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Rivista mensile a diffusione nazionale - anno VII - num. 2 - Febbraio 2011

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Londra, National Gallery di Fiorella Fiore

La National Gallery di Londra fa una vistosa eccezione tra i grandi musei d'Europa sbocciati tra i fasti delle corti principesche: essa infatti è nata con lo scopo di creare una collezione d'arte pubblica, appartenente al popolo britannico, luogo di apprendimento ed educazione. E, per questo, assolutamente gratuito per i visitatori. L'assenza nel Regno Unito, ancora nel XIX secolo, di un museo di riferimento, fu un problema che gli inglesi iniziarono a porsi relativamente tardi: non che mancassero le donazioni, come quella messa in vendita dagli eredi di Sir Robert Walpole, ignorata dai propri connazionali e acquistata poi da Caterina di Russia (è ora all'Ermitage di San Pietroburgo). Solo nel 1824 la House of Common stanziò una ragguardevole cifra per poter acquisire la collezione del banchiere John Julius Angerstein, e creare il primo nucleo del nascente museo del popolo britannico. In un primo momento esso fu destinato all'appartamen-

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to del n. 100 di Pall Mall, abitazione del banchiere, e per questo esposto alle feroci critiche sull'esiguità dello spazio espositivo, a fronte della magniicenza del Louvre o del Prado. Fu solo sette anni dopo che si decise di costruire una nuova e più adeguata sede, afidata all'architetto William Wilkins, che progettò un magniico ediicio in pieno gusto neoclassico, affacciato su Trafalgar Square. La mancanza di fondi necessari, però, portò a realizzare una cosa diversa rispetto al progetto iniziale: concluso nel 1837, l'ediicio fu destinato sia alla collezione della National che della Royal Academy. Le successive modiiche afidate a Sir James Pennethorne (1860-61) e Edward Middleton Barry (1867) furono tutte orientate ad ampliare gli spazi mantenendo vivo il gusto neoclassico e neorinascimentale. Questo avvenne anche in seguito, ino al 1991: l'ala Sainsbury, progettata da Robert Venturi e Denise Scott Brown, in pieno stile post-moderno attirò le ire


del Principe Carlo, il quale di fatto ritardò la costruzione, che alla ine è stata orientata verso una più pacata struttura di tipo neoclassico, che si adegua all'originario corpo centrale ottocentesco. Le collezioni crebbero, in quantità e qualità, soprattutto sotto la direzione di Sir Charles Lock Eastlake (1855-65), il quale, appassionato di Rinascimento, si dedicò a viaggiare in Europa e ad acquistare gran parte dei capolavori oggi presenti al Museo. In seguito, le maggiori acquisizioni furono quelle relative all'arte contemporanea, grazie soprattutto a Sir Hugh Lane che nel 1917 lasciò un cospicuo lascito di opere post impressioniste e a Sir Paul Getty. La collezione, che superò in maniera quasi indenne la Seconda Guerra Mondiale (i dipinti furono portati in salvo a Manod Quarry, nel Galles del Nord) rilette i gusti e le tendenze artistiche del

periodo in cui è nato: in particolare un'affezione ai "primitivi" italiani, del Trecento e del Quattrocento (oggetto anche di un revival stilistico nato proprio in Inghilterra con i Preraffaelliti): dal Battesimo di Cristo di Piero della Francesca (1450-60), alla Vergine delle Rocce (1508) di Leonardo (la prima versione è al Louvre), sino al Seicento Europeo, con capolavori quali Salomè con la testa del Battista del 1607-10 del Caravaggio e la Venere allo specchio del Velasquez (1647-51). Cuore della collezione è ovviamente riservato al Settecento Inglese: dai capolavori di Joseph Wright of Derby, a William Hogarth a Thomas Gainsborough. Il percorso termina con opere di notevole importanza impressioniste e post impressioniste: tra i protagonisti Il Bagno ad Asnières di Seurat, datato al 1883-84 e l'Autoritratto di Van Gogh del 1889.

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InArte_2011-02  
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