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I t a l i a n a

B i o t e c n o l o g i

FIBio Magazine

F e d e r a z i o n e

VERDI NOVITĂ  PER I BIOTECNOLOGI equipOllenza per i biOteCh aGrari

OGM: basta deMOnizzarli

straMpelli, Cavaliere del GranO.


Claudia Massa

biotecnologie verdi...

Direttore eDitoriale Federazione Italiana Biotecnologi, sede ammin.: via Gianbattista Ruoppolo n°105, scala C, 80128 Napoli; sede legale: via Leonardo Bianchi n°10, 80131 Napoli reDattore CaPo Roberta Ferraris reDazione Brancato V. (DISCOVERY), Di Giacomo M. (FIBIO-MENTORING), Ruotolo G. (FIBIO-WORK IN PROGRESS), Netti F. (BIOTECH EVENTS), Costa R. (L’INTERVISTA), Severino M. (VITE PER LA SCIENZA), Ferraris R. (VOCE DEGLI STUDENTI), Ferraris R. (MISCELLANEA)

imPaginazione e grafiCa Antonio Massa Contatti redazione.fibio@biotecnologi.it Quest'opera è stata rilasciata sotto la licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia. Per leggere una copia della licenza visita il sito web http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/ o spedisci una lettera a Creative Commons, 559 Nathan Abbott Way, Stanford, California 94305, USA.


SOMMARIO

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_________l’eDitoriale ___DiSCoVerY

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L’editoriale “Noi “Fashon Victims” lo sappiamo bene: il verde è stato il colore della primavera 2012. Mela, Giada, Ottanio sono le sfumature che hanno conquistato le vetrine per poi insediarsi nei nostri armadi e nel makeup di noi ragazze. Ma anche per i biotech è stato il must della stagione: nella primavera 2012 le lauree in biotecnologie agrarie 7/S ed LM-07 sono state dichiarate equipollenti alla laurea in biologia 6/S ed LM06 per i concorsi nel Servizio Sanitario Nazionale. Lauree che si occupano – appunto- di GREEN BIOTECH. E ancora: in seguito alla stipula della convenzione fra F.I.Bio., Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati e l’AIN Associazione Italiana Naturalisti, è nato nel giugno 2011 il primo Albo “interdisciplinare” italiano.Albo detto anche “dei colletti verdi” che vedrà nel novembre di quest’anno anche biotecnologi con almeno la laurea triennale sostenere l’esame abilitante alla professione dopo aver conseguito i sei mesi di tirocinio professionale. Poi c’è il significato del colore verde come simbolo di rinnovamento: vero è che quest’anno ha visto un po’ di disaffezione da parte di ex-soci che non hanno voluto riscriversi a F.I.Bio, ma molti hanno invece confermato la loro fiducia; grazie a loro ci sono state le nuove elezioni che ha visto un rinnovo del consiglio direttivo e del collegio dei probiviri, con le solite conferme, qualche new entry, e dei cambi di ruoli. Infine ci siamo noi. Quelli della redazione. Speranzosi (poiché c’è anche il verde speranza) di continuare l’avventura con “Orizzonti Biotecnologici” per ancora un bel po’ di numeri.” Questo lo avevo scritto prima. Prima del 29 maggio 2012, quando la seconda forte scossa sismica colpisce l’Emilia Romagna e porta stavolta oltre che distruzione anche morte. Lì dove l’economia si regge sulle industrie di vari settori, fra cui il bio-medicinale e l’agro-industriale che impiega, fra gli anche biotech. Un'altra coltellata all’economia della zona, già fiaccata dalla crisi. Ora è facile parlare: dire che la politica miope non ha saputo gestire per decenni il nostro territorio, ma ha favorito il condono degli abusi edi-

Orizzonti biotecnologici

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lizi per comodità elettorali; dire che non sappiamo imparare dalla nostra storia, perchè eventi naturali come terremoti e pioggie diventano catastrofi per colpa anche di noi singoli cittadini che ci riteniamo padroni del terreno che occupiamo; dire che l’Italia ha delle zone sismiche ignorando che l’Italia per la sua recente età geologica E’ SISMICA e lo sarà almeno per un altro milione di anni; dire che noi qui a Napoli siamo seduti su una bomba ad orologeria chiama Vesuvio, un vulcano di tipo esplosivo talmente violento, che per quelli esistenti al mondo come questo, i sismologi hanno coniato l’espressione “vulcano di tipo vesuviano”; dire che prima o poi il Vesuvio tornerà a farsi sentire e saremo tutti nei guai se non sapremo come comportarci secondo un corretto piano di evacuazione; sono tutte verità. Ma purtroppo non leniranno il dolore e lo sgomento per il patrimonio culturale emiliano perduto, per i danni alle loro case che hanno subito biotecnologi e agrotecnici, per le vite spezzate di operai e tecnici tornati al lavoro allo scopo di ripartire con il lavoro più e meglio di prima. Perché gli abitanti di questa regione sono laboriosi e capaci di rialzarsi e continuare; tuttavia da questa pagina mi sento in obbligo morale di chiedere a ciascuno dei lettori di fare quello che può per aiutare gli abitanti di questa regione: scegliendola come meta di vacanze, comprando i prodotti tipici della loro filiera agro-alimentare, partecipando nelle proprie possibilità alle raccolte fondi certificate.Aiutiamoli a rimettersi in piedi: Non lasciamoli soli. Perciò spero che anche per loro ci sia un po’ di verde speranza che le loro vite tornino al più presto alla normalità. E sarebbe la cosa più bella se dietro questa verde speranza ci fosse un po’ di ciascuno di noi.

Roberta Ferraris Presidente Probiviri F.I.Bio.


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I PRODOTTI OGM STENTANO A DECOLLARE SuL MERCATO NAzIONALE E INTERNAzIONALE I primi O.G.M. a raggiungere il mercato negli anni ‘90 sono state le varietà ortofrutticole modificate per esprimere geni che conferiscono la resistenza ai parassiti o la tolleranza agli erbicidi. Il cotone e il granturco Bt sono stati i primi prodotti OGM: essi sono il frutto di una modificazione genetica che li rende capaci di produrre le proteine Bt, tossine prodotte dal Baciluss thuringiensis che sono tossiche per alcuni insetti ma assolutamente innocue per le specie umana, animale e vegetale, contribuendo così a ridurre l’uso dei pesticidi nei raccolti. Analogamente si è potuto introdurre in vari prodotti ortofrutticoli geni induttori per la resistenza a infezioni virali. Gli O.G.M. tolleranti agli erbicidi costituiscono l’altro fiore all’occhiello delle biotech agrarie. Nei campi da raccolto è comune che contemporaneamente al prodotto ortofrut-

ticolo crescano erbacce che danneggino il raccolto perché competono per i nutrienti del terreno, l’acqua e la luce. Molti colACurAdi M. sANsoNe tivatori sono perciò costretti a usare gli erbicidi danneggiando, in parte anche il raccolto. Introdurre nelle varietà ortofrutticole geni resistenti agli erbicidi è stata una brillante soluzione al problema. Come riporta nel numero di marzo la rivista Nature Biotechnology, lo scorso anno gli OGM sono stati piantati su 160 milioni di ettari di terreno in ben 29 paesi, ed in particolare: granturco, soia e cotone resistenti alle tossine del Baciluss thuringiensis, prodotti con le stesse tecnologie descritte da decenni! E sebbene lo scorso dicembre sia stata sviluppata una nuova varietà di granturco resistente alla siccità, l’aspettiamo sul mercato tra “un’era geologica o due”. Si, perché nonostante i successi, le biotech agrarie faticano a decollare poichè non sono investite degli stessi investimenti della ricerca in ambito medico e farmaceutico. Nel 2012 i budget destinati alla ricerca nel settore delle GREEN BIOTECH dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) e dalla Commissione Europea sono stati rispettivamente di 2.3 miliardi di dollari e 4.5 milioni di Euro; briciole se confrontati ai finanziamenti dei soli Stati Uniti per promuovere la ricerca nel settore medico-farmaceutico (31.2 miliardi di dollari). Ma non solo: il numero di aziende

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ACurAdi

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Per circa 10000 anni gli agricoltori hanno migliorato la produzione di bestiame e prodotti ortofrutticoli sfruttando tecniche di incrocio per selezionare caratteristiche ben definite. Nel XX secolo questo processo è divenuto sempre più sofisticato e grazie alla scoperta del D.N.A. e all’avvento delle tecnologie del D.N.A. ricombinante, oggi si possono generare nuove varietà ortofrutticole dotate di meccanismi di resistenza a germi, malattie, siccità e - perché no? - anche dal sapore più intenso! Tuttavia i prodotti ottenuti dall’uso di queste tecnologie, identificati come O.G.M. (Organismi Geneticamente Modificati) non sono stati accolti con gli stessi interesse e speranza che l’opinione pubblica aveva accordato alle biotecnologie mediche o farmaceutiche. Ma dove sono questi O.G.M, quanto sono sicuri e perché dovremmo accettarli nella nostra dieta?

V. BrANCAto


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biotecnologiche agrarie non è cresciuto molto negli ultimi quattro anni. Con così pochi investimenti e così poca competizione non sorprende che la produzione di nuovi prodotti ortofrutticoli sia ad oggi deludente e stagnante. In particolare in Europa la situazione è preoccupante, laddove i prodotti O.G.M. sono pressoché banditi. Infatti in Europa sin dal 1980 la regolamentazione sull’introduzione di O.G.M. sul mercato è passata dall’analisi del rischio basata su evidenze, all’attuazione di regole che discriminano i prodotti biotecnolo-gici e alimentano solo il precauzionismo. Frutta e verdura prodotti con DNA ricombinante sono soggetti agli stessi test e regolamentazioni degli altri prodotti ortofrutticoli e sono SEMPRE risultati sicuri. Sebbene le green biotech consentano di alterare il materiale genetico di un frutto o di una verdura, ciò non vuol dire che tali prodotti siano meno sicuri di quelli prodotti con le tecniche tradizionali. I test di sicurezza mirano a raccogliere una serie di informazioni relative alla pianta parentale, il gene introdotto, gli aspetti nutrizionali e la potenziale introduzione di nuovi allergeni o tossine nel prodotto OGM. Se il rischio

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associato al particolare OGM è comparabile a quello del relativo prodotto tradizionale, l’OGM passa il test ed è pronto per raggiungere il mercato. Il bando agli OGM è stato istigato da dati circa sicurezza e rischi che non erano sufficienti. E il fatto che ora abbiamo a disposizione più dati sembra non interessare a nessuno. Non ci sono dati certi che i prodotti ortofrutticoli OGM siano meno sicuri di quelli ottenuti dai metodi tradizionali! E se da una parte queste rigide regolamentazioni non fanno altro che fare il gioco delle multinazionali, le uniche ad avere una disponibilità finanziaria tale da poter dispiegare abbastanza legali per aggirare le regolamentazioni, dal mondo biotech potrebbe arrivare la soluzione: rendere non geneticamente modificato quello che e’ stato un prodotto geneticamente modificato! Lo scorso agosto l’USDA ha dichiarato che piante prodotte con due nuovi approcci di ingegneria genetica, le tecniche basate sulle nucleasi a dita di zinco (zinc-finger nuclease) in uso alla Dow AgroSciences in Indianapolis (Stai Uniti) e quelle basate su mutagenesi diretta tramite oligonucleotidi (oligonuce-

lotide mediated direct mutagenesis) in vigore alla Cibus Genetics in Annapolis (Stati Uniti), non verranno sottoposte alle regolamentazioni attualmente in vigore per gli OGM, perché nessuna delle due tecnologie utilizza materiale genetico proveniente da virus, insetti o parassiti della pianta, potenziali fonti di transgeni. La tecnologia della Cibus Genetics si basa su mutagenesi diretta tramite oligonucleotidi. Questa tecnologia sfrutta il meccanismo di riparo del DNA basato su ricombinazione omologa: è infatti possibile sintetizzare chimicamente brevi oligonucleotidi e introdurli all’interno del nucleo delle cellule delle piante. Per poter indurre mutagenesi diretta, gli oligonucleotidi dovranno avere una sequenza nucleotidica omologa a quella del determinato gene di interesse, eccetto che per la sostituzione di pochi nucleotidi. Una volta nel nucleo la ricombinazione omologa tra la sequenza dell’oligonucleotide e quella del gene di interesse introdurrà una mutazione nel gene di interesse, dovuta alla sostituzione di poche nucleotidi. L’oligonucleotide viene “digerito” dalle nucleasi espresse dalla cellula entro poche ore, pertanto la pianta produrrà una nuova proteina, determinata dalla nuova sequenza genica, ma non avrà nulla di transgenico! Secondo Peter Beetham, vice presidente del settore ricerca della Cibus: “Queste piante non sono geneticamente modificate e non sono transgeniche”, come riportato nei video pubblicizzati sul sito internet dell’azienda biotecnologica. Certo … tutto dipende da cosa si intende per transgenico! Non è chiaro come risponderà la Commissione Europea a questa provocazione. Intanto ha assemblato un gruppo di esperti da varie agenzie regolatorie


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con lo scopo di valutare se queste nuove tecnologie costituiscano modificazioni genetiche e se le varietà ortofrutticole risultanti cadano o meno nella definizione europea di OGM. Dow AgrioSciences ha invece usato la tecnologia delle nucleasi a dita di zinco per generare nuove varietà ortofrutticole. Le nucleasi a dita di zinco sono endonucleasi che tagliano il DNA a livello di sequenze specifiche. Queste nucleasi possono essere clonate all’interno di plasmidi d’espressione insieme a brevi sequenze omologhe a quella di interesse e poi inserite nel nucleo delle cellule della pianta. Una volta nel nucleo le nucleasi introducono un taglio nella sequenza del DNA che viene riconosciuto come un errore che attiva i meccanismi di riparo basati su ricombinazione omologa. Analogamente a quanto descritto per la tecnologia utilizzata dalla Cibus, il DNA del gene di interesse viene rimpiazzato dalla copia sintetica presente nel plasmide d’espressione. In questo modo la Dow ha indotto una delezione nel gene della inositol1,3,4,5,6-pentakisphosphate 2kinase che catalizza lo step finale nella biosintesi di fitati nei semi del granturco. Di conseguenza la Dow ha potuto produrre varietà di granturco con ridotti livelli di fitati, fattori antinutrizionali in grado di ostacolare l’assorbimento di alcuni nutrienti. “Noi pensiamo che le regolamentazioni dovrebbero dipendere dalla natura del prodotto finale e non dai processi utilizzati nelle fasi di produzione sviluppo” riporta Garry Hamlin, portavoce della Dow. Al di là delle diatribe politiche e dal-

le decisioni prese in merito dall’USDA e dalla Commissione Europea, è importante capire come verranno accolti questi nuovi prodotti OGM dai consumatori. Si teme che la presenza di transgeni negli OGM non sia l’unico aspetto a preoccupare noi consumatori. Così come fu per l’uso della terapia genica, uno dei maggiori rischi relativi all’uso di una qualsiasi strategia che utilizzi D.N.A. ricombinante, sia esso esogeno, sia esso endogeno o chimicamente sintetizzato è la mutagenesi inserzionale, cioè l’effetto che potrebbe avere una mutazione non controllata introdotta in una regione del DNA.Tuttavia la mutagenesi indotta dalle nucleasi a dita di zinco è estremamente precisa e da sufficiente sicurezza nello sventare qualsiasi rischio di mutagenesi inserzionale. E il nostro amato bel paese? L’Italia si è da sempre schierata contro gli OGM, ma il nuovo governo potrebbe aprire uno spiraglio di luce alle biotecnologie agrarie. Il ministro per l’ambiente Corrado Clini ha dichiarato al Corriere della Sera:“In Italia la posizione contro gli OGM è bipartisan e da sempre compro-

mette la ricerca sull’ingegneria genetica applicata all’agricoltura, e alla farmaceutica, e anche a importanti questioni energetiche. Un grave danno.” In sostanza, il ministro continua, “la possibilità di coltivare gli OGM per uso alimentare non appartiene all’Italia ma potrebbe essere considerata in Paesi dove la desertificazione è una certa realtà.” Cosa sperare? Che il problema venga considerato da un punto di vista scientifico ed economico e sociale lasciando da parte le ideologie personali. Riconosciamo che ostacolare lo sviluppo delle biotecnologie agrarie oggi potrebbe avere delle enormi ripercussioni nel mondo di domani. [Maria Teresa Esposito] Fonti: http://www.nature.com/nbt/journal/v30/n3/full/nbt.2168.html http://www.nature.com/nbt/journal/v30/n3/full/nbt.2144.html http://www.nature.com/nbt/journal/v30/n3/full/nbt.2143.html http://www.nature.com/nbt/journal/v30/n3/full/nbt.2142.html http://www.greenews.info/politiche/europa-divisa-sugli-ogm-italiacompatta-sul-no-con-qualche-ma-2 0120216/ http://it.notizie.yahoo.com/blog/th e-newsroom/ogm-italia142045521.html

Orizzonti biotecnologici

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INARRESTABILE F.I.BIO. OTTENUTA ANCHE PER I BIOTECNOLOGI AGRARI L’EQUIPOLLENZA COI BIOLOGI

Cosa cambia quindi per i biotech specialistici / magistrali agrari? Grazie alla F.I.Bio. la laurea in biotecnologie agrarie è già da tempo equipollente alla laurea in scienze e tecnologie agrarie, per l’ammissione ai concorsi pubblici ai sensi del D.M. 26 aprile 2005 rettifica del M.13 Ottobre 2004; adesso quindi, grazie ancora alla F.I.Bio. il loro titolo è equipollente anche a quello dei biologi specialisti! Orizzonti biotecnologici

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Mentre invece prima, pur potendosi iscrivere da qualche anno all’albo dei biologi, non lo erano (infatti il laureato specialista o magistrale in biotecnologie agrarie LM-7 ex 7/s può iscriversi, dopo aver superato l’esame di stato, due diversi albi professionali: all'Ordine Nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali nella sezione A come agronomo senior e anche alla sezione A dell’albo dei biologi,

f.i.Bio. si sta impegnando sulla preparazione di un secondo ricorso in autunno 2012 al t.a.r.

Dopo l’equipollenza fra i laureati specialistici/magistrali in biotecnologie mediche, farmaceutiche e veterinarie (Laurea 9/S e LM09) ai laureati specialisti/magistrali in biologia (Laurea 6/S e LM-06) di cui ne abbiamo ampiamente parlato nel numero 7 di “Orizzonti”, adesso c’è LA SECONDA EQUIPOLLENZA TRA BIOTECNOLOGIE E BIOLOGIA!!! Perché è finalmente il turno delle lauree in biotecnologie agrarie (Laurea 7/S e LM07) di essere dichiarate equipollenti ex lege! Con la pubblicazione del Decreto Interministeriale 11 novembre 2011 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 aprile 2012, non è più solo buonsenso, ma finalmente legge: adesso anche i biotecnologi agrari delle classi 7/S (o LM-7) potranno insieme ai colleghi delle classi 9/S o LM-09 partecipare ai concorsi nell’Sistema Sanitario Nazionale … e dare sanamente “filo da torcere” ai laureati in Biologia (Classe 6/ o LM-6) .

per svolgere la professione di nutrizionista. L’iscrizione ad un albo non esclude l’altra: si può essere iscritti ad ambo gli albi, a patto che si sostengano gli esami abilitanti in sessioni diverse). Per completezza sugli sbocchi lavorativi degli operatori nelle “green biotech”, aggiungiamo che tutti i laureati quinquennali in biotecnologie possono insegnare nella scuola superiore per la classe di insegnamento A060 (scienze naturali, chimica, biologia e microbiologia negli istituti supe-

riori) ed in più i laureati in biotecnologie agrarie(LM-7 ex 7/S) e industriali (LM-8 ex 8/S) e i V.O. (vecchio ordinamento) in biotech agrarie ed industriale può insegnare per la classe A057 (scienza degli alimenti) nella scuola superiore. Ed in tempo di TFA, (le iscrizioni si sono chiuse a giugno 2012 e le prove scritte si stanno svolgono in questo mese di luglio 2012) per chi vuole insegnare avere due classi di concorso alle quali accedere è comunque un vantaggio. Ma torniamo all’equipollenza: “Questa conquista continua a dimostrare l’impegno della Federazione Italiana dei Biotecnologi per aumentare le possibilità lavorative dei biotech italiani” dichiara palesemente soddisfatta la dr.ssa Ida Crifò, Past President Nazionale F.I.Bio.2006-2010 ed attuale Vice Presidente Nazionale F.I.Bio. 2010-2014. Si apre così un’altra breccia nel muro di indifferenza nei confronti delle lauree in biotecnologie e che ha costituito per anni una grave sperequazione professionale nei confronti dei biotech; i nostri colleghi infatti, nonostante il possesso di competenze altamente qualificate e non di rado anche il possesso di titoli “superiori” alla Laurea (es: Scuola di Specializzazione, della durata di diversi anni dopo la laurea) si sono visti sistematicamente rifiutare l’accesso ai concorsi pubblici dell’SSN. Realtà che per fortuna è destinata a cambiare presto per tutti. Infatti “Per completare l’opera


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adesso – come dichiara il Presidente Nazionale F.I.Bio dal 2010, il Dr. Gianluca Ruotolo – manca un’ ultimo decreto di equipollenza: quello per le lauree della specialistica/magistrale in biotecnologie Industriali (classe di laurea 8/S ed LM-08) per il quale è già partito l’iter con la formulazione della richiesta ufficiale al MIUR fatta la scorsa settimana” (ci si riferisce ai primi giorni del mese di Aprile 2012, n.b). “Alla quale farà seguito il parere del Consiglio Universitario Nazionale (C.U.N.). Ma ovviamente non ci fermeremo qui: F.I.Bio. continuerà il monitoraggio sia della revisione del DPR 483/97 per sancire il definitivo accesso ai ruoli dirigenziali sanitari sia della revisione del D.M. 01/08/2005 per l’accesso alla scuole di specializzazione.” (Per queste ultime, già abbiamo ottenuto all’epoca la circolare ministeriale 315 del 15-02-2011). La F.I.Bio. ringrazia pubblicamente TUTTI coloro che hanno condiviso e supportato questa questione: la Conferenza dei Presidi e dei Presidenti dei Corsi di Laurea in Biotecnologie, l’Ordine Nazionale dei Biologi, i tecnici dei Ministeri, il CUN per

l’enorme sforzo di sintesi fatto tra le varie posizioni, (ed in particolar modo i professori Fabio Naro e Andrea Lenzi), e tutti gli altri stakeholders (cioè coloro che hanno avuto il potere decisionale in questa controversa questione). Ma il ringraziamento più grande e sentito va ai nostri Soci che in tutti questi anni – con il loro sostegno e la loro fiducia, concretizzatosi con le iscrizioni anno dopo anno – hanno consentito che le attività dell’Associazione progredissero nel tempo verso successi più importanti di volta in volta. Noi come F.I.Bio. speriamo di proseguire su questa strada, ma possiamo farcela solo se continuerete ad iscrivervi, perché, come sostiene la dott.ssa Ferraris, Responsabile Comunicazione e Pubblicità e Vicepresidente Nazionale nel

biennio 2010-2012, Presidente Nazionale del Collegio dei Probiviri nel biennio 2012-2014 “col solo appoggio morale, FIBio. non si paga le spese degli iter burocratici. Se si crede nel lavoro di FIBio, c’è un solo modo per sostenerla: associandosi”. Oltre alla questione delle equipollenze, F.I.Bio. si sta impegnando attivamente anche su altri fronti: ad esempio, sulla preparazione di un secondo ricorso in autunno 2012 al T.A.R. per i soci biotecnologi vecchio ordinamento che vogliano sostenere l’esame di stato (dopo aver vinto poche settimane fa il primo ricorso, come è spiegato nella rubrica work in progress di questo numero all’interno dell’articolo dedicato al T.A.R.); sulla questione delle classi di abilitazione per l’insegnamento circa il T.F.A. (Tirocinio Formativo Attivo) segnalando ai biotecnologi vecchio ordinamento che per loro era possibile iscriversi alle classi di concorso A059, A058 e A033; ai biotecnologi laureati nuovo ordinamento 9/S ed LM-09 alla classe A060; ai biotecnologi nuovo ordinamento 7/S ed LM-07 ed 8/S ed LM-08 alle classi di concorso A060 ed A057. Ma adesso ripercorriamo la CRONISTORIA DEL PERCORSO PORTATO AVANTI DALLA F.I.Bio.: Orizzonti biotecnologici

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Tutto inizia il 08/10/2009 quando la FIBio fa richiesta ufficiale al MIUR di equipollenza ex lege tra TUTTE le lauree in biotecnologie e quella in biologia. All’epoca la dott.ssa Crifò era la presidente nazionale della F.I.Bio. ed il dott.Ruotolo segretario nazionale. 26/10/09: L’Ordine Nazionale dei Biologi (O.N.B) esprime parere favorevole. Maggio 2010: rinnovo delle cariche nel consiglio direttivo di F.I.Bio. La dott.ssa Crifò diventa vicepresidente nazionale ed il dott. Ruotolo presidente nazionale. E l’impegno continua. 14/09/10: in audizione presso il CUN la F.I.Bio., il CSS ed l’ONB hanno dato un parere favorevole all’equipollenza totale tra biotecnologie e biologia mentre il CBUI, L’A.N.B.I. e la conferenza dei presidi e presidenti dei corsi di laurea in biotecnologie hanno dato parere contrario all’equipollenza totale e si sono Orizzonti biotecnologici

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espressi per una equipollenza con dei limiti. Passa l’ipotesi della equipollenza con dei limiti. 14/06/2011: la F.I.Bio. a firma congiunta con A.N.B.I. invia al MIUR una richiesta di equipollenza tra la laurea 7/S e quella 6/s ai fini dei ai fini dell’accesso ai concorsi pubblici in ambito medico-sanitario. Tale atto è stato fatto alla luce dei pareri del CUN (protocollo S002/09 dell'8 maggio 2009 e protocollo numero 1076 del 07/07/2010), facenti seguito ad altrettante richieste fatte da F.I.Bio. al MIUR, nei quali si esprimeva parere favorevole all’ammissione alla scuola di specializzazione in Scienze dell’Alimentazione dei laureati in possesso di laurea specialistica in Biotecnologie agrarie (Classe 7/S – Decreto Ministeriale 509/99) e dei laureati in possesso di laurea magistrale in Biotecnologie agrarie (Classe LM-7 – Decreto Ministeriale 270/04). 22/09/11: il C.U.N, con nota prot. 1174 inviata al MIUR il 30/09/2011, esprime parere favorevole all’equipollenza tra 7/S e 6/s , qualora il soggetto richiedente abbia conseguito complessivamente, nella sua carriera universitaria (lauree triennali e

lauree magistrali): 1) almeno 60 CFU (Crediti Formativi Universitari) nei settori scientifico disciplinari da BIO/01 a BIO/19; 2) un minimo di 24 CFU in almeno conseguiti nei seguenti settori BIO/10, BIO/11 BIO/09, BIO/18, MED/04, MED/42. I CFU acquisiti al punto due possono essere compresi tra quelli previsti al punto uno. 17/11/2011 il Ministro del MIUR (Gelmini) ed il ministro della funzione pubblica (Brunetta) hanno firmato il Decreto Interministeriale (D.I). 18/11/2011 con protocollo numero 3758/2011, il decreto interministeriale di equipollenza delle lauree specialistiche/magistrali delle classi 7/S Biotecnologie agrarie - LM-7 Biotecnologie agrarie alle lauree specialistiche/magistrali delle classi 6/S Biologia - LM-6 Biologia, denominato DM 11 novembre 2011 , è stato inviato alla Corte dei Conti. Nel frattempo cade il governo Berlusconi, ma sotto il governo Monti abbiamo l’happy end: infatti il 16 febbraio 2012 il DM viene registrato alla Corte dei Conti (reg. 2, foglio 282). Per poi finalmente, essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale 7 aprile 2012. Così la logica diventa legge.

[Gianluca Ruotolo] [Roberta Ferraris] [Ida Crifò]


Fibio Mentoring

F.I.BIO. MENTORING Una nuova iniziativa per sostenere i biotecnologi nel trasferimento tecnologico e nella creazione d'impresa. campo delle biotecnologie e di bandi per finanziare le attività di ricerca e sviluppo per le aziende biotecnologiche. Inoltre, nella sezione F.I.Bio. mentoring vengono presentate notizie sempre aggiornate e documenti utili per accrescere la cultura imprenditoriale nel campo delle biotecnologie. F.I.Bio. intende promuovere corsi di formazione sull’imprenditorialità a vantaggio dei biotecnologi. In questa linea di attività, è stato recentemente organizzato a Maggio il corso di formazione NapoliBioVenture in entrepreneurship per le biotecnologie che ha riscosso un grande successo e che verrà replicato su scala nazionale al più presto. Inoltre, per facilitare l’accesso dei propri soci ad iniziative di trasferimento tecnologico, F.I.Bio. ha stipulato una convenzione con la società di consulenza Leonardo Business Consulting (www.leonardobc.com). La Leonardo Business Consulting segnala costantemente a F.I.Bio. bandi di finanziamento, tender e opportunità di business nel settore biotecnologico. Su queste opportunità, la Leonardo Business Consulting provvederà ad offrire condizioni agevolate per i soci F.I.Bio. che volessero servirsi dei servizi di consulenza da essa forniti per l’inizio e il prosieguo delle attività imprenditoriali. Tutti i soci sono invitati a seguire le iniziative di F.I.Bio. mentoring sul sito internet dell’associazione. [M. Di Giacomo]

Fibio-Mentoring

Nel ventaglio delle iniziative e delle opportunità offerte da F.I.Bio. ai propri soci, si è da poco inserito il programma F.I.Bio. mentoring. F.I.Bio. mentoring costituisce lo strumento attraverso il quale F.I.Bio. informa e supporta i propri soci nel trasferimento tecnologico, nell’avvio di attività di impresa e nelle successive fasi di sviluppo dell’attività imprenditoriale. La promozione dell’imprenditorialità nel campo delle biotecnologie è da sempre uno dei principali scopi di F.I.Bio. Più di ogni altro settore, infatti, quello delle biotecnologie ha la continua necessità di trasformare i risultati della ricerca in soluzioni tecnologiche applicative. Il contesto italiano attuale dell’imprenditorialità nel campo delle biotecnologie, secondo il rapporto Ernst&Young 2012, si presenta più che mai dinamico e promettente, nonostante l’acuirsi della difficile congiuntura economico-finanziaria con la quale le nostre imprese si devono quotidianamente confrontare. A fine 2011 sono state rilevate, in Italia, 248 imprese che rientrano nella definizione di pure biotech. L’Italia è terza in Europa, dopo la Germania (397) e il Regno Unito (282), per numero di imprese pure biotech. Si tratta di un dato importante poiché, oltre a confermare il trend di crescita dello scorso anno (+2,5%), esso è in chiara controtendenza rispetto al trend registrato nei paesi leader europei, che vedono invece un calo del numero di imprese in questo settore. F.I.Bio., ha deciso di avviare una serie di iniziative raggruppate sotto F.I.Bio. mentoring con le quali promuovere un trasferimento tecnologico che parte dal basso, fatto da biotecnologi per i biotecnologi e tarato sulle specificità del settore. Il programma F.I.Bio. mentoring si articola su più iniziative che si basano su alcuni pilastri fondamentali: informazione, formazione, scambio di esperienze positive e casi di successo e supporto al trasferimento tecnologico e alla formazione d’impresa. Nella sezione del sito F.I.Bio. mentoring, è possibile trovare una selezione di bandi di finanziamento per la costituzione d’imprese spin-off e start up nel

ACurAdi

M. di 11 GiACoMo


F.I.Bio.: work in progress

IL T.A.R: CONOSCIAMOLO MEGLIO

Work in progress . ACurAdi G ruotolo

Nella rubrica discovery dello scorso numero, abbiamo, a proposito del ricorso dei biotecnologi vecchio ordinamento, paventato la possibilità di rivolgerci al T.A.R. Per la prima volta nella storia di F.I.Bio, si è presentato pochi mesi fa di una ricorso collettivo a tale organo per permettere a 24 colleghi laureati vecchio ordinamento di sostenere l’esame di stato per accedere all’ordine dei biologi, alla prima sessione dell’anno 2012 presso La Sapienza di Roma. Di questi, 22 hanno superato l’esame e quindi possono iscriversi all’albo anche se, per ora, con riserva. Infatti si attende per rendere il tutto effettivo un'udienza di merito a fine anno che dovrebbe, in via definitiva, deliberare la possibilità per i colleghi di iscriversi senza riserva. Forte di questa vittoria, F.I.Bio. e i suoi legali hanno organizzato un nuovo ricorso collettivo per altri soci vecchio ordinamento per la sessione autunnale 2012 di

esami di stato per l'iscrizione all'albo dei biologi. Chi fosse interessato, può contattare via mail, il presidente Ruotolo all’indirizzo presidenza@biotecnologi.it entro e non oltre il 30 Agosto 2012 indicando: Nome, cognome, codice fiscale ed allegando una fotocopia fronte/retro di un documento di riconoscimento valido e dichiarando se è o meno socio F.I.Bio. ATTENZIONE: poiché il ricorso è destinato ai soli soci F.I.Bio, il biotecnologo che intende presentare ricorso dovrà iscriversi per l’anno solare 2012 all’associazione, in una delle quattro possibili modalità specificate alla pagina “Iscriviti” del sito www.fibio.it. Da qui poi c’è la seconda scadenza, quella di 10 settembre 2012, entro cui si deve versare il contributo per la cau-sa. Poi quelle del 19 ottobre e 20 novembre 2012 che porteranno all’esame di stato vero e proprio. E tutto ciò è stato reso possi-

bile grazie alla sospensiva del T.A.R di meno di un mese fa! Ma a questo punto una domanda sorge spontanea: cos' è il T.A.R. e qual è la sua funzione giuridica? Ho pensato perciò di chiederlo a Carmine Varone, un dottore in legge, ci ha così spiegato con precisione il ruolo di questo tribunale: “I Tribunali Amministrativi Regionali (da cui deriva la sigla T.A.R.) sono organi preposti a giudicare sui ricorsi nei confronti di atti amministrativi, da privati che si ritengono lesi in un proprio interesse legittimo. Essi sono composti da giudici amministrativi, le cui sentenze sono appellabili dinanzi al Consiglio di Stato. L'istituzione di organi di giustizia amministrativa di primo grado a circoscrizione regionale (T.A.R.) è prevista dalla costituzione (art. 125), ma è stata realizzata soltanto con la legge 1034 del 1971, dopo che era venuta meno la giurisdizione delle Giunte Provinciali


F.I.Bio.: work in progress

Amministrative, dichiarate in precedenza incostituzionali. La legge del 1971, peraltro, non si è limitata a colmare il vuoto creatosi nell'ordinamento per incostituzionalità, ma ha generalizzato il doppio grado nella giurisdizione amministrativa: quindi su ogni atto di qualunque amministrazione pubblica (ivi compresa quella statale), giudica ora in prima istanza il TAR, mentre il Consiglio di Stato (che fino alla istituzione dei Tribunali Regionali giudicava normalmente in unica istanza) è chiamato a pronunciarsi solo in appello. I TAR sono venti, con circoscrizione corrispondente al territorio della relativa regione, e hanno sede nel capoluogo regionale; in alcune regioni (Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Trentino-Alto Adige) esistono sezioni distaccate. In particolare nel Lazio sono anche istituite tre sezioni a Roma, in base alla peculiarità di ciascun caso. A ciascun TAR sono assegnati un presidente e non meno di cinque magistrati amministrativi (denominati, a seconda dell'anzianità di servizio, "referendari", "primi referendari" e "consiglieri"). Le decisioni sono assunte con l'intervento di tre giudici. La sfera di competenza di ciascun TAR comprende i ricorsi volti contro atti di enti o di organi la cui sfera di azione si svolga esclusivamente nell'ambito regionale (per esempio di comuni, province, e regione; o di

prefetti o altri organi periferici dello stato), nonché i ricorsi che attengano ad atti di organi centrali dello Stato e di enti pubblici ultraregionali. (come nel caso del primo ricorso F.I.Bio. per i soci laureati vecchio ordinamento). Il termine previsto per il ricorso è alquanto breve: il soggetto leso in un proprio interesse legittimo deve notificare il ricorso all'autorità che ha emanato il provvedimento entro sessanta giorni (ma esistono termini più brevi per i riti speciali) dalla data in cui il provvedimento stesso gli è stato comunicato o, comunque, ne ha avuto conoscenza. Il ricorso deve essere notificato, nello stesso termine, ad almeno un controinteressato cioè ad un soggetto che potrebbe subire un pregiudizio dall'accoglimento del ricorso (ad esempio: il vincitore di un concorso pubblico di cui si chiede l'annullamento). La proposizione del ricorso non sospende gli effetti del provvedimento (così l'amministrazione potrà portare a esecuzione, anche coattivamente, le pretese che ne derivino: per esempio, procedere all'occupa-

zione di un bene immobile o a eseguire direttamente, a spese dell'interessato, prestazioni ordinate a quest'ultimo); ed ecco perché per rendere effettiva la decisione sui colleghi biotecnologi vecchio ordinamento, si dovrà attendere dicembre 2012. Con la propria decisione il TAR, ove ritenga fondato il ricorso, annulla il provvedimento impugnato, e l'autorità amministrativa dovrà uniformarsi ai criteri in essa fissati; le sentenze del TAR sono immediatamente esecutive e acquistano valore di cosa giudicata. Le decisioni e le ordinanze dei TAR possono essere appellate davanti al Consiglio di Stato. Unica eccezione si ha per la Sicilia, ove vige il Consiglio di Giustizia Amministrativa della regione siciliana, un organo previsto dalla Statuto della regione, che agisce come una sezione staccata del Consiglio di Stato. Ma i biotecnologi vincitori possono stare tranquilli.”

[Dott.ssa Ferraris] [Dott. Varone]


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L'ENERGIA SOLARE E IL DEBuTTO DI uNA "FOGLIA" ARTIFICIALE È il professor Daniel Nocera a presentare una nuova foglia artificiale al 241esimo meeting nazionale dell'American Chemical Society, in California (Stati Uniti). Sviluppata dal gruppo di ricerca del M.I.T, (Massachusetts Institute of Technology), è una cella solare, grande più o meno quanto una carta da gioco, che riproduce il processo di fotosintesi clorofilliana delle piante trasformando la luce del sole e l’acqua in energia. In passato, alcuni scienziati avevano già realizzato celle artificiali capaci di sfruttare il processo naturale di fotosintesi per produrre carburanti, tuttavia le invenzioni precedenti risultavano costose e inefficienti. La vera innovazione della scoperta di Nocera è appunto l'efficienza del processo di trasformazione: l’energia prodotta dalla foglia artificiale infatti è 10 volte superiore a quella generata durante la fotosintesi naturale. Il meccanismo di funzionamento è estremamente semplice: la cella solare, lasciata galleggiare in una pozza d'acqua, usa l'energia delle radiazioni solari per dividere le molecole d'acqua nei suoi elementi fondamentali, idrogeno e ossigeno; i prodotti della fotolisi sono poi accumulati ciascuno su un lato del chip al silicio e, convogliati in una cella a combustibile, e poi usati per produrre elettricità. La foglia è stata prodotta con materiali reperibili ed economici come silicone e foto-

ACurAdi f. Netti

catalizzatori, inoltre, il chip gode di una stabilità prolungata, potendo operare in maniera continua per almeno 45 ore senza una sostanziale riduzione della sua attività. Con pochi litri di acqua, ha affermato Nocera, la foglia sarebbe in grado di fornire energia sufficiente ad una casa per un'intera giornata. Il progetto è parte del MIT Energy Initiative, un programma che raccoglie scienziati e ingegneri col comune scopo di trasformare il sistema energetico globale, realizzando tecnologie di ultima generazione capaci di soddisfare le esigenze future. Al momento Nocera ha già siglato un accordo con la società indiana Tata Group per inserire sul mercato la sua invezione. Obiettivo primario sarebbe quello di fornire in ogni casa una propria centrale elettrica personalizzata ma il pensiero di Nocera si rivolge anche ai villaggi più remoti dell'Africa e dell'India e nel-

le località prive di una rete di distribuzione energetiACurAdi f. Netti ca capillare ed efficiente. La “foglia artificiale” di Nocera è un passo gigante nel settore delle energie pulite e potrebbe rivelarsi in futuro una fonte energetica promettente per lo sviluppo e il rilancio economico dei paesi sottosviluppati. Questa innovazione inoltre fa riflettere su quanto sia importante finanziare il settore delle energie pulite e del solare, specialmente in paesi che godono di condizioni meteorologiche favorevoli per l'utilizzo del solare. Ancora una volta quindi la scienza ci illumina d'immenso.

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[Claudia Arbore]


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F.I.BIO. E LE DIAGNOSI DI NuOVA GENERAzIONE Il 27 Aprile 2012, nella sala convegni del CE.IN.GE. (CEntro INgegneria GEnetica), s’è svolto un interessante corso sulle metodiche più innovative nel campo del sequenziamento: “Next Generation Sequencing applications and future prospectives”, a cui hanno partecipato numerosi i soci della F.I.Bio e che ha vantato al microfono diversi relatori che lavorano con i sequenziatori di ultima generazione: il Dr. Adamo del Center of Regenerative Medicine di Barcellona, il Dr. Cozzuto del Center for Genomic Regulation di Barcellona, la Dr.ssa D’Argenio del CE.IN.GE, il Dr Ferrè del CASPUR dell’Università Tor Vergata di Roma, la Dr.ssa Iacobucci dell’Università “Alma Mater Studiorum” di Bologna, il Dr.Iacono, specialist della Roche (Milano), la Dr.ssa Prosdocimi dell’Università degli Studi Bicocca di Milano, il Dr. Rodriguez Acebo, specialist della Roche (Milano), il Dr.Tait della Caliper (PerkinElmen Company Life Sciences and Technology), il Prof.Vicario dell’Università Aldo Moro di Bari ed infine, il Dr. Mauro Petrillo, l’assistente del tanto temuto Prof. Paolella dell’Università di Napoli, nota di simpatia e cordialità in una materia, come la bioinformatica, tanto ostica per molti studenti della facoltà di Biotecnologie mediche.

Il corso è stato così articolato: nella prima parte si sono descritti i più moderni sequenziatori di seconda generazione, come ABIsolid ed Illumina, e di terza generazione, come OXFORD NANOPORE. La seconda parte è stata invece dedicata alle loro applicazioni in ambito medico, come per la cardiomiopatia ipertrofica e per la leucemia acuta mieloide. La sessione pomeridiana è stata presentata dal Prof. Pane che dirige il laboratorio di ematologia oncologica al CE.IN.GE, ed ha presentato le applicazioni dei sequenziatori di ultima generazione soprattutto nel caso della caratterizzazione di comunità microbiche, difficilmente caratterizzabili con le metodiche di tipo convenzionale, e di campioni ambientali di difficile inserimento tassonomico. Durante il corso è stato anche evidenziato, in questo campo, il ruolo di primo piano svolto dalla figura di un bioinformatico, sia per l’analisi dei dati, sia per lo storage degli stessi. Tra un sessione ed un'altra sono stati offerti dolci e rustici durante il coffee ed il lunch break, ricordato sopratutto per la torta, fotografata da molti per l’unica scritta al centro: “F.I.Bio”, parola che rappresenta l’impegno ed il successo per i traguardi che si

prefigge. La F.I.Bio è un’associazione già ben consolidato ma che ha ancora molto bisogno del vostro sostegno: è perciò sempre possibile iscriversi versando la quota di 30 euro all’anno per i soci ordinari e di 10 euro annui per i sostenitori, ma è tutto spiegato dettagliatamente, insieme alle modalità di versamento, sul sito www.biotecnologi.it alla sezione iscrizione. Il successivo corso d’aggiornamento s’è tenuto poi a Bologna l’11 Maggio 2012 presso il Policlinico S. Orsola; anche stavolta riguardava il campo delle novità in merito alle metodiche del sequenziamento, con particolare riferimento ai nuovi traguardi per la diagnostica e le terapie personalizzate delle leucemie. [Virginia D’Oriano]

Orizzonti biotecnologici

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L’intervista

FAME LAB: NEL PRIMO TALENT SHOW DELLA SCIENzA C’è uN PO’ DI F.I.BIO. Si sa: viviamo nell’era dei talent show. Ed anche la scienza ha il suo: FameLab!!! Ovviamente, da buon talent, i partecipanti devono sottostare al giudizio di una giuria formata da esperti provenienti dal mondo della scienza e della comunicazione. La finale internazionale di Famelab s’è tenuta a giugno durante il Cheltenham Science Festival, nel Regno Unito. L’Italia è stata rappresentata dal biotech bolognese Riccardo Guidi. Ma non tutti sanno che una dei finalisti italiani, nonché vincitrice campana della competizione è anche lei una biotecnologa; ma non una qualsiasi: oltre ad essere socia di F.I.Bio, la dott.ssa Maria Grazia Filippone (ma per noi solo Grazia) è membro dell’uscente Collegio dei Probiviri 2010-2012.

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L’intervista

razia, allora raccontaci: cos’è famelab?

R: E’ un talent show scientifico internazionale! Chi partecipa sceglie di raccontare ciò che più lo appassiona e di farlo in TRE minuti utilizzando solo come aiuto piccoli oggetti! In italia è approdato quest’anno per la prima volta grazie a un’intuizione (a mio avviso fantastica) di Leonardo Alfonsi, direttore del Perugia Science Fest responsabile di “Psiquadro “ di Perugia. come sei arrivata a famelab?

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R: Sicuramente per caso! Ho saputo di FameLab grazie a una mail inoltrata dal mio capo qualche giorno prima ACurAdi r. CostA

delle selezioni regionali. L’idea mi ha entusiasmata immediatamente ... e così ho dato spazio alla fantasia ... hi può partecipare? ragazzi di tutte le età o occorre avere almeno una laurea triennale in una disciplina scientifica? Devono essere per forza italiani o europei? R: Possono partecipare tutte le persone maggiorenni che sono appassionate dalla possibilità di raccontare la scienza ... È aperto a studenti, dottorandi, ricercatori, insegnanti ... Chi partecipa a FameLab Italia sarà naturalmente italiano, ma in ogni paese del mondo esiste FameLab … quest’anno infatti hanno aderito 21 paesi del mondo i cui vincitori si sono sfidati a Cheltenam (UK) per la finalissima internazionale in occasione del Cheltenam Science Festival! n che cosa consistevano le tue presentazioni? e come funzionavano le selezioni regionali? raccontaci. R: Ci sono state 3 presentazioni diverse: per la prima selezione ho raccontato come avviene la sintesi proteica … avevo con me una piccola doppia elica del DNA su cui avevo montato due lampadine, verde e rossa, collegate a degli interruttori volanti alimentati da una batteria che custodivo “nascosta” in un marsupio … rispettivamente le ho fatte funzionare come attivatore e repressore trascrizionale! Il racconto semplificato della sintesi proteica mi ha permesso di passare la selezione e di essere ammessa alla

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gara regionale, per la quale ho parlato del danno al DNA a seguito dell’esposizione ai raggi UV: per questa seconda esibizione ho portato con me una piccola bambolina gonfiabile di nome Sunny, e ho raccontato che quando si stende al sole non sa che il suo DNA sta subendo alcuni danni che sono letteralmente riparati grazie a efficienti sistemi di riparo genetici!!! Questa prova ha permesso a me e al prof. molisano Olimpio Ritota di vincere la gara campana, con la possibilità di frequentare una masterclass a Perugia tenuta da esperti della comunicazione scientifica e di essere ammessi alla finale nazionale che si è tenuta a Perugia lo scorso 4 maggio, dove ho cercato di convincere tutti i presenti al teatro “Pavone” che il sorriso allunga la vita! n che senso il sorriso allunga la vita?dicci tutto!

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R: Beh questa frase sicuramente sintetizza all’estremo quello in cui però credo e che mi piacerebbe studiare! Ho preso spunto da uno studio fatto a Pittsburg qualche anno fa, grazie al quale hanno dimostrato che a parità di fattori di rischio, le persone generalmente ottimiste vivono in media 8-10 anni in più rispetto a chi non lo è ... tutto avviene grazie ai livelli di serotonina in circolo!!! E visto che la serotonina aumenta anche grazie all’assunzione di alcuni alimenti, cioccolato in primis …. stando a Perugia … ho pensato di regalare a tutti un po’ di cioccolato lanciandolo dal pal-


L’intervista

co!!! Ma non solo: ho portato anche degli occhialioni giganti, ed ho indossato una maglietta su cui avevo fatto stampare “SMILE and world smiles with you”.!!! ual è stata la presentazione che ti ha impegnato di più e perché? R: Delle tre presentazioni penso di aver investito più energie emotive e adrenalina per la finale nazionale …. ero davvero tesissima …. quindi ho cercato di ripetere ogni volta che avevo 3 minuti di tempo!!! Sicuramente però per le prime due presentazioni ho impiegato abbastanza tempo per preparare gli oggetti utili per le presentazioni …. in particolare ringrazio mio padre per l’aiuto fondamentale nel costruire l’elica del DNA in le gno e il sole!

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stata un’esperienza positiva?

R: E’ stata meravigliosa! Mi ha dato l’opportunità di conoscere persone fantastiche, tutte appassionate di scienza … della scienza pura. Per la prima volta in Italia,oltre ai normali bombardamenti televisivi … un talent show dedicato alla scienza, quella bella e interessante, che appassiona e affascina chi racconta e chi ascolta … Senza libri, 3 minuti e tanto entusiasmo! parte le tue presentazioni … quali sono stata quelle che ti sono piaciute di più durante le selezioni regionali e nazionali e perché? R: Alla gara regionale mi sono molto piaciute le presentazioni di Olimpio Ritota, docente molisano di biologia e vincitore regionale insieme a me, perché ho pensato che sarebbe stato meraviglioso in-

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contrare un docente appassionato come lui; sempre a Napoli molto divertente fu la prova di un ragazzo che voleva fare l’addomesticatore di neutrini! A Perugia invece le mie presentazioni preferite sono state quelle di Riccardo Guidi (vincitore nazionale) biotecnologo bolognese, attualmente phD student a Stoccolma, che ha raccontato perché siamo più efficienti di un motore a scoppio; e quella di Lorenzo Schmit, perugino, neolaureato in matematica che ha cercato meravigliosamente dispiegare l’infinito in 3 minuti!!! Entrambi sono stati eleganti nell’esposizione, divertenti, hanno ben mascherato e tenuto testa all’emozione e hanno saputo tenere bene la scena! uindi la consiglieresti a tutti … e che suggerimenti daresti a chi volesse partecipare il prossimo anno? R: Beh …. suggerirei di scegliere un tema interessante, piacevole, che abbia presa sulla gente …. di raccontarlo con semplicità e passione, mettendo in gioco tutto se stesso. Consiglierei di raccontare di questa esperienza a tutti, di far sapere a tutti che raccontare la scienza è bello e che davvero può essere accessibile a tutti! ensi di gareggiare ancora il prossimo anno? R: Credo di no … sai, lo scopo di questo talent show non è cercare di vincere, bensì di sensibilizzare, mondo scientifico e

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non, al fatto che la scienza possa essere accessibile a tutti e che raccontarla è bello! Mi piacerebbe collaborare il prossimo anno per pubblicizzare l’evento … questo sì! Prima di salutarci però ci tengo a ringraziare due mie carissime amiche, Claudia e Valeria, per il supporto teorico – pratico, la loro pazienza e amicizia soprattutto perché con la loro presenza FameLab per me è stata un’esperienza ancora più ricca! A questo punto non possiamo che ringraziarla per l’entusiasmo che ha trasmesso e rinnovarle i complimenti per essersi distinta in questa particolare competizione. E chissà: magari nel FAMELAB 2013 ci sarà un altro po’ di F.I.Bio … [R.Ferraris]

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Orizzonti biotecnologici

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il CaValiere Del grano e la magia Dei Suoi CHiCCHi

Vite per la Scienza

Come Strampelli seminò le basi dell’agronomia genetica e le fece crescere coi suoi sogni.

Le vite che hanno influenzato il mondo della scienza, come già sappiamo da questa rubrica, sono tantissime,emolte quelle che, purtroppo, restano semplici cognomi, noti solo ai più. Perciò, spinta anche da un pizzico di sano patriottismo, racconterò la storia di quello che potremmo chiamare “l’uomo del grano”. Nazareno Strampelli (Nazzareno solo all’anagrafe) nasce nel lontano 1866, a Crispiero, frazione di Castelraimondo (MC) e, solo dopo aver frequentato un anno di Giurisprudenza, trova la sua vera vocazione con Scienze Agrarie, frequentando a Portici prima e a Pisa poi, dove si laurea a pieni voti.Da subito si fa conoscere, prima come “Operatore Assistente” a Camerino nei laboratori di Chimica, Mineralogia e Farmacia e poi come insegnante di Scien-

ACurAdi M.seVeriNo

ze Naturali e Macchinista Custode presso il Gabinetto di Fisica, sempre a Camerino.Consigliere nel Comizio Agrario Camerinese, giornalista per il bollettino del Comizio, Nazareno si fa conoscere poco alla volta, e col suo “Discorso in occasione della Festa degli Alberi” comincia quella che sarà la sua popolarità, mai abbastanza grande per un genio simile.Il suo primo laboratorio? Tre semplici stanze all’interno della Cassa di Risparmio di Rieti, tra l’altro ottenute con grande insistenza, e lì, dall’alto di una semplice scrivania e di un umile sgabello di legno, raggiunge i massimi risultati dei suoi esperimenti cominciati già pochi anni prima: l’alchimista del grano, infatti, stava lavorando sull’incrocio di due varietà di grano, il “Rieti” e il “Noè”.Il primo era un grano abbastanza resistenze alla ruggine del grano e poco adatto al clima nebbioso della zona maceratese, ma con alto potenziale di ibridazione, permettendo così l’incrocio col “Noè” con lo scopo di aumentare resistenza e, ovviamente, produzione. Oltre alla ruggine bruna, i problemi che Strampelli si pone di risolvere sono l’allettamento (tendenza delle piante a ripiegarsi verso il suolo) e la “stretta” (forma di rachitismo causato dal calore). Nonostante la carenza di mez-

zi (ecco la sua genialità) e le perplessità che lo circondano sulla tecnica dell’ibridazione intraspecifica che lentamente soppianta quella della selezione ACurAdi M. seVeriNo genealogica (ed ecco la sua forza), Strampelli lavora a quella che sarà una cattedra di Agraria ambulante ottenendo ben 53 diversi ibridi, per un totale di 134 qualità diverse nel 1906: ecco perché, poi, viene fondata una Stazione di Granicoltura sperimentale, con un appannaggio di ben (all’epoca) 15.000 lire, che gli permette uno studio su basi più solide. Dopo la prima guerra mondiale, arrivano anche i premi (dall’Italia e dalla Francia), le critiche dai suoi stessi colleghi che temono la scomparsa delle specie originarie usate nelle sperimentazioni, e la fama mondiale che lo porta in Argentina con il figlio Benedetto nel 1922 per mettere a punto una vera e propria politica cerealicola. In quegli anni, nel frattempo, l’Italia vive quello che oggi studiamo come Ventennio fascista e le “sementi elette” di Strampelli (da lui così chiamate) sono tra le vincitrici nella Battaglia del Grano, una campagna per la quale Mussolini sceglie pro-

Vite per la Scienza


Vite per la Scienza

prio Nazareno per ricoprire importanti incarichi. La morte della moglie nel 1926, sua grande collaboratrice alla quale aveva dedicato il grano “Carlotta”, è solo una triste pausa nella girandola di onorificenze che lo avvolge: Cavaliere Ufficiale dell’ Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro (1926, già Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia), Senatore del Regno(1929), e grande tributo pubblico con una manifestazione in suo onore nel 1933. Schivo, riservato, Nazareno non si lascia prendere, però, da tanti fasti e si dedica solo ai suoi studi, sempre coerenti con la sua persona: non a caso, infatti, non compare tra i firmatari del Manifesto della Razza. Così, nel 1942, va via in punta di piedi, circondato da grande commozione e anche austerità: solo la corona di fiori del Duce, infatti, è deposta sul suo feretro. Quando si parla di Nazareno, non si può usare il passato remoto, ma si deve parlare al presente, perché la magia dei suoi chicchi ha lasciato il suo segno

per tutto il XX secolo, e anche oltre e ancora oggi gli si deve tanto. Sicuramente fa sorridere notare che il primo grano che gli aprì le porte del successo fu proprio “Carlotta”, ma bisogna ricordare anche i suoi esperimenti su mais, pomodori, lenticchie, segale, canapa e altre piante a forte impatto commerciale(persino un incrocio tra pesco e mandorlo, poi fruttifero), nonché il suo interesse per la rotazione periodica delle colture e per l’uso dell’elettricità nella coltivazione del grano stesso. Tanto lavoro, ma pochi scritti, vista la sua fede nell’attività pratica, che egli svolse anche dal punto di vista umanitario, con

la fondazione della Società Agricolo-Operaia di Mutuo Soccorso nel 1891:egli, infatti, credeva in una società nella quale ogni uomo avrebbe potuto chiedere aiuto senza rinunciare a ciò che aveva di più caro, la dignità. Una società basata su una forte unione di mezzi e persone, con la quale forza si allontanava il timore della miseria, e che mette in luce la lungimiranza di Nazareno, visto che il suo sistema è ancora usato tecnicamente da Enti statali ed Agenzie assicurative. Si può vedere un altro ritorno al futuro anche con il suo grano che si sparge libero per il mondo e sostenne la rivoluzione maoista, nonché diede la spinta alla “rivoluzione verde” messicana degli anni Sessanta, cominciata dallo statunitense Norman Borlaug che fu insignito del Premio Nobel nel ‘70, guarda caso, per aver raggiunto a sua insaputa gli stessi risultati del nostrano Strampelli (complice, a quel tempo, di questo silente furto, la dittatura fascista che ostacolò la meritata premiazione). Insomma: un vero Cavaliere, e la magia dei suoi chicchi “eletti” continua.. [Maria Severino]

www.wikipedia.it www.nazarenostrampelli.it/

Orizzonti biotecnologici

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Voce dal Mondo Biotech

RIFORMA VOLLERO? E RIFORMA Fu…

La voce degli studenti

Tutte le tappe dalla riforma “storica” per il nostro Stivale

“Articolo 18 si, Articolo 18 no”. Il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro in Italia parte dalla riforma Biagi negli anni ’90, che si ha cambiato il mercato, ma colpendo le fasce più deboli (giovani e over 50) con un dualismo spinto tra lavoro fisso e precario. La crisi finanziaria, poi, ha accentuato le pecche del sistema, collegando i concetti di produttività e benessere al tasso d’occupazione della popolazione. Invece in Germania l’economia corre: grazie al governo della “flexicurity”, che permette contratti flessibili, ammortizzatori sociali universali a tutela del lavoratore, (che così ne blindano il benessere e non il posto di lavoro), ma soprattutto investe in salute e sicurezza dei luoghi di lavoro, ricerca e sviluppo; ecco cosa da lo “spread” di cui sentiamo parlare e che ha dato il nome anche ad fuoco artificiale napoletano. Da noi si è partiti dalla riforma del sistema pensionistico, che è diventato sistema contributivo per tutti i lavoratori. Da qui parte la necessità di fondi necessari d attuare la politica dei nuovi ammortizzatori sociali, introducendo la ASPI, (Assicurazione Sociale per il Reimpiego), fino ad un anno dal licenziamento, sostenendo corsi di

ACurAdi r.ferrAris

formazione, laddove serva. Basta con l’abuso dei contratti atipici, con l’uso prevalente del contratto di apprendistato per gli under 29 e di inserimento per gli over 30, con la stabilizzazione dopo massimo tre anni dall’assunzione a tempo indeterminato. Dietro a lavoratori a Partita IVA o a progetto molto spesso ci sono lavoratori eterni stagisti; ma da ora gli stage formativi saranno effettuati prima della fine del percorso scolastico ed accademico e durerà al massimo diciotto mesi, di cui sei già durante il percorso di studi; inoltre lo stesso stage dovrà avere un rimborso spese

obbligatorio se supererà i sei mesi. L’Italia era diventata la “Repubblica degli Stagisti”, definita così dal blog di Eleonora Voltolina, per far capire come la fuga di cervelli e di capitale umano qualificato origini nel costume malsano di svalutare le sue risorse migliori, a vantaggio dei Paesi concorrenti che hanno avuto negli anni manodopera qualificata a parametro zero. Buffa questa situazione, se si pensa che da un lato as-

sistiamo ogni giorno all’ingresso di immigrati e dall’altro la fuga delACurAdi r. ferrAris le nostre eccellenze nazionali.Tra le norme introdotte arriva la paternità obbligatoria. Il welfare familiare purtroppo non può più assolvere il suo ruolo in una società sempre più globalizzata e anzi può diventare di ostacolo all’emancipazione dell’individuo e allo stesso concetto di meritocrazia.A supportare il cittadino dev’essere lo Stato stesso; la famiglia è si la culla di valori, ma non può più fare da ammortizzatore sociale.Torna il reintegro per l'allontanamento infondato con decisione finale del giudice del lavoro. Ma la quiete è morte, mentre la lotta è vita. Speriamoci ancora in un mercato del lavoro più dinamico ed inclusivo, che gioverà tanto alla produttività Italiana da tornare a recitare con convinzione l’Articolo I della Costituzione: lavoro come “diritto-dovere” del cittadino.

La voce degli studenti

[F. Netti]


Miscellanea

N uO VO SO CIO O N O R A R IO FIB IO È Francesco Salamini, uno dei massimi esperti italiani nel campo delle biotecnologie agroalimentari. Classe 1939, laureato in scienze agrarie, è professore di tecnologie genetiche all'Università di Milano, proveniendo dal Max-Planck Institut di Colonia, ha insegnato e

svolto attività di ricerca in numerose università italiane e straniere (in particolare negli Usa e in Germania), è professore ordinario alle università di Potenza,Verona e Milano e ha ricevuto la laurea honoris causa dell'Università di Bologna.

Miscellanea

ACurAdi r.ferrAris

A N CO R A Q uA LCO SA Su FR A N CE SCO SA LA MIN I -Già presidente della Società Italiana di Genetica Agraria (S.I.G.A.), coordinatore del programma nazionale "Tecnologie avanzate" del Ministero dell'agricoltura, socio di istituzioni quali l'Accademia nazionale dei

Licei, l'Accademia europea di Londra, la Max-Planck Gesellschaft di Monaco, l'Accademia nazionale di Agricoltura di Bologna, l'Accademia dei Georgofili, presidente della Fondazione Mach, già Istituto agrario di San

Michele all'Adige dal 2009. E’autore di circa 560 pubblicazioni di interesse generale e di settore, 4 libri, di circa una dozzina di brevetti … e da oggi può aggiungere nel cv anche socio onorario F.I.Bio!

to dal bando pubblicato sul sito www.biotecnologi.it a partire dalle ore 12 del 10 marzo 2012 fino alle ore 12 del 30 marzo 2012. La graduatoria dei partecipanti al corso sarà resa nota sul sito www.biotecnologi.it il gior-

no 15 aprile 2012. Per i non soci il pagamento deve essere effettuato a mezzo bonifico sul C/C della F.I.Bio. unitamente dell’invio della mail di partecipazione al Corso.

TO R N A IL N A N O FO R uM Speciale corso F.I.Bio. Aprile 2012/3 - DOMANDA DI AMMISSIONE. Il numero di partecipanti è di 100, in base alle domande di ammissione pervenute. La domanda deve essere inviata via e-mail come specifica-

ECCO COM’è COMPOSTO IL DIRETTIVO NAzIONALE F.I.Bio. 2012-2 0 14 l’Invio tessere ai soci e per il recruitment degli annunci di lavoro; A. Ambrosone per Eventi ed il fund raising; V. Brancato per il Recruitment eventi e bandi nazionali ed esteri di interesse biotecnologico; A. Tufano Resp. Commissione comu-

nicazione e pubblicità; A. L. Peluso Resp. commissione eventi e Formazione continua; C. Esposito per i Rapporti con le regioni.

ECCO CO M’ è CO MPO STO IL CO LLEG IO D EI PR O B IVIR I 2 0 12 -2 0 14 R. Ferraris, Presidente del collegio, si redattore capo di “Orizzonti Biotecnologici”, si occupa anche di preparare i comunicati stampa e di revisionare i contenuti del sito; P. Termolino e A. Federico come Supporto al pre-

sidente; D. Silvestro si occupa della Gestione social network su linkedin, facebook e twitter; infine L. Cozzuto si occupa dei rapporti con istituzioni estere. La squadra poi si completa coi responsabili esterni al direttivo:

Antonio Massa, per la grafica di Orizzonti, per la grafica web e come webmaster; Andrea Siracusano; Maurizio Giordano; Francesco Netti.

Miscellanea

G.Ruotolo, Presidente, responsabile legale di F.I.Bio. e dei Rapporti con le istituzioni; I. Crifò, Vicepresidente, per la Legislazione e gli sbocchi occupazionali; M. Di Giacomo, Segretario e Resp. mentoring; O. Catapano, Tesoriere; M. Iorio per

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Sono riaperte le iscrizioni alla FIBio per l’anno 2012 Per essere soci ordinari è necessario essere titolari di laurea triennale o specialistica o laurea Vecchio ordinamento o dottorato o specializzazione in Biotecnologie. Per essere soci sostenitori basta essere iscritti a un corso di laurea triennale in biotecnologie. La quota associativa è di 30 € per i soci ordinari e di 10 € per i soci sostenitori. La quota può essere versata mediante: Bonifico Conto corrente postale Vaglia postale ordinario Versando l'importo al proprio coordinatore regionale Per tutti i dettagli vai alla pagina iscrizione del sito www.biotecnologi.it


Orizzonti 08