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Wellnessere il benessere a portata di mano

> YOGA

Il perfetto equilibrio tra corpo e spirito

> TISANE

Curarsi secondo natura

> SPEZIE

Non solo gusto ma una vera e propria medicina

> AMBRATERAPIA Il massaggio secondo gli zar

> OLIO D’ARGAN

Secolare alleato della bellezza

> MASSAGGI

I segreti dell’ayurveda

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Editoriale Chi: WELLNessere Cosa: la rivista per chi cerca il vero benessere Dove: direttamente a casa, su abbonamento, e nei migliori centri Wellness Quando: ogni due mesi Perché: per leggere i consigli dei più autorevoli professionisti del settore WELLNessere è una rivista essenziale, che mira al cuore dell’informazione, senza concessioni al superfluo. Il suo obiettivo non è fare numero ma informazione, per mano di alcune delle firme più autorevoli negli specifici settori di appartenenza. Come quella del dottor Luciano Zambotti, medico-chirurgo, specialista dell’alimentazione e psicoterapeuta, che in questo numero ci fa riscoprire il piacere di bere una buona tisana, che preparata con metodo e i giusti ingredienti è a tutti gli effetti uno strumento curativo; al pari delle spezie, da lui trattate in un secondo interessante articolo, molto utilizzate dalle popolazioni orientali proprio in virtù delle potenti sostanze antiossidanti, curative e protettive in esse contenute… e noi che le utilizziamo solo pensando d’insaporire le pietanze! Dopo un percorso di benessere, composto da bagno turco e sauna cosa c’è di meglio di un buon massaggio? Un massaggio Ayurvedico, naturalmente, i cui benefici ci sono illustrati dalla dottoressa Orietta Benatti, massoterapista e consulente ayurvedico. Oppure perché non concedersene uno stesi su un letto d’ambra, antica usanza degli zar di Russia che Nicoletta Chatrova, titolare di Ambra & Health, ha proposto, quasi dieci anni or sono, creando una “camera d’ambra” per deliziare anche noi comuni mortali. Daniela Gnocchi, insegnante di yoga, esamina infine le differenti tipologie di questa secolare pratica per ristabilire la perfetta armonia tra corpo e mente. Buona lettura.

Editoriale


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Colophon Anno I째 - Numero 0 Aprile - Maggio 2012 Rivista in attesa di registrazione presso il Tribunale di Pavia Direttore Editoriale

Capo Redattore:

Responsabile commerciale

Enzo Liaci

Filippo Bocca

Giorgio Camporeale

Editore

Redazione:

Responsabile spedizioni

HORIZONTS S.r.l.

Dott. Luciano Zambotti

Melissa Liaci

V.le Necchi, 4 - 27100 PAVIA

Daniela Gnocchi

Tel. 0382.538131 - Fax 0382.304211

Dott.sa Orietta Benatti

Ideazione e realizzazione

Fotografie e illustrazioni

Inedit Pro S.r.l.

Shutterstock

Hanno collaborato

Via Savona, 69 - 20144 MILANO

Ingimage

Simone Zavatta

Responsabile personalizzazioni Silvia Milione

Tel. 02.30316650 - Fax 02.30316651 www.ineditpro.com - info@ineditpro.com

Colophon


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Sommario

YOGA Il perfetto equilibrio tra corpo e spirito

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Ambraterapia Il benessere secondo gli zar

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TISANE Curarsi secondo natura

18 SPEZIE Non solo gusto ma una vera e propria medicina

26 32 OLIO D’ARGAN Secolare alleato della bellezza

Sommario

MASSAGGI Il massaggio ayurvedico


6 a cura di Daniela Gnocchi

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Yoga:

il benessere fisico è solo il primo passo

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splorare gli itinerari del corpo, ascoltare le svolte improvvise delle emozioni e dei pensieri, sentirsi bene con se stessi e con gli altri: a questo porta la via pratica dello yoga. Il termine yoga, uno dei più conosciuti del grande patrimonio culturale indiano, è ormai usato, e spesso abusato, in tutto l’Occidente. Deriva da una radice sanscrita yuj (unire, aggiogare) e indica un insieme di pratiche psicofisiche mirate a ristabilire una relazione armonica tra le diverse componenti della personalità umana (corpo fisico, emotivo, mentale) e a raggiungere l’unificazione interiore, spirituale, alla riscoperta della dimensione eterna del Sé, dell’Essere. Partendo dal corpo attraverso specifiche posture (asana), si riconosce che esiste una relazione continua fra lo stato del corpo, del respiro e della condizione interiore in cui ci troviamo. Una volta che si è riconosciuta questa esperienza diviene inevitabile portarla nei fatti e nei gesti della vita quotidiana, generando un benessere completo. Le origini dello Yoga non sono del tutto certe. Secondo le opinioni più accreditate nasce in India tra il III e il II millennio a.C. A quell’epoca risalgono infatti i reperti archeologici di Harappa e Mohenjo Daro, siti archeologici della valle dell’Indo (attuale Pakistan), che raffigurano divinità e figure ascetiche sedute in posizioni non dissimili da quelle praticate nello yoga. I primi riferimenti scritti sono quelli riportati in alcuni testi del VII secolo a.C., le “Upanishad”, che descrivono esperienze di stati di concentrazione e meditazione. All’inizio dell’era cristiana risale il testo considerato fondamentale dello “yoga classico” gli “Aforismi sullo yoga” o “Yogasutra” ,prima elaborazione scritta sistematica giunta fino a noi di questa pratica iniziatica tramandata fino a quel momento per via orale. Se con il termine intendiamo la meta che l’insieme delle pratiche (sadhana) dello yoga propone di raggiungere, lo stato di “unione”, lo yoga non può essere che uno. Se, come più spesso accade intendiamo con lo stesso termine questo

insieme di pratiche come una via, un percorso che porti l’individuo verso la meta, possiamo dire che esistono molte strade per raggiungere lo stesso luogo. Per la tradizione indiana esistono tre vie fondamentali per consentire all’essere umano il superamento della sua condizione: Jnana, Bhakti, Karma, rispettivamente la via della conoscenza, quella della devozione amorosa e dell’abbandono al divino e quella dell’azione disinteressata. Il Raja yoga tende in parte a operare una sintesi con un particolare accento posto sulla ricerca di uno stato meditativo. Un discorso a parte meritano le correnti di derivazione tantrica (Hatha Yoga, Kundalini Yoga, LayaYoga ecc.) improntate a una concezione simbolica ed esoterica del mondo e dell’essere umano. L’accento viene posto sulla rappresentazione dell’essere umano come omologo dell’universo manifestato: operando sul corpo umano, visto come microcosmo in cui operano tutte le forze presenti nell’universo, prevede di realizzare un risveglio dell’energia vitale che porti l’individuo a una completa trasformazione fisica e psichica, all’unione con l’Assoluto indifferenziato, alla non-dualità. Da queste correnti prende origine tutta la simbologia energetica (chakra, nadi ecc.) proposta spesso anche ai giorni nostri nella maggior parte dei corsi di yoga. Sintetizzando, possiamo distinguere uno Yoga “materiale”, alla cui base c’è l’unione con tutti gli oggetti materiali attraverso i nostri canali sensoriali, e uno Yoga “spirituale” che mira all’unione con se stessi. Traducendo questo concetto in termini medici, ci si riferisce ad un contatto con se stessi attraverso una stimolazione interiore che può essere propriocettivo, viscerocettiva o vestibolare. Il problema è che, generalmente, non si è stati educati a utilizzare o indirizzare questi stimoli interni, per cui li si percepisce solo quando danno sensazioni di squilibrio o disagio e per star meglio spesso ci si rivolge al medico. Lo yoga in tal senso lavora in ambito preventivo per la salute, proponendo pra-

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tiche dirette alla consapevolezza del corpo, del respiro, dello stato della mente e della qualità dei pensieri. Il movimento lento e consapevole e la tenuta delle posture yogiche (asana) favorisce e mantiene una buona mobilità delle articolazioni, la tonicità muscolare e sviluppa l’attenzione e la memoria del corpo. Questo atteggiamento fisico e mentale consente di scoprire dove si scaricano le tensioni emotive e di agire immediatamente per scioglierle. Ancora, gli asana portano nomi che richiamano simboli potenti e antichi, tratti dal mondo animale, vegetale e mitologico. Questi simboli lavorano dentro il praticante, arrestando il flusso incontrollato dei pensieri ed evocando una risposta emotiva. Le tecniche di pranayama (il controllo del respiro, nelle sue fasi alternate di inspirazione ed espirazione) consentono poi una migliore ossigenazione, a beneficio di tutti i sistemi di regolazione dell’organismo e del sistema nervoso simpatico e parasimpatico. Tra le pratiche

più amate dello yoga, il rilassamento (yoga nidra) conduce poi ad uno stato di coscienza non ordinario, tra il sonno e la veglia, inducendo ad un contatto tra subconscio e inconscio che ha effetti molto potenti sull’equilibrio psicofisico generale della persona. Il corpo (e la mente, che è ancora corpo) spesso sentito come un ostacolo, nello yoga viene riconosciuto come un meraviglioso strumento di conoscenza, un potente alleato per il ben-essere, una possibilità di sperimentare più livelli esistenziali. Il fatto di fare la posizione della montagna, dell’albero o del serpente, al di là dell’indubbio risultato di armonia psicofisica che può dare, può essere anche un recupero della nostra memoria filogenetica, dell’essere minerale, vegetale, animale e divino che sono in ogni essere umano. E questo dà anche un altro modo di rapportarsi con queste realtà di esistenza. Quando cambia il modo con cui si agisce, si modifica la qualità dell’azione e le sue ricadute. E cambia

Uno yoga o molti yoga? la qualità della vita. Raja Yoga, lo “Yoga Regale” o “Yoga classico” negli Yoga Sutra di Patanjali Lo yoga, la via della conoscenza, della realizzazione e della trasformazione di sé, si articola negli Yoga Sutra in 8 “membra” il cosiddetto Ashtanga Yoga, indispensabili allo yogin (praticante yoga) per raggiungere l’affrancamento dalla sofferenza insita nella condizione umana. Yama e niyama, le prime due, sono indicazioni, suggerimenti di comportamento etico e morale che prevedono, per esempio, il rispetto di principi come quello della non violenza, della verità e della libertà altrui, ma anche di uno stile di vita improntato a generosità e moderazione. Asana sono le posture, necessarie per raggiungere una maggiore consapevolezza del proprio corpo. Pranayama sono gli esercizi che permettono di controllare la respirazione e attivare attraverso di essa l’energia vitale. Pratyahara,”la ritrazione dei sensi”, è

la capacità di non essere costantemente proiettati e dispersi verso l’ambiente esterno, sapersi interiorizzare. Dharana è la concentrazione, il sapersi focalizzare sull’Essenziale. Dhyana è la meditazione, la contemplazione, stato d’essere che consente una percezione differente di se stessi, degli altri e dell’ambiente e, infine, samadhi, è l’esperienza mistica di unificazione, “enstasi”, come è stato tradotto da uno dei massimi studiosi di storia delle religioni, Mircea Eliade, con un neologismo che indica uno stato di “estasi interiore”, di “autorivelazione del Sé”. Jnana Yoga lo “Yoga della conoscenza” Trova la sua origine nella dottrina del Samkhya e nelle Upanishad. Il termina jnana, che in questi testi indica la conoscenza metafisica, deriva dalla stessa radice che in italiano ha prodotto gnosi, gnosticismo. La conoscenza è in questo caso intesa non come erudizione, accumulo di informazioni, ma come consapevolezza, comprensione intuitiva che sor-

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ge nello stato meditativo, Karma Yoga lo “Yoga dell’azione. È forse l’insegnamento fondamentale della Bhagavad Gita, il “Canto del Signore”, libro fondamentale per la spiritualità indiana. Il protagonista, Arjuna, si trova a vivere il conflitto di dover combattere in guerra contro amici e parenti schierati sul fronte opposto, e riceve l’insegnamento del dio Krishna che assume il ruolo del suo cocchiere. L’azione è in questo caso azione disinteressata, compimento dei doveri inerenti al proprio stato, con totale distacco rispetto ai risultati, al frutto dell’azione. Bhakti Yoga lo “Yoga della devozione amorosa al divino”. Prevede il totale abbandono alla propria “divinità d’elezione” (ista-devata), l’unione mistica nel cuore che ritroviamo anche nei mistici cristiani medievali o nelle correnti mistiche dell’Islam (Sufi). L’unione col principio trascendente viene ricercata attraverso l’amore incondizionato e il riconoscimento del divino nel mondo. Hatha Yoga lo “Yoga dello sforzo” o “dell’unione delle polarità contrapposte”. Il termine hatha vuol dire “violento, con forza”, ma indica anche le polarità: ha viene spesso interpretato come “sole” e tha come “luna”. Legato alla figura di Gorakshanatha, personaggio avvolto nel mistero vissuto forse intorno al XII secolo nel Nord-Ovest dellIndia, trova la sua definizione in alcuni testi che vengono fatti risalire al XIV-XV secolo: Hatha Yoga Pradipika

e Gheranda Samhita. Propone una pratica particolarmente incentrata sul corpo: satkarman (i sei atti purificatori), asana (posture corporee non solo meditative ma con forti contenuti simbolici); pranayama, bandha e mudra (controllo dell’energia vitale attraverso la respirazione, specifiche contrazioni muscolari e gesti simbolici); pratyahara (ritiro dei sensi dagli oggetti esterni); dhyana (stato di meditazione); samadhi (stato di unificazione completa). Secondo la visione tantrica con il corpo fisico coesiste un corpo “sottile” sul quale l’hatha-yoga opera. Questo corpo “sottile” è fatto da innumerevoli canali energetici nei quali scorre l’energia vitale. I canali più importanti sono quello connesso con la polarità femminile ida e quello collegato alla polarità maschile pingala. Quando queste correnti fluiscono unite nel canale centrale sushumna, lungo la colonna vertebrale, permettono l’apertura e l’attivazione dei chakra, centri energetici collocati lungo l’asse vertebrale. Il raggiungimento dello stato di “unione” è visto come il simbolico risveglio dell’energia sopita – Kundalini -, rappresentata come un serpente addormentato alla base della colonna vertebrale. Sicuramente il più diffuso nel mondo moderno, è spesso ridotto a una semplice ginnastica dolce in cui si propongono posture e esercizi respiratori svuotati del loro autentico contenuto.

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Il movimento lento e consapevole e la tenuta delle posture yogiche (asana) favorisce e mantiene una buona mobilita’ delle articolazioni, la tonicita’ muscolare e sviluppa l’attenzione e la memoria del corpo.

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12 a cura del Dott. Luciano Zambotti

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Tisane:

la fonte del benessere

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na volta usciti dall’hammam siamo abituati a berci una buona tisana. E questa è una buona regola, poiché aiuta a reintegrare i sali minerali perduti con il sudore. Ma questa abitudine dovrebbe essere mantenuta e protratta nel corso del tempo, anche tra le mura domestiche. Le tisane, infatti, sono le “preparazioni terapeutiche” più facilmente realizzabili e (sotto forma di infusi e decotti) sono da secoli utilizzate per curare diverse affezioni. Una tisana terapeutica non è la semplice unione di alcune piante medicinali ma, al contrario, si tratta di una miscela ben dosata e mirata di poche droghe, non più di quattro/cinque, al massimo sei, piante medicinali, ad azione sinergica in modo tale che l’azione di ciascuna influenzi le altre.

Troppe droghe fanno un minestrone, non una tisana e se non si conoscono bene i principi attivi delle piante medicinali si corre il rischio di mettere insieme tannini, mucillagini e steroli e quindi di inattivare il tutto. Fanno eccezione a questa regola le tisane espettoranti e le tisane depurative, in cui si possono mettere diverse droghe, anche dieci o venti. Fondamentale non è il numero delle piante medicinali utilizzate, quanto la scelta, il sinergismo d’azione e l’equilibrio fra le varie droghe nella sua totalità. Per droga s’intende la parte della pianta utilizzata. Non sempre si prende la pianta in toto, spesso si utilizza solo una sua parte, quella più ricca di principi attivi: così per esempio si usano i fiori di lavanda, arancio, arnica, tiglio, calendola; le foglie di rosmarino, alloro, salvia, eucalipto, carciofo; le radici di valeriana, tarassaco, liquirizia, rabarbaro; i semi di finocchio, anice, cumino, cardo mariano; le gemme di pino ecc. È buona norma frantumare, triturare o polverizzare le droghe prima del loro impiego, allo sco-

po di agevolare l’acqua nella sua opera di estrazione dei principi attivi. Il rapporto medio droga/acqua in una tisana è di circa 3-5 grammi di droga ogni 100 ml d’acqua. Preparare una tisana terapeutica è un’arte simile alla composizione di un mosaico in cui ogni sassolino e ogni pietruzza acquistano un senso nella raffigurazione generale; così ogni droga, nella tisana, svolge una sua precisa funzione terapeutica. Solo una persona che conosce bene le piante medicinali, con le loro azioni primarie e secondarie e con le loro controindicazioni, potrà approntare una tisana terapeutica efficace, in cui gli effetti terapeutici delle droghe siano complementari e sinergici e non si annullino vicendevolmente. La preparazione di una tisana terapeutica deve seguire alcune regole ben precise ed essere formulata secondo un principio organizzativo e strutturante tale che le singole droghe siano associate in maniera ottimale. Nella composizione di una tisana terapeutica le droghe devono rispettare queste caratteristiche: > omogeneità morfologica (droghe uniformi dal punto di vista morfologico); > omogeneità farmacologica (associare droghe dotate di azione farmacologica dello stesso tipo); > sinergismo dei principi attivi delle droghe, affinché l’effetto terapeutico sia potenziato; > complementarietà (associare droghe che allarghino lo spettro d’azione della tisana e curino il maggior numero di sintomi del paziente senza esercitare azioni contrastanti).

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Le tisane terapeutiche, se vengono preparate e utilizzate nel giusto modo, offrono una buona efficacia terapeutica e questo è il motivo per il quale compaiono in molte farmacopee. Il prof. Rovesti, padre della fitoterapia italiana, sosteneva che le tisane erano un ottimo modo di somministrare i principi attivi di una pianta medicinale. «L’utilizzazione delle piante medicinali, attraverso preparazioni semplici e facili come tisane terapeutiche, infusi, decotti che ricalcano quasi integralmente, in forma solubile, il complesso delle sostanze contenute nella pianta è un ottimo metodo per curarsi con le piante perché queste preparazioni non sfruttano un’unica sostanza attiva, ma un vero e proprio cocktail di principi attivi che comprendono, oltre quelli precipuamente attivi, numerosi altri che sono contemporaneamente presenti nella pianta. Essi agiscono come fattori coadiuvanti rendendo i principi attivi più disponibili, più benefici e più bioaffini all’organismo». Le tisane terapeutiche presentano i seguenti vantaggi rispetto ad altre forme officinali: > facile assorbimento dei principi attivi; > rapidità di azione dei principi attivi assorbiti; > assecondare le esigenze dei pazienti. Presentano invece i seguenti svantaggi, in particolare modo i decotti: > un maggiore tempo dedicato alla preparazione; > odore e gusto spesso sgradevole che talora il decotto può assumere. L’efficacia di una tisana (infuso o decotto) dipende molto dalle modalità di preparazione, dal rispetto delle dosi, dal tempo di

infusione o decozione e dalla posologia. È molto importante che la preparazione di una tisana terapeutica venga eseguita secondo precise regole codificate da millenni per esaltarne efficacia e l’azione terapeutica delle piante. L’azione terapeutica di una tisana può cambiare a seconda il tipo di preparazione (infusione o decozione); ad esempio se una tisana con un infuso d’equiseto è diuretica, il decotto d’equiseto è rimineralizzante. Ricordiamo che l’infuso si prepara versando sulle droghe, ridotte ad un grado conveniente di suddivisione, l’acqua alla temperatura di ebollizione e lasciandole poi a contatto con l’acqua stessa per un tempo più o meno lungo. Generalmente gli infusi si praticano sulle droghe a tessuto delicato come fiori, gemme, foglie. Il tempo medio di infusione delle varie droghe è di 7-10 minuti, ma lo si può protrarre anche a 15-20 minuti a seconda del tipo di droghe utilizzate e dei principi attivi che si vogliono estrarre. Il decotto si ottiene facendo bollire in acqua più droghe da cui si vogliono estrarre i principi attivi. La decozione si addice alle droghe compatte e lignificate o comunque coriacee come: cortecce, radici, semi, foglie… La loro decozione comporta un tempo di ebollizione da 6 a 30 minuti, a seconda della durezza della droga e un successivo periodo di infusione non inferiore ai 5-10 minuti per favorire la fuoriuscita dei principi attivi dalle cellule vegetali ed il loro passaggio nell’acqua. Subito dopo si filtra e si comprime il residuo. È bene rammentare al paziente che le tisane (infusi o decotti) sono preparazioni fatte sul momento prive di conservanti, quindi vanno consumate subito dopo la preparazione La posologia di un infuso è sempre di una tazza 2-3 volte al giorno, ripartite secondo

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convenienza, da bere a piccoli sorsi. Per ottenere un buon risultato in una cura con piante medicinali è importante assumere le tisane terapeutiche per un certo periodo di tempo (2 o 3 mesi). In genere, salvo alcune eccezioni, la cura si articola in cicli di alcuni mesi, intervallati da periodi più brevi in cui si assumono tinture o altre tisane a base di droghe analoghe allo scopo di evitare l’assuefazione. Di solito si interrompe la somministrazione di tisane terapeutiche una settimana ogni 4/6 settimane di trattamento, se la prescrizione è prescritta per un lungo tempo. Le tisane possono ancora oggi essere utilizzate efficacemente nella cura di molte affezioni morbose o piccoli mali quotidiani quali stipsi, diarree, bronchiti, tossi catarrose, digestioni difficili, spasmi addominali, coliti, dismenorree, amenorree e come disintossicanti e coadiuvanti anche nella cura di malattie più complesse come il diabete, le ipertensioni, le epatiti, le prostatiti, l’insufficienza renale, epatica, le tonsilliti, la gotta, le litiasi renale, epatica ecc., che peraltro necessitano di più incisive terapie farmacologiche. Nei Paesi del nord Europa, ma anche in Polonia, ex-Jugoslavia, Ungheria, Russia, Austria, Germania, Svizzera, Cecoslovacchia è consuetudine bere tisane di piante medicinali per uso terapeutico. In Italia, invece, le pianti medicinali vengono considerate un retaggio

della nonna, di scarsa efficacia terapeutica, nonostante gli inviti e gli appelli dell’OMS ad usarle. Certamente non bisogna aspettarsi risultati immediati e miracolosi da una cura con tisane come se queste costituissero la panacea per tutti i mali, ma un loro effetto terapeutico ce l’hanno di sicuro e aiutano l’uomo moderno a combattere molti malesseri e a prevenire diversi disturbi legati alla vita moderna. È bene regolare le dosi in modo da ottenere un effetto terapeutico non rigoroso ed immediato, ma dolce e prolungato. È buon criterio prudenziale iniziare con preparazioni diluite, impiegando per esempio la metà delle quantità indicate di droga, aumentandone poi gradatamente la concentrazione via via che si riscontrano gli effetti positivi e l’assenza di reazioni collaterali senza mai superare tuttavia le quantità indicate. Le preparazioni diluite sono molto spesso più gradevoli. Per misurare la necessaria quantità d’acqua possono servire, oltre a cilindri di vetro o plastica graduati, già in uso per misurare latte, olio, vino, farine, anche piccoli contenitori come una tazzina da caffè o una tazza da tè. Per orientarci possiamo servirci, con buona approssimazione, delle misure riprodotte nel quadro A per le droghe secche e nel quadro B per le quantità d’acqua.

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17 18 a cura del Dott. Luciano Zambotti

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Spezie?

Salute e benessere!

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Ayurveda mette in primo piano l’alimentazione sia nel prevenire sia nel curare le malattie. Il cibo, secondo questa antica scienza medica, è considerato medicina ai pari dei farmaci. Chi è avanti negli anni ha certamente tra i ricordi dell’infanzia quelli del medico di famiglia che dopo averlo ben bene visitato raccomandava non solo le medicine da somministrare ma anche la dieta più adeguata. Chi, invece, si accosta agli insegnamenti della medicina Ayurvedica scoprirà che la nutrizione ha il suo giusto posto nel risanamento dell’organismo malato e soprattutto per conservarlo in buona salute. Dare importanza all’alimentazione significa avere rispetto per il nostro sistema immunitario perché nei trecento metri quadrati della mucosa dell’apparato digerente ci sono tre chili di linfociti, praticamente la parte preponderante del sistema immunitario. Quindi un intestino ben trattato comporta un potenziamento del sistema immunitario che, partendo dalla mucosa intestinale, raggiunge tutte le mucose e i connettivi e si pone a difesa della salute del nostro corpo. Un’equilibrata alimentazione però non è sufficiente ad assicurarci una buona salute perché il valore nutrizionale d’ogni alimento è anzitutto funzione delle capacità del corpo di accedere alle energie che si trovano in potenza nelle sostanze alimentari e che possiamo captare solo se gli alimenti saranno correttamente metabolizzati. Al processo di metabolizzazione contribuiscono gli enzimi digestivi e particolari piante che da tempo, usate in cucina, aromatizzano i nostri cibi, spezie utili a rafforzare il metabolismo digestivo, che l’Ayurvedica, con il termine sanscrito Agni, chiama “fuoco digestivo”. Le spezie occupano un posto importante nella cucina ayurvedica. L’arte di usare le spezie e la conoscenza del loro potere curativo sono aspetti fondamentali della cucina indiana.

La medicina ayurvedica considera le spezie alimenti dotati di proprietà in grado di rafforzare e stimolare gli organi e le ghiandole del sistema digerente. Con l’utilizzo dei cosiddetti “aromi”, si aggiungono ai cibi preziosi elementi prebiotici e utilissime sostanze disinfettanti, antiputrefattive, antifermentative. Il “fuoco” si mantiene così vivo e di conseguenza il sistema immunitario rinforzato, tanto più che il cibo imbandito sulle nostre tavole è troppo spesso preparato con prodotti già impoveriti di elementi vitali perché provenienti da coltivazioni intensive, largamente cosparse di concimi chimici e pesticidi, e poi conservati con altre sostanze ben poco raccomandabili per la salute. L’arte di insaporire i cibi con erbe aromatiche e spezie è antichissima e ogni popolo aveva le sue spezie e i suoi piatti tipici. Le spezie sono piante medicinali che hanno un odore e un gusto particolari che trasmettono ai cibi quando vengono associate ad essi. Vengono utilizzate per modificare le qualità degli alimenti, per renderli più digeribili e ridurne gli effetti negativi. Sono usate generalmente in piccolissima quantità, poiché le loro caratteristiche organolettiche, il loro aroma, dipende da componenti aromatici di alta intensità che stimolano i recettori gustativi delle papille linguali. Al fattore nutrizionale ci si può e ci si deve accostare anche forse di più per prevenire malattie e disordini metabolici ed evitare di mettersi nella condizione di dover ricorrere ai farmaci. Questo obiettivo lo si può raggiungere seguendo le regole di una corretta e sana alimentazione come l’adattare l’alimentazione ai i ritmi giornalieri, ai ritmi stagionali e alla propria costituzione. Le spezie apportano ai cibi valori aggiunti molto importanti: > conferiscono ai cibi maggiore appetibilità;

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> esaltano il gusto e il sapore dei cibi; > stimolano l’appetito; > attivano Agni, il fuoco digestivo; > rendono i cibi più digeribili; > favoriscono la conservazione dei cibi; > trasmettono ai cibi le loro proprietà terapeutiche; > riducono gli effetti negativi di alcuni alimenti; > agiscono sui dosha Vata Pitta, Kapha > possono alleviare e curare diversi disturbi grazie alle loro proprietà terapeutiche. Secondo la concezione ayurvedica, le spezie vanno sempre utilizzate in maniera equilibrata in conformità sia alla propria costituzione, alla forza di Agni, il fuoco digestivo, sia al clima e alle stagioni, e sia con la combinazione individuale dei tre dosha VataPitta-Kapha e al gusto personale. L’importanza delle spezie, in ayurvedica, è, quindi, non solo legata alla loro azione di insaporire i cibi e rendere le pietanze più digeribili, ma anche e soprattutto alla loro azione su Agni, il fuoco digestivo, e la loro capacità di riequilibrare o stimolare i tre dosha Vata, Pitta, Kapha, ristabilendo la salute. La costituzione o Prakruti del singolo individuo viene distinta in base all’energia sottile (Dosha) che domina in lui: i Dosha Vata (energia di Etere e Aria), Pitta (energia del Fuoco) e Kapha (energia di Acqua e Terra). Ogni persona ha presenti in sé le tre energie in quantità differente, e un eccesso o una carenza di una di una o più provoca disturbi che poi generano le malattie. Grazie a trattamenti personalizzati che si basano sulla costituzione individuale, l’Ayurveda riesce a “riequili-

brare” i tre Dosha e a prevenire o curare tutti i disturbi per mantenere una buona salute. Una persona con uno squilibrio di Vata dovrà assumere soprattutto cibi dolci speziati con erbe aromatiche riscaldanti; una persona con uno squilibrio di Pitta dovrà preferire cibi o preparazioni rinfrescanti dal sapore astringente, amaro o dolci; mentre una persona che soffre di un eccesso di Kapha avrà bisogno di cibi o preparazioni amare e depurative. Per compensare i dosha in maniera semplice ed equilibrata l’ayurveda prescrive speciali miscele di erbe aromatiche e spezie denominate “churna” che prendono il nome proprio del dosha che pacificano e normalizzano. (es. il churna Vata riduce e pacifica l’eccesso di Vata). Le spezie per la maggiore parte, sono piante medicinali che non solo donano il loro aroma ai cibi ma intervengono anche nella cura di diversi disturbi, da quelli digestivi alle dispepsie, atonie gastriche, flatulenze, coliti, distensioni e gonfiori addominali. Sono rimedi in molte affezioni come ad esempio dopo un’influenza, con inappetenza e astenia, ove si sente il bisogno di alimenti acidi che riattivino Pitta e sviluppino Kapha, che ci permettono di riacquistare velocemente la salute. Grazie alla loro presenza ogni piatto può diventare un rimedio terapeutico e gratificare il gusto di ogni persona. Le spezie vanno utilizzate con oculatezza, in modo da esaltare i sapori, arrotondarli o completarli, senza coprirli. Quest’arte consiste proprio nel saper scegliere quelle più indicate per ogni cibo, costituzione, squilibrio dei tre dosha, miscelandole nella giusta quantità e nella maniera migliore. La sapiente combinazione di spezie che si rinforzino e si compensino a vicenda consente al cuoco ayurvedico di poter creare innumerevoli variazione che meglio si adattano alla persona. Lo stesso piatto può così acquistare di volta in volta un gusto nuovo e unico che meglio si adatta alla stagione, al clima, alla costituzione e allo squilibrio dei tre dosha.

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Le spezie in tavola Ceci al curry Ingredienti: > 300 g di ceci secchi (tenuti a bagno per una notte in acqua addizionata a un pizzico di bicarbonato e un mazzetto di erbe aromatiche) > 200 g di pomodoro > 1 cucchiaino di assafetida > 1 carota > 1 costola di sedano mezza bustina di zafferano > 2 cucchiaini di curry > un mazzetto di erbe aromatiche (timo, maggiorana, basilico, menta) fresche o un cucchiaio essiccate, ghee o olio extravergine d’olivo > un pezzetto di peperoncino piccante sale. Scolate i ceci, sciacquateli sotto l’acqua corrente quindi metteteli in una casseruola ricoperti di acqua. Portate a ebollizione e cuoceteli a fuoco basso per 90 minuti circa. Dopodiché scolateli e tenete da parte una tazza della loro acqua di cottura. Mondate, lavate e tritate il sedano, la carota e la cipolla. Mettete il trito in una casseruola con 4 cucchiaiate di olio, fatelo leggermente dorare quindi unitevi i ceci. Rigirate bene e spolverizzate con il curry mescolato allo zafferano. Salate, unite il peperoncino sbriciolato, bagnate con la tazza di acqua di cottura dei ceci tenuta da parte e cuocete a fuoco moderato per

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una ventina di minuti. Nel frattempo, lavate i pomodori, tuffateli per qualche istante in acqua bollente poi scolateli, pelateli e tagliateli a filetti. Mondate lavate e tritate le erbe aromatiche (se sono fresche) e poco prima del termine di cottura uniteli ai ceci assieme ai filetti di pomodoro. Regolate di sale, mescolate e servite anche tiepido.

Crema di carote con zenzero e cumino Ingredienti per 4 persone > 500 g di carote > 2 spicchi d’aglio schiacciati > 2 cucchiai di semi di cumino in polvere > 3 cucchiai di aceto di mele > 4 cucchiai d’olio d’oliva extra vergine > 15-30 olive nere, > 1 cucchiaino di peperoncino rosso in polvere > 1 cucchiaio di cannella > ½ cucchiaino di zenzero in polvere > fette di pane. Pulite, lavate le carote e lasciatele cuocere nell’acqua bollente e salata finché risultano cotte, poi sgocciolatele e schiacciatele in una teglia; incorporate gli altri elementi poco alla volta, mescolando accuratamente con un cucchiaio di legno. Servite tiepido o freddo secondo i gusti, guarnendo con le olive nere e accompagnando con fette di pane tostato.


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Ambraterapia

Il benessere secondo gli zar

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a ditta Ambra & Health è stata fondata da Natalia Chatrova nel 1995. Dalla semplice distribuzione all’ingrosso di gioielli in ambra, realizzati da abili artigiani russi, in breve tempo Natalia decide di dare maggiore risalto alle virtù terapeutiche (ampiamente studiate in Russia) racchiuse nella nobile resina fossile. È il 2002. Sulla scia dei positivi riscontri ottenuti, l’anno successivo presenta la prima camera d’ambra, una cabina per massaggi che, oltre a sfruttare le proprietà benefiche dell’ambra grezza, presente tutt’intorno al suo interno, crea un’atmosfera rilassante e suggestiva simile ai lussureggianti ambienti dell’800. La camera d’ambra, infatti, era considerata l’ottava meraviglia del mondo, il preziosissimo tesoro degli zar. Donata nel 1716 dal re di Prussia, Federico Guglielmo I, a Pietro Il Grande e composta da ben sei tonnellate di preziosissima resina, era situata nel palazzo imperiale d’estate di Tsarskoye Selo nei pressi di San Pietroburgo. Lo zar amava sottoporsi a questo percorso terapeutico dopo ogni giornata trascorsa a cavallo e secondo la tradizione non vi rinunciava neanche nel corso delle estenuanti campagne militari cui prendeva parte. A tale proposito si racconta che si fosse fatto costruire una camera d’ambra trasportabile, fissata su pannelli smontabili, in cui trascorreva in assoluto relax il proprio tempo libero. Molto più rivolto al benessere psico-fisico, invece, il protocollo del massaggio della zarina, il cui stato mentale veniva riequilibrato dalla positiva influenza provocata da sacchetti di resina riscaldata applicati nei punti bioenergetici del corpo.

L’ambra indicata negli stati di affaticamento e stress quotidiani. Aiuta inoltre il miglioramento della tonicit muscolare e del circolo periferico Oggi come allora Il trattamento che viene proposto oggi è fedele a quello dell’epoca e ripercorre le fasi messe a punto dagli addetti personali alla salute dei due regnanti. Le indicazioni terapeutiche principali riguardano gli stati di affaticamento e stress quotidiani, il miglioramento della tonicità muscolare

e del circolo periferico. Nella Camera D’ambra le luci sono spente. Un delicato e rilassante chiarore, in ossequio alla tradizione, è offerto dal lume delle candele che col loro riflesso accendono le diverse tonalità della resina. Le pareti sono decorate da pannelli curativi, realizzati con particolari tipi d’ambra, capaci di ionizzare l’ambiente.

Le caratteristiche di questa nobile resina, di neutralizzare l’effetto statico, permettono di rinnovare il sistema energetico dell’individuo e di conseguenza si incrementa il beneficio di qualsiasi massaggio effettuato in questo tipo di ambiente Come funziona? Pima ci si distende sul letto di confetti d’ambra grezza, che fin dal primo momento risvegliano e stimolano le parti del corpo con cui vengono a contatto. Quindi si passa ai massaggi plantari e corporei, con apposita attrezzatura composta da rulli e pepite d’ambra. Tale attrezzatura è in grado di influire sulla bioelettricità del corpo, per semplice contatto, eliminando la tensione elettrostatica, e permette di creare il massimo contatto tra la pepita e il corpo incrementando l’efficacia del trattamento, in cui si utilizza esclusivamente olio essenziale d’ambra. Le caratteristiche di questa nobile resina, di neutralizzare l’effetto statico, permettono di rinnovare il sistema energetico dell’individuo e di conseguenza d’incrementare il beneficio di qualsiasi massaggio effettuato in questo tipo di ambiente. È però indispensabile che l’ambra utilizzata per scopi terapeutici sia di elevata qualità, in quanto solo quest’ultima possiede le giuste quantità di sostanze curative e rilassanti che consentono un trattamento efficace. Per maggiori info: 80078 Lacco Ameno, Ischia (Napoli) tel: +39.393.0390081 - +39.392.9743692 info@ambrahealth.com www.ambrahealth.com

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Secolare alleato: l’argan in “Pillole”

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e pillole che vi offriamo non sono da ingerire, ma da leggere per saperne di più su un preziosissimo alleato per la cura del corpo. Lo trattiamo dal punto di vista cosmetico anche se esso è un valido alleato anche in tavola. Ma di questo avremo modo di approfondire nelle prossime puntate… L’olio di argan si ricava dall’albero di argania spinosa, caratterizzato da rami spinosi, alto fino a 8 /10 metri e da una resistenza degna di nota, che gli permette di vivere anche 150200 anni. Questa pianta si è adattata perfettamente all’aridità del sudovest del Marocco e presenta una sagoma molto caratteristica, con chioma ampia e arrotondata, tronco nodoso, tortuoso e abbastanza corto, forma-

to spesso da più parti intrecciate tra loro. Da essa si ricava il prezioso olio che le popolazioni berbere hanno sempre utilizzato per le preziose virtù alimentari e cosmetiche. È ideale per idratare la pelle, grazie agli acidi insaturi e alla vitamina E, che agisce da antiossidante e aiuta nel mantenimento delle funzioni del sistema nervoso e muscolare. Altre sostanze contenute, anche se in percentuale minore, sono: vitamina A, vitamina F, acidi linoleici Omega 3 ed Omega 6. Aiuta inoltre nei disturbi reumatici e cardiovascolari, proteggendo i tessuti connettivi. Utilizzato in maniera costante, l’olio di Argan ridona vitalità alle cellule, migliora la tonicità del viso, limita la comparsa delle rughe, liscia la pelle, nasconde le occhiaie e riduce l’irritabilità della pelle.

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Cosmesi A seconda che i noccioli vengano o meno tostati si ottengono due tipi di olio: uno alimentare e uno cosmetico. Quest’ ultimo, quello di nostro interesse, appare più chiaro, e viene utilizzato su pelle e capelli. Efficace nella lotta contro gli eczemi, la disidratazione e l’invecchiamento della cute, nel primo caso, come anticaduta nel secondo.

nell’acqua della vasca da bagno contribuisce alla detersione rendendo la pelle morbida e priva di impurità;

PELLE Contenendo sostanze antiossidanti e acidi grassi essenziali l’olio di argan è uno dei migliori rimedi esistenti contro l’invecchiamento della pelle. La protegge contro gli aggressori esterni (sole, metalli pesanti, smog, vento, inquinanti vari tra cui sostanze tossiche inalate, ingerite o assorbite attraverso la cute):

VISO Grazie alla considerevole presenza di Vitamina E:

> stimola la rigenerazione e l’ossigenazione della pelle. Dona elasticità e svolge un’importante azione antiage. L’olio di Argan penetra rapidamente nella pelle lasciandola idratata e non unta; > con l’olio di Argan è possibile preparare uno scrub per il corpo aggiungendovi un po’ di sale da cucina. Con l’aggiunta di zucchero è invece ottimo per la pelle delle labbra. Le rende morbide e prive di pellicine; > può essere utilizzato per le smagliature prodotte dalla gravidanza; > poche gocce di olio applicate direttamente sulla pelle donano luminosità e morbidezza alla cute. Dopo la doccia bastano 6 o 7 gocce di olio sulla pelle ancora umida facendola assorbire con un delicato messaggio; > aggiungere 6/7 gocce di olio di argan

> l’olio può essere utilizzato anche per la pelle del seno. Massaggiando delicatamente qualche goccia di olio si preserva l’elasticità della pelle, fragile e delicata, del seno.

> bastano una goccia al mattino e una alla sera per combattere efficacemente la formazione di rughe ed ostacolare i processi di invecchiamento cellulare; > poche gocce di olio di argan, prima e dopo la rasatura, lasciano la pelle idratata e preservano dalle irritazioni. CAPELLI L’olio di Argan è indicato nel trattamento per capelli fragili, secchi, sfibrati e privi di lucentezza poiché dona loro forza e idratazione. Alimentando le fibre capillari conferisce ai capelli brillantezza, flessibilità e combatte le doppie punte e l’inaridimento: > per rendere i capelli nutriti e setosi si può scaldare qualche goccia d’olio tra le mani, strofinandolo delicatamente sui capelli ciocca per ciocca. Si deve lasciare in posa per un’ora e poi procedere con il lavaggio. MASSAGGI L’olio di argan, ampiamente usato per i massaggi, è un ottimo decontratturante muscolare

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Cultura Nell’antichissima civiltà berbera, i grandi alberi di argan hanno la valenza di simboli della vita. A Tassila, presso Tamanar, vi è quello che viene considerato il più vecchio, chiamato “Targante Nchick”, o albero saggio, festeggiato ogni anno con un raduno popolare fatto di pranzi, balli e canti tradizionali. Un modo per ricordare il passato e un auspicio di speranza per il futuro.

Fiori e frutti I fiori, il cui colore varia da bianco a gialloverdastro, compaiono tra maggio e giugno. Il frutto è una bacca ovale lunga circa 3 centimetri, che una volta giunta a maturazione diventa giallo-bruna, contenente una noce estremamente dura al cui interno vi sono tre “noccioli”. Un albero di medie dimensioni produce circa 8 chilogrammi di noccioli all’anno. Le foglie, verde scuro e coriacee, servono di nutrimento a cammelli e capre..

In tavola.. Nonostante l’argomento sia stato trattato dal punto di vista prettamente cosmetico, una “pillola” d’informazione gastronomica non potevamo esimerci dal fornirla. I marocchini assumono un cucchiaio d’olio di argan già alla mattina, a stomaco vuoto, mescolandolo con un cucchiaio di miele. In tal modo sono pronti per affrontare la giornata con la giusta energia. Recenti studi hanno dimostrato che, anche assumendo una quantità 1000 volte superiore alla dose consigliata, non si sono riscontrati effetti tossici. Alimento interessante per giovani ed anziani: > è molto digeribile e non comporta effetti collaterali. > è adatto per i bambini > è ricco di acidi grassi insaturi, molto consigliato per una sana cucina. > importante non solo dal punto di vista nutrizionale ma anche per il suo gusto delizioso alla noce.

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32 a cura della Dott.ssaOrietta Benatti

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Il massaggio ayurvedico

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l massaggio con l’uso di olii dalla specifica attività terapeutica è una tecnica indiana di antica tradizione e tuttora in uso: fa parte del vasto campo della Medicina Ayurvedica (la medicina tradizionale dell’India ) nella quale riveste un ruolo primario, accanto alla dieta e ai rimedi fitoterapici. I bambini vengono massaggiati dalla nascita sino al sesto anno di vita, momento in cui possono svolgere tale pratica in autonomia. Le madri dopo il parto seguono una purificazione della durata di 40 giorni nella quale rientra anche il massaggio quotidiano. Nelle famiglie indiane il massaggio è una forma di scambio amorevole tra uomo e donna, è una pratica rituale che precede il matrimonio e nelle zone rurali rimane uno dei primi ap-

procci alla guarigione, tra i più semplici e più economici. In India il Massaggio è quindi una pratica famigliare e il massaggiatore è come un amico che porta gioia, rilassamento e benessere. BENEFICI CURATIVI DEL MASSAGGIO AYURVEDICO Le proprietà del massaggio che andremo a illustrare sono le più semplici. Tralasceremo il massaggio quale tecnica terapeutica inserita in un programma di cura con approccio Ayurvedico, programma essenziale nel processo di guarigione o contenimento di una malattia. Non può esserci infatti un corretto Panchakarma* (Le 5 azioni purificatrici) senza il massaggio che in tal caso deve essere svolto terapista esperto.

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IN LINEA GENERALE QUINDI I BENEFICI SONO ESTETICI: la pelle con una frizione leggera o pesante si ossigena, le impurità vengono corrette dalla dilatazione dei pori nei quali penetra l’olio arricchito di specifiche sostanze benefiche, ad esempio estratti di Sandalo. La specificità di questi olii è anche quella di veicolare verso la superficie della pelle le tossine. Una sauna o un bagno caldo fatti a posteriori, prima della chiusura dei pori, completa l’effetto detossificante. FISICI: sostiene tutti i sistemi del corpo (immunitario, respiratorio, nervoso, endocrino, circolatorio, muscolare, scheletrico, digestivo e linfatico). Ad esempio un massaggio regolare apporta benefici in caso di emicrania, insonnia, obesità, artrite,artrosi, irregolarità della pressione sanguigna. Aumenta la produzione di anticorpi e di globuli bianchi. Aumenta la capacità di adattamento del corpo alle variazioni climatiche. Con esso viene facilitata l’eliminazione di gas di rifiuto e tossine. MENTALI: facilita il rilassamento, migliora la concentrazione, ferma il vagare della mente, l’irritabilità e l‘ipereccitabilità. Dà stabilità. E in fine ma non per ultimo, il massaggio ayurvedico fatto in modo regolare, aiuta a mantenere in equilibrio i tre umori corporei, le tre forze o sostanze bioenergetiche conosciute in Ayurveda come Dosha*: VATA (vento), PITTA (fuoco ), KAPHA (terra). Mantiene inoltre in equilibrio i tre principi fondamentali *SATTWA, RAJAS E TAMAS. I TRIDOSHA E IL MASSAGGIO Addentriamoci brevemente nella descrizione dei Dosha al fine di fare una breve carellata delle varie applicazioni/massaggi che si possono effettuare per ottenere notevoli miglioramenti dello stato di salute. DOSHA in sanscrito (lingua asiatica antica)

ha il significato di colui che “uscendo può far danno”. È infatti compito del massaggio e delle altre pratiche ayurvediche far rientrare nella normalità propria dell’individuo queste forze che se alterate possono recar danno a organi, sistemi e tessuti. Condizioni sfavorevoli quali alimentazione scorretta, ritmi di vita non idonei alla propria costituzione(PRAKRiTI*), l’età o la stagione possono alterare l’equilibrio di queste forze ( Vata,Pitta,Kapha), che lasciando le loro sedi a causa di un aumento eccessivo e causano impurità. Ciascuno di noi nasce con proporzioni diverse di questi Dosha che ne determinano la propria costituzione Prakriti. Conoscerla ci permette di presumere a quali malattie potremmo andare soggetti e promuovere le giuste strategie di prevenzione; tra queste il massaggio Ayurvedico. Vata (vento) comprende tutte le forze che inducono il corpo a muoversi (esempio: battito cardiaco, movimento della peristalsi intestinale, il deglutire ecc.) Pitta (fuoco) comprende tutte le forze necessarie alla digestione, responsabile quindi di tutte le trasformazioni chimiche del corpo, cosi come della produzione di calore Kapha (terra) è ciò che consolida, che tiene le cose assieme. Comprende il liquido sinoviale, il muco la saliva e altri lubrificanti. Nei nostri corpi tali forze si muovono in sinergia, come un’orchestra. Facciamo un esempio: quando ingeriamo cibo Vata si occupa del movimento nel tratto gastrointestinale, Pitta della secrezione dei succhi gastrici, Kapha del muco che ne lubrifica il passaggio. Ma perché tutto questo preambolo per arrivare a parlare un po’ di massaggio? La risposta è che non può esserci un vero massaggio Ayurvedico senza prima una at-

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tenta valutazione della costituzione dell’individuo o Prakriti (sono: Vata-Pitta-Kapha/ vata della condizione del momento del periodo stagionale del momento della giornata. Il Massaggiatore specializzato è in genere colui o colei che come prima cosa si accerta della costituzione della persona al fine di orientare la scelta delle manualità, delle applicazioni e dell’olio più appropriato. Verrà presa in esame la struttura corporea, l’impalcatura ossea , le proporzioni e lo stato dei tessuti. L’operatore valuterà l’aspetto di peli,capelli e unghie. Ispezionerà la pelle e attraverso un colloquio prenderà in esame i diversi aspetti del quotidiano. Esaminerà la fisiologia della persona secondo una visione ayurvedica. Molto importante è che il paziente o il cliente si apra con fiducia all’accudimento dell’operatore, così come importante è che l’operatore tenga presente che in primis egli toccherà l’anima dell’individuo, solo dopo la sua energia e in fine la struttura. Molto operatori chiedono al cliente la compilazione di un questionario che permette l’individuazione dello stato di salute. Al seguito un breve esempio

VATA

PITTA

KAPHA

TIPO DI CAPELLI

SECCHI

SOTTILI INCAUTISCONO

SPESSI E UNTI

PELLE

RUVIDA E SECCA

SOFFICE

UNTA UMIDA

DMENSIONE DEL CORPO

SOTTILE E MAGRO

CORPORATURA MEDIA

PESANTE

APPETITO

IRREGOLARE

BUON APPETITO

PUÒ TOLLERARE IL DIGIUNO

STATO D’ANIMO

CAMBIA FACILMENTE

LENTO AL CAMBIAMENTO, DETERMINATO

STABILE, NON CAMBIA

FACILMENTE

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Questa mia mano e’ potenza La piu’ grande potenza Contiene in se’ ogni medicina E puo’ risanare con un tocco leggero

Rigveda (veda degli inni).1000 a.C. circa

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ll massaggio qualcosa che puo’ iniziare ma mai finire una delle arti sottili non solo una questione di esperienza una questione d’amore

Kabir, poeta mistico indiano vissuto nel 1400

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Con il calcolo finale si vedrà il Dosha che ha accumulato più punteggio, quello sarà da riequilibrare. Se due Dosha riportano lo stesso punteggio, vanno riequilibrati entrambe. Diversamente se vi è uno stato di equilibrio tra tutti e tre i Dosha si procederà ad aiutare l’organismo in base alla stagionalità .

I trattamenti hanno 20 tecniche di massaggi. Le applicazioni si avvalgono dell’utilizzo di sacchetti contenenti piante medicinali e riscaldati con olio. Le stimolazioni si effettuano sui punti MARMA “(centri di energia vitale punti “segreti”, dotati di “potere segreto” nascosto in alcuni siti anatomici vitali).

A tal punto in un ambiente ben riscaldato e preferibilmente silenzioso o con musica classica, si procede alla valutazione del polso ai soli fini della scelta definitiva dell’olio appropriato o delle applicazioni più idonee. Le tecniche di massaggio ayurvedico si avvalgono di: manipolazioni, applicazioni, massaggi, stimolazioni .

Gli olii potranno essere quelli appositamente preparati per la riduzione del DOSHA in eccesso Oppure potranno essere semplici olii di mandorle, oliva, sesamo, cocco, ricino e senape come al seguito indicato:

MANDORLE

PACIFICA KAPHA E VATA

COCCO

PACIFICA PITTA

OLIVA

PACIFICAKAPHA E VATA

RICINO

ALLEVIA VATA, AUMENTA PITTA E KAPHA

SENAPE

PACIFICA KAPHA E VATA

SESAMO

PACIFICA VATA

Al termine del trattamento è consigliata la terapia Swedana* fatta con vapori, un po’ di riposo e alcuni minuti per percepire i cambiamenti che il massaggio ha saputo donare. Si ritorna in questo modo a recepire interpretare e modificare parte dei messaggi che provengono dal corpo e dalla mente aiutandoli a ritrovare serenità una buona salute e consapevolezza .

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Swedana Tecniche per indurre sudorazione Panchakarma 5 tecniche di purificazione tra le quali rientra un tipo particolare di massaggio Marma punti di pressione del sistema di massaggio ayurvedico


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la rivista per il benessere fisico e psichico

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