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presenta 4315 KM IN LIBIA: ALLA SCOPERTA DEL MURZUQ Diario a cura di Barbara Grillo: viaggio realizzato dal 18 dicembre 2010 al 08 gennaio 2011

UOMINI E MEZZI: Alberto Casagrande & Barbara Grillo: lo Svizzero sul Land Rover Defender 110 Vittorio Valvassori & Lisa Ruffo: Lord Ferguson e Lady Lisa sul Land Rover Discovery Giulio Silvestrini & Simona Fantuzzi: Silvestro e Titti sul Toyota HJ 60 Riccardo Feltrin & Poldo: il Francobollo e la mascotte sul Land Rover Defender 90 Rmdan e Mohamed, Hassan, Tarek: le guide, il poliziotto, l’agente turistico (Toyota Pick Up benzina) IL VIAGGIO IN PILLOLE In questo viaggio abbiamo totalizzato 4315 km in Libia, di cui 540 km solo di sabbia in Murzuq e Ubary. Questa volta è andata meglio di sempre. Rispetto alle due precedenti esperienze libiche, persone e mezzi hanno determinato l’ottima riuscita di una superlativa esperienza. Siamo partiti con l’idea di arrivare fino in Col Anaj, ma una volta arrivati a Garyan ci hanno comunicato che era chiuso per contenziosi politici sui confini. Allora ci hanno proposto una inaspettata alternativa: il Murzuq. E’ stato il top del nostro viaggio lasciandoci il segno per il resto della nostra vita. La meraviglia di questo luogo ad un certo punto ci ha tolto persino le parole di bocca. Sulle lunghe discese pareva quasi che il sangue si fermasse, la sensazione di mancanza di gravità e l’adrenalina hanno regalato emozioni uniche. Indimenticabile il rumore sordo della sabbia che scivolava sulle rampe al nostro passaggio come fosse una valanga… solo il Murzuq ci ha riservato questa sensazione! Pareva un drago che si risveglia brontolando dopo un lungo sonno! Altre emozioni le abbiamo vissute attraversando gli sterrati sotto Zilla con le sorprendenti voragini, la zona orientale del vulcano Haruj dal nero incandescente, l’impareggiabile Waw an Namus, il deserto dell’Ubary con i suoi laghi passando per il Truna. A sud-est di Zilla, abbiamo incontrato un relitto di aereo passeggeri russo. Immancabile ovviamente il bob trainato dalle varie macchine a seconda delle occasioni! Non un semplice viaggio, ma anche questa volta una spedizione con risultati inediti. Abbiamo effettuato due sondaggi sulla profondità di alcuni laghi con un canotto che i Tuareg volevano comprarci a tutti i costi: uno al lago Marfou e uno al Truna.

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Il tutto è stato meticolosamente organizzato sempre da Alberto Casagrande con il fedele appoggio della ottima agenzia Tilwan Tourism Service Tripoli - Ghadames (operatore Tarek Magoura, tilwan@tiscali.it) che ringraziamo. Siamo stati accompagnati da due guide, Rmadan per l’intero percorso, e Moahmed, l’esperto del Murzuq, veramente un eccezionale guidatore e Hassan, un giovane poliziotto molto in gamba. E che dire delle rotture meccaniche? Quali?! Chi le ha viste?! Incredibilmente questa volta siamo stati baciati dalla fortuna: a parte qualche gomma bucata e la frizione del Discovery da spurgare quasi ogni mattina, non è successo altro. O quasi: il Land ha attirato l’attenzione solo il penultimo giorno causa paraolio usurato. Ma sono state sciocchezze rispetto alle rogne delle esperienze precedenti. Questa volta sì che abbiamo fatto ferie e ci siamo rilassati! IL PERCORSO IN BREVE: 18-12-2010 19-12-2010 20-12-2010 21-12-2010 22-12-2010 23-12-2010 24-12-2010 25-12-2010 26-12-2010 27-12-2010 28-12-2010 29-12-2010 30-12-2010 31-12-2010 01-01-2011 02-01-2011 03-01-2011 04-01-2011 05-01-2011 06-01-2011 07-01-2011 08-01-2011 09-01-2011

Pordenone - Genova - Traghetto - Tunisi Tunisi - Marhès Marhès - Ras Jadir - Garyan Garyan - Mizda - Big Hole - Campo 1 Campo 1 - Campo 2 Campo 2 - Ash Shwayrif - Waddan - Zilla Zilla - Waw Haruj - Campo 3 Campo 3 - Campo 4 Campo 4 - Waw an Namus - Campo 5 Campo 5 - Campo 6 Campo 6 - El Katrum - Campo 7 Campo 7 - Murzuq - Campo 8 Campo 8 - Murzuq - Campo 9 Campo 9 - Murzuq - Campo 10 Campo 10 - Akakus - Campo 11 Campo 11 - Awaynat - Camping Takerbika Camping - Laghi Ubary- Campo 12 Campo 12 - Gergan - Campo 13 Campo 13 - Garyan - Ras Jadir - Tataouine Tataouine - Gabes - Campo 14 Campo 14 - Kariouan - Tunisi (Hotel Lido) Tunisi - Genova (Traghetto) Genova - Pordenone

Conteggio km totali: Italia Km 920 Tunisia Km 1254 Tunisia Km 74 Libia Km 2083 Libia Km 2232 Totale in Africa: Tunisia Km Libia Km

Km Km Km Km Km Km Km Km Km Km Km Km Km Km Km Km Km Km

Km 460 311 525 183 192 558 162 260 237 245 210 122 100 113 207 Km 368 114 278 Km 834 224 400

Km 460

asfalto asfalto sterrato asfalto sterrato di cui Km 540 di dune

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LA MAPPA DEL VIAGGIO ED I PROFILI DEI TRE GIORNI DI MURZUQ

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L’attraversata del Murzuq è ideale da Est a Ovest. Le dune diventano sempre più grandi e strette man mano che si va a Ovest. Si parte da una quota di circa 600 metri e si toccano i 950 m, ma sempre con dislivelli costanti in media di 100 - 150 metri. Gli ultimi cordoni prima dell’uscita sono i più alti e tecnici con rampe anche da 100 metri! Le più belle! La sabbia è “più dura” rispetto altri deserti è tendenzialmente con le gomme alla pressione giusta è difficile piantarsi, anche perché non vi sono tracce di precedenti passaggi come per esempio in Ubary. Per fare 300 km di deserto abbiamo percorso 450 km, ma sono molto scorrevoli e divertenti.

IL DIARIO DI UNA VACANZA AFRICANA COME SI DEVE 17 e 18-12-2010: Pordenone - Genova - Km 455 - Traghetto - Tunisi

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E’ venerdì 17 e si vede. Inizia a nevicare di brutto e decidiamo di partire per essere in sintonia con l’anno precedente. Neve fino a Mantova. Siamo noi col Land e Riki in compagnia della sua mascotte, il cane peluche Poldo. Arriviamo a Genova alle 19.00 e pernottiamo per 100 euro in una tripla al Hotel Galles. Abbiamo la fortuna di poter mettere le macchine in un parcheggio coperto e custodito, il Ponte dei Mille, per 20 Euro a macchina. Il vento forte e freddo non ci risparmia fino al giorno dopo, quando andiamo a visitare tanto per passare il tempo il meritevole Acquario. Alle 13.00 andiamo in porto dove poco dopo arrivano i nostri compagni di viaggio, che nonostante il cattivo tempo non hanno trovato imprevisti. Entriamo in dogana. Vittorio e Lisa si fanno subito riconoscere: aprono la maggiolina, preparano il letto e si concentrano sugli ultimi preparativi alla macchina che non erano riusciti a fare prima intervallando il tutto con panini e caffè. E’ l’inizio della “cucina da campo del Fennec”! Ci imbarchiamo sulla Carthage CTN alle 16.00. Alle 19.30 la nave sembra muoversi, ma a causa del malore di un passeggero restiamo al largo del golfo per un paio d’ore e finalmente alle 21.00 partiamo. 19 e 20-12-2010: Tunisi - Marhès - Km 311 - Ras Jadir - Garyan - Km 525 Arriviamo alle 18.00 a Tunisi. Quasi tutti siamo eccezionalmente fuori dalla dogana in pochi minuti, mentre il Toy esce dopo due ore. Facciamo una tirata in autostrada di 350 km fino a Marhès all’albergo Tamaris. Abbiamo pagato pedaggi per circa 8 dinari e l’albergo 50 dinari con un cambio 1:1,8 dinaro. Il giorno dopo via diretti senza problemi fino alla frontiera libica di Ras Jadir, dove arriviamo alle 13.00. I poliziotti tunisini ispezionano le auto di Giulio e Riki. Incontriamo Tarek e con sorpresa il caro amico Ibrahim, che sbrigano le pratiche cartacee e di targhe. Cambiamo nella banca in frontiera 350 Euro a 1:1,7 dinari. Alle 14.30 siamo fuori e ci accompagnano fino a Zwara dove pranziamo. Da qui una tirata fino a Garyan accompagnati da Tarek. Arriviamo alle 20.00 al hotel Garyan, che se non ti ci portano, fatichi a trovarlo! Da qui comincia il viaggio vero e proprio. Doccia fredda, la prima di una serie, per 50 dinari. Ben venuti in Africa! 21-12-2010: Garyan - Mizda - Big Hole - Campo 1 - Km 183 A metà mattina conosciamo la nostra guida, Rmadan, un cinquantenne flemmatico e bonaccione, che ha un Toyota pick up bianco. Non parla italiano e inglese, ma come dirà sempre lui “No problema”, alla fine glielo insegneremo noi! Dopo un breve breafing, dove sembra che ci siamo capiti, partiamo. Passiamo per Mizda, dove la mancata sosta concordata segna l’inizio della prima incomprensione con la guida. Finché non si stabilisce il feeling i primi approcci sono sempre critici. Improvvisiamo allora una pastasciutta di fianco alla strada affamanti come iene sulla preda. Proviamo subito la funzionalità del ripiano sul portellone del Discovery: Vittorio ci mostra come ancòra il fornello, ma quando Lisa chiude la porta anteriore, la pentola scivola per terra e inizia il primo cinema! Non avevano pensato a bloccare anche la pignatta!

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Ripartiamo con la pancia piena verso la prima voragine. Rmadan non conosce il punto e manda avanti Alberto. Sulla prima sabbia troviamo un pick up due motrici insabbiato con mulo a bordo estraniato. La scena è molto simpatica: Alberto li traina fuori con il Land tra le risate e l’incitamento generale. Grazie al punto GPS che ci ha fornito un amico riusciamo a trovare la voragine circolare: è piuttosto impressionante e paragonabile alla Grotta Noè sul Carso Triestino. Consiste in un pozzo di crollo senza prosecuzioni, che si apre a cielo aperto in un plateau di calcari e arenarie a stratificazione sub-orizzontale. Lo misuriamo con una corda da 100 metri, che ci siamo portati via pensando di esplorarlo. E’ profondo 75 metri e largo 35 metri. Sul fondo c’è sabbia e due laghetti ai bordi. In passato questa voragine è stata usata come pozzo per acqua: ci sono infatti relitti di vecchi ancoraggi sul bordo. L’impossibilità di poter fare un armo in sicurezza ci fa desistere dalla discesa. Inoltre i sassi che cadono da soli ogni tanto ci fanno proprio passare la voglia di visitarla. Il Sole sta scendendo e facciamo il primo campo su un guado 5 km più avanti. Serata con la Luna piena, fuoco e risate fino a tarda notte. 22-12-2010: Campo 1 - Campo 2 - Km 192 Il primo campo passa veloce e tutto il giorno ci attende un bel sterrato nell’Hamada al Hamrah. Seguiamo la guida per un po’ interrogandoci sul fatto se sa o meno il percorso, perché la direzione non è quella giusta. Come serbatoio supplementare aveva il bidone pieno di benzina e anche con qualche perdita. Ma pareva fosse tutto normale. Ad un certo punto quando lo sterrato si fa più impegnativo, Rmadan si accorge di aver forato. Giulio coglie l’occasione per legare il bidone con una cinghia. Da quel momento la navigazione procede a tutto gas! Anzi a tavoletta! A saperlo glielo legavamo prima! Il paesaggio è piacevole e la guida non fa altro che seguire la morfologia della vallata. La traccia assume un andamento piuttosto meandreggiante, quando potrebbe essere molto più dritta. Così Alberto decide di prendere in mano la situazione e passare davanti a tutti. Da questo momento tutto procede secondo programma e la guida diventa il nostro quinto compagno di viaggio. Incontriamo molti pascoli di pecore e dromedari, tra cui uno appena nato. Pranziamo all’ombra dell’unico gruppo di acacie e la temperatura è deliziosa, come la compagnia. Facciamo campo sempre in un guado tra le risate di chi sta imparando a montare il tendone. Nel frattempo Giulio e Alberto vanno in perlustrazione per trovare la prosecuzione della pista, visto che quella che ci portava fin là finiva ai piedi di una falesia. Dopo un’oretta ritornano con successo, scovando un passaggio per il mattino seguente. 23-12-2010: Campo 2 - Ash Shwayrif - Waddan - Zilla - Km 558 Ci svegliamo con una gomma da aggiustare, frizione da spurgare ed il CB pigro di Giulio. Percorriamo una bella pista di 150 km fino all’asfalto. Il tratto di questi giorni è decisamente una bella alternativa per chi non ama la strada normale e vuole godersi un po’ di piacevole fuoristrada.

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Facciamo una tirata di circa 400 km fino a Zilla. All’orizzonte un pozzo, che fuma nero, sembra quasi un tornado sullo sfondo di un bel tramonto africano. In paese riusciamo a trovare un ostello grazie all’impegno del nostro poliziotto, che a volte ha fatto il lavoro meglio della guida. E’ un edificio del governo con alcune sale adibite a dormitorio e alcune docce decenti. Ci laviamo per 45 Dinari in tutti. La trattativa è come sempre lunga e a facilitare le cose si intromette un giovane del posto che dice di essere il fratello del gestore. Parla un inglese fluente e ci porta anche a mangiare il pollo in piazza. Attiriamo l’attenzione della gente e mentre mangiamo in molti sgommano facendo i gradassi sulla rotonda per mostrarci la loro macchina. Ci sconvolge vedere minorenni alla guida, bambini di 10 anni con la sicurezza di un adulto. Dormiamo fuori dell’ostello nelle nostre maggioline con un forte vento caldo. 24-12-2010: Zilla - Waw Haruj - Campo 3 - Km 162 Sempre sveglia alle 6.30 come in caserma. Facciamo il pieno di acqua alle macchine in ostello e gasolio in paese. Aspettiamo il pane appena fatto e compriamo un po’ di frutta. Dopo aver visitato il Forte dei legionari, salutiamo definitivamente l’asfalto e ci dirigiamo verso il vulcano Waw Haruj. Il paesaggio è proprio lunare: l’area vulcanica si estende per diverse centinaia di chilometri a fasce lineari. Percorriamo uno sterrato nero intenso dettato dalla lava, di cui si può ammirare in certi punti anche l’aspetto fluido e originale. A volte emerge a cuscini e il sole accentua ancora di più il suo colore scuro. Il contrasto è determinato dal contatto con i calcari più chiari. Lo spettacolo si fa più interessante quando attraversiamo le ampie conche sabbiose con qualche isolato albero di acacia, la cui caccia per la pausa pranzo a volte si fa ardua! Si corre molto bene. Durante il percorso incontriamo tre voragini, la cui genesi è da ricondurre al crollo da contatto tra basalti, calcari e arenaria. Una è talmente ampia che potrebbe definirsi quasi una dolina di crollo. Facciamo il campo di Natale nei pressi di quella più piccola. In precedenza qualcuno è sceso facendo anche il rilievo e non supera i 25 metri di profondità. Alberto riesce a fare due frazionamenti ed a scendere in sicurezza, ma le palme ostacolano non poco la discesa in quanto si trovano giusto in mezzo alla voragine! Alcune spine gli si conficcano dentro una gamba, ma la curiosità è grande. Una scritta sul fondo testimonia una precedente esplorazione nel 2007. La temperatura e l’umidità sono molto elevate. La grotta è piccola quindi la visita dura poco.

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Allestiamo il tavolo per la vigilia di Natale. Luci colorate sul Land come da tradizione e cappellini da Babbo Natale per festeggiare in tutta allegria con Vittorio che imita le comiche di Aldo, Giovanni e Giacomo!

25-12-2010: Campo 3 - Campo 4 - Km 260 La mattina procede sempre con paesaggi tra la lava, calcari e conche sabbiose (sebkha) fino a sparire. Ai bordi, verso una stazione petrolifera, visitiamo un relitto di aereo passeggeri russo, abbastanza recente. E’ tutto ancora quasi intero e si riesce a salire fino sull’ala che dondola. Nel pomeriggio il paesaggio cambia con lunghi tratti dal suolo granuloso e perlaceo. La caccia alla acacia per la pausa nell’ombra è sempre più ardua. Vittorio ha il Discovery che non tira e dopo un giro con Alberto non gli sta più dietro nessuno! Bastava abbassare la pressione delle gomme e la macchina va da Dio come tutte le altre su una sterminata pianura di sabbia con un dolce saliscendi. Incontriamo la prima sabbia. Giulio alla sua prima esperienza si emoziona e scende incitato da Alberto. Nello stesso momento ritroviamo Vittorio, che era momentaneamente sparito dalla nostra vista e che ci esclama:“Hai visto cosa c’è là?”. E Alberto:”Cosa?”. Lui ribatte:”Una duna!!!”. Alberto risponde ridendo:“E allora?!”. Vittorio:“Ah beh, ho fatto retromarcia e sono scappato!”. “Benon! Se per 5 metri di rampa si impressiona cosa faremo più avanti?”. Il paesaggio si interrompe con il panorama sull’area vulcanica del Waw an Namus, dove il plateau granuloso scende puntellato da moltissimi pezzi di tronchi fossili anche ben conservati e molto grandi. A questo punto la natura ci offre uno splendido tramonto sull’altopiano dai colori rossi e con coni di argillite bianco-verde, decisamente inaspettato! Il posto è talmente incantato che decidiamo di fare campo. La serata è molto calda a tal punto che Giulio e Alberto dormono sotto le stelle.

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26-12-2010: Campo 4 - Waw an Namus - Campo 5 - Km 237 Usciamo dal paradiso di coni bianco e verdi e seguiamo la pista liscia attraversiamo posti che ricordano Rebiana fino al mitico vulcano Waw an Namus. Corriamo a raggiera per abbracciarlo virtualmente da Nord-Est tutti insieme e si apre a noi all’improvviso nella sua magnificenza. Il silenzio ci assale e non proferiamo parola per diversi minuti. Dopo averlo ammirato per un po’ scendiamo dentro. Nel momento di inserire le ridotte Giulio si insabbia. La leva non innesta il 4x4. Alberto si mette sotto la macchina per inserirlo manualmente tenendosi con una mano sul bordo del Toyota. La porta si chiude castrandogli le dita. L’urlo echeggia nell’aria con noi sbigottiti e attoniti. Il gelo degli animi per alcuni secondi interminabili ci blocca ogni azione. Al secondo urlo capiamo cosa è successo e apriamo la porta. Dolore immenso. Alberto è rigido sotto la macchina senza proferire più parola. Le due donne preparano subito la cassetta del pronto soccorso. Lo incitiamo a uscire appena se la sente. Laviamo la mano insanguinata e per fortuna ci ha rimesso un paio di unghie. Simona lo medica e il sorriso appare sulla faccia di Alberto dopo qualche minuto alzandoci il dito medio infortunato. Lo esortiamo a rimanere fermo per un po’, ma lui si mette subito ad aggiustare la macchina sostenendo che così non pensa al dolore. Personalmente l’adrenalina mi passa dopo quasi una ora. Tremavo più io di lui. Riki invece subito dopo l’incidente ha un attacco di fame e sbrana due panettoncini! Il campo chirurgico sul Toyota e sulle dita di Alberto vanno a buon fine in breve tempo. Riprendiamo la gita attorno al vulcano e ce lo gustiamo con calma. Spettacolo di colori con la luce di mezzogiorno. Facciamo una passeggiata fino in cima e giriamo tutto attorno al cratere cercando i cristalli di olivina e pirosseni. Soffia un forte vento caldo. Nel giro di boa, dove c’è il passaggio per scendere, Lisa incontra un serpente lungo e fino, alla cui vista urla spaventandoci tutti. L’animale non pare aggressivo e lo lasciamo andare via. Riprendiamo le macchine e tentiamo l’uscita. Il Defender al terzo tentativo ce la fa con la terza ridotta. Anche gli altri ce la fanno in più prove. Ci dirigiamo verso El Kebir e passiamo per quello che un anno fa era il posto di blocco del vulcano. Effettivamente è stato spostato come si diceva. L’unica differenza rispetto la precedente visita è l’aumento dell’odore di zolfo, quindi probabilmente sta riprendendo la sua attività … A 30 km da El Kebir la speranza di arrivare alla doccia va a morire. Si rompe un tubo dell’acqua del Discovery. Niente più riscaldamento per un po’. Il tramonto ci costringe ad improvvisare un campo vicino a dei cumuli di tamerici.

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27-12-2010: Campo 5 - Campo 6 - Km 245 Al mattino sveglia presto per aver tempo di far la doccia con calma nel pseudo albergo di Kebir. Ma prima come al solito c’è da supergare la frizione del Discovery. Dopo una trentina di chilometri arriviamo e così ci laviamo per due dinari a testa. E’ decisamente un toccasana. Dobbiamo fare una deviazione di 20 km dal paese per passare nel posto di polizia che si trova lungo la pessima pista a toule ondulè che porta a Timissah. Superato il tratto roccioso, subito dopo troviamo la deviazione a sinistra lungo il pistone che attraversa tutto il Jebel Gunayan e Sarir. I contrasti di colore tra il viola, nero, ocra e marrone con il sole di mezzogiorno sono un vero spettacolo della natura. Ci sono cose che deliziano il palato, questi paesaggi deliziano gli occhi e lo spirito. Dal punto di vista tecnico percorriamo una pista con tratti rocciosi impegnativa e accattivante. Passando per un sinuoso canyon, scendiamo da questo Jebel a volte un po’ lunare per entrare in una ampia piana dove incontriamo la pista per El Katrun. Cercando un posto per il campo avviso Alberto che l’ammortizzatore posteriore è andato. Il vento non ci dà pace. Invade ogni angolo senza tregua. Un posto vale l’altro. Non riusciamo a piantare il tendone e alcuni di noi non cenano. Durante la notte il vento aumenta e ci fa passare un sonno irrequieto. Le raffiche ricordano la Bora di Trieste e piegano la maggiolina preoccupandoci non poco. Pareva si staccasse e in quei pochi momenti, dove riusciamo a chiudere occhio, più di qualcuno ha sognato Mery Poppins e il Mago di Oz! Il vento passa tra la tenda e la macchina e sembrava di volare su una tavola da surf. 28-12-2010: Campo 6 - El Katrum - Campo 7 - Km 210 Non vediamo l’ora che arrivi mattina e ci alziamo rincoglioniti con 3°C. Le nuvole a pecorelle sono andate via, ma da qualche parte avrà fatto proprio brutto tempo. Non facciamo nemmeno colazione tanto ci sta antipatico il posto. La pista è favolosamente granulare e perlacea. Tocchiamo l’asfalto del paese di El Katrun, dove il vento ancora non smette alzando una polvere fastidiosa. Ripariamo l’ammortizzatore nelle vicinanze della rotonda con la sagoma nera dell’Africa e la Libia evidenziata in verde. Al distributore non troviamo gasolio e andiamo a trattare in una sorta di centro commerciale del terzo mondo nigerino, dove hanno depositi di gasolio per gli enormi camion che portano merci in Niger. Troviamo un bidone da 200 litri a macchina per 60 dinari l’uno. I ragazzi locali si dan no da fare ai pied i dei grandi camion Mercedes succhiando il gasolio a bocca con un tubo, quasi bevendolo come fosse acqua, riempiendo una tanica alla volta fino a farci il pieno totale dei serbatoi. Nel momento di pagare si forma una calca di una ventina di persone. Ci chiedono vestiti, che non abbiamo. Allora gli regaliamo i nostri

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panettoncini che sbranano subito. Poi il poliziotto ci indica di uscire dal campo, perché nella spartizione dei soldi alcuni pretendono il compenso anche se non hanno fatto niente e si crea attorno a lui un momento di tensione. Ritorniamo in paese passando per la discarica a cielo aperto. Parcheggiamo a fianco di una scuola dove i bambini imparano la lezione in coro. Ogni tanto sbirciano sulla strada per vedere noi stranieri cosa facciamo. Non troviamo frutta fresca e neanche pane. Nel primo pomeriggio al distributore di benzina arriva in taxi da Bergn (Brak) Moahmed, la guida mandata da Tarek appositamente per farci attraversare il Murzuk. E’ un quarantenne all’apparenza in gamba e come vedremo dopo di fatto un ottimo accompagnatore. Il vento è sempre forte e Moahmed ci porta a occidente del paese per iniziare la pista verso il Murzuq rassicurandoci che la tempesta di sabbia calerà. Sale in macchina con Riki e ci guida nella nebbia di sabba. La visibilità è pessima e siamo pure controluce. Non si vede niente e si corre coi brividi perché si percepisce il dolce saliscendi. I cordoni si fanno via via sempre più fitti e le conche più ampie emozionandoci come quando si prende un sottopasso un po’ troppo di corsa. Le dune si accorciano sempre di più e lasciamo le nuvole scure alle nostre spalle. Davanti a noi il Sole. Il primo a piantarsi è Vittorio. Tra le risate al tramonto decidiamo di fare campo poco distante. Non contenti inauguriamo la nuova stagione del bob del Fennec: Riki traina Giulio e Vittorio a manetta!

29-12-2010: Campo 7 - Murzuq - Campo 8 - Km 122 Il termometro segna 0°C ed è un freddo umido. Moahmed prende il posto di guida di Rmadan perché non se la sente di guidare. Lui invece si dimostra un vero drago della sabbia .Qualche duna e siamo fermi. Scopriamo che il Toyota di Rmadan era senza freni da diversi giorni! Rabbocchiamo di olio, spurghiamo e almeno così un po’ frena. Qualche altra duna e sempre lo stesso pick up perde il tappo del riduttore. Riempiamo con vari tipi di olio, e, costruito un tappo di plastica, ripartiamo. Qualche altra duna e Giulio spancia piegando la piastra di protezione che va a toccare sull’albero. Tolta quella si riparte di nuovo. Bene dunque, dopo il rodaggio riusciamo a partire a tutto gas! Le dune e i gassi si fanno sempre più ampi e alti. Si trovano reperti preistorici che Moahmed ci insegna a cercare. Ci sono freccette, raschiatoi, cocci di pentole, macine gran parte rotte, ma è caccia al pezzo unico!

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Dal punto di vista fuoristradistico niente di difficile: la sabbia infatti è compatta e non si affossa come in quella dell’Ubary. Si percorre una traccia scelta a vista dalla guida con dislivelli medi di 100/150 metri. La quota iniziale è di 500 metri per arrivare a quota 950 metri. Le discese sui cordoni sono a due rampe, ma per ora possiamo dire piuttosto contenute. Emozioni e paura si mescolano di continuo perché dopo tanto tempo dobbiamo prendere confidenza con il deserto. La temperatura non sale oltre i 16°C, ma il clima è molto gradevole. Facciamo campo in un gasso e ci rilassiamo attorno al fuoco con le guide e il poliziotto.

30-12-2010: Campo 8 - Murzuq - Campo 9 - Km 100 Ci svegliamo con 0°C e molta umidità. Il primo pensiero di Vittorio è sempre spurgare la frizione, secondo fare colazione e ultimo tra tutti chiudere la maggiolina! Alberto raccomanda Moahmed di scegliere dune con meno rampe possibili, più che altro perché la guida alta del Land è particolarmente più panoramica di altre e pare sempre di ribaltarsi, anche se alla fine è solo tutta una impressione. Lui ci risponde “as you like”, della serie se vuoi infognarti, lui ti porta, se vuoi rilassarti pure. Ma è tutto relativo! Magari il nostro modo di intendere le dune tranquille è diverso dal suo! E partiamo con la convinzione che lui ci capisca. Inshallah! La luce del mattino e del tardo pomeriggio sono decisamente i momenti migliori per fare foto e godersi il paesaggio. Le dune anche in questa giornata si fanno più affascinanti, quasi mozzafiato. Il saliscendi di 100 metri continua. Viene a mancare il respiro e la gravità quando si arriva in cima e si mette giù il muso prima della discesa. Pranziamo in un gasso intervallando la caccia al reperto preistorico. In questa giornata troviamo molti coltelli rotti ed è raro trovarne uno intero. I cocci di vaso a volte si possono comporre e si vedono meglio i disegni. Da un posto all’altro infatti cambiano e indicano villaggi o famiglie diverse. Mai come in questa giornata il panorama ci ha

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tanto sbalordito. Discese lunghe e dune, dune e dune! Emozioni e sorprese continue. Ci divertiamo proprio un casino anche perché sta andando tutto liscio. La guida continua ad andare senza freni: quando arriva sulla cresta Moahmed spegne la macchina e poi riparte! E’ un drago! La sensazione che ti dà questo deserto è di “immenso e tanto”. In un passaggio con doppio scalino Vittorio stupra letteralmente la sua povera Discovery e al quinto tentativo riesce a passare! Ormai sta diventando un pilota senza paura!. Alla sera facciamo campo con la convinzione che ormai 2/3 del Murzuq è fatto e il meglio se ne sia già andato. Un po’ di musica ad alto volume, scenette per fare il tendone, un po’ di fuoco con i compagni libici e se ne va anche questo splendido giorno.

31-12-2010: Campo 9 - Murzuq - Campo 10 - Km 113 Quando ci svegliamo sono 0°C e il ghiaccio copre la maggiolina. I colori con l’alba sono spettacolari. La giornata procede tranquilla dal punto di vista tecnico, ma sempre emozionante. Il panorama sui passi tra un cordone e l’altro sono stupefacenti. Riusciamo a fare diverse soste a cercare il reperto singolare nei gassi o per fare il caffè e prendere il Sole. Insomma ci gustiamo proprio il paesaggio senza tanta foga della corsa. Siamo quasi alla fine del Murzuq e i cordoni ci scorrono lenti come fossero dipinti sull’orizzonte sereno. Il colore rosa più o meno intenso sembra buttato a pennellate. Guadandoci attorno sembra di stare nelle Alpi. Salire e scendere su questa sabbia è un po’ come valicare i passi montani delle Dolomiti, dove ti fermi e ammiri alla tua destra e alla tua sinistra il gruppo roccioso. Qui invece sono gruppi di dune, montagne di sabbia! Stesso stupore. Altre parole non riesco a trovare per rendere l’idea. Bisogna provarlo il Murzuq per capire. Neanche detta la frase “ormai siamo fuori” che ci capita una super rampa! Almeno 80 metri di discesa! Più si va verso Ovest e più le dune si fanno più grandi e impetuose. Il gioco si fa più accattivante. Ed è qui

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che sentiamo la voce del Murzuq. Mentre le macchine scendono io mi occupo di filmare. Percepisco un rumore sordo e il cordone che trema, tutto il cordone! Poi mi muovo io e lo stesso rumore sordo si ripete: la sabbia scende come fosse una valanga dietro le macchine, dietro a te che cammini perché il suono viene prodotto dall’attrito tra i granuli… Sembra che il deserto brontoli! E’ impressionante! Una sensazione indescrivibile! Lungo il percorso la quota media aumenta e passiamo i 900 metri, ma i dislivelli sono sempre di un centinaio di metri. Nei vari passaggi serve solo un pizzico di incoscienza, tanta decisione e audacia..La traccia scelta da Moahmed non ha tante alternative. Ci ha detto che siamo bravi e quindi ci meritiamo di vedere il meglio. Scendiamo i cordoni attraversando vallate e tornanti come essere in Dolomiti. Quando si butta fuori il muso sulla cresta, inconsapevole di come sia oltre, ti pare di gettarti nel vuoto del cielo e che le ruote non tocchino terra. Poi si appoggia il muso oltre e si lascia navigare la macchina. Le soste nei gassi alla ricerca dei reperti sono sempre un momento di relax, anche se non troviamo niente, ma ti fanno sentire più vicino a questo mondo. Vittorio tenta la discesa della super rampa con il bob, ma non slitta. Allora tira la “Vecchia” (= Lisa) che lo segue urlando!

Siccome è l’ultimo dell’anno decidiamo di non uscire dal Murzuq, ma di restare abbracciarti ancora a lui e facciamo campo in un gasso un paio di cordoni prima. Allestiamo il tendone con le candele tutte attorno e prepariamo la cena a base di stinco, muset e patate. La serata passa in allegria ricordando i giorni passati. Poi tutti attorno al fuoco con i libici sotto le stelle tra risate, tabacco e grappa di tutte le sorti: Moahmed prende in giro la flemma di Rmadan ed il suo “No problema, no paura”: frizione no, freni no, gomma no, scarpe come gomma e via!. La coppia di guide è veramente esilarante: sempre Moahmed ci racconta la convivenza con Rmadan ed è tutto un ridere quando lui gli indica la pista dicendogli “No problema” e poi Moahmed si incasina perché si fida di lui! Il fuoco è piccolo, ma il tronco è grande: se lo sono portato dietro da El Katrun! Come tutte le sere, ci stringiamo tutti attorno e tra una chiacchiera e l’altra arriva capodanno! Buon 2011!

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01-01-2011: Campo 10 - Akakus - Campo 11 - Km 207 Ci svegliamo con meno 2°C e il tendone congelato! Le termocoperte questa notte sono andate al massimo. E’ l’alba e ci gustiamo questo panorama per l’ultima volta. Tutto quello che è stato nei giorni precedenti ormai non è più storia, ma fa parte dell’epica. Le dune ci appaiono con la brina quasi finte e disegnate sullo sfondo di una tela. L’ultimo cordone ha i muri troppo alti e perdiamo un po’ di tempo a trovare il passaggio, come se il Murzuq non volesse lasciarci. Vittorio si pianta per ben due volte, quasi a farlo apposta per non uscire da quel paradiso. Un po’ più avanti troviamo di nuovo Ferguson fermo, perché di nuovo ha perso un manicotto dell’acqua. Dura la vita questa mattina per il Discovery! Finalmente ultima salita a 950 metri e ultima discesa. Ci assale un forte senso di soddisfazione e rilassatezza. Bellissimo, fantastico, ce la abbiamo fatta! Siamo usciti dal Murzuq e ci siamo pure divertiti come bambini al parco giochi! All’orizzonte ci appare la pianura con gli alberi e il

posto di polizia del Passo di Tilemsine. Gonfiamo le gomme e via a tutto gas verso nuove avventure! Dopo il controllo la guida ci dice che da oggi il Col Anaj è di nuovo aperto. Non lo rimpiangiamo di certo dopo quello che ci ha offerto inaspettatamente il Murzuq. Percorriamo la pista diretti all’Akakus. Altopiani con canyon e coni troncati preludono al deserto di Ouan Kasa. Passiamo per Bir Teloueat, dove incontriamo lo stesso custode di due anni fa, che si ricorda pure di noi. Buttiamo la ruota del Discovery nel vascone per vedere dove è bucata, visto che è dall’inizio degli sterrati che gira praticamente con le gomme a terra! Questo pozzo è ora diventato un posto di polizia con tanto di container. La temperatura è gradevole e si aggira sulla media dei 20 °C. Fa più caldo qui che nel deserto. Entriamo in Akakus e ammiriamo il primo fungo roccioso. Purtroppo i primi graffiti che vediamo sono tutti deturpati dallo scempio della guida incazzata qualche tempo fa. Con la luce del pomeriggio è immancabile lo spettacolo e il contrasto di colori. Campo con un delizioso vento caldo e senza umidità, ottimo per far asciugare il tendone ancora con la brina della mattina.

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02-01-2011: Campo 11 - Awaynat - Camping Takerbika - Km 368 La notte sull’Akakus risulta essere la più calda e asciutta. Andiamo a visitare il Dito che pare salutarci. Infatti da qui si inizia il rientro a casa. Arriviamo ad Awainat, piena zeppa di turisti. Coda per far gasolio e almeno metà degli accompagnatori sono amici di Moahmed. Dopo aver fatto rifornimento il gasolio finisce! Aspettiamo le nostre guide invano in paese un po’ di ore, affinché trovino la benzina. Per la prima volta vediamo girare donne, ma non sono le musulmane, bensì le cristiane nigerine. Alla fine partiamo per Germa solo con il poliziotto e gli altri arriveranno alla sera al campeggio. Alcune ore di viaggio su asfalto a lastre e manca poco all’arrivo quando la ruota posteriore del Land si lacera del tutto. Ci fermiamo a cambiarla tra un caffè e una cicca. Ormai svogliati e stanchi, arriviamo a Germa dove giriamo invano come trottole per cercare le tombe dei Garamanti. Dopo aver chiesto inutilmente ai locali più volte dove si trovano, decidiamo di andare a rilassarci al camping Takerkiba. Doccia fredda e cena abbondante per 12 dinari a testa. Passiamo la serata con le nostre guide davanti al fuoco sotto una capanna in foglie di palma. Musica tuareg per fare atmosfera, grappa, cicche e risate. Quanto si sta bene qui… 03-01-2011: Camping - Laghi Ubary- Campo 12 - Km 114 Paghiamo i 10 dinari del campeggio e scaldiamo i motori per l’Ubary. Prime prove della salita fino a trovare la pressione delle gomme ideale. Primi “impiantamenti”: sembriamo proprio dei principianti! E chi glielo dice a chi ci guarda che abbiamo attraversato il Murzuq! Qui la sabbia

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è molle e ci sono troppe tracce dei viaggi dei turisti. Riesco a convincere Alberto a farmi guidare, assaporando cosi ogni singolo istante anche come pilota. Sarà così fino alla fine dell’Ubary. Decisamente inebriante! Il primo lago che visitiamo è il Marfu, dove gonfiamo il canotto e facciamo la misura con il computer subacqueo per valutare la profondità, profilo e temperatura, che risulta essere 7 metri. Giulio viene assalito dai tuareg che glielo vogliono comprare a tutti i costi! Passiamo veloci il Lago Gabroune, dove non ci fermiamo molto perché troppo turistico.

Mentre valichiamo il cordone che porta la lago Oum el Mah, su una chicane Vittorio si inclina troppo con la macchina e si pianta su una posizione piuttosto pericolosa rischiando il ribaltamento. Per fortuna con la forza del gruppo si riesce a rimettere il Discovery in una posizione corretta e a passare oltre. Il Toyota di Giulio ha il problema della temperatura che sale un po’ troppo e allora ogni tanto si ferma a favore di vento col cofano aperto. Si mette a giocare con le bottiglie di acqua e ci lava un po’ tutti. Io resto in reggiseno, mentre aspetto che la maglia si asciughi, mi mantengo lontano dalle guide per pudore. Alberto decide di fare un giro con il bob e Moahmed pensa bene di portare il nostro Land al lago. Io mi metto la maglia bagnata sul petto e faccio finta di niente. Lui sembra aver guidato il Land da una vita, ha una classe incredibile. Dopo un po’ mi chiede:” Barbara, caldo?”. Io imbarazzata, pensando “Ah caxxo!”, rispondo:”Noo, Giulio scherzo…”. Minchia! Ma Alberto non poteva farsi il giretto dopo! Riki traina Rmadan con il bob visibilmente divertito fino al lago. Mangiamo e intanto sostituiamo la pompa dell’acqua della macchina di Vittorio. Poi tutti a fare il bagno e il giretto con il canotto.

Ripartiamo e ammetto che mi diverto un sacco alla guida, con Alberto che mi fa gesti e mugugni che io recepisco come messaggi in codice su come navigare. Si intravede in lontananza il lago Truna, poche centinaia di metri prima ci mostrano un pozzo di acqua dolce, o almeno loro sostengono essere tale. Se non ti portano, è impossibile trovarlo: è in una conca anonima spostando un sasso, sotto il quale c’è sabbia, poi un telo, una gomma e un buco. A due metri c’è la falda. Il lago Truna è un oasi dei riflessi! Dopo averlo misurato con il canotto possiamo dire che non è più fondo di 50 cm e ha 14°C di temperatura. Ci sono incrostazioni di sale a base di bicarbonato di sodio. Le mani in acqua dopo un po’ escono lisce e morbide. Moahmed dice che durante la primavera si riempie quasi tutta la conca. Le zanzare ci portano a far campo alcuni chilometri più in là. Allestiamo il tendone e io preparo un risotto coi carciofi insieme a Giulio.

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Poi serata in compagnia dei nostri amici libici (ultimo con Moahmed) sotto le stelle davanti al fuoco.

04-01-2011: Campo 12 - Bergn - Campo 13 - Km 278 Siamo in orario con il programma e ci svegliamo con calma. Il Fennec è passato a trovarci questa notte. Ritorniamo al lago a visitare il paese fantasma e poi riprendiamo la piacevole pista verso Bergn. Sulle ultime dune giochiamo l’ultima volta con il bob. Poi quando la sabbia finisce troviamo dei paleosuoli rossi di bauxite in contrasto con il giallo intenso di limonite. Fantastico!

Arrivati in paese, i supporti degli ammortizzatori posteriori del Land di Riki si rompono in modo definitivo. Per fortuna a casa di Moahmed abbiamo tempo e modo di aggiustarli. Moahmed poi ci invita a pranzo e ci fa conoscere tutta la famiglia. Appena entriamo troviamo tre porte: a destra il bagno, a sinistra la stanza degli uomini, quella al centro conduce al resto della casa. Ci dividono maschi e femmine e con nostra sorpresa mangiamo cous cous di pollo rigorosamente separati. I nostri compagni non vedono alcuna donna, a noi invece viene data la possibilità di visitare i piani di sopra, dove la moglie di Moahmed, Aicha, ci mostra l’album di matrimonio/famiglia. La stanza degli uomini è ben dipinta, con un bel lampadario, la televisione e le lauree dei maschi di casa su un mobile a muro. La nostra invece è più umile, anche se sempre con tappeti e divani a terra. Purtroppo le donne parlano solo arabo. Ci fanno intendere che vogliono sapere se siamo sposate e se abbiamo figli. Ovviamente il contrasto culturale è notevole, ma lo scambio è piacevole, peccato non riuscire a comunicare di più. Prima di uscire ci regalano collane in perle fatte a mano da loro e questa cosa ci colpisce molto, soprattutto il modo di fare molto tenero. Ricambiamo lasciando una borsa di giocattoli e un po’ di cibo, oltre che la mancia per il ganzo Moahmed. Partiamo sul tardo pomeriggio dopo averli salutati e percorriamo 150 km. Notiamo molti cantieri di case in costruzione e questa è una costante in tutta la Libia. Sembra un paese in forte espansione negli ultimi tempi. Ci fermiamo lungo la strada a fare campo.

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05-01-2011: Campo 13 - Garyan - Ras Jadir - Tataouine - Km 834 In questa giornata ci spariamo tutti i 750 km fino in frontiera. La temperatura non va oltre i 19°C. Pranziamo appena prima di Sabratha, dove incontriamo Tarek e salutiamo Rmadan. Fino al confine si notano sempre molti quartieri di case nuove con la scritta China fuori dal cantiere. Facciamo gasolio a 15 km dalla frontiera, dove arriviamo alle 19.00. Magicamente siamo fuori dalle dogane alle 20.00! Mentre siamo in attesa vediamo diversi mezzi/persone più o meno carichi/precari e Vittorio esordisce scrivendo sul finestrino del Land di Alberto:” Turista fai da te? No Albertour?... Ahi ahi ahi!”. Alle 21.00 arriviamo in hotel Le Gazzelle a Tataouinne. Mangiamo bene per 12 dinari a testa e la stanza ci costa 26 dinari a persona. 06-01-2011: Tataouine - Gabes - Campo 14 - Km 224 Non abbiamo nessun sentore delle inquietudini tunisine e organizziamo un’altra giornata di vacanza. Visitiamo Duiret, Chenini, Ksar El Hedada gustandoci un po’ di bella Tunisia con nel cuore la Libia. Facciamo un bel sterrato in direzione di Matmata molto panoramico e piacevole, con dei tratti tecnici interessanti. Arrivati in paese visitiamo i soliti posti e la giornata ci passa con delizia. Finiamo la serata a Gabes dove ceniamo in un ristorante. Facciamo campo in riva al mare passando per la zona industriale del paese, dove eravamo stati cinque anni fa dopo un viaggio in Tunisia. L’edificio abusivo è sempre lì. 07-01-2011: Campo 14 - Kariouan - Tunisi (Hotel Lido) - Km 400 Bellissima alba sul mare. Ripassiamo per Gabes a cambiare soldi. Fuori dalla posta Riki si accorge che il Land perde olio dall’albero motore anteriore. Mettiamo nuovo olio, ma dopo 10 km in una sosta controllo non c’è ne era già più. Decidiamo di fermarci in una stazione di servizio e Alberto smonta tutta la distribuzione. Il paraolio è malandato: Mac Giver pensa di poter risolvere pulendo il tutto e sistemandolo. Lo rimontiamo e partiamo sempre tra l’ilarità generale sulle note dell’allegro chirurgo. Ma dopo pochi chilometri tutto l’olio va perso ancora. Decidiamo per il

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traino, dato mancano solo 250 km a Tunisi, mentre io e Riki andiamo diretti nella capitale in cerca del rivenditore Land Rover. Per caso a Morgan troviamo in un distributore un tunisino con un Land 90 che ci capisce al volo e ci porta lui al centro ricambi, l’unico di tutto il nord della nazione in pratica. Senza il suo aiuto era praticamente impossibile. Si trova vicino a Megrine nei pressi del concessionario Kia Motors (Equipement Tout Terrain, Ruc Oum Kalthoum 57 Tunisi, email ett@planet.tn, telefono 00216 71254433 - 98322015). Qui troviamo dei negozianti molto simpatici e compriamo l’unico pezzo disponibile! Ci incontriamo di nuovo tutti insieme al La Goulette davanti all’albergo Lido. Una volta sostituito andiamo a fare una super cena a base di pesce a “L’Acquario” vicino al nostro hotel (costo della camera 45 Euro). Si mangia molto bene. 08 e 09-01-2011: Tunisi - Traghetto Genova - Pordenone - Km 460 Passiamo la mattina alla Medina di Tunisi e notiamo tre corriere di poliziotti in veste antisommossa, a cui non diamo tanta importanza. Pensiamo ingenuamente che siano per una partita di calcio… Solo dopo un sms dall’Italia comprendiamo la gravità delle cose, anche se non traspariva niente in tutti i posti dove siamo stati. Ritorniamo quindi in porto dove facciamo spese varie al mercato. Alle 13.30 entriamo in dogana dopo aver pranzato abbondante al Restaurant al Lido. Alle 14.00 siamo già in nave! Mai successo di stare cosi poco tempo. Partiamo alle 16.30. E brava CTN! Le giornate passano veloci tra chiacchiere con amici vecchi e nuovi, dove ognuno racconta la sua avventura e il momento dello sbarco arriva puntuale alle 14.00. Noi siamo molto veloci ad uscire, mentre Giulio ci mette quasi due ore. Arriviamo a casa alle 22.30 totalizzando 4135 km in Libia e 1328 km in Tunisia. Cazzo, quanto ci siamo divertiti! Siamo partiti pensando di fare il Col Anaj e siamo tornati con nel cuore il Murzuq… che bella scoperta!

FRASI CELEBRI: • W la sciafa! • No problema, no paura! • Bello tutto, peccato la compagnia… • Ti saluto oh Croce Santa… • Turista fai da te? No Albertour?... Ahi ahi ahi! • Proprio un posto di MIzda! • Vittorio e allora co sta maggiolina, non la hai ancora chiusa? • Morbida con quel cambio! Più leggera con la frizione! • Guarda là un 14 = un fortin (dei legionari) • La mela dice alla pera mentre giocano a carte: pesca! • Mi me varde i film, ma non son bon de veder la fine… • Sul cratere del vulcano: “volevo dirvi che da qualche mese sembra che si stia risvegliando…”

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In Africa ogni mattina il leone si alza e sa che dovrà correre più della gazzella; in Africa ogni mattina Alberto si alza e sa che dovrà correre dietro la freccetta del GPS; in Africa ogni mattina Vittorio si alza e sa che deve spurgare la frizione!

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4315 km in Libia: Alla scoperta del Murzuq  

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