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Concorso “Corti in corto e in racconto” Municipalità di Venezia – Murano – Burano. Burano

La CORTE del TAGIAPIERA TRA PASSATO E PRESENTE

Un’ esperienza storica e culturale della classe II^ A I.T.I.S. E. FERMI di Venezia Con la guida dei proff. proff. Frosini Nicoletta e Paladin Andrea e la collaborazione dei proff. Griffon Giorgio e Ferragina Teresa

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INTRODUZIONE

IL FASCINO DI UN MUTO RICHIAMO Di “lei” non è scontato accorgersi, di giorno, se ci si avvia di fretta verso Calle del Tentor nei pressi di campo S.Giacomo dell’Orio. Eppure, ad un passante non frettoloso basta volgere lievemente lo sguardo a sinistra, appena scesi dal ponte del Parucheta, per cogliere subito il colpo d’occhio della verde cornice di piante che ravviva la profonda oscurità del sotoportego d’ingresso ad una tra le più magiche corti di Venezia: la Corte del Tagiapiera. Di sera, invece, è la luce dorata del lampione interno sui gradini d’entrata ad invitarci in una scenografia da antico teatro veneziano. Sarà per l’antica vera da pozzo crepata a metà che da lontano accoglie il visitatore, per i bianchi gradini in pietra d’Istria, accesso ad una tra le più belle pavimentazioni in cotto del centro storico o per l’antico porticato con i barbacani in legno e, in fronte ad esso, la bassa apertura sul canale o forse per la varietà di volumi degli edifici, fatto sta che la Corte del Tagiapiera, una tra le innumerevoli di Venezia e come altre nascosta, nelle sue pur piccole dimensioni racchiude realmente una dimensione quasi sospesa nel tempo. Non è corte di passaggio e nemmeno particolarmente frequentata, ma le finestre aperte, le floride piante e, a volte, i panni stesi testimoniano la presenza umana, tuttavia così sfuggente, quasi invisibile, che contribuisce ad aumentare il mistero e la seduzione del posto. Per tanti motivi, quindi, questa corte si è “fatta scegliere” da noi, tra le tante visitate e fotografate, per chiederci di scoprirla in un viaggio a ritroso nel tempo nel fascino della storia minore di Venezia.

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I IL RECUPERO DEL PASSATO

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1- LE INDISTINTE ORIGINI VIAGGIO TRA MAPPE CATASTALI E ANTICHE VEDUTE Testo di Davide Caracciolo e Francesco Stradella

Alcune considerazioni sulle nebulose origini Nel ricercare possibili informazioni sulle incerte origini della corte abbiamo trovato un supporto fondamentale nell’opera di Maretto sulla casa veneziana e nel relativo saggio introduttivo di G. Caniggia sulla Venezia dei primi secoli¹. Osservando infatti le mappe del catasto napoleonico su cui Caniggia ha evidenziato le sue ipotesi di elementi urbani della zona alla fine del XII sec.d.C., abbiamo osservato che, proprio dove c’è la nostra corte, egli colloca un lotto “originario” di domus, intesa come appezzamento con case, corte e orti, parallelo ad altri tessuti di domus con ingresso dalla via di terra (calle del Tentor) . Si può quindi pensare che la corte centrale fosse già presente in epoca medievale con orti nelle vicinanze e quindi con spazi non ancora utilizzati tutti come abitazioni. Può esser stata perciò il nucleo attorno a cui si sono sviluppati gli edifici posteriori, grazie anche alla sua vicinanza con il canale. Il lotto originario probabilmente fu frazionato e le case edificate o riedificate attorno, sfruttando le fondazioni preesistenti, dopo che venne costruita la chiesa di San Giacomo dell’ Orio alla fine del X sec. e cominciò a stabilizzarsi il tessuto urbano attorno ad essa. L’ impianto degli edifici della corte è invece ormai visibile nell’ipotesi di tessuti urbani fatta dal Maretto in cui egli evidenzia gli elementi di epoca gotica a partire dal XIV sec.: tra questi figura l’edificio con il porticato ligneo presente nella corte. Probabilmente l’attività dei Tagiapiera nella corte allora era già avviata, sotto il patrocinio della vicina Scuola di S. Giovanni Evangelista, sede della corporazione dei Tagiapiera dagli inizi del 1300 fino al XVI secolo.

¹ La casa veneziana nella storia della città, dalle origini all’ Ottocento, P.Maretto, 4° ed. Marsilio, 1992, Venezia. 4


La corte nella pianta di Jacopo De’ Barbari e la situazione attuale

La pianta di De’ Barbari presenta nel 1500 case ben definite, ognuna con una o più uscite sul canale. Facendo un confronto

tra la pianta cinquecentesca e la situazione attuale,

visibile nella foto dal satellite e nei rilievi fotografici che abbiamo fatto dal lato sul canale, si è riscontrata una grande e sostanziale trasformazione edilizia, forse a seguito di incendi, frequenti in quel periodo. Si nota che i due edifici all’estremità sinistra del lotto sono stati demoliti e al loro posto sono stati ricavati dei giardini e un altro edificio più piccolo. Ma quello che a noi interessa è vedere come non ci sia più traccia del grande edificio quattrocentesco al cui posto, probabilmente, ora in parte c’è il palazzetto seicentesco che ha inglobato i due ingressi alla corte, quello sul canale e quello dal sottoportego. Sembrerebbe inoltre mancare ancora, nella pianta del De’ Barbari, l’addizione del piano superiore nella casa col porticato gotico prospiciente la corte. L’altra particolarità è che di tutte le uscite presenti sul rio è rimasta unicamente quella dalla corte, a testimoniarne l’importanza per la prosecuzione nel tempo delle attività lavorative.

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2 - IL PASSATO RECENTE UNA CORTE APPARENTEMENTE IMMUTATA DAL SECOLO SCORSO L’ intervista al sig. Luciano Testo di Alessio Manente e Sebastiano Roberto Stranamente in questo nostro viaggio di ricerca nella storia della corte uno dei compiti più difficili è stato trovare chi desse voce alla memoria recente del luogo. Le poche persone che abbiamo incrociato erano di passaggio e non abitavano lì e gli esercenti della calle del Tentor non sapevano fornirci informazioni. Per un momento avevamo intravisto un volto ad una finestra della casetta verso il canale, ma era scomparso alla nostra richiesta di un’ intervista. La corte sembrava mantenere la sua impenetrabilità. Finalmente, preso il coraggio di suonare ad alcune porte, dopo qualche vano tentativo, trovammo la disponibilità di un’anziana e gentilissima signora napoletana, però trasferitasi a Venezia da pochi anni. Lei non fu quindi in grado di raccontarci molto della vita nella corte, ma fortunatamente ci indirizzò da un suo cugino, Luciano, residente lì vicino e che, disse lei, sicuramente avrebbe potuto aiutarci… Il signor Luciano lo incontriamo su appuntamento telefonico e si rivela essere la vera e propria memoria storica della corte. È un distinto e simpatico architetto di 84 anni che abita in zona S. Giacomo dell’Orio fin dall’infanzia e si ricorda addirittura di quando c’era l’ultimo “tagiapiera” e del suo laboratorio nella corte. Ci sembra quasi di aver toccato con mano un pezzetto di storia e di dare finalmente consistenza e fisionomia a qualcuno che prima era solo un nome su un “nizioleto” dipinto sul muro. La residenza e la bottega del “tagiapiera” , ci racconta Luciano, erano situate in fondo alla corte, nella casa sulla destra, ma l’ultimo artigiano finì la sua attività sul posto già prima della guerra. La storia della corte degli ultimi cinquant’anni è molto controversa e ricca di curiosità; il signor Luciano ci confida di aver provato ad acquistare nel 1966 una palazzina della corte, il cui proprietario, professor Segala, preside della scuola Priuli-Manzoni ora Morosini, chiesta in un primo tempo l’allora notevole cifra di 45 milioni di lire, poi si rifiutò di vendere. In seguito, nel 1967, un anno dopo la famosa acqua granda che allagò disastrosamente corte e case, il prezzo fissato si dimezzò e la palazzina venne comprata da Luciano. L’ acquisto, a cui seguirono interventi di restauro sia della casa che della pavimentazione della corte, portò ad alcune inaspettate scoperte. Il racconto incuriosisce sempre più, tanto che da casa di Luciano, dove egli ci ha inizialmente ricevuti, decidiamo di spostarci alla corte, per avere riscontri diretti di quanto racconta.La prima cosa che ci fa notare é la presenza sulle cornici dei portici d’ingresso, quello sul canale e quello dalla calle, di alcune cerniere, unica testimonianza rimasta degli antichi cancelli che chiudevano entrambi gli accessi alla corte. Luciano si ricorda che furono tolti per volontà degli abitanti, i quali decisero di aprire la corte,

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diversamente dalla tendenza diffusa a Venezia negli ultimi anni di preservare la riservatezza di questi piccoli spazi caratteristici. La notizia più curiosa, però, riguarda il pianoterra della casa acquistata, dove egli si trovò di fronte ad una sorta di bunker, edificato dal precedente proprietario che, afferma Luciano, era stato gerarca fascista. Dopo essere entrati all’interno della palazzina, ci ritroviamo davanti a ciò che resta del bunker: un primo piccolo vano con mura in cemento armato, che il signor Luciano aveva allora trovato rivestito da centinaia di sacchi di sabbia. Seguiva un secondo ambiente più nascosto, ma molto più ampio che presentava due ‘’uscite di emergenza’’ sul canale. Ora di queste tracce che ci riportano ad oscuri tempi di guerra e di paura restano due utili magazzini, ma, dopo il racconto, soddisfatta la nostra curiosità, preferiamo abbandonare quel cupo ambiente per uscire nuovamente nell’atmosfera serena della corte. All’aperto, parlando della pavimentazione, Luciano dà un’altra importante informazione: quella del ritrovamento di uno strato di caranto durante i lavori sull’impiantito e ci fa una certa impressione sapere che sia giunto tanto vicino al caratteristico substrato argilloso su cui poggia Venezia. I lavori, finalizzati al rialzo della parte anteriore della corte per preservarla dall’acqua alta, portarono anche a coprire il primo dei tre gradini di accesso al livello superiore della corte, in cotto, che il signor Luciano afferma essere l’originale. Approfittiamo della sua disponibilità e chiediamo informazioni sul pozzo di cui è evidente lo stato di “cattiva salute”. Ci risponde che probabilmente il pozzo è abbastanza antico e che non dovrebbe essere stato modificato dai tagiapiera nel corso degli anni. Poi, riferendosi alla crepa presente sul lato della vera, ci spiega che è dovuta alla sabbia, inserita quando il pozzo è stato chiuso, che si è gelata e quindi dilatata durante un inverno particolarmente rigido. Si lamenta anche che ha sollecitato più volte il Comune di intervenire per un restauro, ma è evidente, dal permanere della crepatura, quale sia stata la risposta dell’ente pubblico. Alla fine di questo incontro, non possiamo trattenerci dal fare domande su quello che della corte resta ancora sfuggente: i suoi abitanti. Infatti un aspetto affascinante e al contempo un po’ misterioso del luogo è proprio questo, il fatto che la presenza umana si percepisce, ma è difficile a vedersi. Dapprima chiediamo informazioni riguardo all’ uomo intravisto alla finestra e che ci era sembrata una persona riservata e restia a condividere le sue conoscenze con noi. Ci viene allora raccontata la storia di un cittadino americano, fuggito dalla sua nazione natia al tempo della guerra del Vietnam per evitare il reclutamento e venuto in Italia per lavorare e rifarsi una vita. A questo punto il nostro interesse per gli abitanti aumenta e ci facciamo raccontare altri episodi riguardo ad essi. Allora veniamo a sapere, con nostra sorpresa, che la corte è ”molto abitata e amata” e che lì vivono, tra gli altri, anche un altro americano, una giovane donna di origine moldava, un architetto veneziano e un’ anziana signora australiana, funzionaria della Guggenheim. Ci avviamo infine al termine di questa giornata, che ci ha lasciati arricchiti di nuove esperienze e storie che altrimenti, nel corso inesorabile degli anni, sarebbero andate perdute per sempre e, mentre andiamo ciascuno per la propria strada, pensiamo che da sempre Venezia è stata una città multietnica e cosmopolita e persino la nostra corte ci dà la sensazione di essere un ambiente ricco di diversità, un grande mondo racchiuso in un piccolo spazio. Giunti alla fine della nostra ricerca, ci siamo accorti di essere riusciti nel nostro intento: dare “vita” alla corte.

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Un riscontro fotografico…. Testo di Alessandro Carrara

fotografia di Gianni Rizzo – per gentile concessione dell’autore

La conferma di quanto detto dal signor Luciano, cioè che non ci sono stati grandi cambiamenti nella corte nel corso degli ultimi anni, la troviamo nel confronto di una fotografia recente con una di circa 20 anni fa presa dal libro “Per non desmentegar Venezia” di Gianni Rizzo e con un’ altra del 1976 scattata da Alberto Rizzi per le sue pubblicazioni sulle vere da pozzo. Le uniche modifiche che risultano fatte negli ultimi 40 anni sono state: l’aggiunta di un bel corrimano in ferro battuto sui gradini d’accesso alla corte e il moltiplicarsi di numerose piante al suo interno. Anche la pavimentazione e il pozzo hanno mantenuto il loro aspetto originario. Questa

mancanza

di

particolari

cambiamenti nel corso degli anni ha sicuramente

contribuito

ad

accrescere la bellezza di questo luogo. Allo stesso tempo entrambe le foto confermano

quell'alone

di

impenetrabilità della corte che noi abbiamo riscontrato quando ci siamo recati più volte lì per la nostra ricerca, in quanto non immortalano anche la vita degli abitanti, come invece si trova in altre immagini della Venezia di un tempo.

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…e uno grafico: “In corte con Corto”. Testo e impaginazione di Davide De Vettor Questa bella immagine, scovata nel libro “Corto Sconto”, scritto nel 1997 da Guido Fuga e Lele Vianello e con illustrazioni anche del celebre fumettista Hugo Pratt, fornisce un’ulteriore testimonianza di quanto la corte sia rimasta immutata e il suo fascino rimasto inalterato anche negli ultimi anni. Il libro è una sorta di guida che introduce ai luoghi conosciuti o meno della nostra rinomata città lagunare. Gli autori fanno conoscere gli angoli più nascosti utilizzando il personaggio fantastico di Corto Maltese, sicuramente il più indicato per introdurci in corti, campi e campielli veneziani “segreti”. Così da loro è descritta la corte: ”Questa corte rialzata, con pavimento in cotto, le piante, ed i fiori tutt’intorno, è permeata da una squisita grazia femminile”. Mai parole furono più azzeccate per descrivere la sensazione che si prova varcando la soglia del sottoportico antecedente la Corte del Tagiapiera .

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II LA CORTE SI RACCONTA E SI DESCRIVE CON LE PAROLE DELLE PIETRE

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LA PAVIMENTAZIONE Testo di Riccardo Bevilacqua

Il pavimento della corte ha la caratteristica, comune a molti campi veneziani, di essere rialzato per proteggere dall’ acqua alta la cisterna sottostante il pozzo. Anche

la

parte

anteriore

alla

pavimentazione centrale ha subìto un intervento

di

rialzo,

moderno

però,

quando nel 1967, un anno dopo

l’

“acqua granda”, ci fu il cambio di proprietario del palazzetto a sinistra nella corte. Durante i lavori, in cui fu trovato addirittura il caranto, fu inevitabilmente coperto il primo gradino d’ accesso in pietra d’Istria. La pavimentazione originale è in cotto, che sostituì la terra battuta, da cui appunto deriva il termine campo, tipica dei campi e delle corti minori di Venezia fino al XVII sec. Rispetto alla tipiche disposizioni dei mattoni, a strisce parallele di diversa larghezza e lunghezza nei campi minori e a “spina di pesce” o a “rombi” in quelli più importanti,

nella

Corte

del

Tagiapiera

la

pavimentazione segue una disposizione non tra le più comuni. Essa è divisa in quattro sezioni triangolari, il cui vertice confluisce verso la caditoia, separate diagonalmente da quattro linee di mattoni convergenti al centro; la disposizione interna dei mattoni delle singole sezioni sembra cercare un’elegante alternanza di file di mattoni posti orizzontalmente e verticalmente. Il piano è in pendenza verso il centro dove è collocato il tombino per la raccolta delle acque piovane che confluivano nella cisterna del pozzo.Rispetto ai gatoi comuni, questo non ha forma quadrata con i quattro buchi in centro, ma presenta una fessura longitudinale su pietra rettangolare. Abbiamo ipotizzato che forse ciò sia dovuto ad un intervento per far defluire l’acqua più velocemente dopo l’alta marea. Infatti all’ interno si nota un tubo di scarico appositamente messo per deviare le acque verso il canale, dopo che il pozzo fu chiuso. Chissà quale tra i tanti tagiapiera che hanno vissuto nella corte l’ha resa così particolare scegliendo tra le tante pietre a disposizione per il tombino quella che gli sembrava più funzionale. A noi piace immaginare che sia stato l’ultimo, per lasciare, prima di andarsene, il tocco finale della sua arte.

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Il POZZO Testo e disegni di Francesco Bevilacqua

Il pozzo é collocato su un ripiano sopraelevato per la depurazione

dell’acqua

piovana

circondato

da

una

pavimentazione ormai rara a Venezia, composta da tavelle (mattoni di altezza compresa tra 3,5 e 5 cm e lunghezza ≥ 35 cm). È di forma cilindrica alla base e quadrata alla sommità, con quattro foglie acquatiche agli angoli;

la forma “lanceolata”

delle foglie ci indica che il pozzo risale ad epoca trecentesca, a conferma della datazione data da Rizzi nel suo fondamentale volume sulle vere da pozzo di Venezia¹. Questa datazione testimonierebbe l’esistenza della bottega di un tagiapiera fin dal XIV sec., in coincidenza con il periodo in cui, agli inizi del 1300, la corporazione dei Tagiapiera trovò una sua prima sede nella vicina Scuola di S. Giovanni Evangelista . La cornice ha abaco tondeggiante, toro e listello. Il basamento ottagonale è probabilmente quello originario; crea quindi un forte contrasto con la moderna copertura della bocca in cemento, fortunatamente seminascosta dalle numerose piante. A metà del pozzo è presente una grossa frattura causata, in passato,

dal

riempimento

della

struttura con sabbia, che poi a causa del freddo

invernale

aumentò

il

volume

fino

suo a

provocare l’evidente spaccatura.

¹ A. Rizzi, Vere da pozzo di Venezia, 3ª ed., Filippi editore.

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Il portico e i barbacani Testo di Michele Pazienza; disegni tecnici di Alvise Bonfà Il porticato sembra presentare caratteristiche architettoniche del periodo gotico veneziano, ma nonostante l’apparenza di antichità, forse è l’elemento della corte che più ci racconta le modifiche e variazioni degli elementi strutturali degli edifici. Delle colonnine di marmo del portico infatti ne spiccano solo due, esili e lineari, decorate ed ingentilite dalle piante sempreverdi intorno. Reggono capitelli di forme diverse, ma in prevalenza a cubo scantonato con collarino a toro, usatissimi a Venezia a partire dal XII sec, che sostengono l’architrave e il muro soprastante. Una terza colonna è stato inglobata nel muro di rinforzo all’angolo della corte, prendendo la forma di un pilastro

ed è

quindi poco visibile, anche perché coperta dalle piante. Probabilmente esiste una quarta colonna a sinistra, come ci segnala la parte in vista del barbacane, ma inserita all’interno dell’edificio. La particolarità più evidente del portico, oltre alle travi interne che in quanto perpendicolari all’edificio rimandano ad una datazione antica, sono i “barbacani” di legno che alleggeriscono il peso dell’architrave. Il termine generico “barbacani”, di derivazione araba, indica la mensola intagliata che si adoperava a Venezia a partire dal X secolo, per sorreggere muri e solai lungo intere calli o anche come supporto di unione tra la colonna e l’architrave in legno, come nel caso di questo portico. Nella nostra corte i barbacani sono quattro, due interamente visibili e due poco visibili perché nascosti dalle piante o inseriti all’interno della muratura. Sono in legno di buona qualità, elegantemente intagliati e di forma allungata e sagomata “a becco di civetta”, in uso dal periodo gotico.

Barbacane tradizionale

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La riva Testo di Andrea Scarpa e Fabio Rosada La riva della Corte del Tagiapiera è strutturata in modo da permettere l’ingresso diretto dal canale alla corte attraverso un sottoportico, come tipico in questi piccoli campi veneziani, secondo la tipologia semplice della scalinata in fronte al canale con semplici gradini in masegni, dopo i due pietra d’Istria sulla corte.

La particolarità di questa riva è che è formata da un doppio ordine di gradini : due sulla corte e dopo circa un metro in pendenza, prima dei gradini sul canale, se ne presenta un altro, più o meno all’altezza della cornice del sottoportico d’accesso alla riva. Forse questo si deve al fatto che l’uscita sul rio è stata fatta tenendo conto anche delle alte e basse maree che con il loro variare possono coprire o scoprire gli scalini e rendere più difficoltose le operazioni di scarico delle merci e di sbarco delle persone. L'aspetto degli scalini, con i loro masegni consumati che conferiscono alla corte un aspetto vissuto e ci raccontano di frequenti passaggi, lascia pensare che siano ancora quelli originali.

Sulla parete sinistra interna al portico, subito dopo il gradino intermedio, si nota una porta murata di cui é ancora visibile la cornice in pietra d’Istria. Probabilmente la porta era utilizzata durante le alte maree come ingresso diretto in casa, dal rio. Questo tipo di entrata si può vedere spesso a Venezia e serve principalmente nelle abitazioni, o luoghi di lavoro, per scaricare materiale evitando così passaggi inutili. Nel caso specifico un tempo nella corte c’era il tagiapiera che necessitava spesso di forniture di nuovo materiale e la presenza di questa porta può far pensare che forse in un passato lontano lì fosse collocata la sua bottega. Sicuramente la porta ci parla di un’attività di scarico e carico di merci che ora non esiste più e finito il suo compito, ormai inutilizzata, forse anche durante le varie ristrutturazioni, ebbe l’inevitabile destino di essere murata.

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RILIEVO PIANTA CORTE di Antonio Guastavino

INGRESSO CORTE

Rio di S.Giacomo dell’Orio Ingresso corte

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RILIEVO PIANTA CORTE (IN AUTOCAD) di Antonio Guastavino

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Gruppi di lavoro

coordinati dai proff. Nicoletta Frosini, Andrea Paladin, Teresa Ferragina

Note introduttive : prof. Nicoletta Frosini Analisi mappe catastali e pianta Jacopo de’ Barbari: Francesco Stradella e Davide Caracciolo con la guida e il supporto del prof. Giorgio Griffon. Intervista : Alessio Manente e Sebastiano Roberto Comparazione fotografica: Alessandro Carrara. La corte con Corto: Davide De Vettor La pavimentazione: testo di Riccardo Bevilacqua La vera da pozzo: testo e disegni di Francesco Bevilacqua Il portico e i barbacani: testo di Michele Pazienza, disegni di Alvise Bonfà. La riva: Fabio Rosada e Andrea Scarpa. Redazione : prof. Nicoletta Frosini, prof. Andrea Paladin Impaginazione e grafica di copertina: prof. Nicoletta Frosini, prof. Andrea Paladin e la classe 2A Rilievo tecnico e fotografico: classe 2A , prof. Andrea Paladin e prof. Teresa Ferragina Disegni tecnici e artistici: Alvise Bonfà, Francesco Bevilacqua, Antonio Guastavino Fotografie: Davide Caracciolo, Alessio Manente, prof. Nicoletta Frosini, prof. Andrea Paladin.

Bibliografia - Venezia minore, E.R. Trincanato , ed.Filippi, 1948, Venezia - Civiltà di Venezia, vol.3, G.Perocco - A.Salvadori, ed. Canal Stamperia ,1979, Venezia. - Venezia gotica, l’architettura civile E. Arslan, ed. Electa, 1986 - Curiosità Veneziane, G.Tassini, ed. Filippi, 1988, Venezia - La casa veneziana nella storia della città, dalle origini all’ Ottocento, P.Maretto, 4° ed. Marsilio, 1992, Venezia. - Corto sconto, G.Fuga - L.Vianello, ed. Lizard , 1997, Venezia. - Par non desmentegar Venezia, una ricerca fotografica, G.Rizzo, Ass. Civica Venezia Serenissima, 1990, Venezia - Vere da pozzo di Venezia, 3ª ed., A. Rizzi, Filippi editore, 2007, Venezia. - Ricerca di Venezia: forme, segni, frammenti di arte e storia nelle corti pubbliche e private, A. Manno, 2010, Venezia - Veduta di Venezia di Jacopo De’ Barbari, 1500 - Veduta di Venezia di Giacomo Franco, dal Viaggio da Venetia a Costantinopoli di Giuseppe Rosaccio, Venezia, 1598

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Alvise BonfĂ  Disegno di pag. 10 : Francesco Bevilacqua Disegno di copertina:

Venezia, marzo 2011

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Corte del tagiapiera