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l’editoriale di VINCENZO M. CAMPO

LE NUOVE SFIDE PER L’IMMOBILIARE Ci risiamo. Il tema delle riforme istituzionali torna d’attualità. Cambiano governi, si alternano maggioranze, ma nonostante le buone intenzioni manifestate da molti schieramenti, non si registrano novità. Se è vero che tutti gli schieramenti concordano sul fatto che questo Paese necessiti di riforme stabili e durature per aumentare la competitività, perché allora non si fanno? E’ evidente che ripartire dal federalismo fiscale e da una riforma economica e sociale prevede dei tempi lunghi di discussione con gli attori istituzionali, le associazioni e le parti sociali. Portare avanti le riforme attraverso il dialogo tra maggioranza di governo e opposizione è però inevitabile. Bisogna passare subito ai fatti e mettere sul piatto della bilancia tutte le questioni di cui oggi ha bisogno l’Italia. E’ necessario individuare subito quei driver di sviluppo per il Paese e ripartire dal rilancio dell’immobiliare, vera leva per la crescita economica. Rivedere l’intera fiscalità immobiliare, a partire dalla “ promessa ” cedolare secca al 20% per i redditi da locazione, alle defiscalizzazioni degli affitti per i giovani è più che necessario. Solo così sarà possibile ridurre il peso della fiscalità – che si perde tra imposte erariali e locali - per rilanciare le locazioni e mantenere l’attrattiva dell’investimento nel mattone. Recentemente da più parti si rilancia l’ipotesi di un contratto nazionale dell'affitto, e si parla del rilancio della locazione agevolata a canone calmierato, risposte utili alle richieste di housing sociale e di tutela per le fasce più disagiate. Ma tutto ciò sarà possibile solo se il legislatore avrà ben chiaro gli effetti delle misure fiscali sull’intero comparto immobiliare. La crisi economica, così come quella del settore immobiliare è evidente. In Italia la crisi ha tagliato i redditi degli italiani e sono sempre meno coloro che hanno liquidità per comprar casa. Le entrate per le famiglie si sono decurtate, il potere di acquisto è sceso del 2,6%, così come cala la propensione al risparmio degli italiani. Nulla di nuovo, quindi. Certo, la situazione economica non è ancora brillante, ma si cominciano ad intravedere le prime luci. L’andamento del mercato immobiliare italiano fa intravedere un barlume di speranza nei prossimi mesi: e' in attesa della ripresa economica annunciata per il 2011.

Per ora continua il calo dei prezzi delle abitazioni iniziato nella seconda metà del 2008, a seguito all'accentuarsi della crisi. Nel 2009 i prezzi sono calati rispetto all'anno precedente, con una contrazione più intensa nei grandi centri urbani. Per il 2010 alcuni centri studi prevedono un calo medio attorno all'1% ma si attende una lieve ripresa dei prezzi per il 2011, unitamente ad una crescita dell'economia. L’Istat nei giorni scorsi ha sottolineato come vi sia stato un calo delle compravendite di unità immobiliari nel terzo trimestre 2009 del 10,5%. La flessione maggiore è stata registrata per le compravendite di immobili per utilizzo commerciale-imprenditoriale, mentre le compravendite di immobili ad uso residenziale sono diminuite del 10,1%. Nel terzo trimestre 2009, a livello nazionale, le convenzioni relative a compravendite di unità immobiliari sono pari a 174.800, in calo del 10,5%. Ma come si pensa di rilanciare l’economia se non si rilanciano le compravendite e le locazioni immobiliari? Il rischio per chi farà le riforme è quello di rimanere ancora una volta incompresi se i provvedimenti non avranno effetti concreti sulle tasche degli italiani. Il caso delle recenti semplificazioni volute da Berlusconi per le ristrutturazioni edilizie infatti è emblematico. Con questo provvedimento restano al palo molte norme contenute nel decreto legge incentivi, che prevede l'avvio di alcuni lavori di ristrutturazione edilizia senza presentare la Dia, e che potranno essere utilizzate solo in quelle realtà dove le Regioni lo permettono. Una norma che è destinata in molti casi ad infrangersi. Così come già accaduto con il Piano Casa, i cui effetti ancora oggi sono ben lungi dall’essere realizzati. Il problema allora è sempre lo stesso: nessun provvedimento avrà un effetto se le Regioni non cooperano con il Governo centrale. Le nuove sfide per il Governo e per l'opposizione non sono certo facili e rischiano di incepparsi se non partono con il piede giusto. Dovranno passare da una vera concertazione con i professionisti del settore immobiliare, con gli enti locali, e attraverso la riduzione del carico fiscale per cittadini ed operatori. Solo così si potrà mettere in campo un serio rilancio del Sistema Italia.

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s o m m a r i o

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editoriale 05 Le nuove sfide per l’immobiliare

cover story 12 Gli agenti immobiliari si rinnovano 13 Al ruolo l’onore delle armi 18 Riuniti gli Stati generali degli Agenti immobiliari

primo piano 22 Turismo, 2009 da dimenticare: 24

il Belpaese segna -3,5% Turismo, il motore dello sviluppo mai acceso

attualità 27 La tesoreria avrà una funzione innovativa Intervista a Gianluca Savoja

dossier 36 Mediazione creditizia, sulle tracce della riforma

mattone&finanza 40 Fondo di solidarietà finalmente si parte 42 Perché riteniamo che il fondo sia importante?

new trend 44 Compravendite, ritorno al futuro 45 La neve blocca la ripresa del mattone Usa

viaggi 50 Asolo, città dai cento orizzonti 54 Asolo immobiliare

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rubriche

L’Agente Immobiliare Quadrimestrale di cultura, politica ed economia di proprietà della Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali

08 Economix

Internet: www.aimagazine.it E-mail redazione@aimagazine.it

di Bruno Ceccarini

00196 Roma - Piazzale Flaminio, 9 Tel. 06 4523.181 - Fax. 06 9670.00.20 Internet: www.fiaip.it - E-mail: info@fiaip.it Anno XXVIII Suppl. n°1 Aprile 2010

09 Foreign Press

Autorizzazione del Tribunale di Roma - N°368/2006 del 29/09/2006 Iscriz. ROC n° 14024 del 20 aprile 2006

28 Vita Associativa

DIRETTORE RESPONSABILE Vincenzo M. Campo 06 4523.18.25 | direttore@aimagazine.it

32 Panorama Normativo

HANNO COLLABORATO AL NUMERO Bernardo Canini, Bruno Ceccarini, Paola Del Gaudio, Alice Panoschi, Francesco Tucci, Mario Valeri, Rosa Valletta, Gianluca Lustri, Andrea Ciani, Daniele Mancini, Raffaella Cramarossa, Rosalba Velati, Donato Menichella

di Paola Del Gaudio

46 Previdenza e lavoro

FOTOGRAFIE Archivio Fiaip | www.fotolia.com

di Donato Menichella

DIRETTORE EDITORIALE Annabella Covini | fiaipeditoria@fiaip.it

55 Cultura e Spettacoli

PROGETTO GRAFICO ED IMPAGINAZIONE Renato Roncagli Miceli

55 Mediamente

SEGRETERIA Laura Terranova 06.4523.18.33 | lagenteimmobiliare@fiaip.it

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58 L’Avvistatore Librario

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63 Credito e Regole di Andrea Ciani

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66 Agenda

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economix

BECKHAM E ROUSTAM IN POLE POSITION, SE CLOONEY E CANALIS LASCIANO IL LAGO DI COMO

PIRELLI DIVORZIA DAL BUSINESS IMMOBILIARE, SPIN-OFF ENTRO IL 2010 Solo pneumatici. Il gruppo Pirelli torna al passato e punta a separare il business immobiliare, che fa capo a Pirelli Re, da quello industriale legato alla produzione di gomme. Lo ha spiegato nel marzo scorso il presidente del gruppo, Marco Tronchetti Provera, durante la conference call di presentazione del bilancio 2009. All’operazione, ha spiegato Tronchetti, "non ci sono ostacoli solo questioni tecniche che richiederanno qualche mese per la finalizzazione del deal”. Dunque la “pratica di separazione” è stata avviata e il numero uno di Pirelli si è detto ottimista sulla conclusione dello spin off entro la fine del 2010. Obiettivo dell’azienda, ha confermato il presidente del gruppo, è tornare a "essere una società puramente industriale", concentrata sul settore tyre, ovvero sulla competitività del core business delle gomme. I manager della holding stanno mettendo a punto il progetto per dividere le attività di real estate da quelle degli pneumatici, analizzando tutte le opzioni in campo, compresa la cessione agli azionisti della divisione immobiliare. Un settore in cui, ha ricordato Tronchetti Provera, è stato fatto un “lavoro magnifico”, tanto che il piano di spin-off ha ottenuto “il sostegno delle istituzioni finanziarie”. L’operazione, secondo il presidente di Pirelli, “permetterà a entrambe le società di sfruttare al meglio il proprio valore”. Da un lato le attività tyre avranno risorse più ampie per crescere, mentre il real estate, “riuscirà a stare in piedi da solo”. E di questo, ha concluso Tronchetti Provera, “siamo assolutamente sicuri per la fiducia che ci viene dalle istituzioni finanziarie".

Il suo arrivo, sette anni fa, ha dato il via a un giro d’affari milionario. I prezzi delle case sono passati in breve da mille a 10mila euro al metro quadrato, turisti e curiosi si sono moltiplicati e Laglio, minuscolo Comune sul Lago di Como, si è trovato catapultato sui giornali di gossip di tutto il mondo. Tutto questo ora potrebbe improvvisamente finire. George Clooney, superstar di Hollywood e cittadino onorario di Laglio dal 2004, sarebbe infatti intenzionato a lasciare Villa Oleandra, splendida magione ottocentesca sulle rive del Lario. Anche se l’uso del condizionale resta d’obbligo, data per certa a febbraio la notizia è stata smentita dallo stesso Clooney a fine marzo. Gli abitanti di Laglio, con il sindaco Roberto Pozzi in prima fila, sono in fibrillazione ed è già partito il toto-successione. Diversi i nomi che sono stati accostati alla villa, ma in “pole position” sembrerebbero il centrocampista del Milan e protagonista delle scene mondane David Beckham, e il re della vodka russa Tariko Roustam. Il primo si sarebbe innamorato di Villa Oleandra la scorsa primavera e avrebbe inviato due avvocati milanesi negli uffici della Alessandro Proto Consulting, la società svizzera incaricata della transazione, offrendo 20 milioni di euro per l'intero complesso: villa, parco botanico, campo da tennis, dependance e la vicina Villa Margherita. Da parte sua il magnate russo, forte del patrimonio stimato dalla rivista Forbes in 1,1 miliardi di dollari, ha rilanciato, offrendo 30 milioni di euro. Quale che sia la decisione di Clooney, gli abitanti di Laglio sembrano aver già fatto la loro scelta. Se l’attore dovesse lasciare le rive del lago tutti sperano che a comprare sia Beckham perché, come ha spiegato Pozzi, “così manterremmo un certo glamour”.


economix

SUNIA E GDF: IL COLORE DEGLI AFFITTI ITALIANI RESTA IL NERO

RIQUALIFICAZIONE PORTA NUOVA A MILANO: ALTRI DUE APPALTI ASSEGNATI

Nel 2009 il fenomeno dell’evasione fiscale legata al mercato immobiliare avrebbe superato i 18 milioni di euro, di cui 5,4 milioni legati alle operazioni di compravendita e 12,8 al giro degli affitti. Sono i dati emersi dai 2.639 controlli effettuati lo scorso anno, in tutta Italia, dalla Guardia di finanza e resi noti a inizio marzo. Numeri che vanno di pari passo con quelli forniti dal Sindacato nazionale unitario inquilini e assegnatari (Sunia) in un recente studio. Con una vera e propria “radiografia” del mercato nero immobiliare, il Sunia ha messo in luce che, nel nostro Paese, dai dati incrociati forniti dalle amministrazioni, si può stimare che le imposte dirette non pagate ammontano a circa 3,5 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti oltre 300 milioni di euro di imposta di registro evasa. Un fenomeno esteso, che riguarda il 40% dei contratti, un milione e mezzo di abitazioni, per un imponibile di circa 13 miliardi di euro e un’aliquota evasa media del 30%. A guidare questa “speciale” classifica stilata dal sindacato degli inquilini sarebbero Milano, Genova, Roma, Vicenza, Napoli, Salerno, Torino, Varese, Firenze e Venezia. Un quadro omogeneo tra Nord e Sud, insomma, che mostra punti di contatto anche per quanto riguarda le categorie “bersaglio”. Il fenomeno, infatti, sembra interessare in particolare gli stranieri, più sfruttabili, soprattutto se clandestini. Sarebbero 600mila le abitazioni interessate, per un’imposta evasa che ammonterebbe a circa un miliardo di euro.

Prosegue l’iter del progetto di sviluppo immobiliare Porta Nuova a Milano, una delle più significative operazioni di riqualificazione urbana in Europa. Lo scorso 11 marzo sono stati infatti designati i vincitori delle gare d’appalto per la costruzione del secondo lotto di Porta Nuova Varesine e del lotto di Porta Nuova Isola. Aggiudicazioni che, in totale, valgono oltre 200 milioni di euro. Per quel che riguarda la costruzione del lotto residenziale (oltre 40mila metri quadri e più di 100 milioni di euro di valore), le finaliste erano tutte cooperative e la gara è stata vinta dal consorzio composto da Unieco e Cmb che, come previsto dal programma del progetto, hanno avviato i lavori a marzo per completarli entro la fine del 2012. Per quanto riguarda il secondo lotto, da 29mila mq e che prevede la costruzione delle due torri di Bosco Verticale progettato da Stefano Boeri, l’edificio per uffici progettato da William Mc Donough e le residenze con la componente di edilizia convenzionata progettate dall’architetto francese Lucien Lagrange, la gara, del valore di oltre 70 milioni, è stata vinta dall’ altoatesina Zh General Construction Company. Fino a questo momento, le gare affidate nell’ambito dell'intervento di riqualificazione prevedono lavori per un valore complessivo di oltre 600 milioni di euro. Gli operai impiegati nel sito sono circa 500, a fine 2010 saliranno a 1.000 e raddoppieranno nel corso del 2011, mentre, includendo l’indotto, sono circa 10mila i lavoratori coinvolti nella realizzazione di Porta Nuova e circa 100 le imprese italiane. di Bruno Ceccarini

The 10 most expensive homes in the world (The Times, Uk)

Les «folies» parisiennes (Le Figaró, Francia)

Sale da ballo, piste da bowling, frutteti, svariati acri dedicati a giardini, vasche da bagno in lamina di oro, sistemi di sicurezza a scansione dell’iride: sono questi alcuni degli optional delle dieci case più costose al mondo. La classifica è guidata da “Antilla” il palazzo di Mumbai (India, valore stimato un miliardo di dollari), alto 173 metri e costruito prevalentemente in vetro, seguono Villa Leopolda (Costa azzurra, 506 milioni di dollari) – che vanta 19 stanze da letto, diverse cucine e soggiorni – e Penthouse, l’appartamento londinese al numero civico uno di Hyde Park dal costo di 200 milioni di dollari.

Il valore degli appartamenti di lusso a Parigi è fortemente influenzato dai prezzi delle altre capitali. Lo sostengono gli specialisti del settore immobiliare dello studio Emile Garcin, secondo i quali si registrano i primi segnali di ripresa sebbene il livello delle compravendite sia ancora lontano da quello dei giorni migliori. Per questo tipo di abitazioni gli acquirenti comparano i prezzi relativi a varie capitali, invece di valutare il numero di metri quadri. Le quotazioni di Parigi, conclude lo studio Garcin, risultano molto più competitive rispetto ad altre apparentemente più blasonate come quelle di New York e Hong Kong.

La venta de viviendas sube en el cuarto trimestre por primera vez en tres años (El País, Spagna)

Hud to study housing discrimination against gays (The Washington Post, Usa)

Il ministero spagnolo dell'Edilizia abitativa ha pubblicato, nel mese di marzo, un rapporto sulle transazioni immobiliari concluse nel 2009 che registra un aumento del 4,1% rispetto agli ultimi tre anni. I dati raccolti dal dicastero diretto da Beatriz Corredor – secondo i quali l’anno scorso sono state concluse 462.747 transazioni – si discostano da quelli rilevati dall’Ine (Istituto nazionale di statistica) che segnala il buon esito di 414.811 compravendite. Questa differenza si spiega per l’utilizzo di metodi analitici differenti: il ministero ricorre ai dati del Collegio dei notai, l’Ine agli archivi dei Registri di proprietà.

Il Dipartimento Casa e sviluppo urbano del governo federale statunitense inizierà a breve un’indagine sulla discriminazione per quanto riguarda la vendita e l’affitto di abitazioni nei confronti degli omosessuali, bisessuali e transgender. L’amministrazione Usa, infatti, svolge ogni 10 anni uno studio sulla discriminazione e questa è la prima volta che si focalizzerà sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere. "Il nostro obiettivo – ha sostenuto Raphael Bostic, responsabile della ricerca – è raccogliere informazioni per permettere un dialogo incentrato sui fatti più che su preconcetti".

foreign press 9


La stampa inciampa nella Bolkestein Che confusione! Forse a causa dei riflettori puntati sulla campagna elettorale o forse per la complessità di un provvedimento, come quello di attuazione della direttiva 2006/123/Ce sulla liberalizzazione dei servizi, nota come direttiva Bolkestein, la grande stampa nazionale è inciampata in un clamoroso errore blu, peccando di superficialità. Il risultato è stato la diffusione di notizie non corrette, che hanno messo in allarme il cittadino-consumatore. E’ toccato perciò alle associazioni di

categoria, come la Fiaip chiarire, all’indomani del sì definitivo del governo al testo, che in realtà anche se per diventare agente immobiliare non sarà più richiesta l’iscrizione al ruolo, chi vuole svolgere questa attività dovrà comunque essere in possesso dei requisiti soggettivi, frequentare un corso di formazione e sostenere un esame così come previsto dalla legge 39/89. Agenti e consumatori sono stati così rassicurati che la legge continuerà a tutelarli da abusivi e mediatori improvvisati.


Gli agenti immobiliari si rinnovano Allo studio la riforma unitaria per garantire un futuro ai professionisti ed aumentare le tutele del consumatori

L

e ultime vicende politiche, riguardanti l’abolizione del nostro ruolo professionale, devono spingerci ad un’attenta riflessione sul ruolo delle associazioni di categoria e sulla politica più in generale. È necessario premettere che il mantenimento della 39/89, non altera il percorso per diventare e rimanere agenti immobiliari, corsi, esami, requisiti soggettivi, incompatibilità. In relazione a questo fatto la domanda sorge spontanea: “Se nulla è cambiato, perché si è abolito il ruolo?” La risposta più semplice e banale è che il Ministero ha voluto adeguarsi alla direttiva europea dei servizi e quindi non incorrere in sanzioni, e non ha potuto liberalizzare la nostra professione, anche a seguito della spinta e delle forti pressioni ricevute dalla nostra associazione e dalle Commissioni parlamentari. La risposta più complicata ci impone invece un’analisi sul ruolo, che dal 1989 ad oggi, hanno giocato le associazioni di categoria, sul tema del rinnovamento e della modernizzazione della nostra professione. Dopo il settembre 2008, che ha segnato l’inizio di una crisi economica e sociale senza precedenti, tutte le realtà socio-economiche si sono accorte, che il ricorso spasmodico alla finanza, aveva permesso per un decina di anni alle aziende di vantare bilanci stellari, bilanci privi della solidità, che solo il lavoro materiale ed i beni prodotti possono garantire. Purtroppo nessuno aveva previsto quello che sarebbe accaduto nel settembre 2008. Governi, partiti, associazioni erano troppo impegnati a guardare al presente e al passato, evitando di pensare al futuro, e a quei progetti e quei provvedimenti che avrebbero invece potuto rendere le professioni più attinenti all’economia reale. I primi segnali di una volontà politica, volta al cambiamento della nostra professione, ci erano giunti nel luglio 2006 quando l’allora governo Prodi adottò norme deliranti contro la nostra categoria, quali: il pagamento in solido della tassa di registro, e la dichiarazione in atto delle somme percepite dalle agenzie immobiliari a titolo di provvigione, oltre alla richiesta di abolizione del Ruolo. Quei primi segnali, avrebbero dovuto spingere gli agenti ad una attenta riflessione sul nostro futuro e di conseguenza a formulare una proposta di legge che rinnovasse la nostra professione rendendola più aderente alla società attuale. Sarebbe stato necessario far comprendere al mondo politico che il ruolo degli agenti immobiliari, non può essere equiparato alle altre categorie di mediatori, che pur sono normate dalla 39/89. Infatti, non si comprende come un mediatore marittimo od un merceologico, possano usufruire delle stesse normative previste per gli agenti immobiliari, che tutti i giorni hanno a che fare con la tutela del risparmio delle famiglie italiane. Un agente immobiliare impreparato può distruggere i sogni ed il lavoro di una famiglia. Un altro tipo di mediatore, può al massimo procurare un danno ad un impresa. Il danno ci sarà, ma sarà legato limitatamente al rischio commerciale che l’impresa stessa si è assunta. Il mantenimento dello status quo ed il continuo gioco

in difesa degli agenti, rispetto agli attacchi indiscriminati del legislatore, ha portato la politica a legiferare in proprio, non avendo le associazioni, avanzato nel frattempo, proposte di rinnovamento volte al miglioramento del rapporto tra agenzie immobiliari e consumatori. Un rinnovamento della legge è quindi oggi inevitabile e Fiaip, da subito, si farà portatrice di quel processo di cambiamento che è ormai inevitabile. Standard di servizi per i consumatori, laurea triennale per l’accesso alla professione - con clausola di salvaguardia per gli attuali agenti immobiliari-, ripristino delle commissioni camerali per il controllo dei requisiti soggettivi, abolizione delle norme introdotte dalla Visco – Bersani, semplificazione delle norme antiriciclaggio, lotta serrata all’abusivismo mediante la creazione di un tavolo di lavoro permanente che veda coinvolti i ministeri dello sviluppo economico e delle finanze, e tanto altro ancora. Se non ci faremo portatori delle nostre istanze, allora state certi che tra qualche anno un euro parlamentare qualsiasi, pretenderà di spiegarci come si deve fare l’agente immobiliare in Italia. E visti i precedenti, saranno guai seri. La cancellazione del ruolo è stata quindi causata da una serie di inattività, di cui non bisogna accusare soltanto la politica, ma anche noi stessi, che siamo stati inerti di fronte al rinnovamento di una società, i cui cicli economici sono sempre più brevi. Ora è venuto il momento di porre rimedio agli errori del passato e di iniziare un percorso che porterà Fiaip ad elaborare una propria proposta di legge condivisa. Tale proposta nascerà dall’impegno dei Consigli e delle Assemblee provinciali e regionali, per giungere poi alla discussione in Consiglio nazionale il prossimo giugno. Avremo inoltre la possibilità di confrontarci con i colleghi della Fimaa, al fine di formulare una proposta unitaria, che voglia garantire un futuro a tutta la categoria ed aumentare la tutela del consumatore. Durante il congresso di Taormina l’ incipit del programma, votato a maggioranza era chiaro: “Ottobre 2009, nasce una nuova Fiaip”, e così sarà: con l’apporto di tutti. L’invito che voglio fare a tutti i colleghi agenti immobiliari è quindi quello di entrare a fare parte della nostra associazione, perché solo una partecipazione attiva alle vicende della nostra categoria, permetterà ad ognuno di essere l’attore del proprio futuro. Fiaip vuole oggi ed in futuro farsi portatrice di idee innovative volte al miglioramento della categoria, ed essere al centro della ripresa socio economica del nostro Paese, senza troppe parole, ma con tanti fatti concreti.  Paolo Righi, Presidente Nazionale Fiaip


COVER STORY

Al ruolo l’onore delle armi La logica liberista della Bolkestein l’ha spuntata sul ruolo, ma dal dibattito politico è emerso tutto il suo valore. E, di fatto, la sua conferma

S

ono state le commissioni Giustizia e Industria riunite e Politiche Ue di Montecitorio il vero campo di battaglia della difesa del ruolo contro il piano di liberalizzazione dei servizi perseguito da una direttiva europea, la 2006/123/CE, nota anche come direttiva Bolkestein. L’intervento prende il nome dall’ex commissario europeo al Mercato interno, l’olandese Frits Bolkestein, che ne ha curato la definizione. Una direttiva la cui attuazione ha creato difficoltà hai governi di tutta l’Unione, ma che soprattutto in Italia ha trovato le resistenze dell’eterogeneo universo delle categorie professionali coinvolte. Al governo, in particolare ai ministri Andrea Ronchi (Politiche

comunitarie ), Claudio Scajola (Sviluppo economico) e Angelino Alfano (Giustizia), è toccato il difficile compito di definire le modalità di attuazione di una rivoluzione in senso liberista delle prestazioni di servizi, che ha messo in allarme le corporazioni, generando un articolato movimento di lobby, tra cui quello dei mediatori. Un’onda di richieste di modifiche che si è riversata sull’unica sponda disponibile: il parere, non vincolante, che le commissioni parlamentari competenti sono chiamate a dare al governo sui decreti legislativi di recepimento delle direttive Ue. E’ qui che le voci delle professioni hanno trovato ascolto su un testo difficile, che avrebbe richiesto forse un tempo più ampio

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Monica Faenzi

Antonio Lo Presti

di discussione, ma che, per non incorrere in nuove procedure d’infrazione da parte di Bruxelles, il legislatore ha dovuto chiudere velocemente, visto che il termine di attuazione era scaduto il 28 dicembre 2009 e quello dell’esercizio della delega governativa era fissato per il 28 marzo scorso. In Parlamento, ma soprattutto nei gruppi di lavoro della Camera, a disposizione ci sono stati, a conti fatti, solo pochi giorni di intenso confronto, spalmanti su sei settimane tra rinvii e interruzioni. Ecco cosa è accaduto in questo mese e mezzo, che per comodità di lettura abbiamo scandito nei quattro tempi della tragedia greca, suddivisa in prologo, ovvero l'antefatto, parodo, l'ingresso delle voci del coro, pàrodoi, l'azione dei protagonisti, epilogo l'esito finale.

Mario Cavallaro, che a margine dei lavori ha precisato: il vero problema “sta nella difficoltà di mettere in atto una reale armonizzazione tra il sistema ordinistico italiano, che tende a proteggere le professioni strettamente regolamentate dalla normativa nazionale, e l’impianto liberista del diritto comunitario su cui si basa la direttiva servizi”. Una contrapposizione netta, che ha indotto le due commissioni della Camera a procedere a un breve ciclo di audizioni, al quale ha partecipato anche Fiaip, rilevando la necessità di approfondire le ricadute della normativa comunitaria sulle attività professionali regolamentate e non dall’ordinamento italiano. Tra i primi a schierarsi in difesa dell’iscrizione al ruolo c'è stato Gabriele Cimadoro dell’Idv, che ha osservato come “tra le categorie professionali interessate in modo negativo dall'attuazione della direttiva”, e quindi a suo parere da salvaguardare, vi fosse anche quella degli agenti immobiliari. Secondo il parlamentare, infatti, è stato grazie “all'esistenza di un ruolo specifico” per questa categoria che è stato possibile nel nostro Paese “vigilare sulla correttezza e sulle qualità delle prestazioni svolte” e limitare “il livello delle truffe a danno dei cittadini”. Un punto di vista condiviso dal relatore per la II commissione (Giustizia) Antonio Lo Presti, che ha da subito proposto di tener conto delle problematicità connesse alla cancellazione del ruolo degli agenti immobiliari nel parere che avrebbe formulato sul testo.

Prologo, il ruolo deve essere cancellato L’obiettivo dello schema di decreto legislativo (dlgs) di attuazione della Bolkestein, approvato dal governo in via preliminare il 18 dicembre 2009, è stato ben evidenziato, all’avvio del dibattito a Montecitorio il 21 gennaio scorso, dalla relatrice per la X commissione della Camera Monica Faenzi, deputata del Pdl, poi candidata alla poltrona di governatore della Toscana. Gli 85 articoli del testo sono finalizzati non solo a recepire nell'ordinamento italiano la direttiva 2006/123/CE, ma anche ad elaborare un quadro giuridico nazionale partendo dai principi sanciti dalla disciplina europea capace di dare progressiva armonizzazione ai “regimi normativi di accesso e di esercizio delle attività sulla base di un complesso di strumenti volti alla semplifica-

Parodo, il coro delle associazioni di categoria Il 4 marzo 2010 le commissioni Giustizia e Attività produttive di Montecitorio hanno dato alle associazioni di categoria la possibilità di esporre la propria posizione sui contenuti dello schema di recepimento della Bolkestein. Per la Fiaip è stato ascoltato il presidente Paolo Righi che senza mezzi termini ha sottolineato la necessità di mantenere l’iscrizione al ruolo per gli agenti immobiliari, lasciando poi al gruppo di lavoro un documento in cui ha formulato tre richieste precise: - escludere gli agenti immobiliari e gli agenti muniti di mandato a titolo oneroso dall’applicazione del dlgs di attuazione della direttiva servizi; - prevedere, nell’ottica di una maggior tutela al consumatore, all’articolo 42, relativo alle deroghe per casi individuali, l’obbligo per i prestatori di servizi di altri Stati membri che operano in Italia il rispetto degli adempimenti previsti dalla normativa antiriciclaggio e di sottoscrivere un’assicurazione per la responsabilità civile; - l’abrogazione dell’articolo 73 del testo (divenuto poi 72), che stabilisce la cancellazione dell’iscrizione al ruolo per gli agenti immobiliari. Su questo punto, il documento della Fiaip ha anche evidenziato come l’eliminazione dell’iscrizione al ruolo per la categoria avrebbe potuto avere effetti negativi sul bilancio dello

La normativa comunitaria esclude la necessità di iscriversi in ruoli per l'esercizio delle attività di mediazione zione amministrativa che dovrebbero rendere il sistema europeo dei servizi meno frammentato e più competitivo”. E con riguardo agli articoli da 73 a 76 del testo (diventati nel testo definitivo gli articoli da 72 a 75), che sancivano la cancellazione dell’iscrizione al ruolo per le attività di agente di affari in mediazione, agente immobiliare, agente d'affari, agente e rappresentante di commercio, Faenzi ha ricordato come, con particolare riferimento agli agenti commerciali, “la normativa comunitaria esclude per l'esercizio di tali professioni la necessità di iscriversi in ruoli”. Del resto la Corte di Giustizia europea ha affermato, ha spiegato ancora la parlamentare, che “l'iscrizione dell'agente commerciale nel ruolo non può essere considerata condizione di validità del contratto di agenzia concluso dall'agente con il suo proponente”. Alla luce di questo, le criticità sulle novità introdotte dal provvedimento sulla disciplina dei servizi professionali sono apparse subito evidenti ai componenti delle commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera. A sintetizzare al meglio il nodo della questione è stato il deputato del Pd, componente della commissione Giustizia,


COVER STORY Stato, in considerazione dei diversi adempimenti fiscali posti a carico degli agenti, che sarebbero così venuti meno. Il riferimento è in particolare al pagamento dell’imposta per le scritture private non autenticate di natura negoziale, introdotto dalla Finanziaria 2007, e all’obbligo di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà per le transazioni immobiliari, previsto dal cosiddetto decreto Bersani-Visco, che ha stabilito che i contraenti sono chiamati a indicare l'eventuale intermediazione per la conclusione della compravendita, le spese sostenute, le modalità di pagamento e la partita Iva di chi ha reso la prestazione. Sulla stessa lunghezza d’onda della Fiaip si è espressa la Fimaa, la Federazione, aderente a Confcommercio, dei mediatori e agenti d’affari, attraverso il suo presidente Valerio Angeletti. Nel documento lasciato da Angeletti sono state sollevate criticità in relazione alla generica definizione di “attività di intermediazione commerciale e di affari” riportata nell’articolo 73 dello schema di dlgs (divenuto poi 72), che andava a sostituire quella più circoscritta individuata dall’articolo 2 della legge 39/89. Inoltre cancellando il ruolo, secondo Fimaa, la legge 39/89 non avrebbe avuto più alcuna valenza, abrogando così implicitamente anche tutti i sistemi di controllo e di sanzioni previsti, rendendo necessaria la definizione di una nuova disciplina in materia. La Federazione affiliata a Confcommercio infine, oltre a proporre una riscrittura dell’articolo 73 che faceva salva la normativa sul ruolo, ha osservato l’opportunità di prevedere il coinvolgimento delle associazioni di categoria nelle operazioni, affidate alle Camera di commercio, di verifica dei requisiti necessari per l’accesso a questo tipo di attività. Un coinvolgimento necessario in considerazione del fatto che l’articolo 73 (diventato poi 72) introduce il regime Dia (dichiarazione di inizio attività), per l’avvio delle attività di intermediazione commerciale e d’affari, che consente a chi fa domanda di aprire la propria attività in 30 giorni. A margine delle audizioni nelle commissioni di Montecitorio, il deputato del Pd Andrea Lulli, commentando i rilievi sollevati, ha spiegato che con molta probabilità le richieste degli agenti immobiliari sarebbero entrare nel parere che il gruppo di lavoro avrebbe approvato nella settimana successiva e quindi recepite dal governo nella stesura definitiva del testo. Lulli ha però anche osservato come a suo avviso per qualificare al meglio l’attività degli agenti immobiliari sarebbe necessario proseguire

agenti (dl 223/2006) e rendendore totalmente detraibili per i cittadini le spese di intermediazione sostenute, nella compravendita di immobili.

Pàrodoi, l'azione della politica In pieno clima pre-elettorale, tra il 10 e l’11 marzo, le commissioni della Camera hanno concluso l’esame del provvedimento di attuazione della direttiva servizi, e le associazioni di categoria hanno messo a segno due importanti risultati. La commissione che per prima ha espresso il parere sul testo è stata la Politiche Ue. Nella prima versione, il relatore Maurizio Del Tenno, deputato del Pdl, proponeva al governo di valutare in via generale, con riferimento agli articoli da 73 a 76 del testo, la necessità di chiarire che “i richiami al ruolo contenuti nelle leggi che disciplinano le attività di intermediazione commerciale, agente e rappresentate di commercio, mediatore marittimo e spedizioniere devono intendersi riferiti a tutti gli effetti previsti dalla legislazione vigente al registro delle imprese e a lal repertorio delle notizie economiche e amministrative (Rea)”. Ma nel testo del parere approvato poi dal XIV gruppo di lavoro questa formulazione è stata sostituita dall’invito esplicito al go-

Le commissioni della Camera riconoscono nel ruolo una condizione imprescindibile per garantire la qualità dei servizi immobiliari sulla linea intrapresa dal governo di centrosinistra nel 2006, con l’introduzioncendo di adempimenti fiscali a carico degli

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Nicola Formichella

verno a sopprimere l’articolo 73 del testo. Un risultato ottenuto grazie anche alle osservazioni di Nicola Formichella esponente del Pdl, che intervenendo nel dibattito sul parere proposto dal relatore ha evidenziato la necessità di evitare la cancellazione del ruolo per gli agenti immobiliari, perché condizione imprescindibile per continuare a garantire la qualità dei servizi offerti da questi mediatori. Formichella ha anche ricordato come “nel 2000, il governo spagnolo, dopo aver abolito il ruolo per tali categorie è dovuto tornare sui suoi passi, in considerazione dell'aumento spropositato delle truffe immobiliari”. In difesa del ruolo si è poi schierato il capogruppo del Partito democratico della XIV commissione Sandro Gozi che ha presentato una proposta di parere favorevole sul testo alternativa a quella messa a punto dal relatore di maggioranza, in cui evidenziava le molte

Sandro Gozi

Andrea Lulli

Fiaip: da abrogazione ruolo ricadute negative per consumatori e bilancio dello Stato


incertezze giuridiche del testo governativo. Alla fine la Politiche Ue ha approvato, con l’astensione dei gruppi di opposizione, il parere favorevole riformulato da Del Tenno in cui si chiedeva al governo di valutare l’opportunità di sopprimere l’articolo 73 del testo. La stessa richiesta è stata inserita, ma come “condizione”, quindi con una forza maggiore di un’osservazione, nel parere favorevole che l’11 marzo le commissioni Giustizia e Attività produttive riunite hanno approvato, anche in questo caso a maggioranza, con l’astensione dei gruppi di opposizione. Il relatore per il secondo gruppo di lavoro, Lo Presti, presentando i contenuti del parare da trasmettere all’esecutivo ha sottolineato come la condizione di non abolire il ruolo per gli agenti immobiliari, cui veniva subordinato il giudizio favorevole del gruppo di lavoro, trova giustificazione “nell’esigenza di tutela dei consumatori e di sicurezza della circolazione dei beni immobili”. Un’esigenza che, nella premessa del documento, è ricordato essere riconosciuta anche dal legislatore comunitario. Nei considerando della direttiva, ha evidenziato infatti Lo Presti in più occasioni, è stato richiesto l’inserimento di specifiche condizioni cui dovranno essere soggette le attività degli agenti immobiliari nei codici di condotta professionale che saranno elaborati a livello comunitario. Da evidenziare inoltre che il mantenimento del ruolo era stato inserito anche nella proposta alternativa di parere favorevole con osservazione sul testo messa a punto dal gruppo di deputati dell’Udc.

seguito Faenzi, “è una figura professionale qualificata che svolge oggi un ruolo fondamentale a livello sociale, in quanto legata all’acquisto o locazione della casa”. Per questo motivo nella predisposizione del parere le commissioni di Montecitorio, “hanno accolto come condizione, quindi con una valenza più forte rispetto una semplice osservazione, perché posta come conditio sine qua non al parere favorevole, la richiesta al governo di sopprimere l’articolo 73 del testo, mantenendo così l’iscrizione al ruolo per gli agenti immobiliari”.

Epilogo, cancellato il ruolo, salvata la legge professionale Il parere approvato dalle commissioni di Montecitorio era un segnale senza meno positivo, ma probabilmente anche a causa dei tempi strettissimi per l’esercizio della delega, il governo è dovuto andare avanti per la propria strada, dovendo fare i conti con il diritto comunitario e l’impianto liberista della Bolkestein, e non ha recepito né l’osservazione posta dalla Politiche Ue, né la condizione formulata dalle commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera. Nel dare il via libera definitivo al provvedimento di attuazione della direttiva, l’esecutivo ha in pratica accolto solo in parte le richieste fatte dalle associazioni di categorie e formulate nei pareri dei gruppi di lavoro di Montecitorio. In sostanza è stato recepito quanto indicato dal sottosegretario Saglia nel suo intervento e riportato anche nella

Faenzi: quella dell’agente immobiliare è una figura professionale qualificata che svolge oggi un ruolo fondamentale a livello sociale Le commissioni II e X hanno quindi condizionato il proprio parere favorevole al mantenimento del ruolo, e a poco è servito l’intervento in extremis del sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia, che intervenendo nel dibattito, poco prima della votazione del documento, ha chiesto di riformularlo proprio con riguardo alla condizione posta sull’articolo 73, proponendo di cambiarlo in modo da “chiarire, mediante adeguato raccordo e integrazione tra le norme, il rapporto tra lo stesso articolo e le disposizioni della legge n. 39 del 1989, per le parti non interessate dall'abrogazione del ruolo, anche ai fini della vigenza della relativa disciplina sanzionatoria”. Commentando il parere approvato dalle commissioni II e X della Camera, la relatrice Faenzi, impegnata nella campagna elettorale, ha spiegato come “lo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva servizi presentasse indubbi punti di forza, ma anche alcuni nodi critici”. Per questo motivo nel giudizio approvato dalle commissioni “è stata inserita la condizione di salvare il ruolo degli agenti immobiliari per tutelare e preservare questa figura, ma soprattutto per tutelare e preservare il consumatore”. Quella dell’agente immobiliare, ha pro-

proposta di parere favorevole con osservazioni predisposta dal senatore Alfredo Messina del Pdl, relatore per la commissione Industria del Senato. Un parere rimasto solo sulla carta, che non è stato possibile per il gruppo di lavoro votare, dal momento che al Senato le commissioni Giustizia e Industria riunite hanno trattato una sola volta il testo, pochi giorni prima del suo via libera definitivo da parte di Palazzo Chigi. Il ruolo è stato così cancellato in ossequio alla normativa comunitaria che, come ricordato inizialmente dalla Faenzi, esclude per l'esercizio delle professioni di mediatore la necessità di iscriversi in ruoli. Ma l’azione della categoria ha permesso in sostanza di salvare l’impianto della legge 39/89, ottenendo che nell'articolo 72 (già 73) del testo definitivo del dlgs di attuazione della Bolkestein, vi fosse un chiaro rinvio agli adempimenti da questa prevista. Ora chi vorrà avviare l’attività di agente immobiliare dovrà iscriversi nel registro delle imprese o nel repertorio delle notizie economiche e amministrative (Rea), ma dovrà anche rispettare quanto stabilito dalla legge 39/89 per l'iscrizione al ruolo.  Alice Panoschi


Riuniti gli Stati Generali degli Agenti Immobiliari Fiaip compatta contro la direttiva servizi a difesa della legge professionale

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ifendere il ruolo degli agenti immobiliari, contrastare in ogni modo la direttiva servizi che ne ipotizza la cancellazione per l’attività di mediazione d’affari e difendere la legge professionale 39/89. È stato questo lo snodo tematico principale che ha caratterizzato gli Stati Generali degli Agenti Immobiliari, tenuti a Roma nello scorso mese di febbraio, prima delle notizie piovute come sassi questo mese sulla cancellazione del ruolo degli agenti immobiliari. “L’approvazione di questa direttiva sarebbe una vera e propria iattura per noi e per i clienti – spiega senza mezzi termini Pierangelo Pulcini, eletto alla guida della Giunta accanto ai due vicepresidenti Renato Troiani e Carlo Perseghin - Ci si troverebbe all’interno di una deregulation assoluta, senza nessuna tutela e in una giungla di operatori senza nessuna conoscenza della materia. Tutti, se passasse la direttiva, così come l’abbiamo letta in una prima bozza, potrebbero fare questo mestiere: diventeremmo degli ausiliari del commercio”.

La cancellazione del ruolo comporterebbe, secondo il presidente di Fiaip Paolo Righi, drammatiche conseguenze in tutto il settore immobiliare. Sulla stessa linea Gianni Bacco, eletto presidente del Consiglio Nazionale e affiancato da due donne come vicepresidenti, Lucia Vigna e Agata Contursi. “L’agente immobiliare professionale e capace – spiega Bacco - deve saper esprimere delle valutazioni reali, che non devono essere fatte a favore del venditore o dell’acquirente, ma favore di entrambe le parti, riuscendo a porre in essere sul mercato una posizione di equilibrio tra la richiesta e la domanda. Riteniamo che l’agente immobiliare abbia una forte funzione sociale utile al mercato e alla famiglie, il cui servizio ha un’utilità vera, perché mette il consumatore in grado di capire esattamente cosa sta facendo”. Formazione, competenza, professionalità, spirito di servizio. Sono queste le risposte che Fiaip vuole dare a chi mette in dubbio l’utilità del ruolo. “In molti paesi stranieri – secondo


Pierangelo Pulcini

COVER STORY Pulcini - non c’è nessuna qualificazione professionale, mentre noi intendiamo qualificarci sempre di più, anche proponendo lauree brevi per affrontare la materia con cognizione di causa”. Un investimento, quello della formazione, che coinvolgerà non solo i giovani che aspirano a svolgere la professione, ma anche chi farà parte degli organi nazionali di Fiaip nei prossimi anni. “Sia la Giunta, sia i componenti del Consiglio Nazionale sia il Comitato Direttivo – chiarisce Bacco devono essere composti da persone che conoscono il diritto, il sistema del funzionamento degli organi istituzionali, le leggi che si propongono e che si attuano. C’è bisogno che queste ampie assemblee siano partecipate da soggetti che vadano oltre la rappresentatività delle proprie regioni. Quando si parla della modifica di una legge e dal Consiglio o dalla Giunta vengono approvate proposte di emendamenti o di nuove leggi dobbiamo essere tutti preparati. La Federazione si è data il compito nei prossimi mesi di formare i nuovi dirigenti”. Una novità, quella della formazione della classe dirigente, che dovrà essere accompagnata da altre iniziative forti. A partire, secondo Gianni Bacco, da una revisione delle regole statutarie: “Oggi vige uno Statuto che come presidente del Consiglio Nazionale ho intenzione e interesse di far rispettare. Ma in prospettiva ci sono modifiche da apportare per adeguare lo Statuto ad una Federazione che dev’essere dinamica nelle procedure, snella nel raggiungere gli obiettivi e veloce nella sua azione. Si dovrebbe, ad esempio, puntare alla razionalizzazione delle presenze, magari sfoltendo il numero di soggetti che partecipano alle varie funzioni della Federazione. Dobbiamo avere la capacità di ripensare lo Statuto: da adesso a quattro anni sarà necessario fissare un’occasione assembleare non solo per rinnovare le cariche, ma per discutere delle regole. 

Gianni Bacco

Mario Valeri

Completato il nuovo organigramma Fiap In occasione degli Stati Generali, il Consiglio nazionale Fiaip ha completato il rinnovo dell’organigramma federativo, provvedendo ad assegnare gli incarichi non definiti con il Congresso di ottobre. Gianni Bacco è stato eletto Presidente del Consiglio Nazionale e sarà affiancato in qualità di vicepresidenti da due donne: la piemontese Lucia Vigna e la pugliese Agata Contursi. Alla guida della Giunta federativa è stato eletto l’abruzzese Pierangelo Pulcini, mentre le poltrone di vice sono andate a Renato Troiani e Carlo Perseghin. Eletto anche il Collegio dei Probiviri costituito da Enrico Cascone, Giovanni Procino e Franco Cicchiello, mentre Marco Magaglio, Salvatore Nicoscia ed Emanuela Fier sono stati nominati membri effettivi del Collegio dei revisori dei conti, che vede membro supplente Emilia Saccani. Rinnovato infine il consiglio di amministrazione di Servizi Federativi Srl che risulta formato da Vincenzo Assumma, Lucia Diomede e Giuseppe Sullutrone, che insieme a Gianluca Savoja e Raffaele Fantasia compongono il board della società di servizi partecipata da Fiaip.

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Per le vacanze tutti in agenzia... immobiliare I dati parlano chiaro: sempre più turisti scelgono formule alternative all’ospitalità alberghiera tradizionale. E anziché rivolgersi a tour operator, cercano agenzie immobiliari specializzate. E’ infatti in costante aumento il mercato delle seconde case, la formula Aparthotel (appartamenti in affitto gestiti da società immobiliari che garantiscono i servizi di un hotel) e gli agriturismi. E così l’immobiliare si adegua: il network Solo Affitti, già presente in 210 vetrine nelle città,

un servizio specializzato in vacanze, dedicato esclusivamente al mondo delle locazioni turistiche, puntando a presidiare entro la fine dell’anno località come Amalfi, Capri, Ischia, Portofino, Porto Cervo e guardando anche oltreoceano: il franchising ha già avviato un’agenzia a Miami, in partnership con un operatore locale, che offre servizi di consulenza agli italiani che intendono mettere a reddito gli immobili acquistati.


Turismo, 2009 da dimenticare: il Belpaese segna –3,5% Bruciati 10 milioni di pernottamenti, bene le crociere, boom per gli aparthotel

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efinito da qualcuno “annus horribilis”, il 2009 della crisi non ha risparmiato il turismo del Belpaese. Lo scorso anno il calo di presenze sul territorio nazionale, tra italiani e stranieri, è stato pari al 3,8%, che equivale a circa 10 milioni di pernottamenti in meno, senza contare i mancati introiti del 3,5% rispetto al 2008. Una perdita economica per il settore di almeno un miliardo di euro. La crisi ha colpito tutti i comparti, dal tour operating all’alberghiero, al trasporto aereo con le sole eccezioni delle crociere, in costante crescita, e del turismo religioso. Tuttavia, la voglia di viaggio ha avuto la meglio, a dimostrazione del fatto che gli italiani cambiano abitudini, ma non rinunciano alle vacanze. La durata dei soggiorni si è ridotta (in media di 3-4 giorni nelle città d’arte), si va a caccia di offerte e low cost, ma si viaggia come e più di prima (soggiorni all’estero in aumento del 3%), con un occhio al portafoglio. Sono questi i dati di Turismonitor 2010, il dossier del Touring club presentato alla trentesima edizione della Borsa italiana del turismo nel febbraio scorso, che traccia i numeri del comparto tra viaggi, ospitalità e trasporti. Molte le novità registrate nelle scelte dei vacanzieri: una su tutte, il successo degli “aparthotel”, che soppiantano l’ospitalità alberghiera tradizionale, un settore tra i più colpiti dalla crisi del 2009, e che attraverso internet raccolgono fette sempre maggiori di mercato. “La formula preferita dai vacanzieri è quella degli aparthotel, – ha spiegato Massimiliano Vavassori, direttore del Centro studi Touring club – si tratta di appartamenti in affitto gestiti da società immobiliari che garantiscono i servizi di un hotel. L’offerta attraverso internet è ormai molto ricca e con gli stessi prezzi di un albergo a tre stelle si hanno camere assai più confortevoli e in posizioni più centrali”. Un altro colpo inferto alla ricettività delle strutture alberghiere tradizionali, poi, viene dal mercato delle “seconde case”: si tratta di un sistema parallelo di offerta, che non compare nelle statistiche ufficiali, ma che Impresa Turismo 2010 (Unioncamere/Isnart) è riuscito a rilevare. Si tratta di un fenomeno in crescita, soprattutto in tempi di crisi: per il 2009 sono stati registrati 160 milioni di pernottamenti di turisti internazionali e 342 milioni per gli italiani (questo secondo dato in crescita del 20% rispetto al 2008). Secondo i dati Isnart, infatti, il turista che sceglie di soggiornare nelle seconde case ha un notevole risparmio sulle spese medie individuali giornaliere (57 euro contro i 69 nelle strutture tradizionali) e nella spesa per l’alloggio (33 euro contro i 56 del turista tradizionale) rispetto ai canali ricettivi tradizionali. Tra le altre tendenze emerse alla Bit 2010, poi, il boom delle va-

canze verdi: negli ultimi 10 anni gli agriturismi italiani hanno visto un incremento del 223,8% dei posti letto. Dato che conferma l’attrattività del nostro Paese per chi vuole trascorrere le proprie ferie a contatto con la natura. Anche la stampa estera, nello scorso anno, aveva sostenuto che la tendenza muoveva verso i soggiorni nelle fattorie italiane, per vacanze ecocompatibili e formative. “Quello degli agriturismi – riportava Le petit journal, il giornale dei francesi e dei francofoni all’estero, nel giugno scorso – è diventato un vero e proprio business, con tanto di sistema di valutazione con stelle, come per gli hotel classici. È un fenomeno in continua ascesa. Per i vacanzieri che cercano soggiorni immersi nella campagna o nella natura, l’agriturismo è la soluzione ideale e aiuta anche quei contadini e coltivatori che non vogliono sacrificare l’ambiente in nome del turismo”. Guardando poi al 2010, si intravede un cambio di direzione e un inizio di recupero, con dati che, seppure in maniera limitata, fanno ben sperare gli operatori del settore: si parla di circa un miliardo di turisti che girerà il mondo, con la ripresa della domanda verso i Paesi europei e verso l’Italia. La proposta turistica del Belpaese va quindi potenziata, e senza dubbio migliorata, attraverso incentivi, innovazione e un maggiore utilizzo della rete: ne sono convinti gli operatori del comparto, ma anche i vertici delle istituzioni coinvolte nella gestione di un settore così strategico. Per questa ragione, il ministro per il Turismo Michela Vittoria Brambilla, titolare del dicastero istituito poco meno di un anno fa, ha annunciato alla Bit lo stanziamento da parte del governo di 118 milioni di euro, a disposizione del settore per finanziare progetti di eccellenza presentati dalle Regioni su iniziativa di soggetti pubblici e privati. Inoltre, il ministero era presente alla Fiera con uno stand di 500 metri quadri dedicato interamente al “sistema Italia”, con spazi riservati a incontri e alla presentazione delle attività istituzionali. Il ministro ha commentato positivamente i dati sul rilancio del settore nel 2010, evidenziando che “per valutare correttamente l’offerta turistica italiana non bisogna guardare solo al prezzo, ma piuttosto al rapporto qualità/prezzo. L’Italia è una destinazione di eccellenza e i nostri servizi sono in costante miglioramento. Noi puntiamo sulla qualità ed esclusività della nostra offerta”. Tuttavia, l’operato del ministro ha subito alcune critiche da parte di attori istituzionali di spicco: una su tutte, quella mossa dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia durante il convegno di Federturismo. Il numero uno di Confindustria, pur


PRIMO PIANO

manifestando fiducia in un settore strategico quale il turismo, ha criticato la mancanza di chiarezza nell’attribuzione della materia: “Serve una semplificazione drastica delle competenze: non si capisce chi decide che cosa e gli operatori non sanno a chi rivolgersi. Eppure non è una chimera immaginare il turismo italiano al 20% del Pil”. Dello stesso avviso il presidente dell’Enit (Agenzia italiana del turismo) Matteo Marzotto che ha dichiarato: “Il turismo rimane il comparto economico più im-

portante del Paese: il 10% del Pil e 2,5 milioni di occupati tra diretti e indiretti sono dei numeri impressionanti. Il settore ha dei comparti di eccellenza e comparti che si sono un po' fermati, ma nel complesso l'Italia, avendo diminuito le presenze solo del 3% in un periodo di crisi, ha dimostrato che rimaniamo tra i primi 4-5 player al mondo.  Raffaella Cramarossa

Il mercato immobiliare turistico Per i prossimi mesi le previsioni degli operatori e dei centri studi sono di una leggera risalita dei prezzi, dopo che la ripresa delle compravendite e del fatturato appare ormai un dato assodato. Nel settore immobiliare, infatti, l'anticipazione delle tendenze dei prezzi viene fornita proprio dalla tendenza del numero di compravendite e del fatturato del comparto, insieme con i tempi di vendita che si allungano quando si prepara una crisi delle quotazioni e si accorciano via via che si colgono segnali di miglioramento. E se molto dipenderà dal clima economico dei prossimi mesi, la maggior fiducia degli operatori fa prevedere una risalita delle quotazioni per la fine dell'anno. E’ opportuno spendere due parole sul segmento delle seconde case: in questo comparto il mattone ha tenuto bene, una circostanza da mettere in relazione alla propensione della clientela alla diversificazione degli investimenti in un campo notoriamente sicuro. Nel 2002, inoltre, molti patrimoni “scudati” sono finiti negli immobili. Rispetto ad allora, abbiamo oggi una situazione di tassi più favorevoli (investire in bond rende meno e il costo di indebitamento è inferiore) e corsi azionari più tumultuosi, con un crollo e una ripresa dei valori molto più violenti, che rendono gli investitori più spaventati rispetto agli asset rischiosi per questo riteniamo ragionevole attendersi un effetto sul settore degli immobili turistici di pregio: la casa è certamente un investimento che si rivaluta nel tempo. In 20 anni i valori immobiliari si sono triplicati passando attraverso fasi di crescita e fasi di stallo. E' per questo motivo che in località turistiche molto note hanno addirittura mantenuto se non addirittura visto crescere le loro quotazioni. Il fenomeno degli affitti turistici è molto diffuso sul territorio nazionale, ma in parte esce dai canali di rilevazione ufficiale dei dati sulla consistenza e sulla movimentazione turistica. Patrizia Diemoz, vicepresidente nazionale Fiaip - Turismo

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Turismo, il motore dello sviluppo mai acceso Nel 2010 il Belpaese tornerà competitivo. Il ministro Brambilla rassicura gli operatori

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a ripresa c’è: oltre sette milioni di italiani partiranno per le feste di Pasqua, circa un milione di vacanzieri in più rispetto al 2009, senza contare poi gli indecisi dell’ultimo minuto, altri 7,2 milioni. Parola del ministro per il Turismo Michela Vittoria Brambilla, che il 25 marzo scorso ha illustrato i dati dell’Osservatorio nazionale del turismo – Unioncamere in una conferenza stampa sull’andamento del settore. Com’era già stato evidenziato dagli attori istituzionali nel corso della Borsa italiana del turismo, il 2010 è l’anno della risalita per un settore che, in fin dei conti, ha retto meglio di altri la crisi economica mondiale. La ripresa c’è e sarà ancora più evidente, secondo la Brambilla, nella seconda metà dell’anno. Il ministro ha colto l’occasione per riepilogare l’attività istituzionale, soffermandosi sulle richieste formulate dalle imprese nel Patto per il turismo, sottoscritto nel

giugno 2008 durante la IV Conferenza italiana del turismo, e sulle misure avviate dal dipartimento per creare un sistema più competitivo nei mercati mondiali. Dopo aver annunciato di aver “onorato il patto per il turismo”, si è soffermata sugli interventi governativi, citando tra gli altri, l’avvio di una politica nazionale unitaria grazie al risorto dicastero, lo sblocco di 118 milioni di euro (a valere su risorse del 2007), per finanziare progetti di eccellenza delle Regioni, e i finanziamenti agevolati previsti dall’accordo “Italia & Turismo”, sottoscritto con alcuni istituti di credito per garantire alle imprese del comparto un plafond di 3 miliardi di euro. La Brambilla ha poi menzionato i “Buoni vacanza”, introdotti dalla Finanziaria 2008, che hanno permesso alle fasce meno abbienti di andare in ferie e favorito la destagionalizzazione, richiesta dalle aziende (i buoni infatti sono spendi-

Investimenti, semplificazione, buoni vacanza e… golf. La ricetta del governo per riattivare il settore bili da gennaio a giugno, durante la bassa stagione). Il ministro ha anche annunciato la presentazione, al primo Consiglio dei ministri che ci sarà dopo le amministrative, di un disegno di legge per lo sviluppo del golf. Un provvedimento “volto a promuovere e sostenere lo sviluppo del turismo del golf con la nascita di nuovi campi da gioco e strutture ricettive dedicate”, proposta che ha attirato critiche e ironie da parte


PRIMO PIANO dell’opposizione, ma anche di esponenti della maggioranza. Tra questi il leghista Massimo Garavaglia, vicepresidente della commissione Bilancio al Senato, che ha commentato: “Progetto oggettivamente inopportuno almeno dal punto di vista della tempistica. Abbiamo tante aziende costrette a mettere in cassa integrazione i propri operai, i quali difficilmente andranno poi a giocare a golf”. Secca la replica del ministro: “Più strutture per il golf significano più posti di lavoro, quindi maggiori entrate per la nostra economia”.

Federturismo, serve una nuova governance Per rimanere unici, non possiamo star fermi: è l’imperativo di Federturismo-Confindustria, che a febbraio scorso, nell’ambito del convegno Turismo 4.2.10, ha pubblicato un manifesto per chiedere al governo, entro sei mesi, una riforma bipartisan della governance del comparto turistico nazionale. Prioritario per

l’associazione è semplificare il quadro delle attribuzioni, superando la competenza esclusiva delle Regioni, con una suddivisione dei ruoli chiara e snellendo la micro governance locale. Fondamentali poi un piano a medio termine per lo sviluppo del turismo, la complementarietà delle azioni di istituzioni, imprese e banche, l’innovazione nei prodotti e servizi, politiche fiscali finanziarie e del lavoro specifiche per il settore, la valorizzazione di managerialità e progettualità e la formazione come elemento essenziale della qualità. “Sarebbe importante - ha commentato il presidente di Federturismo Daniel John Winteler nel corso dei lavori del convegno, - che a livello nazionale il turismo godesse della stessa importanza e della stessa dignità di cui gode a livello europeo. Sulla destagionalizzazione – ha proseguito, criticando indirettamente i buoni vacanza – si sono fatte iniziative estemporanee e marginali”.  Raffaella Cramarossa

Il Manifesto di Federturismo “Premesso che l’industria turistica è un settore produttivo con grandissime potenzialità di crescita e che, come tale, deve seguire logiche economiche che consentano economie di scala e non lascino spazio a sprechi, come invece accade, nel nostro paese, per la promozione: 1. è urgente semplificare e chiarire il quadro di governance: 21 strateghi (Ministero del turismo + 20 Regioni) e 13.000 enti che si occupano a vario titolo di turismo sono troppi, inefficienti ed inefficaci. Va quindi superata la competenza esclusiva delle Regioni, prevista dalla riforma del titolo V della Costituzione, con una chiara suddivisione dei ruoli, dando competenza strategica allo Stato e snellendo la micro governance locale; 2. nel turismo devono essere fortemente complementari le azioni dei tre attori: istituzioni, imprese e banche. Molti paesi concorrenti hanno saputo dar seguito a questa complementarietà, creando importanti ritorni economici per il turismo e per lo Stato, corrispondendo alle esigenze e alla domanda espresse dal turista. In questo senso è necessario attivare una sede permanente di consultazione fra governo e rappresentanze delle imprese; 3. l’obiettivo di portare la quota del turismo al 20% del PIL può esser raggiunto, ma certamente non in assenza di un piano a medio termine che declini responsabilità, obiettivi, tempi di attuazione e strumenti di misurazione dei risultati, e che si integri col sistema economico finanziario; 4. le politiche per il turismo non si esauriscono nella promozione: le imprese hanno bisogno di vere politiche industriali e il turismo deve essere al centro di politiche coordinate. Federturismo Confindustria ha svolto un ruolo decisivo per far diventare il turismo centrale nell’Unione Europea, con il suo inserimento nel trattato di Lisbona: la stessa centralità deve essergli riconosciuta anche a livello nazionale; 5. le risorse per il turismo non mancano. Il settore non chiede risorse addizionali o incentivi, ma solo maggiore chiarezza, efficienza e comprensione delle sue specificità; 6. per un settore come il turismo, per sua natura in competizione globale, la velocità di reazione di tutti gli attori è fondamentale: rispondere con prontezza alle richieste del mercato e implementare rapidamente soluzioni innovative sono la chiave del successo per il futuro. Non possiamo permetterci attese di oltre cinque anni per progetti, pur validi, ma che poi si rivelano inefficaci (per es. il portale) o di portata marginale (per es. i buoni vacanza); 7. avere il “prodotto” non basta: occorre investire nella componente di servizio, elemento ormai discriminante nella scelta del consumatore, partendo da un’analisi attenta della domanda e segmentando di conseguenza l’offerta, sviluppando l’efficienza delle filiere e dei sistemi turistici. Vanno valorizzate managerialità e progettualità; 8. tutti i soggetti coinvolti nel turismo devono privilegiare gli obiettivi di qualità, trasparenza e innovazione. C’è bisogno della capacità di trasformare l’offerta (per esempio nelle città d’arte). Rimanere fermi non è un’opzione, neanche per un paese come il nostro. E’ necessario innovare prodotti e servizi, superando la logica della rendita; 9. è necessario affrontare in modo serio e completo il problema della stagionalità ed è possibile farlo a costo zero, anzi creando ritorni per le casse dello Stato. Federturismo Confindustria ha a più riprese e a più governi fatto proposte concrete, anche sull’esempio di esperienze maturate in altri paesi. Nonostante la mancanza di risposte, siamo pronti a collaborare per quello che riteniamo un tema chiave per il turismo del nostro paese, in particolare per il Mezzogiorno; 10. le politiche fiscali e finanziarie, così come quelle del lavoro, devono tener conto delle caratteristiche strutturali del settore: dalla “Tremonti ter” alla “Tremonti tour”, incentivi all’aggregazione, exit strategy dall’IRAP, che penalizza un settore così labor intensive, e armonizzazione dell’IVA, forme di impiego che valorizzino la strutturale flessibilità del settore. Va data priorità alla formazione, come requisito per elevare gli standard di qualità e il rapporto con la clientela. R.C.

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TrE-Tourism real Estate: da Venezia riparte il dialogo sullo sviluppo immobiliare turistico, con i top players del settore Piergiacomo Ferrari spiega le ragioni del successo e da appuntamento alla prossima edizione Ha mantenuto la promessa TrE - Tourism real Estate, la prima expo&conference italiana dedicata agli operatori del Real Estate turistico di qualità, che dal 15 al 18 aprile ha radunato all’Arsenale di Venezia l’intera filiera professionale del settore. La manifestazione ha infatti riunito per quattro giorni la community formata dai top players del mercato, che si sono incontrati per sviluppare nuove idee, prospettare nuove strategie, costruire e consolidare il loro network, analizzare nuove tendenze e avviare nuovi business. Urban decision-makers, politici, investitori del settore immobiliare e della finanza all’Arsenale hanno mostrato e visto in anteprima piani urbanistici, progetti di sviluppo e programmi di valorizzazione turistica dei pubblici e dei privati. I 6.000 mq.espositivi, allestiti con sobrietà ed eleganza, hanno ospitato – tra gli altri - il Ministero del Turismo e della Difesa, l’Agenzia del Territorio, Invitalia, Provincia di Olbia Tempio, le Regione Sardegna, Veneto, Puglia, Basilicata e Lazio; Confindustria con Federturismo e AICA, l’ENIT, Federalberghi, Assoimmobiliare, il Network dei Demani europei, la Camera di Commercio Italo-Russa, AssocamereEstero, l’Unione delle Associazioni delle Dimore storiche d’Europa, BrazilPlanet- Italplanet, l’Urban Land Institute, Fiaip e molti operatori internazionali, con l’obiettivo di favorire un’efficace azione di sviluppo territoriale. Tra le realtà finanziarie presenti: Unicredit, Castello SGR, Est Capital SGR, UGFBanca; tra le firme del Real Estate Sardegna House, Brioschi Sviluppo Immobiliare, Jones Lang La Salle Hotel, Italia Turismo, Nova Marghera, Sircom, Progetto Turismo Real Estate, Redilco, Coopsette, Gecos Costruzioni e Gruppo Scarpellini. Ancora, tra le catene alberghiere i grandi nomi dell’hotellerie internazionale affiliati AICA, Hilton Worldwide, Sol Melià Hotels; Starwood Group, Iberostar Hotel&Resort, Luxe Hotels, Monrif Hotel, Sextantio Hotel, Thotel, Ths, Domina Vacanze. Rispetto ad altre iniziative, TRE si è affermata non solo come Expo ma anche e soprattutto per l’articolazione delle Conference, che la hanno resa un evento di comunicazione a tutto tondo, dove la parte espositiva è direttamente dipendente dalla parte relazionale e culturale in senso economico, progettuale e gestionale. Il convegno d’apertura “Costruire l’ospitalità” ha radunato ad un unico tavolo i nomi più importanti del settore per dibattere sul ruolo del turismo come motore dell’economia, le strategie e le nuove politiche finanziarie del settore. Grandi spunti di riflessione sono arrivati anche dall’Hotel & Tourism Day: un’intera giornata dedicata alle diverse problematiche del settore alberghiero, terminata con l’intervento di Tom Wright: l’archistar che ha progettato il Burj al-Arab, che con la sua caratteristica struttura a forma di vela è divenuto simbolo di una città, di un paese e di un’intera economia. Abbiamo chiesto a Piergiacomo Ferrari, Presidente di Expo Venice, le ragioni del successo: Qual è il valore aggiunto di TRE rispetto alle altre manifestazioni del settore? Anzitutto, rispetto ad altre fiere del Real Estate in Italia e all’estero, la specializzazione: TRE si posiziona quale appuntamento dedicato allo sviluppo immobiliare per il turismo, capace di creare una verticalizzazione specifica all’interno di un mondo vasto, qual è quello del Real Estate, che per la prima volta è stato messo in contatto diretto con i top player del settore turistico. È stato per noi motivo di particolare orgoglio sentirci dire dagli operatori che questa è veramente ‘la fiera che mancava’ e – anche grazie ad un concept innovativo- contribuirà a strutturare e sviluppare il mercato immobiliare turistico. Qualche tendenza sullo sviluppo del turismo italiano? Partirei intanto da un dato mondiale: dopo un anno non facile per il settore turistico, le previsioni sul 2010 parlano di oltre 1 miliardo di turisti nel mondo che si muovono e soggiornano per affari o per godere dei capolavori artistici, architettonici e naturali del pianeta. Si stima che al 2020 saliranno a circa 1miliardo e 600 milioni. Un giro d’affari internazionale che sul 2009 si è attestato a oltre 7mila miliardi di dollari con un’incidenza del 9,4% sul PIL mondiale, che sale al 9,9% sul PIL europeo e all’11% su quello italiano. Ancora, un comparto che impiega 220 milioni di persone nel mondo e 2 milioni e mezzo solo in Italia. Quindi un’industria internazionale che cresce lasciando sul territorio molta della ricchezza e dove le imprese sono incentivate a migliorare sempre la propria offerta sia di territorio che di ambiente, di prodotto enogastronomico che di cultura dell’ospitalità, di offerta di alloggio e quindi di immobili: tutto questo ha a che fare con la nostra EXPO TRE di Venezia. Per dirle quanto è importante per l’economia italiana il comparto, si stima che i consumi turistici che fino ad ora sono stati imputati al settore hanno considerato solo le voci di spesa relativi all’alloggio e alla ristorazione; ma la spesa turistica è ben più ampia e trasversale a tutti i settori economici: dati Unioncamere dicono che per ogni euro speso nella ricettività se ne contano altri 3 spesi in tutti gli altri settori economici. E l’Enit afferma che l’Italia ritorna ad essere competitiva e che i flussi turistici appaiono in crescita del 3 /4 % nel 2010. Intanto, il ministro Brambilla ha lanciato una nuova campagna di comunicazione del prodotto Italia: al centro, la qualità della nostra ospitalità. Tre Expo, attraverso i convegni, gli incontri le presentazioni, le ipotesi progettuali e gli studi di fattibilità ha reso reale l’incontro di migliaia di operatori pubblici e privati che hanno come obiettivo lo sviluppo turistico e culturale, quindi economico e del benessere dei rispettivi territori e dei loro cittadini. Come hanno risposto gli espositori alla scelta di Venezia come location per questo nuovo evento? Direi che ne sono stati entusiasti; Venezia è un simbolo internazionale delle bellezze e dell’ospitalità d’eccellenza, credo quindi che rappresenti la vetrina ideale per ritrovarsi a discutere di questi temi con i protagonisti del mercato italiano ed estero. TrE è pienamente coerente con il progetto di Expo Venice di realizzare eventi fieristici di qualità in settori di nicchia, con l’obiettivo di sviluppare un mercato di valenza internazionale. Appuntamento, quindi al 2011.


ATTUALITÀ

La tesoreria avrà una funzione innovativa Intervista a Gianluca Savoja, tesoriere nazionale Fiaip

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n tesoriere un po’ diverso, che non cura solo gli aspetti economici legati al bilancio ma che con intelligenza e logica gestisce le risorse con proposte che facciano crescere la Federazione. È così che interpreta il suo ruolo Gianluca Savoja, 38 anni “di cui 18 di professione e allo stesso tempo 17 di vita federativa”, che nel congresso celebrato a Taormina nello scorso autunno è stato eletto tesoriere nazionale Fiaip. Che ruolo ha la tesoreria in questa fase di rilancio della Federazione? Ho sempre pensato che la tesoreria avrebbe dovuto avere uno sviluppo e una funzione innovativa. La tesoreria deve essere controllore contabile, e quindi deve capire gli andamenti economici della Federazione, ma nello stesso tempo deve mettere in pratica il concetto di mescolanza tra la parte economica e la parte politica e di sindacato. Sotto questo profilo sto dando il massimo contributo affinché ci possa essere un equilibrio e siano centrati gli obiettivi che ci siamo prefissati. In tal senso abbiamo dato vita a una campagna con investimenti che puntano a importanti ricadute istituzionali e d’immagine. Si investe per comunicare all’esterno, dunque. Ma si investe anche per crescere all’interno della Federazione? Negli ultimi anni abbiamo voluto che la formazione aumentasse sempre di più. Questo comitato esecutivo ha deliberato degli investimenti molto importanti in tal senso. Devo dire anche che sotto il profilo della preparazione degli stessi dirigenti è cambiata radicalmente la filosofia affinché tutti possano capire le dinamiche delle strutture politiche, non solo della Federazione, ma in generale. A partire da una buona conoscenza del diritto costituzionale.

nuto. Quindi un diritto per chi esercità la professione ma anche massima trasparenza e tutela per il consumatore. In tal senso il profilo economico di supporto per mettere a conoscenza l'utente con campagne pubblicitarie volte a identificare la Federazione come garanzia di serietà, qualità e deontologia professionale. Chi tiene i cordoni della borsa in genere ha un’idea precisa degli andamenti dei mercati. Possiamo dire di esserci lasciati alle spalle la grande crisi? Io dico sempre che la vita è fatta di cicli. E come nella vita, nel mondo economico ci sono alti e bassi. I secoli ci hanno insegnato come tutto corrisponda a questo principio. Io ritengo che il mercato immobiliare, soprattutto in Italia, visti i dati alla mano degli ultimi 40 anni, ha rispettato questa regola e così continuerà. Stiamo uscendo da una situazione che, soprattutto nell’ultimo biennio, tanto felice non è stata, ma pian piano riprenderà il suo andamento positivo. La situazione attuale la definirei “discretamente stazionaria”: oggi quel che è più preoccupante sono i tempi di attesa, al di là dei numeri complessivi dell’andamento delle compravendite. I tempi sono l’elemento più difficile da gestire.  Mario Valeri

La Fiaip è impegnata in una continua battaglia per la difesa dei diritti della professione. È una lotta politica nella quale la Federazione si confronta stabilmente con i dirigenti politici con l’obiettivo di mantenere ferme le proprie posizioni in merito alla struttura della Legge 39/89 che disciplina la nostra professsione cercando di trasferire utili suggerimenti per migliorarne il conte27


Formazione, si riparte dai dirigenti Sono nove gli incontri programmati tra marzo e maggio, per formare presidenti regionali e provinciali su istituzioni e tecniche di lobby Si è svolto a Rimini il 12, 13 e 14 marzo scorsi il primo corso di aggiornamento per dirigenti nazionali riservato a tutti i componenti del comitato esecutivo, della giunta e al Presidente del Centro Studi Fiaip. Obiettivo del percorso formativo, illustrare i principali istituti della materia del diritto costituzionale e le principali tecniche di lobbing. Relatori dell'incontro il professor Giuseppe Ciuoffo docente dell'Università Federico II di Napoli e Rosa Valletta di ES, agenzia operativa nell'ambito delle relazioni istituzionali e della comunicazione. Nelle intenzioni degli ideatori, Sabrina Cancellieri, vice presidente con delega alla formazione, e il presidente Paolo Righi, il corso doveva fornire tutte quelle competenze utili a svolgere al meglio i compiti dirigenziali, con particolare riguardo all’attività politico-sindacale e federativa e a esercitare la legittima tutela degli interessi della categoria. Al termine delle due giornate di formazione, si è aperta un'interessante tavola rotonda nel corso della quale si è fatto riferimento in particolare alle azioni svolte per la salvaguardia dell’iscrizione al ruolo per gli agenti immobiliari, nel corso del dibattito parlamentare sul decreto legislativo di attuazione della direttiva servizi (la direttiva 2006/123/CE nota anche come direttiva Bolkestein). Dal questionario di gradimento consegnato ai partecipanti il corso è risultato estremamente rispondente alle aspettative. Per la quasi totalità sono stati raggiunti gli obiettivi dichiarati: le impressioni restituite hanno confermato l’interesse per le materie trattate e l’ampliamento delle proprie conoscenze su tematiche chiave per la professione. Le metodologie didattiche utilizzate sono state ritenute efficaci sia nell'esposizione teorica sia nell'analisi dei casi e lo scambio comunicativo tra i partecipanti è stato considerato più che buono. Nel complesso l'esperienza è stata ritenuta a larghissima maggioranza positiva, ed estremamente apprezzata perché utile a creare un costruttivo spirito di gruppo. Il bilancio finale quindi è stato positivo. Dall'analisi dei questionari è inoltre emersa una grande richiesta formativa e molte sono state le testimonianze di apprezzamento inviate alla vice presidente Cancellieri, che si è impegnata a proseguire su questa strada fornendo ai vertici della Federazione tutte le basi necessarie a poter svolgere in maniera adeguata e incisiva l'attività dirigenziale e per garantire un valido ricambio generazionale all'interno di Fiaip. I contenuti del corso di Riccione saranno replicati per i presidenti regionali, provinciali e i consiglieri nazionali secondo il seguente calendario: 8 Aprile a Bologna 9 Aprile a Padova 23 Aprile a Roma 29 Aprile ad Ancona 3 Maggio a Bari 18 Maggio a Torino 21 Maggio a Cagliari 27 Maggio a Palermo

Il Presidente e i Vicepresidenti Fiaip più vicini agli associati La Federazione è ancor più coesa e vicina agli associati. Il presidente e i vicepresidenti operativi di settore sono sempre più a contatto con associati, e delegati per sviluppare le linee guida della Federazione. Tutto ciò per innovare e far crescere i suoi dirigenti ed essere un punto di riferimento ancor più marcato per le istituzioni e nel mercato immobiliare. Oltre al Presidente Paolo Righi, la nuova squadra a cui tutti gli agenti e mediatori si possono rivolgere è composta da il Vicepresidente nazionale vicario Franco D’Onofrio, il Segretario Nazionale Stefano Bertelli, il Tesoriere Gianluca Savoja, il Vicepresidente con delega alla Cultura e Formazione Sabrina Cancellieri, il Vicepresidente con delega alla Comunicazione, Editoria ed Informatica Annabella Covini, il Vicepresidente con delega al settore Estero Raffaele Dedemo, il Vicepresidente alla Mediazione Creditizia Samuele Lupidii, il Vicepresidente alla Previdenza e Ccnl Salvatore Stolfi ed il Vicepresidente del settore turistico Patrizia Diemoz.


Foto: Chiara Uscotti

vita associativa

Dall’Unione Europea standard operativi per gli agenti immobiliari Sono rimasti estasiati i rappresentanti del Real Estate provenienti da tutta Europa nella splendida cornice veneziana e dalla prestigiosa sede della Camera di Commercio di Venezia dove si è tenuto nei giorni scorsi l’incontro dei delegati CEI (Confederazione Europea dell’immobiliare) per presentare la nuova norma europea EN15733. Al tavolo dei relatori si sono alternati nelle loro relazioni Manuel Negrao (presidente CEI), Raffaele Dedemo (vice presidente Fiaip e responsabile per l’estero), Sven Johns (dirigente CEI), Paolo Righi (presidente Fiaip), Moreno Marangoni (presidente Fiaip Venezia), Mario Feltrin (dirigente Camera di Commercio Venezia), Pier Paolo Doria (Consiglio Notarile di Venezia) e Luigi Busanel (presidente Onorario Fiaip) per presentare e commentare il nuovo Standard europeo EN15733 che detta i “Requisiti per la fornitura dei servizi erogati dagli agenti immobiliari” volto ad uniformare, nei paesi dell’ Unione Europea, i servizi che forniranno le agenzie immobiliari. “Entro il 2010 l’impatto dei nuovi Standard eleverà la qualità dei servizi offerti ai consumatori da parte degli Real Estate Man”, dice Negrao, “oltre ad offrire la base per una norma specifica in quei paesi dove la professione di agente immobiliare non è ancora regolamentata.” Il Presidente Righi ha evidenziato, come per assurdo, questi nuovi Standard provenienti dall’ Unione Europea percorrono in senso opposto la strada della Direttiva Europea 123 (direttiva Bolkenstain) che indica le modalità per semplificare lo svolgimento di molte professioni (agenti immobiliari compresi) all’ interno della Comunità Europea. Per ciò che riguarda l’Italia, dice Righi, l’ attività frenetica di Fiaip in questi primi mesi dell’anno si è concentrata per

evitare, nel recepimento della Direttiva 123 nelle norme italiane, che venga meno il Ruolo Agenti Immobiliari, per come strutturato e le leggi fondanti la professione, evidenziando che i nuovi Standard europei non sono una novità per chi lavora in qualità in Italia ma pongono degli obiettivi per l’intera categoria nell’innalzamento dei servizi minimi offerti agli utenti. Dedemo e Johns hanno puntualizzato come gli Standard europei (EN 15733) non pongono obblighi nei confronti degli agenti immobiliari essendo di natura facoltativa evidenziando però come ora diventi fondamentale porre il clienteconsumatore nel diritto-dovere di essere preventivamente informato di tutte quelle notizie che possono influenzare la decisione nella fase d’acquisto o locazione di un immobile. Il notaio Doria ha evidenziato come le norme italiane siano quelle che tutelano maggiormente il consumatore alla luce delle norme esistenti negli altri paesi e in particolare in quelli anglosassoni. Questi Standard potranno ulteriormente qualificare l’attività di intermediazione posta nella fase antecedente il trasferimento della proprietà immobiliare potendo così qualificare il ruolo sociale dell’intermediario nel rapporto con il consumatore. Gli onori di casa sono stati assolti da Marangoni per la FIAIP veneziana e da Feltrin per la Camera di Commercio auspicando entrambi una sempre più fattiva collaborazione nel promuovere attivita volte a meglio tutelare il mercato. L’importante appuntamento si è poi concluso con una splendida cena nei pressi di piazza S Marco. Luca Zaramella

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Soppressione del ruolo e crisi del settore immobiliare: Fiaip e Fimaa ne discutono a Cagliari La crisi del mercato immobiliare sardo del 2009 sta tutta nel meno 20% registrato dagli investimenti per la prima casa e nella conseguente perdita di 9mila posti di lavoro nell’edilizia. Dati piuttosto chiari che, lo scorso 22 marzo, nella sala consiliare della Camera di commercio di Cagliari, sono stati analizzati alla luce delle ricadute che, su un settore già in crisi, potrebbe avere la recente soppressione del ruolo degli agenti immobiliari. Organizzata dalla Fiaip e dalla Fimaa, in collaborazione con la Camera di commercio del capoluogo isolano, la tavola rotonda “Mercato immobiliare e sviluppo locale: quali strategie e quali politiche a tutela dei consumatori a seguito della soppressione del ruolo” è stata l’occasione per fare il punto su quelle che potrebbero essere le conseguenze dell’entrata in vigore delle norme previste dall’articolo 72 del decreto legislativo, licenziato il 19 marzo scorso dal Consiglio dei ministri, che ha recepito la direttiva servizi dell’Unione europea, la cosiddetta Bolkestein. Come sottolineato dai presidenti delle due Federazioni, Paolo Righi (Fiaip) e Valerio Angeletti (Fimaa), il rischio concreto è che, con le nuove regole, che, in sostanza, rendono sufficiente la semplice dichiarazione di inizio attività (Dia) per lo svolgimento della professione, venga meno la competenza degli agenti immobiliari e dei mediatori d’affari e, di conseguenza, la sicurezza per gli investimenti, già centellinati, dei consumatori. La possibile introduzione di nuovi operatori, inoltre, costituirebbe un problema anche dal punto di vista dell’esponenziale aumento dell’offerta di servizi in un mercato già saturo. L’incontro, al quale hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco di Cagliari, Emilio Floris, il segretario della Cciaa cittadina, Vincenzo Desogus, il senatore del Pdl Piergiogio Massidda (tra i possibili candidati per il centrodestra alla presidenza della provincia del capoluogo sardo alle elezioni che ci saranno a fine maggio), e il vicepresidente del consiglio regionale, Michele Cossa, è stato inoltre un’utile occasione per sottolineare quanto sia importante che, per perorare le cause comuni, le differenti categorie facciano “gruppo” piuttosto che chiudersi in controproducenti provincialismi.

Investimenti immobiliari e politica del mattone. A Genova si parla di rilancio economico Anche in un periodo di profonda crisi economica come l’attuale, l’investimento immobiliare resta la base più affidabile da cui ripartire per il rilancio. Questo l’incipit del convegno “Mercato Immobiliare: competitività e credito oltre la crisi”, organizzato lo scorso 22 febbraio dalla Fiaip di Genova. Obiettivo dichiarato dell’incontro, quello di dare ad associazioni di categoria, istituti di credito, ordini professionali e istituzioni la possibilità di confrontarsi e trovare una direzione comune verso una nuova stagione di sviluppo economico. Al convegno, patrocinato dalla Provincia di Genova, hanno partecipato, oltre al presidente della Fiaip Liguria, Guerino Pucci, l’assessore provinciale allo Sviluppo economico, Paolo Perfigli, l’assessore comunale alle Politiche per la casa, Bruno Pastorino, e il presidente di Associazione proprietà edilizia (Ape-Confedilizia) di Genova, Vincenzo Nasini. Alla tavola rotonda hanno invece preso parte il direttore della sede del capoluogo ligure della

Banca d’Italia, Letizia Radoni, il senatore del Popolo della libertà Enrico Musso e il capo redattore de Il Sole 24 Ore Saverio Fossati. In particolare, quest’ultimo, ha evidenziato come anche nel corso del 2009 la politica del mattone sia rimasta appesa a tante buone intenzioni ma a pochi fatti. A questo proposito Fossati, ha ricordato le tre linee guida che, pur rimanendo poi lettera morta, hanno caratterizzato la politica immobiliare dell’esecutivo lo scorso anno: aumento delle cubature, housing sociale e cedolare secca al 20% sui redditi da locazione. Ai primi due, più di recente rispetto all’incontro di Genova, il governo ha dato in parte il via con il decreto legge sugli incentivi, approvato dal Consiglio dei ministri il 19 marzo, e con l’annuncio della costruzione di 50mila nuovi alloggi in 5 anni dato dai ministri dell’Economia, Giulio Tremonti, e delle Infrastrutture, Altero Matteoli. La cedolare secca, al momento, resta, ancora una volta, una bella speranza.


vita associativa

Borsa immobiliare, Napoli presenta Listino ufficiale secondo semestre 2009 Continua il trend negativo del mercato immobiliare napoletano. Nel secondo semestre del 2009 il calo delle vendite residenziali, rispetto allo stesso periodo del 2008, è stato infatti del 3,5% nel capoluogo campano e del 4,7% in provincia. Ancora più gravi i danni per i settori terziario e commerciale. Nello stesso periodo il primo ha registrato un decremento del 30%, il secondo ha invece visto calare i contratti del 20%. Tornando al residenziale, per quel che riguarda le tipologie di abitazioni, restano al palo quelle di fascia alta e medio alta, nonostante una lieve riduzione dei prezzi. In aumento, invece, la compravendita di appartamenti di piccolo taglio, in particolare nei quartieri Chiaia, San Ferdinando e Vomero, soprattutto grazie al boom di richieste da parte di singles e giovani coppie. Stabile la fascia bassa, che si conferma leader per transazioni e velocità di vendita. È questo, a grandi linee, l’identikit del mercato immobiliare partenopeo tracciato dal Listino ufficiale del secondo semestre 2009, realizzato dalla Borsa immobiliare di Napoli (Bin), società della Camera di commercio, e presentato a metà marzo nel capoluogo campano.

Tempi duri per agenti e mediatori. Fiaip: a rischio 30mila posti di lavoro Tra la riforma dell’accesso alle professioni e un 2009 caratterizzato da un calo diffuso delle compravendite e dalla stretta creditizia delle banche, si prospetta un periodo non certo facile per gli agenti immobiliari e chi si occupa di mediazione del credito. Se, infatti, la Fiaip parla di un settore che, tra il 2009 e il 2010, rischia di perdere 30mila posti di lavoro, per la Federazione italiana mediatori creditizi (Fimec) quello appena passato è stato un anno assolutamente da dimenticare. La crisi, inoltre, non sembra risparmiare neanche il settore franchising, come evidenziato dalle dichiarazioni di Antonio Pasca, presidente di Tecnocasa, ed Enrico Quadri, consigliere delegato di Tree finance, società di Tree Group che opera con i marchi Gabetti Finance, Rexfin e Smartfin nel campo della mediazione creditizia. Il primo ha sottolineato una “mortalità” di agenzie mai così alta negli ultimi 19 anni mentre, il secondo, ha ricordato che, nel 2009, sono stati chiusi il 15% dei punti vendita. Tra le due categorie, comunque, i più penalizzati restano i mediatori. Gli agenti immobiliari, infatti, sembrano avere buon gioco in nicchie di mercato come le abitazioni di lusso, gli affitti e l’intermediazione per il corporate.

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PIANO CASA, IL GOVERNO RILANCIA E RADDOPPIA

Il premier riporta al centro la casa e, alla vigilia delle elezioni, tira fuori gli assi delle ristrutturazioni e del housing sociale

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ulla casa si è giocata una parte importante della campagna elettorale per le elezioni politiche del 2008. Ora, a due anni di distanza, il Cavaliere rilancia e raddoppia sull’oggetto dei desideri degli italiani. Il 19 marzo, a pochi giochi dalla chiamata alle urne per il rinnovo della maggior parte dei governi regionali, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge per incentivare attività produttive e consumi, in cui tra l’altro, ha fatto sapere il premier Silvio Berlusconi, c’è una parte di quel Piano casa delineato un anno fa e rimasto in buona sostanza inattuato, nonostante la definizione di un’intesa tra Stato e Regioni. La disposizione stabilisce che potranno essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo, quindi senza la Dia (denuncia di inizio attività), tutti gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle case, purché “non riguardino – ha precisato Berlusconi – parti strutturali dell'edificio e l'aumento dei parametri urbanistici". In pratica i proprietari potranno fare liberamente lavori interni, ma non potranno spostare muri portanti, aumentare la superficie o la cubatura, né

fondere più unità immobiliari in una, o al contrario, ricavare più abitazioni da una sola. Questa disposizione, ha aggiunto il presidente del Consiglio, “è la messa in pratica del nostro motto: tutti padroni in casa propria”. L’unico adempimento che è rimasto a carico dei padroni di casa è la comunicazione, anche per via telematica, del nome dell'impresa che realizzerà i lavori. Un intervento, ha sottolineato ancora il premier, che rappresenta un "tonico per nostre aziende edilizie". Un modo, ha aggiunto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, per dare attuazione “dal basso” al Piano casa di un anno fa, che includeva anche la possibilità di aumentare la cubatura, e che è stato bloccato dalle Regioni. Insomma per aggirare l’ostacolo delle legislazioni regionali e riattivare il motore dell’edilizia dando impulso alle ristrutturazioni, il governo ha pensato a una norma “privatistica” limitata all’ambito della proprietà edilizia, ma pur sempre soggetta a norme locali. Ci hanno detto, ha infatti spiegato il responsabile del Mef, “che il Piano casa era una cosa giusta ma non si poteva fare perché di competenza regionale e allora noi di-

ciamo che sarà il buon governo delle Regioni a consentire almeno le opere interne. Sarà così un buon motivo per cambiare le amministrazioni regionali che non lo consentono”. Sulla casa il governo non si è però limitato a rilanciare il Piano casa del 2009, ma ha ritirato fuori anche quello vecchio, già delineato poco prima delle politiche 2008 dall’esecutivo di Romano Prodi e ricompreso nel decreto conti pubblici 112/2008. E’ ancora il ministro Tremonti ad annunciare prima e a firmare poi il 24 marzo scorso, insieme al collega responsabile delle Infrastrutture Altero Matteoli, il decreto per la scelta della Sgr (società di gestione del risparmio) del Fondo investimenti per l’abitare (Fia), finalizzato alla realizzazione di un piano di intervento per l’edilizia residenziale che dovrebbe portare alla creazione di 50mila alloggi popolari in cinque anni. Il Fondo nazionale sarà partecipato dalla Cassa depositi e prestiti (70%) insieme ad Abi, Associazione bancaria italiana (15%), e Acri, Associazione di fondazioni e casse di risparmio (15%). L’intervento prevede che le Fondazioni, a livello locale, costituiscano fondi territoriali per


panorama normativo ampliare l'impatto del Fia e attuare il piano di edilizia popolare. La tempistica è stata delineata dal ministro Matteoli: "Entro aprile saranno convocate le Regioni e pubblicato il bando di gara per attivare i fondi immobiliari di housing sociale". Con il decreto del 24 marzo e con quello che suddividerà tra le Regioni 377 milioni destinati agli accordi di programma, saranno attivate risorse per un miliardo. Gli alloggi andranno a sfrattati, giovani coppie, categorie protette, mentre i fondi saranno così suddivisi: 200 milioni per acquisto, affitto, recupero e nuova costruzione; 140 milioni al bando di gara per la scelta della Sgr del Fia che dovrà attivare da 1 a 3 miliardi di euro per contribuire a finanziare il 40% dei fondi locali, che a loro volta dovrebbero attivare un importo di circa 4 miliardi. Ma non è finita qui. La casa rispunta anche negli incentivi previsti dal decreto legge approvato il 19 marzo, lo stesso in cui c’è la semplificazione normativa per le ristrutturazioni. Archiviata la rottamazione auto, il governo ha puntato su un pacchetto di agevolazioni definite “casa per le famiglie”. Una parte dei 300 milioni di euro stanziati dal provvedimento servirà a finanziare sconti sull’acquisto di elettrodomestici, pompe di calore, stufe, cucine e persino abitazioni ecosostenibili. Quest’ultimo rappresenta l’incentivo più consistente: si potrà ottenere un contributo sino a 7mila euro in base all'effettivo risparmio energetico, che dovrà essere certificato dall’Enea.

Edilizia, il Pdl vuole una nuova sanatoria Riaprire i termini del condono edilizio varato dal secondo governo Berlusconi nel 2003, facendo slittare i termini per la presentazione delle domande dal 10 dicembre 2004, al 31 dicembre 2010. E’ quanto prevede il disegno di legge S. 2020 presentato da Carlo Sarro insieme ad altri 13 senatori del Pdl il 17 febbraio scorso e assegnato all’esame in sede referente della commissione Ambiente di palazzo Madama a metà marzo. Il testo propone alcune modifiche all’articolo 32 della legge n. 326/2003, con cui è stato convertito il decreto legge 269/2003 sui conti pubblici, che ha stabilito le modalità dell’ultima sanatoria degli abusi edilizi, e l’articolo 31 del testo unico sull’acquisizione degli immobili (decreto del Presidente della Repubblica 380/2001). Obiettivo del testo, scrive Sarro nella relazione introduttiva, è quello di garantire a tutti i cittadini i benefici dello speciale regime di condono previsto dalla legge del 2003, evitando discriminazioni attribuibili a cause estranee dalla loro volontà, come lo scorretto esercizio della potestà legislativa regionale. Queste in passato, lamenta il parlamentare, hanno limitato e in alcuni casi precluso, le legittime aspettative dei cittadini. Il testo propone inoltre di includere nel condono le opere abusive realizzate su aree sottoposte a vincoli ambientali o paesaggistici, previo il

nulla-osta dell’autorità preposta alla tutela del vincolo.

Cedolare affitti, alla Camera continua il dibattito Sia pur a rilento, la commissione Finanze di Montecitorio sta proseguendo il dibattito, in sede referente, delle diverse proposte di legge sull’introduzione della cedolare secca sugli affitti. Dopo che il 13 ottobre 2009, il gruppo di lavoro aveva deciso di adottare come testo base per la discussione quello d’iniziativa dei deputati del Pd Paola De Micheli e Alberto Fluvi (C. 1809), è stato fissato per il 4 marzo 2010 il termine per la presentazione degli emendamenti. Le proposte di modifica presentate sono state solo cinque e tutte a firma di Silvana Comaroli della Lega Nord. Gli emendamenti dell’esponente del Carroccio propongono una riformulazione del testo prevedendo l’applicazione di un’aliquota sostitutiva su tutti i redditi da locazione del 23% e affidano ai Comuni i compiti di accertamento sulla regolarità dei contratti. La proposta C. 1807, adottata come testo base, propone invece l’introduzione dell’aliquota sostitutiva al 20% soltanto per i redditi da locazione derivanti da contratti d’affitto a canone agevolato. La discussione del testo dovrebbe proseguire ad aprile.  Paola Del Gaudio

PIANO CASA, CONFENDILIZIA: IL DL VA CORRETTO O SARÀ UN ALTRO BUCO NELL’ACQUA “La storia delle semplificazioni edilizie è una storia già scritta, è quella del Piano Casa. Anche quest’ultimo è stato di fatto e in gran parte svuotato di significato dalle normative regionali. E anche il decretolegge sulla deregulation in casa è destinato a finire nel nulla, cozzando contro una congerie di normative regionali restrittive. C’è un modo solo per rimediare e dare fiducia e certezze ai proprietari di casa: il provvedimento del governo va modificato dal Parlamento, in sede di conversione in legge, espungendone le premesse che fanno riferimento alle leggi regionali o, meglio ancora e cioè per una maggiore chiarezza, dicendo che le Regioni sono chiamate a disciplinare i titoli abilitativi nell’ambito dei principi direttivi stabiliti dal decreto-legge. Non bisogna dimenticare, infatti, che tutto nasce dalla (confusionaria) riforma della Costituzione varata nel 2001: il governo del territorio è materia di legislazione concorrente, ma la stessa Costituzione stabilisce la competenza dello Stato ad emanare i principi fondamentali di tale materia. E non a caso, infatti, la semplificazione edilizia è stata emanata come parte integrante del Testo unico sull’edilizia, che si apre proprio con la precisazione che tale testo contiene i principi fondamentali in materia di attività edilizia. In questo senso il Governo ha emanato il proprio decreto nei termini noti ma, davanti alle incertezze seminate dai conservatori dello status quo e dalle varie burocrazie, occorre precisarlo con chiarezza al di là di ogni ragionevole dubbio nei modi sopra indicati”. Corrado Sforza Fogliani, Presidente di Confedilizia 33


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Mediatori creditizi, in attesa della riforma di maggio Dopo la battaglia sulla direttiva servizi, che ha visto scendere in campo gli agenti immobiliari in difesa del ruolo, ci si prepara ora alla battaglia dei mediatori creditizi. Entro il 12 maggio 2010 il governo dovrebbe infatti adottare il decreto legislativo di attuazione della direttiva 2008/48/CE sulla riforma del credito al consumo e delle attività di mediazione creditizia. Il provvedimento sarà predisposto sulla base dei principi fissati

dall’articolo 33 della legge Comunitaria 2008 (L. 88/2009). Principi tra i quali il legislatore ha inserito anche l’obbligo di costituirsi in società per i mediatori creditizi e l’incompatibilità tra la figura di mediatore e quella di agenti in affari. Due nodi su cui Fiaip, insieme ad altre associazioni di categoria, ha espresso forti criticità, dal momento che in questo modo si rischia di togliere il lavoro a migliaia di liberi professionisti.


Mediazione creditizia, sulle tracce della riforma Alla Camera dei Deputati sotto i riflettori regole e limiti del credito al consumo

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l 23 febbraio scorso la commissione Finanze di Montecitorio ha concluso l’indagine conoscitiva, deliberata l’11 dicembre 2008, sul credito al consumo, dopo aver svolto un lungo ciclo di audizioni durante il quale sono stati ascoltati gli organi e le associazioni più rappresentativi del settore. Il quadro emerso nel documento finale redatto dal gruppo di lavoro, presieduto dal deputato del Pdl Gianfranco Conte, ha messo in evidenza luci e ombre di un comparto che negli ultimi dieci anni ha conosciuto uno sviluppo notevole malgrado la storica propensione al risparmio delle famiglie italiane. Secondo i dati forniti dal direttore generale dell’Associazione

cario (Tub) e circa 400 istituti di credito. Quest’articolazione molto complessa evidenzia l’esistenza di problemi di controllo per quanto riguarda la qualità e la trasparenza dei servizi offerti, aggravati dal fatto che l’iscrizione negli elenchi e negli albi degli intermediari è subordinata al rispetto di condizioni puramente formali relative alla qualifica professionale e all’onorabilità. Inoltre, gli organi di vigilanza – la Banca d’Italia e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) – attualmente non dispongono di strumenti normativi e risorse adeguate per controllare questo vero e proprio microcosmo, costituito principalmente da persone fisiche e non da società. Un caso emblematico è costituito dall’iscrizione nell’albo dei mediatori creditizi, gestito dall’Ufficio di informazione finanziaria della Banca d’Italia, in cui sono presenti circa 100mila mediatori. La registrazione, infatti, è condizionata solo dal possesso di un titolo di studio di istruzione superiore e dall’assenza di condanne definitive per reati penali. Da un’analisi degli operatori presenti sul mercato, risulta poi che circa il 93% dei finanziamenti concessi nel nostro Paese è erogato direttamente dal sistema bancario o da finanziarie che fanno capo a istituti di credito di grandi dimensioni. In particolare, la commercializzazione dei prodotti di credito al consumo è affidata, per lo più, a reti esterne alla banca di riferimento (si ricorre spesso al meccanismo delle esternalizzazioni), costituite da operatori fortemente orientati a raggiungere il fatturato, a discapito spesso di una corretta relazione d’affari con il cliente. Questo tipo di strutturazione, secondo il gruppo di lavoro di Montecitorio, rispondendo principalmente a logiche commerciali, oltre a determinare gravi carenze nei controlli relativi alla trasparenza delle transazioni, è spesso all’origine di una lievitazione dei costi per gli utenti finali. Si assiste, in pratica, al paradosso per cui, nonostante sia presente un elevato numero di operatori nel mercato che dovrebbe garantire una maggior concorrenza e l’abbattimento delle spese dei consumatori, in realtà il costo del credito al consumo è superiore a quello registrato in altri Paesi europei. A queste distorsioni congenite presenti in un panorama così complesso, cercano di porre rimedio le novità normative previ-

Abi, l'indebitamento delle famiglie è raddoppiato dal 2000 al 2008, passando dal 30 a quasi il 60% del reddito disponibile Bancaria italiana (Abi) Giovanni Sabatini, l’indebitamento dei nuclei famigliari è raddoppiato dal 2000 al 2008, passando dal 30 a quasi il 60% in rapporto al reddito disponibile, sebbene questo livello sia ancora notevolmente inferiore rispetto alla media europea (93%) e a quella statunitense (140%). Quest’incremento è legato principalmente all’aumento sia dei prestiti finalizzati con destinazione d’uso – acquisto di automobili e mutui immobiliari – che dei prestiti personali, in grado di aumentare temporaneamente il potere d’acquisto dei consumatori senza essere però legati all’acquisizione di un bene specifico. Si assiste, ormai, a un vero e proprio boom dei finanziamenti, frenato nel 2008 dalla crisi economica mondiale innescata dai mutui subprime americani e dai relativi derivati – contratti o titoli il cui prezzo era basato sul loro valore di mercato – che hanno “infettato” anche i mercati europei e asiatici. Proprio per questo motivo l’indagine conoscitiva si è focalizzata sulle problematiche relative alla disciplina dei mediatori creditizi e, in generale, dei terzi che si interpongono nell’erogazione dei finanziamenti. Come ricordato dal presidente dell’Associazione italiana del credito al consumo e immobiliare (Assofin) Valentino Ghelli, ascoltato dalla commissione il 14 ottobre 2009, in Italia operano circa 180mila mediatori creditizi e agenti finanziari – dei quali meno di 17mila hanno personalità giuridica – 1.100 società iscritte negli elenchi previsti dal decreto legislativo 385/1993 e successive modifiche noto come Testo unico ban-


DOSSIER

ste dalla direttiva 2007/64/CE sui servizi di pagamento (Payment services directive), recepita con il dlgs 11/2010, e dalla direttiva 2008/48/CE sul credito al consumo e per la riforma delle attività di mediazione a cui il governo non ha ancora dato attuazione. Il decreto legislativo per il recepimento dell’atto comunitario sui servizi di pagamento consente anche a soggetti non finanziari, le cosiddette “payment institutions” – che comprendono le compagnie di telecomunicazione, i supermercati e parte della grande distribuzione – di erogare forme di credito al consumo, purché strettamente legate ai propri servizi di pagamento e per un periodo non superiore a dodici mesi. In pratica, questi nuovi soggetti – che godono di un potere contrattuale molto forte rispetto alle banche e agli intermediari facendo capo quasi sempre a grandi gruppi esteri (ad esempio Ikea e Carrefour) – potranno offrire forme di finanziamento per gli acquisti effettuati presso la propria catena

distributiva, oppure erogare carte prepagate utilizzabili nei circuiti internazionali. L’introduzione delle “payment institutions”, quindi, pone il pro-

Nonostante il pullulare di operatori sul mercato dei prodotti finanziari, in Italia il costo del credito al consumo è superiore a quello medio degli altri Paesi europei blema di ridefinire i sistemi di vigilanza, visto che questi soggetti sono spesso costituiti da multinazionali che operano in più Paesi, e un sistema di controllo basato solo su autorità nazionali è certamente destinato al fallimento. La direttiva sul credito ai consumatori, prevista dalla legge comunitaria 2008 (L. 88/2009), invece, delega al governo la rimodulazione della disciplina delle attività e dei soggetti attivi nel settore finanziario con l’intento di ordinare un comparto, quello

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degli intermediari, caratterizzato da una crescita tumultuosa e spesso incontrollata. I punti principali della riforma prevedono un giro di vite sul livello di protezione e sulla corretta informazione dei consumatori, per ridurre i casi di frode e i furti d’identità e uniformare le normative dei 27 Stati membri dell’Unione. Il provvedimento, che stabilisce tra l’altro l’obbligatorietà per gli operatori di costituirsi in società per azioni (spa), dovrà applicarsi ai contratti di credito che prevedono il pagamento di interessi, ma non a quelli garantiti da un'ipoteca sui beni immobili e sui terreni. Sono esclusi, inoltre, i crediti per un importo totale inferiore a 200 euro o superiore ai 75mila. Il governo non ha ancora esercitato la delega tramite l’adozione del relativo decreto legislativo, e per questo motivo la commissione Finanze della Camera ha proposto una serie di possibili integrazioni al futuro testo finalizzata a riordinare ulteriormente il settore. Prima di tutto, secondo il gruppo di lavoro sarebbe opportuno distinguere una volta per tutte l’attività dei mediatori creditizi da quella degli agenti finanziari, stabilendo dettagliate cause di incompatibilità tra le due figure e affidando la gestione di albi ed elenchi a un organismo appositamente istituito, dotato di poteri

in grado di fornire ai consumatori, con la maggiore trasparenza possibile, un’ampia gamma di prodotti, suggerendo le soluzioni migliori alle esigenze e alle condizioni specifiche del singolo cliente. Comunque, secondo la commissione Finanze di Montecitorio l’intermediazione creditizia rientra in una scelta fondamentale di politica economica che dovrà necessariamente fare il legislatore nazionale. In pratica, bisognerà scegliere se seguire il modello anglosassone incentrato sullo sviluppo dei consumi privati e quindi del credito al consumo, o mantenere l’attuale modello di sviluppo, basato fondamentalmente sulla spiccata propensione al risparmio delle famiglie italiane, in grado di alimentare le riserve degli istituti di credito. Questi due modelli sono antitetici perché il primo è trainato dai consumi, ma è più esposto al sovraindebitamento delle famiglie e alla creazione di bolle speculative, mentre il secondo è strutturato sulla raccolta dei risparmi da parte del sistema bancario, ma dipende fortemente dalla capacità delle famiglie di contenere i consumi. Bisogna tenere presente, ha concluso il gruppo di lavoro, che il credito al consumo non costituisce il vero motore della crescita economica, ma può sostenere la domanda purché esi-

La riforma dovrà garantire qualità professionale e autorevolezza degli intermediari per assicurare trasparenza e un’ampia gamma di prodotti ai consumatori di verifica e sanzionatori, sottoposto alla supervisione della Banca d’Italia. Inoltre, si dovrebbero introdurre condizioni più rigorose e restrittive per l’accesso alla professione, subordinando l’iscrizione all’albo o all’elenco degli agenti finanziari a dei seri requisiti di onorabilità e professionalità, collegando quest’ultima all’esperienza acquisita negli anni o all’accertamento con un’apposita prova valutativa. L’obiettivo complessivo degli interventi proposti, quindi, mira ad aumentare la qualità professionale e l’autorevolezza degli intermediari del credito al consumo, che non devono assolutamente trovarsi in situazioni di conflitto d’interesse ma essere

stano le condizioni fondamentali per assicurare stabilità al reddito dei nuclei familiari. In questo quadro, quindi, “compito di un banchiere degno di questo nome, attento alla sana e prudente gestione della banca, non è concedere credito a chiunque glielo chieda, fidando in astruse architetture finanziarie, né negarlo a priori a chi avrebbe i requisiti personali ed economici per ottenerlo, trincerandosi dietro asettiche valutazioni numeriche, ma saper esercitare la propria capacità di discernimento professionale nell’esercizio, di per sé rischioso, della funzione creditizia.”  Francesco Tucci


Mercato immobiliare, Abi: positiva l’azione delle banche Si sarebbe dovuta concludere nel dicembre scorso ma andrà avanti almeno fino al 30 giugno 2010. Prosegue così l’indagine conoscitiva sul mercato immobiliare deliberata dalla commissione Ambiente di Montecitorio il 23 aprile 2009. L’ultimo a essere ascoltato è stato, il 9 febbraio, Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Associazione bancaria italiana (Abi). Il dg dell’Abi ha evidenziato la positività dell’operato degli istituti di credito che grazie a interventi quali la rinegoziazione e la portabilità dei mutui, e al cosiddetto Piano famiglie, che consente

di sospendere il pagamento del prestito per un periodo di 12 mesi, si sono dimostrati pronti a rispondere alla crisi e attenti ai bisogni delle fasce meno abbienti. Finora il ciclo di audizioni, iniziato il 29 settembre 2009 e ampiamente trattato nell’ultimo numero del 2009 de L’Agente Immobiliare, ha riguardato Ance, Fiaip, Fimaa, Anama, Consulta nazionale interassociativa per l’intermediazione immobiliare, Confedilizia, Assoimmobiliare, Assogestioni, Genworth financial, Tecnoborsa, Nomisma e Agenzia del territorio e Finco.


Fondo solidarietà mutui finalmente si parte Con due anni di ritardo arriva il provvedimento pensato per sostenere le famiglie in difficoltà

S

tavolta, forse, ci siamo davvero. A fine febbraio le commissioni Finanze di Camera e Senato hanno dato il loro via libera allo schema di decreto del ministero dell’Economia sulle modalità di funzionamento del Fondo di solidarietà per i mutui prima casa. La luce verde da parte dei gruppi di lavoro arriva a due anni dalla istituzione del Fondo, prevista dalla Finanziaria 2008 (L. 244/2007,

ministro Giulio Tremonti, della pubblicazione in Gazzetta ufficiale, e della agognata entrata in vigore, potrà rivelarsi senz’altro utile in questa particolare congiuntura economica. Il cosiddetto Fondo Gasparrini, da Federica Rossi Gasparrini, presidente di Federcasalinghe, ed ex presidente nazionale dell’Udeur all’epoca del governo Prodi, punta, con una dote di 20 milioni di euro, a garantire alle famiglie in difficoltà che ne fanno richiesta, il pagamento dei costi delle procedure bancarie e degli onorari notarili necessari a sospendere le rate dei mutui prima casa. Si potrà fare ricorso all’agevolazione per non più di due volte e per un periodo massimo complessivo non superiore a diciotto mesi. Entrando nel merito, il testo, formato da 8 articoli, individua (art. 1) nei titolari di mutui per l’acquisto della casa adibita a residenza principale e situata in territorio italiano, i beneficiari dell’intervento. Per ottenere la sospensione

Su testo le commissioni parlamentari hanno espresso perplessità su dotazione economica, soggetti ammessi e ruolo banche varata dal governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi nel dicembre 2007), e con undici mesi di ritardo sui tempi previsti: il regolamento di attuazione doveva essere adottato dal Mef entro il 29 marzo 2009. Endemiche lungaggini a parte, il provvedimento, che ora torna a via XX settembre in attesa della firma del


MATTONE& FINANZA

delle rate, dovrà essere presentata domanda (art. 4) alla banca dove è in corso di ammortamento il mutuo, utilizzando il modello che sarà reso disponibile sul sito internet www.sospensionemutui.it, realizzato dalla società a capitale pubblico alla quale il dipartimento del Tesoro del Mef affiderà la gestione del Fondo. L’articolo 2 dello schema di decreto ministeriale stabilisce i requisiti e le condizioni per l'accesso alle agevolazioni. Potrà fare richiesta solo chi ha un indicatore della situazione economica equivalente (Isee) non superiore a 30mila euro l’anno ed è in possesso del titolo di proprietà sull’immobile, oggetto del contratto di mutuo, il cui importo residuo non deve essere superiore a 250mila euro. L’abitazione per la quale è richiesto l’intervento del Fondo non può rientrare nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9 (abitazioni di lusso, castelli e ville). L’accesso al beneficio è inoltre subordinato alla verifica di oggettive condizioni di difficoltà del richiedente verificarsi dopo la data di stipula del contratto di mutuo, come la perdita del posto di lavoro, la morte o l'insorgenza di condizioni di non autosuf-

ficienza di uno dei componenti il nucleo familiare, il pagamento di spese mediche o di assistenza domiciliare per più di 5mila euro l’anno, l’aver sostenuto spese di manutenzione straordinaria, di ristrutturazione o di adeguamento funzionale dell’immobile, l’incremento della rata a tasso variabile di almeno il 25% in caso di rate semestrali e di almeno il 20% per quelle mensili. L’articolo 3 stabilisce che, a fronte della sospensione del pagamento delle rate di mutuo, il Fondo rimborsa alle banche i costi sostenuti dal beneficiario per eventuali onorari notarili anticipati dall’istituto di credito. L’articolo 5 precisa che il Fondo è dotato di personalità giuridica ed è soggetto patrimoniale autonomo e separato, gestito dal dipartimento del Tesoro del ministero dell’Economia attraverso una società a capitale interamente pubblico. Questa società dovrà occuparsi dell’istruttoria delle domande, delle verifiche, dell’attività di recupero crediti e della realizzazione e funzionamento del portale www.sospensionemutui.it. I rapporti tra la società di gestione del Fondo e le banche sono disciplinati dall’articolo 6.

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In particolare, è stabilito che gli istituti di credito abbiano a disposizione dieci giorni di tempo per valutare la completezza e regolarità formale delle richieste presentate per l’accesso alla sospensione delle rate e per trasmettere al gestore del Fondo tutta la documentazione relativa all’ammontare dei costi e degli oneri finanziari dell'operazione. Dal canto suo, la società di gestione, verificata la sussistenza dei presupposti, rilascia, entro quindici giorni dal ricevimento della documentazione, il nullaosta alla sospensione del pagamento delle rate di mutuo e imputa alle disponibilità del Fondo l’importo dei costi e degli oneri finanziari indicato dalla banca. L’articolo 7 stabilisce le modalità di revoca delle agevolazioni, nel caso, sulla base di successive verifiche, risultino false le dichiarazioni e la documentazione fornita dal beneficiario o da altro soggetto competente a rilasciarla. In caso di revoca, chi ha ottenuto l’agevolazione dovrà rimborsare al Fondo la somma corrisposta alla banca, rivalutata secondo gli indici ufficiali Istat di inflazione, oltre agli interessi corrispettivi al tasso legale. Con l’articolo 8 si stabilisce che le risorse non utilizzate, comprese le multe comminate agli istituti di credito per l’inosservanza delle norme in materia di portabilità dei mutui e di surrogazione, affluiscono in un apposito conto corrente infruttifero istituito alla Tesoreria centrale dello Stato e intestato al gestore del Fondo. Apprezzato in maniera bipartisan, il provvedimento è stato comunque licenziato dai gruppi parlamentari di Camera e Senato con una serie di osservazioni. Da parte loro, i membri della commissione Finanze di Montecitorio hanno sottolineato come la quota di 20 milioni sia da ritenere insufficiente. Inoltre, accogliendo i rilievi formulati dal deputato Pd Franco Ceccuzzi, il gruppo di lavoro ha evidenziato la necessità di includere tra i rimborsi a carico del Fondo anche la parte degli interessi dello spread (maggiorazione) applicato dalla banca, oltre che del tasso d’interesse, per evitare che in caso di mancato pagamento i soggetti siano segnalati ai sistemi di informazioni creditizie. Infine, alla luce dell’accordo recentemente stipulato tra l’Associazione bancaria italiana (Abi) e i consumatori in materia di sospensione del pagamento delle rate dei mutui da parte delle famiglie in difficoltà per un periodo di 12 mesi, il cosiddetto Piano famiglie predisposto dall’Abi a ottobre 2009, e attivo da gennaio di quest’anno al quale hanno aderito finora 197 banche, i deputati hanno chiesto che si estendano i requisiti per l’ammissione al beneficio anche ai destinatari di trattamenti di cassa integrazione o di altri ammortizzatori sociali. Come a Montecitorio, anche a palazzo Madama il parere favorevole espresso dal VI gruppo di lavoro è stato accompagnato da una serie di osservazioni che, ora, sarà compito dei tecnici del Mef accogliere o meno. Nello specifico, su suggerimento di Adriano Musi (Pd) e Rosario Giorgio Costa (Pdl), i senatori hanno manifestato la necessità di sciogliere il dubbio che il limite di 30mila euro, previsto per accedere al fondo, sia effettivamente riferito all’Isee, e non al reddito imponibile, che si estendano i requisiti per l’ammissione al beneficio anche ai destinatari di trattamenti di cassa integrazione e che, per snellire e semplificare le procedure, tutti gli adempimenti siano affidati alle banche.  Bruno Ceccarini

“ Riteniamo il fondo importante” Il fondo di solidarietà permette la sospensione dei pagamenti delle rate a tutte le famiglie che versano in situazioni di difficoltà per eventi eccezionali e imprevedibili. Per il settore immobiliare non avere riversato sul mercato uno stock di immobili rivenienti da aste giudiziarie è un bene. Il mercato non sarà drogato da valori che non siano sani. Speriamo che i tempi di attuazione non prolunghino le difficoltà di tante famiglie italiane. E’ chiaro che ogni aiuto di questo genere è gradito, ma crediamo che vada supportato da un cambiamento strutturale dell’accesso al credito. Il fondo sarebbe più utile se fosse unito a un piano di ristrutturazione del debito delle famiglie. In questi anni di ricorso “deregolato” al credito al consumo, al credito per l’acquisto delle case, molte famiglie hanno fatto poca attenzione a ciò che in realtà avrebbero potuto spendere rispetto alle entrate. Un consulente del credito, invece, avrebbe potuto meglio consigliare come gestire il bilancio famigliare. Negli anni addietro molto spesso chi si è recato da solo in banca oppure si è recato dal venditore di auto, piuttosto che di generi di consumo o direttamente dal costruttore/venditore di case non si è posto il problema del rapporto rata/reddito. Abbiamo vissuto un periodo di euforia generale; un periodo in cui i mutui si cartolarizzavano e pertanto il rapporto rata/reddito era marginale. Rivolgersi a un Mediatore Creditizio o Consulente del Credito, abituato a sviluppare planning finanziari e a dare consigli su come meglio pianificare le entrate e le uscite probabilmente avrebbe portato ad evitare qualche asta immobiliare. Ma ora bisogna guardare al futuro cercando di evitare gli errori del passato. La Fiaip pone molta attenzione alla formazione dei suoi 3.500 Mediatori Creditizi affinché siano competenti, preparati e pronti a dare alle famiglie italiane quel supporto di cui hanno bisogno per evitare di ripetere errori di valutazione finanziaria. Samuele Lupidii Vice Presidente Nazionale Mediazione Creditizia


Nuovo Index di mercato targato REplat Presentato ufficialmente nei giorni scorsi, l’Indice dei prezzi elaborato dal Centro Studi di REplat S.p.A. - l’azienda con cui Fiaip ha dato vita al progetto MLS Fiaip (www.mlsfiaip.it) - rileva la variazione percentuale della media dei prezzi degli immobili divisi per tipologia in una data zona cittadina, inseriti sul Multiple Listing Service dalle oltre 1.700 agenzie che lo utilizzano (indipendenti, membri di associazioni di categoria, affiliati a network in franchising), rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Come gli altri indici REplat, quelli di do-

manda e offerta, anche quello dei prezzi è basato soltanto sui dati estrapolati dal flusso di lavoro che gli agenti immobiliari generano quotidianamente all’interno del MLS. “Gli operatori inseriscono ogni giorno in piattaforma le richieste e gli immobili che prendono in incarico, con tutte le relative informazioni. Lo stesso giorno di ogni mese il nostro Centro Studi è in grado di rilevare l’andamento del mercato fatto dagli operatori senza doversi affidare a interviste e questionari”, spiega Vincenzo Vivo, presidente dell’azienda.


Compravendite, ritorno al futuro Nel 2009 il numero di transizioni nel residenziale è allo stesso livello del 2000. Per gli agenti il mercato immobiliare si sta stabilizzando

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l mercato immobiliare italiano ha fatto un salto indietro nel tempo di dieci anni. Nel 2009 le compravendite di abitazioni sono state 609.145, attestandosi allo stesso livello del 2000. Il momento più difficile per il settore è stato il primo trimestre dello scorso anno, quando la flessione nelle transazioni residenziali ha segnato un -18,5%. Con il passare dei mesi però quella che sembrava una caduta libera ha cominciato a rallentare, registrando a fine anno una riduzione dell’11,3% rispetto al 2008, quando il calo è stato del 15,1%. Rispetto al 2007, dunque, la perdita totale è stata del 27%. Sono questi i dati messi in evidenza da Nomisma con la presentazione, il 17 marzo, del Il Rapporto sul mercato immobiliare 2010. La fotografia scattata dall’istituto di ricerca bolognese, rivela un mercato del mattone diversificato sul piano territoriale e

Nel 2009, osserva ancora Nomisma, sono diminuiti anche gli investimenti in edilizia (9,4%), un dato che, unito a quello del calo delle transazioni ha determinato la perdita di 200mila posti di lavoro tra costruzioni (150mila) e servizi immobiliari (50mila). Per il 2010, secondo l’istituto di ricerche, proseguirà la flessione dei prezzi, sia pur meno marcata di quella formulata a novembre: -1,9% per le abitazioni nuove, -3,3% per gli uffici e -2,7% per i negozi. Dal 2011, conclude il Rapporto, "si dovrebbe assistere a un'inversione di tendenza e un ritorno a tassi di variazione positivi con un +1,9% per le case, +1,7% per il direzionale e +2,9% per il commerciale. Per quel che riguarda il mercato dei mutui si stima che le erogazioni nel 2009 siano scese del 13%, vale a dire 7,6 miliardi in meno rispetto al 2008. La crisi, d'altra parte, sta colpendo anche chi ha già acceso un mutuo: il 18% delle famiglie ha dichiarato di aver avuto difficoltà nel far fronte ai pagamenti delle rate negli ultimi 12 mesi”. Pur confermando il quadro delineato da Nomisma, gli operatori dei servizi immobiliari sembrano guardare con meno pessimismo al futuro. E’ quanto emerge dal Sondaggio congiunturale presso gli agenti immobiliari sul mercato delle abitazioni in Italia, realizzato dall’8 al 12 febbraio 2010 da Banca d’Italia e Tecnoborsa in collaborazione con gli agenti Fiaip. Per quanto riguarda il quarto trimestre del 2009, gli operatori segnalano una stabilizzazione del mercato e un parziale recupero del numero di compravendite, una riduzione del volume di incarichi a vendere rimasti inevasi e una sostanziale stazionarietà delle quotazioni, in particolare con riferimento alle attese per il trimestre in corso. Tra le cause prevalenti di cessazione dell’incarico a vendere, il 63,2% degli agenti indica come motivazione principale l’assenza di proposte di acquisto a fronte di richieste del venditore troppo elevate (era il 65,9% del campione a inizio del 2009). E’ aumentata la percentuale di coloro che segnalano un ritiro dell’incarico dovuto ad attese di prezzi più favorevoli.

Nomisma, abitazioni compravendute a quasi 250mila unità in tre anni della tipologia d’immobile e “rigido” sul fronte dei prezzi. Fattore questo che non ha favorito la ripresa delle transazioni. La discesa delle compravendite è stata meno accentuata nelle aree metropolitane (-5,8%) e nei capoluoghi di provincia (-8,1%). Le compravendite di uffici sono diminuite del 10,2%, quelle dei negozi del 17%, mentre gli immobili produttivi hanno perso il 20,2%. In diminuzione anche i prezzi. Nelle 13 grandi aree urbane prese a campione, il costo delle abitazioni è sceso in media del 4,1% (-3,9% gli uffici, -3,2% i negozi, -6,2% i capannoni industriali), mentre le cose sono andate un po’ meglio nelle 13 città “intermedie”: -3,7% per le abitazioni nuove, -3,5% per quelle usate, -3,3% per gli uffici, -4% per i negozi, -3,4% per box e garage e -3,2% per i capannoni. Anche i tempi di vendita, in particolare nelle città intermedie, hanno proseguito il trend di crescita, portandosi a 5,6 mesi per le abitazioni (5,9 se si tratta di un’abitazione nuova) 7,7 per gli uffici, 6,9 per i negozi. A fronte del calo medio dei prezzi, la domanda, evidenzia Nomisma, appare fortemente diversificata: per le costruzioni di qualità la richiesta rimane significativa mentre per le altre è quasi inesistente. "Complessivamente – si spiega nel Rapporto - il mercato esprime una rigidità dei prezzi che restano stabili o calano di pochi punti percentuali, mentre l'aggiustamento è avvenuto soprattutto dal lato delle quantità dove il numero complessivo delle abitazioni compravendute crolla nel giro di tre anni di quasi 250mila unità ed oggi raggiunge poco più di 600mila compravendite annue”.

Agenti immobiliari, mercato in fase di stabilizzazione, buone le prospettive di ripresa Gli operatori manifestano infine “un miglioramento nelle prospettive del proprio mercato di riferimento, in misura più accentuata sugli orizzonti più distanti”.  Gianluca Lustri


NEW TREND

La neve blocca la ripresa del mattone Usa Il mercato immobiliare Usa non è ancora fuori dalla crisi: lo dimostrano i dati pubblicati nel marzo scorso dalla National association of realtors (Nar), la Federazione americana degli agenti immobiliari. Secondo gli analisti, l'indice pending home sale (relativo alla vendita di case esistenti per le quali è stato sottoscritto un preliminare, ma non è stato chiuso il contratto) a gennaio 2010 sarebbe calato in maniera inaspettata, con una contrazione del 7,6%, che segue la flessione dello 0,8% di dicembre 2009. Lawrence Yun, capo economista della Nar, ha attribuito parte della responsabilità del calo al maltempo che ha imperversato in molte zone degli States tra dicembre e febbraio: “Il dato relativo ai preliminari di vendita di gennaio scorso, seppure in crescita rispetto a un anno fa, è comunque di molto inferiore rispetto alle stime, soprattutto se si tiene conto dell’estensione delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa, che hanno ampliato il numero dei potenziali acquirenti. Tuttavia, le condizioni atmosferiche eccezionalmente rigide che hanno caratterizzato l’inverno in molte zone degli Usa hanno influito sulle attività economiche”. Né si attendono sorprese dai dati di febbraio e marzo: il mercato immobiliare Usa comincia ad accusare gli effetti dell’esaurimento del supporto che il governo e la Federal Reserve avevano approntato per sostenere il settore nella fase acuta della recessione, che si stanno traducendo nella riduzione del volume delle transazioni. Lo confermano molti analisti che hanno previsto un’estrema lentezza, in grado di protrarsi nel corso dei prossimi anni, nella ripresa del real estate americano. Tuttavia, è difficile azzardare stime: già da gennaio 2010 i più avevano previsto in crescita di un punto percentuale l’indice pending home sale, ma la realtà li ha smentiti, e pochi oggi sentono di poter escludere il riacutizzarsi del problema.

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Come evitare i contenziosi nei rapporti di lavoro: la certificazione preventiva dei contratti F

ra i tanti temi che l’attuale dibattito scaturito dalle recenti novità normative in materia di lavoro e modalità di risoluzione delle controversie in ambito lavorativo ha sollevato, ve n’è uno che sembra essere stato in qualche modo dimenticato dalla maggioranza dei commentatori e che invece costituisce una novità di reale rilevanza nel panorama delle relazioni lavorative e professionali; l’estensione della certificazione preventiva dei contratti di lavoro prevista dall’art. 75 del D.lgs. n. 276/2003 (c.d. Riforma Biagi) anche alle relazioni di lavoro autonomo, operata dal testo originale del c.d. Collegato Lavoro. L’estensione in questione che a taluni è sembrata un mero argomento giuridico ed è stata liquidata come una oziosità da

addetti ai lavori, possiede invece potenzialità che, nel comparto della mediazione immobiliare e creditizia così come in molti altri, potrebbero diventare significativamente rilevanti. L’utilità pratica della certificazione si coglie in effetti facilmente se si tiene conto di un dato empirico: sono ormai numerosissimi, dinanzi ai Tribunali del Lavoro, i processi che vedono contrapposti i datori di lavoro ed i loro collaboratori o dipendenti e che vertono sulla c.d. qualificazione del rapporto di lavoro tra gli stessi instaurato. In linea di principio, infatti, e specialmente a causa di una diffusa superficialità e grossolanità nella redazione dei contratti di lavoro stipulati, tra le parti contrattuali soggetti sorge frequentemente un contenzioso inerente la natura


previdenza e lavoro del rapporto instaurato: spesso, il lavoratore si rivolge al Giudice al fine di far riscontrare che la propria attività lavorativa è stata prestata in qualità di lavoratore subordinato - con tutte le conseguenze che ne derivano sul piano del trattamento retributivo, previdenziale, assistenziale e, in via generale, delle garanzie che spettano ad un lavoratore subordinato - mentre, dall’altra parte, il datore di lavoro agisce per far riconoscere di aver instaurato un rapporto di lavoro autonomo. Altrettanto numerosi sono inoltre i contenziosi aperti dagli enti previdenziali che agiscono nei confronti di un rapporto autonomo o paraautonomo, pretendendone invece la natura subordinata, anche in questo caso con le immediate conseguenze già elencate. L’esperienza porta a riscontrare come, il più delle volte, le controversie con il lavoratore si concludono tendenzialmente con una transazione nella quale, per la natura stessa della transazione dove entrambe le parti fanno delle concessioni, vi sono comunque dei costi a carico del datore di lavoro; mentre i contenziosi con gli enti previdenziali raramente sono conciliati, comportando comunque per il datore di lavoro i costi di causa spesso anche se vincitore. L’utilità della certificazione dei contratti di lavoro è proprio quella di evitare il verificarsi del contenzioso descritto; riducendo, grazie ad una qualificazione preventiva della natura giuridica del rapporto da parte di un apposito organismo certificatore, l’incertezza sulla qualificazione giuridica della relazione e restituendo - a parere di chi scrive - centralità alla volontà delle parti contrattuali che troppo spesso ormai viene compressa e marginalizzata se non addirittura messa in ridicolo nel corso dei contenziosi giudiziari al cui interno si assiste invece ad una preponderanza delle valutazioni giudiziali che alle volte assumono per i più una latenza arbitraria. La certificazione infatti in quanto atto della pubblica amministrazione è opponibile oltre che alle parti che sottoscrivono il contratto anche a terzi, compresi gli organismi ispettivi degli enti previdenziali, e quindi nell’ipotesi di impugnazione del contratto da certificato, sorge l’obbligo di esperire il tentativo di conciliazione avanti all’ente certificatore e solo successivamente si può procedere giudizialmente, chiedendo l’accertamento della non rispondenza tra il contratto certificato e l’effettivo rapporto instaurato. È immediatamente evidente la rilevanza di questa procedura nei casi di contenziosi instauratisi nei confronti di Enti

previdenziali e degli Ispettorati del Lavoro, in questi casi infatti la stessa circ. n. 71/2005 del Ministero del Lavoro prevede l’impossibilità da parte dell’ente di irrogare sanzioni o rivendicare oneri contributivi quando ci si trovi dinanzi a dei contratti certificati, sino a quando non venga emessa sentenza che accerti la non rispondenza tra certificazione e rapporto di lavoro, lo stesso Ministro del lavoro con la direttiva dell’ottobre 2008, in merito ai comportamenti in sede di controllo, chiariva che il funzionario in sede ispettiva doveva limitare le verifiche ai contratti non certificati e consentiva all’ispettore la possibilità di procedere con la contestazione dei contratti certificati, nei soli casi di denuncia effettuata dal lavoratore. L’ingresso delle tipologie di rapporti di lavoro autonomo inerenti la fornitura di prestazioni nel novero dei contratti certificabili, crea quindi il presupposto per alcune utilissime garanzie anche a rapporti che sino ad ora restavano privi di “copertura” sotto il profilo della qualificazione della loro stessa natura giuridica, aggravata dalla labilità delle distinzioni tra elementi caratterizzanti la subordinazione rispetto alle caratteristiche della prestazione del lavoro autonomo, e da una latente tendenza a voler privilegiare il “diritto alla subordinazione” indipendentemente dalla concreta attività professionale del lavoratore, e spesso anche dalla convenienza per il lavoratore stesso, che in definitiva hanno comportato transazioni “in difesa”, e quindi onerose, per il datore di lavoro ovvero contenziosi lunghi, incerti e comunque caratterizzati da costi rilevanti con gli enti previdenziali. Alla data odierna ancora non è chiaro quale dovrebbe essere l’esito dell’iter legislativo per il testo di legge che al suo interno contiene la norma estensiva dell’istituto della certificazione preventiva anche ai rapporti di lavoro autonomo, ed il fatto che tratta di un istituto in larga parte incompreso e bistrattato da molti anche tra gli addetti ai lavori, non rassicura sull’esito dell’iter legislativo di questa norma in particolare. La rilevanza della novità comunque è tale che i fautori di un efficiente metodo di gestione della giustizia civile in generale e del rito del lavoro in particolare non potrebbero che augurarsi che la norma in questione possa presto fare parte dell’ordinamento legislativo nazionale.  Donato Menichella info@menichella.org

Lavoro, Napolitano frena sull’arbitrato Dopo due anni di navetta tra Camera e Senato, il 3 marzo scorso l’Aula di palazzo Madama ha dato quello che si pensava fosse il via libera definitivo al disegno di legge sul lavoro, l’ultimo collegato alla Finanziaria 2009. Tra le norme contenute nel provvedimento, l’articolo 31 ha stabilito la possibilità di affidare a un arbitro, invece che a un giudice, la risoluzione delle controversie fra lavoratori e datori di lavoro. Disposizione giudicata una “controriforma” dai giuslavoristi, e che a detta dei sindacati aggirerebbe l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che tutela i dipendenti dal licenziamento senza giusta causa con la possibilità di ricorrere al giudice del lavoro. Ed è proprio su questa norma, oltre che sull’estrema eterogeneità del provvedimento, partito con un testo di soli nove articoli e licenziato con 50, che il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha concentrato i suoi rilievi rinviando, il 31 marzo scorso, alle Camere il provvedimento. Per il Quirinale infatti è necessario che il Parlamento ridefinisca il testo, garantendo una maggiore tutela ai lavoratori. Commentando la decisione del presidente della Repubblica, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha auspicato un rapido riesame parlamentare del ddl. Sacconi ha poi circoscritto i nodi sollevati da Napolitano con riguardo all’articolo 31: una più precisa definizione dell'arbitrato, i limiti entro cui ammettere la possibilità per il lavoratore di concordare il rinvio agli arbitri di futuri contenziosi all'atto dell'assunzione e lo spazio di intervento sostitutivo del ministro in caso di mancato accordo tra le parti sociali.

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RICCHEZZA E AGGIORNAMENTO DELLE INFORMAZIONI ON LINE Il web rende gli annunci più efficaci e migliora il livello di servizio con i clienti “Il Real Estate Online sta conoscendo una fase di grande espansione e moltissime agenzie immobiliari hanno già avuto modo di apprezzare i vantaggi di Internet e di integrare questo utile strumento all’interno delle proprie strategie commerciali e delle proprie politiche di comunicazione. Per far crescere il proprio business percorrendo con successo la strada dell’innovazione è necessario che tutti gli agenti immobiliari comprendano l’importanza del web e acquisiscano consapevolezza dei Top Benefit a supporto del mondo del Real Estate:  convenienza,  tracciabilità,  presenza continuativa,  ampiezza dell’audience e target mirato,  visibilità delle inserzioni  ricchezza di informazioni e aggiornamento costante,  interattività (immediatezza della relazione agente-utente)  passaparola (utenti portavoce della qualità del servizio). Puntare su Internet significa convenienza, tracciabilità, presenza continuativa e visibilità degli annunci, ampiezza dell’audience e target mirato, ma anche ricchezza delle informazioni e aggiornamento costante, due aspetti d’importanza cruciale per il mercato immobiliare in una logica di ottimizzazione del servizio al cliente funzionale agli obiettivi di business. Annunci completi e dettagliati consentono infatti di soddisfare al meglio i clienti, che avendo visibilità di tutte le informazioni relative a un immobile, possono selezionare quello più in linea con le proprie esigenze e fissare appuntamenti per visitare solo case e appartamenti a cui siano realmente interessati. In questo modo l’agente ottimizza i tempi di lavoro, evitando inefficienze legate a sopralluoghi alla cieca che hanno poche probabilità di andare a buon fine, e può dedicare maggiore attenzione a clienti effettivamente motivati. La ricchezza delle informazioni è quindi fondamentale, ma spesso è vincolata al supporto fisico sui cui è pubblicata l’inserzione e gli annunci sulla carta stampata risentono di questo limite. Pubblicare un’inserzione sulla stampa o sulla cartellonistica implica il rispetto di confini precisi e un investimento funzionale allo spazio a disposizione. Spesso le descrizioni si riducono quindi a poche righe e non è prevista la possibilità di inserire foto, planimetrie e cartine topografiche. In questi casi i potenziali clienti posso solo farsi un’idea approssimativa dell’immobile in affitto/vendita e per rendersi effettivamente conto delle sue caratteristiche devono necessariamente contattare l’agente immobiliare e concordare un sopralluogo. Grazie alla sua natura ipertestuale e multimediale, il web rappresenta uno strumento strategico da questo punto di vista, in quanto a fronte di un investimento decisamente inferiore rispetto alla carta stampata, consente di pubblicare un numero pressoché illimitato di informazioni e di corredare le descrizioni degli annunci con immagini, video, cartine e link significativi per la qualificazione dell’immobile. Per esempio le oltre 12.000 agenzie affiliate a Casa.it possono pubblicare annunci dettagliati con una descrizione ricca di informazioni, con una tabella riepilogativa delle principali caratteristiche dell’immobile, con innumerevoli foto e planimetrie e con la cartina di Google Maps e la panoramica di Street View per il corretto posizionamento dell’immobile. Gli utenti hanno così la possibilità di visionare oltre 600.000 annunci completi, consultando testi, commenti, foto e piantine, per poi contattare direttamente le agenzie degli immobili più in linea con le proprie necessità. Un altro vantaggio del web collegato alla ricchezza delle informazioni e fondamentale per la soddisfazione del cliente è la possibilità di aggiornare in tempo reale gli annunci, eliminando gli immobili non più disponibili e aggiungendo foto/dettagli o modificando prezzi, in modo che l’informazione veicolata attraverso le inserzioni sia sempre affidabile e veritiera. Gli agenti immobiliari possono rapidamente aggiornare i propri annunci, offrendo un maggior livello di servizio agli utenti che possono concentrarsi sulla consultazione di annunci effettivamente in vendita/affitto e con caratteristiche attendibili. Casa.it cura molto questo aspetto e incoraggia le agenzie partner ad aggiornare con frequenza i propri annunci, consentendo agli utenti stessi di segnalare se le inserzioni sono relative a immobili non più disponibili. Ricchezza delle informazioni e aggiornamento costante degli annunci sono quindi due preziosi elementi di servizio per i clienti e Internet consente alle agenzie immobiliari di curare con la massima attenzione e senza costi aggiuntivi questi aspetti in modo da garantire la soddisfazione degli utenti e di conseguenza il raggiungimento degli obiettivi di business. Dopotutto un utente soddisfatto è un utente che torna sul portale, che si affida all’agenzia immobiliare e che si fa portavoce della qualità delle servizio, incrementando le opportunità di business degli agenti. Interattività e passaparola rappresentano proprio due ulteriori Top Benefit del web che approfondiremo nei prossimi articoli di questa rubrica”. DANIELE MANCINI, Amministratore Delegato di Casa.it


Asolo, la Regina e l’Assunta Non ci sono i canali e le calli, ma chi arriva ad Asolo respira Venezia. La città, adagiata tra le colline e protetta a nord dalla pedemontana e a ovest dal massiccio del Grappa, sembra un pezzo di tela staccato da un paesaggio di Giorgione o di Bellini. E tra le vie si avverte quello spirito laico e devoto che ha reso i domini della Serenissima centri di arte e cultura. Se poi si entra nella Cattedrale, si scopre quanto forte sia il legame con Venezia. Sull’altar maggiore capeg-

gia una copia fedele dell’Assunta di Tiziano dei Frari. E poi si scopre che c’è anche l’Assunta di Jacopo da Ponti (detto il Bassano). Poi ancora l’Assunta, tra i Santi Antonio e Lodovico, di Lorenzo Lotto e nel cui volto, secondo gli studiosi, si possono riconoscere i tratti di Caterina Cornero Regina di Cipro e signora di Asolo, e, per trasposizione, di Venezia, che nel giorno dell’Assunzione, il 15 agosto, celebrava il matrimonio tra sé e il mare.


Asolo, città dai cento orizzonti Tour alla scoperta di un gioiello veneziano nel cuore delle colline trevigiane, tra storia, arte e buon vino

Asolo è Venezia e Venezia è Asolo”, dicono gli abitanti della città, per sottolineare l’affinità tra l’atmosfera che vi respirano con il capoluogo veneto. Affinità di architettura, ma anche di spirito. Selezionata dall’Associazione nazionale Comuni italiani (Anci) tra i borghi più belli d’Italia, e insignita nel 2003 del premio “Città veneta della Cultura 2003”, Asolo ha una posizione favorevole e un clima felice, che ne hanno fatto un centro abitato fin dall’epoca preistorica. Sotto la dominazione romana, tra il I secolo a. C. e il I d. C, ha attraversato un periodo di grande crescita, testimoniato oggi da resti e reperti archeologici di un acquedotto (La Bot), di un teatro, delle terme e di una strada, la via Aurelia, che non ha nulla a che fare con la più nota via Aurelia dell'Etruria che da Roma arriva a Ventimiglia, ma che serviva a collegare Asolo a Padova e forse a Feltre. Il massimo fulgore della città si ebbe dalla fine del ‘300, con la dominazione della Repubblica di Venezia, che diede alla città un importante riassetto urbano e la legò indissolubilmente alla

di San Marco dover rinnovò la rinuncia alla corona. D’allora nella prima domenica di settembre Venezia festeggia l’accoglienza alla Regina di Cipro con la famosa regata storica. Nominata domina Aceli (signora di Asolo) dal Doge Agostino Barbarigo, Caterina conservò anche negli atti ufficiali il titolo e il rango di regina, e nel Castello della Regina, a lei dedicato, richiamò alla sua corte artisti e letterati, tra cui Giorgione, Lorenzo Lotto e Pietro Bembo, che qui ambientò i dialoghi sull’amore platonico “Gli Asolani”. Nell’Ottocento, poi, con la dominazione austriaca, Asolo fu interessata da riforme delle istituzioni civili e da un programma di opere pubbliche, fino a quando nel 1866 entrò a far parte del Regno d’Italia. La storia ottocentesca della città è custodita da un antico orologio a pendolo, nascosto dietro il bancone di un'enoteca in via Browning, nei pressi del Teatro dei Rinnovati: qui sono annotate le date della storia cittadina a partire dagli inizi del XIX secolo.

propria aristocrazia fino alla caduta della Serenissima. Nel 1489 Asolo ha infatti ospitato la residenza della ex regina di Cipro Caterina Cornaro - nobile veneziana figlia di Marco Cornèr – costretta ad abbandonare il proprio trono alla morte del marito, a causa delle continue ribellioni interne, cui la Repubblica aveva posto fine obbligando la nobildonna ad abdicare a favore della Serenissima. Caterina rientrò a Venezia il 6 giugno 1489 e la città l’accolse in modo memorabile: ospitata sul Bucintoro (la galea di stato dei Dogi) venne accompangnata in processione nella Basilica

Sono molti i personaggi celebri che hanno legato il proprio nome al borgo veneto: l’esploratrice e scrittrice Freya Stark, il poeta britannico Robert Browning, che vi scrisse l’opera “Asolando”, Giosuè Carducci, che la definì “città dai cento orizzonti”, il compositore Gian Francesco Malipiero e anche la divina Eleonora Duse, che ha scelto Asolo per trascorrervi lunghi periodi di riposo e alla quale si legò al punto di chiedere di esservi sepolta alla sua morte, nel 1924. I segni del passaggio di questi celebri personaggi si ritrovano tra i vicoli del centro storico: meritano una

Pala di Asolo, Lorenzo Lotto

Ritratto di Caterina Cornero, Tiziano

"Asolo, adunque, vago e piacevole castello posto negli estremi gioghi delle nostre alpi sopra il Trivigiano è, siccome ognuno dee sapere, di madonna la Reina di Cipri" (da "Degli Asolani"). Pietro Bembo


VIAGGI

LA TRADIZIONE ENOGASTRONOMICA visita il Duomo, al cui interno vi è una preziosa opera di Lorenzo Lotto realizzata nel 1506, e la Loggia del Capitanio, antica sede della Comunità Asolana, oggi sede del Museo Civico. Il Castello della Regina, semidistrutto nel 1820, era la residenza della regina di Cipro Caterina Cornaro, e oggi ospita il teatro Eleonora Duse. Vi è poi Villa Rubini De Lord, in cui abitava Gian Francesco Malipiero, e la chiesetta di Sant’Angelo, al cui interno sono visibili splendidi affreschi del XIV secolo. Il patrimonio culturale e storico della città è ricco di tradizioni e leggende. Si narra per esempio che gli antenati del luogo, Veneti o Euganei, abbiano sotterrato da qualche parte una capretta di oro zecchino, la cui ricerca ha sempre accompagnato l’immaginario degli asolani, ma che non sarebbe mai stata ritrovata. Vi è poi la tradizione dei cuchi, che risale all’invasione napoleonica e che si ripropone ogni anno alla Sagra di San Gottardo, con la quale gli asolani mettevano alla berlina gli invasori: si tratta di fischietti in terracotta che riproducono un soldato francese a cavallo di un pollo, in atteggiamento tronfio e con un sorriso da beota.  Raffaella Cramarossa e Paola Del Gaudio

L’atmosfera di Asolo è profondamente legata al ritmo lento del vivere “asolando”: le numerose enoteche, ristoranti e trattorie sono luoghi raccolti in cui gustare sapori genuini, antichi, legati all’andamento delle stagioni e all’influenza veneziana, dalle sarde in saor ai bigoli in salsa, dalle zuppe di funghi alla pasta e fagioli, fino al radicchio di Treviso o di Castelfranco, alla zucca, agli asparagi bianchi di Bassano. Prodotti tipici del territorio sono il mais bianco perla e il formaggio Morlacco, il formaggio Bastardo e il Biso (pisello) di Borso del Grappa, i fagioli nani di Levada e le mele di Monfumo, l’olio della Pedemontana del Grappa che ha qui l'appendice più settentrionale, le ciliegie di Maser e il miele del Grappa. Senza dimenticare poi le specialità del borgo, come il gelato al sambuco, il “Tintoretto” (variante del Bellini al gusto di melograno) e il buon vino della tradizione veneta. Ad Asolo, che aderisce all’associazione delle Città del Vino, infatti, è possibile degustare i vini della zona, come Merlot, Cabernet, Prosecco, Chardonnay, Incrocio Manzoni, ma il borgo è anche un polo importante della produzione doc “Montello e Colli Asolani”.

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A

solo, un piccolo gioiello architettonico adagiato su splendidi colli assolati che nel corso dei secoli ha sedotto personaggi straordinari: dall’affascinante regina Caterina Cornaro che fece del suo castello un luogo di incontro dei maggiori artisti del suo tempo come Pietro Bembo, Gentile Bellini e Giorgione, a Canova, al poeta Robert Browning, alla divina Eleonora Duse, a Giosuè Carducci che la definì “la città dai cento orizzonti” per i suoi incantevoli panorami, all’esploratrice Freya Starck, ad Hemingway solo per citarne alcuni. Il borgo è caratterizzato da una fusione di memorie storiche fatte di scorci medievali e ville palladiane e di panorami naturali assolutamente unici. “Queste caratteristiche influenzano in modo sostanziale il mercato immobiliare asolano del centro storico che presenta delle dinamiche e delle peculiarita’ diverse rispetto al resto del territorio comunale“, sottolinea Marino Piccolotto, ex consigliere provinciale Fiaip che da molto tempo opera ad Asolo, “anzitutto va rilevata la consistente presenza di immobili sottoposti a vincolo storico-artistico che nel passato ha costituito un rilevante polo di attrazione per la clientela straniera. Per quanto concerne il settore delle locazioni attualmente le unità immobiliari di pregio sono particolarmente richieste da clientela italiana disposta a sostenere canoni di locazione elevati a fronte della possibilità di abitare in un contesto molto prestigioso. Le compravendite in centro storico sono “tradizionalmente” poche date le dimensioni ridotte dello stesso e il numero limitato e la peculiarità delle unità immobiliari. Per quanto concerne il resto del territorio comunale valgono le tendenze in atto nel resto della provincia di Treviso sia per quanto concerne il settore residenziale che per il terziario, il commerciale e il produttivo. L’andamento del mercato immobiliare nel resto della Provincia -

spiega Giuseppe Spagnol presidente del collegio provinciale di Treviso - è caratterizzato da tendenze divergenti nei diversi settori. Per quanto concerne il residenziale sembra sia in atto, nel primo trimestre del 2010, un’inversione di tendenza rispetto al trend negativo caratterizzante l’ultimo biennio. Si riscontra una maggiore vivacità sia per quanto riguarda la richiesta di unità immobiliari in locazione che nelle compravendite soprattutto nel capoluogo e nell’hinterland. Sul fronte delle locazioni è in atto una ripresa della domanda sia di unità immobiliari che si collocano in una fascia di prezzo medio-bassa, sia di immobili di maggior pregio. Nelle compravendite rileviamo, inoltre, una sempre maggior consapevolezza ed attenzione della clientela nella scelta dell’unità immobiliare: un elemento fondamentale sembra essere quello relativo al risparmio energetico che va via via assumendo un ruolo fondamentale in fase di trattativa e determinazione del prezzo. Direi che nel settore residenziale il sentiment è attualmente positivo; va inoltre evidenziato, per quanto concerne il fattore prezzo, che nell’ultimo periodo non si è assistito a cadute vertiginose ma piuttosto ad un certo ridimensionamento. I settori commerciale e terziario presentano una situazione sostanzialmente stabile rispetto all’ultimo biennio sia per quanto riguarda il settore delle locazioni che delle compravendite: i prezzi hanno subito una diminuzione e i tempi di rilocazione e vendita continuano ad essere lunghi. Nel settore commerciale sembra essere in atto un certo movimento strettamente legato, comunque, più alle caratteristiche dell’unità immobiliare e al fattore prezzo. Più critica è la fase che sta attraversando il settore produttivo caratterizzato da un consistente eccesso di offerta.  Michela Ziero, delegato provinciale comunicazione ed editoria, Fiaip-Treviso

ABITARE AD ASOLO Quanto costa comprare un’abitazione nella splendida città trevigiana? E che prezzi ci si deve aspettare per affittare una casa o una villa? Per dare un’idea di massima abbiamo cercato nella banca dati delle quotazioni immobiliari dell’Agenzia del Territorio che semestralmente effettua rilevazioni su tutto il territorio nazionale. Ecco i risultati relativi ai valori del secondo semestre 2009: Zona centrale i costi al metro quadro nel centro storico di Asolo, secondo i dati del Territorio - riferiti alla superficie lorda dell’immobile -, vanno da un minimo di 1.700 a 2.050 euro per un’abitazione in ottimo stato, mentre la locazione oscilla tra i 560 e i 740 euro al mese per una appartamento di circa 100 mq. I valori salgono se nella stessa zona si cerca un immobile pregiato per il quale servono tra i 2.050 e 2.400 euro/mq per l’acquisto, e da 670 a 980 euro/mese per la locazione di un appartamento di media grandezza. Zone semicentrali Allontanandosi dal centro i valori scendono, e per comprare un’appartamento sono richiesti tra i 1.350 e i 1.700 euro/mq, mentre per la locazione, sempre per un’abitazione sui 100 mq, servono tra i 500 e 670 euro/mese. Zone periferiche Se infine si sceglie una zona periferica, il territorio di Asolo comprende le frazioni di Caselle d’Asolo, Pagano e Sant’Appolinare e Villa d’Asolo, i costi si alleggeriscono ulteriormente. Una casa in ottimo stato costa tra 1.250 e i 1.500 euro/mq per l’acquisto e tra i 430 e i 620 euro/mese. Se si punta in questa zona a comprare ville e villini i prezzi salgono di 50 euro/mq, mentre per la locazione sono appena superiori a quelli previsti per l’affitto di un appartamento.


cultura e spettacoli

Dalla-De Gregori, dopo sei lustri rinasce la Banana Republic Nell’estate del 1979, più di trent’anni fa, il loro Banana Republic fu il primo tour italiano a essere portato negli stadi. Ne nacquero un film e, soprattutto, un album live e il successo fu clamoroso. Oggi l’esperienza si ripete. Francesco De Gregori e Lucio Dalla hanno infatti deciso di portare in giro per i teatri dello Stivale Work in progress. Una vera e propria reunion, un incontro tra due vecchi amici, ma, più di ogni cosa, un capitolo di storia che si rinnova. I due cantautori, infatti, hanno lavorato sugli arrangiamenti dei brani di una scaletta tutt'altro che scontata che, oltre a contenere alcuni dei loro grandi classici, comprende anche un inedito, Non basta saper cantare, scritto a quattro mani. Dialogando con il pubblico, Dalla e De Gregori si raccontano a vicenda, ricordando episodi della loro lunga carriera artistica e cantando alcuni dei brani entrati di diritto nell’olimpo della musica d’autore italiana. L’anno che verrà, La leva calcistica della classe ‘68, Canzone, La donna cannone, Anna e Marco, Rimmel, Caruso, Viva l’Italia, sono solo alcuni dei brani proposti. Partito il 22 gennaio dal Vox Club di Nonantola, in provincia di Modena, il Work in progress tour raggiungerà la Capitale dal 19 al 23 maggio quando sarà di scena al Gran Teatro.

Eventi in breve Dopo aver festeggiato, a febbraio, le 100 repliche, e il grande successo in tutta Italia, con 4,5 milioni di euro incassati, torna a Roma Cats, il musical composto nel 1981 da Andrew Lloyd Webber. Lo spettacolo andrà in scena dal 14 al 25 aprile al Teatro Sistina, che lo aveva già ospitato, da ottobre a novembre, lo scorso anno.

Si terrà dal 29 aprile al 22 giugno, sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica, la 73esima edizione del Maggio Musicale Fiorentino. La prestigiosa manifestazione artistica, istituita nel 1933 dal mecenate Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano, vedrà alternarsi opere liriche, concerti, balletti e spettacoli di prosa.

Da giovedì 28 giugno si apre la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma nello straordinario palcoscenico delle terme di Caracalla. In cartellone, fino al 14 agosto, le musiche di Cajkovskij, Verdi, Puccini, Leoncavallo e Prokofev, con i balletti Il lago dei cigni e Romeo e Giulietta e le opere Nabucco, Turandot e Pagliacci.

Un gioco appassionante, un piccolo mondo in cui tutti pretendono di poter dire la propria con cognizione di causa. Vendere o dare in locazione immobili, rendere appetibile l’acquisto di una casa ritenuta poco attraente o vederla trasformarsi completamente assumendo un’identità tutta nuova: chi ha scelto come professione l’intermediazione immobiliare conosce bene il gusto e la soddisfazione che possono regalare queste attività, ma da qualche tempo a questa parte cominciano a conoscerli anche gli spettatori delle tv tematiche sul palinsesto satellitare italiano. Stiamo assistendo, probabilmente, al momento di massimo boom del genere docu-fiction e docu-reality applicato alle case. Importati il più delle volte dagli Stati Uniti e traghettati in Italia da multinazionali come l’olandese Endemol fanno furore programmi come “Cerco casa disperatamente” (sul canale Discovery Real Time), nato “per aiutare tanti potenziali acquirenti a orientarsi nell'intricato labirinto del mercato immobiliare”. Puntata dopo puntata, i protagonisti, seguiti dalle telecamere, ricevono preziosi consigli prima di fare il grande passo. Stessi toni per l’omologo “Vendo casa disperatamente”, programma concepito “per offrire consigli utili e illustrare strategie per vendere un immobile, grazie anche alla presenza di esperti immobiliari”. Ma gli esperti immobiliari sono veramente tali? E il mondo dell’intermediazione immobiliare è descritto solo nei suoi aspetti intriganti o anche nelle complessità di una professione in cui la

formazione è ben più importante del talento e dell’improvvisazione? Qualche dubbio, in merito è lecito. Anche se, tutto sommato, la crescente attenzione per il pianeta casa è da registrare senz’altro come una nota positiva. Il pubblico della pay tv si appassiona con programmi come “Extreme Makeover: Home edition” (Sky Uno), in cui in una settimana un team di esperti progettisti e un'impresa edile demoliscono e ricostruiscono la casa a una famiglia che puntualmente gioirà e si commuoverà alla fine della puntata, si diverte di fronte a “Mamma mia… che rivoluzione!” (Discovery Real Time), in cui “il lui e la lei di ogni puntata lasciano completamente carta bianca alle rispettive mammine, pronte a scendere in campo per rinnovare, a loro modo e con il proprio lavoro, una stanza della casa”, si fa una cultura con “Ristrutturo e ci guadagno?” (Discovery Travel & Living), in cui una presentatrice segue alcuni neo-proprietari di case alle prese con il rinnovo dei nuovi appartamenti, acquistati proprio per essere migliorati e quindi rivenduti, ricavandone un profitto. E per chi non ne ha abbastanza c’è l’intera programmazione di Leonardo, un canale che dedica il suo palinsesto alla passione per la casa. Una moda? Certo. Ma forse è anche un’opportunità per spezzare quei tabù e superare quei preconcetti che troppo spesso coinvolgono chi, come gli agenti immobiliari, si spende quotidianamente per migliorare un settore in cui tutti, oggi, vogliono avere cognizione di causa. M.V.

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m e d i a m e n t e

m e d i a m e n t e

Tv satellitare e programmi sulla casa: un vero boom


Bacco, Firenze - Galleria degli Uffizi

Pi첫 di mezzo milione per i capolavori del Caravaggio La mostra-evento a Roma riscuote un grande successo


I Musici, New York - The Metropolitan Museum of Art

cultura e spettacoli

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li esperti del marketing territoriale assicurano che eventi culturali in grado di attirare migliaia di persone, oltre che giovare al mercato del turismo, possono dare un impulso concreto al settore immobiliare delle zone che li ospitano. In attesa di scoprire come si muoveranno i flussi del 2010 sulla capitale, di certo si può battezzare la mostra su Caravaggio, che fino al prossimo 13 giugno continuerà ad andare in scena alle Scuderie del Quirinale a Roma, un grande, irripetibile evento. I numeri sono chiari: 5.000 visitatori al giorno e un volume di prenotazioni che fa stimare in circa mezzo milione le persone che, una volta chiusi i battenti, si saranno disciplinatamente messe in fila sotto alle finestre del presidente Napolitano e avranno staccato il biglietto per ammirare i 24 capolavori che Michelangelo Merisi dipinse nel corso di una quindicina d’anni, prima cioè di concludere prematuramente una vita fatta di genio, di fughe, di eccessi e di violenze. Caravaggio è morto nel 1610 e l’anniversario celebrato quest’anno è stato il pretesto per riuscire a esporre il migliore campionario di opere di sicura attribuzione mai visto, ma è stata anche la grande difficoltà, visto che non soltanto a Roma era venuto in mente di allestire una mostra in grande stile per l’occasione. La concorrenza, però, nulla ha potuto contro la collezione messa insieme da Claudio Strinati, ideatore dell’iniziativa e per molti anni soprintendente a Roma. Improvvisamente l’esigenza di ammirare da vicino le preziose tele si è fatta impellente anche per quelle fasce di persone che i musei li frequentano poco, quelle che, pur vivendo nella capitale o in altre città d’arte italiane, molto difficilmente dedicano qualche angolo del loro tempo alla contemplazione dei grandi classici della pittura, Caravaggio compreso. Una sorta di fanatismo collettivo, dunque, ben sostenuto da un passaparola contagioso e da una strategia di comunicazione illuminata, che ha puntato immediatamente al grande pubblico anche attraverso trasmissioni televisive di vasto ascolto, da Domenica in a Che tempo che fa, per dare immediatamente la sensazione di avere a che fare con un blockbuster, un appuntamento da non mancare per non restare un passo indietro rispetto al vicino di casa o al collega di ufficio. Ma il merito più grande, naturalmente, va a lui, Michelangelo Merisi da Caravaggio. Uno che, nonostante il passare dei secoli, si fa capire immediatamente da chiunque si trovi davanti a un suo quadro, che sia un vecchio intellettuale o un ragazzo svogliato a scuola. “Caravaggio è come una rockstar”, ha azzardato Strinati. Già, è uno che la rabbia e l’energia le fa uscire, anziché da una chitarra distorta, da un uso sapiente e rivoluzionario della luce sulla tela. Non per niente, nessuno esce deluso dalla mostra. I palati più fini si beano davanti al particolare, i tipi più teatrali denunciano sintomi della sindrome di Stendhal, con brividi e mancamenti improvvisi di fronte al capolavoro, mentre le anime più semplici si rincuorano per la lunghezza non eccessiva dell’esposizione e si sentono finalmente chiamati in causa quando vedendo i quadri di Bacco, dei Musici o del Ragazzo con la canestra di frutta riconoscono trionfalmente figure note sin dai tempi del sussidiario e poi via via alimentate da fiction televisive e immagini pubblicitarie. Qualche visitatore, magari, ha un sussulto di malinconia pa-

triottica scoprendo nei testi illustrativi posti vicino ai quadri che alcuni dei pezzi migliori sono stati regolarmente venduti dal nostro paese negli anni cinquanta e sessanta del novecento a musei lontani, magari a Londra o a Berlino, o addirittura a Kansas City o a Forthworth, nella remota Arizona. Poi, però, si rende conto che proprio nel fatto di vedere riuniti per una volta capolavori generalmente lontani migliaia di chilometri l’uno dall’altro sta l’unicità dell’esperienza appena vissuta. E inevitabilmente la soddisfazione prevale, fosse solo per il pensiero di poter discettare da ora in poi sull’argomento di fronte a chi la mostra non l’ha ancora vista.  Mario Valeri

DAI RESTI DI CARAVAGGIO LA POSSIBILE SPIEGAZIONE DI UNA MORTE MISTERIOSA Mentre la mostra alle Scuderie del Quirinale continua a macinare visitatori, anche ampliando il più possibile il suo orario di apertura, la “caravaggite” in atto si porta in scia nuove esposizioni (a metà aprile è prevista l’apertura di quella sui Caravaggeschi a Palazzo Ruspoli a Roma) e un’attenzione quasi morbosa per la vicenda che portò alla misteriosa morte dell’artista. Da qualche mese i laboratori di ricerca dell'università di Ravenna sono al centro della stampa internazionale perché protagonisti di esami molto complessi, al carbonio, istologici e chimici per stabilire se i resti ritrovati siano da attribuire o meno al cadavere di Caravaggio. Parallelamente Silvano Vinceti, Presidente del Comitato nazionale italiano per la valorizzazione dei beni storici culturali e ambientali, sta eseguendo analisi per stabilire, dopo secoli di ipotesi, la causa reale della morte del grande pittore. “Nella vita del Caravaggio – dice Vinceti – le donne hanno avuto un ruolo importante, sia come modelle per le sue tele sia come amanti. Splendide cortigiane che hanno dato il volto alla Madonna nei suoi dipinti di natura religiosa. Quando non aveva soldi, Caravaggio frequentava prostitute di strada che vivevano in ambienti sporchi e privi di precauzioni igieniche. Più che la malaria potrebbe essere la sifilide la causa del suo precario stato di salute”.

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l’avvistatore librario

PICCOLI. LA PANCIA DEL PAESE Di Dario Di Vico, pp. 173; editore Marsilio (collana I grilli); prezzo: € 15,00 Quattro milioni di piccole aziende, otto milioni di partite Iva, eppure, “invisibili” per il sistema di rappresentanza, ancora basato sulle antiche élite economiche. È quanto emerge dal libro dell’inviato ed editorialista del Corriere della sera Dario Di Vico, intitolato Piccoli. La pancia del Paese. Nato da un’inchiesta del quotidiano milanese, il libro rappresenta il punto di vista di quanti, tra piccoli imprenditori, artigiani e commercianti, non hanno ancora trovato una propria rappresentanza probabilmente perché non sono visti come portatori di istanze da difendere. Eppure, l’80% di loro vota per Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, e considera l’esecutivo in carica un governo amico. Né è possibile spostare il discorso sulla sinistra, che a sua volta non è in grado di rappresentare “la pancia del Paese”. La mancanza di considerazione viene vissuta come un torto da molti micro-imprenditori, che si mettono in gioco in prima persona, vivono per l’impresa e contribuiscono in buona parte a formare il Pil nazionale. Il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi, citato da Di Vico nel libro, ha dichiarato: “Puoi avere la Mercedes e la villetta, ma se soffri della mancanza di considerazione resti comunque un outsider”. Per concludere con le parole del sociologo Carlo Carboni: “Siamo alle solite: c'è una metamorfosi del paese, ma la classe dirigente, a partire dalla politica, non lo comprende o fa finta di distrarsi; ma si distrae sempre per origliare i salotti buoni dell'economia”.

L’ARTE DEL NETWORKING di Steven D’Souza, pp. 210; Mfc Editore; Prezzo: € 18.00 Come migliorare le proprie reti di amicizie e aumentare i contatti per il proprio business come un esperto manager? Steven D’Souza ne “L’Arte del Networking” affronta questa delicata materia, approfondendo tutti gli aspetti necessari per diventare dei bravi “networker”. Il libro, dal titolo originale “Brilliant networking” tradotto in italiano da Marcella Frati, si pone come uno strumento indispensabile per sviluppare relazioni sociali e lavorative utili non solo per migliorare o cambiare il proprio lavoro, ma anche per stringere nuove amicizie. Perché fare networking è ben più che scambiarsi biglietti da visita. D’Souza – che attualmente riveste la carica di Executive Fellow e member del Corporate Learning Group della IE Business School di Madrid – ha raccolto raccomandazioni, suggerimenti e consigli pratici su come creare e mantenere i propri network in base agli obiettivi che ci si è prefissati. Il testo intende guidare il lettore indicandogli il metodo da seguire per costituire una propria comunità, facendo presente che solo alcune persone hanno la naturale inclinazione, comunque da perfezionare, a essere networker, mentre la maggioranza deve imparare a gestire gli strumenti idonei per diventarlo. Secondo l’autore, quindi, “non esistono networkers brillanti dalla nascita. Non sono emersi dal nulla. Anche se ci sono persone che hanno un’inclinazione a fare networking, devono sempre imparare a fare il vero networking.”

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Guida agli investimenti immobiliari Di Gianluca Proni, pp. 128, editore Etas libri, prezzo: € 9,50 Cosa conviene acquistare? In Italia o all’estero? Meglio il faida-te o affidarsi al supporto di professionisti? Sono solo alcune delle domande cui dà risposta questa guida all'affare immobiliare, che offre contatti e suggerimenti per ridurre rischi e imprevisti in agguato.

La casa ecologica A cura di Maurizio Montalto, Consiglia Giannello e Maria Raffaella La Cava, pp. 176, editore Simone, collana Quaderni di diritto immobiliare, prezzo: € 16,00 Impianti solari, antincendio e biopiscine, comfort acustico, certificazione energetica: per realizzare o acquistare una casa ecologica basta conoscere (e seguire) la legislazione vigente, osservando le comuni norme del vivere civile.

Locare un immobile ad uso abitativo di Giovanni Carini, pp. 176; Simone Editore; Prezzo: 18,00 Il libro di Giovanni Carini, rivolto sia agli “addetti ai lavori” che a semplici curiosi, presenta in modo chiaro e dettagliato la normativa in vigore sulla locazione abitativa, profondamente cambiata negli ultimi anni, con esempi e consigli pratici per evitare gli errori più frequenti nella stipula e nella esecuzione del contratto di locazione.


credito e regole

Mediazione creditizia alla resa dei conti I

l 2010 sarà indubbiamente un anno da ricordare per il settore delle mediazione creditizia, nel bene e nel male. Nei prossimi 6/12 mesi si deciderà infatti – dopo un interminabile ed altalenante periodo di riforma “imminente” ma mai realizzata – il futuro assetto normativo del settore, cui dovranno conformarsi obtorto collo tutti gli operatori del mercato, i consumatori e le banche. La permanente incertezza in cui i mediatori creditizi italiani hanno operato dal 2007 ad oggi dovrebbe trovare fine con l'emanazione del decreto legislativo di attuazione della delega contenuta nell'art. 33 della Legge Comunitaria 2008 (legge n. 88/09). Come sempre accade per le riforme importanti e molto attese, a poche settimane dalla presentazione dello schema di decreto legislativo aleggiano ancora gravi incertezze in merito ai contenuti delle nuove norme. Non sono infatti ancora state sciolte le riserve su almeno tre aspetti di assoluto rilievo nell'economia complessiva della novella legislativa:

guenze che le scelte adottate avranno sulla pianificazione del futuro professionale e di vita delle migliaia di operatori del settore. Risulterebbe a dir poco miope una decisione che privilegiasse le mere esigenze di concentrazione del mercato, finalizzata ad una più agevole controllabilità del mercato, a discapito della libertà d'impresa e del sacrosanto diritto dei moltissimi professionisti competenti e corretti di continuare a fare il proprio mestiere. A breve dovremmo ottenere risposta ai nostri quesiti... dovremmo. Andrea Ciani andrea@studiociani.com

1) quale forma giuridica sarà necessaria per l'iscrizione all'albo dei mediatori (Società di capitali? Società di persone? Quali saranno i requisiti di capitale necessari?); 2) con quali modalità verrà attuato il principio, contenuto nella legge-delega, secondo cui devono essere innalzati i requisiti professionali degli operatori; 3) come verrà garantita l'indipendenza da banche e intermediari finanziari, anch'essa imposta dalle legge-delega come obbiettivo espresso della riforma. L'auspicio è che nella definizione di tali “dettagli” della nuova legge sia ben chiaro al Legislatore quali saranno le conse-

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FIAIP E IL SUO TERRITORIO COLLEGIO REGIONALE FIAIP ABRUZZO - MOLISE VIA CARDUCCI, 97 - II° piano 65125 - PESCARA (PE) Tel: 0852056517 Fax: 0854228388 Email: segreteria@abruzzo.fiaip.it Sito Collegio: www.abruzzo.fiaip.it Orario: Lunedì: 16.00 - 20.00 Martedì-Venerdì: 09.30 - 13.30 COLLEGIO REGIONALE FIAIP BASILICATA VIA PIERRE DE COUBERTIN,8 85100 - POTENZA (PZ) Tel: 0971650737 Fax: 0971440019 Email: segreteria@basilicata.fiaip.it Sito Collegio: www.basilicata.fiaip.it Orario: Lunedì, Mercoledì, Venerdì: 09.00 - 13.00 Martedì e Giovedì: 14.30 - 18.30 COLLEGIO REGIONALE FIAIP CALABRIA VIA ROMA,128 88900 - Crotone (KR) Tel: 0962665226 Fax: 0962665578 Email: segreteria@calabria.fiaip.it Sito Collegio: www.calabria.fiaip.it Orario: Lunedì e Giovedì: 15.30 - 19.30 Martedì, Mercoledì, Venerdì: 9.00 - 13.00 COLLEGIO REGIONALE FIAIP CAMPANIA VIA CIMAROSA, 84 - 2° piano 80127 - NAPOLI (NA) Tel: 0815562829 Fax: 0812295252 Email: segreteria@campania.fiaip.it Sito Collegio: www.campania.fiaip.it Orario: Dal Lunedì al Venerdì: 09.00 - 13.00 e 14.00 - 18.00 COLLEGIO REGIONALE FIAIP EMILIA ROMAGNA PIAZZA DEI MARTIRI, 1 40121 - BOLOGNA (BO) Tel: 0516390572 Fax: 0514228455 Email: segreteria@emiliaromagna.fiaip.it Sito Collegio: www.emiliaromagna.fiaip.it Orario: Dal Lunedì al Venerdì: 09.00 - 13.00 e 14.00 - 18.00 COLLEGIO REGIONALE FIAIP FRIULI VENEZIA GIULIA VIA TAVAGNACCO, 63 33100 - UDINE (UD) Tel: 043244178 Fax: 0432425057

Email: segreteria@friuliveneziagiulia.fiaip.it Sito Collegio: www.friuliveneziagiulia.fiaip.it Orario: Lunedì: 9.00 - 12.30 e 15.00 - 17.30 Dal Martedì al Venerdì: 09.00 - 12.30 COLLEGIO REGIONALE FIAIP LAZIO VIA G.CALDERINI,4 00196 - ROMA (RM) Tel: 0632111522 Fax: 063208837 Email: segreteria@lazio.fiaip.it Sito Collegio: www.lazio.fiaip.it Orario: Dal Lunedì al Venerdì: 09.00 - 13.00 e 14.00 - 18.00 COLLEGIO REGIONALE FIAIP LIGURIA VIA DANTE, 2 16121 - GENOVA (GE) Tel: 0105761119 Fax: 0105305536 Email: segreteria@liguria.fiaip.it Sito Collegio: www.liguria.fiaip.it Orario: dal Lunedì al Venerdì: 09.00 - 13.00 e 14.30 - 18.30 COLLEGIO REGIONALE FIAIP LOMBARDIA VIALE SABOTINO,19/2 20135 - MILANO (MI) Tel: 0232060622 Fax: 0258431482 Email: segreteria@lombardia.fiaip.it Sito Collegio: www.lombardia.fiaip.it Orario: Dal Lunedì al Venerdì: 09.00 - 13.00 e 14.00 - 18.00 COLLEGIO REGIONALE FIAIP MARCHE LARGO SAN COSMA,2 60121 - ANCONA (AN) Tel: 0712071248 Fax: 071201234 Email: segreteria@marche.fiaip.it Sito Collegio: www.marche.fiaip.it Orario: Dal Lunedì al Venerdì: 09.00 - 13.00 e 14.00 - 18.00 COLLEGIO REGIONALE FIAIP PIEMONTE - VALLE D'AOSTA CORSO PRINCIPE EUGENIO,42 10122 - TORINO (TO) Tel: 0114364560 Fax: 0114319156 Email: segreteria@piemonte.fiaip.it Sito Collegio: www.piemonte.fiaip.it Orario: Dal Lunedì al Venerdì: 09.00 - 13.00 e 14.00 - 18.00


COLLEGIO REGIONALE FIAIP PUGLIA VIA GUIDO DE RUGGIERO,50 70125 - BARI (BA) Tel: 0805561617 Fax: 0805571777 Email: segreteria@puglia.fiaip.it Sito Collegio: www.puglia.fiaip.it Orario: Dal Lunedì al Venerdì: 9.00 - 13.00

COLLEGIO REGIONALE FIAIP TRENTINO ALTO ADIGE VIA RODOLFO BELENZANI,37 38100 - TRENTO (TN) Tel: 0461260961 Fax: 0461260961 Email: segreteria@trentinoaltoadige.fiaip.it Sito Collegio: www.trentinoaltoadige.fiaip.it Orario: Dal Lunedì al Venerdì: 15.00/19.00

COLLEGIO REGIONALE FIAIP SARDEGNA VIA ABBA,21 09100 - CAGLIARI (CA) Tel: 070666681 Fax: 0706401372 Email: segreteria@sardegna.fiaip.it Sito Collegio: www.sardegna.fiaip.it Orario: Lunerdì e Mercoledì: 15.00 - 19.00 Martedì, Giovedì, Venerdì: 09.00 - 13.00

COLLEGIO REGIONALE FIAIP UMBRIA VIA SETTEVALLI, 133/c - III° P 06100 - PERUGIA (PG) Tel: 0755058031 Fax: 0755016966 Email: segreteria@umbria.fiaip.it Sito Collegio: www.umbria.fiaip.it Orario: Dal Lunedì al Venerdì: 09.00 - 13.00

COLLEGIO REGIONALE FIAIP SICILIA VIA MESSINA,15 90141 - PALERMO (PA) Tel: 0916112278 Fax: 0916110556 Email: segreteria@sicilia.fiaip.it Sito Collegio: www.sicilia.fiaip.it

COLLEGIO REGIONALE FIAIP VALLE D'AOSTA CORSO PRINCIPE EUGENIO,42 10141 - TORINO (TO) Tel: 0114364560 Fax: 0114319156 Email: segreteria@valledaosta.fiaip.it Sito Collegio: www.valledaosta.fiaip.it Orario: Dal Lunedì al Venerdì: 09.00 - 13.00 e 14.00 - 18.00

COLLEGIO REGIONALE FIAIP TOSCANA VIA STRADIVARI,19 50127 - FIRENZE (FI) Tel: 055413649 Fax: 0554362523 Email: segreteria@toscana.fiaip.it Sito Collegio: www.toscana.fiaip.it Orario: Dal Lunedì al Venerdì: 9.00 - 13.00 e 14.00 - 18.00

COLLEGIO REGIONALE FIAIP VENETO VIA CHIESANUOVA,127/A 35136 - PADOVA (PD) Tel: 0498722025 Fax: 0498711760 Email: segreteria@veneto.fiaip.it Sito Collegio: www.veneto.fiaip.it Orario: Dal Lunedì al Venerdì: 09.00 - 13.00 e 14.30 - 18.30


agenda

A ROMA LE “STAR” DELL’ARCHITETTURA PER IL PROGETTO MILLENNIUM Ripensare e ridisegnare il futuro di Roma nei prossimi dieci anni. È l’obiettivo dichiarato del Progetto Millennium, lanciato dall’amministrazione capitolina il primo dicembre scorso, che mette in campo risorse ed energie finalizzate alla realizzazione di 10 progetti strategici per la città. Per sviluppare un tavolo di confronto di idee, e raccogliere ipotesi progettuali su questo tema, il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha organizzato, per l’8 e il 9 aprile, una conferenza con le più alte personalità dell’urbanistica e dell’architettura internazionale. Renzo Piano, Massimiliano Fuksas, Santiago Calatrava, Richard Meier, Zaha Hadid, Peter Calthorpe, Richard Burdett, Leon Krier, sono solo alcuni dei nomi delle “star” dell’architettura e dell’urbanistica chiamati a ipotizzare lo sviluppo della Capitale da qui al 2020. Nello specifico, il programma prevede, per il primo giorno, la discussione sul riutilizzo delle aree dismesse del centro storico e, per il secondo, la presentazione di proposte per il rilancio delle periferie. 8-9 aprile 2010 - Auditorium Parco della Musica, Roma

EIRE 2010: A MILANO SI VALUTANO LE POSSIBILITÀ DI RIPRESA DEL SETTORE Dopo due lunghi anni di crisi, i primi mesi del 2010 fanno intravedere timidi segnali di ripresa. Il “termometro” ideale per misurare le effettive capacità di reazione del settore sarà, dall’8 all’11 giugno, la sesta edizione di Expo Italia Real Estate (EIRE), ospitata, come negli anni scorsi, dagli stand della Fiera di Milano a Rho. Nel corso della manifestazione, i protagonisti del real estate avranno la possibilità di confrontarsi sui progetti più significativi e sulle opportunità di sviluppo e investimento in Italia, e negli altri Paesi del Mediterraneo, e in alcune importanti nazioni emergenti come Turchia, Egitto e Brasile. EIRE 2010 sarà inoltre un’occasione per dialogare con la Pubblica Amministrazione sulle operazioni di recupero, riqualificazione e rilancio di aree urbane o extraurbane e per negoziare con retailers e master franchisee i più recenti progetti commerciali e multifunzionali. 8-10 giugno 2010 Fiera di Milano Info: tel. +39 02 31911911 - fax +39 02 33608733 www.italiarealestate.it

A ROMA MEDIATORI E CONSUMATORI PARLANO DI RIFORMA PROFESSIONALE Legge Comunitaria 2008 (L 88/2009) e riforma della professione. Questi gli argomenti da cui partiranno i rappresentanti della mediazione creditizia, delle associazioni dei consumatori e delle banche che, il prossimo 12 maggio, si riuniranno a Roma per discutere di nuovi scenari e prospettive. Tra coloro che interverranno all’incontro segnaliamo: Paolo Righi, presidente nazionale Fiaip; Pietro Giordano segretario generale Adiconsum; Giuseppe Maresca, direttore generale divisione Antiriciclaggio del ministero dell’Economia; Alberto Giorgetti, sottosegretario all’Economia; Cosimo Ventucci, vicepresidente commissione Finanze; Andrea Ciani, consulente Fiaip mediazione creditizia; Roberto Rinaldi, servizio supervisione intermediari specializzati della Banca d’Italia; Giovanni Sabatini, direttore generale Associazione bancaria italiana (Abi); Umberto Filotto, segretario nazionale Assofin e Samuele Lupidii, vicepresidente mediazione creditizia Fiaip. Modererà i lavori il vicedirettore de La7, Andrea Pancani. 12 maggio 2010 Tempio di Adriano, Piazza di Pietra - Roma info: tel. +39 06 4523181

EXPO REAL: A OTTOBRE MONACO ANCORA CAPITALE EUROPEA DEL REAL ESTATE Come ogni anno, a partire dal 1998, la prima settimana di ottobre, Monaco di Baviera, chiusi i battenti dell’Oktoberfest, da Mecca degli appassionati di birra, si trasforma nella capitale europea del mattone. La tredicesima edizione di Expo Real, salone del real estate B2B più grande d’Europa, sarà, ancora una volta, l’occasione per raccogliere informazioni di mercato e stringere importanti contatti d’affari. Su 64mila metri quadri 1.500 espositori presentano la loro offerta relativa al mondo dell’immobiliare. Partecipano a Expo Real i rappresentanti dell’intero spettro dell’economia di settore: sviluppatori di progetti e project manager, investitori e finanziatori, consulenti e mediatori, architetti e progettisti, corporate real estate manager ed expansion manager oltre a referenti delle aree economiche e delle città. 4-6 ottobre 2010 Monaco di Baviera www.exporeal.net


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