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Regione Puglia

Assessorato al Mediterraneo

Comune di Bari

Assessorato alla Pubblica Istruzione

XIV Festiv

Camera di Commercio di Bari

Mousiké

Centro Studi Arti Spettacolo nel Mediterraneo

Carlo Gesualdo di Venosa Madrigale “Se la mia morte”

Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle province di Bari, BAT e Foggia Museo Beltrani Pinacoteca Ivo Scaringi

XIV Festival di Musica Antica del Mediterraneo Membro del Réseau Européen des Festival de Musique Ancienne

Comune di Mola di Bari Comune di Sannicandro

Bari · Mola di Bari · Sannicandro · Trani

Comune di Trani

18 novembre - 22 dicembre 2013

AFFILIATO FEDAC La Cecchina ristorante - Bari

SISTEMa orchestre E CORI giovanili E INFANTILI in italia


Eccoci. Questa volta temevamo seriamente di non farcela, e avevamo buone ragioni per preoccuparcene, e invece siamo ancora qui a presentarvi la XIV Edizione del nostro e vostro Festival. Per la prima volta sarà un’edizione un po’ ridotta, con soli sei appuntamenti ma unici per originalità e per l’alto livello artistico. L’edizione di quest’anno è stata resa possibile grazie al sostegno di alcune Istituzioni Pubbliche che continuano a credere nel nostro lavoro sul territorio, come la Regione Puglia e i Comuni coinvolti insieme a sponsor, tra cui Camera di Commercio di Bari e Banca Popolare di Bari, particolarmente attenti e sensibili alla musica antica negli incantevoli luoghi storici della provincia di Bari. Nell’anno del quarto centenario non poteva mancarne l’omaggio a Carlo Gesualdo principe di Venosa (territorio molto legato alla Puglia), già nella manifestazione di apertura, in collaborazione con il Festival di Musica Rinascimentale di Copenhagen diretto da Bjorn Ross: il gruppo madrigalistico danese Musica Ficta, nella quanto mai appropriata cornice della Vallisa, presenta alcune tra le più tormentate ed emozionanti composizioni del principe, recuperando peraltro quella dimensione esecutiva (il cantare a cappella) che infonde nel cuore dell’ascoltatore il pathos originale, restituendone così l’intera portata emotiva. L’appuntamento successivo, al Castello normanno-svevo di Sannicandro di Bari, riprende il tema gesualdiano dell’anima straziata, declinandolo però nell’ambiguità di una dicotomia che si esprime tra il contrasto, per nulla stridente ma anzi conciliante, tra suono e parola, antico e contemporaneo. Ossimori che si ricompongono nel lavoro offerto dall’ensemble Hofmaster. E veniamo al Premio Mousikè Regione Puglia 2013, assegnato a Franco Pavan, un musicista di livello internazionale che ha creato una scuola liutistica in Puglia e che ci ha onorato con la sua presenza in alcune passate edizioni: il suo gruppo guidato dalla voce di Pino De Vittorio (a sua volta Premio Mousiké nel 2012), ci propone un programma intenso e particolare, dimostrando ancora una volta la capacità di coniugare la ricca tradizione musicale popolare del sud d’Italia con gli stilemi propri della prassi filologica della musica antica. Un altro gradito ritorno è quello del palestinese Ramzi Aburedwan, premio Mousiké Regione Puglia 2011. Musicista eclettico e molto impegnato nel suo progetto umanitario, ha creato una scuola di musica a Ramallah, dove insegna ai bimbi palestinesi l’uso di strumenti musicali come alternativa alla violenza e alla guerra. Il concerto – che presenta un cd omonimo premiato come miglior disco del 2012 e un nuovo film sull’esperienza nei campi palestinesi – rappresenta un ideale ponte che travalica i secoli portando le espressioni musicali della cultura popolare del passato in un viaggio virtuale che ci permette di vivere le emozioni musicali di altre genti, su un’altra sponda dello stesso nostro mare. Il concerto solistico di quest’edizione è rappresentato dalle corde del giovane virtuoso Simone Vallerotonda, che dedica al pubblico un recital solistico per tiorba e chitarra barocca. A Natale risuonano le note gioiose dei piccoli musicisti! Da Corigliano d’Otranto, una delle cinque sedi in Puglia del Sistema delle Orchestre Giovanili (fondato in Italia da Claudio Abbado) ci raggiunge una schiera di giovanissimi capitanati da Ambrogio Sparagna, musicista tradizionale di grande esperienza nel riscoprire e riproporre musiche, strumenti e musicisti oltre le barriere della musica “ufficiale”. Con questa carrellata di proposte siamo già arrivati alle soglie dell’anno nuovo, con l’augurio che i doni tradizionali che accompagnano tutti i nuovi “cominciamenti” spettino un poco anche al variegato mondo della cultura, di cui sentiamo modestamente di far parte. Grazie.

Patrizia Gesuita Debora Del Giudice

Mousiké 2013


Mousiké 2013

DA VENOSA, 400 ANNI DOPO: IL PRINCIPE DEI MUSICI La vita infelice di Carlo Gesualdo si svolse tra due castelli del sud: nato in quello di Venosa, di cui la famiglia aveva appena ottenuto il titolo, l’8 marzo 1566 e morto nel suo castello di Gesualdo in Irpinia (oggi in provincia di Avellino) l’8 settembre 1613, fu prima di tutto un principe con sterminati feudi nel mezzogiorno, imparentato per via materna con un papa Medici, un arcivescovo e un santo di casa Borromeo (cugino di Federico e nipote di San Carlo) e il cui zio, il cardinale e arcivescovo di Napoli Alfonso Gesualdo, era in odore di diventare papa. Dopo aver assassinato la moglie Maria d’Avalos, obbligato dai codici d’onore del tempo, sposò in seconde nozze la nipote del duca di Ferrara Alfonso II. Eppure l’ unico interesse esistenziale di Carlo era la musica, una passione coltivata con competenza tale da consacrarlo, accanto a Claudio Monteverdi e Luca Marenzio, come il più grande compositore vissuto tra fine Cinquecento e inizi Seicento. La sua scrittura estremamente originale ed ardita, soprattutto negli ultimi libri di madrigali, ha da sempre attirato l’interesse e l’ammirazione dei musicisti di tutti i tempi, ma soprattutto delle avanguardie artistiche del Novecento, che lo considerarono una sorta di precursore. È vero che Gesualdo, liutista provetto e cantante come altri nobili napoletani del suo tempo, era particolarmente attratto da strumenti musicali sperimentali come l’arciliuto inventato da Piccinini o il clavicembalo enarmonico suonato alla corte di Ferrara dal suo idolo Luzzaschi. Da qui nacque una nobile gara artistica tra Napoli e Ferrara che continuò nella generazione successiva con i napoletani come Trabaci e Maione e il ferrarese Frescobaldi. Ed è lecito pensare che lo status nobiliare avrebbe potuto consentire al principe di Venosa arditezze impensabili per comuni artisti, se è vero che amava esporre “le cose sue partite a tutti per indurli a meraviglia dell’arte sua”. Ma il precorrere le avanguardie novecentesche è chiaramente un mito moderno inadeguato a comprendere la vera essenza della sua musica, che mai esce dai limiti rigorosi delle regole del contrappunto rinascimentale, al contrario di quel salto compiuto da Monteverdi con la “seconda prattica”. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le incisioni discografiche, non soltanto con varie integrali di celebri complessi stranieri ma finalmente anche da parte di esecutori italiani. Tuttavia le iniziative per Gesualdo di questo quarto centenario della morte hanno stentato a prendere corpo, soprattutto in Italia, schiacciate dalla concorrenza celebrativa di Verdi-Wagner. Con molte difficoltà è stato realizzato un fruttuoso coordinamento di tutte le istituzioni interessate a Gesualdo in Italia ed è stata avviata la prima Edizione Nazionale di tutte le Opere di Carlo Gesualdo, che sarà realizzata in 12 volumi da Bärenreiter Verlag, progetto prestigioso che vede unite l’Università della Basilicata a Potenza, l’Istituto Italiano per la Storia della Musica di Roma e il Dipartimento di Musicologia di Cremona dell’Università di Pavia e con un comitato scientifico internazionale presieduto dal maggiore studioso di Gesualdo, Glenn Watkins. Le iniziative si sono concentrate soprattutto negli ultimi mesi dell’anno celebrativo, e sono partite dalla cittadina di Gesualdo, dove prima l’Istituto di studi gesualdiani e poi soprattutto la Fondazione Carlo Gesualdo hanno dato vita a seminari e convegni, cui segue il Conservatorio di Napoli, il teatro di Avellino, la città di Genova e la regione Basilicata che ha costituito un apposito Comitato per le celebrazioni di Gesualdo. Il clou italiano delle celebrazioni, in cui si inserisce il nostro Festival Mousike per la Puglia, avrà luogo a Milano con una presentazione alla Scala di Milano il 21 novembre prossimo. All’estero ricordiamo tra gli altri il festival rinascimentale di Copenhagen – con cui avviamo quest’anno un fecondo rapporto di collaborazione – interamente dedicato a Gesualdo in novembre.

Dinko Fabris


Lunedì 18 Novembre - Bari, Auditorium Vallisa, ore 19

O dolce martire...

Madrigali di Carlo Gesualdo di Venosa (1566-1613) Musica Ficta & Bo Holten

Ann-Christine Wesser Ingels soprano · Susannah Carlsson soprano Amy Vestbø soprano · Sofia Thelin Edgren alto · Tobias Aabye Dam tenore Josef Hamber tenore · Mauro Borgioni basso Direttore Bo Holten Sabato 30 Novembre - Sannicandro, Castello Normanno Svevo, ore 20

Parole di Suono

Ensemble Hofmaster

Roberta Goeta voce · Maria Christina Cleary arpa storica Ermes Pecchinini corno naturale Venerdì 6 Dicembre - Bari, Castello Svevo, ore 19

... E le Arie Siciliane... Laboratorio ‘600

Pino De Vittorio canto, chitarra battente, castagnette Katerina Ghannudi arpa doppia · Ilaria Fantin arciliuto Franco Pavan tiorba, chitarra battente e direzione Premio Mousiké Regione Puglia 2013 a Franco Pavan Sabato 7 Dicembre - Trani, Museo Beltrani, ore 19

Reflections of Palestine Solisti dell’EnsemblE National de Musique Arabe de Palestine Ramzi Aburedwan Direttore e buzuq

Venerdì 13 Dicembre - Mola di Bari, Castello Angioino, ore 20

Dans la Nuit

Simone Vallerotonda tiorba, chitarra spagnola Domenica 22 Dicembre - Bari, Santa Teresa dei Maschi, ore 17

“Festa dei Nuclei del Sistema in Puglia” Concerto di Natale Orchestra “Sparagnina” di Corigliano d'Otranto Ambrogio Sparagna direttore In collaborazione con Regione Puglia, Sistema Orchestre Giovanili in Italia

calendario


in collaborazione con

O dolce mio martire...

Madrigali di Carlo Gesualdo di Venosa (1566-1613) Nel IV centenario della morte del Principe

Fondazione Carlo Gesualdo (Gesualdo-Avellino)

Musica Ficta & Bo Holten Ann-Christine Wesser Ingels soprano Susannah Carlsson soprano Amy Vestbø soprano Sofia Thelin Edgren alto Tobias Aabye Dam tenore Josef Hamber tenore Mauro Borgioni basso Direttore Bo Holten

LunedĂŹ 18 novembre, ore 19 Bari, Auditorium Vallisa


Carlo Gesualdo da Venosa (1566 - 1613) O dolce mio martire (Libro I) Non t'amo (Libro III) Meraviglia d’Amore / Ed ardo e vivo (Libro III) Luci serene (Libro IV) Or, che in gioia / O sempre crudo Amore (Libro IV) Il sol / Volgi, mia luce (Libro IV) Dolcissima mia vita (Libro V)* Mercè, grido piangendo (Libro V)* Se vi duol (Libro V)* Asciugate i begli occhi (Libro V)* Se la mia morte (Libro VI)* Beltà poi che t’assenti (Libro VI)* Mille volte il di (Libro VI)* Io parto (Libro VI)*

FONTI: Madrigali a 5 voci Libro I (Ferrara, Baldini, 1594); Madrigali a 5 voci Libro III (Ferrara, Baldini, 1595); Madrigali a 5 voci Libro IV (Ferrara, Baldini, 1596); Madrigali a 5 voci Libro V (Gesualdo, Carlino, 1611); Madrigali a 6 voci Libro VI (Gesualdo, Carlino, 1611)


Musica Ficta e Bo Holten presentano in Italia una scelta di madrigali di Carlo Gesualdo (15661613), in occasione delle Celebrazioni dei 400 anni dalla morte del Principe. Gesualdo è uno delle più affascinanti personalità del Rinascimento italiano. Oggi è più famoso per l’assassinio d’onore nel 1590 della prima moglie insieme all’amante, sorpresi ”in flagrante delicto”. I protocolli legali del tempo si dilungano sulla descrizione delle ferite sui corpi martoriati e non sorprende che per secoli questo drammatico evento abbia usurpato la giusta fama che dovrebbe essere invece attribuita a Gesualdo come compositore. La musica di Gesualdo, i suoi madrigali in particolare, sono una testimonianza unica delle potenzialità espressive estreme del genere madrigalistico. In queste composizioni, nel giro di pochi secondi, la musica può passare dal profumo più dolce alla più infiammata furia distruttiva, enfatizzando il senso dei testi letterari, spesso composti o arrangiati dallo stesso Gesualdo, oltre che tratti da poeti come Tasso e Petrarca. I leggeri contrasti già insiti nei versi invitano a comporre musica drammatica di carattere radicale: ci sono voluti secoli perché l’opera in musica giungesse ad utilizzare situazioni drammatiche di una intensità paragonabile a quella degli ultimi madrigali di Gesualdo. Il nostro omaggio a Gesualdo offre madrigali scelti da quasi tutti i suoi libri, il primo, terzo e quarto, ma in particolare dagli ultimi due, che usano le più estreme situazioni musicali e straordinarie maniere espressive nei testi. I brani dal Libro V e Libro VI dei Madrigali (indicati con un asterisco *) sono anticipazioni tratte dai rispettivi volumi della Nuova Edizione Nazionale delle Opere di Carlo Gesualdo da Venosa in corso di realizzazione presso la casa editrice tedesca Bärenreiter. Ringraziamo il Comitato Scientifico dell’Edizione e in particolare Maria Caraci, co-curatrice dei volumi. Bo Holten Libro 1 O dolce mio martire O dolce mio martire, cagion del mio gioire. E se ben di me privo io più beato e più felice vivo. Questo è poter d’amore che rubbandomi il cor mi può beare in forme nuove e care. (Luigi Cassola) Libro 3 “Non t’amo”, o voce ingrata “Non t’amo”, o voce ingrata, la mia donna mi disse; e con pungente strale di duol e di martir, l’alma trafisse. Lasso, ben fu la piaga aspra e mortale, pur vissi e vivo. Ahi, non si può morire di duol e di martire. (Ridolfo Arlotti, c.1550-1613)

Meraviglia d’Amore - Prima parte Meraviglia d’Amore. Qual vera aquila suole, mi vagheggio il mio sole. Sole che, a mille a mille, sparge di sua beltà raggi e faville. Ed ardo e vivo - Seconda parte Ed ardo e vivo, dolce aura gradita l’ardor mi tempra e mi mantiene in vita: sì che, arda pur il sol, ma spiri l’aura; chè se mi strugge l’un, l’altra ristaura. (Ridolfo Arlotti) Libro 4 Luci serene e chiare Luci serene e chiare, Voi m’incendete, voi, ma prova il core Nell’incendio diletto, non dolore. Dolci parole e care, Voi mi ferite, voi, ma prova il petto Non dolor nella piaga, ma diletto.


O miracol d’Amore! Alma che è tutta foco e tutta sangue Si strugge e non si duol, more e non langue. (Ridolfo Arlotti) Il sol qual or più splende – Prima parte Il sol, qual’hor più splende non è che scura e languida facella, onde non puoi veder come sei bella. Volgi mia luce - Seconda parte Volgi mia luce entro il mio seno il bel guardo sereno e mira al lume della fiamma mia come tu bella e come ardente io sia. Libro 5 Dolcissima mia vita Dolcissima mia vita, a che tardate la bramata aìta? Credete forse chÈl bel foco ond’ardo sia per finir perchè torcete il guardo? Ahi, non fia mai, ché brama il mio desire o d’amarti o morire. (rielaborazione del madrigale di G. Battista Guarini: “Occhi un tempo mia vita”) Mercè, grido piangendo Mercè, grido piangendo, ma chi m’ascolta? Ahi lasso, io vengo meno. Morrò, dunque tacendo. Deh, per pietade almeno, dolce del cor tesoro, potessi dirti pria ch’io mora: “Io moro”. Se vi duol il mio duolo Se vi duol il mio duolo, voi sola, anima mia, potete far che tutto gioia sia. Deh, gradite il mio ardore, ch’arderà lieto nel suo foco il core, e quel duol che vi spiace in me sia gioia, in voi diletto e pace. Asciugate i begli occhi Asciugate i begli occhi, deh, cor mio, non piangete se lontano da voi gir mi vedete. Ahi, che pianger debb’io misero e solo, che partendo da voi, m’uccide il duolo.

Libro 6 Se la mia morte brami Se la mia morte brami, crudel, lieto ne moro, e dopo morte ancor te solo adoro. Ma se vuoi ch’io non t’ami, ahi, che a pensarlo solo, il duol m’ancide e l’alma fugge a volo. Beltà, poi che t’assenti Beltà, poi che t’assenti, come ne porti il cor, porta i tormenti. Chè tormentato cor può ben sentire la doglia del morire, e un’ alma senza core, non può sentir dolore. Mille volte il dì moro Mille volte il dì moro. E voi, empi sospiri, non fate, oimè, che in sospirando io spiri? E tu, alma crudele, se il mio duolo t’affligge sì, che non ten fuggi a volo a volo? Ahi, che sol morte al mio duol, aspro e rio, divien pietosa e ancide il viver mio. Così, dunque, i sospiri e l’alma mia sono ver me spietati e morte pia. “Io parto” e più non dissi “Io parto” e più non dissi, che il dolore privò di vita il core. Allor, proruppe in pianto e disse Clori con interrotti omèi: “Dunque a i dolori io resto. Ah, non fia mai ch’io non languisca in dolorosi lai.” Morto fui, vivo son, che i spirti spenti, tornàro in vita a sì pietosi accenti.


Parole di Suono

Ensemble Hofmaster Roberta Goeta voce Maria Christina Cleary arpa storica Ermes Pecchinini corno naturale

Comune di Sannicandro

Sabato 30 novembre, ore 20 Sannicandro, Castello Normanno Svevo


Concerto spettacolo intorno al tormento dell'anima con testi e musiche di vari autori tra cui:

Carlo Gesualdo Principe di Venosa Canzon francese Gioan Pietro del Buono Sonata VII, Stravagante, e per il cimbalo cromatico Gregorio Strozzi Toccata Terza

Parole di suono è un programma molto originale che unisce musica antica, musica contemporanea e poesia. Il nucleo centrale di questa proposta è costituito da Antifona, un brano musicale del compositore bolognese Cesare Augusto Grandi su testo di Livia Livi. Per accompagnare la lirica di Livia Livi, Grandi si è affidato a due soli strumenti: l’arpa ed il corno naturale. La scelta di affidarsi al corno antico è giustificata dalla necessità del compositore di ottenere una gamma timbrica più estesa e più sfumata. A punteggiare il tutto alcune liriche di Antonia Pozzi che, insieme a quella della Livi e con il supporto della musica, raccontano una figura femminile: una donna idealizzata, complessa, fragile, seducente e tragica allo stesso tempo. Anche nelle opere di Scelsi, seppur scritte per il corno moderno ritroviamo una ricerca timbrica estrema che necessità di alcune sonorità “al limite dell’inudibile” e di altre ottenibili solo con la “tecnica della mano”. Tale tecnica, usata sistematicamente nel repertorio del XVIII secolo per correggere l’intonazione dello strumento, viene invece usata dall'autore a scopo puramente coloristico.

Roberta Goeta è nata a Milano. Fin da piccola dimostra talento per la danza e le arti perfomative, seguendo giovanissima corsi di formazione in teatro danza in scuole prestigiose (Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi, Milano). Perfeziona i suoi studi anche all'estero, frequentando seminari e masterclass presso l'Ecole Supérieure de Danse Rosella Hightower (Cannes, Francia), il Centre de Danse du Marais (Parigi, Francia), l'Internationale Tanzwochen Wien (Vienna, Austria) e con la David Parson Company (Florida, USA). In seguito approfondisce la formazione nell'ambito teatrale, trasferendosi a Volterra dove è stata tra i primi membri della compagnia Teatro di Nascosto guidata da Annette Henneman, esponente di rilievo del teatro di ricerca della scuola di Grotowski. Ha collaborato come attrice e performer con diverse compagnie italiane di teatro di ricerca - tra cui Teatro della Contraddizione (Milano) e A.I.D.A. (Milano) - partecipando a festival nazionali e internazionali (Volterra Teatro, Locarno Film Festival). Dal 2005 dirige Liberi Movimenti Necessari (Li.Mo.Ne.), di cui è socia fondatrice, attiva in progetti di diffusione e avvicinamento alla danza e al teatro. Ha diretto spettacoli di narrazione per bambini e ragazzi ed attualmente è impegnata nella realizzazione di percorsi di animazione, formazione e divulgazione attraverso il teatro.


Maria Christina Cleary ha studiato musica in Irlanda, in Olanda, Belgio e Germania. Ha conseguito cinque diplomi al conservatorio di Dublino, Londra, L’Aia e Bruxelles. Ha inoltre studiato psicologia al Trinity College di Dublino. Ha vinto numerosi premi come solista in concorsi Nazionali ed Internazionali, tra i quali il primo premio ex aequo all’Utrecht Early Music Competition nel 1997, il sesto premio al Nippon International Harp Competition nel 1996, il secondo premio al Dutch National Harp Competition nel 1997. Ha fatto concerti e registrato CD in tutta Europa, Stati Uniti e Giappone, come solista e in più di 50 gruppi di musica da camera. Ha lavorato come Arpista Principale nella Koninklijk Concertgebouw Orkest di Amsterdam. Con il gruppo MusikFabrik di Colonia, un ensemble di musica contemporanea, ha suonato e registrato più di trenta brani in prima assoluta. Come solista ha suonato in prima assoluta pezzi di D. Dennehy, J. Friedlin, R. Ayres, R. Sims, F. Devresse. Con Peter Veale (oboe) ha eseguito Arc Song di T. Hosakawa al Darmstadt Festival nel 2002. Durante il concerto con Cecilia Batoli ad Amsterdam nel 2000 la critica ha dichiarato che “l’arpa non si era mai sentita suonare così bene”. Un'altra critica inoltre l’ha definita “vera virtuosa dell’impervio strumento”. Ha lavorato stabilmente con Tetraktys, un gruppo di musica del ‘300, con Kees Boeke e Jill Feldman. Nel ultimo anno è stata solista con la Portland Baroque Orchestra e con Arion Ensemble a Montreal. Insegnante della classe di Arpe Storiche a Padova, ha tenuto seminari e Masterclass in altre università come Guildhall University a Londra, Makerere University ed International University di Kampala. Maria è conosciuta per la sua versatilità e abilità nel suonare in maniera diversa musica di differente stile; ha eseguito musica dal ‘200 fino al tempi odierni, usando differenti strumenti per ogni periodo storico. È infatti particolarmente impegnata nella ricerca e nell’esecuzione musicale secondo criteri filologici. Ermes Pecchinini è uno dei cornisti più in vista della propria generazione. Diplomatosi nel 1991 a Milano, ha collaborato con varie istituzioni tra cui Teatro alla Scala e Teatro Comunale di Firenze. Da subito si è avvicinato alla musica antica iniziando un percorso che lo ha portato a collaborare in qualità di primo corno con le migliori orchestre italiane ed europe. Nel 2008 si è esibito come solista al Lincoln Center di New York. Nel 2005 ha eseguito il primo Concerto Brandeburghese al Teatro Colon di Buenos Aires. Si è esibito in più di un’occasione come primo corno al Barbican Center di Londra, al Concertgebouw di Amsterdam, all’Opera di Parigi. EP è molto attivo anche nella ricerca sugli strumenti storici: è stato più volte invitato a tenere lezioni concerto alla Citè de la Musique di Parigi. Nel 2012 si esibisce nella rassegna “ Grandi interpreti” del Bologna Festival eseguendo Antifona, musica di Cesare Augusto Grandi su testo di Livia Livi. EP ha realizzato oltre 60 incisioni per etichette quali Sony, Virgin, Naive, Tdk. Dal 2012 è docente di corno naturale presso il Conservatorio V. Bellini di Palermo.


... e le arie siciliane... Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici delle province di Bari, BAT e Foggia Castello Svevo di Bari

Laboratorio ‘600 Pino De Vittorio canto, chitarra battente, castagnette Katerina Ghannudi arpa doppia Ilaria Fantin arciliuto Franco Pavan tiorba, chitarra battente e direzione Premio MousikĂŠ Regione Puglia 2013 - VIII Edizione

VenerdĂŹ 6 dicembre, ore 19 Bari, Castello Svevo

di Michele Paparella


Marsalisa (anonimo, tradizionale) Er alavò (anonimo, tradizionale) Danza cantata (anonimo, tradizionale, Berlin, Staatsbibliothek, Meyerbeer Archiv, appendice alla partitura dell’opera Romilda e Costanza, Vol. II) La Pachianella (Berlin, Staatsbibliothek, Meyerbeer Archiv, appendice alla partitura dell’opera Romilda e Costanza, Vol. II) A la Santaninfàra (anonimo, tradizionale, Canti della terra e del mare di Sicilia, Milano, Ricordi, 1907, a cura di Albero Favara) Tu rinnina  (anonimo, tradizionale) Siciliana per E. (anonimo, Milano, Biblioteca del Conservatorio Giuseppe Verdi, ms. A. 48), Donna Incostante – Ingrata disleali ed incostanti (anonimo, Affetti amorosi / Canzonette / ad una voce sola / raccolte da / Giovanni Stefani / Con tre Arie Siciliane, & due Vilanelle Spagnole. / […] / In Venetia, Appresso Giacomo Vincenti, 1618) Amore Celato - Si ben mustru di fora tuttu yelu (anonimo, Affetti amorosi / Canzonette / ad una voce sola / raccolte da / Giovanni Stefani / Con tre Arie Siciliane, & due Vilanelle Spagnole. / […] / In Venetia, Appresso Giacomo Vincenti, 1618) Amore Sdegnato - Non ardu chiù com’ardìa (anonimo, Affetti amorosi / Canzonette / ad una voce sola / raccolte da / Giovanni Stefani / Con tre Arie Siciliane, & due Vilanelle Spagnole. / […] / In Venetia, Appresso Giacomo Vincenti, 1618)


Capona – La Castagnetta (anonimo, tradizionale, Berlin, Staatsbibliothek, Meyerbeer Archiv, appendice alla partitura dell’opera Romilda e Costanza, Vol. II) Passioni di Nostru Signuri (anonimo, tradizionale) Canzone Araba (anonimo, tradizionale, Canti Popolari Siciliani, raccolti ed illustrati da Giuseppe Pitré, Palermo, Pedone-Lauriel, 1875, vol. II) Ninnananna delle donne dei marinai di Trapani (anonimo, tradizionale, Canti della terra e del mare di Sicilia, Milano, Ricordi, 1907, a cura di Albero Favara) Sona a battenti (anonimo, tradizionale, arrangiamento di Pino De Vittorio) Li Cinque Passi (anonimo, tradizionale, Berlin, Staatsbibliothek, Meyerbeer Archiv, appendice alla partitura dell’opera Romilda e Costanza, Vol. II) Ora canusco (anonimo, Secondo Scherzo delle Ariose vaghezze Commode da cantarsi à voce sola nel Clavicembalo Chitarrone, Arpa doppia, & altro simile stromento. Di Carlo Milanuzii da Santa Natoglia organista di Santo Stefano in Venetia. Opera Ottava. Novamente ristampata, & corretta dal moderno Auttore Con Privilegio. - In Venetia, appresso Alessandro Vincenti, 1625.) Tarantella Siciliana (anonimo, tradizionale, Berlin, Staatsbibliothek, Meyerbeer Archiv, appendice alla partitura dell’opera Romilda e Costanza, Vol. II) Ninnananna ri la rosa (anonimo, tradizionale)


Quando qualche anno fa iniziai il lavoro di ricerca sulle Siciliane, composizioni musicali scritte su testi nella lingua diffusa principalmente sull’Isola, non avrei mai potuto immaginare le sorprese, i tesori e le meraviglie che questo percorso mi avrebbe svelato. Attraverso una serie di piccole e grandi porte sono stato condotto per mano da illustri studiosi del passato, da musicisti curiosi, da oscuri tipografi, da etnografi sapienti e illuminati, attraverso stanze ricoperte da migliaia di documenti poetici e musicali che riguardavano la tradizione di una delle regioni più straordinarie del Mediterraneo. La terra di Sicilia, per noi italiani, è uno dei due cuori pulsanti, insieme a quello toscano, che ci hanno donato la lingua letteraria. Ed è anche il centro di una storia musicale particolarissima, alimentata proprio dal bacino del Mare Nostrum, dall’Africa, dal mondo arabo, dalla enorme quantità di viaggiatori che attraversarono l’isola, dai contatti mai chiusi col continente. Ma mentre le composizioni in musica che risalgono all’Evo medio sono oggi maggiormente note ed eseguite, poco o quasi nulla possiamo avere il piacere di ascoltare nelle sale da concerto del periodo che risale al XVII e al XVIII secolo. Un periodo che vide una straordinaria fioritura poetica in lingua siciliana - si ragiona in termini di decine di migliaia di scritti – che si riflette in una sensibilità fuori dall’ordinario per la cura, la diffusione ed anche le edizioni dei testi. A questo particolare mondo si unì quello sonoro, che fu scritto e trascritto in decine di manoscritti e stampe, declinando in musica un aspetto legato soprattutto allo schema strofico dell’ottava e quindi alla metrica principale utilizzata per l’improvvisazione. Accanto ad una tradizione culta, o semi culta, viveva con una forza inaudita una tradizione musicale “popolare” che recava con sé, anche in questo caso, una storia culturale secolare. Così, accanto ad un insieme di manoscritti e di stampe che nel corso del Seicento e nel Settecento raccolgono vere e proprie collezioni di testi da cantare in lingua siciliana. accompagnati generalmente dalla chitarra spagnola, possiamo porre il lavoro di alcuni viaggiatori, musicisti o demologi, che trascrissero il canto delle terre e dei mari di Sicilia. Essi ci hanno così consegnato uno scrigno preziosissimo di tesori che noi abbiamo cercato di restituire almeno in parte con questo concerto, che è anche una registrazione discografica (Glossa). Grazie a queste persone oggi possediamo un patrimonio di trascrizioni di musiche che avremmo altrimenti perso a causa dell’affievolirsi della tradizione orale. Fra questi vanno sicuramente ricordati almeno Giacomo Meyerbeer (1791-1864), Giuseppe Pitrè (1841-1916) e Alberto Favara (1863-1923). Seppur così diversificata, questa tradizione musicale contiene tratti comuni evidenti e fortissimi, tanto da permettere di poter confrontare proficuamente fonti a stampa secentesche con brani tramandati per via orale e trascritti agli inizi del XIX secolo. Le forme musicali di origine popolare trascritte da Meyerbeer nel corso di un suo viaggio siciliano del 1816 possono essere distinte in arie e canzonette, storie, canzuni, canti religiosi, balli e canzoni a ballo, andando a dipingere un’articolata realtà sonora della tradizione siciliana. Per quanto riguarda la musica da danza, è istruttivo il confronto che possiamo realizzare per Li cinque passi, danza già presente nella raccolta di Bernardo Storace Selva di varie compositioni d’intavolatura per cimbalo ed organo (Venezia, 1664), o per la Capona, inclusa nel Libro Quarto d’Intavolatura di Chitarrone di Johannes Hieronimus Kapsperger pubblicato a Roma nel 1640. Entrambi i brani infatti furono trascritti da Meyerbeer durante il suo viaggio del 1816. Un’altra fonte assai interessante come termine di confronto è il volume Nuova Chitarra di Regole, Dichiarazioni e Figure pubblicato da don Antonino di Micheli a Palermo nel 1680, che contiene tipi di danze e canzuni siciliane annotate anche dal musicista tedesco. Nel repertorio alla siciliana sopravvivono forti gli echi dell’influenza ellenica e araba, particolarmente nell’uso di intervalli melodici e armonici fortemente inconsueti, legati non solo alla preferenza per la scrittura modale. Un’eco di questa peculiarità si può rilevare ancora grazie ad un preziosissimo manoscritto napoletano, ora conservato a Milano, che contiene la Siciliana per E, (da intendersi come siciliana in re minore, secondo le indicazioni dettateci dall’alfabeto della chitarra spagnola) che ancora in pieno Settecento riporta passaggi armonici particolarmente scabrosi. Un tratto caratterizzante del repertorio è inoltre dato dalle capacità interpretative del cantante, che dovettero essere fortemente peculiari non solo in ambito popolare ma anche colto. Due fra i principali trattatisti dell’arte canora, Pier Francesco Tosi e Giovanni Battista Mancini si soffermano per breve, ma interessantissimo momento, proprio su questo aspetto. Il primo scrive nel 1723:“I passaggi e i trilli nelle Siciliane sono errori.


E lo scivolo e lo strascino delizie” e Mancini aggiunge nel 1774: “Se il trillo, per ragione di esempio, si mischiasse in un tempo di Siciliana, ne risulterebbe tosto un pessimo effetto, poiché il moto di quel tempo richiede portamento e insieme legamento di voce, e il trillo in conseguenza gli recherebbe caricatura”. Uno sguardo ancor più completo, anche se forse di parte, circa la diffusione della moda delle arie alla siciliana nel corso del secolo XVII ce lo offre Pietro Della Valle nella sua lettera indirizzata a Lelio Guidiccioni e intitolata Della musica dell’età nostra che non è punto inferiore, anzi è migliore di quella dell’età passata, datata 16 gennaio 1640: “…E le arie siciliane, che son galantissime per gli affetti pietosi e malinconici, le quali io, prima forse di tutti, portai in Roma da Napoli prima, e poi anche da Sicilia: dove l’anno 1611 ebbi in Messina un’aria che ora la sento cantare in Roma per una delle più belle, e mi furono anche donati due libri manoscritti di ottave siciliane assai buone, che ancora li conservo; e infin d’allora, presa un poco quella maniera, anche io di mia testa in quel tuono siciliano schizzai qualche cosa che ho fra li miei scartafacci, e come si vede son cose affettuosissime: nÈ tempi addietro in Roma non si erano mai sentite; oggi ci si cantano così bene come nell’istessa Sicilia, nè so se meglio possa farsi.” Una vera e propria moda, oseremmo dire, testimoniata in effetti da un notevole corpus, come prima accennavo, di composizioni in siciliano conservate soprattutto nei canzonieri per chitarra spagnola. Ma le tipografie veneziane non rimasero immuni, tanto da vedere pubblicate nelle importanti antologie di Giovanni Stefani del 1618 e Carlo Milanuzii del 1625 gli splendidi brani che qui riproponiamo. Un altro aspetto di grande rilevanza legato alla storia musicale di Sicilia è relativo al patrimonio tramandato dagli orbi, cantastorie ciechi, che almeno a partire dal XVII secolo si posero, come seppur prudentemente osserva la studiosa Elsa Guggino, a metà strada fra il “culto” e il “popolare”. Protetti anche dai padri Gesuiti, agli orbi spettava la conservazione e la riproposizione, fra le altre cose, del patrimonio musicale religioso in lingua siciliana, un patrimonio di una ricchezza inaudita. La composizione centrale del repertorio era la Passio, della quale riportiamo la versione trascritta, per quanto riguarda la linea del canto, da Alberto Favara. In un’ottava di Paolo Catania, padre benedettino di Monreale inserita nel suo Teatro ove si rappresentano le miserie humane. E le mentite apparenze di questo fallace mondo, pubblicato a Palermo nel 1665, possiamo leggere i seguenti versi che ci illuminano sulla strumentazione usata dai ciechi nel Seicento: Si vidi un Cecu cantari pri via / A sonu d’Arpa, ò Chitarra, ò Liutu, / E benchì privu di la vista sia, / Cerca cantandu succursu, ed aiutu, / Leta la vita in canti, e puisia / La passa, è lu strumentu lu so scutu; / Buscando lu guadagnu giustamente /’Ntra li miserij soi campa contenti. (Se vedi un cieco cantare per la via / al suono dell’arpa, o della chitarra, o del liuto / e benché sia privo della vista / cerca cantando soccorso ed aiuto / lieta la vita in canti e poesia / la passa, e lo strumento è il suo scudo / cercando il guadagno giustamente / tra le miserie sue vive contento.) Uno degli strumenti principali utilizzato dai ciechi per accompagnarsi divenne in seguito anche il violino, come dimostrano numerose trascrizioni, fra le quali quelle dello stesso Meyerbeer del 1816, ma la loro forza maggiore risiedette soprattutto nella potenza interpretativa del loro canto. La tradizione degli orbi è oggi praticamente interrotta, ma le tracce del loro portato culturale sono state in parte raccolte e conservate grazie al lavoro di un buon numero di studiosi, tra i quali spicca la già citata Elsa Guggino. Un discorso a parte meritano le ninne nanne, che abbiamo voluto accogliere in questa registrazione per il loro respiro dolcissimo ed intenso ad un tempo. La Ninna nanna delle donne dei marinai di Trapani vuole anche essere un omaggio allo straordinario lavoro di Alberto Favara. Il nostro percorso ha voluto rappresentare uno sguardo su questo meraviglioso e sterminato repertorio, solo una goccia nell’oceano di un mondo magico. In nessun modo si è voluto riproporre una interpretazione di tipo “popolare” – non ne saremmo mai in grado non appartenendo ad un mondo culturale che porta sulle spalle secoli di storia – ma soltanto essere modestamente interpreti di un repertorio che ha coinvolto la nostra curiosità e la nostra passione per la musica. Tutto quello che abbiamo fatto, scelta della strumentazione compresa, cerca di seguire le parole di François Couperin: ...preferisco ciò che mi commuove a ciò che mi stupisce. Parole oggi che paiono troppo di sovente dimenticate. Franco Pavan


Franco Pavan Liutista e tiorbista, collabora con alcune delle più importanti formazioni italiane di musica antica, quali Concerto Italiano, Accordone, La Cappella della Pietà dei Turchini, La Risonanza, La Venexiana e con il gruppo londinese Trinity Baroque suonando diretto dai più noti direttori a livello internazionali. Ha suonato nelle più importanti sale da concerto in Europa e nel mondo. Ha registrato oltre 50 CD con le etichette Emi, Virgin, Opus 111, Naïve, Alpha, Cyprès, Glossa, Cantus, Accord e come solista con l’italiana E lucevan le stelle, vincendo premi quali il Gramophon Award, Diapason d’Or, Premio Vivaldi della Fondazione Cini. Ha registrato per tutte le emittenti radiofoniche europee e per emittenti televisive italiane, francesi, tedesche, spagnole, colombiane, cinesi e giapponesi. Il suo Cd solistico Le Mouton Fabuleux, dedicato alla musica del liutista francese del Seicento Charles Mouton, è stato dichiarato disco dell’anno 2008 per la musica antica dalla rivista italiana Amadeus. Ha collaborato alla redazione del New Grove Dictionary of Music and Musicians e al repertorio Die Musik in Geschichte und Gegenwart, e ha curato opere in fac-simile di Francesco da Milano, Pietro Paolo Borrono e Johannes Hieronimus Kapsperger, e insieme a Mirco Caffagni l’opera omnia del liutista cinquecentesco Perino Fiorentino. È docente di Liuto presso il Conservatorio “E. F. Dall’Abaco” di Verona. Giuseppe (Pino) De Vittorio Attore e cantante, è una figura centrale sia della musica barocca italiana che di quella tradizionale del sud Italia. La sua carriera si è svolta inizialmente al fianco di Roberto De Simone, del quale ha interpretato lavori teatrali come Mistero Napoletano, L’opera buffa del Giovedì Santo, La Gatta Cenerentola, quest’ultima rappresentandoli nei maggiori festival teatrali del mondo. Oltre ad avere interpretato in seguito ruoli ne L’Histoire du Soldat e nel Pulcinella di Stravinskij sotto la direzione di Salvatore Accardo e Massimo De Bernardt, ha lavorato fin dal 1987 con la “Cappella della Pietà dÈ Turchini”, diretta da Antonio Florio, divenendone un artista di riferimento. Con la formazione napoletana si è esibito in tutto il mondo. Parallelamente al lavoro con gli attuali “Turchini di Antonio Florio” coltiva da sempre con passione il suo repertorio di musica tradizionale pugliese con piccolo ensemble, in particolare nel programma “Tarantelle del Rimorso”. Sono moltissime le incisioni che lo vedono protagonista, per alcune delle più prestigiose etichette discografiche europee. Laboratorio ’600 Ilaria Fantin, Katerina El Ghannudi, Franco Pavan: dalle diverse esperienze di suonatori di strumenti a pizzico è nata una formazione dedita alla realizzazione della pratica del basso continuo basata sull’attento studio delle fonti teoriche e musicali del Seicento italiano. La loro attività individuale, che conta decine di dischi e innumerevoli concerti in tutto il mondo, li ha spinti ad unirsi per sviluppare un nuovo linguaggio, rispettoso del testo antico, ma proprio per questo motivo ricco di nuove scoperte. Laboratorio’600 è una formazione da poco nata, ma è già invitata nei più importanti festival europei per collaborare con cantanti e strumentisti di chiara fama. Il primo disco di Laboratorio’600, Siciliane, uscito nel maggio del 2013 per l’etichetta spagnola Glossa, è stato preceduto da quasi tre anni di ricerca ed è stato accolto con enorme attenzione dalla critica musicale. Il gruppo si appresta ad esordire in festival e in sedi prestigiose, come il Concertgebouw di Amsterdam.


Reflections of Palestine Riflessioni sulla Palestina

Solisti dell’Ensemble National de Musique Arabe de Palestine Ramzi Aburedwan Direttore e buzuq

Sabato 7 dicembre, ore 19 Trani, Museo Beltrani

Comune di Trani


I brani tratti da questo disco per il concerto odierno rappresentano un estratto delle potenzialità del progetto musicale di Ramzi come compositore e come esecutore, insieme ad alcuni dei suoi musicisti cui è più legato. È come se la sua storia venga narrata attraverso la scelta dei brani strumentali, con una grande potenza narrativa. Il Festival Mousiké, insieme all’Università della Basilicata e al Sistema delle Orchestre Giovanili in Italia e Federculture, intende con questo nuovo appuntamento avviare una collaborazione stabile e duratura con i progetti di Ramzi in Palestina e Libano.

Ramzi Aburedwan nato e cresciuto in un campo profugo di Palestinesi, discendente di una famiglia originaria del territorio sottratto dall’avanzata dei coloni israeliani, Ramzi Aburedwan ha scoperto tardi e casualmente la musica, emigrando in Francia dove ha completato i suoi studi al Conservatorio di Angers. In pochi anni, con la sua forza di volontà, è diventato un solista di livello internazionale di viola, suonando con direttori come Barenboim e Abbado. La decisione di tornare nella sua terra a portare ciò che aveva imparato è stata più forte e lo ha orientato alla esecuzione di musica su strumenti tradizionali. Dopo aver creato il progetto Al-Kamandjati (“piccolo violinista”), scuole di musica per bambini a Ramallah e in diversi altri campi profughi palestinesi, Ramzi ha da poco creato un nuovo progetto, l’Ensemble Nationale de Musiques Arabes de Palestine, che utilizza voci e strumenti come l’ud, l’accordeon, le percussioni e cosi via. Questa miscela di antico e moderno è confluita in tante composizioni originali di Ramzi Aburedwan, presentate nel suo primo disco, Reflections of Palestine, che ha ricevuto una accoglienza entusiastica nel mondo, tanto da vincere nel 2012 il prestigioso Indie Acoustic Project Prize per la categoria “World Music”. Secondo il New Internationalist , che lo ha classificato col massimo punteggio di 5 stelle: “Reflections of Palestine rappresenta le immense delizie della sua storia musicale e sfida l’ordine stabilito dai confini politici”.


DANS LA NUIT

Simone Vallerotonda tiorba, chitarra spagnola

VenerdĂŹ 13 dicembre, ore 20 Mola di Bari, castello Angioino

Comune di Mola di Bari


Robert de Visée
 (1650-1725)

La Villanelle

Giovanni Battista Granata (1620-1687)

Toccata (Nuovi capricci armonici, Bologna, 1674)

Hieronimus Kapsberger (1580-1651)

Preludio, Sfessania, Toccata II, Capona, Passacaglia (Libro IV d’Intavolatura di chitarone, Roma, 1640)

Francesco Corbetta (1615-1681)

Preludio, Caprice de chacone (La Guitarre Royale, Parigi, 1674) Passacaglia per la X (Varii scherzi di sonate per la chitara spagnola, Bruxelles, 1648)

Santiago de Murcia

Cumbées (Codex Saldivar, Mexico 1730)

A. de Santa Cruz (XVII sec.)

Jacaras (Manoscritto Madrid)

Robert de Visée (1650-1725)

Prelude, Les Sylvains de Mr. Couperin, Minuet, Gavotte (Manuscript Vaudry de Saizenay, Paris, 1699)

Santiago de Murcia (1673-1739)

Zarambeque o Muecas, Tarantelas, Menuet (Codex Saldivar, Mexico 1730)


“Nella notte”: tutto è lecito al musicista che suona per il Re. Il suo primo obiettivo è stupirlo, rapire la sua attenzione, accarezzare il suo animo, con l’arte invisibile dei suoni. Ecco così che, traendo forza dalle rovine del passato e attingendo al tesoro musicale popolare, il musicista di corte ricerca un nuovo pathos seguendo l’istinto libero della variazione. Così come “del poeta il fin è la meraviglia”, anche per il musico il Bello rappresenta il faro attraverso cui illuminare ogni composizione. Dedichiamo al pubblico un recital solistico imperniato su differenti autori per Tiorba e Chitarra barocca, in un gioco immaginario di chiarezza e oscurità, segnato da virtuosismo e ricerca d’intimo stupore, da ombre e da luci. Umana espressione di un universo lontano eppure a noi straordinariamente vicino, un viaggio tra sensi e intelletto, tra immaginazione e ragione, tra carne e spirito, tra umano e divino. Simone Vallerotonda

Simone Vallerotonda Nato a Roma ha iniziato gli studi musicali sulla chitarra moderna. Affascinato dalla musica antica ha intrapreso lo studio del liuto con Andrea Damiani al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, dove si è diplomato col massimo dei voti. Ha successivamente conseguito il diploma di Master su Tiorba e Chitarra barocca con il massimo dei voti presso la Staatliche Hochschule für Musik di Trossingen, sotto la guida di Rolf Lislevand. Si è laureato in Filosofia col massimo dei voti presso l’Università “Tor Vergata” di Roma e si è specializzato in Estetica col massimo dei voti e la lode, dedicandosi ai rapporti tra la musica e i Philosophes. Nel 2011 è risultato miglior classificato, nella sezione solisti, al Concorso Nazionale di Liuto “Maurizio Pratola” e, nello stesso anno, vincitore, con il “Duo B.L.U.” del concorso REMA (Rèseau Européen de Musique Ancienne). Ha registrato per importanti emittenti radio e televisive quali: BBC, RAI, Mezzo, France Musique, Radio4, Radio Clara, Arte, Kulturradio, Radio Vaticana e ha inciso per Naïve, Sony, Virgin, Amadeus, E Lucevan Le Stelle Records, Tesori Musicali di Roma. Oltre alla sua attività di solista, collabora come continuista con vari ensembles tra cui: Modo Antiquo, Les Ambassadeurs, Academia Montis Regalis, Musica Antiqua Roma, Soqquadro Italiano, Il Pomo d’Oro.


In collaborazione con Sistema Orchestre Giovanili in Italia

“Festa dei Nuclei del Sistema in Puglia”

Concerto di Natale con le orchestre giovanili e infantili

SISTEMa orchestre E CORI giovanili E INFANTILI in italia

In collaborazione con Auditorium Diocesano Vallisa

Orchestra “Sparagnina” di Corigliano d'Otranto Ambrogio Sparagna direttore

Domenica 22 dicembre, ore 17 Bari, Sante Teresa dei Maschi


Sia Benedettu ci fice lu mundu E Madonna stei jennònta (La Madonna sta partorendo) Ninna nanna tu Bambinùddhi (Nonna nanna al bambinello) Ni manca pane Epàme oli na dume to Christò (Andiamo tutti a vedere Cristo) Bombinàci (Gesù Bambino) Strina pu koriàna (Strina di Corigliano) Libera nos a malo Ndo ndo ndo

L’orchestra Sparagnina nasce nel 2005 fra le esperienze didattiche dell’Istituto Comprensivo di Corigliano d’Otranto (LE) e cresce attraverso laboratori musicali nella stessa scuola con il maestro Ambrogio Sparagna, in un percorso che valorizza un repertorio di canti tradizionali in Greco Salentino (antico dialetto greco e lingua di minoranza del territorio). I ragazzi dell’Orchestra Sparagnina, diretti dal maestro Ambrogio Sparagna, si esibiscono al Parco della Musica di Roma nell’Ottobre 2010, pubblicano nel 2012 con Finisterre il CD musicale “Aska kalèddhamu” (Alzati bella mia), e nello stesso anno partecipano ad importanti eventi musicali (Suoni delle Minoranze (Le)), Liceo Musicale Pallinis (Atene), Teatro Petruzzelli (Bari) come orchestra del Sistema delle Orchestre Giovanili e Cori giovanili e infantili in Italia). A giugno del 2013 sono invitati a Roma dal Ministro della Pubblica Istruzione per ricevere il terzo premio del concorso “Indicibili (in)canti” organizzato dal MIUR e dal Comitato Nazionale per la diffusione della Musica nella Scuola.


VIII Edizione

Premio Mousiké REGIONE PUGLIA 2013

per la diffusione della musica antica del Mediterraneo

Il premio Regionale Mousiké è assegnato a

Franco Pavan

con la seguente motivazione: di Michele Paparella

"Colto ricercatore e massimo studioso di personalità musicali del Rinascimento italiano. A lungo didatta al Conservatorio di Bari, è oggi tra i maggiori interpreti al liuto, alla chitarra barocca e alla tiorba di repertori originali, colti e popolari del Mediterraneo. Le sue numerose incisioni discografiche hanno contribuito alla diffusione della musica del Mediterraneo spaziando dal Cinquecento italiano alla raffinata musica barocca francese, dalle danze alle ottave della tradizione pugliese e siciliana"

Venerdì 6 dicembre ore 19 Bari, Castello Svevo I Premio Mousiké Regione Puglia 2006 assegnato ad Antonio Florio direttore e fondatore della Cappella della Pietà dei Turchini II Premio Mousiké Regione Puglia 2007 assegnato a Vladimir Ivanoff e complesso Sarband III Premio Mousiké Regione Puglia 2008 assegnato a Patrizia Bovi e complesso Micrologus IV Premio Mousiké Regione Puglia 2009 assegnato a Katarina Livljanic e complesso Dialogos V Premio Mousiké Regione Puglia 2010 assegnato a Hopkinson Smith VI Premio Mousiké Regione Puglia 2011 assegnato a Ramzi Aburedwan VII Premio Mousiké Regione Puglia 2012 assegnato a Pino De Vittorio


XIV Festiv FESTIVAL MOUSIKÉ

Direttore artistico Dinko Fabris Presidente e coordinamento generale Patrizia Gesuita Vice presidente Debora Del Giudice Tesoriere Silvia Gesuita Consulente per le musiche di tradizione orale Francesco Patruno Addetto stampa Paola Console paola.con@alice.it - 348 0993430 Documentazione sonora Giorgio Cavaglieri Regia del suono Sergio Pirozzi, Giuliano Scarola Staff e collaborazioni Elena Tullio

si ringrazia: Sandra Abbate (Nucleo di Corigliano d’Otranto)• Alessandro Ambrosi (Presidente Camera di Commercio-Bari) Salvatore Buonomo (Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Province di Bari - BAT e Foggia) Luigi Caccuri (Comune di Mola di Bari)• Stefano Diperna (Sindaco di Mola di Bari) Francesco D’Orazio (Referente in Puglia del Sistema delle Orchestre Giovanili in Italia)• Maurizio Ferrandino (Presidente FEDAC) Verio Fiore e don Antonio Parisi (Auditorium Diocesano Vallisa - Bari)• Giuseppe Giannone (Assessore alla Cultura Comune di Sannicandro) Silvia Godelli (Assessore al Mediterraneo Regione Puglia) • Roberto Grossi (Presidente Federculture e Sistema Orchestre Giovanili in Italia) Nicola Loperfido (Axiria Viaggi - Bari) • Annamaria Lorusso (Direttrice Castello Svevo - Bari) Fabio Losito (Assessore Pubblica Istruzione Comune di Bari) • Paolo Nitti (Banca Popolare di Bari) Vito Michele Novielli (Sindaco di Sannicandro) Michele Paparella (Paré Gioielli - Bari) Edgardo Pesiri (Presidente della Fondazione Carlo Gesualdo) • Lucia Rosa Pastore (Direttrice della Pinacoteca Ivo Scaringi - Palazzo Beltrani - Trani) Paolo Patruno (Tenuta Patruno Perniola)• Bjorn Ross (Festival di Copenhagen) Giuseppe Riccardi (Vice Presidente Camera di Commercio - Bari)• Luigi Nicola Riserbato (Sindaco di Trani) Gianpaolo Schiavo (Direttore Conservatorio “Niccolò Piccinni” - Bari)• Carmela Surace (Castello di Mola di Bari)

Mousiké

Centro Studi Arti Spettacolo nel Mediterraneo Tutte le manifestazioni sono a ingresso libero fino a esaurimento posti. Per informazioni: Mousiké: tel. 080 553 4590 · fax 080 2145906 • 339.8449605 patmuse@libero.it • www.festivalmousike.it Realizzazione grafica e webmaster: Cosimo Damiano Guarini Manutenzione sito web: Iconet - Antonio Volpe Stampa: Pubblicità & Stampa - Modugno (BA)

Programma 2013  

Programma 2013 Festival Mousiké Bari

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