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Spirito e parola Mensile della parrocchia dello Spirito Santo - N°29 - 4 Luglio 2010

La vostra pace scenderà su di Lui Commento al Vangelo. XIV Domenica Tempo Ordinario

IL GIORNALINO VA IN VACANZA, ARRIVEDERCI A OTTOBRE

Dio arriva sempre al momento giusto (Lc 10,1-12,17,20) In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno

duramente di quella città». I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». Commento al Vangelo di Padre Alberto Maggi. Il brano che ora commentiamo è esclusivo di Luca, l’unico evangelista che ce l’ha. “Dopo questi fatti”, quali sono questi fatti? Gesù, visto l’insuccesso dei Dodici, che, inviati a liberare le persone, non solo non riescono a liberarle ma vogliono addirittura impedirlo, ha chiamato i Samaritani al suo seguito. Ecco, dopo questi fatti, “il Signore”, titolo con il quale nella comunità si chiama il Gesù risorto, “designò altri Settantadue”. Perché Settantadue? Perché, mentre Dodici è il numero che riguarda le tribù d’Israele, quindi un messaggio è per Israele, Settantadue, secondo il computo che si trova nel libro della Genesi al cap. X, sono le nazioni pagane. Segue a pagina 4 (...)

TECNOLOGIA E RELIGIONE

“ioPrego“, il rosario che parla e suona Con l’arrivo delle vacanze prende inizio la stagione dei pellegrinaggi estivi che vede ogni anno migliaia di fedeli in tutta Europa viaggiare in direzione dei Santuari più importanti: Lourdes, Fatima, Assisi, Loreto, solo per citare alcuni dei più noti. Da una recente indagine ISTUR (Istituto internazionale di scienze turistiche) l’identikit del pellegrino risulta ben diverso dagli stereotipi: i giovani tra i 20 e i 40 anni rappresentano infatti un terzo del totale dei viaggiatori spirituali, mentre il pellegrino di oggi risulta più colto rispetto alla media nazionale (il 67% utilizza il computer e il 34% legge più di 5 libri all’anno). A spingere i fedeli a compiere il pellegrinaggio è il desiderio di vivere in modo più profondo la propria fede, dedicando tempo alla meditazione e alla preghiera, da soli o insieme agli amici. Ma il percorso può essere anche un’occasione per incontrare persone nuove, ascoltare esperienze diverse, stringere nuove amicizie sulla base della condivisione di valori profondi. Sempre più spesso i fedeli si stanno aprendo a nuovi modi di vivere il raccoglimento e i propri momenti di fede, come dimostra il successo di pubblico del Rosario Elettronico “ioPrego”, il primo dispositivo che guida il fedele grazie a una voce che lo accompagna nella preghiera, sostenendolo nel recitare correttamente il rosario. “ioPrego” aiuta a trovare quella concentrazione e quello stato di pace interiore che pervade lo spirito e che si riflette, di conseguenza, sul benessere dell’organismo. La presenza di contenuti musicali religiosi contribuisce ulteriormente a intensificare e ad accelerare tale processo. Segue a pagina 5 (...)


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Una conversazione nel Sinai con

“Har Karkom è il luogo dove Mosè ha ricevuto

Mi trovo nel luogo più appropriato e allo stesso tempo più incredibile per una conversazione che ha come filo conduttore il trascendente, la storia e il pellegrinaggio. Anzi, che ha per soggetto un luogo di pellegrinaggio per eccellenza sia per cristiani che per gli ebrei: sono infatti nel deserto del Sinai. Mi trovo sotto l’ombra di una grande tenda. Intorno, un’immensa distesa desertica pietrosa riarsa dalla luce abbacinante del sole, da cui spiccano aspre vette. Qua e là, spuntano radi punti di vegetazione in prossimità dei wadi, i corsi d’acqua essiccati tipici del deserto. Si tratta del campo base di una spedizione archeologica, su cui svetta a poca distanza il profilo di una montagna: è Har Karkom, luogo sacro nel deserto dell’Esodo - come vedremo oltre - anche menzionato nell’appendice della recente edizione Cei della Bibbia, curata da Gianfranco Ravasi, come uno degli scenari ipotizzati per l’episodio mosaico delle Tavole della Legge. L’impatto emotivo rispetto al paesaggio, alla situazione, al coinvolgimento dettato dalle tematiche storico-religiose, è molto forte. Sì, perchè dopo il viaggio aereo Verona-Tel Aviv e il trasferimento fra la capitale israeliana e il Negev a bordo di una barcollante jeep, ora sono nel Sinai, un po’ pellegrino e un po’ archeologodilettante; e, soprattutto, molto curioso per tutto quello che mi circonda e sta accadendo. Il gruppo di cui faccio parte ha infatti esplorato a piedi la zona di Har Karkon e Beer Karkom, mappando le molte scoperte. Ha inoltre scavato un sito, denominato HK 361, da cui sono emersi interessanti reperti risalenti al Neolitico. Ora, al campo base, è un momento di pausa nella fase di osservazione dei reperti, risalenti a migliaia anni prima della nascita di Cristo. Seduto di fronte a me c’è una persona anziana, che ho visto camminare nel deserto del Sinai con l’entusiasmo di un ragazzino: è Emmanuel Anati, 79 anni, archeologo. Il suo biglietto da visita menziona studi a Firenze, Gerusalemme, Harvard, Oxford e alla Sorbona. E, soprattutto, anni e anni in giro per il mondo a scavare, osservare, fare ipotesi, di cui una buona parte trascorsi nel deserto del Sinai, tanto che pare appropriato definirlo l’archeologo del deserto dei Padri. Estraggo il fedele block-notes e ne approfitto per dare il via al valzer delle domande. Massimo Tassi - Professore, ma che luogo è questo, dove è possibile incontrare tante tracce del passato? Un deserto dovrebbe essere, come dire, deserto! E invece qui troviamo resti d’insediamenti, di tombe, affascinanti incisioni rupestri e luoghi di culto a lungo dimenticati…

Il sito delle 12 stele e la montagna sacra

Emmanuel Anati - Il deserto è sempre stato una zona di rifugio per i popoli più deboli, che altrimenti difficilmente avrebbero avuto scampo. Ma il deserto è anche il luogo dei profeti, dell’ispirazione. E questo è un luogo speciale per la storia dell’Uomo. Questa è Har Karkom… M.T. - Cosa vuole dire? E.A. - In pratica nei 200 chilometri quadrati che comprendono questa concessione di scavo, possiamo leggere la storia verticale dell’Uomo: dal Pitecantropo alle tribù beduine dell’Ottocento. E questo vuole dire i clan tribali del Paleolitico e del Neolitico, le tribù ebraiche, i monaci bizantini, l’arrivo dei beduini islamizzati, sino alle ultime tribù beduine nomadi o seminomadi che ho incontrato sino agli anni ’50, quando ho trascorso un lungo periodo nel deserto. M.T. - Fermiamoci alla montagna di Har Karkom, che svetta laggiù. Lei negli anni Ottanta ha scritto un libro intitolato “Har Karkom. La montagna sacra nel deserto dell’Esodo”. Perché si parla di luogo sacro? E.A. - E’una cosa che salta subito all’occhio: questa montagna è sacra. Intorno infatti ci sono più di cento santuari in mezzo al niente, in un luogo desertico. M.T. - Per non tralasciare i resti di villaggi o semplici capanne… E.A. – Ai piedi della montagna ci sono centinaia di insediamenti, in un luogo che non aveva risorse economiche. M.T. - Ma chi erano coloro che attraversavano il deserto per arrivare sin qui?

E.A. - Erano pellegrini di varie epoche che andavano alla montagna per loro sacra. M.T. - Lei parla di pellegrini e di secoli diversi: quindi si tratterebbe di una montagna sacra a più genti… E.A. - E’ così. Questo è il luogo di Mosè e delle Tavole della Legge, ma anche sacro per tante altre genti prima di Mosè. M.T. - Proviamo a focalizzare il fatto sul perché Har Karkom può essere il Sinai della Bibbia… E.A. - Ci sono sorprendenti similitudini coi particolari suggeriti dalla Bibbia: dalla ricostruzione dell’itinerario dell’Esodo all’ubicazione geografica. E poi i particolari topografici e i resti trovati qui. M.T. - Cioè? E.A. - Fra le tante cose, il cui testo biblico parla di Mosè che sale e scende due volte: per quanto riguarda la distanza, non mi sembra il caso di S. Caterina, mentre qui si tratta di una distanza compatibile. M.T. – Poi? E.A. - C’è poi l’ubicazione geografica della montagna. Si parla del confine dei territori dei popoli Amalekiti e Midianiti, e anche su questo ci siamo. Poi molti altri elementi geografici indicano che il compilatore biblico quando indicava il monte Sinai si riferiva a questa montagna, come ad esempio il pozzo: è laggiù, è quello di Beer Karkom. Senza naturalmente dimenticare simboli come quello del serpente di cui parla la Bibbia, presente in una delle incisioni rupestri sopra la montagna di Har Karkom. E poi le dodici pietre…


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l’archeologo Emmanuel Anati le Tavole della Legge”, sostiene lo studioso M.T. - In un passo biblico di Esodo effettivamente si parla di Mosè che colloca un altare e dodici pietre, tante quante le tribù d’Israele… E.A. - Certo, e qui c’è un sito denominato HK 52, in cui abbiamo lavorato e dove effettivamente ci sono le dodici pietre e un altare. M.T. - Ma come poteva Mosè con la sua gente sopravvivere in un luogo così duro? E.A. - A quel tempo c’era più prateria e un po’ più acqua: ne bastava un minimo per fare di questa zona un prato. M.T. - Alcuni sono propensi ad accogliere la sua tesi che Har Karkom sia la montagna dell’episodio mosaico delle Tavole dell’Alleanza, altri no: quale futuro attende Har Karkom per quanto riguarda l’archeologia biblica? E.A. - Il fatto che questo sia il monte Sinai sarà approvato unanimemente: ho molte prove. Ora bisogna arrivare alla pubblicazione di tutti i dati raccolti. Sarà epocale, rivelerà i segreti della montagna, che in una delle sue epoche è stata quella di Mosè. M.T. - Com’è avvenuta la scoperta di Har Karkom? E.A. - Era il 1954. Sapevo circa dove mi trovavo, ma non ne ero sicuro ed ero a corto d’acqua. Ero alla ricerca di un pozzo. Così eccomi su una montagna per vedere se attorno ci fosse un pozzo. E’ un buon metodo per trovare l’acqua: si sale su una montagna e si guarda intorno. Dove c’è una macchia verde, lì c’è anche dell’acqua. M.T. - E sulla montagna cos’è successo? E.A. - Ho visto le incisioni rupestri. Mi sorpreso, perché erano collegate a delle strutture: erano dei santuari. Ma all’inizio non avevo messo in relazione le due cose, così feci alcune foto.

M.T. - E l’acqua? E.A. - Dalla montagna ho visto, in basso, un luogo verde. Era Beer Karkom, col suo pozzo, quello di cui parla la Bibbia. Sono arrivato là e ho scavato. Ho trovato l’acqua e mi sono salvato. Il posto all’epoca si chiamava Gebel Idel e venne pubblicato qualcosa sull’argomento nel 1954 su un giornale inglese. Poi feci tante altre cose, altrove, ma la montagna era per me come un chiodo fisso, così mi proposi di tornare. M.T. - E cosa accadde? E.A. - Dopo molto tempo, nel 1977, cercai di trovare la montagna. Ma nel 1954 i nomi sulle cartine erano diversi perché si andava in giro con una mappa inglese del 1914, mentre negli anni Settanta c’era una nuova cartografia, con i nomi nuovi dati alle località. Sulle cartine non esisteva più Gebel Idel, e non sapevo che il luogo era diventato Har Karkom e nemmeno dove si trovasse. M.T. - E quando ha ritrovato Har Karkom? E.A. - L’ho trovato dopo quattro anni di spedizioni a piedi, fatte fra il 1977 e il 1980, quando non c’erano strade. Qui una jeep non era mai arrivata, perché le montagne erano insuperabili in macchina. Era un periodo diverso… Un rumore giunge da lontano, interrompendo il silenzio che ci attornia. Sì, quel silenzio che sembra protrarsi all’infinito e che è tipico del deserto. Una nuvola di polvere si alza dalla pista che dalla direzione di Beer Karkom porta verso il campo-base della spedizione, allestito ai piedi di Har Karkom, la

Uno dei misteriosi siti mappati

montagna sacra. Laggiù, a fianco del wadi, si avvicina rapidamente una jeep verde scuro, con la stella di Dadiv. E’ un mezzo dell’esercito israeliano, i cui soldati fanno visita ogni giorno al nostro campo. Continueremo la conversazione domani, penso mentre vado verso la cucina da campo, in cui l’acqua per il caffè è già stata messa sul fuoco. E - penso ancora - chissà quante scoperte ci attendono, qui nel deserto dei Padri…

4I^WKMLMQOQW^IVQ (VWDWHLQVLHPH Ed è alle porte del calore della vera estate che il gruppo giovani si ritrova e parte all’insegna di una 3 giorni a Ligonchio! Tre giorni di condivisione, preghiera e tranquillità, per riflettere insieme sull’anno trascorso e trovare nuovi spunti che ci permettano di vivere rientrare dalle ferie estive maggiormente consapevoli! Un saluto

Testo e foto di Massimo Tassi

a cura di Sara Fiorini

confidenza o l’immenso sollievo di esserti tu confidato a lui con assoluta tranquillità: appunto perchè amico. Conforta il desiderio di rivederlo se lontano, di evocarlo per sentirlo “Penso che nessun’altra cosa ci vicino, quasi per udire la sua voce e conforti tanto, quanto il ricordo continuare colloqui mai finiti.” di un amico, la gioia della sua David Maria Turoldo da tutti i giovani ed un arrivederci a settembre, con questa frase semplice ma vera sull’amicizia, che va ad essere sempre più il tema di queste uscite:


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La vostra pace scenderà su di Lui Segue da pagina 1 (...) Quindi è una missione universale per la quale Gesù manda i Samaritani, cioè quelli che non provengono da Israele. “Li inviò a due a due”, perché siano una comunità, ma soprattutto perché il numero due era quello indispensabile per essere testimoni, “in ogni città e luogo dove stava per recarsi. E diceva loro: «La messe è abbondante»”, cioè la risposta alla buona notizia sarà abbondantissima, Gesù ce lo assicura. Quando quello che si proclama è la buona notizia, il risultato sarà straordinario, “«Però sono pochi gli operai»”. Questa richiesta di Gesù “«Pregate il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe»”, non riguarda soltanto le categorie – come a volte si pensa – dei preti, frati e suore, ma è un invito rivolto a tutti quanti, affinché ognuno prenda coscienza dell’urgenza di questa missione. Poi Gesù dà delle indicazioni molto chiare: non si può smentire con il proprio comportamento il messaggio che si va ad annunziare. Per cui dice “«Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi»”, l’opposizione della società, che si vedrà minacciata nelle sue basi dell’avere, del salire e del comandare, sarà tremenda. Gesù dice: “andate indifesi perché il Signore, lo Spirito, sarà la vostra difesa”. E poi, «Non portate borsa, né sacca, né sandali»”, cioè non pensate al vostro sostentamento, non preoccupatevi di quello che mangerete o berrete, perché il Signore provvederà; quindi andare in una maniera che non smentisca la fede che viene annunciata. “Non fermarsi a salutare”, è perché il saluto orientale era tipicamente interminabile. Poi il Signore dà delle indicazioni molto chiare: “«In qualunque casa entriate»”, quindi in qualunque casa si entra, “«Prima dite ‘Pace a questa casa’»”, questo è l’augurio. Pace significa l’invito alla pienezza della felicità. “«Se vi sarà un figlio della pace»”, cioè se ci sarà qualcuno che ha dentro di se questo desiderio di pienezza di vita, “«la pace scenderà su di lui»”. Poi Gesù avverte “«Restate in quella casa mangiando e bevendo di quello che hanno»”. Perché questo particolare?

Perché si sapeva che nel mondo ebraico, e anche quello Samaritano, si stava attenti a non mangiare nulla, a non toccare nulla che fosse classificato come ‘impuro’; per questo non si andava nelle case dei pagani che erano impure. Gesù dice “Non abbiate di questi scrupoli”. Gesù già aveva detto altrove che non è quello che entra, ma quello che esce che rende impuro l’uomo. “«E chi lavora ha diritto alla sua ricompensa»”, quindi “andate senza preoccuparvi perché vi sarà dato”. “«E non passate da una casa all’altra»”. C’è negli Atti degli Apostoli Pietro che dice che “non è lecito per un Giudeo unirsi o incontrarsi con persone di altra razza. Gesù dice “Non abbiate di questi scrupoli, di questi problemi. Quindi, quando andate in una casa, non fate gli schizzinosi, i difficili, per motivi religiosi”, “«Ma lì rimanete»”. E di nuovo Gesù insiste, questa insistenza si vede che portava una resistenza da parte di questi inviati, “«Mangiate quello che vi sarà offerto»”, quindi “non state a fare i difficili, questo è puro, questo è impuro, questo sì può e questo non si può”, e poi, ecco, “«Curate»”, non ‘guarite’, come traduce la CEI. “«Curate i malati che vi si trovano, e dite loro»” – cioè ai malati – “«E’ vicino a voi il Regno di Dio»”. Il regno di Dio si prende cura dei bisogni e dei mali dell’umanità; il regno di Dio è venuto ad alleviare i mali e le sofferenze che ci sono negli uomini e questi vanno curati. Cioè si cerca di alleviare la loro sofferenza. Se non vi accolgono, dice Gesù, non insistete, si vede che l’ambiente non è pronto, quindi “non perdete tempo”. Poi è eliminato nel testo liturgico, Gesù dice che la risposta dei pagani sarà superiore a quella di Israele. Ed elenca tre città pagane contrapposte a tre città di Israele, che sono Cafarnao, Corazin e Betsaida, che non lo hanno ricevuto. Ebbene il risultato è che “I Settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome»”, cioè grazie al messaggio di Gesù gli uomini sono stati liberati da quelle false ideologie che li rendevano refrattari, ostili a questa buona notizia. Ma, naturalmente, solo chi è libero può liberare, ecco perché i

Dodici non ci sono riusciti. Ed ecco, importantissima, l’affermazione di Gesù: “«Vedevo satana cadere dal cielo come una folgore»”. Nella concezione dell’epoca Satana stava nei cieli, era un funzionario della corte divina, era un ministro di Dio. Basta leggere il libro di Giobbe, dove Dio riceve i suoi figlioli e fra questi c’è anche il Satana. Era l’ispettore generale di Dio, quello che curava i suoi interessi e il suo compito era sorvegliare gli uomini, e poi accusarli presso Dio per poi infliggere loro la pena per i loro peccati. Ebbene, con l’annunzio dei Settantadue, la Buona Notizia ha avuto successo. E qual è la Buona Notizia? La Buona Notizia è che Dio non è buono, ma è esclusivamente buono; il Dio di Gesù non è il Dio della religione che premia i buoni e castiga i malvagi, ma a tutti comunica amore. Allora il ruolo del Satana è finito; è inutile che accusi presso Dio perché egli a tutti quanti, indipendentemente dal loro comportamento, comunica il suo amore. Già Gesù in questo vangelo aveva detto: “Perché il Padre è buono verso gli ingrati e i malvagi”. Allora Satana viene cacciato dal cielo, il suo ruolo è terminato. E nell’Apocalisse è importante la definizione che viene data di questo episodio, “E’ stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte”. Poi l’assicurazione finale, “Nulla potrà danneggiarvi”, quindi le forze ostili non potranno farvi male perché la luce è più forte delle tenebre e la vita è più forte della morte. E per ultima cosa Gesù dice “Rallegratevi, non tanto per i vostri successi”, “«Rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli»”, cioè l’esperienza di sentirsi amati da Dio. Quindi, dai due discepoli che chiedevano un fuoco dal cielo che distruggesse i Samaritani, sono i Samaritani che riescono a far cadere dal cielo il Satana, il nemico dell’umanità. Commento di P. Alberto Maggi

PER VEDERE LA VIDEO-OMELIA VAI SU: http://www.studibiblici.it/ videoomelie.html#vid-18


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) V V Q ^M Z[IZQW/QVWM:Q\IIQ]\WIT/ZM[\LQ:MOQVI8IKQ[  MTI ZMLI bQ WV MLM TOQWZVITQVWITT¼WXM ZI In alto da sinistra a destra le fedi di Gino e Rita Corradini, a fianco un momento della celebrazione del 25° anniversario di matrimonio. In basso da sinistra a destra Matteo Piccinini, Luca Denti e Federico De Tomasi che hanno partecipato al Grest di Regina Pacis. A fianco Matteo Zanichelli, Sara Fiorini, Alessandro Davoli e Don Mario durante l’impaginazione e la stampa di Spirito e parola.

Segue da pagina 1 (...) Nel percorso di preghiera il rosario elettronico può essere un alleato prezioso del pellegrino nella ricerca della concentrazione e nella pratica. Il rosario elettronico è prodotto da Euro Digital Equipment, azienda specializzata nella progettazione di soluzioni tecnologiche. Esso, infatti, grazie alle sue ridotte dimensioni e alla sua facilità di utilizzo, rappresenta una soluzione comoda e pratica da portare con sé in viaggio e consente, grazie alle cuffie in dotazione, di isolarsi e concentrarsi in qualsiasi momento e luogo della giornata. Inoltre si può accendere, interrompere e ricominciare, senza perdere mai la guida per la corretta recita delle preghiere. Il successo di vendite ottenute in Italia, che ha visto la vendita di 13.000 unità al mese, dimostra come gli italiani siano sempre più aperti alle innovazioni tecnologiche anche per quanto

riguarda la religione. La nostra nazione offre da sempre un’infinità di mete per i pellegrinaggi: ci sono infatti moltissimi santuari sparsi in tutte le regioni italiane, alcuni splendidi ma poco conosciuti, altri famosissimi, che accolgono ogni anno milioni di pellegrini che provengono da ogni luogo. Le vacanze all’insegna della spiritualità e della ricerca interiore fanno sempre più breccia nel cuore dei turisti, anche con l’aiuto della tecnologia. Per ulteriori informazioni: MS&L Italia Ufficio stampa Euro Digital Equipment Roberto Adriani roberto.adriani@mslworldwide. com 02.77336266 - 348.2509894 Federica Rota federica.rota@mslworldwide. com 02.77336406

“ioPrego” il rosario elettronico del pellegrino


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“Quando sono debole Suor Elena Bosetti riflette

In tutta la storia, con particolare rilevanza nei periodi di decadenza, è possibile scorgere una corrente culturale che esalta la perfezione materiale, la forza muscolare, la durezza del cuore. Per questo suona del tutto paradossale l’affermazione di San Paolo riportata nella lettera ai Corinzi (2Cor 12,10), secondo cui “quando sono debole è allora che sono forte”. Si tratta di un paradosso che è insito anche nella vicenda di Gesù Cristo, il Figlio di Dio che accetta di farsi uccidere sulla Croce da quegli uomini che è venuto a salvare. Per cercare di comprendere il significato profondo di questo paradosso, ZENIT ha intervistato suor Elena Bosetti, docente di Sacra Scrittura alla Pontificia Università Gregoriana, che sul tema ha scritto un saggio. Nella lettera ai Corinzi San Paolo ha scritto “quando sono debole è allora che sono forte”. Che cosa intende dire? Anzitutto mi sembra che Paolo faccia riferimento a una sua esperienza concreta, esistenziale. Evoca una situazione di debolezza fisica o psicologica, quale una infermità o uno stato d’animo provato, depresso. Egli non si vergogna di ricordare ai Corinti la situazione di debolezza, umanamente parlando sfavorevole, che ha caratterizzato la sua opera di evangelizzazione in mezzo a loro. Ma riflettendo su tale situazione egli vi coglie qualcosa di sorprendente: l’energia del Risorto. L’Apostolo ritiene di essere “forte” nella sua debolezza in quanto coinvolto nella dinamica

vittoriosa del Crocifisso risorto. La debolezza che diviene occasione fortezza d’animo non è del tutto estranea all’esperienza umana. Ci sono numerose testimonianze di uomini e donne (anche non credenti) per le quali situazioni disperate e di deriva umana sono diventate momento di grande cambiamento, hanno ricuperato grandi valori che avevano smarrito. In altre parole, attraverso la “debolezza” queste persone sono diventate più uomini e più donne. Nel leggere queste storie

Una raffigurazione di San Paolo

il credente non si sconcerta, ma vi legge la mano della Provvidenza. L’assunto di San Paolo è paradossale, sembra contrario alla logica umana. Che cosa ha sperimentato San Paolo per giungere a tale considerazione? In effetti Paolo ama il paradosso. Non per fare l’originale ma per quella sua capacità acuta di cogliere le polarità che attraversano la storia e la vicenda umana dentro cui si iscrive l’azione salvifica di Dio che agisce in modo

illogico secondo la sapienza del mondo. Il mondo infatti elogia la forza e la potenza, mentre Dio per salvare il mondo ha imboccato e percorso fino in fondo la via della debolezza e della kenosis, ovvero del volontario abbassamento e svuotamento di sé. Non ci ha “usati” per farsi più grande e bello. Al contrario, si è lasciato “ferire” dalla nostra miseria e tristezza e se ne è fatto carico, oltre ogni buon senso, fino all’infamia della croce. Che tipo di Dio è quello di cui parla San Paolo? È il Dio dei paradossi! In realtà tutta la storia biblica concorda nel rivelare un Dio che sembra divertirsi a capovolgere le “sorti” (o situazioni) come racconta il libro di Ester e come canta la vergine Maria nel suo Magnificat: “i potenti li ha deposti dai troni, ha innalzato gli umili…” (Luca 1,52). Dio stesso nel suo appassionato amore per l’umanità si avventura nel paradosso più sconcertante che è quello d e l l ’ I n c a r n a z i o n e. Nella lettera ai Filippesi Paolo presenta un Dio che si abbassa e si svuota di ogni pretesa divina per farsi in tutto simile all’uomo, anzi si abbassa fino alla terrificante morte di croce per amore della sua creatura. San Paolo parla del Dio che ha sperimentato personalmente come amore: «Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Galati 2,20); del Dio che l’ha reso forte nell’amore, niente e nessuno «potrà mai separarci dal’amore di Dio che in Cristo Gesù, nostro Signore» (Romani 8, 39). In questo sta la fortezza di San Paolo che gli permette di uscire da ogni debolezza. E qual è l’idea di salute e di


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è allora che sono forte” sul paradosso paolino

Bibbia: la lettera ai Corinzi

salvezza dell’apostolo delle genti? Paolo ha una visione organica e complessiva della salute. Se il piede sta male tutto il corpo soffre. Così la Chiesa, che per Paolo è il corpo di Cristo. Non si tratta quindi di salvare semplicemente la propria anima. È in gioco la salute di tutto il corpo ecclesiale e dell’intera famiglia umana. Anzi occorre avere sensibilità anche per il gemito della creazione, la quale nutre anch’essa il desiderio di essere liberata e di entrare nella salvezza definitiva, nella libertà dei figli di Dio (cf. Romani 8). Nel corso della storia umana e nel mondo moderno la figura del debole e malato viene mal tollerata. Perchè nella religione cristiana Dio ha scelto ciò che è debole? Si direbbe per un moto di amore misericordioso e straordinariamente divino. Dio rivela se stesso in coloro che si fidano di lui e gli lasciano spazio

di azione. Per la Bibbia sono i poveri e i piccoli, coloro che non strumentalizzano Dio per i propri interessi o progetti di grandezza, ma che al contrario si fidano di Lui in ogni situazione. La figura del debole e del malato è mal tollerata dove domina la cultura efficientista, utilitarista... Il dolore e la sofferenza bloccano la persona se non ne vede alcun senso, rimane solo la debolezza che schiaccia. Perché la fortezza abbia il sopravvento sulla debolezza occorre passare e fare propria l’esperienza di San Paolo. Dio ha scelto (e sceglie) ciò che è debole, perché questa è la logica dell’amore, e Dio è specializzato in amore. E qual è la dimensione antropologica e civile che distingue l’umano nell’aiuto ai deboli? E’ la distinzione che passa tra la filantropia e l’amore carità. La filantropia è un sentimento nobile che porta l’individuo o gruppi umani (società filantropiche )

verso i bisognosi per renderli felici. L’amore-carità unisce l’amore di Dio con l’amore del prossimo, anzi si fa prossimo al bisognoso, imita il Buon Samaritano che è Gesù stesso. Ovviamente non c’è contrapposizione, ma la filantropia ha bisogno di immettersi nella forza dell’amore-carità. Che Dio è quello che manifesta nella debolezza la potenza salvifica del suo amore? È un Dio umile, che vince dal di dentro le pretese dell’orgoglio satanico condividendo la fatica e il dolore degli umani. È un Dio che non salva se stesso scendendo dalla croce, ma che apre le porte del paradiso al malfattore che si rivolge a lui nell’agonia del suo patibolo. È un Dio che salva sacrificando se stesso, non gli altri; è il Dio che vince con l’amore: l’unica potenza che trasforma l’umanità se viene accolta pienamente nella Chiesa e nella società. Antonio Gaspari

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D ome n i c a 4 Lu g lio 2010

C a l e n dar i o

Ore 9.00/11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] Liturgia: Is 66,10-14c; Sal 65; Gal 6,14-18; Lc 10,1-12.17-20 Grandi sono le opere del Signore

D ome n i c a 1 1 Lu g lio 2010 Ore 9.00/11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] Liturgia: Dt 30,10-14; Sal 18; Col 1,15-20; Lc 10,25-37 - I tuoi giudizi, Signore, dànno gioia

D ome n i c a 1 8 Lu g lio 2010 Ore 9.00/11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] Liturgia: Gen 18,1-10a; Sal 14; Col 1,24-28; Lc 10,38-42 - I puri di cuore abiteranno nella casa del Signore

D ome n i c a 2 5 Lu g lio 2010 Ore 9.00/11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] Liturgia: Gen 18,20-21.23-32; Sal 137; Col 2,12-14; Lc 11,1-13 Il povero invoca e Dio lo ascolta

D ome n i c a 1 Ag os to 2010 Ore 9.00/11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] Liturgia: Qo 1,2; 2,21-23; Sal 94; Col 3,1-5.9-11; Lc 12,13-21 - Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce

D ome n i c a 8 Ag os to 2010

14,1.7-14 - Sei tu, Signore, il Padre degli umili

Do m e ni c a 5 S e tte m b re 2 0 1 0 Ore 9.00/11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] Liturgia: Sap 9,13-18b; Sal 89; Fm 9b-10.12-17; Lc 14,25-33 Donaci, o Dio, la sapienza del cuore

Do m e ni c a 1 2 S e tte m b re 2 0 1 0 Ore 9.00/11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] Liturgia: Es 32,7-11.13-14; Sal 50; 1Tm 1,12-17; Lc 15,1-32 Donaci, Padre, la gioia del perdono

Do m e ni c a 1 9 S e tte m b re 2 0 1 0 Ore 9.00/11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] Liturgia: Am 8,4-7; Sal 112; 1Tm 2,1-8; Lc 16,1-13 - Lo sguardo del Signore è sopra il povero

Do m e ni c a 2 6 S e tte m b re 2 0 1 0 Ore 9.00/11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] Liturgia: Am 6,1a.4-7; Sal 145; 1Tm 6,11-16; Lc 16,19-31 - Beati i poveri in spirito (Il calendario di settembre potrebbe subire variazioni o modifiche)

M e s s e e A ltre D ate

Ore 9.00/11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] Liturgia: Sap 18,3.6-9; Sal 32; Eb 11,1-2.8-19; Lc 12,32-48 Beato il popolo che appartiene al Signore

da Lunedì a Venerdì: Santa messa ore 8:00 [Chiesa Spirito Santo] - l’orario può cambiare per anniversari o richieste particolari Venerdì: La messa si terrà alle ore 16:30 [Casa delle Magnolie] Sabato: Santa messa prefestiva ore 18:30 [Chiesa Spirito Santo]

D ome n i c a 1 5 Ag os to 2010

Casa di carità: Mercoledì 9 e Giovedì 24 Giugno

ASSUNZIONE DELLA B.V. MARIA Ore 9.00/11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] Liturgia: Ap 11,19; 12,1-6.10; Sal 44; 1Cor 15,20-26; Lc 1,39-56 - Risplende la Regina, Signore, alla tua destra

Buo n Co m p le a nn o a ...

D ome n i c a 2 2 Ag os to 2010 Ore 9.00/11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] Liturgia: Is 66,18-21; Sal 116; Eb 12,5-7.11-13; Lc 13,22-30 - Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra

D ome n i c a 2 9 Ag os to 2010 Ore 9.00/11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] Liturgia: Sir 3,17-18.20.28-29; Sal 67; Eb 12,18-19.22-24a; Lc

Francesca Bolognese - Venerdì 23 Luglio Elizabeth Nasi (Isi) - Sabato 24 Luglio Marco Rampini - Mercoledì 28 Luglio Francesco Beltrami (Ceppo) - Mercoledì 4 Agosto Margherita Torelli - Domenica 8 Agosto Simone Mazzoni - Giovedì 12 Agosto Sachin Callerghis - Giovedì 12 Agosto Lucia Pini - Domenica 15 Agosto Luigi Scerra (Gigi) - Sabato 21 Agosto Ilenia Tamburini - Mercoledì 15 Settembre Elisabetta Bedogni - Venerdì 17 Settembre Matteo Mazzoni - Sabato 18 Settembre Patrizio Sorino - Domenica 26 Settembre


Giornalino Luglio