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Vicenza, 19 maggio 2012 - Anno 3 n. 5

Futuro Nazionale Futuro Nazionale - Periodico di approfondimento e dibattito politico

Registrato presso Tribunale di Vicenza - Registro periodici n. 1.234 del 30.08.10 Editore: Giorgio Conte - Direttore responsabile: Giancarlo Andolfatto - Direttore editoriale: Marco Bonafede Redazione: Vicenza Corso Fogazzaro, 234 - Prodotto e stampato in proprio - Futuro Nazionale è scaricabile dal sito www.giorgioconte.it

Antipolitica Bisogna stare ai gazebo del sabato mattina per migliorare la sensibilità rispetto alle attese della gente. Bisogna andare al supermercato con orecchio vigile e voglia di attaccar bottone per sapere cosa pensa la gente. Bisogna avere le spalle larghe per accettare le provocazioni di chi ti guarda come gli fossi contro, in quanto rappresentante di una classe avvertita come troppo lontana dalla sua realtà quotidiana. Il problema che rimane, poi, è che non incroci giovani al gazebo, al supermercato, in fila alla posta; quelli li trovi sulla rete o agli happy hour. E’ una società in via di separazione: ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. Anziani che non chattano nè twittano, ma ricchi di esperienza e buon senso - quel buon senso e rispetto per sè stessi e gli altri che gli hanno consentito di cavare l’Italia dalla condizione in cui era precipitata nei due dopoguerra - e giovani che non possono ancora avere il senso esatto della misura e finiscono preda degli imbonitori da web. Gli imbonitori ci sono sempre stati, lavorano per sè e quel che fanno muore con loro. Cosa fare per contrastare questo stato di cose? Mettere, ognuno, i bisogni degli altri avanti al proprio, è cosa vecchia come mondo che solo così ritroveremo. (G.A.)

E’ LO SCENARIO PREVISTO DA FINI Farsi del male dimenticando i successi ottenuti Ora che è giunto lo scenario per affermare le tesi di Fini, non si capisce il dibattito di chi vuole solo “farsi del male” non guardando i successi e le prospettive di tutto un percorso. A questo punto è giusto parlare ed è giusto farlo in prima persona. Non ci sono infatti più alibi, non ci sono più remore tattiche o proroghe possibili. E cominciamo col dire – come scriveva Guy Debord citando Sun-Tzu, lo strategia cinese dell’arte di affrontare e guidare i conflitti – che è proprio quando tutto sembra saltare e non appaiono più appigli che la situazione diventa politicamente decisiva. È proprio in questi momenti che il decidere crea le situazioni nuove. Ma per farlo occorre, e da subito, fuoriuscire e non farsi condizionare dall’egemonia delle vulgate mediatiche e guardare le cose per quelle che esse sono oggettivamente. E allora, tanto per dire, è indiscutibile che il risultato elettorale del 6 e 7 maggio ha concluso un intero ciclo della nostra vita pubblica –quello che per semplificazione definiamo Seconda Repubblica, dominio del bipolarismo muscolare o berlusconismo– e che il protagonista principa-

QUATTRO AMICI AL BAR

le di questo risultato è stato, senza tema di smentite o di contestazioni, Gianfranco Fini con tutto quanto ha messo in campo sin dal 2003 in fatto di strappi culturali e di “rivoluzioni” epistemologiche introdotte nella politica italiana. Certo, il governo Berlusconi non c’è più, il Pdl è al tracollo, lo stesso schema di centrodestra vs. centronistra è diventato improponibile e privo di senso. Ma tutto questo ha avuto un suo avvio. Non è infatti solo quel dito alzato del 2010 ma, anche se non soprattutto, tutta la sensibilità espressa e messa in campo in almeno un lustro e che in quell’occasione precisa arrivò senz’altro alla “decisione” schmittianamente definitiva. Stop a una lotta politica tutta giocata sulla propaganda, no a una pantomina dell’arte di governare che coincideva solo con la tecnica degli annunci quando non degli spot, no alle tentazioni del populismo e dell’assecondare gli umori più beceri di un certo elettorato, sì a una politica intesa come pro-

di Stefano Giunta

Idiosincrasia per il Tricolore Il 21 aprile (in piena campagna elettorale) si è svolta a Tezze sul Brenta (VI) una fastosa cerimonia di inaugurazione. Ad un osservatore distratto la cerimonia pubblica sarà sembrata l’inaugurazione di un bar: il nastro azzurro evocava infatti a pieno titolo una famosa marca di birra, e i presenti con la forbice in mano ricordavano gli amici della famosa canzone di Gino Paoli. Peccato che si trattasse, invece, dell’inaugurazione della nuova ala del Municipio! Non contenti delle fascia a lutto ostentata ad ogni Consiglio Comunale di Bassano del Grappa dal locale capogruppo, a Tezze la Lega inaugura un importante lavoro pubblico con il primo cittadino che si presenta senza fascia Tricolore e che taglia un nastro azzurro… La Lega ha approfittato dell’occasione per mettere in scena l’ennesima pagliacciata, nell’evidente tentativo di nascon-

dere ai cittadini il bilancio fallimentare della propria azione politica, certificato con tutta evidenza in queste settimane dagli innumerevoli episodi di malaffare che hanno coinvolto militanti padani di prim’ordine.

Gli illustri ospiti presenti alla cerimonia hanno così minimizzato l’evidente sfregio istituzionale: “il colore blu del nastro, è quello dell´acqua del nostro fiume, il Brenta” ha dichiarato il sindaco Lago, “ai cittadini

interessano i risultati, non il colore del nastro”, ha rilanciato l’europarlamentare Bizzotto, “posso capire lo sfogo di un primo cittadino verso lo Stato centrale che sta massacrando i Comuni e i cittadini”, ha infine chiosato il consigliere regionale Finco. L’amaro bilancio che possiamo trarre da questa infelice sceneggiata è soltanto uno: lungi dall’essere riuscita a risolvere i problemi dell’Italia con la fallimentare esperienza del governo Berlusconi, la Lega non ha più argomenti e pensa di risolvere le gravi emergenze del Paese offendendo il Tricolore! Per fortuna i cittadini non sono né ciechi né sordi e sapranno pagare, con la giusta moneta, chi ha veramente a cuore il destino dell’Italia e chi invece, come la Lega, non perde l’occasione per offendere un valore condiviso come l’unità nazionale.

getto e come volontà di mettere in campo le classi dirigenti e le soluzioni per costruire un futuro diverso, sì a una visione vera e integrale dello Stato di diritto e dell’estensione dei diritti civili a tutte le persone e a tutte le minoranze, sintonia con la società civile e le aspettative delle nuove generazioni, aperture a tutto il mondo del volontariato sia esso cattolico o laico, stop alle tentazioni di ricorrere alle scorciatoie utili solo a ringalluzzire strati sociali conservatori o benpensanti, rappresentanza di tutti i nuovi italiani compresi quelli la cui origine è nel mondo dell’immigrazione, fine di una concezione del confronto politico inteso come una sorta di guerra santa tra universi antitetici e sì alla valorizzazione di un terreno comune costituzionale che su alcuni principi non negoziabili deve accomunare tutte le culture democratiche... Potremmo andare avanti, e arriveremmo sino alla condanna del cesarismo e del leaderismo intesi come personalizzazione assoluta dei partiti trasformati in una sorta di proprietà privata del leader. Tutto questo –sia ben chiaro– stava e sta nel sentimento della stragrande maggioranza dei cittadini italiani, soprattutto di quelli non rappresentati e che ancora in grande numero non si recano alle urne e sono in attesa che tutto questo si traduca definitivamente in una nuova e grande soggettività politica in grado di presentarsi come la forza di governo dopo il 2013. Non è insomma questione del futuro di FLI, del destino del terzo Polo, o di chi saranno i leader di questo nuovo grande soggetto, quando quello che oggi conta è che il percorso messo in opera da Gianfranco Fini ha reso possibile tutto questo scenario di cambiamento. Cosa accadrà adesso? Non lo sappiamo, ma pensiamo che rispetto solo a un anno fa ora c’è un terreno fertile a costruire una nuova prospettiva. E le stesse frizioni interne a quello che sino a qualche giorno fa veniva presentato come terzo polo sono a nostro avviso un fatto liberatorio e destinato a far emergere posizioni via via

sempre più chiare. Tanto per dire, siamo sicuri che adesso Fini e i suoi potranno lanciare con chiarezza un messaggio esplicito ad esempio sulla necessità di abrogare –non banalmente tagliare– il finanziamento pubblico ai partiti, potranno allo stesso tempo esprimersi liberamente, in assenza di certe accortezze tattiche di eccessivo rispetto per la posizione pregiudiziale degli alleati, nei confronti di una nuova legge elettorale, la quale deve essere approvata subito e che dovrebbe muoversi –questa è almeno la mia preferenza– verso un sistema di collegi uninominali (poi si vedrà a uno o due turni) senza più alcuno recupero o quota residuale di nominati dall’alto, lasciando quindi tutta la scelta dei parlamentari ai cittadini reali, al territorio e agli elettori. Sono, queste due, questioni che –proprio perché non risolte– hanno in questi mesi alimentato la nuova opposizione “grillina”, un fenomeno che comunque non va solo contrastato retoricamente ma di cui vanno interpretate sul versante di una cultura di governo le attese e le speranze popolari che attualmente premiano il Movimento 5 stelle. Un fenomeno che oltretutto non si presenta più come di centro, di destra o di sinistra, ma si pone oltre i vecchi recinti e si schiera a favore della partecipazione dei cittadini. Insomma, siamo convinti –per tornare la metafora di Guy Debord da cui siamo partiti– che nessuno scenario è migliore di quello che abbiamo sotto gli occhi per lanciare finalmente agli Italiani il grande messaggio di cui sono in attesa. Si deve solo dar corpo a quel grande progetto in grado di governare il paese e realizzare tutte quelle riforme che i cittadini reclamano. Non decidersi adesso, questo sì che sarebbe la scelta esiziale. Oltretutto dovremmo chiederci: perché d’altra parte aver fatto tutto quello che è stato messo in campo e rassegnarsi all’immobilismo proprio ora? Non avrebbe senso e farebbe torto a tutto un percorso che, a guardare serenamente lo scenario, ha davanti a sé praterie sterminate. Luciano Lanna Anche su: www.futuroeliberta.it


Futuro Nazionale

19 maggio 2012

FLI DEVE TORNARE A PUNTARE IL DITO

IL NUOVO QUADRO POLITICO

Dall’Ufficio di Presidenza di FLI, 16 maggio 2012 L’Ufficio di Presidenza di Futuro e Libertà, allargato ai coordinatori regionali, si è riunito per analizzare il quadro politico alla luce dei risultati delle recenti elezioni amministrative, prendendo atto del risultato ottenuto nei 71 comuni superiori ai 15.000 abitanti dove è stato presentato il simbolo del partito raggiungendo il 4,2% dei voti, con punte significative in Sicilia, Abruzzo e Puglia ed una oggettiva difficoltà nel Nord. Tale dato induce comunque ad investire sulla costruzione della struttura territoriale in maniera più capillare. Le ragioni che hanno dato vita a FLI sono attuali oggi come ieri; va quindi pensata una ripartenza in linea con i radicali e repentini mutamenti del quadro politico del Paese. Dall’analisi dei risultati elettorali emerge in maniera incontrovertibile che ci troviamo ai titoli di coda della cosiddetta Seconda Repubblica e se questo è accaduto va riconosciuto il merito ed il ruolo a Gianfranco Fini che per primo ha messo in discussione un sistema che non riusciva più a rispondere alle istanze degli italiani. Fini e Futuro e Libertà hanno aperto la strada alla Terza Repubblica e adesso che si avvicina il giro di boa hanno il dovere di definire il profilo politico e programmatico con cui presentarsi agli elettori e su cui costruire le nuove alleanze. Le elezioni amministrative hanno fatto registrare un evidente e significativo calo di consensi del Pdl e della Lega, come avevamo previsto, ma questo con-

senso in uscita non ha trovato un’area contigua ed alternativa che avrebbe potuto trovare rappresentanza nel Terzo Polo, preferendo invece la protesta o l’astensionismo. Per questo è un errore archiviare un percorso che ha dimostrato comunque di avere uno spazio politico ed elettorale notevole poiché le liste delle forze che si rifanno al Terzo Polo alle elezioni amministrative hanno raccolto tra il 15 ed il 20% dei voti. L’errore è stato quello di non presentare ovunque la coalizione unita, con cui siamo andati al ballottaggio a Genova scalzando il Pdl e saremmo andati al ballottaggio a Palermo scalzando sia il Pd sia il Pdl. In tal caso è evidente che a vincere le amministrative sarebbe stato il Terzo Polo e non il risultato numerico del Movimento a 5 Stelle. Serve quindi un rilancio di un progetto patriottico, repubblicano, riformista, aperto a laici e cattolici, liberale, legalitario, plurale ed aperto al contributo di soggetti esterni alla politica e che sia capace di intercettarne il consenso e il profondo desiderio degli elettori di rinnovamento della politica. Quanto agli assetti con cui andare al voto e alle potenziali alleanze, serve una riflessione che tenga conto di elementi di

cui oggi non siamo in possesso, dalla legge elettorale, alle novità annunciate da più parti, all’eventuale ingresso in politica di autorevoli soggetti della società civile. Il quadro che emergerà alla luce di queste tre eventuali novità potrebbe portarci o al rilancio dell’azione politica per la costruzione di un “Polo Nazionale” alternativo al vecchio bipolarismo o alla creazione di una proposta alternativa alla sinistra nel segno di una discontinuità rispetto al passato. Esiste comunque un’area maggioritaria nel Paese, che non può che essere antitetica e contrapposta a culture politiche archiviate o affogate nell’illegalità, nell’egoismo sociale, nel bipolarismo muscolare e, ancor di più in improbabili tentazioni bipartitiche. Si deve percorrere la strada di un sano confronto delle idee: Futuro e Libertà è statala forza determinante nel decretare la fine della Seconda Repubblica e deve trovare la capacità di divenire protagonista della Terza, interpretando un ruolo propulsore nella ricomposizione di un’area che elabori una proposta politica di stampo autenticamente riformista e patriottico, un contenitore ampio ed aperto, accogliente ed inclusivo capace di favorire il rinnovamento e il ricambio generazionale.

di Giuseppe Gallinella

FLI, il coraggio dell’identità La fotografia scattata quasi un anno e mezzo fa è sempre la stessa e i tanti incontri, le tante assemblee ed i congressi in parte sono stati vani. Dico in parte perché ritengo che la parola coraggio, posta alla fondazione di FLI, non sia stata utilizzata fino in fondo. Mi riferisco soprattutto alle tante proposte per il Paese e per le comunità locali che molti singoli e tante associazioni hanno offerto, quale contributo di idee, a questo movimento politico e che hanno trovato scarso ascolto dai vertici di FLI e tanto meno da quelli locali. Viene difficile pensare come un movimento nato per una politica nuova, con valori indiscussi come Nazione, legalità e meritocrazia, abbia pensato di relegarsi in una sorta di “convivenza di necessità politica”, perché tale si e dimostrata, assumendo una etichetta di Terzo Polo, con Casini in atteggiamento da lea-

der e Rutelli aggrappato come una zavorra. Il vecchio sistema politico - e di fare politica- è fallito; i fatti accaduti recentemente (vedi le ultime amministrative, la Lega, le votazioni in Francia e Grecia...) hanno dato ragione a chi sei mesi fa consigliava di rendere FLI autonomo da alleanze. Italo Bocchino nei mesi scorsi diceva, con convinzione apprezzata da tutti, che dopo questo commissariato di Governo avremmo trovato un Italia diversa: ma l’Italia è già oggi diversa e anche questo fantomatico Terzo Polo è già superato dai fatti. FLI in questi mesi ha convintamente sostenuto il governo Monti. Certo, siamo consapevoli che alcuni provvedimenti impopolari andavano imposti per il riordino delle sorti del Paese, portato dai precedenti Governi ad un passo dal baratro; ma con una visuale innovativa e stra-

tegica forse i vertici di FLI, su alcune decisioni poco popolari, coraggiosamente - e come la base aspettava - avrebbe avuto l’onere di discuterle e non solo di assecondarle. Gli errori commessi sono la premessa per correggersi in futuro: giusto il consolidamento ed il rigore sulla spesa pubblica, ma non facciamoci imporre imbarazzanti decisioni di carattere etico/economico da alcuni partners Europei che, pur di rientrare dai loro errori d’investimento, mettono alla berlina il nostro Paese. La nostra classe dirigente, i tanti amministratori locali di FLI e i nostri Gruppi parlamentari devono tornare a dare al più presto voce a tutti coloro che hanno il coraggio di distinguersi con progetti e idee innovative e riformiste di cui il Paese ha urgentemente bisogno. Perché dando forma al coraggio, diamo identità a FLI.

di Nicola Giangregorio

Queste amministrative rappresentano l’ennesimo messaggio, non imbottigliato, inviato dai cittadini stanchi di non sentirsi rappresentati da una politica sempre più distante. Credo che le responsabilità dell’astensionismo, della crescita esponenziale dei Grillini o della estrema Sinistra, o la conferma dell’Italia dei Valori, sono anche le nostre che non abbiamo saputo evidenziare al meglio i dogmi etici e sociali che fanno parte della nostra indole. Abbiamo perso il senso di ribellione, all’ingiustizia sociale, ci siamo arresi ad un fanatismo politico ed economico che non lascia vie di uscita. Oggi, dopo il risultato delle elezioni amministrative, abbiamo il dovere di non essere marginali a Casini, o al governo Monti o ad altre populistiche formazioni politiche. Non ci manca nulla, abbiamo un grande leader, una comunità giovanile che molti ci invidiano, ma abbiamo tutti in mente e nel cuore quel dito puntato che ci ha fatto rinascere da un torpore insopportabile. Ricordiamoci che abbiamo avuto il coraggio di mettere lo sgambetto a Berlusconi, ed è per me inaccettabile solo il pensiero di essere uscito da un vicolo cieco per una strada con predisposto senso unico. Si può recuperare l’interesse della gente riportando la semplicità di pensiero, che, senza alcun tentennamento, riesce a ribellarsi ai privilegi, al sistema bancario, alle ingiustizie sociali, ai diritti negati. Io esorto i nostri vertici a riprendere quella strada di rottura già intrapresa in passato, non possiamo lasciare il piglio ad altri , FLI può a testa alta rivendicare la provenienza da un partito che ha resistito a tangentopoli, e che non ha bisogno delle lezioni di Grillo o Di Pietro. Oggi mi manca la battaglia politica che ha animato le nostre azioni, mi manca quella persona che, avvalendosi della visibilità necessaria, dica chiaro e tondo che questo governo lo sosterremo solo se taglierà da domani tutti i privilegi fino ad oggi acquisiti, così come hanno fatto per le pensioni dei cittadini, anch’esse già acquisite. Mi manca che qualcuno dica a Di Pietro che prima di altri referendum sui finanziamenti ai partiti, restituisca i soldi del referendum sull’acqua, che qualcuno dica alla Lega che visti gli investimenti in oro e brillanti, restituiscano i soldi del fallimento Credieuronord, che qualcuno dimostri a Grillo, con queste azioni di buon senso, che i partiti sono associazioni disponibili alla risoluzione dei problemi degli anziani e delle nuove generazioni. Personalmente non mi interessa parlare di poli o contenitori, credo che sia giunto il momento di parlare come le massaie, gli operai, gli imprenditori, i giovani senza lavoro, le minoranze, e forse solo in questo modo riusciremo a diventare, non grandi, ma più coerenti, trasversali e credibili.

La bacchettata di Marco Bonafede

MEMENTO Una buona parte dell’elettorato non ricorda – perché ha avuto la fortuna di non viverli - i (non brillanti) “anni di piombo”. L’attentato a Roberto Adinolfi, lo scorso 7 maggio, ha fatto vivere al Paese un doloroso deja vu: manager Ansaldo, gambizzazione, farneticanti rivendicazioni. Tutto già visto, anche a Genova, dove trent’anni fa furono colpiti il procuratore Francesco Coco, il sindacalista Guido Rossa ed i dirigenti Ansaldo Sergio Prandi, Giuseppe Bonzani e Carlo Castellano. Una Nazione senza memoria, dunque? Forse sì, ed è la più grande maledizione di una democrazia; ma i rigurgiti, mai sopiti, di una stagione di delirio ideologico (vedi le sceneggiate in aula a Milano, durante il processo alle nuove BR) tornano a ricordarcelo, insinuandosi nelle tensioni sociali e cercando humus in un momento di crisi. La risposta è l’incremento dell’intelligence e della repressione? Certo, ma prima ancora è necessario avere anticorpi forti, nella società e nella politica. Ma il Paese, oggigiorno, dimentica in fretta. Ed ecco subito un nuovo promemoria: venerdì 18 maggio, mano ignota (ma non troppo) ha lasciato una minaccia di morte e una stella a cinque punte nella sede Ansaldo di Genova. Ricordiamoci sempre di non dimenticare. Memento homo...


19 maggio 2012

Futuro Nazionale

Ripartiamo da “Liste Pulite”

di Paola Bucci

LE DONNE DI FLI PER LA LEGALITA’ Lo scenario politico dopo le amministrative si rivela sempre più articolato e complesso ma proiettare su scala nazionale risultati locali può essere fuorviante. La sfida futurista non può essere solo la sfida dei numeri e delle percentuali: non lo era neanche quando ci definivano i “quattro gatti di Bastia Umbra”. Ogni realtà locale appare diversa e soprattutto al nord si ripropone lo stesso fenomeno del ‘92 con la Lega, ma con al suo posto Grillo a cavalcare le stesse suggestioni con un risultato assolutamente da non sottovalutare perché, insieme all’astensione, incarna la protesta dei cittadini che lanciano un segnale forte alla Politica affinché intraprenda veramente una strada diversa, quella che archivierà definitivamente la Seconda Repubblica. Siamo infatti in piena ricomposizione dei partiti dopo la scomposizione berlusconiana. E noi, dove andiamo a collocarci? Dobbiamo e possiamo essere antagonisti alla sinistra ed inserirci nello spazio liberal democratico riformista di destra, all’interno di una forte coesione nazionale con risposte programmatiche. “Navigare in mare aperto” dunque, ma con la bussola, aggiun-

giamo noi donne di Futuro e Libertà, per sapere dove andare e dove voler arrivare. Noi non siamo per nulla sfiduciate e interpretiamo, con il buon senso e prive di ansia da prestazione, le percentuali e i numeri. Occorre lucidità e una strategia ma anche e di nuovo la passione e la linearità che ha caratterizzato il nostro momento di rottura e la nostra sfida futurista. Stiamo lavorando per questo, perché abbiamo creduto e continuiamo a credere nel progetto di FLI, perché abbiamo ancora ben chiaro il nostro Manifesto e vogliamo tradurlo in azioni. E nella costruzione di una rinnovata proposta politica le donne possono essere determinati per una propensione di genere. Mettiamo in cantiere una conferenza programmatica dunque, facciamo sentire la nostra voce forte e chiara su contenuti forti: lavoro, infrastrutture, economia, sociale. Proponiamo le nostre soluzioni: perché è semplice fare l’elenco dei problemi, ma più difficile è trovare le soluzioni. E noi dobbiamo provare a trovarle. L’innovazione è quella di aver costruito un partito che si struttura anche attraverso la sottoscrizione di un codice etico, nel

nome della legalità e attraverso la formazione di una nuova classe dirigente che preveda sempre più l’inclusione delle donne. Le donne di FLI vogliono fare propria la battaglia per la legalità con “donne per la legalità” e incentivando la sottoscrizione della petizione Liste Pulite promossa dal partito: onestà, onorabilità, insospettabilità, sobrietà nella politica e soprattutto merito nell’individuazione dei candidati, dal momento che una delle principali cause del discredito che ha colpito la politica italiana è l’opacità dei partiti politici e dei criteri di selezione dei loro rappresentanti istituzionali. In Parlamento sono state già depositate diverse proposte di legge per la regolamentazione dei partiti, introducendo norme di democrazia e legalità; ma nell’attesa è necessario che i partiti diano subito una chiara prova di rinnovamento e legalità. Futuro e Libertà - e le sue donne - intendono farne il proprio cavallo di battaglia. Noi ci crediamo e andiamo avanti!

Paola Bucci Coordinatrice regionale FLI donne – Veneto fliveneto.pariopportunita@gmail.com

di Piegiacomo Mion

La Grecia va nuovamente al voto Della crisi greca si parla oramai da mesi; dopo l’approvazione delle misure di austerità imposte dall’asse franco-tedesco e le elezioni politiche svolte il 7 maggio scorso, il Presidente della Repubblica Karolos Papoulias non è stato in grado di dare l’incarico per la formazione di un governo; dopo tre tentativi falliti, la strada è quella del ritorno alle urne. L’accordo mancato fra sinistra democratica, conservatori ed estrema sinistra, anche per un governo tecnico o di unità nazionale, ha avuto le sue ripercussioni in Europa, lasciando col fiato sospeso i mercati. Le difficoltà nel formare un governo però, trovano le loro ragioni non solo nelle dure misure di austerità imposte dall’asse Berlino-Parigi, ma anche da altri fattori come il continuo incremento del debito pubblico greco (che quest’anno arriverà al 170%), la politica estera ed i rapporti con la Turchia e la Russia di Putin, i giacimenti di gas metano inutilizzati nell’Egeo e,

non da ultimo, l’alto tasso di corruzione. Nonostante la maggioranza dei cittadini greci ritengano fondamentale rimanere nell’Euro, l’uscita della Grecia dalla moneta unica sembra oramai scontata e le conseguenze si ripercuoteranno sugli spread dei paesi a maggior rischio, quali Portogallo, Irlanda, Spagna e, purtroppo, anche Italia. La Grecia si avvia dunque nuovamente alle urne, in questo clima di tensione sociale e crisi economica. Le elezioni appena svolte hanno portato in parlamento 21 esponenti neo-nazisti e se consideriamo la storia greca, questo è sicuramente un dato che fa riflettere. E’ ben noto come i movimenti estremisti e populisti trovino un terreno fertile in paesi vulnerabili economicamente e con una bassa coesione sociale. E’ stato facile in Grecia, come lo sarebbe in Italia, fomentare odio e mobilitare folle con la sola leva della crisi e dell’austerità imposta dall’Europa. L’elezione di deputati

neo-nazisti, in un numero così consistente, non è quindi da sottovalutare. Nella prossima tornata elettorale di giugno è prevedibile un ulteriore incremento delle fronde estremiste, di destra e di sinistra, che porteranno la Grecia lontana dalla governabilità, dall’euro e dalla coesione europea. Nonostante gli ideali di identità nazionale e patria siano fondamentali, non dobbiamo dimenticarci che l’estremismo ha sempre portato conseguenze catastrofiche su interi popoli e nazioni. L’auspicio è queste fronde estremiste e populiste, non prendano piede anche nel resto d’Europa e in Italia, ma il rischio è alto e si deve fare attenzione. Futuro e Libertà deve impegnarsi affinché la politica, quella vera, sappia reagire al terribile rischio del ritorno al terrorismo, alle lotte di classe, e al populismo, formulando una proposta politica seria e lungimirante, che possa dare ai giovani e al Paese un futuro senza minacce di violenza ed estremismi.

Iniziative concrete Sportello padovano per la sicurezza del cittadino Padova e la sua cintura metropolitana sono state negli ultimi mesi teatro di costanti episodi che hanno profondamente turbato gli abitanti e l’opinione pubblica locale e non. Potremmo soffermarci nella narrazione di episodi accaduti, di illegalità continue e manifeste, di profanazioni di spazi pubblici e privati. Ciò che più invece colpisce è stata l’indifferenza di un’Amministrazione comunale latitante, distaccata dalla sua cittadinanza e dalla comunità che vive Padova per studio, lavoro o come centro di aggregazione. “La sicurezza è un falso problema” tuonava il Sindaco di Padova all’inizio del 2012 salvo poi essere smentito da retate che hanno portato in carcere circa 100 pusher nella sola città capoluogo. “Gli sforzi (quali??) che l’amministrazione ha prodotto confermano che in città è forte la percezione di sicurezza”, ribadiva il primo cittadino e nella stessa settimana venivano alla luce nuovi luoghi di malavita ed un omicidio commesso in una zona di forte concentrazione straniera. Dinamiche non diverse da tutte le città metropolitane. Futuro e Libertà in questi mesi non è rimasta a guardare: dal luglio del 2011 abbiamo prodotto iniziative concrete che hanno cercato di coinvolgere, oltre ai nostri militanti, anche associazioni e semplici cittadini. In particolare nelle zone maggiormente colpite dalla criminalità, abbiamo presidiato il territorio con iniziative dirette. Possiamo dire che in prospettiva alcuni risultati possono essere stati ottenuti grazie anche alla pressione politica che abbiamo esercitato. Non possiamo tuttavia fidarci veramente di chi troppe volte ha promesso e non ha mantenuto,non possiamo lasciare che i nostri concittadini vivano in una situazione di disagio costante, reale e non solo percepito. Nell’ultimo periodo sono state poi promosse alcune iniziative che intendono dare un segnale

di protesta politica, ma al contempo di proposta concreta per tentare di ridurre un problema dilagante. Grazie all’interessamento dell’on. Giorgio Conte è stata presentata un’interrogazione parlamentare con argomentazioni dedicate proprio ai vari episodi delinquenziali a Padova: questo ci ha consentito di sostenere le nostre posizioni dando risalto all’iniziativa anche attraverso i media locali. Nello stesso periodo abbiamo promosso due iniziative di risposta concreta e non strumentale rispetto alle istanze che ci venivano sollevate sia da alcuni iscritti, sia da semplici cittadini. FLI Padova ha dato vita ad uno sportello telematico per la sicurezza del cittadino, che ha la funzione di raccogliere tutte le istanze e le segnalazioni che chiunque vorrà sottoporci: attraverso i propri amministratori, a qualsiasi livello, FLI sosterrà le richieste nelle sedi opportune, per avvicinarci ai cittadini ed avvicinare la politica a tutti. A Padova inoltre FLI, grazie al lavoro della consulta per la sicurezza e di tutti gli eletti, ha avanzato una proposta di delibera, concreta e da attuarsi a livello comunale, che lega la tanto discussa IMU proprio alla sicurezza. Chiediamo di destinare ogni anno il 10% degli introiti IMU per la sicurezza, ponendo l’attenzione sulle singole necessità di ogni territorio; vogliamo legare la tassazione sulla casa ad azioni concrete di sicurezza urbana, in grado di sostenere e garantire anche il valore dei nostri investimenti immobiliari e che la gente possa vivere più sicura nel proprio territorio, quartiere, frazione. Siamo consapevoli che è un piccolo segnale, ma è pur vero che un lungo viaggio inizia sempre con il primo passo. Alberto Noventa Coordinatore FLI Padova città metropolitana Luigi Tarquini Responsabile eletti negli enti locali FLI Padova

LEGGENDA E LEZIONE DEL PIAVE

di Simona Sclocchi La “Leggenda del Piave” canta l’entrata in guerra dell’Italia la notte del 24 maggio 1915. I suoi versi ricchi di suggestioni, evocano immagini di coraggio e patriottismo, di valori che sembrano non appartenerci più, sbiaditi proprio come quelle vecchie foto delle trincee nelle quali i giovani soldati, diventati uomini troppo in fretta, hanno sguardi smarriti e stanchi, consapevoli del proprio destino. La metafora geografica del Piave - che attraverso il rumore delle onde saluta e caldeggia la guerra all’Austria, e infonde coraggio nei combattenti affinché liberino l’Italia dal dominio straniero - è diventata il simbolo della Patria da difendere. La Grande Guerra fu la guerra contro il nemico austriaco, da cui liberare il Trentino e la Venezia Giulia; combattuta in nome dell’irridentismo, fu l’ultimo atto dell’epopea risorgimentale, fu la guerra del Carso, di Ungaretti e di D’Annunzio e fu soprattutto la guerra dei ragazzi del 1899, mandati al fronte senza tante storie. Non c’è paragone tra quei ragazzi e i diciottenni di oggi, che brancolano nell’incertezza del futuro senza uscire dal limbo dell’inattività. Non si è mai pronti alla guerra, ma allora ogni Italiano sapeva che ci sono chiamate alle quali è impossibile non rispondere, che ci sono doveri ai quali non ci si può sottrarre e valori da onorare anche a costo della vita. Oggi l’orgoglio nazionale viene rispolverato a seconda delle circostanze; dovrebbe invece essere radicato in noi e accompagnarci come una “costante” della nostra vita e, soprattutto in questi tempi dalla “memoria breve”, dovremmo guardarci dentro e chiederci cosa possiamo fare per il nostro Paese. Un secolo fa c’era un nemico da combattere, oggi siamo noi stessi i nostri peggiori nemici, è il nostro egoismo, l’incapacità di condividere e metterci al servizio di un’ideale, di una causa. A noi l’Italia è stata consegnata unita e dovremmo almeno cercare di meritarla.


Futuro Nazionale Maggio 2012  

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