico non è ancora stato sepolto.


18 agosto 2012

I del(F)ini di un’Istituzione Non sempre i sogni restano tali, ma accade che essi si realizzino. Perché quindi non credere si possa, per davvero, giungere alla rinascita di una destra nazionale, europea e di respiro contemporaneo? Legittimo lo scetticismo regnante negli ultimi mesi intorno al “grande capo” che pochi segni di vita dà ai suoi fedelissimi ed al suo storico elettorato, vittima di una diaspora reattiva che ha vanificato gli sforzi epici di un vecchio MSI, negli anni divenuto AN e poi sciolta per regalare deputati ed elettori a “sua emittenza”. Quanto mai giustificato lo scontento di una base frastornata che da sempre cammina un passo indietro, ma pur sempre sulla scia, al proprio leader maximo, certa che non possa esservi altra guida all’infuori di lui. Affranta che il mentore della propria vita politica si sia assentanto dallo scenario e appaia, ad oggi, “sull’uscio a rimirar” in attesa che una legislatura giunga a compimento. Assai poco entusiasmano i plurimi annunci di rientro nell’attività politica del movimento, finché restano tali e non trovano applicazione concreta. Ma la fiducia permane in quello zoccolo duro che non riesce ad ampliare l’elettorato senza il supporto costante del proprio capitano. Ci si domanda però, per quanto tempo ancora la base sarà disposta a vedersi scorrere dinanzi frammenti di sostenitori, disillusi da un vuoto d’azione. Anziché attrarre ed inglobare flussi uscenti da altri soggetti, si subisce la fuoriuscita di preziosi condivisori. Stanno fiorendo di settimana in settimana nuovi soggetti politici, serbatoi di idee, contenitori ed anche “vuoti a rendere”, ma che stanno raccimolando consensi fra gli indecisi ed i frastornati. Il nuovo che avanza, anche se, talora, non si intende verso dove e cosa. La voglia di ripartire, di ricostruire e ricrescere è perpetua, pur nella minaccia e nelle perdite subite. Gli errori passati andrebbero ricordati, non solo per evitarne repliche, bensì per una rinnovata correttezza verso i propri sostenitori. Ecco che ribadire costantemente che sciogliere AN per un PdL ad personam fu decisione poco strategica, pur nelle apprezzabili audacia e lealtà nei confronti di un alleato che non ha ricambiato il sentimento, e a cui ancor oggi, con il proverbiale travisamento dell’etica di comportamento che il nostro Paese ci riserva, la massa riserva onore a scapito di chi, invece, ha mantenuto fede agli impegni morali e politici dichiarati al proprio elettorato. Una fede che ci si attende rinnovata e che oggi non può più tardare. Il prezzo lo si è già abbondantemente pagato; di questi tempi non necessita un’ulteriore sovrattassa. Massimo Cipelletti

Futuro Nazionale

UN MESE, UNA DATA: 17 agosto

di Simona Sclocchi

Due anni senza il “Picconatore”

In questo agosto vacanziero – che richiederebbe forse temi più frivoli o magari l’inerpicarsi su scenari possibilisti di future alleanze autunnali – preferiamo invece proporre un ricordo di Cossiga, scomparso due anni fa (17 agosto 2010) in una torrida giornata, a ridosso del Ferragosto. Che lo si sia amato o meno, certo è che è stato indiscusso protagonista della scena politica per svariati decenni: una vita al servizio della DC, eletto deputato nel ’58, per diventare poi, nel 1985, il più giovane Presidente della Repubblica. Animato da un forte senso di giustizia, prese spesso posizioni scomode e impopolari soprattutto durante la violenta stagione del terrorismo, quando arrivò a vietare ogni tipo di manifestazione pubblica. “Io non sono matto, faccio il matto. Io sono il finto matto

che dice le cose come stanno”, così diceva spiazzando i suoi detrattori. Ma cosa ci resta delle sue “picconate”, di quella sua ironia spesso caustica, della sua personalità complessa e contrad-

dittoria? Oggi, nella nostra volontà di ricordarlo, resta l’amarezza per non aver compreso appieno quelle sue parole troppo spesso profetiche, troppo spesso rimaste inascoltate, come quando parlava dell’Italia e la descriveva come un paese

GRILLISMO E DINTORNI Questa riflessione, però, ci deve far fare autocritica. Futuro e Libertà è nata e vive anche oggi per rappresentare una nuova politica: bella, pulita, attenta, impegnata, concentrata sull’Italia. Non riusciamo però a far emergere questo proposito come, invece. Beppe Grillo riesce a comunicare (il nulla) con tutta la sua anti-politica. Futuro e Libertà produce - dentro e fuori il Parlamento - proposte, iniziative e temi politici di alto livello.

Non riusciamo però a “vendere” il nostro contenuto politico: che c’è ed è importante, contrariamente a quanto sostiene chi ci accusa di aver aperto un “negozio” senza alcun “prodotto”. Ed è su questa crepa che Grillo agita le piazze; è nell’assenza di un progetto politico condiviso nel Paese - oltre l’armistizio che regge il governo Monti - che l’antipolitica trasforma gli spettacoli di piazza in surrogati dei comizi. Il “dopo Monti” arriverà certamente e sarà politico, come ha dichiarato lo stesso Monti; e ci

“incompiuto” in cui il “paradigma culturale dell’imperfezione genetica lega con un filo forte la storia dello sviluppo politico dell’Italia unita.” Ci restano i suoi moniti alla politica, il suo fiero “Atlantismo”, l’amore per la sua terra, la sua “sardità”, le contestazioni: è questa la cifra che lo ha contraddistinto negli ultimi anni della vita. A noi, dunque, il compito di non dimenticare, perché la memoria si nutre anche di parole e di gesti. Sull’argomento: L’uomo che guardò oltre il muro. La politica estera italiana dagli euromissili alla riunificazione tedesca raccontata da Francesco Cossiga. Clio Pedone, edizioni Rubattino. Prossimamente in un convegno pubblico a Vicenza.

...segue dalla 1^pagina deve trovare impegnati per il Paese, non sepolti dalle macerie che anche le cannonate di Grillo contribuiscono ogni giorno a moltiplicare. Il progetto politico di Futuro e Libertà ha tutte le potenzialità per diventare l’antidoto a quanto il novello Savonarola va predicando in giro per l’Italia. Sta a noi dare gambe e voce a quanto stiamo proponendo, continuando a pensare ai contenuti e non tanto al contenitore. Marco Bonafede


Futuro Nazionale

18 agosto 2012

NON CIO’ CHE SI VUOLE

di Piercamillo Falasca

Sovranità è fare ciò che si deve

Sovranamente, l’Italia ha scelto nel corso dei decenni di accumulare un debito pubblico – sovrano, appunto – di dimensioni pachidermiche, spesso per finanziare non solo spese di portata pluriennale, come le infrastrutture, che esplicano i propri benefici su un orizzonte temporale lungo, bensì per coprire spese correnti (di fatto chiedendo alle generazioni future di contribuenti, chiamate a restituire le risorse prese a prestito, di pagare i consumi delle generazioni precedenti). Sovranamente, abbiamo scelto di aderire – dopo un intenso cammino lungo il sentiero di una sempre maggiore integrazione commerciale ed economica – ad una valuta comune con altri paesi d’Europa, con relativi accordi di disciplina fiscale, rinunciando così ad una politica monetaria ballerina, beneficiando di migliori condizioni di accesso al credito internazionale ed eliminando molti dei costi di transazione negli scambi intraeuropei. Sovranamente, però, da quel momento in poi, ce ne siamo infischiati di riformare e ammodernare nei tempi e nei modi opportuni la macchina pubblica, il sistema fiscale, le istituzioni del welfare, la regolazione del mercato del lavoro, la giustizia, il sistema formativo, le infrastrutture pubbliche e così via. Anche l’adesione all’euro, in fondo, era un debito sovrano: un’obbligazione che l’Ita-

lia, come tutti gli altri paesi membri peraltro, assumeva di fronte a sé stessa e agli altri “soci”. L’Italia che oggi si affanna a tagliare severamente la propria spesa pubblica non per ridurre la (altissima) pressione fiscale a lavoratori e imprese, ma per coprire gli altissimi tassi d’interesse sul debito, è un paese che ha sovranamente accettato di comprimere i propri margini di operatività di politica economica, esponendosi ai rischi che oggi corriamo. Per dirne una, persino negli anni in cui la crisi finanziaria già esplicava i suoi effetti tremendi nel mondo, il governo Berlusconi negava – sovranamente – la possibilità di contagio per l’economia italiana e per il bilancio pubblico. Come ne usciremo? Da soli possiamo fare ancora molto, magari inaugurando in tempi relativamente rapidi una stagione di dismissione del patrimonio pubblico mobiliare e immobiliare, per aggredire in quota parte lo stock di debito. Così come dovremmo (anzi, dobbiamo), in tempi necessariamente più lunghi e con mezzi più complessi, creare le condizioni perché l’Italia torni ad essere un luogo sicuro, affidabile e profittevole per gli investimenti esteri. Tuttavia, è molto probabile che la cessione graduale, costante e “volontaria” di sovranità a favore dei creditori (il debito pubblico si chiama anche “sovrano”, non a caso)

sia ormai giunta ad un livello tale che l’Italia non abbia più la forza di superare da sola la crisi fiscale conclamata in cui è precipitata, a meno che non si accetti di sostenere per molti lunghi anni il peso della contrazione dell’attività economica, la deflazione, l’emigrazione, la rinuncia ad alcuni dei più basilari pilastri dello stato sociale. Abbiamo bisogno di aiuto dall’esterno, ormai: per ottenerlo, dobbiamo essere capaci di offrire garanzie enormi (anzitutto, un quadro politico ed una prospettiva di governo futuro stabile e affidabile nelle decisioni da assumere) ed accettare le condizioni dell’aiuto, eventualmente negoziandole, ma senza considerarle un attentato alla sovranità, ancora una volta. Si può fare altrimenti? Certo, sovranamente c’è sempre la scelta di ripudiare in tutto o in parte il debito detenuto dai creditori, che in maggioranza peraltro sono cittadini italiani. La sovranità non è fare ciò che si vuole, come la classe politica italiana ha fatto per decenni. La vera sovranità è saper responsabilmente fare ciò che si deve.

potrebbe non ospitare mai gli uffici giudiziari in Città. “Se ciò deve davvero avvenire - dicono i sottoscrittori della denuncia - chiediamo alla Corte dei Conti di accertare se sia o meno prefigurabile, a carico del Ministro della Giustizia, qualsivoglia responsabilità per danno erariale”. La denuncia non è ancora stata presentata, ma Grazia e Giunta sono pronti a depositarla alla Cancelleria della Procura della magistratura

Due fenomeni che ricompaiono in Grecia

La Grecia finalmente ha un governo ma questo non è di certo la soluzione ai suoi problemi. La disoccupazione è al 23% ed in continua crescita, i conti pubblici peggiorano di giorno in giorno, e la morsa della troika UE-BCE-FMI è sempre più stringente. A tutto questo si aggiunga una crescente popolarità del partito neonazista “Alba Dorata”. Questa situazione è sicuramente dovuta alla gestione irresponsabile della finanza pubblica da parte di una classe dirigente che ha favorito per anni una corsa alla spesa incontrollata e al disavanzo di bilancio. A ciò si aggiunga una crisi economica globale. L’analogia con la Repubblica di Weimar e l’ascesa del nazionalsocialismo tedesco è presto fatta; alto tasso di disoccupazione, crisi dello stato sociale, impoverimento della classe media e soprattutto diktat esteri da rispettare. Se la repubblica di Weimar doveva fare i conti con i trattati di Versailles, imposti dagli Stati Uniti, e che avevano duramente colpito la Germania, la Grecia di oggi deve a sua volta fare i conti con l’austerity richiesta dall’Europa e dal Fondo Monetario Internazionale in cambio di aiuti finanziari. Taglio della spesa pubblica, riduzione di stipendi e trattamenti pensionistici, maggiori tasse sulla casa, ed una serie di sacrifici che i cittadini stanno già affrontando. E, proprio come nella Germania di Weimar, l’architettura istituzionale imperniata su un meccanismo di voto proporzionale rende laboriosa la formazione di un governo dalla solida maggioranza parlamentare, in grado di fronteggiare l’emergenza e di condurre un serio programma di salvataggio. In questo contesto multipolare si insinua il rischio di una crescita degli estremisti. Alba Dorata, divenuta la quarta forza politica dopo le ultime elezioni, richiama i caratteri di identità nazionale, prende di mira gli immigrati (“prima i greci”) e attacca la prepotenza della troika. In una situazione in cui le famiglie devono fare i conti con dei grandi sacrifici è facile che questi argomenti possano avere effetto e risultato elettorale. Il ritorno di partiti neonazisti e razzisti è sicuramente dovuto alla mancanza di risorse finanziarie ed economiche per sostenere uno stato sociale costoso, com’è sempre stato quello greco; la popolazione locale vede a rischio la propria cultura e identità nazionale, deturpata dalla mancanza di risorse ma anche dalla crescente immigrazione. La stessa Europa è vista come un ostacolo allo sviluppo del Paese e alla sua crescita. La storia ci ha insegnato molto bene come i movimenti estremisti siano riusciti ad infiltrarsi in Paesi in difficoltà economiche per poi sovvertirne la democrazia; ma la Grecia oggi ha dalla sua la presenza di una forte Unione Europea (tanto vituperata sul piano politico...) che non permetterebbe in alcun modo il consolidamento di posizioni estremiste. Piergiacomo Mion

Piercamillo Falasca

Anche su: www.libertiamo.it

SPENDING REVIEW A BASSANO E’ pronto un esposto contro la ministro/a Severino. Stefano Giunta e Raffaele Grazia, esponenti della lista civica “Bassano ConGiunta”, infatti, hanno preparato una denuncia da inviare alla Corte dei Conti per danno erariale a carico del Guardasigilli dopo che il Governo ha emanato il Decreto con il quale prevede, in nome del risparmio di bilancio, di tagliare una trentina di tribunali del territorio nazionale, tra cui quello bassanese, appunto. Si tratta di un esposto alla Procura Generale della Corte dei Conti, in merito alla costruzione della cittadella della Giustizia di Bassano , costata alla collettività quasi 12 milioni di euro, ma che

ESTREMISMO E RAZZISMO

contabile, in caso di definitiva soppressione del Tribunale e della Procura di Bassano del Grappa. “L’abbandono della cittadella della Giustizia, costituisce un macroscopico esempio di spreco di denaro pubblico, con conseguente ingente danno erariale per la collettività” hanno dichiarato, ancora, gli esponenti della Lista Civica “Bassano ConGiunta” i quali hanno ribadito, infine: ”Abbiamo ritenuto importante predisporre un atto che ci sembrava dovuto per le importanti risorse pubbliche investite. E’ un atto forte, per far capire al ministro della Giustizia e al Governo, che non si può fare scempio del ...buonsenso”.

Futuro Nazionale Agosto 2012  

Periodico di approfondimento e dibattito politico

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