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PROGRAMMADI LEGISLATURA 2014-1019

CITTÀ COMUNE – MASSA LOMBARDA A SINISTRA

PER IL COMUNE DI MASSA LOMBARDA


LA TUTELA DEI BENI COMUNI I beni comuni “Non sono prodotti, non sono oggetti che si fanno e si disfano, che si comprano e che si vendono. Sono beni primari, basilari, nel senso che sono all’origine di ogni cosa. Sono ricchezze naturali e patrimoni culturali accumulati dalle generazioni che ci hanno preceduto. Sono sistemi di risorse, beni relazionali indispensabili a mantenere connesso il sistema vivente. Sono quelle cose che, semplicemente, ci fanno vivere. Come si fa a riconoscere e a classificare questi beni così speciali? Per due caratteristiche essenziali. La prima: nessuno può affermare di averli prodotti in proprio; l’atmosfera e il clima, l’energia solare libera o fossile, le acque e i giacimenti minerari, gli animali e le piante selvatiche, il germoplasta e le sementi e ogni altra forma di vita capace di riprodursi spontaneamente sono doni del creato… esattamente come i saperi, la cultura, le lingue, i codici, le acquisizioni scientifiche, i beni artistici e ogni altro frutto della creatività sociale. La seconda caratteristica: so no beni necessari, indispensabili e insostituibili per la vita di ogni individuo.” (cit. Paolo Cacciari – La società dei beni comuni) A queste risorse primarie, beni della vita e patrimonio collettivo, oggi abbiamo dato il nome di beni comuni.

Beni Comuni Acqua pubblica (no profitto, no gestione a chi è quotato in borsa) Rifiuti zero, raccolta differenziata porta a porta e tariffa puntuale (gestione pubblica) No al Matrix ed altri insediamenti che rischiano di compromettere il nostro territorio L’acqua bene comune Essendo l’acqua il bene primo che garantisce la vita, intendiamo agire per la riappropriazione sociale dell’intero ciclo dell’acqua e dalla sua tutela integrale, in stretta connessione con i Comitati acqua bene comune dell’Emilia-Romagna, per un progetto tecnicamente realizzabile di fuoriuscita da Hera, quindi per l’acqua fuori dal mercato. L’esito referendario del 12-13 giugno 2011 è LEGGE, pertanto occorre, coerentemente, ripubblicizzare il Servizio Idrico Integrato. Tale servizio deve essere sottratto alla gestione di Hera S.p.A. ed affidato ad un ENTE CONSORTILE di DIRITTO PUBBLICO (costituito dai comuni) con la gestione a democrazia partecipata dai lavoratori e dai cittadini. L’Ente Consortile di Diritto Pubblico deve raggiungere ogni anno il pareggio di bilancio. La tariffa del Servizio Idrico non può essere imposte dall’AEEG (Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico) La tariffa deve contenere: 1. quantitativo minimo vitale (50lt.gg. pro-capite) finanziato dalla fiscalità generale; 2. costo investimenti finanziato in parte dalla tariffa, senza oneri finanziari ed in parte dalla fiscalità generale; 3. costi della Depurazione se è effettuata a norma di legge; 4. fognature e distribuzione dell’acqua; 5. deve tener conto delle fasce più deboli; 6. deve essere distinta per fasce di consumo. Il Sindaco e Atersir (Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e i rifiuti) locale devono mantenere costanti rapporti con il Comitato Acqua Bene Comune custode dell’esito


referendario. Il principio dell’accesso all’acqua come diritto fondamentale di ogni persona, secondo criteri di parità sociale e di solidarietà, è stato, altresì, recentemente ribadito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Risoluzione ONU del 29 luglio 2010). I lavoratori del settore idrico manterranno il CCN di lavoro previsto dalla loro categoria.

Rifiuti zero I rifiuti sono il simbolo più evidente di una società dei consumi. Sull’esempio di alcuni comuni virtuosi intendiamo riappropriarci della gestione locale di raccolta dei rifiuti nell’ottica della strategia oggi conosciuta come “rifiuti zero” Paul Connett), per cui accanto alle pratiche della comunità (riuso, riciclo, riparazione) si associano quelle dell’industria (progettazione e realizzazione di prodotti e imballaggi) finalizzate alla drastica riduzione del rifiuto. Schematicamente è possibile riassumere la strategia Rifiuti Zero rielaborandola per la parte energetica, nelle seguenti fasi: 1. strutturare un sistema di raccolta che aumenti la quantità di materiale differenziabile (raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale), ottimizzandone al tempo stesso la qualità e diminuendo contestualmente la quantità di rifiuti prodotti; 2. incentivare il riuso del materiale riciclato, la riparazione di oggetti e operare scelte di vita che diminuiscano la percentuale di scarti; 3. sostenere la progettazione e la produzione di prodotti totalmente riciclabili, riutilizzabili e riparabili; 4. valorizzare dal punto di vista energetico la frazione organica del rifiuto attraverso la produzione di biogas. É stato calcolato che l’applicazione effettiva dei punti citati permetterebbe una riduzione dell’indifferenziato fino alla quota del 15% del rifiuto urbano. Tutto questo si inserisce pienamente nella struttura socio-economica delle cd. Comunità dell’Energia; gli obiettivi che si possono realizzare sono quelli propri della decentralizzazione e diffusione sul territorio; a) la realizzazione di un nuovo modello sociale di gestione dei rifiuti che significa autosufficienza locale e comportamento virtuoso; b) la realizzazione di un risparmio economico dei cittadini attraverso un mix virtuoso di: tariffa rifiuti, bollette di gas ed elettricità, costi smaltimento di rifiuti e scarti; c) la realizzazione di politiche di recupero energetico, incluso l’obbligo da parte della amministrazione pubblica di occuparsi direttamente della frazione organica, anche attraverso la produzione di biogas. Le amministrazioni locali potranno ottenere un più alto livello di indipendenza attraverso le tecnologie utili a realizzare strategie energetiche conformi alle direttive europee e potranno mirare ad un nuovo sistema socio-economico sostenibile. Gli enti locali possono realizzare uno scenario rifiuti zero a patto di seguire modelli che prescindano definitivamente dal solo conferimento in discarica e dall’incenerimento. Il nuovo modello sociale di gestione proposto rende il cittadino partecipante attivo delle politiche di decisione e gestione. Il cittadino riveste il ruolo di primo operatore ecologico essendo coinvolto in prima persona sia da un punto di vista operativo, attraverso le pratiche della separazione domestica dei rifiuti, che da un punto di vista ecologico, grazie al miglioramento delle condizioni di vita e ambientali rese possibili da un ciclo di gestione dei rifiuti virtuoso. In questo senso i cittadini che partecipano a questo processo saranno


agevolati economicamente attraverso tariffe di rifiuti e bollette energetiche. Il nostro no al progetto di Officina dell’Ambiente (MATRIX) per uno sviluppo realmente sostenibile Siamo contrari all’insediamento del Matrix e di qualsiasi altro stabilimento produttivo che minacci l’ambiente e la salute dei cittadini. Qualsiasi intervento sul territorio che abbia un impatto sull’ambiente deve seguire un processo autorizzativo che coinvolga preventivamente le comunità locali attraverso percorsi di informazione e partecipazione effettiva.

Emissioni zero Riteniamo che vada perseguita l’autosufficenza energetica attraverso un programma di produzione di energia sul territorio da fonti rinnovabili, finalizzato all’autoconsumo. Realizzazione progressiva della Comunità dell’Energia, per una transizione verso un’economia “zero emissioni”di CO2 contrastando il modello economico basato sulla combustione delle fonti concentrate quali carbone, petrolio, gas, uranio.


CHI SIAMO E CHE COSA DESIDERIAMO PER TUTTI Siamo donne e uomini provenienti da esperienze diverse di carattere formativo e politico, di impegno sociale, culturale e religioso, dove lo stato di credente e non credente non è un ostacolo per il confronto reciproco. Dopo una seria riflessione, esito di un percorso di dialogo iniziato nell’autunno 2012 abbiamo deciso di essere presenti in questa tornata elettorale accomunati da una urgenza: dare un governo alla città di Massa Lombarda che attui una fattiva partecipazione democratica alla gestione del bene pubblico, un reale protagonismo civico per il progetto di un altro mondo possibile, dove la giustizia sociale si sposa con la giustizia ambientale, dove l’Europa è madre e non matrigna, dove il territorio in cui si abita diventa il luogo privilegiato di scelte condivise, patrimonio veramente comune verso il quale ognuno si sente chiamato a prestare il proprio contributo con le idee, le coerenti parole e le conseguenti azioni. Siamo animati da una forte tensione ideale che si interroga, tentando di individuare possibili rimedi, sulle feroci disuguaglianze che il nostro paese sta vivendo e sulla preoccupante devastazione ambientale, sulla necessità di tutela, valorizzazione e riappropriazione dei beni comuni quali beni essenziali alla vita e alla soddisfazione dei bisogni sociali. Un programma alternativo che decide di stare dalla parte delle fasce deboli e svantaggiate della società, che lotta per un mondo equo e solidale che rifiuta il neoliberismo imperante e il nuovo volto del capitalismo finanziario. In questo senso riprende nuovo vigore il sostantivo sinistra, da tempo svuotato del suo originario significato a causa della progressiva assenza di ideali e di un modello di mondo giusto da perseguire, assenza aggravata dalla contemporanea e devastante degenerazione della prassi politica e partitica per la quale diventa necessaria una costante riflessione e autocritica individuale e collettiva. Solo così sarà possibile ricostruire un nuovo tessuto umano e materiale oggi distrutto a discapito delle nuove generazioni e il cui orizzonte è inevitabilmente il bene di tutti, a partire dagli ultimi.

L’azione locale necessita di una visione globale Viviamo in un contesto globale di gravi ingiustizie nel quale è stato favorito lo sviluppo senza limite delle attività speculative dei grandi gruppi con la complicità del sistema politico e finanziario. La crisi che colpisce la maggior parte della popolazione mondiale non è solo economica e politica, è allo stesso tempo morale, culturale, energetica, alimentare, migratoria ed ecologica. Occorre riprendere in mano il destino di ogni forma di vita con la collaborazione di tutti. Riprendendo concetti espressi soprattutto da chi conosce ed è vicino al malessere, alla sofferenza e alle diverse tipologie di disagio, non si può pensare che chi ha creato la crisi trovi anche la soluzione, non si può accettare come principio etico quello del nostro vivere bene occidentale perché ciò ha significato vivere male per miliardi di persone; pertanto, per uscire dall’attuale multiforme crisi, occorre possedere alcune consapevolezze: che ogni essere ha un valore intrinseco che deve essere rispettato, che ciascuno di noi ha il dovere di prendersi cura di ciò che lo circonda, che la responsabilità è planetaria e la cooperazione e la solidarietà sono valori universali. Non si può produrre per accumulare, ma solo per condividere.


La necessità di cambiare il quadro di riferimento L’enorme massa di ricchezza privata prodotta dalle speculazioni finanziarie ha preso di mira gli enti locali, i loro beni e servizi, il loro ruolo e ha come ultimo obiettivo la scomparsa della funzione pubblica e sociale dell’ente locale; un gigantesco percorso di espropriazione e di privatizzazione vuole consegnare beni e patrimonio alle lobby bancarie e finanziarieattraverso la drastica riduzione della democrazia di prossimità, la totale spoliazione dei beni comuni delle comunità locali avviata da almeno un quindicennio tramite: 1. Patto di Stabilità e Crescita interno che impedisce la possibilità di assunzione del personale da parte degli enti locali, la capacità di investimento con l’alibi di non doversi indebitare, la capacità di spesa corrente trova draconiane limitazioni. Gli enti locali sono così costretti ad aumentare le tasse e le tariffe locali, a ridurre ulteriormente l’occupazione, a dismettere il patrimonio pubblico e a privatizzare i servizi pubblici locali; 2. Spending review, ovvero i drastici tagli lineari che, anziché riorganizzare la spesa eliminando gli sprechi e le corruttele, comportano un’automatica riduzione di tutti i servizi erogabili senza alcuna scala di priorità (ad es. i tagli di posti letto nella sanità); 3. L’approvazione del Fiscal Compact, ovvero l’obiettivo sottoscritto in sede europea di portare entro venti anni al 60% il rapporto debito/pil che oggi è pari al 133% (una riduzione secca di tale rapporto del 3,3% , con un costo di oltre 50 miliardi/anno); 4. Il pareggio di bilancio nella Costituzione, mediante la modifica dell’articolo 81, piega di fatto la nostra costituzione alla dottrina liberista. Riteniamo che oggi sindaci e amministratori debbano essere i primi rappresentanti degli abitanti del loro territorio e porsi in diretto contrasto con quei processi per non essere gli esecutori ultimi di un processo di privatizzazione che da Fondo Monetario Internazionale, B.C.E., Unione Europea (la famigerata Troika) discende verso i governi e scivola giù fino agli enti locali.


IL TERRITORIO Il territorio, risorsa primaria, non può più essere utilizzato come un mero strumento di profitto ed essere sottoposto a continua cementificazione. Il modello di sviluppo seguito da Massa Lombarda dalla fine degli anni ’90, basato in larga misura su un uso speculativo del territorio consumato in abbondanza con insediamenti residenziali e produttivi che oggi rischiano di rimanere incompiuti e di creare in questo modo notevoli problemi, è entrato in una crisi molto profonda. Nell’approvazione del primo POC (Piano Operativo Comunale), il cui bando è stato pubblicato nell’autunno scorso, vanno applicati questi principi: non va prevista l’urbanizzazione di nuove porzioni di territorio agricolo, incentivando il recupero degli attuali insediamenti residenziali e delle aree produttive dismesse, favorendo la demolizione e ricostruzione delle aree degradate e dando dei vincoli qualitativi rigidi alle nuove costruzioni. Si rende necessaria anche una revisione del PSC (Piano Strutturale Comunale) in questa direzione in quanto è stato realizzato prima del deflagrare della crisi e contiene previsioni di espansione sui quindici anni previsti di validità che vanno ben oltre le esigenze attuali. É importante porre l’attenzione sul centro storico per cercare di invertire una tendenza che ha portato progressivamente allo svuotamento e in alcune parti al degrado; oltre agli interventi di riqualificazione delle parti pubbliche si può mettere in campo un piano che favorisca il recupero delle aree private con la realizzazione di soluzioni abitative di qualità. Épossibile prevedere incentivi volumetrici anche con aumento dell’altezza dei fabbricati per interventi di demolizione e ricostruzione delle parti che non hanno un valore storico o architettonico, in modo da portare questi fabbricati ad un adeguamento sotto il profilo strutturale ed energetico. L’area industriale “Selice 2000” costituisce un grosso problema in quanto, dopo quasi quindici anni dall’avvio, ha visto uno sviluppo minimo rispetto alle previsioni e ha comportato ingenti investimenti da parte del Comune di cui non è prevedibile il rientro nell’attuale mancanza di prospettive. Riteniamo che quest’area vada riesaminata coinvolgendo i proprietari dei terreni e valutando l’opportunità di una sua riduzione. Tra gli interventi da effettuare nei prossimi anni consideriamo prioritari 1. la riqualificazione di piazza Mazzini e piazza Ricci; per la prima è già disponibile un finanziamento e al più presto dovrà partire la progettazione dell’intervento che riteniamo debba essere partecipata dai cittadini; 2. il completamente del parco urbano che collega l’abitato di Massa con quello di Fruges, completando, dove possibile, l’acquisizione delle aree a destinazione pubblica e avviando l’allestimento di quelle già acquisite.

La mobilità sostenibile L’avvento della “città diffusa” in cui alcuni servizi sono accentrati o non distribuiti uniformemente sul territorio, rende ancora più indispensabile la creazione di una rete di trasporto pubblico che possa collegare efficacemente i comuni dell’unione. Riteniamo fondamentale l’incentivazione del trasporto pubblico ferroviario e su gomma con l’impiego di motori e combustibili che riducano consumi ed emissioni, con particolare attenzione alle tratte dei pendolari. É fortemente auspicabile un maggior utilizzo della tratta


ferroviaria Lavezzola / Faenza che potrebbe costituire una sorta di metropolitana di superficie. A livello di Unione andrebbe progettato un sistema di mobilitĂ  ciclo-pedonale di collegamento tra i vari Comuni.


I DIRITTI Nel richiamare la Dichiarazione universale dei diritti umani (1948) ricordiamo che essa sancisce i diritti individuali, civili, politici e i diritti economici, sociali, culturali di ogni persona. I diritti civili e politici, in particolare:dirittoalla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona; la libertà dalla schiavitù, dalla tortura e da ogni trattamento o punizione crudele, inumana o degradante; l’uguaglianza davanti alla legge; diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni stato; a chiedere e godere dell’asilo dalle persecuzioni in altri Paesi; alla cittadinanza; al matrimonio; a non essere privato arbitrariamente della proprietà; alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; alla libertà di riunione e associazione pacifica; a partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti. I diritti economici sociali e culturali: al lavoro e alla protezione contro la disoccupazione; ad una eguale retribuzione per eguale lavoro; ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri al lavoratore e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale; a fondare sindacati o ad aderirvi per la difesa dei propri interessi; al riposo, a una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e a ferie periodiche retribuite; alla sicurezza sociale e alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni stato, dei diritti economici sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità; all’istruzione. Ci permettiamo di ricordarli perché registriamo un preoccupante arretramento nelle politiche globali, europee, nazionali e locali rispetto a principi maturati molti anni fa.

I registri delle unioni civile e del testamento biologico Nell’ambito dei diritti individuali civili si propone, nel vuoto legislativo nazionale e sull’esempio di diversi comuni italiani, si intende istituire: 1. il registro amministrativo delle unioni civili basate sul vincolo affettivo, ai fini della loro tutela, del superamento di situazioni discriminatorie e per favorire l’integrazione di tutti nel contesto sociale, culturale ed economico del territorio; 2. il registro del Testamento biologico, o Dichiarazione anticipata di volontà, quale documento scritto nel quale il dichiarante, capace di intendere e di volere, indica preventivamente i trattamenti medici cui essere/non essere sottoposto nel caso in futuro si trovasse nella condizione di incapacità, al fine di promuovere la piena dignità e il rispetto delle persone, anche nella fase terminale della vita umana.

Diritto alla salute Nell’ambito dei diritti economici sociali e culturali, per i quali le autonomie locali dovrebbero essere particolarmente impegnate al fine di garantire un reale servizio pubblico in un contesto globale e nazionale cheda molto tempo mette sotto attacco i servizi pubblici locali, a rischio pertanto di privatizzazione, si proseguono alcune battaglie, quella per la salute di tutti, e si proclamano alcuni principi fondamentali. Dopo aver decisamente contestato, unitamente ai Verdi ecologisti di Lugo, l’istituzione dell’Azienda unità sanitaria locale della Romagna (Ausl della Romagna), diventata legge


dal primo gennaio 2014, dopo aver tentato di salvare il presidio ospedaliero di Lugo da tagli nei servizi di eccellenza, come la chirurgia senologica che vedeva nel dott. Cesare Malagotti un medico di punta, praticamente costretto dal mese di marzo 2014 ad abbandonare l’ospedale lughese per approdare ad Urbino, ci attrezzeremo in tutti modi e nelle sedi opportune per evitare l’ulteriore smantellamento e svilimento del presidio ospedaliero di Lugo, in un contesto territoriale sempre più privo di servizi di prossimità, compresa la mobilità pubblica.

Diritto ai servizi educativi Si sta progressivamente perdendo di vista quella visione di servizi educativi, per molti aspetti all’avanguardia, frutto di pensiero ed azione di decenni oramai passati, la cui deriva non è estranea alla loro esternalizzazione che intendiamo decisamente contrastare, anche nell’ottica del giusto riconoscimento e dell’equa retribuzione del personale che vi si dedica. Vogliamo costruire una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza declinando gli articoli della Convenzione O.N.U. 20 novembre 1989 sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Un nuovo polo scolastico per Massa Lombarda Le scuole per le classi primarie (elementari) e secondarie di primo grado (medie) sono ospitate in edifici datati che presentano alcune criticità dal punto di vista strutturale e della resistenza sismica che richiederebbero interventi complessi ed onerosi. Per dare la miglior risposta a questi problemi proponiamo la realizzazione di un nuovo polo scolastico che comprenda tutti i diversi gradi di scuola (primaria e secondarie di primo grado). In questo modo sarebbe possibile avere edifici funzionali, moderni e adeguati dal punto di vista sismico e con un abbattimento dei costi di gestione grazie ad una elevata classe energetica. Si risolverebbe in tal modo anche l’annoso problema della dislocazione di un edificio scolastico a nord della S. Vitale. Si tratta di un intervento da suddividere sull’intera durata della legislatura che riteniamo fondamentale per la sicurezza e la qualità dell’intervento a favore delle giovani generazioni.

La cultura Parlare di cultura come bene comune vuol dire parlare di Costituzione. E parlare di Costituzione oggi vuol dire riflettere su un orizzonte di valori che è quotidianamente sotto attacco, e anzi a rischio di demolizione. Nessun Paese al mondo ha una Costituzione che affermi il diritto alla cultura con tanta forza e coerenza come fa la nostra Carta fondamentale; eppure nessun Paese in Europa ha tagliato gli investimenti pubblici in questo settore quanto l’Italia. La cultura, secondo la Costituzione, è un bene comune. Secondo il nostro ordinamento, i valori della cultura (per esempio la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico) non sono un tema “di nicchia”, ma appartengono a una sapiente architettura di diritti che si lega strettamente agli orizzonti fondamentali della democrazia: eguaglianza, libertà, equità sociale, dignità della persona umana. Di tali orizzonti la nostra Costituzione è il perfetto manifesto. L’idea della cultura bene comune respinge ogni ideologia e prassi politica che trattino la cultura come merce pregiata, come cumulo di cose belle, come successione di eventi estemporanei intesi a promuovere il consenso. La cultura bene comune è quell’insieme di scelte, azioni, comportamenti condivisi che


promuovono e tutelano la qualità della vita di una comunità; è, contemporaneamente, una ricchezza da proteggere ed una risorsa preziosa da tutelare, un imprescindibile fattore di coesione e inclusione ed un motore per uno sviluppo sociale ed economico sostenibile. Desidera provocare e sollecitare la creatività del giovani, valorizzare nuovi talenti e creare proposte per intervenire sul patrimonio storico e culturale della città. Siamo decisamente favorevoli alla realizzazione di uno spazio dedicato al cinema di qualità e allo spettacolo dal vivo, in un contesto però di continuità di programmazione, al fine di educare e conquistare un pubblico permanente, di tutte le età, offrendo un buon servizio di prossimità e che può avvicinare in particolar modo gli adolescenti, rendendoli così autonomi da adulti non più costretti ad accompagnare i figli fuori territorio e a diversi chilometri di distanza.

I giovani Recuperare ai valori della Democrazia, della Partecipazione, della Cittadinanza investendo come amministrazione e come comunità sui giovani, facendo in modo di ascoltarli, di fornire loro spazi dove organizzarsi (Biblioteca, Centro Giovani, Centro di Quartiere, Bocciofila, Oratorio ecc.) per farli partecipare alla vita sociale e alle scelte delle sorti del nostro paese, come dovrebbe essere per ogni cittadino. Individuare le Politiche Giovanili a livello di Bilancio comunale non come una parte delle Politiche culturali soggette a tagli ingenti, ma come una voce trasversale a tutte le politiche di una amministrazione, comprese quelle economiche, urbanistiche, ambientali, sociali e culturali. Ripensare il Progetto JYL Centro Giovani come un’opportunità, un luogo a cui i giovani possono far ricorso per sviluppare progetti ed idee. Un luogo di cultura ma anche di esperienza coinvolgendo le diverse generazioni. Un luogo capace di coinvolgere in maniera sinergica altri luoghi dove si incontrano i giovani per progetti ad ampio respiro. Riattivare il Forum dei giovani investendo su persone qualificate in grado di favorire la partecipazione, la discussione e le forme di comunicazione/dialogo con l’Amministrazione comunale. Collocare l’Ufficio Politiche Giovanili dell’Unione dei comuni della Bassa Romagna, attualmente a Lugo presso i Servizi educativi, all’interno del Centro Giovani (unico attivo nell’unione). Tale operazione porterebbe il JYL al centro di un territorio vasto, favorendo la circolazione di idee di una popolazione giovanile sempre in movimento. Riattivare l’Informagiovani a livello di Unione dei comuni anche in collaborazione con le associazioni di categoria e gli incubatori per informazioni, in particolare per quanto riguarda il mondo del lavoro.

Lo sport Riteniamo fondamentale l’impegno del Comune a sostegno della forte rete di volontariato che promuove l’attività sportiva nel nostro territorio. La priorità è di indirizzare le risorse sull’attività giovanile e la pratica sportiva di base, confermando i contributi alla gestione degli impianti sportivi per contenerne i costi di utilizzo. Va mantenuto e valorizzato il ruolo della consulta sportivi come forma di partecipazione alle scelte in questo settore. Si deve incentivare e rafforzare il coordinamento tra le varie società verificando la possibilità di ricostituire una polisportiva per ottimizzare risorse umane ed economiche, al fine di potenziare la promozione dell’attività giovanile. Oltre ai necessari interventi di manutenzione degli impianti esistenti consideriamo prioritario l’intervento di riqualificazione complessiva della cittadella dello sport che permetta di creare lo spazio per la realizzazione di due nuovi campi da tennis.


Gli anziani L’andamento demografico della nostra società vede sempre di più aumentare le persone anziane e anche il forzato allungamento della vita lavorativa contribuisce a peggiorare le condizioni di vita di questa fascia di popolazione. Pensiamo che gli anziani possono essere un serbatoio di esperienza per le giovani generazioni, che può essere messa in rete a beneficio dell’intera comunità con progetti volti a tramandare questa cultura. Anche la nostra realtà, che si caratterizza per una diffusa rete di servizi per gli anziani, può mostrare delle criticità legate all’invecchiamento prolungato e alla riduzione numerica dei nuclei famigliari in grado di assistere persone non autosufficienti. Va salvaguardata la qualità dei servizi attuali evitando ulteriori esternalizzazioni e cercando di ritornare il più possibile all’impiego di personale dipendente. Pensiamo che vada contrastata l’impostazione della regione sull’accreditamento dei servizi per gli anziani che porterebbe alla completa gestione privata della nostra casa protetta. Riteniamo che vada previsto un potenziamento dei servizi residenziali temporanei di convalescenza.

Il lavoro Nell’attenzione costante alla realtà lavorativa locale, occorre trovare modalità concrete di promozione e di sostegno alle imprese virtuose che creano posti di lavoro nel rispetto dell’ambiente, attuare processi di inversione di tendenza per riappropriarci di servizi propri dell’ente locale e/o di importanza locale con gestione diretta del relativo personale contrastando processi di precarizzazione e di diseguaglianze soprattutto nei servizi alla persona; a fronte di possibili delocalizzazioni da parte di imprese del territorio, ci si impegna per scongiurare con tutti i mezzi tale eventualità, in un confronto allargato con i lavoratori, i loro rappresentanti sindacali, le famiglie e la popolazione.

I migranti La storia umana è storia di migrazioni, ma le migrazioni oggi sono anche elemento essenziale del neoliberismo e del sistema economico capitalista: l’ingiustizia globale, i conflitti armati, le catastrofi climatiche che devastano gran parte del pianeta sono fenomeni connessi all’attuale modello economico che viola la libertà di scelta e la libertà di restare. Interi settori del mercato del lavoro in Europa si basano sullo sfruttamento della manodopera migrante, come nel caso del lavoro domestico, la sua disponibilità a basso costo e a diritti ridotti che contribuisce a superare i deficit delle istituzioni pubbliche permettendo così la loro de-responsabilizzazione. Aderiamo alla Carta di Lampedusa che afferma la necessità di riconoscere l’esercizio pieno di pari diritti a chiunque si trovi nello spazio europeo a prescindere dalla sua cittadinanza, e la necessità immediata del riconoscimento di una cittadinanza europea basata sullo ius soli, la necessità di elaborare nuove modalità di relazione tra istituzioni e persone, basandole sulla residenza e non più sull’appartenenza nazionale. É pertanto indispensabile proseguire con azioni di accoglienza, con la promozione della coesione sociale, della cultura del rispetto e dell’integrazione quali prioritarie azioni di prevenzione di ogni forma e livello di disagio. Solo così ci salveremo tutti.


Sicurezza e legalità giusta Nell’ottica delle funzioni dell’Unione dei comuni della Bassa Romagna per il controllo del territorio, occorre favorire un intervento sinergico tra la Polizia locale, il Comando carabinieri e la Questura anche attraverso impianti di video sorveglianza di nuova generazione. Realizzare, nel massimo rispetto della privacy come impone la normativa vigente, un nuovo sistema che permetta in tempo reale di controllare il traffico e il rispetto del codice della strada, di rilevare atti vandalici, illeciti e di sopruso attivando conseguentemente un’azione di pronto intervento coordinato in caso di necessità, risponde al diritto di ciascun cittadino alla sicurezza. In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo nel quale sono venuti meno il lavoro e il welfare, anche per precise responsabilità di governanti che non hanno avuto remore nel compiacere, a vari livelli, politiche economiche liberiste e di finanziarizzazione dell’economia, il problema della sicurezza rischia di diventare il solo e vero grande problema dimenticandone purtroppo le complesse e molteplici cause che non possono solo essere solo imputabili alla questione migratoria. Se tutti, nel proprio ruolo ed ambito, personale e pubblico, fossimo disposti a batterci tutti i giorni per attivare processi di giustizia sociale ed ambientale e per contrastare i comportamenti ingiusti altrui, individuali e collettivi, automaticamente il mondo e il proprio ambiente di vita sarebbe più sicuro. Ma nonostante questi sforzi esiste una soglia di irresponsabilità individuale e/o collettiva che automaticamente colpisce prioritariamente le fasce di popolazione più deboli ed indifese e che occorre contrastare con il vero senso della giustizia. Allora desideriamo richiamare l’attenzione sul concetto di legalità giusta, spesso citato da don Lugi Ciotti fondatore del Gruppo Abele di Libera; la legalità è diventato un termine molto abusato, a causa di un furto delle parole che ha svuotato alcuni concetti della loro sostanza. La legalità giusta è quella che si fa strumento e non fine. Non è l’obiettivo, e funziona solo se viene utilizzata bene facendo coesistere i suoi due elementi fondamentali: responsabilità individuale e giustizia sociale. La prima è la premessa della legalità, ma il vero obiettivo resta la giustizia sociale, che è l’orizzonte, il riferimento che non bisogna mai perdere di vista. Senza questi principi la legalità si svuota di ogni contenuto, diventa un concetto astratto, una pura facciata. “Di questa legalità senza etica – ammonisce don Ciotti, la cui voce si accende per condannare l’assenza di moralità – la nostra storia recente ci ha offerto numerosi esempi, come leggi lontane dall’interesse di tutti, ad personam, o norme che vanno a erodere l’uguaglianza e a spogliare la prossimità verso le persone, come quelle sui migranti. Ma non c’è legalità senza uguaglianza.” Se tutti gli individui non sono riconosciuti nei loro diritti e nella loro dignità, infatti, la legalità può diventare strumento di esclusione, di discriminazione e di potere. “E contro queste pratiche Non basta commuoversi, bisogna muoversi, tutti insieme, smettere di far dibattiti sui poveri e sugli ultimi, ma agire per recuperare dignità umana, prossimità, relazione, e ricostruire i vari ‘noi’.” (cit. http://www.gariwo.net/pagina.php?id=10454)


UNA CITTÀ COMUNE, ETICA E IN MOVIMENTO Il comune, essendo un luogo di prossimità degli abitanti, è più direttamente coinvolto dalla drammaticità dei problemi e dei bisogni emergenti, con la necessità di mettere in campo interventi a largo raggio nel campo dei beni comuni, dei servizi pubblici, del welfare locale e della promozione di nuove opportunità di economia sociale territoriale. Cassa Depositi e Prestiti – Fino al 2003 gli enti locali potevano, per i propri investimenti, avvalersi di prestiti a tasso agevolato da parte della Cassa Depositi e Prestiti, ovvero l’ente di raccolta dell’ingente risparmio postale dei cittadini. Oggi tale possibilità è preclusa dalla trasformazione di Cassa Depositi e Prestiti in società privatistica, i cui interventi sono esclusivamente finalizzati alla redditività degli stessi e sempre più orientati a fungere da leva finanziaria per i grandi capitali interessati alle grandi opere, alla privatizzazione dei servizi pubblici locali e alla dismissione del patrimonio pubblico. Gli investimenti finalizzati alla riappropriazione e gestione dei beni comuni, alla tutela idrogeologica del territorio, alla messa in sicurezza del patrimonio pubblico e degli edifici scolastici, alla realizzazione di opere pubbliche finalizzate all’espansione dei servizi e del welfare locale; a garantire il diritto all’abitare e al sostegno all’occupazione e alla riconversione ecologica dell’economia e della società sono essenziali per sostenere diritti e bisogni delle comunità locali e, dal momento che il privato non promuove tali investimenti perché non redditizi soprattutto nel breve termine, possono svolgere una importante funzione per il superamento di questa crisi sistemica dell’economia, producendo anche buona verso un’altra economia ecologicamente e socialmente sostenibile. I vincoli imposti dal Patto di Stabilità interno bloccano cifre importanti nei bilanci comunali, producendo avanzi di amministrazione e residui passivi che potrebbero essere usati per gli investimenti, impedendo agli Enti Locali, ed in particolar modo ai più virtuosi, di utilizzare le risorse a disposizione per la realizzazione di opere sempre più necessarie. Ci impegniamo a rivolgere formale richiesta al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Governo e al Parlamento di porre in essere un provvedimento normativo volto a ripristinare, a partire dalla trasformazione in ente di diritto pubblico, l’originale funzione sociale della Cassa Depositi e Prestiti, quale ente finanziatore a tassi calmierati degli investimenti degli Enti Locali. Ci impegniamo a produrre istanza affinché a livello parlamentare governativo venga ripristinata la Costituzione nella formulazione e nel contenuto originario il quale non prevedeva affatto il pareggio di bilancio imposto dalla commissione europea a cui tutti i comuni debbono attenersi dal 1 gennaio 2015. Questo comporterà per la sopravvivenza temporanea dei Comuni, la svendita forzata e la privatizzazione dei beni comuni dell’ intera collettività, quando invece la strada maestra e virtuosa è quella del ripristino delle funzioni originarie della Cdp a supporto degli investimenti di una nuova finanza pubblica e sociale di cui i comuni non possono fare a meno. Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) ovvero il il trattato di libero scambio commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti d’America, viene spacciato come una delle più efficaci soluzioni possibili alla crisi economica, ma si risolverebbe nell’ennesimo taglio ai servizi pubblici per compensare le perdite della finanza e della speculazione.


Uno dei principali pericoli del TTIP è che incorpori un capitolo sulla “protezione degli investimenti”, cosa che potrebbe aprire le porte a imprese private per querele multimilionarie, in tribunali internazionali d’arbitraggio (al servizio delle grandi corporazioni multinazionali), nei confronti di Stati che intendano proteggere l’interesse pubblico, che supporrebbe una “limitazione dei profitti degli investitori stranieri”. Qui quella che è in gioco è la sovranità degli Stati ed il loro diritto a realizzare politiche pubbliche a favore dei propri cittadini. Per il TTIP i cittadini non esistono; ci sono solo consumatori e questi appartengono alle imprese private che controllano i mercati.


PROGRAMMADI LEGISLATURA 2014-1019 CITTÀ COMUNE MASSA LOMBARDA A SINISTRA