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Vivere Lavagno Periodico trimestrale - Anno 2 - Numero 1 - Aprile 2011 - Direttore responsabile Alberto Menini - Editore Università Popolare di Lavagno Reg. Trib.VR n° 1871 - Redazione e progetto grafico Federico Zenari - Stampa Arti Grafiche Studio 83 Srl, Vago di Lavagno (VR)

L’editoriale Cari lettori, da poco c’è stato l’equinozio di primavera, il ventuno di marzo. Il giorno pieno di luce e profumi ha la stessa durata della notte misteriosa. Fra poco vivremo la Santa Pasqua. Auguriamo momenti sereni a tutta la nostra comunità. Sboccia la bella stagione e invita ad uscire di casa. La nostra Università organizza diversi eventi per conoscere il nostro territorio: dalla visita guidata alla basilica di San Zeno, gioiello dell’arte romanica a Verona, alla giornata dedicata alla passeggiata tra le bellezze architettoniche e paesaggistiche di San Pietro di Lavagno, la storia della sua chiesa parrocchiale e le sue pertinenze, ricche di tradizione, che si concluderà al suono del suo nuovo organo con un evento musicale. Andremo alle storiche Fortificazioni veneziane di Verona e infine a Zevio, per analizzare il “territorio del fiume”. Le uscite culturali sono da anni denominatore comune che ci fa crescere come centro di aggregazione; è la forza del volontariato, che molto dà al sociale in termini di crescita e di benessere, usando minime risorse economiche. Gli altri temi evidenziati in questo numero sono la presenza e lo sviluppo di una società multietnica anche a Lavagno, caratterizzata da una forte religiosità. Quindi alcune proposte per continuare ad evolvere spiritualmente, culturalmente e moralmente per tutta la vita senza temere l’avanzare dell’età, assicurandosi così il benessere psicofisico, ingrediente fondamentale di un’esistenza felice. Maria Grazia Belli belli@lavagnounipop.it

I ricordi dei giochi de na olta I racconti, le emozioni e le risate di tre generazioni di Lavagnesi «Aspetàr che vegna a casa un fradel par metarse le sò scarpe par ndar fora parchè no ghe n’era de scarpe!» o «con le sgalmare con le brocche sotto perchè non le se consumasse». Nei ricordi di molte donne e uomini della nostra zona, che hanno vissuto la loro infanzia nella prima metà del secolo scorso, si sentono spesso frasi simili, sintomo di una povertà vissuta in prima persona, una povertà fatta di privazioni, di stenti e di freddo. Preoccupazioni comuni per la... (continua a pag. 10 e 11)


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Gli ortodossi cercano l’integrazione

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La comunità romena che si trova nella chiesa sconsacrata di Vago conta circa quattrocento fedeli

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A Vago di Lavagno nel giro di pochi anni sono nate numerose comunità religiose. La posizione strategica della frazione, situata tra la statale SR 11 Verona-Vicenza e l’autostrada A4, la recente esplosione urbanistica e il conseguente aumento della popolazione ne sono le cause principali. Nella vecchia chiesa sconsacrata di Via Vago ora ha sede una delle tre parrocchie romene ortodosse di Vecchio Stile di tutta Italia. Una piccola parrocchia, circa quattrocento fedeli, che giungono però da tutto il Triveneto ogni domenica mattina per una cerimonia della durata di quattro ore. Chi sono i romeni ortodossi di Lavagno? Si tratta del movimento dei Vecchi Calendaristi, che nasce in Grecia come reazione all’introduzione del calendario giuliano riformato nel 1924, che utilizza il calendario gregoriano per le feste a data fissa e quello giuliano per le feste a data mobile. Per molti ortodossi, infatti, la modifica del calendario turbava tutto l’edificio della tradizione ecclesiastica (cicli liturgici, feste, digiuni). Dalla Grecia in seguito il movimento si è esteso a Cipro, in Romania, in Bulgaria, nonché tra alcune delle Chiese ortodosse africane dipendenti dal Patriarcato di Alessandria. Numerose divisioni interne hanno tuttavia lacerato il mondo dei Vecchi Calendaristi, che si sono divisi in vari sinodi rivali; in Italia la Chiesa Ortodossa Greca del Vecchio Calendario ha ottenuto il riconoscimento dello Stato con DPR 14/01/1998 e successivamente ha accolto nell’Ente esponenziale e patri-

Affitto regolare La vecchia chiesa di Vago accoglie i fedeli ortodossi

moniale (Associazione dei Cristiani Ortodossi in Italia - Giurisdizioni Tradizionali) la Chiesa Romena di Vecchio Stile, con essa in comunione. Dal punto di vista dottrinale, oltre al rifiuto del nuovo calendario, c’è un certo timore di perdere la visione tradizionale ortodossa, unica soluzione alla crisi culturale che affligge la nostra società; crisi a cui non riescono più a rispondere il Cattolicesimo romano e il Protestantesimo. «La parrocchia di Vago dipende canonicamente dalla Metropolia Romena di Vecchio Stile con sede in Slatioara. Ma dal punto di vista civile-amministrativo siamo federati nell'Associazione dei Cristiani Ortodossi in Italia, Ente Morale di Culto con uno statuto approvato con D.P.R del 2004 - afferma il sacerdote, ac-

compagnato da due fedeli - Il cammino per una piena integrazione della nostra religione è ancora lungo: io non ho uno stipendio e non avrò mai una pensione come prete». Qualcosa si muove, comunque: il 4 aprile 2007, infatti, la Presidenza del Consiglio ha firmato il concordato per l’8 per mille anche con l’Arcidiocesi ortodossa d’Italia. L’altro sogno degli ortodossi di

Lavagno è aprire una scuola di religione, perchè «la vera religione si apprende bene solo quando si è ancora bambini». «Qui a Vago - continua il prete paghiamo un regolare contratto di affitto per la vecchia chiesa, che appartiene all’impresa Bee Briccio». Ci tiene, il sacerdote, a parlare del contratto d’affitto e a sottolineare che la sua comunità opera nella completa legalità. Ma il rapporto con le istituzioni non deve essere dei più facili, visto che il 18 settembre 2009 un’ordinanza dell’Ufficio tecnico vietava loro l’utilizzo dell’immobile “... senza porre in essere spazi opportuni per il parcheggio”. Seguì un ricorso al TAR del Veneto da parte dell’Associazione, che lo vinse. Il problema del parcheggio mancante, purtroppo, non è stato ancora risolto. Il rappresentante della parrocchia romena auspica tolleranza e pazienza da parte degli abitanti di Vago (l’unica cerimonia della domenica termina intorno a mezzogiorno) e invita al dialogo per risolvere i contrasti. Forse basta poco per vivere tutti serenamente, senza far intervenire le forze dell’ordine per qualche parcheggio. Federico Zenari

Abitanti di Lavagno (al 10/08/2010) Residenti italiani: 7350 Residenti stranieri 647 Totale: 7997 Popolazione straniera più presente: 1 - Romania (245) 2 - Marocco (85) 3 - Serbia (53) 4 - India (35) 5 - Sri Lanka (32) 6 - Albania (28) 7 - Brasile (23) 8 - Ghana (17)

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A Vago la comunità degli evangelici

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Sono soprattutto africani, ma al rito religioso della domenica partecipano anche alcuni italiani

Ritrovo L’edificio che accoglie gli evangelici in via Ponte delle Asse

Non solo cattolici, non solo ortodossi e musulmani. Vago di Lavagno la domenica si riempie di fedeli di numerose e varie professioni religiose. In Via Ponte delle Asse, proprio sotto un locale di lap dance, hanno sede le congregazioni dei brasiliani e degli evangelici. Il pastore di quest’ultimi, il signor Biuambula Jean afferma: «In particolare seguiamo il messaggio di fratello William Branham, un profeta mandato da Dio». L’Evangelicesimo si distingue dal Cattolicesimo perchè riconosce come unica autorità quella della Bibbia; allo stesso tempo si discosta dal Protestan-

tesimo in quanto il credente diventa fedele evengelico dopo aver vissuto una personale conversione a Cristo, non perchè diventato membro di una Chiesa di popolo. Branham (19091965) è stato un ministro cristiano americano, il quale riteneva che i Cristiani dovessero ritornare alla originaria apostolica fede della Bibbia, l’infallibile Parola di Dio. Egli non condivideva la dottrina della Trinità; le tre persone della Trinità, infatti, non sarebbero altro che tre manifestazioni di Gesù Cristo. Branham è stato uno dei primi pastori guaritori americani. La comunità di La-

vagno è composta soprattutto da un centinaio di africani (lo stesso Pastore Biuambula è originario della Repubblica Democratica del Congo) e di italiani; i credenti sono per la maggior parte residenti nel comune di Lavagno, ma alcuni vengono da altre città come Brescia, Vicenza, Mestre e Modena. Gli evangelici si riuniscono due volte alla settimana, il mercoledì dalle 19.00 alle 21.30 e la domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30. Il mercoledì è il giorno dedicato alla preghiera, mentre la domenica si svolge il rito religioso che prevede, come dice il pastore,

«una prima mezz’ora di meditazione silenziosa, seguita da cantici, dalla predica e dall’adorazione finale». Se la domenica è facile incontrare i credenti africani che circolano per Vago, durante gli altri giorni della settimana ciò diventa quasi impossibile, come ci conferma la dottoressa Victoria Ajibola dell’Associazione Semi di Culture: «Gli africani presenti sul nostro territorio sono per lo più invisibili; non solo non si riuniscono in luoghi di culto particolari, ma spesso non si conoscono nemmeno tra di loro». Alice Turri, Federico Zenari

Lettera del parroco di San Pietro La crescita demografica di San Pietro di Lavagno, in questi ultimi cinque anni, è stata “violenta”. Sono arrivate all’incirca 700 nuove famiglie, quasi tutte dalla zona est di Verona. Il fenomeno è stato facilitato dalla posizione geografica, dalla vicinanza alle vie di comunicazione, dal costo delle abitazioni. I bimbi battezzati nel 2010 sono stati 42, i matrimoni 15, i defunti 13. Qui tutto sta scoppiando, specialmente le scuole. Il risvolto pastorale è solo da intuire, specialmente per fare comunità. Non riesco più a visitare, come facevo qualche anno fa, le famiglie e conoscere la gente. Il lavoro, che in buona parte c’è, impegna le famiglie, gravate dal mutuo, fino a tarda sera. La domenica molti sono impegnati ad accudire la casa. Si prendono un po’ di svago, visitano i genitori e, quindi, non partecipano molto alla Santa Messa. I tempi e i luoghi più significativi di aggregazione sono le scuole, lo sport, il catechismo, con i forti momenti dei Sacramenti. Ritengo che per alcuni decenni l’impegno pastorale, specialmente per le famiglie ed i giovani, qui a San Pietro sarà molto impegnativo. Molto brevemente ho accennato ad alcuni aspetti della vita della comunità, condivisi anche dai gruppi impegnati in parrocchia. Siamo convinti che i valori cristiani che danno senso alla vita ci sostengano a lavorare per il futuro. Martinelli don Agostino, Parroco di San Pietro di Lavagno

Comunicazioni dalle parrocchie di Lavagno Parrocchia di Vago Brevi pellegrinaggi: 04/05 Madonna della Corona; 11/05 Abbazia di Santa Maria di Carceri-Este; 18/05 (tutto il giorno) Santa Caterina del Sasso Ballaro; 25/05 Abbazia San Benedetto PO. Celebrazioni: 15/05 messa di Prima Comunione ore 10.30; 22/05 Cresime ore 17.00 amministrate da Sua Eccellenza Mons. Giuseppe Zenti; 29/05 Festa degli Anziani con santa Messa alle ore 11.00 e pranzo a seguire; 31/05 alle 20.30 processione e chiusura del mese di Maggio;


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Istituzioni

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Poste, Albi rassicura sui disagi

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Pubblica sicurezza

Nuova sede per la «Stiamo monitorando la situazione, ma l’emergenza sembra essere passata» polizia locale a Vago

Vago L’ufficio postale al centro delle polemiche

I disagi delle Poste hanno colpito anche gli abitanti di Lavagno. Nelle scorse settimane molti cittadini si sono lamentati dei ritardi con cui viene recapitata la corrispondenza. Il sinda-

co Simone Albi spiega che «l’emergenza sembra essere passata. Abbiamo avuto dei contatti con l’ufficio postale di Vago e nelle ultime settimane le segnalazioni dei cittadini sono

diminuite». In molti hanno sollevato il problema, che è comune a molti paesi: la posta arriva anche dopo alcune settimane, con il rischio, sempre dietro l’angolo, di dover pagare in alcuni casi la mora delle fatture. I quotidiani arrivano la sera e in alcuni casi anche il giorno dopo, ma chi ci rimette di più sono i commercianti: le ricevute bancarie infatti arrivano in ritardo e loro non possono pagare i fornitori. «Da qualche settimana siamo in allerta e stiamo osservando come si evolve la situazione – continua Albi -. Se il problema dovesse persistere non esiteremo a chiedere un incontro con il direttore della sede centrale di Verona di Poste Italiane».

Dal 15 marzo la Delegazione territoriale della polizia locale dell’Unionvalli, l’ente pubblico formato dai comuni di Lavagno e San Martino Buon Albergo che si occupa di polizia locale, politiche giovanili e cammercio, ha traslocato nel “Residence Copernico” in via Copernico a Vago. Tre agenti e il vice commissario Alberto Li Vigni aprono al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30. Tra le mansioni principali ci sono la sorveglianza scolastica del mattino alle scuole elementari di Vago e alle scuole medie di San Pietro; è prevista, inoltre, l’installazione di altre telecamere per controllare il territorio. F.Z.

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Cultura

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Costruire case rispettando l’ambiente Realizzata a San Pietro una struttura con tutti i crismi dell’edilizia sostenibile Si può costruire la propria casa risparmiando denaro, raggiungendo alti standard qualitativi e rispettando l’ambiente? A San Pietro di Lavagno ne abbiamo un esempio. È la casa di Luca, Michele e Paola Zenari, che hanno elaborato un progetto architettonico centrato sul comfort, sul benessere e sulle esigenze di chi ci abiterà. «L'edificio in questione - dice Luca Zenari, ingegnere edile - è stato progettato con un isolamento termico spinto (classe A energetica) sia per l'estate che per l'inverno, è dotato di un impianto solare termico per acqua calda sanitaria integrato con il riscaldamento a pavimento. Abbiamo controllato l'irraggiamento solare estivo (schermi solari, geometria dell’edificio), costruito un impianto di recupero delle acque meteoriche con riutilizzo nei servizi igienici; abbiamo scelto materiali naturali per l'interno (calce, argilla, legno) e previsto la possibilità di utilizzo di altre fonti di energia (predisposizione stufe a legna). Infine l’ottimo isolamento acustico e l’illuminazione naturale degli ambienti oltre le richieste minime di legge, il sovradimensionamento rispetto agli spazi interni minimi imposti per legge, completano l’opera». Purtroppo è sempre più difficile acquistare un terreno sul quale

Scacciapensieri

Edificio La casa della famiglia Zenari si trova a San Pietro

costruirsi una casa. La tendenza delle amministrazioni comunali è quella di concedere grandi lottizzazioni a imprese che vendono il prodotto già finito, senza dare la possibilità al futuro inquilino di interagire col progetto. Casa Zenari ha partecipato e vinto nel 2007 un bando regionale finanziato dalla Legge Regionale n.4 del 2007 “Iniziative ed interventi regionali a favore dell’edilizia sostenibile”. «Siamo riusciti ad aggiudicarci il finanziamento a fondo perduto per la realizzazione degli interventi finalizzati alla sostenibilità - continua Luca Zenari La valutazione avveniva ed avviene mediante un protocollo di calcolo denominato “ITACA” ,

che attribuisce un punteggio ad ogni voce che compone la sostenibilità in senso ampio definita prima». La sostenibilità è un argomento ampio e complesso. Ogni edificio è, in realtà, un prototipo realizzato grazie alle ricerche e alle conoscenze del momento. Ogni casa, inoltre, ci ospita per tutta la vita e dobbiamo conservarla il più possibile in ottime condizioni. Per questi motivi la scelta più importante da fare è quella riguardante il progettista dell’opera, con il quale instaurare un rapporto di collaborazione e confronto aperto. L’obiettivo è comune: vivere bene nel nostro territorio. Federico Zenari

Una lettrice mi scrive: «…in ufficio il capo mi tratta a pesci in faccia ed io non posso ribellarmi. Quando mi alzo la mattina per andarci, quando sto arrivando al mio posto di lavoro provo nausea e sudo freddo. Non riesco a trovare una soluzione... Che posso fare?».. L’educazione ci impone di comportarci in modi convenzionali, di manifestare sempre gioia, di non mostrare paura, di non essere tristi o arrabbiati e così via. In questo modo, però, reprimiamo le emozioni più autentiche e mettiamo delle maschere. La realtà è che, nonostante la maschera, il corpo prova delle emozioni che, se non vengono correttamente riconosciute ed espresse, si trasformano in disagio ed anche malessere fisico. Le emozioni provate non spariscono. Essere almeno consapevoli di questo ci permette di spiegarci tanti comportamenti che da esse derivano. Questa conoscenza di se stessi è il primo passo da fare; poi è necessario compierne altri. Alice Turri alice@lavagnounipop.it


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Sorveglianza scolastica al femminile

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Le volontarie dell’Università Popolare garantiscono la sicurezza degli alunni fuori da scuola

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Scuole elementari Sara, una delle volontarie dell’Università Popolare

Dal 10 gennaio per i rientri pomeridiani del lunedì, mercoledì e giovedì e nell’uscita dal doposcuola del martedì e venerdì, l’Amministrazione Comunale ha affidato la sorveglianza scostica ai soci volontari dell’associazione di promozione sociale Università Popolare di Lavagno. Con gentilezza, rigore e attenzione tutelano la sicurezza degli

alunni, dei loro accompagnatori e dei passanti, sulla strada regionale 11, nel centro di Vago e in via Gaspare Bertone, dove si trova la scuola elementare della frazione. Ogni pomeriggio, avvolte nelle loro allegre e luminose divise gialle, con cappellino e paletta d’ordinanza, Sofia Nawrocka e Sara Rosada, ambedue residenti a Vago, re-

golano il traffico legato all’entrata e all’uscita da scuola nel pomeriggio. Sofia, che svolge il suo servizio sull’attraversamento pedonale vicino alla filiale di Vago di Unicredit, afferma «Sono piacevolmente stupita», mentre aiuta una mamma con due bambine per mano ad attraversare la strada, fermando il traffico, «molte persone, attraversando la strada, mi ringraziano per il mio operato». Davanti alla scuola elementare svolge il servizio Sara, che, coaudiuvandosi con due transenne mobili con il divieto d’accesso, posizionate sulla corsia di marcia di entrambe i sensi di via Gaspare Bertone, si prodiga affinchè non transitino mezzi nell’orario in cui i nostri bambini escono da scuola. Sara è ferma e decisa con gli automobilisti che cercano di passare lo stesso

e magari a velocità sostenute. «Cerco di applicare con gentilezza, ma anche con rigore i suggerimenti che ci ha impartito la Polizia Locale nei primi giorni di gennaio, quando il vice comandante Li Vigni con i suoi collaboratori ci ha fatto un breve, ma utilissimo corso di addestramento». Pedoni Percorso sicuro con Sofia

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Alle medie un nuovo progetto sperimentale

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Matematica e italiano le materie coinvolte. L’obiettivo è premiare il merito degli alunni

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La nostra scuola da settembre ha scritto nel suo DNA una sigla misteriosa: PQM. Viviamo in un mondo di sigle che hanno creato un nuovo linguaggio, per tutto i TVTB, che riempiono gli SMS, appunto, dei cellulari dei nostri ragazzi. Dunque? Progetto Qualità e Merito, parole quasi desuete, almeno per quel che riguarda la scuola, dove il merito non sempre ha trovato premio, e dove la qualità non sempre è stata la scelta prioritaria. Parlare di scuola non vuol dire parlare solo di un modo per creare posti di lavoro, a scapito, e ce ne rendiamo conto adesso purtroppo, della conoscenza, non diciamo della cultura, parola troppo grossa, almeno per la scuola media. Oggi si parla di ragazzi, il nostro futuro, e per farlo bisogna rimboccarsi le maniche.

Il PQM è un progetto sperimentale triennale che prevede per Italiano e Matematica, Cenerentola in Italia, un controllo di competenze e conoscenze, ragazzo per ragazzo, ambito per ambito. Una I media di Lavagno e una di Illasi sono entrate nella sperimentazione per Italiano: non uno scherzo, né per i ragazzi, né per i docenti implicati. Un test all’inizio della scuola ha evidenziato, anche nel Network Veneto 2, dove lavoriamo con altre scuole, il problema principale: carente comprensione e decodifica, di qualsiasi testo. L’analisi ci fa propendere per una superficialità dell’approccio a un testo scritto per disinteresse, per inesperienza, per mancanza di esercizio. Da qui il lavoro per recuperare questa capacità per approfittare delle conoscenze apprese. A fine anno test di controllo, così per

tre anni. Una volta testato, il sistema entrerà a regime per tutti, un controllo oggettivo di competenze e di conoscenze acquisite. Unico vero appunto, ad oggi, il non tener conto che nelle nostre

classi è alto il numero di ragazzini non di madrelingua italiana. Un occhio di riguardo, un interesse speciale per loro, e forse la strada imboccata è quella giusta, alla fine! Giuliana Borghesani

Fermo immagine

Atto vandalico sul dipinto all’ingresso dell’Istituto Comprensivo di Lavagno. L’autore è ancora sconosciuto.

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A San Briccio acquisti...solidali

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Escursioni e gite

I volontari del G.A.S. comprano prodotti alimentari ecosostenibili

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Si può aspirare a cambiare lo stile di vita iniziando col fare acquisti in modo diverso? «L’economia di tipo consumistico ci sta impoverendo come esseri umani, ci spinge verso produzioni poco rispettose della nostra salute; pensiamo alle manipolazioni dei prodotti e al degrado ambientale» dice Cristina

Beccherle, una delle volontarie del neonato Gruppo di.Acquisto Solidale di San Briccio, che fa riferimento all’esperienza del gruppo di Lavagno e di altri presenti in provincia. «Il G.A.S. permette di fare, come consumatori, una scelta più consapevole» afferma Federico Zavarise, presidente dello SBIF, l’as-

Sportello psicologia La consulenza è offerta dal’Università Popolare Con l’anno nuovo è nato lo Sportello di Consulenza psicologica dell’Università Popolare di Lavagno a cura della dottoressa Alice Turri, psicologa clinica e psicoterapeuta cogniti vo - comportamentale in formazione. Lo sportello é una possibilità concreta per prevenire un disagio o per scoprire come affrontare un problema psicologico. Gli obiettivi della consulenza sono due: definire, chiarire e ridimensionare una difficoltà attuale, che potrebbe trasformarsi in un problema di maggiore portata nel futuro; riconoscere un problema e valutarlo negli aspetti specifici per decidere di suggerire, se necessario, il percorso più opportuno da seguire, tenendo conto anche degli specialisti e dei servizi pubblici sanitari presenti sul nostro territorio.

Lo sportello sarà a disposizione di tutti coloro che vorranno rivolgersi al servizio per migliorare la qualità della propria vita con l’aiuto di un esperto. Ci si può rivolgere allo sportello per disagi legati all’ansia e a fobie specifiche, difficoltà relazionali e comunicative, rallentamenti o difficoltà di apprendimento di bambini e adolescenti, disagi o difficoltà legati all’assistenza di persone anziane. La prima consulenza sarà gratuita, mentre per le altre verrà praticata una tariffa agevolata, visto che il servizio nasce in collaborazione con l’Università Popolare. Per informazioni e per fissare un appuntamento chiamare la dottoressa Turri al numero 340 4535377 oppure scrivere a alice.turri@psyveneto.it. Ricevimento in Via Miglio 7 a San Pietro.

sociazione che ha portato il gruppo anche a San Briccio e che ha individuato i volontari responsabili che se ne occupano. Le persone e le famiglie riunite nel G.A.S. si organizzano per comprare prodotti alimentari di stagione locali, di preferenza biologici, direttamente da piccoli produttori conosciuti, non solo per poter migliorare il rapporto qualità - prezzo, ma anche per applicare agli acquisti principi di solidarietà e di ecosostenibilità. «Il 25 febbraio c’è stata la prima consegna in piazza a San Briccio» aggiunge Maddalena Bonetti «Stiamo già pensando a farine biologiche, pasta, riso, carni e formaggi». Le comunicazioni con i responsabili, la conoscenza dei tempi e del luogo della consegna hanno luogo attraverso mail e telefono. Fausta Croce

4 maggio 2011 Le Fortificazioni Veneziane a Verona. Guida il signor Mario Patuzzo. Maggio 2011 In bici o in automobile da Vago a Zevio, città della Callas: la campagna, l’ Adige e i “pomari”, il territorio del fiume. Guida il signor Dario Sartori. Maggio 2011 Visita notturna presso il Forte di San Briccio per osservare le stelle. Guida il professor Serafino Zanderigo. Per informazioni sulle date, sugli orari e sulle prenotazioni cercare su www.lavagnounipop.it oppure telefonare al numero 345 9147814

L’angolo di Boldrin

Rondò Incisione acquatinta, in collaborazione con lo stampatore Albicocco di Udine. Misure: 100 cm x 140 cm Tiratura: 1/50


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Svelati i segreti per vivere bene ad ogni età

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Nell’ambito dei giovedì culturali la psicologa Fiorenza Masotto ha trattato il tema delle relazioni

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Benessere: La dottoressa Masotto spiega come vivere pù sereni

Nell’ambito dei giovedì culturali promossi dall’Università Popolare di Lavagno, giovedì 10 marzo in sala civica a Vago la dottoressa Fiorenza Masotto, psicologa, ha affrontato un tema

di grande attualità: “Vivere bene ad ogni età della vita, facendosi amici e relazionandosi in modo gradevole con gli altri”. Quotidianamente tutti noi, calati nella routine della vita che scorre ve-

locemente, siamo sempre meno disponibili a parlare con le persone e scegliamo di comunicare con sms o con il computer. Siamo tutti impegnati febbrilmente ad essere vincenti sul lavoro, in palestra, nel mondo degli affari. Risultato: non dedichiamo più tempo a coltivare i rapporti interpersonali, gli unici che ci assicurano un benessere di lunga durata. È sempre più difficile relazionarsi positivamente con il compagno o la compagna di vita, con gli amici e con i colleghi di lavoro, con i figli. Spesso le coppie si dividono perché nel rapporto viene meno il dialogo, che dà modo alla coppia di parlarsi, di esprimersi e di dividere equamente l’impegno della famiglia. La dottoressa Masotto, dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Don Milani di Lava-

gno, propone alcune semplici regole che ci permettono ad ogni età della vita di farci degli amici facilmente e rapidamente, aumentando la nostra popolarità, il prestigio personale, la capacità di renderci simpatici e la qualità della nostra vita. Cosa fare? È sufficiente che ognuno di noi si impegni davanti alle situazioni della vita, che al giorno d’oggi cambiano velocemente, a rinnovare i propri schemi mentali, cambiando il modo di vedere la realtà, aprendosi a nuovi orizzonti senza preconcetti e pregiudizi. Si dovrebbe imparare ad accogliere il parere di chi disapprova i nostri comportamenti o le nostre idee, evitare le discussioni, rendendo così gradevoli i nostri rapporti sociali e costruttive le critiche che diamo e riceviamo. Alice Turri

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Tradizioni e ricordi legati alla Pasqua La primavera sentita come momento di rinnovamento al pari della Resurrezione

Interesse: Populonia, Necropoli Etrusca di san Cerbone

Pasqua di Resurrezione, a primavera si celebra una delle feste religiose cui sono particolarmente legata: ricordi di peschi fioriti, di cieli chiari, di sole finalmente tiepido. Certo, si tratta di una festa importante, senza la Resurrezione non avrebbe senso l’Incarnazione, il Natale, se quella è una festa che commuove, questa scuote le coscienze e richiede Ragione, oltre

che Cuore. Eppure, o forse inoltre, non so, durante la veglia pasquale possiamo assistere a riti che ci portano indietro nel tempo: il fuoco, l’acqua, simboli eterni e non solo nostri. Per questo mi piace ricordare alcuni esempi che possono indurre alla riflessione. Cominciamo con il Ver Sacruum, termine latino che significa Primavera Sacra, ci riporta a un’abitudine complessa.

Asilo Piccoli Passi Nella frazione di Vago, in Via A. Dall’Oca Bianca, da pochi mesi è attivo il nido in famiglia “Piccoli Passi”, che accoglie bambini dai 3 mesi ai 3 anni. La titolare, la dottoressa Elisa Bordin, desidera informare che la capienza massima è di sei bambini e che il servizio è garantito dal lunedì al venerdì (sabato e domenica su richiesta), dalle ore 6 alle ore 20. Si effettua anche servizio di pre-nido dalle ore 4 e servizio di post-nido serale/notturno dalle ore 20. Sono compresi nel servizio: l’assicurazione, il corredino personale e la somministrazione dei pasti. L’alimentazione è biologica, naturale e calibrata in base all’età e ad eventuali intolleranze. Per informazioni contattare il numero 331/3439582 oppure nidopiccolipassi@ymail.com.

Quando un territorio diveniva troppo piccolo per la comunità, i giovani, ovviamente loro, partivano a cercare altre terre dove fondare una colonia. Di questa abitudine la Storia ricorda la nascita delle colonie greche in Italia, l’arrivo degli Etruschi sulle coste tirreniche, Roma stessa, emanazione di Alba Longa…. Dunque la Primavera sentita come momento di rinnovamento, di rinascita, esattamente quello cui dovrebbe ricondurre la Pasqua. Parlando degli Etruschi forse non tutti sanno che nelle loro tombe, a Tarquinia, ad esempio, dove le pitture tombali sono a dir poco strepitose, tra le mani dei personaggi raffigurati oltre al melograno, simbolo di fecondità, troviamo l’uovo, simbolo di eternità, e guarda caso a Pasqua la tradizione, inconsapevolmente memore del passato, regala uova dolci di cioccolata, o semplicemente sode, di gallina, magari colorate o addirittura dipinte, inno anche questo al continuo rinnovarsi del tempo. E poi la Pesach, il passaggio degli Ebrei, la salvezza del popolo eletto, Dio che si china verso l’Uomo, e lo segna con il segno della salvezza. Quindi Buona Pasqua, da sempre simbolo di vita per il mondo. Giuliana Borghesani

Dany Chiocchetta Segretaria ed organizzatrice dei corsi (tel. 3296040157)

Conclusi i corsi di batteria e chitarra Nella sala musica dell’Associazione musicale Officina Fotonica, in via Brolo Vecchio, dietro alla Scuola Media, si sono concluse sia le lezioni dei corsi di batteria e percussioni sia di chitarra elettrica, tenuti con professionalità rispettivamente da Enrico Favalezza e Federico Gennari. La loro capacità di saper interessare e coinvolgere gli aspiranti musicisti, ha assicurato ai corsisti ore di lezione coinvolgenti e divertenti. Le lezioni si sono svolte in piccoli gruppi, così da dar modo all’insegnante di seguire gli alunni personalmente. Pensati soprattutto per studenti giovani, in realtà i due corsi hanno visto la partecipazione di persone di tutte le età. Un caloroso ringraziamento ai due docenti.


10 Racconti e tradizioni

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Aprile 2011 Vivere Lavagno

Lo s-ciànco, el mosco e gli altri giochi de na olta I passatempi dei più piccoli, quando ancora la tecnologia non sostituiva l’inventiva (continua dalla prima pag.) ... maggioranza delle persone, che per questo erano più unite, perché «l’uniòn la fa la forsa». Negli anni ’30, in queste famiglie numerose, i bambini erano obbligati ad aiutare in casa e i ricordi del gioco sono spesso indissolubilmente legati e quasi indistinti dalle attività di tutti i giorni. Per questi bambini diventava gioco l’andare al seòn (la fonte con la pompa a mano) a prendere l’acqua; ma era sempre un problema quando il pozzo restava fermo per più di un’ora, perché bisognava poi chiedere dell’acqua a qualcuno per rimetterlo in funzione. Dopo la scuola si poteva giocare,, ma prima di cena i più piccoli andavano nei campi a raccogliere i rametti lasciati dai contadini e tornavano con le fascine indispensabili per cuocere la polenta. Le bambine dovevano aiutare le donne nelle faccende domestiche e qualche padre all’antica diceva che «gli uomini devono studiare! Non le donne!». Gli inverni erano freddi e lunghi e tante volte bisognava «cavarse descalsi e andar su la neve dal màl che te gavèi dalle buganse (geloni)» per riattivare, con lo sfregamento sulla neve, la circolazione del sangue. come quello che portava i quarei a Belfiore. «Andàvemo con la fiondra a tirarghe agli useleti», si giocava a pallone e al ciànco (s-ciànco) e le bambine alla peta o con le bambole. Si giocava anche con el mosco, l’antico gioco della trottola con la frusta: si metteva la trottola in mezzo alla strada, si avvolgeva il mosco con lo spago della frusta (con la scuria el se n’dasea intorno), e poi con uno strattone dosato lo si lasciava andare per portarlo, con sapienti frustate, verso il traguardo prescelto. In inverno, dopo il rosario, nelle case si cantava. Piccoli cori casalinghi e qualche filò dove i

bimbi e i grandi prendevano parte insieme al grande gioco della musica. Con l’arrivo dell’inverno ogni bambino aspettava Santa Lucia, che portava in dono dei giochi; pochi giorni dopo, giungeva San Tomè, che se li portava via (affinchè la Santa li potesse ancora regalare l’anno successivo!). Con l’arrivo della bella stagione, si poteva giocare in strada. Un altro gioco consisteva nel mettere un uovo sodo vicino a un muro e i bambini, con la palanca (soldo in rame) o con la moneta da 20 centesimi, cercavano di colpirlo. Chi lo centrava lo prendeva al prezzo della moneta che aveva usato. E poi c’erano gli scherzi ai danni degli adulti! Si prendeva una bella borsa (o un portafoglio), la si legava ad uno spago e si lasciava in mezzo alla strada. I bambini si nascondevano dietro ad una siepe e appena qualche passante in bicicletta si fermava incuriosito e scendeva per prenderla i bambini tiravano lo spago per poi scappare veloci nei campi prima di buscarle. La Pasqua e le prime giornate di sole davano inizio all’attesa primavera. Era il momento delle pulizie: si imbiancava, si ripulivano stalle e pollai, si faceva la lissia e si pulivano il camino e la e la sua catena annerita dalla fuliggine, tipico lavoretto che facevano i bambini per la propria famiglia, ma anche per le altre (se il lavoro era ben fatto, si guadagnava qualcosa, spesso uova). I bambini si legavano una corda in vita e ci agganciavano la catena e poi giù a correre, e più le strade erano ghiaiose e piene di sassi e sabbia, più la catena risultava lucida ed il lavoro meglio retribuito. Difficile immaginare oggi, per le strade del paese, questo carosello rumoroso di bimbi che faceva risuonare con le catene l’arrivo della primavera. Paolo Marocchio

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Girotond giocavano

La Prognella, luogo di ritro

Negli anni ‘80 le giornate trascorrevano tra l’Anspi, le escurs A San Pietro negli anni ’80 c’erano piccole tribù di bambini sempre occupate a giocare. Una di queste era in Via Mazzini. La strada principale era trafficata e pericolosa ed i bambini restavano nella loro isola sicura correndo su biciclette piene di catarinfrangenti e scotch colorati. Era il periodo delle grazielle, delle bici da cross e delle prime bici a molleggi e per qualsiasi problema tecnico c’era sempre il vecchio Felisi che per i bambini le riparava gratuitamente, nel proprio garage. Una volta un bambino provò a superare il rio Prognella con la bici, ma cadde e finì tra le ortiche. La “giungla” sull’argine del torrente era rifugio e luogo di infinite avventure tra passaggi segreti e piccole capanne. Dicendo «vò sulla prognella» i bambini potevano andare liberi e senza controlli fino all’ora di cena quando, sporchi luridi, venivano richiamati dalle urla delle mamme. In strada giocavano

Tutti insieme Il carnevale negli anni ‘80 era mom

scalmanate sfide a pallone con i mitici ed economici “Supertele”, che davano immediate soddisfazioni con improbabili traiettorie, o con il prestigioso “Tango”, che andava bene anche da sgonfio. Stavano poco in casa e, finiti i compiti, erano sempre fuori in strada. Si costruivano i fucili per sparare elastici o chiodi ricurvi, scoprirono la fionda e poi arrivò la mitica Condor, l’ambita pistola ad aria

compress insetti fa l’accendi combatte setto. Og interrotti bulanti c dei perso del pesce goncino c i bimbi e poter oss ancora vi


Lavagno

olta

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Girotondo I bimbi di San Pietro giocavano con quello che c’era

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Racconti e tradizioni 11

Gli svaghi dei bimbi sul rio Dugal Dietro alla macelleria Dal Dosso si giocava anche con gli scarti delle carni Il rio Dugal è nascosto dalle case quando passa da San Pietro. Negli anni ‘50, dietro alla macelleria Dal Dosso, venivano buttati nel rio gli scarti della lavorazione delle carni. C’erano le teste di bue e di capra, c’era fango, acqua stagnante e a squazzarci dentro c’era un gruppettino di bambini. Erano nel loro rifugio, con le teste degli animali facevano dei totem, cacciavano rane, costruivano zattere, e ci facevano il bagno. Il torrente era costeggiato da platani ed i bambini creavano ponti con i rami, «eravamo paroni del mondo», il gioco era anche pericoloso e una volta uno di loro finì nelle melma di testa. Conoscevano il proprio territorio e in ogni stagione sapevano dove an-

dare a rubacchiare dei frutti. Erano sempre descàlsi, con piedi abituati al contatto con la terra e con gli alberi e «se imparava dalle bestie e ad una certa ora se tornava come le galline». dove andare a rubacchiare dei frutti. Giocavano a pallone, alle picce, a quercioleti con i tappi a corona e si scambiavano le figurine che c’erano nei gianduiotti. Tra i maschietti era una continua lotta, si lanciavano sassi, si prendevano a bastonate, si costruivano archi e frecce con le marelle de le ombrele (gli archetti degli ombrelli). Era normale tornare a casa malconci ed era meglio nasconderlo ai genitori per non subire ulteriori danni. «Me mama non l’ha ma mai dito va a sugar» e quan-

o di ritrovo dei giovani in biciletta

a l’Anspi, le escursioni a San Pietro e l’attesa dei venditori ambulanti

le negli anni ‘80 era momento di aggregazione

one con i “Supermmediate probabili estigioso ene anche co in casa o sempre ruivano i lastici o irono la a mitica la ad aria

compressa. Giocavano con gli insetti facendoli esplodere con l’accendino o rinchiudendoli a combattere tra loro in un vasetto. Ogni tanto i giochi erano interrotti dall’arrivo degli ambulanti che erano per i bambini dei personaggi da fiaba. Quello del pesce arrivava col suo furgoncino con gli autoparlati e per i bimbi era una magia quella di poter osservare i pesci talvolta ancora vivi. Poi c’era l’arrotino,

quello delle sedie di plastica ed infine il temuto venditore di formaggi. Era un omone enorme che arrivava con una sgangherata Fiat 131 blu e qualcuno di loro, al sentire il proverbio: ”prima o dopo te catarè quel del formaio”, immaginavano con terrore proprio il suo arrivo. Prima della campanella si giocava anche a scuola, sul parapetto della scalinata, con le macchinine, a darsela e a rialto. Durante le lunghe ricreazioni era consentito giocare a calcio all’interno delle classi con i barattolini quadrati dello yogurt o del latte, tra i banchi avevano luogo partite violente e poi sudati tornavano sui libri. Prima e dopo il catechismo era consentito giocare nel parco della scuola e con il pallone nel piazzale davanti alla chiesa. Era l’unico momento per stare con i compagni di classe, senza la pressione della scuola. All’Alimentari della Carla i bambini ogni tanto rubacchia-

vano le caramelle e le ciunghe che erano nei barattoli sul banco e le figurine erano la merce più preziosa, era il periodo del mit co Hellas Verona ed il sogno proibito era la figurina dello scudetto della squadra del cuore. Molto spesso chi ripensa al proprio passato lega i ricordi a grandi eventi: era il periodo dei Mondiali del 1986 con Maradona, della tragedia di Chernobil (’86) e delle Olimpiadi di Seoul (’88). Con l’adolescenza i ragazzi esplorarono il paese e c’erano due luoghi di ritrovo: il bar Conca Verde e l’Anspi. Il primo era sempre pieno di gente, gli uomini al banco che sbraitavano, bevevano e fumavano ed i ragazzi al videogame. L’Anspi era visto come l’unica opportunità di svago e c’era il calcio balilla, il ping pong, il tennistavolo e dei videogiochi. E dopo tanto giocare il complicato mondo dei grandi era ormai vicino. Paolo Marocchio

Serenità La famiglia in gita

do lo diceva era per per dedicarsi, con le altre donne, alle chiacchiere di paese senza l’impiccio dei figliuoli. A scuola e in chiesa i bambini iniziavano a sentire l’appartenenza al paese. Alla fine degli anni ’50 alle funzioni della domenica in chiesa c’erano tutti, anche se uomini e donne erano seduti separati. Dopo la messa gli uomini andavano in osteria a giocare a carte («e sò goti…i fumava a tuto spiano») ed i bambini elemosinavano ai papà caramelle o la mancia da spendere nella bottega sopra la salita o “Dal Pippa” che aveva i gelati, i stracadenti e i buonissimi limoni con la liquirizia. I più grandi restavano nel vecchio campetto da calcio a pesatàr el balòn e come spettatrici c’erano bambine sedute nel cortile dell’asilo. In Maggio c’era tutte le sere il rosario ed i bambini restavano fuori fin oltre il tramonto e «se sugava a ciupa scondi par sconderse con la buteleta che te interesava» e tempo del gioco nascevano i primi amori. Con pochi giocattoli quei bambini un po’ selvaggi sono cresciuti a stretto contatto con la natura, con i suoi ritmi e le sue regole e, pensando ai nostri giorni, è inevitabile provare un certo rimpianto per quel mondo così semplice dove crescere era proprio naturale. P. M.


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Vivere Lavagno marzo 2011  

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