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SPECIALE

c o m e n o i n e s s u n o “In qualsiasi direzione vai, vacci con tutto il cuore”

Aprile • Anno XIII • n° 3 • Foto in copertina: ©Lorenzo Sgalippa

Confucio

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L'EDITORIALE

S

iamo in un’epoca in cui esserci è la sola condizione per esistere. Qui e ora. Come involucri pesanti, annebbiati, intorpiditi. Sagome in fila sul campo di un gioco che qualcun altro ha deciso per noi. Non conta essere, ma esserci. Ma il punto è: dove? In uno spazio indefinito, istantaneo, effimero. Un non-luogo in cui ciascuno recita la sua parte della fiction. Confondiamo la disponibilità con il dovere di partecipare, mescoliamo la leggerezza con un’assurda pretesa di autentici-

● Fabiana Pellegrino

tà. In questo mondo in cui ci si infila nella vita degli altri senza chiedere permesso, ci sentiamo obbligati a mostrarci per guadagnare il nostro diritto di cittadinanza. Tornando alla questione iniziale, la presenza è - per fortuna - ben altra cosa. È ammettere l’imperfezione. È scegliere il silenzio per sovrastare questo continuo chiacchiericcio di fondo. È comprendere che conta soltanto essere presenti a noi stessi. Tutto il resto viene di conseguenza. Altrimenti, pazienza.

SOMMARIO

Clicca la foto e vai all’articolo

6 INTERVISTE Lorenzo Sgalippa

16 INTERVISTE Eugenia Brega

21 SOCIALE Impatto zero


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SPECIALE Marco Veneranda

STORIE Il caso Caponi

RUBRICHE

Passaparola

NEW!

36 IL LIBRO DEL MESE Il caso Caponi

43 PNL, ISTRUZIONI PER L’USO La PNL nel 2021

38 DITELO A PETO’ Peto’ risponde ai lettori

46 LIBERRANTE Matilde Menicozzi

49 IL GIARDINO DI LOLA La Passiflora


LORENZO SGALIPPA

INTERVISTE

di Fabiana Pellegrino


Nella foto: Castelluccio

Fotografare mi rende libero


F

otografare il territorio: da dove nasce questa passione? Si tratta della naturale congiunzione tra la passione per la fotografia e l’amore per il nostro bellissimo territorio, non ancora abbastanza conosciuto e valorizzato. Soprattutto le zone interne di Marche, Abruzzo e Umbria sono uno scrigno di piccoli borghi medioevali spesso perfettamente custoditi, bellissime colline punteggiate da castelli, montagne e parchi che hanno ben poco da invidiare alle più note Alpi. Visitando questi posti e praticando la fotografia, la voglia di immortalarli per renderli più conosciuti è stata immediata. Quando e come una passione è diventata un mestiere? Per fortuna questa passione non è mai diventata un mestiere. Fare fotografia solo per piacere e non per dovere libera questa pratica dalle costrizioni, dagli obblighi e dai conseguenti stress che sono per forza di cose legati a un’attività lavorativa, per quanto gratificante essa possa essere. Fotografare è qualcosa che mi fa stare bene anche e soprattutto perché mi rende libero. Che tipo di relazione si instaura

Nella foto: paesaggio collinare

con ciò che fotografi? Da dove arriva l’ispirazione? Chi ama la fotografia di paesaggio sa di essere un privilegiato, perché gode di spettacoli tanto meraviglio8

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IN ST PE R CV I AI SL TE E

si quanto semplici, che però la maggior parte delle persone, perse nella frenesia della vita quotidiana, non riesce ad apprezzare. La luce calda prima del tramonto che illumina le

colline, un’alba vista dalla cima di una montagna mentre il mondo sotto è avvolto nella nebbia, i giochi di luce del sole che fa capolino tra le nuvole, la potenza del mare in tempesta 9

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che si infrange su un trabocco, la maestosità della via lattea in una notte estiva, la danza delle lucciole in un bosco: poter godere di tutto questo ti infonde una sensazione di gratitudine e di rispetto nei confronti della Natura. L’ispirazione arriva dall’osservazione di quello che ci sta intorno e dallo studio di altri fotografi, ognuno con la propria tecnica e il proprio stile. Un mio progetto fotografico sulle lucciole qualche hanno fa ha fatto il giro del mondo, tutto è nato da un articolo su National Geographic, e, dopo anni di prove, di tentativi ed errori, le mie foto erano sul Guardian. Che differenza c’è tra fotografare l’uomo e la natura? La fotografia di paesaggio ti costringe ad adattarti a quello che hai di fronte, senza possibilità di interazione o di mediazione. Quando sei sul posto devi tirare fuori il meglio da quello che c’è, consapevole che rischi di non estrarre neanche la fotocamera dallo zaino. La fotografia di studio è molto diversa: in quel caso hai tutto sotto controllo, ma devi comunque tirare fuori il tuo stile, la tua creatività e far venire fuori l’anima di chi stai riprendendo, come un paesaggista deve ritrarre l’anima del luogo.


INTERVISTE

Nella foto: Castelluccio


Come coniughi l’arte della fotografia con la tecnologia e pensi social? I social sono una grande risorsa e un grande rischio. La risorsa sta nella possibilità di confrontarsi con migliaia di altri fotografi da qualsiasi parte del mondo, studiare la loro tecnica, il loro stile, il loro modo di intendere la fotografia. Il web è anche una grandissima vetrina per esporre le proprie idee e i propri progetti. Il rischio è quello di coltivare il proprio ego, più che la passione per la fotografia. Questo troppo spesso porta, per qualche “like” in più, a stravolgere una foto fino a renderla più vicina a un lavoro di grafica. Capiamoci bene: il cosiddetto “fotoritocco” è antico quanto la fotografia stessa e non


INTERVISTE

Nella foto: Trabocco


INTERVISTE

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è affatto nato con Photoshop. Il mezzo informatico però ha dato modo di esasperarlo troppo. Progetti o ambizioni per il futuro? La fotografia mi ha regalato molto molto più di quello che avrei mai potuto immaginare. Foto su libri e riviste nazionali e internazionali, mostre, premi, quasi sempre con foto realizzate a chilometro zero e questo è l’aspetto che più mi rende orgoglioso. Da anni porto avanti un progetto fotografico sui nostri calanchi, che in passato ha dato vita ad una bellissima mostra ospitata, tra le altre sedi, anche a Palazzo dei Capitani. Mi piacerebbe poterlo tradurre in un libro fotografico, arricchendolo anche con riprese fatte col drone: credo che sarebbe il primo nel suo genere e valorizzerebbe una delle peculiarità del nostro territori.

Nella foto: Fiastra


INTERVISTE

EUGENIA BREGA

a g o Y e e n o i z n e v e pr di Fabiana Pellegrino

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Covid e discipline sportive, partiamo da qui? Il tasso di sedentarietà dei cittadini in questo ultimo anno è aumentato di parecchio e con le nostre lezioni abbiamo cercato di contrastare questa sedentarietà. Non ci siamo mai fermati, riprendendo nella scorsa estate l’attività all’aperto e proseguendo poi nell’autunno, purtroppo per un periodo limitato, anche con attività in palestra.

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SPECIALE

Come lo yoga può supportare questa fase così delicata? Quale può essere la visione yogica del problema? Dobbiamo ricordare che il principio yogico per affrontare le varie malattie è rivolto a un intervento globale sull’essere umano, che vuol dire azioni dirette al livello fisico, energetico e mentale, volte a stimolare le difese immunitarie. La stimolazione a livello fisico prevede asana che stimolino il sistema endocrino, tonificandolo per una più efficace azione immunitaria, così come alcuni pranayama (esercizi di respirazione) che energizzano aree cerebrali e corporee più particolarmente deputate alle difese contro aggressioni virali, ma anche batteriche fungine o parassitari. 18 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


INTERVISTE

L’aspetto meditativo e spirituale quanto possono essere di aiuto? L’aspetto più importante dello yoga è proprio l’azione attraverso la concentrazione e meditazione che agisce a livello psichico, rendendo disponibile le straordinarie risorse potenzialmente contenute sul piano mentale, quasi come se le più sottili tecniche meditative fossero indirizzate alla particolare “coscienza” del virus stesso. Sappiamo, infatti, che, secondo lo yoga, la coscienza è una proprietà universale, che non caratterizza solo l’individuo ma tutti i regni: umano, animale, vegetale, minerale. In definitiva lo yoga è una disciplina che aiuta a essere centrati anche e soprattutto in situazioni di emergenza attraverso tecniche di meditazione, respirazione e rilassamento.


INTERVISTE

Che tipo di risposta ha avuto da parte del territorio? Le attività che abbiamo realizzato hanno avuto un successo in termini di partecipanti che è andato oltre le più rosee previsioni. Sono state più di mille le persone che hanno aderito ai vari progetti e partecipato ad almeno una lezione con un’età compresa tra i 10 e gli 80 anni anche se in prevalenza di sesso femminile. Sono piaciuti alcuni spazi nei quali abbiamo realizzato l’iniziativa come lo spazio antistante la chiesa della Santissima Annunziata ad Ascoli o come il giardino “Nuttate di Luna” a San Benedetto dove abbiamo realizzato una splendida iniziativa in occasione della Giornata internazionale dello yoga.

Progetti futuri? Dal 2018 abbiamo attivato il progetto “Laboratori territoriali di prevenzione del tumore al seno”, lezioni gratuite di yoga. Questa iniziativa è stata particolarmente apprezzata ed ha coinvolto anche tanti turisti. L’iniziativa è stata realizzata grazie al sostegno di vari enti e sarà ripetuta anche nel 2021 visto l’aiuto che hanno già stanziato, tra l’altro, Bim Tronto e Coop Alleanza 3.0. Sempre riguardo allo yoga abbiamo inserito questa attività in un progetto che l’Unione Sportiva Acli Marche e anche in questo 2021 stiamo portando avanti corsi on line e ci auguriamo, in estate, di proseguire le attività in presenz”.     20 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


SOCIALE

IMPATTO ZERO

MACCHINA UTOPICA Tutte le foto: © Ettore Malaspina


SOCIALE


U

n murale, una vera e propria opera di “street art”, fresco di vernici spray fa bella mostra di sé all’interno dell’Istituto Tecnico “Umberto I”, plesso scolastico in via delle Torri dell’IIS “Mazzocchi - Umberto I” di Ascoli Piceno. È la “conclusione” artistica del ciclo di incontri organizzato dall’Associazione Culturale Defloyd e previsti dal punto Luce “Arte Pubblica_Street Lab”, nell’ambito del più vasto progetto “Non uno di meno” curato dalla Cooperativa Sociale P.A.Ge.F.Ha. onlus di Ascoli Piceno. Gli incontri organizzati dall’Associazione Culturale promuove interventi di arte urbana, grazie alla collaborazione con l’Istituto “Mazzocchi-Umberto I” hanno coinvolto 13 studenti con 33 lezioni pomeridiane frontali e laboratoriali distribuite nell’arco di quattro anni, quindi in larga parte in periodo ante Covid19, incentrate sulla teoria e le tecniche della street art. Un successo didattico decretato grazie alla partecipazione di personalità del mondo dell’arte urbana, afferma-


SOCIALE

te a livello nazionale ed internazionale, nel ruolo di docenti per l’occasione: Mirko Pierri, Alessandro Zechini, Uno, Urka e Andrea Tarli. “Impatto Zero - Macchina Utopica” è la realizzazione che segna la fine didattica di un’esperienza che ha saputo coinvolgere ragazze e ragazzi che da appassionati e curiosi verso questa espressione artistica, sono diventati “esperti” e hanno realizzato la loro opera finale sotto l’occhio vigile 24 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


SOCIALE

UN ALBERO I CUI FRUTTI SONO DEI LIBRI AFFINCHÉ LA CULTURA DIVENTI UN BENE SPONTANEAMENTE RINNOVABILE E NATURALMENTE SOSTENIBILE

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SOCIALE

di Andrea Tarli affermatissimo street artist ascolano a livello internazionale. Si tratta di un murale di circa 20 mq. che, ideato dallo stesso Andrea Tarli, è stato realizzato con la tecnica delle bombolette spray. “Si è rappresentato un albero - presenta così la sua opera Andrea Tarli - i cui frutti sono dei libri: vuole essere un auspicio affinché la cultura diventi un bene spontaneamente rinnovabile e naturalmente sostenibile. Gli ingra-

naggi che si vedono lungo il tronco spostano il focus verso gli interventi antropici e rafforzano il concetto di macchina. Una macchina surreale, un ibrido tra natura e meccanica, alimentata direttamente dall’energia pulita della terra. Il riferimento, forse troppo velato, al genio di Tesla e l’impossibile equilibrio tra ambiente e processi industriali chiudono il cerchio conferendo alla macchina della cultura la caratteristica definitiva di macchina utopica”.

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SPECIALE

di Giuliano Centinaro

SU MARTE C’È ANCHE UN PO’ DI ASCOLI Marco Veneranda nel team del rover Perseverance


SPECIALE

C’è anche il giovane scienziato ascolano Marco Veneranda, nella missione che ha lanciato il rover “Perseverance”, con il compito di esplorare la vita su Marte. Il progetto è stato organizzato da NASA ed ESA (Agenzie Spaziali americana ed europea). Il “rover” è un veicolo adibito al trasporto di materiale su un corpo celeste; solitamente, viene portato su un Pianeta o su un satellite, attraverso una navicella chiamata “lander”. Il rover “Perseverance” della NASA è arrivato su Marte. Decollato lo scorso 31 luglio 2020 da Cape Canaveral, il veicolo è giunto sul Pianeta roccioso nella serata del 18 febbraio. All’interno del robot, è stato installato uno strumento di ricerca.

Il rover è destinato ad aprire una nuova pagina dell’esplorazione spaziale, con l’obiettivo di cercare tracce della vita passata sul Pianeta e di raccogliere i primi campioni del suolo marziano, che nel 2031 saranno portati sulla Terra da una staffetta di missioni, nella quale l’Italia ricopre un importante ruolo. Un lungo applauso, da parte della sala di controllo, ha accompagnato l’arrivo su Marte del quinto rover della NASA, che ha già inviato alla Terra le prime immagini riprese, poco prima di toccare il suolo. Una parte del territorio piceno è presente nel progetto della NASA, grazie al ricercatore 33enne Marco Veneranda, nato ad Ascoli Piceno, molto conosciuto anche a Castel di Lama e nella Vallata del Tronto. Diplomato elettrotecnico all’Itis Fermi, si è poi trasferito all’Università di Valladolid in Spagna (dove ha conseguito la Laurea in Scienza e Tecnologia e il Dottorato in Chimica Analitica). Da quasi tre anni, lo scienziato Veneranda è parte integrante del progetto “Mars 2020”, incentrato sulla ricerca di tracce di vita presenti su Marte, nell’attesa di un futuro sbarco degli uomini sul “Pianeta rosso”. 28

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STORIE

I Monti Sibillini sono dei monti magici e, forse, per la loro aura particolare, sono stati teatro di numerosi e diversi avvistamenti negli anni...

Il caso Caponi e tutti gli altri avvistamenti nei Sibillini di Flavia Orsati


STORIE

Q

ualche tempo fa, su internet, girava la notizia del presunto avvistamento di un " u n i c o r n o " sui Monti Sibillini. In effetti, si trattava di un capriolo con un corno solo, osservato in un luogo da sempre considerato magico, nei pressi della Grotta della Sibilla, secondo la leggenda varco verso un mondo incantato. Le immagini dell’anomalo capriolo erano state acquisite grazie a una fototrappola nascosta nella vegetazione; per gli esperti, l’animale era semplicemente affetto da una malformazione genetica.


STORIE

Nell’ottobre del 2013, in pieno giorno, tre escursionisti hanno avvistato un o g g e t t o s f e r i c o , metallico e lucente nella zona del V e t t o r e , in direzione Sarnano: i ragazzi hanno riferito che l’oggetto, lucente e metallico, si muoveva con grande velocità e senza emettere alcun rumore, per lo più contro vento. Realtà o suggestione, che fosse un UFO o una sonda meteorologica (ad esempio) si tratta di un altro oggetto non identificato avvistato sui Sibillini.


STORIE

C’è poi chi crede che nel prato del lato montuoso della strada umbro-marchigiana che conduce da Ascoli a Forca di Presta e Castelluccio, si trovino f r a m m e n t i m e t a l l i c i , attribuiti dalla memoria popolare all’impatto di un velivolo misterioso verificatosi nel maggio del 1993, nel periodo degli avvistamenti di Caponi in zona P r e t a r e . La particolarità di questi frammenti consisterebbe nell’essere, nonostante l’esposizione agli agenti atmosferici, ricoperti da un sottilissimo strato di ruggine che, se grattato, fa emergere un lucente metallo ferroso, non deteriorato, dallo spessore notevole.


STORIE

Nei Monti Sibillini, poi, si verifica uno strano fenomeno, fortemente suggestivo ma che non ha niente di paranormale, che è quello dello s p e t t r o d i B r o c k e n . Si tratta di un effetto ottico che si presenta solo con determinate condizioni atmosferiche, generalmente a quote elevate. Il fenomeno fa sì che la luce venga riflessa verso la propria fonte da una nuvola di goccioline d’acqua dalle dimensioni regolari, che, con un’illusione ottica, fa sembrare più grande l’ombra proiettata da un eventuale osservatore. Si genera in particolar modo quando il sole, basso sulla superficie delle nuvole, fa comparire una sorta di alone luminescente, costituito da anelli colorati di dimensioni variabili dei colori dell’arcobaleno.


STORIE

C a r l G u s t a v J u n g , il famoso ed

eretico allievo di Freud, si occupa, nel 1958, dei numerosi avvistamenti di dischi volanti verificatisi in quegli anni. Lo psichiatra, partendo da una rassegna di dati obiettivi e dalle tracce nei sogni e nelle opere di artisti, conclude che “le cose che si vedono in cielo”, la stragrande maggioranza delle volte, non sono altro che “u n m i t o m o d e r n o ”, prodotto dall’inconscio collettivo in funzione rassicuratrice, di fronte allo stato di smarrimento a cui la popolazione stava andando incontro negli anni del dopoguerra. Un po’ come se gli avvistamenti di esseri alieni si fossero sostituiti alle visioni, in passato, di fate, folletti, essere magici. Forse, a significare che la realtà nuda e cruda, all’uomo, è sempre stata un po’ stretta...

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Passaparola IL LIBRO DEL MESE

Il caso Caponi di Filiberto Caponi

I

l 9 maggio del 1993 Filiberto Caponi, nel piccolo borgo di Pretare, ai piedi dei Monti Sibillini, rientrando a casa dopo una serata trascorsa con gli amici, incontra e fotografa una MISTERIOSA CREATURA: “Nel viale davanti a me c’era poca luce, ma sufficiente per capire che non c’era nulla. Incuriosito decisi di incamminarmi lungo la via. Il verso sembrava più vicino che mai quando arrivai all’angolo della strada, dove un lampione fioco creava un angolo buio, e in quell’ombra notai una masClicca l’icona per acquistare IL CASO CAPONI di Fas Editore

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“Quella notte non chiusi occhio. L’immagine di quello strano essere mi tormentava, cercavo di metterne a fuoco la figura per trovare una spiegazione razionale a qualcosa che di razionale non aveva nulla”. E Filiberto, allora ventitreenne, non sa ancora che quello non è che il primo di una serie di incontri tra lui e quella creatura, considerata un UFO. Da quel giorno la vita del giovane cambia, come cambia il suo modo di vivere e pensare: le istantanee, scattate con una vecchia polaroid, fanno il giro di giornali, televisioni e centri ufologi, con inevitabili ripercussioni sulla sua vita sociale, lavorativa e familiare. La diffusione della notizia, tuttavia, mette in allarme le Forze dell’Ordine e la Magistratura, che decidono di intervenire per evitare situazioni di eccessivo panico e allarmismo. Tuttavia, le foto dell’INCONTRO RAVVICINATO DEL TERZO TIPO con quella strana creatura (pubblicate alla fine del volume) riescono a sopravvivere all’insabbiamento.

i t t a r t Che si ? o n e i l a di un sa sferica biancastra: quel lamento proveniva proprio da lì. La prima cosa che mi passò per la mente in quell’istante fu che si trattasse di una busta o un sacchetto nel quale era stato intrappolato un animale”. Filiberto tenta di vedere il contenuto del sacchetto, prima tastandolo con un piede per motivi di sicurezza, e si accorge che un animale non è: “[...] appena poggiai il piede, qualcosa balzò in alto, emettendo un urlo terrificante. RIMASI IMPIETRITO dallo spavento. Quella che sembrava una palla si allungò schizzando in alto come un elastico teso; tale fu la forza del balzo che un sasso conficcato a terra rotolò via”. Negli stessi giorni, a pochi chilometri di distanza, altre persone avvistano qualcosa di simile. 37

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O L E T DI ’ O T A PE


A C I S U M

“Ciao Peto’, cosa ne pensi del Festival di Sanremo appena conclusosi?” (Andrea T.)

Caro Andrea… devo essere sincero: non sono mai riuscito a resistere a una edizione del Festival fino alla fine. Lu polpetto’ sanremese, allungato all’inverosimile per fare tempistica e quindi entrate pubblicitarie, è francamente inguardabile. Detto questo, trovo che i vincitori Maneskin incarnino perfettamente il bisogno di cambiamento del mercato giovanile - e per questo appunto hanno vinto sebbene io li consideri decisamente dei torturi nelle loro movenze fintorock. La canzone è carina, ma non aggiunge niente alla musica italiana. I veri vincitori di Sanremo sono Achille Lauro e il nostro Dario Faini: il primo perché riesce ogni volta a trovare qualcosa di estremamente interessante da

proporre, il secondo perché ha piazzato ben cinque sue canzoni nella serata finale, tutte tra l’altro molto belle. Digghie cóteca! È lui, decisamente, l’autore del momento, tra l’altro il più ricercato: quello che tocca si trasforma in oro, e di questo gli abitanti del nostro territorio non possono essere che fieri.


E R O AM “Peto’, mi vorrei fidanzare!” (Luciana E.) Inizialmente avevo capito che ti volevi fidanzare con me, al che stavo per rispondere con un ringraziamento accorato per la fiducia ma con un educato rifiuto a motivo del mio stato civile incompatibile con i fidanzamenti. Poi, riflettendoci, ho concluso che ti vuoi fidanzare tout-court, e allora sui social ti ho risposto, basandomi sulla foto del tuo profilo: “Con quegli occhi basta che alzi la mano e la gente se vènta!”.

Mi hai risposto che gli occhi sono di una tua modella e che non si vènta nessuno. Non sarei così lapidario. Esiste, certamente, una scuola di pensiero

che accredita alla bellezza fisica un posto preponderante quale dote necessaria nell’approvvigionamento di fidanzati, ma la buona notizia è che non tutti la pensano così. Dal che un consiglio, che ti soffio nell’orecchio perché altre non ascoltino rovinandoti la piazza: l’uomo è molto attratto dalla SERENITA’ che una donna riesce ad esprimere, serenità che è sintomo primario dello stare bene con sé stessi. Saper ridere, fare una battuta garbata, rispondere con pacatezza (pur se non necessariamente essendo accomodante, si parla solo di toni). Se ci incaponiamo a considerare solo i nostri difetti capisci da sola che la battaglia è persa in partenza: tu piglia me, ddo’ me presente co’ sta coccia pelata? E invece no, bisogna fare pace con sé stessi (a volte anche con la propria testa), piacersi per come si è e stare tranquilli. Si camperà meglio, e soprattutto ti troverai a sorprenderti dell’inaspettata conseguenza di piacere agli altri. Con una piccola postilla: mai mostrare troppa sicurezza di sé a un uomo: si spaventerà. E se une te scappa dope arecchiàppelu.

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dialetto

CUCINA “Chef Peto’ dimmi la tua: con il pesce l’aglio o la cipolla?” (Nazzareno R.)

“O MATTE O BERRETTA ROSCIA: questo è un tipico modo di dire (ascolano?) che mi ha sempre incuriosito. Il significato mi è chiaro anche se mi è completamente oscura la genesi della frase. Mi potresti dire qualcosa a riguardo?” (Alvise A.)

C’è un vecchio detto: aglio con la carne, cipolla con il pesce. Ma lo devono aver coniato persone a cui non piace mangiare. A me, per esempio, l’aglio piacerebbe anche nel caffelatte. E se non metti l’aglietto a soffriggere in preparazioni tipo gli spaghetti alle vongole, llu saperìtte appetitoso per completare il piatto da dove lo prendi? No no, i’ so’ pe’ l’agghie, pure sott’acqua; magari, forse ancor meglio con il pesce può risultare uno scalogno, curioso vegetale a metà tra l’aglio e la cipolla che a San Benedetto del Tronto infatti usano moltissimo.

Sebbene ad Ascoli si conosca il detto come “O matte o berretta roscia”, la stessa espressione esiste anche in italiano, sebbene l’enunciato sia decisamente più volgare: “Merda o berretta rossa”. È un detto dei tempi di Garibaldi e della sua spedizione, allorquando il significato della frase voleva essere: “Ti arrendi al sistema (merda) o combatti (berretta rossa)?” Cioè: te ne stai lì e abbozzi (Italia non unita e preda degli stranieri) o vai con i garibaldini a fare l’Italia? Ad Ascoli, 41

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evidentemente, la frase è stata dialettizzata in maniera che oggi si definirebbe più smooth, da cui “O matte o berretta roscia”, cioè: fai il matto o vai con i garibaldini? Vi è da notare però che il significato arrivato a noi diverge da quello originario, intendendosi comunemente con la frase suddetta una sorta di “O la va o la spacca”. Esempio classico, a poker: il sor Emiddio sta perdendo pure l’anima sua, ma ha un full in mano e rialza il piatto con una somma consistente urlando: “O perdo tutto o mi rimetto in pari!”. Ma vuoi mettere con “O matte o berretta roscia”?

DITELO A PETO’

Potete scrivere a Peto’ tramite questi canali:

Mandando un messaggio al profilo Facebook di Piceno33, oppure alla pagina FB di Peto’, oppure al profilo FB di Pier Paolo Piccioni, oppure ancora ai due indirizzi email direttore@piceno33.it o peteau@alice.it


PNL, ISTRUZIONI PER L’USO

di Roberto Palumbo

LA PNL NEL 2021

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ono passati più di 50 anni da quando la PNL (Programmazione Neuro Linguistica) è stata portata all’attenzione del mondo e, ancora oggi, pochi hanno capito cosa sia realmente. Ha ancora senso, nel 2021 parlare di PNL, negli stessi termini in cui se ne parlava ne-

gli anni 70/80/90? La mia rubrica è nata proprio sotto questa etichetta, per cui mi sembra giusto, dopo tanti anni, chiarire alcuni dubbi. Il merito originario della PNL è aver contribuito alla decodifica di alcune strategie messe in campo da eminenti personaggi dell’epoca. I creatori della PNL, Bandler, Grinder, hanno permesso

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PNL non una formula magica ma un reale strumento di aiuto


di comprendere alcuni fra i principali meccanismi di funzionamento della comunicazione umana, con un approccio prevalentemente orientato all’analisi del linguaggio. Essi crearono, o meglio, estrapolarono, una serie di schemi potenzialmente utilizzabili da chiunque, per ottenere risultati analoghi. E fin qui è tutto vero. Ma un conto è capire un meccanismo, un altro conto è riuscire a replicarlo. Si pensi che i primi corsi base di PNL duravano 21 giorni e si faceva tanta pratica. Ed è qui che sono sorti i problemi. Il 90% di coloro che nell’ultimo ventennio hanno frequentato corsi diventando loro stessi formatori, lungi dall’attenersi ai metodi rigorosi della sperimentazione scientifica, ha cercato di “vendere” questa disciplina come soluzione finale a qualsiasi problema, forzandone il significato, l’efficacia reale e creando false aspettative, con il risultato di creare solo un nuovo business, destinato, col tempo, solo a deludere e ad allontanare i veri ricercatori. Fortunatamente c’è ancora chi utilizza la PNL non come una formula magica ma come un reale strumento di aiuto; il consiglio è sempre quello di verificare le fonti di informazione su chi promette miracoli.


LIBERRANTE

di Eleonora Tassoni

ALLA SCOPERTA DELLA STROLOGA

M

atilde Menicozzi è una donna sempre attenta alla memoria storica del nostro territorio e al ruolo delle donne ha voluto approfondire il personaggio di Erminia Zwiebler, creatura incredibile vissuta a Grottammare e che nella sua vita è stata scienziata, artista e in qualche modo maga e veggente, capace di emozionare con la sua saggezza e la sua sensibilità. I due libri usciti per Lìbrati si intitolano La Strologa ed Erminia Zwiebler «La Strologa» tra storia e leggenda. Il primo è un romanzo ispirato alla storia di Erminia mentre il secondo è una ricerca biografica e documentale. 46 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


ta, ma emanava un fascino particolare e aveva un grande carisma. Il quadro da allora mi fa compagnia. Alcuni anni fa mi sono ricordata della Strologa e ho scoperto che dipingeva anche lei. In quel preciso istante ho saputo che dovevo scrivere di lei. Erminia Zwiebler è una donna che per certi versi rappresenta la novità assoluta e dall’altro racchiude in sé caratteristiche ancestrali di grande madre e maga. Questa sua capacità ne ha fatto un mito e una figura sfuggente, che ne pensi? La mia ricerca è stato un lavoro impegnativo perché era considerata una veggente e tantissime persone andavano da lei per farsi predire il futuro quindi ho dovuto fare molte interviste sono arrivata anche a New York e a Caracas. Poi ho fatto ricerche a Vienna dove era nata, in India dove si era trasferita dopo la laurea in Astronomia e a Fiume dove aveva sposato Eugenio Vigo, un legionario dell’impresa di D’Annunzio. La cosa curiosa è che durante la ricerca mi sono capitate strane coincidenze che mi hanno indicato la strada da percorrere.

Erminia Zwiebler, detta la Strologa, è stata una donna speciale vissuta nel nostro territorio, come l’hai conosciuta e da cosa è nato il tuo interesse? Ero una giovane ragazza quando ho deciso di partecipare a una estemporanea di pittura che si faceva a Grottammare sul tema del borgo antico. Io avevo incontrato questa anziana signora più volte e sapevo che viveva nel Torrione della battaglia per questo invece di dipingere uno scorcio ho pensato di dipingere lei. Era molto anziana e già ammala- Nella Strologa ci parli di Sarah, una 47 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


Scrittrice e pittrice di grande sensibilità vive e lavora nel sud delle Marche, a Grottammare. Dopo la laurea in scienze politiche, con una specializzazione in psicologia sociale, vince il concorso da dirigente presso la Provincia di Ascoli Piceno. È stata, per più legislature, assessore alla cultura e turismo del suo comune e ha legato il suo nome ad importanti eventi culturali del territorio. Dal 2009 realizza, con successo, un calendario artistico dedicato alle donne. Scrittrice di grande creatività, riesce a trasformare il quotidiano in una avventura straordinaria e unica. Tra le sue pubblicazioni i racconti “Il senso della vita”, “Il mondo di Pic” e i suoi libri “Il Guardaroba” e “Disegnando\ Poetando” nelle Edizioni Lìbrati. Nel 2019 è uscito il suo ultimo lavoro “La Strologa. Erminia Zwiebler tra storia e leggenda”.

giovane donna che nell’incontro e nel ricordo della Strologa ritrova il filo della sua esistenza. Quanto è importante confrontarsi con modelli femminili potenti del passato? Fra le donne del passato, del presente e del futuro c’è un filo invisibile che ci lega tutte in una sorellanza solidale e amorevole. Ho scritto di Erminia Zwiebler detta “La Strologa” perché volevo dare dignità a una donna che non era stata apprezzata per il suo valore. Vorrei concludere l’intervista con una domanda dedicata a te e al tuo ruolo di donna e operatrice culturale. C’è un consiglio che vuoi dare alle ragazze per essere sempre più protagoniste del loro presente e del futuro della nostra comunità? Alle giovani dico che è importante essere autonome e avere fiducia nelle proprie capacità. Non dimenticare mai che la libertà e la democrazia della quale godiamo oggi sono conquiste che tante donne e uomini hanno fatto per noi anche a costo della propria vita e che questi diritti vanno sempre difesi perché non è detto che siano acquisiti per sempre. Per questo è necessario vigilare.


SPECIALE

IL GIARDINO DI LOLA

di Gigliola Croci Mariani

La passiflora, passione in verde

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io de Janeiro, una delle più grandi città del mondo, deve la sua bellezza alla foresta di Tijuca che la circonda e la protegge come il Cristo, posto sul monte Corcovado, che allarga paternamente le sue braccia sulla baia

di Guanabara, come canta la Samba Do Aviao di Gal Costa, interpretata stupendamente anche da Tom Jobim insieme alla Banda Nova... E mentre ci lasciamo rapire dal ritmo carioca, torniamo al nostro polmone verde. Si sale con un trenino a cremagliera e si è subito immersi in una

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perla verde di indubbia rarità. Cascatelle d’acqua ovunque intrecciano il loro gorgogliare con i fischi acuti di uccelli esotici che si confondono con la superba varietà della vegetazione. Il pulviscolo acqueo poggia su questo fitto vello arboreo che dispiega ogni possibile sfumatura cromatica e tutto diventa sogno e anche mistero. Qui alberga la passiflora, un rampicante dal fogliame copioso e dai fiori incredibilmente belli. Il suo nome – fiore della passione – deriva dal monaco agostiniano che ravvisò nel fiore i simboli della crocifissione di Gesù. Simile a una stella, ha petali di colore bianco, giallo, rosato e al centro una coroncina fitta di filamenti azzurro-viola che ricorda la corona di spine. Da essa irrompe lo stilo che richiama il martello con cui vennero

conficcati i chiodi rappresentati dagli stami e i fusti flessuosi sono paragonati alle fruste che flagellarono il corpo del Salvatore prostrato dal peso della croce. Questo fiore è un autentico miracolo della natura: è unico e irripetibile. Da esso, sul finire dell’estate, nasce il frutto, simile a un uovo dalla buccia arancione, il Maracuja, commestibile e ricco di proprietà benefiche. La Passiflora Caerulea è la varietà che ha “trovato casa” da noi. Essa inonda terrazzi, pergolati, recinzioni con la sua spettacolarità e nella sua muta leggiadria ci invita a “aequo animi pati” (Fedro, Vulpes et ciconia), ovvero sopportare tranquillamente e alimentare in modo sano ogni passione, ogni emozione che è più forte di noi, che a volte vede la ragione scontrarsi con il desiderio.

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Anno XIII | numero 3 | Aprile 2021 Editore Fas Snc• info@gruppofas.eu Amministrazione e redazione V. le Marcello Federici, 143 - 63100 (AP) • Tel./Fax 0736.255656 www.piceno33.it • redazione@piceno33.it Direttore responsabile Fabiana Pellegrino • direttore@piceno33.it Art direction e progetto grafico Michaela Cannella Hanno collaborato a questo numero Gigliola Croci Mariani, Roberto Palumbo, Eleonora Tassoni, Pier Paolo Piccioni, Flavia Orsati, Giuliano Centinaro. Copertina Foto in copertina: Ascoli Piceno ©Lorenzo Sgalippa marketing@gruppofas.eu Pubblicazione mensile registrata presso il tribunale di Ascoli Piceno n°479 del 9/09/2009. Chiuso in redazione il 8/4/2021


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