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Fiorentinainforma

FM 90.4 - 101.6 101.9

CALENDARIO VIOLA 2011-2012 Data Evento Risultato Dom. 21-08 Coppa Italia FIORENTINA-CITTADELLA 2-1 Sab. 27-08 1a Camp.And Siena-Fiorentina RINVIATA Dom. 11-09 2a Camp.And FIORENTINA-BOLOGNA 2-0 Dom. 18-09 3a Camp.And Udinese-Fiorentina 2-0 Merc. 21-09 4a Camp.And FIORENTINA-PARMA 3-0 a And 0-0 Sab. 24-09 5 Camp. Napoli-Fiorentina a And Dom. 02-10 6 Camp. FIORENTINA-LAZIO 1-2 a And Dom. 16-10 7 Camp. Cesena-Fiorentina 0-0 a And Sab. 22-10 8 Camp. FIORENTINA-CATANIA 2-2 Mart. 25-10 9a Camp.And Juventus-Fiorentina 2-1 Dom. 30-10 10a Camp.And FIORENTINA-GENOA 1-0 Dom. 06-11 11a Camp.An Chievo-Fiorentina 1-0 Sab. 19-11 12a Camp.An FIORENTINA-MILAN 0-0 Giov. 24-11 Coppa Italia FIORENTINA-EMPOLI 2-1 Dom. 27-11 13 a Camp.An Palermo-Fiorentina 2-0 Dom. 04-12 14a Camp.An FIORENTINA-ROMA 3-0 Sab. 10-12 15a Camp.An Inter-Fiorentina 2-0 Sab. 17-12 16a Camp.An FIORENTINA-ATALANTA 2-2 Mart. 20-12 Rec. 1a Camp.And Siena-Fiorentina 0-0 Dom. 08-01 17a Camp.An Novara-Fiorentina 0-3 Merc. 11-01 Coppa Italia Roma-Fiorentina 3-0 Dom. 15-01 18a Camp.An FIORENTINA-LECCE 0-1

Data Evento Risultato Dom. 22-01 19a Camp.An Cagliari-Fiorentina 0-0 2-1 Dom. 29-01 1a Camp.Rit FIORENTINA-SIENA Merc. 01-02 2a Camp.Rit Bologna-Fiorentina RINVIATA Dom. 05-02 3a Camp.Rit FIORENTINA-UDINESE 3-2 Dom. 12-02 4a Camp.Rit Parma-Fiorentina RINVIATA Ven. 17-02 5a Camp.Rit FIORENTINA-NAPOLI Merc. 21-02 Rec. 2a Camp.Rit Bologna-Fiorentina Dom. 26-02 6a Camp.Rit Lazio-Fiorentina Dom. 04-03 7a Camp.Rit FIORENTINA-CESENA Merc. 07-03 Rec. 4a Camp.Rit Parma-Fiorentina Dom. 11-03 8a Camp.Rit Catania-Fiorentina Dom. 18-03 9a Camp.Rit FIORENTINA-JUVENTUS Dom. 25-03 10a Camp.Rit Genoa-Fiorentina Dom. 01-04 11a Camp.Rit FIORENTINA-CHIEVO Sab. 07-04 12a Camp.Rit Milan-Fiorentina Merc.11-04 13a Camp.Rit FIORENTINA-PALERMO Dom. 15-04 14a Camp.Rit Roma-Fiorentina Dom. 22-04 15a Camp.Rit FIORENTINA-INTER Dom. 29-04 16a Camp.Rit Atalanta-Fiorentina Merc. 02-05 17a Camp.Rit FIORENTINA-NOVARA Dom. 06-05 18a Camp.Rit Lecce-Fiorentina Dom. 13-05 19a Camp.Rit FIORENTINA-CAGLIARI

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Milan Juventus** Lazio Udinese Inter Roma Napoli Palermo Cagliari Genoa* FIORENTINA** Parma** Chievo Catania ** Atalanta* Siena* Bologna** Lecce Cesena* Novara *una partita in meno **due partite in meno

5itaorno

19 Febbraio 2012

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CESENA - MILAN FIORENTINA - NAPOLI GENOA - CHIEVO INTER - BOLOGNA JUVENTUS - CATANIA LECCE - SIENA NOVARA - ATALANTA PALERMO - LAZIO ROMA - PARMA UDINESE - CAGLIARI

47 45 42 41 36 35 34 31 30 30 28 27 27 27 24 23 22 18 16 16

Mercoledì 21 Febbraio H. 18,30 Recupero 2a di Ritorno BOLOGNA-FIORENTINA a rno Rito

ATALANTA - ROMA BOLOGNA - UDINESE CAGLIARI - LECCE CATANIA - NOVARA CHIEVO - CESENA GENOA - PARMA LAZIO - FIORENTINA MILAN - JUVENTUS NAPOLI - INTER SIENA - PALERMO

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26 Febbraio 2012

aggiornata al 14 febbraio

7a rno

Rito

4 Marzo 2012

CLASSIFICA Serie A

BOLOGNA - NOVARA FIORENTINA - CESENA INTER - CATANIA JUVENTUS - CHIEVO LECCE - GENOA PALERMO - MILAN PARMA - NAPOLI ROMA - LAZIO SIENA - CAGLIARI UDINESE - ATALANTA

Mercoledì 7 Marzo H. 18,30 Recupero 4a di Ritorno PARMA-FIORENTINA L’appuntamento con Fiorentinainforma è domenica 4 marzo per FIORENTINA-CESENA

La ROSA della FIORENTINA PORTIERI 1 Artur BORUC 41 Luca LAZZERINI 60 Edoardo PAZZAGLI 89 Norberto NETO

DIFENSORI 2 Per Billeskov KROLDRUP 5 Alessandro GAMBERINI 14 Cesare NATALI 15 Matija NASTASIC 16 Mattia CASSANI


I Magnifici Viola Una maglia, una passione, la nostra storia Con questo numero le cartoline di:

la Fiorentina del 1999-2000, Gabriel Batistuta, Manuel Rui Costa, Enrico Chiesa, la Champions League 19 FELIPE Dias da Silva Dalbelo 23 Manuel PASQUAL 29 Lorenzo DE SILVESTRI 31 Michele CAMPORESE 38 Nil ASHONG 39 Paolo ROZZIO 92 ROMULO Souza Orestes Caldeira

CENTROCAMPISTI 6 Juan Manuel VARGAS

25 Daniel Kofi AGYEI 32 Marco MARCHIONNI 85 Valon BEHRAMI

ATTACCANTI

10 Ruben OLIVERA 13 Houssine KHARJA 17 Amidu SALIFU 18 Riccardo MONTOLIVO 21 Andrea LAZZARI

7 Alessio CERCI 8 Stevan JOVETIC 11 AMAURI Carvalho de Oliveira 22 Adem LJAJIC 26 Ryder MATOS 37 Maxwell Boadu ACOSTY


Artur Boruc

Di corsa sulla strada giusta Stendiamo un velo pietoso sulla meschina macchina organizzativa del nostro calcio. Siamo nelle mani dei peggiori dirigenti della storia Per immobilismo, incompetenza, inefficienza, il movimento calcistico italiano ha assunto livelli da terzo mondo, con tutto il rispetto per il terzo mondo, dove spesso l’arretratezza fa il paio con la povertà. Non era mai successo nella storia che si dovesse fronteggiare una situazione del genere. È successo solo in Italia e non nelle altre nazioni. È chiaro che ormai siamo a un punto di non ritorno, anche perché il campionato è stato completamente falsato e stravolto: andrebbe annullato perché non viaggia più sui binari della regolarità.

La Fiorentina si troverà, a partire da oggi, a dover sostenere un autentico tour de force: 6 partite in 24 giorni, in media una ogni 4 giorni, con in mezzo gli impegni per le amichevoli delle Nazionali. È evidente che Rossi si troverà a dover gestire le energie di una squadra programmata, di base, per sostenere un impegno a settimana.

Il calcio italiano in crisi E la colpa non è dell’incredibile ondata di neve e gelo che ha attanagliato l’Italia, la colpa è principalmente dell’arretratezza dei nostri stadi e della scarsa lungimiranza dei dirigenti che non si sono battuti in questi anni affinché i club potessero costruire strutture di proprietà. Parte di responsabilità va anche alle amministrazioni che hanno issato stupide resisten-

Dalle remote terre di Castelbisball sono arrivati

Yellas & Antix, i due maghetti portafortuna viola con pergamena... anti(x)yella(s)! chiamavolte che vuoi uillo e, tutte le ore (o nq cu il tra e go lla luo ste o, la Posizionali in un alla del loro cappell de nta rri pu so i la ch ca toc aiuta re la Fortuna, che la Fortuna da or ric Ma ). so! falli dondolare ala il tuo sorri e tu, quindi, reg Vita e agli altri

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di questo sport. In un paese civile, dopo la gestione folle e scellerata di rinvii, recuperi ed orari, si sarebbe assistito ad una memorabile raffica di defenestrazioni. O di dimissioni, sempre che questo gesto nobile esista ancora nel calcio...

o J o J e i m a r h e B Amauri, Cassani,

ze a imprenditori come i Della Valle, che già quattro anni fa si erano detti disponibili ad edificare un nuovo e moderno impianto per dare una casa finalmente accogliente a quei pochi fiorentini che continuano ad andare allo stadio. Lo stesso vale per Cagliari e per tante altre realtà, con presidentiimpreditori come Cellino, che hanno minacciato di regalare la squadra al Comune, se continuerà ad osteggiare il suo progetto di rinnovamento. Quello che è successo in queste settimane – la Fiorentina ha giocato ad intermittenza una partita sì, una no – pone sul tavolo una questio-

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Alessandro Gamberini

ne esistenziale non più differibile: il calcio italiano sta morendo, è in fase di agonia avanzata, è già il quarto-quinto campionato europeo e sta scivolando negli inferi, ma nessuno sembra rendersene conto. Nessuno muove un dito per occuparsi di questo problema.

La partita Fiorentina-Comune per il futuro Non saremo certo noi di Fiorentina Informa, a riuscire a toccare i tasti giusti per originare una reazione collettiva e una presa di coscienza. Quel che possiamo fare – a buon diritto, visto che un’esperienza ultradecennale ci consente di dire la nostra è prendere in considerazione il caso di Firenze, dove una proprietà ha perso entusiasmo anche perché le è stato impedito dall’amministrazione di compiere quel salto verso la modernità che avrebbe portato la Fiorentina avanti – come è adesso la Juventus – a tutte le altre squadre italiane. Adesso pare si sia aperto uno spiraglio, speriamo soltanto che non sia troppo tardi.

Della Valle, Renzi, parlatevi. Diego, non desistere dal diventare il secondo presidente, dopo gli Agnelli, a costruire uno stadio di proprietà, e lei, Sindaco, faccia il possibile per salvaguardare un investimento che potrebbe portare lavoro, soldi e benessere ai bistrattati tifosi viola. Lo stadio nuovo a Firenze adesso o mai più, perdere il treno sarebbe un errore imperdonabile.

Lavoro, lavoro e... risultati! Sul campo siamo fermi alla vittoria in rimonta esaltante contro l’Udinese. Sono passati dodici giorni, dodici giorni senza giocare, un’eternità considerati i ritmi del calcio degli ultimi anni. Ne avrà approfittato Rossi per potenziare ulteriormente la con-

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Sulla strada giusta dizione fisica di una squadra che aveva perso abitudine e voglia di lavorare, di allenarsi. Delio, infatti, non ha dato un giorno di riposo ed ha “chiamato” allenamenti a getto continuo. Finalmente è finita la pacchia,

Cassani e Jovetic

e in campo si vede: adesso la Fiorentina corre, i risultati arrivano, si intravede una fisionomia di squadra, si tornano ad apprezzare barlumi di calcio.

Piccoli sfizi... Esiste un traguardo raggiungibile in questa stagione? Al momento non esattamente, c’è solo un obiettivo realistico all’orizzonte: fare un gi-

rone di ritorno divertente, ritrovare il piacere di giocare e di vincere, cercare di togliersi qualche sfizio e di regalare qualche pomeriggio di gioia alla città di Firenze. Per esempio – la buttiamo là – schiantare la Juventus al Franchi e sbarrarle la strada verso lo scudetto. Sarebbe una goduria e, lo confessiamo, in queste settimane ci stiamo pensando parecchio. La Fiorentina non vince contro i bianconeri a Firenze dal 13 dicembre 1998: sono passati oltre 13 anni. 13 anni, avete capito bene. Incredibile no? E pensare che quei pochi trionfi hanno regalato giorni indimenticabili di ebbrezza a tutta la città, hanno risvegliato la fiorentinità sopita e fiaccata da anni di amarezze e delusioni.

...e grandi traguardi L’Europa? L’Europa in questo momento è un obiettivo inimmaginabile, non pronosticabile. Anche perché, se anche la Fiorentina riuscisse ad infilare una serie di successi consecutivi, non avrebbe comunque la certezza di centrare il

i in r e b m a G o r d n a s s Ale

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Fiorentinainforma na ha due recuperi da giocarsi e tanta carica per la prospettiva di realizzare una rimonta impossibile.

Jovetic

L’ultimo treno per l’Europa In quest’ottica c’è una sfida decisiva e da cui la squadra di Delio Rossi potrebbe prendere slancio: quella di stasera contro il Napoli. Augurando vivamente a De Laurentis e Mazzarri di non incontrare un ‘Ovrebo’ sulla propria strada, la stagione degli azzurri ricorda molto la seconda Champions dell’era Prandelli. La squadra viola, come quella napoletana, era talmente assorbita dal pensiero dell’Europa, da lasciare distrattamente tanti punti in campionato fino a ritrovarsi, piano piano, lontano dal vertice. A quel punto - se ricordate, anche la Fiorentina era in semifinale di Coppa Italia – inevitabilmente tutte le

Pasqual piazzamento in Europa League. Che nel frattempo, complice proprio la degenerazione del movimento italiano di cui parlavamo in apertura della nostra riflessione, è salito al quinto posto. Oggettivamente, pensare di arpionarlo in questa fase, pare troppo. C’è però un segnale che la Fiorentina non può sottovalutare. Nelle ultime quattro giornate, pur disputando due partite in meno dell’Inter, la squadra Viola ha mangiato 5 punti ai nerazzurri, che attualmente occupano il quinto posto, l’ultimo utile per un piazzamento europeo (visto che da una parte del tabellone di Coppa Italia finirà in finale o il Napoli o il Siena). Questo benedetto quinto posto dista al momento 8 punti, ma la Fiorenti-

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energie fisiche e mentali vennero convogliate sulla Champions. Il Napoli sta attraversando esattamente questa fase, ecco perché i viola, stasera, potrebbero approfittare dell’opportunità per centrare il colpaccio. Inutile immaginare quale impatto potrebbe avere sulla città e sulla tifoseria un successo convincente. Insomma, sta passando da Campo Marte un velocissimo treno-Europa, la Fiorentina può agganciare in corsa l’ultimo vagone. Che fa? Salta sopra? Cristiano Puccetti


Sulla strada giusta

i t a t l u is r . . . e o r o v a l Lavoro,


Fiorentinainforma 1

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Domenica 5 febbraio Fiorentina-Udinese 3-2 1Saltato il turno infrasettimanale contro il Bolo-

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gna a causa della neve, la Fiorentina è di nuovo di scena al Franchi, questa volta contro l'Udinese, terza della classe e reduce dalla vittoria contro il Lecce. Il clima non è esattamente paradisiaco: la temperatura è al di sotto dello zero, un vento gelido spazza tutto il campo e per alcuni dei pochi, pochissimi, spettatori presenti la copertina sulle ginocchia è di rigore. 2 Il gelo atmosferico fa da contrasto al ‘consueto’ calore con cui alcuni tifosi viola salutano il ritorno a Firenze di Francesco Guidolin. “Maleducati - li apostroferà tutti quanti il tecnico bianconero alla fine della partita - È un paio di anni che ci sono tre o quattro personcine delicate che mi aspettano sul vetro dietro la panchina e mi riempiono di volgarità, non ho parole per queste persone e mi dispiace per Firenze, città che amo e che adoro”. Non ricambiato, evidentemente, ma l'amore non è una cosa semplice. 3 Per cercare di battere i friulani, Delio Rossi ripropone il 3-5-2 con Cassani e Pasqual sugli esterni, e Lazzari confermato accanto a Behrami e Montolivo a centrocampo. Partita a due facce quella del numero 21 viola, che dopo un primo tempo difficile e pieno di errori, nella ripresa risolleva


Fotostory Viola 4

le sorti della sua partita, rendendosi pericoloso e propiziando l'azione del secondo rigore. 4 È però da un brutto errore a centrocampo che nasce il gol del vantaggio dell'Udinese, al 14': Montolivo perde un pallone incredibile, innescando prima Armero e poi Di Natale che, solo davanti a Boruc, insacca con uno scavetto spettacolare. 5 Così, dopo aver tentato di far la

partita, la Fiorentina si ritrova ad inseguire giocando, per di più, controvento; al 24' è Amauri ad avere una buona occasione per riportare il risultato in parità, seguito pochi minuti dopo 5 da un tirocross di Lazzari che per poco non beffa Handanovic. L'Udinese, dal canto suo, fa paura ogni volta che riparte velocissima e per poco, al 30', non raddoppia, di nuovo con Di Natale. 6 6 Al 39' l'episodio che cambia la p a r t i t a : Benatia, in area, ferma con un braccio un cross di Pasqual: è calcio di rigore. Jovetic, fin lì abbastan-

za in ombra, s'incarica della battuta, e con un tiro centrale sigla l'1-1. 7 Dall'1-1 si comincia nella ripresa, con una Fiorentina tornata in

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Fotostory Viola 7

campo particolarmente determinata e un'Udinese tutt'altro che rinunciataria. Cassani è molto poco propositivo e quasi assente, schiacciato com'è dalla velocità di Armero, che arriva sempre primo su tutti i palloni. Tutta questa sofferenza termina al 55', quando l'esterno destro viola trova un bel gol di testa, beffando proprio Armero. È il 2-1 che porta in vantaggio la Fiorentina e accende, letteralmente, Cassani, che di qui in poi metterà costantemente sotto il suo diretto avversario e farà sua la fascia destra.

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8 I viola si sono portati avanti, ma l'impressione è che possa ancora succedere di tutto: possono pareggiare i friulani, possono chiudere la partita i gigliati. Al 65' Jovetic mette Pasqual a tu per tu con Handanovic, ma il terzino viola si decentra troppo sulla sinistra, fino a perdere l'attimo. 9 Per chiudere i conti, ci vorrà un altro fallo di Benatia e un altro rigore per la Fiorentina: è il minuto 83, quando Jovetic si fa stendere dal difensore marocchino in area e si procura un altro penalty, che con freddezza trasforma nel 3 a 1 per la Fiorentina. 10 Tanto per non rinunciare a vivere peri-

colosamente, quando ormai la testa di tutti è concentrata su una cioccolata calda, all'89' Torje accorcia le distanze, siglando il 3-2. Non bastano, però, i due minuti di recupero all'Udinese per portare a casa almeno un punto: vince la Fiorentina, per la prima volta in questo campionato ribaltando il risultato. Vince Delio Rossi, la cui cura sembra star sortendo gli effetti sperati. I viola a volte giocano, a volte giochicchiano, ma intanto hanno ripreso a correre per tutti e novanta i minuti. Avete letto bene: c-o-r-re-r-e, non camminare in qua e in là, proprio correre, come si confà ad una squadra di Serie A. E chi se ne ricordava più? Giovanni Rizzo


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La squadra ospite Il Napoli ha la testa alla Champions League e in città sale la febbre per la gara col Chelsea in programma martedì prossimo. Walter Mazzarri, cresciuto tra l’altro nel settore giovanile della Fiorentina, continua a credere nelle potenzialità della sua squadra, a prescindere dalla classifica. «Siamo in corsa su tre fronti - ha ribadito anche in settimana - e sono proprio curioso di vedere da qui in avanti dove saremo capaci di arrivare. Questa è una squadra che non si arrende tanto facilmente, aspetto di gustarmi una reazione di carattere».

NAPOLI

I PORTIERI

15 Roberto COLOMBO 1 Morgan DE SANCTIS 83 Antonio ROSATI I DIFENSORI

6 Salvatore ARONICA 85 Miguel BRITOS 14 Hugo CAMPAGNARO 28 Paolo CANNAVARO 32 Cristian CHAVEZ 8 Andrea DOSSENA 21 Federico FERNANDEZ 3 Ignacio FIDELEFF 2 Gianluca GRAVA

Il campionato non sembra sorridere particolarmente ai partenopei e pure la Coppa Italia rischia di diventare un clamoroso boomerang se gli az-

11 Christian MAGGIO 18 Juan ZUNIGA I CENTROCAMPISTI

31 Jacopo DEZI 34 Marco DONADEL 20 Blerim DZEMAILI 23 Walter GARGANO 17 Marek HAMSIK 88 Gökhan INLER GLI ATTACCANTI

7 Edinson CAVANI 22 Ezequiel LAVEZZI 99 Cristiano LUCARELLI 29 Goran PANDEV 16 Edu VARGAS Allenatore:

Walter MAZZARRI

zurri non riusciranno a ribaltare il 2-1 subito nella semifinale d’andata a Siena: nonostante tutto, però, il tecnico di San Vincenzo non si arrende. Neppure il mercato, quello degli allenatori, pare suscitargli particolare interesse, tutt’altro. «Sapete che non mi faccio distrarre da questi discorsi. Ringrazio chi fa apprezzamenti a me personalmente o alla squadra, e di questo siamo orgogliosi. Io però penso solo al Napoli. Ho un contratto fino al 2013, e del resto mi interessa poco. Sono concentrato partita dopo partita per cercare di ottenere il massimo con questa squadra. La mia testa è sempre alla partita successiva». Non sarà facile schiacciare la Fiorentina, la squadra con la seconda difesa meno battuta del campionato, anche se là davanti il Napoli potrà contare sul tandem d’attacco formato da Cavani e Lavezzi, oltre 15 in gol in due. Avversario d’eccezione, stavolta, sarà Amauri, l’attaccante brasiliano che ha iniziato la sua avventura in Italia proprio nella città del Maschio Angioino: cinquanta milioni di lire d’ingaggio, una valigia piena di sogni e un futuro da costruire. Ottantuno gol dopo, toccherà anche a lui tenere a freno i sogni di gloria dei partenopei.

Walter Ducci

Oggi è venerdì 17: La curiosità che disgrazia! Il 17, nella smorfia napoletana, ha un nome ben preciso: la disgrazia. Anche per questo qualcuno, tra i napoletani, ci ha visto strani presagi dietro alla decisione della Lega di anticipare a questa data, resa ancora più funesta dal venerdì, l’anticipo di campionato. Ma perché venerdì 17 fa così paura? Nell’Antica Grecia, i seguaci di Pitagora odiavano il 17 perché si trovava in mezzo a due numeri perfetti come il 16 e il 18. Secondo l’Antico Testamento il diluvio universale iniziò il 17esimo giorno del secondo mese, appunto il 17 febbraio. Il venerdì, invece, si pensa sia sfortunato perché, nella tradizione cristiana, è il giorno della morte di Gesù Cristo. Unendo questi due fattori in una sola data, i superstiziosi rischiano la catastrofe, la disgrazia appunto.


28a puntata Una

maglia, una passione. La nostra storia...

I Magnifici Viola

I Magnifici Viola

Pagina da ritagliare e conservare per la collezione

Campionato 1999-2000 7° posto, 51 punti Per una grande platea, ci vuole un grande mercato. E in effetti quell’estate il povero Vittorio si svena, e questo non si può negare.

Acquisti: non tutti all’altezza delle aspettative Ma non tutti i nuovi si dimostrano all’altezza delle aspettative, e dello stipendio. Prendiamo ad esempio Predrag Mijatovic. Il montenegrino arriva a Firenze dopo gli anni gloriosi del Valencia prima e del Real Madrid dopo. I tifosi lo amano già, prima ancora di vederlo all’opera: nel biglietto da visita dell’attaccante c’è un gol – decisivo – rifilato alla Juve nella finale di Champions League. Ce n’è abbastanza per vivere di rendita. Certo, Mijatovic è un giocatore di gran classe, di tecnica straordinaria. Ma è in parabola discendente, e si vede. In viola resta spesso a guardare, frenato dagli infortuni: alla fine collezionerà 16 presenze con 2 gol, che non è precisamente quanto ci si sarebbe aspettato da lui. Un discorso simile vale anche per Enrico Chiesa. Poiché Edmundo, senza troppi rimpianti, è tornato al mittente, Cecchi Gori compra pure l’attaccante del Parma. Che però, quell’anno, non fa certo sfracelli, lascian-

do intravedere le sue doti di bomber di razza solo nel finale. Sette gol mette a segno Chiesa in quella stagione, che diventeranno 22 in quella successiva, e in quella dopo ancora cinque in cinque partite, prima che un gravissimo infortunio lo tolga dalla scena. Ma questo lo vedremo più avanti. Allora, in quell’estate del ’99, non si bada a spese in casa viola: oltre a Mijatovic e Chiesa, ecco Balbo dalla Roma, l’australiano Okon dalla Lazio, Adani dal Brescia. E Pierini dall’Udinese, pagato ben 11 miliardi (!). Dalla Juve arriva il terzo… gobbo (dopo Trapattoni e Torricelli), ovvero Angelo Di Livio. Che però supera molto in fretta le iniziali diffidenze. In campo, a dispetto di un’età non proprio verdissima, è instancabile e generoso,

nello spogliatoio conquista tutti per la sua forte personalità e la sua notevole esperienza. Considerando anche quanto è successo dopo – lui non abbandonerà la barca che affonda, al contrario di molti altri – si può dire che, prendendolo, Vittorione fa un gran colpo. Parte, dunque, con molte belle speranze, la Fiorentina così concepita. Ma, tanto per cambiare, alle speranze non seguono i fatti.

Sopra: La Fiorentina del 1999-2000 In piedi Heinrich, Padalino, Toldo, Pierini, Balbo e Rui Costa. Accosciati Chiesa, Repka, Cois, Di Livio e Mijatovic

La Fiorentina del Campionato 1999-2000 PRESIDENTE: Vittorio CECCHI GORI ALLENATORE: Giovanni TRAPATTONI PORTIERI: Francesco TOLDO (34 pres) DIFENSORI: Moreno TORRICELLI (15 pres) Tomas REPKA (29 pres) Jorg HEINRICH (24 pres, 2 reti) Pasquale PADALINO (8 pres) Aldo FIRICANO (20 pres, 1 rete) 20

Alessandro PIERINI (28 pres, 1 rete) Daniele ADANI (27 pres, 1 rete) Andrea TAROZZI (18 pres, 1 rete) CENTROCAMPISTI: Sandro COIS (23 pres) Angelo DI LIVIO (30 pres, 2 reti) Guillermo AMOR (8 pres) Christian AMOROSO (23 pres) Manuel RUI COSTA (30 pres, 4 reti) Fabio ROSSITTO (26 pres)

Mauro BRESSAN (20 pres, 1 rete) Paul OKON (11 pres) ATTACCANTI: Gabriel Omar BATISTUTA (30 pres, 23 reti) Enrico CHIESA (24 pres, 7 reti) Abel BALBO (19 pres, 3 reti) Riccardo TADDEI (2 pres) Georgios VAKOUFTSIS (2 pres) Pedrag MIJATOVIC (16 pres, 2 reti)


Campionato altalenante, classifica anonima In campionato la Viola stenta assai, e riesce pure a farsi contestare, dopo aver perso due partite di fila in casa, contro Roma e Parma, quinta e sesta giornata. Alla settima arriva un’altra batosta: 2-0 a Piacenza, e il Trap, nel dopo-partita, si dice disposto a rassegnare le dimissioni. Tutto quel torneo sarà così, in altalena. Una bella vittoria (quelle col Milan e con l’Inter, per esempio), seguita subito da una brutta sconfitta (nella circostanza, con Lazio e Venezia), e i viola vivacchiano in

Storia del Campionato 1999-2000 La Fiorentina si classifica al settimo posto, qualificandosi per la successiva Coppa Uefa. I viola raccolgono 51 punti, con 13 vittorie, 12 pareggi e 9 sconfitte. 48 i gol segnati, 38 quelli subiti. FIORENTINA-BARI Reggina-Fiorentina FIORENTINA-VERONA Udinese-Forentina FIORENTINA-ROMA FIORENTINA-PARMA Piacenza-Fiorentina FIORENTINA-TORINO Cagliari-Fiorentina FIORENTINA-PERUGIA Bologna-Fiorentina FIORENTINA-MILAN Lazio-Fiorentina FIORENTINA-JUVENTUS Lecce-Fiorentina FIORENTINA-INTER Venezia-Fiorentina Bari-Fiorentina FIORENTINA-REGGINA Verona-Fiorentina FIORENTINA-UDINESE Roma-Fiorentina Parma-Fiorentina

1-0 2-2 4-1 1-1 1-3 0-2 2-0 1-1 1-1 1-0 0-0 2-1 2-0 1-1 0-0 2-1 2-1 1-0 1-0 2-2 1-1 4-0 0-4

(Chiesa) (Firicano, Heinrich) (Batistuta 3 , Chiesa) (Batistuta) (Batistuta)

(Balbo) (Di Livio) (Pierini)

una classifica anonima. Solo alla fine, il colpo di reni: tre successi nella ultime tre gare, che valgono perlo-meno l’accesso in coppa Uefa. Come era già successo nel ’97 con Ranieri, le soddisfazioni maggiori la Fiorentina va a prenderseIn alto: 30 gennaio 2000 Batistuta, Rui Costa e Enrico Chiesa Qui sotto: 15 aprile 2000 Batistuta in Fiorentina-Lazio 3-3, dove segnò 2 reti. A sinistra Sinisa Mihajlovic

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I Magnifici Viola

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(Batistuta, Heinrich) (Batistuta) (Batistuta, Adani) (Batistuta) (Batistuta) (Batistuta, Rui Costa) (Batistuta)

(Balbo, Rui Costa 2, Mijatovic) FIORENTINA-PIACENZA 2-1 (Balbo, Rui Costa) Torino-Fiorentina 1-0 FIORENTINA-CAGLIARI 2-0 (Batistuta, Mijatovic) Perugia-Fiorentina 1-2 (Batistuta, Chiesa) FIORENTINA-BOLOGNA 2-2 (Batistuta 2) Milan-Fiorentina 1-1 (Di Livio) FIORENTINA-LAZIO 3-3 (Batistuta 2, Chiesa) Juventus-Fiorentina 1-0 FIORENTINA-LECCE 3-0 (Tarozzi, Chiesa, Batistuta) Inter-Fiorentina 0-4 (Chiesa 2, Batistuta, Bressan) FIORENTINA-VENEZIA 3-0 (Batistuta 3) 21


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I Magnifici Viola

Fiorentinainforma gio (con il solito Bati). Un uno-due da ko, e infatti i viola non si riprendono. Vincendo contro il Bordeaux, nell’ultima partita del girone, potrebbero ancora farcela, a passare il turno. Invece fanno 3-3, e ciao coppa.

Batistuta, il Re Leone, lascia Firenze

le in Europa. Ma proprio come allora, i viola dimostrano presto di non avere le energie fisiche (leggi i ricambi necessari) e mentali per reggere il doppio fronte di battaglia. E che fronte. La Champions League sceglie per la Viola avversari di rango (Widzew Lodz a parte, liquidato nei preliminari senza affanni). Al primo turno, ecco in sorte un gironcino mica da ridere, con Barcellona, Arsenal e Aik Stoccolma. La partenza non è delle più promettenti, in effetti: 0-0 casalingo contro l’Arsenal e gran partita di Overmars, letteralmente imprendibile. Al Camp Nou la Fiorentina coltiva bei ricordi (l’1-1 del ’97, ricordate?), ma il risveglio è brusco: il Barcellona di Van Gaal questa volta non si fa incantare e spazza via i timidi viola (4-2). Toccato il fondo, la Viola incomincia a volare.

La Champions e il trionfo di Wembley Dopo lo 0-0 a Stoccolma, arrivano la vittoria casalinga sull’Aik per 30, e soprattutto il trionfo di Wembley, 1-0 all’Arsenal. Una partita indimenticabile, quella, giocata non a Highbury ma a Wembley per fare incasso, e sugli spalti ci sono oltre settantamila persone. Che ammutoliscono quando Heinrich lancia Batistuta, il bomber entra in

In alto: 15 marzo 2000 La formazione scesa in campo per Manchester-Fiorentina A destra: L’esultanza di Batistuta dopo il suo gol nella partita Manchester-Fiorentina 22

area, anticipa Adams e fa partire un missile: 1-0. I leoni di Wembley, come vengono prontamente ribattezzati gli uomini del Trap, sono dunque qualificati con un turno di anticipo. A chiudere arriverà il 3-3 casalingo con il Barcellona, dove c’è pure spazio per un gol in acrobazia di Bressan (“uno così non lo fai mai più”, gli dirà dopo l’allenatore, e non scherzava). Agli ottavi, pronti via e la Fiorentina supera nientemenoché il Manchester United: 2-0 al Franchi con gol di Batistuta e Balbo. Confortano lo 0-0 a Bordeaux e la successiva vittoria in casa contro il Valencia, risultati che smorzano il malumore della piazza, attraversata dalle voci relative all’addio di Batistuta e sempre più ostile a presidente e allenatore. La sconfitta (2-0) in trasferta contro gli spagnoli arriva allora come una doccia freddissima. Seguita poi dalla gelata di Manchester, 1-3, dopo che la Fiorentina era passata addirittura in vantag-

L’uscita dalla scena europea, a fine marzo, dà nuovo fiato ai contestatori. Intanto Batistuta, tra un gol e l’altro (23 alla fine in campionato, 6 in Champions League), manda messaggi a Vittorio: la società non è all’altezza delle sue ambizioni, a Firenze è difficile vincere, forse è meglio cambiare aria. Il Re Leone lo sa, che su di lui ci sono Roma e Inter... Alla fine saranno i giallorossi a spuntarla: Sensi mette in mano all’amico Cecchi Gori 70 miliardi. Moltissimo, diciamocelo, per un giocatore dell’età di Batistuta. Con il senno di poi, è un affarone. Con quello di allora, un tradimento imperdonabile. Lui, Bati, saluta Firenze con tre gol al Venezia (che gli regalano il record appartenuto ad Hamrin, quello di miglior cannoniere in maglia viola) e un pianto dirotto, disteso a terra dopo l’ultima rete. Il suo ineguagliabile ciclo a Firenze è finito, 269 presenze e 168 gol (in campionato) dopo. Ed è finito anch e quello di Trapattoni: i tifosi chiedono la sua testa, Vittorio non gli rinnova il contratto e chiama al capezzale viola l’Imperatore Terim... (continua)

Tratto da Quaderni Viola Edizioni Media Point


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VIVA FIRENZE Storia e storie dalla città del Giglio

I Lorena in esilio Leopoldo II (1797-1870) è stato l’ultimo Granduca d’Asburgo Lorena a regnare sulla Toscana prima dell’esilio in Austria a seguito dell’annessione al Regno di Sardegna del Granducato. Figlio di Ferdinando III e Maria Luisa di Borbone, salì sul trono alla morte del padre, avvenuta nel 1824. Sovrano mite e tollerante, fu molto amato dai suoi sudditi, che lo soprannominarono affettuosamente “Canapone”. Leopoldo si sposò due volte. La prima con Maria Anna Carolina di Sassonia, dalla quale ebbe tre figlie: Carolina Augusta (18221841), Augusta Ferdinanda (1822-1864) e Maria Massimiliana (1827-1834). Rimasto vedovo nel 1832, contrasse nuove nozze l’anno seguente con Maria Antonietta di Borbone, che gli diede ben dieci figli: Maria Isabella (1834-1901), Ferdinando (1835-1908), destinato a succedere al padre come Ferdinando IV, Maria Teresa (1836-1838), Maria Cristina (1838-1849), Carlo Salvatore (1839-1892), Maria Anna (1840-1841), Ranieri (1842-1844), Maria Luisa (1845-1917), Luigi Salvatore (1847-1915) e, infine, Giovanni Salvatore, nato a Firenze nel 1852 e morto ufficialmente nel 1990, presumibilmente, invece, nel 1910.

Via da Firenze senza bagagli All’inizio di maggio 1859 i Lorena, arrivarono in Austria: oltre al Granduca, alla moglie e ai 6 figli ‘superstiti’ (gli altri 7 erano morti in giovane età), c’erano anche una nipotina di un anno, Maria Antonietta, figlia del principe ereditario Ferdinando (che aveva sepolto da meno di tre mesi la giovane moglie Anna di Sassonia), e una specie di “nonna”, cioè la vedova del precedente Granduca Ferdinando III, Maria Ferdinanda Amalia di Sassonia.

Erano partiti da Firenze il 27 aprile (proprio il giorno del compleanno della Grandu-chessa vedova), alle sette di sera, su tre carrozze, accompagnati da due giovani e fedeli aristocratici toscani, il marchese Nerli e il barone Silvatici, ed avevano viaggiato tutta la notte, passando il confine all’alba del 28 aprile al Passo della Futa. A Bologna avevano dovuto sostare qualche giorno, Sopra: Santa Maria del Fiore ai tempi di Leopoldo II Qui sotto: Il Granduca Leopoldo II e la sua seconda moglie Maria Antonietta

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Fiorentinainforma

per procurarsi vestiti e biancheria, visto che erano partiti con scarsi bagagli, giusto coi vestiti che avevano addosso. All’inizio del viaggio, vedendo per l’ultima volta il panorama della loro città, sovrastato dal Cupolone, si erano accorti di non aver portato con sè nemmeno i fazzoletti, e la Granduchessa Maria Antonietta aveva strappato parte della sua sottoveste per distribuirla ai familiari; era imbarazzante aver voglia di piangere e non avere neppure il fazzoletto. Questo era stato il congedo dei Granduchi dalla ToQui sopra dall’alto: Quattro dei figli ‘superstiti’ del Granduca quando andò via da Firenze: Augusta Ferdinanda (1822-1864) e Maria Isabella (1834-1901), Ferdinando (1835-1908), destinato a succedere al padre e Carlo Salvatore (1839-1892) 26

scana. Qualcuno potrebbe pensare che, per partire così, senza neppure i bagagli, a Firenze ci fosse stata chissà quale rivoluzione, con giacobini fiorentini pronti ad assaltare Palazzo Pitti armati di picche e berretti frigi. In realtà, non c’era stato niente di tutto questo. La Toscana era uno degli Stati italiani più felicemente amministrati e sicuramente quello in cui eventuali “gridi di dolore” sarebbero stati più fuori luogo; un relativo benessere era diffuso presso tutti i ceti della popolazione, il bilancio statale era in attivo, le tasse poco gravose, gli amministratori pubblici onesti. Il Granduca Leopoldo II, era una degnissima persona che, invece di occuparsi di “congiure contro la pace”, si preoccupava di costruzione di strade, ponti e ferrovie, di lavori idraulici e bonifiche di zone paludose. Era fermamente deciso a mantenere la neutralità della Toscana: agli inviati austriaci, che a più riprese chiesero l’intervento del piccolo esercito toscano a fianco dell’Austria, oppose un rifiuto, così come alle offerte di una alleanza con il Piemonte.

La ‘rivoluzione’ del 26 e 27 aprile 1859 Nel frattempo, dopo l’ultimatum austriaco al Regno di Sardegna, scoppiò la guerra, e la conseguenza immediata fu la cosiddetta “rivoluzione del 27 aprile 1859” in Toscana. Si trattò, in realtà, di una pacifica dimostrazione di “interventisti” che si tenne a Firenze nei giorni 26 e 27 aprile; la richiesta di intervento, avanzata sulla piazza dai dimostranti e nel palazzo dagli aristocratici liberali, decise il Granduca, piuttosto che a cedere, a partire con tutta la famiglia, nel giro di poche ore e senza neanche fare i bagagli.


VIVA FIRENZE Storia e storie dalla città del Giglio I fiorentini fecero ala al passaggio delle carrozze salutando il Granduca, senza neanche lontanamente immaginare che il congedo sarebbe stato definitivo. Tutto fu così improvviso che nella maggior parte della Toscana la notizia arrivò quando il Granduca era già fuori dai confini dello Stato.

In Boemia con il pensiero alla Toscana Leopoldo, dopo una vita trascorsa in Toscana, si ritirò nella sua proprietà di Schlackenwerth, in Boemia, a vivere gli ultimi anni. Già il clima, così rigido e diverso da quello in cui aveva trascorso la vita, non giovò affatto alla sua salute. In più possiamo aggiungerci le sofferenze morali dell’esilio e il pensiero fisso alla sua terra. A quanto scriveva la Granduchessa al figlio maggiore, il vecchio Granduca pensava continuamente ai lavori per la bonifica della Maremma, e non voleva per-

suadersi che ormai non poteva più farci niente, che non dipendeva più da lui. Fra i toscani, molti non lo avevano dimenticato, ed intrattenevano con lui una Qui sopra: Altri due dei suoi figli: Maria Luisa (1845-1917) e Luigi Salvatore (1847-1915) Sotto: Giovanni Salvatore, ultimogenito di Leopoldo, la cui scomparsa rimane un mistero e su cui ‘indaga’ Firenze Informa di questo mese

Che fine ha fatto il figlio del Granduca? L’enigma della scomparsa di Giovanni, ultimogenito di Leopoldo II, è un mistero che da oltre un secolo affascina e divide, irrisolto. Che cosa accadde all’Arciduca rivoluzionario? Quali intrighi si celano dietro alla sua improvvisa sparizione in Patagonia nel 1890? Perì davvero nel naufragio o visse in incognito poichè conosceva la verità sulla tragica fine di Rodolfo, erede al trono degli Asburgo, ufficialmente suicidatosi dopo aver ucciso la giovane amante?

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Fiorentinainforma fitta corrispondenza. Nel novembre del 1869, passando dalla Francia e sbarcando a Civitavecchia, Leopoldo II si recò a Roma per l’apertura del Concilio Ecumenico, rivide il Papa Pio IX, la figlia Maria Isabella, nonché moltissimi toscani che approfittarono dell’occasione per andare a fargli visita. Forse tante emozioni non gli giovarono. Fu proprio a Roma, nella notte fra il 28 ed il 29 gennaio 1870, che il vecchio Granduca morì, e fu lo stesso Pontefice Pio IX che impartì la benedizione al feretro. La salma del Granduca Leopoldo venne sepolta nella Chiesa dei SS. Apostoli, dove riposò in pace fino al 1914, quando venne traslata a Vienna ed inumata nella Cripta dei Cappuccini.

La famiglia granducale, anche a Vienna, parlava... in fiorentino! Con Ferdinando IV, il figlio primogenito di Leopoldo, rimasero quei due giovani aristocratici toscani che il 27 aprile del ’59 erano saliti in carrozza con la famiglia granducale: il Marchese Nerli ed il Barone Silvatici. Il primo tutta la vita, perché è sepolto a Salisburgo, il secondo chiese congedo dal Granduca per tornare a morire (quasi in miseria) a Firenze solo da vecchio, ai primi del ‘900: due commoventi esempi di ammirevole fedeltà ed amicizia. La famiglia continuò a parlare in italiano, anzi in fiorentino, anche in esilio. Curioso questo episodio che riguarda Giovanni. Nel 1871 era a Vienna, quale inviato straordinario del Governo Italiano, Maurizio Minghetti, che venne ricevuto, tra gli altri, dall’Arciduca Giovanni: lui e il diplomatico italiano parlarono del più e del meno. Quest’ultimo si complimentò per il corretto italiano che l’Arciduca parlava: il suo non era un italiano corretto, era perfetto, gli disse, chie-

dendogli dove lo avesse imparato. Giovanni rispose che lo aveva appreso dove era nato, ovvero Firenze, che la propria patria non si scorda mai e che con i fratelli parlava sempre in italiano in quanto aspettava il giorno nel quale sarebbe tornato in Toscana. Il Minghetti sbiancò in volto ed a quel punto Giovanni andò giù pesante con alcune considerazioni politiche, dopodichè congedò il diplomatico e se ne andò.

La Toscana nel cuore In ultimo vogliamo riportare alcuni passi del testamento di Leopoldo II, che dimostrano l’attaccamento alla Toscana: “Dico addio alla Toscana, affetto del mio cuore, oggetto di ogni mia cura. Pregherò in cielo per Lei. Ringrazio tutti quelli che nel lungo tempo che la governai mi mostrarono amore come a un padre e quelli che in governare mi prestarono aiuto. Se la divina Provvidenza riconduca la famiglia nostra alla cara patria, all’amata Toscana, e a mio figlio Ferdinando ne sia affidato il governo, io gli raccomando la Toscana, la fortuna Sua sia la tua gloria, l’amore di Lei il premio alle tue cure. Circondati dei fratelli che sono i veri amici. Raccomando, figlio mio, le imprese paterne che conosci. La Maremma la prima inferma, bisognosa di assistenza, bella e ricca di speranze. Se torni in quelle contrade, poni sulla via detta di Badiola, presso Grosseto, una pietra ed una croce sola, e siavi scritto: Pregate per Leopoldo Secondo Granduca di Toscana. Iddio confido, assisterà Te figlio mio e la famiglia. Io pregherò in altra vita per Te, per la famiglia e per Toscana, che mi sono sì tanto care. Fatto nel Castello di Schlackenwerth in Boemia il 16 luglio 1867”

In alto: Leopoldo II in esilio Qui a fianco: Il castello di Schlackenwerth, in Boemia, dove Leopoldo II si ritirò in esilio


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