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Anno V N. 35-36-37-38 26.09.2009 www.filotea.info

Filotea

I CRISTIANI E LA FATICA DI PENSARE

Se noi risolviamo i problemi della fede col metodo della sola autorità, possediamo certamente la verità, ma in una testa vuota! (San Tommaso) C’è un modo per aggiornarsi sulla dottrina sociale della Chiesa senza morire di noia. E’ questo piccolo libretto pubblicato da Aliberti editore. L’autore è Camillo Delellis, il libro si intitola Quel comunista di Wojtyla. L’azione si svolge in una immaginaria puntata di Porta a porta, il programma serale di Bruno Vespa. Ad essere invitati a parlare sono Berlusconi, Veltroni, Di Pietro, Bertinotti, un pasticciato personaggio del Testaccio, di nome Pico, che con Pico della Mirandola ha ben poco a che fare. Insieme a loro viene invitato un giornalista, Camillo Delellis appunto, a cui viene affibiato dagli autori del programma il ruolo del giullare, perché considerato un po’ superficiale, un po’ burlone. A sorpresa, invece, le sue risposte sono citazioni esatte dell’enciclica Centesimus annus di papa Giovanni Paolo II. La puntata in questione di Porta a porta è dedicata al tema Vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, la fine del comunismo. Tra una uscita da Testaccio, quartiere popolare romano, le continue citazione da parte di Veltroni del suo guru John Fitzgerald Kennedy, lo snobismo vetero comunista di Bertinotti , le uscite nazionalpopolari infarcite di egocentrismo di Berlusconi, l’unico che risponde alla traccia segnata dal tema del programma è proprio Delelellis. Bertinotti: Una vecchia battuta diceva che in Italia tra riformisti e rivoluzionari non c’è gran differenza: i primi non fanno le riforme, i secondi non fanno le rivoluzioni. Comunque, sono entrato nel sindacato nel ‘64 e ne sono uscito nel ‘94: trent’anni intensi, belli, indimenticabili. Berlusconi: Quella volta con Cofferati erano non più

Punto di vista Quel comunista di Wojtyla di settecentomila. C’era tanta gente che ha fatto una scampagnata per il semplice motivo che gli è stato offerto il viaggio gratis, la colazione gratis e di visitare i musei la domenica pomeriggio. Veltroni: Io c’ero e non ho portato la tovaglietta. Di Pietro: La finiamo con queste merende? Pico: come si suol dire, lupus in fabbrica. Delellis: Queste considerazioni generali si riflettono anche sul ruolo dello Stato nel settore dell’economia. L’attività economica, in particolare quella dell’economia di mercato, non può svolgersi in un vuoto istituzionale, giuridico e politico. Essa suppone, al contrario, sicurezza circa le garanzie della libertà individuale e della proprietà, oltre che una moneta stabile e servizi pubblici efficienti. Il principale compito dello Stato, pertanto, è quello di garantire questa sicurezza, di modo che chi lavora e produce possa godere i frutti del proprio lavoro e, quindi, si senta stimolato a compierlo con efficienza e onestà.


In libreria Biancamaria Scarcia Amoretti, Il Corano. Una lettura, Carocci, 2009, 21,50 euro L’autrice, una delle più autorevoli studiose del mondo islamico, offre qui un percorso di lettura del Corano che, nascendo da una pluridecennale consuetudine con questo testo, si propone di metterne in luce il peculiare tessuto religioso, così come può essere percepito anche da chi musulmano non è ma vuole avvicinarsi senza preconcetti al Libro sacro su cui si fonda l’Islam. Il testo, che offre al lettore un’antologia coranica organicamente ragionata per temi, fruibile anche senza specifiche competenze filologiche, intende far emergere le differenze tra i tre monoteismi abramitici - giudaismo, cristianesimo e Islam - e, nello stesso tempo, contribuire al dialogo ecumenico che, per essere costruttivo e condiviso, non può che partire dalla centralità dell’uomo come soggetto storico e dal riconoscimento di ogni fede a sentirsi portatrice di verità.

pensiero liberale ha vinto. La scomparsa del comunismo non è stata vissuta come fine di un’usurpazione ma come prova che non esistono più pensieri capaci di competere con il liberalismo. Il pensiero che ha dimostrato di essere più ragionevole diventa perciò stesso infallibile, inaffondabile e a sua volta potenzialmente usurpatore. Si è visto, con la crisi finanziaria di quest’anno, quanto sia difficile per il fondamentalista (in quel caso liberale) ammettere i propri errori, congedarsi dal proprio credo “unico”: l’adepto del monolite, fino al momento in cui si rompe la testa contro il muro verso cui sta correndo, è convinto che non esistano legittime idee alternative alla sua. L’impressionante energia dell’Uno è, in questa pretesa a esser specialmente agguerrito in quanto non discusso, non discutibile. Carlo Broccardo, I Vangeli. Una guida alla lettura, Carocci, 2009, 14,20 euro

Da ormai duemila anni i Vangeli sono oggetto di studio, di preghiera, di critica. Questo libro parte dalla consapevolezza che, qualunque sia il motivo che oggi ci spinge a prenderli in considerazione, a parlarne ancora, la prima cosa da fare sia sempre e comunque quella di leggerli. Lo scopo di queste pagine è proprio quello di fornire al lettore i punti di riferimento essenziali affinché si possa orientare nel racconto di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Non si tratta dunque di un fascio di riflessioBarbara Spinelli, Una parola ha detto Dio, ni sugli scritti evangelici, ma piuttosto di una mappa che offre percorsi di lettura; non di un due parole ne ho udite. Lo splendore libro da leggere da solo, dunque, ma di uno delle verità, Laterza, 2009, 8,00 euro strumento che accompagna la lettura dei VanTutto tende all’Uno: una è la radice culturale e geli. politica dell’Europa, una la via per governare e sanare l’economia, uno la via per costruire e governare l’Unione europea. Da tempo si è smesso di contare oltre l’Uno. Cerchiamo di definirlo, questo pensiero dell’Uno, indagando sul modo in cui esso torreggia. Apparentemente noi viviamo in un’epoca in cui il


Di chi parliamo, quando parliamo di... “Arturo Paoli”

Omelia di Arturo Paoli sul vangelo di Luca

La porta stretta Penso che il mondo sarebbe migliore se in tutte le omelie si avvertissero i fedeli che partecipano all’assemblea domenicale di abbandonare il vezzo diventato quasi spontaneo di pensare che il Vangelo sia diretto agli altri. Cioè applicare le parole di Gesù alla suocera, al macellaio, al comunista, all’albanese o al marocchino. Credo che il vero successo, la vera conversione di una comunità cristiana, specialmente quella che partecipa ai ritiri e che si propone una specializzazione nella spiritualità, sarebbero raggiunti se ciascuno tornasse a casa con questa convinzione: a me, proprio a me, e solo a me, Gesù oggi rivolge queste parole. Il vezzo di scaricare sugli altri accuse che vogliono svegliarci perché finalmente mettiamo la mano all’aratro non è solo nostro, del nostro tempo.

Nel capitolo undici c’è un passaggio nel quale Luca coglie la mentalità religiosa corrente. Ascoltando Gesù che inveisce contro i farisei, un dottore della legge si sente assalito da un pensiero: “Io non sono del club dei farisei, ma sono vicino a loro, non sarà che entro anch’io nella condanna?”. E con una certa timidezza si rivolge a Gesù: “maestro, dicendo questo offendi anche noi” (Lc 11,45). Sta attento con le tue scudisciate a non ferire qualche innocente. Ma il maestro rincara la dose: “guai anche a voi”. Non si scappa. Ognuno prenda il suo. Da questi squarci di indignazione appare chiaro che Gesù non è un moralista. Il moralista mette la persona a confronto con la legge, e normalmente scarica sulla persona un complesso di colpa. Se vuol liberarsi deve tornare, e si crea un vincolo di dipendenza fra maestro e discepolo, o per essere più precisi,


Breve biografia di Arturo Paoli Nato a Lucca, diventa sacerdote nel 1940. Durante la seconda guerra mondiale, partecipa alla resistenza e alla rete di Lucca che aiuta gli ebrei a mettersi in salvo dalla persecuzione. Dopo una esperienza presso la sede nazionale dell’Azione cattolica, dove non condivide alcune scelte, è nominato cappellano degli emigranti in Argentina. Sulla nave incontra un piccolo fratello di Gesù, la congregazione religiosa ispirata a Charles de Foucauld, allora appenda fondata da René Voillaume. Entra nell’ordine, noviziato in Algeria, negli anni della lotta di liberazione algerina, lavora come magazziniere al porto, i piccoli fratelli vivono così. Rientra in Italia, in Sardegna lavora con i minatori. Passa poi In Argentina, lavora con i boscaioli, che resteranno senza lavoro quando li abbandona una compagnia inglese di legname. Abbraccia la battaglia. Alla fine degli anni Sessanta, dopo il Vaticano II (ormai è nota la sua critica ai compromessi tra potere civile ed ecclesiastico), diventa superiore dei piccoli Fratelli dell’America latina, vive a Buenos Aires, in un quartiere popolare. In Argentina si liberano di lui, ponendolo tra i ricercati per traffico d’armi. Va in Venezuela, poi in Brasile. Torna in Italia, spesso è a Spello. Ora vive a Lucca, in una casa vicino alla chiesa di S. Martino in Vignale, dove dispone dello spazio necessario per accogliere gruppi e singoli che vogliano fare una esperienza di discernimento.

fra terapeuta e paziente, che difficilmente si spezza. Gesù colloca la persona religiosa davanti alla decisione: o ti impegni o te ne vai. Non mi far perdere il tempo. Il giovane ricco vuole andare a scuola di spiritualità. Come fare per essere più buono, tu che sei buono devi avere la ricetta. È come la signora che vede un’amica con una pettinatura perfetta e le chiede l’indirizzo della parrucchiera. Ma Gesù non ha formule e mette subito il giovane di fronte alla decisione. E lui parte. Anche questo insuccesso illumina lo stile di Gesù: non mette il laico in uno stato di dipendenza, ma di fronte a una libertà di scelta. O ti decidi o te ne vai; a Gesù non piacciono le persone incapaci di decidersi. L’altra maniera per sfuggire al colpo di spada è quella di indugiare su un’esegesi scientifica della Parola. In questo brano Gesù parla di una porta stretta, evidentemente è la porta del paradiso. Allora saranno pochi quelli che si salveranno? C’è chi dice molti, chi dice tutti e c’è chi ha visto scendere all’inferno tanta gente come fiocchi di neve. E così andando dietro alle diverse opinioni si specula, si indaga, si rimanda la decisione. Ma, benedetti discepoli di Gesù, pensate qui, all’oggi: la porta stretta è lo straniero che di-

sprezzate, sono le occasioni quotidiane che vi disturbano, che vi obbligano, che scomodano il vostro io che preferisce la calma e le pantofole. Martin Buber ha detto che l’ebreo è colui che vive la sua vita allo scoperto, sotto lo sguardo di Dio, Gesù, non dimentichiamolo, è ebreo. Davanti a tanti rifiuti nascosti sotto le apparenze di docilità e di obbedienza alla Parola, Gesù finisce per dirigersi agli ultimi, agli esclusi, ai disprezzati. Davvero ti sei ricordato di noi? Davvero vieni a trovarci nelle cloache dove ci hanno spinto a vivere? Possibile che ti lasci toccare da questa fetida prostituta? E sarà questa sorpresa, questo accorgersi improvvisamente che avviene l’incredibile, ciò che mai si sarebbe osato sperare, la risposta unica che Dio attende dall’uomo.


Viviamo la Parola di Dio

XXVI Domenica - La logica del Regno

Nm 11,25-29/ Gc 5,1-6/ Mc 9,37-42.44.46-47

[Dal sito www.tiraccontolaparola.it]

“Fra voi non sia così”: domenica scorsa il Maestro ci ricordava come tra i fratelli cristiani le relazioni, i rapporti sono diversi dalla logica del mondo. Se è normale al lavoro, nello sport, in politica ambire a successi, primeggiare, anche a scapito degli altri, questa violenza che nasce dentro – come direbbe san Giacomo – è bandita tra i fratelli cristiani. È normale ambire a successi e gratificazioni, anche a scapito degli altri. È evangelico decidere di mettere la relazione fra le persone prima di ogni cosa. È normale che anche nella Chiesa si difendano piccoli privilegi. È evangelico scegliere di servire i fratelli con verità a umiltà. È normale fuggire la sofferenza e la croce. È evangelico vedere come, a volte, la sofferenza diventa strumento inevitabile per testimoniare la misura dell’amore. Diversi “Non è dei nostri”: quante volte l’ho sentito dire nei paesi, tra i tifosi, in ambito politico, riguardo alla spinosa questione dell’immigrazione… e, ahimé, quante volte l’ho sentito dire anche tra le comunità dei discepoli del Signore Gesù. Ho anche visto quanta sofferenza provoca il rimarcare le differenze sociali o il non voler superare le proprie abitudini, ho visto mogli di tradizioni diverse venire poco accettate dai nuovi famigliari, amici stranieri guardati con sospetto, vicini di casa ignorati perché legati a idee politiche distanti dalla mia. ”Non è dei nostri”: abbiamo bisogno di connotarci, di distinguerci, di essere in qualche modo riconoscibili, identificabili. Nel mare magnum del mondo globalizzato sentiamo di non valere nulla, di non contare nulla, di essere un numero, una virgola, abbiamo bisogno di emergere, fosse anche fare gli imbecilli in un reality show. Questo legittimo bisogno che può e deve esistere anche nelle comunità, e che diventa legittimo senso di orgoglio e appartenenza, storia di una parrocchia e delle sue vicissitudini, senso di famigliarità che ci dona la gioia di essere accolti e riconosciuti in ambito fraterno, può degenerare in una sorta di settarismo che contraddice il vangelo, un settarismo “ad intra”, nella comunità cristiana stessa. (Lo so lo so, si sente che sono valdostano. Che volete: dall’alto delle montagne sentiamo che le differenze arricchiscono più che creare problemi e, perciò, vado fiero del particolarismo di ogni Chiesa locale…). Complessità: una ricchezza Negli ultimi decenni lo Spirito Santo ha suscitato nella chiesa cattolica numerose e innovative esperienza di fede: movimenti e associazioni hanno saputo cogliere di più e meglio, rispetto alla consolidata epperò talora stanca esperienza delle parrocchie, la novità dell’annuncio. Esperienze di preghiera forti e carismatiche, riflessioni e impegni concreti, una forte appartenenza ad una intuizione che travalicava i confini delle parrocchie. Ritengo seriamente che tale abbondanza di intuizioni sia un dono del Signore ma che – come ogni dono – vada va-

gliato con logica evangelica. Ho visto parrocchie dividersi in gruppi e gruppetti, ho visto zelantissimi neo-convertiti fare proseliti per il proprio movimento… all’interno della Chiesa, ho visto persone devote e infervorate confondere la propria esperienza di conversione come l’unico modo di essere cristiani o – almeno – come il miglior modo di esserlo. Tutte queste esperienze, ormai consolidate nel maggior numero dei casi, sono stati e sono uno straordinario dono di Dio. (Lo so, sono di parte) La parrocchia, comunione di comunità, deve ricuperare attenzione alle persone e attingere e ispirarsi alle intuizioni positive di movimenti e associazioni, restando però il cardine dell’annuncio del vangelo, proprio perché così dimessa, proprio perché così vulnerabile. Non ci sono solo gli “ultras” sugli spalti, ma anche quelli che vanno allo stadio una volta all’anno e le nostre comunità, se anche hanno la fortuna di avere uno o più gruppi di persone più impegnati, devono fuggire la tentazione di diventare selettive. I genitori dei bimbi del catechismo, gli sposi stralunati che bussano alla porta della parrocchia devono essere accolti senza supponenza ma, nel pieno spirito evangelico, nella disarmante semplicità che allarga le maglie delle proprie sicurezze ed entra nella logica del seminatore che non controlla il tipo di terreno su cui semina. Gli altri Esiste anche un settarismo “ad extra”, la voglia di difendersi da un mondo che sempre meno capisce e tollera la presenza cristiana. Dobbiamo impegnarci a fondo per ottenere quell’alchimia che da una parte connoti un’identità, quella cristiana, che ha diritto di cittadinanza, ma che dall’altro non diventi contrapposizione. Uno sguardo ottimista sulla realtà e sul cammino dell’uomo, sguardo del Nazareno, ci permette di riconoscere e valorizzare i tanti semi di bene e di luce che lo Spirito semina nel cuore dei non credenti. Non accogliere i semi che Dio sparge anche nel cuore di chi non sa o non dice di credere, dice il Signore, è uno scandalo gravissimo, il peggiore, meglio sarebbe buttarsi a mare con una pietra da macina al collo… La divisione fra i cristiani resta uno scandalo gravissimo, che ostacolano coloro che desiderano avvicinarsi al Signore. Iniziamo l’anno pastorale in questa certezza: siamo lo spazio pubblicitario di Dio per il mondo, chiamati a vivere rapporti al nostro interno da “salvati”e a far diventare le nostre piccole e acciaccate comunità città sul monte, segno di speranza per i cercatori di verità. Un invito che rivolgo a me e a voi, a qualunque esperienza ecclesiale apparteniate, a vivere con leggerezza evangelica: è Dio che converte e salva il mondo. Noi, al più, cerchiamo di non ostacolarlo…


Idee per mettersi in viaggio

Assisi - La cittadella www.cittadella.org

9-13 novembre 2009 Come nasce una chiesa (Atti 1,15) esercizi spirituali tenuti dal biblista Giancarlo Bruni, della Comunità di Bose 26/29 novembre 2009 Noi e gli altri. La sfida della interculturalità alla filosofia. Seminario di filosofia Monastero di Camaldoli www.camaldoli.it 3-7 dicembre 2009 XXX Colloquio ebraico-cristiano Le vie del dialogo. Esperienze di dialogo ebraico-cristiano oggi in Italia Filotea Libreria cattolica editrice Registrazione Tribunale di Aosta n. 3/04 del 17.03.04 Foglio settimanale Direttore responsabile Cristina Lordi Stampato in proprio Aosta - Via Hotel des Etats, 17 Tel. 016544527 / 3355265761

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