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POESIE D’AMORE

PENE D’AMMORE

Raccolta di poesie in vernacolo napoletano di FIORAVANTE CECERE


LA POESIA LIRICA DI FIORAVANTE CECERE Non mettere un freno ai miei pensieri ma lasciali volare nel tempo spaziare per i monti salire nelle valli riposare nell’amore indugiare ed un fiore guardare

In queste parole (dalla poesia Un freno) che esprimono una viva immagine della poesia dell’autore, si riconosce il senso profondo della sua esperienza poetica. La poesia lirica di Fioravante Cecere incarna la grande ricchezza e varietà del sentimento amoroso nei suoi aspetti più intimi fino ad innalzarli al livello della condizione esistenziale umana. L’amore dunque non è un sentimento chiuso in sé, ma diventa una visione prospettica su tutti i lati dell’esistenza e del grande senso di solitudine universale: ed ecco allora il poeta «tra la folla disperso» che guarda il mondo (Nuove sensazioni), quel mondo che «va troppo in fretta» (Fermate il mondo) e della cui «ipocrisia» invita a spogliarsi per essere felici e «danzare nel sole» (Spogliamoci). Nel tempo precario dell’esistenza i


l’amore diventa l’eternità del presente e l’origine stessa della poesia, è un amore che «rinasce dalle ombre notturne come sole novello» e diventa l’architrave della vita, che trova ragione nella strettissima unione con la donna amata, come nella poesia Anime alla deriva: doie anime alla deriva simme senza meta né punto ’e riferimento sbattuti ra tormenta ra vita suli ce facimme cumpagnia suli ………………………. ma pe’ fortuna ce si’ tu pe’ me e io pe’ te e ancora nella lirica Come è fredda: Come è fredda l’aria stasera sultanto tu a putisse ’nfucà ……………….. Sono alcune che pervade spazio lirico inafferrabile

delle poesie d’amore per una donna con la sua presenza-assenza tutto lo e, a volte, è corporea e carnale, altre e vaga e in fondo la proiezione ii


dell’inquietudine erotica del solitario amante. È questa la grande risonanza di alcune liriche che, attraverso una passione struggente e scenari selvaggiamente naturali, come quelli in cui si stagliano «cime nevate/ confuse/ a nembi di nuvole/ ora di latte/ ora del tenue/ tuo colore/ carnicino/ violentate/ da fasci di sole/ accecante» (Cime nevate), rappresentano l’eco prolungata dei grandi sentimenti classici, che hanno trovato una loro eternità nei versi dei maggiori poeti da Saffo, a Orazio, a Catullo fino a Neruda e Prevert; basta leggere: Bella, Te voglio, A mille a mille, Vorrei, o Quale piacere per sentire l’impetuosità amorosa catulliana o lo spessore erotico della Barcarola nerudiana e del Baciami di Prevert. Quale piacere e dolce e languido nel tuo amplesso. E la vita scorrere nelle tue viscere. E dolce, soave e raggiante avvolta nel primo sole. E un piacere iii


languido e infinito mi stordisce i sensi mi sconvolge l’anima. Il piacere tutto fisico, languido e infinito che stordisce i sensi è, in rapporto ossimorico, quello del tormento d’amore di Saffo:    (subito un fuoco sottile corre sotto la pelle). Come nella poesia di Neruda, il sole, la luna sono gli elementi essenziali di uno spazio vitale che si concretizza solo nella «infuocata» e «infiammata» passione d’amore: Luna piena, Il Sole, Palla di fuoco. Questa attenzione così dettagliata alla sensualità femminile, che poi diventa sensualità dell’intero paesaggio lirico, trova la sua potenza espressiva nell’armonica melodia della lingua napoletana, che spesso, però, crea acuti stridenti attraverso la parola scarnificata. Ed ecco che, alla maniera di Ungaretti, la parola nella sua semplicità arriva ad occupare un intero verso per mostrare la sua nitida altezza di intenti; il risultato è quello di una sillabata energia espressiva che finisce per manifestare tutto il valore e la virtualità della parola poetica, si veda la poesia Vivere: Vivere lontano da te iv


è morire a poco a poco Si sopravvive nell’attesa dolce ma frenetico è il desiderio di vederti. La concertazione musicale è poi ritrovata nella dovizia dei procedimenti iterativi (così il procedimento anaforico di Ode all‟Amore) che conferiscono all’intera produzione una fisica vitalità verbale, accentuata dall’uso dell’onomatopea: «Comme a na gallinella bella/ chicchinella fru fru/ pe toledo te ne vai spassando/ ma na gabbia dorata/ t’aggia preparata/ e a rint te metto ’nserrata/ appena t’aggio acchiappata» (Chicchinella fru fru). Su questo orizzonte musicalmente primigenio, che attecchisce all’ancestrale potenza del mito: Hortus conclusus, Cavallo acheo, si affaccia impetuoso il caos allucinato della contemporaneità: Top Star, Homo tecnologicus, Auto di notte, dove il rapporto del poeta con il mondo si esprime in una sorta di conversazione ironica su temi vari fino a quelli della più consueta quotidianità. Lo scenario diventa quello di un centro commerciale dove v


l’accumulazione asindetica eccessiva dei moderni prodotti del consumismo confonde i personaggi che assumono essi stessi la facies di oggetti di consumo: «Top star che ebrezza/ viti, chiodi, bulloni/ seghe, pinze, martelli/ arredo, bagno, utensili/ colori, vernici, pennelli …… e poi c’è Oreste/ il tutto fare/ coi suoi consigli/ ti sa ammaliare/ Anna che con saggezza/ lo sconto ti fa…. ». Lo sfondo della desolata contemporaneità è dunque popolato da figure di automi che si trasformano in vere e proprie forme diaboliche, che cercano in tutti i modi di restare ancorati alle emozioni umane: «fisso all’orecchio / l’auricolare / come estroflessione / delle dita il palmare … eppure / si emoziona per un fiore / o una frase d’amore» (Homo Tecnologicus). Di fronte alla degradazione umana resta il rapporto solitario con la natura: la voce poetica diventa un leopardiano interrogativo alla luna, presenza stabile, ma anche «impavida» e «dispettosa», che ristabilisce la riconciliazione con il mondo circostante e il contatto profondo con la donna amata, nella quale il poeta ama perdersi agognando «travolgenti passioni» e «sguardi penetranti»: Dimmi o luna che impavida e dispettosa ti nascondi, gli affanni, i sospiri, i pensieri vi


del mio perduto amore. Non inutili e gravose parole ma sguardi penetranti. ………………………. languide carezze e travolgenti passioni fra le mie braccia il ritornato amore sospingono beati Con questi versi, che esprimono l’immediatezza e la profondità del sentimento amoroso si suggella tutta la suggestione delle parole di una poesia che vuole emergere dagli affanni del presente per eternizzarsi in un ritrovato amplesso d’amore.

Maria Combatti

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PREFAZIONE DELL’AUTORE Ad un certo punto della mia vita, forse perché sentivo il trascorrere vorticoso del tempo e l’incalzare della dimenticanza, ho voluto segnare sulla carta un’emozione, un’assonanza di parole e scoprire così che contenevano in sé una certa musicalità. E così, poiché esse venivano dall’interno e segnavano un’emozione, sono state scritte nel lessico della lingua madre, il dialetto napoletano. Le poesie scritte erano logorroiche anche se musicali, in rima, divise per lo più in strofe. Così mi è nata l’esigenza di fare una ricerca sulla poesia d’amore, per potermi confrontare e verificare: mi sono riconosciuto in Prevert, Neruda, Kerouac ed infine Ungaretti. Ungaretti - di cui avevo vaghi ricordi scolastici … - è stato per me uno stravolgimento totale. Il senso completo della poesia ridotto all’essenza primordiale! Ogni parola un peso, la natura umanizzata… Oltre non si può! Gli altri sono annullati, inutili, verbosi e poco sentiti. Li senti falsi, artefatti. Così ho corretto il tiro. Le poesie sono diventate brevi, essenziali nei loro termini e seguono uno schema che è quello libero, interrotto solo dalle pause del verso, a volte ridotto ad una sola parola, il tutto concentrato in

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una pagina degli appunti, perlopiù. Il semplice ricordo di un’emozione. Però accadeva, nel comporre una poesia, che mi rincorresse la parola italiana tradotta in napoletano. E non ne trovavo l’equivalente. Bisognava scrivere come pensavo. E così ho composto poesie in italiano e in napoletano, semplicemente come le pensavo in quel momento. Sono state perciò raggruppate in due raccolte separate, una in italiano e l’altra in napoletano, e provengono dalle raccolte cumulate negli anni. Così “Vieni suonno” è del ’98 e scritta in vernacolo; “Frammenti di vita” è del 2000 e scritta in lingua; “Pensieri” è del 2001 e scritta in lingua; “Si sulo ce pensassi” è del 2003 e scritta in vernacolo. Spero che sia una lettura piacevole e che vi possano avvicinare alla poesia di altri autori più autorevoli. Per curare l’anima…

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VIENI SUONNO Fiore 1998


Vieni suonno

Vieni suonno vieni famme sunnà l‟ammore mio che pure stasera sta cu mico… M‟abbraccio mu stregno mu vaso, me vasa mu vaso, assaporo „sta vocca mu stregno, mu sento rint‟e vene m‟abbraccio mu stregno mu vaso me vasa .. E intanto u tiempo passa e ancora so‟ rimasto sulo pure a rint‟o suonno te ne si juto?

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A mille a mille

A mille a mille i vasi ‟ncoppa a sta vocca che chiu‟ nun ne conto Te voglio te stregno te vaso me vasi, me vasi, me vasi … me strigni, m‟accarizzi, me vasi … E poi : “ amore mio me vuoi bene?” No amore mio, nun te scantà ‟o saccio, so‟ strunzo è a me che a domanda a l‟ess fa‟ Ma nu turmiento me trase rint‟all‟osse: è o vero che se po‟ tanto amà

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Anime alla deriva

Doje anime alla deriva simme senza meta nè punto e riferimento sbattuti ra tormenta ra vita suli … ce facimme compagnia. Suli senza ce pute‟ cunfruntà cull‟ ati ca voglia e fa e parlà … e dice a soia… A vote basta na fesseria pe‟ te pute‟ bloccà e te sballà e te fa turmentà. Ma pe‟ furtuna ce si tu pe‟ me e io pe‟ te perciò aggrappati a me che te porto addo‟ tu haie paura ‟e arrivà

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Super Enalotto

Aggio fatto filotto al superenalotto e a posta in palio eri tu amore mio. Aggio vinto ‟e carezze a vocca doce comme ‟o mele a pelle vellutata, co‟ profumo da fraganza ro mare. Niente ‟e ‟sti cose può accattà cu i miliardi e pe‟ quanto a ‟nfilà ‟o sei è na cosa difficile e rara. Ancora chiù raro è truvà n‟ammore bello comme a te…

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Te voglio

Te voglio, vita mia amore mio bello te voglio tuccà te voglio accarezzà Te voglio rint‟e bracce te voglio ‟ncoppa a ‟sta vocca te voglio regne ‟e vasi ‟e muzzechi straziarte Te voglio chiena ‟e passione ‟nfocata d‟ammore te voglio veré pe‟ te tuccà te voglio affa‟ ll‟ammore.

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PENE D’AMORE Fiore 1999


Na paura

Pure stasera te tengo abbracciata a me sule ... na paura e te perdere e ‟a voglia e fa‟ ll‟ammore comme fosse ll‟urdema vota.

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Vicina ’o mare

Te penzo luntana, sola come a nu cane bella sott‟o sole ‟ncopp‟a rena curcata. Mentre ‟a gente tutt‟attuorno s‟arravota, s‟arrabbatta, s‟arraggia tu pe‟ finta duormi e ‟o sole a poco a poco assapuri. Che fai, me pienzi? Me vuoi bene amore mio bello? Penso a vocca toia carnale e vasi a mille a mille ‟ncopp‟a ‟sta vocca doce sulo vicino a te stiso.

E poi te vaso, te stregno te mangio, te mozzico tutto ‟u cuorpo assaporo e sniffeio ‟o profumo ra pelle. Ah! Si putesse diventà na mosca e doce doce assapurà ‟sti carne 22


mentre tutt‟a gente s‟arravota nuie suli affa‟ ll‟ammore.

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’Sta luna ‟Sta luna che luce stanotte tutt‟attuorno straluce na calma. Accussì tu che me vase e m‟abbracci, dint‟all‟anima na spina me mitte.

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Vierno

Quanno cchiù fredda è l‟aria cchiù forte è ‟o desiderio ‟e me ‟nfucà… ‟mbraccio a te. Ma tu luntano stai e ‟o gelo me trase dint‟e vene.

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Palummella ’e neve

Comme a na palummella ‟e neve che scenne, saglie, mo‟ va a ccà po‟ va a llà fino a quanno na ‟nfuriata ‟e viento ‟nfaccia ma schiaffa. Accussi tu fino a quanno dint‟a ‟sti bbracce t‟abbandune!

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Coniugazione

Chello che te dico e che tu avrai e che io te dò e che noi avremo. Tutto chesto sarà tuio pe‟ sempe.

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Notte nera

Notte nera che ‟ncupisci ancor‟e cchiù ll‟anema mia. Spiraglio ‟e luce nun veco si ‟o sole nun sento ‟ell‟uocchie suoie vicino. Notte nera famme sunnà l‟ammore mio.

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Famme campà

A vita e a morte a nu sì a nu nò stanno attaccate… perciò ti prego amore famme campà.

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Na vucchella

Ce sta na vucchella che è doce comme ‟o mmele ma meglio sarria si ‟nserrata se stesse.

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Trapunta ’e stelle ‟Stu rigo e luna rint‟a ‟sta trapunta ‟e stelle me mette ‟ncuollo a smania e te veré e te tuccà. Ma a voce toia sultanto me ‟nfoca l‟anima

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Luce argentina ‟Sta luna che te vasa te riveste e na luce d‟argiento. Mentre tu stai durmenno t‟accarezza e sta scetata pe‟ te.

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Luna rossa

Luna rossa che t‟affacci a reto o muro, spia si vire e arrivà l‟ammore mio. Tu che spanni vampe e fuoco comme ‟o core mio brucia ‟e passione famme truvà pace dint‟ e bracce soie.

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Na malincunia

O pensiero e te se tegne e rosa e vola luntano fino a te. E na malinconia suttile e doce me piglia e me tormenta lâ€&#x;anima.

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Pure stanotte

Pure stanotte te vulesse dint‟ a ‟sti bracce e doie lacrime asciugà cu i vasi e nu piacere suttile e delicato assapurà a ‟sta vocca senza mai ‟e me stancà.

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Pe ll’aria vola

Comme è calma ‟a muntagna stasera nu poco ‟e viento me vene a tuzzulià. Pe ll‟aria vola na quaglia innammurata e ‟a luna chiena fa a nascunnariello cu na nuvolella che pe‟ caso se trova llà. Nu turmiento me piglia pure l‟anema nce vulisse tu pe‟ me cunzulà ‟o tiempo ‟ntanto nun‟esiste cchiù nce staie tu che m‟abbraccie e me vase tutt‟ „e pene se so‟ allontanate me so‟ pure scurdato ‟a quanno te tengo abbracciata forte. Comme è calma ‟a muntagna 36


A luntananza

Tu stai luntano e chiami io, che nun te veco te sento … Doce, ‟o desiderio ‟e te me piglia e me turmenta ‟a luntananza.

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Sulo me ne vaco Luntano ‟a te ‟o tiempo nun passa mai e comme a nu mierolo cecato canto e me dispero a tutte ll‟ore. Ah! comme vulava subbito ‟o tiempo quanno dint‟ a ‟sti bracce forte t‟astrignevo e nun me saziavo e te mangià cu i vasi Mo‟, sulo, me ne vaco e nun me lassa a fantasia e te penzà.

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Notte calma

Notte calma e n‟aria fresca co‟ sapore do‟ bbuono. Dint‟ o cielo a luna straluce e accarezza e se nonna tutt‟o munno addormuto. Accussì ‟o core mio, che sta scetato e se turmenta pe‟ te.

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Bella

Bella, che me lassi sulo e abbandunato e pietà nun tieni ‟e me apprucundito vieni a me cunsulà e portame st‟ammore che vita me dà ma quanno vicina me sarrai te stregno sta mano chiù forte ‟ncopp ‟o core e nun te faccio scappà.

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Chiove

Chiove, chiove e cchiù chiove e cchiù friddo tengo che me trase rint‟ all‟anima e me lassa tramurtito. Ma a poco a poco ‟o pensiero corre a te e me n‟foco ‟mbraccio a te.

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Iesce sole

Iesce sole iesce allontana e squaglia e nuvole e a neglia a paura e ‟o turmiento che attanaglia e ‟ntravoglia ‟o core e tutta ‟a ggente Iesce sole iesce e calma a bufera ‟o gelo squaglia e ‟nfoca ‟o core che se risveglia all‟ammore.

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SI SULO CE PENSASSI Fiore 2003


Pure a luna Quanno se n‟foca l‟aria pure ‟a luna Sorge tremanno a reto ‟o monte. Pe‟ ll‟aria vola cantanno nu cardillo e a coppa a na frasca risponde nu frungillo. ‟O core se sceta vattenno a poco a poco e cchiù bella sape a vocca toia carnale. Poi ‟a passione mia se ‟nfoca e me turmenta e trova pace sulo rint‟e bracce toie.

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Comme passa

Comme passa ‟stu tempo aspettanno e te sentì… Me veco a vocca toia che tutto ‟u corpo assapora e brama ‟e me vasà … Pure ll‟uocchie riluceno, nun se saziano e me guardà… Però me rimane sulo ‟o turmiento e te penzà …

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A libertà

Vola pensiero e nun te lassà acchiappà mai che tu sulo può esse libero ‟e te ne fregà ‟e tutti quanti. Vola e arriva addò sola se trova l‟Araba Fenice e senza travaglio può vivere felice.

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Perle ai porci

Maledetto a me a quanno tâ€&#x;aggio visto a prima vota ‌ Tanto veleno me steva stipato? Non date le perle ai porci!

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Damme na mano

Tu, che me vuoi bene ma curaggio nun truovi ‟e me vasà. Me turmienti l‟anima nun me fai cchiù campà. Damme ‟na mano na soluzione aggià truvà.

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L’ingratitudine umana

Si te putesse dà ‟o munno intero ‟a luna e ‟u firmamento, io mo‟ mo‟ tutto t‟oddesse. A te che l‟anima m‟ haie rubbato e rint‟a n‟angolo l‟haie menata.

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Malincunia

Na malinconia suttile me piglia pensanno a te luntana … che cchiù passa ‟o tiempo cchiù forte è ‟a pena che m‟attanaglia ll‟anima.

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I vint’anne Putisse fermà pe‟ sempe ‟o tiempo re vint‟anne ‟o tempo quanno tutto chello che fai tene ‟o sapore ra necessità e chello che dici vola rint‟e nuvole ma chello che pienze è nu teorema che nun se po‟ cagnà e tu cirche senza mai truvà a felicità e l‟Araba Fenice. Perciò assapòrate e vint‟anne pecché pure a cient‟anne tu nun tiene l‟età ro tiempo che passa ma chella che te porte rint‟all‟anima.

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Si ’sta vocca Si ‟sta vocca desidera i vasi tu a mille a mille dalli ‟sti vasi. Si ‟ste mmane te vonno accarezzà tu co‟ e carezze rispunne a ‟ste carezze. Si ‟ste bracce cchiù forte astrignute ‟ncopp ‟o core te vonno nunnà tu cu i suspiri e i vasi pure l‟anima ce puoi donà.

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Si turnata Si turnata n‟ata vota rint‟a ‟ste bracce pe‟ sciugà ddoje lacrime cu i vasi… Tu che saie che rint‟all‟ammore tutto se dà m‟ haie dato a vita.

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Chicchinella fru fru

Comme a na gallinella bella chicchinella fru fru pe‟ Toledo te ne vai spassando ma na gabbia dorata t‟aggia preparata e a rint‟te metto ‟nserrata appena t‟aggio acchiappata.

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Mare verde Rint‟a ‟stu mare verde senza fine uocchie russe e gentile addo‟ tremano ‟e llacrime chino ‟e passione e d‟ammore pe‟ me rint‟a ‟stu mare verde io sulo cu te io sulo abbracciato affa‟ ll‟ammore cu te.

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Musica doce

Na musica doce che sento luntano e tu e io che suli ce tenimmo abbracciati ‟e passione sturditi e d‟ammore affamati. Miezo a nu vosco d‟a vita ammiscati tu e io suli senza tiempo e danaro e passione e ‟stu munno. Ma è sulo na fantasia che dà pane all‟anima mia e na malinconia suttile me piglia e l‟anima m‟attanaglia pensanno a te canaglia ..

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’A morte ‟A morte è nu sfratto e casa a na casa iesce e a nata trasi

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Comme a quanno

Comme a quanno â€&#x;a prima comunione o â€&#x;a festa de diciott' anni tanta gente, tante facce tuttattuorno e tu mmiezo che fai carte comme a sempe. Tante facce scunosciute e quaccuna che conosco. E te penso luntano e na paura suttile me piglia.

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60


INDICE p.

i LA POESIA LIRICA DI FIORAVANTE CECERE ix PREFAZIONE DELL’AUTORE

VIENI SUONNO 13 14 15 16 17

Vieni suonno A mille a mille Anime alla deriva Super Enalotto Te voglio

PENE D‟AMORE 21 22 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34

Na paura Vicina „o mare ‟Sta luna Vierno Palummella e neve Coniugazione Notte nera Famme campà Na vucchella Trapunta „e stelle Luce argentina Luna rossa Na malincunia 63


35 36 37 38 39 40 41 42

Pure stanotte Pe ll‟aria vola A luntananza Sulo me ne vaco Notte calma Bella Chiove Iesce sole

SI SULO CE PENSASSI 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59

Pure a luna Comme passa A libertà Perle ai porci Damme na mano L‟ingratitudine umana Malincunia I vint‟anne Si ‟sta vocca Si turnata Chicchinella fru fru Mare verde Musica doce ‟A morte Comme a quanno

63 INDICE 65 BIOGRAFIA 64


BIOGRAFIA Fioravante Cecere nasce a Montesarchio (BN) il 4 giugno 1946, ove risiede e opera. Frequenta il Liceo Classico di Benevento e dopo la maturità si iscrive alla Facoltà di Agraria di Portici, dove consegue la laurea in scienze agrarie. Comincia ad interessarsi alla realizzazione di giardini esoticomediterranei e al recupero ambientale. Successivamente incomincia a plasmare e a scolpire gli elementi della natura che lui ama, piante e rocce, realizzando bonsai e suiseki secondo le armoniche movenze della natura. Contemporaneamente si avvicina alla pittura, realizzando murales in stile naϊf, e alla poesia, componendo versi in italiano e in vernacolo napoletano che gli consentono di conseguire riconoscimenti in diversi concorsi poetici. Oggi la sua arte è rivolta verso la ricerca di un ricongiungimento del rapporto Uomo-Natura attraverso la realizzazione di quadri e componimenti poetici.

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Fioravante Cecere 2009

PENE D'AMMORE  

PENE D'AMMORE di Fioravante Cecere

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