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Oltre
la
filosofia
della
storia


Corso
di
Antropologia
Filosofica

 a.a.
2011/2012



Riprendiamo
da
Jacob
Burckhardt

 “[La
filosofia
della
storia]
non
è
che
un
 centauro,
una
contradic)o
in
adjecto,
 giacché
la
storia,
ossia
il
coordinare,
è
 non‐filosofia,
e
la
filosofia,
ossia
il
 subordinare,
è
non‐storia”.




“È…il
pericolo
di
tuLe
le
filosofie
della
storia,
 ordinate
cronologicamente,
quello
di
 degenerare,
nella
migliore
delle
ipotesi,
in
storie
 universali
della
cultura…altrimenO
pretendono
 di
perseguire
uno
schema
universale
e,
nel
far
 ciò,
essendo
incapaci
di
non
aver
presupposO,
 sono
colorite
da
idee
che
i
filosofi
hanno
 assorbito
fin
dal
terzo
o
quarto
anno
di
vita”.




“Certo,
non
soltanto
ai
filosofi
è
comune
l’errore
 secondo
cui
la
nostra
età
è
il
compimento
di
 tuLe
le
età,
o
almeno
vi
si
avvicina,
e
tuLo
ciò
 che
è
esisOto
è
da
considerarsi
come
calcolato
 per
noi.
Tu6o
ciò
che
è
esis9to,
invece,
noi
 compresi,
ha
la
sua
ragione
d’essere
in
sé,
in
ciò
 che
l’aveva
preceduto,
in
noi
stessi
e
nel
 futuro”.




“Il
nostro
punto
di
partenza
sta
in
 quell’unico
centro
permanente,
e
per
 noi
possibile,
ossia
l’uomo
che
paOsce,
 che
anela,
che
agisce,
l’uomo
qual
è,
 qual
è
sempre
stato
e
sempre
sarà”.

 (da
Considerazioni
sulla
storia
universale,
[1870]
1905)



ALraverso
Pasquale
Villari
 “O
la
materia
della
storia
può
essere
 determinata
da
leggi,
ed
allora
 ricercandole,
noi
avremo
una
scienza,
la
 quale
non
sarà
una
parte
delle
scienze
 naturali;
ma
avrà
comune
con
esse
tuLo
 quello
che
le
scienze
han
comune
fra
loro,
 dei
principii
determinaO”.



“O
l’uomo
e
la
società
camminano
un
 cammino
incerto
e
variabile
senza
principio
 di
sorta,
ed
allora
noi
dobbiamo
rinunziare
 per
sempre
a
trovare
i
principi
del
suo
 operare,
e
potremo
avere
degli
eloquenO
 discorsi
sulla
storia,
ma
non
mai
una
 scienza
della
storia”.



“Per
la
filosofia
della
storia
questa
non
 è
già
una
quisOone
di
sistema,
ma
è
 una
quisOone
di
vita
o
di
morte”.

 (da
Sull’origine
e
sul
progresso
della
filosofia
della
 storia,
1854)



E
Wilhelm
Dilthey
 “[Nella
Scuola
Storica
tedesca]
viveva
un
modo
 di
considerare
puramente
empirico,
un
 approfondimento
amorevole
della
peculiarità
 del
processo
storico,
uno
spirito
universale
di
 considerazione
della
storia
che
vuole
 determinare
il
valore
del
singolo
stato
di
fa6o
 solamente
a
par9re
dal
contesto
dello
sviluppo,




e
uno
spirito
storico
della
doLrina
della
società
 che
nello
studio
del
passato
cerca
spiegazione
e
 regola
per
la
vita
del
presente,
e
per
cui
in
 conclusione
la
vita
spirituale
è
storica
in
ogni
 punto”.



“Ma
la
Scuola
Storica
non
ha
infranto
fino
a
 oggi
quei
limiO
intrinseci
che
dovevano
per
 forza
intralciare
la
sua
formazione
teoreOca
 come
il
suo
influsso
sulla
vita.




Al
suo
studio
e
alla
sua
valorizzazione
delle
 apparizioni
storiche
mancò
la
connessione
 con
l’analisi
dei
fah
della
coscienza,
e
 quindi
una
giusOficazione
poggiante
 sull’unico
sapere
sicuro
in
ulOma
istanza,
in
 breve
una
fondazione
filosofica”.
 (da
Introduzione
alle
scienze
dello
spirito,
1883)



I
problemi
della
filosofia
della
 storia
 (1892/1907)































di
Georg
Simmel



dalla
Prefazione:
 Simmel
intende
criOcare
il
realismo
storico,
“per
 il
quale
la
storiografia
cosOtuisce
un’immagine
 speculare
di
ciò
che
è
accaduto…e
che
così
 sembra
commeLere
un
errore
non
minore
di
 quello
del
realismo
arOsOco,
quando
crede
di
 copiare
la
realtà,
senza
notare
come
questo
 copiare
sia
già
una
completa
sOlizzazione
dei
 suoi
contenuO”.



Il
parallelo
storiografia/ahvità
arOsOca
 è
ripreso
da
Simmel
nelle
conclusioni:
 •  “…la
storia
si
discosta
neLamente
dalla
realtà
 immediatamente
data
o
vissuta,
che
siamo
soliO
 designare
semplicemente
come
la
realtà”.
 •  “Il
senso
della
storia…viene
ad
essa
conferita
da
 quei
presupposO
che
la
disOnguono
 qualitaOvamente
dal
puro
faLo,
così
come
lo
fa
 quanOtaOvamente
la
necessità
di
una
selezione
 dal
complesso
totalmente
coordinato
degli
evenO
 oggehvi”.



“Considerare
tuLo
questo
come
una
sorta
di
 rassegnazione
non
sarebbe
più
sensato
del
voler
 muovere
all’arte
l’accusa
di
non
raggiungere
la
 realtà,
mentre
proprio
in
questa
distanza
risiede
 tuLo
il
suo
diriLo
all’esistenza:
certo
non
 nell’aspeLo
negaOvo
del
non‐raggiungere,
ma
 nella
costruzione
posi9va,
dotata
di
valori
 misura9
secondo
criteri
propri,
e
non
in
base
 alla
grandezza
di
quella
distanza”.





Dopo
e
oltre
Kant
 •  “La
liberazione
realizzata
da
Kant
nei
confronO
del
 naturalismo
è
necessaria
anche
nei
confronO
 dello
storicismo”.
 •  “Tale
liberazione
è
possibile
forse
aLraverso
una
 simmetrica
criOca
della
conoscenza,
per
cui
lo
 spirito,
mediante
categorie
che
solo
a
lui
come
 spirito
conoscente
sono
proprie,
forma
in
modo
 sovrano
anche
l’immagine
dell’esistenza
 spirituale
che
noi
chiamiamo
storia”.



“L’uomo
che
è
conosciuto
è
faLo
dalla
 natura
e
dalla
storia;
ma
l’uomo
che
 conosce
–
è
lui
che
fa
la
natura
e
la
 storia”.



•  “La
forma
che
diviene
cosciente
di
tuLa
 la
realtà
spirituale,
la
quale
come
storia
 fa
scaturire
da
sé
ogni
io,
è
essa
stessa
 scaturita
dall’io
datore
di
forma”.
 •  “È
lo
spirito
che
ha
tracciato
le
rive
e
il
 ritmo
delle
onde
di
quella
corrente
del
 divenire
in
cui
esso
scorge
se
stesso,
e
 che
solo
con
ciò
diventa
storia”.



Il
compito
che
Simmel
si
propone
è
dunque
 quello
di…
 “…salvaguardare
la
libertà
dello
spirito,
 che
è
produBvità
formante,
per
la
stessa
 via
seguita
da
Kant
nei
confronO
della
 natura”.



Tesi
centrale
difesa
da
Simmel
 “La
storia,
se
non
ha
da
essere
un
gioco
di
 marione6e,
è
storia
di
processi
psichici,
e
 tuh
gli
evenO
esterni
da
lei
descrih
non
 sono
altro
che,
da
un
lato,
i
ponO
 conducenO
dagli
impulsi
agli
ah
voliOvi
e,
 dall’altro,
i
riflessi
affehvi
suscitaO
da
 quegli
evenO
esterni”.





“Tuh
i
fah
esterni,
poliOci
e
sociali,
 economici
e
religiosi,
giuridici
e
tecnici,
non
 sarebbero
per
noi
né
interessanO
né
 comprensibili
se
non
scaturissero
da
 movimenO
dell’anima
e
non
suscitassero
 movimenO
dall’anima”.



La
faLualità
psicologica
è,
così,
 sostanza
della
storia
 “La
storia
[resta]
sempre
un’applicazione

di
leggi
 psicologiche
di
universalità
incondizionata;
il
 materiale,
però,
che
non
è
mai
ricavabile
dalla
 legge
stessa,
perché
è
anzi
il
presupposto
della
 sua
realizzazione,
[è]
infinitamente
molteplice
e
 [dà]
quindi
luogo
a
realtà
individuali
 imparagonabili
e
irriducibili”.





“Certo,
la
nostra
capacità
di
conoscere
le
 struLure
psichiche
al
di
là
dei
contenuO
di
 coscienza
immediaO
è
sufficiente
solo
per
una
 rappresentazione
simbolica
del
tuLo
 approssimaOva,
forse
anche
perché
le
categorie
 di
cui
disponiamo
sono
formate
per
tuL’altri
 contenuO
conosciOvi”.







Per
Simmel
rimane
perciò
fuori
di
dubbio
che
 “fossero
le
medesime
leggi
a
determinare,
in
 Nerone
e
in
Budda,
in
Raffaello
e
in
Bismarck,
 l’associazione
e
la
riproduzione
delle
idee,
la
 sensibilità
per
le
differenze,
la
formazione
della
 volontà,
la
capacità
di
percezione
e
la
 suggesOonabilità.”



L’a
priori
è
psicologico!
 “Ma
queste
leggi
[storiche],
per
non
restare
 campate
in
aria
senza
un
punto
di
applicazione,
 richiedono,
quasi
come
loro
apriori
reale,
una
 materia
che
non
sia
da
loro
stesse
prodoLa,
ma
 preesistente.
Ed
è
evidentemente
la
natura
di
 questa
materia
a
decidere
della
formazione
che
 ne
risulta”.




“La
corrispondenza
tra
la
vita
psichica
degli
altri
 uomini
e
la
nostra,
anzituLo
in
quanto
connessa
 alle
sue
manifestazioni
visibili,
dovrà
sempre
 rimanere
una
ipotesi
che
funziona
come
un
 apriori
per
ogni
relazione
praOca
e
conosciOva
 tra
un
soggeLo
e
altri
soggeh”.





“Al
di
soLo
delle
azioni
visibili
degli
 uomini
si
sohntendono
scopi
e
 senOmenO
che
sono
necessari
per
 trasformare
quelle
azioni
in
una
 connessione
intelligibile”.



Dilthey
manOene
una
visione
meno
 parziale?
 “In
effeh
un
individuo
nasce,
viene
 sostentato
e
si
sviluppa
sul
fondamento
 delle
funzioni
dell’organismo
animale
e
 delle
loro
relazioni
con
il
corso
circostante
 di
natura;
il
suo
senOmento
della
vita
è
 fondato
perlomeno
parzialmente
in
queste
 funzioni;




le
sue
impressioni
sono
condizionate
dagli
 organi
di
senso
e
dalle
loro
affezioni
da
 parte
del
mondo
esterno;
la
ricchezza
e
la
 mobilità
delle
sue
rappresentazioni,
la
 forza
come
pure
la
direzione
dei
suoi
ah
di
 volontà
li
troviamo
dipendenO
in
modo
 molteplice
da
alterazioni
nel
suo
sistema
 nervoso…



Così
la
vita
spirituale
di
un
uomo
è
una
 parte,
isolabile
solo
per
astrazione,
 dell’unità
psico‐fisica
di
vita
quale
si
 presenta
un
esserci
[Menschendasein]
e
 una
vita
dell’uomo.
Il
sistema
di
queste
 unità
di
vita
è
l’effe6ualità,
che
cos9tuisce
 l’ogge6o
delle
scienze
storico‐sociali”.
 (da
Introduzione
alle
scienze
dello
spirito)



Per
Simmel
la
storia
viene
faLa
 osservando
le
grandi
personalità?

 “Chi
sosOene
il
caraLere
individuale
delle
 moOvazioni
porrà
dietro
agli
avvenimenO
esterni
 una
coscienza
più
decisa
di
quanto
faccia
chi
 afferma
esserne
le
collehvità
i
soggeh
unitari.
 Questa
differenza
viene
espressa
dicendo
che
i
 grandi
uomini
sono
la
coscienza
del
loro
 tempo”.



Si
ricordi
ancora
una
volta
Burckhardt:
 “Unico
e
insosOtuibile
è
soltanto
l’individuo
 dotato
di
energia
intelleLuale
o
morale
 abnorme,
la
cui
azione
si
riferisca
a
un
elemento
 universale,
vale
a
dire
a
popoli
interi
o
a
intere
 culture,
anzi
all’intera
umanità”.




“La
storia
ama
talvolta
condensarsi
d’improvviso
 in
un
individuo,
a
cui
per
questa
ragione
il
 mondo
obbedisce”.
 “Infah
i
grandi
uomini
sono
necessari
alla
nostra
 esistenza,
affinché
il
moto
universale
della
storia
 si
renda
periodicamente
e
di
un
sol
colpo
libero
 da
forme
di
vita
ormai
inaridite
e
dalla
retorica
 raziocinante”.



“Solo
tra
parentesi
sia
deLo
qui
che
esiste
 qualcosa
di
simile
alla
grandezza
anche
in
interi
 popoli,
e
inoltre
che
vi
può
essere
una
grandezza
 parziale
o
momentanea,
che
subentra
laddove
 un
singolo
dimenOchi
interamente
se
stesso
e
la
 propria
esistenza
nel
nome
di
un
universale:
un
 individuo
siffaLo
sembra,
in
quel
determinato
 momento,
elevarsi
al
di
sopra
delle
cose
 terrene”.

 (dal
Capitolo
V,
L’individuo
e
l’universale)



di
nuovo
a
Simmel,
con
un
problema…
 “…difficoltà
di
decisione
e…incertezze
riguardo
 al
contributo
della
coscienza
si
accrescono…non
 appena
le
formazioni
sovrapersonali
appaiono
 provviste
di
proprie
energie
di
movimento
e
di
 sviluppo”.




La
soluzione
offerta
da
Simmel
 “…lo
storico
può
ricavare
l’immagine
 complessiva
di
una
personalità
solo
dalle
sue
 manifestazioni
parOcolari,
ma
può
viceversa
 interpretare
e
raggruppare
correLamente
quesO
 parOcolari
solo
in
base
a
un’immagine
 complessiva
già
presupposta
della
personalità.
È
 certo
facilmente
comprensibile
come
questo
 circolo
si
risolva
nella
prassi”.





“AnzituLo
si
inizia
dogmaOcamente
o
 ipoteOcamente
da
un
qualche
punto
e,
 procedendo
sempre
nella
stessa
direzione,
si
 mostra
la
possibilità
o
l’impossibilità
di
 interpretare
nello
stesso
senso
tuh
gli
altri
 parOcolari,
giungendo
così
a
dare
conferma
e
 relaOva
certezza
a
quella
prima
supposizione
o
 viceversa
costringendo
a
rivederla”.




Una
difficoltà
fondamentale
 “QuesO
espedienO
della
prassi
scienOfica
lasciano
 però
intaLa
la
difficoltà
di
fondo
che
essi
cercano
 di
superare
e
che
conduce
fino
alla
metafisica
 della
psicologia”.



Il
pensiero
di
Husserl
sulla
psicologia
 “Soltanto
ciò
che
è
rivelato
dall’auto‐esperienza
 interna,
soltanto
le
nostre
idee
sono
 evidentemente
date.
TuLa
la
dimensione
del
 mondo
esterno
viene
esclusa.”




“Così
assume
un’importanza
primaria
 l’analisi
psicologica
interna
basata
 puramente
sul
fondamento
dell’esperienza
 interna,
la
quale
però
fa
un
uso
ingenuo
 delle
esperienze
degli
altri
uomini…e
 quindi
fa
uso
della
validità
obiehva
delle
 conclusioni
riguardanO
gli
altri”.





“Infah
tuLa
la
ricerca
finisce
per
svolgersi
 in
un
ambito
obieBvo‐psicologico,
anzi
 ricorre
addiriLura
all’elemento
fisiologico
–
 mentre
è
appunto
questa
obieBvità
che
è
 stata
messa
in
ques9one”.
 (da
La
crisi
delle
scienze
europee
e
la
fenomenologia
 trascendentale,
§
22,
1954)



“TuLa
la
storia
della
filosofia…è
la
storia
di
 poderose
tensioni
tra
la
filosofia
 obiehvisOca
e
la
filosofia
 trascendentale...Il
chiarimento
dell’origine
 di
questa
interna
scissione
nello
sviluppo
 della
filosofia…[riveste]
una
grande
 importanza”.





“InnanzituLo
questo
chiarimento
permeLe
 di
intravvedere
la
profonda
aderenza
a
un
 senso,
che
conferisce
un’unità
a
tuLo
il
 divenire
della
storia
della
filosofia
 moderna…un
definiOvo
orientamento
di
 tuh
gli
sforzi
dei
singoli
e
delle
singole
 scuole”.




“Si
traLa…di
un
orientamento
che
mira
alla
 forma
finale
della
filosofia
trascendentale
–
 alla
fenomenologia
–
la
quale
include,
 come
uno
dei
suoi
momenO
di
rilievo,
una
 forma
finale
della
psicologia,
che
è
 chiamata
a
sradicarne
il
senso
naturalisOco
 moderno”.
 (da
La
crisi
delle
scienze
europee…,
§
14,
1954)



Husserl
sulle
scienze
esaLe
 “Le
mere
scienze
di
fah
creano
meri
uomini
di
 faLo…Nella
miseria
della
nostra
vita
–
si
sente
 dire
–
questa
scienza
non
ha
niente
da
dirci.
Essa
 esclude
di
principio
proprio
quei
problemi
che
 sono
i
più
sco6an9
per
l’uomo,
il
quale,
nei
 nostri
tempi
tormentaO,
si
sente
in
balìa
del
 des9no;
i
problemi
del
senso
o
del
non‐senso
 dell’esistenza
umana
nel
suo
complesso”.





e
sul
senso
della
storia
 “…il
mondo
e
l’esistenza
umana
possono
 avere
un
senso
se
le
scienze
ammeLono
 come
valido
e
come
vero
soltanto
ciò
che
è
 obiehvamente
constatabile,
se
la
storia
 non
ha
altro
da
insegnare
se
non
che
tuLe
 le
forme
del
mondo
spirituale,




tuh
i
legami
di
vita,
gli
ideali,
le
norme
che
 volta
per
volta
hanno
fornito
una
direzione
 agli
uomini,
si
formano
e
poi
si
dissolvono
 come
onde
fuggenO...?”

 (da
La
crisi
delle
scienze
europee…,
§
2,
1954)



Intuizione
e
mondo‐della‐vita
 “TuLa
la
problemaOca
trascendentale
si
aggira
 aLorno
al
rapporto
di
questo
mio
io
–
dell’Ego
–
 con
ciò
che
dapprima
viene
posto
come
ovvio
in
 vece
sua:
la
mia
anima;
poi
aLorno
al
rapporto
 di
questo
io

e
della
sua
vita
di
coscienza
con
il
 mondo
di
cui
l’io
è
cosciente,
e
di
cui
conosce
il
 vero
essere,
nelle
proprie
formazioni
 conosciOve”.
 (da
La
crisi
delle
scienze
europee…,
§
26,
1954)



“TuLo
ciò
di
cui…gli
scienziaO
e
tuh
in
 generale,
possono
diventare
coscienO
nella
 loro
vita
naturale
nel
mondo,
nel
processo
 della
loro
esperienza,
della
conoscenza…



ciò
che
può
presentarsi
alla
loro
 coscienza…nell’auto‐riflessione
–
tuLo
ciò
 rimane
nell’ambito
della
superficie,
la
 quale
tuLavia…è
superficie
di
una
 dimensione
profonda,
infinitamente
più
 ricca”.
 (da
La
crisi
delle
scienze
europee…,
§
32,
1954)



“[Compito
del
filosofo
è]
raggiungere
una
 chiara
comprensione
di
sé
in
quanto
 soggeBvità
originariamente
e
 sorgivamente
fungente…Si
traLa
di
una
 filosofia
che,
di
fronte
all’obiehvismo
pre‐ scienOfico
e
anche
scienOfico,




ritorna
alla
soggeBvità
conosci)va
quale
 sede
originaria
di
ogni
formazione
obieBva
 di
senso
e
di
validità
d’essere,
che
cerca
di
 comprendere
il
mondo
essente
come
una
 formazione
di
senso
e
di
validità
e
di
 avviare
in
questo
modo
un
genere
 essenzialmente
nuovo
di
scien)ficità
e
di
 filosofia”.

 (da
La
crisi
delle
scienze
europee…,
§
27,
1954)



“…l’esperienza
è
un’evidenza
che
si
 presenta
puramente
nel
mondo‐della‐vita
 e
come
tale
è
la
fonte
di
evidenza
delle
 constatazioni
obiehve
delle
scienze,
le
 quali,
dal
canto
loro,
non
sono
mai
 esperienze
dell’obiehvità”.




“L’obiehvità
in
se
stessa
non
è…esperibile;… se
ne
rendono
conto
gli
stessi
scienziaO
 quando,
contraddicendo
i
loro
confusi
 discorsi
empirisOci,
interpretano
l’obiehvità
 come
qualcosa
di
metafisicamente
 trascendente”.
 (da
La
crisi
delle
scienze
europee…,
§
34,
1954)



“…mentre
il
Otolo
vago
e
vuoto
di
 intuizione,
invece
di
qualcosa
di
 trascurabile
e
di
svalutato
rispeLo
all’alto
 valore
della
logica
che
si
supponeva
 contenere
l’autenOca
verità,
è
diventato
il
 problema
del
mondo‐della‐vita…



…si
delinea
anche
un
grande
mutamento
 nella
teoria
della
conoscenza,
nella
teoria
 della
scienza;
infine
la
scienza
perde
la
sua
 autonomia…e
diventa
un
problema
 meramente
parziale”.
 (da
La
crisi
delle
scienze
europee…,
§
34,
1954)




Jan
Patočka,
a
questo
proposito:
 “Husserl
fu
il
primo
a
vedere
chiaramente
 che
la
quesOone
del
mondo
naturale
 riguarda
qualcosa
che
è
noto
ma
non
 conosciuto,
e
che
il
<mondo
naturale>
 dev’essere
ancora
scoperto,
descriLo
e
 analizzato”.




“…egli
scoprì
che
il
mondo
naturale
non
 può
essere
colto
nello
stesso
modo
in
cui
la
 scienza
naturale
coglie
le
cose,
e
che
per
 questo
è
necessario
introdurre
una
 sostanziale
modifica
di
aLeggiamento,
che
 si
indirizzi
non
verso
le
cose
reali,
ma
verso
 la
loro
natura
fenomenica,
verso
il
loro
 modo
di
manifestarsi”.



“Heidegger
ha
accolto…l’idea
di
Husserl… Egli
tuLavia
intese
quell’ente
che
è
l’uomo,
 a
cui
i
fenomeni
si
manifestano,
come
una
 struLura
del
tuLo
parOcolare,
che
si
 disOngue
da
tuLo
il
resto
per
il
faLo
che
 comprende
l’essere,
nel
senso
che
si
 rapporta
con
esso,
che
si
comporta
verso
di
 esso
[sic]
(che
è
questo
rapporto)”.

 (da
Saggi
ere)ci
sulla
filosofia
della
storia,
capitolo
I,
1975)



Jan
Patočka
su
Heidegger
 “Questo
rapporto
è
ben
lungi
dall’essere
 disinteressato,
non
è
e
non
può
essere
una
 mera,
inerte
constatazione
[come
invece
 secondo
Patočka
rischiava
di
accadere
in
 Husserl]”.



“Il
suo
proprio
essere
gli
[all’uomo]
è
dato
 come
qualcosa
di
cui
egli
è
responsabile…”.
 “Heidegger
è
il
filosofo
del
primato
della
 libertà
e
ai
suoi
occhi
la
storia
non
è
una
 rappresentazione
teatrale
che
si
svolge
 soLo
i
nostri
occhi,
ma
una
responsabile
 realizzazione
di
quel
rapporto
che
è
 l’uomo”.
 (da
Saggi
ere)ci
sulla
filosofia
della
storia,
capitolo
II,
1975)



Patočka
sul
senso
della
storia

 “Le
cose
non
hanno
un
senso
di
per
se
stesse,
 ma
il
loro
senso
esige
che
qualcuno
abbia
un
 <senso>
per
loro.
Infah
il
senso
non
è
 originariamente
negli
enO,
ma
nell’apertura,
 nella
comprensione
delle
cose,
vale
a
dire
in
 quel
processo…che
non
si
differenzia
da
quello
 del
nucleo
stesso
della
nostra
vita”.
 (da
Saggi
ere)ci
sulla
filosofia
della
storia,
capitolo
III,
1975)



Tornando
ora
a
Simmel
 “Per
la
conoscenza
vi
è
in
realtà
un
circolo
 anche
fra
l’accadere
esterno
e
quello
 interno.
Ogni
conoscenza
reale
dell’esterno
 viene
acquisita
solo
aLraverso
l’interno,
 ma
ogni
conoscenza
dell’interno
viene
 acquisita
solo
aLraverso
il
suo
essere
 documentato
nell’esterno”.




Come
uscire
dal
circolo?
 “Questo
circolo
può
tuLavia
essere
senz’altro
 risolto,
poiché
nel
singolo
caso
ciascuno
dei
due
 elemenO
risulta
in
linea
di
principio
come
 autonomamente
determinato,
e
la
conoscenza
si
 muove
lungo
le
connessioni
reali
e
simboliche
 intercorrenO
reciprocamente
tra
i
singoli
 elemenO
delle
due
sequenze”.






Come
legare
singolo
aLo
e
“anima
 individuale”?

 “La
vita
interiore
mostra
uno
sviluppo
del
tuLo
 unilineare
dei
suoi
movimenO,
all’interno
dei
quali
 certo
si
intrecciano
le
più
varie
relazioni
di
 causalità
e
di
assimilazione,
senza
che
però
al
di
là
 di
esse
si
possa
pervenire…alla
realtà
autonoma
di
 una
fonte
da
cui
tuLe
quelle
relazioni
possano
 uniformemente
scaturire”.





“Solo
nel
conta6o
personale,
o
nell’intuizione
 degli
elemenO
imponderabili
che
sono
in
 qualche
modo
compresenO
nella
tradizione,
 sorge
in
noi
il
sen9mento
di
una
stru6ura
 psichica
unitaria
della
persona,
perdurante
al
di
 soLo
o
all’interno
di
tuh
i
suoi
processi
psichici
 come
una
sostanza
nel
mutare
dei
suoi
accidenO
 e
delle
sue
vicende”.



Un
punto
di
partenza
e
un
punto
di
 arrivo
 “L’unità
del
caraLere
assegna
alla
filosofia
della
 storia
problemi
assai
profondi
soLo
l’aspeLo
 della
forma
non
meno
che
del
contenuto.
Che
 essa
sia
presente
nelle
persone
come
nei
gruppi
 è
uno
dei
presupposO
a
priori
di
ogni
ricerca
 storica”.



Sulle
leggi
della
storia:
 “…gli
evenO
da
cui
cerchiamo
di
stabilire
le
 connessioni
soLo
forma
di
leggi
storiche,
 mostrano
anzituLo
proprio
questo
caraLere
di
 complessità”.





“RispeLo
all’evento
unico
e
irripeObile,
dal
 contenuto
imparagonabile,
non
abbiamo
alcun
 mezzo
per
disOnguere
fra
il
rapporto
di
vera
e
 propria
causalità
esistente
fra
i
suoi
momenO
e
 una
successione
temporale
puramente
causale,
 priva
di
interna
connessione”.



Una
causalità
individuale?
 “Nondimeno,
anche
come
semplice
 possibilità
logica,
il
conceLo
di
causalità
 individuale
apre
una
prospehva
ipoteOca
 sulle
relazioni
struLurali
nell’ambito
 psicologico”.




“La
difficoltà
finora
insuperata
di
scoprire
le
leggi
 della
vita
psichica,
la
sorprendente
frequenza
 con
cui
l’anima
fa
nascere
da
presupposO
 apparentemente
del
tuLo
idenOci
conseguenze
 del
tuLo
diverse,
–
tuLo
ciò
potrebbe
in
qualche
 modo
risalire
al
faLo
che
i
processi
psichici
sono
 governa9
proprio
da
quella
causalità
 individuale”.



Causalità?
Libertà?
 “Con
quella
libertà
che
svincola
ogni
momento
 della
vita
interiore
dalla
determinazione
 derivante
dai
suoi
antecedenO,
questa
causalità
 –
in
mancanza
della
possibilità
di
conoscere
la
 causalità
in
forma
diversa
da
quella
della
legge
 universale
–
avrebbe
certo
in
comune
 l’apparenza
esteriore,
ma
in
sostanza
non
 avrebbe
nulla
a
che
fare
con
essa”.



“Ogni
singola
anima
umana
 rappresenterebbe
quindi,
per
così
dire,
un
 caso
limite:
è
come
se
la
nomologicità
 specifica
di
[una
categoria]
dell’essere
si
 fosse
concentrata
in
un
unico
esemplare”.



Quale
compito
per
la
metafisica?
 “La
metafisica
ha
il
valore
formale
di
tendere
in
 generale
ad
un’immagine
compiuta
del
mondo
 secondo
principi
onnicomprensivi,
–
un
valore
 che
è
del
tuLo
indipendente
dagli
errori
 materiali
del
suo
contenuto
e
che
conOnua
a
 sussistere
anche
quando
un
modo
di
pensare
del
 tuLo
diverso
da
quello
filosofico
giunge
a
 soddisfare
il
nostro
bisogno
di
conoscenza”.





L’errore
del
materialismo
storico
 “La
tendenza
a
considerare
gli
evenO
economici
 come
una
connessione
causale
unilineare,
 mentre
in
realtà
a
determinare
ogni
loro
 momento
successivo
concorrono
influssi
 provenienO
da
ogni
punto
cardinale
 dell’esistenza
extra‐economica,
–
questa
 tendenza
è
spinta
[oltremodo]
dal
materialismo
 storico
più
radicale…”.





“…invece
di
conoscere
dalle
singole
 sequenze
della
realtà
storica
il
loro
 intreccio
con
tuLe
le
altre
–
intreccio
che
 fa
di
ogni
loro
punto
il
risultato
del
tuLo
–,
 il
tuLo
viene
al
contrario
sviluppato
a
 parOre
da
una
delle
sue
singole
sequenze”.






Sull’aLribuzione
di
un
senso
alla
storia
 “AmmeLere
l’esistenza
di
un
essere
divino
che
fa
 svolgere
tuLo
il
gioco
della
storia
verso
un
fine
a
 noi
nascosto
o
rivelato,
significherebbe
solo
 trasformare
la
sequenza
causale,
come
noi
la
 esperiamo,
in

una
sequenza
teleologica,
senza
 modificarla
minimamente
nei
contenuO
e
nelle
 leggi
che
li
meLono
in
connessione”.



“Per
la
ricerca
storica
è
indifferente
se
si
 consideri
come
meta
della
storia
la
signoria
 di
Dio
o
dell’AnOcristo,
la
beaOtudine
finale
 di
tuLe
le
anime
o
la
separazione
tra
eleh
 e
dannaO,
il
dissolversi
di
ogni
spirito
nel
 nirvana
o
il
totale
farsi
spirito
di
ogni
 esistenza…”.




“…ciò
che
ci
muove
all’ahvità
teorica
non
 può
essere
a
sua
volta
di
nuovo
qualcosa
di
 teorico,
ma
solo
un
impulso
della
volontà
e
 un
senOmento
di
valore”.




“La
sequenza
degli
evenO
arOcolata
secondo
 valori
e
disvalori
morali
ha
ritmi
e
colori,
 momenO
di
altezza
e
di
caduta
assolutamente
 diversi
da
quelli
che
essa
possiede
nella
 categoria
della
storiografia
teorica
–
sebbene
 entrambe
le
considerazioni
abbiano
lo
stesso
 idenOco
contenuto,
ognuna
però
in
una
 dimensione
a
cui
l’altra
non
giunge”.






“A
queste
si
può
aggiungere
ancora
la
 considerazione
esteOca,
che
a
dire
il
vero
è
 divenuta
poco
efficace
nei
confronO
dell’agire
e
 parOcolarmente
nei
confronO
della
sua
totalità
 storica.
Ma
questa
totalità
può
essere
 indubbiamente
arOcolata
anche
secondo
valori
 esteOci.
Armonie
e
contrasO,
i
fenomeni
del
 leggiadro
e
del
tragico,
le
gradazioni
che
vanno
 dal
bello
al
bruLo…”.




Sul
progresso
 “Che
noi
vediamo
o
meno
un
progresso
 nella
storia,
dipende
dunque
da
un
ideale
il
 cui
valore
non
scaturisce
come
tale
dalla
 sequenza
dei
faB,
ma
viene
 inevitabilmente
aggiunto
a
questa
dalla
 soggehvità”.






“Il
conceLo
di
valore
non
conOene
 alcun
elemento
universale
che
sia
 applicabile
indipendentemente
 dall’aLribuzione
soggehva
di
valore
 che
opera
la
selezione”.



“E
il
mutamento,
pur
essendo
realmente
 l’elemento
universale
di
ogni
progresso,
 non
consente
però
di
per
sé
solo
 l’applicazione
del
suo
conceLo,
poiché
il
 mutamento
è
anche
l’elemento
universale
 di
ogni
regresso”.




Anche
Pasquale
Villari
è
severo
 “Alcuni…[che]
volevano
un
mutamento
poliOco
 come
unico
rimedio
ai
mali,
si
sono
immaginata
 una
forma
perfeLa
di
governo,
che
hanno
 ritrovata
nei
loro
sogni
beaO;
e
la
volevano
e
la
 vogliono
imporre
a
tuLe
le
nazioni,
a
tuLe
le
 condizioni
diverse
di
popoli,
che
differiscono
per
 costumi,
per
civiltà,
per
razze”.




“Altri
…compresero
che
una
forma
poliOca
 di
governo
può
applicarsi
ad
ogni
stato
 della
società,
ma
deve
venire
come
 conseguenza
dell’inOma
natura
di
essa;
 onde
allora
si
deLero
a
ricercare
la
natura
 della
società,
e
credeLero
di
trovarla
tuLa
 nell’ordinamento
della
proprietà”.




“Fu
un
primo
errore
quello
di
credere
che
 la
società
stesse
tuLa
nella
proprietà,
che
 ne
è
solo
l’elemento
più
materiale;
fu
un
 secondo
errore
quello
di
credere
che
si
 potesse
trovare
un
ordinamento
migliore
 del
presente,
negando
la
scienza
 economica,
e
senza
studiare
la
diversa
 natura
e
il
diverso
caraLere
dei
popoli;




e
finalmente
fu
un
terzo
errore,
e
più
 grave,
quello
di
credere
che
trovato
il
vero
 ordinamento
della
proprietà,
il
vero
 caraLere
del
capitale
e
dell’interesse,
ci
si
 potesse
andare
d’un
salto”.

 (da
Sull’origine
e
sul
progresso
della
filosofia
della
 storia)



Su
storicismo
e
metodo:
Popper
 “…per
storicismo
intendo
una
 interpretazione
del
metodo
delle
scienze
 sociali
che
aspiri
alla
previsione
storica
 mediante
la
scoperta
dei
ritmi
o
dei
 paFerns,
delle
leggi,
delle
tendenze
che
 soLostanno
all’evoluzione
storica”.




CriOca
alle
tesi
pronaturalisOche
 “Il
risultato
di
esperimenO
è
la
selezione
di
 ipotesi
che
hanno
superata
la
prova
degli
 esperimenO,
in
base
all’eliminazione
di
 quelle
ipotesi
che
non
vi
sono
riuscite”.



“Ecco…l’errore
centrale
dello
storicismo.
Le
sue
 leggi
dello
sviluppo
si
rivelano
essere
tendenze
 assolute,
tendenze
come
leggi,
che
non
 dipendono
dalle
condizioni
iniziali,
e
che
 irresisObilmente
ci
trascinano
in
una
certa
 direzione
nel
futuro.
Su
di
esse
si
basano
 profezie
non
condizionali,
in
anOtesi
alle
 previsioni
scienOfiche
condizionali”.





G. Scardovi, oltre la filosofia della storia