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FILIPPO BOBBO 2018

PORT FO LI O


ACADEMIC

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Casa-studio per un architetto, Possagno Docente | Martino Doimo Università Iuav di Venezia

Complesso residenziale Porta Nord, San Donà di Piave Docente | Attilio Santi Università Iuav di Venezia

Portale della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, Venezia Docente | Caterina Balletti Università Iuav di Venezia

Collezione Peggy Guggenheim, Venezia Docente | Martino Doimo Università Iuav di Venezia


WORKSHOP & INTERNSHIP

Casa alle Zattere, Venezia Docente | Valerio Paolo Mosco Università Iuav di Venezia

Building Knowledge, model making workshop, Venezia W/ Anupama Kundoo Università Iuav di Venezia X La Biennale di Venezia

Render di edilizia privata, Miranese Studio Pellegrini Artuso architetti associati

Padiglioni espositivi a Sant’Elena, Venezia Docente | Valerio Paolo Mosco Università Iuav di Venezia

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CASA-STUDIO PER UN ARCHITETTO

Il progetto che qui andiamo a mostrare consiste in uno sviluppo di cinque unità abitative a Possagno, nei pressi del tempio di Canova. Il risultato di questo studio va a definire alcuni progetti, i quali sono legati da un’unica filosofia. Infatti, come è possibile notare, tutti seguono i terrazzamenti tipici. Si vanno quindi a creare due blocchi ben distinti di terrazzamenti che insistono su livelli diversi: sono unite da un’unica scalinata, che è la stessa che taglia l’intero lotto longitudinalmente e che in particolare si innesta sul lato del nostro edificio. Si può constatare come entrambi i blocchi siano serviti da una strada e da un parcheggio ricavato sul fianco della collina. Questo progetto è stato concepito immaginando di riuscire a creare dei volumi elementari di forma pura, che però risultassero dissimili per cause di natura strutturale. La

diversità, in particolare, è andata volutamente accentuandosi grazie al lavoro dei giochi di luci ed ombre che erano in grado di creare le coperture piane poste a livelli differenti. Inoltre si è cercato di dare maggiore valore al viale di ingresso, in quanto spesso esso risulta trascurato, e di studiare una relazione tra il setto murario e la struttura puntiforme in modo che il legame risultasse più forte. Infatti, come è possibile notare, la differenza tra le quote da la possibilità alla luce di passare e creare un gioco interessante inserendosi tra la distribuzione di colonne d’acciaio. Per mantenere vivo il rapporto con il territorio, si è deciso di utilizzare il biancone, che va a rivestire l’intera struttura muraria e segna una connessione diretta con il già citato tempio di Canova. Allo stesso tempo però, si è voluto giocare sul contrasto decidendo di utilizzare un cemento

01 pigmentato nero per la copertura della struttura puntiforme. Puntando sui colori, si è riusciti a mettere in evidenza la zona di maggiore interesse: l’aula. Essa riesce a risaltare grazie anche alle grandi pareti vetrate che la relazionano sia con l’ambiente interno della corte, sia con quello esterno: il paesaggio di Possagno. In particolare la corte va a delinearsi come un pozzo di luce, in grado di irradiare l’intero complesso. Essa rappresenta la zona nella quale la vita e le idee entrano in relazione tra di loro. Un’altra particolare attenzione è stata rivolta alle pareti dell’aula, lasciandole completamente libere da eventuali setti murari. Infine, seguendo la struttura del terrazzamento, è possibile notare la disposizione delle due zone notte, padronale e dei figli, collegate tramite un corridoio interno e la terrazza comune che si affaccia sul paesaggio di Possagno.

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Masterplan 03


Planivolumetrico ombreggiato 04


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Pianta piano -1 05

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Prospetto nord

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Sezione A-A

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Costruttivo 11


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COMPLESSO RESIDENZIALE PORTA NORD

Il progetto di riqualifica dell’Area Barosco a San Donà è frutto della collaborazione di un gruppo di studenti che, dopo aver visitato l’area e averne studiate le caratteristiche, ha intrapreso un’attività di ricerca e progetto finalizzata a creare uno spazio accogliente e utile alla comunità. Si è tentato di cogliere l’essenza delle forme e degli spazi che vengono a crearsi grazie ai vari edifici, volendo anche tenere in considerazione il contesto in cui si sono inseriti. Si è cercato, quindi, di creare un nuovo accesso alla città di San Donà che fosse in grado di comunicare accoglienza ed ospitalità; inoltre si è voluto pensare a misura d’uomo, senza però voler sviluppare uno spazio eccessivamente chiuso ed opprimente. Gli edifici sono stati studiati in modo che potessero articolarsi creando uno spazio interno che si caratterizza in

una successione di corti comunicanti tra loro che generano degli spazi pubblici. Essi si contraddistinguono grazie all’intimità e all’accoglienza che riescono a trasmettere, dotate di aiuole e panchine, che aumentano la convivialità dei cittadini. Il complesso residenziale sorge nella particolare area della città che verrà interessata da futuri sviluppi, in particolare una nuova stazione ferroviaria ed automobilistica ed un nuovo polo fieristico. L’idea di progetto si compoe di 7 edifici studiati nei dettagli da ogni singolo studente. In particolare, il condominio analizzato nel dettaglio consiste in 6 piani, di cui uno interrato dedicato ai posti macchina dei condomini. Al piano terra vi sono 6 spazi commerciali, che si aprono sia sulla corte che sulla strada, che taglia l’intero complesso residenziale, e i vani scala che distribuiscono gli appartamenti. Ogni

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vano scala serve 2 appartamenti per piano ed è dotato di ascensore. In tutto gli appartamenti che vengono a configurarsi sono 26 di metrature comprese tra i 75 m2 e i 210 m2. Il condominio è caratterizzato, al piano terra, da un portico e da un passaggio coperto che collega la corte interna con la pista ciclabile, e, in alzato, da coperture piane disposte a quote diverse. Gli appartamenti acquistano notevole valore in quanto sono dotati di logge, che si affacciano sulla strada e che sono oscurabili grazie a bris solei semovibili in legno, e di terrazze, che danno sulla corte interna e sono coperte da listelli in legno che permettono alla luce di passare. Per il rivestimento dell’edificio, infine, si è optato per listelli di pietra scura posati in modo irregolare, mentre per i davanzali e per le soglie si è voluto utilizzare il marmo botticino.

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Masterplan 15


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Pianta piano terra 16


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Pianta piano +1 e +2 17

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Pianta piano +3 18


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Pianta piano +4 19

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Prospetto ovest

Prospetto nord 20


Vista della corte 21


Vista soggiorno appartamento tipo 22


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BASILICA DEI SANTI GIOVANNI E PAOLO

Il portale è quello della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, uno degli edifici medievali religiosi più imponenti di Venezia. Sorge nel sestiere di Castello presso l’omonimo campo. Nonostante i lavori della chiesa duecentesca siano stati completati in breve tempo, si impose all’epoca un ampliamento a causa della scelta dei dogi di utilizzarla come sede di sepoltura. La costruzione delle arcate fu intrapresa all’inizio del XIV secolo, ma venne interrotta nel 1345 per poi venire successivamente ripresa nel 1355. Una iscrizione incisa direttamente sui macigni nell’ultima arcata di sinistra attesta che nel 1368 erano completate le tre navate. La Cappella di S. Domenico fu eretta nel 1395 nel sito che ora è occupato dalla Cappella del Rosario. Verso la metà del XV secolo fu eretto il Coro, che venne poi demolito per ottenere maggior

spazio per le solenni funzioni cittadine. Nella notte fra il 15 e il 16 agosto del 1867 un incendio distrusse la Cappella del Rosario e circa 34 tele. All’inizio del XX secolo si decise di intraprendere un restauro completo del tempio. L’opera di ripristino venne completata nel 1922, ma si dovette aspettare fino all’ottobre 1959 per vedere la conclusione dei lavori per la Cappella del Rosario. La facciata è in stile gotico, tripartita da due lesene, con rosone centrale e due grandi occhi laterali. Nelle tre edicole vi sono da sinistra: S. Tommaso d’Aquino, S. Domenico, S. Pietro martire. Sopra di essi si trovano i rispettivi pinnacoli riportanti un’aquila (simbolo di S. Giovanni evangelista), l’Eterno ed il leone di S. Marco. Sotto le arcate gotiche, ai lati del portale, si trovano le urne di Marino Morosini, dei dogi Jacopo Tiepolo e del figlio Lorenzo, di Marco Michieli e quella

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dei fratelli Daniele e Pietro Buono. Il portale venne costruito con sei colonne fabbricate a Torcello e trasportate nel 1453 ai SS. Giovanni e Paolo. Gli autori dell’opera sono: Bartolomeo Bon per i capitelli, il Maestro Domenico per il fregio e tale Magister Luce per la cornice. Il lavoro di ridisegno del portale si può suddividere in quattro fasi principali: rilievo e raccolta delle riprese fotogrammetriche in modo da ottenere una adeguata sovrapposizione delle stesse di almeno 60 %; compensazione delle misure attraverso software Starnet; orientamento esterno assoluto tramite software Photoscan per la restituzione dell’ortofoto; ridisegno vero e proprio del prospetto e dei profili tramite software Autocad. La ripresa fotogrammetrica si è ottenuta attraverso 2 modalità: la ripresa radiale e la strisciata.

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Ortofoto con opacitĂ al 25% e restituzione vettoriale sovrapposta 27


Restituzione vettoriale del portale in proiezione ortogonale 28


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COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM

L’area di progetto è sita a Venezia nel sestiere di Dorsoduro tra l’Accademia di Belle Arti e la Chiesa della Salute. Vi si può accedere da Canal Grande oppure dalla calle San Cristoforo. Palazzo Venier dei Leoni è un edificio incompiuto iniziato nel 1748 su progetto dell’architetto Lorenzo Boschetti, e poi passato nelle mani dell’architetto Domenico Rizzi nel 1753. Nel 1937, su progetto degli ingegneri Schioppa e Sicher, viene allargato il corpo originale per adibirlo ad uso abitativo. Nel 1958, su progetto dell’ingegnere Passaro, viene costruito un nuovo corpo di fabbrica porticato per consentire l’ingresso coperto dal cortile d’accesso. Nell’idea di progetto, l’ingresso dalla calle rispecchia quello originario, in quanto grazie ad esso si accede ad un piccolo cortile che funge da vestibolo. La scalinata collega il piccolo cortile con la soprelevazione

del giardino che risulta essere l’attacco a terra della nuova struttura in elevazione. Ci si può immettere nel nuovo edificio tramite l’involucro di vetro che contiene la nuova biglietteria e un piccolo bookshop. Dal giardino si può accedere all’impianto originale del Palazzo: dall’ampia e luminosa hall si aprono due nuove aree. Nell’area a destra troviamo la sala sculture contenuta all’interno del podio e coperta non più dal tetto originale ma dalle nuove strutture in elevazione che sfiorano i muri perimetrali; in quella a sinistra troviamo la nuova sala conferenze definita come una grande scatola la cui copertura piana, sorretta da pilotis ad albero, fuoriesce dal podio. La struttura in elevazione si compone di due elementi, uniti tramite due ballatoi per piano, quello distributivo che contiene anche i servizi, e quello che si propone come il vero nuovo

04 contenitore artistico del museo. L’edificio è inoltre suddiviso in tre piani: i primi due adibiti ad area espositiva e l’ultimo adibito a zona relax fornita di una piccola biblioteca e di un bar. La costruzione muraria originale del Palazzo viene interpretata come memoria-reperto; da essa emergono alcuni elementi che apparentemente si appoggiano sopra il podio ma secondo una giacitura manifestamente indifferente. La tessitura non sfalsata delle lastre di rivestimento lapidee di grandi dimensioni denuncia il fatto che non si tratta di una muratura portante piena, ma solamente di un rivestimento portato. Inoltre nel progetto è previsto l’impiego di due materiali vetrati: quello traslucido, che permette di ottenere uno spazio con luce soffusa, e quello trasparente che consente un affaccio su tutto il Canal Grande.

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o da pzz . Sa nM arc

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alazzo Querini alla aritĂ Palazzo Civran Badoer Barozzi

Palazzo Co

Ponte dell'Accademia

Palazzo Ferro Fini

Palazzo Franchetti

p Lucia/ zz.le anta Ro ne S ma stazio

Palazzo Pisani Gritti Palazzo Brandolin Rota

Palazzo Barbaro Palazzo Minotto-Barbarigo

Palazzetto Pisani

Basilica di Santa Maria d

Palazzo Contarini Dal Zaffo Palazzo Balbi Valier

Palazzo Benzon Foscolo

Palazzo Loredan Cini

Palazzo Genovese

Palazzo Corner della Ca' Granda Palazzo Barbarigo Palazzi Da Mula Morosini e Centani Morosini Palazzo Venier dei Leoni Ca' Biondetti

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Palazzo Salviati Ca' Dario


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CASA ALLE ZATTERE

Ci siamo avvicinati al progetto della Casa alle Zattere di Ignazio Gardella in modo graduale per permetterci di individuare più attentamente tutte le sue caratteristiche. Innanzitutto abbiamo colto l’attento utilizzo del rivestimento, per creare una netta separazione tra l’attacco terra e il corpo dell’edificio; successivamente, abbiamo notato lo stacco dato per arretramento con la chiesa di Santo Spirito; infine, abbiamo rilevato alcuni particolari come l’utilizzo della pietra d’Istria per le soglie delle finestre con il gocciolatoio scolpito. Questi ed altri dettagli ci fanno capire come l’architettura sia stata studiata da Gardella affinché essa potesse scomparire all’occhio dell’osservatore: infatti è come se colui che guarda non veda altro che una casa vernacolare veneziana su lotto gotico. Nel riprogettare da zero questo edificio siamo partiti da precisi

spunti di riflessione: la creazione di un attacco terra; lo stacco; il lotto gotico; l’edilizia vernacolare veneziana. Nella nostra idea di progetto, la costruzione si stacca dalla chiesa, mantenendo intatta la relazione dell’alzato con il piano di falda della chiesa, in modo da formare delle calli, che portano ad una corte interna ad un livello rialzato rispetto la riva. Da essa si riescono ad osservare gli esili ballatoi che collegano i due blocchi distinti, di cui il nuovo edificio è formato. Si tratta di un edificio che mantiene la tipologia residenziale della Casa alle Zattere di Gardella, alla quale però si va ad aggiungere un ampio spazio al piano terra del blocco che si affaccia sul canale della Giudecca, adibito a ristorazione. Il blocco distributivo che serve i piani in elevazione è sito nel blocco affacciato sulla fondamenta; il blocco retrostante è invece servito

05 dai ballatoi che lo collegano a quello antecedente. Gli appartamenti progettati sono duplex o simplex e di metrature differenti, in modo da soddisfare una più ampia fetta di mercato. Nel plasmare gli edifici ci siamo avvicinati ai progetti di Alvaro Siza, osservando i quali ci siamo accorti di come anche i più piccoli spostamenti tra i vari piani riescano comunque ad offrire movimento e leggerezza e a creare, non da meno, numerosi giochi di luce. Questo è possibile notarlo nelle terrazze triangolari del nuovo edificio, ottenute dal prolungamento di alcuni assi o, ancora, nelle finestre a tutta altezza disassate rispetto il filo del muro. Infine, la copertura è piana ed ispirata al progetto di Siza per Casa Mallorca, dove i setti degli edifici giungono fino in copertura in modo da individuare la loro pianta dall’alto.

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Pianta coperture 51


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BUILDING KNOWLEDGE

Durante il workshop “Model Making” si è andati a studiare gli edifici dell’architetto Anupama Kundoo ad Auroville. Si tratta di una città ‘sperimentale’, basata sulla visione di Sri Aurobindo, sorta nel distretto di Viluppuram dello stato di Tamil Nadu, in India presso la città di Puducherry. È stata fondata nel 1968 da Mirra Alfassa, nota con il nome di Mère. Una volta studiati gli edifici assegnati e comprese le parti di cui ciascuno è composto si è andati a preparare i fogli di taglio con tutti i vari pezzi in scala per fare poi il modello. Per creare i plastici in questione si è fatto uso di un particolare carton grigio, derivato da carta riciclata poi tinto con una pittura contenente piccole sfere, che rendono le superfici ruvide. I plastici prodotti sono quello relativo a una serie di rifugi e quello di una biblioteca per persone non vedenti. I primi sono

in pratica delle tende plasmate come fossero dei grandi origami, all’interno dei quali si trovano le funzioni minime per una famiglia. Ogni casa-rifugio è formata da due tende collegate e da 2 panchine. Per quanto riguarda invece la biblioteca, essa è caratterizzata dai mattoni che sporgono dalle facciate e vanno a definire l’alfabeto per persone non vedenti, il braille. L’edificio si sviluppa su due piani e la copertura è a falda a zigzag. Le grandi bucature sono sprovviste di serramento vetrato perchè surriscalderebbe troppo l’ambiente interno ed inoltre sono in parte oscurate da velette in cemento e da un serramento in solo legno che lascia passare la luce e permette il ricambio di aria. Questi ‘serramenti’ seguono gli assi della copertura. Una volta prodotti, questi plastici sono stati esposti insieme a degli altri a La Biennale di Architettura 2016, dove

06 era possibile osservare anche gli studi sui materiali fatti da Anupama stessa. Ad esempio, vi era quello di utilizzare altri materiali come il bamboo al posto dell’acciaio per il cemento armato o quello sull’utilizzo del colore per diversificare le differenti zone come nella grande installazione in scala 1:1 di Full Fill Home. ‘Quando gli opposti in una dualità lavorano insieme, vi sono arricchimento e conoscenza. Se la ricerca della conoscenza precede le azioni, vi è evoluzione. Se l’impulso all’azione precede la riflessione vi può essere distruzione. La conoscenza informa l’atto del costruire, e la costruzione amplia la conoscenza. Aiutando le comunità a fabbricare una serie di semplici componenti per l’edilizia, siamo in grado di costruire conoscenza e rimettere l’edilizia stessa al servizio delle persone’

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RENDER EDILIZIA PRIVATA

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Durante il tirocinio, oltre ad alcuni esecutivi, si sono svolti alcuni render di villette e di edifici residenziali sia diurni che notturni. Si è voluto utilizzare il software Autocad per quanto riguarda piante, prospetti, sezioni e dettagli, il software Sketchup per fare il 3D dell’edificio e del contesto, il software Artlantis Studio per produrre l’immagine con studio di luci e ombre e infine il software Photoshop per tutto ciò che riguarda la post-produzione e quindi le aree verdi, le persone ed eventuali errori risultati dalla fase di rendering.

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PADIGLIONI ESPOSITIVI A SANT’ELENA

Il progetto qui riportato è sito tra l’isola di Sant’Elena e i Giardini della Biennale di Venezia, all’interno di un ampio spazio verde, che si fonde con la riva e si affaccia sulla laguna aperta. Il progetto della nuova cittadella dell’arte si compone di tre parti diverse per forma e per funzione: un padiglione espositivo triangolare circondato dalla laguna ma vicino alla fondamenta; un teatro immerso nel verde di Sant’Elena; cinque padiglioni/ studi per gli artisti a forma di silos. Il padiglione triangolare è collegato alla riva attraverso un ponte, le sue forme sono pure ed è caratterizzato da una pavimentazione mobile in grdo di trasformarsi a piacimento in blocchi dove appoggiare le opere scultoree. Il collegamento con l’acqua lo si ha nella parte opposta all’ingresso dove vi è l’unica apertura verso Sant’Elena ed una scalinata che ‘misura’ la marea.

Tutti i lati del teatro si possono aprire, in modo che la scena naturale possa cambiare di volta in volta, di stagione in stagione; anche la copertura si apre lateralmente con un sistema scorrevole e poggia su aste a compasso creando così una piccola piazza coperta. Le sedute del teatro sono particolari in quanto sono pensate in modo similare a quelle studiate da Sacripanti per il teatro di Cagliari, cioè si alzano e si abbassano in modo che lo spazio sia modulare e cambi a seconda della rappresentazione teatrale. I silos sono tutti a pianta libera, in modo da essereutilizzati a seconda delle funzioni volute dagli artisti, ed alcuni di questi sono anche a due piani. Quattro di questi sono immersi nel verde di Sant’Elena, pensati in cemento armato con cavi in acciaio, affinchè le piante arrampicanti possano aggredire e far scomparire

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nel verde queste architetture, mentre uno è immerso nell’acqua, pensato come un pontile molto simile a quello dell’hotel Excelsior al Lido, un tempo utilizzato per la pesca: di forma circolare con un buco al centro per gettare le reti. Quest’ultimo avvicina il complesso all’antica Venezia costituita da pescatori e mercanti. L’essenza primordiale e senza tempo degli spazi è dettata dalle forme pure e dall’utilizzo di materiali grezzi o industriali. Questo carattere naturalistico dell’area di progetto supporta l’idea di un complesso che si presenta come una ‘rovina’, sorgendo dall’acqua, accogliendo la vegetazione circostante, o fondendosi in essa. Nella città di Venezia, dove l’architettura contemporanea esiste ma è celata dalla potenza di quella del passato, questo intervento propone la forza di un’architettura senza tempo.

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Portfolio IUAV triennale  
Portfolio IUAV triennale  
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