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EDIZIONE 1 - NUMERO UNICO - 19 LUGLIO 2012

Come abbellire una Perla di Alessandro Scorrano segue a Pagina 7

UltraSociali e Media di Stefano Fiorito segue a Pagina 9

Comitato Scontento di Luca Di San Carlo segue a Pagina 10

A cura dell’associazione Fideliter Excubat a pagina 3 Abbiamo raggiunto il nuovo Sindaco della Città di Gallipoli per proporgli alcune domande riguardo la nostra cittadina, domande semplici ma dirette e precise. Un’intervista esclusiva nel Palazzo Comunale (Palazzo Balsamo) a cura della nostra Associazione Fideliter Excubat.

Lo spunto di uno di Noi! Pagina 6

Intervista Esclusiva Pagina 10

Foto di Carlo Romano - Gallipoli - Copyright


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Concretezza, realismo e disponibilità al dialogo. Parole rassicuranti quelle del Sindaco Francesco Errico, al quale sono state chieste, durante la nostra intervista, delucidazioni riguardo il programma e i temi più scottanti di questo nuovo corso amministrativo, sia nel breve che nel lungo termine. Dal turismo allo sport, dove la città ha avuto risposte quasi sempre cariche di demagogia, ora si ha un po’ di chiarezza in più. Aldilà del programma elettorale, quali sono secondo lei i 3 punti che possono dare slancio alla nostra città? Il primo sarà il nuovo appalto della nettezza urbana che andremo a fare da subito, ci stiamo già interessando e nomineremo dei tavoli tecnici con maggioranza e opposizione per fare un’analisi di quelli che sono i bisogni. Stiamo chiedendo tutte le garanzie possibili ed immaginabili per avere una gara quanto più trasparente e pulita perché non vorremmo, ma non ce ne sono, scatenare appetiti. Certamente la cosa che prometteremo, con la massima sicurezza è che nel prossimo appalto non ci sarà quella partecipazione comunale del 16% e quindi noi cercheremo di avere un maggiore controllo, andando a nominare personale probabilmente interno stesso proprio per controllare ogni punto dell’appalto della nettezza urbana. Seconda cosa, sarà importante agire su quelli che sono i regolamenti commerciali di Gallipoli perché non possiamo assistere a questa occupazione selvaggia di tavolini, cominceremo a dare regole certe da subito, con i regolamenti pronti a settembre in maniera tale che le persone abbiano un anno di tempo per adeguarsi, se queste due cose andranno bene, la terza cosa da fare sarà la tassa di soggiorno per i turisti perché sicuramente Gallipoli ha bisogno di una cosa del genere anche per le casse comunali, anche se per avere questa c’è la necessità si aumentare e migliorare i servizi di base. Abbiamo visto come ci sia stata una forte partecipazione popolare in occasione della manifestazione a tutela dell’ospedale. Come poter valorizzare questo fenomeno democratico? Può un Sindaco o un’istituzione pubblica risvegliare il senso civico ormai da molti andato perso? Il senso civico appartiene alla persone stessa, quindi se la manifestazione popolare è andata bene, ma col passare del tempo c’è stato un certo disinteresse, perché noi non ci siamo fermati a quella manifestazione dove tutti siamo stati bravi a salire sul palco a dire vogliamo faremo promettiamo ecc.. La nostra azione è continuata, infatti noi settimanalmente ci rechiamo a Bari presso gli uffici competenti.. Possiamo aprire una parentesi sull’ospedale allora.. Siamo andati quindi sia nella commissione che all’assessorato sanità, abbiamo fatto molti incontri, sia col personale medico, paramedico che con i politici, la nostra attività non si è fermata, sta continuando e siamo andati anche a Lecce dal direttore amministrativo Valdo Mellone e sanitario Marracci, e in effetti c’è già il potenziamento del pronto soccorso estivo. E siamo sicuri, te lo posso


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garantire, che l’ospedale di Gallipoli verrà implementato ma non depotenziato, potremmo perdere il punto nascita, ma verranno implementati altri servizi, anche perché ormai non dobbiamo pensare solo al campanilismo ristretto cittadino, ma dobbiamo pensare anche nel largo raggio e siccome per noi il largo raggio vuol dire l’ospedale di Casarano, l’obiettivo è quindi quello di creare 2 poli d’eccellenza non in concorrenza l’uno con l’altro, ma uno in aiuto dell’altro, con la certezza che entro fine anno riapriremo il reparto di rianimazione, riapriremo perché ha avuto 2 inaugurazioni. Ogni anno è sempre la stessa storia, i cittadini si lamentano della scarsa regolamentazione dei flussi turistici, con il conseguente sovraffollamento e quindi la scarsa vivibilità. Come conciliare le esigenze turistiche con quelle della cittadinanza? Guarda, noi a Gallipoli siamo in una situazione in cui non ci possiamo scegliere il turista, quello silenzioso Foto salentovirtuale.com che porta soldi, quel tipo di turismo a Gallipoli non ce lo possiamo permettere perché qui c’è la necessità di avere alberghi e servizi di lusso così come un porto turistico di lusso. Per questo fino a quando non avremo questi servizi non possiamo avere questo turismo e dobbiamo conservare quello che abbiamo, rispettando tutti i ragazzi che vengono a Gallipoli e allo stesso tempo essere rispettati da questi e pretendere veramente rispetto da queste persone verso la nostra città. Non è possibile regolamentare il flusso, ma l’importante è che ci sia rispetto, oltre che dal turista anche dei proprietari dei locali, infatti dall’anno scorso stiamo cercando di mettere delle regole e qualcuno si è già adeguato, altri si stanno adeguando, perché noi non possiamo non rispettare la gente che vuole dormire, ma non possiamo negare a chi vuole divertirsi di poterlo fare, visto che orami la tecnologia ci consente di fare tutto anche questa conciliazione è possibile. E’ logico poi che chi va fuori legge, oltre gli orari, le autorità competenti, che purtroppo non possiamo fare noi, il nostro servizio di vigili urbani è in funzione fino a mezzanotte e le feste iniziano dopo mezzanotte. Marketing ed immagine sono fondamentali per una città turistica come la nostra. Come migliorare questi settori? Che strategie intende usare? Ti dico una cosa, la miglior pubblicità non è mai quella televisiva, mai quella stabilita da grosse società di marketing, ma è l’impronta che noi diamo a chi viene qui in maniera tale da poter parlare bene di questa realtà, quindi possiamo dire che la pubblicità la facciamo noi stessi. Dobbiamo quindi sempre cercare di dare il massimo dal punto di vista della cordialità e professionalità, e non dobbiamo permettere che i ristoranti facciano i comodi loro, dando scarsa qualità ad un prezzo elevato. Poi comunque a Gallipoli il turista viene, vuoi per i bombardamenti mediatici su internet, vuoi per numerosi eventi, come il premio barocco, che può piacere o meno ma è sempre un richiamo di tipo nazionale. La sfida sarà quella di aprirci ai mercati esteri, soprattutto al nord Europa perché ormai Gallipoli è conosciutissima in ambito nazionale, questi mercati nuovi ci danno la possibilità di destagionalizzare, perché vengono di solito in periodi di bassa stagione, creando delle navette “economiche” dagli aeroporti di Lecce e Bari, Perché non avrebbe


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senso 50 euro di volo Londra - brindisi e 100 euro di navetta per venire qua. E per quanto riguarda il decoro urbano? Che poi è un po’ il biglietto da visita di una città..

Il parco abbandonato di Via Firenze

Il decoro ovviamente dipende molto da come si comporta la cittadinanza, perché per esempio è stato messo su viale bovio un impianto di irrigazione qualche giorno fa per le strade golose ed è durato solo un giorno, poi i vandali l’hanno distrutto. E lì che colpa ha un comune? Il decoro urbano dipende dalla voglia che si ha di fare decoro urbano. Basta una panchina affinché ci sia decoro urbano, l’importante è che la piazza sia pulita. Noi dobbiamo essere i primi vigili di Gallipoli, perché questa è casa nostra, così come quando se una persona entra in casa e ti rompe un mobile il padrone si arrabbia, anche per Gallipoli deve essere la stessa cosa. I giovani riempiono ormai i decreti del governo con provvedimenti studiati ah hoc.

Come coinvolgere questi nella vita amministrativa e democratica della nostra città? I giovani devono prima di tutto combattere contro la loro indifferenza verso le istituzioni, perché poi questi devono proporre gli interventi all’amministrazione. La cosa più importante è l’aggregazione soprattutto con l’associazionismo, di chi fa musica, teatro, è con l’aggregazione infatti che si creano idee. L’invito che rivolgo a voi è quello di entrare a far parte nelle future consulte civiche di quartiere perché è un modo per avvicinarsi alla vita amministrativa della città. Rendere una nostra città una città sostenibile, con la perfette integrazione tra uomo e natura è possibile? O stiamo parlando di un utopia? Non è utopia perché stiamo sistemando tutta la questione del parco, che oltre che bello deve essere anche fruibile, per incentivare quel famoso turismo sostenibile verso il quale si sta spingendo. Mettendo da parte magari la favole del palazzetto, come si può valorizzare lo sport? Non è vero che il palazzetto è una favola, solo che ora c’è la necessità di un intervento privato, perché comunque siccome a Gallipoli non abbiamo esempi di squadre di livello nazionale di basket, pallavolo, mi sembra fuori luogo fare delle cattedrali nel deserto da 5000 posti, ma è più utile creare un palazzetto multifunzionale a gestione delle singole squadre, che si impegnano a pagare una retta e curarne la gestione. Una cosa del genere, che non costa molto ed è modulare, quindi si può comunque ampliare.

Foto di Carlo Romano - Gallipoli - Copyright


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Le lamentele sono ormai di routine nel mondo in cui viviamo. Ci si lamenta per tutto: dalle buche per strada, alla sporcizia diffusa, dal caldo soffocante al freddo da circolo polare. Insomma per farla breve, ogni scusa è buona per far venir fuori lagne dalla nostra bocca. Soprattutto se queste sono rivolte ad un’istituzione pubblica: strade sporche? Colpa del comune; eventi culturali che scarseggiano in estate? (per fortuna le rimpatriate alcoliche in spiaggia abbondano) Colpa del comune e delle associazioni culturalmente poco attive e produttive. Questo viene fuori assistendo o prendendo parte (spero con argomentazioni meno denigratorie) alle classiche chiacchiere da bar che riempiono le nostre giornate, dove chi alza di più la voce (il sapientone di turno) deve avere per forza ragione. Se i cittadini, che sono spesso la causa di molti dei mali della città, fossero un po’ più intellettualmente onesti si eviterebbero tutti questi show retorici. D’altronde si sa, ammettere una colpa o un’inadempienza civica costa caro. Così come costa caro collaborare attivamente con l’establishment culturale e le istituzioni. Ed ecco che allora l’unica soluzione plausibile è quella di costruire un muro, inventare cioè una sorta di confine immaginario per definire chi deve dare e chi deve ricevere, seguendo la genesi organizzativa della città di Gallipoli. Secondo questa costruzione si cerca sempre di disintegrare ciò che è aldilà di questo confine per salvarsi e giustificarsi. E per fare ciò si arriva ad urlare tutto ed il contrario di tutto. Praticamente si potrebbe tradurre così: chi produce, pulisce, organizza è destinato a fare ciò e di conseguenza gli altri possono restare a guardare. Ma non è così che funziona. In una comunità c’è la necessità di un forte senso civico, dove chi usufruisce di un servizio non lo danneggi, anzi collabori! Ecco perché a chi non fa altro che lamentarsi e gettare fango sulle organizzazioni altrui, dico di entrare in un’ottica collaborativa o quanto meno non distruttiva. Proprio questa logica ha per anni distrutto tutto quello che di buono è stato fatto o chi si sarebbe potuto fare. Ogni azione può nascondere degli esiti perversi che vanno sempre evitati, anche quando una nostra decisione può sembrare insignificante. Per costruire una città migliore e più vivibile ci vuole l’impegno attivo e passivo di tutti. Inutile stare qui ad elencare tutti gli scempi e gli eventi venuti meno per lo scarso senso civico, per i confronti di idee che diventano vere e proprie guerre fratricide. Le lamentele e i complimenti se li portano via il vento, quello che serve a noi (come città, ma anche come associazione) è la collaborazione di tutti. Crescere culturalmente significa anche questo, altrimenti le nostre menti saranno destinate ad essere una massa informe di materia grigia pronta ad accogliere la muffa e il marcio di una società civile che di “civile” ha ormai ben poco. Anche così si dimostra di amare la propria città, non solo dimostrando di saper distinguere una “ttenchia” da un “nzorba”. Un ultima cosa.. Riflettere prima di (s)parlare non farebbe male, gli inadempienti capiranno, forse. Luca Di San Carlo


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Se davvero la prima impressione è quella che conta, amici miei siamo fritti...“pesciu te nu purpu”! Riflettiamo un po' su questo assioma adattandolo alla realtà turistica di Gallipoli e tiriamo le nostre conclusioni. Quando un turista al suo primo approdo in Salento arriva nella Città Bella via treno la prima impressione che si fa non appena varca la soglia della nostra antica stazione è grossomodo quella di esser giunti in una vecchia cittadina del far -west. Le attese e le certezze di natura panoramica tipiche di un depliant turistico sembrano infatti vacillare già alla vista della celebre Piazza Matteotti, o più comunemente “del Monumento”. Vi troviamo quelle che dovrebbero essere aiuole colorate di un giallo cadavere, dove regna la natura morta e i secchi arbusti e le sterpaglie sospinte dal vento formano quelle famose “palle rotolanti” tipiche delle migliori ghost-town. Le altissime e quasi centenarie palme che troneggiavano sul luogo sono state abbattute qualche tempo fa in seguito ad un virus che le aveva colpite, e giustamente adesso al loro posto è rimasto il basamento dell'arbusto dove, a completare l'opera funerea, si potrebbe apporre qualche bell'epitaffio. Proseguendo tra le sovracitate sterpaglie, un marciapiede in fase di erosione e le sedie e i tavolini dei soliti bar (quelli sì che fioriscono rigogliosi ogni anno), si arriva al famoso Monumento dei Caduti e qui qualche timido alberello e qualche fiorellino sembrano volersi ribellare alla drammaticità dello spettacolo, ma ahimè senza successo. Alcuni “anziani del villaggio” seduti sulle panchine a mò di siesta ed il solleone da circa 35° che picchia soprattutto nelle prime ore pomeridiane (quando la via centrale della città è praticamente deserta) completano questo set degno di un film del mitico Clint Eastwood. Eppure non ci vorrebbe un grandissimo impegno economico per riqualificare e tenere curata la zona ridando il meritato verde a quelle aiuole (idratate magari da un bell'impianto di irrigazione quotidiana) e ripiantando qualche altro albero. Non è tutto, perchè questo è solo il primo dei numerosi posti da cui il turista (quello giovane o quello più attempato) durante la sua villeggiatura gallipolina si trova necessariamente a passare: vedi ad esempio Piazza Carducci fortunatamente già in fase di restauro, il Ponte Seicentesco dove la sottostante e limpidissima acqua viene illuminata per far notare meglio al turista anche qualche rifiuto galleggiante oltre al tanto discusso “Riccio”, oppure la litoranea Sud verso la Baia Verde e le disco-spiaggie, riqualificata in questi


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giorni da un nuovo piano di circolazione stradale ma ancora una volta lasciata al buio e illuminata a sprazzi solo dai fari delle auto che sfrecciano sulla strada incuranti dei pedoni che vi camminano a lato. L'elenco potrebbe continuare ancora, perchè sono tanti gli accorgimenti che si potrebbero fare per migliorare la città quantomeno nei suoi “punti strategici”, in modo da non lasciare al “furese” quell'impressione di una città poco curata nei particolari rispetto magari a quanto avviene nel capoluogo leccese dove strade, aiuole e affini sono trattati in modo ottimale e dove giganteggia anche una villa comunale (una delle famose “utopie gallipoline”). Vi lascio con un paio di foto prese da una bellissima pagina di Facebook dal nome “Storica Gallipoli” e che ritraggono Piazza Matteotti (al secolo chiamata addirittura “Parco della Rimembranza”) e la stazione ferroviaria qualche decennio addietro: a dimostrazione che il tempo molto spesso non migliora le cose ma tende a peggiorarle. Alessandro Scorrano


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Chi si occupa di sport, e più specificatamente di calcio, sa quanto gli ultras siano bistrattati e gli venga sempre imputato ogni problema. Probabilmente è il nostro destino essere additati come “quelli violenti” e noi, spesso e malvolentieri, ci troviamo a dover convivere con giudizi qualunquisti e luoghi comuni di ogni genere. Quando però c’è da organizzare un qualcosa, che sia piacevole e divertente, come una trasferta o una coreografia, oppure d’importante, come aiutare chi soffre, o battersi per i diritti di qualcuno e per principi di legalità e giustizia ecco che gli Ultras sono sempre in prima linea, tra l’indifferenza di stampa e televisioni. A loro fa piacere parlare di Ultras solo quando ci sono scontri, arresti, sassaiole e quant’altro, guardandosi bene dall’evidenziare il lato aggregativo del fenomeno. Negli ultimi mesi gli Ultras Genoani, impegnati nei soccorsi per le popolazioni alluvionate in Liguria, sono passati dall’essere “Angeli del Fango”, a veri e propri criminali/terroristi capaci di sospendere una partita del massimo campionato di serie A. E di gogna mediatica, ahimè, ne sappiamo qualcosa anche noi nella nostra piccola realtà. Solo un paio di anni fa molti dei ragazzi appartenenti alla nostra Curva sono stati vittime di una pesante repressione, che con arresti, diffide, denunce e processi penali ancora in corso,che ha punito questi pericolosi “terroristi” che hanno avuto la grave colpa di non voler pagare un semplice biglietto per una partita di Promozione. Su stampa e televisioni ecco spiattellati nomi e foto per la gioia di curiosi e benpensanti. Peccato soltanto (peccato per la stampa ovviamente!) che molti di quei ragazzi sono parte attiva dell’associazione “Fideliter Excubat”, e che puntualmente non perdono occasione di manifestare in strada contro le vittime della mafia, contro ogni forma di illegalità cittadina, contro ogni forma di mala politica locale e nazionale. Sempre questi stessi ragazzi che organizzano cineforum contro la criminalità, che organizzano serate di arte e cultura aperte alla gente e ai bambini. Ovviamente sappiamo che tutto questo non uscirà mai su un giornale, e francamente la pubblicità non ci ha mai interessato più di tanto, ma quanto meno un minimo di obiettività e onestà intellettuale, da parte dei media, sarebbe cosa gradita. Sappiamo benissimo che non siamo degli stinchi di santo ma nemmeno pericolosi assassini come in ogni modo tentano di farci passare, e come diceva qualcuno ne santi ne criminali semplicemente ultras, sostenitori della nostra squadra, così come della nostra città. Stefano Fiorito


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E’ questo quello che emerge dopo la chiacchierata fatta con il comitato “festa di Santa Cristina”, provvisoriamente alloggiato in uno stand nei pressi del liceo, insieme al dispiacere inevitabile dovuto all’indifferenza di una parte della cittadinanza, ma tanta voglia di andare avanti grazie alla devozione verso la Santa che nel 1867 liberò la città dal colera. Quanti siete in tutto? E come è nato questo nuovo comitato? Siamo una decina in tutto. Il comitato nasce dalla voglia di conservare la tradizione di questa festa affinché non vada persa, ma soprattutto per la devozione che abbiamo verso la Santa; Quindi è questo che vi ha spinti anche quest’anno ad organizzare questa festa così macchinosa? Nonostante l’indifferenza di molti c’è ancora chi ci tiene alle tradizioni e soprattutto, mi ripeto, anche alla Santa in sé per sé; La vostra festa ideale, quella che magari un giorno vi piacerebbe poter inaugurare, come dovrebbe essere? C’è qualche progetto per il futuro? Di preciso no, l’obbiettivo principale del nostro comitato è quello di renderla sempre più grande, sempre migliore e più partecipata. Riportarla agli antichi splendori; Qual è stata la questione più difficile che avete affrontato? Sicuramente il reperimento dei fondi; Quindi da dove provengono fondamentalmente i soldi necessari? Per la maggior parte dalla cittadinanza, che risponde come può.. Anche se c’è molta indifferenza e diffidenza anche verso di noi; …E le attività commerciali? Queste purtroppo non rispondono così come dovrebbero, c’è chi ci guadagna molto da questa festa in termini di incassi, ma contribuisce poco. C’è da dire però che per fortuna non tutti sono così; Qual è l’aspetto più oneroso della festa? Indubbiamente quello più oneroso è anche quello più spettacolare, stiamo parlando ovviamente delle luminarie, che quest’anno saranno con l’illuminazione a led, e dei fuochi pirotecnici, senza tralasciare comunque i costi per le bande musicali e i musicisti in genere; Sappiamo tutti com’è il popolo gallipolino, spesso pronto a lamentarsi per tutto. Cosa vorreste dire ai nostri concittadini? Invece di stare sempre a lamentarsi, i nostri concittadini potrebbero dare anche una mano e contribuire di più come fanno nelle altre realtà locali. Non possiamo perdere l’ultima vera festa patronale che abbiamo, che poi è la festa patronale per eccellenza; Parliamo del programma: c’è qualche novità per quest’anno? Novità eclatanti no, ma c’è un ritorno al passato per quanto riguarda lo spettacolo pirotecnico che sarà senza musica ma grandioso come quelli degli anni passati; Così il comitato, che non perde occasione per sottolineare l’amarezza della scarsa partecipazione popolare e ci tiene a sottolineare come la festa quest’anno sia stata organizzata in una ventina giorni, con tutte le difficoltà connesse, grazie al lavoro di pochi che si sono spesi in tutto e per tutto, nonostante questi abbiano ricevuto qualche umiliazione tipica del gallipolino medio. Insomma possiamo dire che ci stiamo un po’ dimenticando delle nostre radici, stiamo mettendo da parte la voglia di fare, divorata dall’indifferenza e dal qualunquismo culturale. Feste e tradizioni, per le quali intere generazioni e gruppi di persone hanno lavorato con passione, ora sono nel dimenticatoio collettivo. Questi siamo noi. Un popolo spesso bigotto e scettico che non si sa gestire e non sa conservare le proprie tradizioni, barattandole con qualche euro in più nelle tasche, qualche parcheggio sotto casa e un turismo omologato alle altre realtà, fatto di cocktail, happy hour e sporcizia diffusa. E ci lamentiamo pure poi! La nostra storia e la nostra cultura non sono in vendita e state certi che ci sarà sempre qualcuno disposto a difendere tutto ciò.


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Pubblicazione Rivista Multimediale - Numero Unico del 26 Luglio