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I t a l i a n a

FIBio Magazine

F e d e r a z i o n e

B i o t e c n o l o g i

I FIGLI DELLE BIOTECNOLOGIE

RAPPORTO FRA

INFERTILITÀ E OBESITÀ

DESIGNER BABY

IL CASO STAMINA


LE FESTE...IN LABORATORIO

DIRETTORE EDITORIALE Federazione Italiana Biotecnologi, sede ammin.: via Gianbattista Ruoppolo n°105, scala C, 80128 Napoli; sede legale: via Leonardo Bianchi n°10, 80131 Napoli REDATTORE CAPO Roberta Ferraris

REDAZIONE Esposito M.T. (DISCOVERY), Di Giacomo M. (FIBIO-MENTORING), Ruotolo G.(FIBIO-WORK IN PROGRESS), Netti F. (BIOTECH EVENTS), D’Oriano V. (L’INTERVISTA), Severino M. (VITE PER LA SCIENZA), Ferraris R. (VOCE DEGLI STUDENTI), Ferraris R. (MISCELLANEA) IMPAGINAZIONE E GRAFICA Antonio Massa CONTATTI redazione.fibio@biotecnologi.it

Quest'opera è stata rilasciata sotto la licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia. Per leggere una copia della licenza visita il sito web http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/ o spedisci una lettera a Creative Commons, 559 Nathan Abbott Way, Stanford, California 94305, USA.


SOMMARIO _________L’editoriale. Fantascienza o scienza? ___Discovery

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_____Fibo-mentoring

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_____Fibio-work in progress _____Biotech

events

________L’intervista

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____Vite per la scienza

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___La voce degli studenti

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______________Miscellanea

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“E

L’editoriale: Fantascienza o scienza? se invece li utilizzassimo, i vecchi? Ho letto da qualche parte che è possibile effettuare il trapianto degli embrioni. Una conquista della biologia tecnologica. Si toglie l’uovo fertilizzato nel ventre della madre e lo si trasferisce nel ventre di un’altra donna disposta ad ospitarlo. Lo si fa crescere lì.” Una splendida spiegazione della madre surrogata,vero? Ma a parlare così non è una scienziata: è Oriana Fallaci, in uno dei suoi romanzi più belli e controversi: “Lettera ad un bambino mai nato” che solo quella forma arcaica per indicare le biotecnologie , “biologia tecnologica” fa intuire che il libro è del 1975. Eppure già da allora, quando la maggior parte dei biotecnologi ancora non era nata (e quando una facoltà di biotecnologie in Italia era fantascienza), una donna di una modernità straordinaria come lei già intuiva che il dilemma di dare la vita o negarla avrebbe assunto ancora altre possibili soluzioni, grazie alle innovazioni della scienza: la fecondazione eterologa era già un alternativa esistente, almeno in chiave teorica.Tre anni dopo la pubblicazione del libro, nel 1978 nasce in Inghilterra la prima bimba concepita in provetta: Louise Brown, la cui mamma Lesley aveva un serio problema alle tube di Falloppio che le impediva di avere figli. E da allora ne sono successe di cose, ritenute fino a pochi decenni fa “inconcepibili”: dai “figli in provetta” si è arrivati ad una generazione di “nipoti in provetta” (dalle mamme-nonne e dalle nonne che prestano il loro utero a figlie che non potrebbero portare avanti una gravidanza, al nipote di Louise Brown, figlio di sua sorella minore Natalie, nato nel 1999 anch’egli in provetta come la zia e la mamma). Sempre nel 1999 in Inghilterra, Jane Ingram entra suo malgrado nella storia della medicina: è la prima mamma al mondo ad avere tre gemelli di cui le bimbe Olivia e Mary sviluppatesi in utero ed il fratellino Ronan all’esterno dell’utero ed essere sopravvissuti tutti e quattro. Casi al limite della scienza, quasi da fantascienza ma che non potevano lasciare indifferenti le nostre coscienze e non modificare il

Orizzonti biotecnologici

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nostro modo di vedere il mondo.Il tema delle Biotecnologie della Riproduzione non può lasciare indifferenti, né essere trattate in maniera fredda ed asettica; c’era il rischio, nello scegliere questi argomenti di dover essere più appassionati che tecnici, ma ci siamo riusciti.La redazione c’è riuscita e da redattore capo non posso che essere fiera della mia squadra: trattare con competenza e passione non solo la riproduzione, ma anche “tematiche scomode”. Nel numero che definirei “fra i più appassionati” Maria Teresa, la nostra corrispondente da Londra, toccherà nella discovery e di come le biotecnologie della riproduzione stiano arrivando ad un livello tale che è già possibile pensare ad un bambino figlio di tre genitori;il nostro corrispondente dalla Svizzera, Michele ci racconterà di un altro tema che sta scatenando non poche polemiche il “designer baby”. Marina ci racconterà della vita di Gabriele Falloppio, anatomista da cui le tube hanno preso il nome; Luana spiegherà in due diversi articoli il rapporto che esiste fra obesità e le infertilità maschili e femminili; per le notizie di “attualità” Francesco ci ricorderà di come in tempi di crisi una professione polivalente come l’agrotecnico possa fare la differenza (poiché da poco si è chiusa la sessione di esami 2013); ancora Maria Teresa parlerà senza remore del caso “Stamina” e per la work in progress c’è una sorpresa: si racconterà in una lettera aperta Maurizio Giordano, il nostro ex referente FIBio al Secondo Policlinico di Napoli, che prima di iniziare un nuovo percorso di studi, lascerà la sua testimonianza, invitando tutti a lottare per ciò che si crede veramente. Infine, nella miscellanea una novità dell’ultimissima ora (letteralmente: il numero era già pronto per essere impaginato) che riguarda i biotech industriali. Di cui torneremo a parlare nel 2014. Buone feste a tutti.


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LA FECONDAZIONE IN VITRO PER PREVENIRE ED ERADICARE LE MALATTIE DEL DNA MITOCONDRIALE.

La fecondazione in vitro per prevenire ed eradicare le malattie del DNA mitocondriale. In Inghilterra, ove nel 1978 nacque Louise Brown, la prima “figlia” della IVF, le biotecnologie della riproduzione potrebbero presto fornire una nuova tecnica per permettere a donne portatrici di mutazioni nel DNA mitocondriale (mtDNA) di concepire figli sani. Le malattie del DNA mitocondriale sono rare malattie genetiche per cui non esiste alcuna cura. Re-

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centi statistiche hanno stimato che ACURADI M.T.ESPOSITO 1 bimbo su 250 nasce con mutazioni nel mtDNA, tuttavia in molti casi tali mutazioni sono silenti e solo in 1 su 10.000 la sintomatologia è evidente e può manifestarsi in forme di distrofia muscolare e malattie neurodegenerative. Queste rare malattie sono trasmesse unicamente dalla madre al figlio, attraverso il DNA contenuto all’interno dei mitocondri, piccoli organelli che fungono da centrale energetica per le nostre cellule. Durante la fecondazione, lo spermatozoo penetra la cellula uovo lasciando fuori la coda, ove sono contenuti i mitocondri, perciò l’embrione risultante conterrà il DNA nucleare paterno e il DNA nucleare e mitocondriale materno. Diversi gruppi di scienziati lavoravano da tempo alla possibilità di manipolare in vitro la cellula uovo per poter sostituire i mitocondri difettosi con dei mitocondri sani. Con la tecnica nota come Maternal Spindle Transfer (ST) nel 2009 sono nate due scimmiette sane, che sono tutt’ora oggetto di studio e follow-up. La ST consiste nel rimuovere il DNA nucleare da una cellula uovo di una scimmia portatrice di mutazioni nel mtDNA e trasferirlo in una cellula uovo sana, cui è stato rimosso il DNA nucleare.

Discovery

L

o sviluppo delle biotecnologie della riproduzione ha radicalmente cambiato la vita di milioni di persone, consentendo a coppie che non riuscivano a concepire figli in modo naturale di avvalersi delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, tra cui l’inseminazione artificiale e la fecondazione in vitro (IVF).

ACURADI

M.T.ESPOSITO


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Questa nuova cellula uovo, contenente il DNA nucleare materno e quello mitocondriale di una donatrice, è poi fecondata in vitro seguendo l’iter della IVF. Dopo aver ottenuto un tale successo in dei primati non umani, lo stesso gruppo dell’Oregon Health and Science University (Stati Uniti), coordinati dal dottor Mitalipov, ha testato la tecnica in cellule uovo umane. Lo stesso Dott Mitalipov ha dichiarato: “Con questa tecnica abbiamo dimostrato che anche nelle cellule uovo umane è possibile sostituire i mitocondri difettosi con mitocondri sani”. I risultati di questo straordinario studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature all’inizio del 2013. Utilizzando 106 cellule uovo umane donate allo scopo di ricerca, il team ha dimostrato che con la ST si possono fecondare cellule uovo cui sono stati sostituiti i mitocondri con la stessa percentuale di successo della IVF (73% contro 75%) e che tale percentuale non cambia quando si ricorre a uova congelate, una condizione di fondamentale importanza per un futuro sviluppo clinico della ST. Tuttavia lo studio ha anche evidenziato anomalie che non erano emerse con le uova di scimmia: non tutte le uova fecondate con la ST seguono il normale sviluppo embrionale. Un’alta percentuale mostra delle irregolarità nella segregazione dei cromosomi (52%). Solo pochi anni prima un altro gruppo dell’università di New Castle (Regno Unito) aveva testato in cellule uovo umane un approccio analogo, il Pronuclear Transfer (PT). Con questa procedura la cellula uovo portatrice delle mutazioni nel mtDNA è prima fecondata in vitro. All’interno Orizzonti biotecnologici

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dell’uovo fecondato il DNA nucleare materno e paterno si fondono e formano quello che nel gergo tecnico viene chiamato “pronucleo”. Questo pronucleo viene poi trasferito in un’altra cellula uovo sana precedentemente fecondata in vitro a cui è stato rimosso il pronucleo. Rispetto alle tecniche standard la PT ha una percentuale di successo inferiore (50%) dal momento che i pronuclei sono molto instabili e difficili da maneggiare. Inoltre essa richiede la fecondazione in vitro di due cellule uovo, quella portatrice di mutazione nel mtDNA e quella sana, e la conseguente distruzione di quella non sana, una pratica illegale in molti paesi Europei, tra cui l’Italia, e negli Stati Uniti. Un approccio alternativo che non richiede la distruzione di embrioni, e più sicuro rispetto alla ST, è costituito dal Nuclear Genome Transfer (NT). Questa procedura infatti consiste, come la ST, nel trasferimento del DNA nucleare della portatrice affetta da mutazioni nel mtDNA in una cellula uovo sana non fecondata. Il grado di compattamento del DNA nucleare selezionato e trasferito seguendo la procedura NT garantisce di ridurre ulteriormente il rischio di trasferire, assieme al DNA nucleare della portatrice di mutazioni nel mtDNA, anche parte dei suoi mitocondri malati,

rischio sensibilmente più alto quando si ricorrere alla ST. Nella maggior parte dei casi le pazienti affette da mutazioni nel mtDNA hanno sia copie di mtDNA sano che malato, un fenomeno chiamato eteroplasmia, ma eliminare al 100% i mitocondri malati è indispensabile per eradicare queste malattie. Come dichiarato dal Professor Justin St. Jhon del Centro di Riproduzione e Sviluppo dell’Università di Monash in Australia: “Siamo a conoscenza di un caso clinico in cui nonostante il mtDNA mutato rappresentasse solo lo 0.01% del totale, il paziente mostrava severi segni di miopatia.” Indipendentemente dalla tecnica usata, un bambino nato dalla IVF accoppiata a ST, PT o NT sarebbe geneticamente il figlio di 3 genitori. Un aspetto che ha sollevato un enorme dibattito bioetico in tutto il mondo. Tuttavia, il mtDNA contribuisce solo per lo 0.01% al nostro patrimonio genetico e infatti su un totale di 20.000-30.000 geni, quelli codificati dal DNA mitocondriale sono solo 37. Di questi 37, 13 codificano per proteine coinvolte nei processi energetici della cellula. I restanti 24 hanno funzioni accessorie (tRNA e rRNA) e contribuiscono a produrre le 13 proteine in questione. Si può quindi ragionevolmente ritenere che le caratteristiche che ci ren-


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dono unici rispetto agli altri essere umani siano sotto il controllo dei geni nucleari. Ma c’è anche chi sostiene che queste manipolazioni genetiche rientrino nell’ambito dell’ eugenetica, cioè di quelle manipolazioni atte a selezionare e perfezionare la razza umana. L’approvazione di queste tecniche in ambito delle malattie del mtDNA creerebbe un precedente per l’eradicazione di altre serie malattie genetiche. Tuttavia in Inghilterra, dove la ricerca sugli embrioni umani è consentita e finanziata da fondi pubblici, queste tecnologie potrebbero essere presto approvate per uso clinico. Il parlamento inglese ha infatti chiesto l’opinione di due organi indipendenti preposti alla regolazione in ambito di questioni bioetiche inerenti la medicina e biologia (Human Fertilisation and Embryology authority, HFEA e Nuffield Council on Bioethics). Il resoconto dell’HFEA, insieme ai dati raccolti durante la sperimentazione della PT negli embrioni umani, costituiranno il materiale per consentire al Parlamento di decretare una legge in merito a queste nuove tecniche. Peter Braude, biologo della riproduzione del King’s College London (Regno Unito) ha dichiarato: “È un modello esemplare di come le regolamentazioni dovrebbero sempre funzionare perché dice: queste sono le evidenze scientifiche, queste le preoccupazioni bioetiche, vediamo cosa pensa l’opinione pubblica.” Cosa succederà in Italia? Nel nostro paese la legge 40/2004 non consente alle coppie portatrici di malattie genetiche di accedere alla procreazione medicalmente assistita né tanto meno alla diagnosi genetica pre-impianto che

consentirebbe alla coppia di venire a conoscenza delle eventuali malformazioni genetiche dell’embrione prima che esso stesso venga impiantato nell’utero. La coppia ha però il diritto di sottoporsi, dopo l’impianto dell’embrione, ai test genetici forniti in combinazione con amniocentesi e villo-centesi e decidere di interrompere la gravidanza, come stabilito dalla legge 194 del 22 Maggio 1978. Questa incoerenza, proteggere l’embrione non impiantato ma lasciare il diritto di abortire lo stesso embrione una volta all’interno dell’utero materno, è culminata lo scorso agosto nella decisione da parte della corte Europea dei diritti umani di bocciare la legge 40. Una vittoria celebrata dall’associazione Luca Coscioni e dal Partito Radicali che nel 2005 erano stati tra i promotori del referendum abrogativo sulla legge 40, referendum che vide astenersi il 75% degli Italiani. Finalmente anche in Italia le coppie affette da malattie genetiche potranno accedere a diagnosi pre-impianto e fecondazione in vitro. Ma la strada verso l’approvazione di una delle nuove tecnologie è molto lunga. In Italia infatti la legge 40 proibisce anche la fecondazione eterologa, quella cioè che vede coinvolti uovo e spermatozoi che non appartengono ai genitori che alleveranno il figlio. E restano ancora molte controversie scientifiche da risolvere, come per esempio l’effetto della presenza di un mtDNA “estraneo” all’interno delle cellule. Il followup sulle scimmie si rivelerà molto utile per questi scopi. Infatti le scimmiette usate nello studio del Dott. Mitalipov appartengono a

due gruppi genetici molto distinti, distinti quanto lo potrebbero essere due primati di due specie diverse, imitando in questo modo lo scenario che si creerebbe con un’ipotetica donazione di cellula uovo a una coppia umana. Il Dott. Mitalipov ha dichiarato “Sulla base delle nostre osservazioni a lungo termine possiamo ragionevolmente sostenere che le interazioni tra DNA mitocondriale e nucleare sono conservate entro la specie.” Ben poche scoperte scientifiche hanno il merito di salvare la vita a oltre 5 milioni di persone. La IVF, frutto del lavoro di Robert Edwards, insignito con il Premio Nobel per la Medicina e Fisiologia nel 2010, ha questo enorme merito (di cui abbiamo parlato nella “vita per la scienza” del numero 9 nb). Oggi sono molte le cliniche che in Italia offrono la IVF alle loro pazienti, nel rispetto della legge 40. E negli ultimi 10 anni sono emersi molti corsi di aggiornamento e master in Biotecnologie della Riproduzione. Un campo affascinante che finalmente offrirà pari opportunità a genitori sani e a portatori di rare tare genetiche. [M.T. Esposito]

Fonti Tachibana M. Nature 2009. "Mitochondrial gene replacement in primate offspring and embryonic stem cells." Tachibana M. Nature 2013. "Towards the genetic gene therapy of inherited mitochondrial diseases." Craven L. Nature 2010. "Pronuclear transfer in human embryos to prevent transmission of mitochondrial DNA diseases. Paull D. Nature 2013. "Nuclear genome transfer in human oocytes eliminates mitochondrial DNA variants." UK sets sights on gene therapy in eggs. Nature 2012. Strasburgo, nuova bocciatura per la legge 40: "Deve consentire la diagnosi pre-impianto" La Repubblica 2013 Referendum abrogativi del 2005 in Italia. Wikipedia

Orizzonti biotecnologici

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IL CASO STAMINA COSA STA ACCADENDO?

S

e anche Orizzonti nominasse un uomo dell’anno sulla scia del Times non ci sarebbero dubbi: chi più di Davide Vannoni ha monopolizzato l’attenzione del governo, della comunità scientifica e dell’opinione pubblica italiana e internazionale nell’ultimo anno? Psicologo, pioniere della fondazione Stamina, sin dal 2007 ha somministrato una terapia basata su infusione di cellule staminali a un centinaio di pazienti affetti da malattie neurodegenerative, millantando miracolose guarigioni. Acclamato dall’opinione pubblica, Vannoni ottiene l’autorizzazione da parte del governo italiano per usare la terapia Stamina a uso compassionevole. A settembre, su consultazione di un gruppo di esperti, la sperimentazione è stata bloccata. Il metodo Stamina consiste nell’infusione di staminali, denominate cellule mesenchimali staminali, prelevate dal Orizzonti biotecnologici

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midollo osseo dei pazienti. Dopo un periodo di crescita in vitro le cellule sono poi somministrate, via iniezione endovenosa o intra-tecale, al paziente. Vannoni sostiene che questo protocollo, mai pubblicato su alcuna rivista scientifica, sia

stato sviluppato in Russia nel 2004. Tornato in Italia fonda Stamina e invita due scienziati russi a trasferirsi a Torino dove propone il trattamento a pazienti terminali affetti da malattie neurodegenerative. Ma nel 2007 entrano in vigore in Europa e negli Stati Uniti nuove leggi che riguardano proprio il trapianto autologo di cellule staminali. Le cellule staminali prelevate dal paziente e cresciute in laborato-

rio, seppure per un brevissimo lasso di tempo, sono identificate come prodotti medicinali veri e propri e dunque devono essere sottoposte allo stesso scrutinio dei farmaci. Vale a dire devono superare dei controlli relativi a efficacia e sicurezza prima di poter essere somministrate ai pazienti. Nel 2007 Vannoni trasferisce il suo laboratorio nella Repubblica di San Marino, al di fuori del territorio Europeo, ove le suddette regolamentazioni non sono in vigore. Il procuratore di Torino Raffaele Guariniello apre un’inchiesta su di lui, che nel frattempo trasferisce nuovamente il laboratorio prima a Trieste e poi a Brescia, dove nel 2011 inizia a proporre il suo protocollo (20-30 mila euro) alle famiglie di quei pazienti, specie bambini, affetti da un una vasta gamma di malattie neurodegenerative per cui non esiste altra terapia disponibile. Il protocollo è lo stesso misterioso metodo


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proposto da Vannoni anni prima e prevede la crescita in vitro delle cellule prelevate. Nel frattempo diversi ospedali Italiani avevano ottenuto le autorizzazioni necessarie per poter coltivare in vitro cellule destinate a uso terapeutico secondo quello che nel gergo tecnico sono definite procedure GMP, “Good Manifacturing Procedures”. I laboratori GMP in breve, devono poter dimostrare di produrre prodotti biologici (virus, cellule, proteine ecc.) esenti da contaminazioni, virali e batteriche, e soprattutto da crosscontaminazioni crociate tra diversi donatori. Ma l’ospedale civile di Brescia non aveva ottenuto queste autorizzazioni. E infatti dopo un’ispezione da parte di una delegazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) nel Maggio del 2012, il trattamento è stato bloccato e i laboratori sigillati perché non soddisfacevano i criteri GMP. Queste decisioni sfociano nella rabbia e nell’insoddisfazione delle famiglie di quei bambini che fino a quel momento si stavano sottoponendo al metodo Stamina e che sostenevano di aver assistito a dei lievi miglioramenti nelle

capacità neurologiche dei loro bambini. Il caso Stamina diventa un caso mediatico. Una voragine separa l’opinione pubblica e la comunità scientifica in Italia. Alcune di queste famiglie si rivolgono al governo che il 21 Marzo di quest’anno autorizza il metodo Stamina a 32 pazienti terminali. Una decisione che inorridisce la comunità scientifica italiana e internazionale. Tredici ricercatori italiani scrivono una lettera aperta all’allora ministro della salute Renato Balduzzi chiedendogli di sospendere tutti i protocolli clinici basati sul metodo Stamina in vigore all’ospedale civile di Brescia. «Non esiste nessuna prova che queste cellule abbiano alcuna efficacia nelle malattie per cui sarebbero impiegate. Non esiste nessuna indicazione scientifica del presunto metodo originale secondo il quale le cellule sarebbero preparate. Ci sembra questo uno stravolgimento dei fondamenti scientifici e morali della medicina, che disconosce la dignità del dramma dei malati e dei loro familiari». Sì, perché, al di là delle preoccupazioni riguardanti le procedure di crescita delle suddette cellule in vitro, la comunità scientifica mette in

dubbio l’efficacia e la sicurezza dell’iniezione di cellule mesenchimali allo scopo di curare malattie neurodegenerative. L’opinione pubblica è di tutto altro avviso. In centinaia protestano a Roma il 23 Marzo di quest’anno con lo slogan “Sì alla vita. Sì a Stamina” chiedendo che il trattamento venga reso disponibile gratuitamente, come uso compassionevole a tutti i pazienti terminali. Il 16 Maggio il decreto che autorizza la fondazione Stamina a continuare la somministrazione della terapia passa alla Camera. Tuttavia il governo si riserva di sospendere il protocollo terapeutico qualora le cellule non fossero state prodotte secondo le procedure GMP. Un decreto per “salvare capra e cavoli”. Con esso infatti il governo, guadagnava i consensi dell’opinione pubblica e di coloro che credevano che Stamina fosse la loro unica speranza, e dall’altra risollevava gli scienziati e le autorità regolatorie sulla sicurezza del metodo. Pur non risolvendo la questione dell’efficacia. Il 22 Maggio il Senato approva il decreto e 3 milioni di euro sono stanziati per finanziare il protocollo clinico per uso compassionevole. La sperimentazione sarebbe dovuta partire il 1 Luglio ma è stata rinviata per ben tre volte perché Vannoni rifiutava di rivelare dei dettagli tecnici sulla preparazione delle cellule da innestare. Prima di lanciare una sperimentazione clinica è richiesta una documentazione molto Orizzonti biotecnologici

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dettagliata. Questa documentazione descrive il nuovo protocollo sperimentale, le basi scientifiche su cui si fonda e che rappresentano il razionale terapeutico e i vantaggi e svantaggi rispetto alle terapie convenzionali. Ovviamente il metodo deve essere descritto in dettaglio e deve individuare dei parametri ben precisi tramite cui valutarne l’efficacia. Tutto questo è accompagnato da dati pre-clinici, vale a dire in cellule in vitro e in animali da laboratorio, che possano giustificare l’intervento in pazienti umani. Come precedentemente discusso il metodo Stamina non è mai stato pubblicato e non ha dunque superato lo scrutinio della peer-review, il meccanismo attraverso il quale qualsiasi ricerca scientifica è giudicata da revisori esterni e indipendenti che attestano la veridicità di quanto proposto. L’autorevole rivista scientifica Nature aveva investigato indipendentemente sul protocollo Stamina e aveva smascherato la frode mettendo in evidenza che alcuni dei dati che Vannoni aveva incluso in una domanda di brevetto, mai approvata, tra cui un’immagine di cellule mesenchimali staminali differenziate in presunti neuroni, era identica a quella generata, in condizioni sperimentali diverse, da un gruppo russo. «Non esistono prove convincenti che le cellule mesenchimali possano differenziare in neuroni» spiega la Prof.ssa Elena Cattaneo dell’Università di Milano recentemente insignita del titolo di senatore a vita. Questo il nocciolo della Orizzonti biotecnologici

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questione scientifica. Le cellule mesenchimali staminali sono progenitori di cellule dell’osso, della cartilagine e del tessuto adiposo e svolgono funzioni trofiche di supporto alle cellule ematopoietiche. Ma nonostante i numerosi tentativi di differenziarle in vitro in altre cellule e in particolare in neuroni, come ci si aspetterebbe per una terapia destinata a pazienti affetti da malattie degenerative, non ci sono evidenze scientifiche che supportino questa ipotesi. Nell’ ottobre di quest’anno, dopo consultazioni con l’IFA e l’ISS, il nuovo ministro della salute Lorenzin, annuncia che la sperimentazione è stata sospesa. In tanti, troppi, hanno monopolizzato il dolore di queste famiglie e cercato di giustificare questa terapia sulla base di uso compassionevole, vale a dire destinata a malati terminali che non hanno altre speranze. Il Prof. Paolo Bianco dell’Università la Sapienza di Roma spiega in un’intervista per l’Espresso perché l’uso compassionevole non è accettabile. «Sarebbe come dire che se un paziente sta morendo il medico è autorizzato a usare il corpo per fare il proprio comodo. Non è accettabile ingannare le famiglie di bambini che stanno morendo, dar loro l’olio di serpente e per di più

farlo in un ospedale pubblico.» Ma agli inizi di Dicembre arriva la notizia che Vannoni ha vinto il ricorso al TAR. Il comitato che aveva bocciato il protocollo è stato giudicato non attendibile, perché alcuni dei suoi componenti si erano già schierati contro Stamina, mettendo a repentaglio l’imparzialità del loro giudizio. Da scienziata e agguerrita sostenitrice della divulgazione scientifica, la sottoscritta ha vissuto il caso Stamina come un grande fallimento. Abbiamo fallito nel comunicare con l’opinione pubblica e nel fornirle i mezzi per costruire opinioni basate su fatti, evidenze scientifiche e non supposizioni. Noi di Orizzonti ci riconosciamo umilmente in questa missione e puntiamo a lasciarci alle spalle Vannoni così come è stato per Bonifacio e Di Bella.

[M.T.Esposito]

“ Stem- cell ruling riles researchers” Nature 2013 “Italy reins in rogue stem-cell therapy” Nature 2013 “Gli scienziati contro il Metodo Stamina.” Il Corriere della Sera 2013 “Minister halts Italian stem-cell therapy trial” Nature 2013 “Regulation of stem cell therapy under attack in Europe: for whom the bell tolls.” The EMBO Journal 2013


F.I.Bio.-mentoring

Scegliere i tratti estetici della propria discendenza. Designer Baby e il mercato degli screening genetici test genetici al grande pubblico. Il mercato dello screening genetico non si ferma alla sola 23andMe, anzi! La start-up americana Geene-Peek offre uno screening del DNA che consente ai clienti delle Banche del seme di scegliere un donatore senza malattie genetiche da trasmettere alla discendenza; l’americana Councyl offre un test genetico universale, capace di individuare più di 100 malattie genetiche rare, al costo di 349 dollari a persona o 698 a coppia. La diagnosi preconcepitamento consente di rilevare eventuali geni recessivi e di valutare l’opportunità di procedere o meno ad un concepitamento, nel caso in cui anche il partner sia portatore dello stesso gene. In questo ultimo caso, la coppia può anche decidere di ricorrere alla selezione degli embrioni e al loro impianto. La company stima che il 35-40% delle coppie che si sottopongono al test risulta positivo almeno per un gene. Si può capire così come i centri per la fertilità abbiano tutto l’interesse economico a spingere per lo screening parentale, per poter poi proporre la fecondazione in vitro, la selezione degli embrioni e l’impianto alle coppie risultate positive a quelche gene legato a malattia. Il solo mercato della diagnosi preimpianto è stimato in 47 milioni di dollari nel 2018, con gli Stati Uniti che fanno la parte del leone, con più del 30%, seguiti a breve distanza dall’Europa. Il quadro nornativo appare ancora tutto da regolamentare e in Italia la legge 40, ostacolando la diagnosi pre-impianto, rende difficili molte di queste applicazioni. Tuttavia, al di là dell’idea che ciascuno può farsi sulle questioni questioni bioetiche correlate, comunque si metta il quadro normativo relativamente a tali tematiche, è bene tener d’occhio questo settore, che appare in pieno e tumultuoso sviluppo nel settore biotecnologico.

F.I.Bio.-mentoring

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ello scorso mese di Ottobre, s’è fatto un gran parlare sulla stampa, negli ambienti economici e accademici, della start-up americana 23andme. Il motivo che ha scatenato un tale vespaio di discussioni è stato il rilascio del brevetto dell’azienda numero 8.543.339 (gamete donor selection based on genetic calculations), ormai conosciuto come “designer baby”. Tra le rivendicazioni del brevetto, si fa riferimento ad un metodo di selezione dei gameti che può consentire ai genitori di scegliere le caratteristiche genetiche dei figli. Tra queste caratteristiche, vi sono tratti legati a malattie ereditarie, ma anche tratti di natura estetica. Sarà possibile per i genitori poter determinare il colore degli occhi, dei capelli, la statura e il quoziente intellettivo della propria discendenza? Il brevetto è già stato dichiarato illegale in Canada e in Inghilterra. Le interpretazioni bioetiche e le condanne alle possibili applicazioni eugenetiche di tale tecnologia si sono sprecate sulla stampa. Vale però la pena soffermarsi sul quadro economico che esiste e che potrebbe svilupparsi attorno allo screening genetico per le coppie intensionate ad avere figli nel prossimo futuro. Il mercato appare, infatti, particolarmente attraente per le start-up biotecnologiche. 23andMe è stata fondata da Anne Wojcicki, moglie di Sergey Brin cofondatore di Google. Proprio la stessa Google ha in parte finanziato questa company, che si prefigge, tra l’alto, di giungere ad un genoma “searchable” o se preferite “facile da accedere on line”. 23andMe riesce ad offrire screening ad un prezzo accessibile di soli 99 dollari e si propone proprio come azienda capace di offrire

[M. Di Giacomo] ACURADI

M.DI GIACOMO


F.I.Bio.: work in progress

LETTERA APERTA

Work in progress

“C

ACURADI

arissimi Biotecnologi, ho tras c o r s o quattro anni pieni di ricordi bellissimi. Ricordo quando sono arrivato col treno per la prima volta al Secondo Policlinico di Napoli, come tutti mi sono perso per cercare la Tensostruttura che ormai non c’è più. Tra mille dubbi sono andato avanti spinto da tanta voglia di vivere l’Università e ho fatto bene! Per me l’Università, come la Chiesa, è stata rinascita e rivincita da tante ingiuste sconfitte. Dopo tanti sacrifici mi son trovato a spostarmi con il pullman e non solo io! A volte penso che se non avessi scherzato con un caro autista tre anni fa oggi forse avrei continuato a viaggiare come una sardina nel treno. Spinto dal desiderio di cambiare le cose, mi son ritrovato a ricoprire un ruolo che forse mi va largo visto il mio carattere, ma per due anni sono stato referente delle F.I.Bio. Non ho mai urlato ma parlato e ascoltato tanti di voi e i vostri racconti mi hanno spesso scoraggiato. Dov’è finita la speranza che dovrebbe contraddistinguere la nostra generazione? Sembra piuttosto

G. RUOTOLO

Work in progress ACURADI G. RUOTOLO

che siamo caduti tutti in un vortice di sterili lamentele che generano solo chiacchiere e che sfociano nella frase: “Sono solo i raccomandati ad andare avanti”. Talvolta la dico pure io a me stesso, ma probabilmente è solo un modo per coprire la mancanza di fiducia in se stessi e di speranza per un futuro fruttuoso. Non nascondiamoci più dietro a frasi fatte come:”Tanto studiare è inutile”,”Il lavoro non si trova”,”Non ci riconoscono professionalmente”,”In laboratorio ci sfruttano” ma affrontiamo con coraggio il nostro cammino in attesa del futuro. Ricordo che una volta una ragazza chiese se con una laurea in Biotecnologie si poteva fare una famiglia … bhè credo che non ci voglia una laurea per sposarsi. Anzi mi sa che chi porta avanti questo Mondo sono proprio le persone più umili come gli operai […]. Se noi siamo arrivati a porci domande come queste è perché forse la nostra cultura e i nostri studi hanno indurito i nostri cuori. Vogliamo il massimo, un ruolo minore non lo accettiamo anche se sembra fatto apposta per noi e cosi continuiamo a cercare qualcosa che non avremo mai e siamo

infelici. Mi chiedo quando arriveremo ad accontentarci di quello che abbiamo e a ringraziare veramente di essere nati,forse allora smetteremo di cercare di avere sempre di più. Lo so … per anni mi avete visto girovagare tra le aule a sospendere le lezioni per organizzare incontri,a informarvi di quello che succedeva fuori e sui problemi che da 15 anni ha la nostra exFacoltà. I problemi ci sono ancora oggi ma molti sono stati risolti grazie a ex-studenti di biotecnologie che ora sono professionisti. A loro dobbiamo molto,grazie ai loro sacrifici è nata la F.I.Bio. ma sebbene sia noprofit comunque siamo stati etichettati da alcuni come quelli che” si fottono i soldi” e che “non fanno abbastanza”. Ecco per cominciare ringrazio tutte le persone che hanno lavorato e che lavorano gratuitamente da anni per l’associazione: loro sono il segno per me che nel Mondo c’è ancora qualcosa di buono. Ringrazio chi mi è stato vicino nelle mie iniziative sui trasporti, anche se oggi abbiamo solo l’Universal abbiamo vinto lo stesso perché Castellammare e il Policlinico sono finalmente collegati con il pullman e alla


grande! Ringrazio chi mi ha confortato quando mi son ritrovato fuoricorso e mi ha dato i suoi appunti; ai fuori-corso a mia volta ora do il mio incoraggiamento: “Andate avanti con coraggio e pazienza,non c’è scritto da nessuna parte che chi si laurea prima è più intelligente e noi invece siamo stupidi,smettiamola di giudicarci ognuno ha i suoi tempi quindi rispettiamoci!”. Penso che molti di voi già sanno che ho deciso di cambiare corso di laurea dopo la triennale,è vero. A breve comincerò Infermieristica Pediatrica: ho deciso di stare con gli ammalati. Preferisco dirvelo io e

non altri,non voglio nascondermi come di solito fa chi si fa eleggere come rappresentanti degli studenti. Non sono nemmeno stato eletto da voi ma sono stato referente delle F.I.Bio. da volontario, ho accettato con il tempo le responsabilità e con il tempo ho imparato a portarne il peso. Vi dico questo per scusarmi per non essere riuscito a dare di più, per aver rifiutato la carica ufficiale di rappresentante e per non essere sempre stato capace di capirvi e prendere in considerazione le vostre proposte. Ho preso questa decisione per difendere il mio futuro, non voglio che lo scriva qualcun altro. Molti mi hanno detto:”Io al posto tuo mi sarei demoralizzata,non avrei mai cambiato …” non scoraggiatevi mai ma abbiate la forza di decidere voi il vostro destino e se cambiare è la soluzione,

F.I.Bio.: work in progress

fatelo! Interroghiamoci chiediamoci cosa vogliamo dalla vita,cerchiamole le risposte perché esistono,diventiamo il sale della nostra vita e diamogli sapore. Ora toccherà a voi prendervi cura di Biotecnologie e non abbiate remore a farlo se ci credete. Studiate, lavorate, entrate in associazione, candidatevi, fate ciò che volete ma ATTIVATEVI! Un giorno molto vicino saremo chiamati ad entrare nel Mondo del lavoro quindi facciamolo con passione e amore. Questa è la vera crisi,la mancanza si amore per la propria professione e per la propria vita! Cominciamo ad essere fedeli nel piccolo per poter essere fedeli nel grande. Oggi il giovane si sente precario perché l’adulto gli ha trasmesso la sua precarietà, eppure il bambino è felice. Forse dovremmo tornare di nuovo bambini per ritrovare un po’ di pace. Questo è ciò che mi avete trasmesso nel periodo in cui sono stato nell’ufficio della F.I.Bio. e che ho sentito di rimandarvi dopo aver riflettuto molto. Tra poco mi laureerò (non ho mai capito come si coniuga il verbo laureare) e vi ringrazio veramente per questi quattro anni, dai custodi, al preside, agli amici, a chi mi è stato vicino, alla famiglia, alla parrocchia, a chi cerca di far mettere pullman o ha cercato di farli mettere nella sua città dopo che ho rotto le scatole, all’associazione FIBio e a chi mi sostituirà e a chi lavora per la Buonotourist e l’Universal. Grazie di Tutto. vostro Maurizio Giordano”

Orizzonti biotecnologici

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Biotech Events

AGROTECNICO LAUREATO: UNA PROFESSIONE POLIVALENTE. L’albo sui generis nel settore anticrisi per eccellenza: l’agricoltura

Biotech events

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erché proprio questa professione, l’ Agrotecnico laureato? Bè i motivi che mi hanno portato alla scelta di sostenere l’esame di Stato quest’anno sono maturati nel corso della mia carriera universitaria prima, laureandomi in Biotecnologie Industriali ed Alimentari, e professionale poi, lavorando sia come consulente che come internalfood auditor in Italia ed in Inghilterra. Il settore agricolo è l’anticrisi per eccellenza: sono proprio gli alimenti, la qualità,la certificazione, la produzione e la commercializzazione di cui l’economia italiana da sempre s’è distinta nel mondo. Si pensi ai grandi marchi, alle case, alle specialità, alle multinazionali: di mangiar non se ne può proprio fare a meno! Ed in un momento in cui cresce l’esigenza di mettersi in gioco, come libero professionista e come imprenditore, è li che l’abilitazione calza proprio a pennello!!! L’agrotecnico laureato, infatti, può gestire cooperative agricole, portarne la contabilità, la tenuta di registri infortuni, gestirne la sicurezza, occuparsi della formazione, redigere piani ambientali, commercializzarne prodotti, redigere piani di HACCP. Insomma, si occupa del mondo consulenziale

ACURADI F. NETTI

ed imprenditoriale del settore agricolo a 360 gradi. Ma questo, solo dopo aver lavorato per un po’ da dipendente, e avendo i necessari esperienza e networking sia professionale sia finanziario per fare il salto di qualità verso una professione affascinante ed impegnativa. Altro aspetto da non sottovalutare è la cassa di previdenza a cui l’agrotecnico laureato accede per versare i propri contributi da libero professionista. La migliore d’Italia come resa. Mica male! In tempi di crisi e di riforme pensionistiche mai complete ed efficienti, l’albo conta una crescita della resa anno dopo anno. Sarà che in tempo di crisi si mangia di più?Chissà… Come si accede alla professione dopo il tirocinio? Si sostiene l’esame di Stato annuale, che consiste in due prove scritte ed una orale. Tra le lauree abilitanti non poteva mancare quella in Biotecnologie. La triennale abilita previo tirocinio semestrale post laurea in un’azienda o studio agrotecnico, anche all’estero. E il gioco è fatto. Perché se di futuro vogliamo parlare, la professione di agrotecnico è quella del futuro. La F.I.Bio. è ancora protagonista nella tutela della figura del

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biotecnologo nel ACURADI F. NETTI mondo del lavoro. E’ stata, infatti, una ulteriore conquista quella della nostra Federazione che è riuscita non solo ad inserire la nostra laurea tra quelle idonee per sostenere l’esame di abilitazione alla professione, ma a far si che si completi il tirocinio dopo un solo semestre.Una battaglia vinta nel 2011.L’ennesima. Che valorizza la nostra figura professionale.In uno scenario dove sarà proprio il biotecnologo, figura multi utility a dominare la cresta dell’onda delle nuove professioni emergenti ed anticrisi. Perché se di biotecnologie si

parlerà, non potrà mancare l’apportoall’agricoltura del biotecnologo come agrotecnico laureato.

[F. Netti]


RAPPORTO TRA OBESITÀ ED INFERTILITÀ NEGLI UOMINI

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UN BINOMIO SEMPRE PIU’FREQUENTE, MA CHE SI PUO’SCONFIGGERE L’obesità è un problema non solo del singolo ma della società. Una diagnosi di obesità o sovrappeso non è un giudizio, ma è il primo passo per risolvere un problema, dandogli un nome: queste condizioni infatti coinvolgono il 20-30% della popolazione mondiale tra i 25 e i 44 anni, periodo cruciale per la riproduzione. In alcuni Paesi occidentali si supera il 50%. Questi numeri, mai osservati in precedenza nella storia dell’uomo, sono in continuo aumento. Le cause sono date da un eccessivo consumo di cibi ad alto contenuto calorico e da uno stile di vita sempre più sedentario. Alterazioni in eccesso del peso corporeo hanno sicuramente un impatto negativo sulla fertilità femminile e maschile. La combinazione peggiore si ha quando entrambi i partner sono obesi. La fertilità dell’uomo può essere migliorata grazie alla nutrizione: nel maschio, quando si parla di “qualità del seme” ci si riferisce a tre parametri principali: concentrazione, motilità (capacità di movimento) e morfologia degli spermatozoi. Alcuni studi dimostrano come il consumo di cibi ricchi di sostanze antiossidanti - tra cui ad esempio il selenio – correli con migliori valori di questi tre parametri, soprattutto riguardo alla motilità degli spermatozoi. Nello specifico una dieta ricca di antiossidanti e di vitamine, in particolare Vitamina C e carotenoidi come il li-

copene, il β-carotene e la cripto xantina, svolgerebbe un ruolo protettivo nei confronti di quegli elementi ossidanti, e pertanto potenzialmente nocivi, fisiologicamente presenti nel liquido seminale; di contro, un elevato consumo di carni (in particolare di carni “rosse”) e di prodotti caseari (latte intero e formaggio) è più frequentemente associato a una peggiore qualità del seme. Infatti, sostanze come gli xeno-estrogeni e gli steroidi anabolici sono ritenute possibili responsabili dell’alterazione dello sviluppo e del funzionamento dell’apparato riproduttivo maschile e risultano altamente contenute nei cibi ricchi di grassi poliinsaturi proprio come la carne o il latte intero. Una dieta equilibrata, ricca di vegetali, frutta, pesce e carni bianche è quindi da considerarsi idonea sia alla preservazione di una buona capacità riproduttiva nell’uomo sia al miglioramento del suo potenziale fertile. Il grasso corporeo non è solo un deposito di energia, ma è anche sia fonte di ormoni e di sostanze che determinano effetti importanti a livello infiammatorio e sul metabolismo sia serbatoio di accumulo di numerose so-

stanze tossiche di derivazione ambientale. L’uomo obeso ha

squilibri ormonali, con un abbassamento degli ormoni maschili in particolare gli androgeni circolanti ridotti, con conseguente effetto negativo sulla produzione di spermatozoi. Nella donna (di cui parleremo diffusamente nel prossimo articolo) l’eccesso di peso si correla all’aumento della produzione di insulina, importante ormone proteico prodotto dal pancreas. L’eccesso di insulina a sua volta ha un’azione diretta a livello delle ovaie, ove provoca l’aumento della produzione di ormoni androgeni, creando un ambiente poco “favorevole” per la maturazione degli ovociti. L’obesità inoltre può alterare negativamente anche l’ambiente uterino. [L.Argenio]

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L’intervista

PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA: IL PARERE DI UN’ESPERTA. Intervistiamo la Dott.ssa Roberta Vallefuoco, biotecnologa che lavora del campo della fecondazione assistita, che ci chiarirà qualche dubbio sulle recenti tecniche introdotte in questo campo ed all’avanguardia per la terapia delle malattie mitocondriali.

L’intervista

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.:Dottoressa, è noto il ruolo dei mitocondri come organello indispensabile per fornire un adeguato apporto di energia alla nostra cellula. Ma perché il loro DNA è coinvolto nell’insorgenza di patologie genetiche? Il DNA mitocondriale (mtDNA) è una molecola circolare indipendente dal DNA nucleare, la cui trascrizione e traduzione sono eventi accoppiati. E’ quasi del tutto privo di introni e le regioni codificanti sono il 93% dell'intera sequenza. Il mtDNA ha una trasmissione matrilineare: durante la formazione dello zigote il DNA mitocondriale paterno è rimosso, probabilmente per un’ ubiquitinazione selettiva. L’ambiente in cui il mtDNA si replica è inoltre ricco di radicali dell' ossigeno, derivanti dalla fosforilazione ossidativa, che comportano un inefficace riparo del DNA mitocondriale e di conseguenza un accumulo di mutazioni che sono il fattore scatenante di numerose malattie genetiche. .: Il 25/07/78 nasceva Louise Brown, il primo essere umano nato dalla fecondazione artificiale con il metodo FIVET (Fertilization in Vitro and Embryo Transfer), sollevando dibattiti bioetici in tutto il mondo. Ad oggi, come sono vi-

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ACURADI V. D’ORIANO

ste dall'opinione pubblica le tecniche di fecondazione in vitro? Dalla nascita di Louise Brown ad oggi s’è discusso tantissimo sulla liceità delle tecniche di fecondazione in vitro. Anni fa, moltissime coppie, quando contattate per motivi di natura burocratica, negavano di essere ricorse a tecniche di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita); oggi invece l’opinione pubblica sta cambiando e molte volte ci contattano al nostro centro per chiedere informazioni, considerando le tecniche di PMA un approccio terapeutico ad un problema medico. Ma, nonostante la generale apertura verso le tecniche di fecondazione in vitro, l'opinione pubblica conserva un certo scetticismo e negazione nei confronti di procedure che coinvolgono terze persone, come l’ovo-donazione, l’embrio-donazione, la donazione del liquido seminale o la maternità surrogata. .: Quali tecniche si usano nel centro in cui Lei lavora? Quali sono le tecniche più usate nel campo del-

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la fecondazione assistita? Quali hanno maggiori vantaggi e possibilità di successo e perché? In Italia é consentito esclusivamente il ricorso a tecniche di fecondazione assistita omologa, e queste s’avvalgono di un'ampia gamma di opzioni terapeutiche a diverso grado di invasività. La procedura più semplice è l'inseminazione intrauterina, che prevede l'introduzione del seme maschile nella cavità uterina successivamente al monitoraggio dell'ovulazione della donna per favorire l'incontro di due gameti. Tecniche più complesse sono invece la FIVET e la ICSI. La FIVET é una tecnica che prevede una stimolazione ormonale dell'ovaio per produrre un numero maggiore di follicoli, un prelievo chirurgico degli ovociti prodotti, l’inseminazione degli stessi, l’osservazione dello sviluppo embrionale nei giorni successivi ed infine il trasferimento degli embrioni in utero il 2° o 3° giorno post-fecondazione oppure il 5° giorno (nel caso si opti per un trasferimento allo sta-


L’intervista

dio di blastocisti). Nella ICSI (Intracitoplasmatic Sperm Injection) invece, a differenza della FIVET, la fecondazione avviene in seguito all’iniezione diretta di un singolo spermatozoo all'interno del citoplasma dell’ovocita. Tra le due tecniche non c’è quella che comporta maggiori vantaggi o migliori possibilità di successo, ma esiste la tecnica più idonea al quadro clinico presentato da ciascuna coppia. .: Alcuni detrattori sostengono che le diagnosi preimpianto, se riscontrano embrioni malati, diventino un mezzo per perpetrare l'eugenetica. Lei che ne pensa? Le tecniche di diagnosi preimpianto consentono di ottenere informazioni sullo stato di salute dell'embrione, opzione che, per quanto discussa, è perfettamente sancita di diritto per tutte le coppie che accedono ai trattamenti di PMA (art.14 comma 5 legge 40/2009) e che devono essere "informati sul numero e, su loro richiesta, sullo stato di salute degli embrioni prodotti e da trasferire in utero". Per il favorire l’eugenetica, quest’ipotesi si potrebbe ammettere qualora si volesse dare alla diagnosi dell' impianto il potere di selezionare embrioni geneticamente sani, al mero scopo di migliorare la specie umana, ma non è assolutamente questo il fine della procedura. .: In Gran Bretagna la questione dell'embrione a 3 genitori ha sollevato non poche polemiche. Ci può spiegare cosa è successo esattamente? Secondo lei si è scavalcato qualche limite bioetico? Le tecniche in questione sono metodi che comportano lo sviluppo di embrioni, il cui materiale genetico deriva dai genitori per la componente nucleare, e dagli ovociti di un’altra donna per la componente mitocondriale. Le

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tecniche messe a punto in Gran Bretagna sono la Maternal Spindle Transfer, che consente di sostituire i mitocondri malati della madre con quelli sani dell'ovocita non fertilizzato di una donatrice, e la Pronuclear Transfer, che prevede, invece, prima la fertilizzazione dell' ovocita malato, la rimozione dei pronuclei ed il loro trasferimento nell' ovocita sano della donatrice, precedentemente fertilizzato e dal quale sono stati rimossi i pronuclei. Nel 2011 la Human Fertilization and Embriology Authority (HFEA) ha ritenuto che quest'ultima tecnica fosse la

più accreditata e sicura per la salute dell'embrione, ma non di certo la meno esposta a considerazioni di natura etica, poichè, praticandola, si assisterebbe ad una vera e propria manipolazione genetica dell'embrione. Personalmente concordo col parare dell’HFEA, mentre l’opinione pubblica in Gran Bretagna si è espressa via Web in modo positivo, per l’introduzione di queste due tecniche. Ad oggi, si è ancora in fase di studi clinici: più di un gruppo scientifico sta improntando la propria linea di ricerca per mettere a punto la tecnica più sicura da applicare sugli embrioni umani, ma ancora discordi sono le opinioni circa la sicurezza dell’una e dell’altra tecnica. .:Un ultima domanda di carattere personale: quale percorso di studi ha seguito per arrivare a lavorare

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nell’ambito della fecondazione artificiale? Cosa consiglia ai giovani biotecnologi che desiderano lavorare in questo settore? Ai miei colleghi desiderosi di intraprendere questo cammino di certo consiglio di sostenere l’esame di stato per l’iscrizione all’albo dei biologi ed iniziare un periodo di formazione e specializzazione

in riproduzione umana e fecondazione assistita; poi di frequentare corsi di aggiornamento, congressi, ed un Master in fertilità e diagnosi prenatale, proprio come ho fatto io. Alla formazione teorica realizzabile con master, corsi di formazione, corsi di laurea specializzati come quello in Biotecnologie della Riproduzione dell'Università di Teramo, è necessario comunque associare una forte tenacia, dedizione e passione; è inoltre importante avere la consapevolezza che, anche in questo campo, l'Italia non offre molte opportunità lavorative. La dottoressa ha anche espresso il suo personale punto di vista sulla discussa legge 40/2004, che regolamenta in Italia la fecondazione assistita. Punto di vista che pubblicheremo in un articolo dedicato nel prossimo numero [ V. D’Oriano ]

Orizzonti biotecnologici

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GABRIELE FALLOPPIO: IL “CRISTOFORO COLOMBO” DEL CORPO UMANO. Storia di un anatomista edelle sue scoperte.

Vite per la Scienza

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Per parlare della “vita per la scienza” scelta in questo numero, questa volta dobbiamo fare un salto all’indietro nel tempo un po’ più ampio del solito, arrivando fino a ben seicento anni fa. Come sappiamo dai nostri libri di storia, il Cinquecento fu un periodo florido di scoperte e innovazioni nei vari campi dello scibile umano. Dalle arti alla letteratura, dalla geografia alle scienze, nel XVI secolo l’uomo mise in atto il suo ruolo come entità pensante, figlio di un Rinascimento che lentamente gli aveva aperto gli occhi, obbligandolo a scrutare fino agli orizzonti di allora ed oltre. Furono gli anni di Machiavelli, di Shakespeare e Raffaello; di geni indiscussi come Leonardo da Vinci e di impavidi viaggiatori come Cristoforo Colombo, tutti accomunati dalla voglia di capire, di scoprire e di sapere. Ora che siamo entrati nello spirito dell’epoca, sarà più facile capire l’importanza anche di tutti quei ricercatori che forse saranno meno noti, ma che hanno dato alle scienze un apporto fondamentale. Il Cinquecento fu un seco-

ACURADI M.SEVERINO

lo d’oro anche per la ricerca anatomica: fino ad allora, tutto, infatti, era ancora fermo a Galeno (Pergamo, 129- Roma, 216), e alla sua fisiologia che si fondeva con la filosofia. Pian piano, non dimenticando il suo apporto fino a quel momento, i suoi studi furono superati da menti altrettanto brillanti: il già citato Leonardo, per esempio, si introduceva di nascosto negli obitori e sezionava cadaveri per raffigurare minuziosamente i vari comparti all’interno del corpo umano. A lui si aggiunsero pian piano nomi come Andrea Vesalio e il suo De corporis humani fabrica, ovvero il primo vero testo di anatomia; Realdo Colombo e Fabrizio di Acquapendente che spiegarono le loro idee a proposito della circolazione del sangue e della sua “purificazione” attraverso la respirazione; Bartolomeo Eustachio, tra i pochi che sostenevano ancora Galeno, e, infine, il nostro “prescelto”, Gabriele Falloppio. Della vita di Falloppio, o Falloppia che dir si voglia, non sappiamo molto: nato a Padova nel 1523 circa da famiglia nobile (de Falopijs) ma povera, seguì un iter particolare proprio a causa della sua indigen-

za. Studiò prima da autodidatACURADI M. SEVERINO ta, dimostrando grandi doti e, dopo aver abbandonato la carriera ecclesiastica a cui era stato spinto dallo zio, mise “in l’arte la medicina, più che d’esser prete”: frequentò l’Università proprio a Padova con insegnate proprio Realdo Colombo, fino ad ottenere nel 1548 la cattedra di anatomia all’Università di Pisa, su invito di Cosimo I de’ Medici.Nel 1551 tornò nuovamente a Padova, come insegnante di anatomia, chirurgia e botanica (di cui, nel frattempo, aveva conseguito la laurea) e tra i

Vite per la Scienza


suoi allievi ci fu anche Acquapendente, citato poc’anzi. Furono anni d’oro per l’anatomia, insomma, e Gabriele Falloppio diventò il più illustre fra gli anatomisti italiani, coraggioso perché pian piano si staccò dagli insegnamenti di Galeno, e iniziò a delineare le nuove prospettive con cui guardare il corpo umano, incluso uno tra i primi modelli di scheletro preparato con ossa e fili di rame. Così, come Colombo si fece guidare attraverso i mari soltanto dal suo istinto giungendo a una nuova terra, così Falloppio, spinto dalla sete della scoperta, iniziò ad interessarsi dello sviluppo delle ossa, in particolar modo del cranio, descrivendo l'acquedotto (detto di Falloppio) che dà passaggio a una parte del nervo facciale nella rocca del temporale. Inoltre, studiò la corda del timpano, i muscoli oculomotori, descrisse il legamento (detto di Falloppio) che si inserisce alla spina iliaca anterosuperiore e al pube, e, forse la sua scoperta più celebre, descrisse esattamente la struttura delle trombe uterine che portano dalle ovaie all’utero, ribattezzate meritatamente “tube di Falloppio”.Il suo interesse per l’anatomia femminile lo portò ad interessarsi anche delle malattie a trasmissione sessuale: infatti, seppe dare un nome anche ad alcune malattie, come la sifi-

lide che egli definì “morbo gallico” e alla quale fornì un rimedio per evitarne la trasmissione, ovvero bende di lino impregnate di disinfettante:

aveva inventato un modello di profilattico “low-coast” che potesse essere usato da tutti, e non solo dai nobili!!! Falloppio inoltre si è interessato ad ogni forma di terapia. Ha scritto un trattato sui bagni e sulle acque termali, un altro sui purganti semplici e un terzo sulla composizione delle droghe, ma nulla di tutto ciò fu pubblicato nel corso della sua vita. Come medico, inoltre, intervenne in vari luoghi, chiamato a consulto anche da celebri personalità, come l’umanista Paolo Manuzio. Se si dà retta alle malelingue del suo tempo, oltre all’accusa di praticare vivisezione nei condannati a morte a cui somministrava dell’oppio, nelle sue scoperte Falloppio era spinto non tanto dalla sana curiosità ma da un’insana gelosia verso Vesalio ed altri suoi colleghi che lo rendeva, per questo sempre molto critico dei loro lavori.

Vite per la Scienza

Tuttavia, Heinrich Häser, autore medico tedesco dell’Ottocento, descrisse un atteggiamento modesto, anzi rispettoso nei confronti dei suoi colleghi, soprattutto di Vesalio. Purtroppo fu colpito improvvisamente da un “mal di punta” (forse pleuropolmonite) che lo condusse a morte nel 1562 a Padova, all’età di quarant’anni. E’sepolto nel Chiostro del generale della Basilica di Sant'Antonio da Padova, ma per fortuna era già riuscito a mettere nero su bianco i suoi risultati nel lavoro Observationes anatomicae (1561), fondamentale per la formazione degli anatomisti che seguirono, senza contare l’Opera omnia, raccolta postuma delle sue opere, realizzata grazie all’apporto di Volcher Koiter (1572). Falloppio o Falloppia? Siamo liberi di cambiare una vocale, ma non i nomi che egli ha coniato per le sue scoperte. Quelli no, saranno “nostri”, ma non si toccano.

[M. Severino]

www.treccani.it www.accademia-lancisiana.it www.comodo.it

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La voce degli studenti

RAPPORTO TRA OBESITÀ ED INFERTILITÀ NELLE DONNE

La voce degli studenti

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ello scorso articolo abbiamo visto come l’obesità abbia ripercussioni sulla fertilità maschile: ma alle donne non va meglio! Infatti, nelle donne obese che hanno un eccesso di insulina c’è non solo una maggiore difficoltà ad ottenere una gravidanza, ma anche un aumento degli aborti spontanei. Tutte le interazioni negative sopra descritte sono molto più accentuate negli eccessi di grasso a livello viscerale o centrale. Ecco perché, a parità di peso, la donna con obesità centrale oppure sovrappeso corre molti più rischi di ipofertilità della donna con grasso prevalentemente a livello periferico. In realtà anche pochi chili in eccesso, localizzati all’addome, sono un importante fattore di rischio. Di qui la necessità di valutare non solo il proprio peso corporeo, ma anche gli indici di distribuzione del tessuto adiposo per capire se si è realmente a rischio. Comunque non è necessario allarmarsi: basta infatti la perdita di peso per ripristinare nella donna la funzione ovulatoria e con essa la fertilità. Questo vuol dire che, nel 60-70% dei casi, se il peso torna normale, anche la fertilità viene recuperata. È fondamentale che la perdita di peso nelle donne obese si accompagni allo svolgimento di una moderata attività fisica: l’esercizio fisico, infatti, è associato ad un miglioramen-

ACURADI R.FERRARIS

to del quadro metabolico dell’insulino-resistenza, grazie ad una diminuzione della massa grassa in favore della massa muscolare (la cosiddetta massa magra). La fertilità di una donna non è condizionata da uno specifico alimento e/o fattore, ma è condizionata da un equilibrio del metabolismo e da un peso normale. Raggiungere un peso corporeo adeguato è un passo fondamentale per ridurre il rischio di avere cicli mestruali irregolari o “anovulatori”, cioè privi di potenzialità riproduttive. È importante una dieta che utilizzi cotture semplici (a vapore o a pressione), che non degradino i micronutrienti preziosi per la fertilità. Per alcuni micro-nutrienti (in particolare per l’Acido Folico o Vit. B9) è invece necessaria un’ integrazione, data la difficoltà a reperirne quantità adeguate nei cibi comuni. La dieta di una donna dovrebbe fondarsi al 55-60% su carboidrati, perlopiù derivanti dalla frutta fresca ed altri “a

La voce degli studenti ACURADI R. FERRARIS

basso indice glicemico” (pasta, riso, orzo, legumi). Gli zuccheri “semplici” di dolci e bibite devono essere ridotti. I grassi devono poi costituire massimo il 2530% della dieta, con una netta preferenza per quelli poliinsaturi (olio extravergine d’oliva o omega-3 contenuti in pesce, mandorle, noci, tofu). Le proteine devono fornire il restante 10-15% dell’apporto energetico. In particolare, le proteine “nobili”, ad alto valore biologico, sono quelle di origine animale: carne, latte, uova. Anche ortaggi e verdure comunque costituiscono un apporto di proteine, vitamine e minerali che favoriscono la fertilità. Non esistono rimedi o alimenti magici che improvvisamente determinano una gravidanza, ma corretti stili di vita insieme ad un’adeguata nutrizione aiutano a “nutrire” e conservare la propria fertilità sia per gli uomini sia per le donne.

[L. Argenio]


Miscellanea

ERRATA CORRIGE SU BARBARA GALLAVOTTI Nel numero 11, abbiamo indicato come vincitrice del Premio Comunicazione Multimediale della XV edizione premio “Capo d’Orlando svoltosi a Vico Equense lo scorso 17 Maggio la dott.ssa Barbara Gavallotti “per la pluriennale azione di

promozione della scienza sui mass media”.In realtà il vero cognome della dottoressa è Gallavotti, pertanto la redazione si scusa pubblicamente con lei per aver indicato erroneamente il suo cognome.

Miscellanea

ACURADI R.FERRARIS

I° “M A R C I A PE R LA V I T A ” N E L L A TERRA DEI FUOCHI Il 4 ottobre 2013 s’è svolta fra Orta di Atella, la strada provinciale Caivano–Aversa ed il Santuario della Madonna di Campiglione in Caivano la Marcia per la Vita, una manifestazione pacifica ed un grido di aiuto da par-

te di chi vive in un territorio compreso fra la provincia di Napoli e di Caserta, dove, in seguito a quasi un ventennio di rifiuti tossici sversati da organizzazioni criminali e roghi appiccati per far sparire le discariche a cielo

aperto, si sono avuti effetti devastanti sulla salute dei suoi abitanti: qui infatti, si muore di tumori e leucemie con una frequenza tre volte superiore rispetto al resto di Italia.

IL SI TO U F F IC IA L E D E L L A F. I . B I O . SI AGGI ORNA D I CONTINUO! ria Guarino, subentrato al nostro Michele Di Giacomo (che resta però il nostro responsabile mentoring); 3)la pagina degli “obiettivi raggiunti” aggiornata con le recenti vittorie di F.I.Bio. 4) in maniera speculare è stata aggiornata anche la pagina “Obiettivi da raggiungere” dove sono stati iscritti nero su bianco gli obiettivi che F.I.Bio. si pone dal 2013 in poi per dare più chances lavorative a tutti i biotecnologi; 5) la

pagina “mission”, resa ancora più interattiva per far vedere ancora meglio cos’è F.I.Bio. , che obiettivi si pone e cosa fa per i suoi soci. Tutte le modifiche, che si propongono di rendere il nostro sito ancora più semplice e vicino alle esigenze di chi lo consulta sono ad opera di Antonio Massa, Roberta Ferraris e Gianluca Ruotolo e visibili su www.fibio.it

Miscellanea

Le ultime modifiche riguardano: 1) la pagina “Corsi di Laurea” che non solo ha tutti i link aggiornati al 2013, ma ad alcuni è stato aggiunto un contrassegno per indicare in quali università si può svolgere il semestre abilitante per l'esame di agrotecnico durante il corso di studi; 2)i link relativi all'organigramma del direttivo e ai contatti nazionali, aggiornati con nome e contatti del nuovo Segretario Nazionale, Andrea Ma-

NOTIZIA DELL’ULTIMA ORA: APERTURA SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE PER I BIOTECH INDUSTRIALI! La FIBio ha ottenuto da po- sito www.biotecnologi.it) infatchissimo, come promesso nel ti il MIUR ha sancito, mettendo comunicato del 16/02/12 l’aper- fine all’iter partito dalla richiesta tura delle scuole di specializ- di FIBio, che anche i biotecnozazione anche per i biotecno- logi laureati nella classe LM-8 logi industriali! Con la Circola- (ex 8/s) possono partecipare ai re del 25/11/13 (consultabile al concorsi le scuole di specializ-

zazione in di Biochimica clinica e di Microbiologia e virologia. Per raggiungere ulteriori successi vi invitiamo ad iscrivervi alla FIBio per l’anno 2014

ACURADI R. FERRARIS


Sono riaperte le iscrizioni alla F.I.Bio. per l’anno 2014 a partire dal 7 gennaio Per essere soci ordinari è necessario essere titolari di Laurea Triennale o Specialistica o Laurea Vecchio Ordinamento o Dottorato o Specializzazione in Biotecnologie. Per essere soci sostenitori basta essere iscritti a un corso di Laurea triennale in biotecnologie. Per tutti i dettagli vai alla pagina iscrizione del sito www.biotecnologi.it


Orizzonti 12