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Numero 2 Dicembre 2010

GLI OGM NON FANNO MALE, ANZI...

I RIFIUTI DELLA CAMPANIA SON DI DESTRA O DI SINISTRA?

IL COMBUSTIBILE BIODIVERSITA’, IN ITALIA 15 AEREE NUCLEARE E’ SCELTE DAGLI RINNOVABILE ESPERTI

BUONE FESTE A TUTTI DA LIBERAMBIENTE


Che cos’è LIBERAMBIENTE

“LIBER’AMBIENTE”

è un’asso-

ciazione politico/culturale/ambientale che nasce per interpretare e dare voce a tutti quei moderati che sono interessati ad affermare, nel Paese, una nuova ecologia umanista, una nuova cultura ambientale che guardi all’Uomo con più ottimismo. Un Uomo che non è maledizione ma benedizione del pianeta, un Uomo che è ricchezza e non impoverimento del mondo. Un Uomo che ha l’esaltante missione di rendere compatibile lo sviluppo economico e il progresso umano con l’ambiente, la natura, gli animali, la vita su questa terra. La globalizzazione dei processi economici, sociali, culturali, religiosi, etici e politici ci pone tutti di fronte a nuove sfide e difficoltà e, come ogni cambiamento, ci offre dei rischi ma anche delle opportunità. Nel settore ambientale si può razionalmente intravedere la possibilità di un concreto governo dell’ambiente che sappia dare risposte efficienti al degrado ecologico di importanti aree del nostro pianeta; risposte efficienti a fenomeni come la desertificazione, l’effetto serra, la scarsità delle risorse idriche che coinvolgono tutta l’umanità. Noi siamo pronti ad accettare questa sfida lottando contro le culture catastrofiste e nichiliste che sono alla base dell’ideologia ambientalista dominante che ha teso a privilegiare o gli aspetti contemplativi e conservativi dell’Uomo sull’ambiente o a ricercare un’egemonia politica dei problemi, indirizzando la questione ambientale in un solco di protesta prima anticapitalista e poi semplicemente anti-sistema. In antitesi ad una cultura di sostanziale conservazione, di negazione di ogni ragionamento attorno allo sviluppo dell’ambiente e del vero rapporto tra Uomo e Natura, noi di Liber’ambiente, siamo per una cultura di sviluppo dell’ambiente in un continuo confronto tra esigenze della Natura ed esigenze del-

l’Uomo. Siamo per porre i problemi ma anche per limitarli e risolverli. L’associazione Liber’ambiente ha come scopo prioritario quello di riunire tutte le realtà associative e tutti quelli che nella società civile, a diverso titolo, si sono impegnati e s’impegnano per una più avanzata cultura ambientale, avvalendoci della collaborazione di un importante Comitato Scientifico che sarà il vero valore dell’iniziativa che si adopererà per fronteggiare la cultura ambientale dominante. Siamo contro i catastrofismi a buon mercato e la nostra attenzione è rivolta a tutti gli studi dei fenomeni naturali e artificiali, prodotti dalle attività umane. Siamo per non trasformare le tendenze verificabili, in destini fatali. Siamo per non attribuire, ai pareri di tutti quelli che studiano o parlano di ecologia e ambiente, la patente di scientificità obiettiva, perché la scienza è studio e confronto continuo e non dogma a piacimento. Nel concreto vogliamo approfondire tutti i temi oggi posti dal rapporto UomoAmbiente per cercare di trovare sempre la migliore soluzione per la vita di questa terra. Questa impostazione del rapporto Uomo-Ambiente sarà sempre più fattore di sviluppo delle nostre civiltà: sarà fonte di nuove attività umane, tese alla ricerca del benessere dell’umanità intera, sarà strumento di comprensione dei limiti dello sviluppo e del suo controllo affinché esso sia sempre al servizio dell’Uomo e non viceversa. “LIBER’AMBIENTE” sarà un laboratorio di proposte e di dibattito tra le varie esperienze. Si occuperà di formazione sui temi ambientali più scottanti per uniformare i comportamenti degli amministratori del centro-destra sul territorio. Le sfide e gli interrogativi in campo ambientale richiedono un ampio e approfondito dibattito al quale intendiamo dare il nostro contributo con impegno e con la forza delle idee.

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www.liberambiente.com

Newsletter n.2

SOMMARIO

Dicembre 2010

Presidente Liberambiente Roberto Tortoli

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GLI OGM NON FANNO MALE, ANZI… di Antonio Gaspari

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I RIFIUTI SON DI DESTRA O DI SINISTRA? di Alfonso Fimiani

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IL COMBUSTIBILE NUCLEARE E’ RINNOVABILE, NON SONO RIFIUTI di Marjorie Mazel Hecht

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BIODIVERSITA’, IN ITALIA 15 AREE SCELTE DAGLI ESPERTI

Direttore Responsabile Antonio Gaspari Vice Direttore Responsabile

Giorgio Stracquadanio Marcello Inghilesi

di Francesco Ruoppolo

Direttore Editoriale Fracassi Fernando Segreteria di Redazione

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LIBERAMBIENTE NEWS Notizie Ambientali da tutto il Mondo

Stefania Zoppo Hanno collaborato Antonio Gaspari Alfonso Fimiani Marjorie Mazel Hecht Francesco Ruoppolo

Per ricevere la newsletter inviare una mail a: redazione@liberambiente.com

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SCIENZIATI DALLA PONTIFICIA ACCADEMIA E DELL’UNIONE EUROPEA CONCORDANO CONCORDANO:: GLI OGM NON FANNO MALE MALE,, ANZI… di Antonio Gaspari

Viviamo in un mondo in cui è in atto un vero e proprio rinascimento scientifico, con scoperte e innovazioni che accelerano il progresso e migliorano la qualità della vita, ma, paradossalmente si assiste ad una caparbia, irrazionale e oscurantista resistenza a tali innovazioni. E’ il caso delle biotecnologie vegetali, i tanto temuti organismi geneticamente modificati il cui contributo all’ambiente, alla salute, alla lotta contro la malnutrizione è ormai fuori da ogni dubbio. Mercoledì, 1° dicembre è stato pubblicato un rapporto relativo ad una settimana di studio organizzata dal 15 al 19 maggio 2009 dalla Pontificia Accademia delle Scienze sul tema: “Le piante transgeniche per la sicurezza alimentare nel contesto dello sviluppo”, a cui hanno partecipato quaranta tra i più competenti scienziati mondiali di piante transgeniche. Il rapporto in questione conclude che: “in conformità con le recenti scoperte scientifiche, vi è un imperativo morale ad estendere ai poveri e alle popolazioni vulnerabili che li desiderano i benefici di questa tecnologia (OGM ndr) su più vasta scala e secondo condizioni che permetteranno loro di aumentare il tenore di vita, migliorare la salute e proteggere l’ambiente”. Sulla base delle riflessioni del magistero pontificio circa l'utilizzo delle nuove tecniche e tecnologie, i firmatari affermano che per alimentare adeguatamente la popolazione mondiale è necessario l’impiego dell’ingegneria genetica che può, in molte circostanze, “fornire un contributo essenziale alla produttività agricola tramite il miglioramento delle colture, compreso il potenziamento della resa agricola, il miglioramento delle qualità nutritive e un aumento della resistenza ai parassiti, oltre ad una maggiore tolleranza alla siccità e ad altre forme di stress ambientale”. Il documento spiega che “le colture geneticamente modificate possono essere molto importanti per agricoltori poveri di risorse e per i membri vulnerabili di comunità agricole povere, soprattutto donne e bambini” perché riducono largamente “l’uso degli insetticidi” e hanno contribuito ad un “sostanziale aumento della resa agricola e dei redditi delle famiglie e ad un abbassamento dei tassi di povertà (oltre a ridurre il numero di avvelenamenti da pesticidi chimici) nel settore delle piccole aziende

agricole di vari paesi in via di sviluppo, tra cui l’India, la Cina, il Sudafrica e le Filippine”. Sempre secondo il documento conclusivo la resistenza ad erbicidi non tossici per l’ambiente e poco costosi, nel mais, nella soia, nella colza e in altre colture, delle piante geneticamente modificate ha permesso “una maggiore resa per ettaro, ha sostituito il lavoro massacrante di estirpazione manuale delle erbacce e ha contribuito a diminuire i costi, consentendo l’uso di tecniche di aratura minima che hanno abbassato il tasso di erosione del suolo”. “Inoltre – afferma il documento – la tecnologia dell’ingegneria genetica può combattere le carenze nutritive tramite modificazioni tese a fornire micronutrienti essenziali” come per esempio la produzione del Golden Rice, un tipo di riso biofortificato con la provitamina A, il cui consumo quotidiano sarebbe sufficiente a prevenire la carenza di vitamina A. Dal punto di vista ambientale, il documento afferma che “l’applicazione della tecnologia dell’ingegneria genetica ai fini della resistenza agli insetti ha permesso sia una riduzione nell’uso degli insetticidi chimici che l’abbassamento dei costi e il miglioramento della salute dei lavoratori agricoli”. Inoltre con l’uso degli OGM si possono “ridurre le pratiche nocive e ad alto consumo energetico di aratura meccanica, preservando la biodiversità e proteggendo l’ambiente”. In contrasto con la pubblicistica che presenta gli OGM come uno strumento che favorisce solo gli interessi di compagnie multinazionali, gli scienziati sostengono che “l’ingegneria genetica ha già aumentato la resa agricola dei contadini poveri ed è ormai provato che permetta un aumento dei redditi e del tasso di occupazione, che altrimenti non si verificherebbero”. A questo proposito il documento invita a sostenere e incoraggiare la ricerca di nuovi prodotti OGM soprattutto nei paesi poveri e critica l’enorme ed onerosa sovraregolamentazione richiesta per ottenere i brevetti delle piante geneticamente modificate. In merito alle colture tradizionali, il documento spiega che gli OGM non discriminano, ma al contrario favoriscono tutti i tipi di sviluppo. Infine, concludono gli scienziati, “dobbiamo continuare a valutare il contributo potenziale di tutte le tecnologie

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segue da pagina 4 appropriate che, insieme ai metodi tradizionali di miglioramento genetico e ad ulteriori strategie, devono essere usate per migliorare la sicurezza alimentare e alleviare la povertà per le generazioni future”. Per ridurre l’impatto di tale documento, alcuni hanno sostenuto che questa è la posizione di una parte degli scienziati della Pontificia Accademia e non del Vaticano. Certo, però, sta di fatto che alla stesura del documento, ha partecipato il fisico Nicola Cabibbo, scomparso nell’estate 2010 e che all’epoca del convegno era presidente della Pontificia Accademia delle Scienze. Tra i firmatari membri della Pontificia Accademia delle Scienze figurano: il prof. Werner Arber, (Università di Basilea) Premio Nobel per la Medicina, il prof. Nicola Cabbibo, il Cardinale Georges Cottier, il prof. emerito Ingo Potrykus (Swiss Federal Institute of Technology), il prof. emerito Peter H. Raven (Presidente del Giardino Botanico del Missouri), mons. Marcelo Sánchez Sorondo (Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze) e il prof. Rafael Vicuña (Pontificia Università Cattolica del Cile). Il convegno da cui è scaturito il documento si è svolto in Vaticano, nella sede della Pontificia Accademia delle Scienze (PAS) e attraverso l’organizzazione dalla PAS, inoltre la PAS aveva già prodotto un suo documento pubblicato nel 2001 (che tra l’altro viene chiaramente ripreso nel documento appena rilasciato) che era già molto chiaro e che è tuttora disponibile sul sito ufficiale del Vaticano: (http://www.vatican.va/roman_curia/ pontifical_academies/acdscien/documents/newpdf/ es23.pdf).

to alle colture e agli organismi tradizionali”. Per la Commissaria, dalla analisi dei risultati di 50 progetti, finanziati con 200 milioni di Euro da Bruxelles, emerge che “gli Ogm possono offrire delle possibilità di ridurre la malnutrizione, in particolare nei paesi in via di sviluppo, di aumentare le rese e di accompagnare l'adattamento dell'agricoltura al cambiamento climatico”. Per quanto riguarda le opposizioni “secondo la Commissione le Regioni che vorrebbero dichiararsi Ogm-free farebbero una pura dichiarazione politica senza costituire un obbligo legale”. Insomma, non c’è motivo di impedire la ricerca, l’utilizzo e la commercializzazione di OGM, e non si capisce perché esista una opposizione a priori. Se veramente gli oppositori sono certi che ricercatori, agricoltori e consumatori non li vogliono, perché continuano a impedirne il libero commercio? Ricercatori, agricoltori e consumatori hanno il diritto di poter scegliere liberamente.

Altri critici degli OGM hanno sostenuto che l’analisi degli scienziati della PAS non cambia le valutazioni generali e che comunque l’Unione europea sarebbe contraria. Ma, proprio mentre stiamo concludendo questo articolo, il quotidiano La Stampa di Torino, riporta che Máire Geoghegan-Quinn, Commissaria europea per la ricerca, l'innovazione e la scienza ha reso noti i risultati di dieci anni di ricerca europea sugli organismi geneticamente modificati, affermando che “Non esistono prove scientifiche secondo cui gli OGM provocano dei rischi più elevati per l’ambiente o la sicurezza dei prodotti alimentari e animali rispet-

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I RIFIUTI DELLA CAMPANIA SON DI DESTRA O DI SINISTRA? di Alfonso Fimiani

Totale assenza di impianti, raccolta differenziata al minimo e pochissime discariche: si possono riassumere in questi tre elementi i 15 e più anni di interminabile fase emergenziale, cui conseguono miliardi di euro andati in fumo in Campania. I Partiti, la stampa e le associazioni di Sinistra vorrebbero far ricadere la responsabilità sull’attuale Governo, l’unico in grado di dare respiro alla ex Campania Felix. Bertolaso e Berlusconi non hanno la bacchetta magica: non potevano far sparire i rifiuti e far comparire i termovalorizzatori, potevano solo spostarli e dare agli Enti locali il tempo necessario per portare la raccolta differenziata ad un livello accettabile e costruire tutte le infrastrutture necessarie. La verità è che ha fatto scelte scellerate chi ha amministrato per tre lustri e, a rimorchio dei Verdi del sole che non ride più e sulla spinta ideologica delle associazioni-cocomero, verdi fuori e rosse dentro, ha abortito qualunque progetto di costruzione dei termovalorizzatori. E ancora oggi, purtroppo, chi è stato causa della più grande catastrofe ambientale che la storia italiana ricordi siede ai tavoli delle trattative, monopolizzando e strumentalizzando l’opinione pubblica attraverso la stampa amica. Senza ombra di dubbio bene farebbe un’Amministrazione illuminata a mettere alla porta le lobbies che, nascondendosi dietro il vessillo dell’Ambiente, non fanno altro che calpestarlo per un tornaconto personale e per occupare poltrone. Il rifiuto ha tre sbocchi: il recupero attraverso il riciclo, a monte del quale c’è la raccolta differenziata; la valorizzazione attraverso i termovalorizzatori e gli impianti a biomasse, che trasformano i rifiuti in energia; in ultima istanza, la soluzione meno virtuosa è il deposito in discarica. In Veneto, la Provincia di Treviso differenzia in media più dei 2/3 del proprio rifiuto. In Lombardia esistono 13 termovalorizzatori pienamente funzionanti. La Sicilia, dove la percentuale di raccolta differenziata spesso non raggiunge neanche la doppia cifra, non esistono impianti e vi sono oltre 100 discariche

aperte, pur non essendo assolutamente un esempio da seguire, non vive il dramma dell’emergenza. È evidente, allora, che non è impossibile gestire i RSU senza vederne crescere i cumuli fino ai terzi piani dei palazzi. Altrettanto evidente è che in nessuna di queste realtà i meriti e i demeriti possono essere ricondotti all’attuale Governo, ma solo ed esclusivamente agli Amministratori locali. In Campania la differenziata oscilla in media tra il 15 ed il 25%, l’unico termovalorizzatore è quello di Acerra, che brucia 400.000 tonnellate di rifiuto indifferenziato all’anno a fronte di una produzione di oltre 1.500.000 per la sola Provincia di Napoli ed altrettante per il resto della Regione, mentre oltre l’80% delle discariche sono state chiuse perché sature. Le istituzioni ed ancor prima la popolazione hanno l’obbligo morale di aumentare a dismisura la differenziata, mentre le associazioni ambientaliste devono realizzare campagne di sensibilizzazione. È quel che hanno fatto, ad esempio, i Circoli dell’Ambiente, che, nell’ambito del progetto “Il Nostro Rifiuto, La Vostra Risorsa”, hanno aperto SIA (Sportelli Informativi Ambientali) in oltre 100 Comuni della Campania per spiegare non solo come, ma anche perché è imp o r t a n t e d i f f e r e n z i a r e (www.ilnostrorifiutolavostrarisorsa.info). La realtà ci dice che l’emergenza non potrà essere risolta prima di tre anni, il tempo minimo necessario per la costruzione di altri sette termovalorizzatori: altri tre per Napoli e uno a testa per i territori di Salerno, Caserta, Avellino e Benevento. Il vero problema è che, a causa dei soliti Amministratori locali, il termine dei tre anni non è mai partito…

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IL COMBUSTIBILE NUCLEARE E’ RINNOVABILE NON SONO “RIFIUTI” di Marjorie Mazel Hecht

La prima cosa da sapere sui rifiuti nucleari è che essi non sono affatto “rifiuti”, ma una risorsa rinnovabile che, opportunamente riciclata (ritrattata), può offrire nuovo combustibile fissile e isotopi preziosi per molte applicazioni. La principale ragione per cui sono chiamati “rifiuti”, è che la lobby anti-tecnologica non vuole far sapere al pubblico che è possibile riciclarli. Trasformando il carburante esausto nel fantasma di un problema minaccioso e insolubile, la fazione antinucleare ha inteso e intende bloccare la diffusione dell’energia nucleare nel mondo. Il problema è che senza l’energia nucleare, il mondo non potrà industrializzarsi, pertanto la popolazione mondiale non potrà crescere: questo è il sogno dei malthusiani. La verità è che, con l’ingresso dell’umanità nell’era del nucleare, da subito la possibilità di riciclare il combustibile fissile parve essere la grande promessa di un modo di produzione dell’energia allo stesso tempo poco costoso e efficiente. Si pensò subito che le nazioni facenti uso dell’energia nucleare avrebbero riprocessato il combustibile esausto, completando il ciclo di rinnovamento dell’uranio inizialmente arricchito, dopo essere stato “bruciato” nei reattori. Quando le altre fonti di energia moderne – legno, carbone, petrolio, gas – sono bruciate, non rimane altro che cenere e prodotti aeriformi inquinanti, effetto estraneo ad una centrale nucleare. Al contrario il fissile esausto, alla fine della reazione nucleare conserva un 9599% di uranio inutilizzato, disponibile al riciclaggio. Questo significa che se gli Stati Uniti sotterrano 70000 tonnellate di fissile esausto, si sciupano circa 66000 tonnellate di uranio 238. Significa, inoltre, che si sciupano anche 1200 tonnellate di uranio 235 fissile e di plutonio 239. A causa dell’altissima energia contenuta nei nuclei atomici, queste quantità relativamente piccole di fissile (sarebbero contenute nel volume di una piccola villetta) è energeticamente equivalente al 20% delle riserve petrolifere degli Stati Uniti. Fino al 96% del fissile esausto può essere convertito in nuovo combustibile. Il 4% dei cosiddetti rifiuti pesa circa 2500 tonnellate, e consiste di materiali altamente radioattivi, i quali pure sono ancora sfruttabili. Tra di essi vi sono circa 80 tonnellate di cesio 137 e stronzio 90 che, separati, possono essere impiegati in applicazioni mediche quali la sterilizzazione delle attrezzatu-

re. Usando le tecniche di separazione isotopica e la trasmutazione per bombardamento con neutroni veloci (tecnologie in cui gli Stati Uniti furono pionieri, prima di decidere di non svilupparle ulteriormente), si possono separare tutti i tipi di isotopi, come l’americio (impiegato negli allarmi antifumo) o quelli usati nelle diagnosi e nelle terapie mediche. Risulta che, oggi, gli Stati Uniti devono importare il 90% degli isotopi ad uso medico, impiegati in 40000 procedure mediche quotidiane. Anziché estrarre gli isotopi dalle cosiddette scorie, gli Stati Uniti riforniscono altre nazioni di uranio arricchito, per permettere a queste di processarlo e spedire indietro gli isotopi medici necessari! Come il combustibile diventa "esausto" Il fissile resta per diversi anni dentro al nocciolo del reattore nucleare, fino a che la concentrazione dell’uranio 235 si è ridotta al di sotto dell’1%, soglia che impedisce la prosecuzione della reazione a catena. Un impianto di 1000 MW deve pertanto sostituire un terzo del suo fissile circa ogni diciotto mesi. Inizialmente, il fissile sostituito è molto caldo, e deve essere depositato in piscine d’acqua che lo raffreddino e al contempo fungano da schermatura contro le radiazioni. Passato un anno in acqua, la radioattività totale diventa circa il 12% di quella riscontrata al termine delle operazioni di sostituzione. Dopo cinque anni, essa diventa circa il 5%. A differenza di altri rifiuti tossici, gli isotopi radioattivi nel tempo perdono la loro pericolosità. Questo processo di decadimento è misurato in unità di “vita media”, che indica il tempo necessario a metà della massa iniziale per decadere in qualcosa di diverso, talvolta non più radioattivo. Benché pochi siano gli isotopi con vite medie di migliaia di anni, la maggior parte dei componenti dei rifiuti nucleari decadono a livelli di radiotossicità inferiori a quello dell’uranio naturale in poche centinaia di anni. Il fissile esausto comprende uranio e plutonio, e altre varietà di prodotti della fissione, e un piccolo quantitativo di elementi transuranici (cioè più pesanti dell’uranio stesso: gli attinidi), che hanno lunghi tempi di dimezzamento. Se questo fissile non è riciclato, bisogna aspettare centinaia di anni affinché per via naturale la sua tossicità scenda ai livelli dell’uranio naturale.

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BIODIVERSITA', IN ITALIA 15 AREE SCELTE DAGLI ESPERTI di Francesco Ruoppolo - Fonte : Redazione OIPA Magazine Queste le zone che pongono il nostro Paese al centro dell'attenzione internazionale per la difesa del patrimonio naturalistico

Di luoghi assurti a testimonial del patrimonio naturalistico se ne contano sempre di meno al mondo. L'Italia, secondo il parere di alcuni esperti rilasciato a margine dell'Anno Internazionale della Biodiversita', puo' vantare zone che la pongono al centro dell'attenzione internazionale per la difesa della biodiversita' (la varieta' degli esseri viventi che popolano il pianeta, ndr). Sono 15 quelle che rientrano nella lista stilata dagli esperti in base al criterio della ricchezza naturale. Nei mari che circondano la penisola spiccano, a giudizio del biologo marino dell'Universita' delle Marche Roberto Danovaro, cinque zone marine importanti: la costa dalla Maddalena fino all'Asinara (Sardegna), la costa da San Bartolo al Conero (Marche), il Salento (Puglia), da capo Rizzuto a capo Vaticano (Calabria) e da Porto Maurizio all'Isola Palmaria (Liguria). Sulla terraferma, lo zoologo della Universita' dell'Insubria Guido Tosi segnala due aree vitali per i mammiferi: il Parco Nazionale d'Abruzzo (in Abruzzo, Lazio, Molise), fondamentale per la conservazione dell'Orso bruno marsicano, e l'insieme dei Parchi Nazionali del Cilento e del Pollino (Campania, Calabria e Basilicata). Questi ultimi, spiega Tosi, sono "aree di fondamentale rilevanza conservazionistica quale ultimo areale naturale di presenza della lontra in Italia". Le cinque aree che Giuseppe Bogliani, zoologo presso l'Universita' di Pavia, mette in evidenza per la salvaguardia dell'avifauna vedono in cima alla lista le piccole isole del Mediterraneo, aree di sosta per molte specie migratorie. Sono talmente tante che, secondo lo zoologo, e' impossibile selezionarne una sola. La lista prosegue con lo Stretto di Messina, l'area umida del Delta del Po, e l'intero fiume Po dal Piemonte al Veneto, il principale corridoio ecologico longitudinale della Pianura padana. Bogliani

conclude l'elenco con il primo parco nazionale istituito in Italia: il Parco Nazionale del Gran Paradiso (Valle d'Aosta e Piemonte). Chiudono la lista tre luoghi importanti per gli anfibi, di cui l'Italia possiede un patrimonio di importanza mondiale. Le aree segnalate dai biologi Manuela d'Amen e Pierluigi Bombi, dell'Universita' Roma 3, sono: le montagne della Sardegna (in particolare i Sette Fratelli, il Gennargentu ed i monti Limbara), la pianura Veneto-Friulana, e, in Sicilia, la zona sud-orientale compresa tra Catania e Capo Passero. I due biologi avevano lanciato un anno fa l'allarme sullo stato degli anfibi in Italia: delle 36 specie viventi in Italia, ben 9 potrebbero presto sparire. Come molte altre delle specie minacciate presenti nella Lista Rossa.

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COME CAMBIERA’ IL CLIMA CE LO DIRA’ IL GHIACCIO

ENERGIA AUTONOMA DEGLI ACCUMULATORI AL SALE Batterie ecologiche al sale per alimentare la mobilità sostenibile ele fonti di energia alternative. Nascerà ad Almisano (Vicenza ) nello stabilimento Fiamm la prima isola energetica in Europa, connessa alla rete e regolata ad accumulo. Alla base dell’impianto ci saranno le batterie al sale prodotte dalla stessa società, che avranno la funzione di immagazzinare energia e cederla alla rete quando serve, superando così i problemi di produzione discontinua legati ai fattori climatici o semplicemente all’alternarsi del giorno e della notte. “Applicando a impianti fotovoltaici o eolici gli accumulatori al sale, si creano isole di energia autonome, efficienti dal punto di vista energetico, spiegano alla Fiamm, L’isola ecologica di Almisano produrrà energia da fotovoltaico per circa 200 mila kWh/anno equivalente al consumo di 50 famiglie.

Il Consorzio Neem (North Greenland Eemian ice drilling) ha terminato il suo progetto di perforazione della crosta glaciale in Groenlandia. Dal 2008 ad oggi i glaciologi e i paleoclimatologi del Consorzio hanno forato l’intero spessore della crosta fino a raggiungere, con l’ultimo carotaggio la roccia che sta nascosta sotto il ghiaccio. Il bottino, 17 tonnellate di carote di ghiaccio in sequenza temporale verrà sottoposto ad attente analisi con lo scopo di leggere l’archivio climatico in esse nascosto.. L’epoca sotto osservazione è l’Eemiano, un intervallo di tempo di 15.000 anni a cavallo tra le due grandi glaciazioni che i paleoclimatologi considerano molto simile a quello in cui viviamo attualmente. Iniziato 130.000 anni fa, l’Eemaniano si è concluso quando la Terra è entrata nell’ ultima era glaciale 115.000 anni or sono. L’interesse per quel periodo della storia deriva dal fatto che durante l’Eemaniano le temperature erano molto più elevate di quelle di oggi: in Groenlandia si registravano +5°C ed altrove +1°,+ 2° C. Il livello dei mari era di 5-6 metri più alto. C’erano foreste ben oltre il Circolo polare artico; antenati degli elefanti e degli ippopotami vivevano nei bacini del Reno e del Tamigi. Per comprendere l’evoluzione del clima nel futuro e mettere a punto modelli matematici seri e sempre più precisi occorre riferirsi al passato decifrando, appunto gli archivi del clima della Terra. Il ghiaccio delle regioni polari è il più importante di questi archivi e ci permetterà di avere un quadro più chiaro in tema di cambiamenti climatici e di surriscaldamento terrestre affidandosi ad analisi temporali più significative rispetto a quelle di breve periodo adottate dai modelli IPPC.

“L’ECONOMIA È BLU BLU”” MADRE NATURA GENETICA

FA INGEGNERIA

Una equipe della Università di Lund, in Svezia ha dimostrato, ricostruendone nei dettagli il meccanismo, che 700 mila anni fa dei geni sono passati da una pianta all’altra. La pianta è una comunissima erba, la Festuca ovina, che ha ricevuto un gene di una erbaccia infestante, la Poa pratensis. La spiegazione più probabile è che il passaggio sia avvenuto attraverso un parassita, quasi sicuramente un virus. Il gene estraneo non ha fatto male all’erba delle pecore, come la chiamano in Svezia, visto che oggi è entrato stabilmente a far parte del suo patrimonio genetico. La scoperta è abbastanza clamorosa perché dimostra che contrariamente a quanto si è sempre ritenuto il passaggio di materiale genetico da un organismo ad un altro completamente diverso non avviene solo in laboratorio ma può essere un fenomeno del tutto naturale, rientra cioè nella selezione ed evoluzione naturale della specie. La natura ha fatto quello che fa l’ingegnere genetico che inserisce geni nuovi nel genoma di una pianta per migliorarne le caratteristiche. Si diceva che il contadino col paziente incrocio di piante grazie alla sua esperienza e alla sua passione fa quello che fa anche Madre Natura, mentre lo scienziato che fa OGM opera contro natura. Questa scoperta non significa che sia giusto per la società l’utilizzo degli Ogm, ma quantomeno dimostra che gli Ogm non sono una cosa essenzialmente innaturale e questo può aiutarci ad un approccio più laico.

è il titolo della copertina dell’ultimo numero di Espansione che dedica ampia parte della rivista ai temi dell’ ambiente. Nell’editoriale il direttore Marco Gatti spiega il concetto di “blue economy” come il passo ulteriore oltre la green economy; il verde non basta più, e la fase successiva ha l’obiettivo di creare meno scarti possibili e riutilizzare al cento per cento quelli che vengono prodotti. E’ la presa di coscienza da parte dell’uomo di quello che accade in natura dove non esistono rifiuti ma tutto viene riutilizzato ad altri scopi. Tutto quello che è in natura o viene prodotto dagli animali non si accumula, non risulta rifiuto ma materiale che contribuisce a mantenere o produrre altra vita. Gli escrementi diventano pranzo per altri animali o materiale di costruzione a basso costo. L’uomo è il solo animale che produce rifiuti che non utilizza, e ne produce in quantità industriale per alimentarsi, per muoversi, ‘ per trasportare cose, per divertirsi, per vestirsi, per riscaldarsi, per la propria dimora. Emerge un nuovo dato che ci differenzia da tutti gli altri esseri viventi, che ci rende unici: la produzione di rifiuti. Che forse è proprio il problema della nostra civiltà di oggi. Occorre decisamente passare dalla green economy che è un po’ naif , figlia più di posizioni ideologiche che di scelte di vera economia, alla blue economy. Bisogna porre le basi per uno sviluppo che utilizzi la scienza e l’economia per un nuovo modo globale di fare business. Un business vero, non fatto di incentivi che falsano il mercato, che si ponga come primo obiettivo di ogni produzione, in ogni Paese del mondo, quello di creare meno scarti possibile. E di riutilizzare al cento per cento quelli che non può evitare di emettere. Solo così l’uomo potrà restare unico per la sua intelligenza e non, anche, per la monnezza che produce.

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Newsletter Dicembre 2010 a cura di Fernando Fracassi Editoria e Grafica