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CORRIERE DELLA SERA •'

E' nata una

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Di cognome fa Tennant, .

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è scozzese di sangue blu, pesa 50 chili, ha 21 anni e guadagna già tre miliardi per una campagna pubblicitaria. La nuova Claudia Schiffer? Molto di più ...

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I Un artista ricco e famoso. Che presto regalerà agli italiani 500

delle sue opere e che, nel suo lavoro, mostra la passione e l'ingenuità di un vecchio falegname. · e

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Ma guai a dirglielo: va su tutte le furie. Perché è uno che s'arrabbia subito. Specialmente con.•• TESTO DI STEFA,-;() JESURUM. Foro DI ISABELLA BALENA

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e ne sta lì, con le maniche della camicia rimboccate, fra un turbinio di trucioli e l'assordante rumore della pialla elettrica. Ogni tanto il suono dolce d'un martello scandisce il tempo, mentre fuori il traffico impazza. Pieno centro di Milano, un nobile e splendido palazzo di corso Venezia da poco divenuto sede di un importante industriale della moda italiana. Il bel signore che lavora a un'immensa struttura di legno è Mario Ceroli, il grande Ceroli, per intenderci l'artista che con le sue opere ci inorgoglisce in mezzo mondo, da Santa Cruz di Tenerife a Gratz, a Caracas, Osaka, Tokyo... Ora sta finendo un portale che rappresenta l'arcobaleno, dove le tinte degli spicchi chiusi da cristalli sono il giallo delle spighe di grano, il bianco della lana vergine, il verde trasparente del vetro, il nero del carbone, il rosso del-

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Ma rio Ceroli ha costruito chiese, monumenti, infinite opere d'arte, ha lavorato per il teatro («Dal Bolscioi alla Scala»), il cinema, la televisione («Ma qua ndo la tivù non era soltanto tette e culi come oggi»). Gli hanno dedicato mostre su mostre. Ha guadagnato molto: «Il cavallo di legno dell a Rai di Saxa Rubra me l'ha nno pagato, sette anni fa, un miliardo e mezzo». Eppure la grinta non gli si è appannata. Anzi, è arrabbiatissimo un po' con tutti. «Con quest'Italia ignorante e maleducata, che si la me nta in continuazione e non fa praticamente nulla. Abbiamo talenti imme nsi e sembra che neanche ce ne accorgiamo. E per i giovani, che cosa facciamo per i giovani? Nelle scuole tagliano il latino, parlano di tagliare la storia dell 'arte... Questi signori dovrebbero tagliarsi le palle, sì, lo scriva pure: che si tagliassero i coglioni». Lei oggi sta lavorando per uno dei simboli della moda,

' ' PER ME LAVORARE ÈCOME TORNARE BAMBINO, RITROVO LA STE le foglie di susino, il marrone dei rami d'un albero e il grigio bluastro dell'acciaio tritato in pezzettini. «Sono i colori come li farebbe un bambino, cercando le cose per terra, nella natura ... Non un bimbo d'oggi, certo, che si trova tutto bell'e pronto nelle scatole di matite». E Ceroli, per sua stessa ammissione, un po' bambino è rimasto, nonostante i suoi 58 a nni, quara ntadue dei quali passati producendo o, se si preferisce, creando: «Lavorare non ha mai smesso di divertirmi pazzamente, ogni mattina vado in laboratorio e mi sembra di avere ci nque o sei anni, ritrovo la stessa dolcezza di quando da piccoli ci si piscia addosso». Un incontro abbastanza straordinario, e fo rtuito: qualcuno viene a sapere che Cero li è impegnato per due giorni nei nuovi uffici di Diego Della Valle, basta anda rci, chiedere il permesso, e guardarlo, parlargli. nprimo dei due portali è già montato. Raffigura la famiglia del committente («Che però è anche mio amico da anni»): Diego, il figlio Emanuele, il fratello Andrea, la sorella Gisella, mamma Maria e papà Dorino. Troppo celebrativo? Chissà, ma l'immagine è bella, naturale, semplice.

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In alto, le ultime fasi del lavoro commissionato da Diego Della Valle a Ceroli (sopra}: due grandi portali. A destra, le opere finite. Una raffigura la famiglia dell'industriale, l'altra un arcobaleno dove le tinte degli spicchi sono state ricavate da elementi naturali: grano, vetro, rami, ferro e foglie.


non si sente leggermente «comprato»? Si toglie gli occhiali da sole. lo sguardo è fra l'allibito e il seccato: «Ma che cosa dice? Intanto Diego non è uno di quelli che strizza l'occhio all'arte, è uno che ci crede. E poi io lavoro, e ovviamente guadagno. Potrei smettere domani e sedermi per il resto della mia esistenza ... Invece continuo, dalle 9 del mattino alle 7 di sera, e ho scoperto le vacanze dieci anni fa. Perché mi diverto, innanzitutto. E perché sono davvero convinto che l'arte esista per essere goduta dalle persone, dal maggior numero possibile di persone. Cioè, tanto per intenderci. non amo le gallerie e il collezionismo. L'arte non può essere requisita. Sa, tempo fa mi hanno dedicato una mostra, una delle tante, l'hanno visitata in 90 mila, acquistando il biglietto, per me una gioia infinita». E però si fa pagare... <<E regalo anche moltissime cose, anche se... ». L'espressione è inequivocabile: anche se è come re-

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galare perle ai porci. «Ho donato a Roma la struttura di Italia 90: finiti i mondiali di calcio è stata smontata e chi usa in un magazzino, e lì è rimasta per sei anni, finché un bravo assessore ha deciso di resuscitarla. Ho donato la Casa del Nettuno a Bologna, non ho preso una lira, mi sono perfino pagato l'albergo. Loro l'hanno tenuta in piedi per due anni e hanno fatto pagare per vederla, dopo !"hanno chiusa da qualche parte e hanno detto che non dovevo più mettere piede in città perché ci avevo mangiato sopra ... ». L'ALBERO DELLA VITA. Cl fedele assistente, il signor Soro, lo chiama per un consiglio (collaborano da trent'anni e si danno del lei). Lui va, tocca, guarda, accarezza il suo adorato legno di pino russo («Lavoro solo con questo. Hanno scritto che uso quello delle casse da imballaggio... Quante palle»), torna: «Presto regalerò il mio casale fuori Roma, ci sono 500 sculture, regalerò tutto. Creerò una Fondazione che si manterrà con la vendita di copie in miniatura dei miei lavori, voglio gestire, controllare, non mi fido». Continua: «Sto finendo una grande cosa per i mondiali di sci del prossimo febbraio al Sestriere, tremila lastre di vetro, quindici metri d'altezza. È "l'albero della vita", un altro dono, questa volta in memoria di mia figlia Anna ch'è morta a 23 anni in un incidente d 'auto. Ne saranno prodotti alcuni multipli, in piccolo, il ricavato andrà all' fstituto per la ricerca sul cancro». Si addolcisce, il maestro Cerali, confida che fra pochi giorni avrà una bambina dalla seconda moglie. Sorride, e parla ancora del suo lavoro: «Dal bozzetto alla realizzazione è qualcosa che si muove, un cuore che batte. è come camminare, vedere, respirare. La mia è una fortuna impagabile, mi piace tantissimo quello che faccio da quando avevo 16 anni. Sono nato da una famiglia povera, ma non mi è mai mancato niente. L'arte mi ha educato, cresciuto, mi ha insegnato a parlare, a mangiare, a guardare, a toccare. Mi ha fatto compagnia anche nei momenti brutti». Un sogno nel cassetto lo ha? «Veramente quel sogno dal cassetto è già uscito, ci sto lavorando da tre anni». Si può

E~SA DOLCEZZA DI QUANDO DA PICCOLI Cl SI FA LA PIPÌ ADDOSSO ' ' sapere che cos'è? «Le dirò soltanto che si tratta di un musical per Broadway». E torna a toccare il suo portale-arcobaleno, gesti esperti e affettuosi. Scusi la domanda, ma lei, così attento al prossimo, al sociale, alla cultura non imbalsamata, come la pensa politicamente? Mario Cerali ridacchia, ci pensa un poco su, e risponde: «Sono sempre stato socialista, molto legato a Riccardo Lombardi. Sa, mandavo spesso in via del Corso dei contributi in danaro, mezzo milione, un milione... Quando Lombardi è morto mi sono fatto avanti per offrire un monumento funebre in memoria di Riccardo.Abbiamo scelto il posto al Verano di Roma. io l'ho costruito e !"ho regalato. Mancava soltanto la base di marmo... Non se n'è fatto nulla perché non avevano i soldi per quel marmo». Mentre racconta, torna ad accarezzare il legno. Perdoni l'ingenuità: non ha mai pensato di far rivivere Pinocchio? «No. lo sono Ceroli non mastro Geppetto. Però Carmelo Bene una volta me l'ha proposto per il teatro. Vedremo... ». Stefano Jesurum (le [010 sono del/"agenzia Neri)

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Sette corriere della sera piovicini pedro