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Novembre • Anno XII • n° 9

c o m e n o i n e s s u n o


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L'EDITORIALE

o spazio scoperto cinto intorno e racchiuso da muri, siepi, filari di piante, reti metalliche e palizzate, o anche da capanne e piccole case. Il recinto è qualcosa che chiude, che trattiene, che mantiene. Ma non solo. “In architettura il termine è spesso riservato a indicare uno spazio ben delimitato, a carattere sacro o comunque finalizzato alla vita religiosa”. Ecco perché a volte i recinti servono a proteggere, a delimitare il proprio ambiente, a contenere il dentro dal fuori. Separano il “qui e ora” dall’al di là. Possono spaventare i recinti. Specialmente chi ha occhi per vederli ma non cuore per scavalcarli. A patto che non sia un confine, il recinto salva. Perché a volte la chiusura serve. Assuefatti come siamo al buonismo a tutti i costi, all’ipocrisia dell’andrà tutto bene, all’ostentazione della somiglianza politicamente corretta, abbiamo perso la capacità di sentire. Se lo facessimo, capiremmo che i recinti sono spesso necessari per ripararci da ospiti indesiderati, per fare ordine dentro, per coltivare il silenzio. L’importante è che siano saldi quanto una palizzata e allo stesso tempo impalpabili come la nebbia. Sta a noi, poi, decidere chi accogliere e chi lasciare fuori. Facendo sempre attenzione che non diventino trappole e restino la bolla calda e familiare in cui riusciamo a respirare a pieni polmoni. Specie di questi tempi.

● Fabiana Pellegrino

SOMMARIO 6

INNOVAZIONE Il progetto Smart-Age

10 T E R R I T O R I O Meletti, 150 anni di storia 14 E C O N O M I A Riconnettere i borghi 17 M U S E I I 10 anni del Forte Malatesta 19 P E R S O N A G G I Andrea Pazienza 21 A R T E El Greco, la vita dell’artista 26 E C C E L L E N Z E Il consorzio olio Marche IG 29 M U S I C A Rockin’ 1000 diventa un film 32 S O C I A L E Mete Picene e Facce da museo 35 S T O R I A Castel Manfrino 38 S O C I A L E La palestra dell’Unione Ciechi

Rubriche Passaparola

41 IL LIBRO DEL MESE La patata dalle Americhe a Palmiano 43 PNL I grandi conflitti interiori 44 ASCOLI DI PETÓ Vecchi motori nell’ascolano 46 LIBERRANTE La finestra apre al cielo 48 UNIVERSITÀ Libertà 49 IL GIARDINO DI LOLA La vite americana


I N N O VA Z I O N E

Tecnologia e inclusione nelle aree del sisma del Piceno Servizi e tecnologie a supporto del benessere, dell’inclusione sociale e dell’invecchiamento attivo nelle aree del sisma del Piceno. Questo il tema al centro del progetto Smart-Age, finanziato nell’ambito del POR Marche FESR 2014-2020 e avviato nell’estate scorsa, a sostegno allo sviluppo e alla valorizzazione delle Imprese sociali nelle aree colpite dal terremoto. Il progetto viene concepito all’interno di un contesto demografico ormai noto sia a livello globale, sia regionale. La rapida crescita della popolazione degli over 60 ha visto l’Italia, con un tasso di anzianità del 18,6%, essere il Paese più “longevo” d’Europa. Questi dati sono co6 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


I N N O VA Z I O N E

erenti anche con la situazione delle Marche. Secondo l’Istat gli over 65 anni nella regione rappresentano circa il 25% della popolazione; la percentuale aumenta arrivando a circa il 27% se si prendono in esame le aree “del cratere” ovvero quelle colpite dal recente sisma del 2016 che si estendono per circa il 40% del territorio regionale. Va inoltre evidenziato che in tali aree, su una popolazione totale di 322.932 persone, gli over 65 sono 79.809 mentre gli over 85 sono 35.247 e gli over 95 2.957. In questo contesto il sisma ha contribuito ad aumentare il livello di difficoltà, piuttosto elevato anche in precedenza, che la popolazione anziana presenta nell’accedere ai servizi sociosanitari. Molti soggetti anziani vivono infatti ben distanti dai principali centri urbani, talvolta addirittura in condizioni di isolamento. Tale situazione comporta che gli interventi socioassistenziali, avendo bisogno di tempistiche e spostamenti più lunghi, potrebbero non essere realizzati con frequenza ed efficacia ottimali.  Il progetto SMART-AGE, guidato scientificamente dall’Univpm, interviene su tre scenari: l’Assistenza domiciliare seguita dalla cooperativa “Il Mentore” che opera nei comuni di Palmiano, Venarotta, Acquasanta Terme e Montegallo, l’Orto Sociale, seguito dalla cooperativa “Lella 2001” che opera nel comune di Force e il Centro Diurno seguito dalla cooperativa “Virtus” che opera nel comune di Ascoli Piceno.  In questi tre differenti scenari è stata sviluppata un’infrastruttura capace di collezionare diversi dati, da dispositivi integrabili direttamente nella cartella socio-sanitaria del paziente, monitorando dati fisiologici, parametri ambientali, Activity of Daily Living (le attività svolte dalle persone), 7 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


I N N O VA Z I O N E

il livello di attività e le traiettorie delle persone. Con questi strumenti vengono monitorati i parametri fisiologici come il peso, la pressione, il battito cardiaco, la temperatura e la saturazione. In questo periodo di pandemia il consorzio di SMART-AGE ha deciso di integrare nei 3 scenari anche i sensori che sono ritenuti di fondamentale importanza per rilevare i sintomi del Covid-19: temperatura corporea e saturazione del sangue. In questo modo, la persona anziana che si trova a casa da sola, nell’orto sociale o nel centro diurno, sarà monitorata e si potrà agire in caso di necessità in maniera adeguata. Inoltre, la persona anziana non dovrà andare dal medico di base o in farmacia per il monitoraggio di alcuni parametri, evitando così situazioni di affollamento che potrebbero essere rischiose. Oltre ai sensori per la misura dei parametri fisiologici sono entrate in gioco altre due tecnologie 8 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


I N N O VA Z I O N E

innovative: una rete di sensori PIR e sensori porta che con l’intelligenza artificiale possono riconoscere le attività che le persone fanno nel proprio domicilio e i braccialetti che integrano sensori inerziali ed accelerometrici che permettono di capire quanta attività fa una persona (ad es. nell’orto sociale e nel centro diurno, come si muove nell’ambiente, il che può servire per capire se socializza o se mantiene il distanziamento). Il sistema è attualmente in uso nell’orto sociale, sono già stati coinvolti 10 utenti di Force ai quali viene monitorato il loro livello di attività. I vari scenari andranno a creare un database di dati eterogenei che verranno analizzati con tecniche di Intelligenza Artificiale per fornire strategie di erogazione di servizi alle cooperative sociali. Le tecnologie e i servizi identificati possono sviluppare nuovi modelli di business per generare strategie di marketing a supporto dell’economia territoriale. In particolare, l’obiettivo è individuare quali elementi saranno in grado di garantire la sostenibilità economica dei progetti messi in atto. Per la prima volta nel territorio marchigiano c’è una integrazione tra i sistemi di sanità del territorio e la medicina generale: i servizi di telemedicina utilizzati dalle cooperative coinvolte è lo stesso progettato a livello nazionale dalla Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (FIMMG) attraverso la sua realtà tecnologica Netmedica Italia. In questo settore, la standardizzazione dei dati e la possibilità di far interoperare tra loro differenti livelli di assistenza e di cura, dal socio-assistenziale al clinico, permetterà di attivare una rete territoriale di assistenza che per la prima volta sarà sperimentata nelle Marche all’interno del progetto SMART-AGE nel territorio ascolano. 9 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


TERRITORIO

MELETTI, L’ARISTOCRAZIA DEI LIQUORI ITALIANI. 150 ANNI DI STORIA E PASSIONE. di Sergio Consorti - Radio Incredibile

Per aspera ad astra, questo è il motto che Silvio Meletti, capostipite e fondatore nel 1870 di una delle più longeve aziende picene, italiane e forse anche mondiali, scelse per la sua azienda. Una frase che ancora oggi è impressa sulle etichette dei suoi liquori e distillati: per resistere nel tempo è necessario non soltanto superare le avversità della 10 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


TERRITORIO

vita, ma anche rimanere fedeli ai valori a cui ci si ispira, quelli della famiglia e, soprattutto, dell’uomo. Il 20 settembre scorso è stato presentato il libro “Meletti, l’aristocrazia dei liquori italiani” edito da Capponi Editore, scritto da Domenico Capponi con la preziosa collaborazione di professionisti del territorio piceno, da Martina Stipa per il progetto grafico a Riccardo Tosti per quello fotografico. “È stato un lungo lavoro - racconta Mauro Meletti ai microfoni di Radio Incredibile - durato quasi due anni. Avevamo tantissimo materiale, documenti, etichette, poster e lettere, tutto conservato nel nostro archivio storico ma il lavoro sulle fonti ha coinvolto anche altri archivi come il Centro Documentazione RCS - Corriere della Sera - La Gazzetta dello Sport e l’Archivio storico Federazione Nazionale Cavalieri del Lavoro che ci hanno concesso dei documenti e che ringraziamo”. Sfogliando questo libro di quasi duecento pagine si ripercorre tutta la storia della ditta Meletti, ma anche quella dell’Italia. Il testo scorre bene, quasi come un romanzo che cattura l’attenzione e fa rivivere quei momenti di un passato di chi come me, classe 1981, magari ha già sentito parlare del duro lavoro nei campi e nelle botteghe artigiane per superare la fame e la povertà nei racconti dei nonni o bisnonni. Le illustrazioni, arricchite da contenuti multimediali accessibili tramite QR Code, fanno del volume un gioiello al passo coi tempi. “Tre secoli e cinque generazioni, la nostra famiglia e la nostra azienda con tutti i suoi dipendenti e collaboratori ha superato due guerre mondiali, la Grande Depressione del ‘29, varie pandemie, 11 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


TERRITORIO

terremoti - continua Mauro - e con questo libro non vogliamo soltanto raccontare la nostra storia, ma anche quella dell’Italia e del mondo che è cambiato negli usi, nei costumi e nella cultura del lavoro. Vogliamo dare un forte messaggio aggiunge - ovvero che non conta il successo o la battuta di arresto ma come sappiamo rialzarci ogni volta. Il nostro trisavolo Silvio lo sapeva bene e dopo ogni caduta ha saputo rialzarsi e investire nuovamente per far consolidare sempre più la nostra azienda. Se oggi siamo conosciuti non solo in Italia ma anche negli USA e in Cina, e insieme a noi lo è anche Ascoli Piceno, lo dobbiamo soprattutto a lui, al suo spirito imprenditoriale, alla sua intuizione vincente di legarsi in modo indissolubile con il territorio. Così fece con gli agricoltori delle campagne picene per la produzione della materia prima, l’anice, di altissima qualità e anche con i 12 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


TERRITORIO

suoi dipendenti che sostenne nei momenti di difficoltà. Un altro insegnamento che abbiamo voluto ripercorrere è stato quello di affidarsi alla capacità evocativa di grandi illustratori internazionali. Da sempre il nostro brand è stato celebrato con poster e spot pubblicitari firmati dai grandi del tempo da Dudovich a Marchetti, da Muratore a Bellesia, da Mingozzi al fumettista Barbara passando anche per Giorgio Muggiani. Così, per i 150 anni, abbiamo fatto realizzare due illustrazioni uniche e di gran valore all’artista piemontese di fama internazionale Riccardo Guasco: una per la nostra azienda che potete vedere in copertina e l’altra per la città che ci ha dato i natali e ci ha sostenuto in questi 150 anni, Ascoli Piceno. Io e mio fratello Matteo Meletti la nuova generazione, la quinta, ma anche nostro padre Silvio e nostro zio Aldo siamo molto orgogliosi della riuscita di questo libro e lo dedichiamo alla nostra bella terra Picena e a tutti i dipendenti e collaboratori che hanno reso grande la Meletti. Grazie!” Il libro è acquistabile presso l’azienda”Ditta Silvio Meletti”, Zona Industriale Campolungo Ascoli Piceno al Caffè Meletti in piazza del Popolo sempre del capoluogo e in tutte le migliori librerie di Italia. Bevete Meletti responsabilmente! Clicca le icone per maggiori informazioni su Meletti

@AnisettaMeletti

@meletti_official

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www.meletti.it


ECONOMIA

Riconnettere i borghi La rigenerazione imprenditoriale dell’entroterra.

“Il calo della vivacità imprenditoriale nelle Marche, non strettamente dovuto al Covid e segnalato dal Rapporto della Fondazione Merloni, e la forte aggregazione di attività produttive sui principali centri del litorale pongono al centro la necessità di riequilibrare il rapporto tra costa ed entroterra”. Ne è convinto Gino Sabatini, Presidente della Camera di Commercio delle Marche, secondo il quale “vanno create le condizioni perché imprenditori e lavoratori possano trovare nuovi spazi per nuove attività”. L’Ente Camerale ha affidato alla Politecnica delle Marche un’attività di ricerca e di studio con l’obiettivo di individuare interventi per lo sviluppo 14 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


ECONOMIA

Gino Sabatini, Presidente della Camera di Commercio delle Marche

e la valorizzazione dei borghi, nella convinzione che “sia urgente impedire che si continui con la desertificazione di intere aree interne della nostra regione, con la conseguente chiusura di ogni attività economica, e si debbano creare le condizioni per la creazione di nuova impresa”. Sabatini insiste sulla diffusione della cultura del digitale, “per troppo tempo ignorata perché ritenuta non prioritaria per aziende di micro e piccola dimensione, figuriamoci per il piccolo commercio di prossimità”. E poi l’impatto devastante del ‘Covid-19’, che “ha evidenziato quanto grave e pesante sia stato l’allontanamento e in alcuni casi la perdita dei servizi essenziali, così come quella 15 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


ECONOMIA

delle piccole aziende dell’artigianato tradizionale e del commercio di prossimità”. “Si pensi poi alla scarsa diffusione di una sanità intelligente, fondata ad esempio sulla telemedicina - ha aggiunto -, materia che potrebbe essere affidata a nuove start-up e alla collaborazione con il nostro sistema universitario”. “Trasformiamo quella che si è ritenuta, sbagliando, un’area arretrata - aggiunge il presidente camerale - in un grande laboratorio di modernità, da utilizzare in loco e da diffondere in tutte le Marche, che di innovazione hanno costantemente bisogno”. La valorizzazione dei borghi e delle aree interne, soprattutto nel centro-sud delle Marche, è strettamente dipendente dalla velocità della ricostruzione: “Sono in contatto continuo con il commissario Legnini e il suo impegno è fuori discussione - dice Sabatini -. Inoltre, sono certo che l’idea di ‘filiera istituzionale’ annunciata dal presidente Acquaroli servirà a dare ulteriore velocità ai processi di semplificazione e all’avvio di un numero sempre maggiore di cantieri”. “Se la crisi ci impone di cambiare e, magari, anche di guardare agli errori commessi per non ripeterli - conclude il Presidente della Camera di Commercio delle Marche -, sono convinto che le nostre aree interne e i nostri borghi possano diventare uno straordinario luogo di studio, idee, progetti, contaminazioni e concretezze digitali: lo confermano anche i progetti messi in campo dalla Fondazione Merloni e dalla Fondazione Garrone. Tutto questo non significa costa da una parte ed entroterra dall’altra ma sanare la frattura di oggi, legando le grandi città ai borghi con una buona politica e con la tecnologia: un progetto fattibile, realistico”. 16 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


MUSEI

2010-2020 I dieci anni del Forte Malatesta di Ascoli Piceno.

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ieci anni fa, precisamente il 30 ottobre 2010, dopo un lungo intervento di restauro intrapreso dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici delle Marche, il Forte Malatesta di Ascoli Piceno fu riaperto al pubblico. Allora si celebrò quel momento di grande rilievo socio-culturale con uno spettacolo sbalorditivo della Compagnia dei Folli dal titolo Alla riconquista del Forte e la mostra di rilevanza internazionale Aspetti di arte astratta nella raccolta Fiocchi, a cura di Stefano Papetti e Armando Ginesi. Nel corso degli anni il complesso monumentale 17

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MUSEI

più severo della città si è rivelato non solo un affasciante luogo di visita, ma anche un centro propulsore per attività espositive di grande richiamo. Lungo il secondo piano ha trovato la propria sede anche il Museo dell’Alto Medioevo che di recente ha vinto il Premio nazionale Riccardo Francovich. Per i soci SAMI - Società degli Archeologi Medievisti Italiani - e i cittadini partecipanti alla votazione, infatti, “rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il pubblico dei non specialisti”.

Il carcere del Papa Il Forte Malatesta dal 1832 al 1840

Clicca l’icona per saperne di più sul Carcere del Papa

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PERSONAGGI

Andrea Pazienza:

un’irriverente voce fuori dal coro

di Flavia Orsati

Andrea Pazienza è stato un grande fumettista, originario di San Benedetto del Tronto.

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ndrea Pazienza, artista del fumetto e genio del disegno e della creatività, nasce a San Benedetto del Tronto il 13 maggio del 1956. Vive l’infanzia in Puglia ma si trasferisce a 12 anni a Pescara per motivi di studio. Decide di frequentare, poi, il DAMS di Bologna, senza laurearsi mai. Esordisce, a livello nazionale, nel 1977, quando la rivista Alter Alter pubblica Le Straordinarie Avventure di Penthotal. Il successo è immediato, tanto che Pazienza diviene punto di riferimento del Movimento studentesco bolognese, e da quel momento i riconoscimenti si susseguono. Il suo personaggio più famoso, Zanardi, compare per la prima volta sulla rivista Frigidaire nel 1981. Sono anni di grande attività 19 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


PERSONAGGI

accompagnati, purtroppo, dal costante uso di sostanze stupefacenti, tra cui l’eroina, che gli impone di guadagnare molto, vivendo quindi a ritmi serrati. Autore di storie, fumetti, vignette, quadri, grafiche pubblicitarie, lavora anche nel teatro e nel cinema, realizzando videoclip e cartoni animati. Muore prematuramente il 16 giugno del 1988, a 32 anni, per overdose. Zanardi, il personaggio più noto uscito dalla matita del fumettista, è un liceale violento e senza ambizioni, che architetta perfide avventure con gli amici Petrilli e Colasanti. Il personaggio, con i suoi capelli biondi spesso raccolti in un codino e il naso aquilino, incarna la malvagità pura moltiplicata all’infinito, quella quotidiana e non motivata da ragioni reali, perpetrata apaticamente e anche controvoglia, nel lento e stanco fluire delle sue oziose giornate. In un’intervista su Linus, del 1981, il suo autore lo presenta così: “La caratteristica principale di Zanardi è il vuoto. L’assoluto vuoto che permea ogni azione”. Un personaggio tragico, dunque, caratterizzato da nichilismo e assenza totale di coscienza e consapevolezza: qualcosa di simile a certi personaggi del marchese De Sade. Pazienza, infatti, imbastisce una totale iconoclastia nei confronti del reale, specchio del clima culturale e politico turbolento degli anni ‘70. La violenza di Zanardi, e del vacuo mondo che lo circonda, è una violenza gratuita, continua e disturbante, che ha come presupposti l’ozio, la droga, il sesso e la voglia di vivere a pieno e irrazionalmente qualsiasi estremo. Nel 2002 il regista Renato De Maria trae, dai fumetti di Pazienza, il film Paz!, in cui compare, come un’ombra, anche Giovanni Lindo Ferretti, leader dei CCCP negli anni Ottanta e dei CSI negli anni Novanta. 20 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


ARTE

EL GRECO: LA VITA E IL MODO DI DIPINGERE

El Greco e il Piceno: scoperto a Castignano un tabernacolo a lui attribuibile. Ripercorriamo la sua storia. di Flavia Orsati 21 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


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ARTE

l Greco è un artista talentuoso, esponente del Rinascimento Spagnolo e primo maestro del Siglo de Oro, che getta un vero e proprio ponte tra arte classica e moderna, influenzando grandemente anche la pittura contemporanea, sebbene sia stato, in un primo momento, dimenticato dai suoi contemporanei. Dominikos Theotokopoulous (1541-1614) è meglio conosciuto come El Greco, pseudonimo derivante dal suo luogo di origine: nasce in Grecia, a Candia, nell’isola di Creta. Inizia l’apprendistato come pittore di icone nella scuola cretese, dimostrando un grande e precoce talento e aprendo una propria bottega in giovanissima età. Nel 1567 lascia Creta alla volta di Venezia, dove conosce Tiziano e ne diventa allievo. Dopo tre anni di soggiorno si congeda dalla Serenissima, stavolta dirigendosi verso Roma come ospite del cardinale Alessandro Farnese. A causa del suo carattere difficile, polemizza spesso con l’ambiente artistico della Capitale, tanto che nel 1577 parte nuovamente per trasferirsi in Spagna, a Toledo, dove ha problemi sia con il re Filippo II, che non apprezza il suo modo di dipingere, sia con l’Inquisizione. Dopo la morte, le opere di El Greco vanno incontro a un momentaneo oblio, poiché non in linea con lo stile imperante allora, quello della pittura barocca. Punto di incontro tra arte bizantina e pittura occidentale, sentimenti e inquietudini della Controriforma, la pittura di El Greco è stata, inevitabilmente, influenzata dalla tradizione bizantina delle icone. A Venezia subisce anche l’influenza di Tintoretto, nel modo di creare composizioni e raggruppare i personaggi, e del Veronese, per l’impiego di colori vividi e ricchi materiali. Gli in22 W W W. P I C E N O 3 3 . I T

El greco, Immacolata Concezione


ARTE

El Greco, La sepoltura del conte Orgaz

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El Greco, Veduta di Toledo A sinistra: Tabernacolo El Greco a Castignano

flussi che El Greco, quindi, fa suoi e rielabora in modo autonomo e originale sono stati i più disparati; da non sottovalutare, poi, la conoscenza di Michelangelo, anche se sembra che l’artista cretese abbia criticato il Giudizio Universale nella Cappella Sistina. Quello di El Greco, quindi, è un modo di dipingere non realistico, ma finalizzato a evidenziare la luce e la grazia insite nella realtà, con modulazioni cromatiche di forte impatto, mirate a creare composizioni di colori sgargianti, accostando spesso tinte come il rosso acceso o il verde acido. Le tele di El Greco sono spesso drammatiche e ricche di pathos, rese con uno stile espressionista non compreso a pieno dai suoi contemporanei e, per questo, rivalutato nel Novecento. Le figure, affusolate e sinuose, seguono l’andamento verticale delle intere composizioni, caratterizzate da colori irreali e da un impiego irrazionale dello spazio: i personaggi sono spesso pallidi e olivastri, le ambientazioni cupe nonostante ci siano sprazzi di acceso cromatismo, la luce forte e livida, come se ci si trovasse costantemente alle soglie di un imminente e violento temporale. O di un’improvvisa e fulminea annunciazione. 24 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


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ECCELLENZE

NASCE IL “CONSORZIO OLIO MARCHE IGP” L’obiettivo? Tutelare la produzione olearia regionale di qualità

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na produzione olearia per il 2020 stimata in 35 mila quintali di olio extravergine, con un incremento del 30 per cento rispetto alla campagna dell’anno precedente, quando ci si era fermati a 24 mila quintali. Un comparto, quello dell’olio marchigiano, di grande pregio, fortemente apprezzato anche all’estero, con un

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ECCELLENZE

Da sinistra: Francesca Petrini, Lorenzo Mosci, Gaetano Agostini, Maria Beatrice Fenucci, Fausto Malvolti e Danilo Catucci

export annuo superiore ai 2 milioni di euro, soprattutto negli Usa, Giappone e Germania. La reputazione dell’olio “Marche” è antichissima e si è mantenuta fino ai giorni nostri. Troviamo ad esempio menzione dell’olio Marche e della sua qualità nel periodo delle Signorie. Nel 1228 le navi marchigiane che approdavano sulla riva del Po a Ferrara dovevano pagare un pedaggio, “il ripatico”, consistente in 25 libbre di olio al quale veniva conferito un valore superiore a quello di altre aree produttive. “L’ulteriore passo in avanti nel lungo percorso che ha portato l’olio marchigiano ad avere la sua denominazione di origine” ha affermato Francesca

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ECCELLENZE

Petrini, portavoce nazionale Cna Agroalimentare e titolare dell’azienda olearia Fattoria Petrini, “lo ha fatto il Consorzio Marche Extravergine che si è trasformato in vero e proprio consorzio di tutela, il “Consorzio Olio Marche Igp”, aggiungendo al compito di valorizzazione dell’olio Made in Marche anche quello della vigilanza per la salvaguardia della denominazione in collaborazione con l’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari. Maggiore tutela dunque per la protezione dell’olio Marche Igp dai rischi di plagio e concorrenza sleale. Ora si dovrà concludere l’iter amministrativo, per il riconoscimento del Consorzio da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali”. La nostra regione conta più di 13mila olivicoltori e 175 frantoi che hanno già aperto i battenti in un clima di discreto ottimismo per l’alta qualità che contraddistinguerà questa annata produttiva. Il consorzio si propone di “promuovere più efficacemente la cultura e il consumo dell’olio marchigiano con iniziative e programmi di sviluppo da mettere a punto con enti e associazioni nonché con la Regione Marche”. Il nuovo consiglio di amministrazione è rappresentato dalle categorie olivicoltori (66%), molitori (17%) e imbottigliatori (17%). In base all’attuale disciplinare di produzione, le varietà di olive che concorrono all’Indicazione Geografica Protetta “Marche”, da sole o congiuntamente, sono: Ascolana Tenera, Carboncella, Coroncina, Mignola, Orbetana, Piantone di Falerone, Piantone di Mogliano, Raggia/Raggiola, Rosciola dei Colli Esini, Sargano di Fermo, oltre a Frantoio e Leccino per un minimo dell’85%. Sono ammesse altre varietà fino a un massimo del 15%. 28 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


MUSICA

“ROCKIN’1000” diventa un film di Giuliano Centinaro

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l maxi-concerto “Rockin’1000”, che si è svolto nel 2015 a Cesena, con la partecipazione di 1.000 musicisti, è diventato un film, presentato alla “Festa del Cinema di Roma 2020”. La pellicola “We Are The Thousand-L’incredibile storia di Rockin’1000”, descrive l’evento attraverso le testimonianze dei suoi protagonisti: mille musicisti di tutte le età, provenienti da ogni parte d’Italia, che sono uniti dall’amore per la musica. “Rockin’1000” è un’avventura iniziata nel 2015: per la prima volta al mondo, mille musicisti si incontrarono, nel Parco Ippodromo di Cesena, per eseguire il più grande tributo musicale mai realizzato: suonare all’unisono la canzone “Le29 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


SM OU C SI A I CLA E

arn To Fly” e recapitare il video alla band Foo Fighters, per invitarla nella città romagnola. Il video dell’evento raggiunse oltre 45 milioni di visualizzazioni su YouTube. I “Rockin’1000” riuscirono a realizzare il loro sogno: i Foo Fighters decisero di suonare a Cesena. Quello fu solo l’inizio dell’avventura del migliaio di musicisti, che sono diventati la rock band più grande del mondo. “Il momento più emozionante, è stato sicuramente quello in cui mi sono trovata in mezzo a 250 batterie tutte insieme. – ha spiegato Anita Rivaroli, la regista del film documentario “We Are The Thousand-L’incredibile storia di Rockin’1000” – Ho provato un’emozione incredibile, mi sono chiesta se sarei riuscita a far entrare tutta questa emozione in una sola inquadratura. L’idea è nata il giorno del concerto, quando mi sono trovata all’Ippodromo con mille musicisti tutti insieme. Ho percepito che c’era qualcosa, in quella storia, che meritava di essere raccontata in un film, in modo che tutti potessero vederla e venirne a conoscenza”. “Oggi, certamente, un evento del genere sarebbe impensabile. – ha dichiarato Fabio Zaffagnini, ideatore di “Rockin’1000” – Anche perché ci sono assembramenti ovunque tra band, tecnici, 30 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


M SU O SCIICAAL E

musicisti. Credo che dovremmo sfruttare questo periodo per prepararci a quando potremo ricominciare, e renderci conto delle cose che generalmente diamo per scontate: quanto sia bello stare insieme, fare musica, abbracciarci. Il film racconta la storia di persone invisibili, che hanno fatto parlare di loro in tutto il mondo. Alcuni di loro sono finiti all’interno del film documentario; ma la stragrande maggioranza è rimasta invisibile, e alcuni di loro sono stati davvero fondamentali per il successo del film. È a loro che vorrei dedicarlo”. Attualmente, “Rockin’1000” è una realtà conosciuta a livello globale, che riceve riconoscimenti, inviti e proposte di collaborazione provenienti da tutto il mondo. Dal 2016, vengono organizzati veri e propri concerti negli stadi e iniziative speciali, che vedono protagonisti 1000 musicisti; a suonare, però, non sono sempre gli stessi musicisti, ma gli artisti si alternano con dei turni, nelle varie edizioni. Il film “We Are The Thousand-L’incredibile storia di Rockin’1000” è stato prodotto da Indyca, in collaborazione con “Rockin’1000” e “New Lanark Film & Music”, sostenuto dalla Film Commission Emilia-Romagna e dal Piemonte Doc Film Fund. 31 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


SOCIALE

Facce da museo, Mete Picene inaugura il turismo inclusivo

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coprire i musei del territorio piceno assieme alle “Facce da museo� di Mete Picene, il progetto di promozione turistica che mira a valorizzare e potenziare la rete del Sistema Museale Piceno, finanziato dalla Cassa di Risparmio di 32 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


SOCIALE

Ascoli Piceno e realizzato in collaborazione con il Bacino Imbrifero Montano del Tronto, la cooperativa sociale Opera e La Casa di Asterione. Esperienze speciali mirate alla scoperta di quattro musei del Sistema Museale Piceno in compagnia di una squadra di nove guide, sei ragazze e tre ragazzi tra i 16 e i 25 anni, protagonisti di azioni di fruizione museale innovativa per ipovedenti, non vedenti, diversamente abili e anziani. Il Coronavirus si batte con la creatività e la passione, combinate a una buona dose di coraggio. Un progetto forse visionario sulla carta, diventato, invece, una bellissima e innovativa realtà grazie al BIM Tronto e a Mete Picene. Un nuovo modo di fare turismo, che riparte dalle persone e dai luoghi più vulnerabili grazie quindi a una squadra di accompagnatori museali pronti a rompere gli schemi del turismo tradizionale. Un’esperienza unica ed emozionale di turismo sostenibile ed esperienziale, una storia di resilienza rigenerativa che, partendo dalle aree di fragilità, diventa un esempio per tutti. Ma è anche una sfida doppia, non solo perché affida a giovani con disabilità il ruolo di guida museale e la gestione di laboratori artistici accessibili a tutti ma soprattutto perché si propone di far scoprire il territorio anche ai turisti disabili. Una prova emozionante, specie in un momento così difficile per l’Italia del turismo che prova a stare in piedi da sola, sulle proprie gambe e sul proprio coraggio di resistere, onorando l’acronimo Mete Picene che sta per Musei, Esperienze, Territori ed Eccellenze. “Per superare questo momento così difficile – dichiara il presidente del BIM Tronto, Luigi Contisciani – dobbiamo prepararci e aprirci a un tu33 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


SOCIALE

rismo differente, che riparta dalle persone e dai luoghi più vulnerabili, perché dalle fragilità troveremo nuova energia per ripartire anche questa volta. Grazie alla nuova squadra speciale di accompagnatori museali siamo pronti a rompere gli schemi del turismo tradizionale. Questo progetto si fonda sulla convinzione che le difficoltà e le diversità – territoriali e umane – vanno sempre considerate un’occasione di crescita e mai un limite”. Si tratta, insomma, di esperienze emozionali di turismo sostenibile ed esperienziale, che, partendo dalle aree di fragilità, diventano d’esempio per tutti. Una sfida doppia, perché affida a giovani con disabilità il ruolo di guida museale e la gestione di laboratori artistici accessibili a tutti e, d’altro canto, perché vuole far scoprire il territorio ai turisti disabili. L’obiettivo finale è rendere accessibili gran parte dei musei individuati tra le 69 strutture aderenti al Sistema Museale Piceno, realtà di medio e piccole dimensioni che sono altrettanti presidi territoriali, partendo da quattro luoghi pilota: il Museo dei Piceni di Montedinove, il Museo della Sibilla di Montemonaco, il Museo del baco da seta di Colli del Tronto e il Museo delle Icone Sacre di Castignano. Il progetto era stato ufficialmente presentato agli inizi di febbraio nell’ambito della Borsa Internazionale del Turismo di Milano, con il conduttore Rai Massimiliano Ossini come testimonial. In quell’occasione erano stati presentati anche gli altri prodotti di Mete Picene, dal sito www.metepicene.it, tradotto in inglese, francese, tedesco e spagnolo all’App Mete Picene, disponibile per Android e iOS. 34 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


STORIA

CASTEL MANFRINO,

IL FORTILIZIO DI MANFREDI di Flavia Orsati

Da Valle Castellana, in localitĂ Macchia da Sole, si possono raggiungere i ruderi di un presidio la cui costruzione viene attribuito allo svevo Manfredi. 35 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


MUSEI

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n una stupenda e interessante località dal punto di vista paesaggistico, a 963 m slm, nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, affacciata sulle Gole del Salinello e sui Monti Gemelli ascolani, è possibile scorgere i ruderi di quella che in passato fu una roccaforte militare e di avvistamento fatta edificare per volere di Manfredi, figlio naturale di Federico II di Svevia e Bianca Lancia, per difendere il confine settentrionale del regno, sui resti di un’opera difensiva romana, cioè un accampamento fortificato (castrum) posto come punto di vedetta sulla Salaria. Dopo i romani, il castello fu occupato dai Longobardi, per passare al Regno di Napoli che lo avrebbe utilizzato come luogo di osservazione privilegiato sulla linea di confine con lo Stato Pontificio. L’impianto, il cui assetto definitivo sarebbe riconducibile al XIII secolo, si sviluppa per tutta la lunghezza del colle (quasi 120 m di lunghezza e una larghezza che va dagli 8 ai 20 m), di cui oggi restano riconoscibili tre torri d’avvistamento: la più grande, il torrione Angiono, a nord, la torre Sveva a sud e al centro il mastio, abitazione del castellano e difesa ultima del castello. La rocca venne abitata da Manfredi di Svevia che, governando dal 1232 al 1266, fu l’ultimo re Svevo di Sicilia. Dopo la sconfitta inflitta da Carlo I, il forte passò sotto il controllo Angioino. L’importanza strategica della costruzione fu essenziale fino all’inizio del Cinquecento, quando l’uso della polvere da sparo per scopi bellici diminuì la funzionalità di tali edifici e decretò la loro lenta decadenza; in più, in epoca moderna parte del castello venne destrutturato per utilizzare pietre e materie prime probabilmente nella vicina 36 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


MUSEI

Macchia da Sole. Per raggiungere il castello a piedi, con una corta e facile escursione ad anello ma di grande bellezza, è possibile parcheggiare e partire dal piccolo abitato di Macchia da Sole, nel comune di Valle Castellana. Due curiosità: tradizione popolare vuole che il castello fosse collegato tramite un tunnel sotterraneo alla fortezza di Civitella de Tronto e un’altra, ancor più fantasiosa, narra che il corpo di Manfredi sia sepolto da qualche parte nella zona, essendo la sua presenza fortemente collegata al territorio piceno (ad esempio, nella casa medievale che si affaccia sulla piazza del piccolo borgo di Castel Trosino si crede egli abbia dimorato). 37 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


SOCIALE

La Johnson dona una mini palestra all’Unione ciechi

Due bike e due ellittiche, dedicate ai soci Uici, sono state consegnate al Centro Officina dei Sensi.

Ci è stato regalato proprio quello di cui avevamo bisogno”, ha esordito così il presidente dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti di Ascoli Piceno e Fermo, Gigliola Chiappini, quando gli operatori della Johnson Health Tech hanno consegnato nel Centro Officina dei Sensi due bike e due ellittiche donate all’Uici dalla filiale ascolana dell’importante azienda internazionale produttrice di attrezzature per il fitness. La consegna è avvenuta alla presenza del sindaco di 38 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


SOCIALE

Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, del consigliere e capogruppo della Lega, Mauro Agostini, che ha seguito personalmente la donazione, e del portavoce della Johnson, Daniele Zerbini. A fare gli onori di casa, insieme alla presidente, il direttore del Centro Officina dei Sensi, Mirco Fava, e il segretario Uici, Margherita Anselmi. “Queste attrezzature saranno utilissime e partiamo da qui per creare la nostra palestra, l’unico ambiente che in tutto il Centro dovevamo ancora portare a termine. Il movimento è molto importante per tutti e spesso le persone che non vedono hanno problemi a raggiungere le palestre e fare attività fisica. Avere qui un punto fitness in cui allenarsi in tranquillità e sicurezza è un bel dono per tutti. Noi viviamo l’Unione come una grande famiglia in cui ogni socio deve poter trovare il suo spazio e queste attrezzature, quando saremo fuori dall’emergenza, costituiranno un buon punto di partenza in questa direzione”, ha commentato la presidente Gigliola Chiappini. “L’attività svolta dall’Unione italiana ciechi, dai suoi operatori e collaboratori in questo Centro è una ricchezza per la città e un vanto a livello nazionale per tutti i progetti avviati. La nostra amicizia e la nostra collaborazione sono destinate a crescere sempre di più”, ha detto il sindaco Marco Fioravanti. “Sono lieto di far parte di questo gruppo di aziende che supportano una realtà come l’Officina dei Sensi. La nostra azienda è terza a livello internazionale per la vendita dei prodotti per il fitness, medicali e da casa. Siamo sul territorio da 15 anni e con orgoglio facciamo parte del team che sostiene questo Centro”, ha commentato Daniele Zerbini, portavoce della Johnson Health Teck Spa. 39 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


Passaparola

IL LIBRO DEL MESE

La patata dalle Americhe a Palmiano di Marco Corrradi, FAS Editore

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l volume a cura di Marco Corradi, sottotitolato Appunti di storia sull’agricoltura picena tra il XIX e XX secolo, non traccia tanto la storia dell’introduzione della patata dalle Americhe in Italia, ma va piÚ a fondo, analizzando come sia arrivata nel Piceno e come abbia faticato a essere inserita nel sistema agricolo nostrano. Numerose, infatti, furono le campagne di informazione e sensibilizzazione, volte a sradicare le errate antiche credenze che vedevano questo tubero come un qualcosa di malefico, anche a causa della sua forma, collegato a presenze oscure, misteriose e 41

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demoniache. In particolare, il lasso di tempo analizzato va dal Settecento alla Prima Guerra Mondiale, momento in cui la patata viene definitivamente introdotta nel Piceno a causa della penuria di cibo derivante dal clima bellico: dai giornali d’epoca sappiamo che la propaganda nazionale invitata gli agricoltori a coltivarla, trattandoli alla stregua di eroi che dovessero provvedere al nutrimento collettivo. Il tutto è ricostruito grazie al puntuale studio di documenti d’archivio e giornali d’epoca locali, stampati tra Ascoli e Fermo. Le difficoltà incontrate dagli studiosi, nel far conoscere e apprezzare questo tubero, non furono poche: tra i tanti che foraggiarono la diffusione della coltura della patata, soprattutto per sfamare le masse, ci fu l’abate Giuseppe Colucci. Per dare un’idea della portata del rifiuto da parte della popolazione e degli agricoltori, sappiamo che nel 1835 le patate non sono coltivate o consumate ad Acquaviva Picena, Castel Trosino, Castiglione di Castignano, Colli, Montemoro, Pagliare, Poggio Canoso, Porchiano, Quintodecimo, Roccacasaregnana. Per quanto riguarda Palmiano, comune rinomato per la produzione della patata e famoso per la sagra che si tiene nel mese di settembre, sappiamo che nel 1859 su 78 possidenti terrieri 42 coltivavano patate. L’ultima parte del libro è dedicata a ricette d’epoca, consigli di coltivazione, raccolta e conservazione e curiose credenze popolari sul tubero, che veniva chiamato anche mela d’Ecate e associato, per la sua forma, alla mandragora e alle sue proprietà magiche. 42 W W W. P I C E N O 3 3 . I T

Clicca l’icona per saperne di più su La patata dalle Americhe a Palmiano


PNL, ISTRUZIONI PER L’USO

I grandi conflitti interiori

S

di Roberto Palumbo

pero che tu abbia fatto l’esercizio del numero precedente. In ogni caso, immaginiamo una persona con questa scala di valori: 1) Libertà; 2) famiglia; 3) carriera; 4) amore; 5) indipendenza economica; 6) amicizia. È molto probabile che una sequenza come questa possa generare grossi conflitti interiori. La mentalità dominante della nostra società, infatti, vede già la libertà in potenziale conflitto con la famiglia; se aggiungiamo che subito dopo c’è la carriera, potremmo facilmente ipotizzare uno scenario ricorrente come questo. Costui dedica molto tempo alla soddisfazione della propria voglia di libertà, ivi compreso lo sviluppo della propria carriera e dell’indipendenza economica ma, contemporaneamente, si sente in colpa, perché non riesce a stare abbastanza a lungo con la sua famiglia. Tutto questo gli procura confusione, smarrimento, insicurezza e quella spiacevole sensazione di non fare mai abbastanza né per sé stesso né per gli altri. Conosci qualcuno così? Attento, non c’è alcun giudizio in questo esempio, perché diamo per scontato che la soddisfazione dei propri valori sia fatta in assoluta buona fede ma, paradossalmente, è proprio questo che fa nascere il conflitto, perché una persona senza scrupoli non si fa tanti problemi. Chi crede fermamente nei propri valori, invece, è più soggetto ai conflitti. I grandi conflitti interiori, dunque, sono conflitti fra valori che, a loro volta generano, il senso di colpa. Cosa fare allora? Te lo dirò nel prossimo numero. 43

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ASCOLI DI PETÓ

di PIerpaolo Piccioni

VECCHI MOTORI NELL’ASCOLANO

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ell’ascolano, come nel resto d’Italia, se non possiedi un’automobile almeno decente si sprecano le espressioni di dileggio ad essa rivolte. La locuzione principale che verrà destinata alla tua auto, o alla tua moto, perfino alla tua bicicletta, sarà sicuramente TRAGGHIA. La tragghia, in italiano treggia, è un rudimentale mezzo di trasporto ricavato dall’intreccio di alcuni bastoni usato nel contado per il trasferimento di paglia ed altre sostanze aventi solidità. Per il trasporto del letame si utilizza più lu TRAGGHIO’, che presenta un fondo fatto di tavole più adatto alla consistenza maggiormente fluida del materiale trasportato. La tragghia più famosa di tutti i tempi è sicuramente quella utilizzata dal personaggio di Terence Hill in “Lo chiamavano Trinità”: il biondo pistolero vaga infatti per il vecchio West riposando su una tragghia che gli fa da amaca, trainata dal suo fido cavallo.

Altra classica definizione per un mezzo di trasporto considerato sottodimensionato alle reali esigenze del traffico è LU BERRUOCCE. Esistente anche questo in lingua, il barroccio è un veicolo a trazione animale a due ruote, usato prevalentemente per il trasporto di cose. Tipica la frase dell’ascolano: “Ma ddo va’ co’ ssu bberruocce!” 44 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


Il termine ascolano CATORCE è presto detto: deriva da catorcio che significa chiavistello, catenaccio. E infatti si dice anche CATENACCE per definire un veicolo piuttosto grosso ma inadeguato per stato d’uso. Infatti, nell’immaginario collettivo il catenaccio, lu catorce insomma, è una versione arcaica delle più moderne serrature a chiave. Lu catuorce sarà quindi, nel migliore dei casi, un veicolo male in arnese.

Ancora diverso, e se vogliamo ancora più pregno, è il termine FERRACCE (brutto ferro, ferraccio), destinato a veicoli che comunque assolvono al loro dovere di trasporto, ma vuoi per vetustà vuoi per stato d’uso cagionevole paiono essere pezzi di ferro che camminano. Il termine è spesso destinato alle vecchie Panda, non chiedetemi perché.

Terminiamo questa analisi con un termine non arcaico ma derivante dall’uso in lingua invalso dalla seconda metà del ventesimo secolo. Ed è il termine POLMONE, riferito a mezzo arcaico e sovradimensionato per le nostre strade, che si immagina sfiatato appunto come un vecchio polmone. “Ma ddo’ va’ che ssu polmone, chen quisse nen ciarrive manche a li Palemmare!” si direbbe in Ascoli a quello che, con un mezzo come quello in foto, volesse raggiungere il colle San Marco per una gitarella fuori porta con la famiglia. 45 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


LIBERRANTE

di Eleonora Tassoni

LA FINESTRA APRE AL CIELO Sulle Storie del Paesaggio

(AA.VV. A cura di Alessio Romano)

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on è nella mia abitudine ma questa volta voglio dedicare un post a un testo edito dalla nostra casa editrice Lìbrati. Può sembrare un Cicero pro domo sua ma in realtà questo articolo vuole essere un omaggio al coraggio di un gruppo di donne che, in pieno lockdown nei terribili mesi di aprile e maggio ha voluto, nonostante le difficoltà, seguire e portare a termine un meraviglioso workshop di scrittura che la Libreria Rinascita aveva organizzato in collaborazione con la prestigiosa Scuola Holden (il cui direttore è il grande Alessandro Baricco). Questo workshop, che nasceva come seminario en plen air ispirato alla mostra di Tullio Pericoli che ha illuminato di bellezza la nostra città lo scorso anno, avrebbe dovuto prevedere passeggiate, giardini e riflessioni su come raccontare con le parole il territorio e il paesaggio. Ahimè lo sappiamo. Il covid ha ridotto bruscamente per molto tempo tutti i nostri sguardi verso il fuori al quadrato delle finestre di casa. Tuttavia non ci siamo persi d’animo. Il workshop è diventato un percorso on line e i nostri corsisi, guidati da Alessio Romano, scrittore e docente della Holden, ma sopratutto caro amico, hanno realizzato una antologia di racconti che per la loro bellezza, profondità e energia non potevano restare solo un esercizio personale. Ed allora 46

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ecco che nasce il volume Le storie del Paesaggio. I racconti prodotti nel corso del seminario li abbiamo raccolti, editati e adesso sono a disposizione di tutti i lettori. Sono voci diverse e fresche, qualcuna giovanissima, qualcuna più matura, qualcuna allegra e spensierata, qualcuna invece segnata dal dolore e dalla passione: tutte però accomunate da un amore grande, quello per la struggente bellezza della nostra Italia, con un occhio di riguardo al territorio piceno, alle sue colline, ai suoi scorci. Ci sono storie che spaziano nel tempo e immaginano antichi monaci, altre che, come nelle fiabe più belle, ci narrano di bambini capaci di entrare nei quadri e giocare con i colori dei maestri della pittura. Ci sono storie di donne che abbandonano una maschera per scoprire se stesse e storie di fiori che hanno l’animo sensibile di un poeta. Ci sono due ragazzine che girano per una città addormentata trasformandola in un Luna Park e la storia di una inflessibile partigiana che non teme botte e violenza in nome della libertà. È la vita, gente. Quella vita che nessuna quarantena può fermare, perché arde nel nostro cuore. Ne siamo orgogliosi, perché per noi è stato come un figlio, cresciuto in tempi difficili. Per renderlo più forte gli abbiamo dato una veste grafica raffinata e sottile, adatta a scivolare in ogni tasca (e di questo ringrazio l’impareggiabile Roberta Cavezzi). Sono certa che potrà essere un piacevole compagno di viaggio per i mesi che ci attendono, nella speranza che resti tra poco come simbolo della forza che abbiamo avuto, la forza di superare un periodo difficile e faticoso. Leggetelo vi farà bene. 47 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


UNIVERSITÀ

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ai come oggi il concetto-termine libertà ha avuto tante madri e tanti padri. Tutti se lo contendono e se ne immaginano paladini. Un termine-ombrello, passe-partout, buono per tutte le stagioni. Riecheggia persino sulle bocche – di norma urlato verso non si sa quale immaginario nemico – di coloro che, appena possibile, ne farebbero cibo da porci. Con probabilità, alla fine, non sarà un atto politico a decretarne la fortuna – liberi sì, liberi no – ma di altra natura, fors’anche per sopraggiunti limiti alla crescita della specie umana, come i bruchi descritti da David Quammen alla fine del suo Spillover. Nel mentre, ci riecheggiano in testa le parole a riguardo di tanti grandi testimoni del nostro tempo: la maledizione di Herbert Marcuse (“la società non può essere priva di discriminazioni dove la pacificazione dell’esistenza, la libertà e la felicità stesse sono in pericolo”); la verità lapalissiana di Erich Fromm (“siamo orgogliosi di essere liberi di esprimere i nostri pensieri … Il diritto di esprimere i nostri pensieri, tuttavia, ha un significato solo se siamo capaci di avere pensieri nostri”); la sottile angoscia di Aldous Huxley (“può darsi che le forse opposte alla libertà siano troppo possenti e che non si potrà resistere a lungo. Ma è pur sempre nostro dovere fare il possibile per resistere”). Con questo intervento si chiude, dopo tre anni e mezzo, la nostra collaborazione con Piceno33. Un caro saluto a tutte le lettrici e i lettori e un grande in bocca al lupo per tutto.

Libertà Le opinioni espresse nell’articolo sono riconducibili unicamente all’Autore e non necessariamente all’Università degli Studi di Camerino

di Marco Giovagnoli

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IL GIARDINO DI LOLA

di Gigliola Croci Mariani

LA VITE AMERICANA, rossa e gagliarda

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on è certo per timidezza che arrossisce la vite americana, bensì per esprimere tutta la sua aggressività pittorica. Ce n’è una, sovrana, che regna su un vecchio sambuco. La vedo nelle mie frequenti sortite fuori città. Essa lo avvolge con la sua frangia scompigliata e civettuola manifestando una passionalità e un ardore senza pari. Lo inonda di purpurea bellezza, trasfigurandolo in un fuoco che illumina il mondo boscoso in solitario declino. 49 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


Questo rampicante accende gli argini, le siepi di confine dei campi lucidi di rugiada, richiamando con i suoi toni vermigli il rosso del vino novello, le fiamme ardenti nei camini, il sangue degli animali destinati da tradizioni ataviche al sacrificio. Con i suoi viticci a ventosa si insinua, si inerpica, serpeggia, si aggroviglia ovunque c’è un appiglio e in poco tempo copre con cascate di foglie a cinque punte tutto ciò che offende lo sguardo. Morbosamente abbarbicata ai suoi supporti, si lega a loro in modo indissolubile e ogni distacco procura lacerazioni e ferite. Quanto ha di umano! La sua origine è nel nome, giunge dal versante est del continente americano, mentre il suo nome botanic “Parthenocissus”, dal greco parthenos=vergine e kissos=edera, ci indica una vite vergine, che dà colore ed esuberanza invece che frutti. Infatti, a differenza della vite da uva, le sue lucenti bacche blu attraggono e nutrono solo gli uccelli che ne sono ghiottissimi. La sua veemente bellezza ne fa la regina indiscussa dell’autunno. Clicca le icone per saperne di più sulla vite americana

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Anno XII | numero 9 | Novembre 2020 Editore Fas Snc• info@gruppofas.eu Amministrazione e redazione V. le Marcello Federici, 143 - 63100 (AP) • Tel./Fax 0736.255656 www.piceno33.it • redazione@piceno33.it Direttore responsabile Fabiana Pellegrino • direttore@piceno33.it Art direction e progetto grafico Michaela Cannella Hanno collaborato a questo numero Gigliola Croci Mariani, Roberto Palumbo, Eleonora Tassoni, Pier Paolo Piccioni, Marco Giovagnoli, Flavia Orsati, Giuliano Centinaro. Copertina marketing@gruppofas.eu Pubblicazione mensile registrata presso il tribunale di Ascoli Piceno n°479 del 9/09/2009. Chiuso in redazione il 10/11/2020


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PICENO33 - NOVEMBRE 2020  

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