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Anno V N. 34 29.08.2009 www.filotea.info

Filotea

I CRISTIANI E LA FATICA DI PENSARE

Se noi risolviamo i problemi della fede col metodo della sola autorità, possediamo certamente la verità, ma in una testa vuota! (San Tommaso) Il libro era già stato tradotto in italiano quasi vent’anni fa, l’edizione in lingua originale è del 1986, ma allora non era ancora una moda scrivere e leggere libri sulla figura di Gesù nazareno. Una scelta di grande qualità quella di ristampare il romanzo di Gerd Theissen, un teologo di grande fama, considerato tra i fondatori della terza ricerca sul Gesù storico, la meno scettica sulla possibilità di conoscere delle verità storica su Gesù Nazareno, senza che queste gli neghino la natura divina. A pubblicare L’ombra del Nazareno è la casa editrice dei Valdesi, la Claudiana, il costo oscilla tra quello di un romanzo e di un saggio, venti euro. La lettura non è avvincente come dovrebbe essere la lettura di un romanzo storico, però è vero quanto sostiene l’autore: non c’è nulla di inventato, a parte la figura del protagonista che si aggira per i luoghi e nel tempo in cui è vissuto Gesù Cristo. E’ intorno al mercante Andrea che viene ricostruito quanto di storico narrano le fonti dei Vangeli e le fonti che con essi si intrecciano: le questioni della religione ebraica, sul puro e l’impuro, sulla legge per l’uomo e non l’uomo per la legge, l’instabilità dell’impero romano, tra comunità ebraiche e comunità greche, quanto si narrava su questa figura marginalissima al mondo ebraico che era Gesù il Nazareno. Un uomo che parlava a chi non aveva nulla da perdere, ai poveri, ai malati, agli affamati. Un messaggio che aveva un che di primitivo, ma che era forte, perché ricchi e poveri hanno paura del dolore e della morte allo stesso modo, forse ai poveri capita

Punto di vista L’ombra del Nazareno di guardarla in faccia un po’ più sovente. La lettura, appunto, non è avvincente come dovrebbe essere la lettura di un romanzo storico, ma è un ottimo modo per conoscere il contesto storico, il valore e i limiti delle testimonianze storiche sull’uomo che fondò il cristianesimo. E lo fece parlando alla povera gente, per far capire il valore della vita umana. Ci sono tanti libri in circolazione sulla figura di Gesù Cristo, molti hanno copertine ad effetto e titoli altisonanti, alcuni sono scritti benissimo, ma sono poco convincenti sotto il profilo culturale. Questo libro non ha nulla di tutto questo, ma ha un valore storico ed esistenziale che lo rende preferibile a tutti quegli altri. Filotea


In libreria Vittorino Andreoli, Preti. Viaggio tra gli uomini del sacro, Piemme, 2009, 18,00 euro Un itinerario di indagine sociale e psicologica in cui vengono raccontate le storie di tanti “uomini di Dio”. Preti che lavorano con le gioventù difficili, con le madri che faticano ad arrivare a fine mese. Preti che fanno i conti con la propria e l’altrui solitudine, con il dubbio di credere e il disprezzo di molti. Preti di cui lo psichiatra Vittorino Andreoli si è occupato anche in veste professionale. Pagina dopo pagina, l’analisi lascia spazio all’ipotesi di una chiesa che si rinnova e di una nuova identità del prete, dove i valori del sacro che egli rappresenta siano in grado di intercettare le domande della gente e le esigenze spirituali del momento presente. Renato Farina, Madre Teresa. La notte della fede, Piemme, 2009, 16,00 euro Madre Teresa scriveva ai suoi direttori spirituali confessando apertamente il dubbio e l’aridità spirituale che tormentavano la sua esistenza. Mai un momento di consolazione nella preghiera, mai una lacrima a sciogliere la durezza di quel “silenzio di Dio”. Non è difficile riconoscere un fenomeno che gli studiosi di mistica chiamano “notte oscura” dello spirito, frequente anche nella vita di altri grandi santi: Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, Teresa di Lisieux. Tutto nella sua biografia lascia pensare che questa oscurità accompagnò

Madre Teresa fino alla morte, con una breve parentesi nel 1958, durante la quale poté scrivere giubilante: “Oggi la mia anima è ricolma di amore, di gioia indicibile e di una ininterrotta unione d’amore”. Se a partire da un certo momento non ne parlò quasi più, non era perché la notte era sparita, ma perché ella si era ormai adattata a vivere sprofondata in essa. Non solo l’accettò, ma ne riconobbe la grazia: “Ho cominciato ad amare la mia oscurità, perché credo sia una parte, una piccolissima parte, dell’oscurità e della sofferenza in cui Gesù visse sulla terra”. Piero Stefani (a cura di), Ebrei e cristiani duemila anni di storia. La sfida del dialogo, Paoline, 2009, 16,00 euro Il libro, è articolato in 12 saggi, raccolti in tre parti. La prima parte, intitolata «Ebraismo: storia e cultura», si occupa di aspetti relativi alla nascita e allo sviluppo del giudaismo rabbinico, della visione rabbinica dei gentili, cioè come gli ebrei giudicavano se stessi raffrontandosi agli altri, e di alcuni momenti chiave della storia ebraica medievale e moderna, per concludersi in un articolato panorama dell’ebraismo contemporaneo. La seconda parte, intitolata «Dalle origini cristiane ai conflitti cristiano-ebraici», esamina alcuni temi nevralgici legati all’ebraicità di Gesù e alla nascita del cristianesimo, il problema dell’esistenza e degli sviluppi dell’antigiudaismo negli scritti neotestamentari e nella prima letteratura cristiana, la questione delle dispute medievali e l’atteggiamento della Chiesa cattolica nei confronti dell’antisemitismo tra Ottocento e Novecento. La terza parte, «Il superamento dei conflitti e il riconoscimento reciproco», affronta i temi legati al superamento dell’antica avversione cristiana nei confronti degli ebrei e all’apertura di nuove prospettive dialogiche, la visione degli ebrei nella Riforma protestante.


Di chi parliamo, quando parliamo di... “valdesi”

Giorgio Tourn, I valdesi identità e storia, Claudiana, 2003, 4,00 euro

Chi sono i valdesi? Una piccola minoranza religiosa, una comunità di cristiani evangelici. Come tutti i protestanti si definiscono una chiesa cristiana, le gerarchie cattoliche faticano a considerarli chiesa (perché senza vescovo nessuna successione apostolica, nessuna gerarchia), ma è una questione di punti di vista. Siamo comunque in ambito cristiano, seppure si parli di una piccola minoranza all’interno di una maggioranza evangelica, considerato che i cristiani non cattolici costituiscono solo la metà dell’ecumene cristiano, in tutto il mondo. Intanto, bisogna specificare che i valdesi nascono prima della riforma protestante, fanno parte di quel grande fiume in piena che furono i movimenti di riforma prima di Lutero. Verso la fine del XII secolo, i valdesi si diffondono nell’Europa meridionale. Tutto nasce con Valdo, mercante di Lione, un san France-

sco evangelico, un ricco mercante che dona tutti i suoi beni ai poveri. Cacciato da Lione, con tutti i suoi seguaci, furono poi scomunicati e incalzati dall’Inquisizione. Troppa libertà nel volere predicare l’Evangelo, come facevano gli apostoli. Il nome che si scelsero questi predicatori della Scrittura fu poveri di Cristo, la sorte li ha un po’ beffati, perché a bollarli col nome di valdesi fu la stessa Inquisizione, che dava loro la caccia. Agli inizi del XIII secolo si ritrovano nelle valli alpine, che oggi sono il cuore di questa comunità evangelica, che fa capo a Torre Pellice. Valdo e i suoi seguaci non vi arrivarono in fuga, furono piuttosto pellegrini e mercanti a convertitisi ai poveri di Cristo, che predicavano questo cristianesimo riformato e convertirono le popolazioni di queste vallate, zone di confine molto vivaci.


I barbetti

Lo stemma della comunità valdese

In Piemonte, i valdesi erano i barbèt, i barbetti, dal barbanus latino, che nel nord Italia identificava lo zio, un parente di una certa età a cui si doveva rispetto. Perché i valdesi si chiamassero così, non è del tutto certo. A partire dall’inizio del XIV secolo, i valdesi indicavano con questo nome le proprie guide spirituali, in polemica con l’uso cattolico di chiamare padre il prete. Dal vangelo di Matteo: “non fatevi chiamare padre, perché avete un solo padre, quello in cielo e voi siete tutti fratelli”. Nei processi che si susseguirono a partire dalla riforma, epoca dalla quale i valdesi subirono una dura repressione, i valdesi erano chiamati barba. Addirittura a partire dal XV secolo, la figura del barba ha un suo ruolo in una struttura che comincia ad organizzarsi: i giovani barba affiancavano barba più anziani e da loro imparavano le Sacre Scritture a memoria e la dottrina valdese. Una sorta di scuola itinerante, che veniva per così dire frequentata mentre i due, in incognito, svolgevano attività da mercanti ambulanti, da mulattieri, cioè autotrasportatori del tempo, che era normale incontrare in giro per le strade.

Un candeliere con una candela accesa, attorno alla cui fiamma stanno sette stelle e la scritta Lux lucet in tenebris. Appare per la prima volta, a metà del XVII secolo, sul frontespizio di un libro di un pastore di Bobbio e una trentina di anni più tardi lo si trova nella Histoire des Vaudois des Alpes di Jean Léger. E’ indicato come convallium antiquissima insigna (stemma antichissimo delle convalli). Il simbolo della lampada e la citazione di una luce nelle tenebre fanno riferimento esplicito all’evangelo che parla di Gesù come luce del mondo; le stelle richiamano la visione dell’Apocalisse: nella mano destra di Gesù sacerdote stanno le sette stelle, cioè le sette chiese d’Asia allora perseguitate. Come i valdesi. Dopo la seconda guerra mondiale, tra i valdesi e gli evangelici d’Europa si è diffuso l’uso della croce ugonotta: una croce di Malta, o di Provenza, le cui quattro braccia sono ricollegate da una corona con i gigli di Francia, appesa alla corona una colomba con le ali spiegate, simbolo dello Spirito Santo.


Viviamo la Parola di Dio

XXII Domenica - Le belle mascherine

Dt 4,1-2.6-8/ Gc 1,17-18.21-22.27/ Mc 7,1-8.14-15.21-23

[Dal sito www.tiraccontolaparola.it] Da chi andremo, Signore? Dopo l’estenuante riflessio- Nella hit parade dei peccati confessati trovo l’assenza ne scaturita dalla moltiplicazione dei pani e dei pesci periodica alla Messa seguita da qualche parolaccia e nel Vangelo di Giovanni siamo arrivati ad un bivio: lo dalla dimenticanza della preghiera del mattino e della vogliamo davvero un Dio così? Come Pietro siamo sera. Fine. E resto sgomento. stati invitati ad andare all’essenziale della nostra fede, Ma allora, scusate: l’indifferenza, il giudizio, le piccoa chiederci se esiste, nella nostra vita, una concreta le disonestà, gli arrivismi, i dispetti, la disperazione da dove vengono? Le antipatie, le violenze verbali, le inpossibilità di vivere senza Cristo. Siamo finalmente usciti dal pantano teologico di Gio- sofferenze da dove nascono? Dagli altri, mi direte! vanni per entrare nel vespaio di concretezza di Marco: Come vorrei poterlo credere! Tristi peccatori forse era meglio prima! Un aspetto lega, però, i due Il mio triste sospetto è che ancora una volta abbiamo autori: la descrizione di un Gesù esigente che non fa ingabbiato Gesù e la nostra fede in una serie di minime sconti a nessuno. prescrizioni rituali lasciando perdere l’essenziale. Marco, oggi, punta diritto ad un atteggiamento sempre Quante poche volte sento persone che si dispiacciono di diffuso nella storia del cristianesimo (e di ogni religionon amare a sufficienza, che si accusano di ritenere la ne): il legalismo e il devozionismo. Messa un dovere e non una festa, di rodersi perché poco Fuori disponibili al fratello, di sospirare perché svogliati nella Innamorarsi è splendido: passione, entusiasmo, emo- corsa alla generosità! zione, attrazione… un accumularsi di sentimenti che Tutti pronti a trovare le attenuanti del processo piuttoci spingono a compiere vere e proprie follie. Gli anni, sto che a piangere di gioia per la gratuità del perdono, però, appesantiscono questo slancio, svuotano questo troppo preoccupati della nostra devota immagine scalfientusiasmo e i gesti, gli stessi gesti dell’innamorato, ta che rapiti dalla misura dell’amore donato. No, amici: rischiano di risuonare fasulli. se il nostro cuore è piccino piccino, non vedo perché Così la fede: l’incontro con Dio ti ribalta, ti cambia la dobbiamo costringere Dio ad adeguarsi al nostro bassisvita, ti rende nuovo. Con entusiasmo scopri la preghie- simo profilo. ra, celebri la fede, riscrivi la tua vita morale intorno ai Non fuori, ma dentro dobbiamo cambiare. valori del Vangelo. Ma gli anni mettono alla prova an- Non ponendo gesti che somigliano a conversione, ma che la fede più pura e, inesorabilmente, si scivola nel suscitando energia perché il cuore spezzi le sue chiusure e lasci fiorire la misericordia! ritualismo, nel formalismo, nel moralismo. Solo un cuore che veramente incontra Dio può, alla fine, Il ritualismo: la celebrazione diventa cerimonia. Il formalismo: compiamo i gesti della fede ma il cuore porre gesti che desiderino realmente incontrarsi con Lui. è stanco. Il moralismo: ci sentiamo migliori degli altri Solo un cuore toccato diventa un cuore convertito. Alloperché rispettiamo le norme che, pensiamo, facciano ra, e solo allora, i gesti acquistano significato. Allora, e piacere a Dio. Gesù, oggi, smonta tutti questi atteggia- solo allora potremo vivere la riconciliazione come festa, il perdono come regalo. Ho davvero paura di una fede menti, da buon profeta. che si riduce a moralismo. Farisei Gesù se la prende con i farisei, i buoni ebrei devoti E credo che il grosso rischio della nostra fede, oggi, sia proprio questo, diventando perciò improponibile alle suoi contemporanei, gli ultras della fede, i migliori, nuove generazioni. che lo accusano di non osservare scrupolose norme Quando dico a un giovane: “non fare così”, mi chierituali prima del pranzo. de sempre: “Perché no?”. Cosa rispondere? Perché è Gesù approfitta della provocazione per inquadrare la così e non si discute? Perché si è sempre fatto così? situazione: andate all’essenziale, ipocriti, è inutile osNo, non serve, non aiuta, butta ancora più nello scoservare piccole scrupolose norme scordandosi la miraggiamento, allontana dalla fede. sericordia! Per molti, ancora oggi, credere significa L’unica risposta è: “perché Gesù è venuto a raccontarfare o, meglio non fare, qualcosa. Sbagliato; credere è, ci il vero volto di Dio e il nostro vero volto, ci insegna anzitutto, incontrare una persona, Gesù, che sconvolad essere autenticamente uomini e donne. Facendo ge la vita e fa cambiare atteggiamento. ciò che stai facendo stai dando il peggio di te e, come Gesù lo sottolinea: i farisei si impegolano in piccole se non bastasse, non ottieni la pienezza della felicità. cose rituali trascurando l’essenziale, filtrano il mosceProva a scoprirlo da te, leggendo il Vangelo”. rino e ingoiano il cammello. Il Signore non ha bisogno di belle mascherine, ma di È l’impressione che ricavo quando parlo con i preti. figli, non di giusti ma di peccatori riconciliati.


Idee per mettersi in viaggio

Assisi - La cittadella www.cittadella.org

9-13 novembre 2009 Come nasce una chiesa (Atti 1,15) esercizi spirituali tenuti dal biblista Giancarlo Bruni, della Comunità di Bose 26/29 novembre 2009 Noi e gli altri. La sfida della interculturalità alla filosofia. Seminario di filosofia Monastero di Camaldoli www.camaldoli.it 3-7 dicembre 2009 XXX Colloquio ebraico-cristiano Le vie del dialogo. Esperienze di dialogo ebraico-cristiano oggi in Italia Filotea Libreria cattolica editrice Registrazione Tribunale di Aosta n. 3/04 del 17.03.04 Foglio settimanale Direttore responsabile Cristina Lordi Stampato in proprio Aosta - Via Hotel des Etats, 17 Tel. 016544527 / 3355265761

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Filotea foglio settimanale 090829