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Verba volant Scripta manent di Filippo Busin

Numero 10 dal 26 marzo al 6 aprile 2014


Penso che per l’Italia in particolare ma un po’ per tutti i paesi, la Secessione possa e debba contenere un alto valore etico. Dire “basta!” a uno Stato incapace di governare nei limiti della decenza, uno Stato che non riesce a riformarsi amministrativamente e giudiziariamente, a distruggere la mafia, a rilanciare l’economia, a liberalizzare, semplificare e privatizzare, è dire no al male. (Umberto Silva)

www.filippobusin.it


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In questo numero - Regime dei minimi ................................................ pagina 01 Comunicato stampa e intervista

- Regime dei minimi ................................................ pagina 02 Interrogazione al Ministro dell’Economia e delle Finanze ed elementi di risposta

- Alluvione Veneto ................................................. pagina 04 Comunicato stampa in merito al sì dell’Aula della Camera alle mozioni relative alle alluvioni

- Docenze d’oro .................................................... pagina 05 Dove la spending non arriva - Invito alla lettura dell’articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore

- Residuo fiscale .................................................... pagina 07 Quella domanda serissima che i secessionisti veneti pongono agli economisti

- I referendum della Lega ........................................... pagina 09 Burocrazia - immigrazione - pensioni - prostituzione - libertà

- Scansadori alle spese superflue ................................ pagina 10 La spending review della Serenissima

- Fiscalità locale ...................................................... pagina 12 Veneto un salasso per le imprese

- Interventi in Aula .................................................... pagina 15 Svuota carceri - Sicurezza - Pene detentive - Immigrazione

- Reato di clandestinità ........................................... pagina 18 Dura opposizione della Lega in Aula in merito al reato di clandestinità

- Disoccupazione ...................................................... pagina 19 ISTAT dati disoccupazione

- Fondi alluvione Veneto ........................................... pagina 20 Comunicato stampa

- EURO: intervista Alberto Bagnai .................................. pagina 21 “L’euro per l’Italia è un marco travestito. Chi lo critica è l’unico europeista”

- RIPRESA? ................................................................ pagina 23 Presentato il 3 aprile lo studio di Confcommercio

- IN OUT ............................................................ pagina 25 Dal profilo facebook di Roberto Brazzale interessanti considerazioni riguardo l’Euro.

- Il valore etico della secessione ................................ pagina 26 Invito alla lettura di un brano di Umberto Silva

- FOCUS - BASTA EURO ........................................... pagina 27 31 domande e 31 risposte - la pubblicazione della Lega Nord

- FOCUS - RESIDUO FISCALE....................................... pagina 29 Anticipazione dello speciale dedicato al residuo fiscale


Comunicato STAMPA

FISCO: BUSIN (LN), GOVERNO AGISCA IN FRETTA SUL REGIME DEI MINIMI ROMA, 26 marzo 2014 – “Ci auguriamo che la richiesta del governo alla commissione europea di prorogare l’esenzione del versamento dell’Iva da parte dei contribuenti minimi, con contestuale innalzamento della soglia massima di volume d’affari a 65.000 euro, sia espressione della volontà dell’esecutivo di proseguire sulla strada da noi indicata e non un espediente per tergiversare su una decisione che consideriamo di primaria importanza. È un provvedimento necessario per affrontare e cercare di risolvere due questioni drammatiche dell’attuale momento storico che stiamo vivendo quali la disoccupazione, in particolare giovanile, e il calo della domanda interna. È una decisione che coinvolgerebbe più di un milione di persone e che costerebbe allo Stato la cifra irrisoria di 29 milioni, ulteriormente ridotta dai sicuri effetti virtuosi innescati”. Lo dichiara il capogruppo della Lega Nord in commissione Finanze alla Camera, Filippo Busin, che ha ripresentato un’interrogazione in VI commissione sull’innalzamento del tetto del regime dei minimi. Pubblicato il 26 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2598/fisco-governo-agisca-in-fretta-sul-regime-dei-minimi.html

Pubblicato il 26 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2601/regime-dei-minimi-il-governo-agisca-in-fretta.html

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INTERROGAZIONE Al Ministro dell’Economia e delle Finanze Premesso che:

Con la decisione 2013/678/Ue del Consiglio Ue pubblicata nella gazzetta ufficiale europea n. L316 del 27/11/13, in deroga all’articolo 285 della direttiva 2006/112/CE, l’Italia è autorizzata a esentare dall’Iva i soggetti passivi il cui volume d’affari non superi i 65.000 euro annui, e che la precedente decisione n. 2010/688/UE del 15 ottobre 2010 del Consiglio dell’Unione Europea autorizzava l’Italia ad applicare il regime dei minimi, di cui all’articolo 1, comma 96 e seguenti, Legge 244/07, fino al 31 dicembre 2013, e che la stessa decisione consentiva al nostro Paese di mantenere quale soglia massima, per l’applicazione del regime, gli attuali 30.000 euro di fatturato; Analogamente a quanto contenuto nella precedente decisione (n. 2008/737/Ce del 15 settembre 2008), lo stesso Consiglio aveva autorizzato l’Italia a conservare la citata soglia di 30.000 euro al fine di mantenere il valore dell’esenzione in termini reali, stabilendo allo stesso tempo come l’autorizzazione sarebbe scaduta alla data di entrata in vigore di norme comunitarie che fissassero una soglia comune di volume di affari al di sotto della quale i soggetti passivi possono essere esonerati dall’IVA, o al più tardi, entro il 31 dicembre 2013; Con la decisione di esecuzione 2013/678/Ue del 15 novembre scorso, il Consiglio ha autorizzato il mantenimento del regime speciale di esenzione dall’Iva fino al 31 dicembre 2016 e l’aumento a 65.000 euro del volume d’affari annuo per l’accesso al regime speciale stesso, e che nelle motivazioni del provvedimento, il Consiglio osserva, tra l’altro, che l’importo è compatibile con la proposta di modifica della direttiva presentata dalla Commissione europea il 29 ottobre 2004 che, allo scopo di semplificare gli obblighi Iva, intende permettere agli Stati membri di fissare fino a 100.000 euro la soglia di volume d’affari annuo per l’accesso al regime speciale di esenzione dall’Iva per le piccole imprese; In Italia, stando alle dichiarazioni presentate nel 2012 (redditi 2011), l’eventuale esclusione dall’Iva entro il volume di affari di 65 mila euro determinerebbe l’esonero dalla contabilità Iva e dalla relativa presentazione della dichiarazione per circa 1,15 milioni di imprenditori individuali (pari al 62,15%) e di 537 mila lavoratori autonomi (pari al 72,70%); La decorrenza della nuova disposizione è stata fissata al 1° gennaio 2014 ed è applicabile fino al 31 dicembre 2016, salvo che nel frattempo non intervenga una nuova direttiva che, modificando gli importi dei massimali del volume di affari, stabilisca anche l’esenzione dall’Iva per i soggetti passivi rientranti nei nuovi parametri; Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in risposta ad un precedente question time proposto dal sottoscritto nel quale si chiedeva di valutare la possibilità di armonizzare la vigente legislazione nazionale alle nuove normative europee ampliando così il numero dei contribuenti per i quali sono oggi previste semplificazioni e riduzioni degli obblighi fiscali, aveva replicato evidenziando come l’incremento della soglia dei ricavi a 65.000 euro per accedere al regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile avrebbe determinato una perdita di gettito di circa 29 milioni di euro su base annua, e che la stessa “abbisognerebbe di valutazioni circa la compatibilità comunitaria con la disciplina in materia di aiuti di Stato”; La stima quantificata dal Ministero in 29 milioni e derivante dall’ampliamento del regime fiscale alla soglia di ricavi fino a 65.000 euro non appare considerare i positivi effetti determinati dalla potenziale nuova occupazione generata, come risparmi di spesa di cassa in deroga, mobilità e ammortizzatori sociali onerosi in genere, oltre che dell’aumento indotto dalla creazione di nuove imprese, e che non appare chiaro come l’eventuale ampliamento abbisogni di valutazioni circa la compatibilità comunitaria con la disciplina in materia di aiuti di Stato, stante il fatto che è stata la stessa Unione Europea, con la decisione 2013/678, ad autorizzare l’Italia ad esentare dall’Iva i soggetti passivi il cui volume d’affari non superi i 65.000 euro annui; Tra gli intendimenti del nuovo Governo del Presidente Renzi, figura l’intenzione di stimolare la ripresa della domanda interna, e dare conseguentemente un nuovo impulso alla crescita del PIL, attraverso l’adozione di provvedimenti ed iniziative legislative volti ad utilizzare la leva fiscale a favore di soggetti a basso reddito; Interroga per sapere Se sussista la concreta possibilità da parte del Ministro interrogato di elevare la soglia di applicazione del regime dei minimi fino a 65.000 euro, definendo altresì con precisione i tempi entro i quali si intende procedere Onorevole Filippo Busin Pubblicato il 26 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2585/regime-dei-minimi.html

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Question Time VI^ Commissione Finanze n. 5-02445 ELEMENTI DI RISPOSTA Con il question time in esame, l’Onorevole interrogante, tenuto conto della decisione del Consiglio dell’Unione Europea 2013/678/UE che ha autorizzato la proroga fino al 31 dicembre 2016 dell’esenzione dall’IVA e ha contestualmente innalzato la soglia minima di volume d’affari esente, da 30.000 euro annui fino a 65.000, chiede al Ministro dell’Economia e delle Finanze se sussista la concreta possibilità di dare attuazione nel nostro ordinamento alla predetta autorizzazione, elevando fino a 65.000 euro la soglia di applicazione del regime dei minimi, di cui all’articolo 1, comma 96 e seguenti, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziara 2008), come modificato dal decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n.111. L’Onorevole interrogante segnala, altresì, che sulla tematica dell’innalzamento della soglia del volume d’affare dei minimi è stato già presentato un question time svolto nella seduta dell’8 gennaio 2014 presso la VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati. L’Onorevole interrogante chiede delucidazioni in merito al fatto che l’eventuale ampliamento dell’agevolazione abbisogni di valutazioni circa la compatibilità comunitaria con la disciplina in materia di aiuti di Stato, stante il fatto che è stata la stessa Unione Europea, con la decisione 2013/678, ad autorizzare l’Italia a esentare dall’IVA i soggetti passivi il cui volume d’affari non superi i 65.000 euro all’anno. Al riguardo, sentiti gli Uffici competenti dell’Amministrazione finanziaria, si fa presente quanto segue. La richiesta di proroga dell’autorizzazione della misura di esenzione dal versamento dell’IVA da parte dei contribuenti minimi con contestuale innalzamento della soglia minima di volume d’affari a 65.000 euro è stata inoltrata dal Dipartimento delle finanze e alla Commissione Europea secondo ordinaria procedura. Si tratta di una deroga a una norma di diritto armonizzato e precisamente l’articolo 285 della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto. Ciò premesso, è opportuno sottolineare che il riconoscimento della deroga nell’estensione sopra riportata non vincola lo Stato alla sua piena applicazione e, inoltre deve precisarsi che, come specificato anche dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con sentenza del 13 dicembre 2012, nella causa C-395/11, BLV Wohn, all’atto della concreta applicazione di una deroga uno Stato membro è tenuto a rispettare il principio di neutralità fiscale nonché i principi generali del diritto dell’Unione, tra i quali segnatamente quelli di proporzionalità e di certezza del diritto. Vale ricordare, a tal proposito che il regime fiscale di vantaggio relativo ai soggetti minimi, attualmente vigente, declinato ai sensi dell’articolo 27 del decreto legge 6 luglio 2011, n.98 convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, non concerne solo l’imposta armonizzata sul valore aggiunto, ma anche altre imposte (a esempio imposta sui redditi, IRAP, addizionali regionali e comunali) che, pur non essendo armonizzate sottostanno alla disciplina specifica in materia di aiuti di Stato di cui all’articolo 107 e seguenti del Trattato sul funzionamento dell’UE. Pertanto, l’accoglimento delle iniziative auspicate dall’Onorevole interrogante dovrà essere, comunque, necessariamente vagliato sotto il profilo della compatibilità comunitaria nonostante la proroga dell’autorizzazione concessa dalla citata decisione 2013/678/UE del Consiglio dell’Unione Europea. Il Dipartimento delle finanze ha poi stimato che, incrementando la soglia dei ricavi a 65.000 euro per accedere al regime fiscale di vantaggio in argomento, regime che comporta l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi e delle addizionali regionali e comunali con l’aliquota pari al 5%, si determinerebbe una perdita di gettito a carico del bilancio dello Stato di circa 29 milioni di euro su base annua. Da ultimo giova osservare che, ai sensi dell’articolo 11 della legge 11 marzo 2014, n. 23, recante “Disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita”, è prevista l’istituzione di regimi semplificati per i contribuenti di minori dimensioni, nonché per i contribuenti di dimensioni minime, di regimi che contemplano il pagamento forfettario di un’unica imposta in sostituzione di quelle dovute. Pubblicato il 26 marzo 2014 Link:http://www.filippobusin.it/it/2598/fisco-governo-agisca-in-fretta-sul-regime-dei-minimi.html

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Stato di emergenza per il Veneto vittoria della Lega

Comunicato stampa in merito al sì dell’Aula della Camera alle mozioni relative alle alluvioni che hanno colpito il Veneto e l’Emilia Romagna tra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio.

In base ai testi approvati a larghissima maggioranza, il governo è impegnato a dichiarare lo stato di emergenza nelle zone colpite dalle alluvioni. Roma, 25 marzo 2014 - ”Grazie alla Lega Nord il Governo ha riconosciuto lo stato di emergenza per il Veneto, territorio duramente colpito dal maltempo e dall’alluvione. Le nostre infrastrutture idrauliche hanno bisogno di una manutenzione periodica, ma i limiti imposti dal patto di stabilità non ci consentono di intervenire con la necessaria tempestività, ecco perché siamo costretti a vivere in continuo stato d’emergenza. Basta scuse, il nostro futuro è ostaggio di una repubblica che tanto chiede ma ben poco restituisce ai nostri territori. E’ lo stato ad essere in debito con noi e non viceversa. Oggi registriamo una vittoria importante ma, sia chiaro, la nostra battaglia è appena iniziata”. Lo dichiarano i deputati veneti della Lega Nord Emanuele Prataviera, Matteo Bragantini, Roberto Caon, Marco Marcolin e Filippo Busin.

Pubblicato il 26 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2582/stato-di-emergenza-per-il-veneto-vittoria-della-lega.html

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Docenze d’oro: dove la spending non arriva

Invito alla lettura dell’articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore. Dove la spending non arriva. Con gli incarichi nelle scuole di formazione per dirigenti, i già lauti stipendi si “arrotondano” anche di 300mila euro

Le «docenze d’oro» degli alti burocrati Mentre sui manager pubblici cala o sta per calare la mannaia del tetto agli stipendi e del divieto di cumulo, c’è una fitta selva di burocrati statali che arrotonda lo stipendio con docenze iperpagate nelle scuole di formazione per i dirigenti pubblici.

Ex capi di gabinetto di superministeri che adesso insegnano i regimi speciali Iva piuttosto che la responsabilità nel pubblico impiego. E guadagnano fino a oltre 300mila euro annui, che cumulano ai loro già lauti stipendi. Scuole che tante volte si è tentato di accorpare ma senza risultati. A tutt’oggi sono ancora cinque: la Scuola superiore di economia e finanze, la Scuola superiore della pubblica amministrazione, quella dell’amministrazione locale, quella dell’Interno e l’istituto diplomatico Mario Toscano. Strutture simili che moltiplicano per cinque spese di funzionamento, stipendi per i docenti e per i dirigenti e magari anche affitti d’oro per le sedi. Quest’anno, ad esempio, la sola Scuola nazionale dell’amministrazione (Sna) presso la Presidenza del Consiglio costerà quasi 21 milioni di euro. E distribuirà ai suoi docenti 3 milioni di euro tondi (leggermente in aumento rispetto all’anno scorso). Diciotto i docenti a tempo pieno il cui compenso annuo varia dai 217mila euro di Alberto Heimler ai 25mila euro di Fabrizio Cafaggi. Scorrendo l’elenco dei professori si scopre che il consigliere parlamentare Marcello Degni, nonché assessore al bilancio del comune di Rieti che ha da poco rassegnato le dimissioni per trasferirsi a Venezia, risulta il fortunato possessore di uno stipendio da 70mila euro l’anno. Sul suo profilo twitter Degni si definisce «economista, di sinistra, disilluso dei partiti italiani», sogna di andare a Londra e di fare «reading groups sul Capitale e studiare filosofia». Intanto però la docenza romana alla scuola di Palazzo Chigi gli frutta uno stipendio vero. Pagina 05

Pubblicato il 26 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2587/docenze-doro-dove-la-spending-non-arriva.html


C’è poi il dirigente Istat Efisio Gonario Espa, consigliere economico a Palazzo Chigi sotto Prodi, che a fronte di lezioni sull’analisi di impatto della regolamentazione mette insieme oltre 80mila euro all’anno. E poi, accanto ai 140mila euro di Fabio Cintioli, ai 95mila di Maria Rosaria Ferrarese, ai quasi 179mila di Francesca Gagliarducci e ai 100mila tondi di Luigi Paganetto e di Renzo Turatto, ecco spuntare i soli 32mila euro di Michel Martone, vice di Elsa Fornero al ministero del Lavoro sotto Mario Monti. Sempre online si scopre inoltre che i dirigenti di stanza al Sna superano spesso i 230mila euro annui lordi. Insomma, stipendi di tutto rispetto. Con l’unica prospettiva ottimistica di un taglio di budget che dovrebbe portare a partire dal 2015 a un dimezzamento del bilancio. Ma non è tutto qui. Una dettagliatissima inchiesta del «Fatto quotidiano» ha gettato luce sulla scuola che afferisce per competenza al ministero del Tesoro. La Ssef distribuisce ben 2,7 milioni dei 16 di budget 2013 a soli 13 docenti. In vetta alla classifica dei professori meglio retribuiti c’è – guarda caso – l’ex capo di gabinetto del ministero delle Finanze sotto Giulio Tremonti, Mario Monti e Vittorio Grilli, Vincenzo Fortunato. La Scuola gli stacca ogni anno un assegno da 301mila euro, vicino a quel tetto di 311mila euro che è la retribuzione del primo presidente della Cassazione. Fortunato, in qualità di presidente dell’Invimit, società al 100% del Tesoro ma fuori del perimetro della Pa, non rientra neppure nel novero di coloro i quali devono rispettare il divieto di cumulo. E dunque ha il via libera all’accumulo di un doppio, lauto stipendio. Di pari importo il salario di Marco Pinto, consigliere di Stato anche lui di casa negli uffici della burocrazia ministeriale, con un cursus honorum conclusosi proprio come vice di Fortunato al Tesoro. E non va certo peggio a Francesco Tomasone, magistrato della Corte dei conti ed ex capo dell’ufficio legislativo del ministero del Lavoro: come capo del dipartimento delle scienze aziendali guadagna ogni anno 295mila euro. Poco meno incassa l’avvocato dello Stato e docente Luiss Maurizio Mensi: 272mila euro. Sempre al top lo stipendio di Maurizio Giuseppe Nerio Carugno, capo di gabinetto di Alfonso Pecoraro Scanio e poi consigliere giuridico di Silvio Berlusconi: carriera bipartisan e ora cedolino da 246mila euro annui lordi. E certo non poteva mancare il chiacchieratissimo e pluri-indagato ex consigliere di Tremonti, Marco Milanese, il cui stipendio ammontava a 194mila euro l’anno ma che il 17 dicembre scorso se l’è visto decurtare a 97.166 euro. Insegna al dipartimento di Scienze tributarie. Di certo non un esempio di economia e di oculato uso delle finanze per una scuola nata nel 1957, uno anno dopo la morte di uno statista e studioso di scienza delle finanze e di diritto finanziario del calibro di Ezio Vanoni e, inizialmente, a lui intitolata. Articolo di Mariolina Sesto

Pubblicato il 26 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2587/docenze-doro-dove-la-spending-non-arriva.html

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Residuo fiscale: assistenzialismo e secessione Residuo fiscale: argomento che più volte ho sottolineato, ultima occasione dichiarazione di voto del 19 marzo scorso con queste parole: Ricordo in questa occasione che il residuo fiscale, cioè quanto i cittadini veneti e le aziende venete versano allo Stato centrale e non ritorna in forma di trasferimenti e investimenti nel territorio, ammonta a 21 miliardi di euro annui; 21 miliardi che, tanto per fare un paragone, è circa il doppio di quanto sia il bilancio regionale del Veneto. Quindi, il Veneto, da solo, mantiene se stesso e potrebbe potenzialmente mantenere altre due regioni della stessa dimensione. Invito alla lettura di questo articolo che evidenzia punti importanti della volontà secessionistica veneta e fa un’analisi attenta tra nord e sud soffermandosi sul residuo fiscale.

Quella domanda serissima che i secessionisti veneti pongono agli economisti Due milioni di cittadini veneti, che si sono espressi via internet a favore dell’indipendenza della Serenissima dal resto del paese, sono considerati dalla stampa alla stregua di un fenomeno folcloristico Per mesi il dibattito pubblico si è con centrato su una riduzione del cosiddetto cuneo fiscale che valeva uno zerovirgola-qualcosa-per-cento in meno del costo del lavoro. Nelle ultime settimane, alcuni hanno presentato come rivoluzionario uno sconto fiscale che, se effettivamente messo in pratica, ridurrebbe le imposte a chi guadagna sino a 25.000 euro l’anno, lasciando inalterata la situazione di chi ne guadagna 26.000, sulla base dell’ipotetica diversa propensione al risparmio dell’uno e dell’altro. Al contrario, 2 milioni di cittadini veneti, che si sono espressi via internet a favore dell’indipendenza della Serenissima dal resto del paese, sono considerati dalla stampa alla stregua di un fenomeno folcloristico. Forse, nel dibattito pubblico italiano, a essere sbagliate sono le domande ancor prima delle risposte. E’ curioso che si sia spento il dibattito sulla principale peculiarità del nostro sistema economico e politico: un divario permanente fra i livelli di sviluppo delle diverse aree del paese che non ha eguali al mondo. La “questione meridionale” è seppellita sotto numerosissime ricette proposte dal pasticciere di turno: tutte basate sull’intervento pubblico, e tutte egualmente fallimentari. La “questione settentrionale” è stata appaltata a un partito il cui peso politico sembra declinare, e così facendo fornisce un comodo alibi a chi preferisce fingere non esista. Il referendum popolare veneto suggerisce, però, che qualcosa cova sotto la cenere. Al cuore di queste due “questioni” vi è un trasferimento territoriale di risorse che, come la differenza fra le due aree del paese, ha pochi precedenti nella storia e pochi confronti nel tempo, per persistenza e per dimensione. Anche in questo caso l’attenzione spesso si appunta sui numeri sbagliati. Pubblicato il 28 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2606/residuo-fiscale-assistenzialismo-e-secessione.html

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Si guarda cioè all’entità dei trasferimenti “straordinari”, ai “fondi per le aree depresse”, agli “incentivi allo sviluppo” e simili. Ma il trasferimento di risorse avviene soprattutto attraverso gli strumenti ordinari della finanza pubblica. Il prelievo fiscale è sostanzialmente proporzionato al reddito, anzi cresce più che proporzionalmente con il crescere del reddito (anche perché nelle aree meno sviluppate vi è più economia informale); la spesa pubblica è invece sostanzialmente proporzionale al numero dei cittadini residenti (più o meno lo stato offre in tutta Italia lo stesso numero di classi per studente, di insegnanti per classe, di letti in ospedale per abitante, e simili). Quindi il prelievo è sbilanciato a carico del nord, ove i redditi sono più alti; la spesa è sbilanciata verso il sud, ove è maggiore il numero di abitanti rispetto al reddito prodotto.

Paradigma Buchanan e un’Irpef di troppo Qualche anno fa due ricercatori della Banca d’Italia stimarono il volume di quello che James Buchanan chiamava “residuo fiscale“, cioè la differenza fra quanto un cittadino paga al fisco e quanto riceve in termini di spesa pubblica. Si tratta di risultati impressionanti, che non è azzardato immaginare invariati, dal momento che i fattori che influenzano la distribuzione di entrate e spese, rispettivamente reddito e popolazione, non sono cambiati di molto. Nel solo nord, scorporando le regioni a statuto speciale (che hanno tutte residui positivi), il residuo fiscale risultava negativo per 76 miliardi; nel sud (escludendo sempre le regioni a statuto speciale) positivo per 37 miliardi. Per comprendere la dimensione della cosa, basta pensare che il residuo fiscale del nord non era dissimile dall’Irpef complessiva pagata da quelle regioni. Altrimenti detto, senza i trasferimenti verso il sud, e senza dover contribuire in via esclusiva a pagare gli interessi sul debito pubblico, il nord avrebbe potuto evitare di pagare l’imposta sul reddito delle persone fisiche, e ciò nonostante mantenere lo stesso livello di spesa pubblica. Il residuo fiscale del sud era pari a circa una volta e mezzo l’Irpef pagata dai cittadini meridionali. Come se, per ogni euro di imposta pagata, ciascun cittadino meridionale ne ricevesse due e mezzo in termini di servizi e trasferimenti pubblici. Siamo facili profeti nel prevedere che la “questione settentrionale” è solo momentaneamente sopita. Ma anche “visto da sud”, il problema non è meno serio. Volumi di spesa pubblica così elevati distorcono in modo sistematico l’allocazione delle risorse: da chi si vuole che le persone cerchino lavoro, se non dal datore di lavoro pubblico? Se stato ed enti pubblici continuano a offrire salari determinati sul livello dei prezzi e sulle condizioni del mercato del lavoro del centro-nord, come faranno le imprese private meridionali a competere? I trasferimenti sottraggono al nord risorse preziose, ma nel mezzogiorno inceppano sistematicamente lo sviluppo dell’economia privata. L’assistenzialismo perpetua se stesso. In queste condizioni, come pensare che tornare a crescere, al nord come al sud, sia un obiettivo raggiungibile? Da Il Foglio, 17 marzo 2014 Pubblicato il 28 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2606/residuo-fiscale-assistenzialismo-e-secessione.html

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I REFERENDUM Abrogazione della “riforma Fornero” sulle pensioni

Il quesito chiede di abrogare la Legge Fornero del Governo Monti che colpisce i giovani, le lavoratrici ed i lavoratori. La Legge Fornero, fra l’altro, ha penalizzato l’entrata e l’uscita nel mondo del lavoro, ha allungato l’attività lavorativa di milioni di donne già impegnate nel lavoro familiare e ha creato il problema degli esodati lasciando senza stipendio né pensione centinaia di migliaia di lavoratori. Abrogarla significa ridare dignità al lavoro ed ai lavoratori e dare la speranza di un futuro migliore ai nostri giovani.).

Abrogazione della Legge Merlin (prostituzione)

Il quesito chiede di abrogare la Legge Merlin del 1958 che è la causa, fra l’altro, della prostituzione di strada. Finalmente sarà possibile non solo regolare e controllare la prostituzione al fine di tutelare la salute pubblica e combattere il degrado, ma anche tassare tale attività, come già avviene in Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Austria, Svizzera. Le entrate fiscali, che alcuni studi stimano in circa 4 miliardi di euro all’anno, consentiranno di ridurre o eliminare alcune tasse che gravano sui cittadini. Abrogare la Legge Merlin significa anche contrastare la criminalità organizzata, la tratta e lo sfruttamento della prostituzione e portare ordine e sicurezza nelle nostre città.

Stop ai concorsi pubblici per gli immigrati

Il quesito chiede di abolire la norma, sostenuta dall’ex Ministro Kyenge, che consente agli immigrati di partecipare ai concorsi pubblici. In un momento di crisi, come quello che stiamo vivendo, con il record di disoccupazione giovanile (15-24 anni) che ha superato il tasso del 42% e il tasso di disoccupazione generale pari al 12,9%, dobbiamo pensare prima al futuro della nostra gente e dare perciò precedenza ai cittadini italiani. Abrogando questa legge tuteliamo il requisito della cittadinanza nell’accesso ai concorsi pubblici (ospedali, scuole, enti pubblici, ecc.).

Abrogazione della Legge Mancino (reati di opinione)

Il quesito chiede di abrogare la Legge Mancino del 1993 perché contrasta la libertà di espressione e colpisce chi manifesta le proprie idee. Con la scusa della discriminazione razziale, etnica e religiosa, attraverso questa legge ci impediscono di difendere i nostri valori, la nostra storia e la nostra cultura. Abrogarla significa garantire a ogni cittadino la libertà di esprimersi liberamente senza incorrere in sanzioni penali.

Abolizione delle prefetture

Il quesito chiede di abolire le prefetture, istituzioni di origine napoleonica che non hanno più motivo di esistere. Mantenerle è un vero e proprio spreco che costa ai contribuenti oltre 500 milioni di euro all’anno, di cui l’80% per pagare stipendi e spese di gestione e rappresentanza. Abolendo le prefetture, le competenze verranno attribuite alle questure e agli enti locali come avviene in molti Paesi europei, ad esempio in Germania, con conseguente risparmio di soldi pubblici. Pubblicato il 28 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2613/vieni-a-firmare-decidi-tu.html

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Scansadori alle spese superflue: la spending review della Serenissima

Gli “scansadori alle spese superflue” ai tempi della Serenissima si occupavano di tagliare il superfluo e l’inutile. Nell’archivio di Stato di Venezia si legge:

«Furono istituiti, con il titolo di provveditori e revisori sopra la scansazione e regolazione delle spese superflue, nel 1576 [...], allo scopo di ridurre di numero le cariche del ministero, profittando della vacanza di molte di esse a causa della peste, e di ottenere economie di gestione negli uffici centrali e periferici e nell’esazione dei dazi, con particolare riguardo ai magistrati al sal, biave, governatori delle entrate e alle camere di Terraferma. Divennero magistrato definitivo nel 1587 [...]» (Guida generale, IV, p. 949) «I tre Provveditori e Revisori sopra la scansazione e regolazione delle spese superflue, sebbene ci sia chi li faccia risalire al 1546, vennero istituiti certamente, come appare dal loro capitolare, nel 1576, subito dopo la famosa peste, in seguito alla quale restarono vacanti, per morte di persone, molti uffici. Dovevano sorvegliare sul funzionamento degli uffici di tutto lo Stato, proporre la soppressione degli inutili, il regolamento di quelli che si mostravano necessari e per questi la riduzione delle spese di esercizio [...]» (Da Mosto, I, p. 141) Da Il Sole 24 Ore del 29 marzo 2014 una lettera con invito alla lettura.

La spending review ai tempi della Serenissima

Nel suo trattato sul perfetto principe cristiano del 1504, Erasmo da Rotterdam dedicava un capitolo a imposte e esazioni, soffermandosi sulla necessità di ridurle. E il modo migliore era tagliare il superfluo, “liberandosi degli uffici inutili, evitando guerre, contenendo la rapacità di chi dirige gl’uffici e sforzandosi di ben amministrare la sua proprietà piuttosto che ampliarla“. Si doveva procedere a spending review. Nata come proposta del governo Monti, doveva procedere con l’individuazione di una commissione di tecnici col compito di passare al setaccio il bilancio pubblico e tagliare le spese. Il fine era auspicato da Erasmo: risparmiare per non gravare sui cittadini. La repubblica di Venezia aveva creato nel 1576 la magistratura dei “Provveditori e regolatori sopra la scansazione e regolazione delle spese pubbliche”, meglio noti come “Scansadori delle spese superflue“. “Scansare”, in veneto, significa schivare, evitare e anche rimuovere. I Veneziani definirono sin dal nome della magistratura i compiti cui era chiamata, “scemare, per quanto possibile, le spese superflue, dei pubblici uffizii, e apportare non lieve utilità all’erario pubblico“. È l’obiettivo dei commissari alla spendig. Val la pena sottolineare come, pur in tempi e contesti diversi, siano state predisposte soluzioni simili. Non va sottovalutato il ruolo della storia nel riconoscere tali condizioni e, insieme, le lezioni da trarre per non incorrere nel monito di Erasmo, che avverte delle conseguenze di un’esazione ingiusta. Faccia di tutto, il saggio governante, affinché “la corda troppo tesa non si spezzi e la pazienza ormai stremata del popolo si muti in sedizione, la qual cosa un tempo portò alla rovina anche i regni più floridi“. Un avvertimento che, oggi come nel Cinquecento, continua ad essere terribilmente attuale.

(Lettera di Luigi Robuschi)

Pubblicato il 30 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2623/scansadori-alle-spese-superflue-la-spending-review-della-serenissima.html

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Aveva capito tutto la Repubblica di Venezia: in particolare, che la spending review non è fatta di pialla, come ha ricordato nei giorni scorsi il presidente della Repubblica (Italiana), ma di cesello. Le spese vanno “scansate” prima che esse abbiano scavato una voragine impossibile poi da colmare per gli interessi particolari che quel buco alimentano. Perciò la riforma della spesa dovrebbe essere (e così è stato in Gran Bretagna) non un equilibristico intervento contabile, ma un rivoluzionario ripensamento della spesa nel suo complesso, per verificare cosa ci sia da mantenere, cosa da eliminare e cosa da riformare: senza pietà per gli egoismi individuali o corporativi. E qui ci viene di nuovo in soccorso il ricordo di Venezia: nella sua “Storia d’Italia”, Francesco Guicciardini dedica diverse pagine all’appassionato intervento del vecchio doge Leonardo Loredan in uno dei momenti più delicati nella storia della Serenissima, quando il Valentino minacciava addirittura Padova. Il vecchio doge incitò a reagire, appellandosi all’esigenza di tutelare la libertà di cui godevano i concittadini veneziani: una “felicità”, riferisce Guicciardini, che procedeva “dalla concordia civile, stabilita in modo negli animi degli uomini che in uno tempo medesimo entrano nel nostro senato e ne’ nostri consigli e depongono le private discordie e contenzioni“. Secondo il Loredan, stava qui, in una forma di governo che favoriva il consenso ricercando l’interesse comune, la forza unica di Venezia, che le aveva consentito di prosperare per secoli. Tornando all’attualità: proprio perché il processo di spending review è eminentemente politico, occorre costruire un’opinione pubblica consapevole della posta in gioco. Sarà allora più facile vincere le resistenze dei gruppi di pressione che, pur in uno stato aristocratico come Venezia, non riuscivano a varcare le porte del Gran Consiglio.

Pubblicato il 30 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2623/scansadori-alle-spese-superflue-la-spending-review-della-serenissima.html

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Fiscalità locale: Veneto un salasso per le imprese

Martedì 25 marzo CNA Veneto in conferenza stampa ha presentato lo studio “Fiscalità locale: dinamica e prospettive nel Veneto”. In sintesi risulta che le addizionali comunali IRPEF, IMU e da quest’anno IUC (TARI + TASI) saranno un salasso per le imprese, già gravate da oneri di ogni tipo Il 96% dei Comuni veneti applica addizionale Irpef; in 201 Comuni l’aliquota è al livello massimo e l’aliquota media è in crescita. In Veneto nel 2013 rincaro di 50 € per contribuente rispetto al 2011. Nel 2013 il 60% dei Comuni veneti ha innalzato l’aliquota IMU sui fabbricati produttivi rispetto al livello base; la «mini IMU» sulla prima casa è stata pagata in 186 Comuni del Veneto. In questo focus il comunicato stampa di CNA.

TASSE LOCALI ALLE STELLE: PER LE IMPRESE IN ARRIVO UNA “MAXI TASI“

“E’ sempre più concreto il rischio per le imprese venete di subire una “maxi TASI”, che farebbe lievitare quest’anno l’IMU 2013 di una somma compresa tra i 67 e i 197 euro, per un laboratorio, e tra i 378 e i 1102 euro, per un opificio”. Lo afferma la CNA del Veneto che con il suo Osservatorio Fiscalità e in collaborazione con lo Studio Sintesi di Mestre, ha analizzato la tassazione locale dei comuni veneti, a cavallo tra ICI, IMU e IUC (TASI+TARI). L’allarme si basa sui numeri e sulla prassi che ha visto le amministrazioni locali preferire far leva sulle imprese e le attività produttive piuttosto che sulle residenze (prima casa, ma anche seconda) nella scelta delle aliquote da applicare alle diverse tipologie di immobili. Il rischio, che purtroppo è una certezza, salvo prova contraria, è strettamente legato alla probabilità che la TASI, che sostituisce l’IMU, non prevedendo l’applicazione delle detrazioni fisse (200 euro di base e ulteriori 50 euro per ciascun figlio) sulle abitazioni principali, finirà per essere più onerosa dell’IMU 2012. Al fine di finanziare degli sgravi fiscali a favore delle abitazioni principali, il decreto “Salva Roma” ha previsto la facoltà per i Comuni di incrementare l’aliquota TASI fino allo 0,8‰ oltre il livello massimo, con la possibilità di modulare tale margine tra abitazioni principali e altri immobili. Gli altri immobili sono i laboratori e i capannoni delle imprese. Nel 2013, per quanto riguarda l’IMU su negozi, capannoni, laboratori, uffici, alberghi e opifici, il 60% dei Comuni veneti ha deliberato un’aliquota superiore al livello base e nulla fa pensare che quest’anno si comporteranno diversamente. “Altro che riduzione delle tasse come sta promettendo il nuovo Governo – afferma Alessandro Conte, Presidente della CNA regionale del Veneto - qui le tasse te le tolgono con la sinistra, ma te le rimettono con la destra e a pagare di più sono sempre le imprese che invece dovrebbero essere sostenute perché possano creare, o almeno mantenere, posti di lavoro. Senza dimenticare i debiti che la pubblica amministrazione ha nei confronti delle imprese e che ancora non vengono saldati”. Pubblicato il 31 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2633/fiscalita-locale-veneto-un-salasso-per-le-imprese.html

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Alla luce di questi elementi, secondo la ricerca dell’Osservatorio fiscalità della CNA del Veneto è possibile stimare l’aggravio medio per alcuni immobili a destinazione produttiva e commerciale in Veneto rispetto all’ICI 2011. È opportuno ricordare che, oltre all’incremento delle aliquote, la maggiore imposta è imputabile anche all’aumento dei coefficienti moltiplicatori da applicare alla rendita catastale (per la determinazione della base imponibile IMU) disposta dal decreto “Salva Italia”. Per un laboratorio artigiano in Veneto, l’IMU nel 2013 era in media di 570 euro. Con il debutto della TASI il carico fiscale potrebbe salire ulteriormente di un importo che andrebbe dai +67 euro ai +143 euro. Inoltre, nell’ipotesi di applicazione dello 0,8 per mille oltre il livello massimo (aliquota dell’11,4‰), l’imposizione complessiva nel 2014 sarebbe superiore di 196 euro rispetto all’IMU del 2013 (TAB 1).

Per un opificio in Veneto, l’IMU media nel 2013 era di 3.202 euro. Nel 2014, a seguito dell’introduzione della TASI, l’imposizione potrebbe crescere ulteriormente di un importo che si collocherebbe tra i +378 euro e i +800 euro. Inoltre, ipotizzando l’applicazione dello 0,8 per mille oltre il livello massimo (aliquota dell’11,4‰), l’aggregato IMU+TASI nel 2014 supererebbe di 1.102 euro l’IMU del 2013 (TAB 2). Ma la TASI è solo una delle colonne della tassazione locale e nemmeno le altre sono destinate ad aumentare, andando a pescare nel portafoglio dell’artigiano (come degli altri cittadini). Addizionale comunale IRPEF: il gettito medio in Veneto è di 157 euro per contribuente; l’aliquota media nel 2013 ha raggiunto lo 0,62 % (era lo 0,47 % nel 2011) e quasi 400 Comuni della regione hanno adottato aliquote particolarmente elevate.IMU: nel 2013 per un laboratorio artigiano superava l’ICI 2011 di 266 euro, mentre per un opificio, il maggior carico tributario nel passaggio ICI-IMU equivale a 1.364 euro. Tornando ai dati dell’Osservatorio, in Veneto il numero di Comuni che applica l’addizionale IRPEF è passato da 536 nel 2011 a 555 nel 2013: la percentuale di Comuni veneti che si avvale di questa entrata è pari al 96%, con punte del 100% in provincia di Rovigo. Analizzando i dati delle delibere, è emerso anche il crescente numero di Comuni veneti che hanno adottato l’aliquota massima, pari allo 0,8%: nel 2011 erano 82 (14%), diventati poi 155 nel 2012 (27%) e 201 nel 2013 (35%). Pubblicato il 31 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2633/fiscalita-locale-veneto-un-salasso-per-le-imprese.html

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Nel Polesine i Comuni con aliquota massima sono il 62% del totale provinciale. Nel periodo 2011-2013, il 58% dei Comuni veneti ha incrementato l’aliquota dell’addizionale IRPEF, percentuale che arriva al 70% in provincia di Venezia. Gli effetti di queste dinamiche sono la crescita dell’aliquota media e, conseguentemente, il tendenziale aumento del carico fiscale per i contribuenti. L’aliquota media dell’addizionale comunale IRPEF in Veneto è passata dallo 0,47% nel 2011 allo 0,62% nel 2013 (è più elevata nelle province di Rovigo, 0,73% e di Venezia, 0,70%, mentre è mediamente più bassa nel Bellunese e nel Trevigiano, rispettivamente con lo 0,55% e lo 0,57%). Nel 2013 il gettito medio per contribuente è stato pari a 172 euro nel Veneziano (era 93 euro nel 2011), seguito dal Veronese (162 euro) e dal Padovano (160 euro). Il Polesine, nonostante si distingua per l’aliquota media più elevata, fa registrare un gettito medio di 154 euro per contribuente, inferiore al dato medio regionale (157 euro).

Pubblicato il 31 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2633/fiscalita-locale-veneto-un-salasso-per-le-imprese.html

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Signor Presidente, come diceva il collega Molteni, assistiamo al quarto cosiddetto svuota carceri e, quindi, è una resa ulteriore certificata di questo Stato, che non sa più garantire non solo la certezza del diritto, ma neanche più la certezza delle pene. Quindi, facciamo un regalo a questa società, che già soffre di problemi drammatici dal punto di vista economico, con la precarietà, dovuta alla mancanza di lavoro, dovuta alla crisi, che è conclamata e dura nonostante i proclami ottimistici che restano solo velleitari, per quanto ci riguarda e per quanto riguarda anche i numeri che vediamo confermati ogni giorno. Oggi si parla anche di un punto percentuale di aumento della disoccupazione giovanile, che è già drammatica, che è scesa sotto il milione di occupati per quanto riguarda la popolazione tra i quindici e i ventiquattro anni. E regaliamo a questa società, in cui è già difficile mantenere un tessuto civico armonioso e pacifico, ulteriore insicurezza con questa depenalizzazione, che porta, come abbiamo visto nei dati registrati nel primo anno, ad una liberazione di persone potenzialmente ed effettivamente pericolose per la società. Pubblicato il 2 aprile 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2656/intervento-in-aula-svuota-carceri.html

Signor Presidente, intervengo solo per rimarcare come in questo Paese i problemi sono tutti collegati e una delle criticità che dobbiamo constatare e che impedisce al Paese di crescere, soprattutto certe zone del nostro Paese, quelle più svantaggiate, quelle più arretrate, è proprio la sicurezza. Noi abbiamo un potenziale inespresso, soprattutto tra i giovani, di forze imprenditoriali, di capacità imprenditoriali, che non possono esprimersi perché nel nostro territorio non è garantita quella minima sicurezza necessaria ad iniziare qualsiasi tipo di attività imprenditoriale, dalla più piccola alla più ambiziosa. Con questo provvedimento noi affossiamo ancora di più questo potenziale, tarpiamo le ali a questi giovani che vorrebbero intraprendere un’attività perché diamo, alle aree in cui vogliono operare, maggiore insicurezza, maggiore instabilità e maggiori incertezze sul futuro dell’attività che intendono intraprendere. Pubblicato il 2 aprile 2014 Link:http://www.filippobusin.it/it/2661/intervento-in-aula-sicurezza.html

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Signor Presidente, Colleghi voglio riportare l’esperienza di un Paese civile a cui dovremo rifarci, che è la Germania, dove recentemente è stato condannato a tre anni di pena detentiva il presidente, per un ventennio, del Bayern Monaco, Hoeness, che ha rinunciato addirittura all’appello, perché, giustamente – dice – il suo senso etico e il suo senso morale gli hanno detto che, avendo sbagliato, deve consegnarsi al carcere. Sapete qual è la novità, il vero scandalo che ci insegna la Germania ? È che Hoeness andrà veramente ed effettivamente in carcere: una cella di 8 metri quadri, dove il direttore del carcere ha detto che verrà trattato esattamente come tutti gli altri detenuti. Questa è una lezione che dobbiamo imparare dalla Germania. Pubblicato il 2 aprile 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2665/intervento-in-aula-pene-detentive.html

Signor Presidente, io mi associo alla richiesta dei miei colleghi di avere qui il Ministro Alfano, perché è un provvedimento la cui importanza è fondamentale ed evidenzia anche le contraddizioni nelle posizioni del Ministro che, al cambio dei Governi, evidentemente cambia anche opinione. La depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina è particolarmente grave in questa situazione, perché ci troviamo di fronte ad un fenomeno epocale e che va ad aggravare quella che è una situazione già drammatica della nostra società. Abbiamo tutti presenti i dati, che sono stati appena comunicati, sulla disoccupazione. Noi, con questa depenalizzazione, non facciamo altro che invitare nuovi disperati nel nostro Paese, che non faranno altro che ingrossare il numero dei disoccupati e il numero delle persone a disposizione della criminalità organizzata. Di tutto abbiamo bisogno, fuorché di ciò in questo periodo. Pubblicato il 2 aprile 2014 Link:http://www.filippobusin.it/it/2668/interventi-in-aula-immigrazione.html

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Signor Presidente, per dire che il fenomeno dell’immigrazione è un problema di dimensioni enormi che crea una pressione sul nostro Stato sotto molteplici aspetti, quello sanitario – e per avere un’idea basta frequentare i pronto soccorso, che sono letteralmente intasati da extracomunitari che fanno aspettare in fila i nostri connazionali – problemi sulle carceri – e l’onorevole Farina dovrebbe sapere che 21 mila detenuti sono extracomunitari nelle nostre carceri, dunque che il problema sia connesso mi sembra di tutta evidenza – e problemi soprattutto di ordine pubblico, e qui richiamiamo ancora il Ministro dell’interno perché dovrebbe essere lui a preoccuparsi dei problemi di ordine pubblico per quello che sta per accadere, grazie a questa depenalizzazione. Noi lo richiamiamo ancora qui da questi banchi perché sarà sua la responsabilità di quello che accadrà questa estate, quando le condizioni meteorologiche favoriranno un flusso senza precedenti di immigrati delle coste africane verso il nostro Paese.

Signor Presidente, ribadiamo ancora una volta che il problema dell’immigrazione clandestina è un problema grave e di vaste dimensioni che va gestito. Abbiamo introdotto questo reato di immigrazione clandestina per fornire uno strumento. È uno strumento fra i tanti che serve per gestire questo problema, non serve per mandare in carcere i clandestini che, come è stato ribadito anche dai colleghi, non avviene. Questo è uno strumento che voi ritenete inefficace. Ci chiediamo con cosa lo sostituite. Il problema si riproporrà in modo vasto e pesante la prossima estate. Diteci come avete intenzione di affrontarlo. Ce lo dica soprattutto il Ministro dell’interno che è il principale responsabile di questo fenomeno e delle conseguenze che avrà.

Pubblicato il 2 aprile 2014 Link:http://www.filippobusin.it/it/2668/interventi-in-aula-immigrazione.html

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REATO di CLANDESTINITA’

Roma 01/04/02014 – Votazione alla Camera sull’abrogazione del reato di clandestinità. Le luci verdi sono i voto di Lega Nord e FdI che si oppongono. Dura opposizione della Lega in Aula in merito al reato di clandestinità. Le motivazioni sono molteplici perché il fenomeno dell’immigrazione clandestina tocca in maniera grave più aspetti della vita sociale ed economica del Paese. Come sottolineato in Aula la depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina è grave, perché ci troviamo di fronte a un fenomeno epocale che incide negativamente sulla situazione già drammatica della nostra società. ISTAT ha diffuso i dati sulla disoccupazione, risulta che quasi la metà della forza lavoro non è occupata, un dato che dovrebbe far riflettere e agire anche in tal senso. Con la depenalizzazione del reato invitiamo nuovi disperati nel nostro Paese, che non faranno altro che ingrossare il numero dei disoccupati e delle persone a disposizione della criminalità organizzata. Il problema comporta effetti trasversali, dal sistema sanitario basti frequentare i pronto soccorso letteralmente intasati da extracomunitari, a quello carcerario: sono 21 mila i detenuti extracomunitari nelle nostre carceri. Ma, soprattutto, ha effetti sull’ordine pubblico. Ci troviamo difronte a una situazione da gestire per risolvere. Quello del reato di immigrazione clandestina vuole essere uno strumento per gestire il problema, non è finalizzato a mandare in carcere i clandestini.

Se annullato si creare un vuoto, dunque deve essere sostituito e con cosa sarà sostituito? La conclusione alla Camera, dell’1 aprile 2014, è stata l’abolizione del reato di clandestinità. Una decisione che corrisponde al gesto dello struzzo di nascondere la testa sotto la sabbia, ma sino a quando? Sino alla prossima estate quando il problema si ripresenterà, quando i barconi torneranno sulle coste e si conteranno i corpi dei morti in mare. I responsabili della decisione e di quanto accadrà sono, come leggiamo ne La Padania, i benpensanti del Pd, ma anche del Nuovo centrodestra, dei grillini, di Forza Italia, di Scelta civica, dell’Udc, di Sel. Solo la Lega Nord ha votato a favore per la reintroduzione del reato. Nel testo, grazie a una modifica voluta e votata dal Movimento 5 Stelle al Senato, è stato approvata la cancellazione del reato di clandestinità. Una decisione prima rinnegata da Beppe Grillo poi sconfessato dal web che ha approvato la svolta sinistrorsa e buonista del gruppo parlamentare. Il Carroccio in tutti i modi ha provato a reintrodurre nel testo il reato di clandestinità. Nulla da fare. La Lega Nord è rimasta sola. Il grande assente (per la vergogna?) è Angelino Alfano, il ministro degli interni per il quale il Carroccio ha già chiesto la sfiducia proprio per come sta conducendo le politiche sulla sicurezza. Fatto sta che l’inquilino del Viminale ieri a Montecitorio non s’è fatto vedere. Eppure avrebbe dovuto esserci visto che in gioco c’è proprio l’abolizione di un reato che lo stesso centrodestra, nella scorsa legislatura, ha contribuito a introdurre. Pubblicato il 2 aprile 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2671/reato-di-clandestinita-2.html

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ISTAT dati disoccupazione Ancor più grave del tasso di disoccupazione, peraltro altissimo e in crescita, è il tasso di occopazione, cioè la percentuale di persone che lavorano fra quelle in età lavorativa. In Italia è del 55%, in calo rispetto all’anno scorso. In un anno si sono persi 365mila occupati, 1.000 al giorno. La media europea è del 64%, in Germania del 72%. Significa che in Italia la metà circa di chi potrebbe lavorare non lavora o lavora in nero e in modo occasionale. Va da sè che il dato costituisce un enorme spreco di risorse oltre che un’evidente evasione tributaria e contributiva. A febbraio 2014 gli occupati sono 22 milioni 216 mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente (-39 mila) e dell’1,6% su base annua (-365 mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,2%, risulta stabile in termini congiunturali ma diminuisce di 0,8 punti percentuali rispetto a dodici mesi prima. Il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 307 mila, aumenta dello 0,2% rispetto al mese precedente (+8 mila) e del 9,0% su base annua (+272 mila). Il tasso di disoccupazione è pari al 13,0%, sostanzialmente stabile in termini congiunturali ma in aumento di 1,1 punti percentuali nei dodici mesi. I disoccupati tra i 15-24enni sono 678 mila. L’incidenza dei disoccupati di 15-24 anni sulla popolazione in questa fascia di età è pari all’11,3%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente ma in aumento di 0,5 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 42,3%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente ma in aumento di 3,6 punti nel confronto tendenziale. Il numero di disoccupati, pari a 3 milioni Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni risulta sostanzialmente stabile sia rispetto al mese precedente sia rispetto a dodici mesi prima. Il tasso di inattività pari al 36,4%, rimane stabile in termini congiunturali e aumenta di 0,1 punti su base annua. Pubblicato il 2 aprile 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2679/istat-dati-disoccupazione.html

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Comunicato stampa MALTEMPO: BUSIN (LN) GOVERNO SMETTA DI PRENDERE IN GIRO I VENETI E PROCLAMI SUBITO STATO DI EMERGENZA NECESSARIO PER OTTENERE SGRAVI FISCALI ROMA, 3 marzo 2014 – “Se il governo non dichiara entro la prossima settimana lo stato di emergenza per il Veneto farà saltare anche il nostro emendamento al decreto sul rientro dei capitali. Emendamento che prevede la sospensione del pagamento dei tributi e contributi per i comuni veneti colpiti dagli alluvioni tra il 30 gennaio e il 18 febbraio 2014. Sarebbe l’ennesima beffa di questo governo a un popolo che ogni anno regala 21 miliardi allo Stato. Visto che sono già state votate sette mozioni parlamentari che lo obbligano a firmare, e che la dichiarazione è da una settimana sulla scrivania di Matteo Renzi, ci auguriamo che già domani nel prossimo Consiglio dei ministri il governo proclami lo stato di emergenza in Veneto”. Lo scrive in una nota il capogruppo della Lega Nord in commissione Finanze, Filippo Busin. Pubblicato il 3 aprile 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2705/fondi-alluvione-il-governo-non-prenda-in-giro-il-veneto.html

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Invito alla lettura dell’intervista ad Alberto Bagnai.

Bagnai: “L’euro per l’Italia è un marco travestito. Chi lo critica è l’unico europeista” «Oggi criticare l’euro e proporre vie d’uscita, è l’unico modo per difendere l’Europa». Di questo è sicuro l’economista anti-euro, Alberto Bagnai. Intervistato da IntelligoNews, il professore di politica economica all’Università d’Annunzio di Pescara, si è detto convinto che l’unico modo per uscire dalla crisi è analizzare le vere ragioni che l’hanno causata. Obiettivo questo, anche alla base del convegno che l’economista, con la sua associazione “Asimmetrie”, ha organizzato per sabato 12 aprile all’Auditorium Antonianum di Roma, dove parteciperanno importanti economisti da tutta Europa, come Frits Bolkestein (ex Commissario Europeo per il mercato interno, la tassazione e l’unione doganale) e Hans-Olaf Henkel, (già a capo della Confindustria tedesca e ora capolista di Alternativa per la Germania alle europee), ma anche tanti politici. Marie Le-Pen, Tsipras, Grillo. A pochi mesi dalle elezioni europee, sembra che i movimenti anti-Europa stiano prendendo piede, con forti ripercussioni sui territori. Il caso dei secessionisti veneti lo dimostra. Come legge questa escalation? «Il veneto come regione del nordest è sicuramente una delle regioni che è stata più colpita dalla crisi economica e in particolare dalle dinamiche della moneta unica. Quindi dal fatto di avere un euro che per l’Italia è, in realtà, un “Marco” travestito. E che deve competere con le altre economie, come quella tedesca, per le quali, invece, l’euro è una “Lira” travestita. Naturalmente di fronte a questa realtà economica, i mezzi d’informazione politici diffondono messaggi demagogici e populisti, dando la colpa, a cose come la corruzione o la spesa pubblica, spesso falsando i dati». Come quelli che lei ha “corretto” del Corriere della Sera, che facevano percepire come i numeri della disoccupazione attuale ( 12,1%) fossero tornati ai livelli del 1977. Lei ha prontamente ricordato che a quei tempi era del 7%… «È stata una correzione non particolarmente fraterna, forse dai toni un po’ accesi ma va anche chiarito il concetto che purtroppo noi siamo in presenza di qualcosa che somiglia molto a un progetto deliberato di falsificazione della storia economica recente. In questo momento, quello che un certo sistema dei media vuole fare è convincerci che non siamo capaci di governarci da soli, che non ci possiamo permettere la democrazia e che quando avevamo degli strumenti di politica economica a disposizione, cioè negli anni ’70 e ’80, le cose andavano più o meno come adesso. È vero che c’erano più tensioni, ricordiamo il terrorismo, ma è anche vero che in quegli anni non abbiamo mai assistito a una disoccupazione come quella attuale e a una recessione, che oggi è senza precedenti dall’Unità d’Italia». Pubblicato il 4 aprile 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2713/oggi-criticare-leuro-e-proporre-vie-duscita-e-lunico-modo-per-difendere-leuropa.html

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Parlando di mezzi di comunicazione: come giudica lo spot della Rai “pro-Europa”? «Va capita una cosa: chi critica l’euro è attualmente l’unico vero europeista perché si batte contro quello che tanti economisti, anche di orientamento ideologico diverso, avevano auspicato. Posso citare, forse poco noti al grande pubblico, personaggi come il baronetto Nicholas Kaldor o Martin Feldstein, che, su posizioni diverse, sapevano che fare la moneta prima dell’unione politica avrebbe creato un’enorme disastro economico e sociale e avrebbe compromesso, forse definitivamente, il progetto di integrazione europea. Chi ha realizzato questo disastro, ora ci fa delle belle pubblicità molto allettanti e incoraggianti, mentre che l’euro sta distruggendo l’Europa». Pensa che il governo Renzi possa avere in mano le soluzioni per uscire dea questo tunnel? Che idea si è fatto delle iniziative sul lavoro presenti nel “Jobs Act”? «Quello che si ignora generalmente nel dibattito italiano è che il nostro mercato del lavoro, secondo gli indicatori dell’Ocse è già uno dei più flessibili in Europa, in particolare più flessibile di quello della Germania. Si può discutere se sia o no una buona flessibilità ma in questo momento il problema del lavoro è che non c’è. E non c’è non perché gli imprenditori non assumono per paura di non poter gestire in modo flessibile la risorsa , cioè in buona sostanza dare un calcio nel sedere se le cose vanno male; gli imprenditori non assumono perché sanno che se i beni verranno prodotti non potranno essere venduti perché non c’è domanda. È abbastanza evidente alla maggior parte degli economisti che Renzi sta su una strada sbagliata». Sembra però che Renzi nel suo tour europeo abbia riscosso numerosi consensi… «Dobbiamo renderci conto che in questo momento una fonte di lacerazione economica dell’Europa risiede nel fatto che alcuni Paesi hanno prestato molti soldi ad altri. Alcuni sono molto creditori e altri sono debitori. Noi siamo più dal lato dei debitori. Il fatto che un nostro governante riscuota abbastanza consensi in giro per l’Europa, in realtà ci dovrebbe preoccupare. Tutti sanno, infatti, che gli interessi di un debitore non sono quelli del creditore. Faccio un esempio: se c’è inflazione il creditore è svantaggiato perché riceve indietro della moneta che vale di meno, tutto a vantaggio del debitore. Questo è esattamente il motivo per il quale non si riesce a trovare una quadra a livello europeo sul ruolo della Bce». Si spieghi meglio. «La Banca centrale europea, dovrebbe tenere l’inflazione vicina al 2%, ma come tutti sanno in Europa l’inflazione oggi si aggira intorno allo 0,7% e alcuni Paesi sono letteralmente in deflazione. Questo perché c’è un dibattito politico che noi non vediamo, attraverso il quale la Germania impone le sue volontà. Io non ho voglia di fare bella figura con un tedesco, ma voglio discutere gli interessi dell’Europa su un piano di parità. Non è molto rassicurante che il capo del Governo italiano si “spalma” per convergere sulle posizioni dei governanti di altri Paesi e della Germania. Questa politica rischia di farci entrare in contrasto con gli Stati Uniti, i quali non sono contenti che l’Europa non contribuisca alla ripresa mondiale e che solo Washington e il Giappone debbano sostenere il peso delle politiche espansive».

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RIPRESA? I dati di Confcommercio

Presentato il 3 aprile lo studio di Confcommercio, di seguito il comunicato.

CONSUMI CONGELATI IN ATTESA DELLA RIPRESA L’indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) registra, a febbraio, una diminuzione dello 0,7% in termini tendenziali ed una variazione nulla rispetto a gennaio confermando l’avvio, in atto già da alcuni mesi, di una fase di stabilizzazione che, però, in assenza di miglioramenti sul versante occupazionale e del reddito disponibile, non riesce ancora a tradursi in una ripresa in grado di far ripartire il ciclo economico. È proseguito il lento miglioramento della fiducia delle imprese, sia pure con andamenti non univoci nel sentiment degli operatori dei diversi settori produttivi. Stando alle stime di Confindustria, a marzo, dopo il contenuto arretramento rilevato a febbraio, la produzione industriale segnala un aumento dello 0,5% sul mese precedente. Anche i dati sugli ordini registrano, nello stesso mese, un miglioramento (+0,5% su febbraio). A marzo il clima di fiducia delle famiglie ha mostrato un deciso recupero. Mentre la percezione della situazione personale e corrente non migliora sensibilmente, le aspettative sul futuro appaiono in forte crescita: la contenuta evoluzione dei prezzi e le aspettative di riduzione del carico fiscale hanno senz’altro avuto un ruolo importante. La debolezza e le incertezze rilevate sul versante produttivo continuano a determinare un’evoluzione negativa del mercato del lavoro. A febbraio 2014 il numero di occupati è sceso di 39mila unità (-365mila rispetto allo stesso mese del 2013). Nello stesso mese, i disoccupati, che superano i 3,3 milioni, sono aumentati, rispetto a gennaio, di 8mila unità (+272mila in un anno). Da febbraio 2007 il rapporto tra disoccupati e forze di lavoro è passato dal 5,9% al 13,0%, con un milione e 850mila disoccupati in più. A febbraio, dopo alcuni mesi di ridimensionamento delle ore autorizzate di Cig, si è registrato, rispetto all’analogo mese del 2013, un incremento del 5,3%, sintesi di una diminuzione del 27,4% di ore richieste per l’ordinaria e di un deciso aumento di quelle per la straordinaria (+16,2%) e in deroga (+55,6%). La dinamica tendenziale dell’ICC di febbraio riflette una diminuzione dell’1,0% della domanda relativa ai servizi e dello 0,6% della spesa per i beni. A febbraio 2014, variazioni positive, rispetto allo stesso mese dello scorso anno, si rilevano per la spesa reale in beni e servizi per le comunicazioni (+4,3%), in beni e servizi per la mobilità (+1,4%, il secondo segno positivo nell’ultimo trimestre) e per i beni e servizi ricreativi (+0,4%). Le riduzioni più significative si sono registrate per gli alberghi, pasti e consumazioni fuori casa (-2,1%), i beni e servizi per la casa (-1,9%). Il dato di marzo relativo alle immatricolazioni a privati (famiglie) è ancora negativo a confermare che i miglioramenti del sentiment faticano a tradursi in incrementi della spesa. Pubblicato il 4 aprile 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2720/ripresa-i-dati-di-confcommercio.html

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LE DINAMICHE CONGIUNTURALI

I dati destagionalizzati mostrano a febbraio una variazione nulla. In termini di media mobile a tre mesi, l’indicatore rimane stabile. Il dato di febbraio riflette un aumento dello 0,2% della domanda per la componente relativa ai servizi e una variazione nulla i beni. Relativamente alle singole macro-funzioni di spesa, in un contesto di generalizzata tendenza alla stabilità, solo per i beni e servizi per le comunicazioni si registra un incremento di un certo rilievo (,6%). Per quanto riguarda gli alimentari e le bevande, a febbraio la domanda si è mantenuta stabile.

TENDENZE DI LUNGO PERIODO

L’uscita dalla lunga crisi andrà misurata soprattutto in termini di ripresa dei consumi. Essi sono un indice di benessere economico migliore del prodotto lordo. E’ opportuno, quindi, ricordare le distanze della spesa reale oggi rispetto ai picchi pre-crisi (il 2007). Durevoli, vestiario, alimentari hanno conosciuto le riduzioni più forti in termini reali. Le spese obbligate – abitazione e sanità – sono le uniche a crescere, assieme alle comunicazioni (all’interno di queste ultime i beni per le TLC sono cresciuti, rispetto al 2007, di oltre il 67%). I consumi sono calati di oltre 80 miliardi di euro: il mercato della mobilità, a causa di auto e carburanti, soprattutto, si è ridotto di oltre 35 miliardi. Abbigliamento e calzature hanno subito perdite per più di 13 miliardi di euro. Le perdite subite dal mercato dei beni durevoli sono state tali che, nella migliore delle ipotesi, ci vorranno dodici anni per riprendere i livelli del 2007 mentre ne serviranno ben 33 anni, cioè nel 2046, nell’ipotesi peggiore. Una ripresa della spesa alimentare all’1% richiederebbe circa 13 anni per un pieno recupero rispetto ai massimi. Un inatteso boom dei consumi totali costantemente al 3%, permetterebbe un pieno recupero prima della fine del 2016. E’ più un augurio che una previsione.

Pubblicato il 4 aprile 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2720/ripresa-i-dati-di-confcommercio.html

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Dal profilo facebook di Roberto Brazzale interessanti considerazioni riguardo l’Euro.

L’ITALIA DENTRO L’EURO? IL VENETO FUORI DALL’ITALIA.

Il paradosso che stiamo vivendo sta tutto nella seguente equazione: L’Italia sta nell’euro, dove non può stare; il Veneto nell’euro ci può benissimo stare, a patto che non ci stia l’Italia (cioè sollevato dal peso di cui l’ Italia l’ha caricato per stare essa stessa nell’euro); ergo, il Veneto può stare in questa Italia solo se questa Italia non sta nell’euro. Il Veneto è senza dubbio la regione italiana più omogenea all’area valutaria Euro e, autonomo, potrebbe benissimo adottare la valuta comune (più correttamente, il regime di parità fissa con il marco, in quanto una valuta comune non esiste). Anzi, è probabile che l’euro possa essere per un Veneto autonomo una valuta più debole di quanto non sarebbe uno zecchino emesso da una ipotetica banca centrale ducale, perciò a certe condizioni preferibile. Sul fronte italiano, venuta meno la flessibilità del cambio, l’Italia può rimanere (comunque, solo temporaneamente) nell’euro soltanto adottando politiche redistributive che soffocano le regioni produttive e alimentano le spinte autonomiste e fin secessioniste. (Si noti come queste siano esplose soltanto oggi: Rocchetta e Beggiato tenevano comizi già negli anni settanta, senza che nessuno sentisse il bisogno di brandire il leone di San Marco ed andare oltre un nostalgico sentimento di orgogliosa appartenenza). Una spirale di insoddisfazione e perfino di disperazione è destinata perciò soltanto ad aumentare, ma va detto che essa era stata facilmente profetizzata da coloro (invero pochi ed inascoltati) che da tempo chiedono l’apertura di un serio dibattito sulla realistica sostenibilità dell’euro, al di là delle incoscienti illusioni o delle interessate speculazioni di breve termine di politici e classe dirigente. Da sottolineare come la reazione alle politiche euro deflazionistiche non stia provendendo da dove ci sarebbe potuti aspettare, cioè da Sindacati o Confindustria attraverso tradizionali conflitti di classe (es. imponenti scioperi della CGIL o serrate), schema impedito dalla persistenza di un sistema consociativo Confindustria/Sindacato che ha scelto di difendere l’euro ad oltranza, anche contro l’evidenza e, soprattutto, contro l’interesse dei propri associati. Da sottolineare come la reazione alle politiche euro deflazionistiche non stia provendendo da dove ci sarebbe potuti aspettare, cioè da Sindacati o Confindustria attraverso tradizionali conflitti di classe (es. imponenti scioperi della CGIL o serrate), schema impedito dalla persistenza di un sistema consociativo Confindustria/Sindacato che ha scelto di difendere l’euro ad oltranza, anche contro l’evidenza e, soprattutto, contro l’interesse dei propri associati. L’attesa reazione ha, invece, iniziato a sfogarsi attraverso conflitti territoriali spontanei, a dimostrazione che l’italia di oggi è una aggregazione di territori legati da rapporti redistributivi profondamente ingiusti (i trasferimenti), di regioni fortemente disomogenee le cui peculiarità ed istanze dovrebbero essere senza indugio riconosciute, rispettate e poste al centro di una coraggiosa opera di riforma istituzionale ed amministrativa, nell’interesse di tutti. Esattamente ciò che non sta avvenendo, ciò di cui non si intravvede neppure l’embrione. (di Roberto Brazzale) Pagina 25

Pubblicato il 4 aprile 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2724/euro-italia-veneto.html


IL VALORE ETICO della SECESSIONE Penso che per l’Italia in particolare ma un po’ per tutti i paesi, la Secessione possa e debba contenere un alto valore etico. Dire “basta!” a uno Stato incapace di governare nei limiti della decenza, uno Stato che non riesce a riformarsi amministrativamente e giudiziariamente, a distruggere la mafia, a rilanciare l’economia, a liberalizzare, semplificare e privatizzare, è dire no al male. E’ il modo per trarsene fuori per salvarsi, ma anche l’occasione per offrire allo Stato la chance d’intendere la propria iniquità, pentirsene e procedere altrimenti; il violento scossone che gli si assesta, la traumatica rottura, infrangono una menzogna, un’unità fondata sulla complicità, un’unità mafiosa. Beato lo Stato che apprende il segnale e impara la lezione, sciagurato lo Stato che urla al tradimento e soffoca nel sangue il dono che gli si offre. Ci sono stati diversi movimenti pseudosecessionisti in Italia, ricatti per lo più, sigillati con gravose estorsioni all’Italia. Una regione nobilmente secessionista non chiede nulla, semplicemente non dà più nulla all’Italia che non sia dettato da una propria decisione. Che ci sia un interesse nella secessione è necessario, niente vi è di buono senza interesse, il cosiddetto disinteressato è il peggiore mascalzone, capace di uccidere per un nonnulla. L’etica è dell’interesse e il Veneto sta diventando interessante. C’è una volontà secessionista che si sta formando attorno a gente di senno, emarginando le frange razziste e folcloristiche. Occorre una classe dirigente che operi per il bene del Veneto e, di riflesso, per quello dell’Italia; paradossalmente sarebbe assai stimolante che i futuri dogi fossero italiani, a marcare la natura etica della Secessione al di là di ogni territorialismo. (…) Il Veneto avrà una ventina di miliardi in più da investire nelle sue imprese, l’Italia avrà venti miliardi in meno da gettare al vento. Il Veneto perderà il misero risentimento e approderà a un’illuminata carità, l’Italia si ribellerà a se stessa abbandonando la rendita del ricatto e il vizio del parassitismo. Solo un violento trauma può farla rivivere. Viva la Repubblica Italiana, viva la Repubblica Veneta, viva tutte le repubbliche che dall’Italia e per l’Italia nasceranno in un moto di libertà, bellezza ed etica. (Umberto Silva, 5 Aprile 2014)

Pubblicato il 6 aprile 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2743/il-valore-etico-della-secessione.html

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FOCUS “Come uscire dall’Euro: 31 domande e 31 risposte.” Una interessante ed esaustiva pubblicazione della Lega per informare e chiarire dubbi in merito all’Euro. Nel sito giorno per giorno una domanda e relativa risposta.

Link FOCUS EURO: 31 domande e 31 risposte http://www.filippobusin.it/it/category/basta-euro-2 Pagina 28


anticipazione

FOCUS RESIDUO FISCALE

Quello del residuo fiscale è un argomento che ritengo utile approfondire e chiarire passo passo in modo tale che chiunque sia informato e possa, di conseguenza, trarre le proprie conclusioni. Più volte in Aula ho voluto ricordare e sottolineare che il residuo fiscale, cioè quanto i cittadini veneti e le aziende venete versano allo Stato centrale e non ritorna in forma di trasferimenti e investimenti nel territorio, ammonta a 21 miliardi di euro annui; 21 miliardi che, tanto per fare un paragone, è circa il doppio di quanto sia il bilancio regionale del Veneto. Quindi, il Veneto, da solo, mantiene se stesso e potrebbe potenzialmente mantenere altre due regioni della stessa dimensione. Sulla base dei dati raccolti, che non devono passare inosservati, trovate nel sito un’analisi degli stessi con le relative considerazioni e chiarimenti. A breve uno speciale che sarà inviato a tutti. Qui gli argomenti dei primi 4 capitoli e relativi links.

RESIDUO FISCALE – 1 – cos’è e serie storica

http://www.filippobusin.it/it/2641/residuo-fiscale-1-cose-e-serie-storica.html

RESIDUO FISCALE – 2 – Regioni periodo 2008/2010

http://www.filippobusin.it/it/2686/residuo-fiscale-2-regioni-periodo-20082010.html

RESIDUO FISCALE – 3 – Con 1/3 del residuo fiscale cosa abolire

http://www.filippobusin.it/it/2697/residuo-fiscale-3-con-13-del-residuo-fiscale-cosa-abolire.html

RESIDUO FISCALE – 4 – Anno 2012 Regioni

http://www.filippobusin.it/it/2727/residuo-fiscale-4-anno-2012-regioni.html

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Verba volant Scripta manent Periodico numero 10 dal 26 marzo al 6 aprile 2014 Da contenuti pubblicati nel sito www.filippobusin.it


Se hai un problema che deve essere risolto da una burocrazia, ti conviene cambiare problema. (Arthur Bloch - autore de “La legge di Murphy�)


Filippo Busin Imprenditore, politico outsider, appassionato di sci, letteratura, cinema, musica e della vita in generale. www.filippobusin.it info@filippobusin.it


Verba Volant Scripta Manent - nr 10