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PERIODICO DI INFORMAZIONE A CURA DI FIDAS VERONA – DONATORI VOLONTARI DI SANGUE

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N. 31 - dicembre 2017

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elle scorse settimane il papà di Elisa, una bambina di tre anni affetta da leucemia acuta, ha diffuso un appello per trovare un donatore di midollo osseo compatibile con la figlia, dal momento che la ricerca sul registro mondiale dei donatori volontari non aveva ancora consentito di individuare la persona giusta. Si sono mobilitati attori, cantanti, sportivi famosi e l’hashtag #salviamoelisa è stato a lungo tra i trend nei social network. Nel mondo circa 30 milioni di persone hanno acconsentito a registrare i propri dati genetici dando la disponibilità a un eventuale prelievo di midollo osseo o di cellule staminali: puntare l’attenzione su questo tema e fornire informazioni corrette per avvicinare sempre più giovani alla donazione di midollo è importante e per questo abbiamo voluto dare anche noi un contributo, dedicando due pagine di questo giornale al tema. Tutto bene quindi? In realtà no, perché se andate a cercare tra le numerose pagine web dedicate a Elisa troverete molti che, opportunamente, hanno ricordato che ci sono tanti pazienti che in questo momento hanno bisogno di una donazione, ma troverete anche più di un commento di persone che, come prima reazione, si sono detti disponibili a fare qualcosa purché venisse garantita la specifica destinazione

del loro dono verso Elisa. Cattiveria verso le necessità delle altre persone sofferenti? Non credo. Ignoranza sui concetti di anonimato e gratuità che sono alla base della donazione? Anche, ma non solo. Ciò che lascia più perplessi è che per qualcuno l’intermediazione di un’associazione, l’anonimato, l’affidarsi a strutture organizzate dedicate può determinare delle fregature, o quanto alimentare interessi impropri. Il volontariato in Italia, praticato da oltre 7 milioni di persone, è ai minimi della popolarità, travolto dal populismo (“Quanti interessi ci sono dietro le organizzazioni che si occupano dell’accoglienza dei migranti?”), dalla disillusione (“Se devo mandare un’offerta, la do in mano al missionario che conosco ma all’associazione no”), dalla messa in discussione delle attività istituzionali (“Voi donatori di sangue quanti soldi spendete per organizzare i tornei sportivi?”). Recentemente abbiamo sentito il dovere di replicare a un commentatore, rigorosamente nascosto dietro un irriconoscibile nickname, che sul sito de L’Arena, sotto l’articolo che riportava il nostro appello a trovare nuovi donatori lanciato all’assemblea provinciale di

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Presidente Fidas Verona

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Massimiliano Bonifacio

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EDITORIALE

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Negrar, chiedeva “Quanti denari prendono queste associazioni per ogni donazione?” e suggeriva la miglior utilità di donare senza essere associati. Si tratta di un’insinuazione codarda, tanto più immeritata e beffarda, dal momento che la Regione Veneto, unica in Italia, ci costringe a certificare la puntuale destinazione delle risorse economiche ricevute dall’azienda ospedaliera tramite dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, e quindi con un aggravio di responsabilità su presidenti e tesorieri che non sono in genere professionisti tributari. Al di là di ciò, rimane il fatto che la funzione delle associazioni dei donatori (di sangue, di midollo, di organi) è molto più della sola, e comunque già sufficientemente onerosa, divulgazione di una coscienza civica del dono. Le sfide che affrontiamo, specie negli ultimi anni, sono molte altre: l’informazione dei donatori sui comportamenti a rischio e sui corretti stili di vita, la programmazione delle donazioni in accordo ai fabbisogni degli ospedali, la modulazione delle donazioni dei nostri soci in base al gruppo sanguigno (strumento prezioso del tutto impraticabile nella popolazione dei donatori non associati), la presenza presso i centri trasfusionali dove i nostri volontari non raramente devono mitigare tensioni generate da carenze organizzative o dalle pastoie burocratiche imposte dalle più rigide procedure di selezione del donatore. I responsabili medici dei servizi trasfusionali ci dicono che la coperta è corta, che il personale è insufficiente ma le visite dei donatori durano di più, che occorre mettere un’attenzione maniacale alle procedure richieste dalle norme europee di accreditamento, che gli standard di qualità sono oggi ai massimi livelli ma impongono ritmi insostenibili. Come associazione abbiamo ovviamente a cuore la qualità se questa è un requisito per garantire maggiore sicurezza ai pazienti che riceveranno il nostro dono, ma dobbiamo renderci conto che la qualità di un servizio trasfusionale non si misura solo nelle procedure tecniche o nella calibrazione degli strumenti. Qualità per i donatori vuol dire trovare un clima favorevole e un facile accesso alla donazione, con orari adeguati. Qualità è consentire che un padre donatore periodico possa accompagnare il figlio come

aspirante e che i due possano fare le rispettive attività in tempi sincroni, non considerando il primo una risorsa perché fornisce una sacca oggi e il secondo un investimento incerto perché a Verona solo il 60% degli aspiranti torna effettivamente a fare la prima donazione. Qualità è, anzi, spalancare le porte agli aspiranti e ai nuovi donatori, perché sono l’unico argine a un calo delle donazioni che è generalizzato in Italia e nella nostra Regione, e sarà altrimenti inevitabile nel prossimo futuro. Nei primi 9 mesi del 2017 abbiamo registrato un calo del 20% di aspiranti e nuovi donatori rispetto al 2016, forse anche perché negli ultimi anni ci siamo concentrati – associazioni e personale medico – sulla gestione dei 30.000 donatori periodici e non abbiamo prestato abbastanza attenzione a quei 500.000 veronesi (ed è una stima per difetto) di età compresa tra 18 e 60 anni, che pesano più di 50 kg e godono di buona salute. La sfida che quindi ci attende, e che non può prescindere dall’opera quotidiana delle associazioni, è donare, in quantità, qualità e sicurezza, ciò che serve a chi serve. Lo dobbiamo fare per Elisa, ma anche per tutti gli altri.

Periodico della FIDAS VERONA Donatori Volontari di Sangue Via Polveriera Vecchia, 2 - 37134 Verona Tel. 045 8202990 - Fax 045 8278521

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Autorizzazione Tribunale di Verona n.1535 del 13.03.2003 Presidente Fidas Verona: MASSIMILIANO BONIFACIO Direttore responsabile: ADRIANA VALLISARI Grafica e stampa: FIDES srl - via Pacinotti, 11A 37135 Verona Hanno collaborato a questo numero: Massimiliano Bonifacio, Enrico Bresadola, Chiara Donadelli, Gabriella Duca, Mirko Faccioni, Nicola Ferrari, Mirco Ghellere, Mauro La Bella, Nicola Martelletto, Moira Molani, Davide Rosi, Stefano Tassini, Annalisa Zenti. Un grazie alle segretarie Eva e Vanna.

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BUON COMPLEANNO FIDAS VERONA! S egnate la data in agenda: 14 aprile 2018. È il giorno in cui Fidas Verona festeggerà 20 anni di attività dalla parte della vita. L’anno di nascita è il 1998, ma le radici della nostra associazione affondano ancora più indietro nel tempo. Fidas Verona, infatti, è sorta grazie all’unificazione di tre storici gruppi veronesi di donatori di sangue, presenti fin dagli anni Cinquanta: il Gruppo Francescano (1952), Il Samaritano (1995) e il Gruppo San Camillo de’ Lellis (1962). Tre anime che già aderivano alla Fidas nazionale e hanno scelto di fondersi per proseguire insieme il cammino del dono, con un notevole impatto nel panorama del volontariato veronese. Il 20° anniversario della costituzione sarà un momento di gioia per i nostri donatori, che periodicamente tendono il braccio con spirito di generosità. Il 14 aprile 2018 tutte le sezioni si ritroveranno all’auditorium della Camera di Commercio di Verona, che ha concesso il patrocinio all’evento: un importante segno di riconoscimento per la nostra presenza. Per l’occasione, coinvolgeremo donatori, amici e simpatizzanti in un grande evento nel cuore della città: ci sarà da divertirsi!

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UN CALENDARIO DAVVERO GIOVANE

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20 ECCO IL LOGO CELEBRATIVO

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hi meglio dei giovani ventenni di Fidas Verona può impersonare l’associazione nella ricorrenza dei 20 anni? Sappiamo tutti che la donazione la fanno quotidianamente le persone che vanno a donare nei centri trasfusionali veronesi, tra cui tanti giovani. I ragazzi che si sono prestati a rappresentare questo spirito di solidarietà sono stati fotografati da Enrico Marcolungo, che li ha ritratti nelle loro reali attività e passioni. Grazie alla direzione creativa di Dario Sanna, abbiamo poi abbinato a ognuno di loro una frase che li rappresenta. Il risultato è una carrellata di giovani frizzanti e solari, che sprizzano calore umano e stabiliscono con chiarezza l’utilità e la bellezza della donazione, stimolando chi legge a fare altrettanto. Il lavoro consente un paragone molto positivo fra l’associazione e i ragazzi. La passione e l’impegno associativo in questi 20 anni di Fidas Verona sono gli stessi dei giovani testimonial che vivono, lavorano, studiano e affrontano la vita sempre con l’ottimismo del fare.

Stefano Tassini

Segretario organizzativo Fidas Verona

Vent’anni dalla parte della Vita

Per ricordare i primi 20 anni di Fidas Verona abbiamo creato un logo celebrativo, che useremo nel corso del prossimo anno. Si tratta di un “2018” che accoglie un “20” di colore rosso, che spicca sul grigio delle altre due cifre. Un’opportunità più unica che rara per giocare con i numeri che compongono l’anno: con le prossime ricorrenze sarà impossibile farlo di nuovo (25°, 30°…). Si è presentata, quindi, una ghiotta occasione per creare una sintesi di significati tutti compresa nel solo “2018”. Il logo di Fidas Verona compare all’interno dello zero, cornice ellittica particolarmente adatta ad accoglierlo. La frase “Vent’anni dalla parte della Vita” afferma con sicurezza l’essenza stessa dell’esistenza di Fidas Verona: un’associazione che si è impegnata con passione e risultati in questi primi 20 anni di attività. La “V” maiuscola e il rosso di “Vent’anni” e “Vita” creano un ponte visuale immediato tra le due parole, che rappresentano il tempo dedicato dai donatori Fidas Verona al bene supremo che tutti abbiamo in dono. 4

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ASSEMBLEA PROVINCIALE

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DONAZIONI IN CALO? COSÌ “AGGANCIAMO” GLI ASPIRANTI

In che modo? Oggi un terzo delle 77 sezioni di città e provincia organizza iniziative specifiche, mentre la metà partecipa a quelle provinciali. Le modalità di “aggancio” che riscuotono più successo risultano essere la presenza alle sagre Promozione del dono

paesane, l’organizzazione di manifestazioni sportive o ricreative (come la ciaspolata), il coinvolgimento nelle scuole del territorio. Meno efficaci, invece, paiono gli stand, i gazebi nelle piazze e le cene con i giovani.

PROMOZIONE DEL DONO

La tua sezione organizza attività di promozione?

Totale donatori

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Meno di 100

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Tra 100 e 200

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Oltre 200

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Quali sono le vostre attività di promozione?

Scuole superiori

Come allargare la rete della donazione e attrarre nuovi aspiranti? Se n’è parlato domenica 5 novembre, durante l’assemblea provinciale autunnale, ospitata a Negrar. Qui si sono discussi i risultati dell’indagine “La gestione degli aspiranti e dei nuovi donatori”. Nei primi nove mesi del 2017 le donazioni di sangue a Verona sono calate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: sono state 567 in meno (15.949 contro le 16.516 del 2016). Ad allarmare sono soprattutto la diminuzione delle prime donazioni, scese del 19% (751 contro le 929 del 2016), e il calo degli aspiranti donatori, pari al 22% (da 1.541 a 1.200).

Secondo il report del Crat, il Coordinamento regionale delle attività trasfusionali, a Verona si registra la percentuale più bassa di donatori che entrano nel circuito dopo la visita di idoneità. Solo il 61% degli aspiranti diventa donatore effettivo, mentre le altre province hanno numeri migliori.

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Altro*

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* Altro: eventi locali (sagre, feste…), promozione nelle scuole materne, eventi aziendali

ASPIRANTI DONATORI

Aspiranti donatori

In che modo reclutate prevalentemente aspiranti? In che modo reclutate prevalentemente gligli aspiranti? Promessa di donazione

39%

Familiari / amici

solo prima che scada l'anno di idoneità

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Ass. parrocchiali

sì con invito diretto (SMS, whatsapp)

39%

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Ass. culturali

sì, con invito generico (lettera)

6%

6%

Ass. sportive

tuasezione sezionecontatta contattagli gliaspiranti aspirantidonatori? donatori? LaLatua

Foto di Mirko Faccioni

47%

Elementari / medie

sezioni che hanno risposto al questionario

Aspiranti donatori

Promozione del dono

Quali sono le vostre attività di promozione?

La tua sezione organizza attività di promozione?

no, lasciamo che vadano spontaneamente

85%

Contatto diretto

39%

Accesso spontaneo

10%

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NUOVI DONATORI

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Nuovi donatori

sezione li accompagna CentroTrasfusionale? Trasfusionale? La La tuatua sezione li accompagna alalCentro

Partecipazione agli eventi della sezione

spesso qualche volta mai

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«Alla luce di questi dati, abbiamo sottoposto a tutte le nostre sezioni un questionario finalizzato a fotografare le modalità di coinvolgimento e di gestione degli aspiranti donatori – spiega il presidente provinciale Massimiliano Bonifacio –. È emersa una difficoltà di accesso in alcuni ospedali da parte dei nuovi donatori: per questo lavoreremo per facilitarli».

47%

“Coinvolgere di più i giovani” è il messaggio emerso all’assemblea provinciale. «Negli ultimi due anni abbiamo puntato molto sulla chiamata del donatore periodico: adesso bisogna concentrarsi maggiormente sul reclutamento di nuovi donatori, giovani in particolare», informa il presidente provinciale. 6

Le sezioni con meno di 100 donatori hanno risposto spesso nel 50% dei casi. Le sezioni con 100-200 donatori hanno risposto qualche volta nel 60% dei casi. Le sezioni con oltre 200 donatori hanno risposto spesso (50%) o qualche volta (50%).

Prenota la tua donazione! Chiama il numero verde 800 310 611 7


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GIOVANI Eventi estivi

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ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO S

ono Mauro La Bella e da aprile 2017 sono il nuovo coordinatore Giovani di Fidas Verona. Non tutti sanno che Fidas Verona ha un proprio gruppo giovanile, strutturalmente ed economicamente indipendente. Una maggior flessibilità gerarchica ci dà l’opportunità di aggiungere sempre nuovi membri al direttivo, che si può considerare a tutti gli effetti una grande famiglia. Ci troviamo ogni terzo lunedì del mese in sede provinciale, dove potete venire a conoscerci: le riunioni sono aperte a tutti. Il gruppo ha il compito di seguire le linee guida tracciate dal direttivo provinciale di Fidas Verona e di organizzare eventi e progetti per i giovani della provincia veronese. Alcuni sono delle positive riconferme: come la partecipazione al “Job&Orienta”, la più importante manifestazione italiana dedicata all’orientamento scolastico e lavorativo, che si è tenuta alla Fiera di Verona dal 30 novembre al 2 dicembre. Questa per noi donatori è una splendida opportunità per avvicinarci ai giovani che si affacciano al panorama lavorativo. A loro abbiamo potuto illustrare le principali nozioni sulla donazione di sangue ed emocomponenti. Poiché la nostra associazione è sempre alla ricerca di nuovi donatori, è stata un’ottima occasione per conoscere persone nuove e allargare la nostra famiglia, raccogliendo promesse di donazione.

SERVIZIO CIVILE: PASSAGGIO DI TESTIMONE DA MARTA A MIRIAM L

a segreteria provinciale ha un’aiutante in più per svolgere il lavoro d’ufficio e preparare i materiali per le assemblee o gli incontri nelle scuole. Grazie al servizio civile, per un anno è rimasta con noi Marta Pellegrini, 22 anni, giovane che ha scelto di investire in Fidas Verona. «Era una realtà che già conoscevo, grazie a mio papà, che fin da piccola portava me e mia sorella a tutti gli eventi di sezione, a Pozzo: è stato facile integrarmi in questa famiglia», racconta la ragazza. Marta, pur non essendo donatrice perché pesa meno dei 50 kg necessari per donare, ha sposato la causa del dono. «Le persone che ho conosciuto, le amicizie che ho stretto e tutto ciò che ho imparato sono un tesoro che porterò sempre con me: il servizio civile è un’esperienza che consiglio a tutti», dice. L’ha presa in parola Miriam Mantelli, che dall’11 ottobre scorso è entrata nei nostri uffici. La 25enne, donatrice di sangue dalla maggiore età, è figlia d’arte, perché il padre Franco è l’attuale presidente della sezione Tomba - S. Giacomo - Zai di Fidas Verona. «Mi sono laureata ad aprile in infermieristica e ho deciso di investire quest’anno nell’attività di servizio civile: un’attività che mi farà crescere molto», spiega Miriam. A lei va un grande in bocca al lupo e a Marta un grazie per il servizio svolto. 8

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n’estate in Fidas: è quella trascorsa da 10 studenti e studentesse di terza e quarta superiore, che hanno compiuto il percorso formativo nella nostra realtà associativa. Da fine maggio a settembre, Fidas Verona ha accolto questi giovanissimi, provenienti dall’Istituto Seghetti e dal liceo Galileo Galilei. Qui di seguito ospitiamo l’intervento di Annalisa Zenti e Gabriella Duca, docenti del Galilei, che hanno seguito i ragazzi durante il percorso.

I percorsi di alternanza scuola-lavoro in Fidas rientrano nel progetto “Salute e solidarietà”, portato avanti dal nostro istituto. L’obiettivo è la conoscenza delle strutture e delle associazioni sanitarie e la loro importanza per la comunità, specie per le fasce più deboli della popolazione; l’apprendimento del corretto modo di avvicinarsi all’utenza nel rispetto delle norme sulla privacy e sulla sicurezza; la sensibilizzazione ai temi della salute e della solidarietà sociale. Il percorso ha impegnato gli studenti in attività di affiancamento ai volontari dell’associazione, sia nell’accoglienza donatori al Centro Trasfusionale di Borgo Roma, sia in quelle di segreteria presso la sede di Fidas Verona. Dai report degli studenti si rileva che hanno instaurato un rapporto di positiva collaborazione con il tutor e con i volontari. Tra le attività svolte, è stata apprezzata in particolare quella presso il Centro Trasfusionale, per la possibilità di entrare in contatto con il mondo ospedaliero e le figure professionali operanti. Attraverso quest’esperienza gli studenti riferiscono di aver imparato ad accogliere i donatori in modo

corretto, a dare informazioni complete agli aspiranti donatori, ad usare programmi per la contabilità e database. Inoltre, confermano di aver potuto potenziare quelle competenze trasversali richieste dal mondo del lavoro: assumersi responsabilità, lavorare in squadra, sviluppare autonomia nell’esecuzione di compiti progressivamente più complessi. Il percorso di alternanza scuola-lavoro all’interno di Fidas Verona soprattutto ha permesso loro di comprendere il mondo della donazione, i valori e lo spirito che lo animano.

Nuovo servizio di baby parking M entre papà e mamma donano il sangue, i figli giocano nello “spazio bimbi” del polo Confortini. Da agosto, per tutti i genitori e volontari iscritti alle associazioni Avis, Asfa e Fidas Verona tendere il braccio è più facile. Grazie alla disponibilità della cooperativa sociale Cercate, che gestisce il servizio all’interno dell’ospedale di Borgo Trento, i genitori donatori possono contare sull’appoggio gratuito di alcune educatrici. Recandosi al Centro Trasfusionale, infatti, possono lasciare gratuitamente per un’ora e mezza i loro bambini in un luogo sicuro. Questo spazio educativo e ricreativo, posto di fronte allo sportello dell’accettazione, accoglie bambini di età compresa fra i 13 mesi e gli 8 anni. Il baby parking è aperto dal lunedì al sabato dalle 6.50 alle 20, la domenica e festivi dalle 8 alle 13. Per informazioni e prenotazione (sempre per la domenica) si può chiamare il numero 347.2585779.

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i volti del dono

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Fidas Verona e BluVolley Calzedonia: il servizio volontario dei donatori di sangue all’Agsm Forum prosegue da 11 anni. «Questa collaborazione è un fiore all’occhiello per la nostra associazione e ci ha permesso di diffondere il nostro messaggio di solidarietà: il mondo della pallavolo rispecchia i nostri valori di tenacia, collaborazione e attenzione alla salute». Così il presidente provinciale Massimiliano Bonifacio sintetizza il motivo per cui Fidas Verona collabora con la pallavolo maschile. «Ogni anno circa il 10% dei nostri 12mila associati interrompe le donazioni per limiti di età o motivi di salute: è quindi necessario un continuo ingresso di nuovi donatori, che speriamo di intercettare anche tra i tifosi». Sono una cinquantina i volontari con l’inconfondibile maglia rossa che controllano gli accessi del pubblico. «Ciò che contraddistingue questi formidabili volontari è una grande passione! Tanti, pur provenendo da zone distanti, da anni non fanno mancare il loro apporto, fondamentale per la società sportiva», afferma Stefano Tassini, segretario organizzativo di Fidas Verona e loro coordinatore. L’intuizione che la pallavolo potesse essere un veicolo dell’importanza del dono risale al 2002, grazie all’allora presidente Silvano Salvagno. Anno dopo anno la partnership è cresciuta, fino a diventare un connubio duraturo. Il gruppo è sempre alla ricerca di nuove persone; si può aderire in qualsiasi momento del campionato, basta essere maggiorenni. Per informazioni contattare la sede provinciale: via telefono 045.8202990 o mail info@fidasverona.it.

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i volti del dono

«ECCO COME HO DONATO IL MIDOLLO» Mi chiamo Enrico Bresadola, sono uno studente di 25 anni e ho iniziato a fare il donatore nel 2010. Ho sempre fatto parte di Fidas Verona: qui ho trovato un ambiente stimolante, a misura di giovani. Ho partecipato a molte attività organizzate, fra cui il “Job&Orienta” alla Fiera di Verona, la “Traversata della solidarietà” nello stretto di Messina e la “24 ore del donatore”. Nel 2012 ho dato l’adesione all’Admor perché ritenevo che fosse una scelta responsabile; magari non sarebbe mai servita, ma sentivo di doverla fare. Ho avuto un nonno che è scomparso 20 anni fa e che, a causa di una malattia del midollo, ha potuto sopravvivere soltanto grazie a continue trasfusioni di sangue. Per lo stesso motivo mi sono sentito spinto poco dopo a iscrivermi anche all’Aido. Nonostante fossi convinto che la mia iscrizione all’Admor fosse un fatto più formale che reale, verso la fine dell’estate sono stato contattato dalla dottoressa Anna Rosa Gandini, responsabile del registro donatori di midollo del Veneto. Mi ha prospettato la possibilità di effettuare dei controlli più approfonditi, al fine di rilevare una possibile compatibilità. Ho iniziato pertanto con un prelievo, seguito da accertamenti cardiologici, ecografici e radiografici. Quasi incredibilmente, alla conclusione degli esami, sono stato informato che il mio midollo poteva davvero essere di aiuto a qualcuno: c’era soddisfacente compatibilità con una giovane malata inglese. Dopo aver fatto una serie di iniezioni di Myelostim, un farmaco che “libera” le cellule staminali emopoietiche nel sangue, il 4 ottobre ho effettuato la donazione al Centro Trasfusionale dell’ospedale di Borgo Roma. Si è trattato di una donazione di sangue periferico, durata 5 ore: il mio sangue veniva prima filtrato da un macchinario, che tratteneva le cellule staminali necessarie, e poi reimmesso. Non è stato per niente doloroso.

L’IMPRESA EPICA DI MARCO MAZZI Allori per Marco Mazzi: il 22 novembre scorso l’ultramaratoneta e nostro donatore ha conquistato l’Atene-Sparta-Atene. Una gara leggendaria, lunga 490 chilometri: ha impiegato 99 ore 36 minuti e 27 secondi, arrivando undicesimo al traguardo. Con questa impresa epica Marco ha veicolato il messaggio dell’importanza del dono. A fine settembre, con la bandiera di Fidas Verona, aveva conquistato pure la Spartathlon, lunga “soli” 246 chilometri. Ora conclude con successo l’anno di iniziative pensate per festeggiare i suoi 50 anni. Un’idea che l’ha portato a correre anche in America, fra i ghiacci del Minnesota e nel deserto californiano. Marco, con le sue imprese, ci ha indicato che il bisogno di sangue non si ferma mai. 10

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È stata una gran bella giornata, perché il personale medico e paramedico mi ha davvero coccolato. Ho potuto inoltre ricevere visite, fra cui quella di Chiara Donadelli, vicepresidente di Fidas Verona, di Gianni Cacciatori, presidente dell’Admor veronese, di Rolando Imperato, presidente di Fidas Golosine e dell’immancabile Angelo Fasoli, donatore che ha superato il tetto delle 200 donazioni di sangue. Lui è proprio l’esempio di quel che io intendo essere un donatore. Ovviamente non so come sia andata o andrà a finire: spero fortemente che la ragazza destinataria del mio midollo possa trarne giovamento. Non ho mai pensato che donare sia una cosa speciale; credo piuttosto che sia qualcosa che costa davvero poco ma che può dare molto. Tutti i giovani hanno in mente di fare qualcosa di speciale nella vita. Per me questa è stata una piccola avventura da ricordare: spero che molti altri possano viverla. In fin dei conti, donare non è poi cosi difficile!


i volti del Focus medico dono

Focus medico

LA DONAZIONE DI CELLULE STAMINALI EMOPOIETICHE Cosa sono le cellule staminali? Sono cellule indifferenziate presenti in tutti gli organi, con funzioni di rigenerazione e supporto. Le cellule staminali di cui parliamo nell’articolo di pagina 11 sono dette emopoietiche perché servono a produrre le cellule del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Tutte le ossa del nostro corpo contengono cellule staminali emopoietiche: per questo il prelievo di tali cellule a scopo di trapianto è stato a lungo chiamato “donazione di midollo osseo”.

hanno 1 probabilità su 100.000 di avere lo stesso HLA.

Le cellule staminali si trovano solo nel midollo osseo? No. Il midollo osseo è una delle fonti di cellule staminali, ma le stesse si possono trovare anche nel sangue circolante, in quantità molto ridotte: tramite lo stimolo con specifici farmaci queste cellule possono essere indotte a uscire dalla sede midollare ed essere mobilizzate liberamente nel sistema circolatorio. Inoltre, il cordone ombelicale è una sorgente molto ricca di cellule staminali emopoietiche.

Come si trova un donatore di cellule staminali emopoietiche? Indagando in primo luogo tra i fratelli e le sorelle di un paziente candidato al trapianto. Se questi non sono HLA-identici (o se il paziente è figlio unico, evento sempre più frequente nel nostro Paese a bassa natalità), è necessario ricorrere a registri di potenziali donatori di midollo osseo. È inutile indagare tra i familiari di secondo grado, tra gli amici o tra i vicini di casa: la statistica di 1:100.000 preclude qualsiasi possibilità di successo.

A cosa serve determinare la compatibilità genetica? A stabilire se una persona sana può donare le proprie cellule staminali a una persona malata, in genere a causa di una grave patologia oncologica del sangue (leucemie, linfomi, mielomi…), per aumentarne la possibilità di guarire.

Le cellule staminali midollari, periferiche, cordonali sono uguali? Non completamente, ma dal punto di vista operativo lo sono. Le caratteristiche genetiche, e quindi la compatibilità tra individui diversi, non dipendono dalla sorgente da cui le cellule staminali vengono prelevate.

Come ci si iscrive al registro dei donatori? Occorre avere tra i 18 e i 35 anni, pesare almeno 50 kg e godere di buona salute. Ci si deve quindi recare presso un Servizio Trasfusionale e chiedere di fare un semplice prelievo di sangue per inserire i propri dati nella banca internazionale. Sempre in questa fase ci si può iscrivere all’Associazione Donatori Midollo Osseo e Ricerca (ADMOR) della provincia di Verona, con cui collaboriamo da molti anni. In questa fase non viene prelevato ad alcuno il midollo osseo, e anzi a molti non verrà prelevato mai.

dell’influenza) che per i donatori di midollo sono più frequenti dopo la donazione, e per i donatori di cellule periferiche prima della donazione, a causa dei farmaci mielostimolanti. Una volta stabilità la compatibilità con un paziente, chi decide il tipo di donazione? Anche se le cellule midollari e periferiche sono uguali per quanto riguarda l’HLA, l’ematologo che ha in cura il paziente candidato a trapianto decide se sia meglio ricevere cellule da midollo o da periferico. Il donatore è libero di decidere se sottoporsi alla donazione che gli viene proposta, consapevole tuttavia che un suo rifiuto potrà avere conseguenze anche gravi sulla vita del paziente in attesa di trapianto. Negli ultimi anni il numero di donazioni da sangue periferico è molto aumentato, mentre le donazioni di midollo e di cordone ombelicale sono rimaste stabili o leggermente diminuite (Figura 3).

In che senso? I dati di tutti i donatori iscritti vengono confrontati con quelli dei pazienti in attesa di trapianto, in tutto il mondo (Figura 2). Se si individua una possibile compatibilità il donatore viene chiamato per controlli successivi e solo dopo tale verifica si può procedere alla donazione. Un’avventura, o un privilegio, che solo pochi donatori possono sperimentare: è però fondamentale che si iscrivano in tanti per individuare il donatore “giusto”.

Quanti sono i donatori iscritti nel registro? Più di 30 milioni, dei quali quasi 400.000 iscritti nel registro italiano (IBMDR), che è una enorme banca dati collegata in tempo reale al resto del mondo (Figura 1).

Cosa può sapere il donatore del paziente, e viceversa? La donazione è anonima, le uniche informazioni che vengono date al donatore sono il genere del ricevente, l’età e il Paese di residenza. Il donatore può essere informato, in termini generali, sulla salute del paziente cui ha donato le cellule staminali e può inviargli della corrispondenza che viene “filtrata” dal registro per garantire che non contenga informazioni atte a riconoscere l’identità del donatore.

Come avviene la donazione di cellule staminali? Le cellule staminali possono essere donate tramite prelievo del midollo osseo, tecnica più tradizionale, o tramite prelievo da sangue periferico. Il prelievo midollare si esegue in anestesia generale e richiede un breve ricovero (24-48 ore). Il prelievo periferico si esegue con una macchina da aferesi, simile a quella per donare il plasma, ma servono due accessi venosi contemporanei (in entrambe le braccia) e la procedura dura almeno 4 ore. Entrambe sono procedure sicure e non dolorose. Possono esserci dei piccoli fastidi (simili ai dolori muscolari

Cosa determina la compatibilità genetica? Un sistema definito HLA (Human Leukocyte Antigen), ossia una carta di identità genetica specifica per ciascun individuo, responsabile del riconoscimento immunologico di sé stessi e del rigetto immunologico di ciò che è diverso da sé. In pratica, il nostro sistema immunitario è progettato per tollerare il proprio HLA e attaccare tutto ciò che non riconosce come parte dell’organismo cui appartiene (virus, batteri, ma anche cellule di altri individui). Due fratelli nati dagli stessi genitori hanno il 25% di probabilità di condividere i geni HLA. Due individui non parenti 12

Per info: www.admor.org

Massimiliano Bonifacio

presidente Fidas Verona e Ricercatore Universitario in Ematologia 13


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Eventi estivi

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316 volontari si sono alternati nella piscina olimpionica delle Antiche Terme di Giunone per la 24 Ore del donatore Fidas, che si è tenuta a Caldiero sabato 26 e domenica 27 agosto. Nuotando ciascuno per 15 minuti, i partecipanti hanno dato vita a una staffetta di generosità, metafora del bisogno di sangue ed emocomponenti che non si ferma mai. Tanto più d’estate, quando le scorte si assottigliano ed è necessario il contributo di donatori che tendano il braccio con regolarità, per garantire l’assistenza ai pazienti che necessitano di terapie trasfusionali.

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24 ORE DEL DONATORE DIECI ANNI IN VASCA

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Eventi estivi

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Ecco i trofei 2017: - Trofeo categoria assoluta uomini per il maggior numero di vasche percorse: Luca Brazzale (23,5) - Trofeo categoria assoluta donne per il maggior numero di vasche percorse: Irene Bresadola (18) - Trofeo Fidas: Alberto Badalotti dell’Associazione friulana donatori di sangue di Udine - Trofeo Fidas Verona: Davide Bonizzato (sezione Golosine) con 20,5 vasche percorse - Trofeo Carletto Lanciai: Ottavia Pesenti per essere stata la staffettista n. 2.000 dalla prima edizione della manifestazione

Quest’anno la manifestazione ha celebrato il suo decimo anniversario, superando ogni record: dalle ore 16 di sabato 26 agosto alla stessa ora di domenica 27 agosto, i 316 partecipanti (donatori e non) si sono dati il cambio in acqua, percorrendo complessivamente 3.305 vasche, per un totale di 165 chilometri. A partire dal 2008, quando Fidas Verona ha dato il via a questo evento, hanno partecipato alla 24 Ore ben 2.264 persone, provenienti da ogni parte d’Italia, che hanno nuotato per 24.244 vasche complessive. In totale, sono stati coperti 1.212 chilometri, vale a dire la distanza tra Verona e Reggio Calabria, città dove si è svolta la "Traversata della Solidarietà", altra manifestazione di nuoto organizzata dalla Fidas. In 10 anni, tanti hanno voluto sostenere la 24 Ore: dall’atleta-conduttrice Giusy Versace, che ha affrontato la sfida con il coraggio e la tenacia che la contraddistinguono, alla giornalista Carmen Lasorella, dall’uomo bandiera Stefano Scarpa all’attore Luca Seta. E, ancora, i giocatori della BluVolley Calzedonia e i ciclisti Maurizio Fondriest e Andrea Guardini; i nuotatori Luca Pizzini, Elisa Mammi, Niccolò Maschi e Aglaia Pezzato. Anche quest’anno non sono voluti mancare all’evento nazionale i professionisti dello sport. L’emozionante conclusione della manifestazione è stata infatti affidata alle bracciate del campione italiano di paratriathlon Manuel Marson, atleta ventunenne ipovedente di Colognola ai Colli, di Arianna Barbieri, dorsista delle Fiamme Gialle e degli atleti delle Fiamme Oro Rodolfo Valenti e Andrea Volpini.

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ROVERCHIARA

Cos’hanno in comune il Torneo provinciale di calcio a 7, svoltosi a Dossobuono il 24 e 25 giugno e il Torneo provinciale di pallavolo a 4, disputato a Bovolone il 9 luglio? Ben tre cose: in entrambi i casi si trattava della settima edizione, sono stati caratterizzati da un caldo torrido e sono stati vinti dalle squadre della sezione di Colognola ai Colli! La squadra di volley ha trionfato in ben 4 delle 7 edizioni del torneo, ma per la squadra di calcio si è trattato di una vera e propria sorpresa! Allenati dal Mister Mirko Massignani, sono scesi in campo Giovanni Finarelli, Matteo Salvoro (che facevano parte anche della squadra che aveva già trionfato nel 2007), Mauro Grandi, Matteo Valan, Daniele Scolari, Michele Begnoni, Andrea Grigoli, Luca Tregnaghi, Massimo Grigoli, Diego Braggio, Marco Piccoli e il giovanissimo portiere Samuele Treccani. La squadra si è distinta per la sportività con cui ha disputato tutti gli incontri; unica nota stonata il brutto infortunio rimediato da Giovanni Finarelli, uscito con un piede fratturato dopo un contrasto. Per quanto riguarda il torneo di volley, la squadra che ha vinto tutte le partite era composta da Francesco Pozzani, Elisabetta Novaria, Matteo Modena, Giorgio Marcolungo, Matteo Sterzi e Giada Permunian. Un anno da ricordare dunque per la sezione di Colognola. Speriamo che questi successi siano di stimolo e tanti sportivi diventino nuovi donatori: è il motivo principale per cui vengono organizzati i tornei.

SALIZZOLE

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Nicola Martelletto

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UNA SEZIONE A TUTTO SPORT

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COLOGNOLA AI COLLI

LA VOGLIA DI DONARE VIAGGIA SUI PEDALI

Davide Rosi

Come tutti i donatori sanno, purtroppo l’estate è il momento dell’anno in cui la donazione di sangue risente di un calo maggiore. Per la sezione di Salizzole, però, l’estate 2017 è stata il periodo ideale per raccogliere nuovi donatori. Tutto ha avuto inizio nella calda mattina di domenica 13 agosto, a Engazzà, ritrovo per l’ormai tradizionale biciclettata che ha attraversato Salizzole e parte di Bovolone. Donatori e simpatizzanti sono stati capitanati da un simpatico individuo col… berretto di lana. «Per invitare la gente a iscriversi avevo scommesso che avrei fatto il giro col berretto di lana se avessimo superato le 100 persone: per nostra fortuna i partecipanti sono stati circa 120! – racconta infatti il presidente Luca Guarnieri –. È stata davvero una bellissima mattinata, per la quale devo ringraziare il Centro sportivo San Pierino, l’agriturismo "All’Albaro" e la pizzeria "All’Ingordo" per i ristori lungo il tragitto; il motoclub “I Pezo” per la gestione della sicurezza sulle strade e il Circolo Noi “Noantri da l’Ingazà” per l’ospitalità e il pranzo». L’evento è stato un successo doppio, dal momento che quella mattina sono stati arruolati ben 8 aspiranti. Il 24 settembre, giornata della raccolta di sangue dell’associazione, sono stati in totale 17 a fare l’esame in ospedale per poter diventare donatori. A loro si sono aggiunti altri 52 fedelissimi donatori “ordinari”. La sezione di Salizzole continua così a tenere alta la sua percentuale di donazioni, consapevole dell’importanza di questa forma di volontariato. Il merito? Di certo va a un team giovane ed energico che riesce sempre a trovare ottime idee per far divertire chi, al contempo, dona un po’ di sé per qualcosa di molto più grande.

CASALEONE

QUI LA SOLIDARIETÀ CORRE

Mirco Ghellere

Domenica 30 luglio si è svolta la 3a edizione della manifestazione podistica “Coremo par lu”, in ricordo del nostro concittadino Nicola Ridolfi, scomparso prematuramente e dotato di una forte passione per la corsa. Il gruppo podistico locale Le Peste ha rinnovato con tutte le associazioni del paese la collaborazione per l'organizzazione dell'evento. La manifestazione si è sviluppata su cinque percorsi, tutti nel territorio comunale di Roverchiara, ricco di verde e di paesaggi splendidi, lungo le sponde del fiume Adige. Complice la bella giornata, si è registrata la partecipazione di oltre 1.500 persone provenienti da tutta la provincia di Verona e non solo. Il nostro gruppo ha organizzato la propria presenza, allestendo nel piazzale di arrivo un gazebo per la distribuzione dei pacchi gara ai podisti. I colori del gazebo, degli striscioni, dei manifesti associativi e dei palloncini per i bambini non sono passati inosservati. L’obiettivo di dare visibilità alla nostra associazione e di fornire informazioni sul dono del sangue sono stati centrati in pieno. 16

"INSIEME PER LA VITA" “Tutto ciò che non viene donato va perduto”: è un pensiero ricco di sfumature di Dominique Lapierre e sicuramente sa raccontare il significato più profondo dell’essere donatore. Ci sono molti modi di viverlo: di certo uno di questi è mettere a disposizione il nostro tempo e la voglia di fare in momenti di festa. In questi mesi appena trascorsi sono stati certamente due le occasioni più belle da raccontare. La prima è il nostro tradizionale incontro estivo con “Insieme per la Vita”, l’ultimo fine settimana di luglio. Tre serate di compagnia, buona musica e ottimo cibo, accompagnate dall’ormai classica “Marcia per la Vita”. La seconda occasione è ancor più legata al nostro paese: l’Antica sagra di Casaleone. Insieme alle altre associazioni siamo stati tra i protagonisti di questo appuntamento, capace di unire giovani e meno giovani.

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Nicola Ferrari


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Il 24 settembre la sezione di Alpo ha festeggiato i 35 anni di attività. Un traguardo importante per una realtà che, nel suo piccolo, riesce a mantenere un buon equilibrio tra donatori e donazioni, grazie a un gruppo affiatato di persone. I festeggiamenti per l’anniversario sono iniziati a giugno, in occasione della sagra; nella scuola primaria è stata allestita una ricca mostra fotografica che ha raccontato la vita della sezione dai suoi esordi fino a oggi. C’è stata poi la “Festa del donatore”, momento unico per ringraziare tutti i donatori che si avvicinano quotidianamente agli altri, a cuore aperto, nella logica della solidarietà. Alla manifestazione hanno partecipato i presidenti che si sono succeduti in questi 35 anni: Giannino Magalini, Annalisa Danzi, Federico Bonizzato, Denis Ferrarin, fino all’attuale (Moira Molani, ndr). Un ricordo particolare è andato all’indimenticabile primo presidente Renato Dall’Oca, dalla cui intraprendenza prese vita la sezione, nel 1982. In tanti hanno voluto festeggiare questo compleanno speciale: donatori e responsabili di Fidas Verona, l’amministrazione comunale di Villafranca, gli alpini di Alpo, gli insegnanti e gli studenti della scuola primaria “Don Calabria”, la dottoressa Loredana Martinelli, direttrice del Dipartimento interaziendale di Medicina trasfusionale. I festeggiamenti si sono conclusi con un toccante ritorno al passato: Cesarina Bracco, una delle fondatrici, dall’alto dei suoi 90 anni ha deliziato gli ospiti con simpatici aneddoti sulle origini della sezione.

Romagnano

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Moira Molani

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35 ANNI DI ATTIVITÀ

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ALPO

LA NOSTRA AFRICA I giovani della sezione Eccoci qui, due anni dopo, a scrivere un nuovo articolo per il nostro giornale associativo. Fieri di aver portato la bandiera Fidas in questo nuovo viaggio. Dopo il Brasile (2015), finalmente siamo stati nella tanto desiderata Africa. Dal 25 luglio al 5 agosto, un gruppo di 29 giovani della vicaria Valpantena-Lessinia è partito per un’esperienza nel cuore dell’Africa nera. Dieci giorni di spirito missionario, di relazioni, di incredulità, di sentimenti contrastanti. Abbiamo trascorso alcuni giorni nella periferia di Nairobi (Kenya), per poi spostarci nella regione di Samburu, ospiti della parrocchia di Lodungokwe, in mezzo alla savana. Qui la popolazione è ancora molto legata alle tradizioni: sono nomadi pastori, che abitano in piccolissime capanne fatte di frasche e teli. Vivono in simbiosi con la natura che li circonda, non hanno acqua corrente né elettricità. Ai nostri occhi di presuntuosi occidentali evoluti, sono poveri. Le emozioni che abbiamo vissuto sulla nostra pelle ci hanno arricchito l’anima. «Non pensate di uscire là fuori e di trovare subito una soluzione: andate in mezzo a loro col cuore aperto, libero da pregiudizi, e lasciatevelo riempire», ci ha suggerito il colombiano padre Carlos, il missionario che ci ospitava. Un pomeriggio, armati di berrettini e bandiera Fidas Verona, abbiamo chiamato a noi le decine di bambini che comparivano da ogni dove. Abbiamo provato a fare una foto per rendervi partecipi: come vedete, è un po’ confusa (ed era la migliore tra tutte!), ma vi fa capire l’entusiasmo e la gioia di vivere che lì prevale sulla mancanza di beni primari. Ci auguriamo di riuscire a portare la nostra bandiera in altri luoghi, accompagnata sempre dalla voglia di donarsi agli altri.

SE IL DONO È UNA QUESTIONE DI FAMIGLIA

DOSSOBUONO

UN MONUMENTO AL DONO

Chiara Donadelli

Il desiderio di ricordare in modo concreto e ben visibile un gesto compiuto in silenzioso anonimato da molte persone ci ha portati a intitolare ai donatori un parco. A ottobre, grazie al supporto dell’amministrazione comunale, abbiamo posato anche un monumento dedicato ai donatori. La sua inaugurazione e l'intitolazione del parco sono avvenuti durante la festa di sezione, in cui abbiamo ricordato anche il 55° anno di vita del gruppo di Dossobuono. Il parco è situato in una zona del paese molto vissuta, vicino alle scuole e agli impianti sportivi, luoghi frequentati da molti ragazzi. La goccia di sangue scelta come simbolo è stata posizionata su un basamento, posto accanto a una fontanella d’acqua. L’incisione “Sangue e acqua fonti di vita” sottolinea la vitale importanza del dono e rappresenta un perenne ringraziamento ai donatori. Passare per una piazza intitolata ai donatori di sangue infonde in noi un senso di familiarità e di appartenenza. Ora anche Dossobuono ha un luogo che parla a tutti di amore e di vita. 18

La famiglia Viviani di Romagnano ha una contagiosa passione per il dono. Qui vediamo ritratti Elisa Viviani (34 anni, presidente della sezione), col fratello Nico (28 anni) e il papà Mario (65 anni, croce d’oro), che ha trasmesso ai figli l’entusiasmo del volontariato.

TREGNAGO

Omaggio alla solidarietà A novembre, durante la sagra di San Martino, è stato inaugurato il monumento ai donatori di sangue, in via Architetto Pellegrini. L’opera, composta da ferro e pietra, richiama il simbolo dell’infinito e riporta un invito: “Il sangue è vita. Donalo!”. Tregnago è un terreno fertile per il dono: qui il Centro Trasfusionale, aperto il mercoledì, raccoglie circa sessanta unità al mese. Inoltre, da un paio di mesi, chi dona è allietato dalla musica di uno stereo regalato dalle sezioni della zona Est. 19


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Vent’anni dalla parte della Vita

"NOI DONATORI" n. 31 - Dicembre 2017  

Periodico di informazione a cura di Fidas Verona (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue) www.fidasverona.it

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