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editoriale di Bernhard Scholz

ragioni solide, strumenti adeguati

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on l’audacia del realismo è il titolo della prossima Assemblea generale di Compagnia delle Opere, che si terrà a Milano il 25 novembre. Ma è anche l’atteggiamento che sono invitati a riscoprire, come prospettiva positiva per la propria vita personale e professionale, le migliaia di imprenditori che parteciperanno a Matching nei tre giorni successivi. Ogni impresa, profit o non profit, è chiamata a un cambiamento per rispondere in modo adeguato alle sfide del presente: tanti imprenditori che guidano un’azienda di dimensioni piccole o medie si trovano oggi nella condizione di dover prendere decisione significative. Anche per chi ha risentito meno della crisi, si impone la domanda su come consolidare nel medio e lungo termine la propria attività. Ma per compiere le scelte giuste, come quella di tentare l’approccio ai mercati internazionali, formando se stessi e i propri collaboratori e riorganizzando l’impresa per questo passaggio, oppure quella di innovare i propri processi di produzione e di commercializzazione, occorrono ragioni solide e strumenti adeguati. Altrimenti il rischio è veder infrangersi contro il muro dei problemi ogni possibilità di ripresa e rifugiarsi in quella reattività priva di sguardo al futuro, amplificata peraltro dai mezzi di comunicazione. Dal pur giusto e indispensabile allarme circa le gravi questioni sociali ed economiche - la burocrazia poco efficace, il livello di tassazione fuori misura, l’assenza di misure che scoraggiano la libertà d’intrapresa - bisogna passare a un impegno che costruisce, dentro queste condizioni difficili, quei tratti di strada che sono possibili e che nel loro insieme ci porteranno in un’avventura imprenditoriale nuova tanto impegnativa quanto affascinante. In nome di questo impegno si apre il dialogo con la politica, non per delegare a essa le nostre responsabilità, ma per chiedere che venga tutelata la libertà di assumersele fino in fondo, senza essere ostacolati e penalizzati. Un evento come Matching si sta rivelando utile negli anni per

«Matching (sopra, un’immagine di una precedente edizione) - dice il presidente Scholz - è un appuntamento emblematico del modo in cui Cdo si propone di accompagnare le imprese al cambiamento»

mettere a fuoco il valore fondamentale dell’incontro tra chi lavora in uno stesso settore o in settori differenti, in un impegno che favorisce la conoscenza e la collaborazione. Lo testimoniano tanti imprenditori e professionisti che hanno preso parte con successo alle scorse edizioni: è questa la base, così spesso trascurata in ambito lavorativo, da cui partire per prendere le decisioni e progettare il futuro. In questo senso, Matching è un appuntamento emblematico del modo in cui Cdo si propone di accompagnare le imprese al cambiamento. Dalla riscoperta del valore dell’incontro nascono sempre nuove e impreviste possibilità che toccano fino nel dettaglio la vita aziendale: dalla selezione dei fornitori alla conoscenza di potenziali clienti e del proprio mercato, dalle strade per internazionalizzare alle modalità per una vera innovazione. Tra le tante novità che contraddistinguono l’ottava edizione di Matching, ce n’è una che rappresenta al meglio il percorso che la stessa manifestazione sta compiendo per raggiungere il suo scopo: gli spazi espositivi e gli appuntamenti saranno organizzati attraverso otto Distretti che raggruppano le aziende appartenenti ai settori merceologici più significativi, in modo da mettere a fattor comune esperienze, conoscenze, progettualità e risorse utili per tutti. Proprio prendendo spunto dalla principale novità di Matching 2012, questo numero del Corriere delle Opere propone una fotografia di alcuni dei più importanti settori dell’economia italiana e illustra il lavoro che i vari “tavoli” promossi dall’associazione a livello locale e nazionale hanno svolto durante l’anno per preparare i contenuti dell’evento di fine novembre. A tutti dunque l’invito a ritrovarci all’Assemblea generale, per riscoprire insieme l’attualità del criterio ideale da cui la nostra associazione trova le ragioni e lo slancio per creare un’amicizia operativa in un mondo che rischia la frammentazione e la perdita della speranza. Un contributo che, con l’audacia del realismo, può aiutare ciascuno a ripartire. ■ N. 11 Ottobre 2012 CORRIERE DELLE OPERE

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sommario

sommario

editoriale zoom attualità CENSIMENTO. Misurare meglio per competere meglio focusMediazione: la più antica soluzione alternativa dei conflitti servizi CDO IMPRESITALIA. Come ridurre i premi Inali vita cdo La Cdo sul tablet matching BISCAGLIA. Incontrarsi per crescere

Anno XXVI - n. 11 - ottobre 2012 Registrazione Tribunale di Milano n. 505 del 27 settembre 1986 Iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione n. 7521 Direttore responsabile Dario Vascellaro Redazione Bettina Gamba, Carmelo Greco Uffici Via Legnone 20, 20158 Milano Tel. +39 02 673961 - fax +39 02 67396230 Editore Cdo.net srl - via Melchiorre Gioia, 181 - 20125 Milano Pubblicità Evidentia Communication srl Via Legnone 20 - 20158 Milano - Tel. +39 02 67396218 anna.venturini@evidentiacommunication.it Stampa Centro Stampa Editoriale - Via del Lavoro 18 36040 Grisignano di Zocco, Vicenza Progetto grafico Curious Design

Un vestito nuovo per il Matching Matching è sempre più interattivo SPORTELLO ESPERTI. Consulenza di qualità Imir: imprese in rete L’export salva l’economia italiana

agroalimentare TAMPIERI. Impresa e sistema

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CASTELLI. Conoscere la propria azienda per vincere la crisi LOMBARDIA. Case a energia quasi zero CONSTA. Insieme per costruire CAMBIELLI. Grandi si nasce Conoscere, costruire, abitare

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edilizia DEBELLINI. Come cambia il mestiere del costruttore energia e ambiente BORTONI. Un nuovo paradigma del mercato

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Ict, un mercato che cambia

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Incontrare l’eccellenza italiana

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BRT. Il giro d’Italia in 180 filiali

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CLINI. Lo sviluppo non è nemico dell’ambiente

Consumare meno energia si può Energia: cambiamento e sostenibilità

finanza Fare impresa ict GATTI. Non c’è crescita senza innovazione

TABLETIZE. Le app utili all’azienda T-CONSULTING E DSS. Il valore del Matching

Distribuzione e confezionamento Comp Editoriale Veneta srl - Via Cappelletto 12 30173 Mestre (Ve)

logistica Il mercato della logistica in Italia

www.cdo.org

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meccanica La meccanica a cavallo tra sviluppo e declino

L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli associati Cdo e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a: Cdo.net srl - via Melchiorre Gioia, 181 - 20125 Milano. Le informazioni custodite verranno utilizzate al solo scopo di inviare agli associati Cdo la testata e gli allegati, anche pubblicitari, di interesse pubblico (legge 675/96 - tutela dati personali). Il numero è stato chiuso in redazione il 22 ottobre 2012. La percentuale di pubblicità di questo numero, comprensiva di inserti e allegati, è del 30%.

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BRISIGOTTI. Fornitori e Gdo: un rapporto da sviluppare CUCINA SEMPLICEMENTE. Vi spiego il marketing immaginativo L’agroalimentare a Matching 2012

Impaginazione Maurizio Saporiti

Foto di copertina: Stefania Malapelle

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Un comparto in crescita

sanitàPELISSERO. Il futuro della Sanità è nel sistema misto DOXEE. Addio alla carta DSC. Soluzioni It per ospedali e Asl

Il Distretto Sanità a Matching

avsi PIATTI. Una ong tra le imprese libreria indirizzi

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NN. .1 1 0OLt ut ogbl ir oe 2 0 1 2 C O R R I E R E D E L L E O P E R E

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Giornata colletta alimentare sedicesimo appuntamento «La crisi continua a cambiare la vita di molte persone. L’unica possibilità è sopravvivere, sperando che tutto prima o poi passi? Perché riproporre proprio oggi la Colletta alimentare? Che novità ci attendiamo? Anche dentro le difficoltà, io esisto e non mi sto dando la vita da solo, sono fatto e voluto in questo istante da Dio: questo, come disse don Giussani, “è il tempo della persona”. Solo la riscoperta di questo rapporto originario permette di vivere ogni cosa da uomini: perché tutto è occasione per incontrare Chi mi sta dando la vita ora. Questa è la novità che attendiamo: poterLo incontrare ancora. Per questo ti invitiamo a partecipare insieme alla Giornata nazionale della Colletta alimentare: fare la spesa per chi ha più bisogno». È il testo delle cosiddette “dieci righe” con cui la Fondazione Banco alimentare onlus lancia la Giornata nazionale della Colletta alimentare, giunta ormai alla sedicesima edizione, che si terrà il 24 novembre 2012 in tutta la Penisola. L’anno scorso più di 130 mila volontari hanno presidiato 8.600 supermercati, raccogliendo 9.600 tonnellate di prodotti alimentari, il 2% in più rispetto al 2010. Inoltre, si calcola che all’incirca cinque milioni di italiani abbiano contribuito facendo la spesa nel 2011 e rendendo la Colletta alimentare il più imponente gesto di carità in Italia per affluenza e adesioni. ■

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CORRIERE DELLE OPERE N. 11 Ottobre 2012

come imparare i mestieri a vocazione artigianale Il 4 ottobre sono state pubblicate le graduatorie delle prime 50 botteghe di mestiere previste nell’ambito del programma Amva (Apprendistato e mestieri a vocazione artigianale) promosso da Italia Lavoro, l’ente strumentale del ministero del Welfare. A partire dalla stessa data si sono aperte le candidature per giovani tra i 18 e i 28 anni in cerca di occupazione, interessati a imparare un lavoro di tipo artigianale che potranno scegliere dall’elenco delle 50 botteghe selezionate. In totale saranno 3.300 i ragazzi che parteciperanno ai tirocini, ospitati all’interno delle 110 botteghe che verranno allestite sull’intero territorio nazionale grazie all’aggregazione di imprese che da molti anni operano nei diversi settori dell’artigianato. Imprese che rappresentano l’eccellenza del made in Italy, come ad esempio la Caffarel, gli orafi di Vicenza, Dolce&Gabbana, il Parco Agroalimentare San Daniele, i mastri artigiani del legno in Trentino, i cuochi del savonese, il consorzio delle fisarmoniche di Castelfidardo e tante altre sparse in tutte le province della Penisola. I giovani si potranno candidare e, dopo una selezione, saranno avviati nelle aziende di competenza. A ogni bottega andranno 250 euro al mese per ogni tirocinante ospitato, mentre i partecipanti percepiranno una borsa di 500 euro mensili. L’elenco delle botteghe e le indicazioni per candidarsi sono reperibili sul sito www.italialavoro.it.

Una volontaria durante la scorsa edizione della Giornata nazionale della Colletta alimentare


intesa ice-simest che rende più facile andare all’estero Due istituzioni tradizionalmente al servizio dell’internazionalizzazione del Sistema Italia lavoreranno insieme costituendo un punto di riferimento sinergico per le imprese italiane che vogliono affrontare i mercati internazionali. È questo lo scopo dell’accordo tra l’Istituto per il commercio estero (Ice) e la Società italiana per le imprese all’estero (Simest), finanziaria controllata dal Governo italiano che detiene il 76% del pacchetto azionario ed è partecipata da banche, associazioni imprenditoriali e di categoria. In base all’intesa, Simest ha trasferito il proprio ufficio di Milano presso la sede milanese dell’Ice: una collaborazione che offrirà alle aziende del Nord Italia, e in particolare della Lombardia - prima regione italiana per esportazioni nel 2011, per un valore di 104 miliardi di euro -, una marcia in più per internazionalizzarsi. «L’intesa - ha spiegato il presidente dell’Agenzia Ice, Riccardo Monti - va considerata all’interno di un più ampio programma di razionalizzazione di tutte le strutture di supporto all’internazionalizzazione». «La nostra presenza presso gli uffici dell’Agenzia Ice di Milano - ha aggiunto l’amministratore delegato di Simest, Massimo D’Aiuto - consentirà una maggiore sinergia a tutto vantaggio delle imprese lombarde che sosteniamo e affianchiamo con i nostri strumenti e servizi di assistenza specialistica». La nuova sede di Simest è operativa dal mese di ottobre. Per Riccardo Monti si tratta di «un deciso passo in avanti in di-

rezione di quel Sistema Italia che consentirà alle imprese del Nord di trovare nello stesso luogo, la nostra sede di Milano, uno sportello per i servizi e i finanziamenti all’internazionalizzazione». ■

PROTAGONISTI NELLA SCUOLA PER LA CRESCITA DELLA SOCIETÀ 800 insegnanti, 30 presidi, 50 delegazioni di scuole, 18 regioni rappresentate. Sono alcuni dei numeri della Convention Scuola che Diesse, associazione nazionale di insegnanti, ha organizzato per il quarto anno consecutivo a Bologna nei giorni 13 e 14 ottobre. L’appuntamento ha avuto per titolo “Protagonisti nella scuola. Per la crescita della società”. Le due giornate hanno proposto un modello attivo e partecipato di aggiornamento, incentrato sulle 17 “Botteghe dell’insegnare”, cioè gruppi di lavoro per argomenti disciplinari (matematica, scienza, storia, letteratura, filosofia ecc.) e interdisciplinari (ad esempio, governance e valutazione). È stata allestita inoltre la cosiddetta “Piazza della didattica” nella quale sono stati esposti libri, manuali scolastici e prodotti culturali delle sedi regionali Un momento dei lavori di Diesse. Protagonisti sono statidella anche alcuni giovani Convention Diesseinsegnanti che hanno dato vita a esperienze particolari di alto valore culturale e didattico. Fra gli altri, è intervenuto videoconferenza che si èintenuta a Bologna il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo. «La Convention - dice Fabrizio dal 13 al 14che ottobre Foschi, presidente Diesse - ha confermato c’è ancora gente che vuole che la scuola sia un ambito d’istruzione ed educazione, senza trasformarsi in un indistinto centro polivalente di aggregazione; che l’insegnante sia un educatore e non un incaricato di socializzazione; un professionista e non un impiegato a tempo. Un soggetto che si è assunto la responsabilità di svolgere un compito che vive ogni giorno nelle aule, di fronte ai ragazzi da risvegliare nella loro curiosità, tanto al centro di Milano, quanto alla periferia di Napoli».

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Master pmi altis novità 2012-2013 L’Executive Master pmi e competitività, promosso da Altis e Fondazione per la sussidiarietà in collaborazione con Compagnia delle Opere, per l’anno accademico 2012-2013 assume una veste nuova. La settima edizione, infatti, conserva la stessa struttura (una giornata introduttiva in aula, una sequenza di unità didattiche disponibili on line e una giornata conclusiva in aula per ogni modulo), ma il percorso formativo diventa più uniforme e pieno di contenuti nuovi e attuali e la piattaforma viene aggiornata con nuovi video e nuovi materiali interattivi. Il modulo di finanza, tra tutti il più impegnativo, verrà svolto in tre giornate d’aula per consentire lo sviluppo delle conoscenze necessarie per gestire sotto il profilo finanziario i processi di crescita e di internazionalizzazione e per analizzare al meglio le procedure bancarie. La terza giornata, posta a metà del modulo, costituisce un importante momento di confronto con il docente. Un’altra novità è rappresentata dal “Pmi percorso alumni”, itinerario che continua l’esperienza del master attraverso una serie di momenti di formazione che costituiscono anche un’occasione di scambio di opinioni, riflessioni e possibili innovazioni da introdurre in azienda. Per gli imprenditori agricoli, infine, sono disponibili quattro borse di studio, a copertura integrale dei costi del master, grazie al finanziamento del ministero delle Politiche agricole e forestali. Il 14 dicembre 2012 sarà possibile partecipare alla lezione di Operations management, una buona occasione per verificare di persona se il master risponde alle proprie esigenze. La partecipazione è gratuita previa iscrizione on line (www.unicatt.it/ pmi) entro il 10 dicembre 2012.

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Dall’istituto Aurora-Bachelet segnali di speranza per la scuola Per iniziare il nuovo anno scolastico, la Cdo Opere Educative, associazione nazionale di gestori di scuole paritarie, ha voluto proporre a tutte le realtà aderenti (oltre 200 enti, con 520 scuole) un incontro sul tema “Scopo della scuola è l’educazione della persona”. Il 19 settembre, oltre 700 persone tra gestori, membri dei cda e presidi, si sono radunati in video collegamento da 27 città sparse in tutta Italia. Significativa la scelta del luogo per la diretta: la nuova sede scolastica dell’istituto Aurora-Bachelet di Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano, appena aperta (in alto, l’inaugurazione). Un miracolo dell’edilizia e della passione educativa di un popolo, un grande e moderno edificio di 12 mila metri quadrati in grado di ospitare 570 alunni, completato in appena 14 mesi. L’incontro, coordinato dal presidente della Cdo, Bernhard Scholz, ha messo in luce alcuni temi su cui l’associazione di scuole intende lavorare durante tutto l’anno: responsabilità della persona rispetto allo scopo dell’opera, reti fra scuole e persone, realismo di fronte alla crisi. A quest’ultimo ha fatto riferimento esplicitamente il presidente Cdo sottolineando che «dalla crisi non si uscirà tornando allo status quo precedente, dato che stiamo attraversando una trasformazione epocale il cui esito non è prevedibile». Nonostante i molti problemi vecchi e nuovi che affliggono la scuola paritaria, l’incontro ha mostrato che esistono nel nostro Paese persone che hanno ancora voglia e coraggio di mettersi in gioco e di rischiare, ripartendo dalle ragioni profonde per cui si sono messe insieme e hanno costruito opere educative per il bene di tutti. La scuola Aurora-Bachelet ne è un esempio per tutti. ■ La settima edizione dell’ Executive Master pmi e competitività, promosso da Altis e Fondazione per la sussidiarietà in collaborazione con Cdo, per l’anno accademico 2012-2013 presenta importanti novità (a sinistra, allievi dell’ultima edizione)


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studio sul mercato del lavoro dal “posto” all’occupabilità Il Crisp (Centro di ricerca interuniversitario per i servizi di pubblica utilità), in collaborazione con la Fondazione Obiettivo Lavoro, ha sviluppato uno studio approfondito delle dinamiche in atto nel mercato del lavoro. La ricerca, dal titolo “Il mercato del lavoro negli anni della crisi. Dinamiche, occupabilità e servizi”, è il frutto di un’analisi multidisciplinare e si pone come contributo su diversi aspetti che interessano il mercato del lavoro. «Il percorso - si legge nell’introduzione a firma di Mario Mezzanzanica, direttore del Crisp e curatore della ricerca - è articolato in due sezioni: la prima descrive, attraverso diversi modelli di analisi dei dati, la situazione italiana confrontata con quella europea, osservando le dinamiche complessive e focalizzandosi poi su quelle relative alle professioni; la seconda, partendo dall’osservazione dei cambiamenti strutturali del mercato del lavoro e dall’impatto che la crisi ha provocato, delinea l’importanza del passaggio di concezione del lavoro come “posto” verso il concetto di occupabilità, ne traccia le caratteristiche, i benefici e le criticità. Ci si sofferma poi sull’importanza di “sistemi di servizi” per favorire lo sviluppo di politiche per l’occupabilità, attraverso l’analisi di diversi casi internazionali e lo stato normativo italiano in materia di accreditamento ai servizi per il lavoro». Sempre nell’introduzione al volume che raccoglie i contenuti della ricerca, il professor Mezzanzanica illustra quali siano i fattori principali necessari ad avviare un circuito virtuoso a favore dell’occupazione, soprattutto giovanile: «Gli studi effettuati in occasione del presente lavoro - scrive - mostrano come gli effetti della crisi sull’occupazione si manifestino in misura differente sulle persone. Il fattore educazione-scolarizzazione rappresenta nel mercato del lavoro oggi e ancor di più nelle prospettive future, certamente un elemento di minor rischio di esclusione dal lavoro o meglio di garanzia di maggiore continuità nell’esperienza lavorativa. Ciò nonostante la congiuntura negativa ha evidenziato come, in Italia, il livello di istruzione rappresenta ancora una barriera meno efficace rispetto al contesto europeo nel mettere a riparo dalla perdita del posto di lavoro o a garanzia dell’occupabilità; elementi, questi ultimi, certamente riconducibili alla congiuntura negativa in atto, alle criticità del nostro sistema educativoformativo, alla struttura delle imprese del nostro territorio e alle “scarse” politiche di sviluppo e sostegno di queste ultime attuate da parte delle istituzioni pubbliche». n

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nata la cdo sondrio per pmi valtellinesi

Da sinistra, Dario Fancoli e Dionigi Gianola, rispettivamente presidente e direttore della nuova sede di Cdo Sondrio

A ottobre è nata la Cdo di Sondrio. La forte crescita del numero dei soci ha spinto gli imprenditori valtellinesi ad assumersi le giuste responsabilità associative e a decidere di staccarsi dalla “casa madre” di Como. Quindi, non un divorzio, ma una scelta quasi “obbligata” dovuta alla crescita della base associativa. L’incremento degli associati (poco più di 300) e il desiderio da parte di alcuni imprenditori locali di impegnarsi in prima persona per essere più vicini alle esigenze del territorio, infatti, ha indotto i vertici dell’associazione a optare per l’autonomia della sede valtellinese che, nel 2001, aveva cominciato a operare sul territorio della provincia di Sondrio, seppure come divisione “staccata” della struttura comasca. Presidente della neonata Cdo di Sondrio è stato nominato Dario Fancoli, titolare dell’azienda Alusystem di Chiuro. Dionigi Gianola (nella foto in alto), attuale direttore anche della sede di Como e di Lecco, ricoprirà la carica di direttore generale. La scelta di un direttore unico per le tre sedi dimostra la volontà degli associati di Sondrio di continuare a condividere un percorso con gli amici delle sedi vicine, consci dell’importanza di fare rete associativa in territori diversi. Anche la società di servizi rimarrà unica, a testimonianza del desiderio di mantenere ben salde le relazioni tra le Cdo di Como, Lecco e della neonata Sondrio, che insieme raggruppano più di duemila iscritti.


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Scuola opere di carità Esperienza e strumenti Si è conclusa sabato 22 settembre l’edizione 2011-2012 della Scuola Opere di Carità organizzata da Cdo Opere Sociali in collaborazione con l’associazione Scuola d’impresa. Monica Poletto, presidente di Cdo Opere Sociali, ha introdotto i lavori che si sono svolti a Milano, nell’Auditorium Wjc (nella foto) collegato, per l’occasione, con diverse città di tutta Italia. La modalità dell’incontro è stata quella del racconto e della testimonianza di tre esperienze. Il primo a intervenire è stato Marco Peronio, direttore generale del consorzio friulano Il mosaico. Peronio ha ripercorso la storia del consorzio a cominciare dalla prima cooperativa sociale, nata negli anni Novanta per

sostenere un amico che aveva problemi di salute mentale. Oggi i soci lavoratori delle cooperative che fanno parte del consorzio sono 450 e operano in svariati settori: dalla ristorazione e accoglienza turistica all’assemblaggio mobili. Una delle ultime attività imprenditoriali è stata la gestione di un maneggio. Iniziative sviluppate «più che per una strategia - ha sottolineato Peronio -, per incontri che hanno costretto a “piegarci” a quanto accadeva così come accadeva». L’intervento successivo di Enrico Novara, coordinatore di una rete di cooperative lombarde, si è focalizzato sull’importanza di strumenti necessari a «gestire il cambiamento». Fra questi rientra il contratto di rete, sottoscritto dal network guidato da Novara come tentativo di dare forma unica alle funzioni di marketing, comunicazione e piano finanziario. Gilberto Sbaraini, presidente della cooperativa sociale La Strada, ha chiuso le testimonianze raccontando come è nata nel quartiere periferico Corvetto, zona sud di Milano, un’opera che oggi ha superato i trent’anni di vita: «Abbiamo fatto la scelta di mettere le radici - ha detto -, di collaborare con tutti, di aiutare le opere più piccole che incontravamo. Abbiamo fatto rete prima che fosse di moda». Una rete che spazia dall’accoglienza dei minori all’housing sociale, dalla formazione all’assistenza sanitaria agli immigrati. Monica Poletto, nel congedarsi dall’uditorio, ha dato appuntamento all’edizione 2012-2013 della Scuola Opere di Carità, dal titolo “Come gli strumenti realizzano lo scopo dell’opera”. Il primo incontro sarà sabato 17 novembre 2012. Per maggiori informazioni: www.cdo.org/operesociali. ■

Le Micro, piccole e medie imprese Portano nel mondo il made in italy La Fondazione Rete Imprese Italia ha dedicato un approfondimento al ruolo svolto dalle micro, piccole e medie imprese italiane (mpmi) come operatori alle esportazioni. Il contributo delle mpmi risulta pari al 30% dell’intera capacità esportativa del Paese. Sono più di 200 mila, infatti, gli operatori che esportano (generando ben 111 miliardi di euro, su un totale di esportazioni di 368 miliardi) i prodotti di un sistema imprenditoriale diffuso, radicato soprattutto nelle attività tradizionali del made in Italy e in particolare nella meccanica, nel tessile, nell’abbigliamento e nella pelletteria, nonché nella filiera agroalimentare e nella metallurgia. Se a tali comparti, dove si concentrano molte delle eccellenze produttive nazionali, è attribuibile gran parte della presenza di micro, piccole e medie imprese oltre i confini nazionali, non bisogna comunque sottovalutare il potenziamento di ambiti nuovi e con elevate potenzialità di crescita, evidente ad esempio in un settore, quello farmaceutico che nel 2011 ha visto aumentare il numero di micro e piccole imprese esportatrici. Le difficoltà che rimangono, tuttavia, sono molteplici. A differenza delle grandi aziende, le mpmi esportatrici non sono ancora riuscite a recuperare i livelli raggiunti precedentemente alla crisi del 2008-2009. Nel 2011 alcuni mercati vicini e tradizionalmente molto importanti sono inoltre parsi in via di ridimensionamento: è il caso, in particolare, di alcuni Paesi dell’Unione europea e degli Stati del Nord Africa. Le mpmi hanno comunque avuto la capacità di reagire, riorientando parte degli scambi verso mercati attualmente più dinamici come quelli dell’Estremo Oriente, dell’America Latina e dell’Europa non comunitaria. Un fattore di indubbio successo, in tale processo di riaggiustamento e tendenziale trasformazione anche delle mpmi in global player, è rappresentato dalla capacità di diversificare le opportunità sulla scena internazionale, cercando di raggiungere il più ampio numero di Paesi.

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Retemanager ora è un’associazione

apprendistato di alta formazione un milione e mezzo alle imprese

Retemanager è una realtà informale nata sette anni fa per aiutare dirigenti e quadri a ricollocarsi sul mercato del lavoro. In tutto sono stati un migliaio quelli seguiti finora e attualmente sono circa 200 i candidati attivi affiancati da una quarantina di tutor, volontari che mettono a disposizione gratuitamente la propria esperienza professionale e la propria rete di rapporti. Anche se un nuovo lavoro non sempre si riesce a trovare, intanto si accompagna la per-

La riforma Fornero punta sull’apprendistato come modalità principale di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Come è noto, il Decreto Legislativo 14 settembre 2011 numero 167 prevede tre tipologie di apprendistato: per la qualifica e per il diploma professionale rivolto a soggetti che abbiano compiuto 15 anni e fino al compimento del venticinquesimo anno di età; professionalizzante o contratto di mestiere per i giovani di età compresa tra i 18 anni e i 29 anni; l’apprendistato di alta formazione e di ricerca (anche questo indirizzato a giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni) la cui finalità è il conseguimento di titoli di studio universitari e dell’alta formazione, compresi i dottorati di ricerca. Questa tipologia può anche essere utilizzata per la specializzazione tecnica superiore e per il praticantato necessario all’accesso di quelle professioni regolamentate da ordini specifici. Proprio per incentivare le aziende all’utilizzo di questa forma contrattuale, Italia Lavoro ha aperto un bando a fine giugno nell’ambito delle misure di intervento previste dal programma Formazione e Innovazione per l’Occupazione “Scuola&Università” (FixO S&U). Il bando prevede la concessione di contributi alle imprese per la stipula di contratti di apprendistato di alta formazione e di ricerca per laureandi, laureati e dottorandi di ricerca. Possono presentare domanda le imprese e i datori di lavoro privati, con sede operativa sul territorio nazionale, che assumano - a tempo pieno o a tempo parziale - giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni con contratto di apprendistato di alta formazione e di ricerca finalizzato al conseguimento dei seguenti titoli di studio: laurea triennale, laurea magistrale, laurea magistrale a ciclo unico, master universitario di primo e secondo livello, dottorati di ricerca. Le imprese riceveranno un contributo pari a seimila euro per ogni soggetto assunto con contratto di apprendistato a tempo pieno o quattromila euro per ogni soggetto assunto a tempo parziale per almeno 24 ore settimanali. Le risorse finanziarie complessive sono pari a un milione 560 mila euro. La domanda di contributo può essere presentata entro il 31 dicembre 2012 unicamente accedendo all’indirizzo http://fixo.italialavoro.it/. ■

sona a ritrovare fiducia in se stessa, a riprendere iniziativa puntando sulla formazione, a scoprire strade nuove, magari diverse rispetto alle esperienze passate. Questo gruppo di amici ha deciso ora di costituirsi in associazione, Retemanager appunto. «La valenza giuridica - spiega Alberto Sportoletti, presidente dell’associazione e uno dei fondatori di Retemanager (al centro nella foto insieme agli altri soci fondatori) - non modificherà il nostro modo di operare e ci consentirà invece di interloquire meglio con i soggetti terzi e quindi di cogliere con certezza maggiori opportunità». Sportoletti è attualmente ceo e partner di Sernet Group, a cui fanno capo diverse società di servizi professionali per il management e l’innovazione d’impresa. In precedenza ha lavorato per PricewaterhouseCoopers Consulting, Gruppo Galgano e Accenture. La sede di Retemanager per ora è aperta martedì, mercoledì e giovedì dalle 15.30 alle 18.30. È sempre consigliabile telefonare per fissare un appuntamento allo 0278622550. Maggiori informazioni sul sito www.retemanager.com.

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Rapporto caritas italiana 2012 Una finestra sulle nuove povertà Il 17 ottobre, giornata mondiale di lotta alla povertà, è stato pubblicato on line il Rapporto 2012 su povertà ed esclusione sociale della Caritas Italiana dal titolo I ripartenti. Si tratta di una finestra su povertà croniche e inedite, ma anche su possibili percorsi di risalita, basata su un campione di 191 Centri di ascolto in 28 diocesi ai quali si sono rivolte migliaia di persone nel 2011. In base agli ultimi dati relativi ai primi sei mesi del 2012 si confermano alcune linee di tendenza: crescono ancora gli italiani in situazioni precarie (+15,2%); rimangono stabili i disoccupati (59,5%); aumentano i problemi di povertà economica (+10,1%); diminuisce del 10,7% la presenza di persone senza dimora o con gravi problemi abitativi; si incrementano gli interventi di erogazione di beni materiali (+44,5%). Nonostante queste tendenze di peggioramento, si registrano tuttavia segni di speranza, a cominciare da una grande vitalità delle comunità locali, che hanno avviato esperienze di ogni tipo per contrastare i fenomeni di marginalità sociale. Gli operatori Caritas riscontrano un nuovo desiderio di ripartire, espresso da molte persone in difficoltà in cui affiora la volontà di rimettersi in gioco e l’aspirazione a migliorare la propria situazione. Ne è una prova il numero crescente delle persone che richiedono ascolto personalizzato e inserimento lavorativo (+34,5 e +17%), così come l’ampliamento pari al 122,5% delle attività Caritas di orientamento (professionale, a servizi, a opportunità formative ecc.) e il coinvolgimento del 174,8% di altri enti e organizzazioni. Il Rapporto integrale si può scaricare dal sito www.caritasitaliana.it. ■


Attualità Intervista al presidente dell’Istat Enrico Giovannini sul 9° Censimento dell’industria e servizi, istituzioni e non profit che delinea una nuova strategia per una rappresentazione multidimensionale dell’impresa d i D a r i o Va s c e l l a r o

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a preso il via, dallo scorso settembre, il 9° Censimento generale dell’industria e dei servizi e Censimento delle istituzioni non profit 2011. Dopo quelli dell’agricoltura e della popolazione e delle abitazioni, il censimento economico ha l’obiettivo di fornire un quadro esaustivo della dimensione e delle caratteristiche del sistema produttivo italiano, grazie a tre differenti rilevazioni su imprese, istituzioni non profit, istituzioni pubbliche. In questa intervista il presidente dell’Istat Enrico Giovannini illustra gli obiettivi, le caratteristiche e le novità di questa tornata censuaria, innovativa non solo per le tecniche e i metodi utilizzati, ma soprattutto per gli aspetti e i temi oggetto di indagine. Quali le novità metodologiche del 9° Censimento industria e servizi, istituzioni e non profit? «Prima di parlare delle novità metodologiche penso sia utile mettere in evidenza le novità strategiche di questo censimento. In primo luogo, il questionario è stato inviato a tutte le grandi imprese, ma solo a un campione (ancorché ampio) e rappresentativo di circa 190 mila piccole medie imprese: quindi abbiamo evitato di “disturbare” la grandissima parte delle imprese. Secondariamente, alle imprese contattate non abbiamo chiesto informazioni di carattere strutturale, oggetto delle precedenti tornate censuarie, che ormai possono essere ricavate dagli archivi amministrativi, bensì informazioni su governance, relazioni tra imprese, competitività, internazionalizzazione e strategie finanziarie, cioè elementi non altrove disponibili. In una parola, il censimento è orientato a capire in che modo le imprese stanno reagendo di fronte alle sfide del mercato e della congiuntura economica. Il censimento, quindi, non è altro che una tessera,

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Misurare meglio


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attualità

competere meglio

Secondo Enrico Giovannini (sopra), presidente dell’Istat (a sinistra, la sede di Roma), il 9° Censimento dell’industria e servizi, istituzioni e non profit servirà per dare una prospettiva senza più foto sbiadite del sistema economico italiano

per quanto importante, di un sistema di rilevazione continua sullo stato di salute delle imprese e sui loro cambiamenti, una sorta di “censimento continuo”, reso possibile grazie alla combinazione di tutte le informazioni disponibili, anche quelle di natura amministrativa. Anche l’acquisizione delle informazioni relative al mondo del non profit italiano non avverrà più ogni dieci anni ma, grazie alla realizzazione di un archivio annuale di istituzioni non profit, si otterrà un quadro strutturale aggiornato del settore, integrato mediante un piano di indagini periodiche che andranno a investigare, di volta in volta, aspetti peculiari del settore e ad acquisire ulteriori informazioni statistiche non residenti negli archivi amministrativi di base. Rispetto alla precedente rilevazione di dieci anni fa, inoltre, è stata utilizzata la definizione molto più articolata di non profit, considerando quella riconosciuta a livello internazionale dal System of National Accounts (Sna) che considera principalmente il criterio del «divieto di distribuzione di profitti o altri guadagni diversi dalla remunerazione del lavoro prestato ai soggetti che l’hanno istituita o ai soci». Le modalità di formazione della lista precensuaria

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attualità sono state completamente rinnovate rispetto al precedente censimento grazie all’integrazione di poco meno di 30 fonti, sia amministrative che statistiche. Ulteriori innovazioni riguardano i metodi e le tecniche di indagine, relative sia alla rilevazione sulle imprese che a quella sulle istituzioni non profit. Solo per fare alcuni esempi, abbiamo previsto diverse modalità di restituzione del questionario (on line, uffici postali e uffici provinciali di censimento istituiti presso le Camere di commercio), la presenza di rilevatori operanti sul territorio per acquisire i questionari non restituiti attraverso gli altri canali, l’utilizzo di questionari diversificati, specifici e adattati alle realtà di settore, articolati a seconda della dimensione dell’impresa, finalizzati a coglierne le caratteristiche reali, i fattori di competitività e le specificità rilevanti, tematici per le istituzioni non profit volti a coglierne le peculiarità organizzative, occupazionali, finanziarie nonché le caratteristiche e dimensioni dei servizi resi». Lei ha dichiarato che il censimento è uno strumento per affrontare le difficoltà del Paese. Può spiegarci meglio questo concetto? Che significato assume il censimento in questa congiuntura economica? «È proprio in situazioni difficili e complesse che si rende necessario acquisire tutte le informazioni di dettaglio sulla struttura socio-economica del Paese. Grazie alle rilevazioni su imprese e istituzioni non profit, metteremo a disposizione dei decisori politici e delle stesse imprese dati e analisi del sistema economico senza precedenti. Non si tratta solo di una misurazione della consistenza e tenuta del sistema produttivo: infatti, le rilevazioni in corso - fortemente qualitative - consentiranno di ricostruire, ad esempio, la trama delle strategie imprenditoriali, delle relazioni d’impresa ecc., aiutando tutti gli operatori economici a confrontarsi con le migliori pratiche». Qual è la situazione del sistema imprenditoriale italiano che l’Istat si avvia a censire? «Certamente un sistema produttivo “affaticato” dalla congiuntura economica e dai fattori esogeni che hanno colto impreparato parte del Sistema Paese. Un sistema produttivo che è cambiato troppo poco negli ultimi dieci anni, ad esempio in termini di modello di specializzazione, e che quindi deve rinnovarsi a fondo: la parola chiave è “innovazione”, come si sta vedendo nei nuovi orientamenti delle politiche industriali - si pensi ad esempio all’Agenda Digitale - e delle strategie d’impresa in alcuni settori». Si aspetta che il censimento faccia emergere modelli di successo, in qualche modo replicabili

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Il Censimento dell’industria e dei servizi introduce innovazioni delle tecniche di indagine, come la multicanalità della restituzione e l’uso di questionari specifici

sul territorio? «Il censimento consentirà di identificare modelli specifici nell’ambito dei diversi domini settoriali e territoriali del Paese. Infatti, se da un lato il suo obiettivo è enumerare e misurare, dall’altro i temi centrali del censimento (governance, relazioni tra imprese, internazionalizzazione ecc.) consentiranno analisi mai condotte prima, e quindi definiranno i profili di successo delle imprese dinamiche. Per dirla con uno slogan: misurare meglio per competere meglio». Le informazioni raccolte saranno messe a disposizione delle imprese? «Siamo ormai vicini al rilascio di una nuova infrastruttura, il “Portale delle imprese” attraverso cui gestiremo tutti i nostri rapporti con esse. Le informazioni ricavate dal censimento verranno quindi messe a disposizione degli operatori economici, integrate con altri dati: insomma, ci piacerebbe che fosse il “censimento per le imprese”, non solo il “censimento delle imprese». La Compagnia delle Opere è molto impegnata per promuovere le reti tra imprese. Il censimento si occuperà di capire anche come le imprese si relazionano tra loro. Può spiegarci in che modo? «Un’intera sezione del questionario è dedicata a ricostruire il quadro delle relazioni intrattenute dall’impresa con altri soggetti appartenenti alla sfera privata e pubblica, nazionale e internazionale. Ci sono quindi approfondimenti sui temi come la Commessa, la Subfornitura, i Contratti di rete, gli Accordi informali ecc. In questa sezione vengono investigati contestualmente alcuni fattori d’interesse come, ad esempio, la localizzazione, il potere decisionale nell’ambito della collaborazione, la facilità nella ricerca


attualità di un altro committente (nel caso il committente principale ritirasse la propria commessa) ecc.». E quali le indicazioni importanti sul non profit già emerse dalla lista pre-censuaria? «Le istituzioni non profit coinvolte nella rilevazione censuaria sono 474.765, il doppio rispetto alle istituzioni censite (235.000) dieci anni fa. Già dalla lista precensuaria sono emerse indicazioni interessanti sul modo in cui è strutturato l’universo del non profit in Italia. Per esempio, le istituzioni da censire sono in maggioranza associazioni (79%), seguite dalle cooperative sociali (4%), dalle organizzazioni di volontariato (3,1%) e da istituzioni di rappresentanza (3%). Da un punto di vista geografico in Lombardia risiede il 14% delle realtà da censire, seguita da Lazio, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna e Sicilia». Il mondo del terzo settore è molto variegato al suo interno. A quali realtà di questo mondo si rivolge la vostra attenzione? «In effetti, l’estrema varietà è un elemento caratteristico del settore, e al contempo un elemento di grande complessità dal punto di vista della rilevazione statistica. Ci sono poche grandi istituzioni, complesse e articolate, la cui attività richiede una gestione e organizzazione tipicamente imprenditoriale (università, ospedali, istituti di assistenza e beneficenza ecc.), ma nella stragrande maggio-

Il Censimento dell’industria e dei servizi si propone anche di misurare per i diversi luoghi/ destinatari - la tipologia e la qualità dei servizi offerti dalle istituzioni pubbliche

ranza si tratta di istituzioni di piccole dimensioni, che operano in molti casi grazie al lavoro volontario. Pensiamo al mondo dello sport dilettantistico italiano, svolto grazie alle tante associazioni sportive non profit. Altre realtà sono le associazioni culturali e ricreative, le cooperative sociali, gli enti ecclesiastici, le fondazioni, le istituzioni educative e di formazione e quelle di studio e di ricerca, le organizzazioni di volontariato, le organizzazioni non governative, i partiti politici e i sindacati e associazioni di categoria». Il censimento si rivolge anche alle istituzioni pubbliche. Come mai? «Naturalmente sappiamo quali sono gli enti pubblici nel nostro Paese, ma l’articolazione di queste amministrazioni sul territorio, invece, è un dato che non è noto. Per questo la rilevazione è stata strutturata in due parti: prima abbiamo raccolto le informazioni sulle unità territoriali, mentre dal 1° di ottobre è stata avviata la raccolta dei dati sulle caratteristiche e il funzionamento delle istituzioni e delle rispettive unità locali. Nemmeno queste informazioni, infatti, sono disponibili negli archivi che abbiamo. Una radiografia accurata, soprattutto delle realtà periferiche, risulta oggi imprescindibile se si vuole intervenire per ridurre sprechi e rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione». ■


FOCUS La

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mediazione: la pi첫 antica

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focus La riforma della mediazione civile ha come obiettivo principale quello di ridurre il flusso in ingresso di nuove cause nel sistema giustizia, offrendo al cittadino uno strumento più semplice e veloce con tempi e costi certi

soluzione alternativa dei La mediazione è uno strumento stragiudiziale alternativo per la risoluzione immediata delle controversie che consente una definizione più equa e celere delle controversie

di Roberto Pontremoli presidente di Riconcilia-Adr

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ella nostra cultura la soluzione amichevole dei conflitti ha avuto, da tempi immemorabili, un ruolo importante che oggi torna d’attualità con la mediazione civile, una procedura rapida ed economica. La tradizione dei Paesi anglosassoni di ricorrere, soprattutto nella cultura mercantile, ai sistemi di Alternative dispute resolution (Adr) per risolvere i conflitti in materia civile e commerciale si è sviluppata in questi ultimi cinquant’anni in modo esponenziale. Tali strumenti si basano sulla comune volontà delle parti di raggiungere un accordo e sono “alternativi” in quanto possono essere sostitutivi del processo civile (regolato da un codice e gestito da un giudice). La mediazione, ad esempio, è una procedura di Adr. In Gran Bretagna e negli Stati Uniti i sistemi di soluzione alternativa dei conflitti (mediazione, arbitrato ecc.) sono diventati materie di studio nelle università. I comportamenti delle parti e gli aspetti psicologici delle diverse manifestazioni umane vengono studiati in collegamento con i procedimenti di Adr. Anche in Europa i numerosi vantaggi di questi strumenti, insieme alla crisi di efficacia

la mediazione nella bibbia Nel Vecchio Testamento (Genesi 17, 18) si trova forse la prima testimonianza scritta di una mediazione. Abbiamo due parti in conflitto, Jahve e il popolo di Sodoma e Gomorra e un mediatore terzo: Abramo. Il mediatore cerca di trovare un accordo: «Vorrai tu sterminare il giusto insieme al malvagio? Forse vi saranno cinquanta giusti nella città. Sterminerai e non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che sono in essa? E Jahve disse: Se troverò in Sodoma cinquanta giusti dentro la città, perdonerò a tutto il paese per riguardo a loro!». La mediazione di Abramo continua riducendo successivamente il numero dei giusti da trovare per salvare la città: da 50 a 20 e quindi a 10 giusti. Qui il mediatore si ferma e, sia pure nell’assenza di una parte, conclude la mediazione con la proposta: la città sarà salva se si troveranno in essa dieci giusti! Purtroppo sappiamo come sono finite le cose: Jahve trovò un solo giusto, Lot, e la città fu distrutta.

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conflitti

della giustizia, hanno suscitato un rinnovato interesse. La direttiva 2008/52/Ce regolamenta in particolare la mediazione quale strumento di composizione amichevole dei conflitti nelle controversie transfrontaliere. In Italia, il d.lgs. n. 28/2010 ha recentemente disciplinato la procedura della mediazione in generale e ha introdotto per la prima volta anche l’obbligo di ricorrere a un tentativo di mediazione, quale condizione di procedibilità, nei contenziosi relativi a condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica, risarcimento del danno derivante da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari. Le associazioni degli avvocati hanno impugnato davanti al Tar del Lazio l’obbligatorietà della mediazione per le materie sopra menzionate. Il Tar, a sua volta, ha rimesso la questione alla Consulta che recentemente ha dichiarato l’illegittimità costituzionale, per eccesso di delega legislativa, del d.lgs 28/2010 nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione. Attendiamo di conoscere le iniziative che in proposito verranno prese dal Governo e dal Parlamento.

LA MEDIAZIONE IN BREVE

Il d.lgs. n. 28/2010 introduce, per la prima volta in Italia, una disciplina della mediazione delle controversie civili e commerciali. Il d.m. n. 180/2010 e il d.m. n. 145/2011 regolamentano gli organismi di mediazione e le indennità di mediazione da applicare. La mediazione è un’attività professionale svolta da “mediatori” autonomi e imparziali (attivati dagli Organismi di mediazione) con il fine di assistere due o più parti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia. L’Organismo di mediazione è un ente pubblico o privato, iscritto in un apposito Registro e sottoposto alla vigilanza del ministero della Giustizia,

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focus ➤

presso il quale può svolgersi il procedimento di mediazione tramite mediatori abilitati. I mediatori sono persone che, individualmente o collegialmente, svolgono la mediazione rimanendo prive di ogni potere di rendere giudizi o decisioni vincolanti per le parti. Il mediatore è un professionista con requisiti di terzietà e imparzialità, iscritto nell’elenco dei mediatori presso il ministero e può essere assistito da mediatori ausiliari. La parte istante è il soggetto (o soggetti) interessato all’avvio del procedimento di mediazione mediante il deposito della domanda di mediazione presso l’Organismo. La parte convocata è il soggetto (o soggetti) invitato alla mediazione dalla parte istante. Gli assistenti delle parti sono gli avvocati, esperti e professionisti che possono eventualmente assistere le parti.

CARATTERISTICHE DELLA MEDIAZIONE

È volontaria. Le parti, ove il tentativo di mediazione non sia già obbligatorio per legge, possono farvi ricorso in ogni momento e in piena libertà. Le parti partecipano direttamente. Le parti sono le vere protagoniste della soluzione della lite differentemente da ciò che accade quando esse si rivolgono al giudice o all’arbitro, che impone una soluzione senza che possano prendere

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sul prossimo numero In allegato al numero di dicembre del Corriere delle Opere la Guida alla mediazione: un utile vademecum per scoprire tutti i vantaggi di questo strumento. parte al processo decisionale. È riservata. Tutti i soggetti che partecipano alla mediazione (anche i tirocinanti) sono vincolati strettamente alla riservatezza. Essa rimane assoluta anche in caso di un successivo giudizio in Tribunale e anche su esplicita richiesta del giudice. È informale. Alle parti è consentito di parlare liberamente al mediatore senza vincoli giuridici per far ben comprendere le proprie ragioni. È rapida. Deve essere conclusa entro quattro mesi, ma spesso l’accordo è raggiunto in tempi più brevi. È economica. Costa molto meno di un giudizio civile o di un arbitrato ed è possibile conoscere la tariffa, che sarà applicata prima dell’inizio della mediazione consultando la tabella delle indennità di ogni Organismo. La mediazione gode anche di alcune agevolazioni fiscali (esenzione dell’imposta di bollo, esenzione dell’imposta di registro, credito d’imposta). È semplice. Lo schema a fianco illustra le fasi del processo di mediazione. La mediazione si chiude con un verbale (di accordo, di mancato accordo, di mancata partecipazione di una parte). In caso di mancato accordo (anche in assenza di una parte), qualora disponga degli elementi probatori necessari e sufficienti, il mediatore può formulare una proposta. Il verbale di accordo tra le parti è reso esecutivo a seguito di omologazione da parte del presidente del Tribunale nel cui circondario l’accordo deve avere esecuzione. La mediazione è uno strumento molto efficace anche quando la controversia è internazionale: interverranno ovviamente mediatori esperti e con conoscenze linguistiche adeguate. L’introduzione dell’istituto della mediazione nel nostro ordinamento giuridico costituisce una conquista di civiltà e di progresso per tutta la società italiana e ha già iniziato a entrare nella cultura, nelle conoscenze e nelle abitudini dei cittadini. Negli Organismi di mediazione più qualificati (Riconcilia-Adr è uno di questi) professionalità eccellenti si incontrano per realizzare un servizio di mediazione altamente specializzato e per favorire, con la loro competenza, soluzioni rapide e ragionevoli. ■

La mediazione civile ha lo scopo di far addivenire le parti a una conciliazione attraverso l’opera di un mediatore, vale a dire un soggetto professionale, qualificato e terzo che aiuti le parti in conflitto a comporre una controversia. Il mediatore assiste le parti nella ricerca di una composizione non giudiziale del problema senza attribuire ragioni e torti


servizi cdo Sempre più avanzati i servizi messi a disposizione degli associati Cdo da Impresitalia, una struttura di sostegno, difesa e assistenza per le imprese italiane nel rapporto non sempre sereno con l’Istituto nazionale assicurazione contro gli infortuni sul lavoro

Come

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di Dario Vascellaro

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mpresitalia offre consulenza per la richiesta di riduzione del premio Inail per le aziende. Grazie alla convenzione in corso con la società monzese, le aziende associate Cdo che hanno avuto l’assistenza di Impresitalia nei sette anni passati hanno sempre ottenuto l’accettazione Inail, e risparmi che, per la riduzione del 2012, sono quantificabili

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ridurre i premi INAIL

in quasi tre milioni di euro. Impresitalia, grazie anche alla collaborazione con ex dirigenti o funzionari di alto livello Inail ora in pensione, è in grado di verificare innanzitutto la correttezza o meno del rapporto in atto tra l’azienda e l’Inail. Questa prima verifica permette a Impresitalia di guidare l’azienda associata all’ottenimento dei benefici economici che la normativa sui tassi, in vigore dal 2000 e resa ulteriormente interessante dal 2011, consente.

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Impresitalia si può fregiare del merito di aver portato importanti vantaggi a più di mille aziende di ogni dimensione, grazie a un servizio fornito in termini di completa partnership con le aziende assistite, vale a dire con la sola parziale condivisione dei risultati ottenuti per l’azienda assistita


servizi cdo ➤

L’inoltro dell’“istanza per la riduzione dei tassi”, adeguatamente predisposta e curata con accortezza in tutto il suo iter, consente di ottenere riduzioni comprese nella forbice 7% - 30% commisurata sui tassi medi di riferimento (ciò corrisponde mediamente a risparmi compresi tra il 15% e il 25% dei premi annuali pagati). Le aziende associate Cdo, per le quali Impresitalia cura la preparazione dell’istanza, ottengono una riduzione pari a circa il 20% dei premi pagati annualmente. In queste pagine presentiamo un altro servizio che Impresitalia propone agli associati Cdo.

Progetto di messa a norma tassi e successiva acquisizione benefici Il progetto si compone di tre fasi. 1) Verifica iniziale gratuita. Richiede la disponibilità di alcuni documenti inviati da Inail a fine anno precedente e alcune informazioni relative all’attività dell’azienda. Nel giro di 15 giorni Impresitalia produce un primo rapporto in cui si indicano i settori aziendali in cui si ritiene opportuno intervenire. 2) Viene sottoscritto l’accordo in cui si stabiliscono gli estremi del rapporto cliente-Impresitalia. Sulla base dell’incarico conferito viene: l approfondita l’analisi in ogni minimo dettaglio; l individuata per ogni lavoratore la collocazione corretta; l prodotta da parte di Impresitalia tutta la documentazione necessaria da inviare a Inail per la messa in opera delle correzioni. Questa viene sottoposta all’azienda che, una volta presa visione, la sottoscriverà e la inoltrerà all’Istituto. Dopo queste prime due fasi, preparate per tempo e messe in opera in sede di successiva autoliquidazione Inail, si potrà affermare senza alcun dubbio che il rapporto con Inail è correttamente inquadrato. Questo è requisito indispensabile per procedere con la terza fase. 3) La terza fase è relativa a una istanza annuale (da presentare entro il 28 febbraio) che fa riferimento all’applicazione delle norme sulla salute e sicurezza dell’ambiente di lavoro (D.L. 81 del 2008). Tale istanza verrà analizzata e redatta in collaborazione con un tecnico Impresitalia e il responsabile sicurezza dell’azienda (gli argomenti contemplati riguardano in particolare: Formazione sulla sicurezza; Manutenzione impianti e macchine; Sorveglianza sanitaria ecc.). Una volta terminata l’analisi, viene verificato se i requisiti sono sufficienti per l’inoltro.

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In caso negativo Impresitalia suggerirà di non procedere; l’azienda non avrà alcun costo e il responsabile della sicurezza sarà consapevole delle lacune che dovranno essere colmate per presentare l’istanza l’anno successivo. In caso positivo l’istanza verrà inoltrata. Entro 120 giorni Inail darà la risposta e in sede di successiva autoliquidazione si maturerà il beneficio ottenuto. Esempio: Istanza presentata entro il 28 febbraio 2013; Inail risponde entro l’estate; al 16 febbraio 2014 in sede di autoliquidazione 2013 si maturerà il beneficio concesso da Inail con opportuno documento. Il beneficio previsto può essere valutato in una percentuale intorno al 15% del premio annuale Inail corrisposto (il riferimento normativo recita: dal 7% al 30% dei valori medi delle voci di tariffa). Tutti i servizi erogati da Impresitalia sono a totale carico e rischio della stessa. Il cliente corrisponderà gli emolumenti previsti contrattualmente solo se Impresitalia apporterà benefici e solo dopo che saranno maturati e saranno una quota parte di questi. Benefici derivanti dalla seconda fase (messa in opera della riduzione degli importi di premi Inail): verranno condivisi al 50% i benefici derivanti dal primo biennio. Per l’azienda perdureranno al 100% per tutto il futuro. Benefici derivanti dalla terza fase (riduzione tariffe medie comprese tra il 7% e il 30%): verranno condivisi al 70% per il cliente e al 30% per Impresitalia. n

Le aziende italiane in regola con la contribuzione Inail e Inps, e adeguatamente attive nell’azione di prevenzione infortunistica e tutela della salute e sicurezza dell’ambiente di lavoro, hanno la possibilità di istruire una pratica tecnico/amministrativa all’Inail, che consente, se accolta, di ottenere benefici economici. Impresitalia, avvalendosi della esperienza ultradecennale di propri tecnici, istruisce ogni anno tale pratica per più di un migliaio di aziende. Con esito positivo nella stragrande maggioranza dei casi (nella foto in apertura, la sede romana dell’Istituto nazionale assicurazione contro gli infortuni sul lavoro)

esempio di un progetto di ottimizzazione premi Inail Azienda nel settore ristorazione collettiva e catering con sede a Milano; 6000 dipendenti. Premi Inail circa 950.000 euro/anno. La verifica delle P.A.T. ha comportato una diminuzione di circa 65.000 euro/anno. L’istanza annuale relativa all’applicazione delle norme di salute e sicurezza circa 103.000 euro/anno.


vita cdo N

egli ultimi anni si sono moltiplicate incredibilmente le app, software sviluppati per poter funzionare in modo ergonomico e funzionale su quei dispositivi che possiamo portare in tasca e che ci permettono di geolocalizzarci tramite triangolazione satellitare, di leggere libri, di guardare film, di ascoltare la musica, di mandare mail, di usare Twitter e Facebook, di leggere il giornale alla mattina o di gestire il proprio sito o i propri macchinari industriali a distanza. Adesso, con un’app, si può conoscere anche il mondo della Cdo, la sua proposta basata su un criterio ideale e sull’amicizia operativa. Sui dispositivi mobili si potranno visionare brani degli interventi dei vertici dell’associazione durante i momenti assembleari, apprendere i servizi che la Compagnia delle Opere mette a disposizione dei propri associati, approfondire la conoscenza degli eventi organizzati da Cdo come il Matching e il network Expandere e tanto altro ancora. Grazie alle possibilità offerte dagli apparecchi touch, gli associati potranno “navigare” con facilità all’interno del mondo Cdo, cogliendo, grazie a un’esperienza multimediale, cosa è la Compagnia delle Opere e l’importanza della sua presenza nella società. Gli associati, inoltre, grazie alla app installata sui propri tablet saranno costantemente aggiornati sulle nuove iniziative e le pubblicazioni della Compagnia delle Opere. ■

Qui trovate le app cdo Di seguito, i due link dai quali è possibile scaricare le app Cdo per, rispettivamente, iOS e Android: http://itunes.apple.com/it/app/cdo/ id547562544?mt=8 https://play.google.com/store/ apps/details?id=cdo.ammiroy2k. it&feature=search_result#?t=W10

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La Compagnia delle Opere sbarca nell’AppStore e su Google Play. Al Meeting di Rimini, infatti, è stata presentata l’applicazione per tablet (iPad e Android) che illustra la realtà dell’associazione

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CDO sul tablet

Nelle foto, le pagine di iTunes e di Google Play dalle quali è possibile scaricare la App di Cdo


matching

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incontrarsi per crescere

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matching

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al 26 al 28 novembre prossimi, nell’ormai tradizionale cornice di fieramilano a Rho (Mi), si svolgerà l’ottava edizione di Matching, un appuntamento fondamentale per sviluppare relazioni di business organizzato dalla Compagnia delle Opere. Enrico Biscaglia, direttore generale della Cdo, ci anticipa alcune delle novità della manifestazione. Nel momento in cui la crisi colpisce con maggiore forza le imprese, perché è importante partecipare al Matching? «Proprio perché le imprese devono saperla affrontare questa crisi e per farlo bisogna capire come cambia il mercato nel quale esse operano. Gli imprenditori devono porsi delle domande e ripensare profondamente il modo stesso di fare impresa. È difficile che possa fare ciò un imprenditore che non si apre, non si confronta con gli altri, non si misura sul grado di innovazione, sulle diverse soluzioni possibili, sui nuovi mercati, che, insomma, resta da solo nella sua officina. Il Matching è un importante momento di confronto tra imprese per favorire un cambiamento e rilanciare lo sviluppo dell’economia». La novità di quest’anno saranno i Distretti tematici. Come li avete pensati e quali saranno gli obiettivi della loro presenza al Matching? «Quest’anno abbiamo strutturato otto Distretti, in base al numero delle aziende presenti sud-

«L’asset del Matching - dice Enrico Biscaglia, direttore generale della Cdo - è “il valore di un incontro”. Pensiamo, infatti, che dall’incontro degli imprenditori possano nascere opportunità che magari nessuno aveva previsto prima». Questo è il valore principale dell’evento b2b organizzato dalla Compagnia delle Opere dal 26 al 28 novembre a Milano d i D a r i o Va s c e l l a r o Enrico Biscaglia, direttore generale della Compagnia delle Opere

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matching divise nei vari settori merceologici e al lavoro sui diversi settori che era stato particolarmente apprezzato durante le scorse edizioni. Abbiamo organizzato questa modalità di partecipazione delle aziende al Matching, consci che occorresse approfondire sempre di più i temi di ciascun settore. Grazie alla suddivisione delle aziende partecipanti in Distretti, si potrà entrare nel merito di quel cambiamento reso necessario dalla crisi, cambiamento che vale per tutte le imprese, ma che ha una declinazione diversa da settore a settore. All’interno di ciascun Distretto potremo conoscere la visione del mercato delle aziende appartenenti a un determinato comparto produttivo, i processi che ritengono necessari per adeguare e ammodernare la propria struttura, i mezzi per raggiungere livelli di produttività all’altezza di quelli dei competitor. Il lavoro che verrà svolto all’interno dei Distretti permetterà alle aziende di confrontarsi tra di loro, di conoscere best practices e strumenti utili, occasioni per una vera innovazione». Rispetto agli anni scorsi, poi, ci sarà un settore tutto nuovo. «Quest’anno, infatti, una novità sarà la presenza delle più importanti realtà finanziarie italiane. Non una presenza dettata da ragioni di marketing, ma volta a proporre i servizi più interessanti che ciascuna realtà può mettere a disposizione per aiutare le imprese a riprendere a crescere. Le imprese presenti apparterranno a diversi segmenti del mondo della finanza: dalle banche più importanti ai consorzi fidi più significativi, dalle società di servizi finanziari fino a Borsa italiana o alla Simest. Tutti soggetti che possono aiutare le imprese ad affrontare i cambiamenti». Si dice che l’unica speranza per le nostre imprese sia la capacità di internazionalizzarsi. La dimensione internazionale della manifestazione, dunque, è stata rafforzata? «Penso che il Matching abbia nella dimensione internazionale uno dei suoi punti di eccellenza. Il Matching permetterà di conoscere le opportunità di mercato offerte da una trentina di Paesi stranieri. Gli imprenditori potranno individuare le opportunità per le proprie aziende e conoscere chi li potrebbe accompagnare nei diversi Paesi. Potranno anche incontrare gli operatori che offrono servizi di logistica, finanziari ecc. che possono dare sostegno a chi investe su nuovi mercati. Durante i tre giorni di Matching, gli imprenditori partecipanti avranno la possibilità di orientarsi individuando i mercati più promettenti, più adatti alle loro aziende e tutto ciò che

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un’agenda piena di appuntamenti Matching si basa sulla programmazione di incontri fra i partecipanti. Le aziende che aderiscono all’evento descrivono sul portale www.e-matching.it la propria attività e le proprie esigenze, i prodotti, i servizi e i vantaggi delle proprie offerte. Dall’incrocio dei dati forniti da tutti gli iscritti si ottiene un’agenda di appuntamenti personalizzata per ogni azienda partecipante. Ogni impresa metterà in rete la propria capacità di offerta e, attraverso un’analisi dei propri bisogni, potrà individuare gli incontri più interessanti.


matching è necessario per raggiungerli. Chi è già internazionalizzato, almeno in alcuni Paesi, potrà potenziare e allargare il suo raggio di azione ad altri mercati. Sarà anche possibile, infine, individuare altre imprese con le quali magari coinvestire su alcuni mercati esteri o costruire contratti di rete per l’internazionalizzazione». Una svolta per il Matching di quest’anno è anche la digitalizzazione della manifestazione. Perché si è investito sull’aspetto tecnologico? «L’asset del Matching, lo dice il titolo, è “il valore di un incontro”. Pensiamo, infatti, che dall’incontro degli imprenditori possano nascere opportunità che magari nessuno aveva previsto prima. Questo è il valore principale del Matching: fare incontrare gli imprenditori. Il supporto tecnologico consente di cogliere tutte le opportunità scaturite da un incontro. Spesso, infatti, una relazione si avvia in modo promettente al Matching, ma poi è molto facile perderla per dimenticanza o per mancata cura nel proseguire il rapporto. Attraverso la digitalizzazione daremo ai partecipanti un’opportunità in più per poter realizzare tutto il potenziale di relazione che si sprigiona durante il Matching». Con quali realtà associative/istituzionali avete collaborato organizzando il Matching? «Da tempo è chiaro che quello del Matching non

una rete di imprese Il Matching è un’occasione unica per l’imprenditore per selezionare nuovi fornitori e conoscere potenziali clienti, guardare ai mercati, internazionalizzare la propria azienda, fare innovazione. Nel patrimonio che caratterizza le imprese italiane, cioè la piccola dimensione integrata in una rete, il Matching è un’occasione per costruire ulteriormente la rete tra le imprese e farla diventare la chiave di successo per superare la crisi. Matching permette di incontrare buyer internazionali e aziende provenienti da 30 Paesi selezionati, invitati e ospitati a Milano anche grazie al contributo e all’esperienza dell’Istituto nazionale per il commercio estero e dei suoi Uffici nel mondo, con i quali Cdo collabora da molti anni.


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è un lavoro che si esaurisce nei tre giorni alla fiera di Milano, ma è un lavoro che parte dai territori. Nei territori, infatti, emerge la consapevolezza di ciò che è necessario oggi per l’azienda e nei territori le aziende si pongono le domande sul proprio sviluppo, sulla propria necessità di cambiamento che poi le portano al Matching capaci di avere uno sguardo aperto sul mondo. Durante questo lavoro che parte dal territorio, è stato importante vedere che, ad esempio, il rapporto con le Camere di commercio ha costituito un volano. Le Camere di commercio hanno creduto che il lavoro che il Matching propone fosse positivo per le imprese del proprio territorio, non equiparando il Matching a una qualsiasi fiera. Il rapporto negli anni si è sempre più consolidato e oggi sono una trentina le Camere di commercio che cooperano con la Cdo nella realizzazione del Matching. Sul fronte dell’internazionalizzazione è importante la collaborazione con il ministero degli Esteri e con l’Ice che ci permette di portare al Matching un centinaio di buyer stranieri. Grazie a questa presenza, i partecipanti al Matching, dopo aver conosciuto le opportunità offerte dai mercati esteri, possono incontrare operatori appartenenti a quei mercati». Nel corso di quest’anno si sono svolti gli appuntamenti territoriali di Expandere. Che consuntivo ne trae? «L’esperienza del network nazionale di Expandere, che ha visto una dozzina di edizioni sul territorio, è stata molto significativa. Pur non essendo un mini-Matching, avvia però un percorso in cui scoprire e valorizzare ciò che può dare la relazione tra le imprese, tra i soci della Cdo. Expandere ha avviato questo percorso “a casa” dell’azienda e ha stimolato una sua prosecuzione nella dimensione nazionale e internazionale che si realizza al Matching. Grazie a Expandere, le imprese hanno cominciato a percepire il valore del lavoro del Matching, l’impegno che esso richiede. Gli appuntamenti di Expandere hanno rappresentato un importante volano per destare negli imprenditori la consapevolezza della strada da intraprendere per affrontare la crisi». In futuro su cosa lavorerete per far crescere ancora il Matching? «Lo sviluppo del Matching dipende dai suoi partecipanti. I partecipanti al Matching sono i veri protagonisti anche nel disegnare cosa cambiare, come cambiare e quando cambiare nella manifestazione. Ad esempio, è dal passo compiuto con i Distretti che si comincerà a costruire l’edizione futura. Ci chiederemo come il lavoro svolto per

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i distretti del matching Ogni impresa è unica ed esprime le sue potenzialità confrontandosi con altre realtà. Piccole, medie, grandi imprese, enti e istituzioni partecipano attivamente alla manifestazione con il proprio originale bagaglio di esperienze e di domande. Sono presenti numerosi settori merceologici (nel 2011, ben 22) per un confronto costruttivo e una crescita comune. Obiettivo del Distretto è lo sviluppo della catena del valore d’impresa, all’interno della filiera produttiva. I Distretti del Matching: focus sui settori merceologici Agroalimentare, Edilizia, Energia-Ambiente e Sostenibilità, Finanza, Meccanica, Sanità, Informatica, Logistica.

i Distretti si può evolvere, in che direzione dobbiamo andare. È lo stesso metodo che abbiamo seguito quando abbiamo organizzato i Matching all’estero, prima a Mosca e poi a Shanghai: si è delineata una possibilità interessante per le imprese che è nata dal Matching, ma che ha generato poi altri eventi, altri appuntamenti. Così io penso che il Matching di quest’anno può essere la fucina di una serie di nuove iniziative perché, come le imprese devono cambiare per affrontare la crisi, anche il Matching deve cambiare. Un Matching che si replicasse uguale a se stesso, non solo all’ottava edizione rispetto alla prima, ma proprio da un anno all’altro, probabilmente comincerebbe a declinare. La sua forza, infatti, sta nella capacità di cogliere la domanda degli imprenditori, di “costruirsi” di anno in anno seguendo tale domanda». ■

Expandere è il social network dedicato agli imprenditori per potenziare le loro relazioni di business attraverso l’utilizzo di strumenti innovativi. La comunità di Expandere si dà appuntamento periodicamente in eventi territoriali


matching Grazie alla professionalità di GiPlanet, azienda padovana che da partecipante è diventata fornitrice del Matching, l’evento b2b organizzato da Cdo cambia look e offre agli iscritti un sistema combinato di interaction in grado di massimizzare l’esperienza durante i tre giorni di manifestazione

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vestito nuovo per il Matching Un

Un rendering degli stand del Matching 2012 realizzati con il metodo del cover-up da GiPlanet

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uest’anno i partecipanti troveranno un Matching completamente rinnovato anche dal punto di vista dell’allestimento fieristico. I padiglioni e gli stand, infatti, sono stati ripensati grazie all’apporto di GiPlanet, società da oltre venti anni attiva nel campo della progettazione, realizzazione e gestione di allestimenti fieristici globali e dell’immagine coordinata di aziende, consorzi, enti pubblici e associazioni. GiPlanet ha la propria sede operativa nella provincia di Padova (Piove di Sacco) e opera su tutto il mercato mondiale.

Una storia di matching

La scelta del nuovo allestitore non è solo un salto qualitativo nella storia dell’evento b2b organizzato dalla Compagnia delle Opere, ma anche una bella storia di Matching. GiPlanet, infatti, ha partecipato alla manifestazione modificando la propria “autocoscienza” aziendale sulla base di tale partecipazione. La formula del Matching ha intrigato il management dell’azienda padovana e lo ha portato a interrogarsi sulla organizzazione aziendale e sul modello di fiera che l’azienda proponeva ai clienti. Solo dopo la partecipazione alla manifestazione l’azienda padovana ha deciso di proporsi come fornitore al Matching, ottenendo una commessa prestigiosa nel panorama fieristico. Dal punto di vista organizzativo, la partecipazione al Matching ha portato GiPlanet, che prima era una impresa “omnicomprensiva”, a strutturarsi in business unit creando un network che offre servizi ed esperienza. L’azienda ha così sviluppato un modello organizzativo e produttivo unico nel suo genere, un network di aziende (business unit e business entities) che collaborano in stretta sintonia, specializzandosi negli anni nell’erogazione di un particolare servizio: Market interaction, l’insieme dei servizi relativi a consulting di marketing management, process and project management, information & communication management, logistica & operations, organizzazione e gestione delle risorse umane, sicurezza, ambiente e qualità; Product interaction, l’insieme dei servizi che a oggi costituiscono il core business di GiPlanet, cioè tutti i prodotti e le tecnologie relative ai sistemi di allestimento: level, cube, stand standard e stand custom, sistemi espositivi per retail, arredo; Visual interaction, che rappresenta tutte le azioni relative al settore della comunicazione d’impresa: advertising, editorial design (brochure,


matching magazine, cataloghi, leaflet ecc.), comunicazione Web (sito aziendale, siti collegati agli eventi fieristici, blog, social networking); Space interaction, che rappresenta il mondo della progettazione di eventi a tema coerenti con manifestazioni e/o strategici per l’azienda di riferimento. Complementariamente all’evento GiPlanet, attraverso la Business Unit Interactico progetta anche i supporti per l’interattività di manifestazione e la relativa gestione del feedback sviluppando così un sistema informativo di marketing a disposizione di segreterie organizzative e aziende. Grazie a questa organizzazione di gruppo (GiPlanet Exponential System), resasi necessaria per garantire la massima snellezza operativa ed elevati standard qualitativi dei servizi offerti, GiPlanet non si limita ad allestire stand, ma vende un sistema in grado di sviluppare e moltiplicare interazioni tra azienda e cliente finale. La partecipazione al Matching non ha suggerito a GiPlanet solo una riorganizzazione della propria struttura aziendale, ma anche nuove soluzioni di design che saranno proposte durante l’ottava edizione della manifestazione. L’azienda padovana ha deciso di superare il modello allestitivo basato sul classico pannello in

legno, che pesa, è inquinante e laborioso da trasportare, per scegliere i cover-up, tessuti stampabili e riutilizzabili per più fiere, che possono anche essere riciclati in complementi di arredo. Le fiere allestite da GiPlanet, dunque, sono a ridotto impatto ambientale e, cosa non disprezzabile, permettono anche di contenere i costi.

La digitalizzazione del matching

I partecipanti al Matching 2012, dunque, troveranno un ambiente di lavoro più bello e confortevole e una serie di servizi che li aiuteranno a sfruttare nel modo migliore i tre giorni della manifestazione. Oltre al rinnovamento estetico degli stand, la grande novità del Matching 2012 sarà la digitalizzazione, vale a dire un sistema combinato di interaction in grado di massimizzare l’esperienza durante la tre-giorni di fine novembre. Grazie a una divisione interna di GiPlanet che si occupa di modelli informatici e applicativi, durante l’evento saranno resi fruibili tutti i dati caricati sul portale del Matching, una vera e propria miniera di informazioni che rischiavano di rimanere fuori dalla porta della fiera e che adesso diventano parte integrante del Matching. Per saperne di più sui processi di interaction per Matching 2012 leggete l’articolo a pagina 42. ■


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M Iinterattivo matching

Tutti gli appuntamenti della tre giorni milanese saranno a portata di smartphone e tablet. Novità digitali anche per gli stand

è sempre più

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ottava edizione di Matching, in programma a Fieramilano Rho (MI) dal 26 al 28 novembre 2012, sarà ancora più interattiva e digitale. Per non perdere nemmeno una delle opportunità di incontro, conoscenza e approfondimento che fanno di Matching un’esperienza unica nel panorama fieristico internazionale. L’evento b2b organizzato da Cdo, infatti, aggiunge una importante novità agli strumenti per i partecipanti alla manifestazione mettendo a loro disposizione gratuitamente due App: la Vetrina Matching e il Matching App. La prima App, Vetrina Matching, presenta il contenuto della vetrina Matching pubblicata dall’azienda sul portale www.e-matching.it e registra informazioni sull’interesse mostrato verso l’azienda e le sue offerte; è consultabile attraverso un tablet (il proprio o da noleggiare) collocato in un apposito contenitore nello stand. La seconda App, Matching App, permette di operare in mobilità attraverso uno smartphone durante i tre giorni della manifestazione avendo a disposizione le principali informazioni delle imprese presenti, il programma degli incontri e dei workshop, le informazioni utili, registrando l’esito di incontri programmati, i nuovi contatti, l’esito dei workshop programmati. Nell’area riservata a ciascuna azienda sul portale www.e-matching.it viene messa a disposizione una pagina Web (ma anche pdf ed excel) che riassume tutte le informazioni registrate attraverso le

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Ogni partecipante al Matching potrà contare su un sistema combinato di comunicazione, che renderà disponibili su smartphone e tablet tutte le informazioni utili alla propria attività durante la manifestazione. Gli strumenti a disposizione sono tre, di semplice consultazione e tutti in comunicazione tra loro: la Vetrina Matching, l’applicazione Matching App e i Totem interattivi


matching App funzionanti su tablet e smartphone. Questa interattività tra portale aziende e persone permette di tenere memoria dell’esperienza fatta nei tre giorni e può essere la base informativa a supporto di una successiva ripresa dei rapporti con le controparti dopo la conclusione del Matching al fine di dare a questi una continuità nel corso dell’anno anche con l’aiuto di altre iniziative o servizi Cdo. ■

nota tecnica l Tablet supportati: Apple iPad (senza fotocamera), Apple iPad2, Apple

Nuovo iPad (retina display), Android tablets da 10” (ottimizzazione per Samsung Galaxy Tab 10.1”) l Smartphone supportati: iOS (iPhone / iPod touch) a partire dalla versione 5, Android (smartphone) a partire dalla versione 2.1, BlackBerry a partire dalla versione 6.0.

Sopra, lo schema del sistema interattivo dell’ottava edizione del Matching


matching Anche quest’anno Compagnia delle Opere promuoverà durante Matching lo “Sportello Esperti”, dove ci sarà la possibilità di dialogare personalmente con alcuni professionisti che collaborano con Cdo e porre loro domande su tematiche specifiche di grande interesse e attualità per la vita dell’impresa. Durante la tre-giorni di fine novembre proseguirà anche il lavoro sul tema reti d’impresa

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consulenza di qualità di Mauro Cattaneo

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dizione numero quattro per lo Sportello Esperti, un’iniziativa che favorisce il confronto one to one tra aziende e professioni ed esperti in vari campi. Dopo il grande successo del 2011 con 34 esperti e circa 300 appuntamenti svolti nella tre giorni di evento, quest’anno anche lo sportello entrerà nella logica dei Distretti presentando un mini pool trasversale su materie di interesse generico. Ogni singolo Distretto avrà i propri esperti per materia che nell’area Distretto svolgeranno incontri di approfondimento della durata di un’ora su materie specifiche, ad esempio Agroalimentare, Ict. Per l’agroalimentare verranno organizzati incontri riservati con manager, amministratori delegati, presidenti di grandi realtà di successo nell’agroalimentare italiano. Le aree tematiche d’interesse saranno: l’approccio alla distribuzione, mercati esteri, progetti innovativi, marchi e protezione dell’innovazione, marketing. Per l’Ict alcuni top manager supporteranno le imprese in queste cinque tematiche: Internazionalizzazione, Realizzare un prodotto software industriale, Reti di vendita indiretta, Collaborare tra imprenditori, Struttura organizzativa, cambiamento organizzativo, merger and acquisition. I temi per gli incontri one to one nell’area Sportello esperti saranno: Ricerche di mercato e marketing, Marketing e comunicazione, Problematiche del lavoro, Finanza straordinaria, Credito e altri ancora. Gli esperti saranno presenti in uno stand dedicato in giornate e orari stabiliti e disponibili previa richiesta di appuntamento. Gli appuntamenti potranno essere fissati direttamente dal portale e-matching.it.

Sportello Esperti Reti d’Impresa

Anche quest’anno proseguirà il lavoro specifico

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Anche alla ottava edizione di Matching sarà presente lo Sportello Esperti (nelle foto, lo Sportello della scorsa edizione del Matching). L’iniziativa ha lo scopo di creare possibilità di dialogo e confronto tra alcuni professionisti qualificati e gli imprenditori presenti in fiera

sul tema Reti d’Impresa sia perché è un tema di forte interesse per la Cdo, ma anche perché dallo scorso anno si è cominciato un lavoro legato al Progetto Imir, progetto di Cdo sul tema reti vincitore del Bando Ergon azione 1 di Regione Lombardia. Il tema reti verrà affrontato attraverso incontri one to one di esperti a supporto delle reti e workshop di approfondimento. Gli esperti saranno presenti in uno stand dedicato in giornate e orari stabiliti e disponibili previa richiesta di appuntamento. Gli appuntamenti potranno essere fissati direttamente dal portale e-matching.it. Le tematiche dei workshop verteranno su: Aspetti normativi e contrattuali, Credito, Aspetti fiscali, Marketing di rete, Presentazione di un portale a supporto della promozione di reti. Alcuni distretti, come quelli dell’Edilizia, della Finanza e dell’Agroalimentare, presenteranno casi di successo di reti di imprese. ■


matching Il sistema Imir è un insieme di proposte di Compagnia delle Opere per sostenere progetti di rete tra le imprese della Regione Lombardia. Il prossimo Matching sarà l’occasione per trarre un primo consuntivo del progetto e per illustrare best practices relative ad aggregazioni di rete di Alberto Cesari

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imir: imprese in rete Al Matching si parlerà del sistema Imir (Imprese in Rete), un insieme di proposte di Compagnia delle Opere per sostenere progetti di rete tra le imprese della Regione Lombardia. Imir centra l’attenzione sull’importanza di lavorare in rete, promuove la nascita di relazioni e innesca processi di aggregazione

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n Italia è sempre più evidente l’opportunità di modificare quel modello di impresa per lungo tempo centrato sull’assioma “piccolo è bello”. Le resistenze culturali dell’imprenditoria italiana rendono difficili e non immediati i processi di aggregazione strutturata tra aziende (acquisizione e fusione), tuttavia ciò non significa che non si possa favorire e promuovere soluzioni meno invasive in questa direzione. Esistono diverse forme e possibilità di aggregazione tra imprese: da quelle più leggere e legate a scopi precisi e definiti (i Raggruppamenti temporanei di impresa o le Associazioni temporanee di scopo) a quelle più organizzate come i Consorzi, fino alle più recenti, come i Contratti di rete (legge 33/2009). In questo quadro, spesso le imprese interessate a processi di aggregazione si scontrano con due problematiche: l’identificazione degli obiettivi di aggregazione e l’identificazione dei partner ideali.

Il progetto IMIR

Da questi presupposti, a ottobre 2011, è stato avviato il progetto Imir (Imprese in rete), con il contributo del Programma Ergon di Regio-


matching ne Lombardia. Imir è un insieme di proposte di Compagnia delle Opere per sostenere progetti di rete tra le imprese con sede in Regione Lombardia. Concretamente il progetto è articolato su sette linee di intervento: a) animazione: un gruppo di facilitatori per stimolare la riflessione attorno alle tematiche del fare rete di impresa; b) supporti on line: aree di incontro e confronto sulla rete per la rete; c) workshop tematici: incontri di approfondimento sui temi della rete; d) consulenti: confronti con esperti in materia di aggregazione di impresa; e) business meeting: incontri tra imprese per definire obiettivi di collaborazione; f) Sportello reti: incontro con reti di imprese costituite o in fase di costituzione per ipotesi di partecipazione e consolidamento; g) assistenza: tutor per l’accompagnamento allo sviluppo dei progetti di aggregazione. In aggiunta a queste attività, Imir prevede la realizzazione di un’analisi dei fabbisogni e un monitoraggio degli sviluppi progettuali al fine di identificare buone pratiche da condividere.

IMIR in pillole: i risultati

Nella fase di animazione territoriale sono state coinvolte 11 sedi locali di Compagnia delle Opere che, attraverso incontri individuali e di gruppo, hanno raggiunto 132 imprese del territorio interessato. Molte di queste imprese hanno proseguito il dialogo e il confronto sul tema delle reti utilizzando i portali www.e-matching.it e www.officineinnovazione.it. Durante Matching 2011 le imprese interessate dal progetto hanno svolto in media 49,6 incontri di partnership con altre imprese nazionali e internazionali; 43 imprese hanno fruito dell’assistenza di uno o più consulenti per le reti; 24 imprese già aggregate hanno dato la loro disponibilità a incontrare le imprese interessate a un confronto sulle criticità, i vantaggi e le difficoltà di fare rete. Sono stati inoltre organizzati quattro workshop tematici.

Indagine sui benchmark

Durante Matching 2011, sono state intervistate 186 imprese interessate ai temi proposti dal progetto Imir. Il 60,2% del campione ha dichiarato un elevato livello di interesse verso il tema delle reti di impresa. Soltanto 13 imprese su 186 hanno fatto rilevare un interesse basso o molto basso.

Le reti di impresa vengono pensate prevalentemente in rapporto a finalità commerciali (51,6%) e per la ricerca e sviluppo (40,9%). Delle imprese intervistate che hanno avviato un progetto di rete, quasi due su tre si sono rese protagoniste nell’attivazione, mentre il 36,4% si è unito a iniziative esistenti. Lo stato dell’arte (Fonte: indagine Quaster novemL’individuazione dei bre 2011) partner è avvenuta principalmente grazie a una conoscenza pregressa. Tuttavia, una impresa su quattro ha avviato una ricerca di nuovi rapporti in modo autonomo. Delle imprese che hanno già avviato un percorso di aggregazione, tutte dichiarano di aver individuato i partner, più dell’80% ha identificato gli obiettivi e il programma, mentre solo una su due ha formalizzato il rapporto. Le principali problematiche riscontrate nelle aggregazioni di rete riguardano la traduzione degli obiettivi e dei programmi in azioni concrete (30,4%). Nella fase di avvio delle relazioni è l’individuazione delle imprese partner (27,2%) a creare maggiori problemi mentre l’ultimo scoglio sembra essere la forma di aggregazione da intraprendere (18,4%).

IMIR e Matching 2012 Da Matching 2011 a oggi, diverse imprese sono state accompagnate in percorsi di identificazione partner Le principali problematiche nelle aggregazioni di e di definizione degli impresa (Fonte: indagine Quaster novembre 2011) obiettivi e programmi di rete. Da questa esperienza è stato avviato uno studio sulle buone pratiche che sarà presentato nel corso del Matching 2012. L’evento sarà ancora occasione per incontri, workshop e attività di consulenza sul tema delle reti. ■ N. 11 Ottobre 2012 CORRIERE DELLE OPERE

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matching Aumentare la capacità di sbocco verso i mercati internazionali è una strada imprescindibile per poter tornare a crescere e sviluppare la propria impresa. Matching si inserisce in questo contesto e valorizza ogni possibilità di sviluppo dell’attività imprenditoriale all’estero

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l’export salva l’economia italiana L’

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export rappresenta la sola voce dell’economia reale che ha mantenuto un andamento positivo dall’inizio della crisi. L’Italia figura all’ottavo posto assoluto fra i Paesi esportatori nel mondo. Ancora più significativo è il fatto che il 30% delle esportazioni italiane (pari a circa 111 miliardi di euro) sia generato dalle micro, piccole e medie imprese (dato 2011). Aumentare la capacità di sbocco verso i mercati internazionali da parte delle imprese italiane è la strada univocamente indicata per poter tornare a crescere. Matching si inserisce in questo contesto e valorizza ogni possibilità di sviluppo dell’attività imprenditoriale all’estero. Nell’edizione 2011 erano presenti 300 realtà estere - buyer, aziende e operatori istituzionali - e altrettante sono attese quest’anno, provenienti da 33 Paesi.

MATCHING: INTERNAZIONALIZZAZIONE A MISURA DI PMI Oltre alla grande area espositiva dedicata agli appuntamenti con le aziende estere che partecipano a Matching, gli otto Distretti di Matching saranno organizzati in modo da offrire uno scenario completo sulle possibilità di sbocco del proprio prodotto nei mercati internazionali. Questo percorso si sviluppa attraverso: l gli incontri one-to-one: sono l’opportunità per aprire innanzitutto nuovi sbocchi commerciali attraverso l’incontro con gli oltre 120 bu-

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yer e le aziende estere presenti a Matching e l’occasione di incontrare esperienze dirette di chi già opera all’estero; l workshop: presentazione dei mercati esteri e approfondimenti settoriali con le testimonianze dirette di professionisti, imprenditori e istituzioni straniere che nel 2012 coinvolgeranno 19 Paesi; l case history: ogni Distretto li evidenzierà in modo da abbracciare una ventina di settori merceologici; l rete: Matching è il luogo ideale per avviare nuove partnership e scoprire i vantaggi del lavoro in rete con altre aziende, per presentarsi con maggior forza e competenza sui mercati esteri. Sono previsti momenti specifici dedicati al contratto di rete e al suo valore per l’internazionalizzazione delle pmi.

Per chi vuole internazionalizzarsi

Gli imprenditori che vogliono internazionalizzarsi potranno prenotare incontri nella propria agenda con aziende e buyer esteri del proprio settore per cogliere una prima valutazione sul gradimento e le criticità dei propri prodotti/servizi. Specialisti del settore che risiedono nei Paesi esteri potranno aiutarli a individuare strumenti semplici ed economici di orientamento e valutazione dei

➤ CORRIERE DELLE OPERE N. 11 Ottobre 2012

Al Matching l’imprenditore ha l’occasione di incontrare buyer esteri che partecipano per acquistare prodotti dalle aziende iscritte alla manifestazione (nelle foto, immagini di precedenti edizioni del Matching)


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matching mercati rispetto al proprio prodotto/servizio. Gli imprenditori, inoltre, al Matching potranno incontrare istituzioni di diversi Paesi, per conoscere opportunità e agevolazioni a livello commerciale, industriale, fiscale e doganale, ed erogatori di servizi sull’estero (spedizioni internazionali, traduzioni, studi di mercato ecc.) per avere un panorama a 360° sui costi e gli investimenti da pianificare. Durante la tre-giorni di fine novembre, i partecipanti potranno verificare con i rappresentanti delle Cdo nel mondo l’esistenza di associati nello stesso settore merceologico per avviare un dialogo conoscitivo reciproco sui propri prodotti/servizi e sui mercati di riferimento. Un proficuo scambio di informazioni con aziende italiane già internazionalizzate aiuterà chi vuole andare all’estero a evitare errori, ottimizzare risorse, massimizzare esperienze. Workshop e tavole rotonde del settore, infine, aiuteranno a comprendere le potenzialità fuori dall’Italia e cogliere le esigenze dei potenziali partner.

Per chi è già internazionalizzato

Gli imprenditori che hanno già affrontato i mercati esteri potranno incontrare aziende e buyer esteri del proprio settore intenzionati ad avviare partnership commerciali o industriali, specialisti del settore che risiedono nei Paesi esteri allo scopo di valutare un percorso personalizzato di radicamento sul mercato, istituzioni estere che declinano opportunità e agevolazioni a livello commerciale e industriale, fiscale e doganale, erogatori di servizi sull’estero (spedizioni internazionali, traduzioni, studi di mercato ecc.) per valutare soluzioni più economiche e professionali. I rappresentanti delle sedi Cdo nel mondo li aiuteranno a verificare l’esistenza di associati nello stesso settore merceologico a scopo conoscitivo reciproco e di maggiore comprensione del mercato e a conoscere aziende italiane già radicate sul mercato di interesse per scambiarsi esperienze e suggerimenti sull’evitare errori, ottimizzare tempo e risorse. Durante workshop e tavole rotonde del settore, infine, gli imprenditori che hanno già internazionalizzato potranno dialogare con i buyer esteri per cogliere con maggiore chiarezza le esigenze dei potenziali partner.

DAL DETTAGLIO AL MONDO

Partecipando a Matching, dunque, si ha la possibilità di incontrare opportunità di business, espe-

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rienze di aziende italiane all’estero, competenze e professionalità di operatori stranieri dei 33 Paesi presenti in fiera: la verifica delle possibilità di sbocco in un determinato mercato estero. Il Matching è l’occasione di incontrare i responsabili delle Sedi Estere di Cdo per conoscere le esperienze dell’associazione nel mondo e individuare aziende associate di potenziale interesse. I partecipanti all’evento b2b, inoltre, potranno incontrare i responsabili delle sedi di Cdo Network/Co.Export nel mondo per confrontarsi sulle opportunità e le esperienze note nei rispettivi Paesi, verificare progetti e opportunità per la propria azienda e avere un servizio di accompagnamento. ■

All’evento b2b organizzato dalla Cdo a fine novembre gli imprenditori hanno l’occasione di incontrare aziende estere che partecipano per vendere, acquistare e cercare partnership con aziende italiane


agroalimentare Sono queste - secondo il commissario straordinario dell’Agea Guido Tampieri - le due dimensioni di intervento per accrescere la competitività dell’agroalimentare italiano. I produttori devono trasformarsi in imprenditori acquisendo la capacità non solo di ottimizzare il governo dei fattori interni all’impresa, terra, capitale e lavoro, ma di padroneggiare le relazioni oltre i cancelli dell’azienda. Raramente in veste singola, più spesso in forma aggregata

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impresa e sistema di Dario Vascellaro

L’ex assessore all’Agricoltura dell’Emilia-Romagna ed ex sottosegretario all’Agricoltura nell’ultimo Governo Prodi, Guido Tampieri (nella foto), lo scorso luglio è stato nominato commissario straordinario dell’Agea. Istituita nel ’99 come agenzia sostitutiva della precedente Aima, l’Agea è l’agenzia statale che si occupa dell’erogazione dei fondi dell’Unione europea ai produttori agricoli. La sua governance è stata modificata dal recente decreto sulla spending review che ha introdotto la figura del direttore unico, sul modello delle agenzie del ministero delle Finanze

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La formella del Campanile di Giotto di Firenze dedicata all’agricoltura (Andrea Pisano,1334-1336)


agroalimentare

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in dalla prima edizione, uno dei settori produttivi maggiormente rappresentati al Matching è stato quello dell’agroalimentare. In vista dell’ottava edizione dell’evento b2b, al quale parteciperanno tante imprese di questo importante comparto dell’economia italiana, ne tracciamo uno scenario insieme a un esperto come Guido Tampieri, da pochi mesi commissario straordinario dell’Agea, l’agenzia per le erogazioni in agricoltura. Dottor Tampieri, l’agroalimentare del nostro Paese manifesta luci e ombre. Aumentano le esportazioni, ma le imprese sono in difficoltà, soprattutto le imprese agricole perdono redditività. C’è spazio per essere ottimisti? «Essere ottimisti oggi, ha scritto Ermanno Olmi, è una necessità. Collocare la produzione, sui mercati interni ed esteri, è certo importante ma quel che conta è il riconoscimento di prezzo. Oggi, che la competitività non coincide strettamente con la produttività, volumi e ricavi procedono assieme. Prendiamo il settore del vino, una gemma del made in Italy: la crescita dell’export è stata impetuosa ma il valore dei vini francesi resta più alto. La perdita di redditività delle imprese agricole italiane dovrebbe far riflettere perché da anni è in controtendenza rispetto ai progressi delle agricolture europee più forti. Vi concorrono tante ragioni, con specifiche settoriali e territoriali, ma anche con qualche denominatore comune: la dimensione e l’organizzazione avanti a tutto. Per non parlare della ricerca, la grande dimenticata. E della qualità, non sempre idonea a presidiare i segmenti alti del mercato. Su tutti questi fattori si può incidere. Nel medio periodo, poi, è ragionevole presumere che le dinamiche demografiche e la perdita di suoli fertili, dovuta all’antropizzazione, alla industrializzazione e ai cambiamenti climatici cambieranno il rapporto fra la domanda e offerta nei principali comparti produttivi. Con effetti benefici». Quali sono le cose urgenti da fare per il settore dell’agroalimentare in una prospettiva di competitività e sostenibilità? «La sostenibilità è un concetto globale e una necessità storica, con modesti effetti sulla economia delle imprese. Il consumatore riconosce e remunera la salubrità del prodotto, non la tutela dell’ambiente, riconsegnata a un intervento pubblico dove è la comunità e non il singolo acquirente che se ne fa carico. Le dimensioni di intervento per accrescere la competitività, come sempre, sono due: impresa e sistema, fortemente correlati. Il passaggio da produttore a impren-

ditore richiede che l’agricoltore acquisisca la capacità non solo di ottimizzare il governo dei fattori interni all’impresa, terra, capitale e lavoro, ma di padroneggiare le relazioni oltre i cancelli dell’azienda. Raramente in veste singola, più spesso in forma aggregata. A misura delle esigenze di mercato. L’impresa, che è la cellula di base, rappresenta, in agricoltura, il punto di confluenza originale, di dinamiche orizzontali e verticali, territoriali e di filiera. Ogni scelta, infine, deve essere orientata da rigorosi studi di mercato: fondamentale è decidere su quali mercati andare, con quale prodotto, per quali segmenti di prezzo». L’adozione di nuove politiche tese a valorizzare e sviluppare l’attività imprenditoriale agricola è indispensabile. Oltre alle misure urgenti per alleggerire il carico dei costi sostenuti dalle imprese, in particolare, si rinnova al Governo l’appello per una nuova politica agraria nazionale, soprattutto in vista della riforma Pac post 2013. Quali linee dovrebbe seguire tale politica (Ogm, aumento della produttività, agricoltura e allevamenti ecologicamente sostenibili, nuova concezione della multifunzionalità intesa anche come salvaguardia del paesaggio ecc.)? «Tutte quelle che lei ha indicato, sapendo che la forza di una strategia consiste nella sintesi capace di orientare unitariamente percorsi differenziati, non nella somma delle azioni possibili. Ricorda Aristotele? L’insieme è più della somma delle parti. Bisogna dare all’agricoltura italiana una stella polare. Serve la politica ma, ancora più, che l’agricoltura abbia un progetto di sé, coscienza delle proprie possibilità. E dei propri limiti. Oggi ci sono solo spezzoni, spesso incomunicati, felici intuizioni che non si compongono in un disegno organico che coinvolga l’universo degli interessi. Unità e diversità non sono concetti antitetici ma necessari l’uno all’altro. Abbiamo una grande ricchezza di espressioni imprenditoriali, una polifonia di voci, una policromia di ambienti: devono fare sistema. Le nostre politiche di export, ad esempio, sono disarticolate e confuse, oltre che costose. Somigliano al disordine degli orchestrali di Fellini in Prova d’orchestra. Nel delicato mosaico dell’agroalimentare italiano fatico a collocare la tessera Ogm. Non per un pregiudizio antiscientifico o una cautela sanitaria, ché peggio dei quintali di antiparassitari che ho ingerito in gioventù tra i miei pescheti non può andare, ma perché l’identità, che è un concetto evolutivo, può ben accogliere espressioni meticce che, per il profilo creativo e qualitativo l’arricchiscono, ma non sopporta la contraddizione. Si creerebbe una

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disarmonia. E non mi pare, guardando ai caratteri merceologici e strutturali della nostra agricoltura, che il gioco valga la candela. Contro l’omologazione ci vuole una cultura della differenza». Le risorse ripartite alle Regioni e che sono state principalmente impiegate per dare sostanza alla progettualità dei Psr sono certamente ingenti, ma sempre una coperta troppo corta per coprire bisogni strutturali ingenti. Quali le priorità? «Investimenti, per vincere le sfide ci vuole un’impresa forte, organizzata, innovativa». Soprattutto in questi ultimi anni, più di qualcuno, anche nel mondo dell’informazione, ha lodato il “piccolo”, il “presidio”, il “tipico”, prendendo sempre più le distanze dalle grandi produzioni del nostro agroalimentare. Lei pensa che solo nelle piccole produzioni, in quelle in via di estinzione, vi sia la qualità mentre il resto sia massa indifferenziata, pericolosa? «Ho un’idea flessibile e accogliente delle differenti espressioni produttive. È tutto plurale, i mercati, i consumatori e le produzioni destinate a redditi, culture, gusti eterogenei. Mangiamo tutti e tutti abbiamo diritto ad avere cibo salubre e di qualità dignitosa. Questa è la soglia. Di lì in su ci sono valori superiori per chi può e vuole permetterseli. La qualità assoluta non esiste, c’è solo la qualità relativa a quel segmento di mercato, che dobbiamo aspirare a rendere totale. Le imprese italiane non devono soddisfare solo l’eccellenza ma dare risposte a vasti strati della popolazione. Non dobbiamo ridimensionare l’ambizione. Mia madre non ha conosciuto il culatello, o l’aceto balsamico di Modena. Così per le imprese agricole, che hanno condizioni, vocazioni, possibilità differenti. “Non omnia possumus omnes” dice S. Paolo, non tutti possiamo fare le stesse cose. Rifuggiamo dai dogmi. Piccolo non è sinonimo di qualità, come non lo è l’origine. La biodiversità è un bene prezioso, va custodita e valorizzata, ma poi ci vuole un impegno ulteriore per fare buone cose. Osservo, infine, che non conosco grandi imprese in Italia. Il concetto è relativo. Basta ricordarsi di Gulliver. Se ci allontaniamo da Lilliput scopriamo di essere terribilmente piccoli». Il vino rimane la punta di diamante dell’agroalimentare, ma molti temono che la liberalizzazione dei vigneti (l’abolizione dei diritti di impianto) metta a rischio il sistema vitivinicolo del nostro Paese. Lei è d’accordo? «È il solito problema di un Paese anarchico che cerca fuori di sé le regole che dovrebbe darsi. In questi giorni assistiamo all’ennesimo sforamento

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L’agroalimentare svolge un effetto traino per l’intero Made in Italy all’estero, dove il buon cibo italiano contribuisce in misura determinante a valorizzare l’immagine dell’Italia

delle quote latte. Perché tante imprese virtuose, con mille forme di rappresentanza, non riescono a diventare un insieme virtuoso? Perché non pensare di potersi autoregolare? Nel nostro interesse. Io ho fiducia». Di recente il Governo ha varato una norma per migliorare i rapporti all’interno del sistema agroalimentare attraverso il famoso art. 62 sull’obbligo dei contratti scritti. Qual è il suo giudizio su tale iniziativa del Governo? Pensa che possa fare da volano per positivi cambiamenti nell’ambito dei rapporti tra produzione, distribuzione e agroindustria? «Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani. La norma voluta dal ministro Catania è la più avanzata del mondo. Frutto della sua determinazione e di una congiuntura particolare. In verità una legge non sarebbe strettamente necessaria. In altri Paesi non c’è e i rapporti fra imprese produttrici e Gdo sono migliori di quelli che conosciamo. L’art. 62 è benvenuto perché traccia un percorso, ma da solo non è risolutivo. Poi bisogna che viva nelle coscienze e negli atti dei protagonisti. Tutto è aggirabile, svuotabile, se non c’è la volontà di farlo funzionare. Tutto è, invece, possibile, se gli animi sono salvi. Io consiglierei di non considerare il risultato acquisito e di unire gli sforzi per non compromettere una conquista così importante». ■


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fornitori e gdo: un rapporto da sviluppare

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«Due attori di una lunga filiera che necessariamente devono operare al meglio in una logica di collaborazione». Così Domenico Brisigotti, direttore Prodotti a marchio Coop, descrive le aziende dell’agroalimentare e la Grande distribuzione organizzata che a Matching avranno la possibilità di incontrarsi. Una partnership utile per difendere la qualità degli alimenti, perseguita da Coop con i suoi prodotti “private label” di Dario Vascellaro

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na delle maggiori opportunità che il Matching offre alle imprese del settore agroalimentare è quella di incontrare la grande distribuzione, per conoscerla e, soprattutto, farsi conoscere al fine di iniziare una proficua collaborazione. Che gli spazi di collaborazione tra Gdo e produttori esistano, d’altronde, lo conferma anche Domenico Brisigotti, direttore Prodotti a marchio Coop. Dottor Brisigotti, qual è a suo avviso il ruolo della distribuzione all’interno del sistema complessivo dell’alimentazione, settore nel quale operano molti attori: produttori, scienziati, educatori, ovviamente anche consumatori? «Direi un ruolo fondamentale, basti pensare alla varietà di prodotti che vengono offerti al consumatore, provenienti dalle più svariate fonti. Il distributore seleziona e propone al consumatore secondo criteri propri, ecco quindi che si concretizza un ruolo di grande responsabilità, si pensi ai temi della sicurezza e più in generale a quelli della qualità dei prodotti». Che giudizio darebbe sul rapporto tra produttori e distributori? Come descriverebbe oggi il ruolo dei produttori riguardo al tema dell’alimentazione e dell’educazione alimentare? Le sembra che siate più o meno sulle stesse posizioni? C’è convergenza di intenti? «Certamente i dati sulla dimensione dell’obesità

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e del sovrappeso infantile in Italia tracciano un quadro preoccupante, certamente scarsa attitudine all’attività sportiva ma anche abitudini alimentari da rivedere. Tutta la filiera credo debba ritenersi responsabile. Da parte nostra stiamo facendo molto e molto concretamente, certo che anche alcune imprese produttive si stanno impegnando in tal senso, e in questo caso la convergenza esiste». Se dovesse indicare un paio di iniziative Coop di cui è particolarmente orgoglioso, quali citerebbe? «Parlando di corretta alimentazione, l’impegno di Coop viene da lontano. Tra le diverse cose mi piace ricordare l’attività di educazione al consumo consapevole nelle scuole con tanti progetti, che vedono coinvolti oltre 200 mila bambini di 800 Comuni d’Italia e poi il nuovo lavoro che si concretizza con il nuovo portale alimentazionebambini (http://alimentazionebambini.e-coop. it/) in collaborazione con Ecog (European Childhood Obesity Group) e la Sio Società italiana dell’obesità». Quali performance hanno avuto i prodotti a marca Coop? Quali i progetti di sviluppo per il prossimo futuro? «I prodotti Coop rappresentano lo strumento fondamentale per realizzare la missione Cooperativa di tutela del potere d’acquisto e di tutela della salute. Sono presenti in tutti i carrelli dei clienti avendo ormai raggiunto la leadership di vendite nella maggior parte delle categorie. L’offerta

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La partnership tra le pmi e la Gdo, che il Matching aiuta a realizzare, promuove opportunità economiche importanti per la crescita delle piccole imprese italiane di qualità

Domenico Brisigotti, direttore Prodotti a marchio Coop


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agroalimentare marcata Coop è in grado di far risparmiare alle famiglie circa il 30% rispetto ai corrispondenti prodotti di marca e inoltre garantisce che questi minori prezzi non vengono a scapito della qualità. Anzi attraverso il prodotto Coop il consumatore si porta a casa un alto livello qualitativo dei prodotti e una serie di scelte cautelative sulla sicurezza che Coop ha fatto in questi anni, in materia di esclusione dei coloranti, degli ogm e di impegno concreto sulle garanzie dei prodotti. Continueremo verso progetti ancora più innovativi ma sempre con un occhio attento alla convenienza». Quale prevedete sarà l’evoluzione dei consumi nei prossimi mesi? E quale sarà il ruolo di Coop? «Inutile sottolineare le difficoltà che gli italiani hanno di fronte. Il quadro economico si è riflesso inevitabilmente sui consumi, sulla loro dimensione e anche sulla loro qualità, difficile immaginarsi una sterzata di segno inverso nel breve periodo. Coop è decisa nel sostenere il proprio ruolo di Cooperativa di consumatori con iniziative commerciali e scelte dirette sui prodotti per concretizzare la propria missione. Mai come in questo momento c’è bisogno di tutelare il potere di acquisto delle famiglie senza far venire meno le garanzie sulla qualità dei prodotti». Coop investirà ancora in comunicazione? E quali valori saranno al centro delle vostre campagne? «La comunicazione è un mezzo fondamentale per trasferire al pubblico il proprio operato. Coop si è da sempre distinta per campagne sui valori, penso alla salute, alla tutela dell’ambiente, alla qualità in senso lato; la comunicazione puramente commerciale con contenuti scarsi o nulli, direi che non ci appartiene». Nei prossimi mesi, quali progetti saranno più improntati alla sostenibilità, soprattutto nel rapporto con i fornitori? «Relativamente al rapporto con i fornitori punteremo ancora verso la riduzione dell’impatto ambientale sia dei processi produttivi sia dei prodotti finiti. Sugli imballi, ad esempio, pur avendo lavorato molto sull’impiego dei materiali riciclati, c’è ancora molto da fare». Nonostante la crisi che stanno vivendo, Coop ha un piano per rivitalizzare gli ipermercati. Quali sono i punti su cui vi baserete per questo rilancio? «Una rivisitazione pesante dell’offerta e un orientamento deciso ad accrescere i servizi saranno le leve fondamentali su cui operare». Che giudizio darebbe sul rapporto tra fornitori e Coop? «Due attori di una lunga filiera che necessaria-

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mente devono operare al meglio in una logica di collaborazione. Nella maggior parte dei casi si realizza, l’importante è comprendere i reciproci obiettivi. I nostri nei confronti dei nostri soci sono chiari, se compresi e interpretati anche dall’industria, la collaborazione è assicurata». Coop intende sostenere, pur dentro una attenzione a una diminuzione della disponibilità di spesa del consumatore, uno sviluppo di imprese agroalimentari italiane forti, capaci di innovare e valorizzatrici delle produzioni agricole del nostro territorio? Potrebbe questo diventare un nuovo punto di forza per dimostrare anche al consumatore una diversità fra insegne distributive? «Non so se sarà un punto di forza per competere, certo per Coop non vi è alternativa, direi anzi che è essenziale operare affinché crescano le imprese italiane. Non si tratta di nazionalismo, ma di guardare alle imprese italiane come luoghi dove i cittadini, che in qualità di consumatori sono poi soci Coop, trovano i mezzi per il proprio sostentamento. Coop non è un’impresa multinazionale che guarda alle opportunità di crescita dei vari Paesi, è un insieme di cooperative di consumatori italiani, e qui il ciclo si chiude: consumatori cittadini, lavoratori delle imprese italiane. Un legame indissolubile». ■

Coop, quale abbreviazione di Cooperativa di consumatori, è un marchio che contraddistingue un sistema di cooperative italiane che gestisce una rete di supermercati e ipermercati, nonché una rete discount a insegna “Dico”. Il marchio è attribuito alle cooperative di consumatori consociate a Coop Italia (consorzio nazionale delle cooperative di consumo), a sua volta aderente alla Lega nazionale cooperative e mutue

Gli esperti di marketing li chiamano “private label”, ma i consumatori li conoscono come prodotti con il marchio del supermercato. La Coop ne ha 2500


agroalimentare Come riconvertire il know how aziendale su “progetti di immaginazione” e piacere a un mercato sempre più competitivo? Una rete di aziende bresciane c’è riuscita di Bettina Gamba

Vi spiego il

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marketing immaginativo

Reti consapevoli e inconsapevoli

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a creatività batte la crisi. Un pastificio (Tradizioni Padane), un poliambulatorio medico (W&B Poliambulatori), un’agenzia di marketing e comunicazione (Amp Movies), un produttore di pentole (Risolì), un consulente assicurativo (Borghi Assicurazioni), un’azienda che produce prefabbricati in calcestruzzo per l’agricoltura (Fattori) e infine un’impresa specializzata in pulizie ecologiche (Dielle). Cucina Semplicemente è una rete unica e innovativa di aziende bresciane, ed è nata circa due anni fa. Gli innovatori a volte possono apparire strani agli occhi di chi non sa vedere. Ma la loro “follia” viene spesso premiata dal mercato, soprattutto se straniero. «La nostra è una rete etica - spiega Corrado Corradini, amministratore di Amp Movies -, ci tiene uniti la condivisione di valori come il benessere della persona e della società. Non è una rete per fare business insieme, ma è una rete che porta a condividere dei valori ed è su quelli che si fa business».

Il valore aggiunto di ogni azienda

Quale è il valore aggiunto di ognuna di queste aziende nei confronti del benessere individuale e collettivo? «Le imprese devono imparare a utilizzare il marketing immaginativo - continua l’am-

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ministratore di Amp Movies -, è questa, secondo me, l’ultima frontiera del marketing. Come riconvertire il know how aziendale su progetti di immaginazione. Se non facciamo così il mercato europeo è destinato a fossilizzarsi». Può apparire una buona teoria, ma non c’è niente di più concreto, per un imprenditore, che immaginare quali saranno gli scenari futuri, decidere come muoversi e mettere in campo le sue risorse. «Compiendo una serie di analisi - spiega Corradini - ho scoperto, ad esempio, che in ambito assicurativo se elimino il rischio d’impresa legato agli agenti atmosferici il produttore non forzerà la produzione per recuperare la perdita. Se è infatti assicurato potrà gestire la produzione all’insegna della qualità ambientale e organolettica, eliminando i pesticidi». Questo ciclo virtuoso vale anche per l’azienda che produce prefabbricati per l’agricoltura: se le stalle sono ben studiate non generano tossine e l’animale si trova a proprio agio. Così anche in ambito agroalimentare: se utilizzo per sterilizzare dei prodotti biologici questi non lasciano tracce nocive sugli alimenti. Il ciclo finale è poi rappresentato dal Poliambulatorio che, attraverso una serie di tecniche, ha il compito di prevenire, o segnalare, gli squilibri provocati da un’alimentazione non sana.

Alcuni membri della rete Cucina Semplicemente durante l’evento che si è tenuto a ottobre a Brescia, in collaborazione con la Camera di Commercio Italo-Danese, dal titolo “La Danimarca incontra il mercato italiano”

“La Danimarca incontra il mercato italiano” è il titolo dell’incontro che si è tenuto a ottobre a Brescia promosso da Cucina Semplicemente in collaborazione con la Camera di Commercio Italo-Danese. L’evento si basa sullo scambio di relazioni culturali e commerciali tra aziende agroalimentari italiane e buyer danesi. L’esito è stato estremamente positivo, il mercato danese è attratto dai nostri prodotti alimentari, tanto che a fine febbraio 2013 è in programma, alla fiera di Copenaghen, un altro incontro simile. Per poter partecipare a questo evento alcune aziende del made in Italy si sono presentate insieme. «Le reti si dividono in reti consapevoli e reti inconsapevoli - spiega Corradini -, la maggior parte delle aziende opera in reti inconsapevoli, non sanno che stanno operando in rete, ma lo fanno. Se all’interno di una rete inconsapevole genero delle sinapsi, dei punti di coagulo, ecco che le aziende si sentono attratte da questi punti di interesse e si coalizzano». Lo stesso è avvenuto al Matching, dove «il successo si è toccato con mano, alcune delle nostre aziende hanno raddoppiato il fatturato», dice Corradini motivando la partecipazione di Cucina Semplicemente anche all’edizione di quest’anno. ■


agroalimentare Il settore Agroalimentare è coordinato dai referenti di Compagnia delle Opere Agroalimentare, composta da persone e imprese che operano nella filiera, dal settore della produzione agricola alla trasformazione, dalla commercializzazione all’uso intelligente delle eccedenze alimentari

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l’agroalimentare a matching 2012

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Nelle foto, immagini delle scorse edizioni del Matching


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l settore merceologico dell’agroalimentare nell’ultima edizione di Matching 2011 ha contato oltre 188 imprese iscritte in rappresentanza di tutti i principali settori della filiera, dagli olii al lattiero caseario, dai salumi alla pasta e trasformati, dal vitivinicolo all’industria dolciaria, dai conservati ai mezzi tecnici. Durante la tre giorni Cdo Agroalimentare ha agevolato la presenza dei buyer nazionali, ha coordinato incontri just in time tra operatori della Distribuzione italiana e le aziende, ha promosso la Seconda edizione del Food Innovation Award, un concorso dedicato al prodotto innovativo nell’agroalimentare, coordinando infine workshop tematici specifici all’interno del salone Agroalimentare. Di seguito, una sintesi dei contenuti della partecipazione del Distretto Agroalimentare al Matching 2012.

TAVOLI DI NETWORKING

In un’ideale grande piazza delle imprese e dei prodotti agroalimentari sarà presente un’area dedicata agli incontri dove le imprese agricole e alimentari accomunate per referenza o esigenza, al massimo dieci per volta, saranno coordinate da un referente di Cdo Agroalimentare e potranno confrontarsi, presentarsi, proporre i propri pro-

voci dal matching

Gian Paolo Sandrinelli, Fattoria Pieve a Salti Fattoria Pieve a Salti è un’azienda di produzione e trasformazione di cereali sita nel Comune di Buonconvento, in provincia di Siena. L’azienda è anche un agriturismo con circa 120-130 posti letto. L’azienda agricola ha circa 900 ettari, dove produciamo e trasformiamo farro, orzo, avena per le industrie alimentari, per i confezionatori della grande distribuzione. Ho partecipato al Matching tutti gli anni come referente di Compagnia delle Opere Agroalimentare, accompagnando le aziende che esponevano, e portando i buyer che Compagnia delle Opere invitava a conoscere le aziende. Quest’anno parteciperò anche con la mia azienda perché, oltre a realizzare prodotti per le industrie alimentari, abbiamo lanciato il prodotto a marchio Fattoria Pieve a Salti. Sono interessato a incontrare Sopra, i prodotti a marchio Fattoria Pieve a Salti i potenziali buyer della grande distribuzione italiana ed estera che Compagnia delle Opere Agroalimentare riuscirà a portare al Matching. Il mio giudizio sul settore agroalimentare al Matching è più che positivo. Tutti gli anni Compagnia delle Opere Agroalimentare riesce a portare alla manifestazione buyer di catene della grande distribuzione italiana che ormai sono state fidelizzate. Molti di questi buyer li ho accompagnati, ho visto come si sono comportati con le aziende che hanno incontrato, l’interesse che avevano per certe imprese invece che per altre. Infatti questi buyer vengono con un interesse mirato, sanno già il prodotto che può interessarli, oppure rimangono colpiti da un prodotto innovativo e da lì gli scatta il desiderio di saperne di più. Il Matching è un’occasione per aziende che vogliono far conoscere il proprio prodotto agroalimentare alla grande distribuzione. Cdo Agroalimentare non si limita a portare i buyer all’evento, ma mantiene i contatti con le catene della grande distribuzione creando un Matching che dura tutto l’anno. Al Matching si ha la possibilità di incontrare gente di tutto il settore dell’agroalimentare, non soltanto produttori di generi alimentari, ma anche imprenditori della logistica, dei servizi dedicati al mondo dell’agroalimentare.


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dotti e i propri progetti, oppure discutere temi comuni come il Rapporto con la Distribuzione organizzata, Nuovi mercati, la Protezione dei marchi, Logistica, Marketing e l’Internazionalizzazione.

IL CANALE DISTRIBUTIVO

L’obiettivo è selezionare e invitare le insegne della distribuzione con particolare attenzione a quella piccola e media, dal carattere più territoriale e regionale, ovvero quegli interlocutori più alla portata delle piccole e medie imprese agroalimentari presenti a Matching. Sarà un momento per presentare la propria azienda, i prodotti e la propria mission aziendale magari all’interno di un Tavolo di Networking dedicato proprio all’incontro con un referente della distribuzione, un buyer della ristorazione o dell’industria ricettiva. I requisiti per partecipare a un incontro con la Distribuzione organizzata sono: logistica funzionante; quantità di prodotto disponibile; qualità; conoscenza dei meccanismi della distribuzione.

INCONTRI DI CONSULENZA

Gli imprenditori hanno necessità di avere anche un confronto riservato con persone di esperienza su diversi temi. Sono confermati anche quest’anno gli incontri con presidenti, amministratori delegati, manager di realtà agroalimentari di successo che saranno disponibili a incontrare giovani imprenditori.

TERZO FOOD INNOVATION AWARD

Le aziende agroalimentari necessitano di una visibilità aggiuntiva che vada oltre la presenza dentro un portale Web o uno stand. Viene così confermata infine la Terza edizione del Food Innovation Award, il premio dedicato ai migliori prodotti innovativi tra le aziende agroalimentari iscritte a Matching e che sono interessate a parteciparvi. Tre le categorie di premio: packaging, innovazione di prodotto, tradizione & innovazione e sette i settori merceologici interessati: condimenti, formaggi, dolci, pasta, conserve, salumi, imballaggi. Il Food Innovation Award vuole essere un evento di grande impatto ove sarà presente una giuria tecnica e la stampa specializzata. ■ Anche al Matching 2012, come già successo durante le scorse edizioni, nel Distretto Agroalimentare non mancheranno le occasioni per assaggiare leccornie made in Italy

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insegne della Gdo che hanno confermato la presenza a matching 2012 l

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Autogrill - Andrea Zironi, direttore generale; Massimiliano Merenda, resp. Regionalità Market; Attilio Bixio, resp. Somministrazione Food &Beverage ItalGross - Federico Marzaroli, resp. Freschi Brendolan - Raffaella Brendolan, resp. Acquisti All Categories Coop Italia - Domenico Brisigotti, direttore Prodotti a marchio; Giovanna Mennella Cat. Manager area Latticini; Fabrizio Vaccari Category Man. area Salumi; Fabrizio Ceccarelli Category Man. area Dolciario; Doriana Depascalis Category Maa. area Olii e Conserve Superdì - Antonio Bertolotti, resp. Acquisti All Categories Esselunga - Giorgio Baldini, resp. Acquisti Freschi; Laura Bacchiega, buyer Latticini Conad - Claudio Gamberini, buyer Freschi Despar.InterSpa - Marino Fineschi, direttore Vendite Sigma - responsabile Prodotti a Marchio


edilizia Come

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cambia il mestiere del

In un momento particolarmente complesso della vita delle aziende edili, con la crisi che morde in questo settore più che in altri, c’è la necessità di fermarsi a riflettere per capire cosa sta succedendo. Nelle pagine che seguono lo facciamo con due personalità che operano da anni nel settore dell’edilizia, entrambi importanti punti di riferimento per quanto riguarda le tematiche progettuali e per l’attuazione di modalità innovative con le quali affrontare il mercato e i cambiamenti che il comparto sta vivendo di Dario Vascellaro

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raziano Debellini, presidente di Consta, player italiano nello scenario globale delle costruzioni che opera nei settori delle infrastrutture, nell’edilizia pubblica e privata, nel restauro, nel consolidamento e isolamento sismico di edifici esistenti, nonché nelle opere speciali, nell’energia e nell’impiantistica e nelle finiture d’interni, è netto nel giudicare la situazione attuale del comparto dell’edilizia: «Non è il primo momento complicato che attraversa il settore, però va riconosciuto come un momento di difficoltà non occasionale. L’edilizia in genere, e i lavori pubblici in particolare, hanno sempre avuto delle fasi cicliche, ma i momenti di vera e propria crisi strutturale a partire dal secondo dopoguerra sono stati due. L’ultima crisi strutturale si è verificata nel ’92, quando è cambiata la relazione tra il realizzatore di opere pubbliche e i committenti pubblici. La fase che stiamo vivendo oggi è la terza crisi strutturale. Tali passaggi si distinguono dalle crisi occasionali durante le quali basta aspettare che passino e dopo tutto torna come prima. Una crisi strutturale sicuramente passa l’ottimismo è d’obbligo -, però dopo non torna tutto come prima. Mentre una crisi occasionale si affronta chiudendosi in difesa e aspettando che

Graziano Debellini è un imprenditore che opera nel settore turistico, delle costruzioni e delle energie rinnovabili. Dal 2011 è presidente di Consta spa, azienda operante nell’ambito delle costruzioni e dei grandi progetti edili, che nasce dalla fusione di varie imprese del settore quali Mattioli, Soles e Isoedil

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passi, una crisi strutturale impone alle aziende di adeguarsi ai cambiamenti». Come si sta trasformando, dunque, il settore dell’edilizia? «Il cambiamento è talmente profondo che non investe solo il mercato immobiliare, ma anche la natura stessa delle opere pubbliche. Tutto il dopoguerra è stato caratterizzato dalla cosiddetta visione keynesiana delle opere pubbliche, cioè la spesa pubblica era destinata alla realizzazione di opere che costituivano un volano di sviluppo per tutta l’economia. L’utilità dell’opera era, per così dire, marginale: risultava importante la capacità di spesa, di coinvolgere il territorio. Sono nate così una serie di infrastrutture importanti, alcune utilissime, come l’Autostrada del Sole, altre quasi dimenticate. Tale visione è finita. Lo Stato investitore in opere pubbliche non c’è più. L’opera si fa non perché è pubblica, ma perché è in grado di erogare un servizio pubblico». Cosa vuol dire? «Vuol dire che un’opera che non eroga un servizio non ha utilità. Il costruttore, quindi, se è un fattore di spesa, non serve più a nessuno. Se, invece, è un fattore di soluzione dei problemi, è un elemento essenziale della catena di valore». Che cosa distingue un imprenditore edile da un altro? In fondo, si producono le stesse cose più o meno con gli stessi parametri qualitativi. «È vero. Quello che realizziamo è un servizio che si potrebbe definire “povero”. I prodotti realizzati dagli imprenditori edili non si distinguono. Se si guida un’automobile su una strada, si può giudicare la qualità dell’automobile e individuare il costruttore, ma non si riesce a distinguere chi ha costruito la strada. Le strade, infatti, tutti i costruttori le realizzano più o meno nello stesso modo. E allora cosa li distingue? La modalità di gestione del contratto. Una volta costruita la strada, cioè, ogni costruttore si distingue per il processo contrattuale attraverso il quale la stessa strada è stata costruita, diverso da impresa a impresa: contenzioso, varianti, problemi, ritardi e poi ancora protezione ambientale, sicurezza. Il fattore che differenzia i costruttori, quindi, non è il prodotto, ma il modo in cui esso viene realizzato». Da ciò cosa deriva? «Il costruttore non è più un creatore di valore, quindi edificando e basta non si guadagna più e, se non si guadagna, non si cresce. Se non si cresce, quando capita una crisi strutturale, si chiude. È vitale, dunque, capire il “nuovo” mestiere del costruttore».

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Cominciamo, allora, con il rapporto tra costruttori e committente pubblico. «Non ci possiamo più aspettare fondi per investimenti pubblici. Il committente pubblico ha grosse difficoltà a gestire le uscite. La cassa disponibile viene drenata da alcune voci principali in uscita essenziali per mantenere l’equilibrio sociale del Paese: interessi sul debito pubblico, previdenza, pubblico impiego, cassa integrazione e sanità. Tali voci consumano il 90% di tutta la cassa disponibile, dal prelievo fiscale alle entrate. Considerato che la capacità di debito è limitata dai parametri di debito, se non c’è cassa e non si ha capacità di debito, non è possibile fare investimenti. Se non si fanno investimenti, non si possono realizzare lavori pubblici». Cosa fare allora? «Anche le ultime indicazioni normative indicano che lo Stato, operando per cassa, non può comprare l’opera, bensì il servizio. Noi costruttori dobbiamo quindi essere in grado non di vendere opere, ma di vendere servizi. Per vendere servizi dobbiamo farci carico di una serie di problemi che non si limitano all’attività costruttiva, ma comprendono anche il concepimento dell’opera, la sua progettazione, la realizzazione, la bancabilità, la prova che l’opera eroga il servizio e il co-

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Il numero di abitazioni compravendute ha registrato, nel secondo trimestre del 2012, un’ulteriore flessione tendenziale del 25,3% che segue il rilevante calo dei tre mesi precedenti (-19,6% nel confronto con il primo trimestre 2011)


edilizia ➤ raggio di essere pagati sul servizio erogato. Una scuola, ad esempio, non è un’opera, è un servizio. Se si edifica una scuola, ma non si riesce a finire gli impianti, quei muri per l’investitore valgono zero, non valgono gli stati di avanzamento pagati. Dobbiamo essere in grado di affrontare il mercato a opera finita, cioè a opera che eroga il servizio. Non si può più “lavorare sott’acqua” come abbiamo dovuto fare dopo il ’92». Cosa vuol dire “lavorare sott’acqua”? «Tutti quelli che facevano il mestiere di costruttori erano spinti a vincere le gare grazie a ribassi di tipo “commerciale”, indipendenti dal costo industriale. Molto spesso il ribasso era un’offerta coscientemente sottocosto e, subito dopo la firma del contratto, si cominciava con la perizia, la variante, l’imprevisto, l’errore progettuale, la riserva, trasformando progressivamente una parte dell’utile in contenzioso, in sopravvenienza contrattuale, comunque sempre in qualcosa che non accompagnava l’opera, ma il contratto. Io credo che questo modo di fare non sia più possibile. Prima di tutto, perché la pubblica amministrazione non ha i soldi per pagare l’opera, figurarsi per pagare il contenzioso. Gli istituti bancari, inoltre, avendo preso coscienza che nel finanziare i costruttori finanziavano perdite vestite da riserve, non sono più disposti a farlo: oggi una banca non appoggia più un costruttore nel cui bilancio appaia una somma troppo elevata di riserve». Se le cose stanno così, come sarà possibile continuare a costruire? «Finita questa crisi, non torneremo come prima. Dopo aver visto cosa sono le imprese di costruzioni “vecchie”, né gli investitori, né le banche vorranno più parlare con un costruttore. Però le opere bisogna farle e molti di noi hanno acquisito capacità di organizzare processi complessi. Abbiamo vissuto tutti per vent’anni sott’acqua partendo con i contratti dal fondo e cercando di risalire a respirare l’aria -; basarsi su prezzi sottocosto deve essere stata un’esperienza da brivido, adrenalinica, ma senza l’appoggio bancario non funziona più. Però noi costruttori abbiamo maturato una grande capacità di risolvere i problemi e su questo dobbiamo lavorare, estendendo la filiera del prodotto che offriamo, sia a monte che a valle». Vale a dire? «Non possiamo pensare che ci sia qualcuno che concepisce l’opera, la progetta, la approva, fa gli espropri, sposta i sottoservizi, ottiene il consenso del territorio, trova il finanziamento bancario e alla fine si rivolge al costruttore. Per quest’ultimo, infatti, non ci sarebbe guadagno. Senza

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guadagno, in questo momento di crisi finanziaria, ogni impresa chiude: è solo una questione di tempo. Il finanziamento bancario ormai è legato, in modo assoluto, alla dimostrazione di essere capaci di restituire i soldi, quindi all’utile, al ritorno dell’investimento. Dato che gli investitori non sono disponibili a investire, a meno che qualcuno non si assuma il rischio-costruzione, allora gli stessi costruttori devono essere capaci di accollarsi tale rischio. Accantoniamo i contratti pubblici, il codice dei contratti, la Merloni, la giusta causa, la proroga e proponiamo contratti del tipo E.P.C. “chiavi in mano”, di natura privatistica, che abbiano clausole bancabili, tali per cui il finanziatore possa esibire il contratto al mondo finanziario che lo assiste. Fino a ora abbiamo lavorato con il contratto di progettazione, poi l’esecuzione, infine la Direzione lavori. Un contratto così fatto non è bancabile, perché la responsabilità progettuale deve essere intimamente connessa alla responsabilità esecutiva. Il prezzo non può variare per uno sbaglio del progettista o perché a questi è sfuggito qualcosa... Questo ci toglie molte delle sicurezze sulle quali abbiamo vissuto, però dobbiamo essere capaci lo stesso di lavorare. Naturalmente vanno ripensati gli aspetti gestionali all’interno delle nostre organizzazioni. Può essere un fatto positivo perché questa riorganizzazione rende

Un modo per rilanciare il settore dell’edilizia è quello di consolidare i meccanismi di partecipazione dei soggetti privati al finanziamento e alla eventuale gestione delle opere pubbliche, attraverso strumenti quali il project financing e il leasing in costruendo, anche in collaborazione con gli enti pubblici, attraverso la costituzione di società miste


edilizia Per il settore delle costruzioni la correzione al ribasso effettuata dal Governo è stata notevole: la nota di aggiornamento del Def diffusa dal Governo lo scorso 20 settembre stima una riduzione degli investimenti in costruzioni del 6,1% rispetto al 2011, contro il -1,6% stimato sei mesi fa. La tendenza negativa si attenuerà nel 2013 (-0,6% a fronte di un +0,8% del Def di aprile), ma l’inversione di tendenza viene posticipata al 2014 (+1,0% su base annua e +1,2% nel 2015). In cinque anni, dal 2008 al 2012, il settore delle costruzioni avrà perso più di un quarto (-25,8%) degli investimenti, riportandosi ai livelli della metà degli anni 70

essenziale un maggiore collegamento tra i vari settori dell’impresa. La produzione, la finanza e l’amministrazione non devono essere più settori separati di una stessa azienda, ma devono essere complementari gli uni agli altri». Credo che una delle necessità per i costruttori sia quella di ragionare in termini di liquidità e non solo in termini di gestione del contratto. «Esatto. Un cantiere, infatti, può fare utili, ma se non c’è liquidità si mette in crisi l’impresa. È necessario, quindi, avere un controllo di gestione non più basato sul risultato, sulle spese, sull’utile, ma basato sul flusso di cassa, perché esso costituisce l’elemento base con il quale le banche ci giudicano. Indipendentemente dal risultato economico, un cantiere deve prima di tutto produrre cassa. Quello che potrà salvare le imprese non è né il risultato né il fatturato, ma solo la liquidità». In quali settori il flusso di cassa è più garantito? «Sono quelli all’interno dei quali il flusso di cassa è assicurato dalla vendita al mercato di un servizio: ad esempio, le autostrade, per le quali il flusso di cassa è assicurato dai pedaggi, o i porti. Laddove c’è un flusso di cassa generato dal mercato, lì si può pensare di operare, dandosi una struttura finanziaria e modalità operative leggibili dal mondo finanziario». ■


edilizia

L’accrescimento delle competenze e l’adozione di un efficace controllo di gestione sono le ricette anticrisi che propone Alberto Castelli, amministratore unico della Albini e Castelli, impresa edile dalla storia secolare

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conoscere per vincere la di Dario Vascellaro

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la propria

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crisi

azienda


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Per Alberto Castelli le ragioni della crisi dell’edilizia sono tre: la crisi economica che spinge le famiglie ad accontentarsi della propria abitazione e a non cercarne una nuova; la restrizione del credito; la difficoltà a immettere sul mercato le case vecchie che potrebbero essere rimpiazzate con quelle nuove

uando si parla di crisi del settore dell’edilizia, Alberto Castelli, amministratore unico della Albini e Castelli, impresa di Induno Olona (Va) dalla storia quasi secolare, ci tiene a precisare: «Troppo spesso il settore dell’edilizia viene considerato esclusivamente legato all’immobiliare, cioè alle costruzioni realizzate per essere rivendute. Questo è un aspetto molto importante del settore, ma non è l’unico. Dell’edilizia, infatti, fanno parte anche i lavori pubblici e i lavori privati, in particolare le ristrutturazioni, le manutenzioni e simili che, sebbene di importo inferiore, rappresentano comunque una fetta importante dell’edilizia. Fatta questa premessa, il comparto edile più penalizzato negli ultimi anni è stato quello immobiliare e le imprese occupate prevalentemente in questo comparto hanno accusato gravemente il colpo. Sono stati costruiti immobili che non trovano uno sbocco sul mercato. A questo proposito i dati sono contrastanti. C’è che dice che ci sia una bolla rappresentata da centinaia di migliaia di abitazioni invendute sul territorio nazionale. Studi e ricerche effettuati dalla nostra associazione nazionale (Ance) hanno invece dimostrato come esista una emergenza abitativa di un numero elevato di unità immobiliari che rispettino le nuove esigenze negli ultimi anni maturate. Mi rendo conto che questa possa essere una affermazione forzata, ma in realtà l’emergenza abitativa in un Paese costruttivamente obsoleto, è una realtà». A cosa è dovuta la crisi del comparto immobiliare? «La crisi è legata a due fattori. Il primo è la crisi economica che ha impoverito le famiglie rendendole meno predisposte a spendere soldi per l’abitazione. In momenti di crisi ci si accontenta della casa che si possiede, rimandando a tempi migliori l’acquisto di un’abitazione più spaziosa e confortevole. Il secondo fattore che ha determinato la crisi dell’immobiliare è la restrizione del credito alle famiglie. Mentre fino al 2008 tale credito veniva erogato con grande facilità, oggi non è più così, arrivando a situazioni paradossali come alcune cui ho assistito personalmente: a una coppia con stipendi dignitosi, a fronte di un mutuo non particolarmente significativo, le banche hanno chiesto anche la garanzia di terzi, cioè dei genitori. Si può aggiungere anche un terzo fattore legato al fatto che, molto spesso, chi compra casa deve vendere la propria. In un mercato ingessato come quello attuale diventa difficile vendere un’abitazione magari obsoleta dal punto di vista, ad esempio, dei requisiti acustici ed energetici, per cui viene meno un introito necessario per l’acquisto di una nuova

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abitazione». Qual è, invece, la situazione dell’edilizia pubblica? «I Comuni, ma tutti gli enti pubblici in generale, hanno grandi problemi di cassa, dovuti anche al Patto di stabilità. Ciò ha generato una caduta molto significativa delle gare d’appalto. Se è vero che in Italia sono state fatte numerose gare di importi elevati, quelle di importi inferiori, che interessano la stragrande maggioranza delle imprese (circa il 95% delle imprese di costruzioni hanno meno di 7-8 dipendenti e il loro mercato principale è quello delle opere pubbliche di importi contenuti), molto spesso non vengono più bandite dai Comuni e dagli enti pubblici in generale». Quali sono, secondo lei, le ricette anti-crisi? «Ci sono problemi che si possono affrontare e altri insolubili. Riguardo ai primi, in una situazione come quella attuale il mercato richiede ai costruttori accorgimenti che fino a pochi anni fa non erano necessari. In particolare, mi riferisco agli standard qualitativi degli edifici che fino a qualche anno fa erano sostanzialmente più bassi. Oggi, per costruire bisogna avere maggiori competenze in campo energetico, acustico. Sono state stabilite norme e sono emerse esigenze diventate ormai patrimonio comune, rispetto alle quali non si può venire meno. C’è chi si è saputo attrezzare rispetto a queste nuove esigenze acquisendo competenze maggiori e c’è chi questo passaggio non l’ha fatto. Unitamente a questo, c’è oggi una seconda esigenza che è quella di effettuare un controllo aziendale

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Posto che la fetta del patrimonio edilizio italiano costituito dagli edifici condominiali pluripiano costruiti dal dopoguerra in poi (dagli anni 50 fino agli anni 80) è quella che presenta le caratteristiche termiche più scarse e di conseguenza una delle più grosse fonti di sprechi energetici del settore, è evidente che in questo ambito ci sarebbero notevoli spazi di sviluppo per interventi di riqualificazione energetica con la duplice opportunità di ridurre il fabbisogno energetico liberando risorse per altre attività e di costituire occasioni di ripresa per il settore edilizio attualmente in evidente sofferenza

che nel nostro settore non è mai stato così importante come adesso. Mi riferisco a tutti i problemi organizzativi, non solo relativi al processo produttivo, ma anche alla vita interna dell’azienda. Bisognerà capire chiaramente l’andamento delle commesse, attività nell’edilizia non così diffusa come in altri segmenti industriali. L’ultimo aspetto, direi molto sottovalutato, almeno fino al 2009-2010, è quello finanziario. Fino a pochi anni fa l’importante era che l’azienda guadagnasse. Non che questo oggi non sia più vero, ma il valore della finanza, che sino agli anni pre-crisi era poco apprezzato all’interno delle aziende, oggi invece è molto significativo. La capacità di reperire i prodotti finanziari più consoni alla propria attività, di mantenere l’azienda in equilibrio finanziario, di affrontare le banche con un progetto, con un’organizzazione aziendale dignitosa, di proporre progetti e di avere una conoscenza molto approfondita dell’azienda oggi diventano un fattore fondamentale di successo nel rapporto con il mondo creditizio. In assenza di questi fattori, la restrizione del credito di cui parlavo prima si fa sentire sulle imprese». Può spiegarci cosa vuol dire fare controllo di gestione in un’azienda del settore edilizia? «Significa che, quando si affronta una commessa, bisogna sapere esattamente quanto costa e, una volta saputo ciò, si decide quanto si può e si vuole guadagnare. Se il guadagno è a discrezione dell’imprenditore, i costi devono essere rigorosamente rispettati: in fase esecutiva un’azienda deve


edilizia avere strumenti tali da permettere che i costi stimati corrispondano alla realtà. Per far ciò, ogni azienda può organizzarsi come vuole, a partire dalle analisi preventive in fase di formulazione dell’offerta e quindi in fase di budget analitico prima di indire la commessa, effettuando un controllo a posteriori con i costi consuntivi che devono combaciare con quelli stimati inizialmente. In questi anni è mancata una cultura del controllo di gestione. Questo aspetto è stato sottovalutato perché veniva dato per scontato che le aziende guadagnassero sempre e comunque». Quali sono le sue previsioni per il settore dell’edilizia? «C’è una crisi di fiducia che riguarda il nostro settore. Oggi questo è il problema principale e ha un effetto devastante. Non sarà facile superare tale crisi di fiducia che porta una scarsa predisposizione a investire. Nel breve, insomma, non vedo possibilità di miglioramento, tranne che in alcune nicchie di mercato, quale, ad esempio, la riqualificazione energetica delle case esistenti. Il settore immobiliare avrebbe bisogno di qualche manovra governativa per essere sbloccato. Per quanto attiene ai lavori pubblici, il Patto di stabilità ha un impatto devastante. Alcuni Comuni, pur in presenza di risorse di una certa entità disponibili, sono sostanzialmente impossibilitati a spenderle per opere

Da più parti si è sottolineata l’eccessiva rigidità del Patto di stabilità e la necessità di applicarlo considerando l’intero ciclo economico e non un singolo bilancio di esercizio, anche in considerazione dei rischi involutivi derivanti dalla politica degli investimenti troppo limitata che esso comporta. Per l’edilizia, dice Castelli, il Patto impedisce ai Comuni - pur in presenza di risorse - di investire in opere pubbliche che potrebbero essere realizzate dalle pmi del settore

pubbliche proprio per rispettare il Patto di stabilità. Per queste ragioni non vedo a breve una svolta significativa. Ogni azienda deve guardarsi al proprio interno, fare tutte le verifiche al fine di utilizzare appieno tutta la propria organizzazione, la propria struttura. Non credo nella necessità di acquisire commesse a tutti i costi, cosa che porta solo a peggiorare le cose, non nel brevissimo ma nel breve periodo. Il mondo dell’edilizia difficilmente nel breve periodo tornerà a valere quello che valeva qualche anno fa e questo vuol dire, purtroppo, che le centinaia di migliaia di lavoratori del settore che hanno perso il posto faranno molta fatica a ritrovarlo nel breve ma anche nel medio periodo». Non ritiene che l’internazionalizzazione possa essere una prospettiva per le imprese del settore? «È un’attività a me cara, però ritengo che se ne faccia un gran parlare pur in presenza di grosse difficoltà applicative. Solo le grandi aziende, infatti, possono investire in risorse umane che, risiedendo stabilmente all’estero, possano aiutare l’impresa a internazionalizzarsi. Per le piccole e medie aziende questo non è possibile. Un conto è andare all’estero a lavorare, un conto è esportare dei prodotti e un altro conto è andare a produrre in casa di altri. Per agevolare questo tipo di attività per le aziende sarebbe utile sviluppare sinergie, come si fa al Matching». ■


edilizia A partire dal 1° gennaio 2016 in Lombardia sarà possibile costruire solo edifici ad altissima prestazione energetica. Una nuova frontiera e un obiettivo ambizioso che la Regione si è impegnata a raggiungere con alcuni anni di anticipo rispetto alla direttiva comunitaria che sarà recepita da tutti gli Stati membri dell’Ue

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di Dario Vascellaro

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case a energia quasi zero A

partire dal primo gennaio 2016 in Lombardia cambieranno le regole del costruire. La Regione Lombardia, infatti, ha deciso di recepire, anticipando i tempi, la direttiva comunitaria 31/2010 che all’articolo 9 recita testualmente: «Gli Stati membri provvedono affinché entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione siano edifici a energia quasi zero e a partire dal 31 dicembre 2018 gli edifici di nuova costruzione occupati da enti pubblici e di proprietà di questi siano edifici a energia quasi zero».

Dalla crisi del ’73 alla certificazione energetica Il recepimento della direttiva 31/2010 è solo l’ultimo passo di un cammino che sta rendendo le case sempre più indipendenti dalle fonti energetiche convenzionali e sempre più rispettose dell’ambiente. Nel nostro panorama nazionale la Lombardia può essere considerata un punto di riferimento di una trasformazione non solo culturale iniziata fin dal lontano 1976, quando venne pubblicata la legge 373 che vincolava la potenza disponibile per il riscaldamento invernale e che richiedeva, quindi, una vera progettazione energetica degli edifici. Da quel provvedimento legislativo, dettato dall’emergenza della crisi energetica del 1973, si passò alla legge 10 del 1991 in attuazione del Piano energetico nazionale che rendeva più restrittive le regole del costruire. Qualche anno più tardi, la Regione Lombardia è stata la prima regione in Italia a recepire in modo autonomo la direttiva 91 del 2002 dell’Unione europea che chiedeva agli Stati membri di promuovere nuove regole in modo strutturale, anche attraverso la certificazione energetica

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degli edifici (diventata operativa in Lombardia nel 2007).

la nuova frontiera

Come abbiamo detto all’inizio di questo articolo, la direttiva 31/2010 rappresenta una nuova frontiera in un percorso verso la casa sostenibile che, soprattutto in Lombardia, ha avuto e avrà come protagonisti tutti gli attori della filiera edile, dai progettisti alle imprese, dalle aziende ai certificatori energetici. Ma cosa sono gli edifici a energia quasi zero? E che caratteristiche devono avere? Lo abbiamo chiesto a Mauro Fasano, responsabile dell’Asse 2 “Energia” della DG Ambiente, Energia e Reti - UO Energia e reti tecnologiche della Regione Lombardia, il quale sarà protagonista di un workshop al Matching di Milano dedicato a questi temi. «Le scelte progettuali che riguardano questi edifici con prestazioni che arrivano al limite dell’autosufficienza energetica si inseriscono in un percorso che di fatto si è già avviato da tempo e che ha definito un approccio completamente nuovo. Questi nuovi paradigmi possono essere così sintetizzati: le prestazioni energetiche dell’involucro edilizio sono notevolmente migliorate e si riducono quindi i carichi termici invernali ed estivi; i principi dell’architettura bioclimatica diventano principi costruttivi e si diffondono nell’architettura corrente (sfruttamento del comportamento passivo dell’edificio, guadagni diretti, serre solari ecc.); le fonti energetiche rinnovabili rappresentano fonte energetica da utilizzare al massimo della sua potenzialità; nel bilancio energetico le fonti energetiche convenzionali dell’edificio hanno una funzione integrativa e/o di backup; si passa da un

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«In Regione Lombardia - spiega Mauro Fasano (nella foto piccola), responsabile dell’Asse 2 “Energia” della DG Ambiente, Energia e Reti, UO Energia e reti tecnologiche della Regione Lombardia - dal 1° gennaio 2016 si costruiranno solo edifici che consumano quasi zero energia, senza distinguere tra edilizia pubblica ed edilizia privata. Questa distinzione, infatti, pur essendo già stata sperimentata in Europa, secondo noi ha sempre causato più criticità che vantaggi. Pensiamo che il mercato preferisca una regola precisa: da un certo momento tutti devono cominciare a costruire in un certo modo, senza distinguere tra pubblico e privato» (a pagina 78, la nuova sede della Regione Lombardia)


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unico sistema di generazione del calore a più sistemi di generazione utilizzati in funzione della convenienza economica; lo sfruttamento dell’inerzia termica dell’edificio consente di ridurre le potenze degli impianti; all’inerzia termica dell’edificio si affianca l’inerzia termica dei sistemi impiantistici ottenuta, per esempio, attraverso accumuli inerziali; dal punto di vista impiantistico gli edifici non sono più isolati ma diventano elementi di un sistema energetico diffuso a scala territoriale; questo approccio consente di utilizzare tecnologie che cedono l’energia in eccesso alla rete (per esempio impianti solari fotovoltaici o sistemi di cogenerazione): dalla generazione centralizzata si passa quindi alla generazione distribuita, il che implica la disponibilità di infrastrutture energetiche intelligenti (smart grid); la domotica diventa lo strumento fondamentale per gestire in modo ottimale i servizi energetici». In sintesi, dunque, che significa costruire un edificio a energia quasi zero? «Fino a oggi le regole sulla certificazione energetica riguardavano solamente la climatizzazione invernale. Dal 1° gennaio 2008 le case costruite dovevano rispettare dei limiti relativi al riscaldamento invernale. La nuova direttiva comunitaria, invece, riguarda tutti gli usi energetici dell’edificio: climatizzazione invernale, ventilazione, acqua calda sanitaria, sistemi elettrici, climatizzazione estiva Fer. È esclusa l’energia utilizzata per i processi produttivi, cioè quella impiegata nelle fabbriche. Se in una fabbrica, però, ci sono degli uffici, questi devono consumare quasi zero energia». In Lombardia si è capaci di costruire in questo modo? «Nella nostra regione ci sono più di 50 mila edifici di classe B, A e A+. Non sono proprio gli edifici previsti dalla normativa comunitaria, cioè a energia quasi zero, però soprattutto quelli di classe A e A+ sono edifici che consumano veramente poca energia o addirittura passivi. Dobbiamo considerare ancora la climatizzazione estiva, i sistemi elettrici e l’acqua calda sanitaria, però quando la climatizzazione invernale, che rappresenta circa il 70% del consumo energetico di un edificio, viene tenuta sotto controllo, ci manca poco. Adesso bisogna scrivere le regole che riguardano le procedure per il calcolo degli indicatori di prestazione energetica dei sistemi che producono il freddo, dei sistemi elettrici e dell’acqua calda sanitaria». Chi scriverà queste regole? «Le scriverà il Comitato termotecnico italiano (Cti), naturalmente collaborando con i produttori,

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ma anche con Regione Il certificato energetico di un edificio è del tutto Lombardia. Visto che analogo a quello che già si può vedere quando si Regione Lombardia, acquista un elettrodomestico: e indica la quantità rispetto ai tempi predi energia stimata, o effettivamente consumata in un immobile, per soddisfarne i diversi bisogni (riscaldavisti dalla normativa mento di ambienti e acqua, raffrescamento, ventilacomunitaria, chiede un zione e illuminazione) anticipo importante di due anni sul pubblico e di quattro anni sul privato, non è escluso che, esattamente come è stato fatto con la prima direttiva sugli edifici performanti, possa anticipare i contenuti tecnici e, dunque, scrivere le regole. Cercheremo naturalmente di farlo sentendo prima il ministero dello Sviluppo Economico, il Cti, l’Enea, cioè tutti coloro i quali, organismi pubblici oppure incaricati di funzione pubblica, presidiano questa attività regolatoria, al fine di non deviare da quelle che saranno le regole nazionali per non creare disparità di mercato, di trattamento ecc.». Prevedete anche di svolgere un’attività di formazione sulle nuove regole? «La nostra struttura regionale non fa formazione vera e propria, ma esiste un tavolo, un presidio tecnico al quale partecipano tutti gli Ordini e i Collegi professionali che hanno sempre partecipato a queste iniziative, inoltre ci sono anche le scuole dei costruttori. A loro demandiamo l’attività formativa». Le imprese costruttrici dovranno munirsi di speciali “patenti” per dimostrare di essere in grado di costruire rispettando la nuova normativa? «No. Sono gli edifici che dovranno essere certificati per dimostrare che la loro performance energetica è quasi zero». ■


edilizia Dalla fusione di quattro aziende, nel 2011, nasce Consta spa che realizza una tecnologia antisismica brevettata, tutta italiana, di cui essere orgogliosi. Ce ne parla l’ad Luigi Patanè di Bettina Gamba

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insieme per costruire C

onsta spa nasce nel 2011 grazie alla fusione di aziende storiche nell’ambito dell’edilizia e non solo. La Mattioli di Padova, la Vecom di Treviso, l’Isoedil di Venezia e la Soles di Forlì che già dal 2000 lavoravano insieme come Consorzio Stabile Consta. Ognuna di queste imprese ha una sua storia peculiare e un suo ambito di intervento che va dalle infrastrutture all’edilizia pubblica e privata, dall’energia alla riqualificazione d’interni.

Sopra, immagini delle tecnologie di isolamento sismico mediante sollevamento brevettate Soles, grazie alle quali Consta spa, che sarà presente al Matching, può vantare una leadership consolidata nell’antisismica

tecnologia antisismica brevettata

«Quando nel 2011 è avvenuta la fusione - racconta Luigi Patanè amministratore delegato di Consta spa - il management si è rafforzato per far fronte alle nuove esigenze che si prefiguravano a causa della crisi. Siamo ripartiti con maggior slancio, cercando di trovare nuove nicchie di lavoro e di mercato, e tenendo sempre in forte considerazione le differenti competenze di queste quattro aziende». A seguito di questa unione è stata applicata e sviluppata con maggiore intensità una tecnologia antisismica, brevettata, tutta italiana, di cui essere orgogliosi. «La Soles è l’azienda più tecnologica continua Patanè - con più di venti brevetti nazionali e internazionali. Metterci insieme ha permesso che

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tutto quello di cui uno disponeva è stato sviluppato per accrescere il know how aziendale». Oggi, grazie alle tecnologie brevettate Soles, Consta spa può vantare una leadership consolidata nell’antisismica. Attraverso queste tecnologie, infatti, è possibile isolare edifici già esistenti, anche storici, posizionando al di sotto delle fondazioni degli isolatori sismici di ultima generazione. All’Aquila - semidistrutta dopo il terribile terremoto del 2009 - sono già stati isolati tre edifici con la tecnica del sollevamento e altri quattro edifici con la tecnica del taglio dei pilastri. Sono in programma altri 15 can-


edilizia tieri di isolamento sismico e altri dieci con tecniche più tradizionali (fibre di carbonio, setti in cemento armato, metodo Cam, rinforzi in acciaio). «Questa operazione è straordinaria - spiega Patanè - perché passa da un brevetto che già avevamo, ed era quello di poter sollevare edifici di diverse migliaia di tonnellate per poterli raddrizzare. A seguito del sisma in Abruzzo la nostra tecnologia è stata ulteriormente arricchita nel campo dell’antisismica. La vera sfida adesso è di poter mettere in sicurezza tutti gli edifici che possono subire gravi danni in tutte quelle zone a rischio sismico».

Anche se il momento è duro non smettiamo di investire «Questa crisi rappresenta un momento di grande discontinuità - commenta Patanè - e impone un cambiamento, un modo diverso di approcciarsi al lavoro e di gestire un’azienda. Così anche se il momento è duro, preferiamo non tenere un profilo basso, ma continuare a investire e lo stiamo facendo con grande energia e sacrificio». L’azienda non è presente solo nel territorio nazionale, ma è attiva in diversi Paesi. «In Etiopia stiamo realizzando una ferrovia e degli acquedotti in quindici città - continua –. Oggi bisogna avere una quota di lavoro anche al di fuori del mercato nazionale e avere più settori su cui operare, perché le cose

cambiano velocemente e non ci si può incancrenire solo su una cosa, anche se va bene, perché oggi può andare bene e domani non più». Questa tecnologia antisismica si sta pian piano facendo conoscere anche all’estero, soprattutto in Paesi come l’America Latina, dove c’è una grande sensibilità sismica. «Il nostro impegno quotidiano è quello di continuare a migliorarla - dice Patanè - per questo non ci fermiamo e Luigi Virgilio Patanè, amministratore dedesideriamo farla conoscere e legato di Consta spa, ceo e direttore gene“esportarla” anche all’estero. rale di Consta spa, società con circa 500 Siamo solo all’inizio ma su quedipendenti nata dalla fusione nel 2011 di Mattioli, Soles, Vecom e Isoedil. Luigi Pasti temi c’è grande attenzione . tanè è stato per oltre 15 anni amministratoIn un momento in cui tutti dicore e direttore tecnico della Soles spa di Forno che si investe poco in ricerca, lì. Pugliese, 49 anni, laureato in Ingegneria noi siamo un’azienda che con le civile all’Università di Padova, in passato è stato presidente per oltre dieci anni della proprie risorse fa ricerca e inveScuola Edile di Forlì-Cesena e vice presiste. In Italia le aziende devono dente del Collegio Costruttori di Forlì-Ceimparare a collaborare tra loro, sena di cui è attualmente consigliere ognuno è troppo geloso della sua competenza. Bisogna imparare a mettersi insieme in maniera seria, senza voler prevaricare l’altro… del resto la nostra avventura dimostra che è possibile». ■

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edilizia «Se l’azienda è parte della tua vita tendi a volerla sempre più bella e sempre più grande ed è lì che preferisci investire, non altrove». Parola di Franco Cambielli alla guida del gruppo Cambielli Edilfriuli spa

personali - continua Cambielli - mentre chi fa dell’azienda una parte della propria vita tende a volerla sempre più bella e sempre più grande. Senza cadere in megalomanie preferisce investire nella sua impresa piuttosto che in altro. Penso che siano questi i valori a cui pian piano si sta tornando».

di Bettina Gamba

ALLA VIGILIA DI UNA GRANDE RIVOLUZIONE

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«I nostri clienti sono circa 65 mila sparsi in tutta Italia - spiega Franco Cambielli - e sono tutti piccoli imprenditori ». Il fatturato e le vendite del gruppo sono quasi tutte concentrate in Italia e il settore in cui opera è molto vasto. La vendita di impianti idrotermosanitari, infatti, comprende sia i materiali utilizzati per l’arredamento estetico del bagno, sia i materiali tecnici votati al risparmio energetico. «Siamo alla vigilia di una grande rivoluzione nel campo degli impianti di riscaldamento - continua Cambielli - pari a quella che è avvenuta negli anni Cinquanta con il passaggio dal carbone ai combustibili, alle caldaie a gasolio e a gas. È quindi necessario capire cosa sta accadendo a livello normativo e interagire facendo rete tra le istituzioni che devono applicare queste leggi, emanate a livello europeo, e coloro che Franco Cambielli presidente del gruppo Cambielli poi dovranno realizEdilfriuli spa zare e modificare gli impianti».

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a Cambielli spa - oggi Cambielli Edilfriuli spa - risulta tra le più antiche società milanesi, ancora attive, iscritte al Registro delle imprese della Camera di Commercio di Milano. Il primo negozio, in via Santo Spirito nel cuore di Milano, vendeva negli anni Venti lavandini e vasche in ghisa smaltata. Franco Cambielli, presidente della società e nipote di quel Francesco Cambielli che ai tempi gestiva il negozio, conserva ancora intatto il catalogo del 1925. Compilare un listino prezzi simile a quello di allora, ma con gli oltre 600 mila articoli che la Cambielli Edilfriuli spa propone oggi ai suoi clienti, risulterebbe di certo più complicato. Nel 2010, infatti, la Cambielli spa e Edil Friuli spa si sono unite in un’unica società oggi leader di mercato nel canale idrotermosanitario, con 171 punti vendita distribuiti in 14 regioni italiane. «Azienda ricca famiglia povera, questa è stata da sempre la nostra filosofia aziendale, immutata negli anni - racconta Franco Cambielli - . Abbiamo sempre lasciato gli utili in azienda e reinvestito tutto». Dopo un ventennio di “sbornia” finanziaria le parole di questo imprenditore milanese possono apparire lontane anni luce, ma sono proprio questi i valori che hanno permesso a una parte di imprenditoria italiana, sana e responsabile, di non essere spazzata via dalla crisi economica europea. «Chi vede l’azienda solo come uno strumento per arricchirsi tende a tirare fuori da questa il profitto e a utilizzarlo per altri investimenti o usi

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FORMATICA AL MATCHING

Con i suoi 2360 dipendenti, la Cambielli Edilfriuli spa punta moltissimo sulla formazione dei suoi collaboratori. La società di formazione interna si chiama Formatica e verrà presentata al Matching di quest’anno. «La nostra è un’azienda di servizi - spiega Cambielli - dove il rapporto con il cliente è di fondamentale importanza. Formatica lavora principalmente sui nostri collaboratori che devono essere in grado di interagire con il cliente, anche se un po’ della nostra cultura aziendale cerchiamo di farla conoscere anche ai nostri clienti. Siamo molto soddisfatti di questo lavoro perché lo crediamo indispensabile». ■


edilizia

Il Distretto dell’Edilizia a Matching favorirà la conoscenza e la collaborazione tra i protagonisti del mercato nell’affrontare gli enormi cambiamenti in atto, anche in chiave di creazione di reti per presentarsi con maggior efficacia sui mercati internazionali

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conoscere, costruire, abitare

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ome abbiamo potuto leggere negli interventi riportati nelle pagine precedenti, il mercato dell’edilizia attraversa una fase di evoluzione profonda che sta modificando con estrema radicalità un settore trainante dell’economia italiana dal secondo Dopoguerra. Lo scenario è noto: il fronte della compravendita degli immobili, a cui è direttamente legato il mercato delle ristrutturazioni, tende alla stagnazione. Tutt’altro che brillante è il panorama delle nuove costruzioni, che risente più di altri comparti della crisi economica generale, mentre sono ancora troppo poche le aziende in grado di operare all’estero. Tuttavia, in questo contesto difficile si

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inseriscono due fattori di cambiamento che, pur nella loro specificità, indicano nell’insieme una strada da percorrere per esplorare le possibilità di crescita duratura e sostenibile del comparto: l’evoluzione normativa, con l’urgente necessità di formazione delle imprese e l’innovazione tecnologica, che apre il campo ai nuovi materiali, alle sinergie con il mondo della ricerca e alle nuove concezioni dell’abitare.

IL DISTRETTO DELL’EDILIZIA A MATCHING

Il Distretto dell’Edilizia sarà presente a Matching per favorire la conoscenza e la collaborazione tra i protagonisti del mercato nell’affrontare gli


edilizia enormi cambiamenti in atto, anche in chiave di creazione di reti per presentarsi con maggior efficacia sui mercati internazionali. In accordo con il metodo di lavoro di Compagnia delle Opere, il Distretto dell’Edilizia rappresenta un polo di aggregazione di professionisti, imprenditori e operatori del settore per mettere a fattor comune esperienze, conoscenze, progettualità e risorse in modo da cogliere le opportunità che il mercato offre. La prospettiva è quella dell’innovazione, della crescita sostenibile nel medio e lungo termine e dell’approfondimento sistematico dei fattori che determinano l’andamento del mercato.

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POLO PER L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA E PRODUTTIVA Il Distretto dell’Edilizia a Matching offrirà un panorama dettagliato delle soluzioni più innovative per l’edilizia sostenibile, nel quadro degli adeguamenti normativi in atto. Agli incontri programmati one-to-one tra imprenditori, che costituiscono il tratto comune tra i vari Distretti presenti a Matching, gli operatori del mercato edilizio avranno a disposizione appuntamenti specifici per conoscere le più recenti tecnologie per il risparmio energetico, soprattutto in campo termoidraulico ed elettrotermico: l focus sull’innovazione di prodotto e di processo con incontri di prospettiva generale e su aspetti tecnici; l occasioni di dialogo lungo la filiera per favorire l’incontro tra progettazione, domanda e offerta; l workshop sugli adeguamenti normativi per le nuove costruzioni e le ristrutturazioni.

NETWORK PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE

Il Made in Italy nel mercato edilizio dispone di un grande potenziale ancora inespresso, in particolare nel campo delle attività di progettazione e direzione dei lavori, che sono particolarmente apprezzate all’estero. È un interesse che non tocca solo le grandi opere, ma anche le attività di ristrutturazione di dimensioni più ridotte. La prossima edizione di Matching intende sviluppare questa opportunità per le micro e piccole imprese della filiera in collaborazione con Cdo Network, partner di Cdo per l’internazionalizzazione. Le iniziative del Distretto dell’Edilizia a Matching prevedono svariate modalità di lavoro: l individuazione di opportunità di business all’estero con una serie di workshop di filiera; l incontri mirati con operatori del settore edilizio provenienti da vari Paesi esteri; l workshop di presentazione per singoli Paesi per comprendere l’approccio a nuovi mercati; l presentazione di case history in cui le imprese, da sole o in rete, hanno avviato con successo un’attività di respiro internazionale.

PROGETTI DI VALORE, QUALITÀ DEL LAVORO: GARE DI APPALTO E NON SOLO La centralità del rapporto tra i piccoli imprenditori del settore edilizio e la grande impresa pubblica e privata verrà approfondita nei suoi principali aspetti strategici e di approccio al mercato. Il programma degli appuntamenti nel Distretto dell’Edilizia fa leva sulla collaborazione virtuosa tra studi di progettazione e società di costruzione e impiantistica per tradursi in occasioni concrete di confronto con player di successo: l presentazione di esempi virtuosi di collaborazione tra soggetti imprenditoriali autonomi

nelle fasi di progettazione e realizzazione; incontro con i rappresentanti di realtà pubbliche per conoscere i loro criteri di valutazione dei progetti e di selezione dei fornitori.

LE RETI DI IMPRESA NEL MERCATO DELLE COSTRUZIONI Uno degli obiettivi del Distretto dell’Edilizia al Matching è quello di costituire un polo di aggregazione di professionisti, imprenditori e operatori del settore per mettere a fattor comune esperienze, conoscenze, progettualità e risorse in modo da cogliere le opportunità che il mercato offre

Matching è un evento unico nel suo genere, in cui la collaborazione tra gli imprenditori prende forma attraverso l’avvio o il consolidamento di partnership e la condivisione di professionalità trasversali. Questo approccio rappresenta una spinta formidabile alla creazione di nuove aggregazioni tra imprese per raggiungere obiettivi comuni, anche attraverso l’innovativo strumento del contratto di rete. Il Distretto dell’Edilizia a Matching propone una serie di appuntamenti per conoscere in maniera approfondita le differenti modalità di collaborazione e di sostegno reciproco tra le imprese del settore: l presentazione di case history di successo nel campo dell’edilizia sostenibile e dell’internazionalizzazione; l l’evoluzione dello scenario in materia di finanziamenti agevolati e di contributi disponibili per la costituzione di reti di impresa sul territorio; l studi ed esempi per delineare il merito creditizio per le reti di impresa. ■ N. 11 Ottobre 2012 CORRIERE DELLE OPERE

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Energia e ambiente È quello che, secondo Guido Bortoni, presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, richiede l’integrazione di una quota sempre crescente di produzione da fonti rinnovabili e il completamento del processo di decarbonizzazione della produzione di energia elettrica di Dario Vascellaro

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nuovo paradigma


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Mercato

Nato a Pavia, Guido Pier Paolo Bortoni (nella foto) è sposato e ha tre figli. Laureato in ingegneria e con un Master al Politecnico di Milano, inizia la sua carriera al Cesi con incarichi anche negli Usa e in Francia. Dopo un’esperienza decennale all’Autorità dove guida la Direzione Mercati, nel 2009 è nominato capo-Dipartimento Energia del ministero dello Sviluppo Economico. Presidente dell’Autorità per l’energia dal febbraio 2011, è membro di vari organismi nazionali e internazionali e autore di numerose pubblicazioni scientifiche

I

l processo di liberalizzazione del mercato elettrico fu avviato dalla commissione europea nel 1996 con l’approvazione della direttiva comunitaria n. 96/92/Ce recepita in Italia il 16 marzo 1999. Obiettivo principale della direttiva è la realizzazione di un mercato dell’energia elettrica competitivo, in grado di assicurare la libera circolazione dell’energia elettrica all’interno del mercato unico europeo. A seguito del processo di liberalizzazione è stata istituita l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, un’Autorità indipendente di regolazione e controllo a cui è affidata la funzione di tutelare gli interessi dei consumatori e di promuovere la concorrenza, l’efficienza e la diffusione di servizi con adeguati livelli di qualità nei settori dell’energia elettrica e del gas. L’Aeeg stabilisce le tariffe di riferimento per il settore energetico, gli standard di qualità dei servizi e i criteri per il rispetto delle regole di mercato da parte degli operatori del settore. Per il ruolo che ricopre, dunque, Guido Bortoni, presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, è la persona più indicata per tracciare un quadro del settore energia nel nostro Paese. Qual è la visione del regolatore della situazione energetica del Paese in questo momento, tra fonti tradizionali ed energie rinnovabili? «Nel nostro Paese - ma non solo - il settore energetico sta vivendo un periodo di cambiamenti molto veloci e intensi. Nel contempo l’ambito di definizione delle regole si va spostando sempre più dal livello nazionale a quello europeo e, per certi aspetti, sta diventando globale. Alla regolazione, quindi, è richiesto di saper coniugare una visione su più livelli e anche prospettica, capace di garantire stabilità e, allo stesso tempo, di adattarsi ai cambiamenti e di governarli. È poi necessario, in questo momento di crisi, individuare criteri precisi per selezionare gli interventi a maggior efficacia ed efficienza. La selettività ha guidato, ad esempio, la definizione delle nuove tariffe per la distribuzione e trasmissione dell’energia elettrica di questo quadriennio (2012-2015), in modo da promuovere gli investimenti secondo la “cifra di merito” nel ridurre le congestioni di rete e incrementare la sicurezza e la qualità della fornitura». Quale potrà essere l’incidenza delle rinnovabili sulla bolletta elettrica nel prossimo futuro? «Le fonti rinnovabili sono già - e saranno sempre più - fondamentali per uno sviluppo ambientalmente sostenibile e per ridurre la dipendenza dall’estero. Altrettanto importante, tuttavia, è una struttura di incentivazione che sia economica-

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mente sostenibile nel tempo, tenuto conto che gli incentivi sono pagati con le bollette di tutti i consumatori per un importo che solo per quest’anno supererà i 10 miliardi di euro. Per questo l’Autorità, con una serie di iniziative avviate lo scorso marzo, seguite da un coerente intervento del Governo, per quanto di sua competenza sta cercando di ricondurli a una dimensione economicamente più sostenibile, affinché non pesino in modo eccessivo sulle bollette, promuovendo anche iniziative per l’efficienza energetica. Non dimentichiamo che, a parità di risultati in termini di tonnellate equivalenti di petrolio - tep - evitate, il costo di un tep evitato attraverso le rinnovabili elettriche varia dai 900 ai 3.500 euro, mentre scende a 350 euro circa con le rinnovabili termiche e a circa 600 euro con interventi di efficienza energetica». Come descriverebbe le peculiarità del settore elettrico italiano? «Il repentino cambiamento del parco di generazione legato all’esplosione delle rinnovabili ha modificato e sta modificando le modalità di funzionamento dei mercati. Stanno emergendo criticità che fino a poco tempo fa, seppure presenti, non erano preoccupanti e che, se non affrontate con decisione, potrebbero arrivare a mettere a rischio la stessa sicurezza del sistema. Il completamento del processo di decarbonizzazione della produzione di energia elettrica e, in particolare, l’integrazione di una quota sempre crescente di produzione da fonti rinnovabili richiederà il superamento di queste criticità, con lo sviluppo di un nuovo paradigma del mercato». Quali sono nella sua visione le prospettive al 2020 e dopo? In particolare, quali sono le prospettive delle varie fonti energetiche e il ruolo delle nuove tecnologie? «Oltre l’80% del fabbisogno energetico nazionale è coperto da fonti fossili che vengono importate, esponendoci alle turbolenze sui mercati internazionali. Nel breve periodo questa situazione non cambierà: tuttavia, le rinnovabili e l’efficienza sono una grande opportunità per diversificare il mix produttivo e per cogliere le eccellenze del comparto industriale italiano, assicurando

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La situazione energetica italiana è assolutamente peculiare nel contesto europeo, soprattutto per quel che riguarda il mix di generazione elettrica, cioè l’insieme delle fonti primarie di energia utilizzate per produrre elettricità. Sotto questo aspetto, infatti, l’Italia è fortemente sbilanciata verso il gas, mentre le altre fonti sono impiegate in percentuale molto inferiore. Completamente assente, poi, l’energia nucleare, dopo la scelta referendaria del 1987


energia e ambiente un importante contributo alla creazione di nuova occupazione green, in una prospettiva costi/benefici più favorevole. È inoltre opportuno valutare scenari successivi al 2020, rispetto ai quali raggiungere obiettivi ancora più sfidanti, attraverso l’innovazione e lo sviluppo tecnologico di una nuova generazione di impianti da fonti rinnovabili, in grado di competere ad armi pari con quelli da fonti tradizionali». Il freddo dello scorso febbraio ha messo in evidenza le debolezze del nostro sistema e fatto tornare in auge la questione degli approvvigionamenti e della dipendenza energetica. Cosa si può fare, cosa stiamo facendo per implementare l’indipendenza e la competitività del sistema italiano? A tale scopo potrebbe servire l’integrazione del mercato energetico europeo che dovrebbe diventare effettiva entro il 2014? «Per quanto riguarda l’Italia, è indubbio che un miglioramento della competitività del mercato del gas, così come l’annullamento del differenziale del prezzo con quello negli altri Paesi europei, siano obiettivi al centro del dibattito attuale, condivisibili e particolarmente rilevanti. Parimenti va considerata la situazione di deficit infrastrutturale di adduzione, che necessita di ulteriori analisi, in particolare volte a valutare costi e benefici. L’integrazione è fondamentale in uno scenario che sta


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cambiando profondamente per effetto delle mutazioni nella struttura mondiale dell’offerta e del nuovo assetto di regole in via di approvazione in ambito europeo che sta modificando le modalità di funzionamento del mercato (a titolo di esempio, si pensi alle nuove regole di allocazione della capacità sui gasdotti internazionali)». Si parla spesso di Italia hub del gas. «Candidarsi a diventare un hub del gas non deve essere il risultato di uno slogan, di un alibi con un costo poco sostenibile per i consumatori italiani (che inevitabilmente sostengono i costi per la realizzazione delle infrastrutture). Un hub è significativo e va perseguito nel momento in cui si prevede che vi sia una domanda allargata, tale da essere in grado di sopportarne i costi. Non è utile essere un hub di per sé: importante è realizzare un mercato che si caratterizzi per diversificazione e pluralità delle fonti di approvvigionamento, per elevati livelli di concorrenzialità e liquidità, oltre che per garanzie di sicurezza del sistema». Qual è il suo giudizio sulle liberalizzazioni compiute nel comparto energetico e sul futuro ruolo attivo della domanda? «Le positive politiche di liberalizzazione e di concorrenza introdotte nel settore energetico hanno portato al frazionamento delle decisioni in capo a una molteplicità di operatori che agiscono secondo logiche di mercato. Per poter delegare al mercato il raggiungimento degli obiettivi anche di interesse generale, si è reso peraltro necessario prevedere un insieme di regole funzionali a indurre gli operatori ad allineare i loro obiettivi individuali all’interesse generale del sistema. Induzione necessaria, appunto, ma per nulla scontata. In tale contesto anche la domanda avrà un ruolo sempre più attivo, con un’evoluzione - correlata a una diffusione sempre più capillare della generazione elettrica - di alcuni soggetti da semplici consuma-

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tori a consumatori/produttori, ossia prosumer». Un ultimo spunto di riflessione. Come presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, cosa si augura che contenga la prossima Strategia energetica nazionale (Sen)? «La definizione della Strategia energetica spetta al Governo e l’Autorità, per quanto di sua competenza, sta fornendo il proprio contributo di proposte e analisi. Dal nostro punto di vista, più in generale nella Sen gli obiettivi dovrebbero essere declinati in termini di traiettorie di medio-lungo

L’Italia è un Paese a forte dipendenza energetica se paragonato alla sua capacità produttiva. A fronte di una capacità di produrre ricchezza tanto da essere inseriti nel G7, vale a dire tra i Paesi più industrializzati al mondo, siamo particolarmente esposti sul piano energetico, elemento che incide sensibilmente nella bilancia commerciale con l’estero

termine. Nell’identificazione di queste traiettorie, se da un lato sarebbe necessario traguardare obiettivi credibili su un orizzonte temporale sufficientemente esteso, dall’altro sarebbe ugualmente importante mantenere margini di flessibilità che consentano al sistema di adattarsi alle condizioni di contesto. E poi, affinché la Sen non venga intesa come mero documento programmatico approvato dal Governo, si ritiene inoltre opportuno che venga definito un chiaro percorso attuativo, fornendo indirizzi e linee guida e responsabilizzando i diversi soggetti al fine della sua attuazione. In quest’ambito anche l’Autorità di regolazione può assumere un ruolo importante nell’implementazione della Sen, definendo gli strumenti per il raggiungimento al minimo costo degli obiettivi individuati». ■


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Ecoltecnica 2012: capacità italiana visione e strumenti europei

Un nuovo assetto societario. Un rafforzamento delle capacità operative. L’esclusiva di utilizzo di decine di impianti di trattamento e smaltimento in Europa: la nuova organizzazione europea di Ecoltecnica, leader nel trattamento degli R.S.U.

Ecoltecnica è nata nel novembre 1981 nel settore del recupero di materiali dalla raccolta di R.S.U.; nel 1989 ha conseguito l’autorizzazione per un primo impianto di stoccaggio per rifiuti industriali pericolosi e non in Sesto San Giovanni. Oggi l’azienda è autorizzata al trattamento, smaltimento, recupero e trattamento di rifiuti speciali pericolosi e non presso il proprio impianto sito in Milano, ove ha realizzato una piattaforma polifunzionale di circa 18.500 mq dotata di soluzioni impiantistiche all’avanguardia e realizzate secondo i più recenti standard di qualità e sicurezza divenendo una delle realtà qualitativamente e quantitativamente più importanti nel trattamento dei rifiuti industriali. Obiettivo consolidato la gestione industriale del rifiuto assicurandone la tracciabilità dalla nascita alla morte. La tecnologia e il know-how rapidamente assimilati nel campo del trattamento dei rifiuti solidi urbani, grazie alle concrete esperienze maturate a partire dal 1995 nella progettazione e gestione di impianti, fanno di Ecoltecnica uno dei partner più qualificati nell’affrontare e gestire la complessa tematica del trattamento degli R.S.U. Tali esperienze hanno permesso a Ecoltecnica d’approcciare il mercato in alcuni dei nuovi Paesi CE e in particolare la Polonia. LE SFIDE DEL FUTURO Al termine del 2011 è avvenuto un cambiamento societario: Ecoltecnica Italiana spa si è trasformata in Ecoltecnica srl, raccogliendo la grande expertise maturata in 23 anni di esperienza dall’azienda nella gestione dei rifiuti solidi urbani, dei rifiuti speciali di provenienza industriale e delle bonifiche ambientali. Questi recenti cambiamenti della struttura societaria del Gruppo Ecoltecnica hanno portato al rafforzamento della società e sono stati accompagnati dalla configurazione di una prestigiosa collaborazione tra Ecoltecnica e Sita Spécialités (società francese di rinomanza internazionale), che rafforza la capacità operativa e gestionale della società milanese, sia nel campo del trattamento dei rifiuti che in quello delle bonifiche. L’importante operazione ha portato anche all’acquisizione da parte di Ecoltecnica dell’intero capitale societario di SITA Italia Spa, società ubicata alle porte di Milano, attiva da vari anni in Italia nel trattamento dei rifiuti industriali e speciali, appartenente al prestigioso gruppo Sita Spécialités/Suez Environnement (la branca ambientale della GDF Suez, leader mondiale che opera nel campo gestione acque e rifiuti e produzione energetica in tutto il mondo). Il valore della collaborazione è sancita anche dal contestuale ingresso di Sita Spécialités nel

Dall’alto, impianto per lo stoccaggio e il trattamento di rifiuti liquidi e il laboratorio chimico di Ecoltecnica

capitale societario di Ecoltecnica. L’esperienza e la conoscenza delle tematiche di gestione rifiuti nel nostro Paese, abbinate alla qualità dei servizi offerti ed alla professionalità del personale impegnato negli ambiti d’intervento di Ecoltecnica, si vanno ad arricchire così di uno scenario in cui tutte le attività relative alla gestione dei rifiuti prodotti in Italia potranno fruire di tutti gli impianti di proprietà dello shareholder europeo, in regime di esclusiva con gestione e fatturazione da parte di Ecoltecnica e Sita Italia Spa (società al 100% di proprietà di Ecoltecnica). Un partenariato tecnico poliedrico che amplia l’offerta di Ecoltecnica come tipologia, quantità e flessibilità operativa, che si è riflessa e si rifletterà sempre più su un ulteriore miglioramento del servizio per i clienti italiani e per il vantaggio competitivo, generato dall’ampliarsi del ventaglio delle possibilità gestionali e operative.


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«L’Italia - dice il ministro dell’Ambiente Corrado Clini -, portatrice di eccellenze a livello mondiale nel campo dell’innovazione e delle tecnologie amiche dell’ambiente, può e deve rappresentare un protagonista nella green economy»

di Dario Vascellaro

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orrado Clini lo scorso 16 novembre è stato nominato ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, dopo che, dal 1991 al 2011, nello stesso ministero aveva ricoperto il ruolo di direttore generale. Nella veste di direttore generale del Servizio prevenzione dell’inquinamento atmosferico e acustico nelle industrie, ha pubblicato il primo (e unico) Rapporto sulle 18 aree a rischio di incidente rilevante in Italia (1992). Ha svolto anche il ruolo di direttore generale della Protezione internazionale dell’ambiente dal 2000 e Sviluppo Sostenibile dal 2002, unificate nel 2003 nella Direzione generale per la ricerca ambientale e lo sviluppo e nel 2010 Direzione generale per lo sviluppo sostenibile, il clima e l’energia. È, dunque, la persona più indicata per spiegarci come si può coniugare sviluppo economico e rispetto dell’ambiente. Il rispetto dell’ambiente ha rappresentato, in passato e per lungo tempo, un vincolo, se non addirittura un ostacolo, alla crescita economica, ma oggi è visto sempre più spesso come occasione di sviluppo e settore strategico per la nascita di nuove imprese. La recente vicenda dell’Ilva, però, sembra rimettere in discussione il corretto rapporto tra imprese e ambiente. È davvero così?

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Corrado Clini, ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare

«La vicenda Ilva, nella sua complessità, sociale ed economica oltre che ambientale, può e deve rappresentare un esempio di nuova gestione del rapporto fra industria, territorio e ambiente, un esempio in linea con le normative europee e nazionali che impongono uno sviluppo sostenibile. Fra poche settimane sarà pronta la nuova Autorizzazione integrata ambientale che fisserà i paletti per l’attività dell’acciaieria in modo da renderla sostenibile. Questo implicherà l’adozione da parte dell’azienda delle migliori tecniche di riduzione dell’impatto ambientali oggi disponibili a livello europeo, che poi sono in gran parte le stesse indicazioni che provengono dalla magistratura. A livello continentale e globale oggi non si discute più di uno sviluppo produttivo che sia nemico dell’ambiente, ma, al contrario, i maggiori investimenti da parte delle economie più forti del pianeta, Stati Uniti e Cina in primo luogo, si concentrano sulle nuove tecnologie pulite, sulle fonti rinnovabili, perché quello sostenibile dal punto di vista ambientale è l’unico sviluppo possibile e competitivo dal punto di vista economico. Questa è la via che deve seguire anche l’Italia e che il Governo sta promuovendo». Cosa può fare il Governo, considerando le limitate risorse a sua disposizione, per rendere sempre più “attraente” per le imprese il rispetto dell’ambiente? «L’Italia è portatrice oggi di eccellenze a livello mondiale nel campo dell’innovazione e delle tecnologie amiche dell’ambiente. Può e deve rappresentare un protagonista nella green economy. L’azione del Governo nella promozione e incentivazione della green economy non si misurerà con le risorse, pur significative, messe in campo, ma con la creazione di condizioni favorevoli per lo sviluppo della green economy. Mi riferisco in primo luogo alla definizione di un quadro normativo certo che consenta di programmare investimenti a medio e lungo termine, a procedure autorizzative attentissime ma puntuali, che diano risposte, positive o negative che siano, in tempi certi, a un quadro normativo che sia sfoltito da molte incombenze inutili e da molte sovrapposizioni che appesantiscono e allungano i procedimenti senza un vantaggio per il quadro di garanzie che lo Stato deve fornire ai territori e alle comunità».

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La sostenibilità rappresenta uno dei fattori chiave per la tenuta del tessuto sociale ed economico del nostro Paese. Quali sono le iniziative in atto per promuovere, soprattutto tra le piccole e medie imprese (predominanti nel nostro tessuto economico), la cultura della sostenibilità? «È stata messa in campo una serie di misure volte a riorientare il sistema produttivo italiano, e quindi in primo luogo le piccole e medie imprese, verso le filiere della sostenibilità. Basti pensare a tutto il comparto energetico con la ridefinizione degli incentivi sulle rinnovabili, privilegiando gli impianti per autoconsumo da parte delle imprese e dei privati, o alla conferma degli incentivi per le eco-ristrutturazioni che stanno rappresentando forse l’unico polmone di sviluppo del settore edilizio con una spinta significativa a tutto il comparto dell’eco-edilizia, o ancora al fondo rotativo per Kyoto che concede finanziamenti al tasso dello 0,50% per progetti nel campo delle rinnovabili, dell’efficienza energetica, dell’innovazione e premia la nuova occupazione in questi settori». Le piccole e medie imprese le sembrano consapevoli dell’importanza della sostenibilità? «Dal novembre scorso ho tenuto decine di incontri, riunioni, ho partecipato a manifestazioni in tutta Italia e credo di poter dire che la consapevolezza del ruolo chiave della sostenibilità per il business del futuro si sia fatta ampiamente strada nel mondo imprenditoriale. Oggi appare chiaro a tutti che il requisito della compatibilità ambientale è un potente driver anche commerciale, perché l’opinione pubblica mostra di preferire in tutti i settori i prodotti green. È una “rivoluzione culturale” prima che economica che è in corso e che l’Italia deve assecondare e promuovere». La sostenibilità potrà favorire la fiducia del mercato e dare un’accelerazione decisiva all’uscita dalla crisi del nostro Paese? Le promesse della green economy saranno rispettate e a che punto è il nostro Paese in questo campo? «Ho presentato e reso pubblica la “Strategia per lo sviluppo sostenibile dell’Italia” che sarà parte integrante del “Piano per la crescita” del Governo. La Strategia si articola in cinque punti: decarbonizzazione dell’economia; sicurezza del territorio; recupero e valorizzazione delle aree industriali dismesse in zone urbane soggette a bonifica; gestione integrata dei rifiuti; gestione integrata delle risorse idriche. Tale strategia si articola in misure specifiche incardinate nel quadro di riferimento europeo e configura una prospettiva coerente di lungo periodo per lo sviluppo sostenibile del Paese».

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Le imprese sono destinate a svolgere un ruolo fondamentale nell’ambito delle strategie di attuazione del Protocollo di Kyoto. A che punto siamo? «Il Protocollo di Kyoto è stato a lungo visto come un vincolo, oggi il quadro di riferimento è radicalmente mutato. L’economia mondiale è andata avanti su questi temi al di là delle trattative fra i Governi e degli accordi di complicata definizione. La green La definizione oggi ampiamente condivisa di sviluppo economy oggi corre a sostenibile è quella contenuta nel rapporto Brundtprescindere dalla deland, elaborato nel 1987 dalla Commissione mondiale finizione di intese forsull’ambiente e lo sviluppo e che prende il nome dall’allora premier norvegese Gro Harlem Brundtland, che mali in sede Onu. Le presiedeva tale commissione: «Lo sviluppo sostenibile, imprese italiane sono lungi dall’essere una definitiva condizione di armonia, è in prima fila in questo piuttosto processo di cambiamento tale per cui lo sfruttrend di sviluppo ecotamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambianomico e tecnologico, menti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futusono presenti e protari oltre che con gli attuali» goniste nei Paesi che più investono nello sviluppo sostenibile, basti pensare a Cina e Brasile, hanno capito che l’idea prima del Protocollo, quella di costruire un modello di sviluppo globale ambientalmente e socialmente sostenibile, è una idea vincente sul piano economico quanto su quello dell’eticapolitica. L’Italia è in campo nella green economy e in questi anni ha dimostrato di saper giocare bene questa che è la partita dello sviluppo del futuro». ■ Con una decisione senza precedenti in Italia, la magistratura ha bloccato l’impianto siderurgico Ilva di Taranto (nella foto), responsabile, a causa delle sue emissioni altamente inquinanti, di oltre 40 morti ogni anno e 200 ricoveri


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Un viaggio spettacolare alla scoperta dell’elettricità

In occasione dei suoi primi 50 anni Enel presenta “Enel 5.0”, un villaggio tecnologico itinerante per farti vivere in prima persona una storia che anticipa il futuro È un anniversario molto speciale quello che il prossimo 6 dicembre vedrà Enel compiere i suoi primi 50 anni. Una ricorrenza che non solo celebra il successo di una grande azienda italiana nel mondo - oggi la prima azienda elettrica d’Italia e la seconda utility quotata d’Europa per capacità installata presente in 40 Paesi -, ma offre anche uno spunto per ripercorrere cinquant’anni di storia e di vita che hanno visto il susseguirsi di una serie di grandi e piccole rivoluzioni legate al progresso dell’energia. Proprio in quest’ottica, Enel ha deciso di realizzare un programma di eventi celebrativi distribuiti sul territorio italiano per raccontare - creando occasioni di incontro e dibattito sia con i più giovani sia con chi ne è stato testimone - come l’evoluzione dell’energia abbia avuto negli ultimi decenni un impatto straordinario sulla nostra quotidianità e come sicuramente continuerà ad averlo nella costruzione di un futuro sempre più tecnologico e sostenibile. A partire da quel 6 dicembre 1962 quando, dopo un lungo dibattito politico, si arrivò alla nazionalizzazione di 1.300 aziende elettriche locali e alla creazione di un’infrastruttura energetica

Nel tour in otto tappe organizzato da Enel per festeggiare i suoi primi 50 anni, il viaggio spettacolare dell’elettricità e del suo ruolo nell’evoluzione sociale, culturale ed economica d’Italia e del mondo, un’anteprima del nostro domani. A sinistra, nella foto piccola, lavori di armamento dell’elettrodotto a 380 kV Musignano - Indemini (confine italo-svizzero), per l’interconnessione con la rete svizzera (1969); nella foto grande, Larderello, La valle del diavolo (1965). Nella foto in basso, Fulvio Conti, amministratore delegato e direttore generale dell’Enel

unitaria, la storia di Enel si è infatti costantemente intrecciata con la storia d’Italia e di tanti fra i più significativi cambiamenti e progressi: dall’impatto dei nuovi elettrodomestici sui consumi e gli stili di vita degli italiani - motore dell’emancipazione femminile - al boom economico degli anni 60, fino alla nascita di una coscienza ambientale e, in tempi più recenti, alla globalizzazione dei mercati con le nuove sfide tecnologiche e sostenibili. Per questo, le diverse iniziative in calendario - rivolte a un pubblico allargato di cittadini, famiglie, istituzioni, addetti ai lavori - saranno tra loro legate da un fil rouge storico-emozionale. Il percorso celebrativo si è aperto con Enel 5.0: il tour itinerante sull’energia che coinvolge otto città e piazze italiane fino a dicembre 2012. Enel 5.0 è una sorta di “museo” interattivo: i visitatori sono invitati a esplorare contenuti informativi e a vivere un’esperienza. Un percorso tecnologico, attivato personalmente, permette di attraversare la storia dell’azienda, delle persone e della società, usufruendo delle più avanzate tecnologie interattive come realtà aumentata e attività sociali. All’esterno, un grande ledwall mostra varie animazioni. Ad anticipare contenuti e curiosità alla scoperta dell’energia, il nuovo sito 50.enel.com, che offre tante occasioni di approfondimento on-line, da completare e integrare con ulteriori esperienze interattive, visite e laboratori durante le manifestazioni in programma.


ambiente e energia Cos’è l’efficienza energetica, perché è così importante? E su quali settori puntare? Ne parliamo con Ennio Macchi, professore ordinario di Generatori di conversione dell’energia presso la Facoltà di Ingegneria Industriale del Politecnico di Milano di Dario Vascellaro

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nnio Macchi è professore ordinario di Generatori di conversione dell’energia presso la Facoltà di Ingegneria Industriale del Politecnico di Milano dal 1980. Ha dato vita, insieme a molti altri colleghi dell’Ateneo, all’Area Strategica “Energia”, una struttura di coordinamento interdipartimentale per attività di ricerca a largo spettro sulle tematiche energetiche e ambientali. Il professor Macchi è il primo direttore del nuovo

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meno energia si può La cogenerazione fa parte di quelle fonti di energia alternative come l’energia eolica, idraulica, solare, che vengono affiancate ai regimi ordinari di approvvigionamento elettrico (nella foto, un impianto di cogenerazione)

Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, che è stato istituito per raggruppare oltre un centinaio di membri della facoltà con un vasto spettro di esperienza nei vari aspetti della ricerca in campo energetico. Con lui abbiamo affrontato il tema dell’efficienza energetica e delle sue ricadute sul sistema industriale. La politica degli incentivi sta volgendo al termine, ha contribuito all’aumento dei costi ener-


ambiente e energia

Si stima che ci saranno 180 miliardi di euro di investimenti da qui al 2020, sia nella green e white economy (rinnovabili ed efficienza energetica), sia nei settori tradizionali (reti elettriche e gas, rigassificatori, stoccaggi, sviluppo idrocarburi)

getici in bolletta e all’introduzione di tecnologie rinnovabili. È una pratica da riproporre, o, magari, da cambiare? «In quasi tutti i Paesi del mondo sono in atto politiche per incentivare la diffusione delle energie rinnovabili. Non credo sia ragionevole che l’Italia l’abbandoni. Il problema è correggere i (molti) errori delle politiche passate. Per citare i più evidenti: 1) l’entità degli incentivi, troppo elevati, introdotti con i vari “conti energia”, che hanno generato una vera e propria corsa a installare impianti fotovoltaici nel nostro Paese; 2) i continui “aggiustamenti” e stop-and-go del quadro degli incentivi, che ha generato confusione e incertezza fra gli operatori; 3) l’aver assurdamente privilegiato la produzione da rinnovabili di energia elettrica a scapito della (non meno virtuosa) produzione di energia termica; 4) la modesta attenzione verso le tecnologie di risparmio energetico, sia nel settore edilizio sia in quello industriale; 5) i gravi ritardi fra gli “annunci” e i decreti attuativi dei meccanismi di incentivazione. Infine, e il tema mi sta particolarmente a cuore, i rari provvedimenti a favore della ricerca, anch’essi spesso con finanziamenti annunciati ma in perenne ritardo». Una delle risorse energetiche perseguibili nel breve termine è il risparmio energetico; in che ambiti è applicabile e con che tecnologie? «Non vi è dubbio che il risparmio energetico possa fornire contributi fondamentali alla politica energetica, italiana e mondiale. Le tecnologie di risparmio/efficienza sono applicabili in tutti i contesti: residenziale, terziario, industriale e sono le più svariate. Basti pensare ai motori elettrici ad alta efficienza e ai controlli con convertitori statici (gli inverter) che potrebbero ridurre drasticamente i consumi energetici di tanti processi industriali. O all’utilizzo di pompe di calore, che sono imbattibili come potenzialità di utilizzo razionale dell’elettricità per soddisfare la domanda termica a bassa temperatura, soprattutto nel settore residenziale. Vi è poi il tema della mobilità, ove la sostituzione di veicoli datati, inefficienti e inquinanti con veicoli più efficienti, magari a propulsione ibrida, porterebbe a ingenti risparmi energetici. Grandissimi risparmi potrebbero venire da un migliore isolamento degli edifici: oggi è lecito pensare a edifici “quasi zero emissioni”, con consumi energetici bassissimi, non solo per il condizionamento, ma anche per l’illuminazione. Per non parlare degli elettrodomestici a basso consumo, della domotica, delle lampade a basso consumo e così via. Più che incentivi, servono semplificazioni normative e, soprattutto, una

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sensibilizzazione degli utenti: molte tecnologie di risparmio energetico si ripagano in tempi incredibilmente brevi, ma sono poco conosciute». I nuovi laboratori del Politecnico di Milano si stanno specializzando nella cogenerazione. Perché questa tecnologia è così importante e dove può essere applicata? «La cogenerazione è una pratica termodinamica molto virtuosa, che consente di recuperare l’energia termica normalmente dissipata quando si produce energia elettrica. I risparmi che consente in termini di energia primaria sono ingenti, se ben applicata: per questo motivo da tempo la Commissione europea ha emanato una direttiva che ne identifica le potenzialità e punta alla sua promozione presso gli Stati membri. In Italia, anche a causa di passati provvedimenti poco attenti alle leggi della termodinamica, sono stati realizzati molti impianti, anche di grande taglia, che non raggiungono i risparmi energetici ottenibili con la cosiddetta Car (Cogenerazione ad alto rendimento), privilegiando la produzione elettrica rispetto a quella termica. Esistono grandi spazi applicativi per nuove tecnologie di cogenerazione, soprattutto per le piccole taglie, la cosiddetta micro-cogenerazione. Per questo motivo il mio Dipartimento ha realizzato un laboratorio di microcogenerazione che oggi è pienamente operativo, di cui sono (credo legittimamente) fiero. Esso è destinato non solo alla sperimentazione di prototipi avanzati su cui conduciamo ricerche di avanguardia, ma anche alla collaborazione con industrie, piccole e grandi, che vogliano entrare in questo promettente mercato». Che fine ha fatto l’idrogeno? Lo vedremo utilizzato nelle nostre abitazioni? «Bella domanda! Io continuo a essere convinto che l’idrogeno sarà, insieme all’elettricità, uno dei due vettori energetici del futuro. Purtroppo, gli ambiziosi progetti lanciati qualche anno fa, sia negli Usa, sia in Europa, sia in Giappone, hanno subito grandi rallentamenti e ripensamenti. In particolare, l’auto alimentata a idrogeno basata su celle a combustibile ha incontrato enormi problemi tecnici ed economici e oggi gode maggiore attenzione l’auto elettrica: la speranza di vedere un abbattimento dei costi delle celle a combustibile grazie alla produzione di massa continua a essere solo una speranza e questo ha determinato un forte rallentamento nella diffusione delle infrastrutture di produzione e distribuzione di idrogeno, che sono alla base del suo utilizzo, anche per applicazioni domestiche di generazione distribuita. Oggi sono molto studiate le applicazioni P2G

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Il Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano (nella foto, la sede dell’Ateneo) è stato istituito per raggruppare oltre un centinaio di membri della facoltà con un vasto spettro di esperienza nei vari aspetti della ricerca in campo energetico

(Power-to-Gas), che prevedono la produzione di idrogeno con elettricità da fonti rinnovabili non programmabili, quali il sole e il vento. È un settore che richiede grandi sforzi tecnologici, per migliorare le tecnologie di produzione e di accumulo dell’idrogeno. Un approccio promettente è l’utilizzo di miscele di gas naturale e idrogeno, che potrebbe sfruttare le grandi capacità dell’attuale rete di gasdotti. In definitiva, la “economia dell’idrogeno” aveva creato illusioni eccessive, ma le prospettive di un uso diffuso dell’idrogeno rimangono valide». Si discute molto della necessità di avvicinare il mondo della ricerca a quello industriale. Ci sono progetti in ambito energetico tra Politecnico e industria? «Certamente, è nel Dna del Politecnico di Milano collaborare con il mondo industriale: lo abbiamo sempre fatto e vogliamo continuare a farlo. In particolare, crediamo molto nel settore energetico. Per questo abbiamo creato nel 2008 il nuovo Dipartimento di Energia, che unisce gran parte delle competenze energetiche dell’Ateneo. È stata un’iniziativa importante e penso di poter affermare che ha avuto successo: siamo in continua crescita (più di cento docenti e ricercatori e altrettanti assegnisti e borsisti post-doc). Attiriamo tanti giovani ricercatori brillanti e la nostra capacità di attivare investimenti di ricerca dal mondo industriale è dimostrata dal costante incremento, in numero e quantità, di contratti di ricerca e consulenza». Energia e impiego dei giovani: c’è spazio per le start up in Italia? «Vi è un notevole spazio, anche se non è così fa-


ambiente e energia «Io continuo a essere convinto - dice Ennio Macchi - che l’idrogeno sarà, insieme all’elettricità, uno dei due vettori energetici del futuro. Purtroppo, gli ambiziosi progetti lanciati qualche anno fa, sia negli Usa, sia in Europa, sia in Giappone, hanno subito grandi rallentamenti e ripensamenti» (nella foto, una pompa di rifornimento di idrogeno)

cile avere idee veramente rivoluzionarie e innovative nel mondo dell’energia. Tradizionalmente le tecnologie energetiche richiedono grandi investimenti e una notevole “massa critica” che mal si concilia con le piccole dimensioni che caratterizzano le start up. Però il mondo dell’energia sta subendo una rivoluzione, spinta anche dalle fonti rinnovabili, verso la distribuzione distribuita e quindi verso le piccole taglie e questo apre nuove prospettive». Che ruolo possono giocare le piccole e medie imprese in un settore, come quello dell’energia, apparentemente dominato dai grandi gruppi industriali? «Il dominio dei grandi gruppi industriali non è apparente ma reale! Ciò non toglie che il mondo dell’energia è così diversificato e in evoluzione che le piccole e medie industrie possono trovare spazio. Un aiuto in tal senso dovrebbe essere fornito dalla collaborazione delle pmi con enti di ricerca e università. Forse in Italia manca la cultura verso questa collaborazione, che potrebbe portare a grandi risultati: certamente a noi ricercatori del Politecnico di Milano piacerebbe avere maggiori occasioni di collaborazioni in tal senso. Recentemente, vedo sempre più numerosi segnali incoraggianti in questa direzione, speriamo che siano confermati!». ■


ambiente e energia Il Distretto dell’Energia Ambiente e Sostenibilità sarà presente a Matching per favorire la conoscenza e la collaborazione tra i protagonisti del mercato nell’affrontare gli enormi cambiamenti in atto, anche in chiave normativa

E

energia: cambiamento e

I

l settore dell’energia evidenzia più di ogni altro l’opportunità per il nostro Paese di imboccare la strada di un cambiamento sostenibile. Per questo Compagnia delle Opere propone alle imprese specializzate di partecipare a Matching all’interno del Distretto Energia Ambiente e Sostenibilità. L’obiettivo del Distretto è di mettere a fattor comune le competenze utili per avviare soluzioni innovative e coerenti con le attese del mercato, favorire la conoscenza reciproca tra i suoi protagonisti e sostenere le possibilità di collaborazione nell’affrontare tutti i cambiamenti in atto, anche in chiave progettuale, tecnica e normativa.

IL DISTRETTO ENERGIA AMBIENTE E SOSTENIBILITÀ PER LO SVILUPPO Gli appuntamenti di Matching del Distretto Energia Ambiente e Sostenibilità sono pensati per focalizzare l’attività dell’impresa verso soluzioni di alto sviluppo, tenendo conto del nuovo Piano energetico nazionale.

LA SCELTA DEL FORNITORE

Matching è un’occasione privilegiata per incontrare operatori, consulenti e società di servizi in grado di orientare la scelta del fornitore, a partire da uno scenario di riferimento in cui solo il 18% dei consumatori ha scelto il libero mercato.

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sostenibilità


ambiente e energia LE FONTI RINNOVABILI

iniziativa 2012 del comitato scientifico “award sostenibilità” Per l’edizione 2012 del Matching, il Comitato Scientifico dell’“Award Sostenibilità” (nella foto, un’immagine di una precedente edizione dell’Award al Matching) ha deciso di coordinare una iniziativa finalizzata a promuovere la sensibilità delle pmi verso le opportunità della sostenibilità utilizzata quale criterio organizzativo e di progettazione. L’obiettivo è quello di dimostrare come i costi dei progetti di sostenibilità debbano essere visti come un investimento (per migliorare il proprio posizionamento competitivo) e non come un semplice “costo aziendale”. Si deve comprendere come la sostenibilità rappresenti una reale leva competitiva che può aiutare l’azienda sia a mantenere il proprio posizionamento sul mercato globale sia ad aggredire quei mercati di clienti con una più alta sensibilità nei confronti dei temi legati all’ambiente e al sociale. Il progetto prevede il coordinamento di tre interventi (da 10/15 minuti) di rappresentanti del mondo imprenditoriale (con particolare riferimento alle pmi) che saranno chiamati a illustrare le proprie esperienze spiegando i driver che hanno portato ad attuare i progetti di sostenibilità e i ritorni economici ottenuti.

Le prospettive di crescita contenute dal Quinto Conto Energia saranno il punto di partenza per un confronto tra operatori e l’avvio di nuove partnership. Matching, infatti, consentirà alle aziende di incontrare installatori e reti di developer per ricercare alleanze. Un workshop specifico sulla grid parity approfondirà il tema della parità economica fra fonti rinnovabili e tradizionali. Gli appuntamenti one-to-one e gli altri convegni del programma aiuteranno le imprese a orientarsi sulle opportunità di internazionalizzare l’esperienza italiana nel campo delle rinnovabili in particolare degli ultimi tre anni. Si ha infatti la percezione che il settore stia per esaurirsi in Italia e che occorra guardare fuori dai confini nazionali.

IL RISPARMIO ENERGETICO

Le aziende vogliono sapere a chi rivolgersi per diminuire i consumi e verificare la profittabilità degli eventuali interventi. La presenza a Matching di Esco e altri operatori specializzati in nuove tecnologie, come i led e i sistemi di micro generazione diffusa, aiuteranno le imprese a sondare le potenzialità di un mercato sempre più attento al tema del contenimento dei costi e alla diminuzione dei consumi. Lo Sportello sul risparmio Matching offrirà, con il contributo di esperti, un supporto concreto per aiutare le imprese a individuare i criteri di scelta per gli investimenti di riqualificazione energetica e di verifica del loro ritorno economico.

INCONTRO CON I GRANDI PLAYER

Il Distretto Energia Ambiente e Sostenibilità prevede una serie di appuntamenti ad hoc con gli operatori specializzati e con alcuni grandi player del settore energetico che saranno presenti in fiera, con un loro spazio o come ospiti nei convegni e workshop. L’incontro con case history di successo, l’avvio di aggregazioni e reti specifiche per il settore e la condivisione di progetti di partnership fanno del Distretto Energia Ambiente e Sostenibilità un polo di aggregazione di competenze e professionalità utili per le scelte operative e strategiche da compiere per lo sviluppo dell’impresa. ■ Il Distretto dell’Energia rappresenta un polo di aggregazione di professionisti, imprenditori e operatori del settore per mettere a fattor comune esperienze, conoscenze, progettualità e risorse in modo da cogliere le opportunità che il mercato offre

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finanza

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fare impresa

Al Distretto Finanza del Matching 2012 gli imprenditori potranno conoscere e accedere a quegli strumenti di finanza ordinaria e straordinaria che potrebbero supportarli nello sviluppo della propria impresa

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el contesto attuale il sistema finanziario deve sempre più perseguire gli obiettivi primari dell’efficienza e dell’attenzione all’impresa, tenendo conto delle esigenze di contrazione dei costi, della situazione economica generale, dello sviluppo e dei finanziamenti. La ricerca di soluzioni gestionali innovative e competitive emerge allora come l’elemento chiave per progettare il sostegno e lo sviluppo delle imprese. In questo contesto Matching rappresenta la migliore piattaforma focalizzata sul mondo imprenditoriale, dove le aziende incontrano i diversi interlocutori finanziari: banche, consorzi fidi, società di factoring, leasing e insieme ricercano nuove modalità per il miglioramento, la razionalizzazione gestionale e la competitività.

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Al Matching gli operatori della finanza troveranno oltre 2500 imprenditori a cui presentare le proprie attività. Un osservatorio privilegiato del mondo della piccola e media impresa da cui cogliere spunti, suggerimenti e, nel contempo, presentare strumenti specifici a supporto dello sviluppo

il distretto finanza

Il Distretto Finanza si propone come un polo di sviluppo per le attività finanziarie delle imprese, un’area di eccellenza contraddistinta da una consolidata multisettorialità nei rapporti tra aziende e istituti finanziari. Il Distretto Finanza si avvale di un patrimonio consolidato di competenze, di capacità di analisi e di esperienze nella gestione delle imprese e nel supporto alla loro attività finanziaria. In accordo col metodo di lavoro di Compagnia delle Opere, compito di un Distretto è valorizzare la ricerca e le relative politiche di sostegno, sviluppo, valorizzazione, l’innovazione, conoscenza e scelte di mercato, gestione amministrativa e consolidamento finanziario.


finanza

il numero di dicembre del corriere delle opere La parola “finanza” ha recentemente assunto un suono sinistro, ma gli strumenti finanziari, se correttamente utilizzati, restano indispensabili per far crescere le imprese. La recente crisi finanziaria americana e il contraccolpo a livello internazionale che ne è seguito dimostrano come il tema degli strumenti di finanziamento delle imprese sia in continuo mutamento, sia per il grande sviluppo del settore dell’intermediazione finanziaria, sia per l’evoluzione, sicuramente irreversibile, della cultura finanziaria dei vari operatori economici. Per questo è necessario avere degli strumenti adeguati per capire cosa sta succedendo e per riuscire a reagire rapidamente ed efficacemente. A questo tema vitale per le imprese sarà dedicato il numero di dicembre del Corriere delle Opere che rappresenterà anche l’occasione per illustrare i servizi finanziari offerti dalla Cdo ai suoi associati.

Il Distretto Finanza sarà il luogo in cui raccogliere gli interlocutori delle imprese sugli aspetti finanziari: dalle banche ai consorzi fidi, dalle società di factoring e leasing alle istituzioni che si occupano di finanza agevolata, dai fondi di private equity a soggetti istituzionali di supporto all’internazionalizzazione ecc.

opportunità per il partner

Agli operatori economici: istituti bancari, società di leasing e factoring, consorzi fidi, enti per erogazione fondi e finanza agevolata Cdo propone di organizzare focus di lavoro su: l innovazione; l investimenti; l promozione dell’internazionalizzazione;

l l l l

gestione del credito e del circolante; rafforzamento patrimoniale; reti d’impresa; attività delle organizzazioni non profit;

A Matching gli imprenditori possono: organizzare incontri con le imprese, prefissati tramite il portale; l promuovere e presenziare a workshop dedicati; l favorire la connessione e la collaborazione tra i diversi soggetti dell’attività finanziaria; l relazionare con reti di imprese; l partecipare al tavolo esperti; l creare nuovi contatti con fornitori di beni e servizi. ■ l

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ict

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crescita senza innovazione

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Non c’è

Alfredo Gatti, fondatore di Nextvalue, spiega come l’adozione di soluzioni Ict gioca un ruolo fondamentale di supporto alla crescita con ritorni immediati in termini di efficienza ed efficacia dell’attività di business. Da qui l’importanza del comparto Ict - che troverà largo spazio al Matching Cdo di fine novembre - per promuovere e veicolare l’innovazione tra le aziende di Bettina Gamba

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econdo le stime dell’Ocse, il giro d’affari mondiale del settore dell’Information and communication technologies, nel 2011, ha raggiunto i 4.406 miliardi di dollari. Per quanto riguarda il made in Italy il contributo di Internet al nostro Pil, nel 2015, oscillerà tra il 3,3% e il 4,3%, con un giro d’affari pari a 59 miliardi. Solo chi saprà sfruttare al meglio le trasformazioni in atto sarà in grado di affrontare un mercato sempre più globale e agguerrito. Lo sostiene Alfredo Gatti, fondatore di Nextvalue, una società di consulenza e di ricerche di mercato, nata nel 2003, per supportare le aziende decise a sviluppare nuove strategie nel contesto dell’Ict. «Nel 2011 il mercato italiano dell’Ict, nelle sue componenti tradizionali - hardware, software e servizi - ha subito un’ulteriore contrazione dell’ordine di -3,6% rispetto all’anno precedente. Questi dati, a fronte di un aumento medio mondiale della domanda di Ict di + 4,4%, mettono in luce in modo drammatico dove si concentrano le difficoltà di ripresa della nostra di economia, che fa ancora troppa, estrema fatica ad agganciarsi all’innovazione digitale come motore della crescita». Così ha esordito il presidente di Assinform Paolo Angelucci, nell’illustrare i risultati emersi dal 43° Rapporto Assinform relativi alle performance del settore

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ict Quali sono le tendenze dell’Ict Ict nel 2011. Presentando i dati Assintel del report 2012, lei ha che stanno portando avanti le affermato che «la trasformazioprincipali aziende del settore a ne dell’Ict si fa strada inesoralivello internazionale? bilmente pur tra le difficoltà del «I fenomeni che si stanno difmomento». Può spiegarci il suo fondendo sono uguali in tutto il ottimismo? mondo. Oggi si parla parecchio «Gli investimenti effettuati dalle di mobilità, di sistemi per l’ananostre aziende confermano una lisi delle performance anche su forte affermazione dell’Informalarga scala e soprattutto si sta Alfredo Gatti è laureato in tion and communication technocercando di “sfruttare” il mondo Ingegneria Elettronica preslogy. E il fine di questi investidei social network. Esiste un merso il Politecnico di Milano menti è proprio un miglioramento cato parallelo a quello fisico dove e ha arricchito il proprio background frequentando della produttività e del livello di tutte le persone che partecipano corsi e workshop di speciainnovazione attraverso nuove fora una community su Facebook, lizzazione presso l’Insead di me di Ict. In Italia c’è però una ad esempio, possono, da consuParigi e presso il Cambridge Technology Group di Boston evidente scissione tra imprese matori, influenzare altri consue completando i percorsi di che per essere competitive sono matori. È fondamentale avere formazione come functional “obbligate” ad adattarsi velocedei programmi per gestire queste manager in At&T e in Hewmente ai cambiamenti imposti, community, per capire chi è capalett-Packard. Consigliere in Assintel, l’Associazione itaarricchendosi di nuovi contenuce di influenzare i suoi amici. Ci liana delle aziende di softwati per offrire un valore aggiunto sono community, ad esempio la re e servizi, è autore di numeai loro servizi. E imprese che, al fan page su Facebook di Nutelrose pubblicazioni e articoli contrario, non hanno più i budget la, visitate da milioni di persone; sul business Ict, collabora attivamente con alcune tra le di un tempo per investire, sono in gestire una “comunità” di questo prestigiose riviste di settore difficoltà e non riescono a seguire tipo, che si crea attorno a un proe alla realizzazione di eventi i ritmi incalzanti delle trasformadotto, non è affatto banale. Non che promuovono la diffusione zioni in atto». è solo un problema di immagine, di best practice e innovazione. Alfredo Gatti è managing Quali azioni andrebbero chieste ma anche di tecnologia. Divenpartner e fondatore di Nextal Governo per favorire i nuovi ta così importante per le aziende value, e managing director di scenari dell’Ict? Basta l’Agenda essere presenti sul Web anche con Cionet Italia digitale che è stata predisposta? la propria attività in modo da essere percepite dai consumatori in «È molto positivo che si sia riproposto il tema dell’Ict per valutare la produttività modo diretto». del sistema Paese e che all’ordine del giorno sia Chi fa oggi innovazione in Italia? stata messa la manovra dell’Agenda digitale. Nel- «L’innovazione parte dalle grandi aziende poi la spending review ci sono dei capitoli di spesa scende gradualmente verso le medie e piccole. destinati a investimenti in Ict, ma il problema è ca- Oggi noi consumatori siamo abituati a utilizzare pire se questi 400 milioni destinati all’Agenda di- strumenti di innovazione come tablet, smartphone gitale saranno sufficienti. L’Europa da parte sua si ecc. senza neanche accorgercene. Li utilizziamo sta muovendo con un programma d’investimento in modo molto semplice, intuitivo, non abbiamo in Ict molto ambizioso, tanto che abbiamo difficol- bisogno di manuali anche se ci sono molteplici aptà a spendere tutti questi soldi. C’è ad esempio un plicazioni. Lo stesso modello dovremo vederlo approgramma europeo che riguarda l’impostazione plicato nelle micro e piccole aziende. Perché non di un sistema di cloud computing di supporto alla portare, ad esempio, il server di un’azienda sulla pubblica amministrazione. Se consideriamo le ap- “nuvola”, così tutto quello che ci serve lo potremo plicazioni che servono ai Comuni per i loro servizi avere sottomano ovunque siamo». al cittadino, anagrafe ecc., in Europa esistono circa Al calo della domanda Ict tradizionale, si sta con60 mila applicazioni diverse. In Italia ogni Regio- trapponendo l’emersione di un nuovo perimetro ne ha la sua azienda che individua come realizzare del mercato digitale, che tende ad ampliarsi in l’Ict sul territorio, e ognuna si deve adattare a un virtù della crescita delle componenti più innovaprogramma diverso. È difficile immaginare che in tive, legate alla penetrazione del Web, allo svipochi mesi tutto possa cambiare, ma si può lavora- luppo del cloud, all’Internet delle cose, all’uso di re per ridurre le diverse applicazioni». tablet, e-reader e smartphone. Le statistiche, ad

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esempio, danno un forte incremento dell’utilizzo del cloud computing sia nelle aziende che nella pubblica amministrazione. È vera questa tendenza, è realistica e consapevole? «Volendo semplificare esiste una nuova Ict e una Ict tradizionale, fatta da sistemi prodotti 15 o vent’anni fa. Quello delle nuove tecnologie è un fenomeno che si sta avviando a essere inarrestabile. Tutti i servizi di cloud computing in Italia valgono oggi il 9% del Pil e crescono del 60 per cento anno su anno. C’è però un problema, che è quello delle competenze: chi si occupa di utilizzare questi nuovi strumenti deve essere competente e spesso gli operatori tradizionali non lo sono. Da una parte abbiamo chief information officer preparatissimi, si occupano di progetti in Cina e in India, e qualcuno diventa anche responsabile di grosse aziende negli Stati Uniti. Dall’altra, invece, la pubblica amministrazione, centrale e locale, è rimasta ferma e quindi molto indietro rispetto a chi sta camminando così velocemente. Ci vuole un po’ più di coraggio in questo senso». A che punto è arrivata la consapevolezza delle pmi italiane dei benefici dell’Ict? «La community di imprenditori è fatta da persone che credono nell’innovazione e la sfruttano e al contrario da altre che non ci credono. Nell’ultimo summit di Cionet, una business community - io sono managing director di Cionet Italia - nata nel 2005 che oggi raggruppa oltre 3.500 cio di tutta Europa abbiamo messo intorno a un tavolo imprenditori del made in Italy a confronto con un gruppo di chief information officer. Da parte degli imprenditori di medie aziende c’è stata una gradualità di percezioni sull’importanza dell’innovazione. Tra loro c’era chi sosteneva che per capire come muoversi non si rivolgeva al chief information officer o al direttore Ict, ma ad altre figure aziendali, o che da solo cercava di capire. Oppure altri imprenditori che hanno affermato di credere

Secondo la ricerca “Il SocialMediAbility delle aziende italiane: un anno dopo” promossa dal Master in Social Media Marketing & Web Communication della Scuola di Comunicazione Iulm, si osserva un sensibile aumento dell’uso del social per attività di marketing e comunicazione anche da parte delle pmi

Le piccole e medie imprese sono sempre più consapevoli dei benefici derivanti dall’utilizzo dei social network, sia per generare traffico sia per ottenere visibilità e fare brand awareness

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molto nell’Ict e di guardare ai loro competitor per poter fare al meglio quello che questi già fanno. Sono emerse posizioni molto variegate, ma anche originali. C’è in realtà molta innovazione nella piccola e media impresa italiana, legata soprattutto all’iniziativa dell’imprenditore e della sua famiglia. Spesso nelle aziende familiari i membri sono fortemente consapevoli che sfruttando queste ondate tecnologiche possono ottenere una posizione assolutamente competitiva sul mercato e in breve tempo». Quali sono gli strumenti Ict più utilizzati nelle pmi? «Oggi grazie a Internet e alle nuove tecnologie anche le piccole e micro aziende possono migliorare la produttività del proprio team a costi bassi. Quella che una volta era prerogativa delle grosse aziende, come le imponenti strumentazioni per realizzare conferenze, oggi non lo è più. Quest’anno Nextvalue compie dieci anni e abbiamo deciso di cambiare logo. Abbiamo realizzato una gara on line e in sole tre settimane sono pervenute 947 proposte diverse. Così attraverso una modalità veloce si può ottenere una grande quantità di suggerimenti. Sono fiero di dire che il contest se lo è aggiudicato una piccola società di Napoli». Oggi siamo tutti quanti circondati da tecnologia mobile che utilizziamo per vari scopi, in vari luoghi. Quali sono le tendenze attuali e dove stiamo andando anche nel campo del lavoro con l’utilizzo delle tecnologie mobili? «Quello che per me conta è sempre l’aspetto umano. Il fatto di essere sempre collegati a Internet grazie ai telefonini di ultima generazione può creare in molti delle distorsioni, alcuni non ne possono fare a meno. Grazie alle nuove tecnologie potremo tra breve utilizzare il telefono per ricevere informazioni sul negozio di fronte a cui stiamo passando. Potremo vedere virtualmente i prodotti che vi sono all’interno, senza entrarci. Non solo, ma potremo anche conoscere l’opinione dei nostri amici sul negozio. Ecco, questo cambierà la vita a tutti, ma sono in molti ancora a non averlo capito». ■


ict Al prossimo Matching, una giovanissima società informatica presenterà Tabletize, un sistema per trasformare brochure, materiale informativo cartaceo e siti Web in contenuti fruibili su tablet e smartphone

A a

di Carmelo Greco

Le

app utili all’azienda

Oggi l’offerta di app è in larga parte di giochi, mentre ben poco esiste per rispondere alle esigenze di comunicazione delle imprese. Tabletize, che sarà lanciata ufficialmente al Matching 2012, vuole colmare questa lacuna (in queste pagine, device di ultima generazione)

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C’

era una volta il Web 2.0. Cioè l’evoluzione da un sistema statico (il Web 1.0, appunto), che vede l’utente spettatore di ciò che gli arriva da Internet, a una modalità dinamica in cui l’interazione tra soggetto e macchina è costante. L’esempio più eclatante di Web 2.0 è Facebook, contenitore i cui contenuti sono realizzati da un miliardo di individui, tanti quanti sono oggi gli iscritti. Ma anche questo modello sta subendo una rapida accelerazione che fa pensare al 2004 - data di nascita ufficiale della dimensione social della rete - come a un anniversario lontanissimo nel tempo. Alla fine di quell’anno Franco Puppo, imprenditore ligure non ancora trentenne, si apprestava a costituire una delle sue società informatiche, la Eurotraining Engineering, alla quale, di lì a poco, affiancherà una seconda, la E2net. «Le cose andavano abbastanza bene - racconta -, ma il problema era che operavamo su un tipo di commessa per conto terzi, in particolare con le agenzie di comunicazione, come società fornitrice di servizi di tecnologia. Il mercato c’era e abbondante, ma la crisi, com’è noto, ha innescato delle reazioni a catena nel ritardo dei pagamenti, nella gestione sempre più complessa del cliente, nel limare i margini in maniera feroce. C’è ancora tantissima richiesta, ma è difficile riuscire a evaderla: assumere nuovo personale è un rischio operativo insostenibile e quindi si lavora con un respiro affannoso. Senza prospettive a lungo termine». L’anno scorso Puppo viene invitato al Matching da un suo amico di infanzia, Nicolò Cavallo, per conto della Cdo Liguria. Ci va con il nome di AppFactory, il marchio che identifica la divisione mobile della sua azienda. «La divisione stava nascendo - continua -, perché il mercato non era ancora esploso come adesso, ma se ne intravedevano tutte le potenzialità». Un mercato che negli Usa, ad esempio, ha visto ormai il sorpasso nella vendita dei tablet sui laptop e il superamento del traffico mobile rispetto a quello dei desktop. La partecipazione al Matching 2011 conferma che anche in Italia c’è fermento in materia: moltissimi, infatti, chiedono informazioni a Franco Puppo e lasciano i propri contatti. «Non avremmo mai avuto la forza di seguire tutti quei contatti, a meno che non ci fossimo concentrati esclusivamente nello sviluppo di applicazioni per tablet e smartphone». Da qui nasce l’idea di dare vita a una nuova società che viene costituita ufficialmente il 14 aprile 2012. Anche Nicolò Cavallo entra nella squadra, come socio e direttore commerciale. Il terzo, con il ruolo di Cto, è Marco Piccardo


ict Matching andata e ritorno

«All’inizio eravamo in tre - dice Cavallo -, ma fin da subito ci siamo mossi per trovare un investitore che credesse nel progetto, così da poter guardare avanti senza dover ragionare sempre con la fattura del giorno dopo e lo stipendio del mese prima». Lo trovano e nel giro di pochi mesi i collaboratori in azienda diventano una trentina distribuiti su due sedi, Genova e Milano. Adesso puntano a sbarcare negli Stati Uniti e in America Latina. E quest’anno tornano al Matching per lanciare il prodotto con cui intendono rispondere alle tante richieste emerse in occasione dell’edizione 2011. Si chiama Tabletize, è un framework personalizzabile, ma è anche una interfaccia Web che porta il medesimo nome. È una soluzione tecnologica che consente ad aziende, editori, tipografi, studi grafici, professionisti della comunicazione di trasformare in tempi rapidi brochure, materiale informativo cartaceo, siti Internet in contenuti fruibili sui dispositivi mobili. «Al Matching spiega Cavallo - abbiamo scelto appositamente uno stand ampio di 24 metri con l’obiettivo di incontrare i nostri potenziali partner e clienti in un ambiente adatto a far provare loro la piattaforma». Ciò che rende fiduciosi gli inventori di Tabletize è che in questo momento il mercato

Le abitudini dei consumatori si stanno evolvendo velocemente: sempre più spesso gli acquisti avvengono utilizzando un dispositivo mobile. Da qui l’importanza che un’impresa si faccia trovare sui canali nuovi a cui si accede tramite tablet e smartphone

delle app per il business sia una prateria in parte inesplorata. Oggi più della metà delle applicazioni disponibili è rappresentata da giochi, mentre quelle che presentano aziende e prodotti, proponendo contemporaneamente un acquisto o un’altra azione, sono poco diffuse. E dire che ormai le persone sono abituate alla cosiddetta “realtà aumentata”, in cui la percezione dei cinque sensi viene arricchita con informazioni convogliate elettronicamente. È un’abitudine che sta modificando radicalmente usi e costumi, compresi quelli che spingono a scegliere di comprare una cosa o l’altra. Sempre più spesso alla base c’è un impulso emozionale, che può essere soddisfatto solo se la procedura necessaria a ottenere un bene o un servizio sia semplice e immediata. Per questo chi si farà trovare su un iPad o un apparecchio Android avrà più possibilità di intercettare i clienti del futuro. ■


ict T-Consulting e Data Storage Security - grazie all’incontro propiziato dall’evento b2b di Cdo - hanno unito la loro vision collaborativa nell’ultima frontiera dello sviluppo informatico: il cloud computing

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n

insieme nella “nuvola”

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gni azienda è un piccolo organismo vivente. Nasce da un microscopico puntino, che nel tempo si evolve, si affina e diventa autonomo e forte. Come tutti gli esseri viventi, non è fatto per stare da solo, ma cerca il suo naturale sviluppo nell’affiancarsi a qualcuno che ne sappia valorizzare i talenti e ne sappia colmare i limiti. Questa è la storia di T-Consulting e di Data Storage Security; due aziende - la prima di Forlì, la seconda di Fidenza - con due storie diversissime alle spalle, ma che hanno visto l’enorme potenziale che può derivare dal percorrere insieme un tratto del proprio cammino imprenditoriale.

Emilia e romagna unite nel nome dell’ict Data Storage Security srl nasce nel 2009 come spin-off di Data Bank spa attiva sul mercato da oltre 20 anni grazie ai suoi servizi per la sicurezza e la salvaguardia dei dati aziendali, degli oltre 300 clienti tra entità pubbliche e private. Logicamente ha seguito l’evolversi della tecnologia. Quindi ha affiancato alla custodia e archiviazione dei supporti cartacei e magnetici/informatici il cloud computing. Attualmente nel settore della custodia di supporti informatici è leader a livello nazionale e può annoverare fra la propria clientela i più grossi gruppi finanziari e industriali del Paese o filiali di grandi multinazionali. Tutte strutture molto sensibili alla salvaguardia e alla tutela del patrimonio informativo aziendale e con rigide policy interne in tal senso. L’incontro con T-Consulting, avvenuto durante il Matching 2011, ha consentito di approfondire un settore verso il quale si era rivolto l’interesse di Data Storage Security e ha permesso di beneficiare di conoscenze ed esperienze già acquisite e di ac-

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corciare enormemente lo start-up di questo ramo di attività in un settore dove il tempo scorre molto, forse troppo, velocemente. T-Consulting, società operante nel campo della progettazione e gestione di sistemi Ict è arrivata al Matching 2011 all’indomani del quarto anno di vita. Con un rapido conto si deduce che sia nata con la crisi e con la stessa semplicità si può intuire quanto questo abbia profondamente segnato lo sviluppo del suo business; questo non solo per gli ovvi motivi che tutti possono immaginare, ma perché ha insegnato a rimanere vigili, a guardarsi attorno, a vivere ciò che ci circonda consapevoli che le opportunità possono arrivare dalle direzioni più impensate. Con questo spirito è stata colta al volo l’opportunità di entrare a far parte della Cdo, prendendo il treno del Matching mentre era nel pieno della sua corsa, accelerando al massimo pur di prepararsi in maniera consona all’impegno. Come tutti i “neofiti” gli imprenditori di T-Consulting erano molto concentrati sull’agenda degli appuntamenti, che credevano essere lo strumento

Data Storage Security nasce nel 2009 come spin-off di Data Bank, per proseguire un’evoluzione iniziata nel 1985. Oggi DSS è azienda leader nel panorama italiano per l’erogazione del servizio di custodia e gestione di supporti elettronici in caveau di massima sicurezza ed è in grado di soddisfare tutte le esigenze di sicurezza fisica e logica, in termini di dati aziendali (sopra, da sinistra, il data center, il caveau di DSS e lo staff dell’azienda alla scorsa edizione del Matching)


ict Condivisione di talenti, logica dell’obiettivo comune, lavorare nello scambio “in abbondanza” reciproco. La crisi ha insegnato anche che chi si ferma è perduto. Nella fase implementativa di un progetto occorre avere già gettato le basi del progetto successivo. Nell’informatica, poi, questa è una conditio sine qua non. T-Consulting e Data Storage Security hanno unito la loro vision collaborativa nell’ultima frontiera dello sviluppo informatico: il cloud computing.

Nuovi servizi per la sicurezza delle imprese

più forte a loro disposizione. Oggi loro stessi riconoscono che sbagliavano. Lo strumento più forte è l’atteggiamento: condividere, conoscere, domandare, essere curiosi, accendere la lampadina dell’intuizione imprenditoriale passando casualmente davanti a uno stand. Una serie di contrattempi sull’agenda hanno fatto sì che gli imprenditori delle due aziende si incontrassero in un momento di relativa calma, cosa che ha permesso loro di perdersi nella conoscenza reciproca delle proprie realtà. Si sono presentati e conosciuti, sviscerando in lungo e in largo quelle che erano le loro attività e cercando aree di matching della domanda e dell’offerta. L’incontro si sarebbe potuto concludere nel proficuo, ma ovvio, rapporto cliente-fornitore, ma proprio perché gli imprenditori avevano sposato in toto lo spirito che muove un evento come il Matching, si sono ritrovati a dirsi: «Ok, noi ci occupiamo di un’area, voi di un’altra, ma ci sono aziende che possono essere clienti per entrambi, perché non iniziare una collaborazione?».

T-Consulting è una azienda focalizzata sui servizi di progettazione, implementazione e gestione di infrastrutture Ict (nella foto sotto, il management dell’azienda di Forlì)

In un incontro sinergico di conoscenze tecniche, esigenze commerciali e approccio al mercato le due aziende hanno iniziato la fase più intensa della loro collaborazione partendo dall’idea di sviluppare nuovi servizi in un campo particolarmente delicato: quello relativo alla continuità operativa delle aziende. Questo concetto per T-Consulting e Data Storage Security si declina in un’offerta completa che prevede soluzioni cloud computing unite a servizi di backup remoto e disaster recovery. I recenti eventi nazionali e regionali hanno dato un segnale tangibile di quanto gli eventi naturali non vadano sottovalutati nell’analisi del rischio aziendale. Uno stravolgimento come quello abruzzese del 2009, ligure del 2011 o il più recente sisma emiliano sono eventi che non possono essere previsti da un punto di vista naturalistico, ma dai quali ci si può preservare. O meglio si può preservare la parte più delicata e vulnerabile della propria azienda: i sistemi di elaborazione. In una economia che non rallenta mai e che non perdona i ritardi, anche se dovuti a tragedie naturali, avere la possibilità di mettere al sicuro tutto ciò che si è fatto fino a quel momento e la capacità di ripartire da dove ci si è interrotti, può fare la differenza tra il chiudere la propria azienda e il rialzarsi in piedi. Garantire la continuità operativa in qualsiasi condizione; questa è diventata la mission dell’incontro tra Data Storage Security e T-Consulting, arrivata come naturale evoluzione del business di entrambe le aziende, ma che è stato possibile trasformare in realtà concreta solo grazie all’incontro avvenuto durante il Matching, quindi in un contesto nato per la condivisione e che porta i partecipanti predisposti ad approcciarsi con una mentalità aperta e collaborativa alle nuove opportunità. ■ N. 11 Ottobre 2012 CORRIERE DELLE OPERE

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ict Il Distretto Ict del Matching si propone di valorizzare la ricerca e le relative politiche di sostegno per rendere più efficaci i processi di trasferimento tecnologico nel complesso sistema delle imprese, favorendo così un’interazione diretta tra il mondo imprenditoriale e la ricerca

i

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ict, un mercato che cambia

L’

Information and Communication Technology è un universo in… espansione. A livello mondiale, infatti, il settore è cresciuto del 4,4% nel 2011, quasi a livello del Pil globale (+5%). Questo scenario, però, cambia notevolmente se si considera il mercato nazionale: con un valore di circa 58 miliardi di euro è diminuito del 3,6% rispetto al 2010. Tuttavia, all’interno di questo macro trend, che unisce i due settori dell’informatica e delle telecomunicazioni, emergono spiragli positivi dati dalle nuove tipologie di prodotti e servizi che ormai stanno modificando il concetto stesso di Ict. Spiccano ad esempio le performance delle applicazioni mobile. Ciononostante il mercato italiano continua ad accumulare ritardi rispetto a quelli

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CORRIERE DELLE OPERE N. 11 Ottobre 2012

Le aziende del Distretto dell’Ict possono ricercare canali distributivi adeguati, avendo realizzato prodotti o avendo la distribuzione di tecnologie innovative; rinnovare la propria offerta sia sul parco clienti sia su nuovo mercato, per quelle che hanno un parco clienti consolidato e una area commerciale strutturata e che sono alla ricerca di proposte innovative; farsi contattare da potenziali clienti

dei principali Paesi industrializzati anche a causa della diminuzione degli investimenti nella pubblica amministrazione.

IL DISTRETTO ICT

Il Distretto Ict (Information and Communication Technology) si propone come un polo di sviluppo da un elevato potenziale tecnologico. Vuole essere un’area di eccellenza produttiva contraddistinta da una consolidata multisettorialità nei rapporti di filiera tra imprese, università e centri di ricerca. Il Distretto Ict si avvale di un patrimonio di competenze tecnologiche e scientifiche di livello internazionale, di una capacità di analisi del peso occupazionale delle divisioni produttive, special-


ict mente in Lombardia, e fa leva sulle risorse delle imprese nel campo dei brevetti. In accordo col metodo di lavoro di Compagnia delle Opere, compito di un Distretto è valorizzare la ricerca e le relative politiche di sostegno per rendere più efficaci i processi di trasferimento tecnologico nel complesso sistema delle imprese, favorendo così un’interazione diretta tra il mondo imprenditoriale e la ricerca.

CDO INFORMATICA

È l’associazione “verticale” di Compagnia delle Opere nata come punto di riferimento per le aziende e i professionisti associati a Cdo che operano nel settore Ict. Collabora alla realizzazione del Distretto Ict mettendo a disposizione un know-how di esperienze e conoscenze per rendere ancora più produttivo il settore. Il Distretto Ict si concentrerà in particolare sulla partecipazione delle piccole e medie imprese del settore a Matching.

L’Agenda per migliorare la ricerca di partnership La programmazione degli incontri one-to-one è la vera forza di Matching. Ogni impresa mette in rete la propria capacità di offerta e arriva alla manifestazione con un’agenda selezionata e personalizzata di appuntamenti. Questa è la formula collaudata di Matching che il portale www.e-matching.it rende semplice, efficace, accessibile a tutti i partecipanti. L’area Ict del portale offrirà un’opportunità ulteriore per la ricerca degli interlocutori Ict; nuove funzionalità per sviluppare al meglio l’attività imprenditoriale, per confrontare gli interessi reciproci, per creare reti e ricercare nuove partnership.

L’incontro con gli altri settori (Focus Distretto Sanità) L’universo Ict dialoga per sua natura con tutti gli altri settori della produzione e dei servizi. Infatti saranno presenti a Matching, tra gli altri, i Distretti Logistica, Finanza e Sanità. A Matching questa sinergia prenderà forma attraverso iniziative speciali pensate per gli Ict manager delle aziende partecipanti. Visite guidate: l gli Ict manager delle grandi aziende presenti a Matching (tra gli altri: Fumagalli Componenti, Doimo, Cambielli, Gruppo Deles, A.O. Melegnano, Aziende Ospedaliere) saranno

Attraverso il portale Matching (nella foto) e con il supporto del Vademecum, le aziende possono: esplicitare la loro esigenza; intervenire al Matching con competenze adeguate (Ict manager, cio, o manager coinvolti); indicare in maniera semplice quali sono le aree di intervento Ict richieste; programmare incontri ad hoc

invitati a visitare il Distretto Ict per incontrare le realtà imprenditoriali e le soluzioni che quest’area propone. Ci sarà poi un Focus sul Distretto Sanità: l i responsabili Ict delle strutture ospedaliere (l’anno scorso erano più di 50) saranno invitati a Matching così da poter incontrare aziende Ict selezionate; l verranno organizzati workshop tematici e convegni per approfondire tematiche specifiche dell’Ict e in particolare le collaborazioni con il Distretto Sanità.

Incontro con i Leader ICT

Ogni edizione di Matching sviluppa collaborazioni con i grandi player dei mercati di riferimento. Per il settore Ict nel 2011 hanno partecipato multinazionali quali Microsoft, Wind Telecomunicazioni e Honeywell. L’edizione 2012, in collaborazione con Cdo Informatica, proseguirà questo cammino di coinvolgimento dei principali player del settore. In particolare la proposta per i leader è rivolta a: l campagne di sviluppo della rete di partner (in ambito Cloud Computing, partner program, opportunità di affiliazione, temi di cloud backup); l confronto con i principali competitor; l potenziali “clienti” per i leader con distributori di informatica di scala nazionale. Inoltre i leader avranno la possibilità di: l presentarsi attraverso uno Stand Plus nell’area del Distretto Ict; l organizzare un workshop; l godere di visibilità successiva all’evento tramite il portale www.e-matching.it. All’edizione 2012 saranno presenti: l Microsoft: sviluppo rete di partnership; l Trenord: sviluppo sistema neurale; l Santer Reply: markert place sul tema comunicazione; l Torino Wireless: start up d’impresa campo Ict; l Beta 80: soluzioni Ict.

Le opportunità per tutti

Attraverso alcuni top manager di aziende associate, Cdo Informatica propone a Matching una serie di appuntamenti b2b mirati per gli imprenditori Ict delle aziende di piccola dimensione su specifici temi. Il potenziale di sviluppo presente in ogni impresa viene messo a tema nella specifica prospettiva dell’Ict attraverso le consulenze dello Sportello Esperti, dello Sportello Reti e di alcuni workshop tematici. ■ N. 11 Ottobre 2012 CORRIERE DELLE OPERE

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meccanica

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meccanica a cavallo tra sviluppo e declino La

Nell’articolo che segue, un esperto fornisce un quadro dell’attuale contesto della meccanica italiana, mettendone in evidenza pregi e difetti d i Marco Perona Università degli Studi di Brescia, Centro di ricerca in supply chain & service management

«Le aziende meccaniche - afferma il professore Marco Perona - dovranno offrire soluzioni, anziché vendere prodotti. Offrire una soluzione, infatti, anziché semplicemente un prodotto consente al fornitore di uscire da una logica di pura transazione e di aprirsi a relazioni con i clienti di tipo esperienziale e durature nel tempo»

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meccanica

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el 1982 in un garage di Ostersund, in Svezia, Lennart Nilsson fondò la Lenko, prima azienda europea produttrice di macchine per l’innevamento artificiale. Presto Lenko si affermò anche al di fuori del proprio mercato domestico, conquistando una posizione di leader continentale, grazie alla tecnologia innovativa dei propri prodotti. Pochi anni dopo, intorno all’inizio degli anni 90, anche Roland Demetz costituiva la Demac, iniziando a sua volta la produzione di innevatori nella propria cantina di Selva Val Gardena. Demac crebbe bene per almeno un decennio, conquistandosi una posizione di rispetto nel mercato dell’arco alpino. Nel 2010, però, entrambe le aziende mostravano segni di stanchezza: Lenko non aveva innovato sufficientemente la gamma prodotti, e perdeva lentamente ma inesorabilmente i clienti conquistati nei decenni precedenti; Demac invece offriva soluzioni competitive, ma non era riuscita a raggiungere la dimensione necessaria per accedere ai mercati globali, e restava quindi relegata al ruolo di buon player locale. Nel 2011 il gruppo Leitner, leader internazionale per la progettazione e produzione di impianti a fune, acquisì il controllo delle due aziende in crisi e le fuse in DemacLenko, la business unit del gruppo dedicata alla produzione e installazione di impianti d’innevamento artificiale. Questa storia imprenditoriale tratteggia bene l’attuale contesto della meccanica italiana, da un lato così ricca di talenti ed eccellenze, e dall’altro così incapace di innovare, internazionalizzarsi e crescere, evidenziandone bene da un lato i limiti, e dall’altro chiarendo le opzioni sul tappeto per innescare un nuovo ciclo di ripresa. Il primo dei messaggi che il caso ci presenta riguarda la dimensione d’impresa: l’Italia ha imprese decisamente troppo piccole per competere

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meccanica in uno scenario globale, ruolo in questo caso interpretato dalla Demac. Molte ricerche hanno mostrato che la dimensione di un’impresa è il fattore endogeno con il maggiore impatto sulla profittevolezza, come validamente illustrato nella tabella 1 a pagina 118. Per questo motivo, molti soggetti hanno a più riprese lanciato campagne per indurre le aziende ad aggregarsi in varie forme, mutevoli via via con le mode del momento: dai “distretti produttivi” alle “reti d’impresa”. Anziché di questi palliativi, in Italia avremmo bisogno di più imprenditori come Roland Demetz che, piuttosto che restare alla guida di un’azienda condannata (nel caso migliore) alla stagnazione, ha preferito mantenere una quota di minoranza e la posizione di direttore tecnico di un’azienda più grande e con prospettive di crescita molto più credibili. Infatti, l’aggregazione di Demac e Lenko all’interno di DemacLenko, non solo ha permesso di creare importanti sinergie tra un’azienda con un buon nome ma con prodotti poco competitivi, e un’altra con prodotti buoni ma con poco mercato; non solo ha consentito di mettere a fattore comune i costi di struttura e di periodo, e quindi di fare economie di scala. Ha soprattutto offerto alla nuova azienda un eccezionale canale commerciale at-

scsm research centre - centro di ricerca sul supply chain & service management È attivo presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale (Dimi) dell’Università degli Studi di Brescia. Sviluppa la propria attività sul tema della gestione strategica delle reti di fornitura di prodotti e servizi, con riferimento alle attività svolte sia prima sia dopo la vendita del bene all’utilizzatore finale. In relazione a tale area tematica, il Centro si occupa di tutti gli aspetti rilevanti, di tipo: tecnologico, organizzativo, gestionale, logistico, informativo, umano, commerciale ecc. Il Centro è stato istituito con l’obiettivo di aumentare la sensibilità e l’interesse delle aziende verso le tematiche affrontate, sviluppare conoscenze e competenze rigorose e innovative e procedere alla loro disseminazione nella comunità tecnico-scientifica locale, nazionale e internazionale. Sono attività caratteristiche del Centro: l la realizzazione di progetti di ricerca sia di base, sia applicati; l l’organizzazione ed erogazione di attività seminariali e convegnistiche; l l’organizzazione ed erogazione di attività di formazione sia frontali sia sul campo; l la stesura e diffusione di rapporti di ricerca e pubblicazioni tecnicoscientifiche; l la promozione di scambi scientifici, tecnici e culturali con istituzioni, enti, aziende e altri soggetti interessati, sia nazionali sia esteri e, più in generale, tutte le attività che possano concorrere al raggiungimento delle finalità sopra indicate. Per maggiori informazioni: www.scsm.it.

L’industria meccanica è un settore veramente ampio e diversificato. Con più di venti sottosettori operanti in ambienti di mercato del tutto diversi, esso è uno dei settori industriali più eterogenei. Questo tipo d’industria non solo dà lavoro a tre milioni di persone nell’Ue, ma contribuisce anche in modo rilevante all’equilibrio della bilancia dei pagamenti dei 27 Paesi europei

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meccanica ➤

traverso le altre divisioni operative di Leitner, attive in particolar modo negli impianti a fune e nei mezzi battipista. E, più importante ancora, questo nuovo canale non è regionale, ma è globale. Pertanto, la seconda lezione che possiamo trarre dal caso DemacLenko è sull’importanza dell’internazionalizzazione d’impresa. Nel passato in molti casi si è purtroppo confusa l’internazionalizzazione d’impresa con lo spostamento a Est delle fabbriche, sviluppato seguendo la chimera della riduzione del costo del lavoro, ma senza dare particolare rilievo alla conquista dei mercati esteri. Molto spesso queste iniziative hanno finito non solo per non ottenere gli effetti sperati, ma addirittura per cedere know-how su prodotti e processi a soggetti che ora possono svolgere un’intensa competizione anche a casa nostra. Abbiamo bisogno di meno aziende che spostano le fabbriche all’estero per essere più competitive in Italia, e di più aziende presenti all’estero con prodotti e servizi competitivi concepiti e realizzati in Italia: questo è anche quello che si evince dalle fredde statistiche della tabella 2.

offrire soluzioni, anziché vendere prodotti Malauguratamente, nel settore meccanico italiano si trovano nello stato di “non esportatrice” circa i 5/6 delle imprese, corrispondenti a più di 1/3 degli addetti e a quasi 1/6 del fatturato. Assumendo il controllo di Demac e Lenko, e accorpandole, Leitner non ottiene solo un beneficio legato alla posizione competitiva più vantaggiosa che il nuovo soggetto può occupare rispetto alla somma dei due soggetti precedenti; e tale vantaggio non è legato solo alle sinergie e alle economie di scala generate. Infatti, Leitner è ora l’unico gruppo al mondo a poter offrire competenze, soluzioni e prodotti in ciascuna delle aree chiave dello snow business: impianti di risalita; impianti d’innevamento e mezzi battipista. Que-

L’industria meccanica italiana si concentra nel Nord Italia, in particolare in Lombardia ed Emilia Romagna. La quota di supporto italiano al commercio europeo in questo settore è cresciuta negli ultimi anni arrivando al 19 per cento del totale europeo. Anche riguardo al resto dei settori in Italia l’industria meccanica ha successo; si stima che la produzione italiana in questo settore occupi il 12 per cento del totale. Nonostante questi dati positivi, però, la crescita della produttività è stata inferiore al previsto, non si è dunque ancora avuto un impatto reale sull’occupazione

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Valore aggiunto annuo per addetto 25.300 e 36.600 e 44.700 e 54.900 e 73.000 e Incidenza dei profitti sul valore aggiunto -0,2% 20,7% 25,3% 28,4% 36,4% Tabella 1: profittevolezza delle imprese meccaniche italiane in relazione al numero d’addetti (Fonte: Istat 2009)

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20-49 addetti

50-249 addetti

250 + addetti

11,9% -10,1%

22,1% 14,6%

24,3% 16,6%

26,8% 22,9%

25,4% -22,4%

Valore aggiunto annuo per addetto Imprese esportatrici 32.900 e 40.600 e 45.600 e 54.200 e 60.400 e Imprese non esportatrici 21.800 e 31.100 e 35.800 e 43.300 e 29.500 e Incidenza dei profitti sul valore aggiunto Imprese esportatrici Imprese non esportatrici

Tabella 2: profittevolezza delle imprese meccaniche italiane in relazione alla propensione all’esportazione (Fonte: Istat 2009)


meccanica ➤

sta osservazione ci offre lo spunto per sottolineare un altro messaggio di questo caso, forse il più rilevante: i clienti non domandano più “solo” un buon prodotto a un prezzo competitivo, richiedono sempre più soluzioni ai propri problemi, tipicamente composte da un pacchetto di beni materiali e immateriali. Nel caso di Leitner questo pacchetto oggi può sostanziarsi nella fornitura “chiavi in mano” di un’intera stazione di sport invernali, prendendosi cura di tutte le fasi rilevanti della catena del valore, dalla progettazione, alla produzione, all’installazione e avviamento, fino all’esercizio degli impianti. Offrire soluzioni, anziché vendere prodotti, può significare cose anche molto diverse in contesti diversi: ad esempio, un produttore di componentistica per auto o apparecchi domestici può offrire ai propri clienti un servizio Vmi (Vendor Managed Inventory), arricchendo la propria offerta, che a questo punto non comprende più solo la vendita di un bene materiale, ma anche la sua disponibilità presso il deposito del cliente. Il produttore di un bene durevole può dotare il proprio prodotto di capacità di autodiagnosi e interconnessione, e offrire ai clienti servizi remoti di supporto. Infine, un produttore di macchinari o altri beni strumentali può offrire il proprio prodotto in modalità payxuse in alternativa alla compravendita. In tutti questi casi, offrire una soluzione anziché semplicemente un prodotto consente al fornitore di uscire da una logica di pura transazione e di aprirsi a relazioni con i clienti di tipo esperienziale e durature nel tempo. Questo a sua volta è il presupposto essenziale per poter effettuare la difficile transizione da azienda a prevalente cultura ingegneristica e focalizzata sul prodotto, ad azienda vocata alla relazione e focalizzata sul cliente. Qualche anno fa l’amministratore delegato di una nota azienda orientale produttrice di apprezzati prodotti durevoli di consumo mi diceva: «Noi tutti siamo convinti assertori della centralità del cliente nella nostra strategia aziendale: tuttavia, abbiamo tre occasioni di incontrare il cliente (la vendita, in cui s’incontra il cliente soddisfatto; il customer care in cui s’incontra il cliente curioso e l’assistenza tecnica, in cui s’incontra il cliente arrabbiato), e deleghiamo tutte e tre queste occasioni a terzi, per dedicare tutti i nostri sforzi allo sviluppo e alla spinta sul mercato del nostro prodotto». Forse proprio questa difficile transizione è la vera sfida sulla quale farebbero bene a concentrarsi le nostre imprese meccaniche per affrontare e superare anche questo difficile momento. ■

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«Offrire una soluzione anziché semplicemente un prodotto - afferma il professor Perona - consente al fornitore di uscire da una logica di pura transazione e di aprirsi a relazioni con i clienti di tipo esperienziale e durature nel tempo»


meccanica

Il Distretto Meccanica rappresenta una delle più importanti novità di Matching nel 2012. Si rivolge alle aziende del settore per sostenerle nell’indispensabile intrapresa di un percorso di crescita e sviluppo

Incontrare

e

L

a meccanica è uno dei settori dell’economia che mostra segnali di ripresa e che ha realmente tenuto durante la crisi. Tuttavia occorre affrontare alcuni snodi strutturali che ostacolano la crescita, quali la dimensione ridotta delle aziende e l’iperspecializzazione. Prima condizione per il potenziamento del manifatturiero italiano è la rinnovata capacità di competere sui mercati di tutto il mondo con un numero più ampio di imprese. Il Distretto Meccanica a Matching è un’opportunità decisiva per incrementare le proprie compe-

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l’eccellenza italiana

CORRIERE DELLE OPERE N. 11 Ottobre 2012

La meccanica in Italia è in ripresa, ma soffre di una ridotta dimensione delle aziende e della specializzazione che molte di esse hanno in una singola lavorazione

tenze, confrontarsi con i protagonisti del mercato e per sostenere la ricerca condivisa di soluzioni innovative, profittevoli e competitive anche nel medio e lungo termine.

IL DISTRETTO MECCANICA PER LA CRESCITA

Il Distretto Meccanica rappresenta una delle più importanti novità di Matching nel 2012. Si rivolge alle aziende del settore per sostenerle nell’indispensabile intrapresa di un percorso di crescita e sviluppo.


meccanica APERTURA AL MONDO

L’agenda degli appuntamenti di Matching viene studiata appositamente per incontrare aziende provenienti da Paesi esteri, allargare il proprio mercato di riferimento e seguire all’estero le iniziative di altri imprenditori che delocalizzano la produzione.

PICCOLO NON È SEMPRE BELLO

Competere sui mercati di tutto il mondo è la condizione per lo sviluppo del manifatturiero. Anche in questo caso la dimensione è un limite. Per affrontare i mercati esteri, dunque, occorre necessariamente aggregarsi, secondo forme di rete o di filiera. Realizzare filiere produttive efficienti e molto integrate, infatti, è uno dei passaggi imposti dalle grandi aziende e dal mercato. La rete favorisce il trasferimento delle conoscenze, abbattendo i tempi per realizzare prodotti complessi in minor tempo. Trovare partner per realizzarne di nuove o capire quali sono le regole per essere competitivi e interessanti per i grandi sono due tra le opportunità da cogliere al Matching. Nel Distretto Meccanica si svolgerà più di un focus sulle modalità per crescere dimensionalmente con le Reti d’impresa, anche con l’illustrazione di esperienze già ben avviate. Incontrare manager di grandi aziende o consulenti esperti di filiere produttive snelle è un’opportunità unica per avere indicazioni utili a sviluppare i propri progetti di aggregazione. È una nuova cultura d’impresa che coinvolge i punti chiave per lo sviluppo di qualsiasi azienda: la realizzazione di filiere produttive più efficienti, la condivisione delle conoscenze, l’abbattimento dei tempi per le produzioni complesse e la ricerca di partner per una maggiore competitività.

CONDIVIDERE LA CONOSCENZA

Incrementare le competenze e migliorare la diffusione della conoscenza per sostenere la ricerca e

lo sviluppo di soluzioni innovative, la formazione e la cultura d’impresa sono altri punti cardine per la ripresa. Si può fare ricerca in aziende di piccole dimensioni solo condividendo ciò che si conosce con altri, generando una rete di conoscenza condivisa. Gli appuntamenti programmati one-to-one e le altre iniziative del Distretto favoriscono l’incontro con manager e consulenti esperti di soluzioni organizzative moderne e nuove tecnologie. I partecipanti a Matching potranno così ascoltare utili suggerimenti per realizzare prodotti più complessi e a più alto valore aggiunto investendo in innovazioni radicali e non solo incrementali, soprattutto nei processi produttivi, nella consapevolezza che occorre un “salto” nelle prestazioni dell’azienda per renderla parte attiva nella costruzione del prodotto finale. Capire come sia possibile “vedere” il cliente anche stando all’interno di una filiera, ad esempio, imparare a collaborare con tutti gli altri subfornitori e a fidarsi del committente è indispensabile per un cambio di passo.

IMPARARE DAI GRANDI

A Matching saranno presenti alcuni grandi player del settore che intendono esplorare le opportunità di collaborazione con le imprese medie e piccole. Attraverso workshop su temi organizzativi e di integrazione tra le filiere (come rispondere alle necessità di aggregarsi, diventando più “corti” ed efficienti; come si può vedere il cliente e il mercato, pur rimanendo all’interno di una filiera produttiva; la formazione di giovani tecnici e la nascita di incubatori di imprese e di eccellenze; come affrontare l’estero in filiera e con grandi partner), Matching offre innumerevoli occasioni per aumentare il proprio bagaglio di conoscenze e competenze. Non un percorso accademico, ma un focus operativo sulle modalità per diventare più “corti” ed efficienti e risultare interessanti e interessati alle grandi aziende. ■ Trovare partner o capire quali sono le regole per essere competitivi e interessanti per le grandi imprese sono due tra le opportunità da cogliere al Matching

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logistica

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mercato della logistica in Italia

Il

Quanto vale il mercato della logistica conto terzi in Italia e quali sono i trend in atto? Quali sono le strategie vincenti nell’offerta di servizi logistici? A questi e ad altri interrogativi si dà risposta nell’articolo seguente di Alessandro Perego professore ordinario di Logistica e Supply Chain Management del Politecnico di Milano e direttore scientifico dell’Osservatorio Contract Logistics e Damiano Frosi ricercatore dell’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano

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CORRIERE DELLE OPERE N. 11 Ottobre 2012


logistica

L’

offerta di logistica conto terzi in Italia è molto ampia, eterogenea e articolata: sono coinvolte diverse tipologie di fornitori di servizi logistici per un totale di oltre 114.000 imprese. La maggior parte appartiene al mondo dell’autotrasporto, con circa 90.000 “padroncini” e 14.500 “autotrasportatori organizzati in società di capitali”. La seconda classe per numerosità è quella dei “gestori di magazzino” (ossia operatori che svolgono principalmente attività di movimentazione merci), con circa 5.800 aziende in cui rientrano i principali consorzi e cooperative di facchinaggio. L’Osservatorio ha inoltre censito 2.400 “spedizionieri” (ossia orchestratori e fornitori di trasporti internazionali che combinano tutte le modalità di trasporto), 1.100 “operatori logistici” (ossia fornitori di servizi di logistica integrata), 600 “corrieri/ corrieri espresso”, 80 “gestori di interporti/terminal intermodali” e 30 “operatori del trasporto ferroviario e del trasporto combinato strada-rotaia”. Il valore del fatturato generato da tutte queste

aziende (escludendo quindi i trasporti aereo e navale) è stato pari a 71 miliardi di euro nel 2009, un valore certamente elevato ma che può trarre in inganno se si considera quello che è l’effettivo valore del mercato della Contract Logistics, che è rappresentato dalla somma dei contratti per servizi di Contract Logistics delle aziende committenti verso i fornitori di servizi logistici, pari a 39 miliardi di euro. Rapportando il valore del mercato al totale dei costi logistici delle aziende italiane (stimati pari a 106 miliardi di euro nel 2009 nell’ipotesi di un’incidenza dei costi logistici al netto del costo delle scorte pari al 7% del Pil italiano) si ottiene un grado di penetrazione del mercato della Contract Logistics pari al 36%, valore che rappresenta quindi la “percentuale di outsourcing della logistica” in Italia. Per contro, i 32 miliardi di euro di scambi interni alla filiera (differenza tra i valori del fatturato e del mercato della Contract Logistics) sono una dimostrazione (ulteriore) della complessità del settore e delle numerose relazioni di subfornitura presenti. Figura 1. Il censimento e il fatturato delle aziende fornitrici di servizi logistici

La logistica emerge come una componente importante del sistema economico italiano, per un valore di oltre 100 mld di euro (nel 2009), pari a circa il 7% del Pil, in linea con la media europea (6,8%) (dati Centro Studi Confetra - AT Kearney)

Focalizzandosi però sulla sola offerta di servizi di outsourcing strategico della logistica (Strategic Contract Logistics), quando cioè il fornitore si occupa dell’intero processo logistico dell’azienda committente - sia esso la logistica distributiva o la logistica di approvvigionamento -, si scopre che il valore del mercato si riduce (dai 39 miliardi di euro) a circa 7,5 miliardi di euro. Il valore della sola Strategic Contract Logistics risulta quindi pari al 7% del totale dei costi logistici e risulta assai più basso che considerando la Contract Logistics in generale, a evidenza che l’approccio oggi dominante nelle relazioni di outsourcing della logistica è il Commodity Outsourcing, una sorta di “spezzatino” delle attività, con affidamento di parti del processo logistico a operatori diversi.

➤ N. 11 Ottobre 2012 CORRIERE DELLE OPERE

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logistica ➤

Il potenziale di crescita del mercato

Possiamo dire che la misura del grado di penetrazione attuale della Contract Logistics evidenzia grandi opportunità di crescita. Vi è in primo luogo un 64% di mercato potenziale attualmente non raggiunto. Sono qui ricompresi settori in cui la terziarizzazione è poco sviluppata (ad esempio la logistica ospedaliera, o più in generale la logistica a supporto delle aziende di servizi) e settori in cui le scelte di terziarizzazione della logistica sono estremamente variegate (a pari contesto, alcune aziende terziarizzano, altre non terziarizzano). La valutazione di quale componente di questo mercato potenziale possa tradursi in mercato reale dipende dalla comprensione delle motivazioni alla base delle scelte di outsourcing. In secondo luogo, la differenza tra penetrazione dell’outsourcing complessivo (36%) e penetrazione dello Strategic Outsourcing (7%) evidenzia come vi sia - almeno sulla carta - un elevato potenziale di sviluppo dei modelli di Strategic Outsourcing. Figura 2. Il valore del mercato della Strategic Contract Logistics e le potenzialità di sviluppo

La ricerca ha evidenziato che l’outsourcing strategico della logistica è una opzione interessante qualora sussistano tre condizioni di fondo: 1) l’azienda committente non abbia forti core competence in ambito logistico; 2) vi siano operatori terzi che hanno oggettive possibilità di svolgere le attività logistiche con prestazioni di costo, servizio o flessibilità decisamente superiori rispetto all’azienda committente; e infine 3) i costi della relazione - ad esempio i costi di integrazione per la pianificazione strategica e operativa - e i rischi - ad esempio i rischi legati alla condivisione di informazioni e dati sensibili con altri attori - non siano tali da annullare i benefici ottenibili.

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l’osservatorio contract logistics del politecnico di milano La logistica è importante per il nostro Paese e per le nostre organizzazioni, in termini di volume d’affari, persone impiegate, incidenza sui costi aziendali ecc. Tuttavia non sempre è considerata una priorità nelle strategie aziendali e non esistono molti studi sulla terziarizzazione della logistica. Per colmare questa mancanza di informazioni e per accrescere la cultura e la sensibilità aziendali verso il tema, alla fine del 2010 il Politecnico di Milano ha fondato un Osservatorio relativo all’“Outsourcing della Logistica”, di interesse per tutte le aziende della filiera, dai fornitori di servizi logistici e It alle aziende committenti, utilizzatrici dei servizi logistici. Giunto quasi al termine del suo secondo anno di attività, l’Osservatorio Contract Logistics della School of Management del Politecnico di Milano costituisce un tavolo permanente di analisi critica e discussione sul ruolo di spinta all’innovazione che l’ecosistema della Contract Logistics può giocare per la diffusione di pratiche di eccellenza nella gestione della logistica e della supply chain in Italia. In particolare, l’Osservatorio è nato per misurare quantitativamente i principali numeri del settore - attori, fatturato, mercato, concentrazione, grado di terziarizzazione, redditività ed esaminare il processo che genera innovazione e che “muove” le imprese committenti a prendere consapevolmente decisioni strategiche di outsourcing del processo logistico. Le attività svolte dall’Osservatorio in particolare “seguono” tre filoni principali: l quantificazione e analisi del mercato dell’offerta di servizi logistici conto terzi (denominato “Contract Logistics”); l analisi del mercato potenziale in alcuni settori specifici (nel primo anno di ricerca sono stati approfonditi Retail no-food, Alimentare fresco ed Elettronica di consumo; nel secondo anno Fashion, Alimentare secco e Farmaceutico); l analisi del potenziale di innovazione della Contract Logistics.

La logistica conto terzi o outsourcing logistico è una scelta strategica organizzativa che prevede l’esternalizzazione delle attività logistiche. In concreto è il processo attraverso il quale le aziende affidano a fornitori esterni, per un periodo contrattualmente definito, la gestione operativa di una o più funzioni logistiche (approvvigionamento, trasporto, distribuzione finale, stoccaggio materie prime e prodotti finali ecc.) cui sono aggregabili altre attività prossime alle attività logistiche (imballaggio, confezionamento, personalizzazione dei prodotti, pratiche doganali, assicurative ecc.)


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Estendere la catena del valore come chiave di volta per lo sviluppo

Questa la strategia del Gruppo DELES, che presenta a Matching 2012 il proprio innovativo modello di business

Abbandonare la vecchia via per la nuova, ci hanno insegnato, può essere rischioso. Per il Gruppo DELES, realtà presente sul mercato dell’imballaggio fin dagli anni ’50 con solide radici manifatturiere nella provincia di Varese, ha invece rap-

Aree di attività

presentato un punto di forza. Il progressivo superamento del proprio modello tradizionale di fornitura di materiali di imballo, a vantaggio di un modello innovativo che propone soluzioni a tutto tondo legate alle tematiche della integrità e protezione del prodotto, è la scelta strategica innovativa e vincente fatta nel corso degli ultimi anni dal Gruppo DELES. Per rendere possibile questo cambiamento, il Gruppo DELES ha operato estendendo la propria catena del valore e sviluppando competenze specifiche nella gestione di tutte quelle attività che stanno a monte ed a valle del proprio core-business storico. Non più quindi solo produzione e fornitura di materiali di imballaggio ma servizi integrati a questa collegati: dal supporto al Cliente nell’analisi di soluzioni, flussi e processi di imballaggio, proponendo soluzioni innovative che integrino le migliori performance dell’imballo, l’ottimizzazione degli spazi, la riduzione di costi ed impatto ambientale, alla progettazione di imballi ad-hoc grazie al proprio laboratorio R&D, da sistemi per la tracciabilità ed identificazione di prodotti e componenti, alla gestione in outsourcing di servizi di logistica integrata, dal confezionamento in-house oppure presso i propri poli operativi, alla fornitura di servizi di assistenza tecnica post vendita. Ne scaturisce quindi una capability più ampia ed efficace, in grado di portare soluzioni su misura a seconda delle esigenze del Cliente, soluzioni caratterizzate dal comune denominatore di assicurare che il prodotto conservi la propria integrità in tutte le fasi di trasporto, movimentazione e stoccaggio. Soluzioni che assicurano un vantaggio competitivo ad ogni Cliente.

Il Gruppo DELES opera nelle seguenti aree di attività offrendo, grazie alla costante sinergia tra le proprie Business Unit, un approccio a tutto tondo alle tematiche della protezione del prodotto: Packaging Materials & Solutions: Materiali e soluzioni per l’imballaggio, il confezionamento e la tracciabilità dei prodotti. Logistics: Consulenza nell’ottimizzazione dei flussi logistici e gestione in outsourcing di servizi di logistica integrata After-sales Services: Servizi di assistenza tecnica post vendita su prodotti a contenuto tecnologico rivolti a distributori, rivenditori ed end-user.


logistica ➤

L’innovazione e la collaborazione fornitori-committenti Il successo di una iniziativa di terziarizzazione dipende in primo luogo dalla capacità del fornitore di servizi logistici di offrire prestazioni migliori rispetto a quelle del committente. Sono emersi alcuni fattori chiave che possono spiegare la capacità dei principali operatori di logistica conto terzi di offrire prestazioni migliori rispetto alle aziende committenti: sfruttamento di economie di scopo e/o di scala, forti competenze di Ict, forti competenze di logistica operativa, elevata capacità finanziaria per gli investimenti in logistica, maggiore controllo dei subfornitori nella filiera dei servizi logistici. Ma, come in altri contesti, la fiducia fra le parti risulta la condizione principale per favorire l’innovazione. La costruzione di questa fiducia richiede una modifica nell’impostazione della relazione sia lato domanda che lato offerta, ben illustrata da alcuni atteggiamenti tipicamente rinvenibili nelle relazioni più consolidate: l aumentare la visibilità reciproca, sia in merito alle dinamiche del business sia in merito all’evoluzione del processo logistico aziendale (ad esempio, una politica di riduzione scorte, se non comunicata in tempo utile al fornitore, può avere effetti devastanti, in particolare a fronte di eventuali investimenti dedicati); l lato committenti, superare un atteggiamento di esclusiva attenzione alla riduzione dei costi e accettare di condividere - sotto la guida degli operatori logistici - investimenti e progetti multi-committente in modo da sfruttare appieno possibili economie di scopo/scala; l lato operatori logistici, condividere con il committente i progetti/casi di successo in modo da favorire una fertilizzazione orizzontale e puntare a rafforzare - e non indebolire! la cultura logistica delle aziende committenti. In un contesto di fiducia reciproca si riduce la percezione di rischio associata alla terziarizzazione dell’intero processo logistico e nel contempo aumenta la capacità di fare innovazione insieme. ■ Il successo di una iniziativa di terziarizzazione dipende in primo luogo dalla capacità del fornitore di servizi logistici di offrire prestazioni migliori rispetto a quelle del committente

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logistica

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giro d’italia in 180 filiali

A colloquio con Fernando Delogu, responsabile relazioni internazionali di Brt, noto corriere espresso fondato a Bologna 84 anni fa che oggi rappresenta un’impresa di trasporti leader a livello nazionale e internazionale di Carmelo Greco

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anno scorso ha cambiato denominazione da Bartolini in Brt. Identica è rimasta la livrea rossa dei suoi 7.500 veicoli che rende riconoscibile il noto marchio del corriere espresso. Il Centro studi di Confetra (Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica), nell’ultima classifica delle imprese leader in Italia, pone l’azienda al secondo posto con un fatturato superiore ai 927 milioni di euro e 827 dipendenti diretti, che raggiungono la cifra ragguardevole di 14 mila persone se si considerano collaboratori e “padroncini”. Nata a Bologna nel 1928, oggi Brt ha 180 filiali sul territorio nazionale, per un totale di 900 mila mq di magazzini, e altre 1.050 filiali in Europa. I colli trasportati annualmente superano il numero di 125 milioni. In un comparto logistico come quello italiano, caratterizzato da una miriade di operatori di piccole e piccolissime dimensioni, rappresenta senz’altro un’eccezione. Tanto più che la crisi economica ha causato una riduzione dei volumi movimentati unita a una crescente richie-

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Sopra, una consegna nel pieno centro di Bologna a opera del corriere Brt che proprio nel capoluogo emiliano ha il suo quartier generale

sta di flessibilità da parte delle imprese. Per questo la partecipazione di Brt al prossimo Matching è particolarmente significativa, perché assicura la presenza di un interlocutore tra i più qualificati del panorama nazionale nell’affronto dei temi principali connessi al settore: non solo il trasporto, ma anche l’internazionalizzazione e le questioni doganali, il lavoro, la formazione, lo sviluppo e l’innovazione. Ne abbiamo parlato con Fernando Delogu, responsabile relazioni internazionali della società bolognese. Che cosa vi aspettate di trovare alla manifestazione organizzata dalla Cdo? «Brt è tradizionalmente il corriere dell’azienda italiana che spedisce ad altre aziende o al consumatore finale. È un corriere che, ovviamente, ha uno spiccato interesse per la grande industria italiana, ma il core business del mercato è la piccola e media industria. In questo senso, Matching è il luogo ideale per incontrare il target principale di Brt». Dal vostro punto di vista, di che cosa hanno bi-


logistica sogno in particolare le nostre pmi? «La piccola e media azienda oggi soffre delle condizioni del mercato in cui si trova a operare, soprattutto a causa della contrazione dei consumi. Per questo parleremo soprattutto di internazionalizzazione. Assistiamo, infatti, a un grande risveglio dell’export e il sostegno che sta dando alla nostra bilancia commerciale è la testimonianza delle opportunità che offrono i mercati internazionali alle aziende. Noi vogliamo essere attori, assieme alle aziende rappresentate al Matching, di questo processo». Di questo risveglio si parla poco sui media, che spesso fanno un ritratto tutt’altro che lusinghiero della nostra impresa. Come mai? «Rischiamo di rimanere prigionieri di stereotipi o di vissuti negativi del passato. L’Italia all’estero gode di una grande e bella immagine del manifatturiero. E il manifatturiero non è solamente il bene voluttuario, che pure ci rappresenta e ci inorgoglisce, cioè scarpe, abbigliamento e fashion in genere. Ma è anche e soprattutto tecnologia, strumenti di controllo, meccanica, agroalimentare. Lì abbiamo delle potenzialità enormi da esprimere sui mercati internazionali, che ci selezionano, ci apprezzano e ci ammirano». L’internazionalizzazione è un tema chiave. Quali sono gli altri temi cruciali della logistica? «Un tema cruciale è quello di saper rispondere con una grande bravura organizzativa. Il mercato chiede prezzi bassi, ma non vuole sacrificare la qualità. Questo significa avere una grande capacità organizzativa per rivedere i processi, reingegnerizzarli e riuscire a mettere le aziende nelle condizioni di raggiungere i mercati nel più breve tempo possibile. Il nostro primo impegno punta a contenere i costi in presenza di un’alta qualità del servizio». Molte aziende negli ultimi anni hanno esternalizzato le attività di logistica per concentrarsi sul proprio core business. Voi, in quanto player del settore, come avete affrontato questo passaggio? «È vero, per potersi sviluppare le aziende si stanno sempre più concentrando sul core business, e cioè sulla progettazione e la commercializzazione del prodotto. E stanno delegando a terzi attività non strategiche, di scarso interesse organizzativo per loro. Fra queste rientrano la gestione del magazzino, la gestione delle scorte, il confezionamento e tutte quelle attività connesse all’affidamento del prodotto alle reti distributive. In tal senso, Brt da più di dieci anni ha sviluppato una serie di servizi di logistica in outsourcing con una caratteristica unica sul mercato italiano: tutti i nostri siti di logistica sono adiacenti ai siti di distribuzione. Questo

Per il trasporto in città d’arte come Verona (nella foto), Brt ricorre a tutti i mezzi a cui sia consentito transitare in zone chiuse al traffico

significa che il prodotto che ci viene consegnato in gestione logistica può essere confezionato e affidato alle reti distributive in tempi molto ristretti. Detto in altri termini: accettiamo ed evadiamo ordini di prodotti da consegnare fino alle 18 del pomeriggio». Il tema della logistica intercetta quello delle infrastrutture. Qual è la situazione attuale in Italia? «L’infrastruttura in Italia è estremamente carente per il trasporto su gomma, il trasporto su rotaie e il trasporto aereo nazionale. Nel trasporto su gomma, purtroppo, si deve supplire in proprio ai deficit dell’attraversamento stradale. La scarsa connessione tra le reti urbane ed extraurbane, la viabilità autostradale poco interconnessa, la difficoltà di percorrenza dell’Italia, dovuta anche alla morfologia della nostra penisola, ci costringono a supplire con una presenza capillare. Solo così si può garantire il ritiro dei prodotti il più tardi possibile e la consegna il prima possibile. Sono finiti i tempi in cui si operava con poche filiali regionali e poi si correva continuamente, dando generiche rassicurazioni al cliente. Oggi è necessaria la capillarità. Per questo abbiamo una rete di 180 filiali in Italia. Il che significa, nella situazione più negativa, essere massimo a 50 km dal cliente. Naturalmente nei siti produttivi più importanti d’Italia, come la Lombardia o il Triveneto, si ha una capillarità maggiore. L’obiettivo rimane lo stesso: se il cliente decide di affidare la merce all’ultimo momento, bisogna essere pronti. E non ci sono scusanti quali congestione stradale o avversità atmosferica». Al Matching si parlerà anche del lavoro all’interno del comparto della logistica. Come è cambiato nel vostro settore? «In Brt lavorano 14 mila persone. Queste sono in parte autisti e in parte personale interno, dipendente o di cooperativa. Lo sforzo dell’azienda, in questi ultimi anni, è stato quello di valorizzare al massimo le competenze, sfruttare l’automazione per togliere ripetitività e possibilità di errore, lasciando alle risorse umane le parti più nobili del lavoro». Quanto è importante l’innovazione? «L’innovazione è fondamentale. Serve a dare strumenti agli uomini per lavorare al meglio, con meno fatica e con minore margine di errore, tenendo conto che la logistica ancora oggi è un lavoro basato sull’uomo, perché è l’uomo che va a incontrare il cliente per ritirare le merci, è l’uomo che rappresenta l’azienda nel consegnare le merci. Chi lavora con noi è addestrato a trattare le merci come se fossero delle creature, perché sono il bene che qualcuno ha prodotto e quindi bisogna avere massima cura nel traportarlo». ■ N. 11 Ottobre 2012 CORRIERE DELLE OPERE

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logistica Il settore della logistica vivrà nei prossimi anni una forte fase di sviluppo che potrà fare da motore all’economia italiana. È anche per questo che il Matching dedica a questo comparto uno dei suoi otto Distretti

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l modello di sviluppo economico che ha caratterizzato il Paese negli ultimi trent’anni, e che ha visto la diffusione di sistemi di piccola e media impresa, ha in molti casi limitato lo sviluppo dell’outsourcing logistico, a differenza di quanto invece è avvenuto in altri Paesi europei, dove le grandi imprese hanno sempre mantenuto elevata la domanda di servizi logistici conto terzi. La recente crisi economica ha però causato una riduzione temporanea dei volumi movimentati e una progressiva diminuzione dei margini sulle attività di trasporto e magazzinaggio. Questo ha portato a un incremento della richiesta di flessibilità e a una necessità di riduzione dei costi con una conseguente maggior richiesta di esternalizzazione dei servizi di logistica che per-

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comparto in crescita

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mette all’azienda di focalizzarsi maggiormente sul proprio core business. Il sistema logistico italiano oggi è caratterizzato da una scarsa presenza di operatori di grandi dimensioni e da una miriade di operatori di piccole e piccolissime dimensioni. Questo, insieme al ritardo con cui, rispetto ad altri Paesi europei, le aziende italiane hanno fatto ricorso all’esternalizzazione dei processi logistici, fa ritenere che in Italia il settore della logistica rispetto ad altri settori sia un mercato relativamente “nuovo” con un elevato potenziale di crescita e che vivrà nei prossimi anni una forte fase di sviluppo che potrà fare da motore all’economia italiana.

La logistica al matching

La filiera della logistica e dei trasporti è rappre-


logistica Nella settima edizione di Matching, Colog - associazione nata nel 2007 dall’incontro di alcune aziende che operavano a vario titolo nel settore logistico e che si riconoscevano nella proposta e nei valori della Compagnia delle Opere - in collaborazione con Assologistica, ha promosso convegni e pomeriggi formativi dedicati all’incontro tra la logistica e le filiere della sanità, dell’agroalimentare e del tessile, in uno scambio reciproco di esperienze e confronto tramite il racconto di case history. Al Matching 2012 quell’esperienza verrà riproposta e raffozata.

UN RICCO PROGRAMMA

sentata a Matching dagli associati a Cdo Logistica, realtà che attualmente conta circa 60 iscritti presenti su tutto il territorio nazionale. Il tema della logistica ha assunto negli anni rilevanza strategica nella gestione d’impresa, sia per l’aumento della pressione competitiva sia per l’allargamento dei confini dei mercati. Per questo motivo sono stati sviluppati modelli manageriali sempre più efficienti dal punto di vista delle operation o della struttura dei costi. Come in altri ambiti, l’organizzazione a rete può essere efficace dal punto di vista dei risultati attesi. In tale contesto poter far parte di una rete da cui attingere in termini di esperienze e di condivisione di opportunità permette una maggior qualità ed efficienza dei servizi.

La filiera della logistica e dei trasporti è rappresentata a Matching dagli associati a Cdo Logistica, realtà che attualmente conta circa 60 iscritti presenti su tutto il territorio nazionale

I partecipanti al Matching avranno la possibilità di confrontarsi con esperti del settore della logistica sui temi del: l trasporto; l lavoro; l formazione; l sviluppo e innovazione; l accesso al credito; l sistemi informativi. In particolare, nell’ambito dell’internazionalizzazione sarà trattato anche il tema della dogana, sarà data assistenza sia a chi ha già un progetto e desidera confrontarsi sia a chi ha solo l’idea di internazionalizzare ma non sa come fare. Le imprese potranno usufruire anche di assistenza tecnica sui contratti di lavoro, in collaborazione con il ministero dei Trasporti e Assologistica. Al Matching sarà anche possibile ottenere una valutazione di progetti innovativi da presentare presso l’Area Incontri del Distretto Logistica, possibilità che non rappresenta un momento di pubblicità. I casi saranno selezionati a cura di Cdo Logistica che, insieme all’azienda che presenta, lavorerà per promuovere il workshop verso i partecipanti. Al Matching verrà presentata la Rete di assistenza Cdo Logistica per dare supporto alle aziende: un aiuto per capire come attrezzarsi per crescere, realizzare partnership e aggregazioni.

PROGETTO PIATTAFORMA

Presentazione stato di avanzamento di uno studio di fattibilità, promosso in collaborazione con importanti esponenti del mondo accademico e manageriale, dedicato ai piccoli produttori del settore agroalimentare.

IN COLLABORAZIONE CON ASSOLOGISTICA

Workshop, seminari, incontri, case history sui temi caldi della logistica. ■ N. 11 Ottobre 2012 CORRIERE DELLE OPERE

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sanità

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futuro della sanità è nel

Gabriele Pelissero, presidente dell’Aiop (Associazione italiana ospedalità privata), ci parla dei cambiamenti che stanno intervenendo nel settore della sanità e delle strade da intraprendere per assicurare prestazioni adeguate ed equilibrio finanziario di Dario Vascellaro

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l sistema sanitario italiano, secondo recenti stime (Cerm 2010) contribuisce a generare un valore aggiunto diretto pari al 5,75% del Pil (a prezzi base). Considerando anche le attività economiche indotte, tramite i consumi intermedi, la sanità raggiunge un valore aggiunto esteso dell’8% sul Pil. Il contributo della spesa sanitaria alla crescita economica è quindi fuori discussione. A questo importante comparto dell’economia italiana il Matching dedica un ampio spazio. Anche l’edizione 2012 sarà l’occasione per far emergere le best practices delle strutture sanitarie partecipanti e la collaborazione tra imprese e ospedali/ Asl. Durante la tre-giorni di Milano vi saranno momenti di approfondimento e dibattito in cui si incontreranno e confronteranno esperti del settore e aziende partecipanti. Si potrà così riflettere sulle novità nella sanità nate in questi anni da esperienze di sussidiarietà effettivamente realizzate e che sempre hanno visto una collaborazione tra il mon-

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sanità

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sistema misto

Gabriele Pelissero, presidente dell’Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) è ordinario di Igiene e organizzazione sanitaria alla Facoltà di Medicina dell’Università di Pavia. È anche vice presidente del Gruppo ospedaliero San Donato e direttore scientifico dell’Irccs-Policlinico San Donato

do pubblico e privato, il mondo delle imprese e le strutture sanitarie. Anche di questo proficuo rapporto pubblico-privato e della situazione del settore sanità in tempi di spending review ci ha parlato Gabriele Pelissero, presidente dell’Aiop (Associazione italiana ospedalità privata). Quali sono le criticità più urgenti che le sembrano emergere nel mondo della sanità? «In Italia, così come in tutti i Paesi europei, nei decenni scorsi la costruzione del Welfare ha avuto nella sanità uno dei punti centrali e l’Europa, fra i continenti di questo pianeta, rappresenta un’area particolarmente felice da questo punto di vista. Si tratta, infatti, di un vasto territorio con popoli molto diversi che però è riuscito a ottenere un obiettivo comune: assicurare un livello elevatissimo di copertura dei bisogni sanitari attraverso dei meccanismi collettivi, certamente piuttosto funzionanti. Nessun altro continente al mondo ha queste caratteristiche. Questo fatto storicamente positivo e che ha dato buoni risultati negli ultimi decenni, negli ultimi quattro anni si è scontrato contro la crisi delle finanze pubbliche e conseguentemente la crisi dei sistemi di Welfare. Un fenomeno epocale di dimensioni gigantesche che però, portato in ambito sanitario, comporta un grandissimo problema: come coniugare un livello di copertura sanitaria che probabilmente non ha eguali nella storia dell’umanità con la criticità della finanza pubblica e l’esigenza di affrontare i sistemi di Welfare per renderli meno costosi, sostenibili e compatibili con una competizione economica mondiale che è enormemente sviluppata. E che oltretutto è andata anche a incrociarsi con il problema della crisi economica iniziata quattro anni fa negli Stati Uniti e che poi si è allargata a tutto il mondo e anche all’Europa. Questo è il nodo centrale del problema. A questo nodo le soluzioni sono in astratto semplici: bisogna riuscire a mantenere livelli di qualità adeguati, corrispondenti a ciò che oggi viene dato, volumi di prestazioni invariati, aumentando significativamente l’efficienza. Come fare? Questo è il problema sul tavolo». Quali sono gli spunti che possiamo cogliere dagli altri Paesi europei per cercare di rendere più efficiente e magari più efficace il sistema sanitario italiano? «Parliamo prima di tutto di efficienza. Efficienza significa ottenere gli stessi risultati spendendo di meno. I sistemi di Welfare sanitario storicamente sono sistemi statalistici cioè sono sistemi nei quali il ruolo dello Stato è totalizzante, nel senso che lo Stato si preoccupa di istituire il sistema, di rac-

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sanità ➤

cogliere le risorse economiche, di utilizzarle per gestire la produzione delle prestazioni e la loro erogazione. Questo modello è andato in crisi un po’ in tutta Europa e a questo modello si sono contrapposti dei sistemi molto più articolati fondati sul pluralismo degli erogatori, pur all’interno di un obiettivo di copertura universale. Questa situazione è molto chiaramente visibile in Germania che è il Paese che probabilmente è stato più attivo sotto questo profilo negli ultimi dieci anni. D’altra parte non è un caso perché la Germania è stato il Paese che più di tutti si è posto con forza il problema del miglioramento dell’efficienza dei conti pubblici e il risultato lo vediamo in termini di spread. Un esperimento di estremo interesse è avvenuto anche in Olanda, caratteristiche molto particolari seppure il senso complessivo di questi esperimenti è quello di cancellare il monopolio pubblico nelle fasi di erogazione delle prestazioni, producendo sistemi misti nei quali pubblico e privato entrino dentro il circuito virtuoso costituendo continuamente l’uno per l’altro un benchmark che costringe ciascuno dei due sistemi a portarsi su livelli qualitativi e su livelli di efficienza ottimali. Devo dire, però, che l’Italia complessivamente non è ultima da questo punto di vista. In Italia ci sono stati due eventi estremamente importanti. Il primo è stato la riforma dell’inizio degli anni 90 che ha introdotto in Italia, primo Paese in Europa, il concetto del pagamento a prestazione, contrapposto al pagamento a piè di lista, che è un modello di efficientamento formidabile, se si ha il coraggio di portarlo in porto. Il secondo evento si è verificato quando, nel ’97, la Lombardia, unica Regione italiana, ha sviluppato con grande decisione un modello di sistema misto autenticamente fondato su una competizione regolata che costituisce credo a oggi un riferimento europeo di grandissimo interesse. È uno dei pochi sistemi maturi nei quali pubblico e privato sono mescolati insieme in un meccanismo di reciproco vantaggio. Direi che oggi i grandi Stati fondatori dell’Unione europea dove più intensa è stata l’evoluzione in questo senso sono la Germania federale e per l’Italia la Lombardia. La Francia è un Paese un po’ più arretrato da questo punto di vista, però anch’esso sta lavorando a introdurre modelli a pagamento a prestazione e sistemi misti. Paesi come la Gran Bretagna, invece, in realtà più che un sistema misto hanno un sistema stratificato, nel senso che una fascia di popolazione è assistita secondo modelli assicurativo-privatistici di alta qualità e alto costo e una fascia più ampia - e naturalmente si tratta della fascia più debole della popolazione è assistita da servizi pubblici che fino a oggi erano

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a livelli di efficienza e qualità piuttosto bassi (simile al modello statunitense, probabilmente, sotto certi aspetti, anche peggiore)». Lei da poco è stato nominato presidente dell’Associazione italiana ospedali privati. È nella direzione del Gruppo ospedaliero più importante d’Italia e fra i più importanti al mondo. Se è vero come è vero che l’Italia non vuole essere un Paese per vecchi e se è vero come è vero che siamo di fronte al problema generazionale del ricambio del personale, dei medici in particolar modo, in che modo ritiene che i giovani nel mondo medico e anche nel mondo gestionale possano essere una risorsa in questo momento di travaglio? «Io penso che la sanità oggi sia un terreno favorevole per i giovani. Questo fatto è determinato da una pluralità di fattori. Primissimo certamente e molto vistoso il fatto che, se non cambia le proprie politiche di offerta formativa, l’Italia si sta avviando a essere un Paese importatore di figure professionali qualificate, prima di tutto nel campo medico. Questo significa che per i nostri giovani la medicina può offrire sviluppi personali importanti, interessanti e affascinanti. Io ritengo che sia urgente che questo Paese affronti in modo molto serio questo problema, modificando radicalmente l’offerta per formazione dei medici e aumentandola

«L’esistenza di un Servizio sanitario nazionale universale e solidaristico - dice Pelissero - è una grande conquista di civiltà, e noi rimaniamo in prima fila nel difenderlo. Così come sosteniamo con forza che per mantenere questa impostazione universalistica e solidaristica del sistema sanitario, sia indispensabile mantenere il pluralismo dei suoi erogatori»


sanità moltissimo. Abbiamo molti ragazzi in gamba che vorrebbero diventare medici in Italia e non riescono a diventarlo. Ciò è gravissimo perché in Italia abbiamo bisogno di medici e ne avremo sempre di più in futuro, e lo stesso dicasi per gli altri Paesi europei. La Danimarca, ad esempio, vorrebbe importare medici italiani e non li trova. Siamo in grado di formare ottimi medici in Italia, abbiamo delle ottime università, degli ottimi ospedali di formazione. È un’occasione che questo Paese sta perdendo, invece bisogna assolutamente andare a coglierla. Lo stesso vale per le professioni diciamo così manageriali che ruotano intorno alla sanità, anche se le possibilità di impiego ovviamente sono più limitate. La sanità dovrà diventare un’attività sempre più tecnicamente evoluta e la gestione dei sistemi sanitari sarà una delle sfide professionali più importanti. È certo, dunque, che giovani che si orienteranno su questa strada potranno avere un futuro molto positivo». Si parla molto di spending review in questo periodo. Che spazio c’è per tagliare ancora nel settore della sanità? E il federalismo in questo senso ha funzionato? «La spending review a mio giudizio, nel caso della sanità, dev’essere riconsiderata in modo molto attento. Prima di tutto un dato: la spesa sanitaria nel nostro Paese negli ultimi quindici anni è costantemente più bassa di un punto, un punto e mezzo del Pil rispetto a Paesi come la Germania e la Francia che sono con noi comparabili. Noi spendiamo di meno. Non possiamo illuderci che spendendo poco si ottengano grandi risultati. Il secondo punto è che negli ultimi due anni l’Italia è l’unico Paese tra i grandi Paesi dell’Unione europea nel quale la spesa sanitaria si è ridotta in percentuale rispetto al Pil, passando dal 2010 al 2011 dal 7,2% al 7,1%. Sto parlando di spesa pubblica naturalmente, che è quella che incide sulla finanza pubblica. Considerato che in quest’anno il Pil si è ridotto, io sono molto preoccupato per questo trend perché una forte sottocapitalizzazione del comparto sanitario rischia di portare l’Italia in una condizione di sottosviluppo in uno dei settori che a medio termine rappresentano una delle opportunità di crescita più significative e importanti per i prossimi decenni. Questa è una cosa sulla quale dovremmo attentamente riflettere. È vero che nella spesa pubblica sanitaria ci sono aree di inefficienza, questo è arcinoto, però bisogna anche ricordare alcune cose. Primo, le aree di inefficienza sono concentrate territorialmente in un modo molto preciso. Gli stessi dati della Corte dei Conti dicono che il disavanzo della spesa sanitaria in Italia è concentrato al

90% in tre regioni. Abbiamo, dunque, un sistema complessivamente virtuoso con alcune situazioni particolari che bisognerebbe affrontare. E questo è il primo punto. Secondo: se si vuole efficientare la sanità, bisogna fare una politica sanitaria adeguata che non sia solamente una politica congiunturale che opera sui flussi di cassa, perché operando sui flussi di cassa si ottiene solo un risultato: ridurre drasticamente le prestazioni erogate ai cittadini. Invece, per migliorare l’efficienza, bisogna fare una politica strutturale, cioè bisogna capire quali sono i meccanismi e le condizioni territoriali, storiche, sociali che determinano situazioni di inefficienza e sviluppare una politica intelligente per modificarle. Il meccanismo del federalismo, che in sanità significa il meccanismo dei costi standard, sarebbe stato a mio giudizio molto preferibile rispetto ai tagli lineari della spending review i quali sono per definizione un meccanismo cieco e un po’ stupido, lo dico tra virgolette naturalmente, senza voler fare delle accuse a nessuno. Bisognerebbe, invece, costruire modelli di spesa razionali. Si può ulteriormente perfezionare ciò che è stato fatto in termini di costi standard? Probabilmente sì, ma, se dovessimo mettere sul piatto della bilancia l’approccio con costi standard e l’approccio con tagli lineari così come è stato seguito quest’anno dal Governo, non c’è il minimo dubbio che questa seconda modalità, cioè i tagli lineari, è quella peggiore che si possa seguire». ■

Non è tagliando i servizi ma colpendo realmente gli sprechi che si risolleva la spesa sanitaria. Ne è convinto Gabriele Pelissero, il presidente dell’Associazione che raggruppa le strutture del privato accreditato

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sanità La modenese Doxee torna per la seconda volta al Matching con lo scopo di trovare alleati per la digitalizzazione di documenti e processi in ambito sanitario di Carmelo Greco

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addio alla carta migliorare il dialogo ausl-pazienti

È

la seconda volta che la Doxee di Modena, 15 milioni di fatturato e 130 collaboratori, torna al Matching. La prima è stata un paio di anni fa, quando ancora si chiamava Ebilling. Il cambio della denominazione sociale è avvenuto a ottobre di quest’anno, a conclusione di un percorso che ha visto crescere la notorietà del marchio nei mercati internazionali. Nelle tre sedi estere in California, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca, l’azienda emiliana operava già con il brand Doxee, che adesso è diventato quello che la identifica in Italia. La ragione sta anche nel fatto che si sono ampliati, rispetto alla nascita avvenuta nel 2001, i campi di intervento della digitalizzazione e dematerializzazione documentale offerti dall’impresa modenese. Non è più soltanto la fatturazione, come suggeriva il nome originario, a essere oggetto del cambiamento dalla versione cartacea a quella elettronica, ma tutta la comunicazione delle aziende verso i clienti: estratti conto, report, riepiloghi del servizio, promozioni, avvisi. «Oggi si parla più propriamente di dematerializzazione dei processi, invece che dei documenti - spiega Davide Boni, Partner e Corporate Marketing Director di Doxee -. È passata la prima fase, tra la fine degli anni 90 e l’inizio del 2000, in cui l’abbandono della carta muoveva i primi passi su larga scala e gli interventi erano concentrati soprattutto sui documenti più numerosi, impegnativi da gestire e importanti da conservare». Da qui l’offerta attuale di Doxee che, oltre alla dematerializzazione del documento, propone soluzioni per la gestione dei flussi di comunicazione verso una platea molto numerosa, come ad esempio quella a cui si rivolgono i gruppi Tlc, le banche e le multiutility.

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Davide Boni, direttore marketing di Doxee; in alto, un’immagine della convention clienti 2012 organizzata dall’azienda il 21 settembre al Museo casa Enzo Ferrari di Modena

C’è anche la Ausl di Modena tra i suoi clienti. «Un caso di successo - dice Boni - che comprende la conservazione sostitutiva dei referti, l’invio delle fatture per prestazioni in ambito ospedaliero, gli inviti a presentarsi per esami ricorrenti, gli esiti degli esami ecc.». La Doxee ci tiene in modo particolare a far conoscere questo caso al prossimo Matching, perché vuole portare la propria competenza nel settore sanitario, sia in Italia sia all’estero. Aveva partecipato in precedenza al workshop di fine novembre per lo stesso motivo. «Allora però - precisa Boni - il nostro fu un tentativo estemporaneo con la prospettiva della ricerca di potenziali clienti. Abbiamo capito poi che non era lo spirito del Matching. A distanza di due-tre anni abbiamo pensato di rifare il cammino di avvicinamento al distretto Sanità, tenendo conto di che cosa ci può offrire il Matching, cioè un’occasione per fare rete e mettere a punto collaborazioni. Il che si sposa molto bene con la nostra strategia sui vari mercati nei quali siamo presenti soprattutto tramite partner». Una collaborazione tanto più necessaria in un comparto come quello della sanità. Davide Boni lo chiarisce bene: «La partnership è fondamentale perché il tema della riprogettazione dei processi in chiave paperless tipicamente prevede la promozione in ambito sanitario di progetti più ampi della parte che copriamo noi, cioè la dematerialzizzazione e la digitalizzazione. Per questo la nostra intenzione è di incontrare altre imprese che, ad esempio, operano nella logistica o producono e distribuiscono software per la sanità. Insomma, vogliamo fare rete con altre realtà insieme alle quali andare a proporre un progetto di grande respiro agli ospedali e alle aziende sanitarie». ■


sanità La Dsc di Legnano ha partecipato a tutte le edizioni del Matching e oggi è componente del Tavolo Sanità, dove ha scoperto una modalità di collaborazione tra imprenditori diversa dalle solite di Carmelo Greco

L

a Dsc di Legnano è un’azienda informatica costituita trent’anni fa dall’ingegner Franco Cordano. Simone, anche lui ingegnere, è figlio del fondatore e ha cominciato ad affiancare il padre da un paio di anni: «Il processo del passaggio generazionale - dice - è appena iniziato. L’azienda è nata come software house, sviluppando un gestionale, AmicoWin, che tuttora proponiamo alle imprese di ogni settore. Col tempo, da semplice software house, ci siamo evoluti per coprire tutti i servizi, comprese le attività tecniche e sistemistiche (installazioni, presidio tecnico, service desk, virtualizzazione ecc.)». Nel 2003 la Dsc entra nel mercato della sanità, dapprima offrendo i propri servizi informatici e successivamente realizzando soluzioni software per ospedali, cliniche e Rsa. Oggi questo mercato è diventato il suo core business e rappresenta più della metà di un fatturato che supera i tre milioni di euro. Principali clienti sono gli ospedali e le Asl della Lombardia. L’evoluzione dell’azienda legnanese ha riguardato anche la sua modalità di partecipazione al Matching, in cui è andata fin dal principio. «Abbiamo ottenuto dei buoni risultati - spiega Simone Cordano - negli ultimi due anni. Non soltanto perché ci siamo iscritti nel Distretto Sanità, mentre in precedenza eravamo nel settore Ict. Ma anche perché ci siamo preparati bene, come consigliano sempre gli amici di Cdo, siamo arrivati con un’agenda di appuntamenti e con dei prodotti competitivi. Per questo anche nel 2012 abbiamo deciso di tornare al Matching». Dove Dsc proporrà, oltre al proprio software per la sanità, una soluzione per gli amministratori di condominio, visto che fra l’altro la riforma in materia è di imminente approvazione.

Il vero motore delle reti

Lo spostamento dell’ambito di interesse della Dsc ha fatto sì che recentemente entrasse a far parte del Tavolo Sanità, a cui aderiscono diversi im-

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s

soluzioni it per ospedali e asl

Simone Cordano, figlio di Franco, il fondatore dell’azienda di Legnano; in alto, la sede della Dsc

a

prenditori del settore. «Siamo gli ultimi arrivati dice ancora Cordano - e, quindi, per adesso le mie sono solo impressioni. Finora ci si siamo trovati in due occasioni, principalmente con l’obiettivo di individuare gli argomenti dei workshop che si terranno al Matching. L’impressione che ho avuto è stata eccezionale: non mi era mai capitato di vedere un clima di questo tipo in una riunione tra imprenditori, una tale libertà e schiettezza nel dirsi le cose come avviene tra amici». E come succede tra amici con cui ci si trova a parlare di un certo argomento, si finisce spesso per discutere anche d’altro. Oltre ai temi dei workshop, si è cominciato ad affrontare quello che a un imprenditore sta molto a cuore: gli affari e la crescita della propria azienda. Perché la condivisione è il vero motore delle reti. Simone Cordano lo sa, tanto che insieme ad altre aziende informatiche ha dato vita a Doctor Ant, un network di società It che risiedono tra Saronno, Busto Arsizio, Varese e Magenta. Scopo principale è quello di mettere in comune le eccellenze, le specializzazioni di ciascun membro. Quest’anno Doctor Ant sarà presentato ufficialmente al Matching. ■


sanità

s

sanità a matching Il distretto

M

L’ottava edizione del Matching vedrà una nutrita partecipazione di realtà del mondo sanitario e momenti di approfondimento e dibattito in cui si incontreranno e confronteranno esperti del settore e aziende partecipanti

N

el contesto attuale il sistema sanitario italiano persegue gli obiettivi primari dell’efficienza e dell’attenzione alla persona, tenendo conto delle esigenze di contrazione dei costi e della situazione economica generale. La ricerca di soluzioni gestionali innovative e competitive emerge allora come l’elemento chiave per progettare lo sviluppo sostenibile dell’intero Distretto sanitario. In questo contesto Matching rappresenta la migliore piattaforma focalizzata sul mondo della sanità, dove aziende pubbliche e private presentano best practices, nuove partnership ed esperienze di miglioramento dei servizi, razionalizzazione gestionale e competitività. Il Matching sarà l’occasione per: affrontare le novità normative a livello nazionale e regionale (modalità di ricovero - organizzativa e di degenza); discutere di spending review e proporre soluzioni che evitino sprechi; favorire maggiori sinergie tra settori diversi (energia, logistica integrata, Ict, automazione) e tra ambiti sanitari diversi (tra territorio e ospedali). Verranno, infine, proposte soluzioni innovative tecnologiche (telemedicina) e organizzative (intensità di assistenza e cura).

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Nel 2011 il Distretto Sanità a Matching ha registrato un incremento del 25% rispetto alla passata edizione, con la presenza di 50 strutture sanitarie e ospedaliere provenienti da 13 regioni italiane e 110 aziende private. Queste realtà hanno dato

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vita a oltre 4200 incontri tra operatori specializzati, contribuendo ad avviare nuove relazioni e opportunità di business e sviluppo. Si è registrata anche una crescente presenza di buyer esteri che hanno reso Matching un evento di respiro internazionale anche nel settore sanitario. Al Matching 2012 saranno presenti 40/50 strutture per conoscere nuove opportunità legate a: l soluzioni Ict integrate, strumentazione diagnostica e prodotti tecnologici; l soluzioni per nuovi percorsi di cura e reti assistenziali; l partnership per la ricerca; l partnership per attività formative; l soluzioni di logistica integrata; l edilizia ospedaliera - ottimizzazione energetica - domotica.

DIALOGO APERTO E PROFESSIONALE

A Matching le aziende ospedaliere-sanitarie e le

OSPEDALI E ASL Già ISCRITTI A.O. ISTITUTI OSPITALIERI DI CREMONA A.O. MELLINO MELLINI DI CHIARI A.O. OSPEDALE SAN CARLO BORROMEO DI MILANO A.O. SAN GERARDO DEI TINTORI DI MONZA ARNAS GARIBALDI DI CATANIA ASL DELLA PROVINCIA DI LECCO ASL DELLA PROVINCIA DI BRESCIA ASL PROVINCIA DI MILANO 2 AZIENDA OSPEDALIERA “OSPEDALI RIUNITI MARCHE NORD” AZIENDA OSPEDALIERA CARLO POMA DI MANTOVA AZIENDA OSPEDALIERA DI PADOVA AZIENDA OSPEDALIERA GUIDO SALVINI DI GALLARATE AZIENDA OSPEDALIERA L. SACCO DI MILANO AZIENDA OSPEDALIERA OSPEDALE DI CIRCOLO E FONDAZIONE MACCHI DI VARESE AZIENDA OSPEDALIERA OSPEDALE NIGUARDA CA’ GRANDA DI MILANO AZIENDA OSPEDALIERA OSPEDALI RIUNITI DI BERGAMO AZIENDA SANITARIA LOCALE A.S.L. TO2 AZIENDA SANITARIA LOCALE BT

AZIENDA SANITARIA LOCALE DELLA PROVINCIA DI COMO AZIENDA SANITARIA LOCALE PROVINCIA DI LODI AZIENDA SANITARIA PROVINCIALE CATANIA AZIENDA USL 11 DI EMPOLI CENTRO ORTOPEDICO DI QUADRANTE SPA DI VERBANIA ENTE OSPEDALIERO OSPEDALI GALLIERA DI GENOVA FATEBENEFRATELLI E OFTALMICO DI MILANO FOND. “CASA SOLLIEVO DELLA SOFFERENZA” OPERA DI SAN PIO DA PIETRELCINA GRUPPO OSPEDALIERO SAN DONATO IN SCIENTIA FIDES S.P.A DI SAN MARINO ISBEM - ISTITUTO SCIENTIFICO BIOMEDICO EURO MEDITERRANEO DI BRINDISI ISTITUTO GIANNINA GASLINI DI GENOVA ISTITUTO ORTOPEDICO RIZZOLI DI BOLOGNA ISTITUTO SCIENTIFICO ROMAGNOLO PER LO STUDIO E LA CURA DEI TUMORI - IRST POLIAMBULATORIO SANT’ALESSANDRO SRL DI BERGAMO POLICLINICO SANT’ORSOLA MALPIGHI ULSS 16 PADOVA W. & B. POLIAMBULATORI SRL DI BRESCIA


sanità

seminari e workshop Temi: l Innovazioni tecnologiche e organizzative (Organizzazione per intensità di cura, 118, Centrali Uniche) l Integrazione territorio/ospedale (Domiciliare e assistenza anziani, emergenza territoriale, organizzazione territoriale, Filiera disabilità e realtà socio-sanitaria/ausilio del privato) l Confronto interregionale l Fondazioni l Libero mercato dei pazienti - come si pone la Sanità italiana? => assicurazioni

imprese possono: l presentare progetti per promuoverne la diffusione; l illustrare le best practices già in atto; l cercare e offrire sistemi e soluzioni innovative; l conoscere in anticipo le linee di sviluppo verso cui si muove il settore sanitario; l trovare collaborazioni e risorse nel campo della ricerca; l costruire network attivi con altri soggetti; l dialogare fra loro sui principali snodi della filiera.

DAL PORTALE ALL’EVENTO

Grazie al lavoro di preparazione svolto attraverso il portale www.e-matching.it ogni partecipante arriva a Matching con un’agenda programmata di appuntamenti. Agli incontri one-to-one programmati, si aggiunge la possibilità di partecipare a Workshop, Seminari e Tavole rotonde di alto livello proposti nei tre giorni della manifestazione con esponenti autorevoli e professionisti del settore. Al Distretto Sanità del Matching 2012 saranno presenti strutture sanitarie e ospedaliere e aziende private

TEMI DI INTERESSE l l l l l l l

Nuovi percorsi di cura, reti assistenziali e soluzioni in rete 118 Emergenza-Urgenza e organizzazione territoriale Novità gestionali e organizzative nel settore Innovazione nei servizi, soluzioni e sviluppo di tecnologie all’avanguardia Efficienza energetica e smaltimento dei rifiuti ospedalieri Gestione documentale, automazione dei processi e tracciabilità dei prodotti Progettazione, sviluppo e gestione di dipartimenti, magazzini e reparti. ■

buyer esteri distretto sanità Totale buyer: 13 Paesi: Brasile, Cina, Perù, Polonia, Repubbliche Baltiche, Romania, Russia, Thailandia, Tunisia Categorie: Importatori di attrezzature, prodotti cosmetici, centri di ricerca e sviluppo

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sanità

il tavolo della sanità Nel corso delle ultime cinque edizioni del Matching è stato fondamentale il lavoro svolto dal “Tavolo della Sanità”, un luogo composto in modo informale di volta in volta da associati Cdo, imprenditori che lavorano in ambito sanitario e professionisti ospedalieri (sia statali che privati) con i quali ci si è paragonati per comprendere meglio la direzione in cui muoversi. Si è rivelata decisivo e utile questa forma di lavoro per l’individuazione delle tematiche che hanno costituito le linee guida della partecipazione dei soggetti sanitari, per l’alto livello di conoscenza del mondo sanitario e ospedaliero delle persone coinvolte, per il continuo sforzo di individuazione di realtà pubbliche e private da invitare e per la continua collaborazione con le sedi locali di Cdo. Da subito si è deciso di tenere come baricentro di intervento della “rete in sanità” i servizi innovativi, lasciando ai margini tutto ciò che è di competenza prettamente clinica. Le linee guida del lavoro di questi anni sono state: Telematica: l Ris - Pacs l Cartella Clinica informatizzata: l Monitoraggio e assistenza remota dei pazienti cronici Gestione delle tecnologie: l Impatto sui servizi ospedalieri delle nuove tecnologie: strumenti per una maggior efficacia ed efficienza dell’attività diagnostica e dell’organizzazione l Servizi di gestione e manutenzione di apparecchiature elettromedicali Logistica: l Interna ed esterna all’ospedale l Tecnologia e riorganizzazione I partecipanti al Tavolo della Sanità svoltosi, lo scorso luglio, a l la tracciabilità come elemento di gestione: del rischio e delle Medolla, presso l’azienda Gambro che ha subito danni durante il risorse. recente terremoto in Emilia


avsi Una

O I

ong tra le imprese

La presenza di Avsi al Matching sottolinea che l’alleanza tra impresa e privato sociale può offrire nuove opportunità di sviluppo in nome della corporate social responsibility di Dario Vascellaro

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avsi

Q Graziano da Silva (a sinistra nella foto) direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao) e Alberto Piatti, segretario generale di Avsi

Un’immagine del concerto tenutosi nel 2011 e durante il quale Andrea Bocelli ha cantato per due ore insieme al soprano di Cuba Maria Aleida, alla famosa cantante brasiliana Sandy e ai ragazzi del coro Arvore da Vida di Jardim Teresopolis, dove da sette anni Fiat, Avsi e Cdm sviluppano un prezioso intervento intersettoriale di sviluppo socio economico di una favela di 35.000 abitanti

uest’anno al Matching parteciperà anche Avsi, un’organizzazione non governativa impegnata con oltre cento progetti di cooperazione allo sviluppo in 38 Paesi del mondo. In Africa, America Latina e Caraibi, Est Europa, Medio Oriente, Asia Avsi opera nei settori socioeducativo, sviluppo urbano, sanità, lavoro, agricoltura, sicurezza alimentare e acqua, energia e ambiente, emergenza umanitaria e migrazioni, raggiungendo più di quattro milioni di beneficiari diretti. La sua missione è promuovere la dignità delle persone attraverso attività di cooperazione allo sviluppo con particolare attenzione all’educazione, nel solco dell’insegnamento della Dottrina Sociale Cattolica. Tra i suoi principali donatori istituzionali figurano il ministero degli Esteri italiano, l’Unione europea, l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (Usaid), la Fao, l’Unicef, la Banca mondiale. Come mai una tale realtà ha deciso di partecipare a un evento b2b come il Matching? Lo abbiamo chiesto ad Alberto Piatti, segretario generale di Avsi. «La Fondazione Avsi collabora con molte imprese italiane sul tema della responsabilità sociale d’impresa. Un numero sempre maggiore di aziende promuove strategie di responsabilità sociale in risposta a una serie di pressioni e opportunità sociali, ambientali ed economiche. La responsabilità sociale per Avsi significa una straordinaria alleanza tra impresa e privato sociale in grado di creare nuove possibilità di sviluppo». Cosa significa questo in concreto? «Come Avsi abbiamo avuto esperienza di collaborazioni sul tema della social corporate responsibility con alcuni grandi gruppi italiani che hanno dimensioni multinazionali, ma anche con medie e, soprattutto, piccole imprese che si fanno carico di sostenere in altri Paesi un’attività imprenditoriale analoga alla propria o un’attività sociale. Se le imprese aiutano le nostre attività umanitarie, pensiamo che questa possibile alleanza tra impresa e non profit possa avere una reciprocità. I Paesi nei quali operiamo, infatti, hanno tassi di sviluppo elevatissimi e, quindi, la nostra conoscenza di tali realtà potrebbe essere un vantaggio importante per le aziende che vogliono esplorare le possibilità di investire od operare all’estero in territori che non conoscono. Mediamente l’impresa italiana, soprattutto la piccola impresa, non è adeguatamente attrezzata per internazionalizzarsi, per cui noi potremmo essere un ponte ideale - pur nella distinzione dei ruoli - per aiutarle in questa attività. Durante il Matching vorremmo individuare possibili partenariati che sostengano le nostre ini-

➤ N. 11 Ottobre 2012 CORRIERE DELLE OPERE

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avsi ➤ ziative umanitarie e che ci permettano di favorire una circolazione di informazioni utili per le aziende che vogliono andare all’estero». Qual è dunque l’idea di fondo che presenterete alle aziende partecipanti? «Africa e America Latina sono mondi in crescita, sono una opportunità per le imprese, per le persone. Lo sviluppo delle imprese è ugualmente una opportunità: offre lavoro, prodotti e servizi. Avsi può fare da nesso tra impresa e realtà locale, che conosce da tempo. L’idea di fondo è che, affinché l’impresa possa realizzare il suo business e allo stesso tempo affinché le comunità locali possano trarre vantaggio da uno sviluppo sostenibile nel tempo, è necessario stabilire un partenariato reale dove la presenza di chi opera sul territorio poggi su obiettivi condivisi. La Fondazione Avsi, all’interno di questo tipo di collaborazioni, si prospetta come un interlocutore con esperienza in progetti di sviluppo, che può tessere relazioni costruttive tra l’impresa e la popolazione locale mirando ad azioni concrete: formazione, lavoro, educazione, salute, agricoltura. Attraverso una partnership così fatta si può instaurare con il territorio un rapporto costruttivo, in cui il ruolo delle aziende può diventare uno degli strumenti di miglioramento della qualità della vita delle persone e dell’ambiente». Avete già iniziato a collaborare con alcune imprese? «Le prime collaborazioni tra Fondazione Avsi e imprese italiane per interventi nei Paesi dove queste ultime hanno progetti industriali sono nate a metà degli anni 2000. Le più significative sono state avviate in America Latina con Fiat e in Africa con Eni. Questo tipo di collaborazione può “fare la differenza” all’interno di una reale partnership tra l’impresa che opera in contesti di Paesi emergenti e la Fondazione Avsi che vanta 40 anni di presenza e di progetti di sviluppo in Paesi emergenti. Con multinazionali italiane e non solo abbiamo già realizzato alcuni progetti. Tali realtà, infatti, della responsabilità sociale d’impresa ne fanno una filosofia aziendale, ma sono anche vincolate dagli accordi presi con i Paesi nei quali operano a lasciare benefici sociali nelle realtà dove investono o compiono “esplorazioni”. Le multinazionali, quindi, hanno bisogno di qualcuno che le aiuti a valutare quale tipo di interventi sociali fare, come realizzarli e come implementarli. Le piccole imprese, invece, si rivolgono a noi soprattutto per avere la possibilità di conoscere un Paese estero, per avere dei punti di riferimento grazie ai nostri contatti».

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Può farci qualche esempio concreto di collaborazione tra Avsi e il mondo delle imprese? «In Brasile abbiamo realizzato un progetto di responsabilità sociale con Fiat Brasile nella favela di Teresopolis, sorta intorno all’insediamento industriale della multinazionale dell’auto. Grazie a questo progetto, nel giro di qualche anno, 1200 ragazzi provenienti da quella favela sono diventati operai specializzati del gruppo Fiat. Nella stessa realtà, è sorta una cooperativa di donne - che abbiamo visto al Meeting di Rimini due anni fa - che realizza borse o portacomputer utilizzando i tessuti dei sedili delle auto. È stato un intervento sociale capace di intervenire sul valore della dignità dell’essere umano. Per convincere un ragazzo a guadagnare in un mese quello che potrebbe guadagnare in due ore o in due giorni vendendo droga bisogna fare un percorso umano ed è questa capacità che la Fiat ha riconosciuto in Avsi. Facendo tesoro di questa esperienza, stiamo ragionando insieme a

Il progetto “Árvore da Vida” nasce dal desiderio di Fiat Brasile di investire e valorizzare le risorse educative delle comunità prossime allo stabilimento di Belo Horizonte, in Minas Gerais, nella speranza di contribuire alla riduzione della violenza e al miglioramento della qualificazione professionale. Tra le attività c’è Cooperarvore, una cooperativa di donne che riciclano materiali di scarto dall’industria della Fiat per farne borse, portachiavi e altri oggetti


avsi Fiat a come prevenire i problemi legati ai fenomeni di inurbamento che si potrebbero verificare in seguito alla costruzione di uno stabilimento nello Stato di Pernambuco. Abbiamo in corso progetti importanti con Eni in Africa e stiamo ragionando con l’Endesa per progetti di solidarietà sociale in America Latina e soprattutto in Perù». La questione ambientale è un tema centrale per le imprese. Anche in questo caso è possibile un’alleanza tra impresa e non profit in nome della corporate social responsibility? «In effetti, dimostrare una responsabilità sociale nei confronti dell’ambiente rende le imprese virtuose e capaci di presentarsi sul mercato ancora più competitive. Negli ultimi anni Avsi ha rivolto una crescente attenzione ai temi dello sviluppo sostenibile nel rispetto dei vincoli ambientali. Questa stessa consapevolezza rivolta al sostegno di attività di sviluppo focalizzate sui temi ambientali trova sempre più spesso applicazione nei progetti aziendali legati alla responsabilità sociale d’impresa e nelle varie forme di sostegno a iniziative di sviluppo. Questo tipo di iniziative oggi ricadono nella più ampia definizione di Clean development mechanism (Cdm) offrendo la possibilità di essere certificate secondo quanto ratificato dal Protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni di gas serra. I progetti di riforestazione, di miglioramento dell’accesso alle fonti di energia, di conservazione della biodiversità, una volta registrati, generano certificati di riduzione delle emissioni di CO2 (Cer, Certified emission reduction) utili all’adempimento degli obblighi aziendali per l’abbattimento o per la riduzione delle emissioni. Allo stesso tempo anche i progetti non registrati all’interno dello strumento regolativo del mercato certificato (Cdm) possono generare quote per la riduzione di emissioni di CO2 per la compensazione volontaria attraverso dei crediti Ver (Verified emission reductions)». Avsi ha in corso dei progetti rivolti ai temi dello sviluppo sostenibile? «Avsi, mantenendo la propria missione originale di contribuire allo sviluppo della dignità della persona nel suo contesto di riferimento, riesce a rispondere alle esigenze delle imprese sui temi di riduzione delle emissioni, di responsabilità sociale d’impresa, di comunicazione e marketing, di sostegno a iniziative di sviluppo sostenibile attraverso la vendita di certificati per l’abbattimento delle quote di CO2 i cui proventi vengono reinvestiti per il sostegno e la realizzazione di progetti analoghi. Avsi ha progetti di riforestazione, di conservazione della biodiversità in diversi Paesi (Argentina, Haiti, Congo ecc.). Una volta registrati, generano

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certificati di riduzioni delle emissioni di CO2 utili agli adempimenti degli obblighi aziendali per l’abbattimento o per la riduzione delle emissioni. I proventi della vendita dei certificati verdi vengono da Avsi investiti per generare sviluppo negli stessi Paesi in cui si svolgono i progetti. Un importante progetto, ad esempio, prevede la distribuzione di focolari domestici che consumano meno del 50% del carbone normalmente consumato, con una riduzione significativa delle emissioni e del depauperamento del patrimonio forestale. Si tratta di un progetto “realistico” che ha risvolti positivi per l’ambiente, considerando, però, come ha detto José Graziano da Silva, direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao), a Rio +20, che non possiamo pretendere che un contadino che sopravvive a fatica e che per scaldarsi il cibo taglia una pianta sia un tutore dell’ambiente come ce l’abbiamo in mente noi». ■

Nel 2010 Avsi ha ristrutturato 4 locali a Cité Soleil, Haiti, uno dei quartieri più vulnerabili della capitale haitiana, con un tasso di disoccupazione pari al 90%, e fornito i mezzi di produzione e la formazione necessaria ad avviare un ristorante e tre laboratori di artigianato (sartoria, paillette/ perlage e ferro battuto). Attualmente questi laboratori producono diversi accessori quali borse con applicazioni in perlage, portafotografie, bracciali e specchi in ferro battuto, e si sostengono autonomamente grazie al ricavato delle proprie vendite


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libreria

Il lavoro che non si trova e il paradosso di Minerbio

a cura di Carmelo Greco

Figli miei Precari immaginari Giuliano cazzola 2012 Guerini e associati 204 pagine 17,50 €

Come cambia la vita sociale al tempo dei social network

La sfida Del cambiamento Superare la crisi senza sacrificare nessuno

a cura di lorenza violini e giorgio vittadini 2012 bur 430 pagine 10,90 €

strada maestra per un welfare A misura di persona e famiglia

Il volume raccoglie diversi contributi suddivisi in due parti. Nella prima, intitolata “Per un welfare sussidiario”, si analizzano i cambiamenti intervenuti nel sistema di welfare universalistico tipico dell’Europa e l’importanza del principio di sussidiarietà quale fattore di sviluppo e modernizzazione. La seconda si concentra sul “caso italiano” e sulle politiche sociali che hanno interessato il nostro Paese dalla Costituzione del 1948 a oggi. La tesi di fondo dei vari interventi è che la crisi economica, con il conseguente venir meno di risorse disponibili da parte delle istituzioni pubbliche, renda quanto mai necessario un ripensamento dei tradizionali modelli di gestione del bene comune a favore di una maggiore valorizzazione delle soluzioni provenienti “dal basso”. Persona, famiglia e corpi intermedi devono essere posti al centro della vita civile senza che lo Stato ne ostacoli la capacità autonoma di risposta ai bisogni della collettività e dei singoli individui. È una strada che, negli ambiti in cui è stata intrapresa, ha dimostrato finora di essere non solo la più efficace ma anche la meno onerosa per le tasche dei contribuenti.

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Giuliano Cazzola, parlamentare Pdl e vice presidente della Commissione Lavoro della Camera, ultimamente cita spesso un episodio che l’ha visto protagonista e con cui apre il suo libro. In occasione di un incontro domenicale sui temi del lavoro e della riforma Fornero, si era trovato a Minerbio, cittadina della pianura bolognese. Durante il dibattito, erano intervenuti un operaio 46enne in cassa integrazione, preoccupato per la propria condizione, seguito dal fornaio del paese, titolare di un’impresa fondata nel 1917 che era costretto a chiudere per l’impossibilità di trovare manodopera disposta a continuare la sua attività. La vicenda è paradigmatica del gap che oggi esiste in Italia tra domanda e offerta di lavoro e l’autore se ne serve per stigmatizzare quello che lui chiama il «luogocomunismo» in materia di disoccupazione giovanile.

La rete Che lavora Mestieri e professioni nell’era digitale

ivana pais 2012 Egea 160 pagine 16 € (9,99 € e-pub)

Come i social network stanno modificando la società, l’economia e il lavoro? Ce lo racconta nel suo interessante saggio la sociologa Ivana Pais. Nel volume si alternano storie di persone che utilizzano il Web 2.0 per cercare informazioni a quelle di professionisti che costruiscono reti di collaborazione che non sono limitate dalla distanza geografica, al racconto dei nuovi modi per mettere in vetrina servizi e prodotti. «Il testo - scrive Tiziano Treu nella prefazione - si occupa non solo di quello che la rete cambia nel lavoro, ma di quello che può cambiare in molti aspetti - potenzialmente moltissimi - della nostra vita sociale: dalle modalità di comunicazione fra le persone, a quelle del gioco, alle forme dei rapporti commerciali, al fund raising anche per le imprese, alla costruzione degli eventi sociali, delle manifestazioni e dei convegni». E questo è solo l’inizio.

L’anticamera del paradiso Nelle favelas di Asunción

Rio sole Cronache di «santi» dal Paraguay

aldo trento a cura di alfredo tradigo 2012 - Edizioni ares 256 PAGINE - 15 €

«Nelle favelas padre Aldo è di casa e viene spesso a visitare i suoi “santi”, a tenere d’occhio quei bambini abbandonati che prima o poi adotterà, strappandoli alla miseria. Da questi luoghi nascono le storie “estreme” raccontate in questo libro, storie di speranza che si riaccende come la luce di un accendino nel nero baratro dell’abbandono e della disperazione. E come tanti ex-voto le storie si allineano e fioriscono in queste pagine: dietro ciascuna volti, teneri germogli, fiori raccolti prima di appassire, corpi lavati, curati e resi belli. Volti che ormai fanno parte della vita di padre Aldo, sono la sua casa, la sua famiglia. Un famiglia di santi dove “santo” appunto significa “salvato”. Uomini e donne e bambini che nella Clinica Divina Provvidenza hanno scoperto l’anticamera del Paradiso». Dalla prefazione di Alfredo Tradigo.


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indirizzi le aziende e gli enti citati in questo numero del Corriere delle Opere

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appfactory srl

Cdo network

info@appfactory.it www.appfactory.it

Via Canova 19 20148 Milano Tel. 0234599656 Fax 02310347210 www.cdonetwork.it

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albini e castelli srl Via Ancona 3 21056 Induno Olona (Va) Tel. 0332200248 Fax 0332200408 info@albiniecastelli.it www.albiniecastelli.it ■■■■■■■■■■■■■■■■■■■■

aLTIS UNIVERSITà CATTOLICA DEL SACRO CUORE

Cdo opere educative Viale Lunigiana 24 20125 Milano Tel. 0266987185 Fax 0270037103 www.foe.it ■■■■■■■■■■■■■■■■■■■■

Via San Vittore 18 20123 Milano Tel. 0248517156 Fax 0248029537 altis@unicatt.it www.unicatt/pmi

Cdo opere sociali

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Via Legnone 4 20158 Milano Tel. 0278622550 www.retemanager.com

Via Crimea 94 35141 Padova Tel. 0492963800 Fax 0492963801 www.consta.it

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brt spa Via Mattei 42 40138 Bologna www.brt.it ■■■■■■■■■■■■■■■■■■■■

Cambielli Edilfriuli Spa Via F.lli Gracchi 48 20092 Cinisello Balsamo (Mi) www.cambielli.it

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Via Legnone 4 20124 Milano Tel. 0236723900 Fax 026694008 www.cdo.org/operesociali

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Diesse

Impresitalia Srl

Viale Zara 9 20159 Milano Tel. 0267020055 Fax 0267073084 www.diesse.org segreteria@diesse.org

Via Del Grosso 5 23022 Chiavenna (So) Tel. 0392301010 Fax 0393902467 info@impresitalia.com www.impresitalia.com

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Doxee Spa

Istituto nazionale di statistica

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CORRIERE DELLE OPERE N. 11 Ottobre 2012

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