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PAOLA TRABALZINI svolge attività didattica presso il corso di laurea in Scienze dell'educazione e della formazione dell'Università La Sapienza di Roma. Studiosa del pensiero montessoriano, ha curato per l’Istituto Superiore Montessori di Ricerca e Formazione dell’Opera Nazionale Montessori (ONM), di cui ha fatto parte dal 2003 al 2010, l’Edizione critica di Il Metodo della Pedagogia Scientifica (2000). E’ autrice del libro Maria Montessori da Il Metodo a La scoperta del bambino (2003) e scrive su varie riviste pedagogiche nazionali e internazionali. La cura dell’anima

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COSTRUIRE

LA SCIENZA DELLA PACE

di Paola Trabalzini … voci odi, non rumore: imparano scoprire toccando udendo guardando sapendo, si educano al rapporto tra creature: la città terrestre è il cantiere di ognuno più intima la zagara di mandarino nella sera umida…

(da Danilo Dolci, Creatura di creature)

Ginevra 1932: speranze e delusioni Il 2 febbraio 1932 si aprì a Ginevra la conferenza per il disarmo, alla quale aderirono sessantadue paesi, con lo scopo di ridurre o abolire gli armamenti ed evitare un’altra guerra. Le speranze che l’opinione pubblica ed il movimento pacifista nutrivano per l’evento andarono però deluse: la conferenza si chiuse nel 1934 senza alcun risultato a causa dell’inconciliabilità delle posizioni dei paesi aderenti. Nell’ottobre del 1933 la Germania, guidata da Hitler, ritirò la sua delegazione dalla conferenza uscendo nello stesso anno anche dalla Società delle Nazioni, fondata nel 1919 all’indomani della carneficina della prima guerra mondiale, il cui

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obiettivo principale era proprio il disarmo. Negli anni Trenta l’Europa cominciò ad incendiarsi con l’attacco italiano in Abissinia (1935), la guerra civile spagnola (1936) e poi l’inizio della seconda guerra mondiale (1939). In un’Europa in cui già cominciavano a spirare venti di guerra, Montessori portò il suo pensiero pacifista, tenendo una conferenza proprio nella primavera del 1932 a Ginevra dal titolo La paix et l’éducation, pubblicata dal Bureau International d’Éducation(1). In Italia apparve con il titolo Educazione sociale nel numero di maggio-giugno 1932 della rivista “Montessori”. L’anno successivo con il titolo Educazione alla guerra o educazione alla pace? La pace e l’educazione fu pubblicata sulla “Rivista pedagogica”, che sosteneva posizioni di cauta e prudente opposizione alla politica scolastica e non del fascismo. La conferenza del 1932, con alcune varianti, tra le quali il titolo che diventa La pace, apre la raccolta di conferenze, sul medesimo argomento, tenute da Montessori in Europa dal 1932 al 1939 e raccolte nel libro Educazione e pace, edito per la prima volta nel 1949 per sostenere la sua candidatura al premio Nobel per la pace. La versione qui proposta è tratta da quest’ultimo testo. È Montessori scienziata e pacifista quella che inizia nel 1932 un pellegrinaggio europeo per sostenere la necessità di costruire la “scienza della pace”: se la pace “fosse elevata a disciplina, nessuna ve ne sarebbe di più alta, poiché da essa dipende la vita stessa del popolo e forse il progredire o lo sparire di tutta la nostra civiltà”. Innanzi tutto per la scienziata di Chiaravalle è necessario chiarire che cosa si intende con pace, ricercarne i fattori costruttivi distinguendo l’opposto orientamento morale della pace e della guerra. La pace non è la cessazione della guerra, che è piuttosto un concetto negativo; essa non è neppure la tregua tra due nazioni in lotta o l’“adattamento forzato dei vinti a un dominio reso stabile, alla perdita di quanto essi hanno amato, alla cessione dei frutti del loro lavoro e delle loro conquiste”. La pace, invece, implica un concetto positivo, il “trionfo della giustizia e dell’amore tra gli uomini: fa pensare a un mondo migliore, ove regni l’armonia”. La cura dell’anima

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L’orientamento della guerra è nel trionfo del forte sul debole, nel conflitto per il possesso, nel senso di superiorità di un gruppo rispetto ad un altro; l’orientamento della pace è verso la valorizzazione delle potenzialità creative umane, del lavoro costruttore di legami, della collaborazione. L’uomo contemporaneo appare a Montessori avviluppato in una crisi morale, che lo fa vacillare, cedere ad “affermazioni illusorie” e a sirene compiacenti; egli ha difficoltà ad essere guida a se stesso e all’ambiente nel quale vive pur essendo lui a crearlo. La stessa ragione pare vinta: “la caratteristica del nostro stato presente - scrive Montessori - è proprio la follia serpeggiante: e il ritorno alla ragione è la nostra più importante necessità”. In questa condizione di smarrimento l’uomo diviene il pertugio attraverso il quale si insinua la guerra. Rinnovamento morale, ritorno alla ragione, per un uomo che si incammini su questa via, invece, “la guerra non sarebbe affatto un problema: sarebbe semplicemente una barbarie contrastante con la civiltà; un assurdo impenetrabile per l’anima nuova”. La “scienza della pace” riguarda allora lo studio delle leggi naturali di sviluppo dell’essere umano e l’organizzazione sociale e morale per il bene di tutti. L’osservazione compiuta nelle Case dei Bambini diffuse in tutto il mondo aveva rivelato a Montessori un “bambino nuovo” osservatore ed esploratore dell’ambiente, con capacità di attenzione e concentrazione, laborioso, disciplinato, autonomo, amante dell’ordine e della conoscenza. Le condizioni che avevano permesso quel rivelarsi erano state: un ambiente “a misura di bambino”, ossia proporzionato sotto l’aspetto fisico, affinché il bambino potesse raggiungere, sollevare, muovere, manipolare facilmente gli oggetti, ma anche adeguato per l’aspetto intellettuale, ossia con attività comprensibili, leggibili, corrispondenti ai suoi bisogni; la libera scelta da parte dei bambini dell’attività cui dedicarsi per il tempo che desideravano secondo il proprio ritmo di apprendimento; un insegnante organizzatore dell’ambiente, osservatore degli emergenti interessi infantili, che mostrava il modo in cui le attività andavano svolte senza sostituirsi al bambino, dunque presenza rassicurante,

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ma non invadente, sostenuto dalla fiducia nei confronti delle potenzialità costruttive infantili. Queste condizioni avevano consentito che si creasse nelle Case dei Bambini un’atmosfera di disciplinata e serenità attività: si poteva così fare esperienza di pace. La tranquillità, l’equilibrio interiore, la pacifica intesa sono per Montessori, osserva Scocchera, “il modo naturale nel quale si manifesta la vita stessa”(2). Con esperienza di pace intendiamo la possibilità per il bambino di sperimentare senza fretta, di misurare le proprie capacità, di ripetere l’attività per appropriarsi dei movimenti, di trovare personali soluzioni acquisendo fiducia in se stesso; la possibilità attraverso le attività di “vita pratica” (innaffiare le piante, lavare un tavolo, i piatti, ecc.) di sentirsi parte dell’ambiente, di impadronirsene, di esserne responsabile; la possibilità attraverso la gestione ad esempio del momento della merenda o del pranzo (apparecchiare, servire a tavola, sparecchiare) di prendersi cura degli altri: preparare una spremuta, offrirla e condividerla con i compagni significa aver fatto qualcosa di utile per sé e per gli altri. Inoltre dato che nell’ambiente ogni attività è presente in un solo esemplare, il bambino è aiutato ad imparare ad aspettare, perché se desidera proprio l’oggetto utilizzato dal compagno deve attendere. Lo aiuta ad attendere la possibilità di dedicarsi ad altre attività presenti nell’ambiente, oppure può mettersi vicino al bambino che sta lavorando e osservarlo, nella consapevolezza che quando sarà il suo turno gli sarà riservato lo stesso rispetto che ora lui sta riservando all’amico. Alla luce dell’esperienza scientifica e pedagogica delle Case dei Bambini, la prima delle quali era stata aperta il 6 gennaio 1907 a Roma, Montessori inizia a denunciare senza mezzi termini l’autoritarismo dell’educazione tradizionale sia scolastica sia familiare che per il bambino, sostiene, è esperienza di lotta che termina con un “doloroso ed impersonale adattamento” alla vita dell’adulto, ossia con uno snaturamento del suo essere indipendente e creativo. Egli a scuola vive un clima di competizione piuttosto che di collaborazione, di antagonismo piuttosto che di solidarietà, di isolamento piuttosto che di condivisione. Ed “il bambino che non ha mai imparato a fare da solo, a guidare le proprie La cura dell’anima

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azioni, a dirigere la propria volontà, si riconosce nell’individuo che si fa guidare e che ha bisogno dell’appoggio altrui”. Ne risulterà un individuo adulto indebolito sotto l’aspetto morale che facilmente cede “allo spirito di devozione, quasi di idolatria verso i condottieri”. Dunque per costruire la pace è necessaria per Montessori un’educazione adeguata alle caratteristiche psichiche del “nuovo bambino”, un’educazione che sia esperienza di pace e non di lotta, rispettosa delle leggi costruttive della vita; un’educazione che dilati i poteri della mente e del cuore “perché si corregge dando spazio, dando mezzi, per l’espansione della personalità”(3). La costruzione della scienza della pace non può prescindere da una nuova antropologia e da una nuova concezione dello sviluppo umano, senza dimenticare l’aspetto morale dell’educazione, che deve farsi promotrice della ricerca del vero, del bene e del bello. Nel 1937 Montessori affermerà che “l’educazione è l’arma della pace”. Nella voce Fascismo dell’Enciclopedia italiana, scritta intorno al 1931 e firmata da Mussolini, ma redatta probabilmente dal filosofo neoidealista Giovanni Gentile, si legge: “Il fascismo […] non crede alla possibilità né all’utilità della pace perpetua […]. Solo la guerra porta al massimo di tensione tutte le energie umane e imprime un sigillo di nobiltà ai popoli che hanno la virtù di affrontarla”(4). La conferenza del 1932 segna il definitivo incrinarsi dei rapporti tra Montessori e Mussolini, iniziati nel 1923 da un lato per il desiderio della scienziata di Chiaravalle di vedere diffuso in Italia il suo lavoro scientifico-pedagogico e le sue scuole, dall’altro per il desiderio di Mussolini di avvalersi della notorietà che Montessori aveva raggiunto all’estero al fine di ricavarne prestigio al governo stesso, impegnato nella ricerca di un consenso internazionale. Il metodo Montessori poteva, inoltre, divenire un prezioso alleato nella lotta all’analfabetismo, dato che nelle scuole montessoriane i bambini a cinque anni già leggevano e scrivevano. Infine, non è da escludere, che il clima di lavoro ordinato e disciplinato che si osservava nella scuola Montessori potesse attrarre l’attenzione di Mussolini, pur nella profonda diversità di

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presupposti educativi, morali e ideologici, che, inizialmente non esplicitati, emergeranno negli anni successivi. Il regime iniziò a non fidarsi più degli ideali pedagogici montessoriani e dal luglio 1932 Maria Montessori ed il figlio Mario furono sottoposti alla sorveglianza della polizia politica; nel 1933 Maria si dimise dall’Opera Montessori, fondata nel 1924 con l’intento di diffondere il pensiero montessoriano e tutelare l’applicazione del metodo, e nel 1934 lasciò l’Italia per tornarvi nel 1947, dopo aver trovato ospitalità prima in Spagna ed Olanda e poi dal 1939 in India. Un “mondo nuovo” e un “uomo nuovo” Se Montessori registra la crisi dell’uomo contemporaneo, vede anche all’orizzonte un “uomo nuovo”: “una elevazione meravigliosa ed improvvisa ha posto il campo delle conquiste umane a un livello superiore della terra”. Dagli inizi del Novecento si assiste ad un’incredibile accelerazione delle scoperte scientifiche e del progresso tecnologico, ne ricordiamo alcune. Nel 1905 Einstein iniziò ad elaborare la teoria della relatività, che lo portò ad ottenere nel 1921 il premio Nobel per la fisica; nel 1909 lo aveva ricevuto Guglielmo Marconi per il telegrafo senza fili; nel 1918 era stata la volta di Max Planck padre della fisica quantistica. Nel settembre del 1907 il transatlantico Lusitania effettuò la traversa dell’Atlantico in poco meno di cinque giorni; nel maggio del 1927 Charles Lindbergh compì il primo volo transoceanico in solitaria da New York a Parigi; nel 1938 Enrico Fermi riceverà il premio Nobel per la fisica per i suoi studi sulla radioattività artificiale. Per Montessori, medico, studiosa di scienze natali, antropologa, l’uomo durante la sua evoluzione ha progressivamente sottratto alla natura, grazie alle capacità intellettuali, al desiderio di conoscenza e al bisogno di assicurarsi una migliore esistenza, i suoi segreti realizzando un’incredibile trasformazione dell’ambiente e delle sue stesse condizioni di vita sul pianeta creando quella che la scienziata di Chiaravalle definisce “supernatura”, che è continuazione e progresso della natura stessa. La cura dell’anima

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Nuove forme di comunicazione, come dopo il telegrafo senza fili anche la radio, facilitavano oramai l’incontro di voci altrimenti molto distanti; sempre più veloci mezzi di trasporto favorivano lo scambio di merci e persone tra i continenti. L’umanità appare a Montessori come una “nazione unica” anche se gli uomini continuano a vivere sentimenti di separazione e di reciproca incomprensione. Nel mondo supernaturale, invece, per la scienziata l’uomo sempre più dipende dall’uomo per la sua sopravvivenza: “perciò ciascun individuo si trova legato agli altri, e ciascuno contribuisce con il proprio lavoro al complesso in cui vive l’umanità”(5). Se la studiosa di Chiaravalle plaude al progresso del nuovo secolo, frutto delle capacità umane, che le fa scrivere dell’avvento di una nuova epoca geologica, è anche cosciente del rischio che l’umanità correrebbe se le energie della natura conquistate venissero utilizzate dall’“uomo vecchio”, guidato dalla logica del possesso, della separazione, della contrapposizione. E’ quanto mai urgente per Montessori che il mondo supernaturale sia gestito e guidato da un “uomo nuovo” elevato al livello della sua creazione, consapevole dei legami essenziali con gli altri viventi, del tendere della sua opera verso l’unità, della potenza delle energie che ha scoperto e che sono accessibili a tutti. L’“uomo nuovo”, per Montessori, può aver radici solo nel “bambino nuovo”, che cerca autonomia, lavoro, conoscenza, creatore delle caratteristiche umane quali movimento, pensiero, linguaggio, amore, e in “un’educazione nuova”, che aiuti “a conquistare nell’illimitato, anziché reprimere i desideri di possedere ciò che posseggono i vicini”(6); che aiuti a cogliere i nessi, le relazioni tra le singole parti ed il tutto evitando frammentazione delle conoscenze senza alcuna visione d’insieme. Fondamentale per la costruzione della pace è allora aiutare l’uomo ad essere consapevole del suo fine nella vita, la creazione della supernatura, che lo pone in un rapporto di dipendenza e interdipendenza con i suoi simili e con gli altri organismi viventi. Questa consapevolezza va assunta alla base di una nuova visione dei rapporti con se stesso e con gli altri uomini, della costruzione di una nuova moralità, responsabilità e socialità.

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Eccoci arrivati al “piano cosmico”, tema al quale l’autrice dedicata l’ultima conferenza sulla pace del luglio 1939. Nel “piano cosmico” lo scopo di ogni organismo vivente è in relazione non solo al mantenimento di se stesso, alla sopravvivenza della propria specie, ma anche al mantenimento della vita sulla terra, al mantenimento dell’armonia del tutto attraverso rapporti di reciprocità (basti pensare agli ecosistemi). Il bambino diviene allora l’investigatore di una rete di relazioni, scambi, interdipendenze, attraverso la quale ha la possibilità di comprendere come la vita si mantenga con il contributo di ogni essere vivente, ha la possibilità di entrare nel grande spettacolo dell’evoluzione naturale ed umana di cui egli è parte. Non si tratta quindi del vagheggiamento di un mondo pacificato, ma dello studio e della comprensione dei legami e delle dipendenze che esistono tra gli esseri viventi e di formare individui in grado di cogliere le relazioni tra gli eventi. Di fronte a concezioni egoistiche e aggressive della vita che miravano a dividere e non ad unire, a considerare gli uomini nei loro particolari e circoscritti interessi personali, Montessori propone negli anni Trenta e Quaranta lo spettacolo dell’evoluzione della vita frutto del contributo di organismi viventi operosi e solidali nel quale il bambino può ritrovare la propria storia come appartenente alla specie umana. Come è possibile allora aiutare i bambini a capire e volere la pace? Montessori risponde: “per predisporre il fanciullo alla pace bisogna incunearlo in questo nuovo mondo unificato in cui tutti gli uomini lavorano a beneficio degli altri”. Ed allora “ecco il lavoro acquistare un senso di solidarietà umana profondissimo. In genere si presenta al bambino il lavoro come un dovere da compiere, qualche cosa che invece di sorgere dall’intimo come necessità spirituale è imposto dal di fuori […], così si uccide completamente quel senso di affratellamento che dà il lavoro, inteso come opera dell’uno a complemento dell’altro”. E continua: “dire ‘amate tutti gli uomini’ è un parlare un po’ astratto - e forse non è facile amare tutti gli uomini - anche perché gran parte di questi uomini non si conoscono. Bisogna prima farli conoscere attraverso il lavoro che compiono a beneficio La cura dell’anima

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nostro e allora dalla conoscenza scaturirà in noi l’amore per essi”. Infine, ma fondamentale: “l’uomo che sa di essere nato per beneficare gli altri sentirà ripugnanza nel compiere atti di distruzione in stridente contrasto con la sua natura e con il fine per cui è nato. A un uomo siffatto dopo che gli è stato detto: ecco questo strumento, adoperalo a beneficio dell’umanità perché così vuole la tua natura e il fine dell’universo, non gli potrà dire più nessuno: ecco un altro strumento prendilo e va con esso a uccidere degli uomini a distruggere il loro lavoro. Un uomo che riceverà nella vita due ordini così differenti comincerà a sentire uno sbandamento di coscienza e il giudizio fra il male e il bene non potrà non farsi strada nel suo animo”(7). L’essere umano formato nel rispetto del lavoro compiuto dagli altri, indispensabile come il proprio al mantenimento della vita, non potrebbe con facilità essere strumento di odio, distruzione, offesa. L’infanzia è per Montessori luogo reale di possibilità, di trasformazione, di miglioramento dell’umanità, di costruzione dell’“uomo nuovo”, che non sarà “più la vittima degli avvenimenti, ma avrà la chiarezza di visione necessaria per dirigere il futuro della società umana”(8). Per una chiarezza di visione che è comprensione razionale, ma anche consapevolezza sociale ed etica, perché l’“uomo nuovo” sia guida a se stesso e a ciò che ha creato, occorre favorire, secondo Montessori, lo sviluppo, attraverso l’esperienza, di valori quali cultura, amore, lavoro, comprensione, cooperazione, rispetto. Per la scienziata di Chiaravalle “occorre puntare alla grandezza dell’umanità, alla piena valorizzazione dell’intelligenza e della personalità, alla promozione di tutti gli uomini, senza esclusione di razze, culture, ceti, credenze. Una prospettiva interculturale e orientata alla ragione e alla perfezione”(9). Notiamo per inciso: è questa una prospettiva che oggi trova tra l’altro particolari consonanze con quella del sociologo, filosofo, e soprattutto metodologo, francese Edgar Morin, fermo restando la specificità dei diversi contesti storico-culturali di formazione e dei percorsi di pensiero. Morin scrive della necessità nel terzo millennio di creare una “nuova cittadinanza terrestre”, di sviluppare l’appartenenza alla

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“Terra-Patria” in alternativa allo “Stato Nazione” e alla “Terra oggetto di profitto”; il “centro di questa nuova missione” è “l’educazione che nel contempo è trasmissione del passato e apertura della mente per accogliere il nuovo”. Ed ancora: “la coscienza della nostra umanità in questa era planetaria dovrebbe condurci alla solidarietà e alla commiserazione reciproche, di ciascuno per ciascuno, di tutti per tutti”. La comprensione da parte dell’uomo della propria “identità terrestre” in una prospettiva planetaria in Morin, la comprensione del suo compito cosmico in Montessori fanno tutt’uno con la necessità di un’educazione costruttrice di una nuova mentalità nel considerare i rapporti tra gli uomini e di questi con l’ambiente nel quale vivono(10). Un’educazione aperta al futuro che è già il nostro presente.

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NOTE (1) Fondato nel 1925 con lo scopo di stimolare la ricerca educativa e studiare i sistemi scolastici dei diversi paesi operando un collegamento tra le varie le esperienze educative. (2) A. Scocchera, Maria Montessori e l’educazione dalla pace, in “Vita dell’infanzia”, a. LII, n.7, settembre 2003, p.37. (3) M. Montessori, Formazione dell’uomo, Milano, Garzanti, 1993, p.50-51 (prima edizione 1955). (4) D. Mack Smith, Storia d’Italia dal 1861 al 1997, Roma-Bari, Giuseppe Laterza & Figli, 1997, p.477 (ed.orig. Modern Italy. A Political History, 1997). (5) M. Montessori, Il segreto dell’infanzia, Milano, Grazanti, 1991, p.264 (prima edizione con il titolo L’Enfant, 1936). (6) M. Montessori, Formazione dell’uomo, op. cit. p.51. (7) M. Montessori, Educhiamo alla pace le nostre creature I e II, in “La madre”, numero di agosto 1954 e di settembre 1954. (8) M. Montessori, Educazione per un mondo nuovo, Milano, Garzanti, 1991, p.14 (I edizione indiana in lingua inglese con il titolo Education for a new world, 1946; I edizione italiana, Garzanti, 1970). (9) G. Cives, Le risposte di Maria Montessori ai problemi di oggi, in “Vita dell’infanzia”, a.XLIV, n.6, luglio-agosto 1995, p.30. (10) Per analogie Montessori-Morin cfr G. Cives, L’“educazione dilatatrice” di Maria Montessori, Roma, Anicia, 2008, pp.131-166.

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