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Il progetto “Impronte”, di cui racconta questa pubblicazione, è stato realizzato grazie alla collaborazione di TrentinoSalute4.0 con la cooperativa sociale Kaleidoscopio, allo scopo di promuovere l’invecchiamento attivo ed il benessere della popolazione.

Il Centro di Competenza sulla Sanità Digitale TrentinoSalute4.0 viene portato avanti congiuntamente dalla Provincia autonoma di Trento (Assessorato alla Salute, solidarietà sociale e sport e Assessorato alla Cultura, Cooperazione e protezione civile), dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari e alla Fondazione Bruno Kessler,


per garantire una sinergia fra programmazione sanitaria, rilevazione dei fabbisogni dei cittadini e l’individuazione di nuove soluzioni e tecnologie digitali. In questa maniera TrentinoSalute4.0 sviluppa approcci innovativi alla promozione della salute partendo dai reali bisogni degli utenti, i quali hanno la possibilità di toccare con mano le nuove applicazioni ed essere coinvolti attivamente nella costruzione degli strumenti tecnologici attraverso la raccolta delle loro osservazioni raccolte sul campo, essenziali per lo sviluppo delle versioni finali degli stessi strumenti. Nel caso specifico di “Impronte”, si è deciso di utilizzare il “geocaching”, un’attività che permette di abbinare il movimento all’aria aperta all’utilizzo di nuove tecnologie digitali. L’obiettivo primario è stato quello di promuovere il benessere fisico, mentale e sociale di un gruppo di persone anziane, nonché di dare loro la possibilità di acquisire e migliorare le loro competenze digitali e di combattere il divario intergenerazionale, grazie anche al coinvolgimento delle generazioni più giovani. Ma è fondamentale sottolineare come “Impronte” abbia messo in relazione gli

anziani, lavorando sulla motivazione, sullo stimolo e anche sul divertimento. “Impronte” si inserisce nel quadro più ampio e strategico del Piano per la salute del Trentino 2015-2025 e in particolare nell’ambito del suo primo obiettivo che riconosce nella promozione della salute, anche con l’aiuto delle nuove tecnologie, una delle sfide odierne da affrontare per garantire a tutti “Più anni di vita in buona salute”. Nelle pagine che seguono verrà ampiamente illustrato questo progetto innovativo e i rilevanti risultati ottenuti da un punto di vista salutare, sociale e culturale. Con la convinzione che il lavoro fin qui realizzato abbia prodotto preziosi risultati, l’impegno è di continuare a cooperare per sviluppare soluzioni innovative che possano migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini. L’assessore alla salute e alle politiche sociali

Stefania Segnana

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L’ I D E A La “storia” che trovate raccontata in questa pubblicazione nasce dalla contaminazione di mondi diversi: quello della ricerca, quello sanitario ed il sociale, che assieme hanno saputo credere e mettere a frutto un’intuizione. La generatività di questo scambio ha portato a cascata ad altri incontri tra persone con stili ed età diverse, dando vita ad un progetto innovativo, oltre che rilevante dal punto di vista sociale e culturale. Il libretto nasce quindi allo scopo di raccontare questa avventura, ma anche per dare la possibilità a chi lo sfoglia di

ripercorrere i passi dei protagonisti: nelle prossime pagine sono stati raccolti infatti quattro itinerari ideati dalle due “creatrici” del gruppo, che possono diventare spunti interessanti e creativi per visitare la città di Trento da una prospettiva un po’ diversa. Il lettore potrà scegliere se seguire i percorsi con una modalità “classica”, consultando cioè le mappe cartacee, oppure avventurandosi nel mondo del geocaching, scaricando la app C: Geo dal market Android, oppure la app Geocaching Buddy su iPhone, o addirittura fare una visita

direttamente al sito https:// www.opencaching.it dove è possibile registrarsi e pianificare la propria escursione. Vi auguriamo una buona lettura e…una buona passeggiata.

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IL PROGETTO Per active ageing, o invecchiamento attivo, s’intende un processo finalizzato alla realizzazione delle potenzialità fisiche, mentali e sociali delle persone anziane: a questo proposito, negli ultimi anni lo sviluppo delle tecnologie ha messo in campo nuove opportunità per migliorare la loro salute e indipendenza. Il progetto “Impronte” va a collocarsi nell’ambito di una serie di iniziative promosse dalla Fondazione Bruno Kessler in collaborazione con il Centro di Competenza Trentino Salute 4.0 dell’Assessorato alla Salute e Solidarietà Sociale della Provincia di Trento, volte alla pro-

mozione della salute e di stili di vita sani: il progetto mira, nello specifico, ad incoraggiare l’invecchiamento attivo attraverso il geocaching, un’attività basata sul movimento all’aria aperta e sull’utilizzo di tecnologie ICT. Oltre a promuovere l’esercizio mentale e fisico ed uno stile di vita attivo all’aria aperta, con effetti positivi sulla salute, il benessere e il sonno, il geocaching permette di sviluppare o approfondire la conoscenza delle nuove tecnologie. E’ un’attività che può ridurre l’isolamento, favorire le relazioni sociali ed abbattere il gap intergenerazionale, poiché può essere svolta con

la famiglia e gli amici ed a tutte le età. Infine, il geocaching permette di condividere e rafforzare l’interesse per il patrimonio storico e artistico della città. Grazie alla collaborazione della cooperativa sociale Kaleidoscopio, attenta a proporre attività che favoriscano l’invecchiamento attivo, con il progetto Impronte è stata proposta un’attività di geocaching ad un gruppo di persone del Centro Servizi Anziani Contrada Larga di Trento, con la possibilità di coinvolgere successivamente i loro nipoti o una o più classi scolastiche, e con un duplice obiettivo: da una parte


la promozione dell’attività fisica e del benessere mentale e sociale dei partecipanti, che sono stati stimolati a fare esercizio fisico in compagnia e a tenere allenata la mente attraverso la risoluzione di quesiti incentrati sulla memoria del territorio trentino. Dall’altra, l’attività ha favorito l’acquisizione di competenze digitali, grazie all’utilizzo delle tecnologie digitali ed alla partecipazione attiva nell’inclusione di nuovi contenuti. Fondamentale è stato inoltre l’apporto dato al progetto da parte delle persone “anziane” che hanno partecipato, sia in termini di progettazione dei di-

versi percorsi sia in termini di restituzione costruttiva da parte delle squadre partecipanti. Le persone che hanno fatto propria la sfida lanciata hanno contribuito in ogni fase del progetto con competenza, dedizione, entusiasmo, fino alla sana competizione, a sostegno e dimostrazione che il termine invecchiare passa in secondo piano rispetto alla energia e sapienza di persone pienamente attive

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INDICE 01

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TRENTO N E I S E C O L I

ITALIANITÁ DI TRENTO

1. CHIESETTA DI SAN BARTOLOMEO 19 2. CASONI 23 3. MURA DUECENTESCHE 29 4. ARPIE SEDUCENTI 33 5. PALAZ DE LE TESTE 37 6. ANFITEATRO 41

1. CASA DI CESARE BATTISTI 47 2. DANTE 51 3. BAGOLARO 54 4. MUSEO ALPINI 59 5. CESARE BATTISTI 65


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ACQUA

PA L A Z Z I E MONUMENTI

1. PARCO GOCCIADORO 73 2. SAN ALDEPRETO 77 3. CENTRALE IDROELETTRICA FERSINA 83 4. ARGINI DEL FERSINA 89 5 OSTERIA DEI DO CASTRADI 95 6. IDROMETRO 99 7. TORRE VERDE 105

1. FONTANA ANTONIO ROSMINI 113 2. MARTINO MARTINI 119 3. ALESSANDRO VITTORIA 123 4. MONUMENTO A DEGASPERI 129 5. EUSEBIO CHINI 135 6. LUIGI NEGRELLI (STAZIONE) 138 7. LUIGI NEGRELLI 145 8. PALAZZINA LIBERTY 149 9. CASTELLO BUONCONSIGLIO 153 10. PALAZZO TRAUTTMANSDORFF 159


01 TRENTO NEI SECOLI 1. CHIESETTA DI SAN BARTOLOMEO 2. CASONI 3. MURA DUECENTESCHE 4. ARPIE SEDUCENTI 5. PALAZ DE LE TESTE 6. ANFITEATRO

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La seconda tappa raggiunta ci ha fatto faticare per la lunga salita, ma ne è valsa la pena! - Lepre

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- Lepre

Che dura la salita! Ma che vista meravigliosa!


0 1 .1 CHIESETTA DI SAN BARTOLOMEO via San Bartolomeo

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Orientata ad est, la chiesa di San Bartolomeo, circondata dal suo cimitero, si erge sul colle omonimo, in posizione panoramica sulla città di Trento. La chiesa risale al periodo romanico (11001200), come testimoniato dal campanile e dalle mura perimetrali della navata. L'abside e l'arco santo sono frutto di una trasformazione seicentesca, periodo in cui la chiesa fu rimaneggiata più volte. La chiesa dà il nome anche al rione di San Bartolomeo, ma nel quartiere si trovano alcune insegne con diciture diverse: alcune con la "o", cioè San Bartolomeo, seguendo correttamente il nome del santo, mentre altre con la "a", ovve-

ro San Bartolameo. Questo è il caso, ad esempio, dello Studentato Universitario, ma anche della stazione ferroviaria e della omonima Via San Bartolameo. Per i trentini autoctoni il quartiere è sempre stato San Bòrtol, per gli studenti oggi è Sanba.

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ESISTE UNA LASTRA TOMBALE CON UN BASSORILIEVO CHE RAPPRESENTA UNA CLESSIDRA? No Si

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Ai Casoni hanno abitato anche personaggi famosi tra i quali anche Cesare Maestri

- Lepre

Il verde in mezzo ad un agglomerato abitativo costruito su valore di Mussolini per trasferire gli abitanti del centor storico del Sass

- Piè veloci

Finalmente abbiamo trovato la prima caccia e abbiamo scoperto che anche a Trento c’è il Vaticano - Piè veloci

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01. 2 CASONI via Vittorio Veneto

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Costruiti tra il 1919 ed il 1929 sulla spinta di una grave emergenza abitativa, i “Casoni” sono diventati dei veri palazzi. Caratterizzano un angolo di Trento Nuova tra via Vittorio Veneto e la parte finale di via Giusti. “Casoni”, ossia ‘grandi case’, è l’appellativo che indica genericamente tre complessi edilizi vicini tra di loro. Il primo gruppo con 73 alloggi è quello formato da tre edifici lineari, due appaiati in via Bronzetti ed il terzo lungo via Filzi; il secondo con 82 alloggi è quello a pianta triangolare tra via Giusti, via Veneto e via Bezzi e che ha creato l’appellativo di “Casoni”; il terzo con 346 alloggi è il grande complesso rettangolare che è noto anche come “Vaticano” proprio per la sua imponenza.

I “Casoni” sono importanti per tre ragioni. La prima è legata al fatto che hanno urbanisticamente rappresentato uno “sfondamento” verso sud del perimetro urbano. Quando sono stati costruiti la città si fermava in via Perini e tutt’attorno vi era campagna e qualche casa sparsa. La seconda ragione è data dalla loro architettura che rappresenta un unico in città, ma in rapporto diretto con le contemporanee esperienze viennesi. La caratteristica trentina è quella dell’ “isolato a corte con facciate lungo le vie ed ingressi e servizi nella corte interna”. Per quanto riguarda l’estetica vanno segnalate le finestre ad arco e le finestre binate, varie decorazioni a graffito ed inferriate lavorate. 23


La terza ragione è che hanno creato, e forse la creano ancora, un’identità tra i suoi abitanti: una sorta di orgoglio di avere vissuto ai “Casoni”.

PER RISOLVERE IL PROSSIMO GIOCO DOVETE NEL ‘VATICANO’ ENTRARE E GLI ALBERI CONTARE. ?

QUANTI ALBERI SONO PRESENTI NEI CORTILI INTERNI DEL COMPLESSO ‘VATICANO’? A: nessun albero B: circa 10 C: circa 20 D: circa 30 E: circa 40 F: circa 50 G:circa 60

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01. 3 MURA DUECENTESCHE Piazza Fiera

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Siete mai andati alla ricerca dell’antico tracciato delle mura duecentesche, che delimitavano Trento nel Medioevo? I resti che ci rimangono della cinta muraria, non sono stati preservati in maniera casuale e la loro forma ha contribuito nei secoli a definire un disegno unico di cittá. La cinta in parte venne distrutta e in altri punti inglobata nella stuttura perimetrale delle case. Lo scorcio piú interessante é sicuramente quello su Piazza Fiera, dove un lungo tratto di muro delimita la piazza a nord. Forse non tutti sanno perché il muro venne preservato in questo punto, non per dare una corona di merletti al mercatino di Natale, bensì per

nascondere alla vista del Vescovo il rione delle Androne, che era uno dei piú poveri di Trento.

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QUANTI GRADINI SONO RIMASTI QUASI INTEGRI NELL’ACCESSO AL CAMMINAMENTO?

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01. 4 ARPIE SEDUCENTI Via Santa Trinità

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Ricordate la statua delle Naiadi di piazza Venezia e dello scalpore che fece nella Trento Democristiana di allora? Un argomento di censura simile a questo accadde in via Santa Trinità presso la casa di Elisabetta Conci, deputata dell’Assemblea Nazionale del Partito Democristiano. Convinta dei suoi rigidi principi morali, Elisabetta volle che gli elementi volgari rappresentati dallo scultore barocco sul portone d’ingresso della sua casa venissero eliminati. E’ per questo motivo che ancora oggi si possono osservare sul portone cinquecentesco in legno due Arpie (figure mitologiche con il corpo di donna e gli arti di un uccello) con i seni piallati, unico caso in Italia.

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A CHI È DEDICATA LA TARGA SOPRA LE ARPIE?

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01. 5 PAL AZ DE LE TESTE via Antonio Rosmini

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La città di Trento nei primi decenni dell’800 vide la costruzione di importanti edifici sia pubblici che privati, molti dei quali caratterizzati da forme neoclassiche severe e grandiose. La piazza di Santa Maria Maggiore fu al centro di una serie di operazioni che ne mutarono progressivamente l’uso, il significato e la forma. Vengono abbattuti la Ca’ di Dio, un ospedale per la cura dei malati e l’accoglienza dei pellegrini, posta lungo la roggia grande, il mulino del sommacco, altri vecchi fabbricati e si procede alla copertura della roggia stessa. Francesco Ranzi, noto nell’ambiente culturale trentino del suo secolo come costruttore e come archeologo della Trento romana, edificò sulla piazza rin-

novata il suo Palazzo, chiamato “’l palaz da le teste’ per la presenza, sulla facciata verso Santa Maria Maggiore, di altorilievi in terracotta dello scultore Andrea Malfatti. Raffigurano i più celebri artisti ed intellettuali trentini dal Cinquecento sino all’Ottocento.

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QUANTI SONO GLI ALTORILIEVI IN TERRACOTTA? SONO PRESENTI I BUSTI DELLA PITTRICE FEDE GALIZIA E DELLA POETESSA BIANCA LAURA SAIBANTI ? 37


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01. 6 ANFITEATRO Piazzetta dell’Anfiteatro

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La piazza, con un andamento ellissoidale dovuto probabilmente proprio alla presenza, in età romana, di un importante complesso edilizio, è la prossima tappa. Il nome della piazzetta indica la vasta costruzione ovale costituita da vari ordini di gradinate con un'area al centro, detta arena, destinata allo svolgimento di spettacoli e giochi vari. Tridentum è una città di fondazione romana. Il suo impianto era di tipo regolare ed era cinta su tre lati da mura con l’esclusione di quello settentrionale protetto da un’ansa del fiume Adige. Le mura delimitavano un’area di circa 13 ettari scandita al suo interno da vie ortogonali tra loro ed in asse con le porte di accesso.

Era una piccola città, ma importante perché sulla via di comunicazione con il nord, una specie di comando di tappa per le legioni dirette al Danubio. Gli studiosi calcolano che proprio per questo suo ruolo all’esterno delle mura fu costruito un anfiteatro molto capiente per gli spettacoli. Si calcola che l’anfiteatro che si estendeva tra via degli Orbi, santa Maddalena, vicolo San Pietro e la piazzetta Anfiteatro potesse contenere dagli otto ai diecimila spettatori.

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QUAL’É IL NOME DELLA PIAZZA? QUANTI SONO I RAGGI DEL CANCELLO? 41


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02 ITALIANITÁ DI TRENTO 1. CASA DI CESARE BATTISTI 2. DANTE 3. BAGOLARO 4. MUSEO ALPINI 5. CESARE BATTISTI

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Luogo sontuoso ben curato e ricco di storia che sovrastra Trento in maniera superba. - Lepre

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0 2 .1 C ASA DI CESARE BATTISTI Via Don Arcangelo Rizzi

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Da piazza Duomo è possibile vedere un palazzo Catturato dagli austriaci nel 1916, fu processacon la facciata scrostata, custode di una storia to e impiccato per tradimento insieme a Fabio importante che Trento sembra aver dimenti- Filzi, al Castello del Buonconsiglio. cato: è Palazzo Gerloni sulla cui facciata campeggia la targa che indica l’edificio come casa DOVETE RECARVI ALLE SPALLE natale dell’eroe dell’irredentismo. DELLA CASA, IN VIA RIZZI. All’innesto di vicolo Benassuti sorge infatti la torCHE DATA C’É SCRITTA SULLA re medievale; qui i Battisti abitavano dal 1874 e TARGA? un anno dopo nacque Cesare, «nella stanza del secondo piano della torre». Dopo quasi 150 anni solo una targa ricorda quella data e l’uomo simbolo dell’irredentismo, che allo scoppio della Grande Guerra disertò la chiamata alle armi dell’esercito austro-ungarico e combatté per la parte italiana.

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I nostri nonni erano italiani più di noi! - Piè veloci


02.2 DANTE Piazza Dante

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Il ‘Padre della lingua’ vi aspetta ritratto mentre avanza con il braccio proteso a nord quasi ad indicare, secondo un’interpretazione del periodo fascista, le Alpi, confine geografico dell’Italia. Il monumento a Dante è un gruppo scultoreo opera dell’artista fiorentino Cesare Zocchi. Fu realizzato come simbolo della lingua italiana e dell’italianità della città nel 1896 quando ancora il Trentino era territorio della Contea del Tirolo, nell’Impero austro-ungarico. La Società degli Studenti trentini organizzò nel settembre del 1896 conferenze in varie località del Trentino per spiegare il significato dell’opera. Fra gli oratori c’era anche Cesare Battisti. L’inaugurazione avvenne l’11 ottobre del 1896;

Giosuè Carducci dedicò una poesia all’evento. La base è realizzata in granito di Predazzo, le statue sono di bronzo con risvolti allegorici. Al livello inferiore è rappresentato l’Inferno con Minosse giudice dei dannati seduto su un drago. Al secondo livello il Purgatorio: Dante e Virgilio sono rappresentati mentre incontrano anime espianti. Al terzo livello il Paradiso con Beatrice.

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QUALE STRUMENTO SUONA L’ANGELO CHE GUARDA SAN LORENZO?

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02.3 BAGOL ARO Doss Trento

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É una location davvero simpatica, leggete il perchè. Lungo la strada degli alpini e prima di arrivare in cima, è stata costruita una piccola piazzola con un monumento in ricordo ai caduti, dove è collocata l’asta con la bandiera italiana. La piazza è stata dedicata a Giuseppe Domenico Perrucchetti, un generale e un senatore italiano, considerato il padre degli Alpini. Si trova pure un grande albero, il Celtris australis o in dialetto chiamato ‘bagolar’ per la forma dei suoi frutti che somiglia alla cacca (o bagola) delle capre. Questa pianta è conosciuta anche con il nome ……….., dovuto al suo forte apparato radicale, che lo rende in grado di sopravvivere e

radicare anche in terreni carsici e sassosi. Il suo legno si presenta chiaro, duro, flessibile, tenace ed elastico e di grande durata; è ricercato per mobili, manici, attrezzi agricoli e lavori al tornio. È inoltre un ottimo combustibile.

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CON QUALE ALTRO NOME VIENE CHIAMATA LA PIANTA?

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Piccola e poco visibile: che scoperta! - Piè veloci


02.4 MUSEO ALPINI Doss Trento

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Recatevi al Museo storico degli Alpini e cercate un piccolo bassorilievo rappresentante una Madonnina che si trova dietro ad una lastra che ricorda gli alpini caduti per la patria. Nel settembre del 1938 venne costituito un comitato esecutivo per la costruzione sul Doss Trento della cosiddetta acropoli alpina, che prevedeva varie opere, realizzate solo in parte, tra cui il Museo nazionale storico degli Alpini, ultimato nel 1958 per il quarantesimo anniversario della fine della Prima guerra mondiale. Occupa gli spazi di un’ex polveriera austriaca donata dal Comune di Trento alla Fondazione Acropoli Alpina. Fu costruita una strada monumentale scavata

nella roccia da alpini, la ‘Strada degli Alpini’, che partendo dal piazzale delle Divisioni Alpine raggiunge la sommità del colle. Nel corso dei lavori, su idea del capitano allora comandante del distaccamento, fu realizzata sulla parete occidentale la scritta nella roccia “Per gli Alpini non esiste l’impossibile”, grazie ad un ingegnoso ponte mobile sospeso su cui gli scalpellini del distaccamento scolpirono a mano le lettere, alte 120 cm per una profondità di 20 cm. Congiuntamente alla strada furono realizzati anche i sentieri pedonali, con terrazze, scalinate rampe che si inerpicano tra i tornanti fin sulla cima del colle. 59


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COSA TIENE NELLA MANO SINISTRA IL BAMBINO GESÚ?


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02.5 CESARE BATTISTI Doss Trento

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Il nuovo posto domina solenne e con un forte impatto scenografico Trento dall’alto del dosso omonimo. Solo quando sarete lì, troverete gli elementi che vi permettono di risolvere l’indovinello. Il mausoleo di Cesare Battisti, progettato dall’architetto Ettore Fagiuoli nel 1935, fu inaugurato nello stesso anno con la traslazione del corpo del Martire dal cimitero di Trento. Ha una forma circolare, mutuata dal mondo classico, che si caratterizza per un sapiente gioco di contrasti: spazi pieni e spazi vuoti, giochi di luce ed ombre. Sedici colonne formano una corona circolare che accoglie, al centro, l’altare su cui poggia un’ara in porfido con le scritte “12 luglio 1916” e “Cesare Battisti”.

Tre grandi aperture conducono all’interno del monumento dove è posta la cella che custodisce l’arca con le spoglie di Cesare Battisti. In una nicchia vi è il busto di marmo del Martire, realizzato dallo scultore trentino Eraldo Fozzer.

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PROVATE A RISOLVERE: ?

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1. MOLTIPLICARE IL N. DI COLONNE INTERNE AL MAUSOLEO PER N. DEI CANNONI 2. AGGIUNGERE IL N. DELLE LETTERE CHE FORMANO IL COGNOME DEL MARTIRE 3. LEVARE IL N. DELLE DITA DI UNA MANO 4. SI OTTENGONO LE ULTIME DUE CIFRE DELL’ANNO DI INAUGURAZIONE DEL MAUSOLEO


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ACQUA 1. PARCO GOCCIADORO 2. SAN ALDEPRETO 3. CENTRALE IDROELETTRICA FERSINA 4. ARGINI DEL FERSINA 5 OSTERIA DEI DO CASTRADI 6. IDROMETRO 7. TORRE VERDE

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Era ben nascosto! - Lepre


0 3 .1 PARCO GOCCIADORO 71


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Fa caldo? Vi consigliamo una passeggiata nel più esteso spazio verde della città entrando da via Gmeiner. Potete così godere della frescura data dagli alberi. Il Parco di Gocciadoro è lo spazio verde più esteso della città, dove è possibile ammirare svariate specie di uccelli e di animali selvatici, come ghiri, scoiattoli e volpi. Numerosi sentieri permettono di addentrarsi facilmente nel parco, e un percorso vita lo attraversa. Si tratta di un parco attrezzato con panchine, piazzole per i giochi e ampie zone di prato erboso. Il parco si sviluppa proprio alle spalle dell'ospedale Santa Chiara, accanto a una zona dedicata ai parcheggi, ed è facilmente accessibile dalle entrate di via Vicenza, via Sartori, via Asiago e via Gmeiner.

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UNA SOSTA SULLA PANCHINA ACCANTO AL CARTELLO “CENOSI A CASTAGNO”, CHE ILLUSTRA L’INSIEME DI ANIMALI CHE CONVIVONO NEL MEDESIMO AMBIENTE FORMANDO UN ECOSISTEMA, VI PERMETTERÁ DI RISPONDERE ALL’INDOVINELLO. QUANTI GRUPPI DI UCCELLI SONO RAPPRESENTATI? QUANTI MAMMIFERI?

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Il vero parco della cittĂ , con monumento ristrutturato. Posto ideale per lo sport e per il geocaching. - Lepre

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03.2 SAN ADELPRETO Parco di Gocciadoro

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Proseguite fino al tempietto di Sant’Adelpreto. Gocciadoro con i suoi 11 ettari è il maggior parco del capoluogo. Esso si estende sull’ultimo tratto della collina e della valle del Salè nel rione della Bolghera alle spalle dell’ospedale. Dal lontano 1838 faceva parte della tenuta della famiglia Bernardelli proprietaria anche di vasta parte dell’area agricola della Bolghera. Nel 1922 tutta la proprietà venne acquistata dal Comune e quindi il parco rimase pressoché intatto dal punto di vista naturalistico ed ambientale. Boschi, prati, percorsi sono la sua caratteristica principale. All’interno dell’area è presente la villa Bernardelli che con le casette circostanti fa parte del Villaggio Sos aperto nel 1963 per ospi-

tare orfani o bambini in difficoltà. A fianco della villa ed al centro di uno spazio verde si leva alto un ‘cedro deodara’ che il conte Pietro Bernardelli piantò nel 1861 in occasione della proclamazione dell’Unità d’Italia. Evidenti quindi i suoi sentimenti di italianità in un periodo in cui Trento faceva parte dell’Impero austro ungarico. Qui l’avvocato trentino Pietro Bernardelli scelse di ricordare, 150 anni fa, la prematura morte dell’amato nipote Adelpreto, spentosi in giovanissima età, innalzando a sua perenne memoria un tempietto, gioiello d’arte ottocentesca, che tuttora veglia su uno sperone roccioso nel cuore del parco. 77


Curiosità: Il parco di Gocciadoro ha ospitato per trenta anni una coppia di orsi e, periodicamente, anche i loro cuccioli. I plantigradi vennero portati nel 1962 all’interno di una sorta di grotta racchiusa da una robusta cancellata e vi rimasero fino al 1994.

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CONTROLLATE SE IL VESCOVO ADELPRETO É RAFFIGURATO CON LA BARBA. SÍ O NO?


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03.3 CENTRALE FERSINA Salita FIlippo Manci

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La risposta al nuovo indovinello vi obbliga a recarvi alla ‘Busa’ per osservare la centrale idroelettrica. Il torrente Fèrsina  è uno dei principali affluenti di sinistra dell’Adige. Nasce dal lago di Erdemolo a 2036 m al margine occidentale della catena del Lagorai, scorre nella Valle dei Mocheni, lambisce la Valsugana  e qui riceve da destra il torrente Silla, proveniente dall’altopiano di Pinè, quindi dopo aver percorso una profonda e spettacolare forra (l’orrido di Ponte Alto), attraversa la città di Trento dove sfocia nell’Adige. Il torrente Fersina è stato interessato fin da tempi antichi da imponenti opere idrauliche, per regimentarne il corso e per sfruttare la potenza delle sue acque.

Nel 1537 il Principe Vescovo di Trento Bernardo Clesio fece costruire una prima serra: un’imponente briglia che aveva lo scopo di trattenere verso monte i detriti trasportati dal Fersina durante le piene, evitando che arrivassero fino alla città dove potevano creare intasamenti al flusso e cospicui danni. Tra la prima costruzione e il 1850 la serra venne più volte demolita dalla furia delle acque e sempre ricostruita o riparata. Fra le serre costruite vi è quella di Ponte Cornicchio (alla fine del lungo Fersina di Viale Trieste)  per alimentare la Centrale idroelettrica di Ponte Cornicchio, entrata in funzione nel 1889. Fu la prima centrale idroelettrica dell’Impero austroungarico e una delle prime al mondo. 83


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QUANTI SONO GLI SCALINI DELL’ACCESSO PEDONALE ALLA CENTRALE? SOTTO QUANTI ARCHI SIETE PASSATI PER ARRIVARE FIN QUI?


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03.4 ARGINI DEL FERSINA 87


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Per recarvi al ‘parco’ dovete attraversare il torrente Fersina. Lungo il Fersina (dal ponte dei Cavalleggeri alla Busa) fu costruita nel 1859 una nuova via denominata “Nuovo passeggio del Fersina”, diventata poi nel 1913 viale Rovereto e nel 1925 divisa quasi a metà perché dal ponte Vicenza in poi è diventata viale Trieste. Questo tratto viario è diventato ampio e gradevole grazie all’argine costruito in verticale che ha permesso con un terrapieno di guadagnare spazio dove si sono potuti piantare alberi. Il confronto con la riva opposta ne è la dimostrazione. L’argine non è verticale, ma rampante e pertanto l’ampiezza del terrapieno è minore. L’argine in verticale era stato costruito non tanto

per creare un percorso di passeggio, ma per proteggere la città dalle continue piene ed esondazioni del Fersina. Il torrente, infatti, è sempre stato un “tormento” per Trento tanto che la città ha più volte tentato e voluto allontanarlo. In epoca romana il suo letto scorreva lungo l’attuale via dei Molini, via Calepina e passava dietro il Duomo. Successivamente è stato spostato lungo l’area di via San Bernardino e piazza di Fiera; ai tempi del principe vescovo cardinale Bernardo Clesio (1484 – 1539) lo si portò nella zona dell’attuale via Piave e passava dove ora si trova il Palazzo del Governo. Le alluvioni continuavano però a coprire di ghiaia le campagne e così alla fine del Settecento fu spostato nel letto attuale. 89


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UN ARGINE É VERTICALE, L’ALTRO É RAMPANTE. QUALE DEI DUE ARGINI É VERTICALE?


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Finito. Possiamo dissetarci con l’acqua fresca. - Lepre


03.5 L’ O S T E R I A D E I D O C A S T R A D I Piazza delle Erbe

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In una delle piazze più caratteristiche della città, due teste muliebri. Sulla sommità della colonna è piazza delle Erbe, è situata la fontana eseguita su collocata una fanciulla che medita. disegno di Andrea Malfatti alla fine del XIX secolo, collocata originariamente al posto del monumento LA FANCIULLA COLLOCATA di Alessandro Vittoria nella piazza omonima. SULLA COLONNA DELLA Negli anni passati la fontana veniva denominata FONTANA SI TOCCA LA BOCCA anche ‘Osteria dei do’ castradi’ quasi a significaCON UN DITO. DI QUALE DITO SI re che l’acqua di fonte, che sgorga da due teste di TRATTA E DI QUALE MANO? ariete, veniva abbondantemente e gratuitamente elargita per tutti. Il basamento ha una pianta mistilinea. Due conchiglie in bronzo costituiscono le due vasche laterali. La colonna ha base quadrata con angoli smussati. Su due lati stanno due teste di ariete in bronzo da dove esce l’acqua e sugli altri due a bassorilievo,

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03.6 IDROMETRO Piazza della Portèla

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L’Adige, il secondo fiume per lunghezza dopo il Po, è il fiume di Trento ed è stato protagonista di alcune devastanti alluvioni. Cercate, in piazza de la Portèla, la lapide-idrometro che riporta le misurazioni di varie alluvioni del fiume Adige a Trento. “L’insolita continuità e progressiva intensità delle precipitazioni ha provocato una unica onda di piena che ha raggiunto il massimo livello il 4 novembre, superando all’idrometro di Bassano sul Brenta ed a quello di Trento sull’Adige i livelli osservati nella piena del 1881”- così scrivevano i giornali nel novembre 1966. A contribuire alle grandi ondate di piena, fu l’aumento della temperatura, che in quota, fece sciogliere fino a 2500 m. le nevi abbondanti

precedentemente cadute aumentando massicciamente le portate dei torrenti. Nell’agosto di quell’anno, si era verificata un’altra alluvione di notevoli dimensioni che aveva innestato vari fenomeni di erosione, di franamento e il deposito di notevoli quantità di materiale in alveo, modificando le condizioni di scorrimento. L’alluvione di novembre si verificò a brevissima distanza e certamente aggravò alcune situazioni precarie provocate dalla piena dell’estate. L’alluvione del novembre 1966, inoltre, in città fu particolarmente disastrosa perché l’acqua limacciosa trasportava la nafta fuoriuscita dalla caldaie allagate, la benzina e il gasolio dei depositi dei distributori . 99


Indovinello: L’ALLUVIONE DEL 1966 DI L’alluvione del 1966 di quanti centimetri suQUANTI CENTIMETRI SUPERÓ però quella del 1882? le soluzioni possibili QUELLA DEL 1882? LE sono: 10cm, 20cm, 30cm, 40cm, 50cm, 60cm, SOLUZIONI POSSIBILI SONO: 70cm, 1m, 2m, 3m 10CM, 20CM, 30CM, 40CM, 50CM, 60CM, 1M, 2M, 3M

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03.7 TORRE VERDE 10 3


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Recatevi alla torre che prende nome dal colore delle sue ‘tegole’. La torre deve il suo nome al colore della copertura della cuspide. Posta a difesa della scomparsa porta di San Martino, era il baluardo che concludeva la cinta muraria sugli argini del fiume Adige, prima dello spostamento del 1858. Dobbiamo ricordare che ai piedi della torre, ricoperta di grosse pietre a bugnato, scorreva il fiume Adige che ne lambiva la base, dove si trovavano il magazzino delle polveri da sparo, il casello per l’esazione del dazio e diverse attrezzature degli artigiani che riparavano le barche e i barconi adibiti al trasporto delle merci attraverso il grande fiume Di fondazione medioevale, presenta una pianta

semicircolare. Diversi furono i restauri che la torre subì. L’abbattimento delle mura che collegavano la torre al vicino castello, l’ha isolata dal suo contesto originale. Un tempo si poteva distinguere chiaramente lo stemma del principe vescovo Domenico Antonio Thun, che ebbe a predisporre nella seconda metà del secolo XVIII « l’ultimo completo e bizzarro restauro ». Su una banderuola metallica collocata sulla sommità della torre si possono ancora scorgere le iniziali DAVEP, cioè Domenico Antonio vescovo e principe

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OSSERVARE ATTENTAMENTE

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QUANTE SONO LE COLONNINE DELLA BALAUSTRA CHE COLLEGA LA TORRE ALLA VICINA CASA?


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04 PA L A Z Z I E MONUMENTI

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1. FONTANA ANTONIO ROSMINI 2. MARTINO MARTINI 3. ALESSANDRO VITTORIA 4. MONUMENTO A DEGASPERI 5. EUSEBIO CHINI 6. LUIGI NEGRELLI (STAZIONE) 7. LUIGI NEGRELLI 8. PALAZZINA LIBERTY 9. CASTELLO BUONCONSIGLIO 10. PALAZZO TRAUTTMANSDORFF

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0 4 .1 FONTANA ANTONIO ROSMINI Via Malfatti

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Anche la città di Trento ricorda la figura del rove- una scultura bronzea, opera di Livio De Gasperi retano Antonio Rosmini con una fontana colloca- del 1955. ta all’angolo tra via Malfatti e corso III Novembre. Fu protagonista della vita civile e religiosa del QUALE ISTITUTO SI TROVA ALLE suo tempo. Guardava con crescente attenzione SPALLE DELLA FONTANA? alle vicende che portarono all’unità d’Italia. Si moltiplicavano però gli attacchi contro di lui: i cattolici intransigenti gli rimproveravano le aperture del pensiero e la disponibilità al dialogo con i fautori dell’unità d’Italia; i laici gli rinfacciavano la sua ortodossia cattolica. Rosmini si ritirò a Stresa dove trascorse gli ultimi suoi anni e dove morì nel 1855. Solo recentemente è stato riscoperto e rivalutato. La fontana in suo onore del XX secolo ospita

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Caccia fantastica! Leggera a livello fisico ed interessante dal lato culturale - Piè veloci

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04.2 MARTINO MARTINI Via Santa Croce

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Vi aspetta ora la visita al busto bronzeo di Mar- costruzione di una chiesa definita ‘grande e matino Martini che si trova nella piccola piazzetta gnifica’, la più bella di tutta la Cina. dell’antico borgo S.Croce. Martino Martini nasce a Trento nel 1614 in una IL NOSTRO MISSIONARIO É famiglia di mercanti. VESTITO COME UN PERFETTO...? A 18 anni si trasferisce a Roma ed entra nel Collegio Romano, l’attuale Pontificia Università Gregoriana, per diventare gesuita. Nel 1640 salpa da Lisbona con alcuni suoi confratelli alla volta delle Indie orientali. Si ferma a Hangzhou (pron. zhejiang), in Cina, dove, prima di iniziare la sua attività missionaria, volle ‘cinesizzarsi’ adottando un nome cinese e vestendo come un perfetto ‘mandarino’. Ha lasciato un ricordo incancellabile. Si deve la

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04.3 ALESSANDRO VITTORIA Piazza Vittoria

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Vi aspetto ora il monumento dedicato ad Alessandro Vittoria, nella omonima piazza. La piazza antistante il palazzo della Banca d’Italia e quello delle poste centrali porta il nome di uno dei più grandi artisti trentini: lo scultore ed architetto Alessandro Vittoria. Nacque a Trento nel 1525 e morì a Venezia nel 1608. Ancora giovane si trasferì a Venezia nella bottega di Jacopo Sansovino dal quale apprese il mestiere e grazie al quale partecipò alla prestigiosa decorazione della Scala d’Oro di Palazzo Ducale e realizzò le Cariatidi all’ingresso della Libreria Marciana. In contatto con i più importanti personaggi della Venezia del tempo grazie alla sua abi-

lità come ritrattista, fu uno dei protagonisti dell’attività artistica della città con i suoi stucchi e le sue opere in marmo e bronzo. Collaborò con Palladio nella decorazione di Palazzo Thiene a Vicenza e di Villa Pisani a Montagnana. A Maser è attribuita al Vittoria la concezione della decorazione a stucco e gran parte della sua realizzazione. Nel terzo centenario della sua morte il comune di Trento gli dedicò il monumento collocato al centro della piazza che porta il suo nome. L’artista è scolpito a tutta persona, vestito di una caratteristica palandrana e con il classico mazzuolo che usavano gli scultori. 121


Curiosità : l’effigie a tutto tondo di Alessandro Vittoria fa parte dei dieci medaglioni di illustri personaggi trentini collocati a piano terra sulla facciata di palazzo Ranzi in piazza Santa Maria Maggiore.

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COSA TIENE NELLA MANO SINISTRA?


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Molto interessante e istruttivo. Costruzione imponente. Personaggio che ha fatto molto per il Trentino per l’Italia e per l’Europa - Lepre

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04.4 MONUMENTO A DEGASPERI Piazza Vittoria

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Ora recatevi in Piazza Venezia a Trento, uno degli slarghi più centrali e grandi della città, per osservare il monumento ad Alcide de Gasperi, lo statista trentino e per fotografare la statua con la mano sul petto, che rappresenta la giustizia. Il monumento, in granito rosa, fu eretto nel 1955. L’alta stele, che richiama le guglie alpine tanto care a De Gasperi, si erge nel centro di un’esedra, anch’essa in granito rosa, mossa da particolari accorgimenti prospettici, che simboleggia l’aula parlamentare. Al termine dei bracci dell’esedra, poggiante su un’ampia piattaforma pavimentata a mosaico monocromo ed a disegni geometrici,

sono collocati due grandi bassorilievi in bronzo che sintetizzano la distruzione conseguente alla guerra e la ricostruzione dell’Italia. Domina imponente, al centro, la grandiosa statua in bronzo di Alcide De Gasperi che poggia su un piedistallo sul quale in quattro nicchie, sono poste le figure della Fede, della Giustizia, della Politica e della Riflessione. Lo Statista, nativo di Pieve Tesino e fondatore della Democrazia Cristiana, ci appare in uno dei suoi più caratteristici gesti oratori. Il volto severo e volitivo e l’atteggiamento nobile e vigoroso della persona sono resi dal Berti con precisione.

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Curiosità: il monumento viene inaugurato nell’ottobre del 1956. Si fa tutto in pompa magna alla presenza di autorità nazionali. Il momento è davvero emozionante. Al momento della scopertura della statua bronzea di Alcide Degasperi cala un silenzio tombale. Improvvisamente si alza una voce dalla folla: ‘ Ma siori!, el Degasperi me l’avé mes en de’na spazadora! Ma’n do sente, po!” Di qui, da sempre, anche se da molti dimenticato, il monumento ad Alcide Degasperi viene soprannominato ‘La Spazadora” , cioè la scopa.

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LA DONNA RAPPRESENTATA HA IL CAPO COPERTO?


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04.5 EUSEBIO CHINI Piazza Dante

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Eusebio Chini fu il più caratteristico pioniere e missionario di tutto il Nord America: esploratore, cartografo, astronomo, costruttore di fattorie, grande allevatore di bestiame e difensore delle frontiere. Nacque a Segno, in val di Non, nel 1645 e morì in Messico nel 1711. Dopo aver studiato ‘grammatica’ presso i Gesuiti a Trento, si trasferì ad Innsbruck per proseguire gli studi di ‘retorica’. Qui si ammalò gravemente e chiese la grazia a San Francesco Saverio, l’apostolo delle Indie, di intercedere per la sua guarigione, promettendogli di recarsi, una volta ritornato in piene forze, come missionario nell’Estremo Oriente e di aggiungere dopo

il suo nome di battesimo (Eusebio) quello di Francesco. Nel 1665 verrà invece mandato dai suoi superiori come missionario nell’attuale Messico. La sua vita segnò la storia della cultura nel periodo pionieristico.

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AI PIEDI DEL MONUMENTO VI É INDICATO LO STATO IN CUI É RITENUTO TRA I PADRI FONDATORI. CHE STATO É?

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Abbiamo imparato una cosa nuova - Lepre


04.6 LUIGI NEGRELLI (STAZIONE) Stazione FFSS di Trento

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In uno spazio ristretto Trento ha dedicato a Negrelli ben 3 “ricordi”: un busto, un monumento alle sue opere ed una targa commemorativa. Luigi Negrelli nacque a Fiera di Primiero nel 1799 e morì a Vienna nel 1858. Lo si può considerare un ingegnere italiano di origine trentina con cittadinanza austriaca. Conclusa l’istruzione elementare studiò, grazie all’aiuto economico del governo asburgico, presso il seminario di Feltre e successivamente a Padova. Si laureò in Ingegneria presso il Politecnico di Innsbruck. Pioniere della ferrovia e ingegnere civile di levatura mondiale, è noto soprattutto per aver steso il progetto per la realizzazione del Canale di Suez. Negrelli

iniziò a pensare a un progetto di taglio dell’istmo di Suez a partire dagli inizi degli anni quaranta, ma la morte prematura non gli permise di veder realizzato, dopo molte vicissitudini, il suo progetto. Appena ventenne venne chiamato a lavorare come praticante presso la Direzione dei lavori pubblici dell’area corrispondente alle attuali regioni del Trentino-Alto Adige, Tirolo e Voralberg, e occupandosi in particolare di lavori di carattere stradale e idraulico in Val Pusteria e lungo il corso dell’Adige. Divenne poi ispettore generale delle ferrovie dell’Impero. Ricostruì la linea ferroviaria tra Milano e Venezia e progettò la nuova ferrovia del Brennero tra Verona e Bolzano. 13 7


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NEI DINTORNI VISITERETE DUE MONUMENTI A NEGRELLI. SONO ENTRAMBI RITRATTI DI NEGRELLI?


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04.7 LUIGI NEGRELLI Piazza Dante

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I monumenti a Eusebio Francesco Chini (Segno, 1645 – Missione Magdalena, Messico, 1711) e Luigi Negrelli (Fiera di Primiero, 1799 – Vienna, 1858) sono i primi esempi realizzati dopo la Grande Guerra e l’annessione del Trentino all’Italia. Eretti negli anni della dittatura, sono inaugurati nel corso di un importante convegno scientifico organizzato dal locale museo di scienze. Sono monumenti molto diversi stilisticamente dai busti precedenti, richiamano alle imprese dei due trentini e non riproducono più le loro figure.

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CHE CANALE RICHIAMA MONUMENTO?

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04.8 PAL AZZINA LIBERT Y Piazza Dante

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Fu progettata negli anni ‘20 per essere un “albergo diurno”! Questa tipologia può essere paragonata ad un micro centro commerciale per viaggiatori, localizzato vicino alle ferrovie e ai moderni mezzi pubblici. A Trento il progetto prevedeva i servizi igienici nel seminterrato, uno spazio per le orchestre sotto la loggia verso il parco (poi demolita) e nei vani laterali il barbiere e lo spaccio dei giornali. Un bellissimo esempio di albergo diurno, che rimane ancora integro negli interni e nelle decorazioni si trova a Milano, ed è realizzato a livello della Metro.

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COSA PUÓ AVERE IN MANO UN BAMBINO CHE OGGI ESCE DALLA PALAZZINA LIBERTY?

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04.9 CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO 14 9


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Ed ora dirigetevi al Castello del Buonconsiglio, il monumento più conosciuto di Trento, per osservare la parte più vecchia da un punto particolare: dalla piazzetta che sta tra l’edificio delle scuole Sanzio e il Castello stesso. Dal secolo XIII fino alla fine del XVIII il castello di Trento fu residenza dei principi vescovi. E’ composto da una serie di edifici di epoca diversa, racchiusi entro una cinta di mura in una posizione leggermente elevata rispetto alla città. Castelvecchio, la parte più antica del complesso, venne edificato nella prima metà del ‘200 lungo il tratto orientale delle mura cittadine su un rialzo roccioso in prossimità del fiume Adige. Aveva in origine la funzione di roccaforte militare.

I tre ordini di merli visibili in facciata segnano le successive fasi di sopraelevazione della struttura (secc. XIV-XV). É dominato da una possente torre cilindrica chiamata torre d’Augusto; Il Magno Palazzo è l’ampliamento cinquecentesco nelle forme del Rinascimento italiano, voluto dal principe vescovo e cardinale Bernardo Clesio alla fine del Quattrocento inizio Cinquecento. Alla fine del Seicento risale invece la barocca Giunta Albertiana che unifica la parte medievale a quella rinascimentale del castello. All’estremità meridionale del complesso si trova Torre Aquila, che conserva all’interno il celebre Ciclo dei Mesi, uno dei più affascinanti cicli pittorici di tema profano del tardo Medioevo. 151


Dopo la fine del principato vescovile, avvenuta nel 1803, il castello venne adibito a caserma. Dopo la Prima Guerra Mondiale subì un restauro e divenne sede del Museo Nazionale

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OSSERVATE LA PARTE PIÚ VECCHIA DA UN PUNTO PARTICOLARE: DALLA PIAZZETTA CHE STA TRA L’EDIFICIO DELLE SCUOLE SANZIO E IL CASTELLO STESSO. QUANTI “MERLI” RIUSCITE A CONTARE?


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Palazzo notevole, artistico con i suoi mascheroni grotteschi - Piè veloci

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0 4 .1 0 PAL AZZO TRAUTTMANSDORFF Piazza Mostra

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Recatevi al palazzo che si trova tra via Suffragio e piazza della Mostra e che si affaccia su piazza Raffaello Sanzio. E’ conosciuto come Palazzo Saracini anche se prima appartenne ai Trauttmansdorff. L’edificio fu eretto sicuramente ai primi anni del Cinquecento ed è considerato il miglior esempio di regolarità compositiva tra gli edifici rinascimentali trentini, anche perché rispetta in pieno il principio della centralità del portone d’entrata. Assunse le forme attuali nel corso del Seicento quando le facciate si arricchirono di portali balconati e fantasiosi e grotteschi mascheroni. L’intervento, che costituisce il più notevole esempio di ammodernamento in chiave barocca di una

dimora signorile trentina, si deve ai conti Trautmannsdorf che subentrarono ai Particella. Durante la prima fase del Concilio il palazzo ospitò don Petro, un vescovo spagnolo e il suo largo seguito.

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CONFRONTATE L’INGRESSO SU PIAZZA SANZIO CON QUELLO DI VIA SUFFRAGIO: LE COLONNE HANNO LA STESSA FORMA? COME SONO QUELLE DI VIA SUFFRAGIO?

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SOLUZIONI 01

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TRENTO NEI SECOLI

ITALIANITÁ DI TRENTO

1 . SI 2. C 3. 22 4. ENRICO 5. 15-SI 6. ANFITEATRO-SI

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1. MCCLXXVI 2. TROMBA 3. SPACCASASSI 4. CROCE 5. 8x4+8-5=35


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ACQUA

PA L A Z Z I E MONUMENTI

1. SI-OTTAGONALE 2. 18-10 3. 20-4 4. DESTRO 5. INDICE-DESTRO 6. 40CM

1. MAGISTRALE 2. MANDARINO-PENNA 3. MAZZUOLO 4. SI 5. ARIZONA 6. NO 7. SUEZ 8. LIBRO 9. 10 10. NO-QUADRATE


Si ringraziano per la realizzazione di questo libro: Adina Caldonazzi Carla Valentini Carmela Gallone Diana Mimma Domenica Emanuela Firrincieli Flora Zen Giuseppina Cimadom Mariaelena Valentini Maria Greca Cozza Marisa Fontanesi Serena Slompo Tullio Pocher Tulliola Slompo gli operatori di Kaleidoscopio Francesca Chini Roberto Casagranda i ricercatori FBK Marco Dianti Silvia Fornasini Alessandro Bacchiega


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in particolare Maria Caterina Iob e Rita Zambanini per aver stilato questa fantastica guida ai segreti della cittĂ di Trento


sito web https://progettoimpronte.wordpress.com/ per informazioni: Marco Dianti dianti@fbk.eu Silvia Fornasini s.fornasini@fbk.eu Alessandro Bacchiega bacchiega@fbk.eu


30/08/2018 Š Fondazione Bruno Kessler Impaginazione e progetto grafico: Katia Montel


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Anteprima del libretto sul progetto Impronte

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