Issuu on Google+

Spirito e parola Mensile della parrocchia dello Spirito S anto - N°24 - 7 Febbraio 2010

Lasciarono tutto e Lo seguirono Commento al Vangelo. V domenica del tempo ordinario

Dio non è l’ultimo appiglio (Lc 5,1-11) In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone:

«Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e Lo seguirono. Commento al Vangelo di P. Alberto Maggi del centro di studio biblico di Macerata Per la comprensione del brano di Luca di questa domenica, dobbiamo rifarci al profeta Ezechiele, che, nel capitolo 47, vede un’acqua che esce dal tempio di Gerusalemme e scende verso il mare, lo risana e questo provoca una pesca abbondante. In particolare al versetto 10 scrive il profeta, “sulle rive vi saranno pescatori da Engàddi a En-Englàim, vi sarà una distesa di reti. I pesci, secondo le loro specie, saranno abbondanti come i pesci del mare grande”. Quindi questo è il riferimento che l’evangelista prende come sfondo della sua narrazione. Ebbene, scrive Luca, che “la gente faceva ressa intorno a Gesù per ascoltare la parola di Dio”, vedremo poi che c’è la trasposizione e questa parola di Dio diventa la parola di Gesù, perché Gesù non è un inviato da Dio, ma Gesù è Dio stesso. Segue a pagina 6 (...)

“Artabano” di Roberto Bonomo Vorrei ringraziare tutti coloro che, a diverso titolo, il giorno dell’Epifania ci hanno fatto commuovere attraverso il musical “La leggenda del 4° Re”. Non so voi, ma io sono rimasto veramente colpito dalla figura di questo Re e mi piace ricordarlo anche per coloro che magari non hanno potuto partecipare a questo spettacolo così bello. Artabano era il 4° Re Magio; avrebbe dovuto incontrare gli altri Magi per andare insieme a Betlemme ad adorare il Bambino Gesù ma, per aiutare le persone bisognose che ha incontrato sulla sua strada, non è riuscito a raggiungerli per fare il cammino con loro e non è nemmeno riuscito a incontrare Gesù se non casualmente a Gerusalemme, 33 anni dopo, proprio mentre Gesù si avvicinava al Calvario per la crocifissione. Quando lo incontra mette la mano nella bisaccia, dove aveva riposto le pietre preziose che avrebbe voluto donargli, ma non ha più nulla di ciò che aveva preparato e quindi si dispera. Gesù però lo consola con la frase del Vangelo che tutti conosciamo: “In verità ti dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. I nostri ragazzi ci hanno voluto trasmettere messaggi molto importanti attraverso questa storia e non dobbiamo dimenticarli. - Artabano ha usato le pietre preziose che voleva donare a Gesù per aiutare chi era nel bisogno; noi cosa facciamo con le nostre pietre preziose? Sono ancora tutte lì nella bisaccia perché, presi dalla fretta e dai nostri impegni, non abbiamo il tempo di fermarci ad ascoltare chi ci chiede qualcosa, fosse anche solo di ascoltarlo in silenzio? Segue a pagina 6 (...)


N°24, Febbraio 2010 Spirito e parola 2

IL DIBATTITO SUL

Difesa del crocifisso o amore per i “crocifissi”? di Andrea Zanello (insegnante di religione cattolica) Un senso di “fastidio” è il sentimento dominante che continua ad accompagnarmi ogni volta che sento posizioni pro o contro nel grande dibattito sul crocifisso (diventato obbligatorio nei luoghi pubblici durante il fascismo per tenere buoni i credenti e per rendere accettabile il regime nonostante il suo sostanziale ateismo di ideali). Quando sento il ministro della Difesa Ignazio La Russa, in tv, ripetere con foga e veemenza una frase aberrante come: “Possono morire, possono morire, possono morire”, riferendosi a quelli che vogliono togliere il crocifisso, con tanto di applauso del pubblico presente, mi chiedo se questa è l’espressione della mia religione. No, io credo in un Dio diverso e questa è l’espressione di una religione che non c’entra con la fede in Gesù Cristo: è una religione civile e la cosa mi sembra molto pericolosa. Mi pare che quella del crocifisso sia una di quelle questioni inventate di proposito allo scopo di strumentalizzare sentimenti e simboli che sono molto lontani da ciò che i partiti sostenitori della campagna sul crocifisso praticano quotidianamente nelle loro azioni di governo. Proprio chi è propugnatore di leggi in radice anticristiane, come la legge Bossi Fini sull’immigrazione. Dio, però, ha scelto di stare con gli ultimi: è sulle carrette piene di disperati che solcano il Mediterraneo per cercare in Europa un po’ di speranza. È morto, in fondo al mare, con quelli che il mare si è portato via nella loro ricerca di un luogo dove poter vivere dignitosamente. Mettiamo pure dovunque il crocifisso, a condizione che chi lo espone voglia, con quel gesto, accettare di incontrarlo e di onorarlo nella persona dei tanti che ogni giorno sono costretti a salire sullo stesso Golgota. Non sentirò più il fastidio di questi dibattiti, solo quando vedrò anche molti dei nostri bravi cattolici

“praticanti” non astenersi più (spesso poi il silenzio cela un sostanziale avallo, che a volte arriva ad essere addirittura esplicito), dal condannare frasi, leggi, comportamenti che riducono il crocifisso a un oggetto. Quando la preoccupazione dominante è quella della tutela del proprio benessere, ponendo le cose prima delle persone, rischiamo di trasformare in idolo anche quello che si trova in chiesa. Quello che siamo grida più forte di quello che diciamo: diamo onore al Crocifisso con scelte che davvero dimostrino che abbiamo imparato la sua lezione, non con l’appello a leggi e circolari. Non è infatti un crocifisso che rende presente la testimonianza di cristiani nella scuola (don Milani, infatti, l’aveva fatto togliere dall’aula dove faceva scuola popolare...). Nessuno potrà mai impedire agli insegnanti cristiani, di portare insieme alla propria esperienza professionale anche la loro anima cristiana. Questo non significa certamente che si avvierà una campagna di colonizzazione... anche se sono sicuro che molti la penseranno così. L’insegnante continuerà ad essere tale, con o senza crocifisso nelle aule: spendendo la propria vita, nella carità evangelica, per i bambini ed i ragazzi, con la pazienza e l’amore gratuiti che il cristiano sa e deve sempre dare. La possibile esclusione dei crocifissi dalle scuole, spingerà noi cristiani ad essere più consapevoli della nostra “responsabilità testimoniale”? Forse non tutti i mali vengono per nuocere.. Mi domando: cosa vedrebbe Gesù di noi, oggi? E quale sarebbe il suo giudizio di fronte ai nostri gesti religiosi? Vedrebbe solo una inutile religiosità di facciata oppure una vera fede fatta di gesti veri? È affidata ad una croce sulla parete la salvaguardia dei nostri valori cristiani? E chi sta sotto la

croce (insegnante o studente), se è cristiano, non ha lui il dovere di difendere con la sua vita e le sue scelte i valori del Vangelo? Gesù più volte si è scagliato contro una religiosità fatta più di gesti esteriori che di vere convinzioni profonde, radicate nella vita vera e incarnate nella quotidianità dei nostri gesti e delle nostre azioni. Vedeva infatti come una profonda ipocrisia gli ampi gesti degli scribi che amavano farsi vedere attaccati alla religione, mentre in realtà vivevano nella rapina e nella superficialità. Non dimentichiamo che la migliore difesa della tradizione e dei valori cristiani sta nelle nostre mani, nelle nostre scelte personali e sociali. Del resto, Gesù stesso si rivolse nel Vangelo ai suoi dicendo: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13,35). Ecco come possiamo dire chi siamo a chi non crede e a chi è di un’altra fede e cultura: dall’amore concreto e dalla solidarietà operosa. Questo è certamente il più forte segno di cristianesimo rispetto a un crocifisso di legno o di plastica dimenticato sulle pareti delle nostre aule scolastiche.


CROCIFISSO IN AULA

N°24, Febbraio 2010 Spirito e parola 3

Il crocifisso, i giudici e Natalia Ginzburg di Giuseppe Fiorentino e Francesco M. Valiante

*Tra tutti i simboli quotidianamente percepiti dai giovani, la sentenza emessa dalla Corte di Strasburgo - che proibisce l’esposizione del crocifisso dalle aule scolastiche italiane perché sarebbe contraria al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e al diritto dei bambini alla libertà di religione - ha colpito quello che più rappresenta una grande tradizione, non solo religiosa, del Continente europeo. “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana che ha sparso per il mondo l’idea dell’eguaglianza tra gli uomini fino allora assente”. A scrivere queste parole, il 22 marzo 1988, era Natalia Ginzburg sulle pagine de “l’Unità”, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, allora organo del Partito comunista italiano. Le parole della scrittrice, a oltre vent’anni di distanza, esprimono un sentimento ancora ampiamente condiviso in Italia. Ne sono dimostrazione le tante reazioni seguite al pronunciamento della Corte europea. Mentre il Governo italiano ha annunciato di aver presentato ricorso contro la sentenza, il mondo politico ha evidenziato quasi unanimemente la mancanza di buon senso insita nel provvedimento, ribadendo come la laicità delle istituzioni sia un valore ben diverso dalla negazione del

ruolo del cristianesimo. “Stupore e rammarico” sono stati espressi in particolare dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, il gesuita Federico Lombardi, in una severa dichiarazione trasmessa dalla Radio Vaticana e dal Tg1. “È grave - ha affermato - voler emarginare dal mondo educativo un segno fondamentale dell’importanza dei valori religiosi nella storia e nella cultura italiana”. E ha continuato: “Stupisce poi che una Corte europea intervenga pesantemente in una materia molto profondamente legata all’identità storica, culturale e spirituale del popolo italiano. Non è per questa via che si viene attratti ad amare e condividere di più l’idea europea, che come cattolici italiani abbiamo fortemente sostenuto fin dalle sue origini”. Di “visione parziale e ideologica” ha parlato la Conferenza episcopale italiana, sottolineando che nella decisione della Corte “risulta ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale”. Va ricordato che in Italia il Consiglio di Stato nel 2006 aveva già ritenuto legittime le norme che prevedono l’esposizione del crocifisso nelle scuole, affermando che questo non assume valore discriminatorio per i non credenti perché rappresenta “valori civilmente rilevanti e, segnatamente, quei valori che

soggiacciono e ispirano il nostro ordine costituzionale”. In effetti la sentenza della Corte di Strasburgo, con l’intento di voler tutelare i diritti dell’uomo, finisce per mettere in discussione le radici sulle quali quegli stessi diritti si fondano, disconoscendo l’importanza del ruolo della religione - e in particolare del cristianesimo - nella costruzione dell’identità europea e nell’affermazione della centralità dell’uomo nella società. Sotto altro profilo, la decisione dei giudici di Strasburgo sembra ispirata a un’idea di laicità dello Stato che porta a emarginare il contributo della religione alla vita pubblica. Si potrebbe così prefigurare un futuro non tanto lontano fatto di ambienti pubblici privi di qualunque riferimento religioso e culturale nel timore di offendere l’altrui sensibilità. In realtà, non è nella negazione, bensì nell’accoglienza e nel rispetto delle diverse identità che si difende l’idea di laicità dello Stato e si favorisce l’integrazione tra le varie culture. “Il crocifisso rappresenta tutti” - spiegava Natalia Ginzburg - perché “prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi”. * Dall’Osservatore Romano del 5/11/2009

a cura di Sara Fiorini 4I^WKMLMQOQW^IVQ %XRQD4XDUHVLPDGDVHQWLUH Con l’augurio di una buona Quaresima a tutti, mi piace l’idea di condividere con voi questo piccolo stralcio di un libro che consiglio a tutti i ragazzi, e non solo! “A ridere c’è il rischio di apparire schiocchi”. Bene, e con questo? Gli sciocchi si divertono un mondo. “A piangere c’è il rischio d’essere chiamati sentimentali” ..le lacrime possono esser d’aiuto. “A stabilire il contatto con gli altri c’è il

rischio di farsi coinvolgere”. Io voglio Ma bisogna correre dei rischi, perché essere coinvolto! il rischio più grande nella vita... è non “A mostrare i veri sentimenti c’è il rischio rischiare nulla.

di mostrare il nostro vero io”. Che altro La persona che non rischia nulla non ho da mostrare?[...] ha nulla, non è nulla,non fa nulla,non “Ad amare c’è il rischio di non essere diviene nulla. Può evitare la sofferenza corrisposti”. Io non amo per essere e l’angoscia, ma non può imparare e sentire e cambiare e progredire e amare corrisposto. e vivere. Incatenata dalle sue certezze, “A vivere c’è il rischio di morire”. Sono è schiava. Solo la persona che rischia pronto. [...] è veramente libera. Provate e vedrete “A sperare c’è il rischio della disperazione cosa succede. ed a tentare il rischio del fallimento”. (Leo Buscaglia, Vivere, amare, capirsi)


N°24, Febbraio 2010 Spirito e parola 4

5][QKIT4I T M O OM V LI LM T ˆ ZM    Martedì 5 Gennaio: Tombolata dell’Epifania in parrocchia Mercoledi 6 Gennaio: Musical “La leggenda del 4° re“


N°24, Febbraio 2010 Spirito e parola 5

M \WUJW TI\ILM TT¼-X Q NI V Q I


N°24, Febbraio 2010 Spirito e parola 6

Lasciarono tutto e Lo seguirono

Segue da pagina 1 (...) “Gesù, stando presso il lago di Gennèraset, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti”. Ecco questo è il contesto, il cui sfondo è la profezia di Ezechiele: i pescatori con le loro reti. “Salì su una barca che era di Simone”; Gesù già conosce Simone perché ne ha già guarito la suocera. “Lo prega di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle sulla barca. Quando ebbe finito di parlare disse a Simone «Prendi il largo»” – letteralmente ‘profondo’ – “«e gettate le vostre reti per la pesca»”. E’ Gesù, è Dio stesso, che parla. La reazione di Simone è questa, non lo chiama maestro, come dice la traduzione, ma il termine greco Epistata significa “capo, padrone”, mentre maestro si dice Didaskalos, quindi Simone vede Gesù come un capo, un leader a cui lui si può e si deve sottomettere. E protesta: “«Abbiamo faticato tutta la notte»”, ‘tutta la notte’ nel Vangelo non ha mai un senso solo cronologico, ma ha sempre il significato di ‘tenebre’, di impedimento all’accoglienza del Signore “«E non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola»”, ecco la parola di Dio che diventa la parola dell’Uomo, “«getterò le reti»”. Ebbene, la pesca abbondante è una costante dell’attività umana quando è condotta secondo la parola di Gesù. Infatti, scrive l’evangelista, “Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano”. “Al vedere questo”, continua poi

l’evangelista, “Simone”, e qui viene chiamato Pietro; è la prima volta in Luca. Questo discepolo si chiama Simone; ha un soprannome negativo “Pietro”, che significa ‘il testardo, il cocciuto’ e mai Gesù si rivolgerà a questo discepolo, eccetto una sola volta, chiamandolo Pietro, lo chiamerà sempre Simone. Sono gli evangelisti che, come schema letterario, quando questo discepolo si comporterà bene, lo indicano soltanto con il nome; quando traballa, come in questo caso, Simone ha il soprannome negativo Pietro; quando è completamente all’opposizione soltanto Pietro, cioè ‘il testardo’. Quindi qui Simone sta facendo qualcosa … già l’evangelista qui ce lo fa capire con questo soprannome … che non va bene. Infatti si getta “alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore»”, ecco qui c’è già un progresso. Si era rivolto a Gesù chiamandolo ‘duce, capo, padrone’, adesso riconosce in Gesù il Signore. Però dice “«Allontanati da me perché sono un peccatore»”, ebbene, in contraddizione con la missione di Gesù che dirà di essere venuto a chiamare i peccatori, quindi Pietro è vittima di una tradizione religiosa per cui il peccatore deve essere allontanato dal Signore, lo si deve allontanare. Non capisce che Gesù, Dio viene a portare l’amore per tutti, anche per i peccatori. Ebbene, la conclusione dell’episodio, che a Simone si associano “pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo” “ e Gesù disse a Simone: «Non temere»”. Quindi il rapporto di Gesù, che è Dio, con l’uomo, con l’uomo peccatore,

“Artabano“ Segue da pagina 1 (...) - Artabano non si è lasciato scoraggiare dagli imprevisti ed ha continuato a cercare instancabilmente Gesù per 33 anni: noi lo stiamo cercando veramente? E’ lo scopo principale delle nostre giornate o siamo forse convinti di averlo già trovato, dato che facciamo la comunione tutte le domeniche? Siamo disposti a leggere gli imprevisti della

nostra vita sotto la luce della fede? Questo spettacolo ci ha proiettato direttamente dall’Epifania verso la Pasqua; approfittiamo quindi di questo periodo che ci separa dalla festa della risurrezione del Signore per mettere le mani nella nostra bisaccia e tirare fuori delle domande che ci aiutino a scardinare alcune delle nostre false certezze. Roberto Bonomo

non è più di timore, di uno che teme un castigo, che si sente minacciato, ma d’amore. “«D’ora in poi sarai»”, e qui, stranamente, la traduzione dice ‘pescatore di uomini’, ma l’evangelista non adopera come Matteo e Marco il termine ‘pescatore’, letteralmente dice “prenderai uomini vivi”. E’ chiaro il significato è quello della pesca, ma va al di là. Qual è il significato che l’evangelista vuole dare? Prendere uomini vivi, in questo caso come il ruolo di un pescatore, mentre tirare fuori i pesci dall’acqua significa tirarli fuori dal loro habitat naturale per dar loro la morte, tirare fuori un uomo dall’acqua, prendere fuori un uomo vivo dall’acqua, significa impedirgli di morire, perché nel mare, nel lago, la persona affoga. Quindi Gesù non invita i discepoli, Simone in questo caso, a essere un santo, cioè a pensare a sé, ma a prendere uomini vivi, cioè tirare fuori gli uomini da quelle situazioni che possono portargli danno, che possono nuocere loro fino alla morte. Non pensare per sé, ma pensare per gli altri. “E, tirate le barche a terra”, conclude l’evangelista, “lasciarono tutto e Lo seguirono”. Quindi c’è un cambio totale nella scala di valori che anche gli altri discepoli hanno accettato e hanno accolto. Commento di P. Alberto Maggi PER VEDERE LA VIDEO-OMELIA VAI SU: http://www.studibiblici.it/ videoomelie.html#vid-53

Bentornato Don! Noi tutti abbiamo accolto con un caloroso abbraccio il ritorno di Don Mario a casa, martedì 12 gennaio scorso, dopo una lunga convalescenza all’RSA di Albinea.


N°24, Febbraio 2010 Spirito e parola 7

LA PARROCCHIA A “PEZZI”

Vanno a fuoco le statuine del presepe Un corto circuito e il surriscaldamento della lampadina appoggiata alla paglia dove giaceva il bambin Gesù (foto a sinistra) hanno provocato un incendio in chiesa, domenica 10 gennaio. Il piccolo rogo ha distrutto le statuine posizionate vicino alle vetrate (foto a destra), provocando anche crepature agli stessi vetri. Danni per migliaia di euro.

Allagata l’entrata della chiesa Un allagamentu sul pavimento all’entrata della chiesa. E’ stato causato da una perdita del tubo di riscaldamento. Si è reso necessario l’intervento di una ditta di Carpi che ha rilevato la falla e ha dovuto “bucare” il pavimento per capire l’entità del danno. Anche in questo caso, costi molto alti per la riparazione.

Festa di carnevale Sabato 13 febbraio, alle ore 14.30 per i più piccoli presso i locali della parrocchia Spirito Santo, mentre alle 20.30 per i più grandi presso l’oratorio di Pieve PER CHI VOLESSE RICEVERE IL GIORNALINO IN FORMATO ELETTRONICO, CON LA POSSIBILITÀ DI VEDERE LE FOTO A COLORI, INVIARE UNA E-MAIL ALL’INDIRIZZO: Spirito.Parola@gmail.com


N°24, Febbraio 2010 Spirito e parola 8

M ar te d ì 2 Feb b raio 2010

C a l e n dar i o

Do m e ni c a 2 8 Fe b b r a i o 2 0 1 0

Presentazione di Gesù al tempio, “candelora“

II Domenica di Quaresima

D ome n i c a 7 Feb b raio 2010

Ore 9.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] Ore 11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo]

V Domenica tempo ordinario Ore 9.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] Ore 11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] + Lc 5,1-11 - Lasciarono tutto e lo seguirono.

D ome n i c a 1 4 Feb b raio 2010 VI Domenica tempo ordinario Ore 9.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] Ore 11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] + Lc 6,17.20-26 - Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.

M erc o l e dì 1 7 Feb b raio 2010 Mercoledì delle ceneri Inizio quaresima - “Digiuno e astinenza” Ore 20.45: Santa Messa di inizio Quaresima [Chiesa Spirito Santo] + Mt 6,1-6.16-18 - Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

D ome n i c a 2 1 Feb b raio 2010 I Domenica di Quaresima Ore 9.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] Ore 11.00: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] + Lc 4,1-13 - Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo.

Ven e rdì 26 Febbraio 2010 Venerdì della I settimana di Quaresima Stazione Quaresimale cittadina in Ghiara, ore 21.00 Ore 18.30: Santa Messa [Chiesa Spirito Santo] + Mt 5,20-26 - Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello.

+ Lc 9,28-36 - Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto.

Messe Sabato: Santa messa ore 18.30 [Chiesa Spirito Santo] Fino a mercoledì delle ceneri (17 febbraio), la messa feriale si terrà in canonica. Il mercoledì stesso invece si terrà in chiesa. Mentre a partire da giovedì 18 la messa feriale sarà celebrata nella cappella feriale.

Altre D ate Catechismo: Tutti i sabati ore 14.30 Oratorio: Tutti i sabati ore 16.00 Casa di carità: Martedì 9 e Mercoledì 24 febbraio Festa di carnevale: Sabato 13 febbraio, alle ore 14.30 per i più piccoli e alle 20.30 per i più grandi presso i locali della parrocchia Spirito Santo Incontro del consiglio pastorale, catechisti ed educatori in preparazione alla Visita Pastorale: Lunedì 15 febbraio ore 21.00 Stazione Quaresimale cittadina in Ghiara: Venerdì 26 febbraio ore 21.00 Incontro dei bambini: Ogni domenica di Quaresima ore 10.30

Buo n Co m p le a n no a ... Lucia Miari - Mercoledì 3 Febbraio Paolo Storchi - Giovedì 4 Febbraio Chiara Berzieri - Sabato 6 Febbraio Valerio Benassi - Domenica 7 Febbraio Giovanni Dazzi - Lunedì 8 Febbraio Maria Elena Simonazzi - Giovedì 11 Febbraio Don Mario - Mercoledì 17 Febbraio


Giornalino Febbraio