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Egle

VEZZOLI

Joysm, Joieisme, Gioismo


Egle

VEZZOLI

Joysm, Joieisme, Gioismo

testo critico Vladek Cwalinski mostra Joysm, Joieisme, Gioismo nelle opere di Curuz e Vezzoli progetto editoriale e grafico STILEarte edizioni - Comunicare srl copyright Š STILEarte edizioni - Comunicare srl Š Egle Vezzoli

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catalgo digitale ideato e realizzato da Stile arte edizioni - Comunicare srl nel giugno 2013 www.stilearte.it, redazione@stilearte.it


Egle

VEZZOLI

Joysm, Joieisme, Gioismo


Egle

VEZZOLI

testo critico di Vladek Cwalinski

Il potere liberatorio del colore

Contenitori di gioia (storia su quattro lati), olio su cartone fustellato, cm 120x80

Egle Vezzoli (Darfo Boario Terme, 1965) la cultura l’ha conosciuta e poi ha semplicemente scelto di liberarsene, scoprendosi totalmente a favore della spontaneità espressiva, innanzitutto attraverso il potere liberatorio del colore. Un cammino non affatto facile il suo, perché il recuperare la semplicità da adulti, salvo casi rarissimi dove rimane pressoché inalterata, costringe a vagare per territori inesplorati, come naufraghi alla deriva, alla ricerca spasmodica di un qualsiasi punto d’appoggio che galleggi, al quale aggrapparsi per non affondare e poi tentare la traversata del pelago. Un tentativo azzardato dunque, totalmente 4

determinato dall’istinto il suo. Egle ha scommesso soprattutto su questo, attraverso un percorso esistenziale che rivolgendosi all’arte coglie subito il cuore della questione: la pittura ha il grande potere taumaturgico di trasformare il male in bene, curare ferite che sembravano inguaribili, rimarginare le piaghe dell’anima. Paradossalmente questo percorso assolutamente personale non è di per sé legato ad alcun tipo di poetica esclusiva, ma può anche avvenire contemporaneamente all’atto stesso del dipingere, del creare, partecipando così con l’azione creativa al processo gioioso della creazione.


Gioia, olio su tavola, cm 188x225

Questo concetto Egle l’ha capito benissimo, tanto da scoprirvi con improvviso piacere, il punto d’innesto per la possibilità di una nuova creatività libera, autenticamente sua, finalmente felice. Il suo affidarsi, con una maniera istintiva e un po’ selvatica, talvolta a pannelli di masonite o legno, oppure ai materiali di recupero, come il cartone fustellato da imballaggio, da lei utilizzato con una funzione direttamente relazionata alle composizioni oltre a quella “classica” di supporto, l’utilizzo indisciplinato dei colori ad olio alternati a quelli industriali più smaltati, è innanzitutto un guanto di sfida gettato in faccia alla pittura accademica.

Non si spiegherebbe altrimenti razionalmente il perché di un così repentino abbandono del suo timido affacciarsi sulla scena di un realismo accanito, per rivolgersi, con una svolta drastica, apparentemente senza ragione alcuna, al dipingere spontaneo dei bambini, se non con il fatto dell’avere intuito in quella dimensione gioiosa e libera qualcosa che desiderava avere per sé, una concreta possibilità di uscita da una situazione che probabilmente sentiva come opprimente, in attesa di una risposta a una domanda probabilmente lasciata in sospeso. Per i bambini il disegnare, perché sin dalla più tenera età tutto il problema della loro 5


L’aquilone e il pesce/Terra e acqua/Unione di mondi/Gioco d’acqua, olio su cartone fustellato, cm 120x80

percezione del mondo è già inestricabilmente legato al disegno, è innanzitutto un atto naturale come il respirare, il mangiare e il bere, serio e assolutamente personale. Quando disegnano può sembrare che i bambini giochino perché generalmente sono felici, – come potrebbe essere altrimenti? – ma in realtà il loro tracciato è un atto serissimo della ragione, (basti andare a vedere quali sono i soggetti dei disegni dei bambini che crescono nei paesi dove la guerra è una realtà quotidiana per togliere ogni dubbio a questo proposito) una presa di coscienza profondamente esistenziale, potentemente affettiva. Quando un bambino disegna parla esclusivamente di sé e del mondo che gli sta a cuore e lo fa, qui entriamo nella specificità

del linguaggio che Egle Vezzoli ha scelto di prendere come suo modello di riferimento ideale, in maniera sintetica. Aveva ragione Pablo Picasso ad affermare che l’arte astratta non esiste e che la pittura deve per sua natura sempre partire da qualcosa.1 Questa sua osservazione, semplice e geniale, acquista un sapore particolare se paragonata ai disegni dei bambini. In nessuno come nei piccoli, l’impronta di un qualsiasi oggetto che attiri il loro interesse, lascia un segno così unico e inconfondibile da essere immediatamente colto e tracciato nel disegno, con una sintesi formale così assoluta da risultare riconoscibile a colpo d’occhio. Solo qualche adulto distratto e ormai incapace di osservare il mondo, potrebbe

1 “L’arte astratta è soltanto pittura. E il dramma dov’è? L’arte astratta non esiste. Si deve sempre partire da qualcosa. Si può togliere, dopo, qualsiasi apparenza di realtà, ma l’idea dell’oggetto avrà comunque lasciato il suo segno inconfondibile. Perché è l’oggetto che ha toccato l’artista, ha eccitato le sue idee, ha scosso le sue emozioni. Idee ed emozioni saranno, alla fine, prigioniere della sua opera; qualunque cosa diventino, esse non potranno più sfuggire dal quadro; ne sono parte integrante anche se la loro presenza non è più evidente.” Vedi, Pablo Picasso, Scritti, a cura di Mario De Micheli, SE, Milano 1998, pp. 28-29.

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inavvertitamente scambiare quei segni così precisi come un’astrazione, suscitando di conseguenza il loro chiassoso grandissimo disappunto. Che la sintesi della forma coincida con la sua massima potenza espressiva è una cosa che i bambini sanno benissimo. Con un atto istintivo dettato da un intuito profondo per ciò che è la vita Egle Vezzoli ha deciso di incamminarsi su un sentiero stretto già percorso da altri, con la speranza di trovarvi una risposta esistenziale innanzitutto a sé e alla passione che l’aveva spinta sin dagli esordi a muovere i suoi primi passi nel disegnare e dipingere a olio determinati soggetti naturalistici, ripresi direttamente dal vero.2 I suoi primi dipinti, soprattutto paesaggi lacustri, hanno infatti uno spiccato sapore d’impressionismo, da lei considerato non nel suo valore storico, ma come un’emblematica condizione permanente nella quale il suo animo inquieto si muove. Una traccia che in seguito ha custodito gelosamente dentro di sé, come un tesoro prezioso, riconoscendovi il proprio inconfondibile timbro, anche quando ha deciso di cambiare radicalmente direzione alla sua ricerca, con un linguaggio decisamente più personale e rischioso. L’impressione, o una serie d’impressioni direttamente relazionate tra loro, infatti sempre determinano la dinamica interna dei suoi dipinti, la loro “morfologia”, come se si trattasse di veri e propri organismi viventi da lei osservati sul vetrino di un microscopio. In realtà si tratta di organizzazioni di immagini legate alla sua storia connesse al desiderio di riannodare in modo nuovo il filo della memoria, collegando tra loro istanti di vita, attimi vissuti con particolare

Oasi/Il Genio della Lampada/ Annunciazione/Giochi d’acqua, olio su cartone fustellato, cm 120x80

intensità emotiva, come in Gioia, oppure considerazioni, riflessioni su momenti particolarmente intensi del suo passato. Un percorso assolutamente personale, alla ricerca attraverso la pittura di una risposta che non può che essere sua, che gli auguro di trovare. Le sue figure, spesso con riferimenti strettamente autobiografici, come nell’Albero della vita, si ritrovano così a nuotare abbracciate in un mare di colore al quale Egle sembra attribuire una forza rigenerante, in grado di conferire loro nuova vita. Altre volte, come in Oasi, le sue composizioni si presentano come vere e proprie mappe di luoghi osservati dall’alto, forse da un finestrino

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Basti pensare allo svizzero Paul Klee, al francese Jean Dubuffet, agli artisti nordici del gruppo COBRA, come Guillaume Corneille, Karel Appel, Asger Jorn, Constant, in anni più recenti all’americano Keith Haring, solo per citarne alcuni dei più grandi che hanno camminato nel corso del secolo appena passato su questa lunga strada della sintesi della forma associata alla libertà del colore, alla ricerca della semplicità espressiva, ognuno orientandovi il proprio inconfondibile universo di segni.

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di un aereo, ma così trasformati dall’emozione del ricordo, che è davvero difficile ricondurli ad un’unica immagine naturalistica, quanto piuttosto all’intarsio di situazioni differenti. E’ evidente che il sentimento per lei gioca un ruolo determinante sia nella scelta dei soggetti a cui dedicarsi, che nel modo di restituirli allo sguardo di chi osserva. Così come ogni stella lascia un timbro particolare in ogni ora della Notte, suscitando attimi di stupore con le loro luci nel buio, così ognuna delle Ore del giorno ha un proprio timbro cromatico inconfondibile che le conferisce un carattere unico. In fondo la sua è una tematica legata a sensazioni intense ma semplici che risvegliano dal solito tran tran. Fatto sta che il denominatore comune a tutti

i suoi lavori è la forza rigenerante da lei attribuita al colore, in grado di realizzare una vera e propria catarsi rispetto agli argomenti trattati. Questo è senza alcun dubbio il fulcro, il punto focale della sua visione dell’arte e anche della vita. Altre volte, l’immagine si sviluppa in lei in maniera spontanea e molto giocosa, soprattutto quando si rivolge a momenti di pace quotidiana. La famiglia, riunita attorno a un tavolo, sia per la riduzione all’essenziale delle fisionomie dei suoi componenti che per la visione planare che si sviluppa su tutti e quattro i lati, fa davvero somigliare questa scena all’immagine stampata su una carta da gioco, che è quello che più ce la rende simpatica.

Buona sorte, olio su tavola, cm 188x225 8


L’immagine piatta, riconducibile a quelle stampate sulle carte da gioco, realizzata attraverso un colore distribuito per campiture piatte e uniformi, ritorna anche nel rettangolo di Vele / Pioggia dalla finestra / Bimbo e aquilone / Fiori stilizzati che osservato da ogni verso ottiene immagini differenti. Così è anche per il caleidoscopico effetto dell’Aquilone e il pesce / Terra e acqua / Unione di mondi / Gioco d’acqua dove, da qualunque lato lo si voglia osservare, si ha davvero l’impressione di immergersi, talvolta anche di perdersi, in un paesaggio sottomarino multicolore, tra alghe, coralli, anemoni, spugne e pesci tropicali. Osservando Forte Stella / Vele si rafforza ancora di più la sensazione di trovarsi di fronte a una vera e propria serie di tentativi di trovare una sintesi tra colore e forma, che acquistano tanto maggior vigore, come in questo caso quando ogni particolare superfluo viene eliminato a favore dell’armonia e dell’equilibrio dell’insieme. Come stella polare per un cammino di questo tipo mi piace suggerirle quello che diceva a questo proposito un grandissimo maestro come Henri Matisse a proposito dei suoi papiers découpés.3 Mi permetto di augurarle, non saprei davvero quale altro termine usare, dato che la pittura, trattandosi innanzitutto di un processo di conoscenza, ha tra le sue caratteristiche fondanti quella che lega ogni passo al libero piacere della scoperta, per cui un percorso obbligato che non sia libero apparirà oltremodo come forzato, di insistere ancora su questi tentativi di sintesi, senza perdersi mai d’animo. Perché se il cammino verso la sintesi della forma e del colore all’inizio può anche sembrare facile, a volte sulle ali dell’entusiasmo può far

L’albero della vita, olio su cartone fustellato, cm 120x80

illudere di essere un percorso addirittura in discesa, in seguito si scopre che invece non lo è affatto, perché l’armonia dei colori è ottenuta seguendo delle leggi fisiche molto precise che sono insite in natura. Più si conoscono questi fondamenti, basti pensare agli scritti e agli esempi di Johannes Itten a questo proposito, più si potrà incamminarsi verso una maggiore padronanza dei contrasti cromatici, il che paradossalmente porta a una ancora maggiore libertà espressiva.4 Lo stesso si può dire anche per la sintesi della forma, che è una conquista, un punto di arrivo ottenibile solo dopo un lungo lavorio innanzitutto di osservazione ed eliminazione degli orpelli inutili.

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“Il papier découpé mi permette di disegnare nel colore. Si tratta per me di una semplificazione. Invece di disegnare il contorno e di inserirvi il colore – uno che modifica l’altro – disegno direttamente nel colore, che è tanto calibrato in quanto non è trasposto. Questa semplificazione garantisce una precisione nell’unione dei due mezzi che diventano uno solo.” Vedi, Henri Matisse, Scritti e pensieri sull’arte, raccolti e annotati da Dominique Fourchade, Abscondita, Milano 2003, p. 204.

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Vedi Johannes Itten, L’arte del colore, Il Saggiatore, Milano 1990.

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OPERE


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Nella pagina precedente: Gioia, olio su tavola, cm 188x225

L’albero della vita, olio su cartone fustellato, cm 120x80 14


Nella pagina precedente: Oasi/Il Genio della Lampada/ Annunciazione/Giochi d’acqua, olio su cartone fustellato, cm 120x80

La Notte, olio su cartone fustellato, cm 120x80 18


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Nella pagina precedente: Buona sorte, olio su tavola, cm 188x225

Le ore del giorno, olio su cartone fustellato, cm 120x80 22


Nella pagina precedente: La Famiglia (storia su quattro lati), olio su cartone fustellato, cm 120x80

Vele/Pioggia dalla finestra/ Bimbo e aquilone/Fiori stilizzati, olio su cartone fustellato, cm 120x80 26


Nella pagina precedente: L’aquilone e il pesce/Terra e acqua/ Unione di mondi/Gioco d’acqua, olio su cartone fustellato, cm 120x80

Forte Stella/Vele, olio su cartone fustellato, cm 120x80 30


Nella pagina precedente: Contenitori di gioia (storia su quattro lati), olio su cartone fustellato, cm 120x80

Tempio della saggezza (storia su quattro lati), olio su cartone fustellato, cm 120x80 34


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