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Spirito Santo - Febbraio 2009!

NUMERO 13

Spirito e parola M e n s i l e

“La sete di Dio” di Roberto Bonomo In queste prime domeniche del tempo ordinario la liturgia della domenica ci presenta la chiamata dei primi discepoli. Abbiamo visto alcuni che incontrandolo gli hanno chiesto dove abitava, altri che sono stati chiamati da Lui e subito senza indugio, lasciate le reti, lo hanno seguito. Questo denota una caratteristica importante di coloro che hanno seguito Gesù: il desiderio di conoscerlo, il desiderio di qualcosa di grande di cui sentivano la mancanza. Gesù li ha chiamati, ma essi per seguirlo avevano sicuramente un desiderio nel cuore, un vuoto da colmare, una mancanza di senso nella vita a cui dare risposta. Ed ecco che questo incontro ha suscitato in loro la speranza di poter colmare questo vuoto, di rispondere alle domande che custodivano nel loro cuore e di dare un senso più alto alla loro vita. Oggi questo desiderio sembra non esserci più; specialmente nelle nuove generazioni sembra che il presente abbia narcotizzato il desiderio di infinito, sembra che abbia tolto completamente la sete di Dio. Anche in chi si professa credente il desiderio pare sepolto sotto la polvere dell'abitudine per cui ci si accontenta di un fugace e distratto incontro settimanale andando a messa la domenica e tutto finisce lì. La sete di Dio è scomparsa veramente? Non ci interessa più sapere dove abita Gesù? I giovani, non sentono il desiderio di conoscere Cristo o mancano dei testimoni credibili tra gli adulti? (...) SEGUE A PAGINA 5

d e l l a

p a r r o c c h i a

d e l l o

S p i r i t o

S a n t o

A fine mese inizia la quaresima

Quaresima, digiuno e giustizia di Giovanni Dazzi E` forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l'uomo si mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore? Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne? Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà; implorerai aiuto ed egli dirà: <<Eccomi!>>. Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se offrirai il pane all'affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. (Isaia 58, 5-10) Il tempo della quaresima, come ogni anno, ci offre l’opportunità di riflettere sul significato del nostro essere cristiani e ci incoraggia ad agire per dare il nostro contributo alla costruzione di un mondo più giusto. La quaresima, nella tradizione cristiana, viene da sempre associata al digiuno e all’astinenza. Per approfondire questo tema, è utile la lettura della nota della C.E.I. “Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza”, riferimento internet www.celebrare.it/documenti/digiuno_astinenza.htm Indubbiamente la nostra società, governata dai potentati economici, con i suoi incessanti appelli al consumo, ci educa a rincorrere bisogni fittizi e questo causa una progressiva incapacità alla rinuncia. Rinunciare al superfluo, ricercare la sobrietà è invece indispensabile per concentrarsi sulle cose che contano. Il digiuno va inteso in modo costruttivo e finalizzato, in quanto se inteso come fine a se stesso può nascondere insidie, quali l’autocompiacimento e la rivendicazione di diritti di fronte a Dio. E’ l’atteggiamento contro il quale si scaglia il profeta Isaia nel brano sopra citato. Come, Isaia, anche i cristiani, fin dalle origini, hanno collegato il digiuno con la carità. Sant’ Ambrogio esortava: «Quanto sarebbe religioso il digiuno, se quello che spendi per il tuo banchetto lo inviassi ai poveri!» e Sant’Agostino insegnava : «Diamo in elemosina quanto riceviamo dal digiuno e dall’astinenza». Nel cristianesimo non esistono cibi proibiti o norme di osservanza di purità legale : «Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo» (Mc 7,15), per cui i cristiani non sono chiamati ad astenersi da particolari cibi, a differenza di altre religioni, ma sono chiamati ad usare moderazione nel cibo come nell’utilizzo di tutti i beni, che ci sono stati donati per vivere e per essere condivisi con i fratelli. Il digiuno, quindi, non riguarda soltanto il cibo. Esistono molte forme di digiuno che siamo chiamati ad abbracciare: ‣ il digiuno dalla televisione, che propone spesso trasmissioni inutili e frivole o dagli altri mezzi di comunicazione (computer) che possono sottrarre molto tempo e distrarre dalle cose che contano ‣ il digiuno dalle spese eccessive per rincorrere il divertimento o per allestire feste di per sé legittime (ad esempio i matrimoni faraonici) ‣ il digiuno dall’occupazione frenetica che toglie tutti gli spazi di interiorità e di riflessione ‣ il digiuno dall’ostentazione, dalla smania di voler dimostrare e di apparire (auto di grossa cilindrata, vestiti firmati e tante altre cose) Le risorse risparmiate da tutte queste forme di digiuno, se utilizzate non per l’accumulo dei beni ma per essere condivise con i nostri fratelli meno fortunati, contribuiscono a costruire giustizia. Il nostro mondo, dove il 20% della popolazione si prende l’83% delle risorse del pianeta, lasciando le briciole al restante 80%, di giustizia ne ha un gran bisogno. 1


Spirito Santo - Febbraio 2009!

NUMERO 13

Se la messa *di Giovanni **Il termine "messa" (che secondo alcuni proverrebbe dal congedo ite, missa est, che però non ha equivalenti in greco), pur designando il "culmine e la fonte" della liturgia della Chiesa cattolica e precisamente il rito centrale del culto cristiano conservatosi nei secoli, nonostante e attraverso innumerevoli variazioni, come elemento determinante dell ´identità ecclesiale, non appartiene al vocabolario originario con cui è attestato nelle fonti più antiche della scrittura e della tradizione. Nei testi del Nuovo Testamento, infatti, si parla di "cena del Signore" e " frazione del pane". A partire da una distinzione di Paolo (1 Cor 11, 29), l´eucaristia come banchetto del Signore, distinto dall´agape come pasto comunitario, divenne il centro della celebrazione delle più antiche comunità, compiuta nelle lingue locali e, in assenza di una struttura formale comune, secondo notevoli varianti. A partire dal IV secolo, la trasformazione del cristianesimo in religione di stato e la progressiva separazione tra Oriente e Occidente comportarono anche una profonda differenziazione nella pratica della messa. Mentre in Oriente si tese a conservare una serie di elementi tradizionali, come una maggiore partecipazione della comunità, la comunione di entrambe le specie, il ricorso alle lingue nazionali (tutti elementi ricuperati dalla riforma liturgica del Vaticano II), in Occidente, dove ormai prevaleva il latino, la celebrazione della messa seguì altre strade, legate al diverso concetto di chiesa e alla crescente separazione tra clero e fedeli. Fenomeni come le messe private e il proliferare di usi (e abusi) locali ne snaturarono l´originario significato eucaristico, trasformandola spesso in un mezzo di acquisizione di grazie per sé e per i propri defunti: tutti usi che dovevano far sorgere, al volgere dell´evo moderno, l´esigenza di una profonda riforma. Alla risposta dei Riformatori si oppose quella del Concilio di Trento (1545-1563), che impose un modello tradizionale di messa in latino, conservatosi in sostanza inalterato fino alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II (1962-1965). Oggi la messa si presenta nel suo centro, il momento eucaristico, come presenza reale del corpo del Cristo ("questo è il mio corpo") alla e nella sua comunità radunata per concelebrare il sacrificio-offerta, occasione di riconciliazione e perdono dei peccati ma anche, attraverso la comunione, testimonianza rinnovata della (ri)fondazione della comunità dei concelebranti, che ringrazia e prega riconoscente di fronte al mistero di questa offerta divina, ogni volta, attraverso questo rito memoriale, non soltanto ricordando e riattivando quanto fece il Salvatore per l´umanità, ma anticipando il futuro della riunificazione della comunità dei credenti. Ma che cosa significa esattamente "concelebrare"? Se il sacerdote è il celebrante sacrificatore, qual è precisamente il ruolo della comunità dei laici che partecipa al rito? Forzando un po´ le cose, si potrebbe dire che proprio intorno alla natura di questo ruolo si sono dati i conflitti più significativi che hanno portato alla configurazione attuale della messa. Il Concilio Vaticano II ha avuto uno dei suoi tratti distintivi nell´aver costituito la comunità locale come principale espressione della chiesa, di cui la commemorazione eucaristica ritorna ad essere il perno. Di qui la centralità che vi assume la concelebrazione, un termine che, tecnicamente, rimanda, secondo un modello antico, alla partecipazione simultanea di più presbiteri al rito dell´eucaristia sotto la presidenza di un celebrante principale, ma più generalmente al ruolo attivo svolto dalla comunità, a partire dal fatto fondamentale che ora essa può partecipare attivamente alla messa, celebrata non più in latino ma nelle lingue locali. Preghiera proposta dalla famiglia Pozzani

La pace verrà Se tu credi che un sorriso è più forte di un'arma, Se tu credi alla forza di una mano tesa, Se tu credi che ciò che riunisce gli uomini è più importante di ciò che li divide. Se tu credi che essere diversi è una ricchezza e non un pericolo, Se tu sai scegliere tra la speranza o il timore, Se tu pensi che sei tu che devi fare il primo passo piuttosto che l'altro, allora...

Se tu sai accettare che un altro, ti renda un servizio, Se tu dividi il tuo pane e sai aggiungere ad esso un pezzo del tuo cuore, allora... La pace verrà Se tu credi che il perdono abbia più valore della vendetta, Se tu sai cantare la gioia degli altri e dividere la loro allegria, Se tu sai accogliere il misero che ti fa perdere tempo e guardarlo con dolcezza, Se tu sai accogliere e accettare un fare diverso dal tuo, Se tu credi che la pace è possibile, allora...

La pace verrà Se lo sguardo di un bambino disarma ancora il tuo cuore, Se tu sai gioire della gioia del tuo vicino, Se l'ingiustizia che colpisce gli altri ti rivolta come quella che subisci tu, Se per te lo straniero che incontri è un fratello, Se tu sai donare gratuitamente un po' del tuo tempo per amore,

La pace verrà Charles de Foucauld 2


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torna all´antico Filoramo Le varie religioni usano spesso nel loro culto una lingua più o meno distante da quella comune, al punto da arrivare talora ad avere una lingua liturgica totalmente differente da quella parlata. Diversi sono i fattori che possono portare a questa situazione, come la percezione dell´inadeguatezza del linguaggio normale per la comunicazione del e col divino, l´esigenza di sottrarsi all´errore e a ogni forma di inquinamento del messaggio primitivo, il presentimento che solo quella lingua ha valore in ordine alla produzione di determinati effetti. Per un processo di ritualizzazione a cui concorrono vari fattori, tali lingue hanno la tendenza a fissarsi e rendersi immutabili. A determinare questo fenomeno concorrono la preoccupazione di conservare nella trasmissione il messaggio originario, una venerazione per quella lingua che si crede propria di Dio, la concezione che solo essa sia in grado di trasmettere adeguatamente un tipico messaggio religioso o di produrre l´effetto richiesto. Qualcosa del genere è avvenuto, in epoca moderna, per il latino della messa. In reazione alle critiche radicali dei riformatori, il Concilio di Trento, oltre a difendere la presenza reale del Cristo e il carattere sacrale della messa, respingendo la concezione del sacerdozio dei fedeli, che minava alla base la funzione mediatrice del clero, rifiutò nel contempo tutte le proposte di riforma tese a valorizzare il ruolo dei fedeli, come l´uso della lingua del popolo, il calice ai laici e in genere una maggiore partecipazione della comunità. In tutto ciò svolse un ruolo centrale la celebrazione della messa in latino, che trovò il suo compimento nel Missale Romanum di Pio V del 1570, con il quale si formalizzava – nell´epoca del trionfo delle lingue nazionali e dell ´espansione missionaria – il ruolo centrale che il latino come lingua sacra doveva continuare a svolgere nella liturgia in generale e nella celebrazione della messa in particolare. In base alla bolla di presentazione Quo primum del 14 luglio 1579, il messale veniva introdotto in tutta la chiesa cattolica di Occidente, con la prescrizione che ad esso non potesse «mai venire aggiunto, tolto o cambiato nulla». Con i due principi della unicità e della immutabilità doveva venire garantita in tutto il mondo occidentale, al di là delle diversità culturali, l´identità cattolica; la Congregazione dei riti, fondata nel 1588, era demandata a vigilare al riguardo. Iniziava quel periodo "della liturgia dalla ferrea unità e della rubricistica" che doveva arrivare al Vaticano II. Il primato assegnato al latino come lingua sacra costituì il sigillo linguistico a questa rigida difesa della Tradizione. Che oggi si voglia nuovamente valorizzare questo tipo di messa non può che significare l´esigenza, da parte dell´attuale pontefice, di voler ricuperare e rafforzare un legame vitale con la Tradizione. Un elemento, forse, di forza, ma anche di oggettiva debolezza, se si pensa che nella storia millenaria della liturgia cristiana la presenza di Cristo e l´efficacia delle formule sacramentali non sono legate al suono delle parole (fosse pure quello maestoso del latino liturgico), ma alla "intenzione" del celebrante e della comunità che concelebra. *Professore di Storia del Cristianesimo all’Università di Torino **Articolo tratto da “La Repubblica”

A cura di Sara Fiorini

- LA VOCE DEI GIOVANI -

...pensando...

...la rubrica dei giovani a cosa dovrebbe servire? In realtà non c’è una motivazione precisa sottostante a questa scelta, se non, appunto, il desiderio di poter dare modo ai giovani di ritrovarsi in alcuni commenti, riflessioni, stralci di poesie o lettere che ogni mese mi piace proporre per poter mostrare un piccolissimo pezzo di quelli che sono i pensieri della nostra età, sperando che anche altri sentano il desiderio di raccontarsi, mostrare alcune parti di sé per poter andare a creare quel bel puzzle della nostra comunità...un po’ come i gruppi delle coppie giovani con i loro bimbi ci hanno mostrato, offrendoci la bellissima idea delle pietre costituenti l’impalcatura della nostra parrocchia, a cui apporre i nostri nomi. E in questo mese, guardandomi un po’ intorno e vivendo come tutti quanti facciamo, mi è venuto in mente proprio questo stralcio di romanzo di “Fontamara”, che vorrei proporvi .. nella sua semplicità e quasi banalità, che rimane sempre attuale e amaramente tangibile. Nel centro di Roma non c’erano che banche... “Ma hanno la cupola?” io obiettavo, “forse sono chiese!”. “Sì, ma con un altro Dio” rispondeva Bernardo ridendo. “il vero Dio che ora comanda effettivamente sulla terra..il Denaro”. (Fontamara di Ignazio Silone) 3


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Foto: tombolata, lotteria e festa dell’ Epifania

Il melograno, simbolo della vita Il melograno, per ricordarci l’importanza della vita. Per la giornata della Vita di domenica 1° febbraio, i bambini porteranno all’altare tanti piccoli melograni disegnati, con al loro interno una preghiera. Li appenderanno ad una pianta. Nella simbologia cristiana, il melograno è il simbolo della vita. Non solo. Genitori e bambini leggeranno una preghiera scritta da loro stessi, durante “la preghiera dei fedeli”. Infine, i pargoli, al termine della messa, allieteranno la giornata festosa con il canto “Il Signore della Vita”. 4


Spirito Santo - Febbraio 2009! SEGUE DA PAGINA 1 (...) La nostra vita trasmette la gioia di aver incontrato colui che risponde al nostro desiderio di infinito o è uguale a quella di qualsiasi non credente? Più e più volte Gesù ci ha dato il suo indirizzo ma spesso ci capita di smarrirlo e allora non ci resta che chiederglielo nuovamente e la sua risposta non tarderà ad arrivare, basta desiderarlo.

NUMERO 13

CARITAS ZONA PASTORALE REGGIO OVEST CENTRO DI ASCOLTO INTERPARROCCHIALE DELLE POVERTA’

MADRE TERESA

Il 2 Febbraio il Centro di Ascolto interparrocchiale “Madre Teresa” compie quattro anni di vita. In questo periodo, presso i locali messi a disposizione dalla parrocchia di Pieve, abbiamo incontrato quasi 600 persone (circa 500 stranieri e un centinaio di italiani), ognuna con la propria storia, con i propri bisogni, con i propri desideri, espressi a volte in modo timido, altre volte in modo arrogante, ma sempre con una costante comune: il bisogno di essere accolti, ascoltati, accompagnati nelle loro difficoltà. Per loro abbiamo cercato di fare quel poco che ci era possibile, sfruttando anche le risorse del territorio: contatti con le parrocchie, con gli assistenti sociali, con la Caritas Roberto diocesana e gli altri Centri di Ascolto, con il CAV…….per non diventare semplici distributori di vestiti o di borsine alimentari, ma per costruire assieme a loro progetti che via via li portassero ad essere autonomi. Non è stato sempre facile, a volte anche duro, perché spesso, di fronte a situazioni pesanti, non ci rimane che constatare di essere servi inutili e mettere tutto nelle mani del Signore; altre volte abbiamo invece avuto la soddisfazione di vedere persone riprendere dignitosamente un cammino autonomo, grazie all’accompagnamento di tutti. In questi anni ci si sono chiarite via via due cose: l’obiettivo del Centro non è solo risolvere problemi, ma, soprattutto, fare incontrare alle persone che ad esso si accostano l’Amore e l’Accoglienza operativa di Cristo e della Chiesa; per questo fondamentali sono il momento di preghiera che tutti gli operatori vivono insieme prima di iniziare il lavoro (ascolto,distribuzione vestiti,alimenti,etc.), la messa mensile e i momenti di formazione proposti dalla Caritas diocesana, ma anche dalla parrocchie o che nascono al nostro interno non saremo mai capaci di amare le persone che incontriamo se prima non sapremo amarci tra di noi (anche questo non è stato facile perché proveniamo da otto parrocchie diverse, ognuno ha le proprie idee e il proprio bagaglio di esperienze….) e questo è proprio il dono più grande che ci ha dato questa opera di volontariato: piano piano si va costruendo un’unità basata non sulla simpatia delle persone o sull’uguaglianza di vedute, ma sulla presa di coscienza che questa opera non è solo un aiuto ai poveri, è soprattutto un aiuto a noi stessi, perché, come dice Papa Benedetto XVI, “Chi è in condizione di aiutare riconosce che proprio in questo modo viene aiutato anche lui; non è un suo merito, né titolo di vanto il fatto di poter aiutare: Questo compito è grazia” (Deus Caritas est). Riflettendo, infatti, su questa esperienza, ci siamo accorti che essa è stata per noi un’ulteriore possibilità di compiere insieme un passo nella maturazione di una fede personale e adulta, giocata in una realtà che travalica i confini della parrocchia e si apre ad una dimensione territoriale più vasta e più ricca di vissuti ed esperienze personali. Per questo ci sentiamo di proporla con entusiasmo a tutti (soprattutto ai giovani!!!!!). Abbiamo bisogno di persone generose!!! Vorremmo ricordare infine l’importanza che la raccolta di generi alimentari e di vestiti avvenga capillarmente e con periodicità nelle varie parrocchie perché, non si può donare ciò che non si possiede, ma soprattutto perché è bello che ciascuno contribuisca come può e si senta coinvolto in questa opera che riguarda tutta la zona pastorale di Reggio ovest. Anna, Loretta, Maria, Monica, Ombretta

RINGRAZIAMENTI La comunità parrocchiale, entusiasta per il presepe fatto, esprime la più viva gratitudine e soddisfazione a Marco Rampini e Margherita Torelli per l’impegno posto in questo lavoro. 5


Spirito Santo - Febbraio 2009!

NUMERO 13

SPAZIO DEDICATO AI PIÙ PICCINI

C’era una volta.... La strada della cortesia C’era una volta un principino superbo di sè. Comandava e tutti gli ubbidivano. Ma un giorno si perse in un bosco. Gira gira, più camminava, più si smarriva. Finalmente incontrò una vecchina curva fino a terra. -Quella vecchina, - le chiese - qual è la strada per tornare alla reggia? La vecchina si strinse nelle spalle. -Non saprei. Chiedilo al mio gatto che conosce tante cose. -Gatto, - dice il principe - Voglio tornare alla reggia. Insegnami la strada. -Non la conosco - rispose il gatto. - Domandala al cane che ha girato tanto. -Cane, qual è la strada della reggia? - Non lo so; domandalo allo scoiattolo che vede tutto. - Scoiattolo, voglio sapere come si fa a tornare alla reggia. - Non lo so; chiedilo allo scricciolo che sente tutto. - Scricciolo, insegnami la strada per tornare alla reggia. - Volentieri. - E lo scricciolo, volato sulla spalla del principe, gli sussurrò all’orecchio: - Principe, se vuoi tornare alla reggia, prendi la strada della cortesia e comincia col domandare usando le parole: <<per piacere>>. Il principe capì la lezione e subito disse: - Per piacere, scricciolo, qual è la strada? Lo scricciolo lo accompagnò fino all’albero dov’era lo scoiattolo. - Per piacere, scoiattolo, mi insegneresti la via? Lo scoiattolo scese dall’albero e l’accompagnò fino ad una radura dov’era il cane. - Cane, per piacere, mi accompagni verso la reggia? Il cane lo guidò fino al bivio dov’era il gatto. - Gatto, per favore, mi dici dov’è la reggia? Il gatto, miagolando, lo condusse fino al limitare del bosco. Qui era ad aspettarlo la vecchina. - Nonnina, per gentilezza, mi dite dov’è la reggia? La vecchina lo prese per mano e lo condusse fino alla porta del palazzo reale. - Entrate, per favore, - disse il principino cortesemente. - Grazie, caro. Sono contenta, perché vedo che ora hai imparato bene la strada della gentilezza. Non ti smarrirai più.

Incontro di preghiera

Cena con polenta

con gli operatori del centro di ascolto caritas

e quant’altro Domenica 7 Febbraio

4 febbraio ore 18:30

Ore 20:00

Incontro aperto a tutti. In particolare a chi svolge servizio in parrocchia.

Mercoledì delle Ceneri 25 febbraio Inizio quaresima

Il ricavato sarà devoluto in beneficenza 6

ORE 20.45 SANTA MESSA E IMPOSIZIONE DELLE CENERI


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NUMERO 13

Dona slancio al mio apostolato (preghiamo con i cristiani di ieri e di oggi) O Santo Spirito Paraclito, perfeziona in me l’opera iniziata da Gesù e rendi forte e continua la mia preghiera.

nessun interesse o calcolo rinchiuda gli spazi immensi della carità nelle strettoie dei miei piccoli egoismi.

Dona slancio al mio apostolato, che vuole raggiungere tutti gli uomini e tutti i popoli, redenti dal sangue di Cristo.

Tutto sia grande in me: la ricerca e il culto della verità, la prontezza del sacrificio sino alla croce.

Liberami da ogni presunzione, e sollevami nelle regioni della santa umiltà, del vero timor di Dio, del coraggio generoso.

Tutto corrisponda all’estrema preghiera del Figlio al Padre e a quella effusione di te, o Spirito di amore, che essi vollero sulla Chiesa, sulle singole anime e sui popoli. Amen.

Nessun legame terreno mi impedisca di vivere in pienezza la mia vocazione:

Giovanni XXIII (1881-1963)

Preghiera proposta da Luca Lusetti

Preghiera Vieni, Signore Gesù! Vieni e riempi della tua presenza l’universo: guarda con Amore, e infondilo nella tua terra minacciata dall’odio e dalla violenza, perché tutti gli uomini diventino artefici di giustizia e di pace e il mondo ritrovi la via della concordia e del dialogo. Signore, tu sei Fonte di ogni dono perfetto: piega la durezza del cuore degli uomini, dona consolazione e pace, tranquillità e sicurezza. Serenità e libertà si stringano la mano e i popoli del mondo si incontrino nella concordia. MANIFESTATI A TUTTO IL MONDO e fa che ognuno di noi con la sua vita manifesti il tuo Amore al fratello che non sa amare . Amen.

L’ANGOLO POETICO E, accorgendoti dei miei occhi su dite, ammaliati da cotanta bellezza, mi sorridi illuminando con luce chiara il tuo volto e poi il mio,con i tuoi occhi mi guardi ed io, anche se solo per un istante, che dura quasi una vita, entro nel tuo mondo senza capire più niente! Nuanda I lettori scrivono.... Spazio dedicato a chiunque voglia lasciare scritto qualcosa, proporre spunti di riflessione o esprimere un proprio pensiero, firmato o anonimo. Potete inviare materiale attraverso l’indirizzo di posta elettronica segnalato o lasciare una lettera nella cassetta posta all’entrata della chiesa. La redazione si avvale del diritto di selezionare gli articoli più interessanti da pubblicare nello spazio. Vi aspettiamo...

Per scriverci potete utilizzare questa casella di posta elettronica: spirito.parola@gmail.com, oppure la cassetta postale posizionata all’entrata della chiesa. 7


Spirito Santo - Febbraio 2009!

NUMERO 13

Domenica 1 Febbraio 2009

Altre Date Messa

• IV Domenica Tempo Ordinario • Giornata della vita

• da Lunedi a Giovedì e Sabato santa messa ore 18:30 [Chiesa Spirito Santo] • il Venerdì la messa si terrà alle ore 16:30 [Casa delle Magnolie]

• Ore 9.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] • Ore 11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo]

Altri Eventi • Catechismo: Sabato ore 14:30 • Oratorio: Sabato dalle 16:00 alle 17:30

Domenica 8 Febbraio 2009 • V Domenica Tempo Ordinario

• “Candelora ”: Lunedì 2 Febbraio, presentazione di Gesù al tempio, ore 18.30 santa messa e benedizione delle candele. Ore 21: incontro con il diacono Bonomo sulla lettera ai Filippesi.

• Ore 9.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] • Ore 11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo]

• Incontro di preghiera: Mercoledì 4 Febbraio. Con gli operatori del Centro d’ascolto Caritas “Madre Teresa” ore 18.30 santa messa, seguirà un’agape fraterna. • Cena con polenta: Sabato 7 Febbraio • Incontro per studenti delle superiori sul tema “liberi per amare”: Domenica 8 Febbraio ore 17:00 a Regina Pacis. • Festa della Madonna di Lourdes: Mercoledì 11 Febbraio, giornata del malato ore 18.30 rosario e santa messa

Domenica 15 Febbraio 2009

• Carnevale dei ragazzi: Sabato 21 Febbraio • Mercoledì delle ceneri, inizio quaresima, digiuno e astinenza: Mercoledì 25 Febbraio ore 20.45 Santa Messa e imposizione delle ceneri.

• VI Domenica Tempo Ordinario • Ore 9.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] • Ore 11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo]

• Casa di carità: Lunedì 9 Febbraio e Martedì 24 Febbraio

Buon Compleanno a... • Lucia Miari - Martedì 3 Febbraio • Valerio Benassi - Sabato 7 Febbraio • Giovanni Dazzi - Domenica 8 Febbraio

Domenica 22 Febbraio 2009

• Massimo Montecchi - Venerdì 13 Febbraio • Don Mario - Martedì 17 Febbraio

• VII Domenica Tempo Ordinario Aspettiamo di ricevere eventuali date di compleanno per i mesi prossimi!!!

• Ore 9.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] • Ore 11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo]

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2009 Febbraio  

parrocchia, spirito

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