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I t a l i a n a

FIBio Magazine

F e d e r a z i o n e

B i o t e c n o l o g i

OLTRE LA NUTRIZIONE DALL’ASSEMBLEA SOCI ALLA TERZA EQUIPOLLENZA

LA VERA STORIA DELLA PIZZA

CELIACHIA E TIROIDITI


BARBARA MCCLINTOCK (HARTFORD, 1902 – NEW YORK, 1992)

DIRETTORE EDITORIALE Federazione Italiana Biotecnologi, sede ammin.: via Gianbattista Ruoppolo n°105, scala C, 80128 Napoli; sede legale: via Leonardo Bianchi n°10, 80131 Napoli REDATTORE CAPO Roberta Ferraris

REDAZIONE Esposito M.T. (DISCOVERY), Di Giacomo M. (FIBIO-MENTORING), Ruotolo G.(FIBIO-WORK IN PROGRESS), Netti F. (BIOTECH EVENTS), D’Oriano V. (L’INTERVISTA), Severino M. (VITE PER LA SCIENZA), Ferraris R. (VOCE DEGLI STUDENTI), Ferraris R. (MISCELLANEA) IMPAGINAZIONE E GRAFICA Antonio Massa CONTATTI redazione.fibio@biotecnologi.it

Quest'opera è stata rilasciata sotto la licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia. Per leggere una copia della licenza visita il sito web http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/ o spedisci una lettera a Creative Commons, 559 Nathan Abbott Way, Stanford, California 94305, USA.


SOMMARIO _________L’editoriale. La Nutrizione. E oltre ___Discovery

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_____Fibo-mentoring

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_____Fibio-work in progress _____Biotech

events

________L’intervista

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____Vite per la scienza

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___La voce degli studenti

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______________Miscellanea

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L’editoriale: La Nutrizione. E oltre. concetti di “Nutrizione” e “Approccio Dietetico” sono cambiati notevolmente negli ultimi anni. Chi come la sottoscritta è nato negli anni Ottanta, ricorderà che all’epoca andava di moda Jane Fonda e i suoi corsi di aerobica per mantenersi in forma, esasperando il concetto di “bisogna bruciare le calorie assunte per essere in linea ed in salute. Negli anni Novanta c’è stato invece il boom della chirurgia estetica, con una richiesta crescente di liposuzioni e di addomino-plastiche per eliminare i cuscinetti adiposi e i tessuti flaccidi che facevano sentire uomini e donne insicuri e fuori posto. In quegli anni, complici anche le top model ultramagre come la Bruni, la Campbell, la Evangelista, nelle ragazze e nelle donne si diffondevano credenze errate come “Non mangio la pasta (o il pane) perché mi fa ingrassare” o “ho abolito i carboidrati dalla mia dieta” per avere l’illusione di essere in forma e nutrirsi in modo sano. Dal Duemila in poi, si sta lentamente affermando le idee che le “diete-fai-da-te” o le “diete monotematiche”, incentrate sul consumo ripetuto e ossessivo di certi alimenti (ad esempio la famigerata “dieta Beverly Hills” che prevedeva il solo consumo della frutta) non solo non fa dimagrire stabilmente (poiché una volta tornato al “normale” regime alimentare si riprendono tutti i chili e a volte anche oltre) ma fa male alla salute, poiché ci si priva di elementi essenziali e alla lunga ci si espone a ben più seri problemi di salute. Di recente, la TV satellitare da ampio spazio alle tematiche della malnutrizione: trasmissioni come “il cibo ti fa bella”, “The biggest loser”, “Food Hospital” è indicativo di non solo quanto sia alto l’interesse sull’argomento, ma anche quanto siano diffusi gli errori alimentari, che diventano causa di patologie che spaziano dall’alcolismo all’infarto, dal diabete all’anoressia e alla bulimia, ove nel mezzo si collocano le patologie in cui la componente genetica gioca un ruolo importante come la celiachia, di cui parleremo in questo numero. I nutrizionisti, quindi, pur nascendo accademicamente come biologi, biotecnologi, dietisti, medici o laureati in Scienze della Nutrizio-

Orizzonti biotecnologici

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ne, hanno nel nuovo millennio un importante sfida davanti a sé: liberare i loro pazienti dalle convinzioni errate che li hanno portati a commettere e ripetere errori alimentari su errori, insegnando loro volta per volta a capire come mantenersi in salute fornendo i micronutrienti essenziali attraverso il cibo o eliminando quei cibi che causano patologie (ad esempio: nel favismo, nell’intolleranza al lattosio e nella stessa celiachia, una dieta priva delle molecole scatenanti la patologia da una sparizione totale dei sintomi; o ancora, non è raro che il diabete di tipo 2 regredisca o guarisca nel momento in cui oltre ai farmaci si associa una dieta atta a neutralizzare l’insulino-resistenza o l’ipertensione). Senza dimenticare l’aggiornamento sulle scoperte continue inerenti i rapporti fra cibo e genetica, tali da aver permesso a discipline emergenti come la “nutrigenetica” e la “nutrigenomica” di affermarsi sempre più. Pertanto in questo nuovo numero, sarà dato ampio spazio non solo al corso di F.I.Bio. svolto lo scorso aprile che ha avuto come focus vari aspetti della nutrizione, ma anche ai rapporti intercorrenti fra celiachia e tiroiditi, spiegati dalla nostra nuova penna, Luana Argenio, che ci condividerà qui anche il percorso di studi che l’ha portata fin qui. Ancora, Maria Teresa Esposito ci parlerà dei probiotici, i simpatici esserini che troviamo negli yogurt e non solo, ma anche di “carboidrati” con Aniello Tufano che ci farà un po’ di storiografia sulla pizza (alimento tanto caro a noi napoletani) e con Marina Severino, che ci racconterà di come studiando il mais Barbara Mc Clintock abbia scoperto i trasposoni. Infine, uno sguardo al futuro, con le ultime novità dal fronte legale per i biotech in Italia e con una news interessante di Maria Teresa sul Nature Carrier Job Expò, in partenza fra pochissimo a Londra. Vi ho incuriosito abbastanza? Allora … buona lettura


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enerdì 19 aprile c’è stato il corso di formazione di FIBIO “Oltre la nutrizione” nella cornice napoletana del Palazzo PAN. Per la prima volta, per un nostro corso si potevano richiedere gli ECM: perciò avevamo una platea mista di nutrizionisti, biotecnologi e medici. Gli organizzatori del corso, i dottori Ambrosone, Brancato, Di Giacomo, Peluso e Ruotolo, hanno coinvolto relatori di varie nazionalità da ogni parte d’Europa per dare al corso, ancora una volta un altissimo profilo.

Con un cambio di programma, ha iniziato i lavori il prof K. Grimaldi, direttore scientifico Eurogenetica, che ha introdotto tali concetti fondamentali: la sola alimentazione non ci rende eterni, poiché anche chi ha uno stile di vita sano può morir giovane per stress o cause ambientali; come i fabbisogni giornalieri varino fra gli individui, sia per apporti calorici, sia per mutazioni e polimorfismi che distinguono ogni personale genoma; il concetto di nutrigenetica (che s’occupa del ruolo dei geni alla ri-

sposta ai vari cibi che s’assumono, come ad es. le intolleranze alimentari); quello di nutrigenetica (come inteACURADI M.T.ESPOSITO razione e rapporto tra geni ed alimentazione), perciò oggi la genetica non è più vista come strumento diagnostico ma come mezzo di ricerca per polimorfismi causativi di patologie (es: SNP che modifica l’attività dell’enzima che blocca il metabolismo dell’acido folico) e calcolare un rischio per un paziente di sviluppare una patologia X. Ma non si sa a priori se tale rischio sarà certezza, poiché intervengono anche altri fattori, alcuni non modificabili (es:il colore della pelle) e altri modificabili(es: l’ambiente, lo stile di vita, ed eliminare dalla dieta i cibi che causano le intolleranze). Il prof Grimaldi infatti ha detto che “quando cambi alimentazione è come cambiare la camicia, ti deve stare bene". La seconda relatrice, la prof Lionetti della Federico II, ha spiegato come si calcola il BMI(indice di massa corporea); la differenza fra obesità androide o a mela (tipica maschile) e l’obesità ginoide o a pera (tipica femminile); come valutare lo stato nutrizionale di un individuo in base all’introduzione, all’assorbimento e all’uso del cibo. Gli alimenti infatti hanno funzione strutturale ed energetica; la stessa acqua è un nutriente, nonché mezzo ove avvengono le reazioni me-

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“OLTRE LA NUTRIZIONE”, ECCO COM’È ANDATA

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ACURADI

M.T.ESPOSITO


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taboliche, e componente delle masse magra e grassa di un organismo; ha ricordato come di solito la massa grassa di un adulto sano normopeso sia del 15%, mentre la massa magra sia dell’85%. Una tecnica non invasiva per misurare indirettamente la massa grassa è l’impedenziometria che fa misurare direttamente la massa magra, e quindi per differenza poi la massa grassa. Si basa sulla resistenza che l’organismo oppone al passaggio di corrente elettrica; nella pratica, si posizionano 4 elettrodi, di cui 2 iniettano corrente, mentre alti 2 rilevano il voltaggio. Essendo la massa magra costituita per lo più da acqua, è un buon conduttore; al contrario la massa grassa è costituita da lipidi e solo dal 10% di acqua ed è un cattivo conduttore. Collegato all’impedenza è il concetto di reattanza capacitativa, cioè il ritardo che incontra il fluido nel riempire il recipiente; la reattanza dà l’idea delle cellule metabolicamente attive nell’organismo, poiché è dovuta al

Orizzonti biotecnologici

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funzionamento (buono o cattivo) delle membrane. Lionetti ha anche ricordato come sia importante valutare lo stato nutrizionale durante un trattamento dietetico,cioè controllare se si stia perdendo più massa grassa o magra, e nel secondo caso, correggerlo; inoltre ha sottolineato come si perde peso (quando sono più le calorie spese di quelle introitate) ma anche dell’importanza di introdurre microelementi essenziali. Il 20% dell’energia spesa serve all’organismo a compiere azioni vitali (come il battito cardiaco e la spesa energetica basale); il 66% è spesa per metabolizzare il cibo; infine la restante percentuale è impiegata per l’attività sportiva. Già, ma come valutare il metabolismo basale? Con metodi diretti ed indiretti, fra cui le equazioni predittive. Il terzo relatore, il dott. Barba ha parlato del concetto di “DIETA MEDITERRANEA”, partendo dal fisiologo americano Keys, inventore delle “Razioni K”di cui si nutrivano i soldati durante la Seconda Guerra Mondiale. S’è notato che la prevalenza delle malattie cardiovascolare è più bassa nei paesi che s’affacciano sul Mediterraneo. Gli alimenti come pane, verdura, frutta, sono la base di questa dieta; anche il vino e l’olio hanno un ruolo importante per l’apporto di calorie, micronutrienti e grassi saturi. La nostra dieta mediterranea è protettiva per obesità, diabete, iperlipidemia e cancro; è ecosostenibile poiché fa grande uso dei prodotti a Km zero; adatta ad ogni età. Nella forma corretta, la dieta mediterranea si do-

vrebbe comporre per il 60% da carboidrati, per il 12 % da proteine vegetali, per meno del 30% da grassi, specie se monoinsaturi; importanti anche le assunzioni di calcio, potassio, sodio (quest’ultimo con moderazione) e potassio (poiché l’apporto ottimale di potassio comporta una minore assunzione di farmaci antiipertensivi). Gli alimenti della dieta devono essere saporiti, colorati, gustosi e dare buon umore: in questo l’Italia ha il vantaggio di essere il Paese col più alto numero di alimenti a marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta). Barba ha poi mostrato le 2 rappresentazioni della dieta mediterranea, a piramide e a tempio; la prima è più rappresentativa perché spiega in larghezza ed altezza, rispettivamente sia le quantità sia le minori o maggiori importanza degli alimenti; la rappresentazione a tempio invece indica solo gli elementi basilari ed i superflui, ma non le quantità. Negli anni ottanta, fu condotto un esperimento invertendo per 7 giorni la dieta di una comunità finlandese con quella di una comunità di Pollica (n provincia di Salerno). Ebbene, i valori di pressione sistolica e diastolica diminuivano nei finlandesi quando seguivano la dieta mediterranea per aumentare quando tornavano al loro regime alimentare; viceversa, i valori aumentavano negli abitanti di Pollica quando seguivano la dieta finnica per poi tornare nella norma quando tornavano alla dieta mediterranea. La differenza è data dall’uso eccessivo di burro dei finlandesi e dell’olio di oliva (molto più salutare) dei campani. Infine, Barba ha spie-


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fetto positivo o negativo. Dopo il pranzo e l’assemblea soci (di cui si rimanda alla rubrica WORK IN PROGRESS), per quinta ha parlato la prof.ssa Brigidi dell’Alma Mater (Bologna), che ha dedicato un intervento sul microbioma, (argomento di cui parla nella DISCOVERY Maria Teresa Esposito).Il sesto relatore è stata la dott.ssa Tauchmanova, venuta per F.I.BIo. da Parigi, ove ha l’incarico di Direttore dell’Endocrinologia dell’IPSEN; dopo di lei, l’ultimo relatore, è stato il dott. Pecoragato l’importanza della razione tosi delle cellule tumorali e fun- ro,che nella seconda parte del e di come non si debba mai ge da scavanger per le mem- suo intervento,ha introdotto alescludere da una dieta le uova, brane danneggiate). Discorso a cuni concetti, come la ripartiessenziali per l’assunzione di parte merita l’acido Lipoico, zione ideale dei macronutrienproteine e del colesterolo cel- che è sia esogeno che endo- ti: 5% Etanolo, 15% proteine, lulare. Il quarto relatore, la geno e può essere assunto 25% grassi, 55% carboidrati. Ha dott.ssa Costantini del CROM – solo nel range tra 25 e 100 mi- spiegato come la EFSA (FedePascale, ha parlato degli AN- cromolare; tuttavia si pensa razione Europea Sicurezza AliTIOSSIDANTI NATURALI e del che un aumentato apporto pos- mentare) definisca i DRV (Valori CANCRO. Gli antiossidanti non sa comportare la risoluzione di Dietetici di Riferimento) e come sono solo esogeni (assunti con diverse patologie. Usato come per il DRV il discorso delle prola dieta), ma anche endogeni; integratore, favorisce l’azione teine sia più complesso rispetquesti ultimi nascono dagli effetti degli antiossidanti endogeni. to alle fibre e ai carboidrati poidei radicali liberi perché legano Costantini ha illustrato poi uno ché calcolati in base al peso le specie reattive e da qui pos- studio del CROM ove si valu- ideale, visto che la massa grassono avere due effetti: o elimi- tano gli effetti dell’acido lipoico sa è inerte. Poi ha mostrato una narli totalmente o trasformarli in sul profilo infiammatorio di di- parte dei LARN, la Bibbia per specie meno reattive e perico- verse linee cellulari,sottoline- chi vuol fare il nutrizionista ed ha lose. Le cause di un aumento di ando che purtroppo i dati degli introdotto il concetto di HOLTER radicali liberi possono essere: il esperimenti in vitro non sempre MOTORIO METABOLICO, che fumo, l’eccesso o il difetto di corrispondono al vivo ed un valuta il dispendio energetico esercizio fisico, i raggi solari. Tra secondo studio sui polifenoli nell’ l’attività sportiva. Alla fine gli antiossidanti endogeni si ri- del melograno e la loro intera- della giornata, il dott. ha districordano fra gli altri la catalasi e zione con diverse linee cellula- buito alla platea due casi clinila superossido dismutasi, men- ri di cancro. Infine, alcuni ac- ci da risolvere. Dopo aver ritre tra gli esogeni si ricordano i cenni sul Licopene, per poi par- scontrato tanto interesse, non si non vitaminici come i POLIFE- lare del controverso lavoro di può dire altro che … arrivederNOLI (derivati anche di uva,po- Watson sugli antiossidanti: se- ci al prossimo corso! modoro,mirtillo, olio) e quelli condo lui, porterebbero all’auvitaminici come la vitamina C mento della perossidazione li,(che agisce sui ROS), il radi- pidica e alla morte cellulare; oc[V. D’Oriano] cale ascorbile,(che rigenera i correrà indagare bene volta [R. Ferraris] NADH), e la vitamina E (che di- per volta sui meccanismi meminuisce i casi di cancro alla tabolici con cui interagiscono prostrata,poiché stimola l’apop- per affermare se hanno un efOrizzonti biotecnologici

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BASTA UNO YOGURT? I BATTERI BUONI COMBATTONO L’OBESITÀ E LE FORME DI MALNUTRIZIONE

S

i sa da tempo che uno scorretto regime alimentare abbinato a uno stile di vita pigro contribuisca all’insorgenza di obesità, diabete di tipo II, malattie cardiovascolari e sindrome metabolica; invece è più recente la scoperta di come i batteri della flora intestinale, (costituenti nel loro insieme il microbiota intestinale), abbiano un’enorme imp o rta n za nello sviluppo di queste patologie e di severe forme di malnutrizione. Nell’ultimo decennio, sulla scia dei progetti genoma e grazie all’avanzamento nelle tecnologie di sequenziamento, è esplosa la corsa al microbioma, il genoma del microbiota. Grazie ai dati genomici è stato possibile fare un censimento dei batteri che risiedono nel nostro intestino, scoprendo (come abbiamo visto anche nel corso “oltre la nutrizione” tenuto ad Aprile 2013 da FIBio) che il microbiota umano è composto da 100 trilioni di batteri e archebatteri, appartenenti a più di 1000 specie Orizzonti biotecnologici

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diverse. La comunità dominante (90%) è quella batterica ove i cinque phyla più rappresentati sono i Fimicutes, Bacteroidetes, Actinobacteria, Proteobacteria e Verrucomicrobia. Ogni persona ha un microbiota diverso da quello di altri individui; inoltre il microbiota di un

individuo durante la vita varia con l’età, le abitudini alimentari, la presenza di patologie. Dal confronto di vari soggetti è emersa una correlazione interessante: alcuni batteri del microbiota e l’espressione di alcuni dei loro geni sono identici tra individui sani. Ciò ha portato la comunità scientifica a ritenere che un “corretto” microbiota sia indispensabile per il sano funzionamento dell’intestino e dell’ intero organi-

smo. A dimostrare l’importanza del ruolo rivestito dal microbiota nella fisiologia dell’organismo umano hanno contribuito studi su modelli animali. I topi germfree sono animali nati e cresciuti in condizioni di totale sterilità, vale a dire in ambienti privi di microbi. Questi modelli animali costituiscono un importantissimo strumento per lo studio del contributo del microbiota alla fisio-patologia umana. È infatti possibile colonizzare l’intestino di questi animali con una selezionata specie microbica o con l’intero microbiota di un umano e testare l’effetto della ri-colonizzazione in un particolare fenotipo. Così si è dimostrato che il microbiota contribuisce a proteggere contro i patogeni, a modulare la risposta immunitaria e a digerire alcuni tra i nutrienti che introduciamo quotidianamente con la nostra dieta. Uno studio comparativo tra i topi germ-free e topi controllo ,sottoposti a una dieta ricca in polisaccaridi, ha ri-


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levato nel sangue dei topi germfree ridotti livelli di acidi grassi a catena corta (SCFA, Short Chain Fatty Acid). I topi germfree, inoltre, riuscirebbero a espellere nelle urine e nelle feci più del doppio delle calorie espulse da animali di controllo. Per compensazione, i topi germ-free mangiano di più dei topi controllo pur mantenendo un peso inferiore. Queste differenze si appiattiscono completamente due settimane dopo aver colonizzato l’intestino dei topi germ-free con il microbiota dei topi controllo. Ulteriori conferme del contributo del microbiota nel controllo del peso e nello sviluppo dell’obesità provengono dall’analisi dei topi ob/ob, il cui fenotipo obeso è dovuto a una mutazione del gene della leptina, un ormone coinvolto nei meccanismi della sazietà. L’intestino di questi topi contiene più Firmicutes e meno Bacteroidetes rispetto ai topi normopeso, anche quando i topi ob/ob sono nutriti con la stessa dieta povera in grassi e ricca in polisaccaridi. Queste differenze sono state anche evidenziate confrontando individui umani obesi con i normopeso, portando alla conclusione che i Bacteroidetes possano contribuire all’assorbimento delle calorie e al mantenimen-

to del normopeso. Come anticipato, la dieta può modificare notevolmente la composizione del microbiota. Confrontando il microbiota di bambini italiani con quello dei bambini di un villaggio africano è emerso che questi ultimi, hanno un microbiota adatto a rispondere a questa dieta e massimizzare l’estrazione di calorie ed energia dai nutrenti ingeriti, poichè seguono una dieta più ricca in fibre rispetto ai bambini italiani. Infatti nei bimbi agricani dello studio, il microbiota è composto per lo più da Bacteiroides. Molto in voga sono le diete dimagranti con supplementi di probiotici, microorganismi vivi come Lactobacillus e Bifidobacterium somministrati spesso in yogurt, e prebiotici, alimenti non digeribili capaci di stimolare la crescita di particolari gruppi batterici. Dietro gli slogan pubblicitari c’è del vero! Topi obesi nutriti con prebiotici selettivi per la crescita di Bifidobacterium perdono più facilmente peso rispetto ad animali obesi a cui i prebiotici non sono stati somministrati. Quali le cause di tali differenze? Il microbiota riveste un ruolo fondamentale nel metabolismo e in particolare nella digestione dei carboidrati, che costitui-

scono una delle più importanti forme energetiche per gli umani. È importante ricordare che le cellule umane non possono digerire i carboidrati complessi, tra cui alcuni amidi ,l’inulina, ed i polisaccaridi delle piante, come la cellulosa e gli xilani. Questi nutrienti sono digeriti dal microbiota del colon che li riduce in acidi gassi a catena corta tra cui il propionato, acetato e il butirrato. I prodotti del metabolismo microbico si possono poi utilizzare come fonti di energia per l’intestino o viaggiare verso il fegato, dove verranno utilizzati per la lipogenesi (sintesi dei grassi) e gluconeogenesi (sintesi degli zuccheri). Confrontando i topi germ-free con quelli controllo è stato scoperto che i topi controllo sono in grado di immagazzinare più trigliceridi e produrre più lipoproteine a bassa densità, responsabili per il trasporto dei trigliceridi dal fegato agli altri tessuti, rispetto ai topi germ-free. Questo fenomeno si accompagna a una ridotta espressione del gene umano ANGPTL4, che codifica per un potente inibitore della lipoprotein lipasi che controlla l’assorbimento di trigliceridi. Il microbiota è dunque in grado di regolare l’adiposità tramite un effetto diretto sull’espressione del gene ANGPTL4. Il microbiota svolge inoltre un ruolo importantissimo nella digestione degli acidi biliari e della colina. Gli acidi biliari vengono sintetizzati dall’uomo nel fegato e hanno un’importante funzione nella solubilizzazione di colesterolo, grassi e vitamine e nel loro assorbimento nell’intestino. Negli umani gli acidi biliari sono coniugati alla Orizzonti biotecnologici

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glicina e possono essere de coniugati dal microbiota e ridotti in acidi biliari secondari. Questi ultimi non possono essere assorbiti nell’intestino. In questo modo modo il microbiota, convertendo gli acidi biliari in acidi biliari secondari, agisce direttamente sull’assorbimento dei grassi nell’intestino. Inoltre gli acidi biliari secondari sono in grado di attivare dei segnali neuro-endocrini che portano al rilascio dell’ormone GLP-1 che ha un importante effetto anti-diabetico, contribuendo ai meccanismi di tolleranza al glucosio. Più sorprendenti i dati di uno studio pubblicato recentemente su Science. Gli autori hanno studiato il microbiota di una larga popolazione di bambini del Malawi e hanno scoperto il contributo determinante del microbiota nello sviluppo di una condizione di malnutrizione, nota come kwashiorkor. Analisi comparative hanno rivelato che il microbiota dei pazienti affetti è infatti molto più simile a quello di un neonato rispetto ad un bambino sano, con un enorme rappresentanza di Actinobacteria. Per confermare il ruolo rivestito dal microbiota nel decorso di questa patologia, gli autori hanno introdotto in topi germ-free il microbiota dei bambini affetti da kwashiorkor o di quelli sani, tramite il trapianto di feci, e hanno poi somministrato ai topi una dieta nutrizionalmente povera, tipica del Malawi. I topi il cui intestino era stato colonizzato con il microbiota dei bambini affetti da kwashiorkor perdono vertiginosamente peso e nonostante migliorino dopo essere stati nutriti con cibo terapeutico (RUTF, Orizzonti biotecnologici

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Ready to use therapeutic food), appena ritornati alla dieta Malawi le loro condizioni peggiorano, indicando la complessità delle interazioni tra cibo e microbiota. “Questo studio è un eccellente esempio di quello che definiamo microbica traslazionale, dove il kwashiorkor si aggiunge alla lista di patologie associate a uno scorretto funzionamento o composizione del microbiota, una lista a cui fanno parte l’obesità, il diabete di tipo II e la sindrome metabolica” commenta Andrew Prentice della London School of Hygiene and Tropical Medicine (Londra, Regno Unito). Visti gli strabilianti risultati non c’è da stupirsi che il microbiota sia entrato negli interessi commerciali di molte aziende biotecnologiche che mirano a introdurre sul mercato nuovi farmaci che agirebbero proprio sulla sua composizione. La Nestlè e la Danone sono state tra le pioniere in questo settore, assicurandosi brevetti milionari a protezione dei loro prodotti a base di probiotici e prebiotici. E ora si punta a caratterizzare meglio il potenziale effetto terapeutico del trapianto di feci di un individuo sano a uno affetto da patologie in cui il microbiota potrebbe avere un ruolo determinante, come l’obesità o il diabete, come precedentemente discusso. “La manipolazione del micro-

biota umano ha un potenziale enorme! In 15 anni potremmo bere cocktail di probiotici personalizzati alle nostre esigenze fisiologiche e dietetiche” come sostenuto da Jeroen Raes, group leader al Vlaams Instituut voor Biotecnologie di Bruxell (Belgio). “ Io suggerirei a tutti gli individui sani di congelare oggi un campione delle proprie feci” continua Jeroen Raes. Insomma un campione di feci potrebbe tornarci utile un domani come le nostre cellule staminali! La febbre del microbiota non poteva risparmiare la diagnostica. La Metabogen, una startup svedese, sta applicando strumenti utilizzati fino a oggi per gli studi di metagenomica, al sequenziamento dei microbiomi dei campioni di feci di pazienti affetti da diabete di tipo II. L’idea è quella di individuare dei marcatori di rischio per questa frequente patologia. Non è fantascienza, sono gli ultimi trend della medicina personalizzata. Tra qualche anno potremmo trovare in farmacia un nuovo stick per la diagnosi del diabete!

[M.T. Esposito]


RACCONTI DI VITA

F.I.Bio.-mentoring

La mia esperienza : da biotech a nutrizionista

sentito la necessità di approfondire ancora la sfera della nutrizione legata ai disturbi alimentari, e fortuna (o forse destino) ha voluto che proprio in Campania iniziassero un corso di formazione sul trattamento dell’obesità, dei disturbi del comportamento alimentare (DCA) e dell’immagine corporea: è infatti importante e necessario, in caso di alterato rapporto fra cibo, peso, corpo ed emozioni, un approccio terapeutico operativo e pratico di tipo integrato (psico-nutrizionale) che possa aiutare i pazienti a superare consapevolmente l’alimentazione emotiva, la preoccupazione estrema per il peso, l’insoddisfazione per le forme corporee e la bassa tolleranza alle emozioni … così non c’ho pensato nemmeno un attimo e 2 settimane prima di discutere la tesi, mi sono iscritta di corsa!!! E’ per me molto comodo, poiché è un corso di 90 ore di lezioni frontali suddivise in 6 fine settimana, così non interferisce con le giornate lavorative. Ora sono già a metà percorso e sono entusiasta di quello che sto imparando! Dalla mia esperienza, ho imparato che non bisogna mai rimandare mai le occasioni, perchè nello stesso istante in cui si pensa: “c’è tempo per fare questa cosa!” l’occasione è sfumata! Nella mia vita lavorativa futura, ricorderò sempre quello che diceva Ippocrate: “che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo!”. [L. Argenio]

F.I.Bio.-mentoring

Ciao! Sono Luana Argenio, 27 anni ed il 4 aprile 2013 ho conseguito la laurea magistrale in Scienze della Nutrizione umana. Dopo essermi laureata triennale in Biotecnologie per la salute a Napoli, ho deciso di cambiare strada, scegliendo l’ambito della nutrizione. Sono una persona che ha sempre lottato per ottenere ciò in cui crede e dovendo dare un consiglio a chi si appresta a scegliere il suo futuro universitario, dico questo: scegliere sempre in base a ciò che piace e non su quello che “va di più”,o su ciò che dicono, o peggio ancora impongono amici o parenti; non si sceglie un percorso di studi solo per le maggiori opportunità di lavoro o di guadagno, ma si deve fare le proprie scelte con il cuore; se ne dicono tante su noi ragazzi e sul mondo del lavoro, ma alla fine le difficoltà ci sono ovunque e allora tanto vale scegliere la propria passione,(l’università, una carriera artistica, un mestiere manuale, ecc), perché solo quando c’è la passione si ha la forza di affrontare tutti i problemi che si potranno presentare nel proprio percorso di studi prima e lavorativo poi. Andando contro quelle che erano le idee della mia famiglia, di continuare la strada della ricerca, ho fatto il test per entrare a Scienze della Nutrizione umana; sentivo che la ricerca non rappresentava più quello che cercavo: la possibilità di aprirmi uno studio tutto mio, di potermi relazionarmi alle persone, di poter essere indipendente nelle scelte degli orari, e di fare un qualcosa che avesse un impatto immediato sulla realtà … sentivo che quel mondo così misterioso, complesso ed affascinante, il mondo della ricerca che aveva impegnato 4 anni della mia vita, ormai non mi apparteneva più; ero uscita dalla triennale preparata ma stanca e sfiduciata! Superati i test di Nutrizione, ho iniziato il mio nuovo percorso universitario in un ambiente molto diverso: una sessantina di ragazzi, un rapporto più umano con i professori rispetto a Biotecnologie al Policlinico, insomma sembrava di rivivere l’armonia liceale. I 2 anni sono volati e giorno dopo giorno ero sempre più felice della mia scelta. Ma dopo la laurea non mi sono certo fermata: ho

ACURADI

M.DI GIACOMO


F.I.Bio.: work in progress

DALL’ASSEMBLEA SOCI ALLA NUOVA VITTORIA LEGISLATIVA DI F.I.BIO.

Work in progress

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ACURADI

l 19/04/13, in concomitanza col corso di formazione “Oltre la nutrizione” s’è svolta l’annuale assemblea associativa nazionale FIBIO. Questo momento di grande importanza, permette un confronto alla pari fra i membri di Commissioni, del Consiglio Direttivo e del Collegio dei Probiviri e i soci, per poter sia fare un punto della situazione dell’operato svolto, sia di poter delineare insieme le linee guida da seguire per il futuro. Fermo restando che il verbale di quest’assemblea (così come tutti i nostri verbali di riunione) sono pubblici e consultabili al nostro sito, la sottoscritta vi racconterà qui in breve questa assemblea come prologo ad una nuova vittoria di FIBIO. Come primo punto,il presidente del Consiglio Direttivo Gianluca Ruotolo spiega ed elenca le varie voci di spesa del bilancio consuntivo del 2012, redatto da Oriana Catapano e discusso in varie precedenti riunioni del consiglio direttivo. Il bilancio 2012 è poi approvato all’unanimità. Una socia propone, per dare maggiore visibilità a Fibio nel 2013, di spingere di più sulla pubblicità. Gianluca Ruotolo spiega che Maurizio Giordano e Roberta Ferraris

G. RUOTOLO

stanno già lavorando in tal senso per produrre dei volantini e delle locandine aggiornate in base agli ultimi successi di FIBIO. Il presidente del Direttivo Ruotolo presenta poi il bilancio previsto per il 2013, includendo anche le spese previste per il corso dell’autunno 2013; in tal sede, precisa inoltre che se le iscrizioni rimarranno su questa attuale soglia, probabilmente per il 2014 si potrebbero non tenere corsi di aggiornamento. Il bilancio per il 2013 viene poi approvato all’unanimità. Il presidente del Consiglio Direttivo introduce poi il punto riguardante il Codice Deontologico, ricordando che era dal 2007 che il codice non subiva revisioni, e cede la parola a chi si è incaricato di tale compito, il Presidente del Collegio dei Probiviri Roberta Ferraris. In particolare, il presidente Ferraris spiega ai soci: la necessità di strutturare un codice che potesse dare indicazioni a tutti i biotecnologi, indipendentemente dal ruolo professionale ricoperto; le modalità con cui ha svolto tali ricerche; l’utilizzo delle antinomie giuridiche laddove necessarie, e l’aver ribadito con maggiore forza i principi di uguaglianza e di rispetto reciproco che re-

Work in progress ACURADI G. RUOTOLO

golamentano l’etica di un biotecnologo; da lì, cede la parola al presidente Ruotolo che ricorda come ai sensi del regolamento nessun socio abbia nei giorni scorsi contestato o proposto ulteriori modifiche a tale codice e, dopo aver accertato che nessun socio abbia proposto cambiamenti, il presidente Ruotolo invita i soci a votare per il codice Deontologico. Il Codice Deontologico viene poi approvato all’unanimità. Infine il presidente Ruotolo illustra gli obiettivi futuri che FIBIO perseguirà: 1)equipollenza fra i biologi ed i biotecnologi industriali, poiché l’iter era all’epoca già in fase avanzata (NOTARE BENE) 2) concorsi per i biotecnologi con scuola di specializzazione come dirigenti nel SSN 3) apertura per i concorsi nella polizia scientifica 4) apertura al biotecnologo per le figure inerenti la farmacovigilanza e gli esperti tossicologici e farmacologici. Una socia chiede di aggiungere a questi un quinto obiettivo: riproporre di nuovo l’equipollenza fra le lauree triennali in biotecnologie e quella di tecnico di laboratorio biomedico. Il presidente Ruotolo ammette che è pos-


sibile, ma ricorda che già è stato emesso un parere negativo in tal senso e che quindi la strada è tutta in salita. Il presidente Ferraris rammenta in assemblea che le cose sono rese più complesse per i biotech dal fatto che esiste già una laurea in tecnico di laboratorio biomedico, ed è stata quella la causa principe del parere negativo. Il presidente Ruotolo da lì ricorda che non possono esistere per legge due lauree con nomenclatura diversa ed identiche mansioni, poiché de facto una delle due lauree va ad essere assorbita e quindi a sparire. Nonostante ciò, il presidente Ruotolo, su richiesta diretta di una buona parte dei

presenti, propone di fare un ulteriore tentativo su questa strada. Sono votati i 4 obiettivi più il quinto e sono poi approvati all’unanimità. Dopo la conclusione dell’assemblea, anche il dottor Pecoraro, su richiesta dei presenti, ha chiarito alcune idee legali alla platea, inerenti il mondo del lavoro di un nutrizionista, la sua figura legale,e le ingiustizie del perché un tecnico di laboratorio si può iscrivere alla specialistica di Biotecnologie.Bene, da qui si può dire con entusiasmo, che dopo meno di sessanta giorni dall’assemblea, abbiamo superato il primo punto: infatti "la FIBio serve il TRIS: ottenuta l'equipollenza anche per i bio-

F.I.Bio.: work in progress

tech industriali!" Proprio così: abbiamo mantenuto ancora una volta le nostre promesse e da giugno TUTTE le lauree in Biotecnologie (LM-09 e 9/S biotecnologie mediche, farmaceutiche e Veterinarie; LM07 e 7/S biotecnologie Agrarie; e l’ultima arrivata, LM-08 E 8/S Biotecnologie Industriali) sono ai sensi di legge equipollenti con i biologi!!! (LM-06 E 6/S). Da oggi perciò grazie allo sforzo di FIBIO anche i biotech industriali possono partecipare ai concorsi pubblici in ambito Medico-Sanitario con la dicitura “LAUREA IN BIOLOGIA ED EQUIPOLLENTI”! e non più esserne ingiustamente esclusi a priori. La FIBIO, unica associazione di biotecnologi che ha combattuto e creduto fermamente in questo obiettivo, ringrazia chi ha reso possibile tale vittoria: gli stakeholders della sanità, ma anche e soprattutto i soci FIBIO che anno dopo anno hanno sostenuto l’associazione con la loro iscrizione, rendendo possibile il completamento di quest’iter (consultabile sul sito www.fibio.it). Soci che grazie alla loro lungimiranza, hanno investito in FIBIO iscrivendosi all’associazione e che ora, con noi, possono godere appieno dei frutti di questa nuova ed entusiasmante vittoria! La sottoscritta crede perciò che non occorre ricordare di sostenerci associandosi a FIBIO: il perché conviene ai biotech potete vederlo da soli. [R.Ferraris] [G.Ruotolo]

Orizzonti biotecnologici

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Biotech Events

FERVONO I PREPARATIVI PER IL

NATUREJOBS CAREER EXPO

Biotech events

N

el settembre 2012 a Londra s’è svolta la sesta edizione del Naturejobs Career Expo, confermatasi negli ultimi quattro anni la più grande fiera del lavoro nel campo biologico e biotecnologico a livello europeo, che attrae professionisti, aziende biotecnologiche, università e ambasciate internazionali. Alla vigilia della settima edizione, la F.I.Bio. è lieta di annunciarvi che offrirà a uno dei soci la possibilità di parteciparvi gratuitamente. Nello spazio fieristico, 65 espositori saranno presenti per discutere le possibilità di carriera nelle aziende o università che rappresentano. Inoltre, alcune di esse offriranno workshop, ove un gruppo pre-selezionato di candidati potrà saperne di più sulle strategie di mercato o sugli sbocchi professionali offerti dall’azienda. Da Orizzonti abbiamo chiesto a Peter Crook, manager di Naturejobs e responsabile della fiera, di dirci di più sull’evento. “La fiera fornisce un ottimo spaccato dell’attuale mercato del lavoro in Europa e nel Regno Unito. Infatti anche quest’anno ci sarà una cospicua presenza di espositori da Singapore e dalla Germania, due paesi che stanno investendo molto nei settori scientifici e che, quindi, offrono maggiori opportunità di altri. Tuttavia quest’anno per la prima volta avremo nella nostra

ACURADI F. NETTI

agenda un’università brasiliana e la Chiesi Farmaceutici dall’Italia dimostrazione che il mercato del lavoro cambia in continuazione.” Durante tutta la fiera si può inoltre seguire la conferenza ove s’ alternano diversi relatori. Nella scorsa edizione la conferenza era suddivisa in tre macro-aree tematiche: 1) costruire la propria carriera, con consigli pratici su CV e come usare i social network, 2) carriere accademiche, come ottenere una borsa di studio o un finanziamento 3) carriere in industria. “Ogni anno cerchiamo di stilare una lista di espositori e relatori che sia di interesse per gli oltre mille candidati che partecipano alla fiera. Quest’ anno abbiamo introdotto un “database dei CV”, che permetterà agli interessati di caricare in anticipo il proprio CV online consentendo agli espositori di usare la fiera come luogo ove poter effettuare un primo colloquio ai candidati più promettenti” continua Crook. Un consiglio per i nostri lettori? “Gli espositori si aspettano che i candidati siano ben preparati sui settori e sulle aziende che essi stessi rappresentano. Una delle lamentele più frequenti che riceviamo è di alcuni candidati si presenti-

no chiedendo: «E quindi di cosa vi occupaACURADI F. NETTI te?». Noi consigliamo ai candidati di consultare con largo anticipo il sito della fiera, dove sono già disponibili la lista degli espositori e relatori, una descrizione delle varie aziende e link ai loro siti internet.” Il mercato del lavoro è cambiato, ma nonostante la recessione esistono ottime possibilità dietro l’angolo o dall’altra parte del mondo che aspettano proprio voi. La FIBio, poiché può offrire un solo ingresso, invita tutti a prendere parte a questo importante appuntamento.

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[M.T. Esposito]

Fonte: http://www.nature.com/natureconferences/njce2013/index.html


PIZZA E...

L

a pizza ha una storia lunga, complessa e incerta. Inizia quando, in Egitto, si accorgono che l'impasto di farine ed acqua di mare, lasciato alcune ore al caldo, faceva delle bollicine. Partendo da quest’osservazione gli Egiziani divennero grandi panificatori e cuocevano i loro pani dapprima schiacciati su delle piastre, poi passarono a dei forni conici, con fuoco dentro e questi pani (simili a piade) cotti nella parete esterna;Le prime attestazioni scritte della parola “pizza” risalgono al latino volgare di Gaeta nel 997 d.C. e di Penna nel 1200 ed in seguito in quello di altre città italiane. Verso l'anno mille a Napoli si parla di "lagano", ma compare anche il termine "picea", non si sa se in alternativa o per indicare una preparazione diversa, nel senso di avere già il disco di pasta coperto da ingredienti colorati e saporosi prima di mandarlo in forno; e compare subito dopo il termine "piza": non dimenticando però che il termine pizza indica anche oggi nel sud d'Italia non solo la classica pizza, la schiacciata candita e mandata in forno, ma anche dischi di pasta ripieni e fritti, focacce ripiene, o preparazioni analoghe. Nel XVI secolo sempre a Napoli,ad un pane schiacciato venne dato il nome pizza che derivava dalla storpiatura della parola “Pitta”; all’epoca la pizza era un utensile da fornaio, una pasta per verificare la temperatura del forno, poi in seguito divenne un

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piatto per poveri ed era venduta in strada e a lungo non fu considerata una“degna” ricetta di cucina! Prima del XVII secolo la pizza era ricoperta con salsa bianca, fu poi sostituita con olio d’oliva, formaggio, pomodori o pesce;Alexandre Dumas (padre), scrittore dei famosi romanzi “Il Conte di Montecristo” e “I Tre Moschettieri”(trilogia), era al fianco di Garibaldi quando scese a Napoli e durante il suo soggiorno descrisse la diversità dei condimenti della pizza in cui scriveva nel suo Curricolo:"La pizza è all'olio, al lardo, alla sugna, al formaggio, al pomodoro, ai pesciolini"(i “cicinielli” partenopei). Vent'anni dopo, in “Usi e Costumi di Napoli e dintorni” del De Boucard, si avrà conferma delle descrizioni di Alexandre Dumas, aggiungendo l'uso di prosciutto affettato, di arselle, di ancora più pomodoro, di origano, e descrive i primi calzoni, ottenuti ripiegando la pizza su se stessa prima di cuocerla”. Resta il fatto che a Napoli ha trovato il terreno dove fiorire e offrirsi a una tradizione di alimenti poveri ma essenziali e completi nei nutrienti,

da consumare di vicolo in vicolo, nel rispetto della Dieta Mediterranea Nel giugno del 1889 per onorare la Regina d’Italia Margherita di Savoia, il cuoco Raffaele Esposito creò la “Pizza Margherita”, una pizza condita con pomodori, mozzarella e basilico, per rappresentare i colori della bandiera italiana; fra le innovazioni portate alla pietanza, fu di certo la più creativa e gustosa tanto da rendere la pizza un piatto internazionale ai giorni nostri ed economico negli ingredienti dell’impasto, che sono: Acqua,Sale,Olio di oliva,Farina di frumento. Nei prossimi articoli si analizzeranno questi ingredienti, per vedere i possibili nuovi “orizzonti biotecnologici” della pizza. [A. Tufano]

Orizzonti biotecnologici

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L’intervista

CONNESSIONI FRA TIROIDITE LINFOCITARIA CRONICA E CELIACHIA

L’intervista

A

ll’università, l’esperienza più mi ha entusiasmato è stata quella ambulatoriale. Dopo una tesi triennale in biotecnologie svolta al II Policlinico dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, nella stessa sede ho frequentato per un anno due diversi ambulatori, quello di celiachia e quello di endocrinologia. Da lì ho scelto l’argomento della mia tesi specialistica in nutrizione, cioè la celiachia e i suoi rapporti con la tiroidite. La celiachia è una patologia che colpisce sempre più italiani: si pensi che in Europa la prevalenza oscilla fra 1 caso ogni 300 abitanti;in Italia invece sono oltre 135.000 le annuali nuove diagnosi di celiachia, di cui 13.845 i casi solo in Campania. La celiachia è una malattia autoimmune, multifattoriale e multiorgano, nella quale frammenti proteici del glutine nell’intestino tenue incontrano le cellule infiammatorie e attivano l’immunità con produzione di autoanticorpi e conseguente danneggiamento dell’intestino. L’esistenza di una predisposizione genetica della celiachia è suggerita da varie evidenze: un rischio di malattia del 14% per i fratelli di un celiaco; un tasso di concordanza dell’85% in gemelli mono- e del 14% in gemelli dizigoti. C’è anche una forte correlazione genetica per un aplotipo, HLA, codificante le molecole DQ2-DQ8, che giustifica l’alto rapporto di prevalenza tra i familiari e popolazione generale, pari a 10:1. L’associazione con l’HLA è accertata, infatti fino al 92% dei celiaci è DQ2+ (DQ2 positivo), e l’8% è

ACURADI V. D’ORIANO

DQ8+ (DQ8 positivo). La prevalenza del DQ2/DQ8 nella popolazione è di circa il 30%, quindi maggiore rispetto alla prevalenza della celiachia. La classica sintomatologia della malattia è data da diarrea con steatorrea, crampi addominali, meteorismo, perdita di peso, danni intestinali, scarso assorbimento di metaboliti, vitamine e farmaci assunti per os, ma non sono rari casi asintomatici o con solo alcuni di tali sintomi: inoltre, accanto a, (o anche senza), una sintomatologia puramente gastrointestinale, il deficit di sostanze nutritive come ferro, calcio e vitamine causa anemia, osteoporosi, dolori mu-

scolari e difetti di crescita che possono essere i primi sintomi evidenti.La transglutaminasi tissutale, principale auto-antigene della celiachia, ha una distribuzione ubiquitaria nell’uomo, perciò quando s’innesca il meccanismo autoimmune, può interessare vari organi e apparati, come cute, tiroide, pancreas, fegato, cuore, articolazioni e sistema nervoso centrale.Tra le patologie autoimmuni associate alla celiachia, c’è la tiroidite linfocitaria cronica o tiroidite di Hashimoto, che colpisce il 25% dei celiaci adulti, ed è una patologia organospecifica a patogenesi autoimmunitaria, caratterizzata da cronica in-


L’intervista

filtrazione linfocitaria della tiroide e dalla frequente evoluzione in ipotiroidismo; altro fattore diagnostico di tiroidite è inoltre la positività degli autoanticorpi circolanti Anti-Tireoperossidasi (ANTI-TPO) ed Anti-Tireoglobulina (Anti-Tg),che sottendono la patogenesi autoimmune e rivestono un rilevante significato diagnostico, completato da una ecografia tiroidea. Per la celiachia, invece la diagnosi si basa sulla ricerca nel siero del paziente di autoanticorpi specifici della classe delle IgA:Anticorpi Anti-Endomisio (EMA) e Anti-Transglutaminasi tissutale (a-tTG) e in caso di positività, sulla conferma del danno istologico con biopsia endoscopica della mucosa intestinale. Le cause dell’associazione tra queste due patologie sono difficili da stabilire; di sicuro la genetica predispone alla malattia celiaca, ma può spiegarla in parte. Nello specifico caso delle tiroiditi croniche c’è una debole associazione con HLA DQ2-DQ8.Al di fuori dell’HLA può contribuire alla suscettibilità per celiachia e tireopatie autoimmuni il gene del CTLA4(cytoxie T lymphocyte antigen 4) sul cromosoma 2. Si è anche ipotizzato che l’aumento di permeabilità intestinale nella celiachia non trattata predisponga ad altre malattie autoimmuni,facilitando il passaggio attraverso l’intestino di antigeni esterni, come proteine alimentari, prodotti batterici ed endotossine, che potrebbero attivare fenomeni autoimmuni. L’unico trattamento efficace conosciuto per la malattia celiaca è una permanente dieta priva di glutine. Da qui, visto il mio interesse per la celiachia e le forme di tiroidite, è stato un attimo scegliere come titolo della mia tesi specialistica “Ruolo della dieta priva di glutine in pazienti affetti da tiroidite linfocitaria cronica e celiachia”, ove ho potuto valutare nell’arco di 6 mesi l’effetto della dieta gluten-free su parametri clinici ed ormonali in 60 pazienti, di cui 20 affetti da celiachia ed ipotiroidismo da

tiroidite di Hashimoto e 40 soltanto da ipotiroidismo autoimmune; con questo studio,s’è dimostrato che una dieta senza glutine nei pazienti celiaci ha effetti significativi sulla funzione ghiandolare tiroidea. Questi pazienti sono stati tutti reclutati presso gli ambulatori di endocrinologia e celiachia del II Policlinico di Napoli. Stare in ambulatorio mi ha dato tantissimo sia a livello umano che culturale;oltre alle nozioni, ho imparato a comprendere chi ho davanti e come gestire il rapporto con persone così diverse tra loro: chi non aveva nessun problema evidente, chi viveva

un periodo di depressione, chi aveva problemi a rapportarsi agli altri, chi subiva situazioni da cui non riusciva ad uscirne; persone accomodanti, arroganti, super-critici, rassegnati; ed infine, gli adolescenti che dopo aver scoperto di essere malati di celiachia, si chiedevano se fosse una cosa giusta o sbagliata quella che stava loro capitando. L’adolescenza è già in sé uno dei momenti esistenziali più complessi; ma per un pre-adolescente o un’adolescente la celiachia può accentuare l’idea di essere diverso in un momento in cui essere “come i propri amici” è prioritario; così nei ragazzi diminuisce il livello di fiducia in se stesso perché la percezione che sia difficile condividere con i coetanei aspetti rilevanti della propria vita si scontra col bisogno di ricevere conferme e di uniformarsi. La negazione del “problema” può portare a due distinti

comportamenti; la trasgressione, per di dimostrare la propria capacità di autodeterminazione rispetto ai genitori e di sentirsi uguali ai coetanei, recuperando il proprio senso di normalità; o, al contrario, il ritiro sociale, per evitare il confronto e di non sentirsi diverso. E così, mentre la diagnosi in età infantile potrebbe essere un fattore psicologicamente protettivo (poichè il bam-

bino cresce in un mondo senza glutine, e non conoscendo altre abitudini alimentari, la dieta in questi casi sembra integrarsi più facilmente nello stile di vita futuro), per l’adulto e per l’adolescente la diagnosi può avere un effetto devastante, con continui paragoni fra “il prima” ed “il dopo”. Ma anche fra uomini e donne le reazioni cambiano: mentre l’uomo celiaco sembra più abile a fronteggiare le difficoltà pratiche, ma nasconde di più agli altri la propria condizione e comunica poco le proprie emozioni, la donna celiaca sembra provare un maggior senso di diversità e sentirsi più un peso per gli altri, ma comunica di più le proprie emozioni ed è più autonoma nella gestione della dieta. Così mi sono resa conto di quanto conti la terapia psico-nutrizionale, di quanto la mente influenzi il rapporto con il cibo e quanto ciò possa condurci al malessere fisico e mentale, se un problema non è colto in tempo. [L.Argenio] Orizzonti biotecnologici

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MISS MCCLINTOCK E I SUOI GENI “SALTERINI” Storia di una donna che, nella vita e nel lavoro, ha sempre portato “i pantaloni” !

Vite per la Scienza

“P

er Dio, o questa donna è pazza o è un genio”: correva l’anno 1951 e il genetista Joshua Lederberg (Nobel nel 1958) così diceva di una sua collega, propendendo per la prima ipotesi. Eppure, nel 1983, questa “pazza” vinse il Premio Nobel per la Medicina, ultimo di ulteriori riconoscimenti prestigiosi. Ebbene si, nella nostra consueta panoramica dedicata alle innumerevoli “Vite per la scienza” non poteva mancare la genetista americana Barbara McClintock, nota per la sua fondamentale scoperta dei jumping genes, ovvero i trasposoni. Una donna a tratti androgina che ha sfidato con coraggio e decisione l’indifferenza dei suoi colleghi e il sessismo più spietato di quegli anni. Nacque ad Hartford, Connecticut, nel 1902 da papà Thomas, medico, e mamma Sarah, pianista e pittrice, entrambi sempre propensi nel farle seguire le proprie inclinazioni, ripetendole sempre che “non è importante quello che devi essere, ma ciò che sei”. Parole che Barbara pre-

ACURADI M.SEVERINO

se alla lettera, dedicandosi con grande passione allo studio e scoprendosi innamorata della scienza. Così, nonostante l’avversione della madre per la paura che l’università potesse distoglierla da un’eventuale vita matrimoniale e con l’appoggio del padre, si iscrisse alla facoltà di Agraria della Cornell University, aperta alle donne dal 1870. Questo fu l’unico stratagemma che, all’epoca, poté permetterle di studiare la sua amata genetica, e cioè presso il Dipartimento di Botanica. La sua vena anticonformista si evidenziò già ai tempi del college nelle sue abitudini: capelli corti, pantaloni, e la passione per il banjo che suonava nei locali della città. Rifiutò, inoltre, di far parte di un’esclusiva associazione femminile universitaria un tantino snob che non avrebbe mai accettato le sue amiche ebree. Si laureò a pieni voti e si specializzò in citologia, dove, appunto, genetica era la materia accessoria e cominciò, come assistente retribuito sempre alla Cornell, ad occuparsi della citogenetica del mais. Purtroppo, subito dopo il college, nel 1923, Barbara

Vite per la Scienza

si ammalò e ACURADI M. SEVERINO per un po’ si stabilì presso l’abitazione della dottoressa Esther Parker, solita ospitare giovani studenti in difficoltà, dove trovò un rifugio soprattutto spirituale. Una volta ristabilita, nel 1927 divenne insegnante non di ruolo e proseguì i suoi lavori, mostrando grande competenza nelle analisi citogenetiche; continuò gli studi sul mais e sulla ricombinazione genetica in questa pianta, lasciandosi aiutare nei suoi studi dalla dottoranda Harriet Creighton con cui lavorò per ben tre anni, lasciando il tempo solo a qualche agguerrita partita di tennis. Confermò così la teoria del crossing over, ma i suoi studi sul mais proseguirono, prima all’università del Missouri, dove a 35 anni accettò


Courtesy of Cold Spring Harbor Laboratory Archives. Noncommercial, educational use only

era comprensibile: sembrava assurdo che gli elementi di un gene potessero spostarsi da un punto all’altro, per giunta con movimenti programmati (ma solo due anni dopo Watson e Crick sconvolsero tutto il mondo con la scoperta dell DNA a doppia), ed in più era in parte alimentato dall’atteggiamento che la McClintock aveva nel suo lavoro: ella non amava il rigore canonico e la fredda logica, perché sapeva che non bastava la ragione a capire il complesso mondo dei viventi; perciò si lasciava guidare da vedute globali ed intuitive, frutto di attente osservazioni, di paziente introspezione, e di qualche sana passeggiata nei boschi in attesa che arrivasse la soluzione, lampante, a regalarle il piacere della conoscenza. Molti suoi colleghi la videro come “intimidatoria”, “difficile da avvicinare”, una spregevole “mistica”, ma non avevano capito quanto lei fosse “in sintonia con l’organismo” che aveva davanti ad ogni esperimento. Molti altri, per fortuna, capirono quanto fosse cordiale Barbara, ovvero BigMac (come era chiamata al campus), ma anche eccentrica e festaiola: amava chiacchierare davanti a un bicchiere di Cinzano e delle noccioline e suonava la fisarmonica in laboratorio per i compleanni dei suoi colleghi. Un atteggiamento sempre

Courtesy of Cold Spring Harbor Laboratory Archives. Noncommercial, educational use only

un posto di professore assistente, ma, soffrendo per le discriminazioni verso i docenti e per l’obbligo di insegnare. Ottenne la desiderata libertà di ricerca nel 1941, quando si trasferì presso l’Istituto Carnegie di Washington, che le assegnò a Cold Spring Harbor un laboratorio (che oggi porta il suo nome), ove poté proseguire l’osservazione di mutazioni cromosomiche nel mais portando quindi a termine la sua scoperta più importante: l’esistenza dei trasposoni. Il suo genio era ormai sicuramente riconosciuto dalla comunità scientifica (fu infatti eletta nel 1945 Presidente della Società Genetica d’America), e, così, nel 1951, pubblicò definitivamente il suo lavoro ormai concluso, fino a dimostrare le mutazioni instabili dovute a questi geni “salterini” in pannocchie con chicchi dai colori diversi, ma la sua idea restò avvolta in una nube di ostile indifferenza mista alla diffidenza verso il sesso femminile in ambito scientifico. Questo scetticismo all’epoca

Vite per la Scienza

controcorrente che non fermò mai il suo lavoro: dal 1953 ottenne i finanziamenti per studiare varietà di mais in America Latina e lasciò da parte i trasposoni, ma era questione di tempo. Dopo la scoperta di Jacob e Monod nel 1961 del fenomeno analogo nei batteri, la McClintock ottenne i giusti riconoscimenti: premi su premi (Kimber 1967, Medaglia Wolf 1981, solo alcuni) fino al meritatissimo Nobel in Medicina nel 1983, a trentacinque anni dalla sua prima pubblicazione; nonostante tutto, affermò alla premiazione che la sua era “una vita ben vissuta”, dato che si era dedicata a ciò che più le piaceva. Una vita che si è spenta a New York nel 1992, in cui Miss McClintock si era interessata al diverso, all’eccezione, e che, per farsi valere, così come i suoi jumping genes, ha dovuto fare … i salti mortali ! [M.Severino]

www.enciclopediadelledonne.it www.ips.it www.wikipedia.it www.old.weedtowonder.org

Orizzonti biotecnologici

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La voce degli studenti

NUOVA SEDE DI FIBIO PRESSO LA FACOLTÀ DI NAPOLI!

D

al 1 marzo 2013 è aperta la nuova sede di Biotecnologie di Napoli presso il Centro di Biotecnologie via T. De Amicis 95 (cioè presso la nuova sede della facoltà di Biotecnologie dell’Università Federico II di Napoli). La sede è al secondo piano del plesso A nella stanza A2-2, ma sarà facilmente riconoscibile da tre elementi: la targhetta FIBio, la locandina fuori la porta, e gli orari di apertura della sede aggiornati mese per mese. E’ molto semplice da raggiungere, poiché ci si arriva sia con l’ascensore che con le scale mobili. Di seCalendario apertura sede.

La voce degli studenti

Aprile

Giugno

ACURADI R.FERRARIS

guito, il sottoscritto allega il calendario di apertura della sede, che è stato stilato in base alle disponibilità fornite dal sottoscritto, dalle dottoresse Peluso, Crifò e Brancato e dal referente per il Policlinico Maurizio Giordano. Fin da ora il sottoscritto assicura il rispetto di tali orari e conferma che eventuali variazioni saranno comunicate con netto anticipo. La nuova sede, fortemente voluta dagli studenti di Napoli,è un punto di incontro per chiedere informazioni sulle attività dell’associazione, per potersi iscrivere attraverso la modalità del reclutamento, ma soMaggio

Luglio

La voce degli studenti ACURADI R. FERRARIS

prattutto ci auspichiamo che diventi un punto di riferimento tutti voi ! Al momento dell’uscita di questo numero del giornale, non sono state ancora decise le date di apertura della sede per i mesi da settembre in poi, pertanto vi invitiamo a venirci a trovare molto presto e molto numerosi! Nel frattempo vi ricordiamo qui come ci siamo organizzati per gli scorsi mesi, per venire incontro alle vostre esigenze. Abbiamo cercato di essere presenti sia di mattina sia di pomeriggio e sotto vi ricordiamo il calendario. [G.Ruotolo]


Miscellanea

XV ED I Z IO N E P R E M I O “C A P O D ’ORLANDO” il 17 Maggio 2013 s’è svolta a Vico Equense presso Castello Giusso la prestigiosa manifestazione che premia eccellenze Italiane ed Internazionali. Quest’anno i premi sono stati assegnati con le seguenti mo-

tivazioni: il Premio Scientifico è andato al prof Luis Ignarro, Nobel per la Medicina nel 1998 “per il suo eccezionale contributo alla prevenzione delle malattie cardiovascolari mediante la scoperta dell’ossido nitrico”

XV ED I Z IO N E P R E M I O “C A P O D ’ORLANDO”

il Premio Divulgazione Scientifica sui Mass Media al prof Edoardo Boncinelli “per il pluriennale impegno al servizio della promozione della scienza sui mass media”; il Premio Scienza ed Industria al dott. Andrea Illy, “per la

gestione illuminata e innovativa della sua azienda”; il Premio Managment Culturale al prof. Marco Salvatore,“per la sua attività di promozione e diffusione della cultura scientifica, … volte alla conoscenza della scienza e

Miscellanea

ACURADI R.FERRARIS

alla crescita civile della comunità campana ”; il Premio Comunicazione Multimediale alla dott.ssa Barbara Gavallotti “per la pluriennale azione di promozione della scienza sui mass media”.

DR U N K O R E S S IA , L A F O L L I A D E GLI ADOLESCENTI ze, che li porta a mangiar poco(o anche al digiuno) e ad assumere forti quantità di alcolici. Tale atteggiamento dovrebbe far dimagrire e far si che gli “amici” ti accettino come “giusto” ed “interessante”; ma,

FIBIO S B A R C A IN S A R D E G N A !

Dopo aver parlato delle problematiche degli sbocchi occupazionali in Campania (a Napoli, più volte), in Puglia (a Bari, più volte), Calabria (Catanzaro), Emilia-Romagna (Bologna), Lazio (Viterbo), Marche (Fano), la FIBio ha

presentato il seminario aggiornato sulle problematiche degli sbocchi occupazionali dei Biotech anche all’Università di Oristano il 24 Aprile 2013. Se vuoi che FIBio illustri tali problemi anche alla tua facoltà contattaci alla mail:

dopo il primo stadio iniziale, la “drunkoressia”sfocia in anoressia, con tutti i rischi correlati: osteoporosi precoce, alterazioni cardiache, amenorrea, ed in più neuropatie,tremori, danni al cervello ed al fegato.

presidenza@biotecnologi.it ; saremo da te quanto prima per farti conoscere non solo i problemi ma anche le soluzioni a cui FIBio sta lavorando da anni e quali risultati abbiamo finora raggiunto.

DA LUGLIO 2013 LA REDAZIONE DI FIBIO È SEMPRE PIÙ INTERNAZIONALE! come ben sapete, in redazione collaborano biotecnologi residenti in Italia e all’estero; ma da Luglio oltre ad avere una corrispondente da Londra (la dott.ssa Maria Teresa Esposito, curatrice della rubrica Di-

scovery) avremo anche un corrispondente dalla Svizzera! Si tratta del nostro responsabile dello spazio ”FIBIO Mentoring” , il dottor Michele Di Giacomo, che sarà anche il primo responsabile al di fuori dell’Unio-

Miscellanea

Anche se non è stata ancora riconosciuta come malattia,la drunkoressia è un disturbo dell’alimentazione subdolo e pericoloso, che interessa in Italia circa 300 mila ragazzi fra i 14 ed il 17 anni, per lo più ragaz-

ne Europea. Nell’attesa di leggere i suoi prossimi articoli, tutta la redazione gli porge un enorme “IN BOCCA AL LUPO” per la sua nuova avventura lavorativa nel paese dei Ventisei Cantoni!!!

ACURADI R. FERRARIS



Orizzonti 11