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pochi anni fa era un luogo di immigrazione. La popolazione somala è, infatti, costituita da Arabi, Pakistani, Indiani e tantissime altre etnie. Stessa cosa per le religioni, varie in tutti i paesi somali.

Intervista doppia! Oggi vi proponiamo una mitica intervista tra uno scout e un giovane di Azione Cattolica. Come vi chiamate? Matteo – Roberto Quanti anni avete? 20 – 29 A che gruppo appartenete? AC di Loreto – Mendicino 1 Da quanto tempo? Da sempre – Da soli 2 anni Perché avete scelto di appartenere a questo gruppo? Ho cominciato dall' ACR e hanno scelto per me i miei genitori, essendomi piaciuto ho deciso di continuare il cammino. - Per mettermi al servizio in modo da essere un aiuto per gli altri. Una parola per i ragazzi dell' AC/ degli scout? Vorrei conoscere meglio il vostro cammino – Bisognerebbe lavorare più in sintonia poiché il fine, credo, sia lo stesso Cos'è che vi differenzia dall' AC/ dagli scout? La divisa, il cammino e inoltre mi sembra che noi curiamo di più la vita spirituale. Loro, invece sono più attivi nel praticare il volontariato. - L'uniforme e anche un modo diverso di intendere la fede. E, invece, cosa vi accomuna? La voglia di

partecipare attivamente ad una comunità – La fede e il desiderio di aiutare il prossimo. Siete contenti di aver partecipato a Fiera InMensa? E' una domanda banale, perché se sono qui è solo per la gioia di partecipare – Si, perché ti fa sentire che stai facendo davvero qualcosa di utile. Da quanti anni fate Fiera InMensa? 4 anni – 4 anni. E' cambiato qualcosa di Fiera InMensa durante questi anni Non è cambiato molto, ma è migliorata l'organizzazione – Si, è cambiata in meglio perché ci sono più servizi e quelli che erano già presenti sono migliorati. Cos'è che vi piace di Fiera InMensa? Mi piace incontrare tante persone di culture diverse e vorrei migliorare il rapporto tra chi svolge il servizio e chi lo riceve. - Mi piace il senso di accoglienza che questa città dona alle persone. Una parola per Fiera InMensa. Accoglienza – Fratellanza. Saluta il tuo amico dell' AC/ degli scout. 123456... CIAO! - Ti voglio bene Saluta i volontari di Fiera InMensa. Un saluto a tutti i volontari e spero che stasera facciano un bel lavoro – Vi voglio bene, ciao.

Ai tavoli per noi Castiglione Cosentino, Dipignano, S. Aniello, Borgo, S. Ippolito, Morelli, OFS & GiFra S. Antonio...e un ringraziamento speciale alle suore Clarisse La redazione di Voce InMensa Simone, Francesco, Clarissa, Serena, Serena… con il disturbo di Emanuela

Foglio informativo di Fiera InMensa 2011 a cura dei giovanissimi di AC - anno IV, n. V Sulla costa di fronte Il 16 febbraio 2011 nella città di Bengasi e Beida la popolazione libica è scesa in piazza per ribellarsi contro il dittatore Gheddafi , e la protesta si è estesa man mano su tutta la costa libica. La risposta del regime è stata violenta e repentina con aerei militari sparando alla folla. Tra il 26 e 27 febbraio l’ONU ha adottato sanzioni contro Gheddafi e i suoi più stretti collaboratori. Il 27 febbraio come simbolo della rivoluzione viene istituito un Consiglio Nazionale Libico e un nuovo governo in contrapposizione di Gheddafi sotto la guida di Mustafa Mohamed Abud in qualità di sotto Segretario generale. Il popolo è sempre più convinto a rovesciare il governo di Gheddafi, i continui scontri tra polizia e ribelli continuano, e fanno in modo di non far arrivare i rifornimenti per il popolo. I cittadini italiani in Libia denunciano una situazione insostenibile. Intanto Gheddafi rimane barricato nella sua residenza e a dettare ordini riguardo la sommossa; mentre i ribelli continuano a chiedere aiuto ai paesi stranieri per il rovesciamento del governo. Nicolas Sarkozy si dichiara favorevole all’intervento militare con bombardamenti aerei sostenendo che questa operazione permette di dirottare tutti i sistemi di trasmissione della catena di comando di Gheddafi, soluzione presa in considerazione anche dal presidente dell’UE. Il parlamento dell’Unione Europea ha votato con larga maggioranza per il riconoscimento ufficiale del consiglio Nazionale della popolazione opposta a Gheddafi come unico organo referente del governo libico. Queste sono le premesse che hanno portato ai bombardamenti francesi che, questo pomeriggio, hanno colpito quattro tank libici. Questi eventi, che sono precipitati velocemente, sembrano risuonare stasera tra i tavoli della nostra mensa. Non possiamo non pensare che molti tra gli ospiti di Fiera InMensa potrebbero avere amici o parenti in quei luoghi; non possiamo non pensare che le storie che hanno condotto qui tanti amici in queste sere provengono dalla storia di alcuni paesi che in questo momento stanno soffrendo proprio come la Libia cui stasera ciascuno sicuramente mentre prende un vassoio in mano rivolge il suo pensiero.


L'immigrazione: dal bianco e nero ai colori dell’accoglienza La penultima giornata di Fiera InMensa si apre con un momento sull'immigrazione che ha visto protagonisti un tempo anche i nostri nonni. Ed è proprio questo l'argomento del video che fa da incipit all'ora di dibattito che segue. Iniziano a scorrere sullo sfondo immagini in bianco e nero, sfocate dagli anni ma nitide nella voce, specchio dell'animo. A parlare sono per primi i ragazzi figli di migranti calabresi, migranti che hanno lasciato il centro presilano di San Giovanni in Fiore per cercare fortuna all'estero. C'è chi è nato lì e vede il padre operaio che manda avanti la famiglia, chi a tredici anni dà una mano lavorando come cameriere a Stoccarda, chi con i tre fratelli prova a contribuire al mantenimento del nucleo. La vecchia telecamera della RAI si sposta sui genitori. Anche qui c'è chi ha trovato fortuna all'estero al primo tentativo e chi, invece, ha dovuto girovagare prima di stanziarsi definitivamente in un centro estero. Nei loro occhi, resi un po' illeggibili dall'età del video di “Nord chiama sud”, si riesce comunque ad evidenziare la tristezza per il “piccolo mondo perduto” come lo avrebbe forse definito Antonio Fogazzaro. I sentimenti però sono vari, e si distingue, tra mille facce piene di orgoglio per i risultati raggiunti ma di malinconia per quelli mancati (ovvero la permanenza nella propria terra natia), una faccia scavata dalla fatica, ma felice perché quegli sforzi le hanno fatto guadagnare non solo soldi necessari al sostentamento, ma rispetto. Si chiudono le immagini bicolori del passato e si passa alla molteplicità dell'odierno. Il primo ad intervenire, invitato sul palco dalla presentatrice, è il professore Cappelli, docente dell'Università della Calabria. Mediante un processo dialettico che ci porta dall'universale al particolare, ovvero dall'emigrazione calabrese in genere a quella specifica dei sangiovannesi, si mette a confronto la nostra storia con quella delle persone che, in questi giorni, cercano un lavoro nella nostra città e che spesso, troppo spesso, sono bistrattate, ritenute alla pari degli animali. Si deduce che, alla fine, la differenza tra loro ed i nostri nonni non era poi tanta. Anche loro erano partiti verso mete indefinite alla ricerca di fortuna ma con un punto interrogativo sul futuro, dovuto soprattutto all'etichettatura di mafiosi. “E proprio alcuni compaesani delle persone viste nel video”, aggiunge il professore, “furono vittime di un grave incidente che ebbe luogo nella miniera di Mononca, nel West Virginia, dove perirono in 365: 32 di loro provenivano da quel piccolo centro del cosentino.” Conclude: “Bisogna riscoprire l'autenticità di ognuno di questi immigranti. Sicuramente il denominatore comune è la disperazione, ma ognuno di loro ha le risorse per sottrarsi ad un destino abbandonato alla fatalità.” Brevi ma essenziali i tre interventi successivi. Il primo, del signor Granata, esprime l'importanza dell'imparare lingua e cultura estera di una nazione non appena ci si trasferisce lì. “Io”, chiosa l'interessato, “sono sempre stato rispettato proprio perché ho imparato la lingua. Mi sono trasferito lì perché qui non avevo la raccomandazione necessaria. Ho preso molte porte in faccia, ma sono sempre rimasto in piedi. E quando un cameriere mi ha intimato di andare via, non ho esitato a definirlo ‘Macellaio di carne umana’, prima di zittire un giovane studente che si era alzato per controbattere” Immediatamente dopo ha parlato il giovane rumeno Marios, che vive in Calabria da dieci mesi. Ha posto l'accento sulla generalizzazione: “Tutti i rumeni sono considerati delinquenti, ma non è così. Chi delinqueva nel nostro Paese, lo fa anche qui. Stesso discorso va fatto per chi ha sempre lavorato. Io faccio il cameriere da quando sono arrivato ed ora ho rap-

porti ottimi con tutti.” L'ultima storia è di Mohamed, proveniente dalla Mauritania, laureatosi in Senegal e che è stato impossibilitato dal tipo di governo (Repubblica islamica, ndr) a ricominciare a lavorare nella propria nazione natale. Ha girato l'Italia al completo, dopo essere stato in Francia. A Cosenza è arrivato sei anni fa e da qui non si è più mosso. Mohamed racconta così l'accoglienza della nostra città, ma non esita a sottolineare i lati negativi del Nord: “Lì,” dice, “sei perennemente a disagio se sei immigrato.” E' lui che chiude questo dibattito nell'immensità dell'arcobaleno di Fiera InMensa, giusta contrapposizione al bianco e nero che dominava le immagini della RAI e che oggi a volte vive nei nostri cuori.

Sulle note di Jovica L'ospite d'onore di Fiera InMensa di ieri sera è stato il maestro Jovica Jovic. E' un rom di nazionalità serba da molti anni in Italia, musicista di fama internazionale, ha collaborato con artisti del calibro di Vinicio Capossela e Moni Ovadia. Il maestro,arrivato in Italia da clandestino, conosce bene le difficoltà che hanno gli extracomunitari nell'integrarsi all'interno del nostro paese, specie se privi del permesso di soggiorno. Considerato che in Italia l'essere clandestini è un reato penale, il maestro è stato anche carcerato per un periodo. Il maestro ci ha incoraggiato in questo nostro servizio richiamandoci all'esortazione del Vangelo forse più bella “ama il prossimo tuo come te stesso”. A conclusione, visti anche i tanti bambini presenti in sala, ci ha lasciato con una “favola” che ha come protagonisti Gesù e S. Pietro. Pietro chiede a Gesù come fare a capire tra 3 donne che stanno lavorando la terra chi è buona e chi è cattiva. Di fronte all'affermazione di Gesù “ questa donna è cattiva” solo una delle tre si alza e risponde in modo arrogante e prepotente: ecco che la donna cattiva si è rivelata per quello che è dalle sue parole e dalle sue azioni. Anche per noi vale lo stesso: è dalle nostre azioni che si rivela il nostro “essere buoni o cattivi”..è dai frutti che portiamo che possiamo dimostrare di essere delle brave persone o meno. Il maestro ci ha fatto notare come in quei paesi dove ai rom è stata data la possibilità di lavorare, di abitare una casa, di coltivare la terra, in quei paesi queste persone hanno portato molto frutto di cui tutta la comunità civile ha potuto beneficiare.

La ricetta del giorno La ricetta cucinata per questa sera è riso con yusar, piatto somalo. Gli ingredienti necessari sono : cipolla, olio, carne di vitello, sale, carote, aglio, patate, pomodoro, riso. Si fanno rosolare l’aglio e la cipolla nell’olio e si cuoce il riso, aggiungendo l’acqua in cottura. Nel frattempo si soffrigge la cipolla nell’olio. Poi si aggiunge la carne tagliata a cubetti e il pomodoro. Si uniscono le carote e le patate. Questo “sugo” si versa sul riso prima di servirlo. La Somalia è un paese sempre in guerra. Simbolo di pace è la bandiera, costituita da una stella bianca a cinque punte, su uno sfondo azzurro. Questo colore è sinonimo di amicizia. La Somalia odierna è nata dall’unione della Somalia Italiana e quella Britannica. Dopo l’indipendenza il paese è stato attraversato da problematiche politiche che hanno portato alla guerra civile. Attualmente la Somalia è composta da 6 Stati Autonomi e dalla Repubblica Autonoma Indipendente del Somaliland. All’interno della guerra civile sono morti numerosi civili, facendo intervenire, così, l’ONU e l’Unione Europea. A causa degli scontri persistenti, la Somalia, è terra di emigrazione, sebbene

Voce InMensa n5  

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