Page 1

Felice Falagario Internazionalizzazione. Brevi riflessioni.

Premessa. L'internazionalizzazione delle attività rappresenta, nell'attuale contesto economico, un’ occasione, con cui l'impresa crea valore, remunera le risorse investite, estende il proprio vantaggio competitivo, accede a nuove

opportunità

e

mezzi

per

la

crescita.

Odiernamente,

l'internazionalizzazione è una via obbligata per la sopravvivenza delle P.M.I., imposta dalla nuova e vivacissima concorrenza, fondata su costi di produzione contenuti e buona qualità, che mettono in discussione la vita dell’Impresa nel suo stesso Mercato domestico. Le forme dell'internazionalizzazione sono numerose e si spingono ben oltre la tradizionale attività di commercio con l'estero: vedasi, trasferimento di segmenti di Impresa, accordi di cooperazione commerciale, produttiva e tecnologica con partner esteri, alleanze, export-import, joint-venture e partecipazioni, presenza diretta con sussidiarie e filiali commerciali, industriali, di servizio e assistenza tecnica ed altro. Le possibili aree interessate all'espansione sono altrettanto

varie.

La

globalizzazione

coinvolge

nello

sviluppo

economico capitalistico, i Paesi di tutti i continenti, ciascuno dei quali può presentare peculiari vantaggi comparati, in termini di risorse

1


naturali, costo e qualità dei fattori produttivi, tecnologie e competenze disponibili. Per l'impresa, l'internazionalizzazione è una iniziativa, attualmente obbligata, e, comunque, molto difficile per il deficit di management, preparato ed aggiornato, in grado di guidare l’iniziativa medesima verso “focus” mirati, accompagnati e, possibilmente finanziati.

Fondamentale,

in

vista

di

un’iniziativa

di

internazionalizzazione, è il recupero preliminare di ogni informazione utile, le cosiddette “inforicchezze”, atte a svelare tutti i lati del territorio “mirato”. Quindi, occorre attivare, nell’Impresa in gioco, un processo di trasformazione aziendale, di tipo “internazionale”, fondamentale e spesso irreversibile, che riguarda gli assetti finanziari, la struttura organizzativa e tecnica, il posizionamento sul Mercato, la gestione delle risorse umane.Anche per l' Impresa, meglio dotata di competenze e risorse, il rischio di insuccesso è esistente

e non

facilmente eludibile, poiché le operazioni internazionali vengono – generalmente

decise e avviate senza studi preliminari, aventi la

dignità scientifica, al fine di scongiurare, insieme ad altre tipologie di intervento consulenziale, i fattori imprevedibili o prevedibili, mai perfettamente conosciuti, che sono di casa, nel recente

passato,

l'internazionalizzazione

era

Mercato. Fino nel una

via,

seguita

esclusivamente dalle Imprese maggiori dei Paesi industrializzati, le uniche in grado di realizzare una presenza diretta sui grandi mercati, superando ostacoli e barriere. Oggi, la globalizzazione ha prodotto

2


l'affermarsi di una nuova era di internazionalizzazione diffusa, e, ribadiamo, tendenzialmente imposta dalla necessità di sopravvivenza. Come è sotto gli occhi di tutti, I mercati si sono integrati, i costi di trasporto, di comunicazione e degli altri supporti per "andare all'estero" si sono ridotti, le barriere tra Paesi - economiche, tecniche e istituzionali – si sono abbassate, cosicchè le Imprese sono costretta ad affacciarsi nell'arena competitiva del difficile Mercato globale. Ne discende che, in questo processo diffuso di internazionalizzazione, le imprese di piccola e media dimensione (P.M.I.) soffrono, nel prendere le

decisioni,

di

limiti

consulenziali,

finanziari,

manageriali,

di

informazione e di esperienza, in misura assai maggiore delle imprese più grandi. Peraltro, il loro rapporto con le Università è, di fatto, inesistente, al punto che il loro sostegno finanziario per una borsa di dottorando su una tematica attuale, qual è l’internazionalizzazione, non è nemmeno ipotizzato, come concedibile, dalle Associazioni di categoria. Le risposte e soluzioni delle P.M.I., in questo delicato “campo”sono inadeguate, approssimate o frutto di scorciatoie,che, inevitabilmente, accrescono il rischio di insuccesso delle iniziative intraprese. In questo scenario, sono molti i soggetti che si propongono alle Imprese, a sostegno delle iniziative estere: enti pubblici e privati, agenzie territoriali e associazioni di categoria, società di consulenza, istituti di credito. Purtroppo, “tutti” non centrano il bersaglio essenziale che un’Impresa deve mirare, prima di avviare il percorso di

3


internazionalizzazione : anzitutto, quello della esaustiva conoscenza del territorio, prescelto per il suo investimento. Per colmare tale deficit, l’intervento dell’Ente universitario, va ritenuto imprescindibile. Le seguenti “brevi riflessioni” sono finalizzate a richiamare l’attenzione delle Imprese e dei giovani professionisti sulla internazionalizzazione delle P.M.I., che rappresenta un’area di studio, di particolare interesse per l’economia del territorio e lo sviluppo. L’Internazionalizzazione è già qui. Le P.M.I. avvertono ancora molte difficoltà nell’ideare la propria strategia secondo un percorso strutturato e culturale, poiché gli imprenditori, ancor oggi, tendenzialmente, si basano più sul loro “fiuto” che sugli strumenti di analisi e pianificazione. La complessità dello scenario, la discontinuità della crisi finanziaria, la frantumazione delle regole competitive associate alla discesa in campo delle due superpotenze Cina e India hanno costretto le PMI a rivedere le loro strategie di internazionalizzazione, secondo modelli scientifici e organizzati. Infatti, le vecchie ricette, spontaneistiche e improvvisate, non funzionano più. La “cultura di prodotto” ha ingessato per troppi anni il “fare impresa” e quando la flessibilità ed il buon rapporto qualità - prezzo sono stati spazzati via dai divari competitivi dei Paesi lowcost, le Aziende hanno messo a nudo tutte le loro debolezze. Il “value for money” ha assunto centralità nello scambio, con nuove leve di progettazione, distribuite geograficamente in tutto il mondo, sia per noi

4


che per i concorrenti asiatici, che, molto aggressivamente stanno cavalcando l’onda. La pianificazione strategica nell’internazionalizzazione. Sinteticamente, con le considerazioni a seguire, sosterremo l’utilità della “pianificazione strategica”, e, al contempo, la complessità e la sfida “culturale” che questa involge.  L’allargamento smisurato del Mercato impone la capacità di saperlo leggere, fin “dentro”, assumendo un atteggiamento di ampia disponibilità verso la cultura dei valori, dei comportamenti delle altre popolazioni e di tecnicalità, come ricerche di mercato, segmentazione,

targeting,

posizionamento

ed

analisi

competitiva.  In pratica, occorre assumere un atteggiamento esplorativo, finalizzato a cogliere le opportunità in ambiente internazionale a seconda degli obiettivi : come, allargamento della quota, ritorni sugli investimenti più alti, economie di scala, vantaggi competitivi derivanti dalla delocalizzazione.  In proposito, va rammentato che le competenze richieste (resource based view strategy) sono molto più numerose e diversificate di quelle normalmente presenti nell’Impresa, sia a livello di proprietà che di management.

5


 Peraltro, un gap è costituito dalla nostra scarsa propensione ad imparare le lingue, a trasferire il proprio nucleo famigliare all’estero, ad integrare stili di direzione e management, molto lontani dalle nostre abitudini quotidiane. Sulla formulazione della “strategia”. Il processo di formulazione della “strategia” impone la disamina di molte opzioni. Trattasi di processo dinamico, divergente, di creazione delle alternative (generazione delle idee) e, in seguito, convergente di scelta quali-quantitativo e multidisciplinare (marketing, operations, finanza, etc), finalizzato a valorizzare le caratteristiche distintive dell’offerta, con lo scopo di conseguire un vantaggio competitivo ed un ritorno sull’investimento superiore ad altre forme di investimento di rischio comparabile. Utili indicare, a questo punto, le tre forme classiche di strategia internazionale :  Multi-domestica, laddove la formulazione della strategia e la sua implementazione

è delegata alle unità locali (strategia

decentralizzata),  globale, laddove ogni decisione è centralizzata, sottraendo alle unità locali ogni autonomia (strategia centralizzata),

6


 transnazionale,

nella

quale

si

persegue

un

maggiore

coordinamento tra vari organi, lasciando spazio alle unità locali per adattare l’offerta ai fabbisogni dei rispettivi mercati (strategia mista). Pertanto, per le PMI diviene fondamentale imparare a segmentare il Mercato, sia di largo consumo od industriale, concentrandosi sulla strategia che meglio difende o rafforza il proprio vantaggio competitivo nel settore di riferimento. Talune Imprese scelgono di competere in nicchie universali, mentre altre operano in segmenti correlati, modulando il proprio marketing - mix a livello di Paese/Area servita. Le strategie di segmentazione. Le

“strategie

di

segmentazione”

delle

P.M.I.

sono

rivolte

all'individuazione di nicchie di mercato. Dette “strategie” considerano, inizialmente, le esigenze di un gruppo limitato di clienti, per poi cercare di

catturare

gradualmente

una

base

di

clientela

più

ampia

(segmentazione di tipo bottom-up), ma, in un Mercato sempre più allargato, diventa difficile non solo evidenziarne le caratteristiche, ma anche individuare chi sono e chi saranno i competitor. Da qui, la necessità di elaborare strategie di tipo operativo con accordi di tipo equity ovvero commerciali, allo scopo di ridurre barriere all’entrata (es. dazi doganali, leggi, altro), ovvero accelerare la penetrazione nel Mercato e controllare i rischi e le trappole dello stesso Mercato.

7


La Scienza a servizio dell’internazionalizzazione. Oggi,

nello

scenario

dell’

“economia

della

depressione”,

è

indispensabile una profonda conoscenza del Paese, della cultura, delle

usanze,

delle

leggi,

dell’economia

locale

e

viciniore,

dell’aspettativa di vita e dei flussi di immigrazione e emigrazione e di ogni altro dato che la “pianificazione strategica” deve esaminare. In proposito, va richiamato il risultato di un recente sondaggio tra le Imprese che hanno internazionalizzato, per conoscere quali fossero, secondo loro

le tematiche, maggiormente strategiche a favorire

l’internazionalizzazione.Il risultato ha indicato le seguenti aree: contrattualistica internazionale (14%), marketing internazionale (12%), strategie di internazionalizzazione (11%), diritto internazionale (9%). Inoltre, l’8% ritiene interessanti le conoscenze di Global Supply Chain Management,

negoziazione

internazionale

e

Cross

Cultural

Management, mentre il 7% vorrebbe approfondire la tutela della proprietà intellettuale e la gestione delle Risorse Umane in ambiente internazionale. Diverse sono le opzioni percorribili, precisando che tentativi, trial and error, non sono più percorribili. Sicuramente, sono utili le società di servizi, che favoriscono i processi di conoscenza e valutazione, come studi di consulenza e legali internazionali, business accelerators,

camere

di

commercio,

centri

di

ricerca

specializzata.Inoltre, processi di entrata in nuovi Paesi richiedono sovente strategie di merger and acquisition (M&A), con capacità

8


manageriali di fondere strutture, gestire cambiamenti, in situazioni conflittuali che vanno adeguatamente pianificate.Ma, su tutto, prevale l’acquisizione scientifica dei dati utili e sensibili, riferiti al territorio, prescelto per un’iniziativa di internazionalizzazione. La “Pianificazione Strategica” non può rinvenire solo dall’esame di occasionali o insufficienti informazioni, né può risultare efficace, se realizzata da un management, scarsamente e scientificamente preparato, non in grado di fornire all’Impresa un continuum di vicinanza, nel corso dell’intero processo dell’internazionalizzazione. Per cui, va riaffermata la centralità del processo di acquisizione scientifica di tutti i dati, riferibili al territorio “mirato” per costruire una convincente e attendibile “Pianificazione”, “accompagnamento”

in

un

percorso,

dell’Impresa

in

ogni

caratterizzato step

del

dall’

percorso

internazionale, il cui traguardo è rappresentato dal “contratto”, la cui redazione deve essere affidato ad unità consulenziali, molto competenti,

quali Studi specialistici, Università o Centri di Ricerca

specializzata. Infatti, Il Mercato globale riserva infinite opportunità, ma richiede,

contestualmente,

l’utilizzo

costante

della

ricerca

e

dell’innovazione tecnologica, in altre parole, un nuovo mindset manageriale che va costruito, sviluppato e affinato, con umiltà e senso di responsabilità.

9

Pubblicazione nr 4  

Internazionalizzazione. Brevi riflessioni di Felice Falagario

Advertisement