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Anno V N. 1-2-3 02-01-2010 www.filotea.info

Filotea

I CRISTIANI E LA FATICA DI PENSARE

Se noi risolviamo i problemi della fede col metodo della sola autorità, possediamo certamente la verità, ma in una testa vuota! (San Tommaso) Lo si legge da adolescenti e si rimane affascinati da una lettura cinica del potere, che si finisce per credere legata ai turbolenti anni Settanta italiani. Lo si legge in età matura e si rimane sconcertati che il potere, nella politica, nell’economia e nella chiesa, abbia sempre lo stesso volto e gli stessi intrecci. Negli anni Settanta come nel Duemila. Todo modo para buscar y ballar la voluntad divina. Sono gli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola che danno il titolo ad uno dei tanti profetici romanzi di Leonardo Sciascia, Todo modo, da qualche anno pubblicato da Adelphi, come tutta l’opera di Sciascia, prima in mano ad Einaudi. Un pittore di fama internazionale, che racconta la storia in prima persona, segue l’indicazione per un eremo dal nome esotico, che si rivelerà un grande albergo. Decide di restare, perché sta per iniziare un ritiro spirituale ignaziano, a cui parteciperanno uomini di potere della politica e dell’economia, alcuni vescovi e pure un cardinale. Tutta la macchina è mossa da un enigmatico don Gaetano, con il quale il pittore stabilisce subito un rapporto di empatia. Il ritratto della società italiana rappresentato da questi uomini di potere è impietoso, ma molto realistico. I delitti che si consumeranno nell’albergo, più che quesiti da risolvere come in un giallo, sono la conseguenza del clima di corruzione che emerge dai profili degli uomini che prendono parte al ritiro. Non importa chi è stato a commettere i delitti, quello che importa è come si muove don Gaetano, burattinaio della situazione, che ogni tanto si per-

Punto di vista

Todo modo para buscar la voluntad divina

mette qualche suggestivo e beffardo commento su chiesa e potere, su fede e scelte di vita, quello che importa è come si muovono i politici, i direttori di banca, i vescovi, tutti inevitabilmente corrotti, anche quelli apparentemente dediti alla solidarietà. Tutti uomini in questo romanzo, le uniche donne appaiono di sfuggita, sono le amanti di alcuni parlamentari, che per l’occasione risiedono nell’albergo e che scompaiono non appena si consumano i delitti, per non dare scandalo. Si tratta solo di un sottofondo. Il giallo resta irrisolto, ma non importa. Resta la visione lucida degli intrecci del potere tra politica, economia e chiesa, che fotograva l’Italia degli anni Settanta, come quella del Duemila.


La sua testimonianza è perciò in assoluto il primo spaccato della mafia in Sicilia proveniente dai vertici dell’organizzazione. Una testimonianza preziosa, non solo dal punto di vista investigativo, ma anche ai fini di una conoscenza approfondita di Cosa Nostra, dei suoi codici, delle sue feroci lotte intestine. Da oltre quaranta ore di colloqui nel convento di clausura dove Calderone viveva nascosto, è nato questo libro-documento in cui, come in un grande thriller, tutti sono, allo stesso temClaudio Azzarra-Anna Maria Rapetti, La Chiesa nel Medioevo, Il Mulino, 2010, po, amici e nemici, professano lealtà e sono pronti all’inganno più astuto, progettano con18,00 euro giure, tradiscono e uccidono. È nel Medioevo che si assiste alla piena affermazione e diffusione della fede cristiana e Amos Oz, La vita fa rima con la morte, al consolidarsi delle istituzioni ecclesiastiche. Feltrinelli, 2010, 6,50 euro Più che in ogni altra epoca, la chiesa e la religione influenzano profondamente l’intera so- È una calda sera d’estate a Tel Aviv. Seduto al cietà. Tracciare una storia della chiesa medie- tavolo degli oratori in veste d’ospite d’onore vale, come si propone questa sintesi, significa a un incontro letterario, lo scrittore ascolta e operare una ricostruzione non solo della sua non ascolta i lunghi convenevoli, la barocevoluzione istituzionale ma anche del decisivo ca presentazione del critico di turno, la voce condizionamento che le istituzioni ecclesiasti- incerta della lettrice. Osserva il pubblico in che e il pensiero cristiano esercitarono sulle sala e torna con la mente alle persone che ha strutture sociali e sul potere politico. Partendo visto poco prima in un bar - una cameriera didal presupposto che la chiesa medievale coin- messa ma con una provocante trasparenza di cide con l’intera società cristiana, si conside- biancheria intima, due tizi dall’aria losca, una rano così le diverse manifestazioni spirituali vecchia signora dalle gambe gonfie, un tipo e organizzative, i variegati aspetti della reli- malmostoso che non sembra affatto d’accorgiosità dei laici, le particolarità degli usi cul- do con quel che sta dicendo l’oratore, un tituali e liturgici locali, così come le credenze e mido e occhialuto adolescente. Queste immale pratiche di volta in volta condannate come gini captate, anzi rubate alla realtà diventano quasi simultaneamente delle storie. Finita la ereticali. serata letteraria, lo scrittore prende a vagare per le strade quasi deserte della città e in quePino Arlacchi, Gli uomini del disonore, sta specie di solitudine da vita ai suoi nuovi Il Saggiatore, 2010, 17,00 euro personaggi. Anzi, entra nelle loro vite, le inGli uomini del disonore è il racconto-confes- vade e le trasforma. Accompagnato dai versi sione del grande pentito che negli anni ottanta, di un poeta ch’egli immagina al suo fianco, con Tommaso Buscetta, diede il contributo più lo scrittore costruisce un affresco di vita e di determinante alla lotta contro la mafia. Anto- morte pieno di sorprese. nino Calderone, all’epoca del suo pentimento, era un elemento di spicco della mafia siciliana, braccio destro del fratello Giuseppe, capo della Commissione regionale di Cosa Nostra.

In libreria


Di cosa parliamo, quando parliamo di... “fede e domande sul senso della vita”

Di Vito Mancuso Da Repubblica, 12 gennaio 2010

Il Sermig di Torino, movimento cattolico fondato da Ernesto Olivero, ha sottoposto un esteso questionario a migliaia di giovani sulla figura di Gesù. Alla domanda numero 7, che chiedeva «Cosa diresti a Gesù se potessi parlare con lui oggi?», le principali risposte dei giovani furono le seguenti: Perché si deve morire? Che senso ha la mia vita? Perché esiste il male? Perché muoiono tanti giovani? Cosa mi aspetta dopo la morte? Perché mi hai creato? Queste domande dei giovani a Gesù (ipotetiche quanto alla possibilità di raggiungere il destinatario, ma assolutamente reali quanto a valore esistenziale) mostrano un intenso bisogno di significato, si potrebbe dire di filosofia. Più che a Gesù quale singolo personaggio storico, le interpellanze dei giovani si rivolgono al Cristo, al Figlio di Dio in quanto Dio, a Dio, all´Assoluto. Sono tre infatti le questioni capitali: 1) chi sono io e perché sono qui; 2) perché questo mondo è colmo di ingiustizia; 3) che

cosa ne sarà di me dopo la morte. Oggi la teologia e la predicazione della Chiesa sono concentrate sul Gesù storico, sulla sua esistenza, la sua predicazione, il suo messaggio, la sua morte e la sua risurrezione. I corsi biblici organizzati dalle parrocchie non si contano più. Ma queste domande mostrano chiaramente che l´interesse degli uomini d´oggi non è per una storia lontana, destinata ogni anno a divenire sempre più lontana, ma per il senso di questa vita qui e ora. Gesù non interessa come singolo personaggio storico a cui accadono delle cose speciali (emblematico che nessuno tra i giovani gli avrebbe chiesto lumi sul suo concepimento verginale, sulla veridicità dei suoi miracoli, sui responsabili della sua morte, sulla realtà della sua risurrezione) ma interessa come il maestro a cui chiedere spiegazioni su questa vita e sui suoi conti che faticano a tornare. Una risposta di un ragazzo


Da dove nascono invece quell´essere lieti in profondità, quella gioia inestirpabile verso la vita, quella quiete dello spirito e della mente, che sono il contrassegno di una autentica esperienza spirituale e che sole possono dare risposte convincenti alle inquietudini dei giovani? di quindici anni metteva addirittura in crisi il sacrificio espiatorio di Gesù, o meglio la teologia tradizionale che interpreta Gesù quale «vittima immolata per la nostra redenzione» (come viene definito da alcune parole del canone della Messa). Che cosa appare allora da queste domande dei giovani? Appare quello che già Hegel vedeva come il limite della coscienza cristiana tradizionale, cioè l´essere una «coscienza infelice». Da questi giovani emerge chiaramente un disorientamento sulla loro identità di uomini, segno dell´inefficacia delle risposte tradizionali della fede ascoltate nelle lezioni di catechismo. A differenza di quanto avveniva al tempo di sant´Agostino e di san Tommaso d´Aquino, dalla fede cristiana di oggi non emerge più una veritiera e affidabile visione del mondo. Da qui il senso diffuso di infelicità, da qui il disagio rispetto al proprio essere al mondo. I credenti adulti suppliscono questa incertezza teoretica con il ricorso al principio di autorità (è così perché è stato sempre insegnato che è così), ma con i giovani questo principio (se purtroppo o se per fortuna, non lo so) non funziona. C´è un detto medievale che dice: «Vengo non so da dove; sono non so chi; muoio non so quando; vado non so dove; mi stupisco di essere lieto». Il filosofo Karl Jaspers, che lo cita

all´inizio del libro La fede filosofica di fronte alla rivelazione, dice che per questa unione di ignoranza e di gioia tale detto non può essere cristiano. E poi aggiunge un affondo terribile, affermando che, al contrario, la coscienza cristiana ha sì le risposte a tutte le questioni perché sa da dove viene, perché sa chi è, perché sa che morirà quando lo deciderà Dio (non prima e non dopo), perché sa dove andrà, ma, sapendo tutto ciò, non è per nulla lieta, per nulla serena, ma è immersa nella macerazione e in una continua tensione con il mondo con cui non riesce a riconciliarsi. A mio avviso ha ragione: la coscienza cristiana troppo spesso appare come una coscienza infelice, a tratti risulta persino aggressiva, soprattutto in coloro che coltivano sopra ogni cosa l´adesione alla dottrina stabilita dalle gerarchie ecclesiastiche e che coniugano il verbo “credere” sempre accanto a “obbedire e combattere”. Da dove nascono invece quell´essere lieti in profondità, quella gioia inestirpabile verso la vita, quella quiete dello spirito e della mente, che sono il contrassegno di una autentica esperienza spirituale e che sole possono dare risposte convincenti alle inquietudini dei giovani? Nascono dal sapere di essere a casa in questo mondo di Dio, dal senso di intima comunione con l´essere e con la natura che portò Francesco d´Assisi a scrivere il “Cantico delle creature”, e dalla certezza che l´incarnazione di Dio non riguarda solo un giorno lontano di tanti anni fa ma è la dinamica che si avvera ogni giorno, in tutti gli uomini che amano il bene e la giustizia. Gesù è l´uomo che cessa di fare di se stesso il centro del mondo e si pone al servizio di una realtà più importante di sé. Anche la Chiesa deve cessare di fare di se stessa il centro del mondo e si deve porre al servizio di qualcosa di più grande di sé, del bene comune e di ogni singolo individuo di questa nostra società, credente o non credente, bianco o nero, etero o omosessuale.


Viviamo la Parola di Dio

II Domenica Anno di Luca - Nozze

Is 62,1-5/1Cor 12,4-11/Gv 2,1-12

[Dal sito www.tiraccontolaparola.it] Siamo bene-amati, il Signore è proprio contento di estinzione quando vi sbattete passando i pomeriggi in noi, è contento di me. parrocchia! La vostra fedeltà è necessaria al miracolo È difficile amare bene, lasciando liberi, aiutando a del vino nuovo! crescere, valorizzando l’altro, amare senza possedere, È Gesù, lo sposo dell’umanità, che trasforma l’acqua amare donando le ali, amare senza ricatti. dell’abitudine nel vino della passione, è lui che riceve E Dio ci riesce. i complimenti da noi sommeliers, discepoli ubriacati In quest’anno dedicato a Luca, scriba della mansuetu- dall’ebbrezza della Parola. dine di Cristo, iniziamo il tempo ordinario con un’inDa madre a donna serzione giovannea (e meno male che d’ogni tanto lo È Maria che si accorge della mancanza del vino. È leggiamo, Giovanni!): le nozze di Cana. sempre lei che, discretamente, vede che non c’è più Iniziamo il nuovo anno ripetendoci che incontrare Dio gioia nella nostra vita. è come partecipare ad una splendida festa di nozze. E interviene. Sbronze Gesù ascolta la sua richiesta e le risponde malamente Il racconto di Cana rischia di essere letto in superficia- (all’apparenza): «Donna, che vuoi da me? Non è anlità, notando solo il miracolo inconsueto e gradito e la cora giunta la mia ora». colossale sbronza collettiva conseguente, e la conclu- Che rispostaccia! Che maleducato! sione, nota a molti, è che Gesù è un uomo prodigioso No, Maria ha capto benissimo cosa sta dicendo suo figlio. che trasforma l’acqua in vino, ce ne fossero! Gesù sta dicendo alla madre: «Io sono un perfetto Dobbiamo, però, andare oltre la lettera. Leggete bene: questo matrimonio è piuttosto strano. sconosciuto, il falegname di Nazareth, tuo figlio. Se Manca del tutto la sposa, lo sposo è coinvolto solo per intervengo ora, madre, mi allontanerò per sempre da ricevere i complimenti per una cosa che, in teoria, non te, tu per me sarai una delle tante donne che incontrelo riguarda e per cui non ha fatto assolutamente nulla! rò». E Maria accetta. Che strano matrimonio! A margine notiamo la scortesia di Gesù verso sua ma- E dice ai servi, e a noi: «Fate quello che vi dirà». dre e, ciliegina sulla torta, l’assurda presenza di giare Quanto è difficile tagliare il cordone ombelicale che di pietra per la purificazione da cento litri (e che se ne ci lega ai figli! Quanto più duro dev’essere stato, per Maria, rinunfacevano?) nella casa in cui si festeggia. Le giare in pietra c’erano, ma nel cortile del Tempio a ciare ad avere Dio per casa per donarlo (davvero!) al mondo. Maria bene-ama suo figlio e lo lascia andare. Gerusalemme! Scomparirà, Maria, nel vangelo di Giovanni, per riapCertamente, non a Cana. Insomma: sono tante le cose che non tornano; cerchia- parire, ancora e solo donna sotto la croce. Per tornare a diventare madre, ma di tutti i discepoli, mo di capire meglio. questa volta. Matrimonio fallito Il matrimonio fra Israele e il suo Dio langue, è come E l’ultima sua parola è un invito a seguire il figlio. Gioia quelle giare: impietrito e imperfetto (sono sei le giare: sette – numero della perfezione – meno una): la reli- Così è la fede, amici: un matrimonio in cui il vino non giosità di Israele è stanca e annacquata, non dona più viene mai a mancare, un incontro che, sempre, suscita gioia, non è più festa. Il popolo vive una fede molto gioia e passione. simile alla nostra religiosità contemporanea, stanca e Se, invece, la fede, per voi, è noiosa e siete cristiani distratta, travolta dalle contraddizioni e dalla quotidia- solo per dovere, piacevole come andare dal dentista, nità. Maria, la prima tra i discepoli, se ne accorge, e delle due cose l’una: o state vivendo un faticosissimo momento, e allora chiedete al Signore di trasformare invita Gesù a intervenire. I servi fedeli, figura centrale del racconto, sono coloro l’acqua in vino e dimorate nella fedeltà, come i servi, che tengono in piedi il matrimonio fra Israele e Dio, o proprio non siete presenti al banchetto nuziale. coloro che – con fatica e senza capire – obbediscono, Così inizia l’anno nuovo, con semplicità e stupore. che perseverano, che non mollano. Ancora non lo san- Qualunque cosa accadrà, quest’anno è l’anno in cui no, ma il loro gesto fedele porterà frutto e rianimerà vogliamo dare al Signore la nostra fedeltà imperfetta, la nostra vita pietrificata, per vederla trasformare nel la festa. Animo amici che vi sentite come i panda in via di vino nuovo del Regno.


Il santo della settimana

Sant’ Antonio abate (Qumans, 251 circa – deserto

della Tebaide, 17 gennaio 357), fu un eremita egiziano, considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati. Antonio nacque a Coma in Egitto (l’odierna Qumans) intorno al 251, figlio di agiati agricoltori cristiani. Rimasto orfano prima dei vent’anni, con un patrimonio da amministrare e una sorella minore cui badare, sentì ben presto di dover seguire l’esortazione evangelica “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri” (Mt 19,21). Così, distribuiti i beni ai poveri e affidata la sorella ad una comunità femminile, seguì la vita solitaria che già altri anacoreti facevano nei deserti attorno alla sua città, vivendo in preghiera, povertà e castità. Si racconta che ebbe una visione in cui un eremita come lui riempiva la giornata dividendo il tempo tra preghiera e l’intreccio di una corda. Da questo dedusse che, oltre alla preghiera, ci si doveva dedicare a un’attività concreta. Così ispirato condusse da solo una vita ritirata, dove i frutti del suo lavoro gli servivamo per procurarsi il cibo e per fare carità. In questi primi anni fu molto tormentato da tentazioni fortissime, dubbi lo assalivano sulla validità di questa vita solitaria. Consultando altri eremiti venne esortato a perseverare. Lo consigliarono di staccarsi ancora più radicalmente dal mondo. Allora, coperto

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da un rude panno, si chiuse in una tomba scavata nella rocca nei pressi del villaggio di Coma. In questo luogo sarebbe stato aggredito e percosso dal demonio; senza sensi venne raccolto da persone che si recavano alla tomba per portagli del cibo e fu trasportato nella chiesa del villaggio, dove si rimise. In seguito Antonio si spostò verso il Mar Rosso sul monte Pispir dove esisteva una fortezza romana abbandonata, con una fonte di acqua. Era il 285 e rimase in questo luogo per 20 anni, nutrendosi solo con il pane che gli veniva calato due volte all’anno. In questo luogo egli proseguì la sua ricerca di totale purificazione, pur essendo aspramente tormentato, secondo la leggenda, dal demonio. Con il tempo molte persone vollero stare vicino a lui e, abbattute le mura del fortino, liberarono Antonio dal suo rifugio. Antonio allora si dedicò a lenire i sofferenti operando, secondo tradizione, “guarigioni” e “liberazioni dal demonio”. Il gruppo dei seguaci di Antonio si divise in due comunità, una a oriente e l’altra a occidente del fiume Nilo. Questi Padri del deserto vivevano in grotte e anfratti, ma sempre sotto la guida di un eremita più anziano e con Antonio come guida spirituale. Antonio contribuì all’espansione dell’anacoretismo in contrapposizione al cenobitismo. Anche Ilarione visitò nel 307 Antonio, per avere consigli su come fondare una comunità monastica a Gaza, in Palestina, dove venne costruito il primo monastero della cristianità. Nel 311, durante la persecuzione dell’Imperatore Massimino Daia, Antonio tornò ad Alessandria per sostenere e confortare i cristiani perseguitati. Non fu oggetto di persecuzioni personali. In quella occasione il suo amico Atanasio scrisse una lettera all’imperatore Costantino I per intercedere nei suoi confronti. Tornata la pace, pur restando sempre in contatto con Atanasio e sostenendolo nella lotta contro l’Arianesimo, visse i suoi ultimi anni nel deserto della Tebaide dove pregando e coltivando un piccolo orto per il proprio sostentamento, morì, ultracentenario, il 17 gennaio 357. Venne sepolto dai suoi discepoli in un luogo segreto. Sant’Antonio tuttavia è considerato anche il protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella. Il 17 gennaio tradizionalmente la Chiesa benedice gli animali e le stalle ponendoli sotto la protezione del santo. La tradizione deriva dal fatto che l’ordine degli Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant’Antonio. I maiali erano nutriti a spese della comunità e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella. [da www.wikipedia.org]

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