Issuu on Google+

Anno V N. 44-45 14-11-2009 www.filotea.info

Filotea

I CRISTIANI E LA FATICA DI PENSARE

Se noi risolviamo i problemi della fede col metodo della sola autorità, possediamo certamente la verità, ma in una testa vuota! (San Tommaso) “La preghiera, come la vita, ha un suo ritmo che la sostiene, che permette di prolungarla senza fatica. [...] E’ come uno che ha scoperto il buon ritmo del cammino e può andare avanti per chilometri senza stancarsi. Anche nella preghiera è importante un certo ritmo, al contempo fisico, psichico, interiore. In che cosa consiste questo ritmo? E’ quella musica che portiamo dentro di noi, è il respiro. Questo è il ritmo fondamentale della vita, ciò che ci dà i tempi del vivere”. E’ una preghiera non “deviata”, una preghiera finalizzata a mettersi nelle mani di Dio e a buttarsi nel servizio ai fratelli, quella che descrive il cardinal Carlo Maria Martini nelle pagine del suo ultimo libro pubblicato da Mondadori, Qualcosa di così personale. Pagine in cui parla della malattia, del prepararsi alla morte, coraggiosamente e contro tendenza. La preghiera, da apprendere lentamente, è personale, ma è anche comunitaria. Non potevano mancare approfondimenti biblici da parte di uno studioso del suo calibro, come quelli al Padre nostro: la preghiera del discepolo del Regno, di colui che vuole soprattutto il Regno della giustizia, della verità, della perfetta fraternità. Soprattutto per il giovane. La tappa dell’adulto è diversa: la preghiera del Regno diviene la preghiera del povero, di colui che nel Regno arranca, fa fatica e ha bisogno del pane, del sostentamento quotidiano, ha bisogno del perdono, della forza nelle difficoltà. L’adulto cerca il Regno

Punto di vista

“La preghiera, come la vita, ha un suo ritmo che la sostiene” del Padre a partire dalla propria fragilità riconosciuta. Bibbia e mistica. Per parlare del lento apprendimento della preghiera, è a santa Teresa d’Avila che si ispira Martini, descrivendo le tre situazioni della preghiera personale: la preghiera spontanea, la preghiera difficile e la preghiera-dono. La preghiera di intercessione chiude tutto il percorso che guida al lento apprendimento della preghiera, una preghiera che “trasforma veramente la vita”, senza eccessi o deviazioni, descritti in pagine precedenti del libro. Filotea


vo è stato un momento essenziale del nostro passato, e che quindi un viaggio nel Medioevo potrà darvi il duplice piacere di incontrare insieme l’altro e voi stessi.” Jacques Le Goff racconta alle nuove generazioni che cos’è stata, veramente, “l’età di mezzo” della storia occidentale, da dove sono sorte le sue leggende, qual era la quotidianità degli uomini e delle donne medievali, e soprattutto perché sia tanto importante per noi, oggi, conoscere da Riccardo Chiaberge, Lo scisma. Cattolici dove veniamo. Età di lettura: da 12 anni. senza papa, Longanesi, 2009, 17,60 euro

In libreria

Un’inchiesta tra i cattolici che non sì riconoscono nelle posizioni attuali della Chiesa, e in particolare nella linea di Benedetto XVI, su temi come la famiglia, la donna, il divorzio, l’aborto, le unioni di fatto, i gay, la fecondazione assistita, l’eutanasia, il testamento biologico, la ricerca sulle cellule staminali embrionali, il celibato ecclesiastico, il sacerdozio femminile. Un viaggio nella società civile e nelle realtà ecclesiali di base che fa finalmente luce su un continente sommerso per lo più ignorato dai media, tra associazioni professionali, laboratori scientifici, centri culturali, università, ospedali, comunità monastiche, organizzazioni missionarie e di volontariato: tutti i luoghi in cui il popolo cattolico, in Italia e all’estero, si confronta giorno per giorno coi problemi del mondo d’oggi e coi bisogni degli individui e delle famiglie, sfidando veti e chiusure della gerarchia vaticana, senza però mai rinnegare la propria fede. Jacques Le Goff, Il medioevo raccontato da Jacques Le Goff, Laterza, 2009, 12,00 euro “Se studiate il Medioevo vi accorgerete che è diverso da ciò che siamo, da ciò che l’Europa è oggi diventata. Avrete come l’impressione di fare un viaggio all’estero. Occorre non dimenticare che gli uomini e le donne di questo periodo sono i nostri antenati, che il Medioe-

Piero Coda - Saverio Gaeta, Dio crede in te. Perché vale la pena di prenderlo sul serio, Rizzoli, 2009, 19,50 euro La fede ha motivazioni oggettive o è un atto “cieco e assoluto”? Gesù Cristo “vero Dio e vero uomo” è un’invenzione dei Vangeli? La scienza riuscirà mai a spiegare perché c’è quello che ci circonda e non piuttosto il nulla? C’è un destino che attende l’anima al termine della vita? Raccogliendo la sfida dei numerosi testi che in questi ultimi anni si sono proposti di mettere in discussione la dimensione spirituale che da millenni accompagna l’umanità, questo libro intende mostrare che Dio per primo ha creduto nell’uomo, creandolo e ponendolo al vertice dell’universo, e che proprio per questo motivo lo ha reso libero di scegliere se ricambiare il suo amore.


Di chi parliamo, quando parliamo di... “crocifissi alle pareti ”

Marco Travaglio: Ma io difendo quella croce

[Marco Travaglio. Da Il Fatto Quotidiano n°38 del 5 novembre 2009] Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io. Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri ponti-

ficava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”. Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una “tradizione” (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta “civiltà ebraico-cristiana”


Natalia Ginzburg: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”

(furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare). Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”). Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all’asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci - a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo.

Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia - si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all’uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l’8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell’uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.


Viviamo la Parola di Dio

XXXIII Domenica - Apocalissi

Dn 12,1-3/ Mc 13,24-32

[Dal sito www.tiraccontolaparola.it]

Siamo alla fine dell’anno liturgico, stiamo per salutare l’amico Marco e Pietro, suo maestro. Domenica prossima affronteremo la sconcertante festa della regalità di Cristo, poi l’Avvento a preparaci a sopravvivere alla tragedia del Natale (non che sia una tragedia, è che così l’abbiamo ridotto!). Oggi la Parola ci orienta in una direzione ostica e impegnativa, ci invita a guardare avanti e altrove e con un altro sguardo.

Avanti È uno dei temi più trascurati della fede cristiana, essendo la Chiesa tutta intenta, in questi fragili tempi, ad andare all’essenziale: è il tema del futuro, della fine del mondo, in teologichese, i novissimi. Cosa succederà domani? Come andrà a finire la Storia? Che ne sarà di noi? Predicazioni medioevali e film di serie “B” ci rappresentano la fine del mondo come un delirio di fiamme e di distruzione, come il sommo giudizio finale fatto di caligine e di paura. La “colpa” di questa interpretazione approssimativa è del linguaggio apocalittico usato da alcuni libri della Scrittura, come il brano di Daniele che abbiamo letto oggi, fatto di forti immagini da non prendere alla lettera. Ciò che i cristiani hanno capito è semplice: Cristo, risorto e asceso al Padre, tornerà nella pienezza dei tempi, tornerà per completare il suo Regno, le anime dei nostri defunti riprenderanno i propri corpi trasfigurati e risorti e sarà la pienezza. Nel frattempo – e questa è una nota dolente – quel buontempone di Dio ha affidato a noi, fragile Chiesa, il compito di far crescere il Regno. San Paolo si chiedeva (!) perché Cristo tardasse tanto, avendo le comunità una fortissima tensione per il ritorno del Signore. La sua risposta è struggente: se Cristo è il capo, la testa, e noi siamo membra di un corpo, egli tornerà solo quando tutto il corpo sarà sviluppato e pronto. Questo è il tempo della Chiesa. Non il tempo di restare seduti ed aspettare (come sta succedendo), ma di annunciare il Vangelo, finché il Signore torni. Una corrente del pensiero ebraico contemporaneo invita tutti, anche i non ebrei, a comportarsi secondo rettitudine, per accelerare la venuta del Messia, per noi il ritorno. Non è una ragione sufficiente per cambiare il mondo a partire da noi stessi?

Nel segno della contraddizione, della fatica si esplica il Regno, fra il già e il non ancora, allontanandoci dalla logica manageriale del successo misurabile che – ahimè – a volte si insinua anche nella logica ecclesiale. Gli angeli radunano i discepoli dai quattro angoli della terra, coloro che affrontano con serenità la costruzione del Regno vengono radunati e sostenuti. Solo la Parola e la certezza di avere sperimentato Dio o di averne intuita la presenza ci fanno andare avanti tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio. È per me segno di immensa consolazione, nel mio pellegrinaggio di speranza in giro per l’Italia, in punta di piedi, accorgermi di quanto bene il Signore stia facendo nei vostri cuori e di come la Parola sia ormai la luce per molte coppie, per molti cercatori di Dio e consolazione per gli sconfitti. È un modo altro di essere Chiesa, dispersi nelle nostre città, spesso senza scogli cui aggrapparci. La Parola del Signore che non passa ci dice che il Signore è alla porta e chiede di entrare.

Con un altro sguardo L’uomo sembra concentrato a distruggere il proprio futuro, ignorando i richiami della natura, facendo prevalere la logica del profitto ad ogni costo, accentuando le distinzioni, facendole diventare divisioni e odio razziale o religioso. La fine del mondo la costruiamo giorno per giorno e, spesso, al viviamo come evento ineluttabile, e con un fatalismo crescente non facciamo altro che rifugiarci in un privato miope e dal respiro corto. Siamo chiamati, invece, a rimboccarci le maniche,a rendere presente questo Regno che è già e non ancora, diventare profeti di conversione, non profeti di sventura. Il mondo non precipita nel nulla, ma nelle braccia di Dio, e la Parola, che dimora, che resta, è l’appiglio che la Chiesa ha per leggere la storia e per vedere il Regno che avanza. Non è facile vederlo, ovvio. Incontro molte persone, molti preti, molte realtà di Chiesa, dalle parrocchie immense di Roma a quelle perse sull’Appennino, comunità dinamiche e comunità addormentate, tradizione e innovazione, fatica e speranza, profezia e lentezza. Ma vedo. Vedo l’opera straordinaria che il Signore compie in voi, in me, in noi. Arresi alla Parola, malgrado la fatica, il dolore, la logica del mondo che ancora alberga nei nostri cuori nei nostri giudizi, vedo lo Spirito che avanza e dice alla sua sposa, la Chiesa: vieni. Altrove Gesù ci ammonisce: la costruzione del Regno non è neces- Lo vedete anche voi? sariamente semplice, non è un passaggio di gloria in gloria, essere travolti dal Vangelo ed iniziare il cammino di discepolato significa porsi in un atteggiamento di cambiamento perpetuo, di fatica nell’affrontare le contraddizioni del sé e del mondo. Il Regno subisce violenza, non si manifesta con adunate oceaniche e opere mirabolanti.


Idee per mettersi in viaggio

Emmaus www.emmaus.it

26 dicembre-2 gennaio Campo di volontariato invernale Emmaus Comunità Emmaus a Boves - Cuneo E’ un occasione importante per sperimentare un diverso stile di vita improntato all’accoglienza, alla vita comunitaria, all’ecologia, alla sobrietà, alla solidarietà e all’impegno per i diritti di tutti a partire dai più piccoli e più deboli. L’attività sarà quella classica di Emmaus e cioè il recupero, il riciclaggio e il riutilizzo di materiale usato. L’iscrizione al campo è gratuita come l’attività di volontariato che i partecipanti svolgeranno presso la comunità. Il vitto, l’alloggio e l’assicurazione saranno a carico degli organizzatori. Filotea Libreria cattolica editrice Registrazione Tribunale di Aosta n. 3/04 del 17.03.04 Foglio settimanale Direttore responsabile Cristina Lordi Stampato in proprio Aosta - Via Hotel des Etats, 17 Tel. 016544527 / 3355265761

www.filotea.info filotealibreriaeditrice@gmail.com filotealibreriaeditrice@tin.it Scrivici per ricevere Filotea in formato pdf ogni settimana Ci puoi trovare: www.aostasera.it Radio Proposta Valle d’Aosta Biblioteca regionale Aosta

Assisi - La cittadella www.cittadella.org 26/29 novembre 2009 Noi e gli altri. La sfida della interculturalità alla filosofia. Seminario di filosofia Monastero di Camaldoli www.camaldoli.it 3-7 dicembre 2009 XXX Colloquio ebraico-cristiano Le vie del dialogo. Esperienze di dialogo ebraico-cristiano oggi in Italia Fraternités monastiques de Jerusalem (in francese) http://jerusalem.cef.fr 2 marzo - 5 marzo 2010 - Vézelay Lectio divina: souffrance des hommes et compassion de Dieu Le “routes” si svolgono su un periodo lungo, come l’avvento o la quaresima e prevedono un programma settimanale di invio di mail. Sito consigliato: http://liberstef.myblog.it/


44-45Filotea091114