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LETTERE DAL VENTRE (Settembre - Dicembre 2010)

DI

Fiorella D'Errico


http//:www.fiorelladerricowordpress.com - MARCHIO SIAE -


1. Dove vivono invisibili le scritture - come veli rapiti dal vento su una terra segreta - noi andiamo con una fiamma scura decifrando la nudità dellʼacqua. E altre cose sfuggenti insegue il ventre raccogliendo le voci lasciate in pegno alle mura deserte: tutto ciò che resta è tradotto dal dentro.

2. Dico del ventre come avesse acqua, lo scroscio che annuncia una presenza. Come se fosse mare, abitato, e nave scorrendo in corpo con i suoi tremori. Tutto nasce da lui. Lo nutre la forza che è degli animali sparsi al mondo: quanto più scarna la vita sempre lontana dalla morte.

3. Se non dormi, scrivi. O prega: il corpo si piega nello stesso modo. Ti alzi, lasci il letto – riprendi i nodi che trascini normalmente al ventre. Hai paura. Anche stanotte.


4. Lʼurlo è dal ventre. Come una lancia di luce nascosta al corpo si fa spazio appena fra i risorti: come arrendersi al giorno che forza le persiane chiuse. Un miracolo questo fiato nuovamente vivo come scheggia sulla roccia scalfitta della nostra pelle.

5. La voce trapassa la carne dal ventre agli occhi lungo la gola espande, finalmente, vola e si posa nellʼaria come una foglia in cerca della sua radice. Come vorrei che fosse forte di suoni per restare anche lontana, piena come la luna in cielo che si muove e non perde traiettoria o scia.

6. Non cʼè nulla di vero nello spessore dei muri nelle volute di fumo dai volti. E se spoglio il letto tenendo le pieghe sento ancora le ombre. Un ventre di battaglia questo giorno, eppure mischio te ai resti delle cose. E tu mi guardi, dalla parete tornano le prime voci: le infilo con cura nei cassetti dove dormono sereni i ricordi. Ora avremo pietà di noi, contando i morti.


7. Alle pareti vivono ancora i sassi dei giorni trascorsi. Tracce pesanti le righe sui dorsi come dʼuna conchiglia salvata posandola ai miei occhi dal mare. Tu lo senti nel ventre questo tocco - sorriso acerbo come di bambina. Lascia a me la paura di perdere: quasi il fiore perdesse il suo peso per unʼalba di brina.

8. Sarà un riflesso a perderci nellʼacqua – noi raccolti dalla stessa mano cadremo nel ventre dellʼabisso. Non vi è altro che insegni dellʼamore lʼarrivo silenzioso e la partenza.

9. Il muro oltre la porta – la porta in sè (persino il modo in cui saluto quando entro, e il buio risponde al saluto) tutto è cambiato. Eʼ tanto o poco ciò che basta allʼamore per auscultarci il ventre, lasciare impronte sui cuscini? Se pure non ci fossi mai stato, io ti ho: nella forma del fianco.


10. Tutta me nel tuo ventre comporrei in pace - se morissi ancora o in nascita la prima volta sepolta al parto, come una madre costruita a braccia di respiri e urla. Tu sei lʼorigine che culla. E il viso a risalir correnti: e il fondoluce.

11. Forse sono stati foglie rosse dʼautunno i sogni. Nascevano piano – dalla schiena ai piedi cadevano poi senza un fiato, e la mano gentile a conservarne il tratto due piccoli gambi in un cilindro dʼacqua prima che si perda Questa mia incostante speranza riaffiora come il verde del ramo strappato al ventre per amore, sempre.

12. Cʼerano labbra su quelle scale, gli angoli avevano il volto di chi va via o torna. Non è mia lʼombra che inghiotte pareti impastate con le voci delle nostre carni. Guarda: scava lʼincavo e mi culla pensare a te come il buio nella caverna accesa. Amore il ventre mi chiudi a ricordo del tuo odore.


13. Sono colpi forti di caduta come fa il vento: un addio che non è stato detto sulle labbra si è spento prima dʼesser nato. La solitudine è sotto, in agguato, non dispensa cicatrici ai tagli e nulla sa sul potere delle carezze. Scivolano come ombre screpolate alle pareti. Ascolto sola i fruscii delle presenze andate. La tua mi resta scolpita al ventre echeggia nelle vaste sere dove mi aggiro con le poche scritture del mio strano sonno.

14. Mani al ventre il calco della notte trova un volto. Sei tu dal cielo mi hai coperta come un velo coltivo lʼattesa nei tuoi occhi.

15. Mi riconosco un fondo dopo aver navigato lungo acque di calma e di tempeste, ora che disegno a terra lʼombra di quattro fuochi. Ogni decade un anello di fiamma - la mia indole, la mia solitudinepoi il vento a spegnere quindi un termine scuro dentro il sogno. Avere troppi anni per capire che nulla si chiede che nessun viso nascerà dal ventre freddo di qualsiasi notte tu preghi. Sʼalza uno strano silenzio, uno sciacquìo intorno al saluto di chi parte e chi il buio inghiotte.

Lettere dal ventre  

Poesia italiana contemporanea

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