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Anno VII - numero 2 LUGLIO - DICEMBRE 2012

BARI, 29 e 30 NOVEMBRE 2012

VI°

finco convegno nazionale

“moving to the future”

IL LIBRO BIANCO SULL’INCONTINENZA URINARIA

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DIRETTORE RESPONSABILE Francesco Cav. Diomede DIRETTORE EDITORIALE Ado Franco Dr. De Rose COMITATO SCIENTIFICO Lucio Prof. Miano (coordinatore) Arianna Dr.ssa Bortolami Nadia Dr.ssa Crotti Stefano Dr. Dati Aldo Dr. Franco De Rose Rosa Dr.ssa Lagreca Ivan Dr. Martines Maria Dr.ssa Ripesi UFFICIO PRESIDENZA Francesco Cav. Diomede - Presidente Marcello Avv. Stefanì - Vice presidente Maddalena Dr.ssa Strippoli - Segr./Tesoriera

ONLUS

FINCO PP

CONSIGLIERI Carmela Sig.ra Crescenzo Antonio Dr. Di Giorgio Vincenzo Avv. Falabella Elena Sig.ra Granata Efisio Renato Dr. Poddi Ludovico Sig. Taviano Antonio Sig. Trevisani REVISORI DEI CONTI Francesco Dr. Pasanisi Zingarello - Presidente Monica Sig.ra Di Roma Ivan Dr. Martines

Federazione Italiana Incontinenti

e Disfunzioni del Pavimento Pelvico

FINCO PP Federazione Italiana Incontinenti e Disfunzioni del Pavimento Pelvico

PP

Ai sensi del D. Lg.vo n. 196 del 2003 l’interessato/a acconsente che i dati personali forniti vengano utilizzati dalla FINCO PP (Federazione Italiana Incontinenti e Disfunzioni del Pavimento Pelvico) esclusivamente per aggiornamenti e informazioni relativi alla Federazione stessa. In relazione ai predetti trattamenti, Lei potrà esercitare i diritti di cui all’Articolo 7 del D. Lg.vo n. 196 del 2003

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SEGRETERIA NAZIONALE Viale Orazio Flacco, 24 - 70124 Bari Tel. 080 5093389 - Fax 080 5619181 Email: finco@finco.org


LETTERA APERTA Francesco Diomede Presidente FINCO PP

DEL PRESIDENTE

Carissimi, la società moderna è sempre più povera, complessa e articolata, a iniziare dal decadimento dei valori, dalla crescente disoccupazione e povertà delle famiglie. Non servono economisti per capire che l’oppressione fiscale (oltre il 50%) e una spesa pubblica insostenibile (in costante aumento, anche durante il Governo Monti, quello del rigore e della “spending review”) non porteranno il Paese fuori dalla crisi. Le Aziende sono oggi strozzate dalle tasse e abbandonate dalle banche trascinando nella povertà migliaia di famiglie, mentre il Governo (e l’Europa) non fanno altro che tagliare detrazioni, aumentare l’Iva, insistere con l’Imu, mantenendo però i super-stipendi dei dirigenti della pubblica amministrazione e permettendosi anche di istituire nuove Autority. E la politica? La politica va in tv e litiga come al solito, chi grida di più è, come al solito, il più “trandy” del momento. I nostri politici si rimpallano reciprocamente e istericamente le responsabilità del passato e, tra “inciuci”, alleanze improbabili, primarie e slogan vari, a pochi mesi dalle elezioni, con un indice di astensionismo disarmante, alla ricerca di un nuovo “salvatore della Patria” e con i partiti nella confusione totale. Ma questa volta gli italiani hanno una grande responsabilità: scegliere e scegliere bene! Quello che è accaduto in Grecia potrebbe accadere in Spagna e anche da noi se chi ci governerà non saprà seguire una linea che tende alla crescita e al dimagrimento della “macchina Stato”, con tetti di stipendio, accorpamenti di enti, dismissione di molte società partecipate, diminuzione delle indennità degli eletti, etc. Nello stesso tempo va allentata la morsa fiscale permettendo alle aziende di lavorare e alla gente di vivere civilmente.

2. nonostante il basso costo della quota moltissime persone “non la versano”; 3. La raccolta del 5permille è insufficiente (eppure non costa nulla); 4. la rivista “EUREKA” è inviata a coloro che versano la quota annuale poiché notevoli sono costi di stampa e distribuzione. Abbiamo nuovamente modificato lo statuto associativo prevedendo la modifica della denominazione, del logo e di taluni articoli statutari. Infatti, venerdì 30 novembre 2012 si è svolta l’Assemblea straordinaria soci ed ora ci denominiamo “Federazione Italiana Incontinenti e Disfunzioni Pavimento Pelvico”, acronimo FINCO PP - ONLUS”. L’anno prossimo partirà la “Scuola Nazionale di Formazione Perfezionamento dei “Professionisti Sanitari della Continenza e del Pavimento Pelvico - FINCO”, istituiremo il “Registro Nazionale dei Professionisti Sanitari della Continenza e del Pavimento Pelvico” che sarà da noi gestito, convinti che l’addestramento e la formazione professionale degli infermieri, ostetriche e fisioterapisti serve a migliorare la nostra “qualità e quantità di vita”. Carissimi, auspichiamo che il nostro appello venga accolto e soprattutto che doniate un po’ di tempo libero e qualche soldino alla nostra Associazione. Fraterni saluti.

Francesco Diomede

In tale contesto socio-politico anche la nostra associazione ha molteplici difficoltà di sopravvivenza del quotidiano, pertanto vogliamo risvegliare le coscienze dei lettori e ricordare taluni obblighi statutari: 1. la quota associativa è di 15 euro l’anno, meno di un caffè al mese; 3


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COMUNICATO

STAMPA

Nuove Tabelle di invalidità: FISH in audizione Il 30 ottobre una delegazione della FISH ha lasciato la Camera dei Deputati dopo l’audizione alla Commissione Affari Sociali, dove era in esame lo schema del decreto che rivedeva le Tabelle usate per valutare l’invalidità civile. Secondo la FISH il testo era inemendabile. “Basta ricordare che questo schema di decreto discende da un articolo di legge che aveva per titolo ‘Contrasto alle frodi in materia di invalidità civile [art. 20, Legge 102/2009, NdR] per capire che l’interesse primario non sia quello della tutela della salute delle persone”. Così commenta Pietro Barbieri, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, all’uscita da Montecitorio. La FISH ha espresso in Commissione tutte le sue critiche, a partire dalla patente violazione dei principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità ratificata dall’Italia nel 2009: la visione è puramente sanitaria, senza alcuna attenzione alle difficoltà e agli ostacoli all’inclusione e alle pari opportunità.

Le nuove procedure, a causa delle numerose ulteriori certificazioni specialistiche previste, produrrebbero un aumento dei costi a carico del Servizio Sanitario Nazionale e del Cittadino. Una complicazione e un sovraccarico che mal si coniugano con le recenti tendenze alla semplificazione amministrativa e alla spending review. La Federazione contesta anche la debolezza, inadeguatezza e arretratezza scientifica dello strumento di valutazione che si continua ad adottare. Si pensi solo che il concetto di “incapacità lavorativa generica” risale agli anni Venti del Novecento. Al contempo, lo schema di decreto, incredibilmente, non fornisce alcuna indicazione per la valutazione specifica degli atti quotidiani della vita, cioè del requisito principale per accedere all’indennità di accompagnamento, preferendo lasciare carta bianca all’INPS. “Nei prossimi giorni chiederemo al Ministro Balduzzi di ritirare lo schema di decreto e di avviare un

confronto per giungere a criteri di valutazione della disabilità rispettosi dei principi fissati da un atto internazionale sottoscritto e ratificato anche dal nostro Paese: la Convezione ONU sui diritti della persone con disabilità”. Con soddisfazione si segnala che al termine dell’audizione l’onorevole Miotto ha anticipato che il Gruppo del PD chiederà il ritiro dello schema di decreto. Una profonda revisione viene chiesta anche dall’onorevole Porcu (PdL). Di cultura del sospetto, quale retropensiero del documento in discussione, parla l’onorevole Binetti (UDC) invitando i colleghi a suggerire il ritiro dello schema di decreto. Le Osservazioni presentate dalla FISH presso la XII Commissione (Affari Sociali) e l’Atto n. 507 “Schema di decreto ministeriale concernente l’approvazione delle nuove tabelle indicative delle percentuali di invalidità per le menomazioni e le malattie invalidanti” sono consultabili nel sito della Federazione: www.fishonlus.it 5


BURNOUT,

OSSIA LA SINDROME DEL BUON SAMARITANO DELUSO

Dr.ssa Pamela Pellegrini

Quando parliamo di incontinenza tendiamo ad occuparci dei bisogni del paziente e della sua famiglia, dimenticando spesso che fra gli attori della lotta all’incontinenza e della promozione di una migliore qualità di vita ci sono altri personaggi, quali gli operatori sanitari tutti (dal medico all’infermiere, all’uro-riabilitatore, all’assistente che riceve allo sportello ticket). Ricordiamo infatti che anche gli operatori sono “umani” che hanno emozioni, sensazioni, che la loro professione assorbe molte energie, che spesso sono il parafulmine delle frustrazioni dei pazienti e dei superiori, frustrazioni alle volte apparentemente scollegate dalla problematica medica o dal rapporto gerarchico professionale. In seguito a tutto questo, può arrivare un particolare tipo di stress, chiamato burnout (letteralmente vuol dire “bruciato”), che colpisce soprattutto le professioni di aiuto, ovvero quelle professioni che implicano una relazione basata sull’aiuto unilaterale. In pratica il burnout è un tipo di risposta ad una situazione di lavoro sentita come intollerabile, che non può essere alleviata

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attraverso una soluzione attiva dei problemi. In tal caso, l’operatore sentirà una sensazione di sfinimento, di incapacità e tenterà di evitare il coinvolgimento con gli altri (esaurimento emozionale); oppure avrà sentimenti negativi verso gli altri, visti come incompetenti, seccanti, sentimenti negativi verso se stessi con senso di colpa (spersonalizzazione); o ancora vivrà un senso di inadeguatezza, di fallimento professionale (ridotta realizzazione personale sul lavoro). Ovviamente il burnout per svilupparsi ha bisogno che sia già presente una base di stress piuttosto avanzato. Alla base del burnout quindi ci sono le stesse cause del comune stress lavorativo: fonti intrinseche al lavoro (fattori fisici e ambientali come rumorosità, vibrazioni, variazioni di temperatura, ventilazione e umidità, illuminazione, carenze dell’igiene ambientale); ruolo nell’organizzazione (ambiguità di ruolo e conflitto di ruolo, ossia richieste tra loro incompatibili); sviluppo di carriera (ambizioni deluse, competitività tra colleghi, sovra-promozioni, retrocessioni); relazioni di lavoro (incongruenza di posizione, densità sociale, personalità non empatica dei colleghi); struttura e clima organizzativo (mancanza di senso di appartenenza). Le reazioni a questa complessa situazione, laddove si sviluppa anche il burnout, sono quelle già indicate precedentemente, alle quali vanno aggiunti un forte distacco emotivo, la perdita di idealismo ed entusiasmo e l’aumento di apatia che hanno una funzione difensiva (ossia, se mi allontano, se creo un di-

stacco, sono meno investito emotivamente e quindi posso sopravvivere). A questa reazione consegue poi il senso di colpa, generato proprio dalla consapevolezza di aver preso le distanze e di non riuscire più a rispondere adeguatamente ai bisogni altrui. Ovviamente il burnout è un meccanismo che si autorinforza, una sorta di circolo vizioso. Ma! Ma… c’è la possibilità di uscirne. Le soluzioni possibili sono diverse, dal cambiare lavoro (quando possibile), al “cambiare se stessi” (ossia intraprendendo un percorso psicoterapeutico che aiuti ad affrontare le situazioni), allo scindere la vita professionale da quella privata (ossia investire in attività altre, attività ricreative (artistiche, sportive..), magari prendendo spunto da passioni che erano rimaste sopite (un sistema utile anche per prevenire lo stress). Uno strumento che può accompagnare e supportare questa ricerca di cambiamento e sviluppo è il Training Autogeno che consente di raggiungere il totale rilassamento fisico e psichico e aiuta a ritrovare l’armonia psico-fisica attraverso una serie di esercizi da svolgere mentalmente seduti o stesi sul letto. E’ un po’ come un’isola su cui potete rifugiarvi quando avete bisogno di staccare la spina liberandovi soprattutto dallo stress e dalle preoccupazioni della vita quotidiana. Le parole che direte (per esempio “Sono calmo e rilassato” o “Le mie gambe sono pesanti”...) susciteranno in voi varie sensazioni fìsiche come pesantezza, calore o freschezza, che vi faranno raggiungere stati di calma e di rilassamento muscolare assieme ad una


serie di altri effetti benefici. 1° esercizio fondamentale: LA PESANTEZZA E’ molto utile per superare problemi psicofisici legati a tensioni muscolari che derivano da tensioni emotive. Si parte dall’induzione di calma e rilassamento per passare poi alle frasi seguenti concentrandosi sulla parte del corpo interessata: - il mio braccio destro è pesante (ripetere 5 o 6 volte) - (braccio sinistro per i mancini) (ripetere 5 o 6 volte) - il mio braccio sinistro è pesante (ripetere 5 o 6 volte) - (braccio destro per i mancini) (ripetere 5 o 6 volte) - entrambe le braccia sono pesanti (ripetere 5 o 6 volte) - gamba destra pesante (ripetere 5 o 6 volte) - gamba sinistra pesante (ripetere 5 o 6 volte) - entrambe le gambe sono pesanti (ripetere 5 o 6 volte) - corpo pesante (ripetere 5 o 6 volte) - io sono perfettamente calmo e rilassato (ripetere 1 o 2 volte) 2° esercizio fondamentale: IL CALORE Serve per alleviare problemi circolatori, aiuta a riscaldare i muscoli ed aumentare lo stato di rilassamento prodotto dalla pesantezza: - il mio braccio destro è caldo (ripetere 5 o 6 volte) - (braccio sinistro per i mancini) (ripetere 5 o 6 volte) - il mio braccio sinistro è caldo (ripetere 5 o 6 volte) (braccio destro per i mancini)

(ripetere 5 o 6 volte) - entrambe le braccia sono calde (ripetere 5 o 6 volte) - gamba destra calda (ripetere 5 o 6 volte) - gamba sinistra calda (ripetere 5 o 6 volte) - entrambe le gambe sono calde (ripetere 5 o 6 volte) - corpo caldo (ripetere 5 o 6 volte) - io sono perfettamente calmo e rilassato (ripetere 1 o 2 volte) 3° esercizio complementare: IL CUORE È un esercizio molto suggestivo che permette di mettersi in contatto con il proprio ritmo di vita e di quella parte del corpo che simbolicamente deputiamo alle emozioni. - il mio cuore batte calmo e regolare (ripetere 5 o 6 volte) io sono perfettamente calmo e rilassato (ripetere 1 o 2 volte) 4° esercizio complementare: IL RESPIRO Produce una migliore ossigenazione del sangue e degli organi. E’ importante nel simbolismo respiro=vita. Dagli esercizi precedenti si passa alle frasi seguenti concentrandosi sui movimenti di inspirazione ed espirazione prendendo coscienza che il nostro corpo respira in modo automatico: - il respiro è calmo e regolare (ripetere 4 o 5 volte) - io sono perfettamente calmo e rilassato (ripetere 1 o 2 volte) 5° esercizio complementare: IL PLESSO SOLARE (ossia dietro l’ombelico) - il mio plesso solare è piacevolmente caldo (o emana calore)

(ripetere 5 o 6 volte) - io sono perfettamente calmo e rilassato (ripetere 1 o 2 volte) 6° esercizio complementare: LA FRONTE FRESCA Produce una vasocostrizione cerebrale che può essere molto utile per ridurre il mal di testa, soprattutto se legato ad un sovraccarico fisico o mentale: - la mia fronte è piacevolmente fresca (ripetere 5 o 6 volte) - io sono perfettamente calmo e rilassato (ripetere 1 o 2 volte) …ed io sono calmo e rilassato…ed in questa calma rimango ad ascoltare ciò che proviene dal mio corpo… che si rilassa…che si distende…si tranquillizza…si libera da tutte le tensioni…e quando lo riterrò più opportuno, eseguirò gli esercizi della ripresa. LA RIPRESA Si muovono lentamente le dita delle mani come se si suonasse un pianoforte, si aprono e si chiudono per almeno due volte le mani, flettere ed estendere più volte le braccia, dapprima in modo lento e poi via via più energico, flettere per almeno due volte le gambe, respirare profondamente, aprire gli occhi. Per evitare che leggere le istruzioni vi distragga dall’eseguire gli esercizi con concentrazione, è consigliabile essere guidati dalla voce di qualcuno, almeno per le prime volte. Il Training Autogeno è uno strumento semplice, senza controindicazioni, utile a tutti: pazienti, infermieri, medici, operatori, insomma…persone! Tenete a mente, però, che c’è un particolare tipo di stress “buono”(eustress), che consiste in quella pressione, quell’esplosivo a timer che ci permette di essere produttivi e di raggiungere i traguardi che ci poniamo nella vita. Insomma, “non tutto lo stress viene per nuocere”!

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Proposta FINCO ai politici nazionali di “buona volontà” Scontistica per le associazioni pazienti di volontariato, regolarmente iscritte, accreditate come provider E.C.M. al Ministero della Salute Premesso che La legge n.214 del 22 dicembre 2011 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici) e la Determinazione della Commissione nazionale per la formazione continua (7 ottobre 2010) sanciscono l’obbligo legislativo di conseguire i crediti formativi E.C.M., prevedendo sanzioni per chi opera nella sanità pubblica e privata (Manovra Governo Monti finanziaria agosto 2012), e non ottempera alla normativa per l’educazione continua in medicina; considerato che talune associazioni “pazienti”, regolarmente iscritte al Registro delle Associazioni di volontariato, così come sancito dalla legge n.266/91 (legge quadro sul volontariato), e normative regionali di riferimento, regolarmente accreditate quali provider al Ministero della Salute, svolgono un lavoro volontaristico insostituibile nell’universo della sanità pubblica e privata, con un supporto assistenziale, sociale, psicologico ed economico notevole. Le associazioni pazienti, comprendendo molto bene che solo grazie alla formazione professionale degli operatori socio-sanitari si riesce storicamente a migliorare la “qualità e quantità di vita” delle persone invalide, malati oncologici e non, che quasi sempre vivono il disagio della malattia e delle sofferenze in assoluto silenzio con la famiglia, considerato che per contribuire a formare il personale medico/infermieristico notevoli sono gli oneri economici che le associazioni pazienti ogni anno devono affrontare, per non parlare dell’attuale recessione economica, non avendo alcun fine di lucro e

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considerato che gli eventi da loro programmati con crediti formativi E.C.M. sono del tutto marginali e molto limitati nell’arco dell’anno, di norma sino ad un massimo di cinque eventi. Al fine di voler meglio sostenere l’universo del volontariato socio-sanitario gestito dalle associazioni pazienti di “volontariato” accreditate, purché in regola con la normativa vigente; si chiede al Ministero della Salute e alla competente Commissione Agenas, una riduzione dei costi pari ad almeno il 50% delle tariffe stabilite dal Ministero e dalla stessa Commissione (attualmente i costi sono: quota annuale provider = 2.582,28 euro + crediti formativi pari a circa 31 euro per credito formativo per eventi con più di 10 crediti. Inoltre, per legge, bisogna considerare che le stesse, pur non avendo alcun lucro devono pagare la “Certificazione di qualità”, pari a euro 1.210 annui - es.: certificazione Cermet). D’altronde, non si comprende bene il perché in talune regioni (es.: la Puglia) le associazioni e le Agenzie accreditate ottengano una scontisca pari al 30% sui crediti formativi, eppure è la stessa Commissione nazionale che svolge tutto il lavoro di accreditamento .

Proposta suggerita dall’Associazione Italiana Stomizzati(A.I.STOM), Federazione Italiana Incontinenti (FINCO), Associazione Italiana Malformazioni Ano-Rettali (AIMAR), Associazione Pugliese Stomizzati (APS).


A Napoli fanno pesare i pannoloni agli incontinenti a cura di Aldo Franco De Rose

Prof. Aldo Franco De Rose

A prima vista sembrerebbe una bufala, una barzelletta proprio perché tutto succede a Napoli e i napoletani, si sa, una ne pensano e cento ne fanno. Invece poi si scopre che è tutto vero. Alla ASL 2 di Napoli hanno chiesto, agli incontinenti naturalmente, di pesare i pannoloni. Si potrebbe pensare all’ennesimo tentativo per arginare il malaffare e a smascherare i truffatori. Non sarebbe la prima volta che si tenta di speculare e trarre guadagni anche dalla miseria e, con ogni mezzo, lecito e illecito. Ma i responsabili del provvedimento non ci stanno. In questo caso i pannoloni, su richiesta dei responsabili della ASL, vengono realmente pesati ma per altri motivi. Ecco allora i fatti. Nei giorni scorsi, il Tribunale del malato aveva denunciato che, per effetto dei tagli alla spesa, i pazienti dell’azienda sanitaria campana erano costretti a pesare i pannoloni usati in modo che l’Asl potesse verificare se effettiva-

mente fossero in diritto di usufruire di questa fornitura. Ma il direttore generale dell’Asl, Giuseppe Ferraro, non ci stà e pur confermando la misurazione si giustifica dicendo che “si tratta di un test internazionale dalla validità riconosciuta - spiega - Serve a fornirci indicazioni per la scelta giusta dei tipi di pannoloni’’. Il direttore però saprà che il test, attraverso il peso, serve solo a verificare l’incontinenza e quindi quanta urina ha assorbito il pannolone. In entrambi i casi però una cosa è certa: anziani e disabili che ogni giorno usano i pannoloni d’ora in poi dovranno attrezzarsi e almeno per una volta mettere su bilancia il risultato delle loro incontinenze. “E’ una cosa scandalosa - dice il coordinatore del Tribunale per i diritti del malato,  Giuseppe Scaramuzza  -  E’ umiliante per persone che soffrono e che già vivono in condizioni di forte disagio. Sottoporsi a questo genere di pratiche è assurdo, non ho mai sentito nulla del genere’’. ‘’Incrociando alcuni dati in nostro possesso - insiste invece Ferraro - abbiamo scoperto che sul nostro territorio c’era una forte incidenza di allergie, infezioni, malattie e piaghe da decubito dovute al tipo sbagliato di pannolone. Per questo motivo abbiamo chiesto a

chi li utilizza, in un giorno a scelta, di segnalarci il peso del pannolone usato. In questo modo, conoscendo il peso di uno nuovo, saremo in grado di indicargli la tipologia più adatta da usare’’. ‘’Si chiama pad test - insiste  Ferraro - e se ne deducono delle indicazioni mediche specifiche che servono a scegliere meglio il tipo di pannolone. Non si tratta assolutamente di un escamotage per poi tagliare la fornitura - dice in risposta agli esponenti del Tribunale del malato - sono gli specialisti a decidere le quantità di pannoloni da distribuire e, anche potendo, noi non interveniamo su questo. Il nostro interesse è solo capire quali sono i pannoloni migliori per i nostri pazienti’’. Il presidente della FINCO (federazione Italiana Incontinenti) Francesco Diomede è invece del parere che questi livelli si raggiungono quando nel Territorio i cittadini che soffrono di incontinenza urinaria e fecale, che pure sono tantissimi, prestano pochissima attenzione verso la propria Associazione, a caduta, questi sono i risultati...inoltre, e per chi soffre di incontinenza fecale come ci si comporta? Anche queste notizie giungono all’ASL?

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Testimonianza

Riabilitazione pelvi perineale nel dolore neuropatico post STARR Mi chiamo M.G., ho 42 anni e nel 2006 ho subito un intervento chirurgico al pavimento pelvico con la tecnica STARR: emorroidopessi per prolasso muco-emorroidario di IV grado con rettocele. Dopo circa un mese dall’intervento, cessati i tradizionali e tollerabili dolori post-operatori ho incominciato ad accusare diversi fastidiosi sintomi dolorosi di altra natura: bruciore e senso di calore nel retto distale e in vagina, bruciore perineale generalizzato, urgenza e bruciore alla minzione, senso di peso perineale e vaginale con conseguente difficoltà a stare in piedi a lungo e a camminare, dolori inguinali, fitte dolorose come

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punture di spillo sotto la pianta del piede, sulla schiena, sulla pancia sotto le costole e dolori simili a quelli mestruali. In particolare, il bruciore rettale e vaginale era molto intenso e non cessava con l’assunzione di antidolorifici di qualunque tipo, si calmava solo in posizione supina. E’ così iniziata una vera odissea di visite mediche presso diversi specialisti: dal chirurgo che mi aveva operato (il quale sosteneva che i dolori fossero di origine psicologica), al ginecologo che mi curava per un’infiammazione vaginale. Mi sono sottoposta a una miriade di esami, tra cui una defecografia, una rettoscopia, una coloscopia, un ecodoppler e

un’ecografia trans-vaginale che non evidenziavano nulla di anomalo. Ma forti i bruciori e dolori perineali permanevano e limitavano fortemente le mie attività quotidiane. Molti degli specialisti consultati ritenevano i miei fastidi di poco conto e mi spiegavano che l’intervento di Longo (che comunque nel mio caso era perfettamente riuscito in quanto l’evacuazione era ritornata pressoché normale) non è mai scevro da problemi post-operatori, come del resto ogni intervento chirurgico. Finalmente un illuminato colonproctologo di Padova individuava la causa dei miei dolori nell’intrappolamento da parte dei punti metalli-


ci della Starr di qualche nervo (e forse anche di qualche vaso) e mi parlava per primo di dolore neuropatico (per il quale l’unica cura consiste nel bloccare lo stimolo doloroso con farmaci che agiscano sul sistema nervoso centrale). Mi suggeriva allora di compiere un piccolo intervento fisioterapeutico consistente in esercizi di stretching perineale, nel biofeedback e nell’elettrostimolazione. Ma nel mio caso queste due ultime procedure non erano praticabili a causa della presenza dei punti metallici della Starr aggettanti nel retto: dunque avrei potuto fare solamente la fisiokinesiterapia del pavimento pelvico. Dopo aver accertato

l’assenza di danni ai nervi pudendi con un’elettromiografia perineale, ho svolto la fisioterapia presso il Centro di riabilitazione neurologica S. Maugeri di Cassano Murge. Ho iniziato la terapia con diverse sedute di digitopressione sui punti dolenti (trattamento dei trigger point) che contribuivano a far diminuire sia il dolore sia la contrattura dei muscoli pelvici. Alla terapia fisiokinesica il neurologo abbinava, per il dolore neuropatico, una compressa di Lyrica da 25 mg la sera e un antidepressivo (Rivotril o Laroxil) in dosi veramente minime di mattina, all’occorrenza avrei potuto prendere mezza compressa di un ansiolitico (Tavor oro) che attenuava gli attacchi di dolore più acuti. Poi è iniziata la fisioterapia vera e propria: la mia paziente ed esperta fisioterapista (a cui vanno i miei più sentiti ringraziamenti) mi ha aiutato con diversi esercizi a prendere coscienza della mia area perineale e quindi a rieducare al giusto movimento i diversi muscoli (per esempio i glutei, gli addominali, gli adduttori che durante l’attività perineale devono essere inibiti; il muscolo pubo-coccigeo e l’elevatore dell’ano che invece devono essere attivi). Ho imparato anche a rilassarmi e ad abbinare la respirazione al rilassamento per coordinare l’area perineale e facilitare la defecazione magari utilizzando anche la posizione accovacciata con i piedi leggermente sollevati da terra. Una volta coordinata l’area perineale, è incominciata la parte attiva di rinforzo muscolare con una serie di esercizi mirati a incrementare la forza dei muscoli del pavimento pelvico trattando di volta in volta i muscoli vaginali e quelli pelvici. Ho sperimentato anche l’uso dei coni vaginali per rinforzare la parte vaginale e ovviare a piccole perdite urinarie dovute all’indebolimento del pavimento pelvico. Nelle sedute successive mi è stata insegnata l’automatizzazione dei muscoli del perineo durante le attività quotidiane: per esempio ogniqualvolta dovevo sollevare pesi o in relazione a movimenti o a incrementi pressori (terapia comportamentale). Al lavoro presso la clinica Maugeri ho abbinato esercizi domiciliari che ho svolto regolarmente tutte le sere

come sostegno per mantenere nel tempo i risultati (il training domiciliare lo pratico ancora). E, con il passare del tempo, ho notato che il rinforzo sfinterico-muscolare perineale porta giovamento a tutto l’apparato uroginecologico e anale perché l’aumento del trofismo dei muscoli permette un buon sostegno dei visceri pelvici. Sono ormai trascorsi cinque anni dall’intervento: il dolore neuropatico e muscolare è vistosamente diminuito tanto che non assumo più farmaci come il Lyrica o gli antidepressivi; in periodi particolarmente stressanti, quando i dolori si fanno sentire, faccio spesso a casa lo sblocco del piriforme con la pallina da tennis, così come mi è stato insegnato dalla mia fisioterapista. Alla luce della mia dolorosa e lunga esperienza, ritengo che la riabilitazione pelvi perineale sia stata di grande aiuto sia per riappropriarmi della funzionalità pelvica perduta sia per lenire i dolori causati dalla Starr. E mi sento di consigliare a tutti la riabilitazione pelvi perineale nel post operatorio della STARR o di interventi sul pavimento pelvico: infatti la fisioterapia può aiutare sia chi, pur avendo subito un intervento chirurgicamente perfetto, ha ancora problemi legati alla evacuazione perché non riesce a dilatare l’ano (anismo), sia chi sente la parte operata troppo contratta e non riesce a coordinarsi nell’evacuazione (dissinergia), sia chi, come me, pur non avendo subito danni ai nervi pudendi, soffre di dolore neuropatico a causa dei punti della Starr. E’ inoltre fondamentale e definirei salvifico il sostegno psicologico delle fisioterapiste che aiutano le pazienti a riappropriarsi del proprio pavimento pelvico, della funzionalità del proprio corpo e, perché no, anche della propria sessualità! Sarebbe bello che i chirurghi riflettessero bene su quello che fanno quando eseguono i loro interventi pubblicizzati come semplici e miracolosi e che magari suggerissero alle pazienti di compiere da subito la riabilitazione del pavimento pelvico, che, a volte, aiuta già da sola a convivere con i prolassi e magari evita alle pazienti anche le complicanze e gli esiti più terribili di alcuni interventi chirurgici.

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COGNOMI

IMBARAZZANTI ORA È PIÙ FACILE CAMBIARE COGNOME O AGGIUNGERNE UN ALTRO

Cognomi imbarazzanti? ora è più facile cambiare cognome o aggiungerne un altro, è sufficiente un decreto del prefetto e anche l’immigrato divenuto cittadino italiano potrà avere un doppio cognome volendo mantenere il nome con cui è conosciuto. Pertanto, stop ai patronimici imbarazzanti tipo Chiappa, Maiale, Coscia o addirittura Puzzettolina…

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che certamente, per chi era costretto a portarli potevano essere un peso insostenibile. Ma a cambiare un cognome strano, mettendo fine ad un imbarazzo, spesso fonte di vergogna, che spesso si trascina da una generazione all’altra, adottandone uno più «portabile», non è poi così difficile. Ora basta una domanda circostanziata che spieghi i motivi della volontà di cambiare, indirizzarla al Prefetto che potrà rispondere con un decreto di concessione. In pratica, si potrà chiedere di unire al cognome del padre quello della madre, ma si potrà anche chiedere di aggiungere il cognome del marito ai propri figli da parte della donna che, rimasta vedova o divorziata, si è risposata. Ed altra novità, potrà fare istanza anche chi è divenuto cittadino italiano e vuole però che venga mantenuto il nome con cui è conosciuto.


Enuresi...

Un problema diffuso ma risolvibile

Prof. Aldo Franco De Rose

Aldo Franco De Rose L’enuresi è una forma di incontinenza urinaria intermittente che si verifica durante la notte: il bambino, più raramente l’adulto, non riesce a svegliarsi al momento dello stimolo per fare la pipì e bagna il letto. Ma l’Enuresi infantile è molto diffusa; in pratica ne soffre 1 bambino su 10 dai 6 ai 14 anni ed è stato calcolato che , ogni notte, mediamente bagnano il letto più di 600mila bambini italiani. Infine, un adulto su 100 si trascina dall’infanzia questa problematica senza averla mai risolta. Perché l’Enuresi Alla base dell’enuresi vi sono due componenti fisiche: l’eccessiva produzione di urina dovuta ad un mancato riassorbimento di liquidi da parte del rene (componente poliurica) e la vescica troppo piccola (componente fisiologica). Mentre in bambini che non lamentano questo disturbo, la produzione di un ormone, la vasopressina, favorisce il riassorbimento della pipì da parte del rene e quindi permette di trattenere

la pipì fino al risveglio, nei bambini enuretici, intorno alle 3-4 di notte, si verifica un calo nella produzione di questo ormone. La pipì non viene riassorbita dal rene e il bambino si sveglia bagnato. A questo bisogna aggiungere un ulteriore problema: nei bambini enuretici, l’organo della vescica, il “contenitore” della pipì, è spesso molto piccolo. La Diagnosi Prima di tutto è importante l’anamnesi: se in famiglia ci sono casi di enuresi infantile, per il bambino aumentano le probabilità di diventare a sua volta enuretico. La collaborazione della famiglia è necessaria: i genitori dovrebbero tenere un calendario in cui registrare le notti asciutte e le notti bagnate; compilare il diario minzionale, segnando quante volte il bambino fa la pipì durante il giorno, se corre in bagno e se ha le mutandine bagnate; pesare il pannolino la mattina per comprendere quanta urina è fuoriuscita durante la notte, ossia se l’urina prodotta eccede la capacità vescicale. Per una corretta diagnosi, prima di tutto, è opportuno distinguere fra enuresi monosintomatica, che si manifesta quando il bambino bagna il letto solo una volta per notte, e non è correlabile a disturbi vescicali, ed enuresi non monosintomatica, riscontrabile quando, oltre a bagnare il letto la notte, il bambino ha problemi anche durante il giorno e spesso corre in bagno all’ultimo momento

bagnando talvolta le mutandine. La terapia Si inizia con una terapia comportamentale. Può sembrare paradossale ma i bambini con enuresi devono bere almeno 1,5 litri d’acqua al giorno, tra le 8 e le 18, in modo da abituare la vescica alla quantità di pipì che riceverà durante la notte. E’ importante insegnare ai bambini a fare la pipì correttamente - non di corsa e svuotando completamente la vescica -, facendo comprendere loro che la vescica può essere governata. I genitori devono ricordarsi di far fare la pipì al bambino prima di andare a letto La terapia farmacologica prevede la somministrazione di desmopressina, un omologo sintetico della vasopressina. La desmopressina aiuta il riassorbimento dell’acqua a livello del rene e quindi, contrae il volume dell’urina prodotta durante la notte. Perché la terapia farmacologica abbia effetto, è importante che venga impostata correttamente. Il dosaggio del farmaco sarà stabilito dal pediatra, in base al peso e all’età del bambino e ad altri fattori discussi durante la visita. Anche la durata della terapia è importante e sarà stabilita dal pediatra a seguito di significative valutazioni. Dalla letteratura scientifica e dall’esperienza clinica emerge che il trattamento ottimale dura 3 mesi, da prolungare a 6 in caso di non totale risoluzione del problema. La terapia farmacologica è indicata in caso di enuresi monosintomatica.

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RUBRICA

GLI ESPERTI

RISPONDONO DOMANDA Gentile prof De Rose, leggo i suoi consigli da molti anni su salute repubblica e clicmedicina e per questo mi ricolgo a lei per un consiglio, questa volta per me. Ho 65 anni, un anno addietro sono stato operato di prostata e ora sono incontinente dopo varie vicissitudini. Ecco dunque la mia odissea. Per prima cosa sono stato sottoposto ad intervento di adenomectomia transvescicale per ipertrofia prostatica benigna, senza ostruzione urinaria in quanto non avere alcun disturbo della minzione o altri sintomi delle basse vie urinarie. Dopo varie vicissitudini di catere dal pene e dalla pancia (epicistostomia, sono stato dimesso dopo circa 18 giorni. Dopo 2mesi e 20gg sono stato sottoposto a

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uretrotomia a Lama fredda presso ambulatorio ospedaliero (dallo stesso medico), per “ritenzione urinaria acuta post ATV da stenosi dell’uretra”. Per il perdurare a fasi alterne di perdite e ritenzioni acute, ho eseguito cistouretrografia retrograda e minzionale che mette in evidenza riduzione di calibro a livello bulbare e soprattutto prostatico. Aspetto imbutiforme del collo vescicale, rimosso il catetere in fase di esame e fatta assumere al paziente la posizione eretta, immediata e involontaria opacizzazione dell’uretra con completo svuotamento della vescica. Dopo qualche mese sono stato ricoverato presso altro ospedale per “stenosi uretrale recidiva + diaframma post adenomectomia prostatica”. Operato per via endoscopica di uretrotomia + revisione della Loggia prostatica. Viene eseguito prelievo bioptico. Risultato iperplasia nodulare prostatica


di tipo fibroleiomuscolare. Indipendentemente dallo sforzo sussiste una perdita di urina involontaria, (+/-) ciò a tutt’oggi (dopo più di un anno!) meno frequenti gli episodi di ritenzione acuta. C. R. - Roma

RISPOSTA L’intervento di adenomectomia prostatica transvescicale (APTV) è consigliabile per un adenoma di grosse dimensioni e quindi superiore a 60-70 gr. Tutti gli interventi però, anche endoscopici come TURP o Laser, si rendono necessari solo in presenza di disturbi minzionali (aumento della frequenza diurna e notturna, episodi di urgenza, ritenzione urinaria) o febbre e quando la terapia medica (alfalitici e/o inibitori delle 5 alfa reduttasi) risulti inefficace. Infatti, il 30% degli uomini, pur avendo un adenoma, non lamenta disturbi della minzione e quindi non è necessario alcun intervento in quanto non migliora lo svuotamento e si evitano le potenziali complicanze. Infatti, tra le complicanze dell’ APTV, circa il 2% dei soggetti trattati presenta una stenosi uretrale, cioè un restringimento più o meno marcato del canale attraverso cui le urine defluiscono dalla vescica verso l’esterno, e quindi urina male fino a bloccarsi. Dopo l’intervento endoscopico di uretrotomia però, che in questi casi si rende necessario, non sempre si risolve il problema in quanto circa il 65% (per alcuni anche 80%) delle stenosi uretrali recidivano e spesso si rende necessario l’intervento di escissione della stenosi e l’uretroplastica. L’ incontinenza urinaria si determina per un danno e quindi un indebolimento dello sfintere striato dell’uretra che potrà essere risolta con la riabilitazione perineale, terapia medica o chirurgica. Naturalmente bisogna escludere infezioni e/o instabilità vescicale: entrambi possono essere responsabili dell’incontinenza che però si risolve con la terapia medica. Prof. Aldo Franco De Rose Specialista Urologo e Andrologo Clinica Urologica Osp. S. Martino Genova

DOMANDA Dopo l’intervento non ho più urinato. Sono una donna di 72 anni. Ricoverata per una trombosi venosa profonda, sono caduta dal letto che non aveva le sbarre alzate, e mi sono rotta il femore con conseguente operazione fortunatamente riuscita.

Dopo l’operazione è stato messo il catetere che non mi è stato levato per molti giorni. Quando si sono decisi a levarlo non ho più urinato subito, quindi il catetere mi è stato rimesso: in conclusione, dopo due mesi dall’operazione, sono stata rimandata a casa... col catetere! Ho spesso infezioni urinarie, come dimostra il fatto che mi viene somministrato il monuril  ma nessuno  vuol prendersi la responsabilità di levarmi il catetere per più tempo, non la dottoressa dell’ospedale, fermissima nella sua decisione pro catetere, non la dottoressa di base, che si rimette al parere della dottoressa dell’ospedale e io che cosa devo fare, tenere il catetere per  il resto della mia vita?   Cosa potrebbe succedere a rimuovere il catetere?

RISPOSTA Dopo la rimozione del catetere non sempre si riesce ad ottenere la ripresa spontanea della minzione. Infatti le cause che determinano la ritenzione completa di urine, anche nella donna, possono essere molteplici e per questo dovranno essere individuate e trattate dallo specialista urologo. Inizialmente, qualora si ipotizzi una ostruzione del collo vescicale, potranno essere utilizzati i farmaci alfa-litici: come nell’uomo, questi diminuiscono le resistenze e favoriscono la minzione. Più rare sono le stenosi dell’uretra nella donna per pregresse infezioni. Altre volte è proprio la vescica che non riesce a contrarsi e quindi ad eliminare le urine: andranno ricercate eventuali lesioni neurologiche, alterazioni dismetaboliche (diabete scompensato) o grossi diverticoli. Naturalmente andranno esclusi abbassamenti importanti della stessa vescica (cistocele) che, oltre ad infezioni possono causare anche ritenzione. In caso di persone anziane e/o allettate, potrà invece essere la ripienezza della ampolla rettale, e quindi la stipsi, ad ostacolare la minzione. Per le infezioni urinarie però non è giustificata l’assunzione di antibiotici per uno – due giorni. Questo comportamento favorisce le resistenze dei germi e per questo dovrà essere evitato. E’ consigliabile invece eseguire l’urinocoltura, trattare una eventuale infezione in modo mirato, per almeno 10-15giorni. Qualora non si riesca a ripristinare la minzione spontanea il catetere andrà sostituito periodicamente (25 giorni, se in silicone) mentre per gli spostamenti potrà essere collegato ad un sacchetto posizionato sulla gamba o coscia, in modo da favorire la raccolta delle urine. Prof. Aldo Franco De Rose Specialista Urologo e Andrologo Clinica Urologica Osp. S. Martino Genova

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Questionario

FINCO

Gentile lettore, Le saremmo molto grati se volesse prendere parte a un’indagine che l’Assai (Associazione Andrologi Italiani) ha proposto alla Finco. Il questionario è anonimo e durerà circa 10 minuti e deve pervenire alla FINCO (V.le O. Flacco,24 - 70124 Bari). Legga con attenzione il questionario in tutte le sue parti e lo compili in base al suo punto di vista ed esperienza di vita, rammenti che non esistono risposte giuste o sbagliate, pertanto si senta libero di esprimere la sua opinione senza condizionamento alcuno.

PARLANDO DI QUALITÀ DELLA VITA, QUANTO SONO IMPORTANTI PER LEI I SEGUENTI ASPETTI SU UNA SCALA DA 1 A 10? (DOVE 1= PER NIENTE IMPORTANTE E 10 = ESTREMAMENTE IMPORTANTE). AMICIZIA

FAMIGLIA

RELIGIONE

SOLDI

AMORE

IMPEGNO SOCIALE

SALUTE

SQUADRA DEL CUORE

BUONA CUCIN

LAVOR

SESSO

QUALI SONO I 3 INGREDIENTI PRINCIPALI CHE, SECONDO LEI, DEFINISCONO UN “BUON RAPPORTO” ? (SEGNI UN MASSIMO DI 3 RISPOSTE) SODDISFAZIONE DI ENTRAMBI I PARTNER

IL MIO PIACERE PERSONALE

FARE SESSO CON LA PERSONA CHE AMO

LA DURATA DEL RAPPORTO

IL PIACERE DEL MIO/A PARTNER

AVERE SPESSO AVVENTURE OCCASIONALI

LA TRASGRESSIONE

LA DOLCEZZA

ALTRO (SPECIFICARE) ________________

HAI MAI SOFFERTO DI INCONTINENZA URINARIA? SE SÌ, COME È INIZIATA?

DOPO GRAVIDANZA

SI DOPO MENOPAUSA

DA QUANTO TEMPO SOFFRE DI INCONTINENZA URINARIA?

NO NESSUNO DI QUESTI

MESI

ANNI

QUALE SONO LE MODALITÀ CON CUI PERDI LE URINE? DOPO SFORZO 16

DOPO UN FORTE STIMOLO

ENTRAMBI


QUANTI ANNI HA? HA CONSULTATO UNO SPECIALISTA?

SI

SE SÌ, QUALE SPECIALISTA?

UROLOGO

NO GINECOLOGO

COSA LE È STATO PRESCRITTO PER RISOLVERE L’INCONTINENZA URINARIA? (POSSIBILI PIÙ RISPOSTE) TERAPIA CHIRURGICA

TERAPIA MEDICA

USO IL PANNOLINO

RIABILITAZIONE PELVICA

NESSUNA TERAPIA

ALTRO (SPECIFICARE) _________________________

ORA CI SONO ALCUNE DOMANDE ALLE QUALI MOLTI HANNO RISPOSTO PRIMA DI LEI. MI DICA QUANTO È D’ACCORDO CON CIASCUNA DI ESSE ATTRAVERSO LA SCALA MOLTO - ABBASTANZA - POCO - PER NIENTE. (SEGNI UNA SOLA RISPOSTA PER OGNI RIGA METTENDO UNA CROCE NEL QUADRATINO CORRISPONDENTE). DOMANDA

RISPOSTE POSSIBILI >

1.

IL MIO PARTNER SA DELLA MIA INCONTINENZA MA NON NE PARLIAMO MAI

2.

QUANDO HO PICCOLE PERDITE NON SE NE ACCORGE NESSUNO

3.

PENSO CHE LA RIABILITAZIONE PELVICA SIA UNA SOLUZIONE

4.

SPESSO AFFRONTIAMO INSIEME IL PROBLEMA DELL’INCONTINENZA

5.

PARLO SPESSO DELLA MIA INCONTINENZA CON IL MIO PARTNER

6.

L’INCONTINENZA INTERFERISCE SULLA QUALITÀ DELLE MIE RELAZIONI

7.

L’INCONTINENZA CI HA ALLONTANATI E I NOSTRI RAPPORTI SONO PIÙ FREDDI

8.

VORREI UNA SOLUZIONE VELOCE ANCHE SE CI FOSSERO EFFETTI COLLATERALI

9.

HO PROVATO LA TERAPIA CHIRURGICA PER RISOLVERE LA MIA INCONTINENZA

MOLTO

ABBASTANZA

POCO

PRE NIENTE

10. MI SFORZO DI FARE TANTA PIPÌ PRIMA DI UN RAPPORTO CON IL MIO PARTNER 11. CONOSCERE ALTRI CON IL MIO PROBLEMA NON MI FA SENTIRE SOLO 12. SONO TANTI ANNI CHE AFFRONTO QUESTO PROBLEMA 13. L’INCONTINENZA INFLUENZA LA NOSTRA INTIMITÀ E I RAPPORTI SESSUALI 14. MI È STATA PRESCRITTA UNA TERAPIA RIABILITATIVA DEL PAVIMENTO PELVICO PER RISOLVERE IL PROBLEMA DELL’INCONTINENZA 15. È BELLO SAPERE CHE NON SEI SOLO CON QUESTO PROBLEMA 16. L’INCONTINENZA INCIDE SULLA MIA VITA DI COPPIA 17. QUALCHE GOCCIA DI URINA NON INTERFERISCE CON IL RAPPORTO SESSUALE 18. SPESSO DIMENTICO DI SOFFRIRE DI INCONTINENZA 19. LA PERDITA DI URINA INVOLONTARIA MI FA SENTIRE DI AVERE UN HANDICAP 20. FREQUENTARE PERSONE CON LO STESSO PROBLEMA NON MI FA SENTIRE MEGLIO 21. CERCO SPESSO UNA SOLUZIONE PER L’INCONTINENZA 22. LA QUALITÀ DELLA VITA È SCARSA PER CHI SOFFRE DI INCONTINENZA

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GESTIONE INTESTINALE

Irrigazione transanale

a cura di Ciracira Deborah, infermiera. Fondazione Salvatore Maugeri IRCCS Cassano delle Murge (Ba) UO di Neurologia Neuroriabilitazione Unità Spinale. Deborah Ciracira

L’irrigazione transanale è un sistema di rieducazione dell’intestino neurologico, che si attua in tutti i soggetti che presentano turbe dello svuotamento intestinale: incontinenza e/o stipsi. L’intestino neurologico rappresenta una delle disfunzioni a più alto impatto sulla qualità di vita dei pazienti con lesione midollare. Interessa dal 50% al 95% dei pazienti con lesione midollare e si traduce nei seguenti sintomi: perdita del controllo volontario della defecazione, perdita della capacità di percepire lo stimolo, perdita della capacità di rinviare l’atto defecatorio. Dal 2004 il lavaggio colico è il sistema che ha dimostrato la maggiore efficacia come alternativa a comuni trattamenti conservativi quali lassativi, supposte, evacuazione manuale e stimolazione digitale. Tale sistema stimola la peristalsi intestinale facilitando cosi un efficace e completo svuotamento. L’acqua sale lungo l’intestino con una pressione minima, ma costante, grazie ad un sistema meccanico di controllo pressorio e ad un palloncino di ancoraggio che ne arresta la fuoriuscita. Raggiunto il riempimento desiderato, si sgonfia il palloncino per consentire l’evacuazione. L’adattamento personale alla procedura di irrigazione può essere raggiunto in genere dopo 4-6 settimane di trattamento utili per consolidare la pratica. Tale procedura deve essere eseguita esclusivamente secondo

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prescrizione medica o da parte di un infermiere specializzato. Dopo la prima irrigazione, la persona potrà provare la procedura in autonomia, fino al momento in cui l’utilizzatore sarà sicuro e avrà fatto della procedura una normale routine. È controindicata in fase di shock spinale, in caso di stenosi organica del colon, diverticoliti ricorrenti, proctiti, malattia emorroidaria complicata e in situazioni tipo “ disreflessia autonomica”. A ragione di quanto sopra, sulla scorta di quanto sperimentato in altri centri qualificati, la prima irrigazione retrograda, per ciascun paziente, viene da noi, Fondazione Salvatore Maugeri di Cassano delle Murge, eseguita in sala radiologica, in scopia, grazie all’uso di liquido con mezzo di contrasto. Ciò permette di ottimizzare e personalizzare i seguenti parametri:

• Volume dell’aria nel palloncino • Volume dell’acqua • Frequenza dell’irrigazione • Assunzione di farmaci, lassativi e prodotti per la formazione della massa fecale. In conclusione ne consegue che l’irrigazione transanale retrograda appare il presidio migliore che permette un rapido svuotamento intestinale, una netta riduzione dell’incontinenza fecale, delle infezioni urinarie sintomatiche, della terapia farmacologica che, comunque, va spesso associata. Inoltre tutti i pazienti che hanno adottato questa tecnica, sia durante il periodo di degenza che nel post ricovero hanno manifestato un elevato grado di soddisfazione e miglioramento della qualità di vita.


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° VI finco convegno nazionale

“moving to the future”

BARI

29 e 30 NOVEMBRE 2012

Sheraton Nicolaus Hotel

Via Cardinal Ciasca – Bari Poggiofranco

IL LIBRO BIANCO SULL’INCONTINENZA URINARIA

ha consegnato insieme al Prof. Lucio Miano (Presidente del Comitato Scientifico della Finco) una targa ricordo alla Dottoressa Lucia Zanollo, figlia del compianto Prof. Alberto, pioniere della neuro/urologia italiana. Subito dopo è stato presentato il Libro Bianco sull’Incontinenza urinaria, pubblicazione unica nel suo genere a livello internazionale, alla quale hanno contribuito i massimi esperti dell’incontinenza urinaria su tutti i fronti, medico, psicologico, soDr.ssa Pamela Pellegrini

Il VI Convegno Nazionale FINCO, che si è svolto il 29 e 30 novembre presso lo Sheraton Nicolaus Hotel, a Bari, segna un passaggio evolutivo nella storia della nostra (e vostra) associazione. In un periodo storico in cui la crisi, la burocratizzazione e le politiche economiche fanno ormai da padrone, il Convegno si configura come un’occasione di confronto, di discussione civile, di reciproco rispetto e influenza, che segna sì una crisi, ma intesa come ne parlavano gli antichi greci, laddove krisis corrisponde a stravolgimento, cambiamento e rinascita. In apertura del convegno il Presidente della FINCO Francesco Diomede

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ciale e legale. A differenza dei precedenti convegni, sono state affrontate tematiche generalmente poco considerate in tali sedi, come l’incontinenza pediatrica, l’impatto dell’incontinenza sulla sessualità, i problemi relativi all’età adolescenziale e le importantissime norme comportamentali. Tutti i relatori, indistintamente, hanno dato un grande e professionale contributo, permettendo al Convegno (e a noi tutti) di raggiungere


l’obiettivo prefissato: la massima divulgazione delle problematiche collegate all’incontinenza in ogni fascia d’età, sesso, razza e condizione sociale, con il diretto coinvolgimento delle persone affette dal problema, delle loro famiglie, dei professionisti della salute e dei mass-media, uniti in un percorso riabilitativo, sociale, economico, psicologico e sessuale. Nel merito la splendida testimonianza della presidente della Finco Campania, la gentile Sig.ra Carmela Crescenzo, che grazie alla magistrale conduzione del prof. Aldo Franco De ha esposto in maniera concreta le problematiche cui vanno incontro le persone che soffrono di incontinenza. Altrettanto importante il contributo dato dalle esponenti della WIFP (World Federation of Incontinent Patients), nell’ottica di una cooperazione internazionale nell’affrontare i problemi legati all’incontinenza, prescindendo dalle politiche e dalle configurazioni della sanità dei diversi

Paesi. Il Convegno ha rappresentato un evento di primo piano anche sotto il profilo dei risultati conoscitivi che ne deriveranno a tutto vantaggio delle politiche e delle concrete iniziative che, rispettivamente nell’ambito delle loro competenze, le differenti Istituzioni dovranno utilizzare per conseguire risultati socialmente utili ed apprezzabili per i pazienti e le loro famiglie. Il messaggio augurale del Senatore Giuseppe Caforio e la partecipazione del Senatore Luigi d’Ambrosio Lettieri (Segretario della 12^ Commissione Permanente Igiene e Sanità del Senato della Repubblica) confermano l’interesse e l’impegno, preso anche personalmente dal Senatore Lettieri, nell’affrontare e risolvere le problematiche delle persone che soffrono di incontinenza, portando le nostre e vostre richieste nelle sedi decisionali. Nonostante la crisi economica e la spending review abbia comportato

tagli al personale sanitario, con una conseguente drastica diminuzione di coloro che avrebbero potuto di partecipare, nonché la difficoltà nel reperire fondi da investire nell’evento, il Convegno è stato un successo, la partecipazione è stata comunque superiore alle aspettative e il futuro si mostra impegnativo e pieno di luce. A partire dal cambio della denominazione e del logo (da FINCO a FINCO PP, ossia Federazione Italiana Incontinenti e disfuzioni del Pavimento Pelvico), giungendo alla Scuola Nazionale per Professionisti Sanitari della Continenza e del Pavimento Pelvico e alla conseguente istituzione del registro nazionale dei “Professionisti Sanitari della Continenza e del Pavimento Pelvico”. Informazione, formazione e lavoro in rete con passione costituiscono il filo rosso che lega la FINCO di ieri, la FINCO-PP di oggi e le persone di sempre.

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CONFERENZA STAMPA PRESENTAZIONE DEL “LIBRO BIANCO SULL’INCONTINENZA URINARIA”

Alessandra Morelli

Il 20 novembre 2012 si è svolta a Roma, presso la Sala Nassirya del Senato della Repubblica, la conferenza stampa de “Il Libro Bianco sull’incontinenza urinaria”. Un libro unico nel suo genere, che ha dato forma e voce all’incontinenza: un disturbo che colpisce soprattutto il 60% delle donne (senza escludere bambini e uomini), patologia che ha effetti negativi e devastanti, che portano l’individuo ad isolarsi e a sentirsi fisicamente e psicologicamente più fragili. “L’incontinenza urinaria - ha spiegato il presidente della FINCO Francesco Diomede - rimane una patologia sommersa in quanto pudore, vergogna e disagio spingono l’incontinente a soffrire in silenzio, evitando di rivolgersi al medico e ricorrendo ad acquistare pannolini: Colpevole di questo anche la pubblicità ingannevole dei media che presenta una donna sorridente e sicura mentre indossa il pannolino, nascondendo così i problemi reali: cattivi odori ed irritazioni genitali”. “Ma, alle cure, – conclude il pre-

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a cura di Alessandra Morelli Volontaria Servizio Civile sidente – si rinuncia anche per motivi economici: il nostro Sistema Sanitario dispensa la terapia medica solo per il disturbo minzionale correlato a patologie come ictus, traumi, Parkinson e tumori (nota AIFA 87) e non per la sindrome da urgenza minzionale, molto più frequente, dovuta a contrazioni involontarie della vescica e caratterizzata da improvviso e irrefrenabile bisogno di urinare”. Dopotutto, non è una novità che tale disagio sia un tabù e quindi impossibile da condividere con coscienza e serenità col proprio familiare o amico. Anzi, è esattamente la voglia di non essere “giudicati”, che spinge queste persone a viversi estraneamente. E come se non bastasse, sono costantemente tartassati da ingiustizie sociali e tasse, che li vede vittime di un sistema sanitario che non funziona e, soprattutto, non interagisce. La Conferenza stampa, condotta dal giornalista/prof. Aldo Franco De Rose, è anzitutto su quest’ultimo punto che si è voluto soffermare: il Sen. Luigi D’Ambrosio Lettieri - segretario 12ma Commissione Igiene e Sanità – ha elencato e spiegato quali sono le problematiche che affliggono il nostro sistema e ha dato sua completa disponibilità nel cercare di sostenere le rivendicazioni socio/assistenziali denunciate dal presidente della Finco il Cav. Francesco Diomede. Tali argomenti sono stati illustrati e sviscerati con interesse anche dalla Sen.ce Emanuela Baio - componente la 12ma Commissione Igiene

e Sanità -, dal Prof. Lucio Miano Responsabile del Comitato Scientifico Finco - e dallo stesso prof. Aldo Franco De Rose . Interesse ha anche destato la costituzione da parte della Finco di un pool di avvocati guidati dal vicepresidente Finco, l’avv. Marcello Stefani. L’attenzione è stata accolta con partecipazione di importanti testate giornalistiche, quali Rai Parlamento, Telenorba e Retenews Pianeta Salute. Per analizzare queste tematiche e per presentare il “Libro Bianco sull’incontinenza urinaria”, il 29 e 30 novembre 2012 si è svolto a Bari il “VI Convegno nazionale” della Federazione Italiana Incontinenti. La riuscita di questi eventi ci dà sicuramente la forza e la speranza di perseguire nei nostri obiettivi, perseverando con impegno e passione, affinchè la nostra associazione possa essere sempre la voce delle persone affette dalla patologia, ed un tramite tra loro e le istituzioni.


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ONLUS Federazione Italiana Incontinenti

e Disfunzioni del Pavimento Pelvico

Noi della FINCO PP non ci fermiamo mai e attraverso molteplici iniziative siamo sempre impegnati per...

eliminare nelle persone colpite da incontinenza il senso di vergogna, incoraggiandole nel cercare aiuto e sostegno • grazie ai “Centri” accreditati FINCO PP favoriamo una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo, con l’auspicio di donare la “libertà” alle persone afflitte dal problema • lottiamo per ottenere le rimborsabilità dei farmaci per la continenza • rivendichiamo dispositivi medici di “qualità”, assicurando la libera scelta • sensibilizziamo le istituzioni nel far costruire bagni pubblici igienicamente validi e presidiati • sin dalla costituzione della FINCO PP rivendichiamo una legge nazionale a nostra tutela • stimoliamo in ogni provincia l’istituzione dei “centri per la riabilitazione, cura e prevenzione dell’incontinenza” • grazie alla “Giornata nazionale per la prevenzione e la cura dell’incontinenza” che ogni anno si svolge in Italia il 28 giugno, stimoliamo la cittadinanza, le istituzioni ed i media verso una cultura che sconfigga l’ultimo tabù medico: l’incontinenza • inviamo agli associati la nostra rivista EUREKA • grazie al numero verde nazionale forniamo informazioni utili ad ogni problematica. Ma per realizzare tutto questo servono fondi, risorse che ci rendano liberi di pensare, camminare e programmare, intraprendendo strade inesplorate che migliorino la nostra qualità e quantità di vita.

Puoi scegliere differenti modalità per sostenerci... Versamento su C/C postale n. 69779080 Bonifico Postale IBAN IT43 T076 0104 0000 0006 9779 080 Bonifico Bancario IBAN IT28 R033 5901 6001 0000 0007 579 Nella tua dichiarazione dei redditi puoi anche effettuare un gesto di grande cultura, civiltà e solidarietà donando il tuo 5 PER MILLE alla FINCO PP, scrivendo il nostro codice fiscale e firmando il riquadro che trovi all’interno della dichiarazione. Non ti costa nulla!

Federazione Italiana Incontinenti e Disfunzioni del Pavimento Pelvico Via Orazio Flacco, 24 - 70124 Bari Tel. 080 5093389 - Fax 080 5619181 finco@finco.org

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Auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo

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Eureka n.12  

Eureka Anno VII n. 2 Luglio Dicembre 2012

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