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Verba volant Scripta manent di Filippo Busin

Numero 08 dal 24 febbraio al 7 marzo 2014


La coscienza dell’umanità è suprema su tutti i governi: essi devono esserne interpreti, o non sono legittimi. (Giuseppe Mazzini)

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In questo numero - Sofferenze bancarie ......................................... pagina 01 Nel Nord-Est un boom di sofferenze bancarie, con incrementi per le province di Verona, Venezia e Trieste.

- Perché no alla fiducia governo Renzi .................. pagina 03 Quello di Renzi è il terzo governo consecutivo che non ha avuto la legittimazione popolare.

- Salva Roma: ritirato il decreto ........................... pagina 04 E’ stato ritirato il decreto Salva Roma, una grande vittoria per la Lega.

- IMU ................................................................ pagina 04 Deducibilità beni strumentali delle imprese: alzare la soglia dal 20 al 50%.

- Delega Fiscale ................................................... pagina 05 Intervento in aula di mercoledì 26 febbraio 2014.

- Delega Fiscale ................................................... pagina 07 Dichiarazione di voto in Aula, 27 febbraio 2014.

- Marino chiama, Fontana risponde ......................... pagina 09 Marino: tutte le manifestazioni a Varese. Fontana: accetto con grande piacere.

- Roma vuole affondare l’Italia ............................ pagina 10 Salva Roma Ter: un insulto nei confronti di tutti i cittadini italiani.

- Costo carburanti ............................................... pagina 11 L’aumento del carburante comporta effetti che si ripercuotono su tutti i settori economici.

- Indipendenza sì e perché ..................................... pagina 12 Nel fine settimana dell’1 e 2 marzo 2014 sono state raccolte oltre 100.000 firme.

- Veneto: la TASI vale 354 milioni ................................ pagina 14

Dopo le tante parole e i proclami a vuoto di Matteo Renzi, il primo atto del suo governo e’ stata una stangata da un miliardo di euro alle imprese.

- Veneti: über alles ............................................... pagina 16

Secondo i più recenti dati OCSE PISA, il Veneto presenta i risultati migliori nella classifica nazionale.

- Due veneti su tre vogliono staccarsi dall’Italia ......... pagina 17 Invito alla lettura degli articoli.

- Zaia, indipendenza ............................................... pagina 19 Una rivoluzione pacifica che non parte dalle segreterie di partito ma dal popolo.

- Fotovoltaico ...................................................... pagina 20 Question time presentata in commissione finanze che verrà discussa nei prossimi giorni.

- Roma: arsenico nell’acqua ................................. pagina 21 Marino: riguarda in realtà soltanto 500 famiglie.

- Sud: un regalo da 135 milioni di euro ......................... pagina 22 Prosegue l’assistenzialismo verso il Sud.

- Roma merita di fallire .................................... pagina 23 I perché spiegati da un romano.


Sofferenze bancarie Nel Nord-Est un boom di sofferenze bancarie, con incrementi notevoli per le province di Verona, Venezia e Trieste. I dati che seguono confermano gli effetti negativi dell’euro sulla nostra economia.

La CGIA di Mestre rileva un calo di impieghi pari a -18,9% a Belluno, -15,5% a Trieste e -10,1% a Pordenone. Precisa inoltre che dall’inizio della crisi al 30 novembre scorso (ultimo dato disponibile), le sofferenze bancarie delle imprese nordestine sono letteralmente esplose: +420,6 % a Trieste, +362 % a Venezia, +337,8% a Verona e +303,6% a Padova. Più contenuti, ma lo stesso particolarmente significativi, gli incrementi registrati a Pordenone (+248%), a Rovigo (+236,7%), a Udine (+ 216,6%), a Vicenza (+201,6%) e a Belluno (+198,2%).

In termini assoluti, segnala l’Ufficio studi della CGIA, nel Triveneto l’aumento è stato esponenziale. Se al 31 dicembre del 2008 le sofferenze ammontavano a 4,2 miliardi di euro, al 30 novembre scorso sono salite a 15,2 miliardi (+ 263,1 %). “La crescita delle sofferenze bancarie – precisa Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – è la manifestazione più evidente dello stato di crisi in cui versano le nostre imprese. La cronica mancanza di liquidità e la prolungata fase di crisi economica che ha fatto crollare i consumi interni sono tra le cause che hanno fatto esplodere l’insolvibilità. Inoltre – prosegue Bortolussi – in questi ultimi cinque anni di difficoltà economica si sono ulteriormente allungati i tempi di pagamento nei rapporti commerciali tra le imprese, mentre tra le imprese e la pubblica amministrazione sono rimasti pressoché gli stessi. Pertanto, dobbiamo mettere fine a questo malcostume tutto italiano che sta gettando sul lastrico tantissimi piccoli imprenditori che si trovano a corto di liquidità, anche perché non riescono a recuperare i propri crediti”. Pubblicato il 24 febbraio 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2282/sofferenze-bancarie.html

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Se le difficoltà nel restituire i prestiti ricevuti sono letteralmente esplose, gli impieghi erogati alle aziende nordestine sono diminuiti. Sempre in questi ultimi cinque anni, le province più “colpite” sono state quelle di Belluno (- 18,9%), di Trieste (-15,5%) e di Pordenone (-10,1%). In valori assoluti la contrazione nel Triveneto è stata pari a 6,4 miliardi di euro (-4,3%). Al 31 dicembre 2008 l’ammontare dei prestiti alle imprese era pari a 148,8 miliardi, alla fine dello scorso mese di novembre sono scesi a 142,4 miliardi di euro.

Pubblicato il 24 febbraio 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2282/sofferenze-bancarie.html

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Perché no

alla fiducia governo Renzi Quello di Renzi è il terzo governo consecutivo che non ha avuto la legittimazione popolare. Un dato che non si può ignorare. Lunedì 24 febbraio ha ottenuto la fiducia dal Senato con 169 favorevoli e 139 contrari. Solo 5 voti in più dell’ultima fiducia a Letta. Nel suo discorso al Senato ha presentato degli obiettivi da raggiungere, alcuni positivi e auspicabili, ma non la strada da fare per raggiungere la meta. La pressione fiscale deve diminuire, speriamo non come è successo a Firenze dove Renzi, a fronte di un taglio IRPEF dell’1 per mille, ha fatto lievitare le tasse legate alla scuola e prima infanzia, del 26% le tasse per le mense scolastiche, di pari percentuale i servizi educativi per i bambini, del 50% il trasporto per gli alunni. A seguire l’incremento del 9% per i rifiuti, del 50% per l’occupazione del suolo pubblico e del 170% le tasse dei mercati scoperti. Da chiedersi cosa intenda, dunque, quando dice che oltre a guardare ai mercati finanziari si deve guardare anche a quelli rionali. Dal Nord ogni anno sono 50 i miliardi di euro che svaniscono nelle casse dello Stato centrale. Al Nord si concentrano le piccole e medie imprese, quelle che trainano e sostengono il Paese, e infatti dal 26 febbraio Renzi inizia il suo tour nel Paese partendo proprio da Treviso. Parte da una Regione il cui governatore è un leghista, Zaia. Non ne ha parlato, ma avrebbe solo di che acculturarsi nell’affrontare l’argomento Federalismo Fiscale. L’unica riforma strutturale in grado di far ripartire il Paese, rendendolo più efficiente e responsabile, intervento sugli sprechi con un taglio pari a 30 miliardi di euro all’anno. Renzi ha parlato di lavoro, ma non dei 400mila esodati. Ha parlato di giustizia e raccontato delle telefonate fatte a delle vittime, ma in quanto a svuotacarceri, che altro non sono che la mancata tutela delle vittime e la negazione dei loro stessi diritti, ha glissato. Renzi sostiene che in pochi mesi cambierà tutto. Fosse vero… Un dettaglio da non dimenticare è un rigo che si legge nel suo sito alla pagina “chi sono”: (Renzi) Lavora come dirigente nell’azienda di famiglia che si occupa di servizi di marketing. Un esperto di marketing politico 2.0, dunque, è diventato premier del nostro Governo. In gioco ci sono cifre ben diverse da quelle a cui il Renzi sindaco e dirigente è abituato, ma soprattutto c’è il futuro di molti italiani. Dell’oltre 42% di giovani disoccupati, di aziende come Electrolux, Indesit, Candy, Ilva, sono 159 vertenze aperte che coinvolgono 120mila lavoratori. Servono fatti reali! Promesse vecchie vestite a nuovo fanno solo perdere ulteriore tempo. Intanto la delocalizzazione delle imprese prosegue, verso Paesi dove le regole sono diverse. Per gli adempimenti fiscali e amministrativi le nostre Aziende impiegano 269 ore l’anno contro le 184 della media europea, una tassazione occulta per la burocrazia che costa, alle PMI, 31 miliardi l’anno. Serve un Governo non succube dell’Europa. Non c’è Europa senza Italia, ha detto Renzi, bene che l’Europa sia di sostegno o per lo meno paritaria nei confronti del nostro Paese. Pubblicato il 26 febbraio 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2290/perche-no-alla-fiducia-governo-renzi.html

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E’ stato ritirato il decreto Salva Roma, una grande vittoria per la Lega. Comunicato stampa diffuso da Ufficio stampa Lega Nord.

SALVA ROMA: BUSIN (LN), RITIRO DECRETO VITTORIA DELLA LEGA ROMA, 26 FEB – “Grazie all’ostruzionismo della Lega Nord il governo Renzi sarà costretto a ritirare il vergognoso decreto Salva Roma. Questo provvedimento, già ritirato su pressione del capo dello Stato dal precedente governo, è l’ennesimo intervento per salvare Roma che contravviene con il principio federalista della responsabilizzazione degli amministratori locali. È inaccettabile che tutti i comuni d’Italia, tranne Roma, debbano fare i conti con il patto di stabilità. Il ritiro di questo decreto è una grande vittoria della Lega Nord”. Lo scrive in una nota il capogruppo della Lega Nord in commissione Finanze, Filippo Busin. Pubblicato il 26 febbraio 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2293/salva-roma-ritirato-il-decreto.html

Deducibilità beni strumentali delle imprese: alzare la soglia dal 20 al 50%

Colgo e diffondo con soddisfazione, essendo l’argomento una delle mie “battaglie” più sentite e mai dimenticata nell’attività parlamentare, che, grazie a una proposta della Lega presentata ieri al Senato, il governo si impegna a valutare la possibilità di aumentare la deducibilità del reddito d’impresa dell’IMU sui capannoni. L’intervento riguarderebbe le piccole e medie imprese e certamente riceverebbe il plauso non solo degli imprenditori delle stesse, ma anche di Confindustria. L’ultima Legge di stabilità ha fissato la deducibilità dei beni strumentali al 20%, ma grazie alla Lega si può rivalutare di alzarla sino al 50%. Con il governo Letta la soglia era stata oggetto di un “sali-scendi” di diverse possibilità, da una iniziale promessa del 40% poi azzerata, per passare a un intervento una tantum pari al 30% per l’anno 2013 a diminuire, a partire dal 2014, al 20%. Essendo al vaglio l’intero capitolo delle tassazione sulle imprese è stato possibile il reinserimento di tale argomentazione. Rivalutare la soglia è un buon segnale, ottenere un aumento della deducibilità al 50% un ottimo risultato, oltre che l’inizio di un concreto cambiamento. Pubblicato il 27 febbraio 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2306/imu-alzare-la-soglia-dal-20-al-50.html

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Intervento in aula di mercoledì 26 febbraio 2014. Signor Presidente, Ministro Padoan, conosciamo tutti l’iter di questo provvedimento che abbiamo ereditato, come diceva il collega che mi ha preceduto, dalla precedente legislatura e che abbiamo ripescato per velocizzarne anche il percorso legislativo. Sono chiare soprattutto le motivazioni che ci hanno portato a questa importante legge delega che adesso arriva in terza lettura alla Camera. È chiaro a tutti, infatti, ed è di tutta evidenza che è necessario rivedere il nostro sistema tributario perché eccessivamente complicato, iniquo, troppo spesso vessatorio e in una parola di sintesi diciamo ingovernabile. Questo, vorrei ribadirlo, come già anticipato durante la prima lettura, è uno dei fattori che contribuisce, come è stato accennato già anche da chi mi ha preceduto, alla bassa competitività del nostro sistema, alla bassa crescita del nostro PIL, quando non alla decrescita, ma anche più specificatamente alla bassa produttività del nostro lavoro. Troppo spesso si dice che il nostro sistema produttivo è penalizzato da un eccessivo costo del lavoro. Questo secondo me è assolutamente falso, soprattutto se ci si rapporta ai Paesi europei a noi confinanti. Sono altri i fattori di sistema che rendono la nostra economia poco competitiva. Uno di questi è proprio l’eccessiva complicatezza e la scarsa chiarezza del nostro sistema tributario, insieme al sistema giudiziario, al sistema dei trasporti e quant’altro. Ricordo a questo proposito che l’ordinamento tributario fa parte appunto di quei servizi esclusivi, non commerciabili internazionalmente, da cui dipendono i vantaggi comparati delle nazioni. Questo è di tutta evidenza, soprattutto in zone di confine come quella da cui provengo io in cui i sistemi tributari più vantaggiosi, più chiari, più rapidi nelle risposte alle imprese sono fortemente attrattivi. Noi perdiamo aziende di una certa rilevanza a vantaggio della Carinzia, della Svizzera e della stessa Slovenia. Insieme, appunto, alla complicazione c’è da rilevare il fatto che il nostro è un sistema fiscale fra i più pesanti fra i Paesi sviluppati, se non il più pesante, e sicuramente è il più elevato in Europa. In questo senso, si parla molto di lotta all’evasione, ma vorrei ricordare in questo contesto che il principale strumento per combattere l’evasione fiscale è proprio quello di abbassare un’eccessiva pressione fiscale. Se non arriviamo a questo, tutti gli altri mezzi da noi escogitati si rivelano necessariamente poco efficaci.

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Pubblicato il 27 febbraio 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2302/delega-fiscale.html


Soprattutto, poi, salta in evidenza la pesantezza del nostro sistema fiscale e dei nostri tributi, se si contrappongono al livello dei nostri servizi che, obiettivamente, non è congruente a questo livello di tassazione. In questo senso il dispositivo interviene ed è apprezzabile che lo faccia, all’articolo 4, dove si prevede che tutte le risorse o una parte di risorse cospicua che deriva dalla lotta all’evasione fiscale sia destinata proprio alla diminuzione della pressione fiscale. Importante è anche il capitolo che riguarda l’abuso di diritto, la cui mancata disciplina lasciava il contribuente in un regime capestro, con degli strumenti obiettivamente sproporzionati in mano all’autorità finanziaria e che mettevano il contribuente in una situazione assolutamente soccombente anche dal punto di vista psicologico e non solo della tutela giurisdizionale. E questo era particolarmente vero soprattutto nelle operazioni di straordinaria amministrazione. Auspichiamo in questo senso che il Governo agisca e legiferi in modo chiaro, facendo delle norme facilmente interpretabili e che non lascino adito a dubbi. Come è stato già detto dal relatore, è molto importante l’intervento sul processo tributario. Vorrei solo aggiungere che è chiaro a chiunque si sia imbattuto nel nostro processo tributario ed è evidente a tutti la sperequazione che c’è soprattutto al primo grado, che va a danno del contribuente. Sottolineiamo anche l’importante intervento sull’attività conoscitiva che viene rimarcata sull’evasione fiscale, che la delega tende a rafforzare. Si spera in questo modo di evitare i balletti di numeri sull’evasione fiscale, che vengono troppo spesso utilizzati in modo strumentale, in termini di propaganda politica, e che mettono all’indice ora uno ora l’altro settore, soprattutto quelli che riguardano i piccoli artigiani e i commercianti, senza avere una base numerica di riscontro effettiva. Sul catasto che, insieme ai giochi, è la parte più consistente della delega, vogliamo ribadire che la riforma è forse la più urgente per evitare quelle vere e proprie ingiustizie che vengono divaricate da ogni intervento sull’imposizione immobiliare, quando questa aumenta nei suoi moltiplicatori e nelle sue aliquote, facendo riferimento ad una base che, obiettivamente, non è corretta. La posizione della Lega in questo senso, per quanto riguarda, poi, i giochi è favorevole a tutto quello che norma, regolarizza e disciplina la diffusione del gioco d’azzardo che, come sappiamo, molto spesso si trasforma in una vera e propria piaga sociale. Volevo anch’io apprezzare il metodo con cui si arriverà all’approvazione imminente di questa delega fiscale, perché è così che io, essendo alla prima esperienza, mi aspettavo che dovesse procedere il Parlamento: cioè, con una discussione aperta e nel vero interesse del Paese. Mi auguro che questo contribuisca – è l’augurio, credo, di tutti – a generare la fiducia e la lealtà fiscale da parte dei contribuenti e dei cittadini italiani verso un sistema che dovrebbe, e ancora non è, essere più equo, trasparente e orientato alla crescita.

Pubblicato il 27 febbraio 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2302/delega-fiscale.html

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Dichiarazione di voto in Aula, 27 febbraio 2014. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Ministro, il gruppo Lega Nord e Autonomie voterà a favore di questo provvedimento, come già accennato ieri sera, soprattutto perché, come già detto, questa è una via secondo noi prioritaria per dare maggior competitività al nostro sistema produttivo. Sistema produttivo che – è utile ricordarlo – è costituito nella sua ossatura principale da un tessuto di piccole e medie imprese che, a differenza delle multinazionali, non possono scegliere il regime fiscale più favorevole fra i Paesi in cui hanno le loro attività e in cui operano: per cui, a maggior ragione, dobbiamo creare un sistema tributario più attuativo e che vada più incontro alle esigenze del nostro sistema produttivo. Abbiamo però bisogno anche di un sistema fiscale che operi con maggiore cautela e rispetto dei diritti del contribuente. A questo proposito, vorrei ricordare i dati che il MEF ci ha consegnato sull’attività di accertamento che va dal 2000 al 2012, in base ai quali, su 807 miliardi totali iscritti a ruolo dell’attività accertativa e consegnati a Equitalia, solo 69 sono stati poi incassati, cioè circa l’8,5 per cento. Ma l’elemento che più fa riflettere è che, nel periodo in esame, di questi 807 miliardi, ben 193 sono stati oggetto di sgravio, perché le somme originariamente richieste, a fronte delle quali i cittadini contribuenti potrebbero aver subito pignoramenti, iscrizioni ipotecarie, vendite all’asta e quant’altro, semplicemente non erano dovuti. Sugli altri 545 miliardi, tolto il riscosso e lo sgravato, 20,8 sono stati sospesi dalle commissioni tributarie, e 107 sono a carico di soggetti falliti: quindi quei soggetti che potrebbero non aver avuto, pur avendone i titoli, interesse alla difesa. Poi, per quanto riguarda i rimanenti 545 miliardi, non sappiamo, perché non ci è stato comunicato, quante sono le iscrizioni provvisorie. Insomma, da questi dati non è difficile desumere che circa il 30 per cento dell’attività accertativa, delle somme accertate, è accertata senza averne titolo. Questo è un dato che è assolutamente preoccupante, e che secondo noi dev’essere tenuto in debito conto, soprattutto quando si invoca una maggiore severità nella lotta all’evasione fiscale. Questo perché la fotografia che ci viene consegnata da questi voti è di un’amministrazione finanziaria che in moltissimi casi intanto chiede, e poi si vedrà: con tutto quello che comporta per aziende che magari falliscono, per accertamenti di somme non dovute, o anche tragedie personali, vedi suicidi come abbiamo avuto notizia dalla recente cronaca. Pubblicato il 27 febbraio 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2312/per-un-sistema-fiscale-piu-efficiente-e-giusto.html

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Su questo fronte dobbiamo ricordarci che la via maestra per la lotta all’evasione fiscale resta la riduzione del carico fiscale su cittadini ed imprese; imprese che – è utile ricordarlo – non è che non pagano le tasse, come è stato detto in modo assolutamente improprio da qualche collega recentemente anche in quest’Aula: ne pagano troppe, in questo Paese. Basta un solo dato, quello della percentuale di imposizione fiscale sugli utili di impresa, che in Italia è del 68,5 per cento: più di 20 punti superiore a quella praticata in Germania. Germania che è sì il nostro partner e un Paese come noi aderente all’Unione europea, ma è anche un nostro temibile concorrente nei mercati internazionali in settori importanti, per l’Italia, come la meccanica. Bene, noi diamo a queste aziende concorrenti tedesche un vantaggio di più di 20 punti solo sulla tassazione sui redditi di impresa, senza contare tutti gli altri vantaggi che hanno in termini di minori costi di energia, maggiori servizi, miglior sistema logistico, di giustizia e quant’altro. Quindi, concludendo brevemente questo mio intervento, il voto sarà favorevole, ma sarà anche massima la nostra attenzione affinché i decreti attuativi siano conseguenti al dettato di questa legge delega e aderenti alle sue direttive nei temi, appunto, toccati dalla delega che ci stanno particolarmente a cuore, quali: • • • •

la revisione del processo tributario e del sistema sanzionatorio, la disciplina dell’abuso del diritto, la riforma del catasto, la regolamentazione della diffusione del gioco d’azzardo, la riduzione della pressione fiscale anche attraverso – e qui ci trova d’accordo – la rimodulazione, quand’anche l’eliminazione, di molti incentivi fiscali dedicati alle imprese.

Ma soprattutto chiediamo che l’attività legislativa del Governo, in questo comparto, recepisca completamente quanto già previsto dalla legge delega sul federalismo fiscale e proceda in parallelo e in modo concorde con i lavori della Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale. Pubblicato il 27 febbraio 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2312/per-un-sistema-fiscale-piu-efficiente-e-giusto.html

INTERVISTE Video pubblicato al link:

http://www.filippobusin.it/it/2316/cuneo-fiscale-2.html

Video pubblicato al link:

http://www.filippobusin.it/it/2319/delega-fiscale-intervista.html

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COMUNICATO

In risposta alle dichiarazioni fatte dal sindaco Marino giovedì 27 febbraio e in particolare a questa sua proposta-provocazione: “Dobbiamo considerare che questa città è la nostra Capitale e come tale ha delle spese che altre città non hanno. Io posso capire, intellettualmente, le proteste di alcuni. Allora facciamo una legge nazionale per cui tutte le manifestazioni nazionali si fanno in una cittadina del nord, per esempio a Varese“. Arriva la risposta da parte del sindaco di Varese Attilio Fontana. Caro sindaco Marino, ho letto le Tue dichiarazioni di oggi pomeriggio per fare di Varese la capitale di tutte le manifestazioni italiane, da quelle dei sindacati ai black bloc ai No Tav. Accetto con grande piacere! Solo una cortesia. Quando mi mandi i manifestanti – e se lo vuoi fare con apposita legge nazionale tanto meglio – ti pregherei di aggiungere: gli 800 milioni di euro che ogni anno Roma si prende fuori bilancio, le sedi dei ministeri, quelle delle ambasciate. E mettici anche l’Acea, la saprò rendere certamente più efficiente di quanto sia ora. Garantisco un’accoglienza degna di una città come Varese, con una qualità della vita alta, una natura stupenda, un clima, rispetto a quello capitolino, meno afoso d’estate, e sferzante e tonificante d’inverno. Attendo Tue nuove. A presto allora! Il sindaco di Varese Attilio Fontana

Pubblicato il 28 febbraio 2014 Link:http://www.filippobusin.it/it/2322/fontana-a-marino.html

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Roma vuole affondare l’Italia

In tutta questa vicenda qualcosa di positivo c’è, finalmente i debiti di Roma Capitale hanno occupato le prime pagine dei quotidiani.

Anche grazie alle sortite emotivamente incontrollate del sindaco Marino, tutta Italia ha sentito parlare dei “regali-sovvenzioni-assistenzialismi” che ogni anno vengono fatti alla cattiva gestione della capitale, che, appunto perché capitale, dovrebbe dare un esempio di integrità. Invito alla lettura dell’articolo pubblicato da La Padania.

Renzel ci prende per scemi? Salvini lancia la nuova sfida: Lega, opposizione totale

«Il Salva Roma? Una porcata e un insulto nei confronti di tutti gli italiani. Quando lo porteranno in Aula tireremo i petardi. Siamo pronti a sostenere centinaia di sindaci incazzati» «È una porcata e un insulto nei confronti di tutti gli italiani. Come Lega quando lo portano in Aula tireremo i petardi. Ne vedranno di ogni. E siamo pronti a sostenere centinaia di sindaci incazzati di tutti i colori politici, sinistra compresa». Così il segretario della Lega Nord Matteo Salvini, commenta l’approvazione del consiglio dei ministri del nuovo provvedimento salva-Roma. «Ma Renzel ci prende per scemi? – ha poi scritto su Facebook germanizzando il nome del presidente del Consiglio -. Esulta perché non mette la Web Tax, ma impone la tassa Tasi, costringendo i Comuni ad alzarla al massimo per sopravvivere. E fa il solito regalo al Comune di Roma… che schifo! Lega, Opposizione totale». «Renzi – gli ha fatto eco Massimo Bitonci, presidente della compagine della Lega Nord a Palazzo Madama – ha perso un’altra occasione per fare la cosa giusta. Con l’ennesimo decreto salva-Roma, è il terzo dopo la decadenza dei precedenti provvedimenti fotocopia, il premier e il governo non lasciano dubbi sulla loro natura assistenzialista, sprecona e centralista. Il Nord non sopporterà questo schiaffo all’onestà e al buon governo di centinaia di buoni sindaci che al contrario di Marino hanno ben governato». «Sappiano Renzi, i suoi ministri, e i sindaci spreconi e piagnoni alla Marino e alla De Magistris che i nostri amministratori sono veramente sul piede di guerra e non intendiamo pagare ancora per la malagestione di Roma e del Sud. Basta leggi speciali: chi non è in grado di tenere i conti in ordine fallisca. In Veneto – fa sapere – sabato e domenica scendiamo in piazza per l’indipendenza. Ma non finirà qui: anche in Parlamento l’esecutivo sappia che sarà guerra totale». «La calata di braghe di Renzi – ha tuonato l’europarlamentare Mario Borghezio – dimostra una verità incontrovertibile: in italia comanda Roma ladrona». «Il salva-Roma – ha continuato Francesco Speroni – è una schifezza. Non vedo perché il comune di Roma non debba osservare le stesse regole di bilancio che valgono per gli altri enti, soprattutto al Nord. Di fatto è un’estorsione, visto che qualcuno ha minacciato di chiudere la città. Marino e la città di Roma rinuncino a fare la capitale, Firenze o Torino potrebbero e/o vorrebero essere la capitale d’Italia. Tanto mica è scritto nella pietra che Roma deve essere la capitale». «Quanto è successo in Cdm – ha attaccato Davide Caparini – dimostra che nulla è cambiato. I metodi sono quelli del precedente governo: i soldi vanno a un Comune che spreca i soldi di tutti noi, che pretende e non fa autocritica. Roma ha piu dipendenti della Regione Lombardia e chiede che i cittadini italiani paghino questo spreco. Assurdo». Roberto Maroni rimanda ogni giudizio a dopo avere letto il testo ma, assicura, «se sarà una copia del “salva-Roma”, da parte della Regione Lombardia e delle Regioni del Nord, non potrà che esserci una risposta forte. Lunedì – ha aggiunto – avremo modo di incontrare a Milano alcuni ministri dell’attuale Governo. In quella sede, gli dirò quello che penso e quali sono le richieste della Lombardia». Rimanda invece le accuse al mittente l’onorevole Guido Guidesi attaccato dal vicepresidente del consiglio regionale campano. «La nostra è una battaglia a tutela di tutti gli amministratori capaci che non possono essere continuamente scavalcati e presi in giro da chi sperpera enormi quantità di denaro pubblico. Io continuerò a tutelare le amministrazioni virtuose e responsabili: Roma e Napoli non rientrano in questa categoria». Articolo di Simone Boiocchi – 28 Febbraio 2014 – 20:21

Pubblicato l’1 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2329/roma-vuole-affondare-litalia.html

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Costo carburante: il più alto dell’Unione Europea L’aumento del carburante comporta effetti che si ripercuotono su tutti i settori economici. Sono colpite le famiglie, ma in modo particolare le categorie professionali che non possono contenere l’uso dei mezzi in quanto questi stessi strumenti di lavoro. Parliamo, dunque di agenti di commercio, taxisti e in modo particolare di auto-trasportatori.

Nel nostro Paese il trasporto merci avviene su strada per l’85,5 per cento, ed è impossibile pensare di convertire il trasporto merci in intermodale. Non solo perché siamo carenti di infrastrutture idonee, ma perché è fisicamente improponibile una sostituzione del trasporto su gomma con uno su rotaia. Il gasolio per autotrazione con l’aumento del 1° marzo ha raggiunto un prezzo medio di € 1,640, in termini assoluti il “peso” del fisco raggiunge così 0,916 euro. L’ incidenza è pari al 55,8 per cento sul prezzo alla pompa. Dalle rilevazioni di CGIA di Mestre risulta che la media europea è del 47,9 per cento, 7,9 punti in meno del dato medio Italia. In una situazione peggiore della nostra troviamo solo la Croazia, con una incidenza del 60,6 per cento, il Regno Unito, con il 57,7 per cento e la Svezia, con il 57,3 per cento. Le imprese di trasporto merci italiane, dunque, sono penalizzate dal costo del carburante, il più alto dell’Unione Europea, oltre che dalle spese assicurative e dai pedaggi autostradali. Il risultato è che dal primo primo trimestre 2009 al terzo trimestre 2013 hanno chiuso quasi 16.000 imprese (-14,7%) del settore dell’autotrasporto merci su strada e hanno perso il lavoro quasi 70.000 addetti. Questo, oltre che della crisi generale che colpisce tutta l’economia, è l’effetto dell’aumento delle tasse che comprime i già precari margini delle aziende di trasporto, mettendo in difficoltà quelle sane e condannando al fallimento quelle già in difficoltà. Aumentare le accise non significa far affluire alle casse dello Stato maggiori introiti, ma innestare un circolo vizioso, che si ripercuote sulla generalità delle merci, portando a un aumento dei prezzi di quasi tutti i prodotti. Da uno studio inglese risulta che per ogni aumento di 4 centesimi sui carburanti corrisponde una perdita di 35.000 posti di lavoro e uno 0,1% di PIL, inversamente, con un calo c’è un aumento dello 0,2% e di 70.000 nuovi occupati. Basti valutare che per la sola regione Campania l’aumento delle accise del carburante ha determinato un calo dei consumi del 30% e del 45% in autostrada. Pubblicato il 2 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2336/costo-carburante-il-piu-alto-dellunione-europea.html

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INDIPENDENZA SI’ E PERCHE’ Nel fine settimana dell’1 e 2 marzo 2014 sono state raccolte oltre 100.000 firme. Un dato che dimostra l’entusiasmo, se non il bisogno, di cambiare del popolo Veneto. Un entusiasmo che ho vissuto in prima persona visitando alcuni gazebo, da quello di Bassano del Grappa, insieme a Matteo Salvini, a quello di Thiene. Da sottolineare l’incoraggiamento ricevuto da parte dei cittadini che, oltre a firmare, hanno dimostrato il loro appoggio e approvazione. Due giorni che lasciano il segno, un appuntamento con la storia verso l’indipendenza della nostra regione. I motivi emergono da questi dati pubblicati dal movimento nella campagna di informazione.

Quanto incassa e quanto spende complessivamente lo Stato italiano per ogni cittadino Veneto?

In base agli ultimi dati disponibili (fonte: Conti Pubblici Territoriali – Ministero del Tesoro), in Veneto lo Stato Italiano per ogni cittadino incassa 17.236 euro e spende 13.986 euro. Ogni veneto ha un saldo negativo pari a 3.251 euro. Nel Lazio e nelle regioni del Sudi, invece, si spende più di quanto si incassa.

Pubblicato il 3 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2342/indipendenza-si-e-perche.html

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Quanto è stimata l’evasione fiscale in Veneto?

In base alle ultime stime, riferite all’anno 2012 da Scenarieconomici.it, in Veneto si stima un’evasione fiscale del 14% contro una media europea del 14,5% Nel Lazio è del 16,5%, in Campania del 27%, in Sicilia del 28,5%, in Calabria del 32%.

Quanto spende lo Stato italiano per i dipendenti della Pubblica amministrazione?

Lo Stato Italiano spende in Veneto 1.397 euro per cittadino. In Campania € 1.661, in Puglia € 1.695, in Basilicata € 1.781, in Calabira € 1.835, in Sicilia € 1.851, in Molise € 1.935, nel Lazio € 2.303. Dati risultanti dai Conti Pubblici Territoriali del Ministero del Tesoro.

Quanto è produttivo il Veneto?

Il Veneto ha un Prodotto Interno Lordo pari a 146,6 miliardi di euro, come risulta dai dati territoriali ISTAT riferiti all’anno 2012. Produce da solo più di quanto producono complessivamente Campania (95,5 mld), Calabria (33,3 mld), Basilicata (10,5 mld) e Molise (6,4 mld).

Quanto è turisticamente attrattivo il Veneto?

Dai Conti Pubblici Territoriali – Ministero del Tesoro risulta che in Veneto sono state registrate 13 presenze turistiche per abitante. In Calabria 4, in Campania e Sicilia 3.

Quante sono le pensioni di invalidità in Veneto?

In base ai dati del rapporto sulla coesione sociale Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con riferimento all’anno 2013 risulta che in Veneto vengono erogate 47 pensioni di invalidità per ogni 1.000 abitanti. In Sicilia 83, Puglia 85, Campania 88, Calabria 96.

Pubblicato il 3 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2342/indipendenza-si-e-perche.html

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Veneto: la TASI vale 354 milioni Dopo le tante parole e i proclami a vuoto di Matteo Renzi, il primo atto del suo governo e’ stata una stangata da un miliardo di euro alle imprese. Le stesse a cui chiede di garantire le crescita e rilanciare l’occupazione. Se il buongiorno si vede dal mattino, dopo l’approvazione nel primo Consiglio dei ministri di un decreto che aggrava ulteriormente il carico fiscale sulle aziende, per l’economia del Paese e’ notte fonda Secondo un’analisi compiuta dall’Ufficio studi della CGIA con aliquota base all’uno per mille, solo sui capannoni è previsto un aumento di quasi 650 milioni di euro La Tasi costerà alle imprese italiane almeno un miliardo di euro. L’importo, che la CGIA ritiene addirittura sottostimato, è stato calcolato applicando l’aliquota base dell’1 per mille. “Alla luce delle difficoltà finanziarie in cui versano moltissime Amministrazioni comunali – dichiara il segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi – questa situazione costringerà molti Sindaci ad applicare un’aliquota sugli immobili strumentali ben superiore a quella base. Di conseguenza, il prelievo che graverà sugli oltre quattro milioni e quattrocentomila unità immobiliari ad uso produttivo sarà sicuramente superiore al miliardo di euro inizialmente stimato dal nostro ufficio studi“. Nel Corriere del Veneto leggiamo: Un balzello da 354 milioni di euro. È questa la potenza d’urto in Veneto della Tasi, la tassa comunale sulla gestione dei cosiddetti servizi indivisibili, come l’illuminazione pubblica, i marciapiedi, i trasporti e l’arredo urbano. Un tributo che era apparso a dicembre nella legge di stabilità e che dopo il primo decreto del governo Renzi adesso si traduce in soldi veri. Anche perché, nella nuova versione, i sindaci avranno il potere di colpire i più «ricchi», aumentando le aliquote, ma con l’obbligo di introdurre pari detrazioni a favore dei meno abbienti. Nella nostra regione, la Cgia di Mestre stima un prelievo ulteriore dalle tasche dei contribuenti di 227 milioni per le abitazioni, di 96 milioni per le attività economiche e di 32 per gli altri immobili. Immediata è esplosa l’ira dei sindaci. I dati elaborati dalla Cgia sono i primi che tentano di stimare il costo dell’imposta e si riferiscono a un’aliquota base dell’uno per mille. «Una valutazione prudenziale, la realtà potrebbe essere ben peggiore», precisano dall’associazione. «Una cifra imponente che rischia di mettere in ginocchio molte attività – chiosa Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia – soprattutto quelle di piccola dimensione». I cittadini, peraltro, non devono aspettarsi sconti. Pubblicato il 5 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2363/veneto-la-tasi-vale-354-milioni.html

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Giorgio Dal Negro, sindaco a Negrar, nel Veronese, e presidente dell’Anci, l’Associazione che raggruppa i 580 comuni veneti, è sicuro: «Quasi tutti i sindaci saranno costretti ad applicare la Tasi al massimo». Il motivo è semplice: «Ci manca il gettito fiscale per pareggiare i bilanci. E mi stupisce che questa porcata arrivi proprio da un premier che è stato sindaco. Temo che vedremo delle proteste, è un provvedimento devastante e drammatico». Fatte queste premesse, negli uffici comunali sono in corso le prime simulazioni per capire cosa potrebbe accadere. Numeri che al momento sono ancora virtuali: basta uno «zero virgola» per spostare decine di migliaia di euro. Ad esempio, nel caso di un appartamento di categoria A2 da 120 metri quadrati, se si ponesse al massimo l’aliquota Tasi, a Verona si pagherebbero 491 euro per l’abitazione principale e 1.695 per una seconda casa, a Venezia rispettivamente 488 e 1.687 e a Padova 590 e 2.038 euro. Per un appartamento da 80 metri quadri, in categoria A3, a Padova si pagherebbero 287 euro per la prima casa e 991 per la seconda, che diventano rispettivamente 252 e 870 a Venezia e 234 e 810 a Verona. Agli amministratori locali, adesso, tocca la parte più difficile. Decidere chi dovrà pagare, e soprattutto quanto. A Treviso, il sindaco Giovanni Manildo (Pd) annuncia che «sicuramente applicheremo parte dell’aumento», anche se non è ancora chiaro quanto. «Piuttosto, mi preme chiedere al governo un colpo d’ala sulla fiscalità locale: serve un federalismo serio, complessivo, e non questo sostituire le imposte ». Da Verona, interviene Flavio Tosi (Lega), sulla stessa linea del collega del Partito Democratico: «Dobbiamo ancora vedere il testo del decreto – precisa il leghista – Ma la nostra impressione è sempre la stessa: invece di fare tutte queste giravolte di trasferimenti, da Roma dovrebbero lasciarci gestire i nostri soldi, punto. Il salva Roma ci è già costato cinque milioni di euro». A Vicenza, segue la partita l’assessore alle risorse economiche Michela Cavalieri: «Questa è una tassa di Stato, noi non possiamo decidere nulla – puntualizza – Potremo solo cercare di renderla più equa possibile». Infine, da Padova interviene l’assessore ai tributi, Umberto Zampieri: «Lavoreremo con la Tasi sulla falsa riga dell’Imu – chiude – prevedendo sgravi per le famiglie, tutelando chi dà in uso gratuito le abitazioni ai parenti o se ci sono disabili. Non solo: in un momento di crisi come questo, avremo un occhio particolare per i siti dove si svolge attività industriale ». Pubblicato il 5 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2363/veneto-la-tasi-vale-354-milioni.html

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Veneti: über alles Secondo i più recenti dati OCSE PISA, il Veneto presenta i risultati migliori nella classifica nazionale, unitamente al Friuli Venezia Giulia e a Trento: gli studenti riportano i risultati più brillanti in tutti e tre gli ambiti considerati (lettura, matematica e scienze). Anche secondo i dati Invalsi, il Veneto mantiene nel 2013 i buoni risultati ottenuti gli anni precedenti. Gli alunni stranieri di seconda generazione ottengono punteggi non troppo lontani da quelli degli italiani e significativamente superiori a quelli dei nati in altre regioni d’Italia. Questo quanto si legge nell’ultimo numeri di “Statistiche Flash”, pubblicazione periodica curata dalla Sezione Sistema Statistico della Regione, dedicato all’analisi del bagaglio di competenze della popolazione veneta e agli sbocchi professionali Nel comunicato stampa della Regione Veneto leggiamo: Alla domanda “quali sono gli sbocchi per i nostri giovani?”, l’indagine rileva che il 42% dei giovani veneti in età 15-29 anni lavora (10 punti in più del dato nazionale), il 41% sta studiando o segue un corso di formazione, mentre il 17% si trova in condizione di NEET, ovvero non lavora, non studia e non si forma, quota in aumento rispetto agli anni precedenti, ma tra le più basse d’Italia (la quarta). A soffrire di più di questa condizione sono i giovani stranieri: più di uno straniero su tre non lavora e non studia, contro il 13% dei ragazzi di cittadinanza italiana. Migliore in Veneto, rispetto alla media nazionale, anche la transizione scuola-lavoro dei diplomati e laureati. I diplomati che trovano un lavoro continuativo entro un anno dalla maturità sono il 74% contro il 68,6% italiano e la quota di laureati in corsi triennali che lavorano a tre anni dalla laurea è il 76% contro il 69% nazionale. Sull’altro fronte, in Veneto nel 2012 il tasso di disoccupazione giovanile, sebbene in progressivo aumento come nelle altre regioni italiane, è pari al 23,7%, ovvero la seconda quota più bassa nella classifica regionale, dopo il Trentino Alto Adige con il 15,2%. Buona la situazione anche dal punto di vista contrattuale: sebbene la crisi porti a registrare valori sempre più critici, il Veneto è terzo per la percentuale di 20-34enni occupati con contratto a tempo indeterminato. Molte le assunzioni nel settore del terziario e dell’alberghiero e ristorazione: il 29% dei giovanissimi viene impiegato in quest’ultimo settore, ma le trasformazioni in contratti a tempo indeterminato sono più presenti, oltre che nel terziario, nel campo dell’industria. Pubblicato il 5 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2370/veneti-uber-alles.html

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Nella due giorni di raccolta firme nei 549 gazebo allestiti dalla Lega in tutta la regione, sono state raccolte oltre 100mila sottoscrizioni. Invito alla lettura di questi articoli da Libero.

Lega Nord, indipendenza Veneto: raccolte 100mila firme in due giorni

Un diluvio di firme. Un risultato che sorprende gli stessi vertici della Lega Nord: 100mila sottoscrizioni in due giorni per l’indipendenza del Veneto. A raccogliere le firme sono 549 gazebo allestiti dal Carroccio in tutta la regione. “Un grande risultato, veramente una risposta importante”, ha commentato a TgVerona.it il capogruppo europeo della Lega, Lorenzo Fontana. Anche il segretario federale, Matteo Salvini, ringrazia i militanti e i cittadini: “La Lega c’è, la Lega corre, ma non solo la Lega. Tanta gente ai gazebo, al di là delle ideologie politiche per quello che è il futuro. Quest’anno – ha chiosato – ci saranno i referendum per l’indipendenza in Catalgona e in Scozia, e io spero che il Veneto faccia da apripista in Italia”. Voglia di staccarsi – La Regione, cifre alla mano, mostra la sua voglia di “staccarsi”, di rendersi indipendente dallo Stato centrale. Una convinzione che viene rafforzata anche da altre cifre diffuse da Plancia, un centro studi e indagini della Liga Veneta. Fari puntati sul debito pubblico italiano, al 130% del Pil, e che “sottrae circa 85 miliardi di euro all’anno per il pagamento degli interessi”. Lo studio ricorda la centralità della questione del debito, che in base agli accordi-capestro stretti con la Ue “dovrà essere progressivamente ridotto fino a portarlo alla soglia del 60% del Pil”. Il report sottolinea poi come “alle Amministrazioni locali è imputabile appena il 5,2% del debito pubblico” complessivo (il 94,8% è imputabile alle amministrazioni centrali). Il prezzo dell’autonomia – La proposta del centro studi, che viaggia di pari passo con la proposta di indipendenza del Veneto, è quella di “regionalizzare” il debito. In un simile scenario, il Nord Italia “si accollerebbe una quota di debito pubblico centrale pari a 734 miliardi di euro (il 36,8% del totale)”, contro i 331 miliardi del Centro (16,6%) e i 930 miliardi del Sud (il 46,6%). Nel dettaglio, per il Veneto, la quota di debito territoriale, ossia il “prezzo dell’autonomia”, è pari a 117 miliardi di euro, pari a 23.928 euro procapite. “In linea teorica – spiega il comunicato – questa cifra potrebbe costituire il ‘costo’ di una totale autonomia della Regione dallo Stato centrale italiano). Il confronto – Lo studio sottolinea anche che “la quota di debito statale attribuibile al Veneto nel giugno 2012 era di 109 miliardi di euro: in un anno e mezzo, dunque, il ‘prezzo della libertà’ per il Veneto è aumentato di ben 8 miliardi di euro, quasi 1.700 euro in più per ciascun cittadino). Ma la cifra forse più interessante di tutte è quella relativo al rapporto tra debito e Pil della Regione Veneto, pari all’84% (contro il 134,8% dell’Italia, il 107,3% del Centro Italia e addirittura il 266,3% del Sud Italia). Il rapporto debito-Pil dell’area euro è del 95,5%, quello della Germania al 79,6%, della Francia al 93,5 per cento. Cifre, insomma, che stuzzicano la voglia di indipendenza dei veneti.

Pubblicato il 5 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2373/indipendenza-due-veneti-su-tre-vuole-staccarsi-dallitalia.html

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Pubblicato il 5 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2373/indipendenza-due-veneti-su-tre-vuole-staccarsi-dallitalia.html

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Zaia, indipendenza e’ rivoluzione del popolo Luca Zaia presidente del Veneto intervenendo questa mattina a Prima di Tutto su radio Uno Rai, ha detto: Il risultato delle consultazioni popolari sull’indipendenza del Veneto e’ sorprendente, una rivoluzione pacifica che non parte dalle segreterie di partito ma dal popolo. Il Veneto si identifica molto nei suoi abitanti, 7 persone su 10 parlano veneto e l’indipendenza della regione non e’ un problema, il problema e’ chi non ha dato alla regione quel federalismo di cui parlavano già i nostri padri costituenti. E’ fondamentale la legalità, che oltre a dare una dignità a una comunità, permette di avere una economia vera, dove c’e’ illegalità non c’e’ una economia vera. Rispetto al federalismo tutte le grandi economie hanno una forte impronta federalista, tu produci tasse ma reinvesti il gettito di quelle tasse. In Italia questo non sta accadendo, abbiamo ancora una visione borbonica dello Stato. I Veneti fanno come i catalani o gli scozzesi, si adeguano ed interpretano il diritto internazionale nella maniera dell’indipendenza.

http://www.filippobusin.it/it/2385/gazebo-sabato-8-e-domenica-9-marzo.html Pubblicato il 5 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2380/zaia-indipendenza-e-rivoluzione-del-popolo.html

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Question time presentata in commissione finanze che verrà discussa nei prossimi giorni. Al Ministro dell’Economia e delle Finanze Premesso che: • Organi di stampa di questi giorni riportano la notizia secondo la quale i cittadini che hanno installato sulla propria abitazione un impianto fotovoltaico superiore ai 3 kWp saranno costretti ad aggiornare la rendita catastale come avessero costruito dei nuovi vani, in relazione al valore del proprio impianto; • A seguito della circolare n. 36/E del 19 dicembre 2013, sono state infatti definite nuove modalità di determinazione degli ammortamenti per le imprese titolari di impianti fotovoltaici, e che i soggetti interessati devono ripensare le scelte effettuate in passato per adeguarsi a quanto sostenuto ora dall’Agenzia; • Si dovrà fare particolare attenzione innanzitutto all’ammortamento, distinguendo tra bene mobile ed immobile. Si rientra nel primo caso solo quando l’impianto è modesto e non ha autonoma rilevanza catastale e solo quando si rientra in questa fattispecie può essere mantenuta l’aliquota di ammortamento del 9% prevista sino ad ora; • Nel caso in cui l’impianto debba essere fiscalmente qualificato come «unità immobiliare», vanno esaminati i vari casi pratici, uno dei più semplici è quando l’impianto è «a terra» e tanto il terreno che la costruzione sono di proprietà dell’impresa, così che, in tal caso, sostiene l’Agenzia, l’aliquota corretta di ammortamento fiscale è dal 2013 il 4%, con scorporo del 30 per cento, mentre se l’impianto, non bene mobile, è stato realizzato, con integrazione parziale o totale, su un fabbricato di proprietà del l’impresa, per l’Agenzia si è in presenza di costi da capitalizzare a quello dell’immobile e da ammortizzare unitamente ad esso, così che nella maggior parte dei casi si applicherà l’aliquota del 3%; • Secondo i dati forniti da Legambiente, gli impianti incentivati presenti oggi solo nella Regione del Veneto mediamente raggiungono i 5,6 kWp e quindi tali sono soggetti alla novità legislativa, così che ora per i cittadini che hanno scelto le rinnovabili inizia un complesso procedimento per capire se dovranno aggiornare la propria rendita catastale, ovvero riprendendo in mano la documentazione del loro impianto, ricostruire la spesa complessiva sostenuta fino al momento dell’allacciamento con la rete elettrica nazionale, calcolare con svariati coefficienti se il valore del loro impianto (per altro ragguagliato ai valori del 1989) supera o meno il 15% del valore catastale dell’immobile e poi affrontare il Catasto; Interroga per sapere Se la circolare dell’Agenzia delle Entrate ha valutato i negativi effetti che l’applicazione delle nuove disposizioni avrebbe sul settore del fotovoltaico, già duramente colpito dalla crisi economica, e se non si ritenga altresì opportuno, alla luce del fatto che sono numerosi gli impianti domestici per la generazione di energia elettrica da fotovoltaico che esprimono una potenza superiore ai 3kWp rivedere quanto oggi previsto dalla citata circolare dell’Agenzia delle Entrate, rivedendo tale soglia ad un valore maggiore al fine di evitare gli aggravi fiscali a carico dei contribuenti che hanno installato impianti fotovoltaici On. Filippo Busin Pubblicato il 5 marzo 2014 Link:http://www.filippobusin.it/it/2397/fotovoltaico-question-time.html

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L’acqua a Roma Nord è inquinata dall’arsenico e un’ordinanza del sindaco Ignazio Marino ne vieta l’utilizzo fino al 31 dicembre, se ne parla da giorni e il fatto rappresenta un disagio insostenibile per ben 500 famiglie che nel frattempo si sono viste comunque recapitare le bollette dell’acqua. Nessuna città dovrebbe avere simili problemi, invece ad averli è proprio Roma. L’acquedotto in questione è gestito da ARSIAL, l’Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura nel Lazio, che (leggiamo ne Il Messaggero di Roma) pur gestendo una valanga di milioni di fondi europei, non riusciva nemmeno a farsi approvare un bilancio dalla Regione Lazio. Una storia esemplare della malagestione e delle voragini nei conti che si verificano quando le mani dei politici si avventano per anni su società ed enti che in realtà dovrebbero fornire servizi essenziali ai cittadini. Oggi alla guida dell’agenzia c’è uno dei fedelissimi del governatore Zingaretti, non come presidente ma commissario; perché l’Arsial, non producendo bilanci da almeno un paio di anni, era commissariata da tempo. Per 500 famiglie rimane il problema, l’ordinanza del sindaco Ignazio Marino è chiara: fino al 31 dicembre vieta di usare acqua per uso alimentare, igiene personale e ogni altro utilizzo. Per Marino il problema non è poi così grave, e parlando dell’emergenza ai microfoni di Radio Radio, ha detto a chiare lettere che sulla questione dell’acqua in alcuni quartieri di Roma nord, “si è voluto artificialmente costruire uno scandalo perché l’Arsial, che distribuisce l’acqua in queste zone, nell’inviare le bollette aveva già scritto ‘acqua non potabile’”. Ha anche sottolineato che l’ordinanza emanata la scorsa settimana per vietare l’uso dell’acqua in quei quartieri “riguarda in realtà soltanto 500 famiglie con acqua con presenza di arsenico superiore a quello che Ue ritiene essere prudente per uso umano. A differenza di quanto erroneamente riportato, il provvedimento non interessa i quartieri di Labaro, Giustiniana e Prima valle”. Per non voler esprimere considerazioni da “uomo del nord“, riporto qui quanto si legge in Roma Capitale News a riguardo delle parole del sindaco Marino. È una dichiarazione shock quella del sindaco marziano, una dichiarazione che costituisce un altro schiaffo a “soltanto” 500 famiglie che sono costrette fino al 31 dicembre a utilizzare pozzi e casse d’acqua per bene, cucinare, lavarsi e che dal giorno dell’ordinanza sono state abbandonate senza informazioni e supporto. In un articolo de Il Messaggero di Roma del 4 marzo, si legge inoltre: Perché il sindaco ha aspettato sette giorni prima di rendere pubblica l’ordinanza con il «divieto di consumo umano» per l’acqua all’arsenico presente negli acquedotti dell’Arsial? E, soprattutto, perché i risultati della Asl sull’acqua batteriologicamente e chimicamente compromessa, già disponibili dal 17 dicembre, non si sono immediatamente tradotti in un adeguato avviso ai cittadini dei Municipi XIV e XV? Sono queste alcune delle domande alle quali cercherà di dare una riposta la Procura, che ha aperto un fascicolo per chiarire le responsabilità del Comune. Una delle ipotesi di reato potrebbe essere quella di mancato allarme. Questa Roma e il suo Sindaco. Acqua che arriva in autobotti e bambini che vanno a scuola con la borraccia. Pubblicato il 7 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2401/marino-e-le-sole-500-famiglie-allarsenico.html

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Sud: un regalo da 135 milioni di euro Prosegue l’assistenzialismo verso il Sud. Da La Padania

Pioggia di soldi al Sud: un regalo da 135 milioni di euro

Una valanga di milioni per il Mezzogiorno. Per l’esattezza parliamo di una cifra pari a 135 milioni di euro, l’ennesimo regalone al Sud spesso sprecone e poco virtuoso. L’annuncio è del ministro di beni culturali e turismo Dario Franceschini e lascia senza fiato. Sarà soddisfatta la tifoseria del Sud e dell’assistenzialismo, ma per il Nord è l’ennesimo schiaffo. I fatti parlano chiaro: ieri il ministro Franceschini ha firmato il decreto che autorizza 46 nuovi interventi di restauro in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, immediatamente cantierabili. Interventi, spiegano dal ministero, che si aggiungono agli 87 già finanziati a settembre 2013 per 222 milioni di euro con procedure in corso di attuazione. E il Nord? Non pervenuto.

Da Il Giornale

Fondi per la cultura solo al Sud E alla Lombardia le promesse L’assessore regionale alla Cultura Cristina Cappellini tuona contro il neoministro Dario Franceschini che, fresco fresco di insediamento, ha già promesso fondi ai beni culturali del Sud per un ammontare di 135 milioni di euro. «Cambiano i governi ma la sostanza é sempre la stessa: il Nord viene sempre beffato e questa ennesima vergogna lo dimostra – ha detto l’assessore che ha sottolineato come Regione Lombardia stia ancora aspettando i finanziamenti necessari per le attività culturali legate a Expo 2015. «Prendo atto – ha aggiunto l’assessore lombardo – che anche questo esecutivo si dimostra nemico delle Regioni virtuose e più produttive, che saprebbero come spendere in maniera efficiente le risorse di cui necessitano». Il Pirellone ha quindi elencato la lista della spesa e le promesse fatte dal governo alla Lombardia che, oltre ad essere alla vigilia dell’Expo, conta anche il più alto numero di siti storico-artistici tutelati dall’Unesco. «Abbiamo avuto tante promesse ma da Roma ancora non si è visto un soldo, compresi i fondi per il Duomo e per la Certosa di Pavia»

Pubblicato il 7 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2405/sud-un-regalo-da-135-milioni-di-euro.html

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Roma merita di fallire: i perché spiegati da un romano. Incuria e degrado urbano: perché Roma merita di fallire E’ da lunedì che leggo paragoni tra la Roma de La Grande Bellezza e quella reale. Ricordate il raddrizzamento della Concordia? Ricordate il profluvio di “questa è una metafora… il Paese va raddrizzato esattamente così…” eccetera eccetera? Non ne posso più. E non per colpa del meraviglioso film di Sorrentino. Perché leggo – a parte rari casi – di una città che non esiste. Ve lo dice un romano, che la città la vive. Uno che quando ha sentito dire da un deputato della Lega che non era giusta questa continua assistenza economica nei confronti della Capitale ha pensato: “Ha ragione da vendere”. Vi spiego quello che vedo io. A due passi dal Colosseo. Vedo il ristorante trappola per turisti (quello degli spaghetti precotti) sempre stracolmo. Sarà per via dell’insistenza dei buttadentro e dell’incredibile numero di recensioni positive su Tripadvisor. Per uno strano caso statistico sono tutti clienti che hanno espresso solo una volta il loro parere, solo su questo ristorante e sono tutti entusiasti. L’ultima recensione è di Marco dell’Illinois: “Se magna bene e se spende poco”. Tipico accento americano. Credo. Ormai i tavoli all’aperto sono ovunque. Anche davanti ai portoni. Le denunce e le segnalazioni dei residenti, stranamente, si smarriscono. Vedo un paio di gladiatori finti minacciare una coppia di turisti orientali spaventati – “Five euro pe’ na picture? Ma stamo a scherza’?” – con le daghe. Quelle, invece, vere. Un vigile è di spalle e sta prendendo un caffè in un punto ristoro ambulante. Che, come chi vende le caldarroste, le cartoline, i monumenti in miniatura, fa capo – da sempre – alla stessa famiglia. Anche qui la statistica risulta bizzarra. Pubblicato il 7 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2410/2410.html

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Parlano in continuazione di allontanarli, di multarli, di regolamentarli, ma, i finti gladiatori sono sempre lì. Danno vita a proteste eclatanti. Minacciano di buttarsi giù dal Colosseo. Perché “con questi due spicci do da mangiare alla mia famiglia”. Peccato che poi li vedi entrare con le borse firmate alla palestra che Madonna (Ciccone) ha voluto aprire proprio qui. Passeggio per il Colle Oppio. Che dovrebbe essere, solo per la vista, il parco più bello di Roma. Nel roseto dove mio nonno mi portava a passeggiare è rimasta solo un’intelaiatura arrugginita di ferro. I genitori tengono alla lontana i bambini, per paura che cada sulle loro teste. Il resto è uno schifo. Una discarica vergognosa. Gli stranieri sono così impegnati a fotografare l’immondizia da non rendersi neanche conto che alle loro spalle c’è il Colosseo. L’altro parco, quello del Celio, strappato all’abusivismo, ormai è un cantiere aperto (“Metro C di Roma”), dove non si capisce se qualcuno stia lavorando. Sul cartello “Termine Lavori” non si legge bene l’anno. Ma si parla del 2020. Qualcuno ha affisso un lenzuolo con scritto: “Fate pure con calma. Per quando avrete finito avremo tutti la patente. Firmato: i bambini del quartiere”. Vedo una coppia di turisti americani con lo sguardo sperso. Gli chiedo se posso aiutarli. Mi fanno leggere un foglio con su scritto un indirizzo e il nome di un bed and breakfast. Sul citofono, però, non risulta. Dopo poco si catapulta giù da una Smart una signora e quasi li spinge a forza nel portone dicendomi: “Sono dei miei amici! Non si ricordavano l’indirizzo!”. Ah, ecco. Vedo macchine parcheggiate ovunque, sporcizia e incuria. Che ormai non ci fai quasi più caso. Davvero. Dovremmo fallire. Per un anno nessun turista, nessun visitatore, nessuno studente straniero. Nessuno. Tutti noi costretti a vivere non grazie a quello che ci hanno lasciato i nostri avi, ma grazie alle nostre forze. Costretti a far quadrare i conti. Non pensando “poi ci pensa papà, che ci dà la paghetta”. Non so come si sentano i miei concittadini. Ma accettare in continuo questo tipo di elemosina, questo, davvero, mi fa sentire fallito. Da Il Fatto Quotidiano – articolo di Gabriele Corsi

Pubblicato il 7 marzo 2014 Link: http://www.filippobusin.it/it/2405/sud-un-regalo-da-135-milioni-di-euro.html

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Verba volant Scripta manent Periodico numero 08 dal 24 febbraio al 7 marzo 2014 Da contenuti pubblicati nel sito www.filippobusin.it


Molto spesso, col cambiare del governo, per i poveri cambia solo il nome del padrone. (Fedro)


Filippo Busin Imprenditore, politico outsider, appassionato di sci, letteratura, cinema, musica e della vita in generale. www.filippobusin.it info@filippobusin.it

Verba Volant Scripta Manent - nr 08  

Dal 24 febbraio al 7 marzo 2014

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