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Associazione di Ricerca Culturale e Artistica

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Rivista mensile a diffusione nazionale - anno VI - num. 11/12 - Nov./Dic. 2010

Santa Lucia di Avigliano

I capolavori di Bogani

Intagli e cammei


fOrme

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Quando Alberto Grubicy, fratello del più noto Vittore, l'uomo chiave del Divisionismo italiano, vide i lavori del giovane illustratore e caricaturista Libero Andreotti, nato nel 1875 a Pescia, scorse in essi le linee di un tratto classico, eppure del tutto nuovo, che avrebbero potuto essere realizzate appieno in opere plastiche, più che nel mero disegno. Consigliò quindi a questo giovane artista, da mercante ed esperto d'arte qual era, di dedicarsi con passione alla scultura, perchè era quello il campo in cui avrebbe potuto realizzare pienamente quella poetica fatta di linee sinuose ed armoniose che si manifestava già dai suoi disegni. Andreotti partì quindi alla volta di Parigi, per un soggiorno che, iniziato nel 1906, durò circa otto anni, durante i quali egli non solo visse il fermento culturale della capitale d'arte di quel tempo, ma soprattutto conobbe l'opera di Rodin e di Bourdelle. Osservando il lavoro dei due maestri francesi, fece sua la capacità di rappresentare le emozioni come ili sottili che vibrano sulle superici epidermiche fatte di bronzo e di marmo, che sono la cifra stilistica della sua opera.

Al suo ritorno, in Italia, trovò un ambiente molto diverso dal fermento delle avanguardie parigino, che vedeva nel passato il suo punto di riferimento: esso si concretizzò nel movimento "Novecento", cui Andreotti aderì da subito. Presentato uficialmente alla Biennale di Venezia del 1924, questa corrente artistica si caratterizzò per un'aderenza primitivista che trovava il suo riferimento nell'arte da Giotto ai maestri del Rinascimento; in una volontà, cioè, di fare del passato la propria fonte di ispirazione, che trovava origine già nei principi della pittura metaisica di Carrà e De Chirico. Gli artisti (ma anche i musicisti, i letterati, gli scrittori) che aderirono a Novecento, si espressero in forme diverse, guardando a diversi riferimenti storici. Andreotti fece del classico una fonte di ispirazione non solo per far rivivere l'antico "mestiere" dello scultore attraverso le tecniche artigianali, ma anche e soprattutto per recuperare una forma plastica che si realizzava attraverso il modello della grande lezione umanista della Firenze quattrocentesca. Se guardiamo i corpi sinuosi, i modellati delle vesti, la inezza dei tratti dei volti, soprattutto femminili, del-

Libero Andreotti nel suo studio.

Le tre Parche, 1925.


Libero Andreotti: quando il classicismo si fa avanguardia di Fiorella Fiore

Annunciazione Toeplitz, 1932, Gipsoteca Andreotti. A lato: monumento alla Vittoria, Bolzano.

le sue opere, si rilette un omaggio più che evidente all'opera del giovane Donatello, come dimostra benissimo l'Annunciazione di Toeplitz del 1932. A quel riferimento si accompagna una capacità di sintesi plastica che lo rese celebre all'interno del gruppo e che trovava origine proprio nel soggiorno parigino, in particolare dalla conoscenza delle forme sottili di Alberto Giacometti. Questo gli permise di essere scelto per la realizzazione di molto gruppi monumentali, dal Monumento ai caduti di Roncade del 1922, al Monumento alla madre italiana del 1925, ora a Santa Croce, a Firenze, sino al Gruppo equestre del 1923, per il Tempio ai Caduti di Milano. In tutte queste opere Andreotti realizza una sintesi plastica che sublima la quotidianità del presente in volti, corpi, gesti che appartengono ad un epoca antica, eppure straordinariamente moderna. Esse, cioè, sono la testimonianza dell'eterno assunto per cui ogni contemporaneità affonda le sue radici nella classicità, ininita fonte di insegnamento e rinnovamento artistico.

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InArte_2010-11-12  
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