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(Paul Klee, Strada principale e strade secondarie - 1929)


Di questo centro infisso nella terra

(breve silloge egotica)

di

Fiorella D'Errico


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Di questo centro infisso nella terra sordo ai richiami inamovibile forse non scriverei cosĂŹ come un cuore brillante, disperato. Se il resto del corpo lo seguisse composto e gentile, senza lo scatto convulso di un pensiero solo sarebbe vivere.


Era acqua quella che cercavo e amore caldo di assetata da dichiarare al mondo. Nessuna vergogna per la testarda nuditĂ .


Le grida si portano alla gola come nodi scorsoi mentre scrivo con mani di fiore, leggere le tracce di polvere sulla tastiera dicono che il peggio è trascorso come una pioggia.


Non c’è una voce, una sola cifra di cui sciogliere il codice. Nulla dicono realmente le parole è azzardo crederlo, un mito di fronte al viso che ci guarda e va via poi senza un suono.


La condensa insperata sui vetri mi permette ghirigori da bambina segreti come i geroglifici esotici che ricordo nei libri. Per tornare indietro basta poco sembra dire il merlo dal balcone con compassione.


Vanno poi tutti uniti dignitosamente serrati come labbra non avvezze al ridere, i pensieri alla fine del giorno. Sono stanchi perchÊ hanno corso su e giÚ per i viaggi a cui li costringo fra soli e lune di lontani mondi. La testa ora è libera, sul cuscino posso scrivere in sonno.


(finalmente un graffio di sole sulle tende ci si chiede come mai non prima – ogni volta lo stesso stupore, da ingenui caparbi bambini)


Dovrei uscire, andare verso il mare e stendermi come una conchiglia per la raccolta di qualcuno che dopo dica guarda quante righe sul dorso com’è bella, mettiamola in salotto con un po’ di sabbia ci ricorda l’estate. Sarebbe un modo straordinario di riciclarmi, giustificare la gabbia.


Stampa digitale ultimata a Roma, addĂŹ 30 Novembre 2011

Di questo centro infisso nella terra  

Breve silloge egotica