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Marzo 2011

In distribuzione gratuita presso le edicole di Monreale e frazioni

N°13

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FILO DIRETTO - ANNO II - N. 12/2011 - Registrazione Trib. Di Palermo n. 29 del 30/12/2009 - Stampato in proprio

Federalismo municipale Di Luigi Gullo

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no dei temi caldi al momento discussi dal Parlamento Nazionale, e che avrà pesanti e dirette ripercussioni sulla gestione finanziaria di ogni comune italiano e sulle tasche dei cittadini, è il federalismo municipale. Un decreto che cancella 11,3 miliardi di trasferimenti statali ai comuni, ma permette ai sindaci di rifarsi attribuendo loro il potere di tornare a usare la leva fiscale su vari fronti. E’ una riforma avviata nel 2001 dal governo di centro sinistra con la riforma del titolo V della Costituzione, e sviluppata in seguito dal governo di centro destra. L’approvazione definitiva dovrà pervenire entro il 21 maggio. Sappiamo come la Lega abbia puntato molto sul conseguimento di questo risultato. E’ stata presentata come quella riforma che garantirà una spesa più razionale, con meno sprechi e quindi meno tasse. Ma proprio su quest’ultimo aspetto i pareri sono discordanti. Regna un grande stato di incertezza sul risultato per i bilanci comunali e per le tasche dei cittadini. L’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha mostrato molte perplessità. Il rischio del decreto sarebbe quello di affidare ai Comuni una base di entrata troppo sottile, e di lasciare a loro il cerino degli aumenti fiscali. In pratica la leva fiscale non verrebbe usata per fare politiche autonome, sulla base di un patto con i cittadini, ma semplicemente per sopravvivere. In particolare il nuovo fisco immobiliare presenterebbe rischi maggiori per le municipalità in cui il mercato è meno vivace e il catasto è meno aggiornato. E’ prevista una clausola di salvaguardia che garantisca ai Comuni fino al 2013 un livello di entrate almeno pari a quello del 2010, prima dei tagli. Si potrà agire sull’addizionale IRPEF, cartuccia per Monreale al momento inutilizzabile, perché già al livello massimo, lo 0,4%. Con molta probabilità il nostro sindaco potrà invece applicare la tassa di scopo, ulteriore balzello nato per giustificare la ristrutturazione di infrastrutture, anche se mancano ancora i dettagli delle opere finanziabili. Continua a pag. 3

ALL ’ INTERNO I n t e r v i s t a a l d e p u t a t o d e l P D To n i n o R u s s o

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Cosa Nostra non sconfitta. La paralisi delle istituzioni fa nascere grandi timori pag 3

Intervista alla consigliera provinciale Giusy Scafidi dell’IDV pag 4 17 MARZO 1861-17 MARZO 2011: 150 ANNI DA CELEBRARE pag 9 Nasce il sindacato di base: Forestali uniti per la stabilizzazione pag 10 a.s.d. Real Società

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Politica

Anno II - n.13

Grazie al governo Berlusconi i monrealesi pagheranno più tasse e avranno meno servizi

Discrasie costituzionali

Maggiore responsabilizzazione degli amministratori e criteri più stringenti di trasparenza

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Federalismo municipale, intervista al deputato del PD Tonino Russo

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ggi si parla tanto di federalismo, ed in particolare del federalismo municipale, una riforma dalla cui attuazione potrebbero derivare le sorti del governo nazionale. E’ la bandiera con cui la Lega ha costruito la sua forza politica, ma che in realtà fa riferimento alla riforma del titolo V della Costituzione, fatta nel 2001 dal governo di centro-sinistra, che introdusse il principio della proporzionalità diretta. Si vuole che le imposte vadano a beneficio dell’area in cui sono riscosse: se pago le tasse a Monreale, che almeno una parte di queste tasse vada direttamente a Monreale, e non tutte al governo centrale per una successiva redistribuzione. Ne parliamo con Tonino Russo, deputato PD al Parlamento Nazionale. La riforma federale si può definire di destra o di sinistra? Bisogna intanto precisare che non si tratta di riforma federale. Per riforma federale si intende la modifica dell’assetto istituzionale dello stato nel suo complesso e non solo degli aspetti fiscali che oggi mi sembrano prevalenti nel federalismo municipale. Rispetto alla domanda, devo dire che non è proprio questo il tema sul quale si evincono più nettamente le differenze tra destra e sinistra. Diciamo che oggi è un tema trasversale aldilà di come nello specifico lo si intenda. Il governo di centro-sinistra ne ha gettato le basi. Il governo di centro destra e la Lega se ne assumono il merito. Ne condivide l’impianto finale? Sono giuste le ragioni che ne stanno alla base, ossia, la necessità di avvicinare il

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controllo sulla spesa pubblica il più possibile verso i cittadini. Ciò, almeno in via teorica dovrebbe determinare una maggiore responsabilizzazione degli amministratori che sarebbero sottoposti a criteri più stringenti di moralità e trasparenza e quindi a giudizi dell’opinione pubblica più severi ed oggettivi. E sa quanti ne servirebbero in Sicilia e particolarmente a Monreale? L’IMU al posto dell’ICI sulle seconde case porterà più o meno soldi alle casse comunali monrealesi? Il tetto dell’imposta è quasi doppio della vecchia Ici. Ed è verosimile che il comune, dissanguato finanziariamente dai tagli dei trasferimenti prevalentemente del governo nazionale, ne approfitti per intero raddoppiando l’imposta. Ma il peso fiscale per i cittadini monrealesi sarà maggiore o minore rispetto ad ora? Sicuramente si ridurranno i trasferimenti ed inevitabilmente bisognerà trovare entrate sostitutive. Altrimenti credo che il comune dovrà ulteriormente ridurre e ridimensionare servizi già scarsi per qualità e quantità. Si. Purtroppo, i monrealesi per colpa del governo Berlusconi pagheranno più tasse e avranno meno servizi. Con una aggravante: si seppellisce il principio di solidarietà su cui si è retto il Paese in questi 150 anni. E le distanze tra area ricca ed area più povera e svantaggiata dell’Italia cresceranno. Con buona pace di chi ha votato per gli alleati della Lega e per il vecchio vizioso riccone che li avrebbe dovuti far ricchi. Che idiozia! Luigi Gullo l.gullo.filodiretto@hotmail.it Se vuoi essere informato sull’uscita di un nuovo numero di Filodiretto o ricevere direttamente il giornale sulla tua casella e-mail iscriviti alla nostra newsletter direttamente sul nostro blog : filodirettoblog.wordpress.com

ome popolo, ovvero come insieme di persone, siamo ciò che abbiamo voluto fosse indicato nella nostra Costituzione. Abbiamo preteso che fosse chiarissimo a tutti, lo abbiamo fatto scrivere all’inizio, nelle prime righe, fin dal primo articolo: “la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro”. Non soddisfatti, e temendo fraintendimenti su questo principio fondante, lo abbiamo ribadito e rinforzato nel quarto articolo: “la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Più chiaro di così... Non abbiamo fatto come gli americani che hanno preferito che la parola d’ordine fosse “la rappresentatività dei parlamentari”. O come i francesi che si sono ben preoccupati che la loro costituzione assicurasse “l’eguaglianza dinanzi alla legge a tutti i cittadini senza distinzione di origine, di razza o di religione”. E neppure come gli Olandesi che hanno posto alla base della loro essenza costituzionale “la garanzia che tutte le persone che si trovino nei Paesi Bassi siano trattate ugualmente in uguali circostanze”. E neppure come i siciliani di qualche tempo fa, nella Costituzione di Sicilia del 1812: “la religione dovrà essere unicamente, ad esclusione di qualunque altra, la cattolica, apostolica, romana”. Nossignori, noi italiani dell’Italia unita ci riconosciamo nel lavoro e lo poniamo al di sopra di ogni nostra attività pubblica. Disoccupazione e precariato permettendo. L.C.

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Marzo 2011

Politica ed Editoriale

Cosa Nostra non sconfitta. La paralisi delle istituzioni fa nascere grandi timori Fr a n c a I m b e r g a m o , p r o c u r a t o r e g e n e r a l e p r e s s o l a C o r t e d ’ A p p e l l o d i C a l t a n i s s e t t a Di Alex Corlazzoli dire basta ad uno stravolgimento dell’etica

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’era anche Monreale a Palermo il 13 marzo scorso in piazza. C’erano tante donne e uomini della nostra città che hanno manifestato per dire che l’Italia non è quella dei bunga bunga, di Ruby, del Cavaliere, della consigliera regionale lombarda Nicole Minetti. In piazza Massimo ho incontrato famiglie di Monreale, giovani impegnati nell’associazionismo, mamme e papà, donne e uomini della nostra città impegnati in politica ma anche pensionati. Un monrealese mi ha fermato e mi ha chiesto: “Io sono un timido. Qui non sarei mai venuto ma non potevo non esserci. Hai visto che piazza?”. Un’agorà senza bandiere, senza sessismo, femminismo. Senza “ismi”. Tra le 230 piazze italiane sicuramente quella di Palermo è stata tra le più ricche e variegate. Un risveglio? Una nuova epoca per la nostra Sicilia? Lo abbiamo chiesto a Franca Imbergamo, procuratore generale presso la Corte d’Appello di Caltanissetta e da pochi mesi consulente esterna della Commissione Parlamentare Antimafia. Lei vive da anni blindata, sotto scorta. Da quando era alla Procura di Palermo e rivestì il ruolo di Pubblico Ministero nel processo a Tano Badalamenti facendolo condannare. Ma alla manifestazione ha scelto d’esserci e di dare la propria adesione ufficiale.

pubblica. Non è un problema di morale o di costumi privati. La questione è diversa: non posso accettare che la selezione delle classi dirigenti o perlomeno delle persone impegnate nelle istituzioni pubbliche avvenga attraverso il meccanismo della prostituzione sia fisica che morale. E’ un fenomeno che riguarda sia gli uomini che le donne. E’ un fenomeno molto antico, c’è sempre stato. Ma ai giorni nostri è venuto meno quel senso di disvalore che questo comportamento aveva. In passato sono convinta che questo sistema esisteva ma quando veniva scoperto ci si vergognava e si cercava di fare in modo che non accadesse più. Ora questo fenomeno viene pubblicizzato e in alcuni momenti viene posto con una tale spregiudicatezza per cui per esempio uno dei requisiti per essere eletti è la bella presenza”.

Siamo di fronte a una nuova primavera palermitana? “Palermo ha grandi risorse. Nella nostra città la gente quando non ne può più scende in piazza. Ho visto le strade piene di questa città per le stragi e per il movimento antimafia. Erano anni che non si vedeva la piazza piena così. Palermo è capace di grande indignazione. Le parole d’ordine della indignazione della voglia di pulizia possono prendere piede. Dall’altro canto noi abbiamo avuto anche la primavera di Orlando: con tutti i suoi lati oscuri e negativi, è stato però un momento in cui Palermo ha voluto riprendere in mano la sua storia. E’ un Perché hai scelto di scendere in piazza il 13 peccato che quell’esperienza si sia dispersa. A marzo? volte siamo talmente scoraggiati dal pensare “Ho dato la mia adesione formale alla ma- che la gente non s’indigni più e invece non è nifestazione. Sono andata in piazza con mio così. Dobbiamo rivalutare, con un minimo d’emarito perché era un problema di dignità. Di

Federalismo municipale Segue da pag.1 E’ incerto per le casse comunali il risultato della cedolare secca del 20% sulle rendite da affitto, oggi soggette ad aliquota irpef. I comuni se ne avvantaggeranno nel caso di elevata presenza di case in affitto nel loro territorio. Questa nuova soluzione sarà a tutto vantaggio dei redditi medio alti, che si vedranno dimezzare l’imposta. Altro introito per le casse municipali deriverebbe dalla lotta all’evasione fiscale condotta dallo stesso coblog: filodirettoblog.wordpress.com

mune che, in questo caso riceverà il 50 per cento dei soldi recuperati, anche se non riscossi a titolo definitivo. A questi soldi si va ad aggiungere il 75 per cento delle sanzioni per gli immobili fantasma non regolarizzati entro il 31 marzo. Il sindaco dovrà aspettare tre anni per potere applicare l’Imu. L’imposta municipale unica comprende e sostituisce l’Ici sulle seconde case e l’Irpef fondiaria. Avrà un’aliquota dello 0,76 per cento, ma i comuni potranno aumentarla o diminuirla dello 0,3 per cento, dello 0,2 se l’immobile è stato dato in affitto. Rimane l’incertezza che la nuova imposta possa garantire lo stesso gettito delle imposte che accorpa. Monreale inoltre rientra tra le città d’arte e turistiche che potranno decidere di applicare una tas-

quilibrio anche il valore dei sentimenti e delle emozioni in politica perché non tutto è calcolo razionale, non tutto è cinismo nella vita quotidiana. Ci sono momenti in cui una persona dice: adesso basta, voglio provare a fare qualcosa di diverso!” Da magistrato registri in questo particolare momento di divisione istituzionale un pericolo per la democrazia? “Da magistrato penso che il pericolo in questo momento sia che Cosa Nostra senta l’instabilità delle istituzioni e voglia in qualche misura approfittarne. Cosa Nostra non è un attore passivo dei mutamenti sociali. I momenti di grande cambiamento in questo Paese sono stati scanditi dalle bombe e dagli attentati di Cosa Nostra. Io non penso ci sia un problema diverso per la democrazia se non quello di essere fortemente condizionata da qualche evento che Cosa Nostra potrebbe pensare di mettere in cantiere per condizionare la situazione. Le stragi del 1992 hanno segnato l’entrata in campo plateale di Cosa Nostra in una strategia di cambiamento. Che poi sia andata a buon fine o meno ce lo dirà la storia e forse anche i processi. Ma Cosa Nostra non è mai passiva, non è sconfitta, non è finita. In questo senso la paralisi delle istituzioni fa nascere grandi timori”.

sa di soggiorno ai turisti; i soldi ricavati potranno essere utilizzati per la conservazione di beni artistici, per il turismo o per finanziare opere pubbliche. Ma poiché la tassa potrà essere imposta in caso di pernottamento, considerando la ridotta capacità ricettiva del nostro comune nonostante l’elevato afflusso turistico, non si prevede un elevato introito. Trarre un giudizio sulla bontà della legge non è facile e forse prematuro. Tanto dipenderà dalle scelte politiche adottate dall’amministrazione. Non ci rimane che attendere un paio d’anni per raffrontare i bilanci comunali e …guardare dentro le tasche dei cittadini. Luigi Gullo l.gullo.filodiretto@hotmail.it

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Anno II - n.13

Società

Rivendicare la dignit à della donn a deve essere esplicito e deve essere trasversale

Per celebrare la festa della donna, bisogna proprio comportarsi come gli uomini? I n t e r v i s t a a l l a c o n s i g l i e r a p r ov i n c i a l e G i u s y S c a fi d i d e l l ’ I D V

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a giornata internazionale della donna, comunemente definita festa della donna, ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo. Oggi purtroppo con i modelli mediatici di donna che ci vengono propinati quotidianamente, stiamo assistendo ad un processo di involuzione culturale sempre crescente. Il rischio è quello di trasformare una giusta e umana acquisizione di pari diritti, voluta per anni, e per la quale tante donne hanno lottato rimettendoci anche la propria vita, con un traguardo che sembra ancora dover esser raggiunto e per il quale continuare a lottare. Oggi la stessa acquisizione viene spesso calpestata e oltraggiata, talvolta dalle stesse donne, che permettono ad una certa tipologia di uomini di considerarle oggetti da possedere o da poter “comprare”. Per meglio comprendere il valore storico e culturale di questa ricorrenza, ho cercato di sintetizzare le tappe fondamentali, tracciando un semplice excursus di date, degli eventi più significativi che hanno segnato una rivoluzione epocale, del ruolo della donna nella società. Ricapitolando, questa festa passa per le seguenti date: - 8 MARZO 1908 New York - Le operaie di un’industria tessile scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l’8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all’interno morirono arse dalle fiamme.- 8 MARZO 1917 San Pietroburgo - Le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra: la fiacca reazione dei cosacchi inviati a reprimere la protesta, incoraggiò successive manifestazioni di protesta che portarono al crollo dello zarismo, ormai completamente screditato e privo anche dell’appoggio delle forze armate, così che l’8 marzo 1917 è rimasto nella storia a indicare l’inizio della «Rivo-

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luzione russa di febbraio». - 8 MARZO 1944 Roma - Si costituì l’UDI, Unione Donne Italiane e si cominciò a prendere l’iniziativa di celebrare la giornata. L’8 marzo 1945, fu quindi la prima giornata della donna nelle zone dell’Italia libera. Nel frattempo a Londra veniva approvata e inviata all’ ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. - 8 MARZO 1946 - Con la fine della guerra, la giornata fu celebrata in tutta l’Italia e vide la prima comparsa del suo simbolo, la mimosa. - 8 MARZO 2011- In Italia e nel mondo… - La donna deve ancora lottare per il raggiungimento di un pari trattamento, deve ancora manifestare in nome della propria dignità, per il rispetto di essa e contro ogni forma di sopruso e di mercificazione. Molti uomini considerano ancora la donna un essere inferiore e subordinato. Dall’altro lato a molte donne però non è ancora ben chiara la differenza tra libertà e libertinaggio, tra diritti naturali e abuso di diritto, non è ancora chiaro che non si può raggiungere un pari livello di rispettoso trattamento se si tenta di raggiungere a tutti i costi e con ogni mezzo la parità, volendo essere uguali all’uomo. Invece bisognerebbe valorizzare le differenze tenendone alti i meriti e il rendimento di lavoro, qualsiasi esso sia, considerando le caratteristiche che per natura sono e saranno sempre diverse da quelle dell’uomo. Ho voluto chiedere testimonianza del ruolo che oggi la donna riveste anche in campo politico e a tal proposito ho intervistato una delle consigliere provinciali di Italia dei Valori di Palermo la Sig.ra Giusy Scafidi. Consigliere Scafidi, il 13 febbraio a Palermo così come in tutte le principali città d’Italia, si sono svolte manifestazioni pacifiche, aperte a tutti e senza colore politico per rivendicare la dignità della donna, alla luce anche di quello che sta accadendo sul piano del governo nazionale. Qual è il messaggio intrinseco che si è voluto esprimere rivolto non solo alle donne ma anche agli uomini? Noi abbiamo voluto affermare che “Riven-

dicare la dignità della donna deve essere esplicito sotto qualunque forma e deve essere “trasversale”, cioè non ammantato da un qualsivoglia colore politico”. Era da anni che nella nostra Città non si svolgevano manifestazioni così partecipate. Dalla casalinga all’insegnante, dall’impiegata alla commerciante, tutte accomunate da un unico sentimento: quello dell’indignazione mista a rabbia e dolore per la mortificazione continuamente subita. E per fortuna tale messaggio è stato recepito e vissuto anche dagli uomini che hanno partecipato numerosi, segno evidente che il malessere è finalmente condiviso dall’“altra metà del cielo”. Dal 1907, data che segna l’ inizio di una cambiamento culturale e che prese avvio negli USA, fino ad arrivare ai giorni nostri in cui la donna riesce a rivestire ruoli lavorativi, politici e sociali, di grande spessore e responsabilità, sono avvenuti vari movimenti culturali rivoluzionari, ma anche di tipo pratico, tradotti in termini di ribellione, scioperi e lotte per i diritti. Posto che molte conquiste sono state ottenute con grande successo, mi chiedo e Le chiedo, cosa è cambiato invece a livello culturale se esiste ancora la necessità di dover manifestare per qualcosa che invece dovrebbe essere nello stato naturale delle cose? Le conquiste del movimento femminista, a cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento, sono state tra le più importanti e dirompenti del secolo scorso. L’affrancamento dal bisogno dell’uomo, essenzialmente sul piano economico, ha messo in maggiore evidenza il ruolo femminile in tutti gli ambiti della vita del Paese. Le donne hanno potuto dimostrare il loro valore attraverso una costante rivendicazione dei loro diritti, attraverso una lotta instancabile, quasi sempre faticosa e sofferta. In effetti, anche rispetto alle nostre madri, molto è cambiato, ma purtroppo gli ultimi eventi verificatisi nel nostro paese hanno dato la misura di quanto certi atteggiamenti di ristrette frange, radicate in una visione maschilista della gestione del potere, ha rischiato di vanificare oltre un secolo di lotte, ha minacciato di far precipitare l’immagine della donna nel baratro di una visione distorta e solo “corporea”. Questo ha reso indispensabile l’intervento di massa che si è avuto il 13 febbraio ed ha fatto anche capire che la “Festa della Donna” è lungi dall’essere un evento superato. A condizione - però - che le donne stesse non email : filodirettomonreale@hotmail.it


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Società

ne sviliscano il significato, trasformandola da giornata di riflessione e di memoria in una vergognosa, orgiastica sarabanda di feste per sole donne. Per la sua personale esperienza di consigliere provinciale, ruolo che Le permette di conoscere da vicino le diverse realtà politiche e sociali locali, ritiene che la donna, nell’elargire il proprio lavoro e le proprie competenze, abbia le stesse possibilità, opportunità e offerte sia nella realtà cittadina che nei piccoli comuni? Oppure anche in questo caso interagisce un fattore culturale ancora in progress nei piccoli centri che può penalizzare la donna, e che si traduce poi in una scarsa partecipazione femminile alla cosa pubblica? Basti pensare per esempio al fatto che molti comuni non hanno mai avuto un sindaco donna, e il mio comune non fa eccezione. I numeri parlano chiaro: l’esigua presenza delle Donne in Politica nella Provincia di Palermo è palese! In Consiglio Provinciale siamo appena TRE su 45; in Consiglio Comunale, solo QUATTRO su 50, in Consiglio Regionale solo 2 su 90! Questi numeri impediscono di far conoscere tutta quella ricchezza di cui ogni Donna è portatrice e che potrebbe essere messa a disposizione della Società tutta. La volontà di esserci, ci ha imposto di chiedere le quote rosa - sebbene sembrasse scontato che un Paese civile ed evoluto, quale l’Italia si picca di essere, non avesse bisogno di imposizioni di legge per attuare una politica egualitaria nella gestione della “res publica”. La differenza nella partecipazione delle Donne alla gestione della “cosa pubblica” non è valutabile in termini di rapporto con la popolazione residente, ma in relazione alla condizione culturale ed evolutiva della singola realtà territoriale. In altri termini,

anche un piccolo Comune (e magari meglio di una Città) può chiamare alla sua gestione una componente femminile. L’elettorato è in prevalenza composto da donne (52% contro 48%) ma - evidentemente - molto di questo elettorato non nutre fiducia nelle capacità politiche e gestionali di esponenti del proprio sesso. Senza contare, diciamocelo in un orecchio, le componenti emozionali ancora radicate nell’universo “al femminile”: diffidenza, invidia, gelosia, etc.

registrato lo stesso indice del fenomeno? Torniamo ad una domanda precedente: anche se la nostra Regione non sfugge alla logica clientelare che accomuna tutta l’Italia, tuttavia è verosimile che il fenomeno sia più presente da noi che in altre regioni. Anche se è dimostrabile che la situazione non è la peggiore in assoluto. Certo che se le nostre madri e magari le nostre nonne avessero avuto la possibilità (e la volontà, e la capacità) di fare attivamente politica, molto probabilmente oggi saremmo in una condizione culturale Con lo scenario nazionale che si è venu- migliore dal punto di vista della partecipato a delineare oggi si rischia di guardare zione delle Donne. Ed invece, si è radicata alla donna impegnata in politica un po’ in in esse la convinzione (tramandata caparbiamente fino alla penultima generazione) di non essere adatte ad altro che a fare la “donna di casa”.

cagnesco e con diffidenza. Nell’immaginario collettivo si tende a pensare che una donna che ottiene successo nel suo lavoro, abbia percorso le famose scorciatoie. Cosa sente di dire sia alle donne che agli uomini per sfatare questo falso mito, e per riuscire a far capire agli altri che pochi esempi negativi non possono e non devono rappresentare una nazione intera? L’attuale scenario politico nazionale depone per questa tesi e cioè che se una donna ha fatto carriera - e non importa in quale ambito, sia ben chiaro! - ciò significa che ha elargito qualche “favore” preventivo e/o ha manifestato un”concreto senso di gratitudine”. Ciò è accaduto nel passato ed accade nel presente, non solo, ma in questo campo la domanda e l’offerta si vengono reciprocamente incontro… Non si vuol fare né moralismo, né perbeniFilo diretto smo, così come non si vuole giudicare o confilodirettomonreale@hotmail.it dannare nessuno, ma mi preme far presente filodirettoblog.wordpress.com che - in primis - queste donne rappresentano Redazione solo una parte e non il tutto dell’universo al Direttore Editoriale femminile impegnato in politica o nel lavoro Luigi Gullo in generale. Ed, in secundis, che occorrerebDirettore Responsabile Alex Corlazzoli be da parte di queste persone una maggiore discrezione ed un maggiore rispetto di sé Redattrici Piera Autovino, Maria Rita Carrà perché, in ogni caso, questa strada svilisce Barbara La Barbera ed impoverisce le donne, TUTTE le donne. Vignettista Antonino Carlotta

Impaginazione e Grafica

Domenico Garlisi, Rosolino Bucceri design e logo

Rosanna Romano Fotografie

Luciano Busicchia, Piera Autovino Hanno Collaborato

Valentina Lucchesi

blog: filodirettoblog.wordpress.com

Noi in Sicilia purtroppo subiamo forse in maniera più profonda e congenita rispetto ad altre regioni, un sistema elettivo clientelare e basato sulle logiche parentali e di appartenenza. Crede che se ci fossero state delle donne capaci e competenti a capo delle istituzioni locali, la nostra regione avrebbe

La città di Monreale vanta un valenza storica e culturale non indifferente. Nel suo codice genetico è contenuta l’integrazione di un intenso pluralismo etnico, politico e artistico che l’hanno portata ad essere ieri il centro strategico mediterraneo del regno di Re Guglielmo II, oggi il quinto comune d’Italia. A discapito però di questo substrato culturale e di un indice demografico notevole, a Monreale si assiste purtroppo ad un ritardo civico generale presente su più fronti, che non gli permettono di stare al passo con altri comuni, sebbene più piccoli, ma molto più modernizzati ed economicamente più forti. Se Lei, consigliere Scafidi, fosse il sindaco di questa bella cittadina arabo-normanna cosa cambierebbe o valorizzerebbe per meglio rendere giustizia alla sua storia? Il patrimonio di Monreale andrebbe inserito nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, ma non basta: si dovrebbe potenziare la ricettività, con la creazione di importanti alberghi, e si dovrebbe curare la fruibilità del centro della Città. Si dovrebbe riprogettare il sistema della “conoscenza” mediante la creazione di percorsi ad “Accessibilità Universale”. Personalmente, ho partecipato a diversi Congressi Internazionali in Europa (l’ultimo a Valladolid, in Spagna, a novembre scorso) da cui è emersa l’attenzione viva della Comunità Europea verso il problema dell’Accessibilità, che in Italia è ancora molto lontano dall’essere preso in seria considerazione. Monreale ha nel Turismo il suo fiore all’occhiello: Monreale potrebbe vivere bene anche di solo Turismo. Basterebbe un’oculata gestione delle risorse tesoro inestimabile racchiuso in uno scrigno prezioso - per ricevere flussi turistici mondiali e dare concreti sbocchi occupazionali. Maria Rita Carrà sediciagosto@teletu.it

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Anno II - n.13

Società

Una riflessione sulle donne

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e ci fermiamo a riflettere sui giorni incredibili che ci trSe ci fermiamo a riflettere sui giorni incredibili che ci troviamo a vivere e sugli scossoni mortificanti che fanno in questo momento traballare le nostre istituzioni, è indubbio l’emergere di stereotipi che disegnano la donna come abbrutita ed asservita ai desideri maschili, perfettamente adeguata ai modelli che uomini di potere le vogliono cucire addosso, dispensando benefici e privilegi. Le conseguenze più gravi sono quelle culturali, la cultura di un mercato che invade la società ed impone le proprie regole, decretando che anche l’essere umano è in vendita, ed il modello culturale arcaico, quasi borbonico, che vede i potenti poter disporre di una corte (meglio se composta da donne giovani ed avvenenti) cui elargire il benessere ed i favori che il potere consente. Il problema non è che le donne in questione siano più o meno consenzienti, questa è soltanto la pagliuzza che qualcuno cerca di trasformare in trave, per creare confusione e distorcere la realtà. Il problema più grave è quello delle donne, che non accettano compromessi o relazioni di potere, come quelle che vedono indiscusso protagonista il nostro presidente del consiglio, donne che vogliono far valere le proprie capacità ed alle quali vengono negate delle opportunità. In questo scenario scompare il merito, si squalificano le istituzioni e soprattutto si impone un sistema squallido e perverso. Perverso perché perverte il libero funzionamento di una società, che i padri e le madri costituenti hanno voluto fondare sulle pari opportunità, non sulla gestione personalistica di un ceto maschile che vuole cancellare la dignità della donna. Penso che sia sempre più urgente mantenere un atteggiamento critico rispetto all’immagine della donna che viene veicolata nella scena pubblica e proteggere le nuove generazioni da modelli fuorvianti E’ necessario rifondare in senso democratico la cultura politica del paese, e’ un invito a progettare e promuovere incontri e iniziative a breve e medio termine con le donne e gli uomini che condividono questo pensiero. È altresì un impegno a ripensare parole e linguaggi, ruoli e identità. La via femminile della politica sembra rispondere a molte delle istanze di rinnovamento, che provengono da parte della società. Le donne propongono, in base alla loro esperienza, un metodo, basato sulla comunicazione, caratterizzato da un interscambio non verticistico con gli individui e con le istituzioni. Sulla base di quanto detto il Circolo Idv di Monreale, nel quale la presenza delle donne

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è consistente e reale, non di facciata, ha promosso nel 2010 un Corso di formazione sul tema “Donne e politica” e si appresta ad organizzare una nuova edizione della precedente e ben riuscita esperienza, anche se non abbiamo ancora deciso se realizzare tutti gli incontri a Monreale, o pensare a qualcosa di itinerante, per raggiungere le donne, là dove vivono, lavorano, si impegnano e quotidianamente si occupano del mantenimento, assistenza ed educazione dei propri familiari, anziani o figli, facendosi carico di compiti sempre più gravosi alla luce della crisi del welfare state. Perché è stato realizzato un corso di formazione di questo tipo a Monreale? Perché a Monreale le donne dal punto di vista politico non esistono, semplicemente non ci sono, totalmente oscurate dal mondo della politica che le ha candidate, ma non ne ha adeguatamente sostenuto l’elezione. Il nostro Consiglio Comunale è composto da uomini, la nostra Giunta è composta da assessori uomini, anche se abbiamo avuto un paio di apparizioni femminili, della cui attività sconosciamo le tracce. Ad oggi, la delega alle pari opportunità è conferita ad un giovane, forse preparato, forse pieno di buona volontà. Ma viene da chiedersi: nel gioco della politica le donne non sono ritenute in grado di rappresentare se stesse e le proprie esigenze? Non è paternalistico o patriarcale un sistema politico che le vuole rappresentate dagli uomini? O forse, nell’attuale maggioranza che governa Monreale, non si lascia abbastanza spazio a donne di valore, che vorrebbero spendersi e mettersi alla prova? Troppe domande e nessuna risposta, anche se qualcuno dovrebbe sentirsi interpellato Voglio concludere questa riflessione con una notizia positiva. In Finlandia dopo il Pres. della Repubblica in carica da diversi anni, il 21 giugno 2010 è stata eletta una donna Primo Ministro: Mari Kiuniemi. Per la Finlandia il governo in rosa non è una novità, la tradizione continua dagli anni ’60, e da 70 anni le donne in parlamento continuano a rivestire ruoli prestigiosi. Se continueremo ad essere degni di stare dentro le istituzioni europee, forse negli anni subiremo gli influssi positivi di esperienze maturate altrove. Ma la Finlandia in questo momento è troppo lontana Auguri a tutte le donne che vivono in questa piccola isola, troppo vicina al nord Africa Maria Daniela Miceli Presidente Circolo Idv Monreale

Giuseppe Lo Coco

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l nostro Professore di filosofia, il nostro amico, il nostro compagno di liceo, il nostro compagno di università, il nostro collega al liceo Benedetto Croce, il nostro Compagno in politica, il nostro concittadino. NOSTRO, di tutti noi era Giuseppe, ma anche di ognuno, perché sapeva essere, ad ognuno, vicino, sempre, ed in qualsiasi modo, con empatia e condivisione, con discrezione e con passione, con le parole e con i fatti, corretto e coerente. “E in ognuno di noi c’è qualcosa di te che passerà, anche inconsapevolmente, oltre … nel tempo … nello spazio … nella storia e nella filosofia della nostra vita!” E’ con affetto che vogliamo ricordarlo, con il garbo, la cortesia e la discrezione che hanno contraddistinto la sua esistenza. E vogliamo ringraziarlo per l’impegno nella scuola pubblica, vissuta e difesa sempre con passione, e per la dedizione ai tanti studenti che hanno avuto la fortuna di incontrarlo, riconoscendo in lui doti da “maestro”. Ed ancora per l’impegno politico e la capacità di spendersi sempre, in prima persona, come è accaduto in occasione delle ultime consultazioni provinciali. Queste le parole dei suoi studenti al suo funerale: “Ogni giorno a scuola incontriamo persone il cui mestiere è quello di insegnarci qualcosa. Qualcuno si ferma all’insegnamento della propria materia mantenendosi attentamente nei limiti dei rapporti di lavoro anche con noi ragazzi. Lei, professore, è stato per noi non solo un semplice insegnante, ma una persona presente, una guida, sempre pronto a darci consigli. Nonostante la sua cultura non ha mai ostentato nulla, ma metteva sempre tutto se stesso in ogni cosa che faceva e in questo modo noi andavamo via sempre un po’ più “ricchi” di storia, di filosofia ma anche e soprattutto di lezioni di vita. Si è sempre interessato a noi, anche inaspettatamente in certi casi, con attenzione e premura. Si è sempre preso cura di noi e HA CREDUTO in noi, gioendo dei nostri cambiamenti e delle nostre conquiste! Ci ha fatti anche crescere... Tutti noi siamo ORGOGLIOSI di essere suoi alunni, professore. E se un giorno una voce dovesse proporci di rivivere ogni istante della nostra vita da capo, tutti noi risponderemmo: Sì! Perché della nostra vita fanno parte anche gli anni passati con lei, un grande uomo!” Grazie per la raffinatezza, la gentilezza e l’onestà intellettuale, doti sempre più rare nel nostro confuso paese. A nome di tutti coloro che si riconoscono in questi nostri pensieri. La redazione email : filodirettomonreale@hotmail.it


Marzo 2011

Un po’ di storia …monrealese

Siamo ormai prossimi alla giornata di festa per l’unificazione d’Italia

17 MARZO 1861-17 MARZO 2011:150 ANNI DA CELEBRARE Perché è tanto importante non dimenticare tale data?

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ià dallo scorso 5 Maggio il Presidente della Repubblica ha intrapreso un itinerario della memoria teso a ripercorrere tutte le tappe di quel viaggio che ha portato alla tanto desiderata unità d’Italia, proclamata dopo tanta diplomazia, tante lotte e tanto sangue versato il 17 Marzo del 1861. Napolitano ha voluto ricordare tale evento con una serie di discorsi e iniziative in ognuna delle città da cui passarono i famosi Mille guidati da Garibaldi, iniziando proprio da Quarto, località da cui il 5 Maggio del 1860 prese avvio la spedizione dei Mille, fase finale del lungo percorso del movimento per l’unificazione del nostro Paese. Solo per questo anno al fine di celebrare degnamente i 150 anni del tricolore non si andrà a scuola, non si lavorerà e sarà dunque festa nazionale. Saranno ricordati i veri protagonisti dell’unità d’Italia: Cavour, Mazzini, Garibaldi e Vittorio Emanuele II, il primo Capo di Stato italiano e gli Italiani che hanno sacrificato la loro vita per l’ideale di un Paese unito. Non è stato infatti facile né tantomeno breve il percorso che portò alla proclamazione dello stato unitario, basti pensare che generalmente si pongono come data di inizio i primi moti carbonari, successivi al Congresso di Vienna del 1815, negli anni 1820-1821. La spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi ha poi una

grande importanza, non solo perché portò direttamente alla proclamazione dello stato italiano unito, ma perché trasformò il Risorgimento da movimento d’èlite a grande movimento popolare. Noi siciliani ovviamente, ricordiamo con particolare piacere e commozione questi eventi, perché proprio lo sbarco dei Mille in Sicilia rappresentò il momento decisivo per l’unità d’Italia. Anche Monreale, e in particolare San Martino di Monreale, fu scenario di scontri, dove perse la vita combattendo valorosamente Rosolino Pilo, la cui statua è attualmente ubicata all’interno della villa municipale di Monreale. Perché celebrare i 150 anni dall’unità d’Italia assume un significato tanto importante in questo particolare e delicato momento della vita politica del nostro Paese? Il ricordo della fatica, della determinazione, dei sacrifici fatti per raggiungere tale obiettivo deve essere d’ispirazione per tutti noi e per tutti i nostri esponenti politici a non desistere mai dal volere il meglio per il nostro Paese e a non cedere a quelle spinte che vogliono dividere un Paese che si è tanto faticosamente unito. Pertanto, come suggeriva il grande poeta Ugo Foscolo, uomo di lettere ma anche uomo di politica, prendiamo a modello i grandi uomini del passato e le loro azioni più importanti per essere noi stessi migliori. Buona festa dell’unità di Italia a tutti!!! Barbara La Barbera b.labarbera.filodiretto@hotmail.it

Cronaca in classe III B/E Pietro Novelli Monreale

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on le nostre maestre abbiamo studiato quanto sia importante differenziare i rifiuti/risorse per proteggere l’ambiente e quindi anche la nostra salute e abbiamo cominciato a fare la raccolta differenziata in classe. Così il 27 gennaio abbiamo invitato a scuola il signor Santino Pellerito, responsabile dell’ECOCENTRO di Monreale perché potesse darci altre notizie e potesse rispondere alle nostre domande. L’ecocentro esiste nel nostro paese da novembre 2010, ma poche persone sanno della sua esistenza, infatti il signor Pellerito ci ha detto che solo 323 famiglie su 16 mila vi accedono. Ci ha anche detto tante cose che sapevamo già: i rifiuti sono una risorsa e devono essere chiamati “materiali”; il centro è aperto tutti i giorni, anche la domenica mattina in via Venero 201; vengono assegnati dei punti per avere in cambio pasta, lenticchie, vino, ecc., ma fino alla fine di febbraio; l’ecocentro fa parte dell’ATO (Ambito Territoriale Ottimale); ci sono due impiegati che turnano per tenere aperto il centro che possiamo chiamare “bottega del riciclo”. Alla fine, noi bambini abbiamo fatto tante domande al signor Pellerito: perché nessuno è mai venuto a svuotare i contenitori di cartone che avete lasciato a scuola l’anno scorso? Perché la motoape che trasporta i materiali riciclabili dall’ecocentro alle piattaforme non passa dalla scuola? Perché non avete pubblicizzato bene questo progetto anche attraverso manifesti per le strade? Abbiamo chiesto dei con-

Prosegue il nostro approfondimento in vista dei referendum

PER SAPERNE DI PIU’: IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO Saremo a breve chiamati a esprimerci in merito, ma non tutti abbiamo chiaro di cosa si tratti

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iamo sempre più vicini ai referendum e quindi appare opportuno, come già nel numero precedente, capire bene su quali temi saremo interpellati. Il primo tema, che ha infuocato il dibattito politico italiano, riguarda il cosiddetto “legittimo impedimento”. Ma cosa si intende in effetti con l’espressione “legittimo impedimento”? Il testo del disegno di legge si basa sul principio che per il Presidente del Consiglio e per i ministri eventualmente chiamati a comparire in un’ aula di tribunale nella veste di imputati, costituisca legittimo impedimento “l’esercizio concomitante di una o più attribuzioni previste dalla legge dai regolamenti”. Il testo del disegno di legge prosegue con un dettagliatissimo elenco delle norme relative alle funzioni del Presidente del Consiglio e dei ministri e di tutte le attività, definite “coessenziali” alle funzioni di governo. Pertanto nel caso in cui il premier o i ministri fossero imputati in un processo, il giudice dovrebbe, su richiesta degli stessi, rinviare il problog: filodirettoblog.wordpress.com

cesso ad un’altra udienza. Chi certificherà che esiste davvero tale impedimento? La Presidenza del Consiglio. Quindi il giudice, davanti a tale certificazione dovrà rinviare l’udienza ad una data che non può essere superiore ai sei mesi dalla prima data indicata. Il normale corso della prescrizione rimarrà sospeso per tutto il tempo del rinvio, che non potrà, ribadiamo, essere superiore al sessantesimo giorno successivo alla presunta data di cessazione dell’impedimento. Quanto stabilito in questo provvedimento sarà applicato a tutti i processi in corso, indipendentemente dalla fase, stato o grado, alla data in cui entra in vigore la legge. La sua efficacia non potrà durare più di diciotto mesi dall’entrata in vigore del provvedimento. Quale motivazione viene addotta per spiegare le ragioni di questo disegno di legge? Sembra sia necessario per poter svolgere serenamente le funzioni di governo. Quindi, in breve, vogliamo che il premier, chiunque sia a rivestire tale carica, e i ministri,

tenitori adatti perché si possano facilmente svuotare i cestini a scuola. Dobbiamo dire che ancora le nostre richieste non sono state ascoltate, ma noi continuiamo a pensare che se tutti noi cittadini facessimo questa raccolta differenziata il nostro Paese sarebbe più pulito e meno inquinato. 25 febbraio 2011 non possano essere giudicati ed eventualmente condannati per eventuali imputazioni, durante il periodo della loro carica, per atti criminosi dagli stessi commessi o no? Agli Italiani l’ardua sentenza. Barbara La Barbera b.labarbera.filodiretto@hotmail.it

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Anno II - n.13

Lettere

Filo diretto … con il lettore

Anche nel prossimo numero, in questa rubrica, daremo spazio alle Vostre proposte ed ai Vostri suggerimenti, e potrete raccontare o denunciare inefficienze, disfunzioni e disservizi relativi alle Vostre esperienze quotidiane. Inviare e-mail al seguente indirizzo: filodirettomonreale@hotmail.it

Lettera degli Assessori e dei Consiglieri comunali del PID di Monreale Egregio direttore di “Filo Diretto”, avevamo scelto (anche non accettando le Sue richieste di intervista), la via del silenzioso rispetto delle sentenze per ribadire, in perfetta linea con l’atteggiamento dignitoso, prepotentemente umile e di valore pedagogico dell’interessato, che le sentenze vanno accettate e non strumentalizzate. Ma di fronte al dileggio, alla totale assenza di quella “pietas” che dovrebbe essere prima che un valore cristiano un valore laico comunemente condiviso, di fronte al tentativo maldestro di criminalizzare con il metodo giustizialista e forcaiolo del processo sommario di piazza un’intera classe dirigente, vogliamo significarLe che ci sentiamo profondamente disgustati per quelle vignette e per i contenuti del Suo articolo, purtroppo non raro esempio di becero moralismo. La tesi che Lei vorrebbe imporci, è quella che una sentenza individuale di condanna di un leader di un partito o di un movimento, va estesa per gli effetti etici a tutti i militanti che Lei in maniera insulsa e politicamente scorretta chiama “sodali”. Ci troviamo di fron-

te ad un sillogismo così palesemente Gli Assessori ed i Consiglieri comuillogico che si commenta da solo!!! Di nali del PID di Monreale: fronte ad una storia politica che ha Nino Dina, Giuseppe la Corte, Giancoinvolto migliaia di militanti (e non franco Cardullo, Giovanni Abruzzo, clientes), non possiamo accettare Luigi D’Eliseo, Totò Grippi, Rosario giudizi sommari ed una separazione Li Causi, Maurizio Manzella, Nino Pimanichea delle esperienze politiche, cone, Giovanni Vaglica bensì una giusta e corretta analisi storica, politica e sociologica, su cui siamo disposti a confrontar- Risposta del direttore ci. Quest’ultima, per quanto ci riguarda, Egregi consiglieri e assessori, ci spinge ad andare nessun sillogismo né alcun dileggio sono stati fatti avanti con responsa- da parte mia. Non ritengo, né tantomeno ho scritto, bilità e coerenza nella che chi ha condiviso per anni il percorso politico di direzione che la nostra classe dirigente una persona coinvolta in gravi fatti giudiziari debba sceglierà ed indicherà automaticamente essere colluso e ne debba risponai militanti. Pertanto, i dere. Sodale alle scelte politiche non implica sodale suoi speciosi ed inte- nel compimento di un reato. Se così fosse dovrebberessati suggerimenti ro essere soggetti ad indagine tutti i parlamentari di li rivolga ai Suoi amici. Di una cosa siamo quasi tutti i partiti presenti nel parlamento naziocomunque certi: Totò nale. Travisare le mie argomentazioni non aiuta la Cuffaro, militante del- comune crescita culturale e politica che dovrebbe la DC, del PPI, del essere un obiettivo comune da perseguire. Invece di CDU, dell’UDEUR, sentirVi gridare al giudizio sommario, al moralismo, dell’UDC, del PID non al giustizialismo, i Vostri elettori, ne conosco e ne è un mafioso. stimo tanti, vorrebbero ascoltarVi ed essere rassicurati su come state affrontando la questione morale che ha coinvolto i Vostri vertici. Non sarà il Vostro silenzio ad infondere loro un’iniezione di fiducia. Un’altra occasione sprecata.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente comunicato Condividere un percorso politico, nato con il distinguo fatto alla prima tornata elettorale, significa condividere idee, programmi e progetti insieme. Magari dibattendo gli stessi ed evitando che vengano forzatamente approvati. Personalmente non comprendo come mai questa delibera giunga a quasi tre mesi dalla scadenza dei contratti quando si poteva ascoltare le ragioni del dirigente del settore al personale e del settore alle finanze ed inoltrando opportuni pareri agli assessorati regionali del bilancio, del lavoro e della corte dei conti. Mi stupiscono gli interventi dei consiglieridel PDL che non essendo

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presenti alla convocazione di giunta non conoscono nè le procedure con cui vengono convocate le giunte, nè le modalità, nè i metodi. Sarebbe stato opportuno, prima di rilasciare inopportune dichiarazioni a caldo, convocare una riunione di maggioranza e sentire le ragioni dell’astenzione, che non sono una bocciatura alla delibera che attiva la richiesta di proroga per i 127 contrattisti in forza al Comune, bensi un ragionevole modo di procedere per avere oculate certezze ed approfondimenti accurati al fine di non incorrere in eventuali sanzioni e/o impedimenti. Se per vantaggi politici si intende

l’occupalzione di poltrone allora ritengo che chi abbia fatto queste dichiarazioni non conosca bene le ragioni della nostra presenza in giunta. Le responsabilità amministrative e di governo si assumono insieme non certo per fare propaganda politica ma per impedire che certe azioni, come la proroga del contratto per i 127 contrattisti, possono arenarsi presso gli assessorati competenti mandando in aria la possibile proroga dei contratti. Giuseppe Mortillaro provinciale PID

consigliere

email : filodirettomonreale@hotmail.it


Marzo 2011

Lettere

Lettera del consigliere provinciale PID Giuseppe Mortillaro “Gent.mo Dr. Luigi Gullo, con riferimento al Suo editoriale dal titolo “Orfani politici” mi permetta di affidare alla Sua attenzione e a quella dei lettori alcune mie riflessioni. La informo innanzitutto che il coordinatore nazionale del PID non si chiama “Sergio” (quello è un editorialista del Corriere della Sera) bensì Saverio. Aggiungo poi che il livore e l’astio che traspare dalle sue righe farebbe pensare a qualche torto o disattenzione che Ella ha subito dal partito dell’UDC di Cuffaro e che oggi prende il nome di Popolari per l’Italia di domani. Vede, il rispetto della sentenza emessa dalla magistratura Cuffaro lo ha dimostrato con i fatti e non a parole. Circa le dimostrazioni di affetto che sono arrivate a Cuffaro, se ne faccia una ragione: dipendono dalla generosità, dal rapporto diretto che l’ex Presidente della regione Cuffaro (ma sicuramente Lei preferirà l’attuale governatore ribaltonista) aveva ed ha con chi gli ha dato consenso, affetto e fiducia. Il giustizialismo di cui lei sicuramente un epigono è, a mio avviso, è esso stesso un elemento di analfabetismo civico e politico. Del resto, confinare l’esperienza politica di Cuffaro e dei suoi tanti amici dirigenti politici ad una sentenza della Cassazione è ingiusto oltre che perbenista. Lei dimentica o finge di dimenticare che il partito dell’UDC di Casini, senza Cuffaro, Romano, Dina, Gianni e tanti altri, oggi non avrebbe alcuna rappresentanza in Parlamento, ma non una Sua parola è stata spesa sull’UDC. Forse che ne fa parte? Chi conosce Cuffaro sa che non è mai stato organico con la mafia e lo stesso Procuratore generale della Cassazione (la pubblica accusa)ha ribadito, alla vigilia della sentenza, che non vi erano prove della mafiosità di Cuffaro. Questo per Lei è possibile in un Paese normale? Che l’accusa dica che un imputato non è colpevole e che i giudici non lo prendano in considerazione? L’augurio, interessato, che Lei si fa a proposito di una disgregazione dell’elettorato di Cuffaro, credo proprio che rimarrà fantasia: i valori politici e ideali di una classe dirigente e di tanti giovani che militavano nell’UDC di ieri, e oggi nei Popolari di Italia domani, sopravvivono a tutto il resto, anche a Lei ed a me. I pellegrinaggi a Rebibbia sono una dimostra-

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zione di vera amicizia nei confronti di un amico cui si vuole bene. Gli amici si vedono nei momenti di difficoltà e chi semina amicizia raccoglie amicizia. Chi ha avuto la fortuna di conoscere Cuffaro sa che non c’entra nulla con la mafia. PS: i giornali americani hanno l’abitudine di fare endorsement, ossia di dichiarare il proprio orientamento politico e la propria linea edito-

riale in fatto di politica. Le consiglio di fare altrettanto, per una questione di rispetto nei confronti dei Suoi lettori, me compreso. Servirà a fugare il dubbio che Lei scriva su commissione o per interesse di qualche lobby politica. Cordialmente” Ing. Giuseppe Mortillaro, amico di Cuffaro

Risposta del direttore Caro Ing. Giuseppe Mortillaro, La invito a rileggere con più attenzione il mio editoriale del numero di febbraio per verificare come nessun livore o astio abbiano mosso la mia penna. Lei mi accusa di giustizialismo. Non vedo come possa essere giunto a questa considerazione. Per caso ha trovato su Filo Diretto delle condanne o forme di accanimento espresse su Cuffaro durante la fase pregiudiziale del processo? E’ la prima volta che mi occupo del caso Cuffaro, e lo sto facendo a sentenza avvenuta. O forse esiste un quarto grado di giudizio che dobbiamo ancora attendere? La Sua accusa forse serve a distogliere l’attenzione dal vero contenuto delle mie valutazioni? Non ho commentato né tantomeno giudicato la sentenza, come Lei ha appena fatto. La rispetto e basta. Non ho condiviso i festeggiamenti a base di cannoli, da parte di alcuni avversari politici in seguito alla lettura della sentenza di Cassazione, ma non ho altrettanto condiviso le dichiarazioni espresse dal coordinatore Saverio Romano sulla sicura tenuta dell’elettorato del partito. Mi sarei atteso una fase di forte riflessione e un acceso dibattito interno al partito, come è fisiologico che avvenga in una forza democratica dopo essere stata attraversata da uno tsunami di tale portata. La considerazione di Romano risulta offensiva nei confronti dei Vostri elettori, della loro intelligenza e della loro maturità politica. O è solo un tentativo di non perdere l’elettorato di Cuffaro? Ecco perché, contrariamente a quanto vuole farmi dire, io non mi auguro il dissolvimento di nessun partito politico, tanto meno del Suo, del quale apprezzo il contributo culturale che può apportare al dibattito politico. E poi, come è possibile ed accettabile che si sminuisca la questione aggrappandosi ad un sentimento nobile come l’amicizia personale? In un paese normale la fiducia assegnata ad un rappresentante politico, se non in minime percentuali, non può né dovrebbe essere legata ad un rapporto di amicizia personale con il politico;

questa tutt’al più dovrebbe essere considerata una stortura del consenso elettorale. Quest’ultimo, infatti, dovrebbe essere fondato su un solido programma di azioni da intraprendere per il bene della collettività. Quindi, la questione va affrontata sul piano politico e non su quello privato come quello dell’amicizia. Gran parte dei circa 300.000 elettori dell’ex UDC siciliano, oggi PID, hanno sposato un progetto politico basato sulla legalità e sul sostegno ai valori cristiani, ed hanno riposto la propria fiducia in un leader carismatico che li potesse al meglio rappresentare. Ad una condanna per favoreggiamento aggravato alla mafia a carico dello stesso leader dovrebbero seguire sentimenti di delusione, di sfiducia e di sconforto nei confronti di chi non ha incarnato quei valori di cui si sosteneva portatore. I Vostri elettori delle spiegazioni le meritano. Inoltre, consigliere, io rispetto tantissimo l’amicizia, è sacra. Ma è un sentimento intimo, privato. Darne pubblicità, per un personaggio politico, assume un significato diverso. Potrebbe essere interpretato come rifiuto di una sentenza, con il grave rischio di gettare discredito sulla magistratura. Con riferimento alla presunta preferenza che mi attribuisce verso l’attuale governatore “ribaltonista”, Le ricordo che è stato l’UDC siciliano, oggi PID, a contribuire alla sua elezione con 336.826 voti dei propri elettori. E’ normale pensare che dietro una penna debba esserci necessariamente una lobby politica? Se fosse stato un più attento lettore di Filo Diretto, avrebbe constatato che la nostra redazione ha dato spazio ma contemporaneamente non ha lesinato critiche ad esponenti di tutte le correnti politiche, locali e regionali. Da parte Sua è ingeneroso considerato che a gennaio 2011, solo due mesi fa, abbiamo ospitato una Sua intervista, e adesso le riconfermiamo spazio e visibilità, con la Sua replica al mio editoriale. Cordialmente, Luigi Gullo

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Anno II - n.13

Servizi e Territorio

Nasce il sindacato di base: Forest ali uniti per la st abilizzazione

Maurizio Grosso: Stiamo lavorando per redigere una proposta di Legge Inaugurazione della nuova sede a Pioppo, in via Provinciale 195

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ono presenti Alessandro Troìa, Angelo Barbagallo, Maurizio Grosso (gruppo dirigente del neonato sindacato), e numerosi lavoratori e lavoratrici della forestale. Alessandro Troìa illustra il modello organizzativo che propone il nuovo sindacato: “Il nostro è un sindacato di base il cui leader potrà essere sostituito dalla base stessa che ci indicherà sempre la strada da percorrere. La base sarà costituita dai lavoratori a cui si chiede una presenza assidua, continua e formale con l’iscrizione al sindacato. La nuova sede sarà un punto d’incontro e di erogazione di servizi e verrà gestita da Tonino Di Maria” Nel suo intervento, Angelo Barbagallo evidenzia il contatto già avuto con Raffaele Lombardo, il quale dice di dichiararsi disponibile ad incontrare i rappresentanti del sindacato per discutere su progetti riguardanti la produttività della forestale. Maurizio Grosso inaugura la nuova sede, dichiarando di voler interrare simbolicamente una quercia in un paese come Pioppo in cui le lotte sindacali languono o sono destinate ad ottenere piccole cose, spacciate per grandi conquiste: scarpe a norma, servizi igienici e arretrati. Dichiara di non voler fare battaglie per “tirare a campare” ma per andare oltre, per ottenere la stabilizzazione, con una rabbia che non sia ira, ma ragionamento, strategia, coinvolgimento. Guarda in due direzioni Maurizio Grosso, per indirizzare la lotta degli operai, una istituzionale e l’altra della presentazione della

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proposta di Legge. Quella istituzionale permetterà di interloquire con gli enti con una attenzione particolare ad una buona programmazione, per l’inserimento di fondi “spendibili” nel bilancio. La presentazione della proposta di Legge permetterà di risolvere il problema del precariato, già discusso a livello europeo. La direttiva europea stabilisce, infatti, che un lavoratore non può rimanere precario per più di 3 anni. Ma bisogna trovare la copertura finanziaria per adeguarsi alla direttiva. “Una strada trasversale da percorrere sarà quella di formalizzare le adesioni dei lavoratori al neo sindacato”, incalza Maurizio Grosso, poiché sembra che si debbano pagare almeno 12 legali che stanno lavorando per redigere una proposta di legge la cui stesura è al 90% circa. Bisogna anche contribuire a sostenere la persona che terrà aperta la nuova sede che sarà il mezzo per ottenere il fine:, la stabilizzazione dei “forestali”.

CGIL-CISL-UIL hanno accettato di firmare accordi che non sono stati rispettati. Ciò li ha esposti così alla rivolta di base. Sembra siano prevalsi gli interessi “materiali” dell’apparato sindacale, la sua necessità di garantirsi i privilegi concessi dallo Stato e dall’Azienda. Essi, d’altro canto, contano presumibilmente di poter sopravvivere come gruppo privilegiato grazie al ruolo di potere che occupano e di poter continuare a “trattare” in nome di lavoratori resi passivi dall’offensiva aziendale. I lavoratori infatti sono abituati da decenni ad un sindacalismo burocratico, istituzionale

e statalizzato. Ma la massa sta cominciando a guardare ai risultati di questa politica sindacale che spesso porta solo ad un peggioramento delle loro condizioni e, al meglio, allo stallo.L’aggravarsi del conflitto sociale, la crisi economica e quella del sistema dei partiti, l’irrigidimento autoritario dello Stato, pongono però i lavoratori dinanzi alla necessità di attrezzarsi per affrontare lotte dure e aspre. Al di là della passività, della contestazione di piazza che si esaurisce in una giornata, della lotta sui posti di lavoro per risolvere problemi immediati, si va sviluppando la tendenza a creare associazioni sindacali di base, alternative ed indipendenti. Molti lavoratori ritengono che i sindacati di base tenderanno a divenire simili alle altre organizzazioni sindacali, una volta raggiunti gli obiettivi immediati, altri pensano che siano troppo deboli e sperano ancora in un rinnovamento delle vecchie strutture, altri ancora pensano che questi piccoli sindacati possano dare una spinta propulsiva per il coinvolgimento e la partecipazione dei lavoratori, perché meno burocratizzati e più agili nei movimenti. Ben venga lo sviluppo di qualsiasi forma di associazione che sia capace di raccogliere il maggior numero possibile di lavoratori e lavoratrici che attraverso il sindacato possano divenire consapevoli della forza di cui dispongono e conquistare coscienza della propria dignità e libertà. Ben venga un sindacato di base che miri alla collaborazione, che non abbia l’obiettivo di garantire “blocchi” di voti al politico di turno, che individui chiaramente la controparte, che in questo caso è il governo regionale, per garantire, curare e difendere sia gli interessi immediati, economici e professionali, la solidarietà a livello categoriale e intercategoriale, che la conduzione di lotte efficaci e vincenti. Piera Autovino p.autovino.filodiretto@hotmail.it email : filodirettomonreale@hotmail.it


Marzo 2011

Servizi e Territorio

Aggiornamenti:

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all’incontro di giorno 15/02/2011 tra il sindacato “Forestali Uniti per la Stabilizzazione” e i rappresentanti dell’Azienda Foreste Demaniali, è venuto fuori un quadro drammatico. Nel bilancio di previsione è stata stanziata la somma di 173 milioni di euro che sarebbero sufficienti a garantire gli stessi livelli occupazionali dell’anno scorso. Ma l’Azienda ha debiti per 70 milioni di euro, pertanto, per garantire gli stessi livelli occupazionali dell’anno scorso, effettivamente sono necessari 240 milioni di euro. Per garantire la copertura finanziaria necessaria perché si rispetti l’accordo di maggio 2009, servirebbero invece 340

milioni di euro. Per quanto riguarda gli stipendi di novembre e dicembre 2010, nelle province più popolose, gli adempimenti necessari al pagamento si concluderanno in febbraio, perché si abilitino i pagamenti entro il 15 marzo. Il pagamento del 35% degli arretrati contrattuali slitterà a finanziaria approvata (aprile/ maggio), se destineranno le somme. Infine gli avviamenti seguiranno le modalità programmatiche previste dal ciclo colturale: a marzo si comincerà quindi con le manutenzioni ordinarie che interessano i 151isti e i 101isti. I lavoratori dell’antincendio inizieranno presumibilmente a maggio

MEMENTO MORI, ma attenti all’orario!

Limiti per l’accesso al Cimitero: pronta una petizione

Molti antropologi considerano la sepoltura dei propri simili come la prima azione propriamente umana; l’uomo, infatti, è l’unico essere vivente che seppellisce i morti e ne pratica il culto.

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n città è diventato difficile onorare i morti, almeno nella forma tradizionale. Non c’è da meravigliarsi, perché la città non onora più nemmeno i vivi! Le esigenze della vita urbana non concedono di potersi fermare. In paese invece è un po’ diverso! Si crea ancora un contesto di relazione umana, di vicinanza e di conforto. Nella maggior parte dei casi, il rito funebre comincia con la veglia a casa del defunto e non si conclude con la sepoltura: il corteo al cimitero per accendere un lumino, la deposizione di un fiore, il pellegrinaggio che diventa quotidiano e poi, col tempo, periodico. Nei casi migliori, il cimitero “ben curato” appare come un dormitorio, un luogo dove i defunti riposano e i vivi riflettono e tornano in“relazione” con i propri cari. Il cadavere rivela la precarietà della condizione umana, ricorda che la morte è di tutti e tutti accomuna: “Memento Mori “(Ricordati che devi morire), “Fummo come voi, sarete come noi”, possiamo leggere all’ingresso di qualche cimitero qui vicino. Il culto dei morti, nel rito del “pellegrinaggio” alle tombe dei defunti, è molto sentito in paese, specialmente da chi si sente più vicino blog: filodirettoblog.wordpress.com

alla morte, da chi l’ha avuta vicina per vicissitudini familiari e da coloro che vivono la propria vita nel rispetto della storia passata e cercano momenti di ricongiungimento e riflessione nel luogo in cui ciò, può risultare più tangibile: il cimitero! Sembra che queste esigenze non siano “sentite” dall’attuale amministrazione monrealese che, non solo ha aumentato le tariffe cimiteriali ma, non ha fatto corrispondere a questi aumenti, un miglioramento del servizio. Abbiamo evidenziato le condizioni disastrose in cui versa il cimitero di Monreale in precedenti numeri del nostro giornale:la sporcizia e l’incuria dominano. L’assegnazione dei nuovi loculi comunali sembrava stesse dando il via ad una nuova programmazione che si è rivelata a “Chiudere per non vedere”! Abbiamo potuto verificare, a detta degli addetti ai lavori, che non esiste un piano regolatore cimiteriale e questo permette al politico di turno di decidere come organizzare il servizio senza motivazioni che possano risultare valide per il cittadino! L’amministrazione precedente infatti aveva disposto, con ordinanza sindacale del 12/06/2008, la chiusura pomeridiana nel mese di agosto, creando situazioni di disagio al pubblico. Con l’ordinanza del 30/06/2009 la nuova amministrazione estende la chiusura pomeridiana anche al mese di luglio e da voci di corridoio apprendiamo che si sta lavorando ad un piano di chiusura pomeridiana per l’intero anno. Un numeroso gruppo di cittadini, alla luce di queste

nuove disposizioni, chiede, attraverso una petizione, il ripristino degli orari di apertura al pubblico antecedenti all’ordinanza del 12/06/2008, evidenziando i disagi causati, esaminando le motivazioni di ordine sia economico che organizzativo e proponendo soluzioni che non comportino aggravi di spesa per il comune. I cittadini che sollevano il problema evidenziano infatti, come la chiusura pomeridiana estiva abbia causato solo disagi al pubblico e problemi igienici e sanitari, e non c’è stato alcun risparmio di denaro per la pubblica amministrazione che ha corrisposto i medesimi emolumenti agli addetti ai servizi cimiteriali. Il problema delle ferie del personale è solo un problema di turnazione e organizzativo interno, dal momento che le unità lavorative sono circa dieci. Inoltre, poiché il cimitero nelle ore pomeridiane rimarrà comunque aperto per le ditte che vi lavorano e che almeno una unità lavorativa sarà impegnata in dette ore, non si capisce perché non si possa lasciare il libero accesso ai cittadini! Piera Autovino p.autovino.filodiretto@hotmail.it

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Anno II - n.13

Cultura

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biettivo di Officine Ricerca, come dall’articolo pubblicato sullo scorso numero di Filodiretto, è quello di stimolare l’interesse verso il proprio patrimonio storico-artistico, spesso poco conosciuto, al fine di incrementare la consapevolezza del proprio passato e della propria identità. In questo spazio sarà quindi fatto il punto sullo stato del patrimonio della città di Monreale; su quanto questo è conosciuto, su quanto è effettivamente fruito e fruibile e su quali sono le prospettive che lo attendono consideratene sia l’attuale degrado che la possibilità di un recupero. Ubicata nell’antico quartiere detto “Il Giardino della Corte”, nei pressi del quartiere del Carmine, e contigua ai locali dell’“Ospedale di Santa Caterina”, la piccola chiesa di Maria SS. Odigitria, comunemente detta dell’Itria, si affaccia sull’omonima piazza. Fondata dai Veduta della Chiesa dell’Odigitria con decorazioni in stucco di Giacomo Serpotta e Procopio De Geraci

“D&D - Marzo in rosa: donne e diritti” è il titolo dell’iniziativa dedicata alle donne promossa dal Circolo ARCI Controcampo di Monreale, per ricordare, in un momento di grave degrado culturale, etico e sociale, il ruolo delle donne e la possibilità di riscatto civile e morale che possono ricoprire attraverso le loro battaglie, al di là degli Ricetta

Particolare dell’affresco del soffitto attribuito a Pietro Novelli

confrati della Compagnia di San Francesco prima del 1596, venne radicalmente rinnovata dopo il 1668. Al 1643 risale invece la costruzione della annessa cappella di San Bernardo, oggi totalmente puntellata ed inagibile. L’edificio presenta una semplice facciata a capanna, fiancheggiata sulla destra da un lineare campanile. L’interno a navata unica è caratterizzato da un piccolo presbiterio leggermente sopraelevato e coperto da una volta a botte. Al 1667 risale la sontuosa decorazione in stucco realizzata dal giovane Giacomo Serpotta e da Procopio De Geraci:essa costituisce la prima opera documentata del grande stuccatore palermitano, qui ancora vicino alla tradizionale decorazione in stucco siciliana propria del XVII secolo. L’apparato decorativo della chiesa è infatti impostato sul motivo della cornice mistilinea, che viene però arricchito con angeli, conchiglie, festoni e grottesche i quali contribuiscono alla resa morbida e pittorica dell’insieme. Entro le cornici della volta sovrastante la navata spiccano affreschi con episodi biblici e allegorici che raccontano le gesta del profeta Geremia, mentre la pittura della volta sovrastante l’altare rappresenta la gloria di San Francesco. Tali affreschi tradizionalmente attribuiti al pittore monrealese Pietro Novelli, potrebbero tuttavia ritenersi successivi e pressoché contemporanei alla realizzazione degli stucchi. L’altare maggiore presenta un’imponente decorazione in stucco, caratterizzata da colonne tortili attraversate da racemi dorati e culminate da architrave e fastigio.

Tale apparato conteneva la pregevole tavola di Giuseppe Albina detto il Sozzo raffigurante la Madonna dell’Itria oggi conservata a Monreale presso il costituendo Museo Diocesano insieme ad altre importanti opere provenienti dalla stessa chiesa. Del tutto perduta invece l’originaria pavimentazione seicentesca in maioliche, che ornava gli interni contribuendo all’eleganza di questo piccolo gioiello. Più volte abbiamo tentato di aprire al pubblico almeno le porte dell’edificio per mostrarne quella bellezza ancora viva nonostante tutto. Ciò non è stato possibile a causa delle precarie condizioni d’insieme che non solo impediscono la fruizione ma che soprattutto mettono a rischio la conservazione di un’opera unica e di straordinaria importanza. Ci auguriamo che qualcuno prima o poi si accorga di quale perdita sarebbe se un giorno la piccola chiesa crollasse riempiendo delle sue macerie la graziosa piazzetta antistante. Sicuramente Giacomo Serpotta si rotolerebbe nella tomba. Officine Ricerca

stereotipi rappresentati dai media. A partire dall’8 marzo e per 4 venerdì successivi, alle 21,00 presso la sede dell’associazione oratorio della Chiesa della Madonna dell’Orto Salita Croci n.48, rassegna cinematografica: 5 film di impegno civile; 5 storie di donne per riflettere su temi quali le lotte per i diritti, le violenze domestiche, le mutilazioni genitali, la sensibilità dell’universo femminile.

“Vogliamo anche le rose“ Italia 2007, ”Moolaadè” Senegal 2004, “Ti dò I miei occhi” Spagna 2003, “Donne senza uomini” Iran 2009, “Lo spazio bianco” Italia 2009, i film in programmazzione. Giorno 8 Marzo “Festa della donna”, oltre la proiezione, aperitivo e mimose. Nello stesso mese sono previste anche 2 iniziative sugli stessi temi con mostra fotografica e dibattito.

Chiesa di Maria SS. Odigitria

Limoncello Artigianale

Ingredienti per un litro: ½ litro di alcol, 3 limoni non trattati, ½ kg di zucchero, ½ litro di acqua.

Preparazione: togliete la scorza dai limoni, tagliandola molto sottile e senza la pellicina bianca (altrimenti il limoncello risulterà amaro) e mettetela dentro un barattolo insieme all’alcol per una settimana, al buio. Al termine dei sette giorni, in una casseruola, a fuoco lento, sciogliete ½ kg di zucchero in ½ litro di acqua, unite l’alcol, le bucce di limone e fate riscaldare il tutto senza portare ad ebollizione; spegnete, filtrate e lasciate raffreddare. Versate il liquore in una bottiglia e servite freddo.

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FiloDiretto numero 13