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ALLA SCOPERTA DELLA MUSICA VIAGGIANDO NEL TEMPO

STORIE GUIDE E APPROFONDIMENTI GIOCHI


Carissimi insegnanti, la riflessione intorno al tema dell’abitare è quanto mai attuale e avvincente, e si presta a diversi tipi di analisi e letture. Una parte significativa di questo argomento è rappresentata dall’educazione all’ascolto del mondo in cui viviamo, portatore di storie e simboli che raccontano chi siamo e da dove veniamo. “La scuola deve promuovere le competenze essenziali del soggetto, quelle che gli permettono di sviluppare al meglio le proprie potenzialità e le proprie tipicità, portandolo a padroneggiare i mezzi per orientarsi nel mondo, per agirvi positivamente, per compiervi le proprie scelte, per conoscere e rendere operative le proprie vocazioni. L’esperienza sonora è uno dei veicoli primari nella costruzione del mondo intellettivo e affettivo della persona”. (cit. C. Delfrati) Per questi motivi, dalla proficua collaborazione tra FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano e Accademia Teatro alla Scala è nata l’idea di realizzare le seguenti schede didattiche per l’approfondimento della musica, intorno al tema I luoghi dell’abitare. Questo materiale comprende sia fascicoli di approfondimento per gli insegnanti sia presentazioni utili per la spiegazione in classe degli argomenti. Tutto il materiale è concepito come una storia in cui il protagonista compie un viaggio nel tempo per conoscere la musica tipica delle varie tipologie abitative di ogni periodo (castello, monastero, museo, palazzo, villa, salotto, casa). Le schede per gli insegnanti, servono per contestualizzare vari aspetti legati all’argomento trattato di volta in volta e hanno un taglio interdisciplinare. Esse sono così organizzate: - il testo, in cui si trattano gli aspetti salienti di quel periodo storico e musicale. L’insegnante viene guidato, attraverso la divisione in paragrafi, i titoli e le “parole chiave”, a cogliere immediatamente la mappa concettuale dell’argomento; - le guide operative, in cui vi sono numerose idee per attività che possano far avvicinare i ragazzi alla musica in modo divertente e stimolante; - gli approfondimenti, che, senza la pretesa di essere esaustivi, vogliono affrontare in modo più dettagliato gli argomenti trattati, con essenziali indicazioni bibliografiche, sitografiche e suggerimenti di ascolto; - le schede - gioco, che suggeriamo di fotocopiare e distribuire ai ragazzi all’inizio della lezione, per favorire l’attenzione e suscitare interesse verso la spiegazione. Le presentazioni sono dei fascicoli rivolti agli studenti che trattano in modo esaustivo ma sintetico i nuclei tematici fondamentali riguardanti la musica di ogni periodo. Sono dei supporti guidati alle lezioni, da proiettare in classe, e contengono: - la storia della musica di ogni periodo - dei suggerimenti di ascolto - un’accattivante iconografia - degli spunti interdisciplinari. Le presentazioni, corredate dalle attività proposte nelle guide operative presenti nelle schede degli insegnanti, sono un valido aiuto per avvicinare i giovani alla musica di ogni secolo facendola sentire un po’ meno lontana dal loro mondo. Le prime sette schede (sia nelle Guide per gli insegnanti che nelle Presentazioni) sono dedicate alla scuola secondaria, mentre le ultime due presentano attività rivolte alla scuola dell’infanzia e primaria. Buon lavoro! I curatori


INTRODUZIONE

Andrea era andato contro voglia nelle cantine della scuola. L’ odore di umido che si respirava era insopportabile e tutto era buio, ma era disposto a tutto piuttosto che seguire le lezioni di scienze. La sua insegnante gli aveva chiesto se ci fosse un volontario per andare a prendere qualcosa giù in laboratorio e Andrea non ci aveva pensato due volte! Si trovava nella stanza dove, tante volte, era andato insieme ai suoi compagni per fare gli esperimenti. Andrea aveva dodici anni e a scuola riusciva ad ottenere, anche se con ampi sforzi, la sufficienza. Non gli piacevano molto le materie scolastiche, tranne una: musica; fosse stato per lui, ad ogni occasione avrebbe voluto infilarsi nelle orecchie gli auricolari del lettore mp3 per poter ascoltare le canzoni del momento. La sua, però, non era una semplice forma di svago, ma una vera e propria passione: nutriva il grande desiderio di approfondire l’intera storia della musica, per conoscere le origini di ciò che ascoltava tutti i giorni. Una volta entrato in laboratorio Andrea, pur sapendo cosa dovesse prendere, decise di perdere un po’ di tempo sia perché l’insegnante si era messa ad interrogare, sia per poter curiosare in quel laboratorio che aveva visto tante volte, ma che mai aveva esplorato. La sua attenzione cadde su un armadietto chiuso, nel quale erano riposti strani apparecchi elettrici: uno sembrava una sveglia, poiché segnava una data. «Che strano» pensò e, pur non conoscendo come funzionasse, si mise ad azionare gli ingranaggi. Improvvisamente, però, la strana macchina iniziò a emettere strani rumori. Iniziò a girargli la testa finché, ad un certo punto, gli si oscurò la vista e cadde a terra privo di sensi. Andando a scuola, quella mattina, aveva pensato che quel giorno sarebbe stato come tutti gli altri: non avrebbe mai immaginato di poter viaggiare nel tempo!

Il Medioevo - Parte I (pag 4)

Il Medioevo - Parte II (pag 11)

Per saperne di più... (pag 62)

La bacchetta magica Birimbuon (pag 54)

Il Cinquecento (pag18)

FAI Musica! (pag 49)

Il Seicento (pag 24)

Il Novecento (pag 42)

Il Settecento (pag 31)

L’Ottocento (pag 37)

Illustrazioni a cura di Federica Bruno Layout a cura di Federico Spolaor

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IL MEDIOEVO - Parte I ➢ a cura di Federica Furlani La funzione della musica Andrea si svegliò improvvisamente, sentendo instabile il terreno sotto i suoi piedi. L’aria muoveva forte i suoi capelli, e il suo corpo saltellava tutto. Si guardò intorno e tutto si muoveva. Dopo pochi istanti capì: era seduto sulla sella di un cavallo. Davanti a lui sedeva un cavaliere, che guidava al galoppo quell’animale dal pelo chiaro che si muoveva freneticamente. Temeva di essere sbalzato dalla sella. Emozionato ed impaurito per la velocità, iniziò a stringere le mani intorno al corpo del cavaliere, che a causa della pesante armatura non si accorse di niente. In quel momento sentì uno squillo di trombe. Avevano appena varcato il portone di un castello! Quando il cavaliere si fermò al centro del grande cortile, un paggio di corte gli corse incontro. «Bene arrivato messere. La dama non c’è, è uscita a cavalcare. Torna più tardi. Se volete potete accomodarvi nelle stanze di sopra ad aspettarla». «Va bene» rispose il cavaliere, che con un’agile salto scese da cavallo. In quel momento notò la presenza di Andrea, che era rimasto ad osservare silenzioso la scena. «E tu chi sei? Come sei finito sul mio cavallo?» Andrea, non sapendo cosa dire, decise di raccontare tutta la verità. «Non ho capito niente» rispose il cavaliere «ma tu mi ricordi molto un ragazzino che vive in città… mi sei simpatico. Seguimi, ti faccio fare un giro del castello». Il cavaliere e Andrea salirono al piano superiore. Mentre camminavano lungo un corridoio, il cavaliere iniziò a spiegare: «Il mondo medievale è interamente costellato di musica: i suoni partecipano a pieno titolo a tutte le attività sociali, politiche, lavorative e ricreative. Ogni momento importante della giornata è scandito attraverso i suoni: strumenti molto squillanti, come corni, campane o altre percussioni, segnalano lo scoccare delle ore, l’inizio e la fine del lavoro per i servi della gleba, l’apertura e la chiusura delle porte nei borghi fortificati, accompagnano la proclamazione di annunci importanti, l’apertura dei mercati». La musica e gli strumenti «Esistono molti strumenti che accompagnano le cerimonie più importanti della vita di corte, come le apparizioni di fronte al popolo del monarca e dei cavalieri. Vieni, te ne mostro alcuni». Il cavaliere aprì un’enorme porta di legno. I battenti di ferro cigolarono rumorosamente; una piccola stanza si aprì davanti a loro. In ogni angolo erano appoggiati degli strumenti musicali, come Andrea non ne aveva mai visti prima. Il cavaliere si diresse verso uno di essi, lo prese in mano e lo mostrò al ragazzo. «Questo è un liuto. È un strumento a corda costituito da una cassa armonica e da un manico. Le corde possono essere sfregate da un arco o pizzicate con le mani. Ha origini arabe. Viene utilizzato sia nelle corti che nelle case dei nobili. Ne esistono varie misure». «Quello che cos’è?» chiese Andrea, incuriosito da una specie di violino dalla forma inusuale. «È una viella, uno strumento ad arco padre della viola e del violino. Ha fondo piatto e Viella. contorno ovale, generalmente a cinque corde. È utilizzata sia nella musica profana che in Nella foto sopra un quella sacra. Questo accanto è un salterio. È uno strumento a corde a forma triangolare o liuto. trapezoidale. Si appoggia sulle ginocchia e si suona con le dita, in modo simile all’arpa». «E quello, che assomiglia a un carillon?» domandò Andrea. -4-


«È una ghironda. Dentro alla cassa, collegata con la manovella, c’è una ruota di legno. Girando la manovella la ruota sfrega contro le corde che sono all’interno e le fa vibrare. Può avere varie forme. È lo strumento dei menestrelli ed è molto popolare; viene suonato soprattutto da mendicanti girovaghi». Mentre Andrea osservava attentamente e curiosamente quella sala, arrivarono dei musicisti che presero alcuni strumenti e si spostarono in un’altra stanza. Ghironda. «Si stanno preparando per lo spettacolo di stasera» disse il cavaliere. Nella foto a fianco «Vieni, seguiamoli!» un salterio. Andrea uscì dalla stanza degli strumenti e seguì il cavaliere lungo il corridoio. Mentre camminavano, iniziò a sentire della musica provenire da una parte non ben definita del castello. Man mano che procedevano, la musica si faceva sempre più forte: si stavano avvicinando. I musicisti Ad un certo punto il cavaliere lasciò il corridoio principale per imbroccarne uno laterale. Finalmente giunsero davanti ad un salone, dove all’interno di un grande camino, scoppiettava un caldo fuoco. I musicisti erano disposti in cerchio, alcuni in piedi ed altri seduti. Il cavaliere si diresse verso un grande tavolo di legno e prese due sedie che portò in quell’angolino. Una volta accomodati, sia lui che Andrea poterono assistere al concerto passando inosservati. «Feste, banchetti, spettacoli teatrali, cerimonie profane o sacre, preghiere, danze, sono sempre accompagnate dal canto e dal suono degli strumenti musicali. Ciò a cui stiamo assistendo sono le prove dello spettacolo che verrà dato stasera in onore della padrona del castello. I musicisti che vedi non sono tutti uguali: alcuni si chiamano trovatori, altri menestrelli e altri ancora giullari. I trovatori sono dei nobili che per divertimento (e non per guadagnare) scrivono canzoni. I giullari sono artisti ambulanti che girano nelle piazze dei paesi per offrire alla gente del luogo i loro spettacoli e sono professionisti (cioè lo fanno per lavoro). Essi sono sempre ben accolti anche nei castelli, dove vengono invitati per allietare le feste di corte. Non sono esclusivamente musicisti e cantastorie, ma anche giocolieri o saltimbanchi, addetti ai piaceri della corte o artisti di strada vagabondi che danno i loro spettacoli dove gli viene permesso di esibirsi. Nelle città i giullari sono visti spesso con sospetto, poiché il fatto di viaggiare può causare il diffondersi di malattie. Spesso provengono da luoghi lontani e sono a conoscenza di avvenimenti che possono suscitare curiosità ed interesse». «Hanno la stessa funzione che per noi hanno i giornali» pensò Andrea. «I menestrelli sono giullari al servizio stabile di un signore: non solo musicisti e buffoni, dunque, ma a volte uomini di fiducia ben ricompensati. A differenza di quella dei menestrelli e dei giullari, la musica dei trovatori a volte viene scritta, e questa è una conferma della sua origine nobile». «Voglio saperne di più su questa musica» disse Andrea. «Nel nostro tempo essa non è quasi mai separata dalla poesia. Questa viene composta per essere soprattutto cantata, più che recitata o letta in silenzio. Poesia e musica nascono dunque in una stretta unione. La prima ad essere cantata su testi non in latino. Le poesie vengono cantate su una musica improvvisata. Le loro canzoni sono basate su semplici melodie ripetute e narrano storie di eroi e condottieri: Carlo Magno e i suoi paladini contro gli infedeli Saraceni, Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda, le spedizioni dei Crociati in Terra Santa. Altre volte i testi parlano d’amore. Le canzoni scritte da questi musicisti sono sempre cantate da solisti, e non da un coro». -5-


Musica e danza Andrea ascoltava interessato i racconti del cavaliere. In quel momento entrarono nella sala alcuni paggi, che iniziarono a ballare per preparare le danze da eseguire alla sera. «La musica non ha solo la funzione di accompagnare una poesia. Nel nostro tempo esistono anche altri scopi: uno dei principali è quello di accompagnare la danza. Nelle corti i balli sono tra gli intrattenimenti preferiti, e vengono eseguite alla presenza del Signore e dei suoi ospiti illustri. Parteciparvi è motivo di orgoglio e onore. Esistono vari modi di danzare, per esempio a file o in cerchio. Dal punto di vista ritmico, sappiamo che le danze medievali si dividono in: danze vivaci e saltellate (proprie dei contadini e del popolo in generale); danze camminate o strisciate (proprie del ceto nobile e quindi cortigiane), che possono essere a carola (in circolo) o a coppia (in “fronte” o in “linea”). Tra queste ultime un tipo molto diffuso è la danza di corteggiamento. La danza “popolare” è allegra, sfrenata e improvvisata, mentre invece la danza “nobile” prevede ritmi e movenze ben codificate. Pensa, esiste una leggenda detta danzatori di Kölbigk, in cui si dice che alcune persone ballarono sul sagrato di una chiesa la notte di Natale, benché fosse stato vietato loro dal prete; la loro condanna fu quella di continuare a ballare tutto l’anno. Quando finirono di scontare la loro punizione e prima di essere lasciati liberi avevano ballato tanto da sprofondare nella terra fino alla cintura!» In quel momento sentirono dei passi provenire dal corridoio. Era il paggio di corte, che annunciava al cavaliere l’arrivo della padrona del castello. «Devo andare ad accoglierla» disse. «Entra in quella stanza, e rimani in attesa sino al mio ritorno». Andrea aprì la porta della stanza accanto e si trovò di fronte ad una miriade di libri. Era entrato nella biblioteca del castello. Iniziò a girare osservando quelle pareti ricoperte interamente di enormi volumi. Non aveva mai visto niente di simile. La sua attenzione si rivolse ad un libro in particolare, che si trovava appoggiato su un enorme tavolo di legno al centro della sala. Si intitolava Remède de fortune, e l’autore era Guillame de Machaut. Sfogliò la prima pagina, e iniziò a leggere un capitolo che sembrava descrivere esattamente ciò che lo stesso Andrea aveva vissuto durante quel giorno: «Presso il castello vidi un giardino ove erano prati e fontanelle, dame, cavalieri e damigelle e una grande compagnia d’altra gente molto lieta e gaia che danzavano graziosamente; non c’erano strumenti né menestrelli, ma solo canzonette piacevoli, cortesi e schiette. Quando li vidi, molto mi rallegrai e più ancora quando entrai fra loro. […] Così mi feci presso alla danza come persona che pensa alla sua dama […] e quando ella ebbe fatto un mezzo giro per cui fu a me più vicina, sorridendo della sua cortesia, molto cortesemente mi chiamò dicendo : «Che fate voi là, bel sire? Danzate con noi!» […] Ma non avevo danzato a lungo, quando ella mi disse dolcemente ch’era opportuno ch’io cantassi e che dunque mi disponessi a cantare, poiché era venuto il mio turno. […] Terminata la mia canzone una dama che l’aveva danzata cominciò a sua volta a cantare e mi sembrò gaia, amabile e graziosa. Così prese a cantare senza indugio: «Dio, quando verrà il tempo e l’ora in cui vedrò colui che amo tanto?» E così finì la sua canzone, e quando l’ebbe finita la mia dama disse: «È detto bene e graziosamente, ma ora è tempo di ritirarci». E tutti allora si misero ad andare verso il castello dietro di lei […]. In seguito ciascuno si recò nella sala che era elegante e pulita, ove ciascuno fu, mi parve, onorato e servito a puntino sia di vino sia di vivande, come il corpo e l’appetito richiedevano. E là presi il mio sostentamento e intanto ammiravo la maniera, la posizione, la condotta, il portamento di colei in cui sono tutte le mie gioie. Chi mai -6-


vide dopo mangiato venire menestrelli meglio disposti e preparati? […] Quando ebbero fatto un ballo, le dame e la loro compagnia se ne andarono a due a tre tenendosi per le dita sino ad una camera molto bella. E là non ci fu nessuno che si volesse divertire, danzare, cantare o far festa ai tavoli, agli scacchi, agli strumenti, con giochi, con canti, con suoni, che là non trovò il suo divertimento preferito». Mentre era intento a leggere, Andrea sentì ronzare le orecchie e iniziò a non vedere più niente, accecato da una grande luce. Cadde addormentato. La sua permanenza nel mondo medievale era terminata. Quando si risvegliò si trovò nel laboratorio della scuola, e capì che era tornato a casa. La sua sete di avventura e di scoperta non era ancora finita!

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GUIDA OPERATIVA Costruiamo un “salterio”! Gli insegnanti possono guidare i propri studenti in un’esercitazione pratica che serve ad avvicinarli agli strumenti medievali. Dividete la classe in gruppi. Date a ciascun gruppo una scatola di cartone rigido, come ad esempio quella delle scarpe. Chiedete loro di dipingerla a piacere e lasciatela asciugare completamente. Fate disegnare un quadrato di circa 15x15 cm sul coperchio della scatola e, ponendo molta attenzione, aiutateli ad inciderlo con un taglierino; poi eliminate il quadrato ritagliato e tenete la parte rimanente. Procuratevi degli elastici di vario spessore (almeno sei per ogni gruppo) e metteteli sul coperchio, disponendoli in fila partendo da quello più spesso e andando verso il più sottile; lasciate uno spazio di circa 2 cm tra uno e l’altro. Chiudete il coperchio sopra la scatola e decorate la stessa a piacere. Avete costruito un salterio (una chitarra primordiale): gli elastici sono le corde, la scatola è la cassa di risonanza e il buco sul coperchio è la “buca” da cui esce il suono.

APPROFONDIMENTI La società feudale La società medievale è solitamente divisa in tre ordini: bellatores (da bellum, “guerra”), ossia coloro che praticavano il mestiere delle armi; oratores (da orare, “pregare”), cioè i membri del clero; laboratores (da labor, “fatica”), ossia i contadini. Q uesta divisione ben presto assunse un carattere sacrale, poiché era simbolo della Trinità. Non vi era mobilità sociale, in quanto era molto difficile che qualcuno passasse da un ordine all’altro. Questa struttura rigida della società serviva come strumento di potere e controllo: il terzo ordine era subordinato agli altri due. Il sistema gerarchico secondo cui era strutturata la società medievale era detto feudalesimo, un sistema politico e sociale. Il feudo (dall’antico germanico feh, “bestiame”) indicava l’insieme dei beni materiali posseduti da una persona (terreni, armi, oggetti preziosi, bestiame, ecc…). La società feudale era formata da: un nobile di alto rango (duca, marchese, conte), sempre accompagnato da una dama; vassalli (nobili di medio rango); valvassori e valvassini (nobili di piccolo rango); contadini; servi della gleba. Tutta la società ruotava intorno al castello, centro di organizzazione, di difesa, di produzione. Il poema cavalleresco La letteratura cavalleresca è un insieme di narrazioni e di poemi che trattano tematiche inerenti alle gesta dei cavalieri medievali. Essa è legata a quel concetto di cavaliere, uomo forte e valoroso che, incurante dei pericoli e dei rischi, è pronto a mettere a repentaglio la propria vita pur di fare del bene. Il massimo eroe di questi tempi è Rolando, nipote e paladino di Carlo Magno. Le prime esperienze di letteratura cavalleresca presentano al lettore l’immagine del cavaliere che è pronto a cedere le propria vita in cambio del veder realizzarsi i propri ideali di purezza, libertà, religiosità, devozione a Dio e alla Patria. Il preambolo all’origine della poesia cavalleresca fu il rinnovamento di ordine sociale avvenuto in Francia, contraddistinto dal sorgere di una nobiltà feudale dalle rovine di un impero, dall’istituzione di un rapporto diretto tra monarca e feudatario, dall’introduzione del cristianesimo nel -8-


contesto politico e dal fiorire dell’amore cortese e ritualistico. Ed è proprio in questo periodo che l’ideale cavalleresco si è visto fondersi fortemente con l’ideale religioso e per mezzo delle lotte che culminarono in Oriente con le crociate e in Occidente con le guerre tra i Cristiani e i Mori di Spagna. D ue delle opere cavalleresche principali in Italia sono l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto e la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. Tipica della letteratura cavalleresca è la concezione “dell’amor cortese”, un sentimento capace di nobilitare e affinare l’uomo. Nasce come un’esperienza ambivalente fondata sulla compresenza di desiderio erotico e tensione spirituale. In quanto desiderio fisico esso non può realizzarsi dentro il matrimonio e “l’amor cortese” è quindi adultero per definizione. Si instaura fra la dama e l’amante un rapporto d’amore esclusivo. Gli elementi caratterizzanti l’amor cortese sono: il culto della donna, l’inferiorità dell’uomo rispetto alla donna amata, l’amore inappagato, (cioè l’amante non chiede nulla in cambio dei suoi servigi), il conflitto tra amore e religione. Guillame de Machaut (1300 – 1377) È stato un poeta e compositore francese. La sua poesia e la sua musica furono essenzialmente arte di corte. Nel poema Remède de fortune, scritto verso il 1342, l’autore stesso descrive l’atmosfera elegante e raffinata e il delicato clima sentimentale in cui si colloca l’attività musicale.

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GIOCHI - Il Medioevo - Parte I GIOCHIAMO INSIEME? Abbina lo strumento musicale alla descrizione corrispondente!

LIUTO

strumento ad arco padre della viola e del violino.

VIELLA strumento a corde di forma triangolare o trapezoidale che si suona in modo simile all’arpa. GHIRONDA

strumento a corda costituito da cassa armonica e manico in cui le corde vengono pizzicate o sfregate con l’arco.

strumento che viene azionato attraverso una manovella.

SALTERIO

ALLA RICERCA DELLA PAROLA PERDUTA! Completa le frasi con i termini giusti!

I ____________ sono dei nobili che per divertimento (e non per guadagnare) scrivono liriche. I ____________ sono artisti ambulanti che girano per le città o per le corti offrendo i loro spettacoli per lavoro. Sono quindi dei professionisti.

COSA ABBIAMO IMPARATO? Inserisci negli spazi le parole date! Amore cortese – poesia – eroi – suoni – danza – simbolica – corti Nel Medioevo la musica non era ancora totalmente separata dalla _______. Veniva composta soprattutto per essere cantata, più che recitata o letta. Si narravano storie di ________ e condottieri, ma anche dell’_____________. In quei tempi la musica aveva anche altre funzioni. Una di quelle principali era accompagnare la ______, uno degli intrattenimenti preferiti nelle ________ medievali. La vita nel Medioevo poi era interamente costellata di ________, che contraddistinguevano specifici momenti delle attività sociali, politiche, lavorative e ricreative. Alcuni strumenti avevano anche una funzione __________.

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