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IL VIAGGIO

nel segno della “n”

parla lo chef

Ville, amanti e segreti

Marmo, birre e cimeli

Un cacciucco imperiale

■■ LUCA CENTINI ALLE PAGINE 2 E 3

■■ TADDEUCCI E TAGLIONE A PAGINA 7

■■ IRENE ARQUINT A PAGINA 6

SPECIALE

Bicentenario

l’intervista: lo storico franco cardini

Fu il primo a intuire che l’isola è speciale

«S

e l’Elba non è per la Toscana ciò che Capri e Ischia sono per la Campania, ovvero delle semplici località di villeggiatura, è merito di Napoleone. Lui è stato il primo a intuire le potenzialità dell’isola, valorizzandone le risorse. L’imperatore ha dato all’Elba un’identi-

tà, anche se non si è mai sviluppato uno spirito autonomista». A dirlo è il professor Franco Cardini, docente all'Istituto italiano di Scienze umane di Firenze e fra i massimi esperti storici a livello internazionale, che abbiamo intervistato per capire che cosa rimane oggi

all’Elba dell’eredità napoleonica. Professor Cardini, come descriverebbe l’esilio dell’imperatore? «Nonostante fin da subito volesse fuggire ha svolto seriamente ciò che i suoi avversari, un po’ per burla, lo avevano invitato a fare, dimostrando di poter assolvere al meglio l’incarico assegnato: stare in un piccolo principato della Toscana». In che modo? «Ha capito che l’isola aveva delle grandi prospettive; e ha agito. Ha investito sulle ferriere e sulle tonnare, riorganizzando la rete stradale e mettendo in sicurezza il canale di

Il nuovo Relais all’isola d’Elba

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Franco Cardini

Piombino con l’istituzione della leva militare obbligatoria e creando un esercito». Gli fu consentito di formare un esercito? «No, perché doveva smilitarizzare l’isola. Ma questo impegno lo ha disatteso, creando un embrione di Marina militare con la scusa dei pirati magrebini che attraversavano

il canale». E quali obiettivi non è riuscito a raggiungere? «Per rafforzare l’identità dell’isola si è battuto per ottenere una diocesi. Lo ha fatto nonostante non fosse credente, anche se non lo ha mai sbandierato. Nel 1800 dirsi ateo non era conveniente». Quindi, senza di lui, oggi l’Elba sarebbe solo una località di villeggiatura. «Sì, come Capri e Ischia per la Campania. Napoleone ha capito che gli elbani avevano una mentalità propria e ha gettato le basi per rimuovere l’appendice toscana dall’isola. Se l’Elba ha un tratto distintivo il merito è suo. Certo, un senso

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di autonomia vero e proprio come in Corsica non si è mai sviluppato, forse perché manca lo spazio culturale». Al giorno d’oggi esiste un personaggio che ricorda Napoleone? «No, la storia non ripete mai. Oggi ci sono delle personalità effimere che si richiamano l’un l’altra, fagocitate dall’informazione che poi le infila nel dimenticatoio. Se Renzi diventasse un leader politico, fra cent’anni non verrebbe certo ricordato come un grande del passato. La vita culturale e l’informazione sono diverse dal 1800». Stefano Taglione ©RIPRODUZIONE RISERVATA


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» TESORI E CURIOSITÀ... DUECENTO ANNI DOPO

reportage

I LUOGHI DEL CONDOTTIERO Palazzina dei Mulini

Museo Nazionale delle Residenze Napoleoniche dell’isola d’Elba Portoferraio – Piazzale Napoleone

Villa di San Martino

Museo Nazionale delle Residenze Napoleoniche dell’isola d’Elba Portoferraio – Località San Martino di Luca Centini ◗ PORTOFERRAIO

Quattro maggio 1814. Napoleone Bonaparte arriva in rada e sbarca a Portoferraio, a bordo dell’imbarcazione inglese Undaunted. Si è appena lasciato alle spalle un continente che per anni ha tenuto in pugno. Davanti ai suoi occhi trova un’isola in festa, le autorità schierate, tanta gente pronta ad accogliere un gigante della storia. Il Maire Traditi (il sindaco) gli consegna le chiavi della città che si dice fossero, invece, le chiavi di un magazzino pitturate in tutta fretta per l’occasione: quelle vere non si trovavano. «Io vi sarò buon padre siatemi voi buoni figli», disse Napoleone agli elbani che lo acclamavano. L’esilio durerà dieci mesi, destinati a cambiare la storia dell’Isola d’Elba. Le residenze napoleoniche, Villa dei Mulini e Villa San Martino, sono i segni tangibili della sua presenza, visitate ogni anno da migliaia di turisti di tutto il mondo. Ma le tracce e i luoghi di Napoleone, sia quelli documentati dalla storia, sia quelli rimasti sulla scia delle suggestioni, sono disseminati un po’in tutta l’isola. Il condottiero trascorse le prime notti del suo soggiorno al palazzo della Biscotteria, l’attuale sede del Comune di Portoferraio, nel cuore del centro storico. Ma gli schiamazzi, il vociare dei giovani e i pianti dei bambini non resero piacevoli le prime notti elbane. E la posizione centrale dell’alloggio era troppo esposta allo sguardo indiscreto delle spie venute da tutto il mondo per controllare i movimenti di Bonaparte. Molto meglio la Villa dei Mulini, l’edificio nella parte alta del centro storico, alla sommità di Portoferraio, che divenne la residenza ufficiale dell’Imperatore. Si occupò lui stesso di seguire, passo dopo passo, i lavori per l’adattamento

Chiesa della Misericordia Portoferraio – Salita Napoleone

Santuario della Madonna del Monte Marciana

Teatro dei Vigilanti

Portoferraio, piazza Gramsci-via del Carmine

Pinacoteca Foresiana

Portoferraio c/o Centro Culturale de Laugier, secondo piano – Salita Napoleone

Ville, teatri, eremi e palazzi Ecco il segno della Storia I capricci durante i lavori, una misteriosa amante polacca e qualche sgarbo della palazzina, affidati all’architetto di fiducia Paolo Bargigli. E si arrabbiò moltissimo per il cantiere che andava avanti a rilento, o almeno non velocemente come Bonaparte esigeva. La palazzina fu rialzata di un piano: fu allestito il salone delle feste e l’alloggio di Maria Luigia d’Austria. Ma la consorte di Napoleone non mise mai piede all’Elba, tanto che le stanze furono messe a disposizione della sorella Paolina. La Villa dei Mulini è prima di tutto museo di se stesso. Le stan-

ze sono arredate con mobili dell’epoca, i libri custoditi al loro interno valgono come gioielli, parte della collezione privata dell’Imperatore. Una chicca è il letto da campo, utilizzato durante gli spostamenti e in bella mostra in una delle stanze della villa. Camminare lungo i corridoi tra vestiboli, camere da letto e saloni, è suggestivo, così come aprire lo sguardo verso il mare, dal giardino esterno dominato dalle fortezze e dal faro del Forte Stella. Proprio nel giardino si ve-

de ancora l’ingresso a un passaggio sotteraneo (oggi non può essere percorso) che conduceva proprio fuori dalle mura fino agli scogli all’esterno della palazzina. Un accesso diretto al mare che, si pensa, diventò un passaggio sicuro tramite cui il condottiero riceveva i suoi fedeli emissari e da cui attingeva le informazioni dal continente che aveva dominato. Forse, grazie a quel passaggio, organizzò la fuga e preparò il suo ritorno a Parigi nei “cento giorni” nei quali pro-

vò a riprendersi il mondo. Se la Villa dei Mulini fu la residenza ufficiale di Napoleone, Villa San Martino fu l’abitazione privata, immersa nella campagna alla periferia di Portoferraio. Dall’ampia terrazza della palazzina acquistata dalla famiglia Manganaro, oltre le aquile di pietra e i vessilli napoleonici, si scorge il porto e la rada di Portoferraio. La “casa rustica” era organizzata su due livelli, con al piano terreno i modesti locali destinati alla servitù e il cosid-

detto Bagno della Paolina, interamente decorato dal piemontese Antonio Vincenzo Revelli. L’appartamento di Napoleone e dei fidi collaboratori Bertrand e Drouot, occupa il primo piano e comprende sette stanze, comunicanti tra loro, costruite intorno al salone centrale. Il fulcro dell’abitazione è la Sala Egizia e i suoi affreschi in “trompe l’oeil”, con raffigurate le imprese della campagna d’Egitto. La villa passò agli eredi di Napoleone, quindi fu acquistata dal nobile russo


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una rievocazione dello sbarco (foto di Stefano Muti - dal sito internet ufficiale napoleoneimperatoreelba2014.it)

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ALBUM

figlio dell’Imperatore, Alessandro. Con lei Napoleone ha rivissuto la gioia dei giorni migliori all’ombra dei castagni secolari del marcianese. Ma la Walewska non era solo un’amante, rappresentava il contatto dell’Imperatore con quel mondo che ancora bramava. Non a caso i racconti la dipingevano come una sorta di “Bond girl” di duecento anni fa. E forse è per questo che il tre settembre, dopo due giorni di passione, Napoleone fu inflessibile. Fece ripartire l’amante dal porto di Porto Longone (l’attuale Porto Azzurro), nonostante il mare in tempesta sconsigliasse la navigazione: il messaggio che la contessa polacca doveva recapitare, secondo l’Imperatore, valeva più della loro storia d’amore. Ogni paese elbano ha un ricordo tutto suo, una traccia di Napoleone di cui andare orgogliosi. Rio Marina fu uno dei primi luoghi visitati da Bonaparte: arrivò in carrozza da Portoferraio per incontrare il direttore delle miniere André Pons de l’Herault e il funzionamento di quello che era il principale centro produttivo dell’isola. Gli affari

Un’iscrizione beffarda su un muro di Procchio: «Qui Napoleone non mangiò, mai...

Anatolio Demidoff. Al piano terra realizzò la Galleria Demidoff, ideata per contenere i cimeli dell’epoca napoleonica. In realtà gran parte di quel tesoro fu venduto all’asta, dopo che il nobile aveva perso una fortuna per colpa del gioco. Altri cimeli, secondo voci mai confermate, furono trafugati e, probabilmente, sono ancora nascosti nelle case di qualche famiglia elbana. L’impronta di Napoleone è particolarmente tangibile a Portoferraio, dallo splendido Tea-

tro dei Vigilanti, al Museo della Misericordia che espone la bandiera delle “Tre Api” donata dallo stesso Napoleone all’isola. Ma tutti i comuni vantano almeno un luogo, almeno una storia legata all’Imperatore. Come il Santuario della Madonna del Monte, visitabile alla sommità del centro abitato di Marciana. Napoleone passò nel romitorio del santuario due giorni e due notti con l’affascinante e misteriosa amante polacca Maria Walewska, arrivata sull’isola con il

sono affari, insomma. E quella costa resa rossastra dai minerali fece gola fin da subito all’Imperatore. «La strada è pessima, l'Eremo è fatiscente e l'eremita puzza». Con queste parole, non usando certo il suo talento per la diplomazia, l’Imperatore descrisse invece, durante il suo rientro a Portoferraio dopo la visita alle miniere, le poche ore trascorse all’Eremo di Santa Caterina, a Rio nell’Elba. La visita alle miniere durò troppo tempo, cosicché Napoleone montò il suo letto da campo nella struttura ancora visitabile nel versante orientale dell’isola. Non tutti hanno accolto il grande còrso a braccia aperte: la tradizione vuole che Capoliveri sia stato l’unico paese a non piegarsi ai voleri dell’Imperatore e ad aprire la cassaforte. E a Procchio, nella parete dell’ex ristorante Da Renzo, per anni cenacolo di pittori e artisti dell’isola, è raffigurata l’immagine dell’Imperatore con scritto «Qui Napoleone il grande non ha mai mangiato, mai». Un modo ironico per sfuggire a un contagio andato avanti per due secoli. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

OFFERTISSIME

LE RESIDENZE E I CIMELI Villa San Martino (in alto) e villa dei Mulini (sopra, a sinistra e sotto): sono i due scenari napoleonici più prestigiosi dell’isola “dell’esilio” (foto Giò Di Stefano)

Villa San Martino, Villa dei Mulini, le miniere, un santuario: le perle di architettura e alcuni aspetti sconosciuti


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Arriva il vascello, preparate le bandiere Il programma delle celebrazioni: come un viaggio nel tempo Con la rievocazione dello sbarco di Napoleone, Portoferraio dà al via ai festeggiamenti per il bicentenario dall’esilio; dureranno un anno. Gli eventi sono organizzati dagli 8 comuni con la collaborazione del ministero dei Beni culturali, della Regione, della Provincia, della Fondazione Livorno e della Toremar. Ecco i principali eventi di maggio. PORTOFERRAIO sabato 3 maggio Il vascello, la parata e la musica Ore 10.30: arrivo del vascello inglese e sbarco commissari. Ore 11.00: parata militare e rassegna delle truppe in piazza della Repubblica. Mercato in costume in Piazza Cavour. Ore 15.00: parata militare e animazione alla palazzina dei Mulini e nel centro. Ore 17.30: parata militare e rivista delle truppe in piazza della Repubblica. Ore 18.00: nella chiesa del Santissimo Sacramento concerto della corale francese Les Baladins de la Chanson.

Dame, aquile e guerrieri: all’Elba sta per iniziare un kolossal... (foto di Giò di Stefano, a sinistra, e Stefano Muti, a destra)

Ore 21.30: al Teatro dei Vigilanti jazz “I Music Nuda” di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti a cura di Arezzo Wave.

ne storica dello sbarco dell'imperatore e corteo. Ore 18: Te Deum (inno cristiano in prosa di origine antica) in duomo.

PORTOFERRAIO domenica 4 maggio Militari, bandiere e cortei Ore 11: parata militare e addestramento delle truppe in piazza della Repubblica. Ore 12: al molo Elba ammainabandiera francese e alzabandiera vessillo imperiale dell'Elba. Ore 16: molo Elba rievocazio-

PORTOFERRAIO ogni sabato dal 4 al 31 maggio Le ville e i figuranti Ogni sabato animazione presso le residenze napoleoniche con figuranti in costume in collaborazione con la Petite Armée e musica da camera. VARIE LOCALITÀ

lunedì 5 maggio Messa, casetta e scalinata 11.30: nella chiesa della Misericordia messa in suffragio di Napoleone. Interviene la Schola Cantorum di Marina di Campo. Marciana e Poggio, 15: apertura casetta Drouot, visitabile tutti i giorni su prenotazione. Rio Marina, ore 16: alla scalinata de La Pergola, presso il palazzo governativo, celebrazione della prima visita imperiale a Rio Marina: posa della

targa celebrativa in lingua italiana e francese; Conferenza sull’immaginario napoleonico, a cura di Nicola Calocero. Portoferraio, ore 17.30: al Centro culturale De Laugier convegno a cura del Centro studi napoleonici dal titolo "L' aquila e l'acqua santa". MARCIANA giovedì 8 maggio Un po’ di romanticismo Percorso “Napoleone In Love”: visita guidata del borgo di

Marciana, proseguimento verso il Santuario della Madonna del Monte, dove Maria Walewska il 1˚ settembre 1814 raggiunse l’imperatore. CAPOLIVERI 16-17-18 maggio Un po’ di sport Capoliveri Legend Cup 2014, gara di mountain bike con la partecipazione straordinaria di Napoleone e gli “Equilibrismi napoleonici” del campione italiano di trial Al-

Via Aurelia Nord, 96/A • GROSSETO • Tel. 335.5843047


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ANCHE QUESTO

Piatti ottocenteschi e drink a tema Il bicentenario si celebrerà anche in cucina, visto che nei ristoranti dell’isola si potranno assaggiare i piatti tipici del’Ottocento. Da lunedì, infatti, in tutta l’Elba partirà l’Itinerario del gusto, un viaggio fra le pietanze più in voga del periodo in cui Napoleone era in esilio. BERE CON L’IMPERATORE La rassegna durerà fino all’11 maggio, mentre venerdì 9 all’hotel Hermitage della Biodola con Elbadrink si potrà anche “Bere con l’imperatore”. Questo il nome della tradizionale gara di abilità fra i migliori barmen dell’isola, condotta dal giornalista Attilio Romita e organizzata sia dall’associazione albergatori elbana che dal Comune di Portoferraio.

berto Limatore. MARINA DI CAMPO 18 maggio Verso Pianosa Ore 12: passaggio dell’imperatore a Marina di Campo e partenza per Pianosa (rievocazione con mercato ottocentesco e figuranti Petite Armée). CAPOLIVERI dal 30 maggio al 2 giugno I minatori di 2 secoli fa Festa del cavatore: rievoca-

zione della vita dei minatori al tempo di Napoleone. Spettacolo “Il Consiglio dei maggiorenti”. Esposizione di documenti e rievocazioni storiche con musiche e canti popolari. MARINA DI CAMPO 31 maggio - 2 giugno Trattori Raduno trattori d’epoca. Conferenza di un membro dell’Accademia Georgofili su “Napoleone e l’agricoltura”. (a cura di Stefano Taglione)

UN MARE DI SAPORI Gli appuntamenti culinari proseguiranno il 24 e il 25 maggio, date in cui si terrà “Un mare di sapori”, un tributo a Napoleone e ai presidi slow food di Corsica, Austria e Polonia. MENU SPECIALE Per tutto il mese di giugno, i ristoranti di Marciana Marina presenteranno uno speciale menù napoleonico, sulla scia dell’Itinerario del gusto che inizierà fra due giorni. L’8 giugno a Portoferraio è prevista anche una fiera gastronomica a tema.

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e d’estate...

Con 145 eventi la festa non finisce mai I festeggiamenti continueranno fino al 26 febbraio 2015, quando Napoleone lascia definitivamente l’Elba salpando per la baia di Golfe-Juan, dove arriva il 1˚ marzo. Ma è chiaro che la stagione più forte all’Elba è l’estate, quando l’isola si popola ogni giorno di decine di migliaia di turisti italiani e stranieri, per la maggior parte dai paesi europei e quindi potenzialmente legati alla figura di Napoleone. Gli organizzatori hanno previsto in tutto ben 145 eventi. Ecco i principali messi in calendario per i prossimi mesi. PORTOFERRAIO 14 e 15 giugno La regata Nella darsena medicea suggestiva regata con barche a vela d’epoca. CAPOLIVERI 21-22 giugno Pifferi e cavalieri Rievocazione in costume della presa del paese, con soldati e cavalieri, pifferi e tamburi. RIO MARINA – anfiteatro del parco minerario 28 giugno “Intonazione” Inizio del festival di musica antica e contemporanea “Intonazione 2014”, con con-

Fuochi d’artificio a Portoferraio: a Ferragosto lo spettacolo si ripeterà e stavolta avrà un valore... imperiale

certo dei “The real group”. L’esibizione finale della rassegna è prevista a Rio Elba, in piazza Matteotti, il 9 luglio. RIO MARINA 10 luglio L’imperatore alle miniere Rievocazione storica della visita di Napoleone al paese e alle miniere, con ricostruzione del mercato del tempo e gran ballo in costume in piazza.

za alla presenza di figuranti Petite Armée. VARIE LOCALITÀ dal 29 agosto al 7 settembre Musica europea 28ma edizione del festival internazionale "Elba Isola musicale d'Europa". Presidente il maestro Yuri Bashmet e direttore artistico il maestro George Edelman.

MARCIANA MARINA dal 22 al 24 luglio Un po’ di blues Ore 21.30: festival delle musica blues con omaggio all’imperatore.

MARCIANA MARINA 6-7 settembre Arriva Maria Rievocazione dell’arrivo di Maria Walenska a Marciana Marina con le associazioni Armée d'Italie e Petit Armée.

PORTOFERRAIO 15 agosto Buon compleanno Festeggiamento del compleanno di Napoleone con spettacolo pirotecnico e festa in piaz-

MARINA DI CAMPO 13-14 settembre In scena Spettacolo teatrale “Napoleone all’Elba: l’imperatore e l’uomo”.


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I tredici cuochi, i pescatori e il cacciucco del re Storia di un rigattiere e di 77 ricette napoleoniche: Alvaro Claudi le ha riportate alla luce in un libro di Irene Arquint Napoleone Bonaparte non era un gourmet. Anzi, pare proprio che il cibo, i banchetti, la convivialità non gli piacessero affatto. Ma sapeva che una tavola ben nutrita teneva in alto il morale delle truppe e faceva impressione agli ospiti. Per cui ordinava ai suoi ministri di apparecchiare mense degne di un re. Da cui lui però si teneva alla larga. Il suo rapporto con la cucina è stato messo sotto la lente d'ingrandimento dallo chef appassionato di storia Alvaro Claudi, mugellano d'origine, arrivato sull'isola d'Elba negli anni Settanta vincendo un concorso per insegnare al locale istituto alberghiero. Le sue ricerche sono contenute nel libro "A tavola con l'imperatore": 77 piatti del periodo in cui il condottiero visse l'esilio elbano. Nonostante le cronache ci descrivano un imperatore dei

francesi poco incline al convivio, all'Elba fu piacevolmente colpito dal cacciucco. Dopo la Rivoluzione Francese e la fine della nobiltà, fece assumere nelle sue cucine i più grandi cuochi del periodo che dopo aver perso il lavoro si erano messi in proprio. All'Elba ne portò ben tredici, ordinando che per le scampagnate tenessero sempre pronti un carro con le vettovaglie e uno adibito a camera da letto. In una di queste uscite, passeggiando sulla darsena di Portoferraio, si imbatté in un gruppo di pescatori che stavano gustando un cacciucco. Fu talmente colpito da quella zuppa che chiese loro di raggiungerlo a corte il giorno dopo per ripetere l'esperienza. In realtà il bis si rilevò deludente, forse perché il cambusiere, impressionato dal personaggio, tentò una forzatura inserendo pesci nobili invece di quelli di scarto che era solito utilizzare. Rimettendoci in sapore.

Pur non negandosi i comfort, la storia però non lo dipinge come un buongustaio… «Napoleone preferiva piatti semplici, poco conditi, perché soffriva di ulcera. Inoltre prediligeva portate veloci da mangiare ritenendo lo stare a tavola tempo perso. Un atteggiamento contrastante con l'essere un grande tombeur de femmes, nonché condottiero impetuoso. Ciò non significa però che non fosse attento alla mensa, infatti era convinto che la gola arrivasse dove la spada falliva. Ecco perché voleva che i suoi ministri organizzassero grandi banchetti». Allora a quali piaceri della tavola si concedeva? «Apprezzava il pollo, le ostriche e poco altro. Pur gradendo l'Aleatico, tipico vino elbano, beveva un unico rosso che faceva arrivare periodicamente dalla Francia insieme a centinaia di polli vivi. Tra le ricette preferite c'era il pollo alla Ma-

Alvaro Claudi porta alla luce un libretto di ricette napoleoniche

rengo, invenzione del cuoco di campo durante la battaglia del giugno 1800. Detestava quasi gli alcolici ma aveva una predilezione per lo champagne e il cognac che a Villa dei Mulini non mancavano mai, insieme alle ostriche corse. Apprezzava la cucina dell'Elba perché somigliava a quella della sua terra natia, dove nacque dopo che la famiglia, dalle origini toscane, vi si trasferì nel periodo

in cui la Corsica era ancora sotto la Repubblica di Genova. Inoltre non dimentichiamo che la cucina francese mutua molto dall'Italia». Quanto Napoleone c'è nel suo libro? «”A tavola con l'imperatore” raccoglie settantasette ricette dei primi decenni dell'Ottocento, il periodo in cui Napoleone Bonaparte soggiornò all'Elba. Le ho rinvenute da un rigattie-

Sabbia, fichi e pinoli: l’Elba è una carezza Fabio Picchi svela segreti. A partire dalle cantine dove ai tempi dei Bonaparte si vinificava l’aleatico

Fabio Picchi, istrione della cucina

Cuore ridondante toscanità, fa la spola tra la Francia e la sua terra per magnificare la cucina del vecchio Granducato. In questo percorso gaudente Fabio Picchi, chef patron del Cibreo di Firenze ma anche autore del romanzo "Ostriche rosse per l'imperatore (Mondadori), porta nel cuore i profumi e le emozioni che si risvegliano in lui ogniqualvolta scende dal traghetto per mettere piede sull'isola d'Elba. Il luogo dell' anima, dove torna quando ha bisogno di riprendere fiato. Come dice lui: «di una carezza«. «All'Elba ho trascorso un'infanzia bellissima. Negli anni Cinquanta e Sessanta vi passa-

vamo quasi cinque mesi l'anno. Mio padre era un pescatore molto in gamba, disputava campionati mondiali - così lo chef Fabio Picchi spiega il perché dell'attaccamento all'isola maggiore dell'arcipelago - Era un altro mondo, fatto di squarci caraibici». Al piacere della pesca il babbo univa quello della tavola che spesso deliziava con carnose ostriche rosse. Da cui il nome del romanzo che è un po' un omaggio all'ex generale dei francesi, ma soprattutto una dichiarazione d'amore alla potenza del cibo e a questo lembo di terra che affiora dal mare. Con i suoi profumi «che colmano l'aria di fico passeggiando nell'imme-

diato dopopranzo a Bagnaia, di pinoli quando t'infili in una pineta a Scaglieri, di sabbia, dei terrazzamento di Chiessi o Pomonte da cui si ammira una bellissima Via Lattea, delle cantine dove ai tempi del Bonaparte vinificavano l'aleatico e il moscato - lo chef descrive quegli scorci che è certo aver riconosciuto anche Napoleone - La vera essenza di questi luoghi l'assapori quando mangi un'albicocca di vigna o uno stoccafisso, una torta briaca, un minestrone all'elbana in cui il finocchietto portato dai minatori della Garfagnana incontra il peperoncino dei marinai ponzesi». Da cui il desiderio di scrivere questo romanzo

re, in un taccuino appartenuto a Marianna Bettarini Squarci, sua guardarobiera. È una raccolta di prescrizioni borghesi delle grandi occasioni dove prevalgono liquoreria e confetteria: rosoli, sorbetti, biscotti, pasticci, molte zuppe alcune delle quali ormai non riproducibili, ad esempio quella di tartarughe. Ne ho riadattato unità di misura e tempi di cottura a tecniche e gusti moderni».

in cui regala al Corso pennellate di umanità. «La storia ci dice che non gli piaceva stare a tavola, beveva un solo vino, per altro francese. Gli faccio bere acqua di poggio che lo guarisce dai malanni e finalmente, accostandosi alla cucina elbana, inizia ad apprezzare i piaceri del buon cibo. Non c'è infatti luogo al mondo dove si cucina meglio il polpo. Le locali chiocciole insaporite con nepitella e aglietto sono insuperabili, il minestrone con la leccia e la granseola è un matrimonio perfetto fra la terra e il mare, i pesciolini fritti e poi stoccati sotto aceto qui diventano poesia. E poi l'uso della tonnina che arriva dal sud, il gurguglione, parola onomatopeica che dà già l'idea di queste verdure messe a stufare con la sola umidità della lavatura. Altro che ratatouille!». (i.a.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Caro Bonaparte, gli oggetti parlano di te Raccontano più delle biografie e dei documenti, mostrando l’uomo privato, attento ai dettagli... di Paola Taddeucci Sono entrati nella storia non solo per il loro valore artistico e artigianale, ma perché toccati, usati, testimoni muti di incontri storici o di momenti intimi. Come voleva lui, l'empereur. Gli oggetti di Napoleone raccontano più delle biografie e dei documenti, svelando l'uomo privato, attento ai particolari, ammiratore della manualità e cultore di un ricordo da tramandare attraverso le “cose”. Proprio ai piccoli e grandi oggetti che gli erano appartenuti e gli erano più cari, infatti, l'imperatore affidò questo compito, pensando in particolare all'adorato figlio, avuto dalla seconda moglie Maria Luisa d'Austria e di nome Napoleone, come lui. Lo scrisse nel Testamento a S. Elena, l'isola delle nebbie sperduta nell'Oceano Atlantico dove fu confinato dopo la sconfitta di Waterloo del 1815 e dove morì il 5 maggio 1821. “Il ricordo di me – è una delle frasi - sarà la gloria della sua vita”. Le cose al figlio. Al figlio – che l'imperatore vide per l'ultima volta nel 1814, quando il piccolo aveva tre anni, e che morirà nel 1832, a 21 anni, stroncato dalla tisi – lascia le sue “cose” le chiama così nel Testamento -, descrivendole con una precisione inventariale: tra queste le armi, le selle, gli speroni, la biancheria, i libri, il lettuccio da campo, la spada di Austerlitz, un mantello azzurro indossato a Marengo, una piccola sveglia presa a Posdam, il nastro della Legion d'Onore, il necessaire d'oro da viaggio, le amate tabacchiere. Testimoni di vita. «In pratica – spiega Giulia Gorgone, direttore del Museo napoleonico di Roma che in passato ha ospitato una mostra dedicata agli oggetti dell'imperatore – tutto quello che si era portato a S. Elena lo destina al figlio. Vuole che gli arrivino – più del vitalizio - le cose da lui usate e toccate, testimoni muti di tutta la sua vita, pubblica e privata, affidando a loro il compito di ricordarlo». L'amore per i dettagli. Del resto Napoleone amava i manufatti, sia preziosi sia semplici, e adorava i dettagli, frutto dell'abilità artigianale dell'uomo. Dei libri, per esempio, di cui riempì biblioteche – la sua mania – non gli interessava soltanto il contenuto, ma la rilegatura. Altra sua passione erano le ta-

Un collage di simboli: il busto in marmo dek 1812, la locandina del film N di Virzì, una delle tabacchiere amate dall’imperatore, uno stemma in pietra e una stampa antica

bacchiere, che prediligeva nella forma ovale e in oro e non mancava mai di inserire nel taschino, al termine della vestizione. Dispersi. Con la scomparsa prematura del giovane erede, gli oggetti a lui destinati andarono prima a Madame Mere, la madre di Napoleone, e poi furono divisi tra i discendenti,

per prendere infine strade a volte sconosciute, disperdersi oppure finire in collezioni private e in musei. Ilbustoin marmo. Una di quelle strade sconosciute l'ha percorsa un altro oggetto proveniente da S. Elena e particolarmente caro a Napoleone: un busto in marmo raffigurante il figlio a 10 mesi, opera del 1812 dello

scultore torinese Giacomo Spalla. Data per dispersa fino a non molto tempo fa, l'opera è comparsa recentemente sul mercato antiquario romano e oggi è di proprietà di un collezionista. E' stata presentata per la prima volta al pubblico venerdì 2 maggio a Lucca durante una manifestazione dedicata a Napoleone. Prima di

perdersi, la scultura era stata sicuramente nel palazzo romano di Madame Mere, che la teneva nella sua camera, su un tavolino ai piedi del letto. Bicorno e redingote. Tra gli oggetti-cult dell'empereur, infine, impossibile non menzionare il celebre cappello e la redingote grigia. Il bicorno in castoro nero e ornato solo dalla coc-

carda tricolore, insieme con il cappotto, sono il simbolo napoleonico per antonomasia. Napoleone aveva sempre a disposizione una serie completa di dodici cappelli, che fece fare sempre nella stessa bottega artigiana di Parigi. A S. Elena ne portò quattro, uno dei quali fu deposto nella bara. ©RIPRODUZIONERISERVATA

Vini, birre, orologi, profumi: tutti con la “N” Impazza il marketing del bicentenario: ci sono anche borse, cappelli, tovaglie, tute e... cinghiali

Ciclismo “napoleonico”

Il bicentenario dello sbarco di Napoleone sarà l’occasione, per molte aziende dell’isola, di promuovere il “made in Elba” con l’immagine o il nome dell’imperatore. Tanti i prodotti con il simbolo del condottiero corso, fra queste vini, birre, profumi, orologi e borse, ma anche tute sportive e finti cinghiali (quelli veri, a migliaia, scorrazzano sulle montagne dell’isola). 1814 birre. Il birrificio Napoleon di Portoferraio – che porta proprio il nome del militare francese – a partire da ieri ha messo in vendita la speciale bottiglia chiamata Anniversary, creata proprio per celebrare il bicentenario. Ne verranno stappate 1814, come l’anno dello sbarco, e le

VENDITA ASSISTENZA PNEUMATICI RICAMBI

prime 25 sono incastonate in un cappello di Napoleone scolpito con il granito dell’Elba. Il birrificio ripresenta poi le sue etichette: la birra bionda Paolina, l’ambrata Empereur, la rossa Waterloo e la Tre api aromatizzata al miele. Anche l’azienda Birra dell’Elba di Rio Marina ha messo in commercio una bevanda realizzata con luppoli francesi e dedicata a Napoleone. Si chiama Bicentenaria. Vini. Il minimarket Calata Mazzini di Portoferraio, fornitore ufficiale dei prodotti a marchio Napoleone, ha realizzato in collaborazione con l’azienda agricola elbana “Tenuta La Chiusa” tre etichette di Bianco, Rosso e Rosato dell’Elba. I vini sono identi-

ci a quelli venduti normalmente, cambia solo l’etichetta che in questo caso raffigura il volto dell’imperatore. In tavola. Tramite Calata Mazzini si possono acquistare anche i prodotti da forno, realizzati dal panificio Giannoni e Mercantelli di Rio Marina. Fra questi i dolci tipici dell’Elba orientale: la schiaccia briaca, i briachini e la sportella. Essenze. Fra i non alimentari, l’azienda di profumi Acqua dell’Elba ha creato l’Eau de parfum Napoleoneuna seconda dedicata alla sorella Paolina. Lussi bicentenari. L’azienda Locman di Marina di Campo, inoltre, ha presentato un orologio ad hoc, di nome Island, mentre

l’artista Simona Giovannetti di Capoliveri, con il suo marchio di accessori moda Dampaì, ha creato una borsa chiamata Paolina. Curiosità. Sempre a Marina di Campo il negozio Giustino Shop ha messo in commercio un piccolo cinghiale con in testa il cappello dell’imperatore, insieme alle bandiere dell’Elba e a una tuta da triathlon rigorosamente a tema. Ma Napoleone farà la sua comparsa anche sull’abbigliamento da cucina: l’Elba Ricami di Marina di Campo ha disegnato una serie di grembiuli, presine, tovaglie e sottopiatti tutti ricamate a mano con il simbolo delle Tre Api o con la N di Napoleone. Stefano Taglione


Napoleone, speciale bicentenario