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Anno V N. 21-22 30.05.2009 www.filotea.info

Filotea

I CRISTIANI E LA FATICA DI PENSARE

Se noi risolviamo i problemi della fede col metodo della sola autorità, possediamo certamente la verità, ma in una testa vuota! (San Tommaso) Ai giovani che venivano da lui per la prima volta, Rabbi Bunam era solito raccontare la storia di Rabbi Eisik, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia. Dopo anni e anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l’ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale. Quando il sogno si ripeté per la terza volta, Eisik si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato. Tuttavia tornava al ponte tutte le mattine, girandovi attorno fino a sera. Alla fine il capitano delle guardie, che aveva notato il suo andirivieni, gli si avvicinò e gli chiese amichevolmente se avesse perso qualcosa o se aspettasse qualcuno. Eisik gli raccontò il sogno che lo aveva spinto fin lì dal suo lontano paese. Il capitano scoppiò a ridere: “E tu, poveraccio, per dar retta a un sogno sei venuto fin qui a piedi? Ah, ah, ah! Stai fresco a fidarti dei sogni! Allora anch’io avrei dovuto mettermi in cammino per obbedire a un sogno e andare fino a Cracovia, in casa di un ebreo, un certo Eisik, figlio di Jekel, per cercare un tesoro sotto la stufa! Eisik, figlio di Jekel, ma scherzi? Mi vedo proprio a entrare e mettere a soqquadro tutte le case in una città in cui metà degli ebrei si chiamano Eisik e l’altra metà Jekel!”. E rise nuovamente. Eisik lo salutò, tornò a casa sua e dissotterrò il tesoro con il quale costruì la sinagoga intitolata “Scuola di Reb Eisik, figlio di Reb Jekel”. “Ricordati bene di questa storia - aggiungeva allora Rabbi Bunam - e cogli il messaggio che ti rivolge:

Punto di vista

Il tesoro dell’esistenza c’è qualcosa che tu non puoi trovare in alcuna parte del mondo, eppure esiste un luogo in cui la puoi trovare”. C’è una cosa che si può trovare in un unico luogo al mondo, è un grande tesoro, lo si può chiamare il compimento dell’esistenza. E il luogo in cui si trova questo tesoro è il luogo in cui ci si trova. Quand’anche penetrassimo nei segreti dei mondi superiori, la nostra partecipazione reale all’esistenza autentica sarebbe minore di quando, nel corso della nostra vita quotidiana, svolgiamo con santa intenzione l’opera che ci spetta. È sotto la stufa di casa nostra che è sepolto il nostro tesoro. [Da Martin Buber, Il cammino dell’uomo, Qiqajon]


In libreria

individuale alla pratica sociale, dai rapporti tra le confessioni cristiane al mistero della sofferenza, dalle questioni della scienza e della ricerca all’organizzazione e alla vita della Chiesa. Un’opera che risolve molte nostre domande e altre ne pone, affinché ogni lettore possa sentirsi coinvolto nelle grandi istanze che caratterizzano l’inizio di questo terzo millennio.

Comunità di Caresto, Siamo separati e adesso? Proposte spirituali per le persone separate, Effatà, 2009, 10,00 euro

Roberto Saviano, La bellezza e l’inferno. Scritti 2004-2009, Mondadori, 2009, 17,50 euro

Queste pagine affrontano con umiltà e coraggio la situazione di abbandono in cui viene a trovarsi il separato, la descrivono da vicino, invitano a percorsi concreti per non perdere il contatto con la comunità ecclesiale. Un sussidio come questo è il frutto maturo di una lunga stagione di accompagnamento degli sposati in difficoltà vissuta dalla Comunità di Caresto. Non contiene teorie, ma riflessioni scaturite dall’esperienza. (Dalla Prefazione di Luigi Accattoli)

Una emozionante serie di ritratti di uomini, luoghi e guerre che testimoniano di un presente terribile e feroce, che aprono uno squarcio su quella parte di realtà che troppi fino a oggi non hanno avuto il coraggio di guardare in faccia. Dalle infelici terre inquinate dal crimine alle luminose praterie della letteratura, Saviano ci racconta quello che vede, quello che ha visto, ci racconta le mille miserie e i mille riscatti, ci racconta la materia terribile di sui siamo fatti, ci racconta ‘La bellezza e l’inferno’.

Carlo Maria Martini, Luigi Maria Verzé, Siamo tutti nella stessa barca, Edizioni San Rossignani, Baratto, Bonzano, Piemonte, Valle d’Aosta, Laterza, 28,00 euro Raffaele, 2009, 14,50 euro Due importanti personalità del mondo religioso e culturale, l’ex cardinale di Milano e il fondatore dell’ospedale San Raffaele, dialogano su temi e problemi che entrano nell’esistenza di ogni cristiano, anzi di ogni uomo attento alle esigenze di una vita pienamente vissuta. Ne scaturisce un vivace contraddittorio, un appassionato alternarsi di domande e risposte, che propongono e analizzano argomenti riguardanti l’ambito religioso, mai slegati dalla nostra quotidianità. Qui l’uomo è visto nella sua totalità di corpo, mente e spirito, e la conversazione, dalla quale emergono con suggestiva vivezza le personalità dei due interlocutori, spazia dall’esistenza

Il panorama completo e aggiornato dei siti archeologici e delle raccolte museali d’Italia, in una trattazione organica e sistematica. Sulla base di fonti storiche autorevoli e degli esiti più aggiornati della ricerca, queste guide, articolate per aree geografiche e itinerari, raccontano le antiche civiltà che hanno abitato il nostro territorio e vi hanno lasciato traccia nell’intero arco della loro esistenza.


Di che cosa parliamo, quando parliamo di... “tradizione”

La questione centrale del modernismo è la relativizzazione storica del dogma: il rapporto tra verità e storia, tra libertà e autorità.

Il modernismo Alla fine dell’Ottocento è inevitabile lo scontro tra la “liberale” libertà di coscienza e i timori della Chiesa cattolica nei confronti di tutto ciò che rappresenta la modernità. Sono gli anni del Sillabo del 1864, che raccoglie un lunghissimo elenco di errori della modernità, che saranno richiamati ancora nel 1907 dal decreto del S.Uffizio, Lamentabili. Quest’ultimo, in particolare, scatenerà un sistema di delazioni, di denunce, di cui resteranno vittime molti uomini di fede e di cultura. A questo decreto è legato il giuramento antimodernista del 1910, a cui saranno sottoposti tutti i teologi e gli insegnanti. La questione centrale del modernismo è la relativizzazione storica del dogma: il rapporto tra verità e storia, tra libertà e autorità. Il modernismo è un fenomeno tipicamente cattolico: la modernità non viene recepita, in

particolare non è recepito il metodo storicocritico applicato alla ricerca teologica. Due correnti di pensiero si scontrano tra fine Ottocento e inizi Novecento: lo storicismo, che arriva ad assolutizzare la storia, relativizzando anche il dogma, che non può che essere storico, perché nessun dato può valere come assoluto; l’estrinsecismo, che tenta di rispondere alla assolutizzazione della storia, per sfuggire alla contingenza della storia. Quest’ultimo, relativizzando la storia per salvare la verità, finisce con assumere in modo assoluto una espressione particolare della storia, ad esempio assolutizza l’uso della lingua latina, il concilio di Trento, anch’essi dati contingenti. Secondo Rahner, occorre mediare il rapporto tra verità e storia, entrare in una dialettica con la storia, con l’esperienza, con il soggetto.


Blondel: “Tra coloro che ci propongono un cristianesimo così divino che non ha più nulla di umano, di mutevole, di vivente, e coloro che lo impegnano così a fondo nelle contingenze storiche e nelle costrizioni naturali che conserva solo una divinità diffusa, occorre mostrarlo insieme più concreto e più universale, più divino e più umano che non lo si dirà mai”.

Storia e dogma All’inizio del ‘900, Blondel si trova a riflettere sul conflitto storia e dogma, che “divide i cattolici, gli uni contro gli altri”: “Vi sono ora in Francia due mentalità cattoliche incompatibili del tutto”. Nel 1904 esce “Storia e dogma”, con il sottotitolo “Le lacune filosofiche dell’esegesi moderna”. Tenta di uscire dal vicolo cieco di questo conflitto e lo fa reimpostando il problema: esce dalla logica dell’alternativa tra storia e dogma e introduce una logica di doppio scambio tra storia e dogma, come autonomi e connessi allo stesso tempo. Individua nella tradizione viva l’elemento in grado di unire storia e dogma, in quanto la tradizione è il modo in cui la teologia ha interpretato legittimimamente i fatti, alimentandovisi. Nella tradizione vi è ben altro che una confidenza orale o un diritto consuetudinario. Questa forza conservatrice è al tempo stesso conquistatrice; scopre ed esprime verità di cui il passato è vissuto, senza aver potuto enunciarle o definirle esplicitamente; arricchisce il patrimonio intellettuale, monetizzando a poco a poco il deposito totale e facendolo fruttificare. La tradizione sa conservare del passato non

tanto l’aspetto intellettuale quanto la realtà vitale. Anche là dove esiste la Scrittura, essa ha sempre qualcosa da aggiungervi… essa si fonda certamente sui testi, ma si fonda insieme e anzitutto su qualcos’altro, su un’esperienza sempre in atto, che le permette di rimanere, in un certo senso, padrona dei testi invece di esserne strettamente dominata. Rivolta amorevolmente verso il passato dov’è il suo tesoro, essa va verso il futuro dov’è la sua conquista e la sua luce. Quando si dice che “la fede nei dogmi suppone già la fede vivente”, questa formula ricorda che il formulario intellettuale della dogmatica cristiana si è definito soltanto in seno a una società credente, non può essere vivificato e sviluppato ancora che da una fede vivente e che, per comprendere pienamente il dogma, bisogna avere virtualmente in sé la pienezza della Tradizione che lo ha generato. Si tratta di trovare il soprannaturale nella Storia santa e nel dogma, il Vangelo non è nulla senza la Chiesa, l’insegnamento delle Scritture nulla senza la vita della cristianità, l’esegesi nulla senza la Tradizione – la Tradizione cattolica che, per eccellenza, ci appare ora non più come potenza limitatrice e conservatrice, ma come forza di sviluppo e di espansione.


Viviamo la Parola di Dio

Domenica di Pentecoste - Liberate lo Spirito!

At 2, 1-11; Salmo 103; Gal 5, 16-25; Gv 15, 26-27; 16, 12-15

[Dal sito www.tiraccontolaparola.it]

Il Signore ha detto e dato tutto: ha svelato il vero volto del Padre, ci ha rassicurati, egli è con noi per sempre, fino alla fine. È iniziato il faticoso tempo della Chiesa, serva del vangelo, incoerente e fragile perché fatta di uomini e donne incoerenti e fragili (io che scrivo, tu che leggi, fratello, non pensare agli altri) eppure trasfigurati perché discepoli, cercatori, affamati. E, leggendo la storia con uno sguardo profondo, autentico, spirituale, riconosciamo che questa indissolubile alleanza non è mai venuta meno. Nonostante noi cristiani, da duemila anni il Maestro continua ad essere annunciato dalla Chiesa. Certo: tutti abbiamo di che lamentarci e di che iniziare la consueta litania delle cose che non vanno nella Chiesa, come ci lamentiamo dell’allenatore della Nazionale di calcio o del politico di turno. La differenza è che nessuna Coppa del mondo e nessun superpresidente del Consiglio ci danno la salvezza. (Io sono di quelli che, come scrive il grande Antonio Fogazzaro nel suo Il santo, pensano di non dover rinnegare la propria madre solo perché indossa un vestito che non ci piace!) Più i cristiani hanno cercato di manipolare il vangelo, di stravolgerlo, di rinnegarlo, e più lo Spirito ha mandato schiere di santi a tenere a galla la baracca. È lo Spirito che fa la Chiesa, la tiene ancorata al suo Signore, la scuote, la invia, la anima, la rianima. Lo Spirito, il primo dono fatto ai credenti. Alunni Il cammino interiore dei discepoli ci dice una verità semplice: la fede è un evento dinamico, non statico, ci occorre tutta la vita per imparare a credere. Gli apostoli stessi, convinti ora di avere capito, dopo tre anni di insegnamenti bruciati sotto la croce, dimostrano, pochi attimi prima dell’ascensione al cielo di Gesù, di non avere capito nulla. Sognano un regno terreno, guidato da Gesù. Gesù, invece, chiede a loro di rendere presente il Regno. Amandosi. La fede è in continua evoluzione, Gesù ha detto e dato tutto, noi fatichiamo (e tanto) a stargli dietro. La Chiesa vive in una continua tensione tra la conservazione del messaggio di Gesù e la forza dirompente della sua interpretazione e attualizzazione. Gesù stesso oggi ci scuote: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”. Siamo discepoli a vita, alunni nella fede, bambini che crescono nel cogliere l’immensa grandezza e complessità della Rivelazione. Siamo ancora disposti a crescere? A cambiare opinione? A convertirci? Egli vi guiderà Consapevole della fragilità e ottusità dei suoi (e di noi) Gesù dona lo Spirito, colui che ci guida alla verità tutta intera. Rischiamo di fermarci alla verità parziale, alla nostra piccola verità, anche di fede. In un crescente cammino di illuminazione interiore e di consapevolezza, invocando con forza lo Spirito e lasciandoci condurre, possiamo passare attraverso una maggiore coscienza della verità fino ad arrivare, alla verità tutta: che Dio è amore, tenerezza continua, compassione, bene assoluto, Maestro di umanità, perdono e luce, pace e fedeltà assoluta.

Oggi chiediamo allo Spirito di prendere in mano la nostra vita e di condurci verso la pienezza della conoscenza di Dio. Lo Spirito Lo Spirito è presenza d’amore della Trinità, ultimo dono di Gesù agli apostoli, invocato da Gesù come vivificatore, consolatore, ricordatore, avvocato difensore, invocato con tenerezza e forza dai nostri fratelli cristiani d’oriente. Senza lo Spirito saremmo morti, esanimi, spenti, non credenti, tristi. Lo Spirito, discreto, impalpabile, indescrivibile, è la chiave di volta della nostra fede, ciò che unisce tutto. Lo Spirito, già ricevuto da ciascuno nel Battesimo, è colui che ci rende presente qui e ora il Signore Gesù. Colui che ci permette di accorgerci della sua presenza, che orienta i nostri passo a incrociare i suoi. Siete soli? Avete l’impressione che la vostra vita sia una barca che fa acqua da tutte le parti? Vi sentite incompresi o feriti? Invocate lo Spirito che è Consolatore che con-sola, fa compagnia a chi è solo. Ascoltate la Parola e faticate a credere, a fare il salto definitivo? Invocate lo Spirito che è Vivificatore, rende la vostra fede schietta e vivace come quella dei grandi santi. Fate fatica a iniettare Gesù nelle vene della vostra quotidianità, preferendo tenerlo in uno scaffale bello stirato da tirare fuori di domenica? Invocate lo Spirito che ci ricorda ciò che Gesù ha fatto per noi. Siete rosi dai sensi di colpa, la vita vi ha chiesto un prezzo alto da pagare? La parte oscura della vostra vita vi ossessiona? Invocate l’avvocato difensore, il Paracleto, che si mette alla nostra destra e sostiene le nostre ragioni di fronte ad ogni accusa. Così gli apostoli hanno dovuto essere abitati dallo Spirito, che li ha rivoltati come un calzino, per essere finalmente, definitivamente, annunciatori e, allora, solo allora, hanno iniziato a capire, a ricordare col cuore. Se avete sentito il cuore scoppiare, ascoltando la Parola, state tranquilli: c’era lo Spirito che, finalmente, era riuscito a forzare la serratura del vostro cuore e della vostra incredulità! Non vi capite con chi vi sta intorno, col vostro parroco, col vostro confratello? Invocate lo Spirito che provoca l’anti-Babele (ricordate quel bel racconto della gente che non si capiva più?) ricucendo gli strappi del nostro non capirci per suscitare comunioni sotterranee che vanno al di là delle simpatie. Abbiamo bisogno, urgiamo, ci è indispensabile invocare lo Spirito perché ci cambi il cuore, ce lo riempia, perché dia una sveglia alla nostra fede. Non è tempo perso il tempo dedicato ad invocarlo, a supplicarlo, a fargli vedere che lo aspettiamo. La nostra Chiesa contemporanea deve smettere di avere paura, di conservare l’esistente, di vedere nemici ovunque! Come mirabilmente suggeriva il grande Giovanni Paolo, non abbiamo paura di accogliere e dire Cristo, perché la Chiesa, per entrare nel terzo millennio, non ha bisogno di strutture, o di organizzazione, ma di santità. Lasciamo il timone della nostra vita allo Spirito.


Idee per mettersi in viaggio Settimane bibliche di spiritualità al monastero di Bose www.monasterodibose.it 29 giugno - 4 luglio Gli addii e la passione nell’evangelo secondo Giovanni con GIANCARLO BRUNI, monaco di Bose 6 - 11 luglio Evangelo secondo Giovanni con DANIEL ATTINGER, monaco di Bose 13 - 18 luglio Evangelo secondo Luca con SABINO CHIALÀ, monaco di Bose 20 - 25 luglio Giobbe con LUCA MAZZINGHI, presbitero, biblista di Firenze

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Ritiri online insieme alle Fraternités monastiques de Jerusalem (in francese) http://jerusalem.cef.fr I ritiri online durano circano una settimana e propongono un programma quotidiano inviato via mail. Le “routes” si svolgono su un periodo più lungo, come l’avvento o la quaresima e prevedono un programma settimanale di invio di mail. I percorsi biblici non prevedono né momenti particolari né l’invio di mail, ma solo la lettura guidata di un libro della Bibbia.

Filotea n.21-22 30.05.09  

Filotea foglio settimanale - I cristiani e la fatica di pensare